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Circolo Miani » News Correnti » Page 99

Veci ma no mone.

» Inviato da valmaura il 17 July, 2018 alle 12:33 pm

Alcuni commentatori sul periodico “stupro” di Piazza Unità, Rive e dintorni ci hanno epitetato come vecchi rincoglioniti con il caldo invito ad ucciderci. Ci hanno accusato di essere contro i “giovani” e il futuro di Trieste, più altre amenità varie. Potremmo sbrigativamente rispondere loro con la frase di Nereo Rocco, sempre che sappiano chi era. “Mai visti tanti mone concentrai in così poco spazio come a Trieste.” Ma siccome molti di questi commentano senza leggere (ed erano quattro righette in toto) o forse non conoscono il significato delle parole, ma soprattutto scrivono per leggersi senza pensare e capire. E sono pure ciechi e non sanno far di conto (solo per montare e smontare l’odierno catafalco con il fondale di plastica nera modello sacchi per le scovazze, la piazza sarà inagibile per una ventina di giorni). Allora pubblichiamo alcune fotine fresche di giornata. E a proposito non siamo vecchi per nulla, abbiamo solo qualche neurone celebrale che ancora funziona. Tutto qua. Le prime foto sono un “saluto da Trieste” mandatoci da amici di Varese venuti domenica a visitare per la prima ed ultima volta la città (tranquilli sono dei barbagianni appena laureati in ingegneria a Milano). Molto bella ed appropriata quella del Tir carico di cessi biologici da piazzare davanti al Palazzo del Lloyd oggi Presidenza della Regione. Roberti e Fedriga ci metteranno subito delle telecamere. La pavimentazione, rifatta solo qualche anno fa, soffre già molto ed allora i camion hanno pensato di lasciarci la gomma delle ruote per “zebrarla” modello Juventus in omaggio a Ronaldo. Passando per la strettoia di Capo di Piazza, occupata per due terzi dal raddoppio dei tavoli dei bar, la cui traversata ricorda il tempestoso Capo Horn, ci affacciamo sulla fu Galleria Tergesteo dove quattro delle sei porte sono inagibili per tavoli e sedie di bar e pizzeria. Nella foto, a locali vuoti, si vede la stretta gimcana obbligatoria per i pochi che vogliono impestarsi gli abiti con aromi culinari. Usciamo in Piazza Verdi dove non ci viene fatto mancare un palco di tubi innocenti in proporzione. Forse in omaggio alla “piccola” Scala come il Verdi viene chiamato. Stavolta le Rive non sono occupate dalle abituali tendopoli che fanno sparire ogni vista del mare e del panorama per settimane intere ma ne abbiamo copiosa scorta da cui scegliere fior da fiore. Fatti quattro conti, senza appunto contare i danni alla pavimentazione ed alle panche in pietra, e la “felicità” dei turisti, ma tranquilli sono i vecchi degli ospizi in gita premortuaria, questo festival di tubi innocenti, camion, furgoni e muletti, questo deposito di tonnellate di ferraglia, a proposito i clienti del Caffè degli Specchi e dei Duchi ringraziano della prima fila con vista sul ciarpame, ma sono solo i disertori dell’obitorio, tiene occupata piazza e dintorni per circa un centinaio di giorni all’anno, ovviamente allestimento compreso. A questo vanno aggiunte le tendopoli in piazza e sulle Rive del prestigioso Suk di Trieste che ha surclassato quello di Tangeri (per questo come scrive un “illuminato” commentatore ci sono tanti negher in giro). Se la “movida” ed il futuro è questo allora teneteveli strettì mentre fate la fila ai cessi in piazza. PS i veneziani che son mone quasi come noi per il concerto dei Pink Floyd hanno fatto il palco galleggiante in Laguna e non in piazza San Marco. Se avessero avuto la fortuna di avere a quattro passi il Molo Quarto chissà cosa avrebbero pagato. Per la galleria fotografica (20 pose) si rimanda necessariamente alla pagina Facebook Circolo Miani. POST SCRIPTUM 2. Il nostro primo articolo dell’altro ieri. “Controcorrente. Basta stupri in piazza Unità! Ai Triestini ed ai turisti la piazza e zone limitrofe. Concerti e spettacoli portateli al Molo Quarto, lì vicino in Porto Vecchio. Ne guadagnate in sicurezza, vivibilità e viabilità.”


La povertà? Per i politici un problema di “ordine pubblico”.

» Inviato da valmaura il 16 July, 2018 alle 1:07 pm

Merita riportare integralmente quanto pubblicato oggi dal piccolo giornale, e senza mezza riga di commento alla nota regionale: questo sì che è il “quarto potere”, il “cane da guardia” dei più deboli come blaterano nei loro editoriali. “Giunta. Due milioni per la sicurezza. Li ha stanziati la giunta regionale, per supportare i Comuni nell’acquisto e nella manutenzione di telecamere (1,5 milioni), oltre che per iniziative di contrasto di prevenzione e contrasto di comportamenti che creano allarme sociale (500mila euro). Dunque l’emergenza sociale della povertà (per fare un numero assai approssimativo per difetto solo a Trieste ci sono migliaia di persone che attendono da sette mesi di ricevere il sussidio regionale di sostegno al reddito, MIA) è un aspetto di puro ordine pubblico, e per quello si spendono sull’unghia 2 milioni di euro, di cui un quarto “per iniziative di contrasto di prevenzione e contrasto di comportamenti che creano allarme sociale (la sintassi è loro)”. Che dite, l’emergenza povertà crea “allarme sociale”? Va risolta? No, va filmata! https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521.1073741826.1497907667146863/2229711423966480/?type=3&theater


Per saperne di più. Ferriera e Regione.

» Inviato da valmaura il 11 July, 2018 alle 9:14 am

La storia comincia nel 2001, quando la proprietà di allora: Lucchini sull’orlo del fallimento e controllata dalle banche creditrici, firma un protocollo col Governo Berlusconi (Ministro Matteoli) in cui annuncia la sua volontà di chiudere la Ferriera di Trieste nel 2009. Perché il 2009? Perché in quell’anno scadono le agevolazioni di legge che fanno si che l’energia elettrica prodotta dalla Centrale di Cogenerazione dello stabilimento venga acquistata dallo Stato a tre volte il prezzo di mercato. Insomma la Centrale di Valmaura è la “cassaforte” che tiene in piedi, con i nostri soldi, l’intero Gruppo (Piombino compresa). Il Ministro Matteoli comunica alla Regione la decisione e l’allora Presidente Tondo, si sempre lui, mette su addirittura 21, ventuno, tavoli istituzionali per la riconversione dell’area, affidandoli alla gestione dell’assessore Dressi. Arbitro a quello di Briscola e Tresette “Uccio” Bronzi. Il tempo passa e Tondo, per quanto strano possa sembrare, pure. A maggio 2003 arriva a guidare la Regione Illy, con il fido Cosolini, detto “Andalù portalo via”. Una delle sue prime mosse è quella di ridurre drasticamente i Tavoli tondiani, una ferrea dieta meno che per il “cinghialone”, da 21 ad Uno con il nome “Per la dismissione e riconversione della Ferriera”. Ne affida la presidenza all’assessore all’industria Bertossi che, da buon friulano, capita l’antifona e visto l’andazzo della prima riunione passa la conduzione della tavolata al buongustaio Cosolini, assessore al Lavoro ed altro ancora. Ovviamente sia Tondo che sorprendentemente anche Illy, seppure con tanti se, si dichiarano favorevoli alla chiusura. D’altronde che possono fare di altro, se lo vuole e firma la stessa proprietà. In corso d’opera però la banche creditrici vendono la fallita Lucchini alla russa Severstal, multinazionale dell’acciaio, ed il Governo Prodi nel decreto “mille proroghe” per salvare l’inceneritore di Acerra in Campania e fare un favore a Cesare Romiti (Impregilo) proroga fino al 2015 le agevolazioni tariffarie per la produzione di energia elettrica. Ergo al Tavolo Cosoliniano a cambiare marcia e dettare la linea sono i rappresentanti della nuova Lucchini-Severstal. Pertanto la Regione Illyana si uniforma ai voleri dei nuovi padroni e Cosolini tutto contento annuncia al Tavolo che la Regione concederà, “sono felice di anticiparlo” disse, la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (per gli amici AIA) alla proprietà della Ferriera. E sei mesi prima che l’apposita Conferenza regionale dei Servizi (Regione, Provincia, Comune TS, Arpa e Ass) emettesse il suo verdetto! Poi a maggio 2008 ritorna “l’usato sicuro” Tondo, e a passo di carica urla “chiudere subito la Ferriera è la priorità della mia amministrazione”. I “Pianeti” sono super allineati: con lui in Regione il centrodestra controlla il Governo (Berlusconi) ed il Comune (Dipiazza) e Scoccimarro era stato Presidente della Provincia. Più di così? Ed invece niente, Dipiazza da sindaco si rifiuta perfino di chiedere all’amico Tondo la revisione dell’AIA, e la sua Regione non ci pensa neppure per un attimo a farlo. Anzi ambedue gongolano all’ipotesi che un tale Arvedi nel 2007/8 comparso una prima volta in città possa comprarsi la Ferriera che cade a pezzi ed inquina da Guinness dei primati (miracolo a venire: lo conferma per la prima ed unica volta pure l’ARPA e il direttore dell’ASS di allora, Franco Rotelli, manda ben dodici lettere al sindaco Dipiazza scrivendo che “con quei dati degli inquinanti c’è il sicuro rischio di insorgenza di leucemie e neoplasie”). Ma il Sindaco DiPì dichiara entusiasta alla stampa “Arvedi a Trieste? Abbiamo fatto Bingo!” Tondo se ne torna a casa (un modo di dire che tra Parlamento e Regione ha solo l’imbarazzo della scelta) e nel 2013 arriva la Serracchiani, con Cosolini dal 2011 sindaco di Trieste. Stavolta, con i “Pianeti” allineati all’incontrario (PD), dopo una prima rassegnata presa d’atto: “la Ferriera va chiusa e basta”, e d’altronde la proprietà russa-bresciana è rifallita con i libri in Tribunale, rispunta Arvedi e se la prende per mezzo tozzo di pane raffermo gustandosi però oltre 50 milioni di soldi pubblici che Stato e Regione, in attesa dei 100 europei, gli forniscono per stimolargli l’appetito. Ergo Serracchiani e Vito (assessore all’ambiente) rinnovano prontamente l’ AIA alla nuova proprietà cremonese, e Cosolini plaude. “Ho ricevuto l’ordine dalla politica di concedere l’AIA alla Ferriera a prescindere da ogni considerazione tecnica”, ci sillaba in faccia il giorno prima dell’apertura dell’iter presso la Conferenza dei Servizi regionali da lui diretta Luciano Agapito nell’ufficio di Sara Vito. La Procura informata con una denuncia in merito, così come i capigruppo di opposizione, si fa per dire, in Regione (Ussai per i 5 Stelle e Dipiazza per il Centrodestra) non danno risposta alcuna al Circolo Miani. Arriviamo ora a Fedriga con Scoccimarro assessore, prima e dopo. Prima, in campagna elettorale “chiudiamo subito la Ferriera senza se e senza ma”. Cribbio, altro che i “100”, nel frattempo divenuti 800, giorni del terzo Dipiazza. Dopo, una volta eletti “è buona cosa parlarne e discutere con la proprietà”. Meno di Debora! Conoscenza dei problemi che lo stabilimento vive nel suo ciclo produttivo? Nessuna, tant’è che “blindano” ed omaggiano le strutture regionali a partire da Arpa e consulenti che hanno così “bene” lavorato con i loro predecessori e si circondano prontamente delle solite sigle di gruppi che hanno contribuito alla elezione di Dipiazza e che capiscono sul tema meno che loro due. Ovviamente a sostegno di questa cronistoria al Circolo Miani, per gli amanti delle ricerche di archivio, abbiamo faldoni e faldoni di rassegne stampa e documenti: basta venire a compulsarli prima di commentare alla membro di segugio. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521.1073741826.1497907667146863/2223973361206953/?type=3&theater


“Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo”. Bud Spencer

» Inviato da valmaura il 10 July, 2018 alle 8:56 am

Non pensavamo che disumanità e menefreghismo giungessero fino a questo punto. Non ci illudevamo invece sui politici, sugli eletti che chiedevano il voto per “spirito di servizio, per difendere i più deboli e meno garantiti”. Ma averne la plastica riprova su di un dramma che si poteva ampiamente prevenire, perché annunciato, e poi risolvere in una settimana ci ha, lo ammettiamo, sorpreso. A dimostrazione che oltre che insensibili i nostri politici di tutti i colori e fedi sono anche degli incapaci totali. Parliamo delle migliaia di persone, donne, bambini, anziani ma non pensionati, che attendono da sette mesi di ricevere l’assegno mensile di sostegno al reddito, istituito dalla Regione in collaborazione con i Comuni, insomma il MIA. Provate a pensare: queste migliaia di NOSTRI concittadini, che ci vivono a fianco, i cui bambini magari giocano con i nostri, avevano come unica fonte di sopravvivenza le poche insufficienti centinaia di euro che mensilmente ricevevano da Regione e Comune. Pagare il fitto per un tetto, la spesa, magari un paio di scarpe, le bollette dell’energia. E da sette mesi niente. Può chiamarsi civile una società, una comunità, la nostra città? Può essere ammissibile ed anche soltanto immaginabile che gli eletti, al Comune ed in Regione, non abbiano come UNICO e primario obbiettivo risolvere prima questa situazione (bastava ed è sufficiente una delibera di tre righette) di qualunque altra cosa? Ebbene da sette mesi lo è. Un orrido e farsesco sfregio alla dignità dell’essere umano. A loro, e ad una burocrazia imbelle, vada tutto il nostro incondizionato disprezzo. E la Procura non trova meglio da fare che rampognare sui parcheggi in Costiera invece magari di buttare l’occhio a verifica se questo atteggiamento dei pubblici amministratori e dei funzionari non ravvisi una violazione di legge, regionale ma pur sempre legge, con l’interruzione di pubblico servizio e l’omissione di atti d’ufficio? Che all’abbronzatura in divieto di sosta si penserà dopo! https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521.1073741826.1497907667146863/2222838744653748/?type=3&theater


Per una vera informazione!

» Inviato da valmaura il 9 July, 2018 alle 9:40 am

Se pensate a come sia ridotta Trieste, molto dipende da stampa (piccolo giornale) e televisioni (TeleCamberquattro e Rai regionale) che abbiamo la disgraziata sorte di avere. Lottizzate e rispondenti a precise scelte partitiche esse raccontano quello che non disturba i “manovratori” politici di maggioranza ed opposizione, silenziando tutti quelli che sono fuori da questo coro dove il confine tra affari e politica è oramai indistinguibile. Ecco perché lanciamo l’invito a farvi partecipi assieme a noi di una campagna promozionale delle nostre Pagine Facebook (Circolo Miani, NO FERRIERA Si Trieste, La Tua Trieste Comitati di Quartiere) per aumentare considerevolmente il numero dei “Mi Piace” alla Pagina e non solo ai singoli articoli pubblicati. Perché? Noi crediamo di fornire gratuitamente ai lettori quella informazione che a Trieste oggi, e da lungo tempo, manca. Di fare nel nostro piccolo quel giornalismo che da voce e notizia ai veri problemi della nostra comunità offrendo a chi ci legge le informazioni per farsi una ragionevole opinione della nostra realtà, mettendo a nudo le responsabilità con nomi e cognomi e senza guardare la parte politica a cui fanno riferimento. Mettere, e soprattutto invitare amici e conoscenti a fare altrettanto, il “Mi Piace” alla Pagina è l’unico modo che abbiamo per “aumentare la tiratura” e dunque la diffusione delle notizie che pubblichiamo (agratis) e raggiungere una fetta più ampia di persone (oggi i “mi piace” alle tre pagine sono circa 4.000 ed i contatti settimanali quasi 20.000 senza contare le centinaia di “condivisioni”). Insomma aiutateci ad aiutarvi. E qui sotto ve ne forniamo un esempio concreto. Da anni “giornalisti” e politicanti straparlano sulla Ferriera, una delle ultime mode è quella dei “parchi minerali” dello stabilimento, e pretendono di spiegare ad altri quello che non sanno … Ferriera. Le “bufale” sui parchi minerali. Cominciamo col dire che la richiesta di copertura dei parchi minerali (un lavoro quadriennale per un costo di una trentina di milioni) va nel segno del tutto opposto alla chiusura dell’area a caldo. I parchi minerali esistono solo in funzione della produzione di Cokeria ed Altoforno, di cui rappresentano il “combustibile”. Dunque chi di questo punto fa il perno del suo supposto impegno per la cessazione della produzione siderurgica (Carbone Coke e Ghisa) dice il falso o nella migliore delle ipotesi dimostra di non capire una mazza della Ferriera. Questi sono il Sindaco Dipiazza, il Comune di Trieste, le sigle cosiddette ambientaliste che sorreggono Dipiazza dopo aver contribuito alla sua terza rielezione, e ultimi arrivati Scoccimarro, assessore all’Ambiente regionale, e Fedriga presidente Regione. Cosa sono i parchi minerali? Intanto facciamo una prima distinzione: di questi l’unico ad inquinare è il parco del Coke, prodotto dalla Cokeria con la distillazione del Carbone fossile. Perché inquina? Il Coke di materiale poroso negli interstizi contiene tutti gli inquinanti, potenzialmente cancerogeni, del processo appunto di distillazione del Fossile. Il vento quindi ne disperde il contenuto nell’aria. Questo è l’unico che andrebbe sicuramente e presto “coperto”, ovvero stivato nei sili che pur esistono in Ferriera. Qui poi si inserisce una spinosa, quanto scandalosa vicenda. Con delibera della Regione del giugno 2017 (Serracchiani/Vito) era stato imposto alla proprietà di limitare la produzione di Coke esclusivamente per la realizzazione di ghisa dell’Altoforno. Tale “diffida” è stata costantemente disattesa dalla proprietà che ha continuato a far funzionare la Cokeria a pieno regime, accumulando a parco decine e decine di migliaia di tonnellate di Coke in attesa di essere prelevato da navi per poi essere venduto. Ciò ha permesso alla proprietà pure di non subire un danno economico per la fornitura di gas (esclusivamente quello “ricco” della Cokeria) necessario alla Centrale di Cogenerazione per la produzione e vendita di energia elettrica. Una riduzione del gas di risulta determinato dal dimezzamento dell’attività della Cokeria avrebbe infatti costretto la proprietà ad acquistare sul mercato il gas Metano. Nonostante diverse segnalazioni fatte da Servola Respira e Circolo Miani in questo anno a Procura, Regione ed Arpa nessuno ha voluto verificare ed intervenire, a quanto ci risulta e come è visibile ad occhio nudo. I rimanenti parchi sono di Carbone Fossile e materiali ferrosi, necessari per la produzione di ghisa per l’Altoforno. Va detto subito che questi parchi non sono inquinanti, a meno che il materiale non scivoli a mare, ma solo eventualmente imbrattanti se le loro polveri si volatilizzano. Come da noi sempre sostenuto in tutte le sedi, e scritto decine di volte su queste pagine, la loro copertura è assolutamente inutile e perfino controproducente. Possono rimanere scoperti sempre che proprietà della Ferriera ed Arpa li tengano nelle condizioni di costante sicurezza. Ovvero barrieramento lato mare, costante irroraggio dei cumuli con liquido fissante, sistematica pulizia dei piazzali e delle strade interne allo stabilimento e dei nastri trasportatori, la cui mancanza è stata la principale causa dei recenti episodi di “spolveramento” visti da tutti i triestini e muggesani. Quando lo abbiamo illustrato, come Servola Respira e Circolo Miani anche in Regione, la Serracchiani è sobbalzata notando che la stessa cosa era sostenuta anche dai tecnici del MISE a Roma, ed al Tavolo tecnico regionale, l’ARPA deputata ai controlli ha fatto spallucce. Ora va detto chiaro che questa nostra posizione non è immutabile, ovvero se la proprietà non provvedesse agli interventi di costante pulizia e manutenzione dei parchi non inquinanti (quello del Coke va coperto e subito) e l’ARPA continuasse ad operare come fatto finora, allora sì l’unica soluzione rimarrebbe la copertura obbligatoria di tutti i parchi, con costi e tempi descritti in alto. Ma va ribadito che chi, per ignoranza o malafede, continua a fare la battaglia per la chiusura dell’area a caldo incentrando la sua azione sulla copertura dei parchi in realtà lavora per il mantenimento della stessa negli anni a venire. E’ più chiaro così? E per chi vuole scopiazzare, ovvero farsi bello con il fondo schiena di noi altri, si ricordi per un minimo di decenza di citare la nostra fonte. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521.1073741826.1497907667146863/2221797268091229/?type=3&theater



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