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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Ferriera. Le bufale dei dipiazzisti.
Siccome non sanno proporre nulla di concreto, perché non conoscono pressoché nulla del ciclo produttivo dello stabilimento, l’unico loro sforzo è concentrato, aggrappato perfino, alla difesa ad oltranza del sindaco Dipiazza, dell’assessora Polli..
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Notizie Flash

Dipiazza, meno chiacchiere e firma!
Come a Cremona, ma Arvedi qui ci mette meno quattrini, molti di meno. Siderurgica Triestina sponsorizza, dopo la Triestina, il torneo di Basket della Servolana. ..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 1

Ferriera. Se Dipiazza fosse veramente un Sindaco.

» Inviato da valmaura il 24 June, 2017 alle 10:33 am

Un sindaco che avrebbe voluto veramente porre fine al dramma Ferriera, non in cento giorni (anche se tecnicamente per chiudere l’area a caldo ne bastano 21), ma diciamo in sei mesi, si sarebbe comportato così.

1) Non fidandosi dell’Arpa. Come da tempo affermato, avrebbe affittato alcune centraline di monitoraggio, dopo averne studiato il posizionamento più idoneo per coprire anche l’area perimetrale (il 60% circa) dello stabilimento oggi scoperta, ed avrebbe affidato una consulenza ad un istituto di ricerca per la gestione dei rilevamenti (Polveri sottili, PM10, e Micro, PM2.5, BenzoApirene, Benzene e Diossine) e la loro analisi.

Adottando i nuovi limiti di misurazione raccomandati dal 2010 dalla Comunità Europea (per le PM10 un limite giornaliero di 35 per non più di venti superamenti all’anno).

2) Qualora i dati fossero risultati difformi da quelli rilevati e diffusi dall’Arpa FVG avrebbe depositato immediatamente una denuncia in Procura e chiedendo al Tribunale un arbitrato peritale giudiziario.

3) Contestualmente avrebbe aperto una istruttoria presso la Comunità Europea per ottenere i cospicui finanziamenti previsti per la riconversione della produzione siderurgica, le bonifiche, e per la salvaguardia dei posti di lavoro. Creando una società pubblica ad hoc per riassumere i dipendenti, come previsto dalle normative europee, ed affidando a questa la gestione delle aree oggi occupate dalla Ferriera (per il 63% di proprietà demaniale amministrate dall’Autorità Portuale).

4) Consigliato da persone competenti il Sindaco avrebbe emesso, in qualità di Ufficiale Sanitario, l’ordinanza di fermo e spegnimento (appunto i 21 giorni per la messa in sicurezza) dell’Altoforno, dell’impianto di agglomerazione e della macchina colare, Determinando, in sostanza, il fermo di tutta l’area a caldo e chiudendo la principale fonte di inquinamento oggi esistente.

5) Il Sindaco, essendo componente dell’Autorità Portuale dell’Alto Adriatico, avrebbe affidato al progetto presentato da questa il mese scorso tutta l’area oggi occupata dalla Ferriera per il pieno inserimento e sviluppo dell’ipotesi logistica portuale, ed avviato una campagna promozionale per il coinvolgimento dei gruppi privati interessati allo sviluppo internazionale del Porto di Trieste.

Esattamente tutto il contrario di quanto fatto in oltre un anno, per non parlare dei dieci precedenti, nel terzo mandato dal Sindaco Roberto Dipiazza.

Sotto nella foto (Facebook Circolo Miani) il 370 giorno della terza era Dipiazza.




La Trieste che non c’è.

» Inviato da valmaura il 23 June, 2017 alle 11:11 am

L’altra faccia di Trieste che non esiste per Piccolo e Sindaco.
La sintetizziamo perché molto già ne abbiamo scritto.
Non solo Ferriera ed inquinamento (giardini e parchi giochi per i bimbi, inibiti da oltre un anno).
Il degrado inarrestabile dei quartieri semi e periferici dove vive la maggioranza dei triestini con una qualità della vita indecente.
Un degrado non solo urbanistico, ma sociale, dei servizi ed umano.
L’emergenza povertà che investe oramai un quarto delle nostre famiglie.
Servizi sociali e sanitari sul territorio al collasso.
Ospedali, tempi d’attesa, pronto soccorso indecorosi.
Emergenza casa che l’Ater non sa affrontare.
La speranza di un lavoro per i giovani e di un reimpiego per i meno giovani.
Una cultura sul territorio che invece di eventi effimeri offra alle persone gli strumenti per decidere il loro futuro.
Di tutto questo neanche una parola del sindaco “agente immobiliare” e nessuna domanda del Piccolo.
Le due pagine Piccolo-Dipiazza. L’incipit è tutto un programma: «Sono “drogato” di Porto vecchio. Non sto facendo il sindaco ma l’agente immobiliare». Roberto Dipiazza, a un anno dalla vittoria alle elezioni, sfoggia sicurezza e determinazione. Da dove gli arriva tanto vigore per la sfida delle sfide, quella del Porto vecchio, su cui è appeso il futuro di Trieste?
Dunque il futuro di Trieste sarebbe appeso ad una mega operazione/speculazione immobiliare-finanziaria. Non al progetto di rilancio del Porto che prevede 6.000 nuovi veri posti di lavoro entro otto anni, con le nuove infrastrutture e lo sviluppo dei traffici marittimi.
Ecco così abbiamo capito meglio gli interessi che costoro difendono.




Ferriera. Dipiazza e Cosolini: il Duo Lescano.

» Inviato da valmaura il 21 June, 2017 alle 12:15 pm

Dipiazza-Cosolini, da Sindaci.
“Il comune ha le mani legate. Non può fare niente. Solo la Regione può chiudere la Ferriera”.
Cosolini-Dipiazza, da assessori e capigruppo regionali.
“Se vuole chiudere la Ferriera che il Sindaco faccia una ordinanza. Lo può fare.”
Rivolti a Dipiazza-Cosolini Sindaci.
Ora se a Dipiazza non sono bastati 19 anni da pubblico amministratore (15 da Sindaco e quasi quattro da consigliere regionale) per conoscere poteri e competenze del Primo cittadino, perché firmare il decalogo in diretta TiVù e promettere la chiusura “entro 100 giorni” dell’area a caldo?
Scopre solo ora di non averne il potere?
Allora non ha la preparazione per fare neppure il consigliere circoscrizionale.
Oppure lo sapeva ed ha scientemente preso in giro gli elettori su di un problema terribilmente serio e drammatico per Trieste pur di raggranellare qualche voto in più.
E se la Regione sola “può”, perché Cosolini e Dipiazza quando erano autorevolmente in Regione non hanno provveduto?
Perché Cosolini ha votato la prima AIA rilasciata dalla Giunta Illy alla Ferriera (dicembre 2007)?
Perché Dipiazza si è rifiutato pubblicamente (risposta del Sindaco all’interrogazione del consigliere Ferrara) di chiedere all’amico e compagno di partito Renzo Tondo, Presidente della Regione, la revisione dell’AIA rilasciata dalla Giunta Illy-Cosolini?
Perché Dipiazza nel 2008 ha respinto la richiesta di emettere una ordinanza per fermo impianti nonostante l’Arpa, si proprio la vituperata Arpa, avesse ufficialmente confermato che nel biennio 2007-2008 la media ANNUA del BenzoApirene emesso dalla Ferriera superava, e di molto, gli 8 nanogrammi metro cubo contro il limite di legge di 1?
Nonostante le lettere ufficiali dell’ASS triestina che gli confermavano che con quei valori “c’è il SICURO rischio di insorgenza di leucemie e neoplasie”.
E nonostante che il Sindaco di Piombino avesse con analoga ordinanza sequestrato e chiuso la cokeria, sempre della Lucchini, per una media annua di “soli” 5,3 nanogrammi di BenzoApirene, ed il Tar ed il Consiglio di Stato avessero respinto i ricorsi della proprietà.
Se il Circolo Miani non conta una mazza perché i sostenitori del Sindaco Dipiazza, comitati e soci vari, lo attaccano con tanta costanza?
E perché il Piccolo censura e denigra dal 2001 il Circolo Miani?
Qualcuno ce lo vuol spiegare magari rispondendo alle domande qui sopra?

 

Sotto (su Facebook Circolo Miani) una foto di giornata, 366 della terza era Dipiazza, dell’Altoforno avvolto dalle perdite di gas letale (più di 100.000 metri cubi al giorno). Ma per i suoi sodali e per l’Arpa non è un problema.




Il Piccolo Dipiazza.

» Inviato da valmaura il 20 June, 2017 alle 1:01 pm

Intanto grazie alla settantina (69 più il cronista del piccolo giornale, FD) che ieri hanno partecipato all’iniziativa promossa da NO FERRIERA, Circolo Miani e Servola Respira per celebrare il primo anno della terza amministrazione Dipiazza che sulla Ferriera, chiusura dell’area a caldo, nulla di sostanza ha fatto non nei “100 giorni” promessi ma in 365. “Dipiazza dimettiti”.

Ieri è stato ricordato ai presenti, che sostavano all’ombra come il disattento ed indifferente FD, e che stranamente non compaiono nella foto del quotidiano ma nei filmati tivù si, che la terza sindacatura del centrodestra sta ripercorrendo esattamente i comportamenti dei precedenti dieci anni (2001-2011) di Dipiazza Sindaco. Da “quel cancro lo chiudo domani” del 2001 ad “Arvedi a Trieste? Abbiamo fatto Bingo!” del 2007/8.

Ovviamente dei contenuti dell’intervento di Fogar neanche un accenno, si sarebbe fatto uno sgarbo a Dipiazza ed al centrodestra a trazione camberiana. E sappiamo che al Piccolo hanno sette milioni di ragioni, azioni della Fondazione CRT, per non farlo.

L’informazione? No problem.

Per il Piccolo però, perché per Trieste e Muggia il problema rimane drammatico e non vede alcuna soluzione da parte di chi amministra la città. Era forse questo che l’opinione pubblica si aspettava veder raccontato da chi ha la temerarietà di praticare il giornalismo a Trieste




Il Vescovo in Ferriera.

» Inviato da valmaura il 19 June, 2017 alle 1:36 pm

Nulla di nuovo sotto il sole inquinato

 

Riproduciamo l’articolo pubblicato il 17 giugno sulla visita pastorale del Vescovo Crepaldi in Ferriera, accompagnato da Arvedi, ma con sai poca partecipazione di dipendenti.

Non occorreva andare poi in parrocchia a Servola per incontrarlo, come riferisce il Piccolo riferendosi “ai comitati”.

Stava già tutto detto, da Crepaldi, e scritto. Anche su queste pagine nel 2009 e 2012.

Basta leggere, informarsi ed evitare dunque figure barbine. Conoscere il vituperato “passato” anche in questa occasione si dimostra fondamentale per capire il presente ed il perché di questa visita in Ferriera del Vescovo, dell’incontro con Arvedi e della stipula sostanziale di un patto tra questi ed il centrodestra, di cui Crepaldi ed il suo ascoltato consigliere, don Malnati, sono la guida spirituale e politica.

Nell’agosto 2012 dichiarò, il Vescovo, al Piccolo: “il vescovo di Trieste: disegno strategico anche sulla Ferriera”.

Dove in una colonnina intera parlava della Ferriera senza mai menzionare la salute, l’ambiente e la qualità della vita di decine di migliaia di persone - anche loro gregge della Chiesa o no? - quotidianamente sconvolti dalle emissioni dello stabilimento.

Per Crepaldi va salvaguardata solo la dignità del lavoro.

Un tema a lui tanto caro che, senza apparente motivo alcuno, nella sua prima pastorale triestina (ottobre 2009) al suo arrivo nella chiesa di Sant’Antonio Nuovo, lo vide scagliarsi contro il “fondamentalismo delle ideologie ecologiste e animaliste”.

Appunto: se il buon giorno si vede dal mattino …

Oggi lunedi 19, alle ore 18, in piazza Unità, dinanzi al Municipio, la risposta.



Il Vescovo in Ferriera.

La benedizione delle polveri, e dei gas.

Arvedi ha contribuito con 600.000 euro, equamente divisi, a sostenere il PDL ed il PD alle ultime elezioni politiche. Contributi regolarmente registrati nei bilanci elettorali dei due partiti.

L’industriale Riva, allora proprietario dell’Ilva, donava centinaia di migliaia di euro all’anno alla Curia di Taranto.

Il nuovo Vescovo appena insediato in quella città, e con il quale ho avuto l’onore di dibattere in una Conferenza all’Università Cattolica di Taranto sul parallelismo dell’inquinamento industriale nelle nostre due realtà, scrisse alla famiglia Riva che non avrebbe più accettato alcun “obolo di San Pietro” da loro, invitandoli invece a destinare quelle ingenti somme per aiutare i malati, dentro e fuori la fabbrica, causati dall’inquinamento dell’Ilva.

Siamo indiscreti, se dopo il recente ringraziamento del Sindaco Dipiazza a Siderurgica Triestina per la sponsorizzazione della Triestina calcio, chiediamo al Vescovo Crepaldi l’eventuale sussistenza di una donazione, e la sua quantificazione, alla Curia tergestina da parte di Arvedi?

C’è da sperare almeno che in occasione del raccoglimento evangelico con dipendenti e vertici della Ferriera, il Vescovo si ricordi di dire una prece in memoria degli 83 lavoratori morti per le loro mansioni lavorative, come accertato nella perizia ufficiale dell’ASS e della Procura.

No, questo non è proprio il mio Vescovo, e scriverlo mi pesa non poco per il cognome che porto (monsignor Luigi Fogar, Arcivescovo e Vescovo di Trieste e Capodistria dal 1923 al 1936).

Maurizio Fogar





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