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Circolo Miani » News Correnti » Page 1

Natale Triestino.

» Inviato da valmaura il 24 October, 2020 alle 2:46 pm

Ma si, diciamocelo con franchezza, ha ragione Dipiazza a spendere 600.000 euro in effimere luminarie natalizie. E poco importa se a breve si rischia che, causa Covid-19, nemmeno i concittadini possano vederle e passeggiare ascoltando Cingol bay dagli altoparlanti.
Ha ragione da vendere ad infischiarsene di buttare i soldi nostri del Comune in spese decisamente superflue di questi tempi.
Mancano i quattrini per arginare la povertà dilagante in città, raddoppiata ed in crescita esponenziale secondo gli aggiornati numeri della Caritas, e sono numeri ampiamente per difetto perché nessuno mette in piazza facilmente la propria miseria; interi settori rischiano pesanti contraccolpi occupazionali?
Ma il podestà insiste con alberetti, festoni e comete.
Lo ripetiamo una volta di più, non sbaglia Dipiazza nella sua logica ed anche per il suo carattere.
I “poveri” non contano nulla, non pesano elettoralmente, tanto non vanno quasi mai a votare, non hanno lobbies né sindacati, non intrallazzano con stampa e televisioni, anche se oggi probabilmente sarebbero la prima forza politica a Trieste, se votassero ma non lo fanno.
Ed i primi a non battersi sono proprio i “poveri”: aspettano aiuti pubblici che sarebbero dovuti per diritto e Costituzione come una carità, il gesto compassionevole dei potenti in tutte le gradazioni di scala del termine, a partire dagli assistenti sociali in su. Ed in parte è comprensibile: la miseria è una brutta bestia che si accompagna a rassegnazione, disperazione, apatia, e se ci aggiungiamo poi il DNA tipico della “triestinità” il quadro è completo.
E Dipiazza che ha tanti difetti e pochissimi meriti, competenze quasi nulle, da uomo fortunato questo lo sa benissimo. E pertanto in questa campagna elettorale perenne lui guarda al suo elettorato di riferimento che i “poveri” li ignora come e più di lui.
E l’altra politica? Buona questa, passiamo alla domanda di riserva, grazie.



Un “Murales” ti risana la vita.

» Inviato da valmaura il 23 October, 2020 alle 2:16 pm

“Street art: la giunta Dipiazza tiene molto alle periferie e, con questo progetto, vogliamo mettere al centro luoghi che sono spesso dimenticati”. Parola dell’assessore ai Giovani ed all'Innovazione Francesca De Santis.
Premesso che nessuno più di noi è favorevole all’arte diffusa sul territorio e non sacralizzata in musei assai poco frequentati, il ritenere che dare una colorazione alla “merda” ne muti la sostanza e la fragranza quotidiana ci pare proprio una corbelleria.
Abbiamo usato volutamente quel francesismo perché è di questo olezzo che da giorni, settimane e mesi insopportabilmente sono colpiti i residenti di Chiarbola-Servola-Valmaura, l’emittente? Il “nuovo” e costosissimo per noi Depuratore Fognario cittadino su cui la politica, tutta non solo questa amministrazione, hanno omesso di controllare ed intervenire. Sarebbe quello che “parla con il mare” (di merda). Riscusateci ma la parola questa è in lingua italiana e pure francese.
Per la verità come Circolo Miani non ci siamo limitati a scriverne ma abbiamo anche organizzato manifestazioni ed assemblee pubbliche (vedi foto), perché noi non solo “teniamo molto alle periferie” ma ci viviamo ed operiamo.
Illudersi di nascondere con un murales il degrado dei quartieri dove si costringono a vivere decine di migliaia di residenti è cialtroneria pura.



Libertà di suicidio ma non di omicidio.

» Inviato da valmaura il 22 October, 2020 alle 3:17 pm

Riccardi critica se stesso ?
Riteniamo che al di là delle proprie convinzioni religiose ed etiche va rispettata la scelta di taluni di porre fine alla propria esistenza. Ciò detto è però inaccettabile, eticamente e legalmente, che il comportamento di queste persone metta a repentaglio la vita e la salute di altri, della comunità in cui vivono.
Essere parte di una società libera e democratica, con tutti i suoi limiti e le ingiustizie soprattutto sociali, significa rispettarne regole e leggi anche quelle che non si condividono. Ovviamente significa pure contestare e lottare per il cambiamento di quelle che si giudicano ingiuste anche a costo di pagarne delle conseguenze personali.
Ma sempre con il senso di responsabilità che impone di non coinvolgere terzi soggetti o porre a rischio la loro incolumità a partire dalla salute.
Insomma esiste una fetta ampiamente minoritaria di persone che considerano, contro ogni evidenza e realtà, il Covid-19 una “bufala”, un comune raffreddore o poco via e che si sentono autorizzati nel non osservare le misure e le norme stabilite per debellarlo.
Liberissimi loro di pensarlo, purchè osservino scrupolosamente tutte le regole esistenti: il caso più eclatante è il loro rifiuto di indossare la mascherina protettiva più degli altri che di loro stessi, o di seguire le norme d’igiene correlate. Liberi di farlo quando sono soli, ma non quando siano in relazione con altre persone.
Poi a voler essere coerenti fino in fondo qualora si ammalassero in modo grave per una cosa che loro giudicano inesistente dovrebbero scegliere di rifiutare ogni tipo di cura ed assistenza sanitaria pubblica fino all’estremo fine.
Chi misura la libertà in pochi centimetri di stoffa o ha un concetto molto limitato della stessa o è portatore di valori che valgono assai poco se non nulla.
Detto questo è interessante prendere nota dell’odierna uscita pubblica della massima autorità sanitaria della Regione, che, è sempre bene ricordarlo, ha piena potestà nella gestione della sanità nel Friuli Venezia Giulia, ovvero dell’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi.
Egli dichiara alla stampa che “Il sistema di tracciamento, anche a causa della carenza di personale, criticità denunciata dal vicepresidente Riccardo Riccardi, è entrato in affanno e in Friuli Venezia Giulia la pandemia ha segnato ieri il maggior numero di contagi dall'inizio dell'epidemia.”
E’ abbastanza ridicolo che il responsabile regionale dell’esistenza e del funzionamento del “sistema di tracciamento”, cioè delle indagini atte a ricostruire la catena di contatti delle persone “positive” al test del Covid-19, per il quale non necessariamente il personale impiegato deve essere medico-sanitario come è facile evincere, si lamenti contro il “destino cinico e baro” quando le responsabilità della situazione sono esclusivamente in carico al suo (non) operato.
A meno che non abbia voluto pubblicamente condividere con l’opinione pubblica una autocritica sul fallimento del suo compito. Per altro ulteriormente messo in discussione dal ripresentarsi dei contagi nelle RSA e nelle strutture protette per anziani come se le ecatombi precedenti non avessero insegnato nulla.



Porto Vecchio: basta chiacchiere e distintivo!

» Inviato da valmaura il 21 October, 2020 alle 11:40 am

O se preferite più prosaicamente: basta str..zate.
Non passa giorno che qualcuno straparli su Porto Vecchio che se le parole producessero qualcosa sarebbe già da tempo un mix tra Manhattan ed il Circo Barnum. Da Ovovie e Playe de Mar, tra l’Hilton per i pannoloni miliardari e ristoranti panoramici, tramontati in sequenza gli spostamenti dei mercati ittici (il pesce puzza soprattutto dalla testa), del Parco del Mar Morto, ed amenità varie, da tavole rotonde e convegni a getto continuo buoni a comparsate sulla indecente stampa, ma non sono mai stati schizzinosi: i parolai, a trasferimenti di uffici alla membro di segugio, per non parlare poi di musei e quant’altro.
L’unica cosa per ora realizzata di nuovo, ovvero lo scatolone del “centro congressi” se la passa malino, sia per carenza di soldi per ultimare l’opera ma soprattutto per le prospettive future. E sono alla evidente disperazione se ricorrono al Podestà come liquidatore della concorrenza (Stazione Marittina) modello Al Capone.
Il nome “Porto” dovrebbe pur ricordare qualcosa ed allora appare imperativo e categorico (abbiamo invertito l’ordine delle parole per non equivocare) spalancare le braccia alla proposta avanzata da uno dei principali armatori europei le cui Navi Bianche hanno ripreso a far scalo a Trieste: si faccia lì il Terminal Crociere. Con tutto ciò che di benefico comporta per la città, a partire dalle strutture logistiche di accoglienza passeggeri e fornitura/manutenzione navi, dall’apertura di una nuova rete di collegamenti via mare per e da Venezia, ai trasferimenti via rotaia liberando le Rive dal traffico congestionante.
E non sarà un caso se sulla stessa lunghezza d’onda si ritrova perfettamente il Presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino che per fortuna di Trieste ha conservato gestione e controllo della linea banchine in Porto Vecchio.
Ed allora “pancia a terra” come recita il Crozza-Toninelli a lavorare presto e bene perché ciò si realizzi nei tempi più brevi, e se volete discettare e speculare mentalmente fatelo al bar tra quattro amici ma non rompete i cabasisi oltre, che Trieste non può permetterselo specie in questi tempi di vacche scheletriche.
Teodor



Il Circolo Miani con Davigo.

» Inviato da valmaura il 20 October, 2020 alle 12:16 pm

Come soli a Trieste stavamo con i magistrati di Mani Pulite.
 
Il corpo estraneo
di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano –
Si attendeva con ansia un segnale di riscatto della magistratura, dopo gli ultimi scandali culminati nel più sfacciato, ma non certo più grave: il caso Palamara. E quel segnale è arrivato: Piercamillo Davigo cacciato dal Csm.
Il simbolo vivente dei valori costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura, il pm di Mani Pulite e poi il giudice di appello e di Cassazione che da 40 anni non piega la schiena e non tira indietro la gamba dinanzi alle pressioni e alle minacce del Potere di ogni tipo e colore, è fuori dall’organo di autogoverno. E già era bizzarro che vi fosse entrato, due anni fa, col record di preferenze: ma era chiaro che quel corpo estraneo, al primo pretesto utile, sarebbe stato vomitato fuori dalla casta politico-togata che infesta il finto “autogoverno” sempre più eterodiretto.
Ora il pretesto è arrivato: il compimento dei 70 anni, cioè il raggiungimento della pensione. Che però vale per la sua attività di magistrato, non certo per quella di consigliere del Csm. In passato diversi membri laici andarono in pensione (da avvocati o da docenti universitari) e nessuno si sognò di cacciarli dal Csm per raggiunti limiti di età. Se i Costituenti e i legislatori avessero voluto fare un’eccezione per i togati, l’avrebbero introdotta come causa di ineleggibilità e incandidabilità, come quella che esclude i magistrati over 66 dai concorsi per gli incarichi direttivi perché non garantiscono almeno 4 anni di funzioni.
Invece i 2.552 colleghi (su 8.010) che nel 2018 elessero Davigo al Csm sapevano benissimo che, a metà mandato, sarebbe andato in pensione da giudice, ma lo votarono lo stesso perché era scontato che durasse in carica fino al termine della consiliatura.
Davigo però è un uomo controcorrente: il partito degli imputati, degli impuniti e dei garantisti pelosi lo considera “giustizialista”. Dunque è finito o rimasto nel mirino dei colleghi invidiosi della sua popolarità, della sua credibilità e del suo rigore morale.
Tra quelli che ieri gli hanno votato contro, anche con voltafaccia imbarazzanti, oltre a un inspiegabile e sconcertante Nino Di Matteo, ci sono i correntocrati della destra e della sinistra giudiziaria che per anni hanno inciuciato e fatto carriera con i vari Palamara, collaborando a brutalizzare e/o punire altri cani sciolti (De Magistris, Forleo, Nuzzi, Apicella, Verasani, Robledo, Woodcock) e a coprire i porti delle nebbie e delle sabbie. Ed erano pronti a tutto, persino a calpestare l’articolo 104 della Costituzione (“I membri del Csm durano in carica 4 anni”), pur di liberarsi di lui. Un giorno si accorgeranno di non aver colpito Davigo, ma l’idea stessa di Magistratura, come non riuscirebbero a fare neppure mille Palamara.
E forse, di nascosto, si vergogneranno.




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