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I Patrioti.
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Circolo Miani » News Correnti » Page 1

La follia del raddoppio della centrale nucleare a 100 km da Trieste.

» Inviato da valmaura il 7 August, 2020 alle 2:33 pm

Il vizio della memoria.
Riproponiamo due nostri articoli, il secondo è del 25 agosto 2009 e serve anche a far capire quante menzogne gli attuali vertici regionali hanno raccontato sulla Ferriera, millantando meriti che mai hanno avuto.

Terremoto e centrale nucleare di Krsko.
Ci manca solo questo!

Poco più di 100 chilometri separano Trieste (un’ora e mezza di macchina) dalla vetusta centrale nucleare slovena di Krsko (costruita nel 1981 ed in piena operatività dal gennaio 1983).
In questo mese (marzo 2020) si è rimessa fortemente in movimento la Faglia Balcanica che coinvolge una delle aree a più alta, e devastante per i precedenti, sismicità d’Europa.
A partire dai recentissimi forti terremoti della Turchia, Macedonia, Grecia-Albania, e stamane in Croazia (due scosse di magnitudo 5.4 e 4.6 della Scala Richter a Zagabria) tutti accaduti in questo mese con un percorso ascendente, ovvero da Sud verso Nord lungo il percorso di faglia che ha come ultima tappa proprio la Slovenia e l’alto Friuli, sfiorando Trieste.
Da fresche notizie delle Agenzie d’informazione risulta che gli “esperti” della Centrale slovena, che dista solo una cinquantina di chilometri da Zagabria, hanno ritenuto di non vedere motivo per sospendere né anche solo ridurne l’operatività.
Forse sarebbe il caso di non aggiungere preoccupazione (CoronaVirus) a preoccupazione (eventuale rischio fuga radioattiva) e bene farebbe il Governo Italiano ad attivarsi con l’omologo Sloveno, e la UE, per richiedere l’immediato fermo impianto di Krsko.

Eia Eia, Alalà ! Ma non quà.

“Un Paese vicino peraltro, che ha un vetusto impianto di carattere nucleare che punta a raddoppiare”. Parole del Sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, nell’articolo sul piccolo giornale di oggi, dove compare in foto accanto al Presidente della Regione Renzo Tondo.
Ovviamente il “Paese vicino” sta per la Repubblica di Slovenia, il “vetusto impianto” sta per la centrale nucleare di Krsko, a 110 chilometri da Trieste, e la frase è inserita in una minacciosa replica sulla vicenda del Rigassificatore di Zaule (Governo Berlusconi favorevole come il sindaco di Trieste Dipiazza, Slovenia invece contraria) che lascia trapelare la provenienza nostalgica del parlamentare.
Ma qui non siamo a ricordare che a Trieste il neofascismo ha ancora forti radici, ma semplicemente per notare alcune cosette più attuali.
La prima che balza agli occhi, vista la sua foto con Tondo, è che definire “vetusto impianto che punta a raddoppiare”, proprio la centrale nucleare per cui Tondo e la Regione in diverse occasioni, anche nella recente visita a Lubiana, hanno chiesto di partecipare al suo raddoppio attraverso la finanziaria regionale Friulia, è un ossimoro politico di prima grandezza.
Appare evidente che Tondo e Menia quando si incontrano parlano di frico e polenta e non di politica, visto che uno dice esattamente il contrario di quello che l’altro propone. E stiamo parlando di centrali nucleari, di quelle che in barba al Refendum stravotato da milioni di italiani l’attuale governo Berlusconi vuole ripristinare.
E il carnico Tondo che dimentica di chiudere la Ferriera si è subito offerto di raddoppiare con soldi regionali quella, appunto vetusta, di Krsko. E il bellunese Menia è l’unico parlamentare eletto a Trieste a sedere nel Governo Berlusconi, ed è l’unico Sottosegretario proprio all’Ambiente. Non male in quanto a coerenza.
Ma anche un altro punto delle sue dichiarazioni offre interessanti spunti di riflessione.
Quando attacca la Slovenia, che pure ha negato l’Autorizzazione Integrata Ambientale all’acciaieria Livarna, sopra Gorizia, dimenticando che in quasi due anni di Governo lui non ha fatto nulla per la scandalosa vicenda dell’AIA concessa dalla Regione alla Ferriera e più in generale per la Ferriera stessa di proprietà dei “sovietici comunisti” (la russa Severstal), che sta a casa sua.
E che anzi i suoi compagni o camerati in Giunta regionale hanno votato il rinvio sine die della Conferenza di revisione della stessa, in barba alle leggi italiane ed europee.
Per non parlare della sua colpevole inerzia nel non fare rispettare la risoluzione parlamentare votata il 23 settembre dello scorso anno che impegnava il Governo, e la Regione, a presentare entro il 22 novembre 2008 un piano di dismissione della Ferriera.
C’è da affidarsi al buon cuore del Sindaco di Capodistria che rinunci a chiedere i danni biologici all’Italia per il comprovato, dall’ARPA slovena e dalla similare Azienda Sanitaria, disastro alla salute dei bambini residenti nelle frazioni di quel comune rivolte verso il Vallone di Muggia. Dove tra il 27 ed il 36 per cento del campione tra i dodici ed i zero anni d’età soffre di patologie croniche all’apparato respiratorio, come risulta dall’indagine epidemiologica svolta nel comune istriano. Proprio per l’inquinamento proveniente da Trieste, in particolare dalla Ferriera.
Mentre è dal 1999 che la nostra ASS si rifiuta caparbiamente di fare analoga indagine a Muggia e Trieste.
Che ne dice Menia, meno Bandelli è più fosforo?




Trieste: autolesionismo peggiore della monaggine.

» Inviato da valmaura il 6 August, 2020 alle 3:27 pm

A leggere alcuni commenti, che poi almeno per noi non sono una novità: da ancor prima che sbarcassimo su Facebook dieci anni e mezzo orsono, su Ferriera, Italcementi, Sertubi et similia ne abbiamo sentiti di molto peggio, anche se la natura ha fatto il suo corso è molti di quei commentatori sono finiti ospiti prematuramente a Sant'Anna, c'è da restare sgomenti di quanta sia la fesseria che gira sui social ma anche nelle teste dei triestini.
Dire che la SIOT inquina e non porta che briciole a Trieste (chiedere all'Autorità Portuale come noi abbiamo fatto) e che ammorba mezza provincia perchè si rifiuta di investire una nanoparticella dei suoi lauti guadagni nei necessari interventi tecnici, per questi allocchi significa “chiudere tutto, anche la Illy Caffè”, chissà perchè poi non il Luna Park sulle Rive.
Ma questi sono gli “utili idioti” che a Trieste non mancano mai, al servizio permanente effettivo di questi politici e di questi padroni, e sono tanto idioti da farlo pure agratis.
Poi ci sono i negazionisti-gomblottisti (scritto alla Ciriaco De Mita), che pensano che il Covid-19 alias Coronavirus non esista e che sia frutto di una oscura trama ordita dai poteri forti riuniti su Marte (impossibilitati a farlo in Svizzera che è uno degli Stati più flagellati dal Virus), anche perchè sul nostro Pianeta è difficile trovarli visto che sono stati tutti messi in ginocchio da questa pandemia “inesistente”, sia finanziariamente (vedi Borse) che politicamente (un nome per tutti Donald Trump).
Sono semplicemente impermeabili ai fatti, alla verità di una realtà che è molto più drammaticamente semplice di ogni raffinata trama.
In fin dei conti chi di noi da bambinetto guardandosi allo specchio non si è immaginato Napoleone Bonaparte, il problema è che loro sono rimasti a quello stadio lì, farebbero tenerezza e meriterebbero tutta la nostra umanità se non esponessero altri a pagarne le conseguenze.
Però però se fossero, come si professano, laicamente atei dovrebbero essere coerenti e conseguenti e sperimentare (la scienza si fa così) le loro teorie: dunque prendere il primo volo per gli Usa, il Brasile o l'India e muoversi come sono soliti fare qui, senza alcuna protezione tra le folle. E poi, se respirano ancora, ne riparliamo.
Ovviamente per tutti questi è Conte il diavolo in persona, il regista della dittatura imperante che affama gli italiani, e senti questi e ti sembra di essere ad un comizio del duo Salvini-Meloni.
Che praticamente tutto il mondo ce lo invidi ("Giuseppi" non il duo), nulla conta, anzi è la conferma: sono i compari della cospirazione.
E tutto torna.
Nella foto il loro spirito guida.

 https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2846218605649089/?type=3&theater

 




Un’indagine del Parlamento.

» Inviato da valmaura il 5 August, 2020 alle 12:21 pm

Ma che bravi i nostri industriali ad avvantaggiarsi anche del Covid-19 a spese dello Stato.

Gli abusivi della cassa: 600 volte quelli del reddito. 2,7 miliardi di Cig erogata impropriamente.
Confronti - La Cassa erogata impropriamente per il Covid ammonta a 2,7 miliardi, mentre le piccole “truffe” da Reddito di cittadinanza sono costate solo 4,5 milioni
Se il “furbetto” ha appeso al collo il cartellino del Reddito di cittadinanza potete stare tranquilli che contro di lui si scaglierà tutto l’establishment italiano. Partiti moderati, giornali liberali, opinionisti e parlamentari d’assalto. Se, invece, il “furbetto” succhia la Cassa integrazione da Covid senza averne diritto, a finire nei guai è chi solleva il problema.
Gli allarmi di Inps e Cgil
Lo scorso giugno il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, aveva fatto notare, a proposito di Cassa integrazione che “stiamo sovvenzionando anche aziende che potrebbero ripartire, magari al 50%, e grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo”.
Finì male per lui, sul piano mediatico, con Confindustria a guidare il coro dell’indignazione: “Parole inaccettabili”, anzi no, “sconcertanti”, meglio, “ingenerose”, di più “offensive”, ecco i soliti “pregiudizi anti impresa”.
L’allarme, in realtà, lo aveva lanciato la Fillea-Cgil, il sindacato degli edili, già il 30 marzo facendo notare che “l’informativa ai sindacati come atto interno senza obbligo di comunicazione all’Istituto potrebbe rappresentare l’inizio di una pratica furbesca che vedrà centinaia di aziende di fatto scavalcare gli obblighi di legge”. La Fillea si era sbagliata per difetto, a oggi, secondo i dati forniti dall’Inps, le imprese già “beccate” nella “pratica furbesca” sono 2.600.
Quando invece si è trattato di denunciare la “dimenticanza” della moglie di un detenuto al 41-bis, che non aveva specificato nella domanda per il Reddito di cittadinanza la singolare collocazione del coniuge, lo scandalo è stato unanime. Tutti i detrattori di quella misura si sono sbracciati per chiederne l’abrogazione. Peggio ancora quando sono stati scovati ben 37 “furbetti”, (33 italiani e 4 stranieri), denunciati dai carabinieri nell’ambito di un’operazione denominata Jobless Money (Soldi senza lavoro), tra cui elementi di spicco della cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro. La notizia, in realtà, nei casi citati è che i controlli avevano funzionato.
I numeri della Gdf
I dati però rendono ragione dei diversi allarmi. Al 21 giugno scorso, secondo la Guardia di Finanza, sono 709 i “furbetti” scoperti nel 2019 nell’ambito dei 22.151 interventi per la tutela della spesa pubblica. Secondo i dati Inps, il reddito medio del Reddito di cittadinanza è di 521 euro mensili. I 709 beneficiari indebiti scoperti sono costati quindi 4.432.668 euro, poco meno di 4,5 milioni di euro. Stiamo parlando di una misura che ha un costo complessivo annuo di 7,5 miliardi che, secondo l’ultimo report al 7 luglio, giunge a 1,2 milioni di beneficiari per un totale di 2,9 milioni di persone coinvolte di cui 750 mila minori.
Questa è la fotografia del Reddito che, come ormai è opinione diffusa tra chi si occupa di politiche sociali, ha garantito una tenuta importante durante l’emergenza Covid.
A svelare la realtà delle cose ci ha pensato però l’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, lo scorso 28 luglio, che ha mostrato una realtà finora intuita ma non ancora rivelata.
Oltre un quarto delle imprese beneficiarie della cassa integrazione “da Covid” non ne aveva bisogno e, seppur a norma di legge, ha usufruito di una misura indebita. “Oltre un quarto delle ore è stato tirato da imprese che non hanno subito alcuna riduzione di fatturato” è l’analisi dell’Upb, che però non ha fatto una stima dei costi complessivi.
La denuncia dell’Upb
Cassa integrazione, fondi bilaterali e cassa in deroga sono state richieste finora da circa 553 mila imprese. Le ore effettivamente “tirate”, cioè realmente utilizzate, sono 536 milioni e, secondo i dati aggiornati al 13 luglio 2020 (relative ai mesi di febbraio, marzo, aprile e, parzialmente, di maggio per quanto riguarda gli anticipi delle aziende) hanno prodotto una spesa di 10 miliardi (10 miliardi e 90 milioni, per l’esattezza) di cui 5,728 miliardi corrisposti direttamente dall’Istituto e 4,362 anticipati dalle aziende. La percentuale di ore utilizzate per Covid, ma senza cali di fatturato, è del 27% quindi, conferma l’Inps, si può quantificare in 2,7 miliardi l’ammontare di spesa che si sarebbe potuta risparmiare in presenza di un comportamento corretto. Oppure, aggiungiamo noi, in presenza di controlli più stringenti o di una verifica sindacale come chiedeva a marzo la Cgil.
La Cig con causale Covid-19 è stata data, infatti, senza alcuna verifica, senza relazioni tecniche o accordi sindacali. L’estensione alle imprese con meno di 5 dipendenti ha reso ancora più ampia la platea e meno agevoli i controlli.
L’unica illegalità è quella in cui le imprese che ricorrono alla cassa integrazione continuino l’attività facendo lavorare i dipendenti in nero o, addirittura, in smart working. Dirlo o scriverlo è legato a una idea soviettista e “anti-imprese”? Neanche per sogno. Dai controlli a campione effettuati dall’Inps sono risultate ben 2.600 imprese (all’elenco in tabella vanno aggiunte almeno altre 300 matricole Inps bloccate dall’Istituto) che rientrano nella componente di illegalità.
Se i “furbetti” del Reddito costano quindi allo Stato circa 4,5 milioni di euro, i furbetti della Cig costano 2,7 miliardi, 600 volte in più. Con buona pace di Bonomi, Confindustria e di tutti quelli a cui piace vedere la povera gente restare povera e quella benestante diventare un po’ più ricca.




Trieste non è una colonia !

» Inviato da valmaura il 4 August, 2020 alle 3:00 pm

Questa SIOT ha proprio stufato, oggi l'aria della fascia costiera da Chiarbola a San Sabba è irrespirabile tanto olezza di tanfo di “benzina marcia”.
Vorremmo proprio vedere se nella stazione intermedia austriaca o al terminale di Ingolstadt in Baviera si potrebbero permettere di operare con così sovrano disprezzo nei confronti dei cittadini e dell'ambiente.
Trieste non è una colonia del terzo mondo, già è fastidioso assai che al Porto non lasciat
e un centesimo dell'Iva dovuta, ma che perseveriate con sovrano disprezzo da anni ad appestare mezza provincia da Aquilinia-San Dorligo fino a San Vito è troppo.
O cacciate una parte dei tanti soldi che guadagnate per fare gli interventi necessari ad ovviare al problema oppure è meglio pensare seriamente di farvi sloggiare.
Abbiamo capito che a Trieste non esistono organi di controllo degni di questo nome: statali o come quella barzelletta dell'Arpa, ma mai dire mai ed ipotecare il futuro.



"Serpentone" di Valmaura e "Puffi" di via Grego.

» Inviato da valmaura il 3 August, 2020 alle 11:58 am

Dejavù. Notizie superflue quanto stucchevoli: Ater e Vigili Urbani.

E' notorio che nei mesi estivi i quotidiani, in particolare il piccolo giornale che ne fa consuetudine anche negli altri periodi dell'anno, non avendo molto da scrivere riempiono le pagine di cronaca, per altro ulteriormente ridotte nella fogliatura e zeppe di pubblicità, con non notizie, solitamente interviste di Vip o presunti tali, buone per tutte le stagioni.
Anni orsono imperversavano i Procuratori Capi, oggi essendo il posto vacante, si surroga con il Presidente Ater affiancato dal capo della Polizia Municipale: due piccioni con una fava.
Peccato che la notiziona a cui il foglio locale dedica una pagina in apertura della cronaca locale, il resto è la stantia polemica tra il bue che da del cornuto all'asino su Porto Vecchio, è una notizia, se così si può definire, stampata su quel giornale almeno quattro volte, ma i presidenti Ater erano diversi, negli ultimi dieci anni.
Si suona la grancassa sul deposito eterno di auto e motocicli abbandonati nei complessi Ater, che chiamarli di edilizia residenziale è bestemmiare, di via Valmaura, nominato simpaticamente il “Serpentone” dal tubone di fogna calcinato che faceva bella mostra di se, ma ondulato, come statua equestre al centro dei due aridi quanto luridi piazzali destinati a “parchi giochi” per bimbetti, e di via Grego, detto ai “Puffi” non per i colori pastello azzurri come ritiene comunemente il triestino medio ma per l'altezza di soffitti e finestre, roba da nani.
Periodicamente la notizia riesce, noi ne abbiamo fatto un interessante reportage televisivo nel 2005, dunque solo 15 anni fa, e lo potete gustare sul sito Web del Circolo Miani nella sezione Video, e riproposto più volte con servizi fotografici ed articoli da allora in poi. Ma più che dell'area sfasciacarrozze ci interessavamo del degrado in cui migliaia di concittadini erano costretti a vivere per decisione delle istituzioni pubbliche.
Ed ogni volta l'Ater annunciava sopraluoghi e rimozioni, e stampa e televisioni riportavano pedissequi salvo poi, finite le veline, smettere di interessarsi al tema perchè questa è la brodaglia politico-informativa che passa il convento a Trieste.
E pertanto a corredo di questo pezzo non riproponiamo i nostri servizi fotografici ma due foto significativamente recenti: no, non siamo ad Alcatraz ma negli "spazi comuni" di via Valmaura. Visibili sulla Pagina Facebook Circolo Miani.





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