"L'Eco della serva"

 

Fatti e misfatti della settimana

 

 

 

 

 

Il “Lacan” triestino: Roberto Dipiazza.


C’è da sperare che stasera l’Alma Trieste riesca a vincere per portarsi sul 2 a 2 e giocarsi a Cremona la “bella”.
Ovvero che il fine psicoterapeuta, con la sua puerile giustificazione da asilo, di aver voluto fare “pressione psicologica” sugli avversari con quel gestaccio, non abbia prodotto l’effetto contrario: e cioè portato ai massimi la voglia di vincere dei Cremonesi e la rabbia per il desiderio di vendetta sul campo.
Se così dovesse essere, al di là dei meriti e demeriti sportivi di chi gioca la partita, Trieste saprà chi ringraziare.
Ci permettiamo un sommesso consiglio: che i giocatori della Pallacanestro Trieste, allenatore in testa, vadano oggi a farsi benedire, prima dell’incontro, alla Chiesa degli Schiavoni. Con tutti questi iettatori a piede libero, vedi le tristi sorti della Mezza Maratona, non ci sembra affatto inutile.
E passando alle cose serie.
E’ grave, ma oramai irrecuperabile dopo tredici anni più cinque a Muggia, che Dipiazza non si sia ancora reso conto delle responsabilità che l’essere il podestà di Trieste comportano, anche e soprattutto a livello di immagine. E non c’è tifo che ci entri: quello che è permesso ad un ragazzotto imborazzato è anche solamente inimmaginabile per un primo cittadino. Tutto il resto non conta, salvo l’ennesima sputtanata di Trieste sulla stampa nazionale, sportiva e non.
Ecco, grazie alla preziosa collaborazione dell’amico Luca, che suggerisce anche, non male, di salutare d’ora in poi Roberto Dipiazza con il simpatico gesto, come “stimolo psicologico” si intende, la foto del fattaccio.

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