"L'Eco della serva"

 

Fatti e misfatti della settimana

 

 

 

 

 

Ferriera. Le bufale dei dipiazzisti.


Siccome non sanno proporre nulla di concreto, perché non conoscono pressoché nulla del ciclo produttivo dello stabilimento, l’unico loro sforzo è concentrato, aggrappato perfino, alla difesa ad oltranza del sindaco Dipiazza, dell’assessora Polli e del centrodestra, che sul l’argomento capiscono meno che loro. Se poi hanno la fortuna di coinvolgere qualche, uno per l’esattezza, testimone esterno eletto con i voti dei 5Stelle in Regione, è tutto grasso che cola.
Usano parole d’ordine di stampo militaresco, come i vecchi marescialli nostalgici dei film in bianconero per rappresentare una realtà che non c’è più.
Non si rendono conto che se oggi si rivotasse col piffero che Dipiazza raccoglierebbe i consensi del 2016 nella Settima Circoscrizione e non solo. E non per merito di PD e 5Stelle inesistenti sul territorio.
Si arroccano nell’affermare la loro estraneità dalla politica, come se salute, qualità della vita, lavoro e futuro della città non fossero l’essenza stessa della politica.
Confondendo, spesso volutamente, la politica con i giochini dei partiti e delle conventicole elettorali. Più sentono il bisogno di gridare la loro presunta “apoliticità” più si legano ad un preciso schieramento, il centrodestra, finendo con strumentalizzare e snaturare le motivazioni delle migliaia di persone, assolutamente trasversali politicamente, che erano scese in corteo.
E le conseguenze si vedono e toccano con mano, come il “presidio” desertificato dalla gente ma non dai politici, appunto, dimostra.
Ora le parole d’ordine più usate da costoro, oltre alla baggianata che il Sindaco Ufficiale Sanitario non ha potere alcuno e che tutto dipende dalla Regione, la stessa identica cosa ossessivamente ripetuta da Cosolini nei suoi cinque anni da Sindaco e smentita dalla Regione stessa, sono due.
Che Arvedi avrebbe gioco facile nel richiedere risarcimenti milionari, posto però che qualche tribunale glieli riconosca, non al Sindaco ma al Comune, cioè ai cittadini. Con un doppio salto carpiato dimostrano l’assoluta non conoscenza delle norme (la responsabilità per la legge è sempre individuale), ma soprattutto che chiudere la Ferriera significherebbe creare una nuova peggiore “Aquila”. Insomma una cloaca a cielo aperto per non si sa quanti secoli. Interessante notare che è la stessa ipotesi paventata dalla Serracchiani.
A parte il fatto che almeno cesserebbe la fonte di quasi tutto l’inquinamento odierno, difficile coniugare questo gridato ai quattro venti rischio con la volontà di chiudere subito l’area a caldo.
Nulla di più falso invece. E qui riemerge l’assoluta loro impreparazione, perché il Presidente dell’Autorità portuale dell’Alto Adriatico nel cui consiglio siedono sia Dipiazza che Serracchiani, ha da poco presentato il progetto di raddoppio del Porto e di sviluppo delle infrastrutture logistiche che cancella di fatto l’esistenza della Ferriera integrandone l’area nei nuovi moli (l’Ottavo), creando in otto anni seimila nuovi veri posti di lavoro, contro i 450 attuali occupati in Ferriera.
Per chi non lo sapesse, e cioè loro ed i politici loro sponsor, c’è la fila di multinazionali ed investitori (Cinesi, Russi, Indiani e financo Europei) pronti ad intervenire di tasca loro sull’area (la recente tanto favoleggiata “via della Seta” non dice loro niente?). Ed anzi nel recente passato (cosa significa conoscerlo!) proprio la mancanza di spazi sul mare ha fatto si che uno dei più importanti operatori della portualità mondiale (Sud Coreani) ha dovuto rinunciare ad un progetto sul Porto di Trieste dopo quasi un anno di trattative con l’allora Presidente Bonicciolli.
Attendiamo dunque trepidanti quale nuova “fake news” tireranno fuori pur di fare un favore a Dipiazza e coglionare i triestini.
Su questo possono contare sul giornalismo nostrano: uno specialista in materia.

 


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