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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Ferriera. Le bufale dei dipiazzisti.
Siccome non sanno proporre nulla di concreto, perché non conoscono pressoché nulla del ciclo produttivo dello stabilimento, l’unico loro sforzo è concentrato, aggrappato perfino, alla difesa ad oltranza del sindaco Dipiazza, dell’assessora Polli..
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Notizie Flash

Dipiazza, meno chiacchiere e firma!
Come a Cremona, ma Arvedi qui ci mette meno quattrini, molti di meno. Siderurgica Triestina sponsorizza, dopo la Triestina, il torneo di Basket della Servolana. ..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 1

Dipiazza, meno chiacchiere e firma!

» Inviato da valmaura il 22 June, 2017 alle 12:24 pm

Come a Cremona, ma Arvedi qui ci mette meno quattrini, molti di meno.

Siderurgica Triestina sponsorizza, dopo la Triestina, il torneo di Basket della Servolana.

Il Centro Tumori e la Pneumologia di Cattinara, no?

Nella foto (facebook Circolo Miani) 368 giorni della terza era Dipiazza.

Meno chiacchiere ed una firma sull’ordinanza di fermo Altoforno.




Il Vescovo in Ferriera.

» Inviato da valmaura il 17 June, 2017 alle 1:31 pm

La benedizione delle polveri, e dei gas.

 

Arvedi ha contribuito con 600.000 euro, equamente divisi, a sostenere il PDL ed il PD alle ultime elezioni politiche. Contributi regolarmente registrati nei bilanci elettorali dei due partiti.

L’industriale Riva, allora proprietario dell’Ilva, donava centinaia di migliaia di euro all’anno alla Curia di Taranto.

Il nuovo Vescovo appena insediato in quella città, e con il quale ho avuto l’onore di dibattere in una Conferenza all’Università Cattolica di Taranto sul parallelismo dell’inquinamento industriale nelle nostre due realtà, scrisse alla famiglia Riva che non avrebbe più accettato alcun “obolo di San Pietro” da loro, invitandoli invece a destinare quelle ingenti somme per aiutare i malati, dentro e fuori la fabbrica, causati dall’inquinamento dell’Ilva.

Siamo indiscreti, se dopo il recente ringraziamento del Sindaco Dipiazza a Siderurgica Triestina per la sponsorizzazione della Triestina calcio, chiediamo al Vescovo Crepaldi l’eventuale sussistenza di una donazione, e la sua quantificazione, alla Curia tergestina da parte di Arvedi?

C’è da sperare almeno che in occasione del raccoglimento evangelico con dipendenti e vertici della Ferriera, il Vescovo si ricordi di dire una prece in memoria degli 83 lavoratori morti per le loro mansioni lavorative, come accertato nella perizia ufficiale dell’ASS e della Procura.

No, questo non è proprio il mio Vescovo, e scriverlo mi pesa non poco per il cognome che porto (monsignor Luigi Fogar, Arcivescovo e Vescovo di Trieste e Capodistria dal 1923 al 1936).

Maurizio Fogar




Trieste/Ferriera. C’è del marcio in …..

» Inviato da valmaura il 30 May, 2017 alle 12:24 pm

Amleto, opera teatrale di William Shakespeare.

Ringraziamo Antonio Paladino per il promemoria.
“Corte d’Appello di Trieste.
Anche gli odori provenienti dalla cucina possono essere oggetto di sanzione penale.
È quanto confermato dalla Suprema Corte di Cassazione che ha ritenuto ampiamente e accuratamente motivata una sentenza della Corte d’Appello di Trieste, sottoposta al suo giudizio.
Come infatti in detta sede considerato, dopo aver valutato congrua la prova dei fatti addotti in corso di causa, i giudici del merito si sono correttamente espressi nel porre anche le emissioni olfattive moleste, sia pure originate da odori di cucina, al pari del “getto di cose” atte a offendere, imbrattare o molestare persone, così come, del resto, sancito dall’articolo 674 del Codice Penale.
È quanto confermato dalla Suprema Corte, con recente provvedimento (Cassazione - III Sez.Penale, sentenza n. 14467 del 24 marzo 2017)”
Friggere sardoni val bene una condanna, impestare di miasmi irrespirabili, di gas cancerogeni invece no.
Che ci siano due pesi e due misure?




Ferriera. Questi i fatti agli altri le chiacchiere.

» Inviato da valmaura il 25 May, 2017 alle 12:30 pm

A dimostrazione di come se si sa e si vuole le cose si possono fare, e con un unico consigliere eletto, riportiamo il testo della mozione presentata da NO FERRIERA ed approvata in Settima Circoscrizione (da Aquilinia a Chiarbola compresa) dove vive più di un quinto dei triestini.
Peccato notare come ancora una volta nessun rappresentante dei partiti e movimenti che pur l’hanno votata in Circoscrizione, l’ha poi ripresa in Consiglio comunale.
Due son le cose: o i partiti e le organizzazioni politiche non esistono, o la Settima Circoscrizione è un Comune indipendente.
Oppure, diciamolo chiaro, nessuno ha interesse reale a risolvere il problema Ferriera di cui tanto parlano, e tanto a sproposito.
LISTA CIVICA
NO FERRIERA-SI TRIESTE

VII Circoscrizione del Comune di Trieste
Servola-Chiarbola-Valmaura-Borgo San Sergi
Oggetto: Inquinamento acqua marina dell’area antistante la Ferriera
MOZIONE
Preso atto che in un processo, risalente ai primi anni 2000, presso il Tribunale di Trieste sull’inquinamento provocato dalle acque in uscita dalla Ferriera e che vedeva sul banco degli imputati gli allora vertici aziendali e societari, che furono prosciolti a seguito dello smarrimento da parte dell’ARPA del campione prelevato, che comunque dalle analisi effettuate era risultato fortemente inquinato da idrocarburi e metalli pesanti;

preso atto che negli ultimi 20 anni la linea di costa dell’area occupata dal suddetto stabilimento è stata fortemente – e abusivamente – modificata,

si chiede a codesta Amministrazione comunale di provvedere affinché venga rapidamente effettuata una nuova campionatura con prelievo dal vallone di Muggia dell’acqua marina antistante lo stabilimento, con l’aggiunta di un carotaggio dei fondali, quasi tutti fangosi, per l’esame del materiale prelevato;
IMPEGNA
pertanto il Presidente della VII Circoscrizione ad attivarsi presso l’assessorato competente affinché si provveda in merito.
Per la
LISTA CIVICA
NO FERRIERA-SI TRIESTE
Aurora Marconi
Trieste, 22 febbraio 2017
PS. Non aspettatevi che la stampa prona a questa politica ed agli interessi di pochi dia mai notizia di questo.

L’ultima sui 5Stelle.
E sentite questa.
Oggi in una nota del gruppo regionale dei 5Stelle si afferma che “la lettera dell’ingegner Agapito non fa che confermare una situazione di potenziale conflitto di interesse. Un fatto gravissimo che getta un’ombra sul procedimento di rinnovo dell’Aia”.
Ma va! Davvero?
Invece dire “che come da ordini ricevuti dalla politica l’Autorizzazione verrà concessa alla Ferriera a prescindere da ogni considerazione tecnica” (Luciano Agapito, alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, e di Sturzi dell’Arpa, 9 giugno 2015) è invece fatto normalissimo e solare.
E i 5Stelle allora non fecero neppure uno straccio di comunicato né si associarono alla denuncia del Circolo Miani in Procura.
Non è che forse più che contro la Ferriera si battono per ignorare ed obliare la nostra Associazione e Servola Respira?
I fatti sembrano tutti confermarlo, ed a loro discapito visti i “brillanti” risultati elettorali di Trieste e Regione.
Ma si sa che chi va con lo zoppo impara a zoppicare.




Dipiazza, il Piccolo e Rumiz.

» Inviato da valmaura il 16 May, 2017 alle 12:33 pm

Impagabilmente silente il Sindaco sulla Ferriera dopo il servizio delle Iene, fa parlare la Polli ed un ammiratore sulle Segnalazioni, che la Ferriera parla già da sola.

L’occasione stavolta viene data da una audizione in Comune sui “giardini inquinati”, che continuano ad esserlo da oltre un anno, con tortura di grandi e piccini. Cosa vuol dire essere celeri ma solo a chiacchiere.

La menzioniamo  solo per prendere atto che oramai questa amministrazione, e quel che più grave, questo consiglio comunale si fa le “audizioni” su misura. Ovvero chiamando solo i fedelissimi.

Che il Circolo Miani abbia sollevato l’allarme già nel 2005 e sia intervenuto da allora in piazza, manifestando con i cittadini, e proprio in piazzale Rosmini e fuori dalle scuole di via Svevo e Marco Praga, non fa testo. Nella loro logica non c’è posto che per i “Yes man”, ed i risultati si vedono!

Meglio così. In fin dei conti mille volte meglio non essere confusi con i promotori di un disastro e di promesse sparate per raccogliere un pugno di voti.

Ad un anno di distanza i fatti parlano da soli, e Ferriera e giardini li descrivono benis…. Anzi malissimo.

Il Piccolo è una specie di Giano Bifronte cartaceo. Acquistato e letto da sempre meno persone, continua a rappresentare nelle pagine nazionali la linea editoriale di bollettino del PD, anzi di Renzi.

Salvo a livello locale e regionale assumere una posizione di fiancheggiamento del centrodestra, in particolare di Forza Italia camberiana (Giulio).

Le ragioni? Sette milioni, ed in euro, di azioni della società editrice acquistate dall’uomo di fiducia della famiglia Camber, quel Massimo Paniccia, presidente della Fondazione CRT.

Ecco perché da spazio, vedi recente esempio,  alle smentite all’ultimo servizio delle Iene senza averne mai dato notizia. Perfetto esempio di professionalità giornalistica.

Per il resto silenzio assoluto, in gergo si chiama censura, per tutte le altre realtà che siano “fuori dal coro”, e non da oggi ma circa dal 2001.

E veniamo all’intellettuale che prima spara e poi chiede “chi va là!”.

Ci riferiamo al Paolo Rumiz che, pagato si suppone, per una articolessa moraleggiante sulle polemiche seguite alle dichiarazioni di Debora Serracchiani sul fattaccio della Stazione di Trieste, oggi fa retromarcia secondo il miglior spirito del “contro ordine compagni”, adducendo scuse da asilo. “Ero in Germania … in aeroporto … ho letto tra un aereo e l’altro…”.

E chissenefrega, diremmo noi, nessuno lo obbligava a scrivere, tra una turbolenza e l’altra, il pezzo per il Piccolo.

Prima pensare e poi parlare: ci insegnava la nostra maestra in prima elementare. Figurarsi scrivere.

Ma nella rettifica non fa mancare la sua filippica contro “gli illuminati” che “non si indignano”.

Che sia una “autocritica”? Lui sulla Ferriera è rimasto spento da venti anni.

PS. Ogni riferimento alla foto (su Facebook) è puramente casuale, ci piaceva e basta.




A Monfalcone niente carbone. A Trieste ...

» Inviato da valmaura il 12 May, 2017 alle 1:44 pm

Questo invocano in coro il Sindaco, Anna Maria Cisint, e l’Assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito.

E non si fermano solo ai proclami, alle parole (costituzione di parte civile da parte del Comune contro alcuni funzionari della centrale a carbone della A2A sotto procedimento giudiziario, la prima. E ricorso della Regione al Ministero  per il rilascio dell’AIA governativa alla Centrale, la seconda).

Una proposta. Si faccia subito stà UTI, questa Città Metropolitana, e si affidi l’incarico di Sindaco alla prima cittadina di Monfalcone.

Anche perché la Regione FVG non si ferma all’Isonzo, e non si capisce perché ciò che vale per Monfalcone, l’abbandono regionale della politica della produzione a carbone, principale soluzione per tappare l’emergenza climatica del pianeta, non vada bene per Trieste dove la Ferriera ha l’intero ciclo produttivo basato proprio sul carbone.




Ferriera. “Chi s’accontenta gode”: Roberto Dipiazza.

» Inviato da valmaura il 10 May, 2017 alle 1:49 pm

L’altro ieri è apparso sulla stampa locale una “dotta” spiegazione di Siderurgica Triestina ed ARPA sulla fumata arancione, l’ennesima, uscita dal foro di colata dell’Altoforno, ripresa senza dubbio e fallo dal piccolo giornale.

Preclaro esempio di chi non sa nulla o assai poco e pretende di insegnare agli altri.

A leggere la nota congiunta o disgiunta poco importa, viene da mettersi le mani nei capelli.

Che l’Arpa non conosca gli impianti che deve controllare, cosa risaputa, è cosa triste assai ma che la stessa proprietà ignori le vere ragioni dell’accaduto, fa venire i brividi.

Tecnicamente, e cercheremo di spiegarlo in breve e con le parole più semplici, il fenomeno (le fumate all’esterno) si verifica per una reazione chimico-fisica all’interno del foro di colata appena aperto perché l’impasto della tappatura non è ancora sinterizzato (questi sono i termini), anche perché ultimamente le colate sono molto ravvicinate per l’incremento della produzione di ghisa.

La fumata arancione che fuoriesce a seguito della reazione è composta prevalentemente da Ossido di ferro.

Ovviamente il sistema di aspirazione e filtraggio da molto tempo non è attivo perché fuori uso.

Per ovviare al problema, come prima cosa l’impasto refrattario deve essere adeguato al numero delle colate.

Ecco anche oggi ci siamo guadagnati, si fa per dire al leghista Slokar, il pane quotidiano.




COOP. Francamente grottesco.

» Inviato da valmaura il 28 April, 2017 alle 1:55 pm

Troviamo inaccettabile al limite del grottesco che politici di lungo corso che portano oggettivamente responsabilità, almeno per i partiti di cui erano dirigenti, dello sfascio delle Cooperative triestine e di cui le cronache giudiziarie si devono occupare anche per i gravissimi danni inflitti alle migliaia di soci risparmiatori, oggi si ricandino a gestire in qualche modo le Coop a Trieste.

Se un nuovo organismo va creato esso deve essere composto da rappresentanti dei lavoratori e degli utenti, attraverso magari la presenza di associazioni che tradizionalmente si occupano della difesa dei cittadini-consumatori.

A leggere la lista dei nomi apparsa oggi sul Piccolo, al di là della stima e del rispetto verso alcuni, sembra leggere l’elenco delle primarie del PD, la forza politica che, assieme al centrodestra, risulta quella maggiormente coinvolta nelle vicende dei controlli, o non, della passata gestione.

Quando il troppo stroppia!




Ferriera. Ho visto la Madonna!

» Inviato da valmaura il 15 April, 2017 alle 1:16 pm

No, non era la Madre di Dio, ma un miraggio si!

Questa mane per oltre trenta minuti la Cokeria si è fermata per un guasto e, come al solito, si sono accese le torce d’emergenza e per alcuni minuti, anche queste hanno i suoi acciacchi di vetustà, si sono levate alte colonne di un denso fumo nero (gas di Cokeria: pericolosissimo).

Questi “guasti” spesso accadono in corrispondenza di temporali, come stamane infatti, perché anche le centraline elettriche che mandano avanti gli impianti hanno i loro annosi problemi.

Ma tranquilli, era solo un miraggio quello visto da migliaia di triestini e muggesani. L’area a caldo è stata chiusa dal sindaco circa duecento giorni fa.

E d’altronde i lavori prescritti dall’AIA sugli impianti sono stati svolti con piena soddisfazione dei controllori, come sottoscritto il 13 settembre 2016 da Comune di Trieste, Vigili del Fuoco, ASS, Regione FVG ed Arpa (che poi sono la stessa cosa) e ovviamente dalla proprietà della Ferriera.

Pertanto doppio miraggio o doppia presa per i fondelli, ed un doppio calcio alla nostra salute.

Che ne pensate?




Il nostro Sondaggio!

» Inviato da valmaura il 5 April, 2017 alle 1:45 pm

A dieci mesi, meno qualche giorno, dal suo insediamento la nuova, si fa per dire, amministrazione comunale ha risposto alle emergenze del nostro territorio?
O perlomeno avviato a soluzione i problemi?
Vediamolo assieme.
La sanità ospedaliera e territoriale, a partire dal Soccorso che chiamarlo Pronto appare una irrisione ed i tempi di attesa per esami e visite specialistiche, sono migliorate?
Il degrado trentennale di tutti i quartieri, periferici e non, si è invertito?
I servizi sociali sul territorio sono migliorati e l’emergenza povertà affrontata?
L’emergenza Ferriera è stata risolta, e lasciamo perdere la barzelletta, utile per raggranellare qualche voto dai boccaloni, dei “cento giorni”?
E ci fermiamo qui ma potremmo parlare di una cultura per tutti, del rilancio di Porto Vecchio, e di tante altre concrete cose, ovviamente Parco del Mare a parte che a Trieste mancava solo quello.
Se rispondete si a queste domande allora siete pronti a rivotare Dipiazza e Cosolini altre dieci volte e ritenere che la battaglia contro mendicanti e senza tetto sia la priorità per la nostra città.
E mi raccomando mettetevi in lista per partecipare a Ring di Telequattro.




Ferriera. A parole la chiudono, ma solo a parole.

» Inviato da valmaura il 28 March, 2017 alle 1:57 pm

Appare preclaro e assodato a questo punto che chi più chiacchiera, a sproposito perché si rifiuta di conoscere la realtà, di chiudere la Ferriera, nei fatti lavora per “il Re di Prussia”, ovvero è il miglior alleato di chi vuole continuare a difendere gli affari di pochi contro gli interessi della nostra comunità.

Appare oramai incontestabile, a quasi dieci mesi dall’elezione dell’amministrazione Dipiazza - a proposito che fine ha fatto il decalogo per chiudere l’area a caldo in “cento giorni”? – che se questi chiudessero la bocca finendo di parlare a sproposito eviterebbero almeno di fare ulteriori favori alla controparte (vedi qui sotto le infelici dichiarazioni rilasciate dall’assessora Polli ad una riunione dei suoi ambientalisti del cuore in affanno ed oggi l’immediata replica vittoriosa della Regione sul Piccolo che, more solito, ha perfettamente censurato il nostro comunicato). Lo hanno fatto con le batoste prese dal Tar, con il rigetto di due richieste di revisione dell’AIA scritte quasi apposta per farsele respingere dalla Regione e soprattutto rifiutandosi ostinatamente di percorrere l’unica, lineare, strada per chiudere la Ferriera a partire dall’area a caldo: la trovate sinteticamente descritta qui https://www.facebook.com/circolo.miani/posts/1839770222960604:0n

E non hanno saputo cogliere nemmeno le nuove proposte in merito avanzate dall’Autorità Portuale.

A questo punto sorge chiara una domanda.

Ma questi vogliono veramente “chiudere” o fanno solo ammuina per ulteriori tornaconti elettorali?

O addirittura stiamo assistendo ad un cinico gioco delle parti sulla pelle dei lavoratori e dei triestini (muggesani compresi)?

Meditate gente, meditate!

 

La Polli ed il Piccolo di domenica.

“E finiamo con la cronachetta di oggi sulla Ferriera.
Dove l’assessora leghista Polli, che a giorni alterni, quando Dipiazza è stanco, si occupa pure di Ferriera, certifica a tutto il mondo di non aver nemmeno letto, od almeno compreso, quanto scritto nei due accordi di programma appunto sulla Ferriera. Dove non c’è traccia di vincolo alcuno sulla scelta alternativa tra laminatoio ed area a caldo. E parla genericamente di “associazioni” quando il Comune ne ha scelte le tre che hanno fatto campagna elettorale ventre a terra per il Sindaco, escludendo tutti gli altri.

A questo punto per fortuna degli esclusi.”




Comune di Trieste. Nove mesi di delusioni.

» Inviato da valmaura il 12 March, 2017 alle 2:48 pm

Lasciamo perdere per una volta la Ferriera con “i dieci punti in cento giorni” che oramai fanno concorrenza al film “Sette chili in sette giorni” con Verdone e Pozzetto.

Ma a leggere le frasi riportate dal piccolo giornale che con questo si trastulla sull’approvazione del nuovo regolamento dei No della polizia municipale, fa letteralmente cadere le braccia.

Fior da fior.

“Il capogruppo del Carroccio Polidori festeggia: un grande obbiettivo raggiunto … mettendo ordine e disciplina a Trieste”.

No, non è una battuta delle SturmTruppen di Bonvi è proprio la Lega Nord, che in questi decenni è stata paladina nel difendere leggi e istituzioni a partire dal “tricolore nel cesso” ed “i proiettili per i magistrati”.

Gli fa eco Camber, capogruppo di Forza Italia “Una prova importante di tenuta della maggioranza”. Francamente chissenefrega: pensavamo che vi avessero votato per risolvere le emergenze della nostra città e non per fare “prove di tenuta”.

Chiude, come recitava la canzone Tema dei Giganti, non Enrico Maria Papes ma il maresciallo Rescigno, capogruppo dei Dipiazzisti in Comune: “mai più lo sguazzare nel caos, Trieste potrà riafferrare il titolo di prima città per la qualità della vita”.

Et come non. Concorreranno alla riconquista del primato le dieci ore in media di attesa al Lento Soccorso, i tempi biblici per esami e visite specialistiche, la crisi della sanità ospedaliera e territoriale, il degrado crescente dei quartieri, l’immobilismo sul Porto vecchio e nuovo del Comune, la gestione disgraziata dell’Ater, per non parlare appunto della Ferriera, giusto per tenersi stretti.

Che sciocchi noi che pensavamo che le priorità, dopo il quasi nulla della Giunta precedente, fossero queste e non partorire con gran fatica e disprezzo del parere negativo di tutte le sette Circoscrizioni un regolamento di Polizia municipale sostanzialmente inutile per la città.

A proposito, auguri a Sindaco e famiglia, portavoce compreso, per la disavventura occorsa loro in Argentina, ma il fatto che invece che il Comune di Trieste la trasferta a Buenos Aires sia stata pagata dall’Associazione Giuliani nel Mondo, presieduta dal consorte dell’assessore Brandi (sull’onestà di ambedue siamo pronti a giurare), non sposta di una virgola il problema. L’associazione in questione è finanziata dalla Regione e non solo: dunque sempre soldi nostri sono.

E per scoprire l’esistenza della Favelas, dove vivono in povertà milioni di argentini e magari pure qualche oriundo italiano, non occorre fare come Papa Francesco e neppure sbagliare strada come l’autista, ma riguardarsi il film “Il Gaucho” con Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Amedeo Nazzari.

Costa molto ma molto meno. Almeno a noi.




A lezione dal Perù.

» Inviato da valmaura il 7 March, 2017 alle 2:06 pm

E pensare che quando si insediò l’amministrazione Cosolini (2011) avevamo chiesto ai capigruppo comunali di attuare la proposta del Circolo Miani di applicare anche in Comune la legge denominata Falcone-Borsellino.

Ovvero di istituire un albo pubblico dove inserire le aziende locali e regionali che erano incorse in episodi di malaffare o irregolarità e di escluderle da ogni gara o appalto con il Comune (cosa che, a costo zero, avrebbe sicuramente garantito un notevole risparmio di denaro pubblico).

Ovviamente tutti i capigruppo di maggioranza ed opposizione hanno ritenuto di fare un bel niente.

 

Discorso del presidente del Perù, Kuczynski, 77 anni, economista, laureato in Filosofia ed Economia a Oxford e Princeton, banchiere.

Eletto a giugno 2016, ha pronunciato in Tv un discorso che a noi appare incredibile.

“Ho emesso un decreto legislativo che prevede:

1) Le imprese condannate per corruzione non potranno mai più contrattare con lo Stato.

2) È prevista la morte civile per i funzionari corrotti che non potranno mai più lavorare per lo Stato.

3) A partire da oggi tutti i contratti stipulati con lo Stato obbligatoriamente conterranno la clausola anticorruzione che ha la finalità di proteggere gli interessi del nostro Paese.

4) Triplicheremo il bilancio delle Procure al fine di investigare e acchiappare (letteralmente: atrapar, fantastico) i corrotti.

5) Abbiamo istituito un fondo che servirà a compensare i funzionari e i cittadini onesti che denunciano fatti di corruzione. Tutti quelli che ci aiuteranno a identificare e condannare i corrotti saranno premiati e protetti.

6) I miei ministri e io abbiamo comunicato tutte le informazioni sulla nostra situazione patrimoniale alla Commissione per la Integrità che abbiamo istituito all’inizio del nostro governo. Raccomando a tutte le alte cariche dello Stato di fare lo stesso.

7) Ci assicureremo che le imprese di cui è stata accertata la colpevolezza o verso le quali è stata emessa sentenza per corruzione non possano trasferire risorse economiche fuori del Perù fino a quando non abbiano pagato tutti i loro debiti verso i lavoratori e i fornitori e non abbiano risarcito i danni cagionati allo Stato peruviano.

8) Egualmente queste imprese dovranno chiedere l’autorizzazione allo Stato per vendere i loro beni.

9) Il ricavato della vendita andrà a un fondo a garanzia del pagamento delle multe."

La pubblicità della situazione patrimoniale dei politici e funzionari pubblici, il blocco delle risorse economiche delle imprese coinvolte in fatti di corruzione, vanno già al di là dei sogni più audaci. Ma è la elementare ragionevolezza delle altre misure annunciate da Kuczynski che colpisce.

Mai più lavoreranno per lo Stato le imprese coinvolte in fatti di corruzione: in Italia una misura del genere non esiste.




Ben svegliati fiorellini!

» Inviato da valmaura il 24 February, 2017 alle 1:41 pm

AIA-Ferriera. Il “forse” conflitto di interessi.

Era il giugno 2015 quando Maurizio Fogar ed il Circolo Miani presentavano in Procura una denuncia sul vizio formale di convocazione della Conferenza dei Servizi regionale che rilascerà poi l’AIA alla proprietà della Ferriera, e sulle gravissime dichiarazioni fatte nell’ufficio della Sara Vito, assessore regionale all’Ambiente, di fronte ad una decina scarsa di persone da Luciano Agapito, direttore del Servizio autorizzazioni dell’Assessorato.

Tra i presenti: Sara Vito, due segretarie del suo staff, l’Agapito per l’appunto, il vicedirettore regionale dell’Arpa, Sturzi, responsabile dei controlli sullo stabilimento triestino, Romano Pezzetta e Maurizio Fogar. La data: 9 giugno 2015.

Da subito nella denuncia e poi in decine di articoli ed interviste, anche nel servizio delle Iene, Maurizio Fogar aveva sottolineato l’eccezionale gravità di quelle parole ed il non rispetto delle norme che regolano convocazione e svolgimento della Conferenza dei Servizi.

Ne avevamo spedito copia di ogni atto a tutti i capigruppo comunali, alla Giunta, ed in Regione ai consiglieri triestini dei Cinque Stelle, del Centrodestra e del PD.

Mai il piccolo giornale che generosamente ospitava tutti gli altri, e chiedetevi una buona volta il perché viste le posizioni sempre difese da questo foglio a partire dal 2000 (le proprietà della Ferriera ed i politici di sostegno), né Telequattro hanno dato mai notizia delle nostre denunce.

Avevamo personalmente incontrato alcuni consiglieri regionali, per non lasciare, come si usa dire, nulla di intentato: Andrea Ussai, Roberto Dipiazza in particolare.

Tutto vano quanto inutile, anzi alcuni dei volonterosi collaboratori oggi del Sindaco ci avevano calunniato sui loro blog. Regolarmente da noi denunciati in Procura.

Forse qualcuno oggi finalmente comincerà ad aprire gli occhi sul fatto da noi scritto e riscritto che chi chiede la semplice revisione dell’AIA fa semplicemente il gioco di Arvedi, consapevolmente o forse ancora peggio inconsapevolmente.

Forse qualcuno comincerà ad intendere che l’unica strada giusta, rispettosa per altro di quanto stabiliscono le leggi, sempre che qui a Trieste ci sia la volontà di farle rispettare, è quella da noi sempre sostenuta.

Ovvero la nullità dell’AIA rilasciata da una Conferenza dei servizi illegittima.

Oggi nell’articoletto messo in posizione ed in modo che “meno gente lo legge meglio è” dal giornalino locale chi ne esce peggio è proprio la magistratura inquirente, seppure mai nominata.

Ma che siano dei privati cittadini, seppure investiti da una funzione elettiva, a mettere in luce l’esistenza “forse” di un conflitto di interessi così nevralgico e che però ha già un precedente: quello della consulenza del Comune, Giunta Cosolini, al fu direttore della Ferriera e della Lucchini Italia che però Arvedi dichiarava in lettera al Sindaco essere il suo rappresentante a Trieste, è assolutamente strabiliante.

Peccato che allora i 5Stelle ad una nostra precisa richiesta di investire la Procura si trincerarono dietro alla frase “prima consultiamo i nostri avvocati”. Sono passati tre anni, vi hanno risposto?




Ferriera. Una bomba? No un petardino bagnato.

» Inviato da valmaura il 13 February, 2017 alle 3:28 pm

La nostra risposta.
https://www.youtube.com/watch?v=ZDP1rdWjLRA


I filibustieri triestini.

» Inviato da valmaura il 4 February, 2017 alle 12:52 pm

“Altoforno (curiosamente fermo da più di due giorni: ma la relazione ispettiva del 13 settembre incredibilmente sottoscritta dal Comune non aveva certificato che i lavori erano stati positivamente ultimati?)”.

Questo scrivevamo nell’articolo “Ferriera. Nessun colpevole.” pubblicato ieri alle 13.41 sulle pagine Facebook del Circolo Miani e NO FERRIERA e sul sito www.circolomiani.it e spedito alle 13.45, come facciamo sempre e loro sempre tacciono, alle redazioni di Telequattro, Piccolo, Rai Regionale, Ansa, TeleAntenna e Primorski più ad altri “quattro amici al Bar”.

Oggi nei TG della sera Telequattro e Rai riportano in evidenza la notizia facendo fare a Dipiazza la “bella” figura dell’araldo che racconta la primizia mentre l’Assessore regionale all’Ambiente, non ridete per favore, Sara Vito, l’Arpa con la sua temibile task force che tutto vigila in Ferriera, e, udite udite perfino i sindacati (ma di cosa visto che dovrebbero vivere e lavorare in fabbrica) sono caduti dal pero.

Ovvero nessuno sapeva che l’Altoforno, come da noi scritto sopra, era fermo da quattro giorni.

Poi siccome tutti i citati, giornalisti compresi ed ambientalisti del Sindaco, non capiscono un’acca di come funzionano gli impianti e il ciclo produttivo della Ferriera, hanno chiamato il fermo Altoforno un fatto “tecnico”.

Perdirindindina: fessi noi che ritenevamo che fermare l’Altoforno fosse invece la pausa caffè.

Ovviamente nessuno dei presenti ed assenti che magari domattina commenteranno con evidente spazio su stampa e TiVù facendo finta di analizzare e spiegare quello che non sanno, ma poco importa che l’importante è apparire, ha fatto menzione da dove avevano avuto, o meglio letto la notizia. Ovvero la “fonte” che a scuola ti insegnano a citare: il Circolo Miani.

I Bucanieri della Tortuga, i “fratelli della Costa”, i filibustieri dei Caraibi: da l’Olonese a Morgan, erano dei raffinati gentiluomini, dei modelli di correttezza british al cospetto della banda di cui sopra.

Post scriptum. Perché qualche temerario della carta stampata e TiVù, indossati elmetto e giubbotto antiproiettile, non ha chiesto conto “ma la relazione ispettiva del 13 settembre incredibilmente sottoscritta dal Comune non aveva certificato che i lavori erano stati positivamente ultimati?”.

Risponde Alessandro Manzoni “il coraggio (qui sta per etica e professionalità giornalistica) se uno non ce l’ha non se lo può dare” Don Abbondio nei Promessi Sposi, capitolo 25.

Chissà se qualche anima candida non ci commenti sotto che siamo le solite “beghine” e che denigriamo invece di collaborare.

“Ma mi faccia il piacere!!!”, esclamava Totò all’onorevole Trombetta, collaborare con chi?

Affidare la nostra vita e la nostra salute a questi?




Ferriera. La grinta del Piccolo!

» Inviato da valmaura il 22 January, 2017 alle 1:56 pm

L’intervista di Debora Rebecca a Maddalena Serracchiani (non è un refuso, proprio no) apparsa sul Piccolo di oggi a due pagine merita qualche commento ed alcune puntualizzazioni.

Partiamo subito da queste, che sono numeri.

I dipendenti della fallita Lucchini in Ferriera erano 430 e non 450. Di questi ancora oggi una trentina di lavoratori non sono stati riassorbiti né da Siderurgica Triestina né da Acciaierie Arvedi.

Gli ottanta/cento lavoratori dell’indotto facciamo fatica ad individuarli. Ci dicano fonti e ragioni di questi numeri che cozzano poi con i “700” sparati ieri sulla stampa dai sindacati.

In quanto agli “investimenti” di Arvedi, ne scriviamo domani.

Inizia male l’intervistona.

Assicura di comprendere davvero la diffidenza e le paure degli abitanti di Servola, esasperati da decenni di promesse e immobilismo.”

In tanto ci assicura di non aver capito come il “problema” non investa solo Servola ma tutta Trieste e Muggia, giusto per stare stretti.

Poi nei due “decenni di promesse ed immobilismo” dieci vedono il suo partito al Governo in Regione con Cosolini assessore al lavoro.

E l’attuale numero uno dell’Agenzia, Luca Marchesi, ha dei precedenti professionali talmente

inattaccabili da essere stato scelto come presidente di tutte le Arpa regionali.”

Sarà, ma ha esordito nell’audizione regionale sulle 10.280 firme raccolte dal Circolo Miani per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera, dando per la prima volta in tanti anni ragione alla proprietà della Ferriera sulla Centralina di via San Lorenzo-Mezzo mobile. Ovvero smentendo le posizioni fin qui tenute dall’Arpa stessa e dichiarando che questa centralina va da considerarsi “interna” alla fabbrica.

Prosegue una tradizione peraltro consolidata, che il precedente direttore dell’Agenzia regionale aveva dichiarato, sempre in una audizione del Consiglio regionale e sempre su iniziativa del Circolo Miani, che “la principale fonte di emissione di BenzoApirene nel FVG sono le foreste di conifere dell’Alta Carnia”: a verbale!

In quanto all’Arpa “ente terzo e assolutamente indipendente dalla politica” come dichiarato dalla Presidente regionale, ci dovrebbe allora spiegare perché tutti i vertici, anche dei dipartimenti provinciali, cambiano ad ogni cambio di maggioranza in Regione. E come ad esempio i due ultimi direttori di Trieste erano chiaramente ascrivibili a due “aree” partitiche precise ed opposte.

In quanto all’investitore Arvedi, stupisce assai che sbagli i numeri sugli “investimenti” finora da lui fatti a Trieste (basta leggere i bilanci, capendoli ovviamente).

Eppoi prosegue sostenendo che se non ci fosse Arvedi “Ci  troveremmo di fronte all’ennesimo sito inquinato lasciato a se stesso, in cui nessuno investe un euro e che quindi inquina molto di più.”

E perché mai?

Solo eventualmente per incapacità o peggio della politica e degli enti istituzionali (Governo, Regione, Comune). Che gli ultimi proprietari della Lucchini Italia non erano dei barboni che dormivano sotto i ponti, ma le dodici principali banche italiane (Unicredit, Intesa e via discorrendo) e facciamo difficoltà a capire, viste anche tutte le ingenti regalie ricevute con soldi pubblici, perché non possano essere, per legge, chiamate ad assumersi i costi di messa in sicurezza, smantellamento e bonifica della Ferriera.

L’unica vera domanda che andava fatta non le è stata invece posta, ed una ragione c’è.

Gliela suggeriamo noi a memoria futura.

“Presidente, come abbiamo pubblicato in più edizioni e pagine (che Maddalena Rebecca evidentemente non legge, e tutto sommato non le possiamo dare torto perchè è la scelta condivisa dalla stragrande maggioranza dei triestini) sul Piccolo alcuni mesi fa, la sua Assessora regionale all’Ambiente, Sara Vito, affermando che la Regione attua la politica della “decarbonizzazione” ha annunciato ricorso contro la decisione della Conferenza Nazionale dei Servizi di concedere l’AIA alla centrale elettrica di Monfalcone della A2A, alzando vibranti proteste contro l’uso dell’inquinante carbone nella produzione industriale in regione.

Dunque Trieste non fa parte della Regione se la sua politica di decarbonizzazione si ferma oltre Isonzo?

Ed ancora i 350 lavoratori di Monfalcone (diretti ed indotto) valgono meno di quelli della Ferriera? Visto che la Regione si batte, e giustamente diciamo noi, per il fermo della centrale elettrica.”

Una risposta, please.




Anno Nuovo, Ferriera vecchia.

» Inviato da valmaura il 2 January, 2017 alle 12:48 pm

2 gennaio ore 8.25. Riceviamo un Sms sul telefonino che ci racconta quello che ha appena visto un residente di Valmaura che percorre la superstrada (buona questa) diretto al lavoro: fumo nero, nubi di gas miste a fiamme in uscita dalla Ferriera.

Insomma quasi quasi si stava meglio quando si stava peggio. Promemoria per Sindaco e supporter.

Facciamo un normalissimo bonifico online, quelli che teoricamente su piazza dovrebbero essere gratuiti ma non lo sono mai stati (addebitavano 1 euro, e perché mai visto che a fare l’operazione sono i clienti, Unicredit, e non i bancari. Ergo dovrebbero pagare i clienti per il lavoro svolto e non viceversa).

Ne hanno aumentato il costo a 1 euro e 25 centesimi, come sicuramente hanno fatto per tutte le altre operazioni sui conti correnti.

Perché?

Per far pagare ai clienti, ovvero a tutti i cittadini italiani costretti dal blocco del contante a 1000 euro a dotarsi di un conto corrente, le spese che le banche devono sostenere per salvare le stesse banche in difficoltà.

Non basta che il Governo impegni oggi 20 miliardi dei nostri euro, come negli anni tutti i governi hanno favorito con regalie varie le banche, ma dobbiamo pagare due volte anche con l’aumento forzato delle spese dei nostri conti.

Far pagare i “manager” autori di questi disastri (in America sono finiti in galera a vita) e che si premiano con stipendi e “Bonus” senza confronti?

Non sia mai. E sono gli stessi che hanno prestato soldi a politici, ad amici degli amici dei politici, con garanzie scritte sulla carta da formaggio.

Oggi si sarebbero dovute pagare le pensioni, tutte: anche quelle pingui da 289,86 euro agli invalidi civili. Anche se andrebbero pagate il primo giorno del mese, ma ieri cadeva festivo.

Il Governo ha deciso di fare un regalo di Natale all’Inps, ed alle banche: toh che sorpresa, non ai milioni e milioni di pensionati.

All’ingresso di filiali bancarie e postali campeggiava un avviso: le pensioni si pagano a partire dal giorno 3 gennaio, dunque con due giorni di ritardo sul dovuto, ed oggi non è festa, almeno per noi.

E pensate qual vantaggio per banche, poste ed Inps tenere in cassa per questo tempo i miliardi di valuta. Quasi come quello dei pensionati che contavano le ore per incassare le magri pensioni.

L’altro giorno il capogruppo in Comune, Piero Camber, consigliere in Regione dal 2003 al 2013 ed in Comune per molto di più, denunciava una situazione “drammatica” con più di dieci ore di attesa al Pronto (?) Soccorso dell’Ospedale di Cattinara, lodando medici e paramedici per il loro impegno.

Due passi indietro.

Chi gestisce la sanità pubblica ed in particolare quella ospedaliera?

La politica, attraverso la Regione da cui dipende la Sanità e che fa le nomine gradite alle maggioranze di turno (dal 2008 al 2013 era la volta del Centrodestra con l’amico Tondo mentre prima governava il Centrosinistra con Illy) e che decide finanziamenti e ristrutturazioni.

Ergo Piero Camber avrebbe dovuto certificare pubblicamente il fallimento di una vita della sua azione da politico, assumendosene le conseguenti responsabilità. Non era un cittadino qualsiasi passato per il Soccorso che da anni di Pronto non ha nulla, era uno dei responsabili dello sgoverno di questa Sanità.

Mai che qualcuno lo ricordi ai cittadini. Ed allora nel nostro piccolo lo facciamo noi che sopportiamo e subiamo questo sfascio ma almeno risparmiateci l’ipocrisia.




Ferriera: perché questi non la chiuderanno.

» Inviato da valmaura il 8 December, 2016 alle 1:58 pm

Glielo abbiamo detto all’allora candidato sindaco, Roberto Dipiazza, il giorno dopo il voto del primo turno delle recenti amministrative. Dopo aver letto i dieci punti che gli avevano scritto i suoi nuovi consiglieri e che lui aveva firmato pomposamente in diretta Telequattro, avevamo ribadito che non valevano la carta su cui erano redatti.

Glielo abbiamo ripetuto nel corso di questi mesi ed i nostri lettori saranno stanchi di leggerselo su queste pagine.

Hanno tirato a campare per quasi sei mesi e 200 giorni, ma su questa strada la produzione siderurgica (oddio: ghisa e carbon coke) della Ferriera non la chiuderanno mai, nemmeno in centomila di giorni.

Quello di oggi sul Piccolo ne è l’ennesima desolante conferma.

Ed è inutile prendersela con l’Azienda Sanitaria che in questo caso, come per gli 83 lavoratori Ferriera morti per tre soli tipi di tumore, il suo lavoro l’ha fatto.

A leggere l’odierna tappa dell’incapacità, e permetteteci anche dell’ignoranza, nel senso letterale del termine, cadono veramente le braccia e le illusioni in chi, tra i cittadini, ci aveva creduto.

Ma perché non dicono le cose chiaramente e come stanno?

In parte perché gli ambientalisti dell’ultima ora non le conoscono e dunque non lo sanno, come se occuparsi di un dramma che parte dal 1998 quando molti di loro portavano i calzoni corti o giocavano ai soldatini, ed a leggere i linguaggi di certi loro proclami pare che non ne abbiano perso l’abitudine (di giocare ai soldatini), in parte perché lo sanno ma non possono raccontare la verità.

Ovvero ricostruire come il loro “caro leader”, cioè il candidato Sindaco per cui hanno fatto la campagna elettorale e che poi hanno continuamente difeso ed elogiato in questi mesi, dopo averlo malissimo consigliato, quando l’ASS a firma del direttore di allora, Franco Rotelli, aveva mandato ben dodici lettere ufficiali al Comune, e cioè sempre all’allora Sindaco Dipiazza, questi nulla aveva fatto.

 Anzi, correva l’anno 2008, e al primo affacciarsi di Arvedi a Trieste Roberto Dipiazza aveva rilasciato una intervista a tutta pagina del Piccolo elogiando l’arrivo dell’imprenditore cremonese con la frase “Abbiamo fatto Bingo!”

In queste lettere l’ASS scriveva drammaticamente che “con i dati in esame trasmessi dall’ARPA” (media annuale del BenzoApirene pari a 8.8 nanogrammi contro l’ UNO dei limiti di legge) si verificava  “la sicura insorgenza di leucemie e neoplasie (tumori)” nella popolazione, lavoratori compresi.

Va ricordato, lo ha fatto ripetutamente in tutti questi anni il Circolo Miani diffondendo in città ordinanza sindacale e sentenze del TAR toscano e Consiglio di Stato, che per una media annua di 5.3 nanogrammi di BenzoApirene il Sindaco di Piombino aveva sequestrato e chiuso la Cokeria della Lucchini (proprietaria della Ferriera di Trieste) di Piombino (ottobre 2005).

Dunque con buona pace dell’assessora all’ambiente, familiarmente detta “la maestrina dalla penna nero-verde”, questa amministrazione ora si trova nella totale incapacità di risolvere il problema che può tuttalpiù far comodo in vista della campagna elettorale per le Regionali.

In tutta questa tragica vicenda poi c’è un convitato di pietra: la Procura, alla quale rivolgiamo pubblica domanda, magari attraverso il Nucleo di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza che sicuramente ci legge: che fine hanno fatto i fascicoli di indagine aperti, come da interviste rilasciate per due estati di Seguito al Piccolo dal precedente Procuratore Capo, Michele Dalla Costa, sui “mancati controlli dei controllori?”




Conventio ad excludendum.

» Inviato da valmaura il 24 November, 2016 alle 11:03 am

Tradotto dal latino. Accordo tra parti anche opposte per escludere altro sgradito.

Sostanzialmente è quello che è avvenuto da una quindicina di anni, e si intensifica ora, nei confronti del Circolo Miani, e non parliamo poi di Maurizio Fogar, e delle sua iniziative (compresa ovviamente la lista civica NO FERRIERA).

Che questo poi determini insuccessi e fiaschi tra i promotori della “santa alleanza” contro di noi questo ha poca importanza agli occhi di chi ha deciso di perdersi e si ostina, in questo aiutato da Giove, a non vedere la realtà.

E’ il caso del PD nei disastri elettorali portati a casa quest’anno (da Trieste a Monfalcone e dintorni) ma anche ai 5Stelle non va molto meglio. Ed anche dello stesso candidato Sindaco Dipiazza che per troppa sicumera al turno di ballottaggio ha rischiato l’impossibile, cioè di farsi rimontare perfino da Cosolini che ha recuperato, incredibile a dirsi, i due terzi del distacco elettorale.

Sulla questione Ferriera, politica e territorio, ad esempio, hanno scelto da tempo immemorabile di stendere una cortina di censura e di disinformazione, complice la stampa locale, ed anzi scopiazzano dalle nostre pagine gli articoli che scriviamo per poi spacciare goffamente come parto del loro impegno le nostre analisi e proposte.

Siamo al limite del ridicolo quando alcuni degli odierni “ambientalisti”che per anni non hanno mosso dito o addirittura rinfacciavano a Romano Pezzetta di “sputare nel piatto dove aveva mangiato”, pur di difendere la Ferriera o una parte politica (era il centrodestra anni fa e fino a ieri Cosolini, Laureni e il PD)

Non abbiamo l’assillo del copyright ma pretendiamo, è questione di elementare correttezza e civiltà, che quando viene ripresa una nostra notizia ne venga citata la fonte.

Mai accaduto e le conseguenze si vedono. Come il clamoroso infortunio occorso ai 5Stelle regionali per un convegno organizzato da Ussai dove finiscono per chiamare a relatori due “esperti” che garantiscono che l’aria che si respira attorno alla Ferriera è migliore di quella di Opicina, come giustamente mette in risalto il Piccolo a cui non pare vero che i Grillini facciano un tale favore alla Serracchiani ed al PD che neppure avrebbero osato pensare una simile iniziativa.

Oggi siamo alle solite. Vedere ad esempio i nostri ultimi articoli su queste pagine, inviati come sempre anche a tutte le testate giornalistiche, ed ovviamente mai ripresi e ci mancherebbe. Con atto di vero autolesionismo da parte del Piccolo e del suo editore politico di riferimento, insomma il PD.

Abbiamo sempre detto a Dipiazza che avrebbe dovuto mandare un superpacco regalo al direttore del quotidiano locale: il principale artefice della disfatta cosoliniana, un suicidio politico assistito alla grande.

Si dice che il tempo sia galantuomo e che basti aspettare seduti sul bordo del fiume.

C’è solo un particolare che ci disturba: che mentre aspettiamo di veder passare i corpi degli incapaci, dobbiamo continuare a respirare questa mefitica aria che la loro incompetenza ci costringe ad inalare.

Si è questo che ci preoccupa non l’essere “tagliati fuori” da una combriccola di incapaci con i quali non ambiamo per nulla mischiarci. La dignità per noi va di pari passo con la conoscenza.




Ferriera. Prendere tempo.

» Inviato da valmaura il 22 November, 2016 alle 12:31 pm

Se tutto quello che ha partorito in tre mesi, poco meno o più, nel suo primo “report” il consulente del Comune, il chimico Barbieri, è quello che stamane i triestini hanno letto sulla stampa allora c’è da chiedersi perché lo hanno assunto.

A riepilogare un rapporto della polizia municipale sulle chiamate ricevute sulla questione Ferriera negli ultimi anni da migliaia di cittadini, bastava la bravissima segretaria del Comando del corpo che lo ha poi redatto.

Ad elogiare l’operato, “ottimo”, dell’Arpa, con la quale per inciso il Barbieri, giustamente, ha anche un rapporto di consulenza lavorativa, non occorreva ricorrere a lui, in evidente eventuale conflitto di interessi. Né tantomeno per prendere atto che i miglioramenti, come dice Arvedi, ci sono stati ma non ancora nella misura completamente soddisfacente, come sostiene anche Arvedi quando invita ad aspettare l’ultimazione dei lavori. Insomma il rancio non è ottimo ma passabile.

Continuare poi a circoscrivere gli episodi a Servola, anzi a cinque strade, e non prendere in dovuto conto tutta l’area che da Muggia, passando per Aquilinia, San Sabba, Monte San Pantaleone, Valmaura, Chiarbola, Ponziana va a Campi Elisi-San Vito, giusto per tenersi stretti, è una visione che non aiuta a capire, e dunque a risolvere.

Ecco se tutto questo serve a prendere tempo (Giulio Andreotti diceva “meglio tirare a campare che tirare le cuoia” ed i risultati l’Italia li ha visti) allora la linea Dipiazza e dei suoi sostenitori è nel giusto. Anche se ragionevolmente crediamo che inevitabilmente comunque prima o dopo “il banco salti”, ma nella loro mente forse è sufficiente tirare avanti fino alle regionali della primavera 2018.

Ma se questa è la strada per chiudere, magari non nei cento giorni tra poco doppiati, la produzione siderurgica della Ferriera allora stiamo freschi, e sofferenti come prima.

Se le parole bastassero a “chiudere” lo stabilimento, Dipiazza ed altri con lui, lo avrebbero già sepolto dal 2001. Ma non è così. Ci vogliono conoscenze che questi non hanno e coraggio nell’assumersi responsabilità, idem, vista la pluridecennale assenza delle altre istituzioni di controllo.

Tutto qua. Altrimenti nel Poker questo si chiama “Bluff”, talvolta funziona finchè uno non decide di venire a vedere le carte altrui, ed allora son dolori …




Ater e Ferriera.

» Inviato da valmaura il 11 November, 2016 alle 1:09 pm

Leggiamo oggi una ennesima intervista del direttore Ater Ius a tutta pagina sul Piccolo sulla disgraziatissima vicenda delle case Ater di Coloncovez.

Il direttore generale Ater, ed unico amministratore nominato dalla Giunta regionale su indicazione dell’assessore Santoro, spara a zero contro tutto e tutti, accusandoli, a partire dagli inquilini, di “ingigantire” e sostanzialmente di inventare un inesistente disagio. Poi se la prende con coloro, senza fare nomi ed indicazioni, che intendono speculare sulla vicenda per attaccare l’incolpevole Ater.

Allora direttore Ius ci risponda pubblicamente a delle domandine facili facili.

Quanti anni si è trascinata la rimessa a nuovo di quelli stabili?

Corrisponde al vero che i soldi pubblici impiegati dall’Ater superano abbondantemente i quattro milioni?

Viste le note difficoltà finanziarie, riconosciute pubblicamente anche dall’Ater, delle imprese che dovevano eseguire i lavori, quanti controlli degli stessi ha effettuato il direttore Ater nel corso degli anni di lavoro, visti anche i ritardi nella loro, si fa per dire, ultimazione?

Quali e quanti controlli sono stati eseguiti dall’Ater sulla qualità del materiale impiegato (vedi controsoffitti che vengono giù, e caldaie che perdono) e sulla sua messa in opera?

Ecco invece di sparare nel mucchio risponda per favore a queste semplici domande.

Ce ne è un’altra, ma non rivolta a Ius, bensì alla Regione e alla Santoro: cosa si aspetta a rimuovere sui due piedi un dirigente ed i funzionari di un’azienda pubblica che si comportano in siffatto modo permettendo un tale utilizzo del pubblico denaro affidato all’Ater, i danni alla immagine dell’Ente, ed i disagi agli incolpevoli inquilini, visto che le azioni di recupero su ditte fallite annunziate dal Ius non porteranno realisticamente a poco più di nulla?

E veniamo alla Ferriera.

Interrogare la Giunta regionale, caro Andrea Ussai, per chiedere una indagine epidemiologica che, ricordiamolo, si fa incrociando gli archivi informatici di ospedali, Burlo, Centro Tumori, distretti sanitari e, se si è particolarmente volonterosi, anche medici di base e farmacisti, e dunque non costa nulla ma solo un po’ di tempo, solo per Servola e non invece su tutta la città e Muggia, non serve a nulla.

Lo abbiamo detto e scritto dal 1998, da quando cioè il Circolo Miani inoltrò la prima richiesta formale all’Azienda Sanitaria territoriale e la reiterò per dieci anni di fila supportato da medici del Burlo e del Centro Tumori.

Inutilmente perché la risposta fu sempre e solo negativa, governasse il centrosinistra o il centrodestra, che con la Regione nominavano i vertici dell’ASS.

Lo ha scritto l’ing. Vatta nell’unico completo studio di 62 pagine contenente cartine e grafici che l’Arpa ha realizzato e presentato a tutti, proprio tutti, nel luglio 2008, confermando quanto da noi sempre sostenuto. Ovvero che il raggio di diffusione delle emissioni e dei gas della Ferriera coinvolgono tutta la città e Muggia, investendo appieno anche Capodistria, come ha dimostrato l’indagine della sanità e dell’Arsa slovene, da un lato, ed in particolari condizioni climatiche raggiungendo Monfalcone e Grado.

Dunque perché continuare ad ignorare questi dati, perché continuare nell’errore di limitare l’indagine solo a Servola?

La posizione geografica della Ferriera e la ventosità di Trieste sono ben lontane dalle condizioni in cui opera l’Ilva di Taranto e non per niente i danni sono in proporzione più gravi qui da noi.

Sembra proprio che il lavoro e le esperienze fatte in diciotto anni non contino proprio nulla e nulla insegnino anche ai politici meglio animati di buona volontà.




Giardini inquinati.

» Inviato da valmaura il 7 October, 2016 alle 12:58 pm

E non solo. Infatti se risultano così fortemente inquinati i giardini campionati, anche tutte le aree scoperte, verdi e non, private e pubbliche e finanche le piante sui balconi, hanno lo stesso grado di pericolosità per la nostra salute.

Oggi sul Piccolo esce la supercazzola dell’assessore comunale all’ambiente, dove in un linguaggio involuto e burocratico si capisce solo una cosa: che intende rinviare la questione sine die ovvero per almeno due anni. E nel frattempo chi e come tratta le aree in questione e tutte quelle limitrofe?

Con quali precauzioni per la salute degli operatori pubblici e soprattutto dei cittadini, dei bambini, degli animali domestici?

Capiamo che è più facile e semplicistico occuparsi di fare mozioni sullo striscione per Giulio Regeni oppure sui veti e non veti (a proposito i funzionari comunali che hanno esposto l’amministrazione ad una figuraccia epocale, stanno ancora al loro posto?) sulla celebrazione della infausta data anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, che dei veri problemi della città.

A partire dalle emergenze Ospedali e Sanità, a quella sulla povertà crescente dove la presenza di un assessore come Grilli doveva essere una garanzia, al degrado senza fine di quasi tutti i quartieri periferici.

Come abbiamo già detto e scritto pensare di risolvere il tutto con due sfalci di erbacce e riparando qualche buca sull’asfalto, è come curare il raffreddore ad uno che soffre di tumore. Le priorità sono evidentemente altre.

Non fate rimpiangere la gente di avervi scelto, diteci che siete anche capaci di altro, per favore.




Arpa o non Arpa?

» Inviato da valmaura il 23 July, 2016 alle 11:04 am

“Arpa ente (giudice) terzo” ha solennemente affermato sulle colonne del Piccolo la rediviva senatrice PD Tamara Blasina.

Che fa vuole “babbiare” signora?

Insomma che fa: scherza? Da quando esiste, l’Arpa altro non è stata che una emanazione della maggioranza e dei partiti che governano la Regione, a volte di centrodestra a volte, come ora, di centrosinistra.

Potremmo qui portare innumerevoli esempi, fatti non opinioni, che lo confermano.

Ma basta scorrere indietro negli anni le nostre pagine Facebook oppure leggersi a partire dal 2005, prima usavamo la vecchia carta, il sito online www.circolomiani.it, e allora?

Oppure ricordarsi degli articoli di cronaca nera in cui l’Arpa a Trieste, Gorizia, Udine è stata protagonista negativa di vicende giudiziarie.

E questa sarebbe per la Blasina il “giudice terzo”? Via non scherziamo per favore.

Vero è, statene certi, che il neo-ri Sindaco al momento di assumersi delle responsabilità nulla farà di diverso di quanto l’Arpa indicherà. Soprattutto poi da quando Arvedi ha minacciato risarcimenti legali per oltre 200 milioni e chissà di quanto gli sarà salita la febbre, all’infermo Roberto (auguroni vecchio).

Tutto il resto è “ammuina”, “fuffa” come la rete di centraline comunali. Nei suoi dieci punti in cento giorni (come i “sette chili in sette giorni” del film di Verdone) Dipiazza al sesto scriveva di installarne “una” di centraline e sempre se, e solo se, la Fondazione Crt gliela pagava.

Arpa o non Arpa? Già, questo è il problema, ma non il solo, anzi.




Numeri alla cazzo di cane.

» Inviato da valmaura il 8 July, 2016 alle 10:36 am

Non male se a farlo, anzi scriverlo sul Piccolo di cui è opinionista-editorialista è quel Roberto Weber, “intellettuale” del PD, che con i numeri ci lavora.

Infatti è uno dei soci fondatori della SWG, l’istituto di sondaggi famoso per aver toppato l’elezione del primo Prodi per non aver calcolato che la Lega Nord allora correva da sola alle politiche.

E la lega Nord è proprio la bestia nera di Weber a cui non va bene una che è una.

L’altro giorno parlando, ed analizzando per quel che valgono i suoi pensieri, del recente voto amministrativo scriveva della Lega che è passata dai 5387 voti delle comunali del 2011 ai 7339 del 2016 ottenendo però ben sei consiglieri comunali contro l’uno eletto nel 2011 ed imputando il ciò alla minore affluenza al voto.

Niente di più sbagliato. Intanto la Lega Nord nel 2011 elesse due consiglieri e non uno. Poi allora era nella coalizione perdente e non aveva goduto, come oggi, degli effetti del premio di maggioranza previsto dalla legge del 1993.

Insomma il Weber pensiero, almeno matematicamente parlando, è una solenne cazzata.

Non male appunto per uno che con i numeri ci lavora e peggio ancora al giornale che continua ad ospitare editorialisti così affidabili.

Poi certo può pure rampognare a suon di “cazzate” la scelta di obiezione fiscale attuata da Trieste Libera, ma è come se la “Muta di Cavana” desse della puttana ad una suora di clausura delle Orsoline.




Chi di censura ferisce …

» Inviato da valmaura il 19 June, 2016 alle 10:52 am

E si che l’aver lavorato all’Ora di Palermo qualcosa avrebbe ben dovuto insegnargli.

Come scrive Nando Dalla Chiesa nel suo “Delitto imperfetto”, la prima corona che arriva al funerale di una vittima della mafia la manda chi lo ha ucciso.

Leggere ora il solito luogo comune, il ritornello fisso come un disco rotto, che il Piccolo ha narrato per tre mesi, che “questa campagna elettorale è stata scialba, piatta e noiosa, senza proposte concrete sui problemi del territorio” anche nell’editoriale odierno del direttore di quel foglio fiancheggiatore del PD: ecco ricorda la corona funebre di cui sopra.

Intendiamoci nulla di male che il Gruppo editoriale di cui fanno parte Piccolo e Messaggero Veneto scelga, tra alti e bassi, di appoggiare costantemente Renzi e il PD.

Male invece che per farlo utilizzi anche cospicui contributi pubblici, cioè di tutti gli italiani la cui stragrande maggioranza o non vota o vota per altre forze politiche, derivanti dalla legge per l’editoria.

Quando per tutta la campagna elettorale e per sedici anni di fila si censurano ed oscurano, anche evidentemente al suo direttore facendogli fare una ineguagliabile figura da peracottaio, le iniziative del Circolo Miani, Lucchini dixit prima, ed ora di NO FERRIERA che nel suo programma parlava concretamente, ovvero indicando le soluzioni, dei principali problemi che attagliano il nostro territorio, poi si finisce a scrivere le solite banalità un tanto al chilo.

Si rilegga l’articolo di quel suo stipendiato che nel confrontare i programmi dei candidati con il tema cultura (quale: quella accademica, baronale, istituzionale, autoreferenziale alla “premio giornalistico Lucchetta” che non frega nulla se non ai soliti noti. Oppure quelle descritte da Carlo Tullio Altan, tra i fondatori del Miani, nei suoi pregevoli saggi?) arriva a scrivere per Maurizio Fogar “Non pervenuta”.

E siccome lei vanta una esperienza giornalistica in Sicilia le ricordo solo alcuni dei testimoni ospitati ripetutamente dal Circolo Miani presieduto proprio da Maurizio Fogar, sugli oltre centocinquanta portati a Trieste, sulla lotta alla mafia ed alla “palude” in cui prospera: Leoluca Orlando (quattro volte), Etrio Fidora, Nando Dalla Chiesa (sette volte), Pino Arlacchi, Davide Grassi, Giancarlo Caselli (due volte), Pierluigi Vigna, padre Ennio Pintacuda.

Appunto “cultura mafiosa non pervenuta”.

In quanto al resto ho già scritto che se fossi in Dipiazza ed in subordine anche in Menis, che non poteva fare peggiore campagna elettorale esemplarmente sintetizzata con il “dagli al vecchio elettore” (evidentemente non ha mai letto “Lettera ad una professoressa”,  in realtà una maestra, di Don Lorenzo Milani), le sarei debitore in eterno per come il Piccolo è riuscito a portare in dote ai due il voto antiFerriera dei suoi sempre meno lettori-elettori cancellando proprio la lista NO FERRIERA SI TRIESTE.

Esattamente come accadde nel 2001 quando analoga condotta fottè Federico Pacorini a tutto vantaggio di Roberto Dipiazza. Errare è umano, perseverare diabolico: complimenti.

Ma non lo dica a Cosolini, che forse non se ne accorge.




Inverecondo e vergognoso.

» Inviato da valmaura il 11 May, 2016 alle 10:40 am

Piazzale Rosmini sta divenendo come il formaggio per i topi in tempo di campagna elettorale.
Punto fisso di iniziative per raccogliere voti alla disperata.
Per anni e anni la Lega Nord, il Movimento 5 Stelle, e vedremo chi altri ancora, non si sono mai fatti vedere dalle nostre parti. Nostre perché chi scrive è cresciuto giocando e pattinando in questo giardino e dal 1960 ci abita accanto.
Ora di colpo fanno conferenze stampa, concerti e quant’altro, ovviamente a due settimane dal voto.
Noi, inteso come Circolo Miani e con NO FERRIERA SI TRIESTE, da anni invece, sedici per l’esattezza, abbiamo incontrato periodicamente gli abitanti del quartiere, abbiamo organizzato assemblee rionali nella dirimpettaia sala parrocchiale della Chiesa, abbiamo distribuito materiale informativo ai frequentatori del giardino. A partire dal 2000 in occasione dell’infausta scelta di aprire un tubificio industriale, con altoforno, a due passi in via von Bruck.
Ora arrivano questi: va bene che siamo in campagna elettorale ma la decenza ha un limite.
Tanto per far loro una domandina, visto che siedono nelle istituzioni da cinque e più anni, come mai si sono accorti della folle (perché sbagliata anche tecnicamente) decisione di piazzare una centralina in mezzo al giardino solo a “babbo morto”, e dopo le proteste dei residenti?
Che ci stanno a fare allora in Comune e Regione se le cose vengono a saperle solo dopo?
Ci raccontino di questo, invece!
Vergognoso invece il comportamento del piccolo giornale che sta operando una vera e propria mistificazione sulla campagna elettorale, oscurando pressoché totalmente NO FERRIERA SI TRIESTE e negando ai suoi sempre meno lettori quel minimo di informazione utile per formarsi un’opinione su chi e perché, caso mai, votare.
Ad oggi, da febbraio, ovvero da quando la lista civica è nata e poi ha presentato per prima la lista dei candidati e raccolto 640 sottoscrizioni, contro le 350 necessarie, sul foglio locale siamo apparsi tre volte in tutto, più due notiziole in “breve” di tre righette, con uno spazio risibile se confrontato a quello dedicato a qualunque altra formazione politica e senza mai, caso unico, veder pubblicato il simbolo elettorale della lista, se non in formato da microscopio elettronico in occasione del comunicato della commissione elettorale del Comune come fatto obbligatoriamente per tutte le liste ammesse.
Lo avevamo scritto e riscritto: questa è una elezione truffa che avviene senza che le istituzioni, dalla Prefettura in giù, si muovano a tutela della Carta Costituzionale.
Non parliamo poi del silenzio di partiti e movimenti ai quali avevamo rivolto l’invito a denunciare questo vulnus, a vantaggio non nostro ma a difesa dei diritti dei cittadini elettori.
Silenzio su tutto il fronte. Hanno anche continuato a partecipare ad iniziative che discriminavano sugli inviti ai candidati, chiamando solo quelli “graditi”, ultima l’iniziativa di ieri della Confcommercio.
Un disonore ed una vergogna di cui avremo precisa memoria.
Si comportano così perche sperano di trarne vantaggio, per meschino interesse di bottega e tornaconto elettorale.
Non sanno i danni che provocano alle regole fondanti di una democrazia.
E il giornale che è l’organo locale del PD in ossequio alla linea editoriale del Gruppo deve voler molto male “all’amico” Cosolini, perchè così facendo, ovvero cancellando NO FERRIERA, porta in grazioso omaggio i voti di chi vuole chiudere la fabbrica ai concorrenti diretti del sindaco uscente che già di suo, come indicano alcuni segretissimi ma non troppo sondaggi, corre il serio rischio di non arrivare nemmeno al ballottaggio.
Post scriptum. Oggi i sindacati in una nota che da sola ha più spazio di quanto pubblicato finora su NO FERRIERA SI TRIESTE, annunciano di voler incontrare i candidati sindaci, come del resto annunciato dal Comitato 5 dicembre dove però l’incontro è stato riservato finora solo al duo Cosolini-Dipiazza, anche se con marcate note di involontaria comicità.
Peccato che nel lungo monologo sindacale si parli esclusivamente di “imbrattamento”.
Insomma per i tantissimi ammalati ed i morti, dentro (83 lavoratori) e fuori, è tutto colpa di un fastidioso spruzzo di polvere. Sembra la pubblicità di una nota marca di scopini.
Nella foto sulla pagina Facebook Circolo Miani: la "polvere" in un'uscita recentissima.




FERRIERA. Con le scuse ci facciamo la birra.

» Inviato da valmaura il 23 April, 2016 alle 11:59 am

Recita Kit Carson a Tex Willer.

Già le scuse, ripetute, di Siderurgica Triestina in Arvedi stanno a zero.

Dopo l’ennesima “soffiata” dell’Altoforno, si chiama così non “sbuffo”, ripetutasi negli ultimi giorni, la proprietà scrive e il piccolo giornale subito pubblica l’ennesima spiegazione che in realtà non risolve nulla. Quello che accade sull’Altoforno non è altro che conseguenza della vetustà dell’impianto e dell’inefficacia dei lavori asseritamente “fatti”.

Arpa se ci sei batti un colpo. Ma prima e non dopo.

Via Valmaura, “Serpentone” dove Ater e Comune nei primi anni Ottanta hanno mandato a “vivere” 1456 persone (agli imbecilli che imputano ai cittadini di aver “scelto” di andare ad abitare vicino alla Ferriera magari per specularci sopra, questi “palazzinari!”).

Marito, operaio di mezza età, operato per un tumore alla gola. Figlia adolescente che combatte da 6 anni con una violentissima asma (che i pneumologi imputano soprattutto all’inquinamento della Ferriera), seconda figlia di otto anni sotto esami in questi giorni per sospetta insorgenza di asma, come la giovane madre che martedì conoscerà se la macchia nera di due centimetri rilevata nei suoi polmoni è un tumore o meno.

E parlano di “tregua”. Questa è una strage altro che “tregua” e confronti.

Tutto molto semplice come la strategia del Sindaco Cosolini sulla Ferriera, di più non ha senso commentare che lo capiscono anche i bambini, quelli ancora vivi o non malati.

In quanto al piccolo giornale, cambiano i direttori ma la minestra è sempre la stessa, censura e ancora censura.

Poi fanno i convegni sul “buon giornalismo” a Trieste in piazza della Borsa sotto il tendone da circo con tutti i protagonisti da copione: Serracchiani, Cosolini, la stampa locale in massa.

Nel film “Prima Pagina” il capolavoro di Billy Wilder, con Jack Lemmon e Walter Matthau, che interpretano il ruolo di giornalista il primo e direttore di quotidiano il secondo, quando Matthau domanda a Lemmon “Ma hai detto a tua madre che fai il giornalista?”. Lui risponde così “Scherzi, le ho detto che suono il pianoforte in un bordello. Se sapesse che faccio il giornalista mi caccerebbe subito da casa.”

Ecco, qui nella media siamo al livello di lavare le scale in un bordello!

In quanto alla miracolosa apparizione di Fogar a Telequattro, erano cinque anni almeno che non ci metteva piede, la sede era ancora in Fiera, la cosa è dovuta semplicemente agli obblighi di legge sulla “par condicio” elettorale scattata proprio il 21 aprile.

Ovviamente nessuno degli altri candidati o partiti e movimenti ha risposto alla nostra lettera dove denunciavamo la vergognosa discriminazione attuata nei confronti della lista NO FERRIERA SI TRIESTE, che di fatto trasforma queste elezioni in una truffa ai danni dei cittadini. E che continua non solo su stampa e Tivù ma anche negli “inviti” ai dibattiti con i “candidati sindaci” organizzati da associazioni varie, dalle figlie di Maria a Dialoghi europei, immaginiamo finanziati anche con soldi pubblici.

Meglio così. Preferiamo battere le strade che i salotti  “buoni”.

Tanto lì notoriamente non si batte chiodo.




Imbrattamento? Come una pipì sul muro?

» Inviato da valmaura il 13 April, 2016 alle 11:04 am

Apprendiamo oggi dal piccolo giornale, dunque notizia nei dettagli da prendere con molle, pinzette e guanti in lattice, che per la Ferriera si aprono due nuovi procedimenti giudiziari per il reato di “imbrattamento”.

Ambedue i provvedimenti vedono come indagato Francesco Rosato, per lunghi anni direttore della Ferriera e negli ultimi addirittura della Lucchini Italia. Nel frattempo assunto dal Comune di Trieste, con delibera Omero-Cosolini, quale consulente e poi di nuovo ai vertici della Ferriera per il Gruppo Arvedi. In itinere sotto processo, dopo i 24 giorni di arresto (Procure di Perugia e Grosseto non Trieste) per smaltimento illecito di rifiuti “speciali” (tossici) e falso.

Dunque perfettamente titolato per la consulenza pubblica. Insomma dalle aule dei Tribunali a quella del Consiglio comunale di Trieste.

Dobbiamo subito dire che perseguire le emissioni inquinanti della Ferriera come “imbrattamento”, e contemporaneamente aprire altri fascicoli sullo stesso reato per il reiterarsi della situazione, lascia francamente disorientati e sconcertati. Siamo sulla stessa tipologia delle pisciate fuori ordinanza sui muri della città. Ma i danni causati alla società, in questo caso le comunità di Trieste e Muggia, non sono neanche lontanamente paragonabili.

La montagna ha partorito il classicissimo topolino se dopo mesi e mesi di indagine della Procura queste sono le conclusioni. E attenzione non perché la Ferriera non inquini, questo è stato provato dalle misurazioni e dagli sforamenti ripetuti e riconosciuto, almeno a leggere la stampa locale, dalla stessa Procura. Ma la tipologia dell’imputazione contestata appare decisamente non conforme alle infrazioni contestate. Pensate se la magistratura di Taranto o quella di Udine avessero contestato all’Ilva o alla Caffaro di Torviscosa, il semplice “imbrattamento”.

A voi le conclusioni mentre vi guardate qui sotto l’ultima puntata di NO FERRIERA in onda ogni sabato alle 18.45 e 20.30 su TeleAntenna, Canale 98, con Maurizio Fogar.

 https://www.youtube.com/watch?v=5k3er1J4xMg




105 – 70 – 68 - 58 per 20.

» Inviato da valmaura il 8 April, 2016 alle 5:07 pm

Non sono numeri da giocarsi al lotto.

Sono le medie giornaliere sulle 24 ore registrate dalla centralina mobile di via San Lorenzo in Selva negli ultimi quattro giorni per le Polveri Sottili-PM10. Il limite italiano è 50, quello europeo 35.

20 sono le giornate, su un totale di 35 all’anno, di superamento contemplate nella vecchia legge. Nella nuova sono appunto 20 su 365 giorni, ma qui di giorni ne sono passati più o meno 90.

Questo si respira fuori dalla Ferriera e dentro?

Se invece di Mario Rossi ci lavorassero i figli di Agnelli e Montezemolo sarebbe lo stesso?

E’ proprio vero che la salute della povera gente non vale nulla.

Ma possiamo cambiare, possiamo mandarli a casa, loro e i loro amici della politica e degli affari.

Possiamo tutelare la salute nostra e dei lavoratori, chiudere la Ferriera senza perdere un solo posto di lavoro ma anzi aumentandoli.

Insieme, tutti insieme, votando NO FERRIERA SI TRIESTE!




Ferriera. Surreale!

» Inviato da valmaura il 6 April, 2016 alle 10:31 am

Non ci crede più nessuno, nemmeno i loro.
Ma i politici, dalla Serracchiani in giù, continuano ad imbandire “tavoli” su tavoli, “task force” e “commando” sulle questioni della Ferriera.
Una situazione surreale, totalmente surreale. Come gli articoli del Maranzana sul piccolo giornale, addio Possamai, che se messi insieme e raccolti in un libello sono una vera elegia del cavaliere di Cremona, Arvedi.
Senza sprezzo del pericolo e del ridicolo in questi anni il maranza ha superato ogni cantore precedente, speriamo per lui che almeno gli abbiano offerto un caffè.
Non si rendono conto, lui ed i politici, che sono stati nei fatti i peggiori nemici di chi tanto volevano proteggere. Se Arvedi fosse uno scaramantico girerebbe, lo diciamo per riguardo alle lettrici, con un corno gigante in mano ogni volta che questi aprono bocca.
Sono talmente poco credibili che la gente li spernacchia anche le rarissime volte, praticamente mai, quando non dicono sciocchezze.
Il Cosolini che dice con qualche annetto di ritardo, un secolo più o meno, che salute e lavoro non possono essere incompatibili. Per uno che nasce a sinistra e si professa progressista, non male.
Lo avevano già scoperto nei primi del Novecento i sindacati americani che contrapporre salute e lavoro era esattamente fare il gioco dei “padroni”, allora li chiamavano giustamente così, e cadere nel peggiore dei ricatti possibili. La vita in cambio di un duro e sottopagato lavoro.
Solo pochissimi anni fa, appena incoronato segretario del PD, dichiarò al piccolo giornale in una intervistona tutta pagina con fotona proporzionale alla stazza fisica, che sulla Ferriera “tra salute e lavoro sceglieva il lavoro”. Il “compagno” Cosolini.
Oggi continuano imperterriti, come dei marziani, a pontificare nel surreale più completo.
Dei sonnambuli della politica, ecco cosa sono. Qualcuno, di buon cuore e di bocca buona li svegli per favore. Ma piano e delicatamente sennò c’è il rischio che dicano qualcosa di sensato.
Domenica 5 giugno riportiamoli alla realtà votando per il Comune e Circoscrizioni

NO FERRIERA SI TRIESTE!




L’AIA alla Ferriera va tolta, e basta!

» Inviato da valmaura il 31 March, 2016 alle 10:45 am

Leggiamo in questi giorni un affannarsi di dichiarazioni, a partire dai 5Stelle, in cui si chiede una “revisione” dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, recentemente rilasciata da Regione, Provincia e Comune, lo ripetiamo perché qualcheduno un po’ distratto tende sempre a dimenticare nelle dichiarazioni pubbliche gli ultimi due.

Macchè revisione e revisione, l’Aia semplicemente non poteva, né doveva, essere concessa. E non per opinioni personali ma per il semplice rispetto ed applicazione di quanto prevede la legge europea ed italiana. Punto.

Il Circolo Miani e Maurizio Fogar hanno inoltre presentato una formale denuncia alla procura della Repubblica per le modalità di convocazione e svolgimento della Conferenza dei Servizi regionale che ha rilasciato l’AIA. Che non ha rispettato e anzi ha pienamente e sfacciatamente disatteso le modalità di convocazione della stessa, ignorando bellamente le norme previste in materia da parte della legislazione vigente. Tale fatto di per se basterebbe, se riconosciuto dall’autorità giudiziaria ed in caso contrario sarebbe un’ignoranza unica e preoccupante rispetto al comportamento della magistratura italiana, ad invalidare lavori e conclusioni della Conferenza regionale e di conseguenza a rendere illegale la concessione dell’Aia.

A cosa serve poi insistere, come fanno sempre i 5Stelle, nel chiedere al Sindaco ordinanze che non valgono nemmeno la carta su cui sono scritte. Ne abbiamo avuto quindicinale conferma prima con Dipiazza ora con Cosolini. A cosa serve “ordinare” una riduzione della produzione di Cokeria e Altoforno, se poi nessuno, e sottolineiamo la parola nessuno, fa poi controlli e verifiche.

La nuova AIA è stata rilasciata dalla Regione, su approvazione di Comune e provincia, esattamente con le stesse modalità delle precedente, votata dalla Giunta regionale Illy-Cosolini perché allora il Comune aveva almeno avuto il pudore di opporvisi formalmente. Quella stessa AIA che la Procura, ma a tempo scaduto dopo oltre cinque anni, aveva definito “talmente generica ed inefficace da risultare inutile”. Peccato appunto che lo avesse fatto a “babbo morto” come recita Totò.

Ma oltre alla Sara Vito, l’assessore regionale all’Ambiente che si batte per la “decarbonizzazione” della “sua” Monfalcone, sentite qua l’ultima sparata propagandistica della Giunta Comunale made PD. Che il 7 aprile ci invita a firma Laureni a partecipare alla presentazione de “Il piano d’azione per l’energia sostenibile del Comune di Trieste”, relatori proprio il duo Cosolini-Laureni.

Vi prego di apprezzare il passaggio iniziale.

“Il Piano, approvato due anni fa, è lo strumento operativo per attuare il Patto dei Sindaci. Il Patto impegna i comuni che lo sottoscrivono ad adottare ad adottare comportamenti virtuosi in materia di energia rinnovabile e di risparmio energetico. In particolare li impegna a perseguire l’obiettivo di ridurre del 20% entro il 2020 la produzione di anidride carbonica rispetto al 2001 (assunto come anno di riferimento).”

Ferriera ovviamente esclusa.

Notare la finezza di quel “comportamenti virtuosi”.

Basta ridere! Pensate piuttosto a votare e far votare NO FERRIERA Si Trieste.




Perché diamo tanto fastidio?

» Inviato da valmaura il 20 March, 2016 alle 2:03 pm

Perché telequattro, iniziali minuscole di rigore, ci oscura da anni?

E non hanno neppure il senso del ridicolo quando danno nelle intenzioni di voto, loro iniziativa e per tanto da prendere con le molle ed i guanti di lattice, quella alla lista NO FERRIERA, sulla quale nulla hanno trasmesso e tantomeno sul candidato Sindaco, come la più alta su quelle di nuova presentazione

Perché il piccolo giornale (copyright Circolo Miani) dall’anno 2000 (e fanno sedici) ci censura è quando può ci diffama? L’ultima trovata è far risalire nelle primissime posizioni dei motori di ricerca alle voci Maurizio Fogar e Circolo Miani le notizie del 2008, 2010/1 non aggiornate come la legge impone con l’assoluzione definitiva nella formula più ampia perché “il fatto non sussiste”.

Perché il piccolo giornale non ha mai pubblicato, non diciamo le fotone riservate agli altri, TUTTI gli altri, ma neppure il simbolo della Lista civica?

E perché su questa macelleria messicana della disinformazione tutti, ma proprio tutti i politici 5Stelle compresi, gli enti e le istituzioni democratiche tacciono?

Perché diversi signori che di Ferriera, inquinamento, salute, ecc. si sono occupati solo ora o pure da qualche annetto, hanno come bersaglio primario non le proprietà dello stabilimento, politica, stampa ed istituzioni loro complici ma soprattutto Maurizio Fogar ed il Circolo Miani?

Perché l’Ater targata PD, pur avendo centinaia di immobili sfitti e vuoti insiste con accanimento mai visto a Trieste a voler sfrattare, e di fatto chiudere, il Circolo Miani?

In aperta violazione delle leggi e norme regionali e perfino del voto unanime del Consiglio comunale e della Commissione regionale competente?

Noi una risposta semplice e chiara ce l’abbiamo, mentre per i diffamatori attendiamo le sentenze del Tribunale al quale abbiamo denunciato dodici di loro.

E voi che idea vi siete fatta?

https://www.youtube.com/watch?v=j3vowbyQBiQ




640 (su 350 necessarie) le firme raccolte.

» Inviato da valmaura il 14 March, 2016 alle 2:25 pm

Grazie a tutti. A partire dai tanti volontari che in due sabati hanno permesso di superare di slancio la soglia delle 350 firme autenticate necessarie per presentare la lista NO FERRIERA.

700 è il limite massimo fissato dalla legge, e se non interrompevamo la raccolta tempo un’ora ed eravamo nei guai. Perciò ripetiamo alle persone che ci telefonano o ci scrivono per informarsi come e dove firmare: grazie ma non serve più.

Concentriamoci piuttosto su come far conoscere la lista dei candidati (una sessantina tra Comune di Trieste e Circoscrizioni), il breve ma efficace programma, l’unico che offra finalmente ai cittadini l’utilità di tornare a votare, la concretezza dei risultati.

Abbiamo già “apprezzato” la lealtà informativa del piccolo giornale e telequattro. Silenzio totale sulla nostra lista e silenzio su dove si invitavano i cittadini a firmare. Meglio così. Con questa “informazione” più la conosci e più la eviti, come recitava anni fa il fortunato spot contro l’Aids.

E grazie ai tantissimi cittadini che senza fatica né fastidio estraevano il documento d’identità e si mettevano pazientemente in fila, anche con la Bora e temperature finalmente invernali.

Se il buongiorno si vede dal mattino …




Vi racconto una storiella.

» Inviato da valmaura il 11 March, 2016 alle 12:38 pm

Esemplare, molto esemplare di cosa significhi dignità, coerenza e rifiuto ad ogni compromissione con questo potere politico. In parole povere la difesa dei principi di democrazia e diritto.

A parole sottoscritti e condivisi da tutti i quaranta consiglieri comunali ma nella pratica ignorati.

Due settimane fa avevamo chiesto, come Circolo Miani, all’ufficio “Grandi Eventi”, non ridete si chiama proprio così e ci lavorano tre bravissime persone, del Comune di Trieste, la solita autorizzazione per occupare, testuale, due metri di suolo pubblico.

Si trattava delle due iniziative programmate per questo sabato pomeriggio e per domenica mattina, rispettivamente in via delle Torri dalle 16 alle 19.30, ed in piazza della Borsa (Fontana) dalle 10 alle 12.30, finalizzate alla raccolta firme di presentazione della Lista civica NO FERRIERA, con annesse sette gigantografie sul recente arvediano inquinamento della Ferriera.

Nulla quaestio per via delle Torri, invece per piazza della Borsa, nonostante si fosse fuori dal perimetro sottoposto a particolari vincoli, l’ufficio comunale ci informava fino a stamane che il prescritto parere da parte del Sindaco, attraverso la sua capa di gabinetto, l’irraggiungibile, nel senso che in questi cinque anni non siamo mai riusciti a parlarle, per quanti tentativi facessimo, al telefono né tantomeno conoscerla di persona, Taucer, non era loro pervenuto nonostante i solleciti.

A quel punto Maurizio Fogar comunicava alla segreteria del Sindaco, la Taucer per non smentirsi era irreperibile, ed alla segreteria del Vicesindaco nonchè assessore alla Polizia municipale, che lui stesso con i volontari del Circolo avrebbe comunque tenuto anche la manifestazione della domenica mattina in piazza della Borsa, allargandola pure alla denuncia pubblica nei confronti.del concetto di democrazia e di libertà che questa amministrazione così bene esprimeva.

Come per incanto oltre un’ora dopo arrivava dagli uffici comunali anche la seconda autorizzazione per “intervenuto parere favorevole del sindaco”.

Ecco una storiella apparentemente da poco ed invece esemplare di come bisogni lottare, e vincere, ogni giorno per difendere quei diritti che la nostra Costituzione pone alla base della nostra Repubblica e principi pieni di reali contenuti quali la libertà di parola e di manifestazione, il rispetto della democrazia che qui si concretavano nella libera scelta di manifestare contro l’inquinamento della Ferriera e nella raccolta di firme allegata.

Se ne ricordi bene chiunque pensi di confrontarsi con questo sindaco e con questa politica.




Una “informazione” indecorosa.

» Inviato da valmaura il 7 March, 2016 alle 10:08 am

Non troviamo altro termine per aggettivare quello che dovrebbe, ma assai dovrebbe, essere il quotidiano di Trieste e che invece altro non è che il bollettino di un partito, il PD, e del sistema di potere ad esso collegato.
Da giorni e giorni, da settimane continua a dedicare due pagine fisse, spesso le prime della cronaca locale, alle primarie di un partito che in città raccoglie si e no il voto del 20% dei triestini.
Poi solitamente un’altra pagina, quando non due, viene riservata alle “servate”, ai bisticci interni al Centrodestra ed ai 5Stelle.
Poi quasi fissa vi è una pagina osannante l’operato del commissario del porto, il protegè di Serracchiani e Cosolini, insomma una pagina di propaganda mica tanto indiretta sempre del PD.
Poi si domandano perché il quotidiano, dove il direttore è ospite fisso nei convegni, così sponsorizzati dal piccolo giornale, promossi da quelli che “contano” a Trieste e in Regione, continui la sua inarrestabile emorragia di copie invendute.
Guardatevi piuttosto qualcosa di diverso, e gratuito: la tredicesima puntata di NO FERRIERA, con Maurizio Fogar, in onda ogni martedì alle 18.45 ed alle 20.45 su TeleAntenna, Canale 98.
https://www.youtube.com/watch?v=nnUB3aqJLTI




PORTO e FERRIERA.

» Inviato da valmaura il 10 February, 2016 alle 11:46 am

Ovvero gli interessi di Trieste o quelli di Arvedi.

Domani il Comitato portuale si accinge a conferire una concessione trentennale ad Arvedi per attività logistico-portuali, insomma per fare concorrenza al porto pubblico.

Il tutto senza che la proprietà della Ferriera abbia ancora ottemperato all’obbligo di sgomberare, a spese sue, le centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali” con cui negli anni è stata interrata abusivamente un’area pari ad otto campi di calcio verso lo Scalo Legnami.

Cos’è, l’Accordo di Programma vale solo quando conviene ad Arvedi?

Senza lo sgombero di Punta Loppa non possono proseguire i lavori della Piattaforma Logistica.

Il Comitato portuale come può concedere a chi non ottempera gli obblighi verso la stessa Autorità portuale una così generosa concessione?

Riproponiamo di seguito l’esposto presentato alla Corte dei Conti FVG.

Corte dei Conti
Regione Friuli Venezia Giulia

Esposto.

Con la presente lo scrivente, Maurizio Fogar (nato a Trieste il 25/10/1953) del Circolo Miani, espone a questa Corte quanto segue.
Da anni, almeno più di dieci, a Trieste si attendeva il finanziamento statuale della progettata Piattaforma Logistica portuale posizionata nell’area dello Scalo Legnami-Ferriera di Servola, di cui è bene ricordare oltre il 60% del sito dove risulta collocata è di proprietà demaniale sotto amministrazione dell’Autorità portuale.
Tale strumento è di fondamentale importanza per lo sviluppo del Porto di Trieste.
All’atto della stipula dell’Accordo di Programma sulla riconversione della Ferriera firmato a Roma alla presenza di mezzo Governo, del Presidente della Regione e del Sindaco di Trieste, tra gli altri, il 30 gennaio 2014, l’allora Presidente del Porto, Marina Monassi, si rifiutò di sottoscrivere l’Accordo fintanto che lo stesso non fosse integrato con l’aggiunta di un allegato dove si prevedeva espressamente l’obbligo per la nuova proprietà, già individuata nella Siderurgica Triestina-Gruppo Arvedi, di provvedere al rapido sgombero, con conferimento ad apposite discariche per rifiuti “speciali” delle centinaia di migliaia di tonnellate di scarti di lavorazione (Loppa ed altro) degli impianti siderurgici depositate abusivamente interrando l’area dello Scalo Legnami, proprio dove il progetto approvato e finanziato dal Governo (CIPE) prevede la costruzione della Piattaforma Logistica. Non solo, nell’allegato, poi inserito in calce all’Accordo di Programma, così firmato anche dall’Autorità Portuale, su iniziativa del Ministro alle Infrastrutture si stabiliva l’onere finanziario a carico del privato acquirente la Ferriera in dieci milioni di euro.
Si ricorda che allora la Presidente dell’Autorità portuale Monassi fu oggetto di una quotidiana campagna di stampa avversa con l’accusa di “ritardare” il salvamento della Ferriera per non voler firmare l’Accordo in questione. E che la Presidente rispose pubblicamente che la sua firma sarebbe arrivata un minuto dopo che l’Accordo avesse provveduto ad inserire quanto da Lei richiesto a tutela della Autorità portuale, e di lei stessa, anche da future indagini proprio da parte di questa Corte dei Conti per ipotesi di danno erariale.
Ci fu, nelle ultime settimane di mandato del Presidente in scadenza dell’Autorità portuale, pure l’inaugurazione del cantiere, con la rituale posa della prima pietra, allo Scalo legnami dei lavori della costruenda Piattaforma Logistica, per i quali c’è la copertura finanziaria pubblica e di privati.
Poi tutto si fermò anche e soprattutto in attesa della rimozione della collina abusiva di rifiuti “speciali” depositati negli anni dalla Ferriera. Sgombero che a quasi ventidue mesi dalla firma dell’Accordo di Programma integrato dall’Allegato ministeriale in materia non risulta neppure ancora iniziato.
Sulla questione ebbi modo di scrivere diversi articoli rivolgendo per quattro volte pubblica domanda al Commissario Governativo, Zeno D’Agostino, nominato proprio dal Ministro alle Infrastrutture, ed assai fecondo per interventi pubblici a Trieste, sul sito giornale del Circolo Miani (oltre 61.000 utenti unici) e sulla pagina dello stesso sul Social Forum Facebook, per altro visitata settimanalmente da una media di quindicimila lettori. Ne mandai copie pure alla stampa che, more solito, non pubblicò nulla di quanto inviato dalla nostra Associazione.
Ebbi modo la settimana scorsa, in occasione di un pubblico dibattito sul Porto di Trieste, di rivolgere personalmente quanto pubblicamente, la stessa domanda al Commissario del Porto, Zeno D’Agostino, come si evince dall’articolo allegato, ricordandogli i suoi obblighi esecutivi e di vigilanza sull’attuazione dell’Allegato ministeriale accluso all’Accordo di Programma, visto anche il non breve tempo trascorso.
Egli non mi rispose, ovvero mi disse che “amava studiare bene i problemi prima di porre una seconda pietra” in evidente polemica con il suo predecessore nell’incarico.
E per altro in tutto il corso dell’incontro pubblico, nel quale egli compariva come relatore, egli si autodefinì come “l’uomo mandato da Roma, ad eseguire le direttive del Governo ed in particolare del Ministro alle Infrastrutture che lo aveva nominato”.
Tutto quanto sopra esposto si chiede di sapere da questa Corte dei Conti se il grave ritardo sull’inizio effettivo dei lavori della finanziata Piattaforma Logistica, e sulla mancata vigilanza ed esecuzione dell’Allegato contenuto nell’Accordo di Programma non comporti per il reggente dell’Autorità portuale di Trieste e, più recentemente, per il Commissario governativo per il sito inquinato di Interesse Nazionale compreso nell’area della Ferriera, la Presidente della Regione, Debora Serracchiani, l’ipotesi del danno erariale o di altre infrazioni di tipo amministrativo.
In allegato:
L’allegato dell’Accordo di Programma.
Una mappa dell’area della costruenda Piattaforma Logistica portuale
Articolo con resoconto dibattito pubblico e domanda a Zeno D’Agostino.
Trieste, 3 novembre 2015
Maurizio Fogar




Sara Illy e Riccardo Vito.

» Inviato da valmaura il 7 February, 2016 alle 12:46 pm

Leggendo oggi la difesa d’ufficio dell’assessore regionale all’ambiente Sara Vito non può che venire in mente analoga pubblica esternazione nel dicembre 2007 dell’allora presidente della Regione, Riccardo Illy, in occasione del rilascio della prima Aia alla russa Lucchini per la Ferriera.

Sarebbe sufficiente cambiare date e firme che la sostanza è identica.

Subito, prima che ci scappi (cosa decidetelo voi), una considerazione.

La prima AIA è miseramente fallita, come pubblicamente, peccato l’abbia fatto a “babbo morto” ovvero ad AIA scaduta, ha riconosciuto persino il sostituto Procuratore Federico Frezza.

Ma gli uomini che dovranno gestire i “rigorosi controlli” con preavviso alla proprietà, aggiungiamo noi, sono sempre gli stessi: in Arpa ed in Assessorato. Dunque …

Per oltre trenta mesi si lascia alla proprietà mano libera sui lavori e per dieci anni sugli “autocontrolli”. Un po’ come chiedere all’oste se il suo vino è buono. E ci mancherebbe.

Ma in conclusione, che su una replica datata nove anni non merita spendere troppe parole, rimane chiaro che la Regione ha una interpretazione tutta sua della legge istitutiva le Autorizzazioni Integrate Ambientali, che è, bene ricordarlo, direttiva europea applicata all’italiana.

In sintesi. Senza AIA, nazionale o come in questo caso regionale, le industrie interessate non possono lavorare.

L’Autorizzazione DEVE essere una fotografia dell’esistente, sennò che senso avrebbe richiederne il rilascio. Eventuali prescrizioni possono essere date solo per ridurre ulteriormente i valori che però devono essere al momento del rilascio entro i limiti di legge.

Tutto questo per dire che come nel dicembre 2007, dove dopo tre cortei a cadenza quasi settimanale, con oltre mille persone presenti a botta, ed un assedio del palazzo della Regione in piazza Oberdan, sempre e solo organizzati dal Circolo Miani giusto per rinfrescare la memoria, per la Ferriera non esistevano le condizioni per il rilascio dell’AIA, così lo stesso discorso vale ora, a partire dal giugno 2015.

Confidiamo che la Procura dia corso alla denuncia di Maurizio Fogar e del Circolo Miani sulle procedure di convocazione e svolgimento della Conferenza dei Servizi regionale e dunque proceda all’invalidazione delle sue decisioni.

Noterella a margine.

Oggi una pagina intera della stampa locale è dedicata alla forte decrescita demografica della popolazione nella Regione Venezia Giulia (ho scordato il Friuli? Capita spesso sulla stampa e TiVù nazionali per la Venezia Giulia. Cominciamo a pareggiare i conti). E sapete chi guida la classifica dei meno residenti? Trieste, ma guarda che novità!

E qui c’è qualche buontempone o zuzzurellone di turno, e magari pagato lautamente con i soldi pubblici e nostri, che prevede entro una ventina di anni per Trieste un aumento di centomila abitanti! Cosa non si fa per giustificare la grandiosa speculazione immobiliare in Porto vecchio.




Poche idee ma ben confuse.

» Inviato da valmaura il 31 January, 2016 alle 12:51 pm

Dal piccolo giornale (copyright Circolo Miani) di oggi.

Nei titoli. “Il Comitato organizzatore: Siamo apolitici e difendiamo il diritto alla salute.

Ma a sfilare ci sarà un fronte partitico che va dai Cinquestelle alla Lega.”

Trieste Popolare, Pdl, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Destra Sociale, Lista civica Stop prima Trieste e le diverse sigle della galassia che ruota attorno al Tlt sono le forze politiche che fino ad ora hanno garantito la propria presenza al corteo.”

“Barbara Belluzzo comitato 5 dicembre:  Non siamo noi a dover dire se la Ferriera va chiusa o meno”.

La difesa di Cosolini.

 Belluzzo. Siamo consci che la campagna elettorale è alle porte e che in molti punteranno a utilizzare l’attuale primo cittadino come capro espiatorio. La responsabilità deve ricadere sulle spalle di chi ha firmato l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia)”

Appunto: il Comune, Cosolini e Laureni, la Provincia, Poropat e Zollia, la Regione, Serracchiani e Vito.

Nemmeno Alda Sancin, presidente dell’associazione No-Smog, punta il dito contro il sindaco Roberto Cosolini: «La nostra non vuole essere una manifestazione contro il sindaco. Cosolini paga perchè il suo è un ruolo in prima linea. L’intero panorama politico cittadino e regionale non è esente da colpe, ma a finire sotto accusa sono soprattutto gli accordi di programma fatti a Roma dalla governatrice Debora Serracchiani, dal premier Matteo Renzi e dai proprietari del Gruppo Arvedi».

Infatti la firma di Cosolini in calce all’Accordo è falsa ed in foto non era lui ma un sosia.

Il sindacalista che non sa.

Se salta l’area a caldo – continua Palman – possiamo dire addio anche al laminatoio.”

Esattamente il contrario di quanto affermato fin qui dal “risoluto” Arvedi.

Il ringraziamento di Cosolini.

Infine, chiedo ai manifestanti, coloro che si riconoscono nel manifesto originale, che chiedeva chiarezza e tutela di salute e lavoro, (più o meno come la mozione di Sossi e la petizione dei 250 illustrata da No Smog fatte proprie da Cosolini e dal PD) di non abbandonare l’indipendenza e l’autonomia del loro giudizio di fronte alle molte realtà che stanno salendo sul loro carro e cercano di manovrarlo a fini politici. Oggi alcuni manifestano legittimamente la loro preoccupazione, se da domani i promotori vorranno avere un confronto diretto saranno i benvenuti.”

Lo smemorato di Trieste.

La Ferriera è stata ed è la sfida più difficile di questi miei cinque anni: un’eredità resa ancor più drammatica da chi nel passato, troppo impegnato a far promesse, non ha saputo prendere decisioni concrete per fare un passo avanti, né verso la chiusura né verso la riqualificazione.”

Appunto. Parla di lui.

Anni 2003-2008: Roberto Cosolini da assessore regionale al Lavoro della Giunta Illy ha presieduto il Tavolo regionale per la “dismissione e riconversione della Ferriera”.

Oggi assieme a Romano Pezzetta ed altri saremo in corteo per offrire un po’ di chiarezza e nettezza.

Intanto godetevi il video qui sotto.

https://drive.google.com/file/d/0B14wzVjIFZh5N0ppaXhzZnVfRlU/view?usp=sharing




Trieste, il caravanserraglio elettorale.

» Inviato da valmaura il 26 January, 2016 alle 11:32 am

Abbiamo chiesto una prova di maturità per fronteggiare una crisi profonda che colpisce la nostra comunità con un aumento sensibile degli indici di povertà e quel che è peggio in assenza di alternative.

Abbiamo rivolto a tutti, ma proprio a tutti i soggetti, vecchi e nuovi, interessati a partecipare alle prossime elezioni per il rinnovo dei comuni di Trieste e Muggia un invito, quasi un accorato appello, a trovare un comune impegno sulle cinque emergenze di cui soffre oggi la nostra comunità.

La risposta è sotto gli occhi di tutti.

Frantumazione, particolarismi, divisioni, orgogli di bandiera.

Chi per conservazione del potere chi per rivendicare il proprio primato, resta il fatto che raramente abbiamo avuto modo di assistere a simile confusione, dove i problemi veri passano in seconda linea a tutto discapito della nostra vita e del nostro futuro.

Ogni giorno si assiste a qualche novità, perfino fantasiosa. L’ultima è la candidatura di Sgarbi, ma prima quella di Russo, poi le tre liste, per ora, dell’area che rivendica il TLT, la divisione tra i Cinque Stelle, la parcellizzazione di Sel, i bisticci ed i veti reciproci nel centrodestra o quel che ne rimane.

Il piccolo giornale (copyright Circolo Miani) ne sguazza giulivo dedicando paginate su paginate che i sempre meno lettori saltano a piè pari perché a nessuno, ora più che mai, interessa qualcosa di quello che fanno o meglio disfano i partiti.

Il senso dell’inutilità del voto, confermato già nel 2013 alle Regionali con il 59% di astensioni, sì avete letto bene: praticamente sei triestini su dieci non hanno votato, trova nuove validissime ragioni in questo caravanserraglio di campagna elettorale.

Ecco perché la scelta di mettere in campo la lista NO FERRIERA!-Si Trieste/Muggia!.

Una risposta concreta ai problemi che tutti noi, persone normali, viviamo quotidianamente.

La decisione di esprimere un voto utile, anzi il più utile che al momento ci sia.




Trieste. Siamo su “Scherzi a parte”.

» Inviato da valmaura il 11 January, 2016 alle 11:01 am

La vicesindaca Fabiana Martini, quella che dal 2011 ha la delega alla polizia municipale (iniziali in minuscolo di rigore), ieri si prende una paginata del sempre e di più compiacente piccolo giornale per “sparare” sulle “cacche di Fido” col DNA. Oggi in quattro righette in fondo a destra fa penosa retromarcia e dichiara che “era solo un’ipotesi”. Come no, anche sbarcare l’uomo su Marte domani può essere “solo un’ipotesi”.

Ovviamente sul piccolo giornale si da spazio solo alle dichiarazioni dei politici, la gente normale, la “società civile”, noi che a giorni alterni abbiamo più lettori delle copie vendute, sempre meno dunque un sorpasso per retromarcia del concorrente, dal piccolo giornale, non trova spazio né considerazione. E ci mancherebbe e quasi quasi ci preoccuperebbe del contrario perché vorrebbe dire che stiamo sbagliando in qualcosa.

Ma sono tutti i quasi cinque anni dell’amministrazione Cosolini, e si che ritenevamo, sbagliando, che peggio della seconda giunta Dipiazza sarebbe stato difficile se non impossibile fare, ad essere costellati da episodi che non sfigurerebbero appunto su “Scherzi a parte” del divertente Bonolis che però di professione fa il presentatore e non il sindaco.

Questa tragicomica vicenda riguarda è vero i cani, dunque solo circa 21.000 famiglie triestine, ma è una cartina da tornasole importante per capire da un lato la scala dei valori che muove questa amministrazione asseritamente “progressista”, che definire di “sinistra” ci pare parola grossa quanto impropria assai, e dall’altra le priorità d’intervento, rispetto poi ad una epocale crisi della nostra società, che essa si da.

Non la sanità, con gli ospedali che neanche nel Burkina Faso, per non parlare di quella territoriale.

Non i servizi sociali e la lotta efficace ad emarginazione e povertà.

Non il recupero dei quartieri periferici abbandonati a se stessi nel più completo degrado. Per non parlare dell’Ater infeudata da dirigenti del PD.

Non la tragedia della Ferriera sulla quale l’attuale sindaco porta una pesante e diretta responsabilità personale. Era infatti dal 2003 al 2008 assessore regionale al lavoro nella Giunta regionale Illy e soprattutto ha guidato per il quinquennio in questione il Tavolo istituzionale della Regione per la dismissione e riconversione della Ferriera, lavorando, è stata l’impressione chiara di molti dei presenti, praticamente sotto dettatura dei due rappresentanti della russa Severstal-Lucchini (Rosato e Semino). Con i risultati che appunto sono sotto gli occhi di tutti, meno dello stesso Cosolini e del piccolo giornale che ha cancellato quei cinque anni dal suo archivio. I suoi dipendenti quando parlano della cosa non menzionano mai quel periodo, scomparso nello loro memoria e da non far assolutamente ricordare ai sempre meno lettori del foglio locale.

Non sul rilancio del Porto, tanto citato a sproposito da questa classe politica, ma che sulla Piattaforma logistica, bloccata proprio dalla proprietà Arvedi con la mancata rimozione della collina di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali” della Ferriera che ha interrato abusivamente lo Scalo Legnami e che ne impedisce i lavori di costruzione al di là delle chiacchiere dei vertici portuali piddini, trova il primo passo per il suo futuro e per nuova, e tanta, occupazione qualificata.

Ecco abbiamo riassunto in poche righe quello che, se pensato all’incontrario è il programma della Lista civica NO FERRIERA! Si Trieste!.

Ora aspetta ai triestini, a noi tutti, darsi da fare perché ciò avvenga a partire dal giugno 2016.

Non perdiamo tempo né va della nostra vita e del nostro futuro. E dunque non ce lo possiamo permettere.




FERRIERA. Se lo dice Cosolini (e Laureni) …

» Inviato da valmaura il 30 December, 2015 alle 10:58 am

Tutto a posto stronzona e maialona (tranquilli non sono ingiurie, lo garantisce una sentenza del Tribunale di Trieste) di Madama la Marchesa.

Non sappiamo se sganasciarsi dalle risa, amare molto amare, a leggere quello che riporta il piccolo giornale di oggi sulla visita del duo Cosolini-Laureni in Ferriera. Dove peraltro la stessa proprietà ammette che i lavori sull’altoforno da cui escono giornalmente copiosissime perdite di letale gas, dopo un anno e quasi mezzo di proprietà Arvedi devono ancora essere fatti. Ma per il duo “il cibo è ottimo ed abbondante”. Poi non abbiamo dubbi, ci penserà l’Arpa con le affidabili centraline a confermare il verdetto.

Se non fosse una tragedia che dura da oltre quindici anni, per i tanti lavoratori e cittadini ammalatisi e morti, si potrebbe voltare pagina di giornale e riderci su. Ma così purtroppo non è.

Attenzione una tragedia in cui il Cosolini ha avuto parte principale come assessore regionale al lavoro della giunta Illy che dal 2003 al 2008 ha guidato la Regione e soprattutto come presidente per il quinquennio dell’unico tavolo istituzionale per la “dismissione e riconversione della Ferriera” della Regione FVG. Con i risultati che tutti conosciamo meno Cosolini che tenta disperatamente di dimenticarli e soprattutto di farli dimenticare (ha perso letteralmente la trebisonda quando la Nadia Toffa nella prima intervista delle Iene glielo ha ricordato).

In un paese normale, un sindaco che di impianti siderurgici capisce meno di niente avrebbe approfittato dell’occasione per mettere i sigilli a quel capannone grande più del Palasport costruito senza attendere le autorizzazioni di legge. In un paese civile basato sul diritto la Procura avrebbe immediatamente indagato i responsabili pubblici per omissione d’atti d’ufficio se non lo avessero fatto, e non lo hanno fatto perlomeno dal 10 ottobre da quando cioè il Circolo Miani ha inviato loro una segnalazione formale ed in Procura una denuncia. Ma forse in Tribunale stanno ancora festeggiando la cattura del pericolosissimo ladro di elemosine.

Tutto questo per arrivare dove?

Ma all’ovvio ragionamento che dopo diciassette, si 17 avete letto bene, anni di impegno del Circolo Miani, con centinaia di affollatissime assemblee, manifestazioni e cortei.

Dopo altrettanti anni di esposti e denunce (oltre venti) presentati in Tribunale, alla Corte dei Conti ed al Giudice di Pace dal Circolo Miani e Servola Respira, insomma da Maurizio Fogar e Romano Pezzetta.

Dopo aver dimostrato già negli anni novanta l’inattendibilità del sistema di monitoraggio ed aver ottenuto l’installo da parte del Ministero dell’Ambiente della centralina di San Lorenzo in Selva. Dopo aver attirato su Trieste l’attenzione di molti mass-media, giornali e televisioni, nazionali ed internazionali (finanche la Reuter e la CNN).

Dopo aver provato la totale inaffidabilità, e molto spesso complicità, di una classe dirigente, politica ed istituzionale in primis, che va solo delegittimata per la pesante e primaria responsabilità in tutta questa tragedia.

Dopo aver denunciato la collusione, i silenzi, le omertà e censure di una stampa locale asservita al potere, fatta eccezione per la Rai regionale e TeleAntenna.

Dopo aver verificato l’anomalia tutta triestina di una sostanziale inerzia della magistratura inquirente e non parliamo poi di Arpa ed anche ASS.

Dopo questo e tanto altro siamo giunti alla conclusione che dopo il plebiscito delle 10.280 firme raccolte in primavera l’unica strada che rimane da percorrere, obbligata oramai, è quella di presentare la lista civica NO FERRIERA! – Si Trieste! alle prossime elezioni amministrative del giugno 2016 per liberare i comuni di Trieste e Muggia da questa politica e costringere finalmente le istituzioni a tutelare la nostra comunità e non gli affari di pochi.




La Ferriera, il Bue e l’Asinello.

» Inviato da valmaura il 25 December, 2015 alle 12:26 pm

Salviamo le renne di Babbo Natale.

Non c’era nell’aria il profumo di incenso ad accompagnare la nascita di Gesù Bambino a Trieste.

Per tutta la notte, pur in assenza di traffico, a San Vito e Campi Elisi si faceva fatica a respirare camminando per e dalla Messa di Natale tanto l’aria era impregnata di idrocarburi (Benzene, BenzoApirene, ecc.), per non parlare delle Polveri sottili e Micro. Ad ogni impennata delle PM10 scientificamente si riscontra analogo picco degli idrocarburi che usano le PM10 come taxi.

Stessa se non peggiore situazione un’ora dopo, nelle strade deserte si camminava con il fazzoletto su naso e bocca. La temperatura poi ricordava un mite autunno.

Cosa sta succedendo anche nella nostra città, perché, e le responsabilità sono solo addebitabili al fato ed al destino cinico e baro?

Ed ancora perché in Italia, e dunque anche in città, il 2015 sarà ricordato come l’anno della “epidemia di morte” come non accadeva dal 1943, ma in piena Seconda Guerra Mondiale, e prima ancora bisogna risalire agli anni 1915-1918 della Grande Guerra?

Settantamila decessi (più 12%) rispetto al 2014, al ritmo di 5.800 e passa in più al mese.

E perché le centraline di monitoraggio della qualità dell’aria in zona Ferriera misurano più del doppio di quelle collocate nel resto della città?

Perché i triestini, e muggesani, continuano ad accettare ancora che chi governa, su loro mandato poi, continui a non fare sostanzialmente niente ed a rubarci la vita?

Cosa ci vuole ancora per mandare a casa questa politica, questa classe dirigente attenta solo agli affari dei poteri forti o nel migliore dei casi incapace di tutelare gli interessi veri, a partire dalla salute e dalla qualità della vita, da un lavoro dignitoso e sicuro, della nostra comunità?

Noi ci stiamo provando con la lista civica NO FERRIERA! – Si Trieste! che stiamo costruendo per le prossime elezioni del giugno 2016 nei comuni di Trieste e Muggia.

Unisciti a noi, aiutaci ad aiutarti!




La Ferriera degli ipocriti.

» Inviato da valmaura il 17 December, 2015 alle 11:30 am

Promemoria.

La proprietà di allora (Lucchini-banche) comunicò a Governo e Regione la decisione di chiudere la Ferriera entro il 2009.

Il Governo chiese alla Regione di decidere cosa fare sul sito occupato dalla fabbrica (per il 62% di proprietà pubblica) e come ricollocare i lavoratori (400).

Da allora la politica e le istituzioni non hanno prodotto nulla, né in un senso né nell’altro. E sono passati quindici anni. Non solo, hanno permesso la continuazione e l’aumento dell’inquinamento fortemente dannoso per la salute di decine di migliaia di persone, triestine e muggesane, oltre si capisce per i lavoratori.

Tutto ciò è avvenuto con il sostanziale assenso-silenzio degli organi di controllo (dall’Arpa fino alla Procura).

La rete di monitoraggio, per altro limitata a metà perimetro di diffusione, della qualità dell’aria è un colabrodo sostanzialmente inaffidabile, con l’unica eccezione della centralina di via San Lorenzo in Selva non a caso da sempre contestata dalla proprietà con l’acquiescenza di politica e istituzioni.

Da oltre venti anni ci hanno raccontato la favola della Piattaforma Logistica portuale che deve sorgere allo Scalo Legnami come la soluzione della maggior parte dei problemi che impediscono lo sviluppo del Porto e il futuro della città.

Da ventidue mesi la costruzione della Piattaforma, pur finalmente finanziata, è bloccata dalla inottemperanza della proprietà della Ferriera all’ordine di sgombero della “collina della vergogna” creata da una discarica abusiva di rifiuti “speciali” (loppa e scarti di lavorazione) che ha interrato la zona dello Scalo Legnami per un’area pari ad otto campi di calcio. Costo previsto per la nuova proprietà: dieci milioni di euro, come prescritto negli accordi di programma.

Ma nessuno, a partire dal Commissario nominato dal Governo al vertice dell’Autorità Portuale di Trieste (Zeno D’Agostino) e dal Commissario governativo straordinario per il sito inquinato della Ferriera (Debora Serracchiani), ha mosso dito per far rispettare l’obbligo a carico di Arvedi.

Anzi nessuno sembra quasi ricordarsi della tanto decantata Piattaforma e praticamente non ne parla.

In tutta la vicenda Ferriera, che dura dal 1998, l’anomalia tutta triestina, rispetto ai consimili casi nazionali, è stato il comportamento della Procura. E nonostante decine di puntuali esposti e denunce presentati dal Circolo Miani (Maurizio Fogar) e Servola Respira (Romano Pezzetta).

Il comportamento della stampa locale è stato dal 2000 uno dei principali supporti, l’altro è stato la politica, delle proprietà della Ferriera. In particolare con lo sostenere che “i disturbi” riguardano solo un’area circoscritta del rione di Servola, e nemmeno tutto.

Il rilascio della prima AIA (Riccardo Illy) ed ora della seconda (Serracchiani) alla Ferriera non è altro che la logica conseguenza di questi comportamenti.

Il sindacato è rimasto indifferente e silente anche dopo un drammatico rapporto-perizia dell’Azienda Sanitaria che addebitava direttamente la morte di 83 lavoratori della Ferriera al ciclo produttivo ed alle condizioni di lavoro.

Da anni politica ed istituzioni, più ovviamente la stampa locale, hanno come obbiettivo principale la chiusura non della Ferriera ma del Circolo Miani. Prima con l’azzeramento dell’unico contributo pubblico che per legge l’associazione riceveva dalla regione (2007), poi con il silenzio da parte della stampa sulle iniziative promosse dal Circolo, seppur seguite dal più alto numero di cittadini per Trieste, infine con l’esecuzione da parte dell’Ater targata PD di ben sette tentativi di sfratto del Miani dalla sede che in questi anni è divenuta lo strumento principale che i concittadini hanno per ritrovarsi e discutere i problemi del nostro territorio.

Per riuscire in questo sono giunti ad ipotecare perfino l’unico bene di Maurizio Fogar, l’appartamento lasciatogli dal padre, come premessa per la vendita all’asta giudiziaria.

Leggiamo in questi giorni che forze politiche e stampa si spendono per aiutare finanziariamente il Tennis Club, notoriamente frequentato da indigenti, o propongono collette pubbliche per sanare le multe appioppate dai vigili urbani. Peccato che nei confronti del Circolo ciò non sia avvenuto.

Qui sotto la seconda puntata di NO FERRIERA! con Maurizio Fogar su TeleAntenna di martedì.

https://www.youtube.com/watch?v=U0N0gJaFUjE

Sabato 19 dicembre alle ore 16, e fino alle ore 19, prima uscita informativa di NO FERRIERA! Con distribuzione di volantini e mostra fotografica in Largo San Bonifacio-Portici (inizio Viale XX Settembre). Più siamo e meglio stiamo.




I cazzari.

» Inviato da valmaura il 1 December, 2015 alle 11:34 am

Oppure gli ipocriti, quelli che hanno la faccia come il culo, gli sparaballe, o ancora in una parola i politici.

Ora tutti si incontrano per dire che siamo all’ultima spiaggia, o si cambia o si distrugge entro un secolo la terra. Bisogna contenere e ridurre di due terzi le emissioni da combustione di carbone e petrolio o siamo perduti. E via discorrendo.

Poi arriva l’Organizzazione Mondiale per la Sanità: denuncia che l’Italia è il paese in Europa dove si muore di più di inquinamento: 84.000 morti premature all’anno, ed è un calcolo per ampio difetto, causate in particolare dalle polveri sottili PM10 e micro PM2.5.

Tutti a giurare da Renzi in su che “è ora di passare ai fatti”.

Infatti i fatti sono questi, almeno per Trieste: si difende con le unghie, i denti e anche con qualcosa d’altro di meno nobile, stabilimenti che funzionano a carbone ed eruttano polveri sottili, come la Ferriera. Ma probabilmente a Trieste contano che a Parigi non sappiamo cosa sia, e poi conoscono bene cosa valgono i “solenni impegni” dei politici, ed in particolare di Renzi.

I prezzi che la nostra società paga sono altissimi. Basta pensare agli effetti della tropicalizzazione del clima che ha trasformato Trieste in una sobborgo di Saigon. Ai danni devastanti ed ai costi esorbitanti dei disastri idrogeologici che l’Italia subisce in un continuo crescendo.

Ma no, si devono difendere i posti di lavoro, o meglio gli interessi dei padroni delle Ferriere.

In Comune a Trieste si sfiora la crisi della maggioranza per un Convegno sulla pace in Palestina, mentre nel respingere la discussione sulla petizione sottoscritta da 10.280 concittadini su chiudere l’area a caldo della Ferriera e l’appello di Claudio Magris, Gherardo Colombo ed altri per salvare il Circolo Miani, la maggioranza è salda come una roccia, anzi allarga i suoi confini con gli ascari di complemento.

Ma andate a … concimare i campi!




Ferriera, venerdì 13 novembre.

» Inviato da valmaura il 7 November, 2015 alle 11:13 am

Ad essere superstiziosi c’è da fare gli scongiuri.

Sei mesi quasi esatti da quel 18 maggio in cui abbiamo consegnato, con tanto di cerimonia ufficiale a cura della Regione dove però non ci hanno offerto nemmeno un caffè, al Presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop affiancato dai consiglieri Ussai e Rotelli, la petizione con le 10.280 firme raccolte.

Sei mesi per passare dalla sala Azzurra a poche porte più in là a quella del Presidente della Quarta Commissione (Ambiente) e per arrivare faticosamente, assai faticosamente dopo una decina di nostri solleciti a mezza Regione, a fissare la data per l’audizione: appunto venerdì 13 novembre alle ore 10.

Se questi sono i ritmi lavorativi forse è meglio, come sostiene oramai la maggioranza nei sondaggi, abolire l’ente Regione.

Ma non è tutto. Alle 10 l’invito è rivolto a Maurizio Fogar ad illustrare le ragioni che hanno spinto oltre diecimila concittadini a firmare (la chiusura immediata dell’area “a caldo” della Ferriera e la salvezza del Circolo Miani che la politica, incapace di chiudere la Ferriera, vuole sfrattare e chiudere). Alle 10.30, cogliendo la palla al balzo, nel senso che se i volontari del Circolo non raccoglievano attraverso decine di manifestazioni tante firme in città a nessuno sarebbe passato per la mente di convocarla, una seconda audizione di tutto l’universo mondo delle sigle cosiddette ambientaliste, più i sindacati, più la Confindustria, più Siderurgica Triestina-Arvedi, più il Sindaco di Trieste, più l’Arpa, più l’Assessore regionale all’Ambiente, più niente popò di meno la Presidente della Regione, oltre che il Circolo Miani e Servola Respira.

No, so che rimarrete delusi, ma il Circo Zavata non figura nella lista degli invitati.

Ma siccome ragionare seriamente in due ore scarse (il pattuglione è invitato appunto per le 10.30) è francamente impossibile e poiché moltissime di quelle sigle sono nuclei monofamiliari che mai sarebbero state invitate a parlare di Ferriera senza le 10.280 firme raccolte dal Circolo Miani, pensiamo (il Circolo e Servola Respira) semplicemente di motivare all’inizio della maxiriunione le ragioni per cui ci alzavamo e ce ne andavamo senza partecipare.

Anche perché dalle 10.30 alle 12.30 l’audizione è dedicata alla “plebe” che l’aristocrazia arriva e si aude a partire dalle 12.30 in separata sede. Ovvero per la Presidente della Regione, per l’Assessora all’Ambiente, per l’Arpa, per il Sindaco di Trieste, e guardate un po’, per la rappresentanza di Siderurgica Triestina-Arvedi, audizione a parte.

Ora nel deprecare totalmente i criteri di scelta dei metodi, tempi e partecipanti, non riusciamo proprio a comprendere perché Siderurgica Triestina-Arvedi, che formalmente conta meno di Confindustria nel galateo istituzionale, sia l’unica realtà “privata” ammessa al consesso dei “grandi”, si fa per dire. E lo sgarbo istituzionale nei confronti dei 10.280 sottoscrittori appare forte.

Dunque una ragione di più per lasciare il pattuglione a ripetere per la millesima volta le stesse cose, anche perché così finiscono su stampa e TiVù una volta di più. Che fa pure rima e che se anche Fogar avesse annunciato la sbarco su Marte nessuno dei “professionisti” dell’informazione avrebbe riportato la notizia, Rai e TeleAntenna a parte.

Ci limitiamo solo a ricordare che le uniche rarissime occasioni di incontri ed audizioni in Regione (Consiglio, Assessori e Capigruppo) in questi quindici anni sono avvenuti solo ed esclusivamente dopo manifestazioni, cortei e assedi della Regione organizzati sempre e solo dal Circolo Miani, ovviamente ignorati e censuratissimi dalla solita stampa e TiVù. Ma poi agli incontri venivano invitati sempre anche quelli di venerdì 13 prossimo venturo. E il Circolo Miani e Servola Respira rinunciavano a parteciparvi. Mai, e sottolineamo mai, una volta che il Circolo sia stato invitato ad una riunione istituzionale per l’iniziativa promossa da altri. I “parassiti” della politica e della mala informazione li aveva definiti una volta Maurizio Fogar.

Resta solo un rammarico: sarebbe stato bello e perfino divertente assistere ai discorsi degli “esperti in Ferriera” Debora Serracchiani e dell’AD Landini, reduci dal successo delle Iene.

Una ragione di più dunque per partecipare domenica 15 novembre alle ore 11 all'Assemblea NO FERRIERA al Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77.




Ferriera. Il maranza colpisce ancora.

» Inviato da valmaura il 29 October, 2015 alle 11:46 am

E fin dal titolone “Arvedi pronto ad acquistare Elettra”. Peccato che ometta dal ricordare che Elettra, ovvero la società proprietaria della Centrale di cogenerazione di Trieste, era “pronta” a vendere dal dicembre 2013, insomma è da quasi due anni che offre sul mercato e ad Arvedi di comperare la centrale. Se questo significa per il maranza che Arvedi è “pronto”, allora siamo a posto.

Altro aspetto interessante in quella paginona curata dal nostro mito e per simbiosi arvediana spezzettata in tre articoli, ci sono da un lato la domanda del sindacato –buongiorno bellezza!- a Regione e ad Istituzioni, varie quanto indefinite, di verificare gli investimenti di Siderurgica Triestina nel “risanamento ambientale”. Forse hanno guardato anche loro il recente servizio televisivo Mediaset visto che le notizie sull’interno dello stabilimento pare devono assumerle dalla TiVù (vedi le dichiarazioni dei lavoratori raccolte da Nadia e Gabriele fuori dalla fabbrica).

E dall’altra c’è la conferma, a capannone ultimato, che le autorizzazioni “burocratiche” non sono ancora arrivate.

Per il resto si tratta di notizie riprese da Milano Finanza che annunciano una ristrutturazione interna al Gruppo. In buona sostanza i conti si spostano dalla tasca destra a quella sinistra, ma la giacca rimane la stessa. Non però nel caso del trasferimento all’esterno della logistica portuale e stradal-ferroviaria che pure era l’unico assist in attivo della Ferriera. E questo apre non pochi interrogativi e muta l’essenza stessa su cui si basavano tutti gli accordi di programma e le concessioni demaniali. Dove Arvedi, parole sue, sembrava molto più interessato alla logistica portuale che alla continuazione della produzione siderurgica. Inquieta e preoccupa ancora di più il silenzio di Zeno D’Agostino e di Debora Serracchiani, Commissari del Porto, il primo, e del sito inquinato Ferriera, la seconda.

In quanto ai conti finali del Gruppo che il maranza riporta, solo nella parte “entrate”, le cose non stanno, purtroppo per Arvedi, proprio così.

Rimane infatti il problema della redditività del settore acciaio a cui fa capo l'acciaieria Arvedi (e di conseguenza Siderurgica Triestina), visto che l'azienda principale del gruppo Arvedi, dal 2009 al 2014, ha macinato perdite complessive per circa 18 milioni. In pratica in sei anni ha dato solo dolori e poche soddisfazioni, dove l'unico settore in utile è quello inox.
La riorganizzazione interna rischia di far ancora più emergere le differenze tra settori produttivi in utile (quindi da mantenere) rispetto a quelli in deficit (da risanare o da cedere).
Da non dimenticare poi l'indebitamento del gruppo Arvedi che, a causa dell'acciaieria, cuore ma forse pure anello debole del gruppo cremonese, raggiunge nel 2014 la cifra mostruosa di un miliardo e 600 milioni di euro, pari all'80% del fatturato. Ed il mancato interesse degli investitori verso l'emissione delle obbligazioni targate Arvedi la dicono tutta su una situazione debitoria da tenere attentamente sotto osservazione, ma che il maranza non vede.




Le IENE in Ferriera. Atto terzo.

» Inviato da valmaura il 25 October, 2015 alle 11:21 am

Nel post del 13 ottobre scorso titolavamo: E non è finita qui. LE IENE.

Ed infatti quasi sicuramente (salvo sconvolgimento dei palinsesti) nella puntata di lunedì prossimo, insomma domani se no sarà quello successivo, andrà in onda la seconda parte dell’ultimo servizio realizzato a Trieste, e stavolta dentro in Ferriera, da Nadia Toffa e Gabriele Paglino con la guida di Romano Pezzetta, del Circolo Miani e Portavoce di Servola Respira. Insomma il “Virgilio” di turno nell’Inferno della Ferriera.

Quella “visita lampo” di cui abbiamo dato notizia, unici noi a Trieste, e su cui la proprietà della Ferriera ha tanto sfrucugliato senza raccontare la verità dei fatti da noi descritta e che apparirà in tutta la sua realtà nel servizio delle Iene. Buona visione.

La stagione dei mandorli in fiore.

“Non imminente pare l’inizio dei lavori alla Piattaforma logistica, dove è probabile che si attenda la stagione propizia nella primavera 2016.”

Bucolico e quasi poetico il resoconto sul piccolo giornale dell’intervento di Zeno D’Agostino, per gli amici del PD Zeno e basta, in Provincia la settimana scorsa. Dal piccolo giornale apprendiamo che abbiamo la fortuna di avere a Commissario del Porto un naturalista sensitivo. Che programma i lavori secondo il moto delle stagioni: il tempo della semina, quello del raccolto, quello della fioritura e della vendemmia.

Dunque la primavera come “propizia”, sperando non diluvi come le ultime due perché il meteo non pare sensibile ai nobili intenti del Zeno amico del PD.

Resta inspiegabile un fatto. La principale risorsa oggi del Porto di Trieste è la rapida costruzione di questa importante infrastruttura che dopo anni e anni di belinate e promesse mancate della politica ha oggi finalmente i quattrini per partire. Ebbene è incredibile che chi amministra il Porto consideri questa risorsa fondamentale come l’ultima delle sue premure, da affidare alla primavera del prossimo anno, che se non sarà “propizia” pazienza poi si vedrà. Ma ha consultato gli aruspici o cosa, ha sacrificato le interiora di piccione a qualche divinità? Ce lo spieghi perché non capiamo. La principale opportunità di sviluppo del porto e dell’occupazione in questo momento a Trieste viene trattata come l’ammazzacaffè, se viene va bene se no un ruttino e buona digestione.

A parte il fatto che il silenzio calato da tutti i firmatari dei due-tre accordi di programma (Governo, Regione con l’aggiunta del Commissario straordinario per l’area Ferriera, Debora Serracchiani, Comuni di Trieste e Muggia, Cosolini e Nesladek: i “compagnoni” di tanti dibattiti dello Zeno) sull’obbligo immediato della nuova proprietà Siderurgica Triestina/Arvedi di rimuovere a proprie spese (dieci milioni di euro) la montagna di loppa e rifiuti speciali, scarti di lavorazione, con cui è stato interrato abusivamente parte dello Scalo Legnami, è assai preoccupante e inquieta non poco. Infatti senza questa delicata e lunga rimozione con conferimento a discariche per rifiuti tossici non si può mettere la seconda, la terza, e così avanti, pietra e dunque i lavori per la Piattaforma restano al palo. Peggio di tutti sta facendo in questo senso proprio il Commissario del Porto che dovrebbe spingere, denunciare pubblicamente, questi inspiegabili ritardi che danneggiano proprio, e finora col bel tempo di un “propizio” autunno, il Porto di Trieste.

Il museo delle cere.

Mancava a Trieste ma hanno supplito l’altro pomeriggio gran parte dei partecipanti a quel dibattito, da pochi seguito a dimostrazione che comunque vada c’è ancora chi il cervello lo sa usare, sulle idee e identità di cultura a Trieste. Una prece e nessun commento, sembravano usciti da un film in biancoenero. Stonava solo che parlassero, era meglio l’epoca del cinema muto.




Giù le mani dal Porto Vecchio.

» Inviato da valmaura il 17 October, 2015 alle 12:52 pm

Ha ragione, e da vendere, Vittorio Sgarbi. Se l’operazione “sdemanializzazione” dell’area del Porto Vecchio, con conseguente spostamento parcellizzato del Punto Franco, fortissimamente voluta da PD e cespugli, serve a spalancare le porte ad una speculazione immobiliare dalle proporzioni mai viste a Trieste, allora al diavolo tutto.

Mi domando cosa passi per la testa a Semerani, alla sua veneranda età, di beatificare l’insediamento di ventimila nuovi residenti nell’area di Porto Vecchio.

Innanzitutto dove li trova? A Trieste certamente no, visto il costante ed inarrestabile calo demografico a colpi di duemila persone, o giù di lì, all’anno in meno e allora?

Certo c’è una emergenza casa ma questa riguarda settori della nostra popolazione che economicamente nemmeno possono immaginarsi di comperarsi od affittare un resort in Porto Vecchio.

Dunque un paradiso per ricconi foresti?

Non ci interessa almeno fino a quando chi governa, si fa per dire, questa città non abbia soddisfatto alle necessità elementari dei suoi abitanti. Da una casa dignitosa, appunto, che anche quelle esistenti per esempio a Valmaura (il “Serpentone”) o a Borgo San Sergio (i “Puffi”) non lo sono per niente, ad una sanità che funzioni (a partire dai fatiscenti ospedali) sul territorio, a servizi sociali efficaci, ad una qualità della vita accettabile. Giusto per incominciare.

Attenzione dunque che già nel 1963 Francesco Rosi aveva girato il film cult “Le mani sulla città”, solo che quella volta i nonni del PD stavano a fianco del regista dunque dalla parte giusta. Oggi il nipotino Cosolini quel film deve esserselo dimenticato, posto che l’abbia mai visto, visto che sta sponsorizzando “i cattivi”.




Le IENE!

» Inviato da valmaura il 13 October, 2015 alle 10:19 am

E non è finita qui.

http://mdst.it/03v565845/




Un’AIA per amica.

» Inviato da valmaura il 25 August, 2015 alle 11:08 am

Gliela daranno, statene certi. Ce lo hanno annunciato pubblicamente il 9 giugno scorso alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, e non ci saranno sorprese.

Ci sono troppi soldi in gioco, per Arvedi si intende. Anzi il futuro stesso di tutto il suo gruppo è condizionato dalla concessione di questa AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Dopo il fallimento clamoroso dei “bond” da 300 milioni, la vita dell’azienda cremonese è collegata all’incasso del prestito di 100 milioni stanziato, ma non ancora erogato, dalla Banca Europea di Investimenti. Non ancora erogato perché è legato indissolubilmente all’ottenimento da parte di Arvedi appunto dell’AIA e della VIA.

Tutto il resto è melina, parlando in termini calcistici. Sarebbe interessante conoscere anche il calcio mercato, ma pazienza, tireremo ad indovinare.

Con lo stabilimento in queste condizioni alla luce delle norme della legge sul rilascio dell’AIA sarebbe impossibile per la Ferriera ottenerla e a termini di legge non esistono promesse di lavori futuri che tengano, ma qui, ci è stato comunicato, e niente meno che dal direttore del servizio competente, che l’Autorizzazione sarà rilasciata “a prescindere” da ogni considerazione tecnica perché cosi vuole la politica, così sta scritto (dove?) negli accordi di programma uno e due (il terzo tanto annunciato pare essersi perso per strada).

Si tratta, con il compiacente aiuto della stampa, di stendere un velo fumoso, quasi quanto quello emesso giornalmente da Altoforno e Cokeria più impianto di Agglomerazione.

Il Comune dichiara che attende – ancora dopo un anno – le garanzie scritte e le spiegazioni sulle emissioni inquinanti che, pofferbacco, non migliorano e se ne infischiano, vili e disfattiste, delle solenni parole del cavalier Arvedi. Il laminatoio, del 1947 e dintorni, sta ancora lì imballato come è arrivato mesi fa. Intanto il friulano Pittini delle Acciaierie Nord ha acquistato un doppio laminatoio a Verona, dal Gruppo Riva, per fare proprio i prodotti che quello di Trieste, a venire, dovrebbe realizzare. Anzi li sta già facendo.

L’Arpa e l’ASS, che in Conferenza dei Servizi non votano ma esprimono pareri che dovrebbero essere vincolanti, lasciano sfuggire voci dal sen perduto che le condizioni non sono proprio ideali per la concessione dell’AIA, ma poi si sa in sede ufficiale il richiamo della foresta, ovvero la nomina dei loro vertici da parte della Regione, temiamo peserà di più di qualche crisi di coscienza.

La posizione più originale è quella del Comune. Oggi fanno uscire la notizia dei “Stress Test” di cui ne aveva già parlato il Laureni nell’estate del 2011: rapidità ed efficienza sono il marchio di questa amministrazione e soprattutto la coerenza e la fermezza nelle decisioni assunte.

Non parliamo poi dei partners di questa iniziativa, come quella ASS che dal 1998 si rifiuta di fare l’indagine epidemiologica sull’intero territorio della nostra provincia, non solo su Servola, che viene pesantemente interessato dalle emissioni inquinanti in uscita dalla Ferriera. Non lo diciamo noi, che siamo poca cosa di fronte a cotanti luminari, lo scrive l’ARPA in uno studio pubblicato nel luglio 2008 a firma del suo direttore ing. Stelio Vatta.

Da mesi anche i più distratti che da Muggia, dalla Superstrada, da San Vito guardano verso la Ferriera vedono uscire ogni giorno e respirano decine di migliaia di metri cubi di letale gas dall’Altoforno. Non occorrono “Stress Test” per capirlo, bastano gli occhi ed onestà intellettuale.

Chi dovrebbe fare i controlli e non interviene per risolvere questo gravissimo problema è evidente che fa parte del problema stesso.




L’odore dei soldi.

» Inviato da valmaura il 13 August, 2015 alle 1:27 pm

Segui il denaro diceva sempre Giovanni Falcone.

Riceviamo da un noto advisor finanziario questo pezzo che volentieri pubblichiamo per far comprendere meglio che più che le centraline ora conta il “fruscio dei verdoni” che in questo caso manca del tutto.

“Dopo solo una settimana dalla notizia dell'emissione di un prestito obbligazionario di 300 milioncini da parte del gruppo del cav. Arvedi, l'azienda ha dovuto fare un frettoloso dietro-front.

Nonostante si voglia far credere di aver ricevuto degli apprezzamenti, è chiaro che nemmeno un generoso 8% ha convinto gli investitori. Non male l'8% se consideriamo che i tassi di mercato sono vicini allo zero e spesso negativi (ti pagano se vuoi indebitarti, come avviene in Svizzera, senza andare troppo lontano!). Beh però l'azienda Arvedi è stata valutata dagli specialisti americani col rating B1 che significa ALTO rischio d'insolvenza”.

Mi chiedo: se gli investitori non hanno gradito un tasso dell'8%, come mai una banca dovrebbe erogare un prestito ad un tasso inferiore? Sarebbe come se un venditore di una concessionaria vendesse una Ferrari nuova fiammante a poco più di una manciata di euro.... Se lo facesse sarebbe subito mandato al manicomio, oltre che licenziato.

Orbene... la BEI, banca sovranazionale posseduta anche dal governo italiano nel cui consiglio siede un rappresentante dell'accoppiata Renzi&Padoan, quale tasso applicherà per i 100 milioni che ha deliberato di versare ad Arvedi sempre che la Regione FVG della Serracchiani-Vito gli conceda l’AIA, che altrimenti salta tutto? E che dire poi del Mediocredito Friuli VG (banca controllata dalla Regione) che erogherà ben altri 20 milioncini? E la Cassa Depositi e Prestiti (posseduta dal Ministero dell'economia) con il Mediocredito italiano (Gruppo Poste Italiane) che hanno erogato negli ultimi anni all'acciaieria cremonese 50 milioni o giù di lì?

Noto che sono tutte banche pubbliche... come mai le banche 'private' non erogano e se ne stanno ben lontane dall'acciaio triestino-cremonese? Forse sono ancora 'scottate' dai tanti miliardi di vecchie lire abbuonati all'acciaieria cremonese negli anni '90 quando era in una profonda crisi.

O forse semplicemente sanno leggere meglio i bilanci.

Sono le banche pubbliche che fanno un affare o forse la politica che le controlla ha deciso di 'sostenere' un'azienda amica nonostante sia stata valutata ad “alto rischio d'insolvenza”?

Ricordatevi il venditore di Ferrari....”




Chi ferisce l’ambiente paga … lo Stato.

» Inviato da valmaura il 8 August, 2015 alle 12:05 pm

“Chi ferisce l’ambiente paga” era il titolo della disgraziatissima iniziativa del PD alla Libreria Lovat.

Ed oggi giunge l’ennesima conferma e proprio in diretta via Serracchiani, Vicesegretario nazionale del partito, che a pagare saranno, more solito, i cittadini, Pantalone, insomma lo Stato italiano.

E tutto questo in barba e contropelo ad una legge della Repubblica e della Comunità Europea che stabilisce, senza se e senza ma, che “chi inquina paga”, ferite o graffi a parte.

Suona ad ulteriore beffa che la società fallita (Lucchini Italia) vedeva come proprietari i dodici maggiori istituti bancari italiani, da Unicredit, Intesa a scendere, e dunque non un clochard che vive sotto i ponti, ergo è ancora più incomprensibile, oltre che ingiusto ed irrispettoso della legge, che sia il nostro denaro a dover pagare messe in sicurezza e bonifiche (valutate dal Ministero dell’Ambiente intorno agli 80-100 milioni) del sito della Ferriera e non la vecchia o la nuova proprietà targata Arvedi.

E si perché chi acquista compra tutto: onori ed oneri, dunque anche la responsabilità per le bonifiche del suo nuovo sito. Altro non c’è da dire salvo che per il Sottosegretario De Vincenti il cui nome compare in tutte le situazioni in cui, sarà caso o sfortuna, la magistratura sta indagando (da Taranto a Vasto).  Ascoltato in una intercettazione (l’intercettato dalle Procure non era lui ma un imprenditore con cui stava parlando al telefono) invitava l’interlocutore a non parlare per telefono di certe cose. Non male per un rappresentante del Governo.

Pensate che sarebbe successo ad uno così nell’Inghilterra dell’ “amico” Cameron, o nella Germania di “Angela” e perfino nella Francia del “compagno” Hollande ad un esponente del Governo che avesse dichiarato ciò, per non parlare degli Stati Uniti del “compagnone” Obama. Lo avrebbero cacciato in un bitz. Ma siamo nell’Italia del Renzi, è pertanto è lui che firma il decreto di nomina commissariale alla Serracchiani per la Ferriera.

A parte il solito spottone sul piccolo giornale a firma dell’immarcescibile maranza, dove ad un certo punto va in piena confusione, forse preso dai crampi emozionali al solo menzionar il cavaliere di Cremona, e scambia i ruoli affidati nell’accordo di programma scrivendo che spetta allo Stato la “reindustrializzazione” e ad Arvedi invece quanto di competenza statuale.

Da rimarcate la pregevole dichiarazione dell’immancabile Cosolini dalla memoria fulminata quanto brevissima. Ed è caso strano e perfino originale, infatti con il passare degli anni, invecchiando, si tende a mantenere una lucidità di memoria “storica” perdendo invece quella attuale. Una volta la definivano Arteriosclerosi oggi la ingentiliscono con “Demenza senile”. Che il sindaco invece dichiari, sempre al maranza impassibile e prono, “Il problema (Ferriera) - ha concluso il sindaco - era stato lasciato lì per troppi anni …”. Dunque anche per i cinque (2003-2008) di cui lui da assessore al lavoro, che ironia, governava la Regione con Illy Presidente, e guidava, qui l’ironia si fa beffa, proprio quel tavolo istituzionale per la dismissione e riconversione del sito Ferriera di Servola.

Cosa significa perdere la memoria eh?




SONDAGGIO !!!

» Inviato da valmaura il 6 August, 2015 alle 9:27 am

Un sondaggio!!!
Il Vostro parere è molto importante.
CONDIVIDETE il filmato de L'Eco della Serva
e "MI PIACE" per chi è d'accordo sulla pagina Facebook Circolo Miani.

http://youtu.be/RXq2LiaekCU




Ferriera. Siamo all’anno Zero.

» Inviato da valmaura il 16 July, 2015 alle 12:07 pm

Sembra di ritornare al 1998 quando il Circolo Miani affiancò Servola Respira e diede il via alla campagna di sensibilizzazione prima e mobilitazione poi dell’opinione pubblica triestina e muggesana.

Leggiamo che il Comune, non desidero nemmeno scrivere il nome di quella persona che si ostina a ritenersi assessore all’ambiente, continua a parlare di “residenti di Servola” e non emergenza di tutta Trieste e sta ancora baloccandosi con le centraline. Via San Lorenzo si, no, forse, mentre da per buoni i risultati delle altre, ancora!

Lunedì 20 nel pomeriggio in Prefettura ci sarà una folta delegazione della Commissione Ambiente del Senato per “audire” sulla Ferriera.

Dejà vu, già visto. Anni fa al Circolo Miani venne il Presidente della Commissione Ambiente della Camera, on. Alessandri, accompagnato dal parlamentare triestino Massimiliano Fedriga.

Si trattenne in sede mezza giornata, si incontrò con centinaia di persone e ci fece una conferenza stampa.

Alcuni mesi dopo la Commissione Ambiente votò una risoluzione che impegnava Governo e Regione a predisporre “entro novanta giorni” la chiusura e la riconversione della Ferriera.

Stiamo ancora aspettando e sono passati anni e non giorni.

I politici, il Comune, la Regione, non leggono nemmeno le carte, i bilanci Arvedi ora e Lucchini prima, i conti. Continuano semplicemente a prendere tempo per non assumersi alcuna responsabilità e per non fare niente, esattamente come fanno da 17 anni.

Sono cambiati sindaci, presidenti, partiti e amministratori e tutto è rimasto tale e quale.

La gente e non solo di “Servola”, sta male, vede la sua vita distrutta ogni giorno, si ammala e muore, e questo vale anche per i lavoratori. E questi si baloccano con mozioncine, impegni, proclami.

In quanto alla magistratura credo oramai che essa porti la pesante responsabilità di un clima di totale sfiducia della gente per il suo operato, anzi non operato.

Che fate lunedì 20 luglio restate a casa, andate al bagno o in campeggio?

O venite alle 17 in piazza Unità davanti alla Prefettura per far sentire la vostra voce e poi in Consiglio comunale per aprire le finestre di Palazzo Cheba e far cambiare aria e musica?

Io ci vado anche da solo, per la mia salute, e sottolineo quel mia, e per la mia vita. Voi fate quel che vi pare.

Maurizio Fogar

Circolo Miani




Eurofascismo.

» Inviato da valmaura il 3 July, 2015 alle 10:11 am

Altro che il “Manifesto di Ventotene” Per un'Europa libera e unita, scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni dal confino fascista nell’isola tirrenica.

Quello che i politici teutonici, con il servile avvallo di tutti gli altri (chi ha visto la conferenza stampa congiunta di Renzi con la Merkel si è probabilmente vergognato di essere italiano) stanno compiendo nei confronti del popolo greco casomai è molto più affine al regime fascista che incarcerava e confinava gli oppositori.

Le sfacciate pressioni dei presidenti dei vari Eurogruppi e Commissione Europea, con il codazzo dei “tecnocrati” europei che negli Stati Uniti farebbero probabilmente la fila per il sussidio di disoccupazione, per condizionare al limite del ricatto il diritto dei Greci a scegliere e votare liberamente nel Referendum di domenica prossima, denunciano una ingerenza mai vista prima in Europa dal dopoguerra in qua. Neanche ai tempi della “guerra fredda”.

Le balle sparate a raffica dai nostri politici a cominciare da quelli del PD sulle “baby-pensioni” greche pagate dagli italiani, dopo il capolavoro della legge Fornero, dimostrano oltre che l’assoluta ignoranza anche la più completa insensibilità umana nei confronti di un popolo, quello greco, portato sull’orlo della miseria più diffusa dopo cinque anni di austerità europea.

La Germania poi che si è vista graziare tre volte nel secolo scorso, con la cancellazione dei risarcimenti imposti alla fine della prima guerra mondiale, cancellazione tardiva e maldestra che non ha impedito il crollo della democratica Repubblica di Weimar e l’avvento del Nazismo. Con analogo gesto nel secondo dopoguerra quando negli anni cinquanta è stato cancellato il rimborso dei danni dovuti dalla scatenamento e dalle distruzioni della seconda guerra mondiale. Ma terzo e più significativo quello accaduto pochi anni fa, quando nel 1990 l’Europa si fece carico dei gravosi debiti del governo Kohl a seguito dell’unificazione tedesca.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in poche ore il mercato borsistico europeo ha perso più miliardi di quanti siano quelli del debito greco moltiplicati per cinque.

Se questa è l’Europa di oggi, essa amaramente assomiglia più ad un quarto Reich che agli ideali di Ventotene, e spiace assai vedere i governanti italiani “collaborare”, more solito, da reggicoda con il piattino in mano. I guitti del Medio Evo erano molto ma molto più seri e colti.

Sulla pagina Facebook del Circolo Miani trovate le foto.




Orpo che Arpa! parte seconda

» Inviato da valmaura il 27 June, 2015 alle 11:50 am

Muggia come Lourdes.

Unico ed irripetibile. Il processo intentato alla proprietà della Lucchini-Ferriera per inquinamento delle acque del Vallone di Muggia-Golfo di Trieste. Presiede il giudice monocratico Vascotto, a difendere la proprietà l’avvocato Borgna (PD).

Il tutto si basa su di un (si badi bene: uno) prelevamento delle acque antistanti la Ferriera, le cui analisi davano per assente solo l’acqua di mare.

Ad un certo punto del dibattimento la difesa chiede che venga prodotta in aula la provetta con, chiamiamola, l’acqua; insomma la prova principe, il referto dell’accusa.

Il giudice invita il tecnico dell’Arpa che aveva appena testimoniato in aula a ripresentarsi dopo quindici giorni con il campione in oggetto e aggiorna la seduta di due settimane.

Alla ripresa del processo si fa avanti il tecnico dell’Arpa per comunicare, visibilmente imbarazzato, che non si riesce più a trovare la provetta con il campione prelevato.

La difesa ovviamente insiste, è un suo diritto dopotutto.

Il giudice rinvia ancora l’udienza di 15 giorni ed invita perentoriamente l’Arpa a cercare meglio ed a portare in aula la provetta campione.

Dopo due settimane al posto del tecnico si presenta il Direttore dell’Arpa per comunicare, a testa bassa ed espressione contrita, che la provetta era andata … rotta ed il campione si era pertanto perso.

La conclusione del processo? Ovvia e scontata, chiusura per archiviazione e tutti contenti.

Dagli atti processuali e testimonianze dei giornalisti presenti, non parto di fantasie e facili ironie.

Insomma l’acqua del Vallone di Muggia come quella di Lourdes: una sola volta nella vita e poi basta.

p.sss... le foto su Facebook Circolo Miani




Un cavillo li caccerà.

» Inviato da valmaura il 16 June, 2015 alle 11:49 am

Sentiamo il dovere, per rispetto ai 10.280 concittadini che hanno sottoscritto la petizione per la chiusura immediata della Cokeria, per il fermo dell’Altoforno, della macchina colare e dell’impianto di agglomerazione della Ferriera e per vincolare lo stanziamento dei fondi pubblici alla salvaguardia dei posti di lavoro, da un lato, e l’appello di Claudio Magris, Gherardo Colombo, Adriano Sofri, tra gli altri, per salvare il Circolo Miani dalla pervicace ed inspiegabile azione di sfratto portata avanti dall’Ater targata PD, dall’altro, di informare l’opinione pubblica che in una tempestosa riunione dei Capigruppo comunali, sono stati negati l’accesso alla illustrazione in aula e la conseguente discussione in Consiglio comunale.

Il cavillo burocratico alla quale gli oppositori si sono disperatamente aggrappati è la mancanza degli estremi del documento di identità dei firmatari (c’è però l’indirizzo di residenza). Cavillo che invece la Regione FVG ha ritenuto di superare proprio in virtù dell’importanza dei temi contenuti nelle petizioni e per rispetto al significativo numero di sottoscrittori. Tanto che a breve si avvierà l’iter per portare a discutere i documenti prima nelle Commissioni e poi in aula del Consiglio regionale.

Alcuni Capigruppo e consiglieri (Everest Bertoli, Lorenzo Giorgi, Manuela Declich e Piero Camber) hanno allora ritenuto di fare propria la petizione e di presentarla come Mozione Urgente, ma contro l’urgenza della discussione in aula, appoggiata invece da Michele Lobianco e Paolo Menis hanno votato, nel tentativo di rinviare sine die l’argomento, e sono riusciti nel loro intento, i Capigruppo del PD, Marco Toncelli, dei gruppi unicellulari che lo appoggiano, Cetin, De Carli, De Gioia (socialista), Andolina (Rifondazione- Fed. della Sinistra), incredibilmente Sossi di Sel,  Paolo Rovis che con Roberto Antonione rappresenta ora gli Alfanidi e Ts popolare, e Franco Bandelli di Un’altra Trieste.

Ci pare giusto che i triestini conoscano fino in fondo le gesta e l’operato dei loro consiglieri e che questi si assumano pienamente la responsabilità politica delle loro azioni di fronte all’opinione pubblica che tra dieci mesi sarà chiamata ad esprimersi con un voto.

Ps: per vedere il video si rimanda alle pagine Facebook del Circolo Miani.




Se questa è informazione!!!

» Inviato da valmaura il 11 June, 2015 alle 11:30 am

Il “quadrettino” apparso sul piccolo giornale di oggi.

“Ieri pomeriggio sulla questione della Ferriera di Servola si è svolta un’audizione della Sesta commissione del Consiglio comunale presieduta da Mario Ravalico nel corso della quale è stata presentata una raccolta di firme per l’immediata chiusura dell’area a caldo. Le firme, che secondo i proponenti sono diecimila, non recavano gli estremi dei documenti d’identità dei firmatari, per cui la raccolta non è valida quale petizione. In una nota successivamente emessa il capogruppo del Pdl Lorenzo Giorgi ha sottolineato che nel corso della riunione l’assessore Laureni ha testualmente affermato che «il sindaco ha tracciato una linea guida che porta inevitabilmente alla

chiusura dell’area a caldo in un anno, un anno e mezzo». Irrintracciabile successivamente Laureni, il sindaco Roberto Cosolini ha decisamente negato che la linea della giunta comunale sia questa.

«La prosecuzione dell’area a caldo - ha ribadito il sindaco - è legata all’efficacia degli interventi di risanamento».

Guardate la raffinatezza di quel “secondo i proponenti”, già ma chi sono? Mah, vallo a sapere!

E poi bellissimo quel mettere in dubbio il numero delle firme (10,280 come certificato dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale che pur in assenza degli estremi di un documento ma in presenza dell’indirizzo di residenza dei firmatari non ha esitato un attimo a riconoscere la validità dell’iniziativa) e la conseguente autenticità delle stesse.

Omettendo per altro di dire che l’audizione è stata chiesta dalla Commissione Capigruppo e non dai misteriosi proponenti. Neanche nel Burkina Faso un’informazione come questa, e porgiamo le nostre più vive scuse al Burkina Faso.

In quanto alla seduta in questione essa ha lampantemente dimostrato quale sia l’interesse di alcuni consiglieri presenti, ci riferiamo a quelli del PD soprattutto, dei quali alcuni, vedi il capogruppo, non ha smesso un attimo di usare il suo telefono-computer tanto che sembrava il polmone artificiale che lo teneva in vita.

Il Laureni ha dimostrato fino in fondo, oltre alla sua ben nota scarsa conoscenza di leggi e normative, come candidamente ha ammesso lui stesso, le sue competenze tecniche in materia Ferriera, quando è stato letteralmente annichilito da Romano Pezzetta, che foto alla mano, lo ha smentito sul quel poco che aveva detto. Di quel poco significativa l’uscita di riconoscere nell’accordo di programma (insomma in una scelta tutta politica) il suo punto di riferimento nel suo operare. Come Fogar gli ha pubblicamente ricordato: la legge e la Costituzione no?

Ma l’umanità del personaggio è apparsa nitida quando, nella vasta sala semideserta del Consiglio comunale avendo Maurizio Fogar, il principale relatore invitato alla riunione,  richiesta ed ottenuta la preventiva autorizzazione dal Presidente del Consiglio, portato al guinzaglio i suoi due bracchetti per sottrarli alla sofferenza di rimanere in auto con quel caldo, Laureni unico tra i presenti ha chiamato un funzionario e ha perentoriamente chiesto l’allontanamento dei due cuccioloni perché “privi di museruola” e, aggiungiamo noi, di accordo di programma. Il commento più sentito è stato che in realtà la museruola andava messa a qualcun altro.

In quanto al silenzio sulla notizia lanciata dal Circolo Miani sulla decisione già presa di concedere l’AIA prima ancora che la Conferenza dei Servizi si aprisse in Regione. Scelta pacificamente comunicata nella riunione di martedì scorso con l’Assessore Vito a Maurizio Fogar e Romano Pezzetta. Oggi il sempiterno maranza ci mette del suo, ovvero fidando e confidando nelle indiscrezioni raccolte o comunicate, lega questa scelta al futuro arrivo e montaggio della cappa “aspiratutto” per la Cokeria. Insomma è come concedere l’AIA a Babbo Natale dietro promessa di costruire un centro di raccolta differenziata per le cospicue cacche delle renne.

Cosa non si fa per aiutare gli amici!

A proposito, sarà pura combinazione od un caso fortuito, o premonizione dell’oracolo di Delfi, ma dopo le puntuali denunce, anche in Procura, sulla brillante gestione dell’Altoforno, fatte dal Circolo Miani e Servola Respira, martedì in Regione ai “mastini” dell’ARPA e ieri in Comune, l’impianto è stato fermato. Tutta colpa dei misteriosi “proponenti”? Giurin giurello.




Tacciono.

» Inviato da valmaura il 5 June, 2015 alle 10:58 am

La Regione tace.

Per evitare di rispondere No alla richiesta di presenziare ai lavori della Conferenza dei Servizi regionale che deciderà, tra il 10 ed il 12 giugno, il rilascio dell’AIA alla Ferriera, inoltrata formalmente il 31 maggio scorso, e spedita per conoscenza alla Procura, che leggete qui sotto.

Il motivo è semplice, non sapendo che pesci pigliare tentano di far passare i giorni e magari rispondere a “babbo morto”, cercando di pararsi legalmente “le spalle” (avete visto che gentili siamo).

Ma attenzione così rischiano di fare doppio danno, a parte confermare quello che avevamo cominciato a pensare da un pezzo: e cioè che non c’è alcuna differenza di comportamento (dove contano i fatti e non le parole) tra questa direzione regionale all’Ambiente e quelle di centrodestra e sinistra che l’hanno preceduta, per non parlare poi dell’Arpa che tra la gente ha surclassato nelle barzellette i Carabinieri.

Perché sia chiaro, anche per doveroso rispetto verso i 10.280 cittadini che hanno sottoscritto le petizioni promosse dal Circolo Miani, noi ricorreremo in tutte le sedi, legali ed istituzionali, per pretendere il rispetto della legge, a costo di denunciare ulteriormente gli stessi “controllori” se non ottemperano ai loro doveri, per fare invalidare ed annullare quanto eventualmente deciso in questa Conferenza dei Servizi regionale secretata.

Quello che sta uscendo, parliamo di inquinamento, dalla Ferriera in queste settimane, e dall’Altoforno in particolare, è assolutamente mostruoso. E lor signori, dalla politica a chi ha l’obbligo di far rispettare la legge, si girano semplicemente dall’altra parte, nonostante le quotidiane denunce da noi presentate. Anzi qualcuno tra i capigruppo comunali, infastidito, si permette di dire “Cosa ancora una volta dovemo ascoltarli, ma basta co sta menada de la Ferriera”.

Noi diciamo basta con questa gente che oltre a colpire la nostra salute e la nostra vita ci ha letteralmente rotto i “cabasisi”, con la loro ignoranza, arroganza ed inutilità.

 

Direzione all’Ambiente

Regione Friuli Venezia Giulia

Per conoscenza

Carlo Mastelloni

Procuratore Capo della Repubblica

Tribunale di Trieste

 

Il 10-11-12 giugno p.v. si terrà presso la Regione Friuli Venezia Giulia la Conferenza dei Servizi decisoria sulla concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e, immaginiamo, della Valutazione d’Impatto Ambientale alla proprietà (Siderurgica Triestina, capitale sociale 50.000, cinquantamila, euro) dello stabilimento Ferriera di Servola.

Il Circolo Centro Studi “Ercole Miani” e l’associazione “Servola Respira”, dal 1998 notoriamente i soggetti principali tra i portatori di interessi esistenti in città sulla problematica e che anche recentemente hanno raccolto 10.280 sottoscrizioni di cittadini sul tema, chiedono con la presente formalmente di partecipare ed assistere ai lavori della Conferenza dei Servizi in questione, come avviene pacificamente in ogni altra parte d’Italia.

Si allegano a tal fine:

-        Copia del verbale della più recente Conferenza dei Servizi, incidentalmente proprio sulla proprietà Arvedi, tenutasi presso la Provincia di Cremona il 29 aprile scorso

-        Copia estratto della normativa di legge esistente di cui si fa riferimento nel verbale della stessa Conferenza e che inerisce proprio il diritto alla presenza dei soggetti come le nostre associazioni e della stampa.

Si preannuncia fin d’ora che in caso di rifiuto da parte di questa Direzione regionale, il Circolo Miani e Servola Respira metteranno in essere tutte le azioni che la legge consente al fine di far invalidare i lavori e le decisioni assunte in sede di Conferenza regionale dei Servizi e di sollecitare l’esame da parte dei competenti organi della eventuale sussistenza di fatti che abbiano valenza penale.




Tattaratà, tatà!

» Inviato da valmaura il 27 May, 2015 alle 12:09 pm

Suonan le trombe, tutti ad applaudire e che.

Cominciamo dal primo sassofono, la Presidente regionale Serracchiani, quella che ha annunciato, nonostante noi sommessamente l’avessimo vivamente sconsigliata di fare la portavoce di Arvedi (ne sa qualcosa l’ex sindaco Illy che per fare l’addetto stampa della Lucchini a suo tempo s’è giocato il Comune), che in marzo ci sarebbe stata la novità della Ferriera “open day”, poi secondo annuncio, sempre con grande evidenza sull’eco di Cremona, che il Ferriera “open day” era fissato, ci pare, per il 4 giugno, ora leggiamo, con sottofondo bandistico che “A settembre verrà indetto anche l’Open day, nel corso del quale tutti i cittadini saranno chiamati a constatare di persona la riqualificazione e il risanamento ambientale attuati nel comprensorio.” Ovviamente il solito maranza impegnato a riportare le dichiarazioni presidenziali con il tono di voce che il commentatore dell’Istituto Luce dedicava ai successi del Duce, si dimentica di far notare ai sempre meno, e ne capite le ragioni, lettori del piccolo giornale la figura non proprio encomiabile che rimedia la Serracchiani.

Ma ora attaccano i tromboni.

«Il cronoprogramma previsto per il rilancio della Ferriera di Servola - ha sintetizzato la presidente della Regione – è perfettamente rispettato in ogni settore: dall’adeguamento e l’ottimizzazione degli impianti, alla salvaguardia dell’occupazione e a tutte le attività necessarie per la tutela del’(sic!)ambiente. Dopo il proficuo e sinergico lavoro di tutti gli attori coinvolti - ha specificato -ora possiamo addirittura parlare di allargamento dell’attività industriale». Serracchiani ha anche assicurato che tutto l’iter procederà ancora sotto l’attento controllo della Regione.

Entra la grancassa.

E nell’altra impugna un cannocchiale per mostrare di voler già guardare oltre. «Le cose stanno

andando avanti», premette il sindaco.

Basterebbe, anche senza binocolo, che Cosolini guardasse le foto che oggi pubblichiamo sulla pagina Facebook del Circolo Miani. https://www.facebook.com/pages/Circolo-Miani Trieste/248045279800

A conferma appunto “dell’attento controllo della Regione” di Serracchiana assicurazione.

In quanto alle assunzioni ed al laminatoio a breve ne sapremo e vedremo delle belle, o delle vecchie. Ma non anticipiamo.

Ci scrive il gentile direttore dell’Ambiente regionale per correggerci. Avevamo scritto che una prima riunione della Conferenza dei Servizi regionale per la concessione dell’AIA alla Ferriera si era tenuta, a porte rigorosamente chiuse, ai primi di maggio. Lui puntualizza invece cheAi primi di maggio, come già in periodi precedenti, si è riunito un tavolo tecnico istituito presso la Direzione ambiente della Regione con il compito di approfondire temi comuni agli impianti industriali presenti sul territorio, ai fini del rilascio delle autorizzazioni ambientali all’esercizio delle attività produttive.” Insomma se non è zuppa è pan bagnato.

E poi prosegue che “Per quanto riguarda la partecipazione del pubblico, tivù o stampa, alla prossima conferenza dei servizi, Le segnalo che il funzionamento della conferenza è dettagliatamente previsto nel codice dell’ambiente ( Dlgs 152/2006) che prevede la partecipazione esclusiva dei rappresentanti degli enti (Regione, Provincia, Comune di Trieste, Arpa e Ass) che devono rilasciare pareri, nulla osta o autorizzazioni, nonché del proponente (Siderurgica Triestina). Nessun altra persona o autorità è ammessa a partecipare. Tivù e stampa resteranno fuori, ma credo avranno comunque modo, a conclusione dei lavori,  di acquisire informazioni con i canali consueti e di informare puntualmente il pubblico.

A conferma della segretezza, e perché per Giove visto che tutti i componenti della Conferenza, proprietà a parte, sono enti pubblici e la decisione riguarda purtroppo tutti i triestini e muggesani? Troppa grazia San Francesco, che poi benevoli confidenze vengano fatte ai giornalisti che avranno accettato di starsene in anticamera per ore con la telecamera in spalla ed il piattino in mano. Ma che idea hanno in Regione della democrazia e della trasparenza? Quella di Breznev?




Il tempo di morire, Lucio Battisti.

» Inviato da valmaura il 19 May, 2015 alle 11:23 am

https://www.youtube.com/watch?v=kPWfa3gKUpg

In piena emergenza inquinamento Ferriera tutto quello che il sindaco Roberto Cosolini è capace di dire è “diamogli tempo”, sottinteso ad Arvedi.

Non, come gli imporrebbe la sua carica di Ufficiale Sanitario di Trieste oltre che di primo amministratore della nostra comunità, invece gridare: “basta, in questi anni, anche per mia responsabilità, troppa gente, troppi bambini, donne, uomini si sono ammalati, hanno sofferto, hanno subito la rovina della quotidiana qualità della vita, sono morti, per il tempo perso dall’inerzia di una politica e di una classe dirigente che non trova precedenti in città, in Regione ed in Italia”.

Il tempo per lui, e per i politici di tutte le lande e colori, è una variabile assolutamente indipendente.

Anzi guadagnare tempo evitando di assumersi le proprie responsabilità, quel “tirare a campare per non tirare le cuoia” di andreottiana infausta memoria, è il faro che guida la politica nostrana. Potrebbero inciderlo sopra gli scranni del parlamento, dei consigli regionali e comunali, come nelle aule dei tribunali sta la scritta “la legge è uguale per tutti”, o quasi.

Esempio di questo comportamento è la lentezza con cui il primo cittadino si ingegna per ritardare al massimo la soluzione di due problemi non da poco, sui quali si giocherà molto probabilmente l’esito della prossima campagna elettorale. La storia recente nulla gli ha insegnato, e non solo a lui.

Era il 30 giugno dello scorso anno quando tutto il consiglio comunale, lui compreso, ha votato una mozione che impegnava la sua amministrazione ad intervenire sui vertici Ater, da loro indicati, ovvero dal PD, per cancellare la procedura di sfratto dalla sede (Ater) del Circolo Miani, od in subordine, ma assai in subordine, ad ospitare l’associazione in uno dei tantissimi immobili sfitti di proprietà del Comune.

Semplice e chiaro, no? Evidentemente no, perché a quasi un anno di distanza nulla è stato fatto, neanche in presenza di una sentenza-ordinanza del Tribunale civile che dovrebbe fare arrossire i politici regionali e comunali e che invita le amministrazioni a far osservare, all’Ater, e rispettare proprio una legge della Regione FVG.

Orbene il sindaco se la prende comoda e dal primo aprile sposta al 26 maggio, dopo un rinvio dal 19, l’incontro con i portavoce del Circolo Miani e di Servola Respira, promotori di quella petizione che sulla immediata chiusura della Cokeria, il fermo dell’Altoforno della Ferriera e la salvezza del Circolo, ha raccolto 10.280 firme di nostri concittadini. Se va avanti così, più o meno i voti che raccoglierà il PD alle comunali del prossimo anno.

“Diamogli tempo”, che diamine! Evidentemente non si rende conto che a continuare su questa strada, saranno i triestini dal maggio 2016 a dare a lui, Roberto Cosolini, tutto il tempo che vorrà per godersi quel che gli resta da vivere. Tempo che molti nostri concittadini, meno fortunati di lui, non hanno purtroppo avuto.

Basta, si basta scherzare, cazzeggiare sulle pelle nostra.

Questo pezzo lo abbiamo inviato anche a tutti i cosiddetti Capigruppo in Comune, molto spesso capi di se stessi o poco via, ed informeremo, con i nostri poveri mezzi ed anche con i TG da Strada, i cittadini delle loro risposte. Perché è giunta l’ora che ognuno si prenda le proprie pubbliche responsabilità. Come la Costituzione scrive ed una politica normale dovrebbe fare.

Rino Formica: “La politica? Sangue e merda”, “una corte di nani e ballerine”.




Mar dei Sargassi.

» Inviato da valmaura il 7 May, 2015 alle 1:13 pm

Stamane il colore del tratto di mare racchiuso tra la diga Rizzo, Muggia e Trieste, si insomma il nostro Vallone, era in superficie di un bel rosso scuro rubizzo andante verso il marrone con venature nerastre. Tra gli sguardi ammirati e fiabeschi di migliaia di persone che si sono risparmiati il fastidio costoso di una crociera appunto nel Mar dei Sargassi, di salgariana memoria.

Complimenti alla vigile “task force”, chiamarla in italiano farebbe meno Rambo, dell’Arpa, alla sempre vigilante Capitaneria di Porto, all’ASS, e poi alla Regione, Provincia, Comune, fino al commissario Basettoni. Efficaci, tempestivi e puntuali!

In realtà qui le alghe che colorano di rosso i Sargassi non ci azzeccano per niente. Il merito va tutto al pulviscolo proveniente dalle montagne di rifiuti “speciali”, di carbone e materiali ferrosi depositati nella Ferriera (buona la storiella dei Silos, delle barriere di contenimento, dei fissatori, e soprattutto funzionanti) che portati dal vento, un borino allegro e vivace, scivolavano sulla nuova asfaltatura in cemento delle banchine, come i bob nella pista olimpica di Cortina, e si tuffavano in mare con impetuoso slancio.

Ecco questa novità, made in Arvedi, ci mancava ancora e chissà quali altre sorprese ci riserva il futuro prossimo.

Torniamo al passato recente. Brutto segno, anzi bruttissimo che ricorda un precedente ad opera di quel maestro del pensiero politico che risponde al nome dell’intellettuale Moretton, quello di aver secretato la riunione della Conferenza dei Servizi regionale che deve decidere sull’AIA alla proprietà della Ferriera. Quando era accaduto in passato, la stampa, l’ordine dei giornalisti tutti a gridare e protestare contro l’arbitrio che privava l’opinione pubblica del diritto ad essere informata su di un argomento così delicato e sentito.

Oggi neppure questo: Fido sitzt (a cuccia). Come peggiorano i tempi.

E come può un atto pubblico svolgersi a “porte chiuse”? I partecipanti sono tutti enti pubblici (Regione, Provincia, Comune, Arpa e Ass) ma che scherziamo?

E la Procura? Quale procura, che parola impegnativa, giovanotti siamo a Trieste, ricordatevelo.




Il peto di ET.

» Inviato da valmaura il 23 April, 2015 alle 12:07 pm

L’estate è giunta. Con le rondini arriva puntuale l’articolo del piccolo giornale, stavolta a firma di Corrado Barbacini (cb) che di solito si occupa di “nera”, sul “mistero irrisolto della grande puzza”.

E leggete qua “sono scese in strada ieri delle autentiche task-force di esperti: coinvolti pompieri, tecnici dell’Arpa, squadre dell’AcegasAps, marinai della Capitaneria di porto”.

Risultato di questo imponente spiegamento di forze? Una beatissima mazza. Il che fa sorgere seri dubbi su come almeno alcuni dei signori sopra citati si guadagnino i lauti stipendi pubblici, e non alludiamo a “pompieri e marinai”. In realtà l’insuccesso va ascritto alla mancata chiamata del Mago Otelma e del Mago di Umago.

Ma esclusa tassativamente l’origine marina, dalla Capitaneria di Porto, la stessa che anni fa non si era accorta che la Ferriera le modificava sotto gli occhi la linea di costa interrando abusivamente con rifiuti “speciali” il Vallone di Muggia per un’area pari a otto campi di calcio. Ma si sa loro amano la pallanuoto. E dunque i marinai delle petroliere non hanno mangiato fagioli alla messicana.

Esclusa per la stessa ragione la presenza a Trieste di Bud Spencer e Terence Hill.

Le ipotesi sul tappeto rimangono due. O un colossale peto, un petone extraterrestre alla ET, o forse forse guardare in direzione Ferriera non si sbaglierebbe.

Sarà una coincidenza ma ieri pomeriggio quando il vento girava in quella direzione dalla Ferriera il quartiere di San Vito-Campi Elisi è stato invaso da un acre odore di uova marce, e siccome ieri pomeriggio il vento cambiava più o meno ogni mezz’ora …

Anche verificare il perché uno dei due gasometri che contengono il “buonissimo e corroborante” gas di Cokeria, posizionati a latere dello Scalo Legnami, è da ieri a livello terra sarebbe compito interessante ed anche assai facile da eseguire, sempre che lo si voglia.

Ergo la “misteriosa puzza” ha dimostrato puntualmente cosa valgono i tecnici, ed i cosiddetti giornalisti, a cui è affidata la nostra sicurezza e quel che più conta la nostra salute. Prosit.

Comunque non disperate l’insuperabile maranza sempre sul piccolo giornale ha titolato sulla notizia vecchia di giorni e giorni che il Gruppo Arvedi avrebbe ricevuto, ma riportiamo il titolo esatto del pregevole scritto “Ferriera. Prestito di 100 milioni concesso ad Arvedi”, un appunto prestito dalla Banca Europea degli Investimenti, per gli amici BEI.

Ora o è impreciso il maranza o sbagliano il Corriere della Sera e Milano Finanza:

08:31  MILANO (MF-DJ)--Nella prima tranche di progetti, esaminati ieri a Lussemburgo dal Cda della Banca europea per gli investimenti (Bei) e che avrebbero ricevuto la garanzia del piano Juncker ci sarebbe anche il finanziamento ad Arvedi. Il 5 marzo il gruppo siderurgico cremonese, scrive MF, ha preparato un piano di investimenti 2014-2018 da 190 milioni di euro e si e' rivolto alla banca guidata in Italia dal vicepresidente Dario Scannapieco per ottenere un finanziamento da 90 milioni.”

Tutto può essere, però che siano 90 o 100 questo non risolve certamente “la sua difficile situazione patrimoniale e … infine ritiene che il Gruppo Arvedi stia attraversando una fase di criticità finanziaria non ideale”. Massimo Mucchetti Presidente (PD) della Commissione Industria del Senato.

Ed aumenta la sua situazione debitoria, già rilevante, verso le banche, siano esse italiane od Europee in un bilancio patrimoniale che al 2013 denunciava già una passività per 1 miliardo e 449 milioni e 622.428 euro.

Ma di questo ovviamente il maranza non ritiene utile né opportuno informare i sempre meno lettori del piccolo giornale.

Ma bando alle malinconie. Una firma come deodorante per scacciare puzze e balle.

Venerdì 24 aprile, dalle ore 16 alle 19, in piazza Cavana e sabato 25 aprile dalle ore 10.30 alle 13 in piazza della Borsa il Circolo Miani e Maurizio Fogar invitano i cittadini a firmare la petizione per l’immediata chiusura della Cokeria, il fermo dell’Altoforno e la salvaguardia dei posti di lavoro (vincolando lo stanziamento dei milioni pubblici e nostri a questo esclusivo scopo) e l’appello di Claudio Magris, Gherardo Colombo e Adriano Sofri, tra gli altri, per salvare la sede del Circolo Miani dal sesto tentativo di sfratto che l’Ater targata PD triestino e regionale, metterà in esecuzione il 6 maggio prossimo.

Le sottoscrizioni raccolte sono al momento 9.658 e contiamo di superare le diecimila questo fine settimana.

E non è detto che ci fermiamo qui.




Il suicidio assistito.

» Inviato da valmaura il 17 March, 2015 alle 1:47 pm

Il suicidio è quello del piccolo giornale che continua nella sua emorragia di copie vendute (vedere il tamburino editoriale) e che incassa ogni giorno nuove figuracce.

Stamane nei bar da Servola a San Vito non si parlava d’altro. Ovvero i triestini che avevano ascoltato il gazzettino della Rai regionale si chiedevano come mai sull’araldo di Arvedi non comparisse notizia alcuna sulla consegna delle cinquemila firme da parte del Circolo Miani all’Assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito. Un fatto politicamente rilevantissimo per la città.

E per quanto sfogliassero le striminzite pagine di cronaca locale saltando a piè pari la pubblicità oramai predominante, non ne trovavano cenno alcuno.

Ed infatti la campagna di sottoscrizioni per la chiusura immediata della Cokeria e per salvare il Circolo Miani (ad oggi 7.138 firme raccolte che probabilmente diverranno 8.000 con le due manifestazioni previste per questo venerdì e sabato pomeriggio in piazza della Borsa) non ha mai avuto una riga di riscontro su questo piccolo giornale. In compenso per altre sottoscrizioni, dai Cinque Stelle alla Contrada il gazzettiere locale non si è risparmiato, con foto annesse.

Un ottimo modo per affrettare la dipartita giornalistica, d’altronde il direttore Possamai (omen nomen dicevano i Latini) sta dando il meglio di se stesso.

Ed i giornalisti che per l’ennesima volta si sono rivolti all’opinione pubblica per chiedere angosciati se a qualcuno interessa mantenere un quotidiano cittadino (per altro scomparso dal 2001 ma loro evidentemente sono gli unici a non essersene accorti a conferma che chi sta dentro non vede proprio le cose del mondo)? E che hanno ottenuto solo la pronta solidarietà (e ti pareva) di chi è messo peggio di loro, ovvero dalla classe politica locale.

Loro che si richiamano, quasi sempre per ragioni di portafoglio, alla “deontologia”, alla “etica” ed alla “professionalità” del mestiere di giornalista hanno mai speso mezza parola su come il giornale per cui lavorano ha massacrato coloro che non ritiene intruppati, ed intruppabili? Sulla morte civile sancita da questa “informazione”? No? E allora che solidarietà vanno cercando, si accontentino dei politici ed amen, una prece.

Oggi poi c’è l’ennesima uscita cartacea di quel buon uomo di Razeto che di presidente della Confindustria locale ha fatto la sua ragione di vita, anche contro ogni evidenza. Ovvero che gli industriali locali contano praticamente nulla perché nulla sono stati capaci di fare nel concreto oltre a conferenze stampa sempre uguali negli anni ed a slogans abusati ed in odor di naftalina (sistema Trieste, fare sistema, ed amenità simili sul modello dei politici più stantii).

Rilancia per l’ennesima volta, contando non a torto sulla gioiosa disponibilità del piccolo giornale, il suo spot pro Arvedi e Rigassificatore. Poverino non deve ancora aver superato lo shock di quando in una intervista al giornalino, ma non era ancora presidente di confindustria, sostenne con forza, oddio conoscendolo ci sembra un termine un tanticchia esagerato, che la Ferriera era incompatibile con la città e che di rigassificatori non voleva sentire nemmeno pronunciare la parola.

Coerente, nhè, l’uomo.

A proposito è di stamane la notizia che uno degli industriali più bramati ed intervistati in queste lande, quel tal Gozzi, presidente di Federacciai e Duferco (vedi Sertubi), da oggi è ospite delle carceri belghe. Di questo passo, tra boiardi di stato e confindustria arrestati, condannati ed indagati i summit li potranno fare nelle ore d’aria, senza aggravare le tasche dei contribuenti.




Allora è vero. Babbo natale esiste!

» Inviato da valmaura il 7 February, 2015 alle 2:17 pm

E il maranza è la sua renna.

Incredibile come si possa riempire mezza pagina del piccolo giornale, più una foto in cui l’espressione dubitabonda della Serracchiani è già tutto un programma, con una serie di annunci e promesse, che notoriamente non costano nulla, per dare ancora spazio all’Arvedi stavolta a Trieste.

E lasciamo perdere le sciocchezze che il maranza ci mette a contorno, tipo “riavviare la produzione della ghisa”.

Perché finora l’altoforno lo fanno lavorare solo per motivi decorativi? E per produrre cioccolato al latte? Ma ci faccia il piacere, maranza, che il troppo stroppia e come recitava il grande Totò ogni limite ha la sua pazienza. Se scrivesse simil enormità su qualunque altro giornale degno di questo nome il giorno dopo invece della penna il suo strumento di lavoro sarebbe il mocio vileda.

Ma anche la Serracchini, almeno nella versione maranzanata, non scherza quando afferma che la Cokeria potrà lavorare solo quando sarà “pulita”. Ergo adesso che è “sporchissima”, parole loro, perché la fanno andare avanti? Ma al maranza di giornata questi dettagli sfuggono come recita Dante quando riporta quella raffinata aria di chi “del cul fece trombetta” nella sua commedia divina.

Eppure le domande serie ed elementari da porre al bianco cavaliere, manca solo la barba ed il 25 dicembre è passato da un po’, erano semplici.

Quanto ha pagato per l’acquisto della Ferriera al commissario governativo?

Chi sta pagando la copertura delle aree interne dello stabilimento con una sottile suoletta di cemento? Lei o Invitalia (denaro pubblico cioè nostro)?

Quanto ha speso, fatture alla mano, per i lavori parzialmente eseguiti sull’altoforno? Rispetto ai 18 milioni e passa previsti dalla perizia della Procura.

Chi paga i 120 milioni (valutazione Ministero dell’Ambiente) delle bonifiche di terra ed acqua?

Perché l’accordo di programma uno e due (e già si parla di un terzo) intitola “riconversione” della produzione della Ferriera e lei, o Arvedi, insiste nel continuare a produrre sempre carbone coke e ghisa?

Perché il 12 ottobre al Circolo della Stampa in accoppiata con il sindaco Cosolini ed il maranza nel ruolo di cavalier servente, il suo factotum Rosato ha dichiarato ai presenti che si sbellicavano dalle risa che “se la cokeria disturba la chiudiamo” mentre oggi lei la giudica centrale e nevralgica?

Ecco per ora fermiamoci qui, in quanto al modello Cremona si rimanda alla visione del filmato http://youtu.be/lfWxgF1bEzE   e tutte le belle parole del maranza vanno a farsi benedire in un clic.

Ps: vi ricordate il titolo ad otto colonne del Piccolo (allora si chiamava ancora così) del 1998 “Il sindaco Illy: chiedo agli abitanti di portare pazienza. Entro il 2000 l’aria di Servola sarà pulita”. Ha solo dimenticato di precisare l’Anno Domini, se prima o dopo Cristo.

Oppure sempre stavolta dal piccolo giornale “Sulla Ferriera sarò asburgico. Parola di Willer Bordon, Ministro dell’Ambiente”. Adesso da papalino gestisce un teatro nella capitale dello Stato Pontificio.

Noi lo ricordiamo, il maranza evidentemente no. A quando l’intervista a San Nicolò?




559 in 180 minuti. Il Vicesindaco: palla lunga e pedalare

» Inviato da valmaura il 1 February, 2015 alle 1:00 pm

Insomma 3, più decimali, firme al minuto. Questo il bilancio delle tre ore di ieri, e nonostante l’interruzione per la pioggia, in via delle Torri.

Vanno letteralmente a ruba le sottoscrizioni in calce alla petizione promossa dal Circolo Miani.

Si è vista sfrecciare ieri Fabiana Martini, per chi non lo sapesse il Vice Cosolini.

Ha attraversato l’area della manifestazione con una velocità da Olimpiadi non rallentando nemmeno quando uno dei volontari, non avendola riconosciuta, se ne faccia una ragione, ed avendola scambiata per una normale cittadina, le ha chiesto, porgendole un volantino di cui lei non si è neppure accorta tanto era “avanti”, se voleva firmare la petizione. Da lontano è giunta l’eco di un “No, no, grazie”.

Questo insomma è il modo di “stare tra la gente” degli amministratori triestini: nemmeno uno sguardo alla quindicina di gigantografie che se aspetta di vedere sul piccolo giornale sta fresca, o uno scambio di commenti con le otto persone che volontariamente stavano lì da tre ore, che i partiti se le sognano. Insomma niente di niente. Palla lunga e pedalare.




Tanto rumore per nulla.

» Inviato da valmaura il 17 January, 2015 alle 12:09 pm

Almeno Garau lo avevano inviato in Bielorussia e non a Cremona come il maranza.

Fa un certo effetto rileggere oggi i servizi sulle acciaierie Severstal del boiardo russo Mordashov che il Garau, “inviato” del piccolo giornale, aveva allora decantato “tra boschi di betulle” (il maranza si deve oggi accontentare della promessa di un filare di alberetti). Con l’esaltazione delle capacità culinarie e gastronomiche dei cuochi delle mense aziendali di Mordashov, tali da “non farli sfigurare a quelli indicati dalle Guide Michelin”, mentre oggi qui al maranza devono al massimo aver offerto un caffè dal distributore del “Palazzo Lodi Zaccaria”, notare la “P” maiuscola nel testo.

In compenso si allarga con ben due incorniciati (uno per pagina) in neretto sulla biografia della dinastia Arvedi forte del motto “melius abundare quam deficere”.

Insomma molto slurp ma pochissima sostanza.

Partiamo dalle dimenticanze, per non turbare l’atmosfera di Palazzo, quello con la P maiuscola, Lodi Zaccaria. Non ha domandato al Patron Arvedi il prezzo pagato allo Stato (Commissario liquidatore Nardi, nominato dal Ministro Passera del Governo Monti, e condannato dal Tribunale di Taranto in primo grado a otto anni e sei mesi per la morte di una dozzina di operai dell’Ilva quando la dirigeva lui, ma all’attuale Governo, quello dei “daspo” ai politici sotto processo, deve essere sfuggita la notiziola) per l’acquisto dello stabilimento Ferriera di Servola.

Non gli ha domandato quale sia la situazione finanziaria di casa Arvedi, visto che recentemente il Presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti del PD, ha pubblicamente ricordato che il Gruppo è oberato da molti debiti.

Non gli ha chiesto come mai l’altoforno sia stato rimesso in funzione prima del controllo dei tecnici regionali sui lavori da eseguire e, visto che non inquina più come dichiara il cavalier Arvedi, perché mai bisognerebbe ultimare un nuovo ciclo di lavori per captare le emissioni, come scrive due righe più sotto.

Non gli ha chiesto, al di là del libro dei sogni di una nuova Cokeria “perfetta”, che per altro non potrebbe venir costruita nel perimetro dello stabilimento perché dovrebbe essere collocata ad una distanza precisa, stabilita dalle leggi europee ed italiane, dalle più vicine case. Insomma su un “pontone” in mezzo al Vallone di Muggia e forse a questo si riferiva quando riportava l’idea di Arvedi.

Non gli ha chiesto come si conciliava il tutto con il nuovo fascicolo di indagine aperto in fretta e furia dalla Procura sui gravi episodi di inquinamento registrati nel mese di ottobre, dunque dopo i lavori asseritamente eseguiti e per i quali Arvedi avrebbe speso così a spanne “tra i venti ed i trenta milioni”, figurarsi se ha chiesto di vedere fatture e rendiconti.

Non gli ha chiesto come mai la netta percezione delle decine di migliaia di triestini e muggesani (l’altra settimana per tre giorni consecutivi a San Vito, che non è proprio Servola, le persone avevano la sensazione di nuotare nel benzene-benzoApirene tanto era nauseabondo il “profumo” che si respirava) sia quella di un peggioramento, se mai fosse possibile, dell’inquinamento emesso dalla Ferriera matrice Arvedi.

Insomma ancora una volta, slurp slurp, i sempre meno triestini che spendono 1 euro e 20 cents per acquistare il piccolo giornale hanno capito di che “informazione” è fatto.




A ridaje. E’ arrivata la Befana!

» Inviato da valmaura il 4 January, 2015 alle 12:49 pm

A ridaje.

Continua a imperversare l’accoppiata maranza-Umberto sul piccolo giornale. Peccato che fino a giovedì 20 novembre, fino a quando cioè il Circolo Miani e Servola Respira hanno organizzato la discesa in Consiglio comunale di un centinaio di persone (da Muggia ai Campi Elisi: promemoria per il distratto Umberto), facendolo sospendere per convocare seduta stante una riunione della Commissione Capigruppo, tutti questi signori non se ne erano accorti. Di cosa? Del fatto che con la “nuova” proprietà la Ferriera continuava esattamente come prima. Lo avevamo spiegato alla coppia maranza-Cosolini al Circolo della Stampa ma era stato come pisciare contro vento. Tanto erano “fiduciosi e certi” degli impegni assunti dai “nuovi”, per inciso sempre quel Francesco Rosato sulla piazza da oltre una decina di anni. Ma è ben grottesco, ma esemplare di come è andata in questi sedici anni, che chi per legge è pagato per fare i controlli arrivi sempre a “babbo morto”. Abbiamo visto e rivisto questa commedia tante di quelle volte che sappiamo come andrà a finire anche stavolta. Che ce ne frega poi degli “stress test” e amenità varie. Lasciamoli ai parolai che ci credono e che per una riga di notorietà venderebbero l’anima, degli altri in questo caso, al diavolo.

E’ arrivata la Befana!

Come ogni capodanno anche alcune sigle ambientaliste si ricordano dell’emergenza Ferriera, peccato che tra un Nuovo dell’anno e l’altro ci siano sostanzialmente 365 giorni di silenzi. Per quanto riguarda il solito maranza del piccolo giornale riporta cose che modestamente al Circolo Miani e Servola Respira si dicevano, e scrivevano, da anni. Ci pagassero perlomeno i diritti d’autore. In quanto alle firme per la chiusura immediata della Cokeria ed il fermo dell’Altoforno mentre gli altri si baloccano, quelle promosse appunto dal Circolo Miani, nonostante le non proprio felici condizioni meteo, hanno raggiunto le duemila sottoscrizioni. Ma il maranza ben si guarda dallo scriverne come il suo giornalino mai ha voluto darne notizia. Già perché? In nome di quell’etica professionale di cui tanto si ciancia? Diventano perfino ridicoli. Dare spazio a chi non conta nulla sul territorio è come raccontare Waterloo cancellando gli inglesi e Sir Arthur Wellesley, duca di Wellington. Ma tant’è, lasciamo volentieri tale stampa ai politici di regime, alle interviste supine ai big del PD, ed ai loro sottopanza. Non possiamo esimerci però dallo sghignazzo alle dichiarazioni del sindaco sul fallimento Coop, dove puritanamente rivendica il rispetto per l’autonomia delle scelte dei soci dalla politica che ha infeudato anche il più infimo dei posti di sottopotere alle Operaie. In quanto alla Ferriera sta accadendo semplicemente quello che, pur senza essere dei maghi, avevamo previsto da due anni a questa parte e sottolineato fin dal riapparire di Arvedi in queste lande, punto ed altro non dobbiamo aggiungere che basta rileggervi sul sito www.circolomiani.it quanto da noi scritto e riscritto. Che poi oggi per comodità del piccolo giornale tali considerazioni vengano in parte e pure male attribuite a terzi, non ce ne può fregare di meno, e con noi alle persone che vivono realmente sul territorio che da Muggia va fino a San Vito-Campi Elisi. Siamo curiosi di vedere cosa si inventeranno stavolta la Regione (direzione all’Ambiente), l’Arpa, il Comune, che della Provincia ci frega il nulla, e per ultimo la Procura a fronte di una palese e continua situazione di illegalità. Per quel che ci riguarda noi continueremo a tirar su firme, a parlare quotidianamente con tanta gente, ad opporsi ad ogni tentativo di legittimazione di una politica, vecchia e nuova, che ha fallito completamente. Che si occupa di Ferriera a singhiozzo senza capire (e son passati anni) che tutto il futuro della città e della nostra comunità dipende dalla soluzione di questo nodo. Per il resto, dal porto a scendere, sono solo chiacchiere per gonzi.




Firme a gonfie vele!

» Inviato da valmaura il 25 December, 2014 alle 12:57 pm

Mentre molti altri sono tutto “chiacchiere e distintivo” la campagna di raccolta firme sulle petizioni (due) promossa dal Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia ed il Coordinamento dei Comitati di Quartieri (quelli veri non da velina): per l’immediata chiusura dell’inquinantissima Cokeria e per il fermo dell’Altoforno per lavori di ripristino: la prima e in adesione all’appello lanciato da Claudio Magris e Gherardo Colombo, tra gli altri, per evitare lo sfratto dalla sede del Circolo Miani: la seconda, va a gonfie vele.

Il problema semmai è di avere mani sufficienti, in un periodo in cui la malignazza influenza sta falcidiando i migliori (e dunque notoriamente non Fogar che si deve accontentare di un modesto raffreddore e mal di gola causati dall’umidità e dal freddo per le ore passate in sede senza riscaldamento ed in strada), a raccoglierle, tanta è la spontanea adesione in tutta Trieste e Muggia.

A Servola, Valmaura, Chiarbola, tanto per fare i nomi di alcuni dei quartieri più devastati dall’inquinamento made in Ferriera non abbiamo ancora iniziato la vera raccolta. Oddio fuori dalle scuole di questi rioni, genitori e parenti hanno firmato in percentuali vicine al cento per cento (il 97% per la precisione).

Ci siamo preposti tre obbiettivi. Da quello minimo (cinquemila) a quello intermedio (diecimila), per arrivare a quello ottimale (ventimila): firme ovviamente. Parafrasando un famoso motto del ’68 francese: una firma (era una risata) li seppellirà!

Ma parlando con la gente, cosa che al Circolo Miani si fa dal 1981, ci siamo accorti di due cose, per altro due conferme.

La prima, se vogliamo una nota di colore, è che gli unici No che abbiamo ricevuto sono ascrivibili sostanzialmente a persone che dichiarano preferire metodi “più spicci” per risolvere il problema (si va dalla normale bomba, al tritolo di ultima generazione). Tipica fanfaronata tergestina di chi poi cerca un alibi per non fare una beneamata minchia.

La seconda invece è una conferma, almeno per noi che alle ultime elezioni regionali abbiamo lanciato la campagna del non voto: un successo visto che il 59% degli elettori ha seguito il nostro modesto suggerimento ed ha disertato le urne o annullato la scheda.

Ebbene in questi giorni passati “più in strada che in sede”, i commenti della gran parte delle persone sono stati di schifezza e ripulsa totale verso i partiti, tutti, e la politica da loro impersonata. E badate che siamo stati volutamente gentili ed eufemistici: le parole spesso pronunciate da tutte le classi anagrafiche erano molto più crude e crudeli.

Dunque abbiamo bisogno di sempre nuovi volontari per coprire i buchi lasciati dai malati.

E dobbiamo raccogliere entro il 30 dicembre 240 euro, per pagare il rateo Ater pena complicazioni ai processi per annullare lo sfratto (udienze al 13 ed al 20 gennaio prossimo venturo) e ulteriori 324 entro il 7 gennaio per coprire la bolletta dell’energia elettrica scaduta da settembre e che ha portato ad una prima sospensione della corrente per la durata di poche ore (qualche amico ancora lo teniamo) il 22 dicembre scorso. Ed infine ulteriori 300 euro per pagare il rateo, sempre Ater, di gennaio.

Dalla politica e dalle istituzioni inutile aspettarsi nulla. In Regione non figuriamo tra gli amici di Torrenti e dunque nisba. A proposito ci stiamo ancora domandando come sia possibile, non luogo a procedere o meno, che possa rimanere avanti assessore. Dal Comune figurarsi, stanno perfino disattendendo la delibera del Consiglio comunale votata all’unanimità il 30 giugno scorso. E dall’Ater ramificazione politica del PD, peggio che andar di notte. Vi invito a questo fine a leggervi la notizia titolata “Perché?” su www.circolomiani.it e dovrete pure fare la fatica di scorrere indietro le pagine della rubrica appunto “Notizie” Non stancatevi troppo, mi raccomando.

Dunque mettetevi una mano sul cuore e, per i maschietti, una sulla natica destra dove notoriamente sta il portafoglio. La buttiamo sul ridere ma invece la cosa è molto seria anche perché impegnati come siamo nella raccolta firme (che comunque ha un costo nei manifesti e nelle migliaia di depliants distribuiti) delle due l’una: o facciamo la questua per salvare il Circolo o raccogliamo firme. Pertanto chi vuole aiutarci anche con un importo minimo (il 5 per mille va bene per il prossimo anno) ci telefoni per via breve al 335.6140880, che i tempi sono strettissimi.

Per chi interessa sabato 27 dicembre, insomma tra due giorni, siamo a partire dalle ore 9.30 in piazza della Borsa all’altezza Bar Rex o Albero di Natale, inizio Corso Italia, per tirare su firme, e vi staremo per due orette, dunque chi vuole può venirci a trovare. Ne saremmo molto grati, soprattutto se portate un regalino-obolo per il Circolo Miani.

Tanto su di noi, come vedete, silenzio assoluto dalla stampa locale, ad eccezione di Rai regionale e TeleAntenna-TriesteOggi.

Dovremmo mettere il copyright sulle cose che scriviamo, visto che altri usa leggere e riportare le notizie, per altro storpiate e mal scritte, magari a distanza di mesi, ovviamente mettendole in bocca ad altri e cancellando la fonte. Un malvezzo in cui ultimamente è stato protagonista pure un quotidiano nazionale che avevamo sostenuto cinque anni fa e che per questo, con gran rammarico, abbiamo smesso di comperare da tempo.

E per guadagnarci l’offerta vi diamo un cenno della nostra conoscenza storica.

Parlando di corruzione della politica, Giuseppe Garibaldi scrisse nelle sue memorie dell’ anno 1861 che essa imperversava nel neoparlamento del Regno d’Italia coinvolgendo sia i conservatori (la destra di allora) che i radicali (la sinistra). Ed era un malcostume praticato da svariati deputati e ministri.

“La sola disgrazia nostra (dell’Italia), confessiamolo pure una volta, ci venne dalle cattive amministrazioni di ogni natura; cosicchè quanto acquistavamo da una parte in grandezza, in territorio, in rapporti e in influenza esterna, perdevamo dall’altra in ricchezza e prosperità interna. Gli amministratori pubblici, essi soltanto abusando di tempi, cose e persone, o ignari di sapienza civile, o partigiani, o traditori, o usurpatori e ladri della cosa pubblica, si approfittarono del trambusto dei tempi, e manomisero tutto e tutti.”

L’OMNIBUS. Giornale politico letterario ed artistico. Napoli: giovedì 20 marzo 1862.

(Omnibus è stato un giornale, inizialmente di varia letteratura e dal 1851 anche politico, fondato a Napoli nel 1833 da un gruppo di giornalisti e scrittori, tra i quali Vincenzo Torelli e Pier Angelo Fiorentino. Tra i primi e più longevi periodici sorti nel Regno delle Due Sicilie, le sue pubblicazioni durarono ben oltre l'Unità d'Italia: il giornale, infatti, chiuse i battenti soltanto nel 1887.)




E la raccolta (di firme) va …

» Inviato da valmaura il 17 December, 2014 alle 12:00 pm

Eccome se va. Con una media di adesioni pari al 97%, per ora casa per casa (in via Von Bruck, quartiere Campi Elisi-San Vito hanno firmato TUTTI i residenti meno uno) causa maltempo e fuori dalle scuole quando non piove per l’appunto.

Sabato 20, dalle ore 15.45 in poi fino alle ore 19.30 saremo in Piazza della Borsa-inizio Corso Italia, area Bar Rex-albero di Natale e domenica 21 dalle 10.30 alle 13 in piazza Cavana (è previsto sole!).

La risposta della politica la conoscete, hanno messo la polizia municipale a sbarrare il portone ai cittadini che erano venuti a seguire (parlando, non come le Tre Scimmiette) la seconda parte della commissione capigruppo guidata dal consigliere Furlanic (Rifondazione comunista) convocata su iniziativa del Circolo Miani e Servola Repira.

Trattano la questione come parlassero dei 39 parcheggi di Largo Granatieri o delle schermaglie tra correnti partitiche tipiche di questa politica, e spiace rilevare che il nuovo non è capace di alcuna differenziazione.

Lo fanno dal 1998 e insistono imperterriti. Affrontando quello che è il problema centrale per la vita di Trieste ed il suo futuro, per l’emergenza salute e qualità della vita per decine e decine di migliaia di persone in città ed a Muggia, saltuariamente, a spizzico magnifico e dimenticandosene un’ora dopo. Ed infatti i risultati si vedono da 16 anni.

Quale pesante responsabilità essi portano verso tanta gente che ha sofferto e continua a soffrire un dramma che ha stravolto le vite di centinaia e centinaia di famiglie, lavoratori compresi.

E quello che è peggio pare non se ne stiano ancora rendendo conto.




Ater Trieste: così non va, proprio non va!

» Inviato da valmaura il 21 November, 2014 alle 12:35 pm

All’Assessore regionale Mariagrazia Santoro una domanda. Cosa aspetta a rimuovere dai vertici dell’Ater di Trieste un presidente commissario  dalla Giunta regionale nominato, su sua indicazione, come l’avvocato Raffaele Leo, già componente della segreteria provinciale del PD?

Per i male informati pure l’altro vertice, il direttore Antonio Ius, commercialista in quel di Cordenons, è segretario provinciale del PD di Pordenone e tesoriere regionale sempre del PD.

Già cosa aspetta? Visto che l’interessato pare non abbia la sensibilità personale di ritornarsene motu proprio nel suo studio legale di via Gallina 5, un atto dalla controllante dell’Ater a questo punto si impone.

Non si può attendere oltre che questo nominato continui a creare a Trieste, senza sostanziale motivo alcuno, un clima esasperato di tensione in una realtà sociale già di per se altamente critica.

Certo qui non siamo a Milano, o almeno non ancora, dove l’altra notte un attentato ha bruciato la sede dell’ Azienda per l’edilizia territoriale lombarda dopo gli sgomberi da essa ordinati.  Certo non si può che condannare con fermezza episodi consimili ma anche dichiarazioni come “lunedì per sgomberare la sede del Circolo Miani se serve chiamo l’esercito” non vanno certo nel senso di rasserenare gli animi. A proposito la prossima volta l’Ater  provi con la marina militare o con l’aviazione sul modello Pinochet in Cile, che forse gli riesce meglio.

Che vergogna lo sconcio del complesso nuovo, oramai ex nuovo, lasciato degradare in Largo Niccolini a Trieste. Così titolava la stampa locale “Case Ater di largo Niccolini in rovina prima della consegna dopo quasi tre anni di abbandono. Che dire poi delle centinaia di appartamenti lasciati sfitti in città o delle decine e decine di spazi commerciali sempre nelle medesime condizioni. Ma anche dell’atteggiamento di una realtà sorta per affrontare una emergenza sociale, che assume comportamenti che neppure un immobiliarista privato si sognerebbe di prendere come appunto verificatosi nella vicenda della sede del Circolo Miani. In barba agli ordini del giorno prima e della legge regionale poi, disconoscendo gli accordi patrocinati proprio dall’Assessore regionale di riferimento, la Santoro giustappunto, persistendo in un’azione che per ben due volte nell’ultimo mese è stata stoppata dai giudici del Tribunale, dopo aver rifiutato finanche l’accordo transattivo proposto dall’avvocato Gianfranco Carbone che rappresenta il Circolo.

E nel frattempo ostinandosi a respingere ogni tentativo di mediazione: da quello del Prefetto alle mozioni votate all’unanimità dal Comune, ed arrivando a “raccontarci un un’altra storia” come affermato nella Commissione dei Capigruppo comunali. Per non citare della riunione del 6 maggio scorso convocata dall’Assessore regionale competente alla presenza dei consiglieri regionali triestini Dipiazza, Rotelli e Ussai, tutti e quattro citati quali testimoni per il Miani nel prossimo processo.

Ora basta. Non si può accettare oltre che al di fuori di qualunque logica o “missione” l’Ater di Trieste venga usata, a questo punto è assai difficile non pensarlo, per una battaglia di parte dove l’obbiettivo è semplicemente sopprimere realtà, e oltre al Circolo Miani pensiamo anche alla Casa delle culture di via Orlandini, sgradite a chi governa la città (il PD). E la solidarietà parolaia di chi regge il Comune smentita da oltre un anno dall’inazione nei fatti non ne è che ulteriore conferma.

Non si può lasciare ai posti di responsabilità di un ente pubblico, ovvero pagato con i soldi dei cittadini, chi dichiara di “non conoscere” (ultima Commissione Capigruppo) che le altre quattro Ater della Regione praticano da anni canoni d’affitto simbolici (12 euro all’anno) oppure il canone ricognitorio (10% del prezzo tabellare minimo di mercato) alle associazioni di volontariato sociale.

Certo chiudere il Circolo Miani per “lor signori” è più facile che chiudere la Ferriera.




“Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

» Inviato da valmaura il 28 October, 2014 alle 12:19 pm

Questa frase rispecchia perfettamente la filosofia, anzi no, non andiamo troppo per il difficile, il pensiero che ispira la quasi totalità dei politici triestini e regionali.

Ne abbiamo avuto l’ennesima conferma ieri sera a quell’inutile seduta del Consiglio comunale dedicata interamente alla Ferriera, questa almeno l’opinione di chi vi ha assistito e chi scrive non è tra questi perché l’umana sopportazione ha pur sempre un limite.

Inutile anche perché forzando l’interpretazione della nuova, si fà per dire che opera dal 1993, legge sulle amministrazioni locali il Sindaco Cosolini considera il Consiglio comunale poco più che un fastidioso orpello. Il silenzio dei consiglieri PD ieri parlava da solo.

A sentire gli interventi condivisibili di Menis, Patuanelli, Sossi e pochi altri, sembrava di rileggere le cose, che scrivevamo e dicevamo nel triennio 1998/2001, che i distratti possono andare a compulsare sul programma della lista civica dei Comitati di Quartiere “La Tua Trieste” depositato nel 2001 in Comune. Anche allora i candidati Sindaci Pacorini e Dipiazza ci fecero i complimenti e copiarono, ma solo quello, alcune parti del nostro programma alla virgola.

Una costante in questi lunghi anni della politica nostrana e regionale è stata quella di far marcire le situazioni, di guadagnare tempo, dal fuggire dall’assunzione di ogni responsabilità, nella speranza che prima o poi un esterno (un giudice oppure un industriale, un affarista) arrivasse a salvare capra e cavoli. Dove i cavoli stavano ovviamente nella garanzia per questa politica di poter continuare ad occupare i posti di sottopotere locale con i propri ascari. Guardatevi indietro e provate a fare un modesto esercizio di memoria, cosa assai poco conosciuta da queste parti soprattutto nell’asfittico mondo della stampa scritta e non.

Dallo sport, vedi Triestina calcio. Dalla sanità, vedi stato precomatoso degli ospedali dal Burlo a Cattinara, dal porto, dove l’unica azione della politica è quella della caccia al presidente, uno dei posti meglio pagati in assoluto anche in Italia, dalla Ferriera, dove sapevano dal 2000 che era in chiusura (lo aveva comunicato ufficialmente la stessa proprietà di allora), alla Sertubi, una fabbrica nata morta ed inaugurata nell’ottobre del 2000 dal Ministro Letta e già in crisi sei mesi dopo, per finire alla Cartiera Burgo di Duino, dalle Coop, pensionato per politici “trombati”, piccolo giornale docet, e così almanaccando.

In porto ad esempio tutto un florilegio di nomi e progetti arrapanti: da Polis a Trieste Futura, tutto un albo professionale dei più prestigiosi architetti nazionali e foresti passati di qui ad incassare pingui parcelle per progetti finiti a far la polvere in qualche cassetto dell’Autorità portuale, dall’era Fusaroli in poi, a proposito l’ex Rettore era specializzato in medicina sportiva, e le banchine desolantemente vuote del nostro porto erano un’ottima pista da jogging: aria salubre, salmastra e ricca di iodio.  Compensata però dal lezzo di merda proveniente da un depuratore fognario cittadino a cielo aperto e fuori norma da solo dodici anni (va detto che siamo proprio bravi a non farci mancare nulla).

Ecco in questi casi ma anche altri, dalla Cava Faccanoni agli esperimenti balzani assai sul piano del traffico, su di un piano regolatore usa e getta, fino alla farsa dei tre anni impiegati per decidere su cosa fare dei 39 parcheggi di Largo Granatieri, con non sappiamo quante sedute del Consiglio ed interrogazioni e interpellanze a iosa sul delicato e centrale tema per il futuro della nostra Trieste.

Nessun respiro progettuale, nessuna idea organica, solo blaterare di “città della scienza e ricerca” che appunto dovrebbe fare sinergia con industrie che fanno ghisa e carbon coke con procedure ottocentesche, nessuna capacità di attrarre finanziamenti, a partire da quelli europei (ma per ottenerli bisogna lavorare, sudare perfino, magari studiare per presentare programmi credibili), e financo nessuna politica culturale se non quella disorganica  e sporadica dei “grandi (?) eventi” che trasformano Trieste in un tampax usato per due o tre giorni all’anno.

Ecco “il potere logora chi non ce l’ha” diceva pure (la frase del titolo è sua) il solito Andreotti che di malapolitica se ne intendeva eccome ma qui con una variante: che a Trieste ed in Regione logora molto più rapidamente chi lo detiene con questi risultati.




SUPPOSTE 8. Rubrica di filologia e semantica applicata.

» Inviato da valmaura il 12 October, 2014 alle 12:12 pm

Alla cazzo di cane sempre scusandoci con i cani.

Ma non è possibile perseverare diabolicamente in simil modo. Abbiamo oramai compreso che i voti in matematica sulla pagella del maranza dovevano avvicinarsi allo zero ma quando è troppo, è troppo. Sentite questa ultima perla pubblicata dal nostro sul piccolo giornale domenicale L’arrivo di Arvedi ha già rimesso in moto anche l’indotto della Ferriera di Servola, che a pieno regime come negli anni scorsi quando era produttiva anche la Sertubi, potrebbe tornare a dar lavoro a oltre trecento persone.”

Abbiamo capito che oramai nel processo di beatificazione del cavalier Arvedi da Cremona, patrocinato dalla stampa-politica locale il maranza è la punta del trapano ma se la Sertubi aveva come aveva 240 e passa dipendenti, allora per arrivare ai trecento maranziani dell’indotto ne mancano poco più di 50. A parte il fatto che ancora oggi rimane aperta la vexata questio che tiene tutto l’universo mondo con il fiato sospeso: era la Sertubi, che faceva tubi in ghisa, l’indotto della Ferriera o casomai era la Ferriera, che forniva la ghisa liquida al tubificio, ad essere l’indotto della Sertubi? Ai posteri, ma non al maranza per favore, la risposta.

Comunque l’unica cosa degna di nota nell’inchiostro usato per stampare il pezzo del maranza è la conferma di quanto dicevamo da anni, ovvero che la proprietà precedente non pagava da tempo i fornitori, anche quando qualche buontempone della Confindustria e della politica nostrana continuava a definirla “strategica” per il futuro di Trieste.

“Eppure nessuno come lui (Cristicchi) ha fatto intendere a tutti che il Magazzino 18 (del porto, dove sono state depositate parte delle masserizie degli esuli passati per Trieste) è un’altra Auschwitz.”

E’ il fisico Antonio Ballarin, presidente di un’associazione di esuli istriano dalmati, a parlare così intervistato sempre dall’onnipresente Maranza (chissà se ha curato anche le previsioni meteo ed i necrologi dell’edizione odierna del piccolo giornale).

Ovviamente qualunque persona dotata di buon senso avrebbe chiuso l’intervista lì e l’avrebbe cestinata in tempo reale. Paragonare l’immane tragedia del campo di sterminio dove perirono per mano tedesca dai 2 ai 4 milioni di esseri umani al deposito di mobili che dei vivi avevano lasciato in Porto vecchio è cosa che ancora mancava di sentire e non credevamo mai di poter leggere stampata in Italia. In quanto al Cristicchi se tale affermazione corrispondesse alle sue intenzioni farebbe meglio a raparsi a zero ed a cercare altri campi per sbarcare il lunario musicale.




Fermatevi!

» Inviato da valmaura il 7 October, 2014 alle 12:30 pm

Negli ultimi tempi a Trieste e nella nostra Regione sono accadute cose di una gravità estrema mai vissute prima per il deterioramento che esse provocano nel tessuto democratico.

E gli autori, ma anche chi dovrebbe controllarne i comportamenti sia politicamente che giuridicamente, paiono non rendersene conto, convinti che oramai tutto sia loro permesso in assenza delle regole o nel pieno dispregio delle stesse.

A noi per chiarezza non interessa il colore politico dietro cui si manifestano tali atti, anche se vederne protagonista una parte che storicamente si è sempre richiamata a principi ed ideali di giustizia, etica e solidarietà, lascia francamente sgomenti.

Da tempo purtroppo si susseguivano segnali di una deriva antidemocratica e irrispettosa della Costituzione, di una violazione delle regole e delle leggi  il cui rispetto dovrebbe essere il comune denominatore che ispira il funzionamento delle pubbliche istituzioni e più in generale l’operato delle forze politiche, ognuna per il ruolo che ricoprono: di maggioranza e/o opposizione, di un assoluto fastidio e dispregio di ogni forma di dissenso.

I casi più recenti, come il grave ed ingiustificabile (proprio perché esercitato a mente fredda e per iscritto) gesto dell’assessore comunale Marchegiani, ma apparentemente se non condiviso almeno giustificato dai funzionari della sua ripartizione e dalla segreteria generale del Comune, e quello della vicenda Torrenti in Regione, ne sono inequivocabile testimonianza.

Ma per quanto riguarda il Comune gli episodi son tanti e purtroppo frequenti, e ne faremo opportuna quanto dettagliata ricostruzione, a dimostrazione di un preoccupante clima autoritario ed antidemocratico che sta caratterizzando l’amministrazione Cosolini.

Pare quasi che a compensazione di una assenza progettuale e programmatica questa maggioranza intenda porre rimedio con atteggiamenti inutilmente aggressivi e lesivi della democrazia, fidando sulla compiacenza della stampa locale in un regime di sostanziale monopolio disinformativo.

Tutto ciò è francamente non più tollerabile e le istituzioni che hanno l’obbligo di legge della vigilanza non possono rimanere oltre silenziose ed inerti.

Ci riferiamo innanzitutto al Commissario del Governo per la Regione Friuli Venezia Giulia, il Prefetto di Trieste Maria Adelaide Garufi, al quale spetta il compito di controllo sul rispetto delle leggi statuali (è quelle sulla trasparenza degli atti pubblici ne fanno parte a pieno titolo) da parte delle amministrazioni locali. Ma anche alla Procura della Repubblica del Tribunale di Trieste che, vista l’obbligatorietà dell’azione penale, dopo la “notitia criminis” sull’atto dell’altro giorno ammesso e rivendicato persino pubblicamente da un amministratore comunale può e deve procedere autonomamente anche in assenza di una denuncia di parte.




Ma è vero odio?

» Inviato da valmaura il 28 August, 2014 alle 10:49 am

Amore e odio, si sa, sono facce della stessa medaglia. Ma sentirsi dire da un ex dignitosissimo consigliere comunale che “a Trieste tutti ti (Maurizio Fogar) odiano” mi ha messo di buon umore per il resto della giornata. E non perché sia un discepolo del “tanti nemici tanto onore”, anzi.

Ma se per quel tutti, voglio immaginare, ci si riferisce alla Trieste che “conta”, oddio nel senso che comanda: politicamente, economicamente e sindacalmente, visti i risultati a cui questi signori hanno portato la città, allora è una benemerenza, un complimento ed un riconoscimento che accetto di buon grado e senza false modestie.

Un po’ come quando fondammo il Circolo Miani nel 1981, si oltre trentatre anni fà, e dopo le prime iniziative che portarono Trieste al centro del dibattito nazionale e in città oltre 150 tra i più autorevoli testimoni della società italiana ed europea, venimmo subito epitetati dalla politica, insomma dai signori di cui sopra, come una “mina vagante” e bollati con l’anatema dell’essere degli “inaffidabili”. Questo ci costò, a noi ed ai tantissimi cittadini, come mai a Trieste, che partecipavano alle iniziative del Circolo, una fatica, un sacrificio in più. Dover pensare seriamente all’autofinanziamento, perché questi signori allora come oggi detenevano i rubinetti del denaro pubblico, sempre aperti, anzi spalancati per gli “amici”, e dover spendere parte preziosa del nostro tempo a difendere il Circolo dalle pressioni provenienti da tutte le parti per condizionarlo o farlo chiudere. Ma, come dicevamo allora, essere “inaffidabili” per questa politica era la conferma della validità del nostro modesto operato.

Potrei qui annoiare i pochi o tanti nostri lettori con lo sciorinare un elenco interminabile di casi a conferma di quanto sopra. Ma ne basti uno.

Quando nel 1988 per contrastare un monopolio informativo che copriva l’opinione pubblica sotto una coltre di censure e disinformazioni usando gli organi di stampa come una clava (allora il piccolo giornale era di proprietà di un editore di destra ma oggi che è di sinistra le cose sono perfino peggiorate), fondammo prima un giornale mensile (il più diffuso, pur senza una lira di pubblicità per farlo conoscere, a Trieste e regione), da cui partirono alcune delle più approfondite inchieste sulla tangentopoli locale, eppoi un sito giornale online, questo, che ad oggi vanta ben 51.769 utenti unici, orbene in questi ventisei anni ricevemmo una sola querela per diffamazione. Causa che vincemmo in tromba con la condanna al risarcimento delle spese, legali e nostre, del querelante. Ergo quello che scriviamo sono fatti inoppugnabili ed opinioni e ragionamenti ad essi legati.

Che a Trieste questo dia fastidio, in una città che il giornalismo non sa neanche dove stia di casa, è dunque ovvio e che questo procuri odio, astio, rancori e quanto altro è pacificamente banale.

Non abbiamo, non ho, la pretesa berlusconiana di essere amato da tutti ed a tutti i costi. Mi basta non essere odiato dalla tanta gente normale alla quale, penso, siamo stati utili in trentatre anni.

Degli altri di cui sopra “Non ti curar di loro ma guarda e passa”.

Dante Alighieri non Maurizio Fogar.




SUPPOSTE 5 Rubrica di filologia e semantica applicata. Incredibile !!!

» Inviato da valmaura il 6 August, 2014 alle 12:02 pm

“Il post-Miracco «Serve un vero assessore»

«Franco Miracco era un eccellente consulente. Ma Trieste ha bisogno di un vero assessore alla Cultura». Firmato Gianni Torrenti.”

Così in prima nazionale spara oggi il piccolo giornale le dichiarazioni dell’assessore alla cultura (iniziali minuscole di rigore) regionale, il triestino e piddino Gianni Torrenti. Dunque pare di capire che la qualifica essenziale per essere “un vero assessore alla cultura” sia quella di farsi pagare le spese della propria campagna elettorale (santini, placcati e quanto altro) dalle associazioni meglio se presiedute fino al giorno prima dallo stesso, che poi da assessore si finanzieranno con i soldi pubblici dei contributi regionali. In questo Torrenti è modello perfettamente calzante.

Ma non solo “essere un vero assessore alla cultura” significa dichiarare che per scelta non si riceve né incontra alcuna realtà che dipenda dalle proprie deleghe assessorili, un vero e proprio unicum, a fantasiosa giustificazione del non aver mai risposto, neppure telefonicamente, alle ripetute richieste di incontro avanzate dal Circolo Miani alla sua segreteria, in oltre sei mesi. Segreteria personale di cui uno, anzi una, dei componenti è stato investito dall’incarico di tesoriere provinciale del PD, incarico fino a quel momento ricoperto dallo stesso Torrenti (uno e trino perché fino alla sua nomina ad assessore, ripescato dalla mancata elezione dalla Serracchiani, era stato presidente della Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela che appunto aveva contribuito, oddio pagato quasi in toto con 10.000 euro sui 11.560 dichiaratamente spesi, ai conti elettorali del candidato non eletto nelle liste del PD, Gianni Torrenti).

Ed è lo stesso modello di assessore culturale che in dicembre dello scorso anno in un colloquio con un consigliere regionale aveva definito “finanza allegra” i bilanci del Circolo Miani, giusto in tempo per essere candidato alla causa civile per diffamazione che l’Associazione sta avviando con i propri legali. Civile e non penale perché come recitava l’amico Ugo Tognazzi nello splendido “In nome del popolo italiano”, da giudice istruttore rivolto all’anatopatologo, “per voi solo pene pecuniarie, le soffrireste di più”.

Ecco che sia uno come Torrenti ad individuare le caratteristiche di un assessore comunale, specie alla cultura, è cosa che ancora nello strabiliante quanto desolante panorama della politica triestina ci mancava.




Ferriera. Siamo stufi di avere sempre ragione.

» Inviato da valmaura il 29 July, 2014 alle 11:47 am

No, non è mania di grandezza o narcisismo. Basta rileggersi quanto scritto sul nostro sito giornale a partire dal 2005 e prima stampato su centinaia di migliaia di volantini a partire dal 1998.

Tutto quanto, ma proprio tutto, di quello che avevamo analizzato, e non occorreva essere degli aruspici, bastava far funzionare i neuroni cerebrali e nemmeno in maniera particolarmente complessa, si è poi puntualmente verificato.

Siamo stati volutamente lasciati soli, osteggiati, cancellati da una stampa asservita ai partiti ed ai gruppi di sottopotere locale, che il potere vero qui non sanno nemmeno cosa sia, isolati dalla politica vecchia e nuova.

Orbene per l’ennesima volta sta accadendo quello che avevamo detto e scritto. Basta rileggersi quanto pubblicato negli ultimi sei mesi su www.circolomiani.it per chi magari ritiene che informarsi e conoscere valgano pure alcuni minuti del suo tempo. Se no la foto dei cinque fonzie della Triestina tutti con in mano il telefonino a chattare ben rappresenta il livello medio della Gens Iulia, ma se lo ficchino dove non batte il sole per favore!

Il solito maranza commenta e descrive, bisogna riconoscere in tono minore e mesto con uno spazio assai limitato e defilato sul piccolo giornale (idem hanno fatto nei TG la Rai regionale e Telequattro) la notiziola che “Da Arvedi l’unica offerta d’acquisto”. E già nel titolo cominciamo male. Non da Arvedi ma dalla Siderurgica Triestina, quella rappresentata dal cognato del senatore Russo, il sotto processo per falso e per smaltimento illegale di rifiuti speciali, il già semestrale consulente della Giunta Cosolini dopo aver diretto per quasi un decennio Ferriera e Lucchini Italia, Francesco Rosato. Una società che ha un capitale sociale di 50.000 (si, proprio cinquantamila) euro.

E il bello è che il maranza con eroico sprezzo del ridicolo ricorda che l’altro offerente, un gruppo “cinese”, era stato escluso perché non aveva dato, a suo dire, adeguate garanzie finanziarie. Invece con i cinquanta verdoni della Siderurgica si possono tranquillamente coprire i cinquanta e passa milioni, si c’è qualche zero in più ma son quisquiglie, pinzillacchere come diceva Totò, necessari all’acquisto della Ferriera. Dove, è bene precisarlo, questi aspetti che possono sembrare solo formalità, sono invece determinanti per stabilire l’accettabilità dell’offerta.

Da dove saltano fuori questi soldoni? Dalla semplice somma degli importi fissati a esclusivo carico dell’eventuale compratore nel leggendario Accordo di Programma (i cinque ministri più Serracchiani, Cosolini and company), ovvero 23 milioncini, ed Accordo che deve essere accettato e sottoscritto dallo sventurato che compri (il maranza se ne è incidentalmente dimenticato, è giù di fosforo). Più i 17-20, milioni, per i lavori stabiliti dalla perizia Boscolo della Procura sull’altoforno ed infine ovviamente il prezzo d’acquisto dello stabilimento (ruderi) più area di proprietà della Lucchini con annessi e connessi (gru, camion, e macchinari vari), e dulcis in fundo il canone di affitto demaniale dell’area pubblica, un milione e 700 mila euro da versare ogni anno alla Autorità Portuale.

Dunque una società con 50.000 euro di capitale garantisce tutto ciò? Ecco perché la forma qui è sostanza e poco importa che i 50.000 siano una fideiussione di Arvedi, per la legge non conta e non vincola, appunto, il Gruppo Arvedi per altro impegnato, e non è che la società Cremonese sia Paperon de Paperoni, nell’acquisto in cordata dell’Ilva di Taranto: il più grande, ed inquinante, stabilimento siderurgico europeo. Pertanto a che gli serva ora la Ferriera, che produce al momento solo carbon coke, fin che il carbone fossile non si esaurisce (è praticamente già finito e la cokeria viene oggi tenuta quasi esclusivamente in regime termico), ma anche in futuro l’acciaieria di Spinadesco in quel di Cremona , è domanda da porsi.

Ovviamente poi ci sarebbero le bonifiche, perché chi compra, compra tutto: inquinamento compreso, se no si astiene. Ed è per questo, cercando di aggirare la legge italiana ed europea nel tentativo di favorire le dodici banche italiane attuali proprietarie della fallita Lucchini ed il subentrante, si fà per dire, Arvedi, che nell’Accordo di Programma non se ne parla né accenna, nella speranza di rinviare il tutto a tempi peggiori per inchiappettare per l’ennesima volta il contribuente italiano, addebitando i 120 milioni di euro delle bonifiche, più i dieci di Punta Loppa, la collina della vergogna (vedi processo, nell’area dove dovrebbe sorgere la Piattaforma logistica portuale), al denaro pubblico.

Ma torniamo al pezzetto del maranza stilato a lutto. “Nel mese di agosto che sta per iniziare dovrebbero essere all’incirca 300 i lavoratori in cassa integrazione a zero ore, suppergiù due terzi del totale.” Intanto informiamo noi che la Cassa integrazione a zero ore, ovvero senza indicazione della data del rientro sul lavoro, di durata massima di sei mesi (“Riforma” Fornero) è l’anticamera del licenziamento, oggi ingentilito con il termine di mobilità dalla durata di ulteriori dodici mesi al 50% dello stipendio netto e poi basta.

Eppoi stupisce come i “300”, non “all’incirca” maranza, siano descritti come i due terzi dei posti di lavoro. Ma come? Fino a ieri tutti i soloni politici, industriali, sindacali e giornalisti non parlavano di 700, 800, mille e più lavoratori?

Visto in che mani è stata posta la vita e il futuro di 400 e passa famiglie triestine?

Perché non hanno fatto niente dal 2000 fino ad oggi?  Perché hanno respinto le uniche soluzioni alternative, i percorsi dei finanziamenti europei suggeriti fin dal 2004 dal Circolo Miani, per la riconversione dell’attività produttiva della Ferriera?  Sfruttati invece in altre realtà, come Bagnoli a Napoli.

Ora si assiste al gioco del cerino. La politica vara a gennaio l’Accordo di programma, copiato da quello per Piombino e si è visto come è finita là, a peripatetiche, in realtà per salvarsi le terga e poter dire “noi il nostro l’abbiamo fatto”, con solo tredici anni di ritardo: vabbè: un soffio per la politica italiana.

Oggi se non riesce il salvataggio la colpa è degli industriali: bruttini (non bisogna esagerare troppo con i padroni) e birichini. Ora Arvedi da sempre indicato come il “cavaliere bianco” che aiuta Trieste non ci stà a restare con il cerino in mano e la faccia del cattivo ed allora fà presentare dalla Siderurgica di Rosato “in articulo mortis” più che in extremis una offerta (chiamiamola così per benevolenza sintetica) ma di cui nulla si conosce: né il piano industriale, né quello ambientale e tantomeno se sottoscrive gli obblighi fissati nell’Accordo di Programma. Che non sono le bonifiche, per buona pace del confuso e confusionario maranza. Conscio che, se una volta tanto leggi e tempi saranno rispettati, a meno di strabilianti sorprese e di denari terzi, il commissario governativo, condannato a otto anni e sei mesi dal Tribunale di Taranto, Nardi scarterà l’offerta come accaduto per le cinque di Piombino. Ma almeno la faccia di Arvedi rimarrà, quasi, candida.

A proposito le centraline dell’ARPA (sic!) danno, da quando sono chiusi Altoforno e Agglomerato e la Cokeria è praticamente in stand by, dati da dolina carsica. Sarà forse anche questo un caso di “psicosi collettiva”, pediatra consigliere piddino Aureo Muzzi e assessore sellino all’ambiente, ca va sans dire, Laureni?




Supposte 3.

» Inviato da valmaura il 18 July, 2014 alle 10:47 am

Parola di Laureni.

«Ammetto - la replica di Laureni - che non ho ancora visto quei documenti, ne parlerò subito con il responsabile della struttura Zuin (Enrico, dipendente comunale, ndr) con cui siamo già d’accordo: quella è un’area degradata che va ripulita. Come ho detto nei giorni scorsi c’è già un impegno ben preciso da parte nostra a risolvere la questione. Bertoli scopre una cosa che noi sappiamo e su cui stiamo lavorando, ma non è facilissimo.”

Dunque il solerte assessore all’ambiente (sic) ammette di non aver “ancora” visto “quei documenti” (i verbali di ispezione dell’ASS) ma ne parlerà con Tizio perché è già d’accordo con Caio che quell’area va ripulita. “Impegno preciso”, l’inferno infatti è lastricato di buone intenzioni e notoriamente la politica di impegni precisi e concreti. Ammette pure che lo sapevano di già, e che ci stanno lavorando sopra, ovviamente i tempi sono un optional. Al Circolo Miani conserviamo gelosamente un fax inviatoci dall’allora assessore comunale ai lavori pubblici, Uberto Fortuna Drossi (Sindaco Illy) nel novembre 1999 dove ci comunicava trionfalmente che entro una settimana sarebbe partita la gara d’appalto per l’assegnazione dei lavori di rifacimento del depuratore fognario cittadino che impesta con i suoi miasmi tutta Trieste a seconda del vento. Come è strano il calendario ed il senso del tempo, poeticamente verrebbe da dire dell’eternità, dei politici. Per noi, gente normale, una settimana è composta da sette giorni: inizia il lunedì e finisce con la domenica. Quante settimane sono passate dal novembre 1999? Ci vuol rispondere Laureni? Anche loro lo sapevano e si erano, perbacco eccome, impegnati tanto da annunciare a giorni l’assegnazione dell’appalto, come ci scrisse l’assessore competente dopo aver parlato con Sempronio.

Che fà Cosolini oggi sul Ponte Curto, lo inserisce nel suo “Report”?




Supposte 2.

» Inviato da valmaura il 8 July, 2014 alle 5:50 pm

"Nel torbido si pesca meglio" .

Operazione sottoveste. Magnifico film di Blake Edwards, con Cary Grant e Tony Curtis, che appunto pronuncia la frase.

Si attaglia perfettamente alla situazione del piccolo giornale, che oramai ha inserito a mò di rubriche due pagine quotidiane che da mesi ci accompagnano fisse come le previsioni meteo. Una per sputtanare la Monassi, che già di per sè non è un pozzo di simpatia, e la seconda su Trieste Libera, TLT e galassia, idem come prima. L'unico neo è che al giornalino locale devono servirsi di strumenti quali il Russo, cognato del processando ex direttore Ferriera e Lucchini ed ex consulente Comune, del Rosato deputato Ettore, con nuovo giro panza stile Cosolini, e sì che i grassi dovrebbero essere paciosi e compagnoni, almeno così si dice in giro, e di tutta la compagnia regionale modello Serracchiani. Presidentessa una e trina con ubiquità annessa visto che riesce a sedere contemporaneamente sullo scranno del Consiglio regionale e sulla poltrona di Floris al defunto Ballarò di zitella, non se la fila più nessuno, RAI ma nel contempo la vediamo comparire con birichina codina di pony nello streaming dell'incontro tra i Grillini e Renzi-PD.

Insomma riconosciamolo: strumenti che agli occhi dei cittadini non è che rappresentino il massimo che passa il convento. Se ne deve essere accorto anche lo stesso Cosolini che ultimamente sul tema si è leggermente defilato, perchè se uno si mettesse a scavare sulle vicende, per esempio del porto, non è che il PD con le polemiche di Boniciolli contro alcuni dei suoi compagni di partito, ne esca molto bene. Anzi.

Ma al piccolo giornale queste sono sottigliezze. Tra poco conosceremo cosa mangia il labrador della presidenza portuale e se le mutande di Giurastante sono mimetizzate artificialmente. Manca solo il concorsone, serve sempre a vendere qualche copia in più, su quanti peli ha addosso Paolo Parovel e se mai il Sandro Giombi-Gombac ha usato la caroselliana brillantina Linetti. Su Iure Marchesich invece non ci sono dubbi ma solo lucenti certezze craniche.

A condurre la danza in via Guido Reni con ingresso in Campo Marzio un pool di specializzati trasferiti dal fronte Arvedi-Ferriera, causa secchezza di lingua, ed editorialisti al vento che tira.

Che ci pare a Trieste, sul fronte della carta stampata, sia l'unica cosa che tiri ancora.

Apriamo un concorso di idee, è una cosa che oggi fa fino, per suggerire ai senza paura e fantasia,  qualche nuovo tema con cui riempire le quattro pagine di cronaca locale, che i necrologi non bastano più, anche se ora arrivano di rinforzo le miss ed i mister Topolini, e le interviste, si fa per ridere, ai “Vip” locali. Ieri l’altro ha esordito puntuale come l’estate il solito Razeto, emblema della crisi industriale triestina, ed appunto auscultato come l’oracolo di Delfi, che portava una sfiga nera da far apparire la inchiavardata Cassandra come ridente cornucopia. Ha speso una paginata di parole annunciando la novità del “sistema Trieste”, ovvero della Trieste che deve far sistema.

E’ dai tempi della “Trieste dei Moderni”, slogan del PSI di Carbone che ne parlano. Infatti è una parola che piace molto, come un tempo la tanto abusata “sinergia”.

E’ proprio vero: chi và con lo zoppo impara a zoppicare.




Supposte.

» Inviato da valmaura il 5 July, 2014 alle 3:20 pm

I numeri del piccolo giornale, ovvero anatomia di un suicidio.

Su quello di oggi il commento senza firma, dunque ascrivibile al direttore Possamai (nomen omen, dicevano i Latini che la sapevano lunga).

“Il Piccolo non risponde e non è funzionale ad alcun politico (che non sia del PD od affine), appartiene in via esclusiva ai lettori che liberamente lo acquistano da oltre 130 anni,” (ed infatti è passato dalle 61.000 copie del 2000 alle pressapoco 30.000 di oggi, edizioni di Gorizia, isontino ed Istria comprese).

Superfluo sottolineare che pur di non menzionare il Circolo Miani, oltre a disertare l’ennesimo incontro-conferenza stampa con i cittadini, hanno mutilato perfino i lavori dell’ultimo Consiglio comunale. Infatti pur di non resocontare sul dibattito e conseguente voto della mozione approvata a salvezza della sede del Circolo, ne hanno troncato i lavori a metà.

Ai pochi che ancora si ostinano a buttare 1 euro e 20 centesimi, un consiglio: un buon caffè costa un quinto di meno ed almeno vi tira su, e se proprio ci tenete a scorrere i necrologi e quattro notiziole di nera, la politica e le inteviste ai “vip” non le cala nessuno, il tempo di  mescolare lo zucchero in tazzina e lo avete sfogliato praticamente tutto.

Chissà se l’argomento è all’ordine del giorno dei corsi di perfezionamento ed aggiornamento  professionale del locale ordine dei giornalisti (voluto nel 1925 da Mussolini, Benito non Alessandra, che di veline se ne intendeva. Rimasto in vita praticamente solo in Italia, dopo che anche l’Argentina e la Grecia lo hanno abolito in quanto retaggio delle rispettive dittature) a guida Degano (PD), la “sentinella” dell’etica e della deontologia professionale.




Ferriera di Trieste: Nardi, Gillerio, Gambardella.

» Inviato da valmaura il 24 May, 2014 alle 12:40 pm

Tre dei condannati in primo grado ad una pena di otto anni e sei mesi che il Tribunale di Taranto ha sentenziato ieri aumentando in taluni casi le pene chieste dalla pubblica accusa, e costringendoli pure a pagare in solido una provvisionale di 3 milioni e 500.000 euro quota a parte, hanno un legame con Trieste. Ed un legame consolidato negli anni, che ruota attorno alla Ferriera ed al Gruppo Lucchini.

Stupisce a 24 ore dalla condanna il totale silenzio di politici così pronti a commentare ogni virgola pur di finire sui media compiacenti, i vari Serracchiani, Cosolini, PD, SEL ed allegra brigata tacciono, così come muti sono i sindacati confederali, eppure le condanne sono causate dall’omicidio colposo di 28 operai, 28 lavoratori che proprio i sindacati dovrebbero difendere e rappresentare.

Inorridisce che a più di 24 ore dalla condanna, in primo grado certo ma pesantemente significativa e che se confermata porterà in carcere ed alla perdita dei diritti civili i 27 dirigenti e manager riconosciuti colpevoli, il Nardi sia ancora al suo posto in veste di commissario governativo quale liquidatore e referente per il Tribunale nel fallimento del Gruppo Lucchini (Piombino e Trieste, tra gli altri). Che lui non abbia sentito il bisogno di rassegnare prontamente le dimissioni dall’incarico pubblico è fatto che riguarda la sua coscienza e la sua dignità, ma che il Ministro per lo Sviluppo Economico o lo stesso Presidente del Consiglio, in caccia di voti e disattento sul resto, non siano prontamente intervenuti per rimuoverlo e dare un segnale nei fatti, e non a ciance, della volontà di cambiamento reale della politica, questo è sicuramente grave e preoccupante.

Con quale credibilità questo “Commissario” potrà continuare ancora a farsi vedere in pubblico, ospitato in Regione dalla Serracchiani od in Comune da Cosolini?

Cosa può valere oggi la sua parola?

Qui stiamo parlando di condanne non per multe o bolli non pagati, ma per omicidio colposo di decine di persone, di lavoratori. Essi sapevano dei rischi ai quali i loro dipendenti erano esposti ma hanno taciuto: hanno omesso di intervenire per mettere in sicurezza i posti di lavoro facendo guadagnare ancora di più le proprietà dell’Ilva di Taranto, sfruttando quella rete di silenzi e complicità diffuse di chi, sul fronte pubblico, era invece pagato per fare i controlli e tutelare la salute, non solo dei lavoratori, e la sicurezza in fabbrica. Ma questo oggi è oggetto di altri processi che si apriranno a giugno presso il Tribunale di Taranto.

Certo qualcuno potrebbe sostenere che rimuovendo Nardi si bloccherebbe il processo di dismissione di Piombino e della Ferriera di Trieste, salutando Arvedi. Ma vorrei proprio conoscere un sindacalista degno di questo nome, chissà magari a Trieste anche questo può accadere, che accettasse oggi di incontrare il Nardi attorno alle bare dei 28 lavoratori per la cui morte colposa è stato anche lui condannato.

Certo qualcuno potrebbe accusare a vanvera che così si mette a repentaglio il salvataggio (?) dei dipendenti della Ferriera. A parte che da certi “salvatori” ci guardi Iddio, ma la responsabilità sta tutta in chi ha scelto il Nardi quale commissario liquidatore due anni fa, quando erano note le imputazioni che gli venivano contestate ed il conseguente rinvio a giudizio. E ciò nonostante lo ha nominato lo stesso, ovvero il Governo Monti e le forze politiche che lo sostenevano, praticamente tutte. Ma anche i 5 Stelle non hanno mai aperto bocca sul grave episodio. E perché lo hanno fatto?

Gillerio poi era fino a non molto tempo addietro Vice Presidente della Lucchini, insomma l’uomo di fiducia di Mordashov il patron russo della Severstal. E lavorava in accoppiata con l’ex consulente del Comune, ex direttore della Ferriera di Trieste, ex direttore della Lucchini Italia, attuale amministratore della società triestina di Arvedi: Francesco Rosato, anche lui sul banco degli imputati per falso e smaltimento illecito di rifiuti speciali (tossici insomma).

Mentre il Gambardella fu nell’ordine City manager del Comune di Trieste chiamato dal Sindaco Illy, poi Presidente e Amministratore delegato dell’ Acegas, sempre su indicazione di Illy, gran mallevadore dell’operazione Sertubi, la compravendita dell’area dalla Fincantieri, Gruppo Iri che fu la più grande speculazione immobiliare di Trieste (l’Area fu comprata ad 11 miliardi pagabili in quattro anni e rivenduta poche ore dopo per 33 miliardi). E per finire consulente della Regione a 169.000 euro, se non andiamo errati, sempre nominato da Illy per presentare il progetto di riconversione della Ferriera (2003) nonché relatore al Tavolo regionale guidato dall’allora assessore Cosolini. E tralasciamo le vicende giudiziarie in cui incappò il fratello al tempo della prima Tangentopoli.

E veniamo ora alla Procura di Trieste.

Relazione ASS triestina di data 22.11.2013 indirizzata al Sostituto reggente allora la Procura Federico Frezza. Nel periodo 2000-2012 oggetto della perizia risultano deceduti 11 lavoratori per neoplasie (tumori) alla laringe, 61 lavoratori per tumori ai polmoni e 11 lavoratori per mesotelioma (tumore causato dall’amianto), seguono i casi di altri lavoratori colpiti sempre da questi tumori ma ancora in vita al momento della perizia.

A Taranto 27 condanne con pene da nove a quattro anni, a Trieste: zero.

D’altronde il numero uno di Fincantieri, Corrado Antonini, anche lui commensale al tavolo regionale guidato da Cosolini, è stato recentemente condannato nel processo sulla morte dei lavoratori dei cantieri colpiti da mesotelioma (amianto) a quattro anni e sei mesi dal Tribunale di Gorizia, che si aggiunge alla condanna della Corte d’Appello di Venezia, confermata in via definitiva dalla Cassazione sempre contro Antonini, per “omicidio colposo plurimo e omissione di cautele utili ad evitare le malattie professionali”. Ed all’apertura di un nuovo processo sempre con lui imputato delle responsabilità delle morti di lavoratori causate dall’amianto. Giova qui ricordare ai distratti che fu anche presidente della Confindustria di Trieste dal 2005 al 2009, con la stampa locale ed i politici nostrani che pendevano dalle sue labbra.

Riproduzione autorizzata solo con citazione della fonte.




Come i funghi dopo la pioggia …

» Inviato da valmaura il 1 April, 2014 alle 1:25 pm

Spuntano di botto, caldi caldi, il sapore? Bhe forse è meglio non assaggiarli né annusarli.

Parliamo dei progetti dimenticati … nei cassetti per due anni. Ed è bastato che il Circolo Miani organizzasse per domenica 30 in quella sede che tutti, ma proprio tutti, vogliono togliergli, il Convegno europeo sulla riprogettazione partecipata di Trieste dopo le Ferriere, che di colpo si scopron i progetti, insomma come le tombe nella storica canzone risorgimentale.

Il bello è che né il piccolo giornale, ad imperitura dimostrazione che non è un organo di informazione, magari di parte ma pur sempre di informazione, ma semplicemente uno strumento della politica e del potere locale, ne ha mai fatto neppure un accenno, idem dicasi per Telequattro.

Però il giorno dopo, vista l’ampia copertura RAI e di TriesteOggi TiVù data all’iniziativa del Circolo Miani, ecco che damblè Telequattro dà notizia del miracoloso rinvenimento in una scrivania, non si è capito bene in verità, se dell’Autorità Portuale o della Regione, il giorno 31 di marzo, oooohhh che combinazione, ma che dico, che fortuita coincidenza, a ventiquattrore giuste dal Convegno del Miani,  dai cassetti polverosi dove si era astutamente camuffato un altro progetto. Non proprio alternativo alla Ferriera ma insomma, al modico costo di 200 milioni si creano nuovi 1643, esatti neh!, posti di lavoro. Una vera e propria magia, e non solo per la tempistica ma soprattutto per i costi. Dunque facciamo due calcoli. 100 e passa milioncini il Ministero dell’Ambiente ha deciso costino le bonifiche del sito Lucchini, alcune altre decine la messa in sicurezza della linea di costa (vedi fantasmagorico Accordo di Programma con foto annessa), oggi formata dai fanghi di lavorazione della Ferriera. Poi un tot di milioni lo smantellamento e l’asporto degli impianti dello stabilimento (due altoforni, l’impianto di agglomerazione, l’intera cokeria, il piano di colata, i capannoni dell’ex acciaieria, i silos ed i gasometri, giusto per fermarci al grosso). Insomma con quello che rimarrebbe dei supposti 200 milioni sarà grasso che cola se uno si paga il caffè.

Però come è strano il mondo, ci voleva il convegno del Circolo Miani, di cui il piccolo giornale e Telequattro si sono ben guardati di fare menzione, per scatenare i cacciatori di progetti sepolti.

Oggi in realtà in città si sta percependo una semplice ma efficace sintesi. Oramai, pensa giustamente l’opinione pubblica magari semplificando, ci sono in campo due proposte alternative sul futuro di Trieste. Quella sostenuta dalla politica, TUTTA, vecchia e nuova e dalla classe dirigente e sindacale che mira a mantenere lo status quo, ovvero accoppare il porto e tenere in vita con lo sputo ed il fil di ferro la vecchia Ferriera (le due cose sono strettamente collegate: infatti non ci può essere sviluppo di attività portuali se non si liberano i 650.000 metri quadrati, per il 60% di proprietà del Demanio, oggi occupati dalla Ferriera). E quella nuova, presentata ufficialmente domenica 30 marzo al Circolo Miani che invece apre un percorso di riprogettazione partecipata di tutto il fronte mare, con progetti mirati alla crescita, allo sviluppo di Trieste, in sinergia con i vicini Paesi Europei, alla tutela rigorosa e primaria della salute e della qualità della vita, il tutto sostenuto e finanziato dalla Comunità Europea. E questo, come hanno illustrato i relatori domenica al Miani, passando attraverso appositi bandi europei, a concorsi internazionali di idee aperti ai migliori cervelli italiani, europei ed internazionali, ed a tempi precisi e rapidi. Cose sul quale il Circolo Miani, in collaborazione con altre realtà italiane ed europee è già al lavoro, salvo non finisca in strada il 14 maggio p.v. ad opera dell’ATER.

E veniamo dunque alla questione sfratto. Il Circolo Miani è dalla sua nascita, agosto 1981, la più significativa realtà culturale e sociale di Trieste. Le sue iniziative, oltre un migliaio, hanno visto la partecipazione più alta di cittadini mai riscontrata a Trieste, sia che si trattasse delle centinaia di incontri pubblici con i più importanti testimoni della società italiana ed europea, sia che fossero le assemblee, le manifestazioni, i cortei, per finire con i TG da Strada, che promuovevano la cultura dei diritti e della difesa della salute e della qualità della vita. In tutto questo percorso le sedi del Circolo sono state sempre lo strumento primario e fondamentale, in quanto luoghi aperti e gratuiti non ne esistono altri sul territorio del Comune, come rileviamo con tristezza a ulteriore disonore di chi ha governato la città in questi trenta anni (a parte l’auditorium del Museo Rivoltella, le cui norme di funzionamento, a partire dagli orari, lo rendono di fatto poco utilizzabile). Pertanto la sede del Circolo è sempre stato il luogo dove i cittadini, di Roiano o San Giovanni, di San Vito o Muggia, sapevano che ogni volta che loro occorreva potevano ritrovarsi per discutere i problemi dei loro territori. Oltre a ciò la sede ed il magazzino contengono l’archivio cartaceo, fotografico e documentale di trentatre anni di attività. Lo sfratto significa semplicemente cancellare tutto questo, privando tanti cittadini di un vero e proprio servizio.

Ora la politica (Regione, da cui l’Ater dipende, Provincia e Comune) tutta da mesi adotta la strategia del “Muro di Gomma” (un bellissimo film-inchiesta del 1991 sulla tragedia di Ustica, diretto da Marco Risi). A parole si dichiarano pronti a salvare il Circolo, come ha potuto amaramente constatare pure il Prefetto Garufi, ma nei fatti non fanno nulla di quanto potrebbero, ed anzi viene il sospetto che sotto sotto spingano i vertici Ater, tutti rigorosamente PD, a darne rapido corso. L’ultimo di una lunga serie di episodi è quello descritto nell’ennesima lettera inviata al Vicesindaco Martini, al Presidente del Consiglio e della commissione capigruppo, Furlanic, ed a tutti i capigruppo consiliari del Comune più alcuni consiglieri sfusi, che qui riportiamo. E che tuttora non ha mai avuto neppure un cenno di risposta. La riproduciamo in calce a questo pezzo.

E perché? Ma semplice, perché in spregio alle norme più elementari di democrazia, per non parlare di educazione, non vogliono assumersi la responsabilità della scelta, anche di quella del No. Ovvero non vogliono che i cittadini conoscano i nomi ed i comportamenti di chi li amministra e il ruolo avuto in questa vicenda. Ci si vede tutti la prossima settimana in Consiglio Comunale. Sara nostra cura informarvi del giorno e dell’ora, comunque tardo pomeriggio. Non mancate e …passate parola.

Gentili signori,

siamo basiti del Vostro silenzio che aiuta a far capire meglio di ogni altra cosa il perchè alle ultime elezioni regionali quasi il 60% dei triestini non si sia recato a votare.

Ho avuto modo di parlare stamane con il Presidente del Consiglio comunale ed ho chiesto una cosa che dovrebbe essere la norma in una società civile (non entro nel campo educativo perchè dalla Montessori in poi è cosa complessa assai), ovvero una risposta con assunzione delle responsabilità che essa, qualunque essa sia, comporta.

Mettendo altresì i cittadini, pochi o tanti che siano, in grado di maturare un giudizio ed una opinione e magari di rispondere a loro volta con i mezzi che riterranno più idonei.

In attesa di incontrarVi pertanto in occasione di una delle prossime sedute del Consiglio comunale, si attende fiduciosi una Vostra risposta alla lettera che si allega in calce, speditaVi in data 23 marzo u.s.

Cordiali saluti

Maurizio Fogar, Presidente Circolo Miani

"Vi chiediamo formalmente di presentare una mozione urgente al Consiglio Comunale di Trieste ed al Consiglio Provinciale per evitare lo sfratto dalla sede di proprietà dell'Ater del Circolo Miani, patrocinando il progetto di soluzione che Vi alleghiamo (contenuto in una lettera inviataVi a suo tempo). Mozione che inserisca il fattivo e generoso, non verso di me e ci mancherebbe ma per rispetto di tutto quello che il Circolo rappresenta per i nostri concittadini, gesto di donare un gettone di presenza, di consiglieri ed assessori, al fine di coprire il primo rateo di rientro da versare all'ATER.”




Le scuse di Tomatis.

» Inviato da valmaura il 15 February, 2014 alle 12:48 pm

“Ho visto in sala Maurizio Fogar ed allora permettetemi di rivolgergli le mie scuse per un comportamento inqualificabile, per il silenzio e le omissioni della classe medica triestina in questi anni verso il dramma causato dall’inquinamento industriale ed in particolare della Ferriera”. Lorenzo Tomatis, il più illustre oncologo che Trieste abbia mai avuto, direttore per lunghi anni del più prestigioso, in Europa, Istituto per la ricerca e la cura dei Tumori, quello di Lione in Francia.

E lo disse alzandosi in piedi con gli occhi inumiditi, nella saletta gremita del Circolo Grbec, e nella sua ultima uscita pubblica prima di tornare all’ospedale di Lione, ma da paziente, per morirvi di cancro.

Ovviamente il piccolo giornale si guardò bene dal riportare anche mezza riga di questo fatto.

Queste parole ritornano in mente leggendo due articoletti apparsi sullo stesso giornalino di oggi, non firmati né siglati, dunque ascrivibili al capocronista e al direttore.

Il primo, riprende una notizia già riportata mesi fa sullo stesso piccolo giornale in occasione dell’ampio resoconto dedicato alla prima (ne farà due quasi in sequenza e quasi smentendo se stesso) conferenza stampa del Sostituto Federico Frezza, e in realtà, sotto mentite spoglie, serve di fatto a dare visibilità ad un sito Web fino ad oggi pressoché clandestino, “colpevole” di aver pubblicato i testi delle perizie del PM Frezza non omettendo i nomi degli operai della Ferriera morti per tumore negli ultimi dodici anni (83). Una leggerezza imperdonabile ma che appunto l’ampio risalto datole dal piccolo giornale ha di fatto resa pubblica.

E qui ci sovviene la memoria sullo strano, per altro ripetuto, comportamento del piccolo giornale su analoghi episodi passati. Quando il Circolo Miani presentò pubblicamente nella sala del Consiglio Regionale, nel corso di una audizione strappata dopo l’ennesimo corteo promosso dall’associazione sotto la Regione, un incontro pubblico con una ventina di consiglieri regionali, i dati finora celati dei spaventosi livelli di inquinamento dei terreni e delle falde acquifere all’interno dello stabilimento Ferriera, contenuti nei verbali delle conferenze decisorie dei servizi del Ministero dell’Ambiente. Il Circolo ci aveva lavorato duramente per recuperarli, studiarli e renderli finalmente pubblici, tanto è che, ad esempio, la Rai regionale aprì i titoli di tutti i telegiornali quel giorno con appunto il servizio di Gabriella Fortuna a ciò dedicato. Sul piccolo giornale, pur di non interrompere la decennale campagna di censure e silenzi contro il Circolo Miani, invece nemmeno una riga. Due settimane dopo al contrario una pagina intera sulla conferenza stampa dei Verdi che riproponevano lo stesso argomento, ovviamente ben guardandosi di richiamare o citare la fonte, e prendendosi un merito che proprio non avevano ma che al piccolo giornale, per tentare di recuperare il grottesco buco informativo, andava bene attribuire comunque a loro. Anche se con due settimane di ritardo sulla notizia: non male per un quotidiano.

Idem dicasi per quest’ultimo episodio, vi risparmiamo l’elencazione di decine di casi uguali accaduti in questi anni, non ultimo quello della presenza del catrame quale “additivo” non solo in Cokeria ma pure in Altoforno già denunciato dal Miani nel 2000.

Il 28 dicembre al Circolo Miani era stata organizzata una apposita conferenza stampa, presenti tutte le testate giornalistiche scritte e televisive, proprio per presentare i verbali delle perizie complete dei consulenti della Procura. Peccato che sul resoconto del piccolo giornale non se ne facesse praticamente cenno. Oggi, invece dei Verdi, si usa questo nuovo sito Web finora sconosciuto a tutti, ben contento, e chi non lo sarebbe, ovviamente di uscire dal suo triste anonimato.

Il secondo pezzo non firmato riguarda una cosa che chiunque sano di mente ed onesto di cuore potrebbe liquidare con una semplice battuta. Che insomma vivere a Servola allunga la vita e scaccia malattie e tumori.

A parte il titolo (sotto: “Uno studio dell’Osservatorio Ambiente e salute Fvg non rileva picchi di tumore ai cancro a Servola”) assolutamente incomprensibile che imporrebbe almeno una visita oculistica all’ignoto redattore, il contenuto risponde appieno alle ragioni richiamate all’inizio e contenute nelle scuse di Tomatis. Ma non spiega alcuni perché.

Perché Trieste, la sua provincia non un quartiere come Servola e non poi Valmaura, San Sabba, Chiarbola o Campi Elisi, abbia il triste e consolidato primato per mortalità da tumori in Italia. Le ragioni sono spiegate benissimo nello studio di 63 pagine e grafici diffuso dall’ARPA, che dunque oggi smentirebbe se stessa, nel luglio del 2009, ove confermava che il raggio di diffusione degli inquinanti industriali coinvolgeva ed investiva tutto il nostro territorio ed arrivava fino a Capodistria da un lato e Monfalcone e Grado dall’altro. E dunque, come il Circolo Miani sostiene dal 1998 non c’è, né ci può essere, sostanziale disomogeneità tra i residenti il territorio di Trieste e Muggia nella diffusione dei tumori, mentre diverso è il caso di determinate altre patologie (allergie, dermatiti, cardiopatie, broncopatie ed asme) che, uno studio curato nel biennio 1998-1999 dai medici del Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Burlo, su tutti i bambini ricorsi alle loro cure, dimostravano di colpire maggiormente i piccoli, e dunque si presume anche gli adulti, che vivevano in quella ampia porzione di Trieste che va da San Vito a Muggia.

Ma chissà se gli odierni “esperti” di quel misconosciuto Osservatorio regionale ecc, ecc. lo hanno mai letto visto che è dal novembre del 1998 che l’Azienda Sanitaria territoriale triestina si è sempre rifiutata di fare quell’indagine epidemiologica provinciale richiesta vanamente dal Circolo Miani. Ed il suo No è stato confermato dai suoi vertici (Rotelli, Zigrino, Rotelli, Samani: due indicati dal Centrosinistra, sempre Rotelli, e due dal Centrodestra) in tutti questi anni, respingendo le richieste del Circolo, anzi arrivando pubblicamente ad affermare, ed anche a scrivere (archivio Miani) “che non esiste correlazione alcuna tra l’insorgenza dei tumori e l’ambiente dove uno vive”.

Stupefacente !!!.

Due settimane fa, nella trasmissione Le Iene, di Mediaset, è andato in onda un servizio-inchiesta sul devastante inquinamento che investe la città di Crotone. Molto ben fatto ed efficace, a proposito questo mercoledì dovrebbe andare in onda quello sulla Ferriera e non solo di Trieste. Ma la differenza era palese e lampante: l’ossatura del servizio si basava sulle documentate denunce che medici, ricercatori e docenti universitari, facevano anche sulle responsabilità della politica locale e nazionale e sui provati rischi alla salute con i conseguenti costi in termini di sofferenze, vite umane e pur denaro pubblico. La differenza con Trieste, intendiamo, ritornando a dove siamo partiti: ovvero alle scuse-denuncia di Lorenzo Tomatis.

Suggerimento: se ritenete che questo articolo sia meritevole di lettura perché non vi date da fare per diffonderlo via Internet, su Facebook, o fotocopiandolo e distribuendolo, è un modo non solo per combattere la disinformazione ed il silenzio di TUTTA la politica ma anche come forma di legittima difesa di tutti noi. Suvvia date un calcio alla pigrizia: www.circolomiani.it




Incredibile ma vero !!!

» Inviato da valmaura il 2 January, 2014 alle 12:35 pm

Dopo la conferenza stampa al 28 dicembre del Circolo Miani, i cui ampi resoconti sono apparsi su tutte le televisioni, sul piccolo giornale e sul Primorski, il 31 pomeriggio, ci hanno messo del tempo, l’ARPA di Trieste con una lettera a firma del suo direttore Fulvio Daris ha replicato al giornale locale giustificando il perché della sparizione del dato rilevato dalla centralina di via Svevo per la giornata del 23 dicembre (terzo giorno consecutivo di sforamento dei limiti di legge per TUTTE le centraline posizionate sul territorio provinciale), di 728 per le Polveri Sottili PM10 nella media sulle 24 ore. Dato rimasto pubblicato per l’intero 24 dicembre sul sito regionale dell’ARPA e poi sostituito nei giorni seguenti con la dicitura ND (Non Disponibile).

La tesi firmata da Daris è che loro non rendono, a loro insindacabile giudizio evidentemente, noti i dati del monitoraggio quando li ritengono “anomali”, ovvero troppo alti rispetto a quelli rilevati da altre centraline.

Prima di pubblicare il testo delle dichiarazioni inviate dal Presidente del Circolo Miani al Piccolo ieri mattina a confutazione della lettera ARPA/Daris alcune considerazioni vanno fatte.

Allora. La rete di centraline, alcune di proprietà della fallita Lucchini, tra cui proprio quella di via Svevo posizionata all’interno del giardino dell’asilo tra una giostra e lo scivolo insomma, sono ubicate sul territorio comunale ed a Muggia a raggiera, per coprire tutta la porzione del territorio attorno alla Ferriera ed in altri punti in centro città. Quando queste segnalano dati relativamente bassi di PM10 e BenzoApirene, Benzene e quant’altro, non è che la Ferriera ha smesso di inquinare: semplicemente le condizioni meteo e dunque la direzione dei venti portano le emissioni inquinanti in direzione del mare, quindi ci vorrebbe una centralina posizionata sulla lunga diga foranea o alla peggio all’estremità del Molo Settimo. La presenza poi di una tradizionale forte ventosità, la Bora, contrariamente a quanto pensano i triestini non “pulisce” l’aria, solamente, ma decuplica l’effetto dell’inquinamento disperdendo e trasportando su tutta la provincia le emissioni.

Per tentare di giustificare la “anomalia” del dato rilevato con 24 monitoraggi orari nella giornata del 23 dicembre dalla centralina di via Svevo, Daris scrive che essa è proprietà della EcoSanitas, omettendo però di ricordare come tale azienda faccia parte del Gruppo Lucchini, ovvero della proprietà della Ferriera, e dunque se “taroccamento” dei dati ci fosse esso ovviamente dovrebbe avvenire al ribasso. Che interesse avrebbe la Ferriera a far sapere che le sue emissioni sono 15 volte superiori al limite consentito dalla legge?

Si vuole dare comunque per scontato che l’ARPA sia garante del buon funzionamento delle apparecchiature, private o pubbliche che siano, da cui trae i dati che giornalmente rende noti, altrimenti i suoi numeri sono buoni tuttalpiù per giocarseli al Lotto.

L’incredibile decisione di “tagliare le ali” o meglio di non fornire i dati e sostituirli con la dicitura ND quando a parere dell’ARPA essi siano “anomali”, pur in presenza di un corretto funzionamento delle centraline di rilevamento, ovvero realisticamente troppo alti, è di una gravità senza precedenti ed una palese violazione degli obblighi di legge di pubblicizzare, tempestivamente e quanto più estesamente possibile, i risultati dei monitoraggi, così come sono e senza aggiustamenti.

Il fatto che il direttore ARPA Trieste descriva invece questo metodo originalmente adottato dal suo dipartimento è cosa mai vista in precedenza, ma d’altronde se la credibilità dell’ARPA agli occhi dei cittadini è pari a zero una ragione ben ci sarà. Basti qui ricordare due episodi più che significativi.

Quando la magistratura udinese perquisì gli uffici della direzione della Caffaro (ex Snia) a Torviscosa, poi sequestrata e chiusa da oltre cinque anni, per aver inquinato con il mercurio perfino le lagune di Grado e Marano, rinvenne nei cassetti di una scrivania una mazzetta di fogli bianchi con la carta intestata dell’ARPA FVG, fogli che venivano riempiti ovviamente con i dati fasulli scritti dai dirigenti della Caffaro. E quando in una audizione congiunta delle Commissioni Ambiente e Sanità del Consiglio regionale intervenne il Direttore Scientifico della Direzione regionale ARPA egli affermò che responsabili principali delle emissioni di BenzoApirene nel Friuli Venezia Giulia erano le foreste di conifere dell’Alta Carnia! Ma se volete saperne di più leggetevi sul sito www.circolomiani.it l’articolo “Orpo che Arpa”.

Stupefacente poi il finale della sventurata lettera a firma Daris ove auspica la necessità di acquisire il controllo diretto, da parte di Regione ed ARPA, dell’intera rete di centraline di monitoraggio a Trieste.

Peccato che nel febbraio 2010 il Consiglio comunale votava all’unanimità una mozione presentata dal consigliere Alfredo Racovelli nella sua veste di Presidente di turno della Commissione Trasparenza, che impegnava l’ Amministrazione comunale (Sindaco con delega all’Ambiente, Roberto Dipiazza) ad acquisire il controllo diretto, o indiretto attraverso la Regione, di tutte le centraline di rilevamento operanti a Trieste. Tondo, allora Presidente di Regione, pochi giorni dopo confermava la volontà dell’Ente in questo senso. E che a quattro anni di distanza ciò non sia avvenuto altro non è che una ulteriore conferma di quale basso livello abbia raggiunto la politica, tutta. Ma che oggi si sia costretti a leggere analogo scimmiottamento pure nella lettera ARPA firmata da Daris, francamente è troppo.

L’unica anomalia in tutta questa vicenda, che tratta della salute, della vita e della morte di decine e decine di migliaia di noi e di cui abbiamo interessato il nucleo regionale dei Noe dei Carabinieri, è proprio e solo il comportamento dell’ARPA.

Ed eccovi il testo della lettera inviata da Fogar al Piccolo in parallelo con quella di Daris.

Spettabile Redazione “Il Piccolo”

URGENTE

Avendo ricevuto notizia del comunicato inviato dal dipartimento triestino dell’ARPA si inoltrano alcune brevi considerazioni vista l’estrema gravità del contenuto della lettera a firma Daris.

“Mi auguro che chi ha la responsabilità amministrativa e politica dell’ARPA, ovvero la Presidente Serracchiani e l’Assessore regionale all’Ambiente stiano provvedendo, visto l’incredibile contenuto della missiva inviata dall’Arpa a firma del direttore distrettuale di Trieste Daris, all’immediato azzeramento della struttura ed alla rimozione istantanea dei vertici della Stessa Agenzia a partire dal direttore del dipartimento di Trieste che ha firmato la lettera. Altrimenti sarà chiaro a tutti che la Giunta regionale si assume la responsabilità di condividere tali stupefacenti affermazioni.

Tralascio di rispondere alle giustificazioni addotte nella missiva sulla non pubblicazione dei dati della stazione mobile di via San Lorenzo in Selva, peraltro l’unica testata e validata dal Ministero dell’Ambiente e le cui rilevazioni sono state sempre in sintonia con quelle realizzate dalle centraline in uso ai periti della Procura (CIGRA-Università di Trieste), per la giornata del 23 dicembre, ma anche per molte altre giornate ancora nei mesi di dicembre e novembre come preoccupantemente si evince dalla lettura delle serie storica sul sito regionale della stessa ARPA.

Si ricorda che l’obbligo della immediata e quanto più estesa pubblicizzazione dei dati sulla qualità dell’aria è sancito da una rigorosa Direttiva UE e recepita quale Legge della Repubblica italiana, che impone, senza interventi correttivi di sorta, l’informazione ai cittadini.

Si apprende invece in una missiva dove tra l’altro il responsabile Daris sbaglia pure il dato pubblicato dal suo sito: 728 e non 738, cosa che lascia stupiti per l’approssimazione tecnica con cui all’ARPA questa delicata responsabilità viene trattata, che la tabella apparsa per tutta la giornata del 24 dicembre sulle misurazioni rilevate dalla centralina di via Svevo, interessante tutta l’area di Chiarbola-Ponziana-Campi Elisi, sul sito regionale dell’ARPA FVG, non doveva essere pubblicata per “l’ anomalia” del risultato (una media, come spiega lo stesso direttore delle misurazioni orarie, 24 od almeno 18, nell’arco della giornata) consistente nell’elevato livello raggiunto e misurato: 728 di Polveri Sottili PM10 nella media delle 24 ore, dunque con picchi orari presumibilmente ancora molto più alti, rispetto ai dati raccolti da altre centraline posizionate in altre e diverse ubicazioni territoriali. Centraline per altro che hanno tutte, e sottolineiamo tutte, salvo quella fuori servizio di via San Lorenzo, comunque rilevato elevatissimi sforamenti del limite di legge (35 per l’Europa e 50 per l’Italia) pari nella media a più del doppio consentito e con Muggia a 130 di PM10 sempre nelle 24 ore, e per il terzo giorno consecutivo.

E stupisce altresì che l’ARPA non abbia tenuto conto delle condizioni meteo e della direzione dei venti per la giornata del 23 dicembre che favorivano proprio la direttrice coperta dalla stazione di via Svevo.

Ma c’è di più nella lettera ARPA non si smentisce il dato raccolto dalle apparecchiature di rilevamento della centralina di via Svevo con le plurime campionature orarie sopra citate, ma si afferma un principio del tutto originale, anzi meglio un metodo adottato dall’ARPA e che lascia esterrefatti. Ovvero quando un dato, secondo tale sistema che l’ARPA applica, risulta “anomalo” ovvero troppo diverso da quelli rilevati da altre centraline ubicate in altre e distanti località, l’ARPA semplicemente non lo pubblica sostituendolo con la dicitura ND (non disponibile), intervenendo così a mutare la realtà monitorata, rilevata e comunicata dalle centraline stesse e negando all’opinione pubblica quell’informazione garantita dalla legge. Insomma l’ARPA, a leggere quanto firmato dal Daris, farebbe una media sui dati tagliando dalla pubblicazione quelli giudicati “anomali” a suo insindacabile giudizio.

Una affermazione gravissima che mette in radicale discussione quanto finora comunicato all’opinione pubblica dall’ARPA stessa e che lascia legittimamente pensare che ogni volta, e accade assai di frequente, che appare sul sito ARPA la dicitura ND in realtà il dato non viene reso noto in quanto ritenuto “anomalo”, cioè troppo alto e pericoloso per la salute, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. Ad assoluta conferma di quanto sia nulla agli occhi dei cittadini la credibilità dell’ARPA.”    Maurizio Fogar, Presidente Circolo Miani.




Maurizio Fogar a TriesteOggi TV.

» Inviato da valmaura il 22 December, 2013 alle 2:58 pm

Chi l’ha vista, dicono che meriti guardarla.

TriesteOggi TV. L’intervista a Maurizio Fogar.

Cliccare qui:  http://www.youtube.com/watch?v=K7eea4AOIdA&list=TLKaPYfEeisvuEXO9eAStW8Nkpc8hEowfV per la prima parte.

E: http://www.youtube.com/watch?v=A9tPmlVBLl4 per la seconda.




E sono cinque!

» Inviato da valmaura il 17 December, 2013 alle 3:11 pm

Le edizioni del TG da Strada organizzate dal Circolo Miani nelle ultime sei settimane, grazie all’impegno volontario di decine di persone.

Questo sabato 21 dicembre si torna in piazza della Borsa, alla fontana centrale, ma anticipiamo l’appuntamento di un’ora. Il TG da Strada inizia infatti alle ore 16, per cominciare con il chiaro.

Le previsioni: per quel che valgono danno tempo coperto ed eventualmente qualche goccia di pioggia.: eccovi fornito anche il servizio meteo. Ma l’occasione di offrire gratis ai triestini quell’informazione da anni negata loro, in un momento cruciale per Trieste e dopo una settimana di “vera passione” per l’inquinamento in uscita dalla Ferriera e che si abbatte su mezza città, sotto gli occhi di tutti meno di quelli pagati per controllare, è troppo importante. Caso mai useremo l’ombrello e peccato invece che contro i “brutti mali” non serva.

Non mancate dunque, potrete sempre dare una mano che non guasta mai, al quinto TG da Strada organizzato dal Circolo Miani e condotto da Maurizio Fogar.

A proposito venerdì andrà in onda su TriesteOggiTV la puntata di Piazza Grande tutta dedicata ad una seconda intervista a Maurizio Fogar. Per la cronaca vi informiamo che il conduttore aveva inutilmente proposto al Laureni di partecipare ad un faccia a faccia con Fogar. Ha imbarazzatamente declinato, il Laureni, non resta che pensare per paura di perderla … la faccia.




Alle primarie PD? Votate San Nicolò!

» Inviato da valmaura il 5 December, 2013 alle 12:28 pm

San Nicolò? Sicuramente più democratico del Comune di Trieste.

Il 4 dicembre 2010 cadeva di sabato, giornata sicuramente di maggior “traffico” di pubblico per il mercatino di viale XX Settembre noto universalmente come Fiera di San Nicolò, e così pure il 5 era ovviamente domenica, ultimo giorno utile per acquistare i regali della famosa “letterina”.

Orbene fu proprio l’ufficio “grandi eventi” del Comune di Trieste, così si chiamava e che tratta pure l’eventuale occupazione di suolo pubblico, ad una nostra richiesta per tenere l’edizione settimanale del TG da Strada in via delle Torri, angolo San Lazzaro, a suggerirci di farlo invece, a vantaggio di una maggior presenza di persone, proprio all’inizio Viale, lato Portici di Chiozza. Ringraziammo l’incaricata poi chiamata a reggere la segreteria dell’attuale Vice Sindaco e seguimmo il suo consiglio, e per ben due giornate il sabato e domenica pomeriggio.

Oggi invece il signor Braico, che si occupa di queste incombenze, ci suggerisce, visto il previsto affollamento – ma no? – di scegliere un altro luogo per tenervi il TG da Strada edizione 2013. Perché a suo scrivere la presenza di un mini tavolino da campeggio, noi lo chiamiamo da Barbie viste le dimensioni di 50 centimetri per lato, compresa l’altezza, e la vettura con le “trombe” sul tetto posta di fianco e all’esterno dei Portici, sarebbero di gran nocumento al viavai della Fiera.

Di primo acchito era nostra intenzione rispondere alla sua richiesta di individuare un altro luogo meno “trafficato” di proporgli il Deserto del Gobi, ma poi abbiamo pensato che magari l’Enpa avrebbe avuto da ridire per il disturbo arrecato al notorio intenso traffico di cammelli e dromedari.

Scherzi a parte non ci resta che annotare che su tre, dicasi tre segnalazioni inviate all’attuale ufficio comunale, il Braico ce ne ha cassate due. La prima riguardava sempre il malfamato tavolino pieghevole da porre nell’area del Bar Rex in piazza della Borsa inizio Corso Italia perché la domenica dopo ci sarebbe stata “la Barcolana” e magari qualche barca anfibia ci poteva sbatterci dentro e affondare nell’asfalto.

Dunque anche un pigmeo microcefalo capisce che qui invece di tutelare il diritto costituzionale dei cittadini di Trieste ad esercitare la libertà di parola ed opinione, l’attuale amministrazione desidera evidentemente comprimerla a tutto vantaggio dei bottegheri foresti, così per lo meno appare dalle motivazioni frapposte, quale fosse invece che la Casa dei Triestini (appunto il Municipio) la Camera di Commercio o una organizzazione di categoria commerciale degli ambulanti.

Ciò assume aspetti gravi e da non sottovalutare a meno che, ma la dietrologia non fa parte del nostro bagaglio culturale, tale atteggiamento non nasca dalla volontà reale di boicottare le iniziative del Circolo Miani per le ragioni che anche uno sguercio, sordo e muto oramai conosce in città.

Dunque il Circolo Miani, Servola Respira ed i cittadini dei Comitati di Quartiere, venerdì 6 dicembre alle ore 17 ci saranno a tenere il tanto apprezzato, dalla gente, TG da Strada all’inizio del Viale-fine Portici Chiozza come preannunciato anche al Comune, e difenderanno legalmente il loro diritto ad esserci con pacata fermezza.

www.circolomiani.it




Pensieri ameni.

» Inviato da valmaura il 14 September, 2013 alle 1:49 pm

“Gli uomini politici sono notoriamente dei figli di puttana, che rubano ai vecchietti e stuprano bambini, ma si lasciano sempre aperte tutte le strade”.

Questa battuta la dice l'attore che interpreta il ruolo di Segretario di Stato Usa alla Difesa nel film “Caccia a Ottobre Rosso”, magistralmente interpretato da Sean Connery. La cui visione televisiva ci siamo persi mercoledì sera con dolore e rammarico, anche se era l'ottava, per partecipare ad una riunione dannatamente inutile per due motivi. L' esser dovuti sedere per due e passa ore su delle moderne sedie di plastica imbottita che da subito mettevano a dura prova il nostro fondo schiena, specie se piccolo e non flaccido (copyright Nicole Minetti). E per la assoluta improduttività della discussione nonostante la buona volontà dei presenti, o almeno di quasi tutti.

La domanda che dunque ci assilla è perchè tutta la classe politica e dirigente, posto che a Trieste ne esista traccia, ha deciso di impiccarsi alla soluzione Arvedi di Cremona.

Dalla Serracchiani a scendere nessuno ha cercato di pensare ad un piano “B, C, D” sulla questione Ferriera. Con tutte le conseguenze distruttive del caso qualora l'operazione, che molto si basa sugli investimenti pubblici, dovrebbe saltare, come già avvenuto nel 2008.

Una prima risposta la fornisce la nostra memoria, che ovviamente una stampa e TiVù asservite ai partiti ben si guarda dallo stimolare: questa classe politica e dirigente è la stessa, nei nomi e nei protagonisti, che dal 2001, quando non c'era ombra di crisi economica, non è riuscita a produrre una idea che è una sulla riconversione dello stabilimento, la cui dismissione era stata annunciata e scritta dalla proprietà un anno prima, e sul riutilizzo di quella vasta area centrale fronte mare per il 60% di proprietà dello Stato.

L'esempio vivente di questa incapacità è rappresentato da Roberto Cosolini che da Assessore Regionale della Giunta Illy nel quinquennio 2003-2008 presiedette quel Tavolo Istituzionale dedicato proprio a questo e prima ancora ricoprì la carica di Presidente dell'Ezit (Ente zona industriale di Trieste). Ma è in buona e robusta compagnia, da Tondo/Dipiazza allo stesso Illy solo per citarne i più noti.

E allora cerchiamo di capire le ragioni di questo azzardo giocato in primis sulla pelle dei lavoratori e poi sul futuro di Trieste, intesa come provincia tutta.

L'unica risposta che ci viene in mente per quanti sforzi facciamo, volendo escludere le più nefaste ipotesi di collusione di inconfessabili interessi, è che altro non è che un ulteriore prender tempo, procrastinare il momento dell'assunzione delle responsabilità di una scelta, ecco dunque spiegata in parte l'affidarsi ad una figura molto discutibile di consulente esterno.

Insomma evitare, e lo fanno da oltre dieci anni, di lavorare, studiare, progettare un futuro per Trieste. Ma questa in fin dei conti è una storia vecchia della politica italiana, ben interpretata da quel “tirare a campare per non tirare le cuoia” di andreottiana memoria. Che va, qui da noi, ben più indietro nel tempo.

Per ricordare un Sindaco che abbia avuto in testa un progetto organico per la nostra città, e sulle cui realizzazioni Trieste vive tuttora, bisogna arrivare fino a Marcello Spaccini, in particolare al suo primo mandato (fine anni Sessanta).

Questo prendere anzi perdere tempo, che decine di migliaia di triestini, e muggesani, hanno vissuto con danni devastanti alla loro salute e con una qualità della vita pessima, ha avuto negli anni un unico beneficiario: una proprietà prima “italianissima”, la famiglia bresciana dei Lucchini, e poi la russa Severstal del manager putiniano Mordashov che senza imbarazzo alcuno la nostra Repubblica ha insignito pure del Cavalierato della Gran Croce al Merito, direttamente dalle mani del Presidente Napolitano. A proposito Cosolini ha ritenuto, rispettosamente si intende, di informare il Quirinale che ha decorato un “avventuriero russo”? E dunque un errore, come da noi già richiesto nella lettera aperta consegnatagli a mano in Prefettura in occasione della ultima venuta del Capo dello Stato in città per il concerto dei Tre Presidenti, a cui porre subito rimedio con la revoca dell'onorificenza.

Orbene sciogliere il nodo Ferriera vuole dire in poche parole pianificare il futuro della città e del suo inesistente territorio provinciale. Per fare un esempio è inutile balla propinata agli sciocchi, che ahimè a Trieste non mancano, continuare a discettare sulle prospettive del porto se non si liberano e destinano a questo tutte le già poche aree disponibili sulla costa. La principale e più vasta è appunto quella occupata dalla Ferriera. Se non si pianifica uno sviluppo industriale di modeste dimensioni aziendali ma dotate di altissima tecnologia produttiva ed innovativa, le uniche con cui i tanti e pregiati centri di ricerca scientifica presenti (dalla Sissa-Area di Ricerca-Sincrotrone-Università) potrebbero collaborare e fare sinergia. E' infatti difficile che ciò possa avvenire ora come ora con chi produce ghisa con procedimenti ottocenteschi.

Se un Sindaco di Trieste non fa questo, ovvero non pensa concretamente in grande per Trieste, come Spaccini insegna, allora non occorre che la città, per gestire la normale amministrazione tipo riparare le buche sull'asfalto, un tombino che perde o asili e servizi, abbia un sindaco eletto: basta nominare un ragioniere magari coadiuvato da un geometra e gli altri tutti a casa con risparmio di soldi e di tempo.

Abbiamo visto che il Sindaco ha finora ritenuto di non scusarsi per il grave errore di quelle sue grevi dichiarazioni di ieri l'altro, che ricordavano nei termini (“sabotatori” era il più ripetuto) un linguaggio da caserma della RSI.

Lo invitiamo caldamente a ripensarci ed a ritornare sui propri passi. Visto che il suo consenso personale, bassissimo alle primarie del suo partito, eppoi il più basso tra i sindaci eletti nella storia di Trieste (ha ottenuto meno del 27% degli aventi diritto al voto) non lo autorizza a comportarsi in questo modo assolutamente irrispettoso della democrazia, e questo vale anche per chi avesse ottenuto il triplo dei suoi voti.

Si, proprio ameni questi nostri pensieri.

 




Insomma, Ferriera anno zero.

» Inviato da valmaura il 28 August, 2013 alle 1:10 pm

A leggere l'articoletto del Barba oggi sul piccolo giornale nel bar preferito e, sempre, impresa ardua come fare sei al Superenalotto, dando credito a quello che scrive sulle intenzioni investigative di Frezza, si scopre che, tanto per gradire e dare tempo al tempo ed a chi ha interesse a rinviare sine die, si ricomincia praticamente da capo.

Insomma ferriera anno zero, come se quindici anni di cronaca, ed anche indagini e consulenze, non fossero mai esistiti. Chiedere poi ai due “esperti”, di cui uno è stato la colonna portante della descrizione tecnica nella richiesta dell'Aia regionale 2008 fatta dalla proprietà e che ha prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti i triestini e muggesani anche se non fanno di mestiere i docenti universitari, e all'altro di trovare le fonti delle emissioni di BenzoApirene ed affini, quando è noto che essi sono il prodotto di un determinato ciclo produttivo di specifici impianti, e non altro, ci sembra cosa del tutto superflua. A meno che non la si legga sotto la luce di quel prendere tempo che tanto serve ad alcuni.

Per il resto rimane pienamente valido, anzi vieppiù, quanto scritto nel nostro pezzo “la mossa della Procura”, con due “zonte”.

Se anche il trio, non lescano, ma sindacale, concorda con la cassa integrazione di due o tre mesi per una quota di lavoratori, per il tempo necessario a riparare l'Altoforno attualmente in, si fa per dire, funzione, vuol dire che l'altoforno perde (da anni denunciamo sui 30.000 metri cubi di micidiale gas al giorno), ergo deve essere fermato e riparato, quindi la cassa integrazione per gli addetti allo stesso per un lasso di tempo lungo e che parla da solo. Dunque perchè la Procura in tutto questo tempo non ha posto in essere le misure, vedi sequestro dell'impianto, previste dalla legge? A Taranto ma anche a Torviscosa ciò è avvenuto. Hanno sbagliato loro o Trieste?

Al consigliere regionale Ussai in particolare un invito, si informi magari prima con Paolo Menis, se non desidera proprio darci un colpo di telefono, eviterebbe di scrivere l'inutile ed il futile, oppure, se non gli costa troppo sforzo, si metta in contatto con la dott.a Maria Pia Turinetti, direttore di servizio regionale, visto che ce l'ha in casa, che l'originale è sempre meglio delle fotocopie sbiadite.




Ferriera: con la sveglia al collo e l’osso tra le narici.

» Inviato da valmaura il 17 July, 2013 alle 11:44 am

Si, con la sveglia al collo e l’osso tra le narici. Così evidentemente il maranza ed il suo piccolo giornale reputano essere i lettori, sempre meno per fortuna, che ancora trovano la forza, della disperazione, di sfogliare il gazzettiere locale.

Oggi il pezzo sulla Ferriera, con locandina strillata di contorno, è magistrale e meritorio, se ce ne fossero tempo e spazio, di approfondita analisi. Ma andiamo per sintetico ordine.

Il titolo, poi “sparato” in locandina, riporta l’ultimatum che in realtà tutti conoscono: ovvero che il commissario liquidatore, messo lì per quello, liquidare, appunto, conferma che se entro la fine di agosto non si trova un compratore la Ferriera chiude. Dove stia la novità, e di conseguenza la notizia, è cosa che solo il maranza fantastica, e senza nemmeno leggere, o rileggere, quanto da lui ahimè scritto nei mesi scorsi sullo stesso giornale. Siccome è uno smemorato, che a quello di Collegno fa il baffo, gli rimembriamo che l’ultima volta che annunciò la decisione del Commissario Nardi, non Montalbano, di chiudere a breve una fabbrica che produce tre milioni di puff al mese, fu in suo articolo di un mese fa o giù di lì, quando raccontò della visita del Ministro Zanonato a Trieste e riportò, per l’ennesima volta, le dichiarazioni di Nardi sulla imminente chiusura della Ferriera. Dunque nel suo scritto di oggi: “Per Servola – ha affermato a sorpresa Nardi” la “sorpresa” la vede e vive solo lui, che non ricorda neppure quello che scrive.

Bellissima, quasi poetica, lirica diremmo, degna di un tema delle elementari, ma delle prime classi, la constatazione del maranza che “la ghisa che viene prodotta nella Ferriera triestina (circa 25mila tonnellate al mese) non rimane alla Lucchini, ma viene venduta al Gruppo di Cremona”.

Ohibò, citrulli noi che pensavamo che un produttore di ghisa poi, fiero del suo prodotto, lo lustri e lo deponga con cura nel salotto buono di casa per custodirlo gelosamente e per farlo vedere ai nipotini.

No, questi della Lucchini, che sciocchini, vogliono pure venderlo. Ma pensa un po’.

Poi nel concreto l’unica cosa interessante ma non nuova, ne avevamo scritto anche noi, per quel che contiamo, sul nostro sito-giornale, è che il maranza mette in bocca a un sindacalista (Di Vittorio e Lama ci perdoneranno) questa affermazione: “La stessa trattativa con Arvedi, che ha in corso una due diligence su Servola, è subordinata alla riscossione anticipata dei contributi previsti per il cosiddetto Cip6. Senza questi, la trattativa potrebbe saltare.”

Sintassi a parte, serve a far capire benissimo quanto sosteniamo da tempo, ovvero che tutto “l’affare” consiste nel far pagare al pubblico, italiano ed europeo, i costi dell’operazione e magari pure le bonifiche del sito inquinato (dai sessanta ai cento milioncini di euro). Certo per chi comprerebbe a queste condizioni sarebbe non un affare ma un affarone per lui, che tanto paga Pantalone, di Roma o Strasburgo poco importa.

Sorridente poi fa da contorno la dichiarazione di turno della Serracchiani che afferma di aver ascoltato con attenzione a Roma il “piano” presentato da Nardi per la Ferriera.

Ma quale “piano e piano” il liquidatore ha semplicemente comunicato che il 31 agosto la Ferriera chiude a meno che qualcuno non la compri. Insomma se domani piove porto l’ombrello. Azzo che piano. Ed ovviamente ha annunciato che entro il mese la Regione riunirà il solito Tavolo, e siamo a circa il quarantesimo dal 2001, che un posto a tavola non si nega a nessuno. Rosato, consulente semestrale, compreso.

In realtà noi avevamo detto e scritto da tempo che a partire dal 22 giugno scorso, giorno di scadenza del semestre commissariale, ogni data per la chiusura della Ferriera era buona. Ci avessero letto se non almeno ascoltato, ma queste sono le mani a cui sono tristemente affidate le sorti dei 400 dipendenti (non 500 maranza) della Ferriera e in quanto all’indotto, e ai suoi 300 maranzani lavoratori, sarebbe utile conoscere qualche notizia in più, visto che dal 31 dicembre dello scorso anno sono stati rescissi dalla proprietà tutti i contratti di appalto con le ditte esterne (sempre dagli scritti a sua insaputa del maranza medesimo).

Ecco l’anomalia di questa nostra sfortunata città sta tutta, oltre che nella sua classe politica e dirigente, nell’assenza più totale di un giornalismo degno di questo nome. Non se ne abbia a male il maranza, ma se avesse scritto una cosa simile sul bollettino locale di Cincinnati poi in mano per gli anni a venire si sarebbe ritrovato al posto della metaforica penna un bel Mocio Vileda, che anche lì le scale da lavare non mancano.

 

 

 




Vietato ai minorenni d’età e di spirito.

» Inviato da valmaura il 15 June, 2013 alle 12:18 pm

“Brutto stronzo de panzon  ed ancora più stupida io che lo ho votato e sono iscritta al suo partito”.

Risuonano, rimbombano altissime all’interno del vasto bar di via Combi le parole gridate da una signora bionda, di mezza età, nel quartiere della media borghesia triestina. Poi pausa, il tempo di firmare una petizione contro i parcheggi a pagamento previsti dal nuovo piano comunale per la zona di San Vito (grossomodo da Vitti a piazzale Rosmini), e poi riprende “capisco che il Comune è senza soldi, ma non può estorcerli sempre agli stessi…”. Ovviamente tutti i presenti assentono e fanno la fila, tra un caffè e l’altro, per sottoscrivere il documento di protesta.

Questa la reazione di stamane della gente normale, che immaginiamo sia stata analoga in altre zone della città, quelle tante, anche semiperiferiche, interessate dal nuovo piano del traffico, non appena le persone hanno cominciato a conoscerne il contenuto. Una reazione che probabilmente sarà sfuggita alla classe politica che normalmente la gente comune non la frequenta e la conosce. Certamente, azzardiamo, la bionda signora di via Combi alle prossime elezioni, di sicuro quelle comunali, non voterà più per Cosolini ed il PD con maggioranza annessa. Probabilmente non voterà per l’opposizione, ma quasi certamente si aggiungerà a quel 59% dei triestini che, alle ultime regionali, non è andata semplicemente a votare.

Ferriera.

Tremendo e insopportabile: questo è il clima invivibile che decine di migliaia di abitanti da Muggia ai Campi Elisi, con epicentro nel triangolo Monte San Pantaleone-Valmaura-Servola-Chiarbola, sono costretti a sopportare in queste ultime settimane. Non poter aprire nemmeno per un attimo le finestre, con questo caldo improvviso, per non trovarsi la casa invasa dai pestiferi gas di Cokeria e d’Altoforno, o da nubi di polveri sottili carboniose, per non parlare poi dei fumi dell’impianto di agglomerazione.

Ieri alle 15 la Ferriera era avvolta da una estesa nuvola arncio-ruggine, che ne nascondeva quasi la visione, code di automobilisti formatesi in superstrada per guardare da vicino questo “spettacolo”, poi via prima che la nube copra, a mò di densa nebbia, anche la strada ed avvolga le case di via Pitacco e Giardini.

Forse ai Laureni e Daris, bisogna cominciare a familiarizzare con questo nome che sta sul capo del cristianissimo direttore dell’Arpa triestina, saranno fischiate le orecchie per tutti i “colpi” beneauguranti che la gente sta loro tirando. Certo sono semplicemente offensivi i dati trasmessi e pubblicati da quelle “centraline” di via Svevo e Carpineto; da tempo la gente le ritiene credibili solo nei giorni che risultano fuori servizio.

E certo che non aiutano i cosiddetti articoli di un tal Maranzana - forse l’attore che faceva l’insostituibile galoppino di Gino Cervi negli indimenticabili sceneggiati Rai del commissario  Maigret? – quando con ostinazione degna di miglior causa spara sul piccolo giornale le cifre della Ferriera (800 lavoratori) e continua imperterrito a ignorare l’esistenza di un inquinamento così devastante che, parola di tal Laureni, “mette a rischio la salute di dieci famiglie”. Per le altre 80.000 residenti è solo un fatto di autosuggestione.

Il Circolo Miani, Servola Respira ed i Comitati di Quartiere stanno organizzando una manifestazione cittadina in piazza Unità, e confidando di riuscire a far intervenire almeno nove dei dieci rappresentanti delle “dieci famiglie a rischio”, invitano tutti gli altri “visionari” che vogliono dare una mano alla riuscita della stessa a contattare il Circolo, scrivendoci a info@circolomiani.it

In quanto alle migliaia di tonnellate della loppa in grazioso colle formate, dal mare a tutta l’ex acciaieria, la Procura facente funzioni è ancora impegnata in altre evidenti più urgenti vicende. Forse converrebbe assumere l’avvocato Borgna e chiedergli di preparare una denuncia da inviare al Tribunale di Taranto. Giureremmo in un pronto intervento.




Ma basta, perdio!

» Inviato da valmaura il 25 May, 2013 alle 1:53 pm

Fatta una doverosa premessa, e cioè che il Circolo Miani non è una associazione ambientalista, o meglio non si occupa di difesa dell’ambiente in senso stretto ma affronta il problema privilegiando la difesa della salute e della qualità della vita, fisica e mentale, delle persone che vivono il nostro territorio, passiamo al seguito.

Non sappiamo quanto faccia ridere o piangere l’ennesima esternazione di un militante di S.L. (il partito di Vendola), la E l’ha da tempo persa per demeriti sul campo, che si siede in Comune nella stanza riservata all’assessorato all’Ambiente. Certo è disarmante che quest’uomo non abbia anima viva che lo consigli e lo dissuada dal dire e scrivere certe vere e proprie inopportunità che ogniqualvolta gli si rivoltano contro con l’impatto facciale di un boomerang da cento chili.

Tra Ferriera e Differenziata già i conoscenti non lo riconoscono quasi più ma ora l’impresa sarà resa ancora più ardua dalle infelici parole riscritte per due giorni di fila sul gazzettiere del PD locale, quel piccolo giornale che ci troviamo, sempre meno grazie a Dio, ad avere a Trieste nelle sempre meno, ahimè, edicole.

Infatti il poveruomo si è cimentato sulla, per lui complessa assai, vicenda dell’inquinamento elettromagnetico che a Trieste affligge da decenni, oramai, gli abitanti del borgo di Conconello, che se vanno all’aeroporto non li fanno entrare perché i metal detector scattano a suonare a cento metri di distanza l’allarme Bin Laden, ed a Muggia i sopravvissuti di Chiampore.

Per chi volesse saperne qualcosa, dunque escludiamo dall’invito chi siede in Comune, basta guardarsi il video numero 22 nell’apposita rubrica di questo nostro sito, non ha caso titolato Conconello e girato nel 2005, ovvero la bellezza di sette e passa anni fa.

E come sempre dopo quello speciale TiVù il Circolo Miani organizzò una assemblea pubblica con i residenti, allora nell’unica trattoria del paese, per parlare del problema, fare il punto sulla salute e discutere di cosa fare per risolvere l’emergenza.

Già allora alcuni abitanti si lamentarono delle promesse non mantenute del Comune, fatte loro dal Sindaco in persona, il primo Dipiazza (2001-2006), di spostare sul sito del cocuzzolo vicino, pare sia pomposamente chiamato Monte Belvedere ma di case non se ne vede alcuna, i quattro-cinque tralicci su cui poggiano le sorgenti di inquinamento magnetico, ovvero i ripetitori radio-tivù e telefonici che oggi sono concentrati tra le case di Conconello.

Il secondo Dipiazza, ancora sindaco dal 2006 al 2011, ripromise, sempre in cambio del voto, lo spostamento come già fatto, insomma cosa di giorni, tanto che ancora nel 2008, due anni e 730 giorni dopo, in occasione dell’assunzione di Dipiazza anche della delega all’Ambiente per il passaggio del titolare (?) assessore sui banchi della Regione, una pia e giuliva signora di Conconello scrisse, convinta dalla Madonna, sulle Segnalazioni una lettera in cui plaudiva al nuovo assessore all’Ambiente-Sindaco e rispettosamente ringraziava, immaginiamo genuflessa sui ceci, il Dipiazza per l’auspicato mantenimento della promessa di sette anni prima.

Dunque fino ad oggi e nonostante una variazione del piano regolatore risalente al 2007, i ripetitori, piazzati sui traliccetti, salvo quelli RAI e Mediaset su due traliccioni, in ferro sono sempre lì ad avvelenare la salute di chi vive a Conconello.

E questo signore che da due e passa anni si ostina a credersi, invece del più divertente Napoleone o di Attila, pensate un pò: assessore all’ambiente di Trieste, scrive per conto dell’amministrazione comunale, che il sindaco (“Bruce” Cosolini) era impegnato a Napoli a fotografare il concerto di Springsteen, che per lo spostamento dei ripetitori sul povero Belvedere bisognerà aspettare ancora non si sa quanto tempo che non è nemmeno in grado di quantificare. Ma nel contempo esibisce come trionfi il fatto che in tutti questi anni si siano potute riunire ben due Conferenze dei Servizi per parlare anche del caso.

Certo che mettere attorno ad un tavolo i rappresentanti del Comune di Trieste, della sua Provincia e dell’ASS e ARPA locali, deve essere un’impresa ardua assai, insomma come scalare tutti gli ottomila in solitaria e in costume da bagno.




Tanto tuonò che non piovve.

» Inviato da valmaura il 11 May, 2013 alle 12:38 pm

Insomma chi si aspettava un Zanonato in versione Babbo Natale è rimasto affranto.

Dopo le prime gaffe di cui si è reso protagonista e di cui il Ministro allo Sviluppo Economico ha dato la colpa, e neppure tanto velatamente, alle cattive informazioni ricevute (è proprio vero che “dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici …”, vero Cosolini?) ed ha preso atto, con solo nove anni di ritardo, che a Trieste non si producono, appunto dal 2004, né “prodotti lunghi” e tanto meno corti, in acciaio. Anzi da allora non c’è più nemmeno l’acciaieria.

Ma in buona sostanza ha fatto una promessa, quella di tentare, badate bene: tentare, di inserire Trieste nelle aree di “crisi complesse” in caccia di qualche soldino dall’Europa,  promessa che non si nega mai a nessuno, soprattutto quando si è ospiti.

E poi ha dichiarato cose certe e risapute, e che il Circolo Miani e Servola Respira dicono, scrivono dal 1998, che l’unica cosa che questa Ferriera produce è il debito, che la ghisa a questi prezzi non ha mercato, che la cokeria va chiusa subito, con buona pace dei “numeri” laureniani, perché inquina in maniera disastrosa, che gli impianti (Altoforni, ecc…) sono obsoleti e cadono a pezzi e che nessuno può sperare in investimenti privati per continuare la produzione (liquidando in cinque secondi la consulenza Rosato del Comune). Insomma ci è arrivato con quindici anni di ritardo, lui che da Sindaco di Padova “conosce molto bene Trieste”, ma ci è arrivato. Meglio tardi che mai, sembrava quasi di sentir parlare Maurizio Fogar una decina e passa di anni fa.




Una smentita che conferma.

» Inviato da valmaura il 7 February, 2013 alle 2:17 pm

Desta non poca meraviglia una precisazione apparsa nelle pagine di cronaca del piccolo giornale, a distanza di oltre un mese dalla pubblicazione su Repubblica di un ampio servizio sulla Ferriera di Trieste a firma di Adriano Sofri, firmata dal Presidente della giunta esecutiva regionale dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati).

Egli rivendica una  “incisività” della magistratura triestina sulla vicenda Ferriera “«Lo stabilimento è stato sequestrato per tre volte ed è stato restituito solo a seguito del rispetto di articolate prescrizioni dettate dai consulenti della Procura e del Gip». Peccato che le date di questa “incisività” che lui riporta si fermino al 2006, grossomodo il periodo in cui l’avvocato Giovanni Borgna assume la difesa della Lucchini subentrando al collega Frigo, poi nella lettera dell’ANM regionale nessun richiamo o citazione per il periodo seguente, e sono 7 anni, scusate se è poco.

Non meriterebbe rispondere ad una precisazione che non smentisce nulla ma tant’è ricordiamo all’ANM che perfino l’ARPA con una ponderosa relazione di 63 pagine, inviata anche alla Procura si tranquillizzi, nel luglio 2009 dimostrava scientificamente quanto la perizia del consulente scelto dal PM Frezza aveva totalmente disatteso i risultati sperati e che la situazione era decisamente peggiorata, dal punto di vista dell’inquinamento ambientale e del conseguente danno alla salute.

In quanto ai sequestri di cui accenna nella lettera l’ANM, impropriamente attribuiti a tutto lo stabilimento e non invece a reparti dello stesso come invece avvenne consentendo la continuità produttiva ed inquinante, fatto salvo quello dell’impianto di agglomerazione che portò in effetti al fermo di quel ciclo produttivo per alcuni mesi, essi non sortirono di fatto effetto alcuno, anche perché sostanzialmente la custodia e curatela fu affidata alla stessa proprietà.

Ed in merito alle emissioni di diossine che portarono al fermo temporaneo dell’Agglomerato va ricordato che si il limite fissato dalla Regione in assoluta difformità con le norme di legge europee, molto più restrittive, e di 0,4, un vero e proprio unicum normativo, ma ciò nonostante la Ferriera in quel caso le aveva sistematicamente superate. Per fare un esempio: un altro PM del Tribunale di Trieste ha sequestrato e fermato per mesi l’inceneritore comunale perché erano stati superati, occasionalmente, i limiti di legge per la fuoriuscita di diossine fissati in 0,1. Dunque l’impianto di agglomerazione della Ferriera, a un chilometro scarso in linea d’aria dall’inceneritore, ha un limite consentito quattro volte superiore. Non solo, immette nell’aria 230.000 Normal metri cubi di gas all’ora dal camino E5, in quantità enormemente superiore a quella che esce dal camino dell’inceneritore, ed è cosa arcinota che le diossine agiscono sull’organismo umano su base quantitativa, ad accumulo.

E tanto per offrire altra informazione al rappresentante dell’ANM regionale, nel periodo posteriore al 2006 sul quale nulla scrive, attualmente dall’Altoforno in funzione, il numero 3, escono circa 30.000 metri cubi al giorno di letali gas a causa di una perdita dell’impianto. Orbene la cosa, visibile ad occhio nudo, persiste da mesi senza che nessuno abbia pensato di sequestrare e fermare lo stesso, che oggi equivarrebbe al fermo di tutto il ciclo produttivo della Ferriera, come invece accadde appunto in passato nei confronti dell’Altoforno n. 2, per una analoga e per la verità più ridotta perdita.

In quanto all’efficacia dell’azione giudiziaria a Trieste sulla vicenda Ferriera, se confrontata con quella della magistratura tarantina ma anche solamente della più vicina Udine sul caso della Caffaro, ex SNIA, di Torviscosa, desideriamo offrire alcuni spunti di riflessione al sindacato regionale dei magistrati riportando alcuni estratti di un saggio che ricostruisce il rapporto ultradecennale tra la vicenda Ferriera ed appunto la magistratura, inquirente e giudicante, triestina.

Crediamo siano più che illuminanti e confermino la piena ragionevolezza di quanto scritto da Adriano Sofri su Repubblica.

1) “In nome del Popolo Italiano” il giudice triestino Enzo Truncellito sentenziò che le polveri che escono dalla Ferriera sono colpa degli autisti dei camion che guidano troppo velocemente i loro mezzi nelle strade interne dello stabilimento. Può far sorridere amaro, molto amaro pensando a Le Mans o Indianapolis ma in realtà anche sentenze di questo tipo concorrono a, come si dice in gergo, fare giurisprudenza.

 

2) Nel corso dei processi che si susseguono negli anni, la procura si avvale di una perizia tecnica sugli impianti della Ferriera firmata dal prof. Boscolo dell’Università di Trieste, subito contestata dai tecnici che avevano diretto gli impianti negli anni delle proprietà Italsider e Pittini, perché atto puramente teorico che non teneva in nessun conto il dato reale della vetustà degli impianti e del loro sfruttamento produttivo. E che gli accadimenti degli anni successivi non faranno che confermare, poiché la perizia Boscolo, che da quel momento diverrà l’alibi della proprietà, non sarà in grado di fermare affatto l’inquinamento prodotto dalla Ferriera.

Tanto importante sarà per la Lucchini questo accordo firmato con la Procura che la domanda presentata dall’azienda per l’ottenimento, nel 2007, dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), si baserà sostanzialmente sulla perizia stessa. Che come scrive il PM Frezza nella sua ordinanza del 26 giugno 2007 “la maggior parte dei rimedi di cui alla relazione Boscolo sono stati pensati e proposti dalla proprietà e dai dirigenti della Ferriera”.

Va altresì ricordato che in questi processi si persegue sostanzialmente il reato di imbrattamento!

Questa ordinanza, nella sua relazione, rappresenta il punto di svolta delle iniziative fin qui promosse dalla Procura, ed in particolare dal Sostituto Frezza. Vi compaiono per la prima volta le frasi che nel 2009 lo stesso PM userà per motivare il consenso della pubblica accusa all’accesso all’ennesima oblazione in un altro processo contro i vertici della Ferriera. Sono frasi significativamente indicative e gravi: “L’ordinamento… consente lo svolgimento delle attività pericolose, persino mortali, se e in quanto le reputa indispensabili alla vita della complessa società odierna”.

Nel dare atto alla proprietà di aver “realizzato in toto”, “la migliore tecnologia disponibile al limite del costo ragionevole” ,  “la Ferriera può legittimamente e lecitamente emettere una certa quantità di polveri e fumi”.

Questo viene scritto nella memoria del PM nel processo in fase terminale contro i 240 sforamenti di materiali inquinanti, soprattutto polveri sottili cancerogene, prodotti dalla Ferriera in poco più di un anno. Contro un limite massimo di 35, consentiti per legge.

L’affermazione che un ordinamento che non sia seguace della teoria dell’eugenetica nazista possa consentire l’esistenza di attività pericolose, persino mortali, per il sostanziale benessere della società, che qui però viene concretamente rappresentata dagli affari e dai guadagni di una spa Russobresciana, Severstal-Lucchini, è qualcosa che sinceramente dopo il Processo di Norimberga nessuno si sarebbe aspettato di veder legittimato. Con questa teoria si potrebbero chiudere pure tutti i procedimenti sugli infortuni sul lavoro. Perché tanto il fine giustifica i mezzi e gli operai morti. Deprecabile e tragica fatalità, ma giustificata in nome del bene supremo.

La seconda affermazione che la Ferriera ha realizzato totalmente le migliorie richieste significa solo due cose. O queste non sono state realizzate, visto la mole d’inquinamento in perenne uscita dallo stabilimento, AIA o non AIA regionale, e questo pone forte una domanda finora sempre elusa anche nelle indagini della magistratura, sulla responsabilità penale e civile di chi doveva fare i controlli. Oppure queste non erano affatto le migliorie sufficienti e chi le ha indicate non aveva evidentemente la compiuta competenza per farlo.

In particolare colpisce la frase “al limite del costo ragionevole”, e sorge spontanea la domanda. “Ragionevole” per chi, e chi stabilisce quando una spesa è “ragionevole”? La risposta è intrinsecamente ovvia. “Ragionevole” per il businnes della proprietà della Ferriera.

L’ultima considerazione che la Ferriera possa emettere “legittimamente e lecitamente” una “certa quantità” di inquinanti, può al limite andare bene, se questa “certa quantità” rimane nei termini tassativi fissati dalle leggi europee ed italiane, che a partire dal prossimo anno oltretutto si dimezzeranno in senso restrittivo. E sinceramente non pare che 240 sia inferiore a 35.

Ma soprattutto non si tiene in alcun conto di una sentenza fondamentale della Corte Costituzionale, che chiamata a giudicare in un caso analogo, con sentenza del 16 marzo 1990, a rispetto degli articoli 32 (tutela della salute dei cittadini) e 41 (subordinazione della libertà d’impresa all’utilità sociale) della Costituzione, sentenzia che qualora un’impresa non abbia, o non voglia trovare, i quattrini necessari da investire per far rispettare i limiti di legge delle emissioni prodotte dal proprio stabilimento (la sopradescritta “ragionevolezza del costo”), questa deve cessare la propria attività produttiva.

A firmarla sono il fior fiore dei giudici costituzionalisti italiani: Francesco Saja (Presidente), Giovanni Conso, Ettore Gallo (Relatore), Aldo Corasaniti, Giuseppe Borsellino, Francesco Greco, Renato Dell’Andro, Gabriele Pescatore, Ugo Spagnoli, Francesco Paolo Casavola, Antonio Baldassarre, Vincenzo Caianiello, Mauro Ferri, Enzo Cheli.

3) E l’ultimo esposto-denuncia (il dodicesimo), presentato dal Circolo Miani in data 17 gennaio 2011 alla Procura di Trieste, nei confronti dell’allora Sindaco di Trieste e Presidente della Regione per il mancato rispetto di quanto previsto dalle leggi statuali, regionali ed europee, che disciplinano le funzioni anche di Ufficiale Sanitario comunale per il Sindaco, per i mancati interventi a seguito degli sforamenti continuativi (anche per cinque giorni consecutivi) delle tre centraline per legge campione sulla qualità dell’aria a Trieste, aspetta ancora di ricevere risposta.




Dilettanti, e siamo buoni, allo sbaraglio.

» Inviato da valmaura il 26 January, 2013 alle 3:04 pm

Lo avevamo scritto da giorni.

Che la vicenda della nomina di Rosato, di cui tutti ma proprio tutti, a partire dal piccolo giornale, continuano ad omettere di ricordare che il “consulente comunale” era stato per alcuni anni anche Amministratore Delegato della Lucchini Italia per conto della russa Severstal, sarebbe stata devastante per la politica locale e regionale, come la vicenda Monte dei Paschi lo è per quella nazionale.

Innanzitutto capiamoci sul perché si ometta volutamente di ricordare la seconda carica ricoperta da Rosato, oltre a quella più lunga di direttore della Ferriera. Perché appunto nel momento in cui tutti quelli che si muovono a giustificazione della politicamente infausta scelta, ultimi i capireparto della Ferriera oggi e chissà domani forse i cuochi della mensa aziendale, insistono, e non possono fare altrimenti, sulle sue capacità presunte di “attirare investimenti”, insomma come un sirena di Servola. Certo che dover ricordare che negli anni della sua guida della proprietà italiana questa ha accumulato 1 miliardo e 200 milioni e passa di debiti ed è finita in procedura fallimentare, oggi è affidata appunto ad un commissario governativo, fa apparire umoristicamente inconsistente questa motivazione, e non se ne abbiano a male sindacati e capireparto.

Quanto alle improvvide uscite del sempre giovane politico segretario del PD, al pari del suo predecessore ed oggi assessore Omero, non si sa se mettersi a ridere o piangere. Balzano subitamente agli occhi però due cose: che nella famiglia Russo si parlano poco o niente e che il PD è un partito, ma lo è poi, di sordomuti. Dove nel migliore dei casi uno fa quello che più gli aggrada con l’unica precauzione di non informare gli altri, che, poverini, lo vengono a conoscere dalla stampa.

In un Paese dove tutti fanno finta di parlare di “liste pulite”, di “impresentabili” nella vana speranza di riportare qualche credulone di turno alle urne elettorali, la scelta di “blindare” il sempregiovane Russo al primo posto delle liste per il Senato, di fatto garantendogli fin d’ora l’elezione, voluta con forza dalla Serracchiani, più nota per essere da tempo candidata alla presidenza della Regione che per la sua attività di europarlamentare, è fatto assai grave ed irrecuperabile con l’attuale Porcellum.

A meno che, con uno scatto di dignità e di coerenza, di cui dubitiamo assai, il PD o lo stesso Russo non annuncino le dimissioni di quest’ultimo dalla carica di dirigente del PD e la contestuale rinuncia al seggio senatoriale. Analoghe dimissioni dovrebbe presentarle un assessore allo sviluppo economico dalla sua carica in Comune, scelta probabilmente apprezzata dagli studenti a cui insegna al Nordio.

In quanto al Cosolini, meglio farebbe dopo questa vicenda a candidarsi sindaco della capitale azteca di Tenochtitlàn, e molti dei suoi assessori dedicarsi alla pastorizia d’alta quota in Messico.

E complimenti ad una sinistra che trova sempre e solo, scegliendo di suicidarsi al servizio dei poteri forti, il modo di resuscitare i morti, politicamente parlando.

Seggio elettorale? No grazie.




“Per fortuna che Silvio c’è !!!”

» Inviato da valmaura il 12 December, 2012 alle 1:53 pm

Non inorridite, ma se presto ci libereremo di un Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, assolutamente inadeguato, ovviamente è un dolce eufemismo, lo dobbiamo proprio a lui, al Cavaliere. L’aver costretto Monti alle dimissioni, manderà a casa con lui il governo e di conseguenza anche questo Ministro, che ha legato indelebilmente la sua presenza alla tragica vicenda dell’Ilva di Taranto ed alla guerra scatenata alla magistratura di quella città.

Capisco che a Silvio Berlusconi non è nemmeno lontanamente passata per la testa questa ragione per sfiduciare il Governo dei Tecnici e non poteva essere diversamente se pensate che il 13 agosto del 2010 ha abbandonato gli ozi della sua Villa Certosa in Sardegna per correre a Roma a firmare il decreto che sospendeva l’efficacia della legge, europea ed italiana, che fissava in un nanogrammo per metro cubo il limite tollerato per le emissioni del cancerogeno BenzoApirene. In due sole città: a Taranto e, guarda caso, a Trieste (Ilva dei Riva e Ferriera del russo Mordashov). Sancendo in buona sostanza il via libera alle emissioni del più pericolo, per la salute, degli inquinanti industriali.

Ma certo leggere oggi, ovviamente senza un minimo di contradditorio da parte dei “giornalisti” e nel più totale silenzio dei politici vecchi, non è una novità, ma anche “nuovi”, è questo amareggia vieppiù piuttosto che sorprendere, le dichiarazioni di Clini sul piccolo giornale strappa un sorriso amaro. Il suo ultimatum alla proprietà della Ferriera di Trieste, non di Servola perché bisogna ficcarsi bene in testa che le dannose conseguenze del suo inquinamento colpiscono la salute e la qualità della vita di tutti i triestini e muggesani, come dimostra il primato nazionale di mortalità  per tumori e per le malattie all’apparato respiratorio che le statistiche del Ministero della Salute da anni assegnano alla provincia di Trieste, fa sorridere e perpetua una triste farsa che dura almeno dal 1998. A parte il fatto che “ordinare” ad una proprietà, oggi le banche creditrici che hanno defenestrato il debitore (Mordashov e la sua Lucchini-Severstal) dal controllo societario, che ha appena reso pubblico di “perdere oltre tre milioni al mese solo con la Ferriera”, di effettuare entro un mese i costosissimi lavori per mettere a norma poi impianti che per la loro vetustà, e tutti lo sanno, compreso un Ministro che da venti e passa anni lavora come dirigente centrale del Ministero dell’Ambiente, sono irrimediabilmente morti, è cosa sulla cui serietà e fondatezza lasciamo giudicare i lettori. Ma poi, sempre il Ministro prosegue, dicendo che in caso contrario si darà il via al percorso di “dismissione”. Sai che novità, annunciato da circa tre anni, dal 2009 per la precisione, anzi dal 2001 e dalla stessa proprietà di allora.

Dal coro dei vertici, “autorevolmente” riuniti in Prefettura ieri parte anche la notizia che a gennaio 2013 si aprirà una “Conferenza dei Servizi regionale per rivedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (la famigerata AIA che per altro è in scadenza) e fissare “più rigorose prescrizioni”, che ovviamente si danno quando si ha l’intenzione di rilasciare una nuova AIA. Forse distrattamente presi dall’entusiasmo “ultimativo” i “vertici” non ci hanno fatto caso.

Queste dichiarazioni ministeriali riportano alla mente le identiche rilasciate in una dozzina d’anni dai precedenti Ministri, a partire da Pecoraro Scanio fino a Willer Bordon.

Correva infatti il 28 aprile del 2001 che il piccolo giornale riportava a tutta prima pagina di cronaca cittadina “Il ministro dell’Ambiente Willer Bordon: se in Ferriera ci sono violazioni sarò asburgico. Valuterò i dati, e non ci saranno sconti. Proposto un piano di risanamento complessivo della zona”. Per poi proseguire, alla faccia di Angelo Cecchelin, quello de “la vita xe tuto un bidon”(1930), sempre dalle compiacenti pagine della piccola gazzetta il 11 maggio, sempre del 2001, con “Bordon: la Ferriera verrà risanata. Il Ministro dell’Ambiente si impegna a presentare entro il 30 maggio, del 2001 neh !, una bozza di accordo tra le parti. Già disponibile una tranche di 23 miliardi, di lire, solo per Trieste”. Sti cazzi, altro che gli odierni “ultimatum” della triade Clini-Tondo-Cosolini.

Suggestivo poi l’annuncio che a gennaio si aprirà la Conferenza dei Servizi regionali per la revisione dell’AIA, che puntualmente scade appunto nel 2013. Ma scusino, lor signori dalla memoria labile, e quella apertasi per lo stesso motivo il 28 giugno 2008, sempre in Regione, che fine ha fatto? Quella che a sentire il non assessore all’ambiente del Comune di Trieste, Umberto Laureni, doveva riunirsi, finalmente meglio tardi che mai, il 18 ottobre del 2012 per lo stesso motivo, dopo “solo” quattro anni di insabbiamento non a Grado ma nelle stanze di Tondo, Bassa Poropat, eccetera, eccetera. E come mai nessun “giornalista”, le virgolette capirete sono d’obbligo, ed alcun politico, magari d’opposizione a cinque stelle, glielo ricorda e magari lo ricorda pure ad una Procura che violare una legge, quale quella che istituisce e regolamenta i procedimenti di rilascio e revisione delle AIA, è un reato. Magari meno appariscente ed interessante la pubblica opinione dell’assenteista che si beve un caffè al bar in orario di lavoro, ma pur sempre di un reato dovrebbe trattarsi, come ad esempio lo ha interpretato la magistratura tarantina, ma anche quella del più vicino Friuli sulla vicenda Caffaro ex Snia di Torviscosa non ha scherzato.

E veniamo a due fatterelli collegati, sempre alla settimanale presenza triestina del ministro Clini.

Il famoso, e fumoso, mancato incontro promosso dal vescovo Crepaldi, nel ciclo di iniziative dal ridondante nome di “Cattedra di San Giusto”, che riporta ai secula seculorum delle conferenze dell’Ancien Regime, con notabili e personaggi di altolocato lignaggio, in una forma autocelebrativa e glorificante di chi promuove tali cose, fatto per altro assai comune in città anche tra chi oggi non contando una beneamata mazza tra i cittadini, spera sulla compiacenza di una stampa servile e nel conseguente spazietto di notorietà che attesta lo loro esistenza in vita, invitando parossisticamente ogni politico che passi da queste parti.

Ecco le sue affermazioni a commento della protesta dei cittadini presenti al ping-pong, in realtà un noioso ping-ping o se preferite pong-pong, previsto e saltato tra Clini e Tondo, hanno dimostrato una ottusità di pensiero da far sembrare il defunto vescovo tradizionalista Marcel Lefevbre un pericoloso “teologo della liberazione”.

Ma lo sappiamo per Crepaldi non è una novità. Esordì infatti a Trieste, con una omelia nella Chiesa di Sant’Antonio pigliandosela, senza apparente motivo alcuno, contro le teorie “fondamentaliste di ideologie ambientaliste ed animaliste”. Proseguì scagliandosi a pochi giorni dal voto referendario sull’acqua bene pubblico contro i “cattolici” che avevano annunciato il loro voto, soprattutto se favorevole al referendum. Scomunicando dunque così la tesi pubblicamente sostenuta una settimana prima in piazza San Pietro da Benedetto XVI, in un discorso in cui il Papa si era rivolto alla comunità della Chiesa invitando i cattolici a sostenere e votare il suddetto Referendum.

Il secondo fatterello, in verità uno stucchevole refrain del piccolo giornale per vendere disperatamente qualche copia in più, riguarda quel cesso della passerella sul canale di Ponterosso, utile tuttalpiù ad agevolare il passaggio dei carrettini dei commercianti cinesi di giorno e quello delle oramai datate peripatetiche locali al calar del sole.

Qui una sola domanda: quante centinaia di migliaia di euro è costata l’operazione (allo Stato, Regione, Comune poco importa) che magari sarebbero potute essere assai meglio impiegate nelle vere e proprie emergenze cittadine? Tipo aumentare i “ben” dodici posti letti dell’osservazione temporanea al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cattinara, del Capoluogo di Regione, per i suoi 245.000 potenziali utenti.

Comunque grazie Berlusconi.




La Sicilia oggi come Trieste ieri.

» Inviato da valmaura il 30 October, 2012 alle 11:00 am

Tiene banco in tutti i salotti televisivi, tra i commentatori di ogni ordine e grado, negli editoriali dei giornali il dato della “sorpresa” siciliana. Elezioni regionali con il 53 % e passa, già perché qualcuno dovrebbe ricordarsi di sommare a chi non si è recato ai seggi anche chi ha deposto nell’urna scheda bianca o nulla, di non voto. A cui va aggiunto il risultato del Movimento 5 Stelle, e magari quello conseguito dal movimento di protesta dei “forconi”.

Insomma il sistema dei partiti tutti, con liste civiche per modo di dire al seguito, ha raccolto un 25% dei voti degli aventi diritto in quel di Trinacria. Chi governerà lo farà rappresentando un consenso del 12-13 % degli elettori.

Questo è il “trionfo”, o la “battuta d’arresto” di cui parlano i mentecatti dei partiti, a riprova una volta di più che “Dio acceca chi si vuole perdere”.

Eppure stupisce che i vari giornalisti, sondaggisti e caravanserraglio al seguito, dimentichino che un caso analogo si era verificato proprio a casa della weberiana SWG, ovvero a Trieste per le ultime amministrative (Comune e Provincia) dell’anno scorso. Checchè ne dica, con vanto e lustro, l’attuale sindaco Cosolini egli ha raccolto nel 2011 il consenso del 27 % scarso degli elettori contro il 22% del suo concorrente Antonione. Con un non voto (schede bianche e nulle comprese) che aveva raggiunto il 51% degli elettori.

Fummo gli unici, su questo sito giornale ha notarlo subito ed a ripeterlo nei nostri articoli fino alla noia. Senza per altro che nessuno di quelli che si sciacquano quasi quotidianamente la bocca con frasi fatte del tipo “sentire il territorio, far partecipare la società civile, ecc..” osasse una volta che è una aprire una riflessione su questo dato. Che anticipava, sommando il voto dei 5 Stelle locali e della Lista civica “La Tua Trieste” il dato siciliano di oggi.

Quando ieri alle 13 osservando i dati provvisori abbiamo subito notato questa situazione abbiamo scommesso un caffè tra alcuni di noi che i partiti, con i loro orpelli a traino, non lo avrebbero valutato per quello che rappresentava, magari definendolo “una sorpresa”. Poveri aspiranti suicidi, il caffè per fortuna nostra era molto buono, come il silenzio delizioso in assenza di moniti quirinaleschi.




Rondini e Procura.

» Inviato da valmaura il 9 August, 2012 alle 12:33 pm

Come le rondini annunciano l’arrivo della primavera così le interviste al Procuratore Capo di Trieste ci ricordano che siamo in piena estate.

Capiamo altresì perfettamente che di luglio ed agosto i giornali fatichino a riempire le pagine e solitamente in questo periodo, per rimediare, diano spazio a paginate di servizi dedicati ai Vip locali: una volta erano le “first lady” di Trieste a tenere banco, ma oramai il passare degli anni ha presentato loro inesorabile conto.

Era infatti estate inoltrata del 2011 quando il Procuratore Capo di Trieste annunciò a tutta pagina sul piccolo giornale che i suoi uffici stavano indagando su tutti quelli che avrebbero dovuto fare i controlli sull’inquinamento emesso dalla Ferriera (perché, ci si scusi una domanda retorica, Italcementi, depuratore fognario cittadino, l’eternit dei capannoni portuali, la Sertubi, ad esempio diffondono brezze dolomitiche?), che tradotto in chiaro significava: ASS, ARPA, Regione, Provincia e Comune.  Fatto l’articolo poi non se ne è mai saputo più niente, salvo la conferma di una ovvia considerazione. Che la magistratura agisce attraverso i fatti giudiziari, le ordinanze e le sentenze, e non li annuncia per interviste o sui giornali.

Ma torniamo al Procuratore Capo di Trieste che oggi, siamo infatti il 9 agosto di una caldissima estate, esce di nuovo a tutta pagina sulla prima di cronaca del giornale locale. Nulla ovviamente è in grado di riferire sugli esiti delle indagini così fortemente annunciate 13 mesi fa, ma pure nulla dice di concreto sulla situazione dell’azione della magistratura inquirente triestina per verificare quello, che ad esempio i suoi colleghi di Taranto e di Udine hanno similarmente invece fatto, che riguarda il danno alla salute provocato alla popolazione triestina dalle emissioni inquinanti industriali.

Tantomeno  quale azione concreta intenda avviare per esempio su di una Azienda Sanitaria che dal novembre 1999 si rifiuta ostinatamente di fare una indagine epidemiologica a Trieste per capire quali e quanti siano i danni alla salute provocati da questo inquinamento. Cosa per altro fatta un cinque anni fa dalla gemella ASS slovena sui bambini del territorio comunale di Capodistria in età compresa tra i zero ed i dodici anni, dai risultati purtroppo disastrosi, per la salute dei bambini si intende.

Colpisce poi, nell’articolo di oggi, il virgolettato a lui, Procuratore, ascritto dove dichiara “Tutti questi stabilimenti vivono sospesi fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute, entrambi garantiti dalla Costituzione. Solo che forse quello alla salute è primario perché coinvolge tutta la popolazione. Poi è chiaro che bisogna valutare caso per caso.”

Colpisce ovviamente perché la nostra Costituzione non mette affatto sullo stesso piano i due diritti ma addirittura sottopone il profitto, l’impresa, all’utilità sociale ed afferma inequivocabilmente e sempre, dunque non “caso per caso”, il primato della tutela della salute dei cittadini (articoli 32 e 41). E se restasse qualche dubbio c’è una sentenza della Corte Costituzionale a chiarire in via definitiva una questione per altro già preclara per se stessa. Quella del 16 marzo 1990.

Ma per capire quale sia stato l’atteggiamento assunto in questi anni dalla Procura di Trieste ed anche purtroppo da una sentenza a firma del giudice Truncellitto che “in nome del popolo italiano” addebitò agli autisti dei camion, che a suo parere guidavano a velocità troppo sostenuta sulle strade interne allo stabilimento, sollevando dunque polvere, la responsabilità delle emissioni della Ferriera, ripubblichiamo qui l’incipit di un articolo apparso sul nostro sito giornale www.circolomiani.it nel 2009 e poi ripreso pure da un editoriale in prima del quotidiano Repubblica. Ci pare descriva appieno la situazione dell’operato della magistratura inquirente triestina, unica vera differenza su di un resto totalmente identico, anche nei tempi e modi, con la realtà tarantina.

“Aberrante se vero!

“L’ordinamento… consente lo svolgimento delle attività pericolose, persino mortali, se e in quanto le reputa indispensabili alla vita della complessa società odierna”.

Nel dare atto alla proprietà di aver “realizzato in toto”, “la migliore tecnologia disponibile al limite del costo ragionevole” ,  “la Ferriera può legittimamente e lecitamente emettere una certa quantità di polveri e fumi”. E pertanto il PM (Federico Frezza) chiede che la pena sia trasformata, nei confronti dei vertici e della direzione dello stabilimento, in una oblazione (per la terza o quarta volta e pure in presenza di una reiterazione del reato).

Questo quanto riporta la cronaca di Maddalena Rebecca sul quotidiano locale di oggi, 16 luglio 2009.

Una multa insomma. Una multa come se non inferiore a quella comminata al condomino che aveva costruito un deposito di compost  nel giardino comune, sancita recentemente da una sentenza del Tribunale di Trieste.

Questo viene chiesto nel processo in fase terminale contro i 240 sforamenti di materiali inquinanti, soprattutto polveri sottili cancerogene, prodotti dalla Ferriera in poco più di un anno. Contro un limite massimo di 35, consentiti per legge.

L’affermazione che un ordinamento che non sia seguace della teoria dell’eugenetica nazista possa consentire l’esistenza di attività pericolose, persino mortali, per il sostanziale benessere della società, che qui però viene concretamente rappresentata dagli affari e dai guadagni di una spa Russobresciana, Severstal-Lucchini, è qualcosa che sinceramente dopo il Processo di Norimberga nessuno si sarebbe aspettato di veder legittimato. Con questa teoria si potrebbero chiudere pure tutti i procedimenti sugli infortuni sul lavoro. Perché tanto il fine giustifica i mezzi e gli operai morti. Deprecabile e tragica fatalità, ma giustificata in nome del bene supremo.

La seconda affermazione che la Ferriera ha realizzato totalmente le migliorie richieste significa solo due cose. O queste non sono state realizzate, visto la mole d’inquinamento in perenne uscita dallo stabilimento, AIA o non AIA regionale, e questo pone forte una domanda finora sempre elusa anche nelle indagini della magistratura, sulla responsabilità penale e civile di chi doveva fare i controlli. Oppure queste non erano affatto le migliorie sufficienti e chi le ha indicate non aveva evidentemente la compiuta competenza per farlo.

In particolare colpisce la frase “al limite del costo ragionevole”, e sorge spontanea la domanda. “Ragionevole” per chi, e chi stabilisce quando una spesa è “ragionevole”? La risposta è intrinsecamente ovvia. “Ragionevole” per il businnes della proprietà della Ferriera.

L’ultima considerazione che la Ferriera possa emettere “legittimamente e lecitamente” una “certa quantità” di inquinanti, può al limite andare bene, se questa “certa quantità” rimane nei termini tassativi fissati dalle leggi europee ed italiane, che a partire dal prossimo anno oltretutto si dimezzeranno in senso restrittivo. E sinceramente non pare che 240 sia inferiore a 35.

Quando nel dibattito con il Procuratore Aggiunto del Tribunale di Udine, Giancarlo Bonocore, al Circolo Miani nell’ottobre dello scorso anno, uno dei tantissimi cittadini presenti chiese come mai con la stessa legge e nelle medesime situazioni la magistratura udinese avesse sequestrato e fatto chiudere l’inquinante fabbrica chimica Caffaro, ex Snia, di Torviscosa. Sequestro che ha resistito a tutti i ricorsi legali della proprietà anche lei bresciana. Il Procuratore di Udine rispose, non senza imbarazzo alcuno, di domandarlo ai suoi colleghi triestini. Ovvero tutti capirono che se “la legge è uguale per tutti”, o almeno così dovrebbe, certamente uguali non lo sono i magistrati.




A casa per Dio! e PS.

» Inviato da valmaura il 27 May, 2012 alle 2:09 pm

Questi prima se ne vanno meglio è per tutti.

Hanno speso i nostri quattrini per fare un “convegno” per sapere “Come sta Trieste”, non hanno neppure il senso del ridicolo a meno che non fosse una plateale presa in giro per la gente, dove lorsignori politici si sono relazionati l’un con l’altro, con i soliti “tecnici” di spalla che come Castellano con Totò compaiono in ogni pellicola, e quattro, di numero , persone presenti in sala con le solite sigle di compagnie di giro.

Per partorire notizie che sono datate 12 o dieci anni fa, che trovate scritte nelle decine di migliaia di volantini distribuiti dal Circolo Miani, Servola Respira ed i Comitati di Quartiere, quelli veri presenti sul territorio ogni giorno, dal 1998 in poi. Per chi avesse scarsa memoria può andare a leggersi i primi pezzi (2005) su questo nostro sito.

Non merita sprecar altra parola né commento su questa cosa che giustamente i cittadini hanno totalmente ignorato, nonostante la grancassa, prima e dopo, garantita dal piccolo giornale che incidentalmente dal 2001 ha sistematicamente censurato e nascosto proprio queste notizie.

Questi non hanno ancora capito che il vento è cambiato, continuino pure così tanto non gli crede più nessuno.

Post Scriptum. Anche Lunedì la (G.Z.), alias Gabriella Ziani, torna a colpire senza pietas alcuna, verso i lettori, la verità e la professionalità (sua).

Sentire il semprenervoso Laureni dichiarare che “Vogliamo riverificare tutte le Autorizzazioni integrate ambientali (Aia) date alle aziende, e con la Ferriera siamo a buon punto, per indicare prescrizioni chiare, realizzabili e verificabili  è di una comicità inimitabile. Infatti la revisione AIA alla Ferriera era iniziata nel giugno 2008 ed in fin dei conti siamo solo alle porte di giugno 2012 ed il procedimento è sempre insabbiato, dunque “siamo a buon punto”.

Eppoi udite bene dichiarare che “Un altro passo sarà, dice Laureni, quello di rivedere in senso più efficace i Piani di azione comunale (Pac) che normano gli interventi nelle situazioni ambientali anomale” è veramente una forzatura senza scusanti della lingua italiana.

Rivedere” vuol dire intervenire su di una cosa che esiste. Peccato che il PAC più importante, quello cioè sull’inquinamento industriale, il Comune di Trieste dal 2005 ad oggi non lo abbia mai fatto. E che anzi proprio il semprepiùnervoso Laureni sia stato in un anno esatto di operato (oddio si fa per dire) da Assessore all’Ambiente il più accanito oppositore alla redazione ed adozione da parte del Comune di Trieste del PAC in questione, vedere anche i verbali delle sue audizioni in Regione, e quanto pubblicato sul piccolo giornale per il quale lavora l’ineffabile (G.Z.), che ben si dimentica però di ricordarlo all’interessato e, quel che più conta, ai sempre meno lettori del quotidiano. Complimenti vivissimi a chi ci crede.




Inadeguato! Pofferbacco.

» Inviato da valmaura il 22 March, 2012 alle 10:47 am

Veramente tranchant (dal vocabolario: acuto-pungente) il giudizio rilasciato dall’astronauta Renzo Tondo, appena sbarcato da Marte, mentre ha visitato per una trentina di minuti, in un pomeriggio di una giornata primaverile, il Pronto Soccorso dell’ospedale di Cattinara a Trieste.

“Perfino negli ospedali di Saturno si sta molto meglio”, ha commentato togliendosi il casco e dispiegando le branchie.

Agli indaffarati operatori, che vistolo accompagnato da uno strano essere più simile all’ ET di spilberghiana memoria che ad un comune mortale, e che si sono allarmati non poco tirando le tende dei letti per non spaventare inutilmente i già sufficientemente sofferenti in attesa, questa visita ha dato non poco fastidio ed intralcio.

“Se voglio vedere Fantozzi vado al cinema e scelgo io il momento” ha commentato un medico, e “se voglio ammirare certi esemplari in cattività vado al giardino zoologico” gli ha fatto eco un collega.

Insomma il giudizio espresso da questo extraterrestre, i cui biografi ci dicono essere stato ed ahimè essere tuttora per sette anni Presidente di Regione e per altrettanti Assessore regionale alla Sanità, è apparso insolitamente ardito quasi come quello espresso dalla Regina Maria Antonietta di Francia quando le hanno fatto vedere la ghigliottina: “Disdicevole”, commentò addentando una brioche.

Interessante poi, come ha raccontato un semiologo in attesa da sei ore di una radiografia, come questi esseri, che comunque camminano eretti nonostante tutto, parlino sempre in terza persona, ripetendo costantemente frasi quali “si deve … si può, ecc.”. Come appunto dei turisti che osservino dal di fuori una realtà totalmente sconosciuta.

Pare pure che alcuni tra le decine di parenti ed afflitti in attesa da ore di un soccorso, anche se non pronto, mossi da pietà o da innato servilismo alla triestina, li abbiano perfino salutati e toccati.




Una mela.

» Inviato da valmaura il 29 January, 2012 alle 10:38 am

Una semplicissima mela sarà il nostro parametro economico, altro che i rating delle agenzie internazionali.

Come una mela offrì lo spunto secoli fa ad Isaac Newton per elaborare la legge della gravità terrestre. E sempre una mela, rossa come di questa che parleremo, fu la protagonista della fiaba di Biancaneve. Oppure finì sulla testa del figlio del leggendario balestriere svizzero Guglielmo Tell. Insomma un frutto ingiustamente sottovalutato che nella mitologia, basti pensare alla mela d’oro che Paride donò ad Afrodite-Venere e che fu l’origine della Guerra di Troia, e nella storia ebbe invece un ruolo importante.

Ma torniamo ai nostri tempi.

Acquistate ieri, in un normale ortofrutta di Trieste, né più economico che caro di altri, insomma nella media, quattro mele stark (rosse) e due pere decana. Totale pagato, con regolare scontrino, 3,35 euro. L’equivalente insomma di 6.700 delle vecchie lire, un confronto che dovremmo imparare a tenere a mente ed a trasmettere ai nostri giovani.

Ma torniamo allo scontrino. Per quattro mele rosse, dal peso di 820 grammi complessivi, abbiamo pagato 2,03 euro: una media di 0,51 centesimi a frutto, pari 1.100 e rotte lire. Per una mela !!!

A completezza d’informazione le due perette decana, dal peso totale di 442 grammi, ci sono costate 1,32 euro: dunque 0,66 centesimi a pera, che in lire fanno 1.320 lire.

Ma la mela fa sicuramente più colpo alla nostra immaginazione perché chissà da bambini le avremmo colte con le nostre mani, magari dall’albero di un vicino, od in campagna durante una gita.

Ecco se oggi mentre siamo avvolti e sommersi dai grandi dibattiti sull’economia, sulle borse, sulle manovre economiche, ci fermassimo a pensare alla mela.

La nostra mela rossa, di stagione, che non manca mai, o quasi, nella nostra dispensa. Ci costa oltre mille lire a frutto.

E per favore non ricordateci che nella filiera dei mercati in realtà questa mela all’agricoltore sarà stata pagata si è no la ventesima parte, e poi il guadagno del grossista, del o dei trasportatori, dello smistatore e per finire del commerciante, fanno sì che noi la paghiamo così. Sono venti e passa anni che le trasmissione di inchiesta televisiva o le indagini giornalistiche ce lo ripetono oramai a memoria. Così come i vari ministri e politici d’annata si affannano a spiegare che bisogna semplificare questa stramaledetta filiera, incentivare il rapporto diretto tra produttore e consumatore, per abbattere i costi, bla, bla, bla….. Sono decenni che ci fanno la lezioncina e la situazione è quella testimoniata dalla mela a 1.100 lire di ieri.

Prof. Monti, ministro Passera, avete mai mangiato una mela, magari comperata da voi?

E’ lecito fare di questo normale frutto un indicatore economico della società italiana oggi, molto più reale e concreto delle tre AAA o BBB delle Agenzie di Rating?

Vale la pena lottare per una mela? Io credo proprio di si.

E da non perdere http://www.youtube.com/watch?v=pKFKxLNf7rA




Abbiamo letto bene?

» Inviato da valmaura il 2 December, 2011 alle 3:51 pm

Tondo e Cosolini, i responsabili principali, e da ben tredici anni, del fallimento della politica nella soluzione del nodo Ferriera, e insomma di ogni piano di rinascita di Trieste e del suo porto che attorno a questo ruotano, “fanno fronte comune sulla Ferriera” come titola oggi il piccolo giornale, sempre più piccolo stando alle copie vendute, di Trieste.

Renzo Tondo. Da presidente di Regione nel biennio 2001-2003 fu l’ideatore dei 21 (ventuno, avete capito bene) tavoli istituzionali per la riconversione della Ferriera. Risultati: zero!  

Fu nel triennio 2008-2011 di nuovo da Presidente della Regione, l’insabbiatore della Conferenza dei Servizi per la revisione-ritiro dell’Autorizzazione Integrata Ambientale concessa illegalmente dalla precedente Giunta Illy-Cosolini alla proprietà russa della Ferriera. La procedura di revisione, scandita per legge, iniziò il 28 giugno 2008, chiuse la fase istruttoria il 28 agosto sempre del 2008 eppoi ….. puff, più niente, scomparsa nel nulla sotto la sabbia di Grado, in barba appunto alla legge, ma queste sono quisquiglie. In questi suoi mandati la Regione, in perfetta continuità lo stesso atteggiamento lo tenne il centrosinistra a guida Illy, non ha mai approvato il Piano regionale per la qualità dell’aria, i cui termini fissati per legge scadevano nel 2003. Si è preso per giunta una dura reprimenda dalla Commissione Europea che in modi nemmeno tanto velati accusava la Regione di aver trasmesso dati taroccati sulle emissioni inquinanti della provincia di Trieste, cosa da far arrossire e vergognare chiunque ma non lui.

Roberto Cosolini. Da assessore regionale al lavoro della giunta Illy guidò l’unico tavolo regionale sulla dismissione e riconversione della Ferriera, che si riuniva in media una volta e mezzo all’anno. Lavorò praticamente sotto dettatura degli emissari della proprietà russa ed alla fine anticipò di quasi un anno il risultato della “rigorosa, imparziale”, e magari anche riservata, istruttoria della Commissione regionale (insomma l’ARPA, Gubertini e pochi altri) che doveva decidere se concedere o meno la famosa AIA alla Ferriera, annunciandone ovviamente il “quasi certo” rilascio. Oltre ad aver applaudito agli altri due impegni “assolti dalla proprietà”, ovvero al piano sulla sicurezza interna sul lavoro, e si è visto poi come è finita, ma soprattutto al nuovo “piano industriale del gruppo sul rilancio dello stabilimento di Trieste con ingenti investimenti che avrebbero provocato una ricaduta positiva su tutta l’economia del territorio”, sono parole sue. Infatti il gruppo è oggi, e non da oggi, sull’orlo del fallimento, con ottocento e passa milioni di euro di debiti con le banche; la sua sorte si sta decidendo nelle aule di un Tribunale e Trieste ovviamente ha visto e goduto le ricadute “positive” sull’economia della sua provincia, cassa integrazione compresa. “Ricadute positive” per altro annunciate in un piano industriale del gruppo che dedicava un tomo allo stabilimento di Piombino e quattro righette striminzite alle prospettive di quello triestino scrivendo, testuale, che “nel prossimo biennio saranno garantiti gli attuali livelli di investimento”. Ovvero zero, come zero è stato il risultato prodotto in cinque anni dal tavolo regionale guidato da Cosolini. L’unico modello di piano di riconversione presentato, guarda un po’, dal Circolo Miani e da Servola Respira, quello realizzato a Bagnoli (Napoli) con la chiusura dell’ILVA e la decuplicazione dei posti di lavoro, il tavolo a guida Cosolini non l’ha degnato nemmeno di un ruttino d’attenzione.

Poi da appena eletto neosegretario del PD provinciale nell’ennesima intervista tutta pagina regalatagli dal piccolo giornale di casa ad una domanda sulla Ferriera: “Lei tra lavoro e salute cosa sceglie?” Rispose lapidario, in perfetto simil style illyano “Il lavoro” e punto e basta.

Orbene oggi il piccolo giornale ci informa che la soluzione di quello che oramai incancrenitosi è divenuto il dramma Ferriera-Trieste è di nuovo nelle mani di questi due, ovvero dei responsabili di questa situazione nella quale la gente triestina e muggesana paga da anni un prezzo insopportabile alla propria salute e alla qualità della vita ed i lavoratori dello stabilimento quello alla insicurezza del loro futuro.

Non pago di questa lampante stortura il piccolo giornale persevera nel riportare questa frase assurdamente infelice dell’oggi sindaco (votato da poco meno del 28% dei triestini) Cosolini: “Non si potrà salvare l’industria e l’occupazione a scapito dell’ambiente e della salute, ma non potrà accadere neanche il contrario.” E il contrario lo scriviamo noi per capire che effetto che fa:

“Non si potrà salvare l’ambiente e la salute a scapito dell’industria e dell’occupazione”.

E’ più chiaro così il Cosolini pensiero, nella sua veste pure di Ufficiale Sanitario che ha il precipuo obbligo di legge di tutelare in primis la salute dei suoi amministrati?

In quanto alla politica nostrana in queste settimane si è visto di tutto e di più. Da un assessore all’ambiente che rimarca come epicamente storico l’aver usato la parola “illegalità” nei confronti dei supposti comportamenti della proprietà Ferriera, insomma come il conte Mascetti-Ugo Tognazzi in “Amici Miei” quando grida “Ho visto la Madonna”. Ma che rifugge caparbiamente di adottare quel Piano Comunale d’Azione, per gli amici PAC, contro l’inquinamento industriale che pure la legge ne imporrebbe l’adozione anche al Comune di Trieste, sempre sia ancora Italia, dal lontano 2005.  Una legalità che Circolo Miani e Coordinamento dei Comitati di Quartiere usano come parola e rivendicano nei fatti da ben tredici anni, come ha sommessamente, perché ovviamente censurato dal piccolo giornale et similia, ricordato nel 2008 l’attuale Procuratore Capo di Tolmezzo, quello che da Vice ad Udine ha sequestrato e chiuso la Caffaro ex Snia di Torviscosa perché avvelenava l’ambiente, l’acqua e la gente, in una sala zeppa di gente al Circolo Miani.

Per la cronaca allora l’ingegnere Laureni non era presente e forse dunque è scusabile.

PS: le forze politiche che si richiamano al rispetto delle regole e della legge, Italia dei Valori in primis, se ci sono battano un colpo perché non possono delegare il copyright solo al buon Di Pietro ed all’ambito nazionale.

A Trieste sono silenti su tutto il fronte: non danno segno di vita alla proposta avanzata dal Circolo Miani di istituire un albo comunale pubblico dove inserire tutte quelle ditte ed imprese che abbiano negli anni avuto problemi di regolarità o peggio di illegalità nei loro lavori in modo da escluderle da ogni partecipazione a gare di appalti e lavori con la pubblica amministrazione (insomma il recepimento a livello comunale della norma, oggi legge dello Stato, proposta e voluta da Falcone e Borsellino, ed usata recentemente anche per la (mancata) ricostruzione della terremotata Aquila). Tacciono, quando non contrastano con foga pure a livello Circoscrizionale, sulla richiesta di sanare l’illegalità che vede appunto il Comune di Trieste senza qual PAC contro l’inquinamento industriale che appunto doterebbe l’Amministrazione cittadina di quegli strumenti per intervenire concretamente nei casi, sempre più frequenti e vistosi, di sforamento dei limiti di legge e salute delle emissioni inquinanti delle industrie. Come accade appunto da anni con le ordinanze sindacali di fermo del traffico o delle targhe alterne proprio grazie all’apposito PAC sulla mobilità.

O forse è proprio per questo, ovvero non trovarsi nelle condizioni di avere degli strumenti di legge idonei ed omettere così la loro applicazione violando di nuovo la legge.

Nota bene: ricordarsi di chiederlo nella prossima assemblea all’assessore all’Ambiente.




"Presunto" giornalismo.

» Inviato da valmaura il 21 September, 2011 alle 2:37 pm

La notte dell’informazione è sempre più lunga e nera.

Servizio d’apertura del TG Regionale Rai del Friuli Venezia Giulia di ieri sera. Si parla della vendita della Caffaro, ex Snia, di Torviscosa chiusa da tre anni per sequestro da parte della magistratura udinese per inquinamento (da mercurio e sode-cloro varie).

La “giornalista” inizia il servizio parlando della fabbrica chiusa dalla Magistratura per “presunto inquinamento” e poi continua raccontando che due dei tre punti nodali della trattativa sul prezzo d’acquisto riguardano i costi per la “bonifica” del sito inquinato e per i lavori di depurazione delle acque del Canale Banduzzi e delle Lagune di Grado e Marano (inquinate appunto da Mercurio e soda-cloro), con i famosi pesci-termometri, rigorosamente al mercurio, una specie faunistica unica nel suo genere di cui il turismo regionale può andare giustamente fiero.

Come scriveva in un servizio il Messaggero Veneto ancora il 10 giugno 2005: «Dai rilievi fatti - ha precisato il colonnello Michele Sarno, comandante del Noe di Treviso e responsabile del nord Italia del gruppo di tutela ambientale - è emerso che ampie zone della laguna (Grado e Marano) e, ovviamente, tutto il canale Banduzzi, sono inquinate da mercurio. Sono i residui di produzione della Caffaro che finiscono nel canale e attraverso questo in laguna». La presenza di mercurio, secondo i carabinieri, ha intaccato non solo le acque del canale e della laguna, ma anche le valli da pesca (molluschi, avanotti e mitili) che si trovano alla foce dei fiumi Ausa e Corno». «Senza parlare del fatto - ha aggiunto il colonnello Sarno - che purtroppo molte persone praticano la pesca nella zona, mentre molti scelgono la laguna per i bagni estivi. Stamattina (ieri ndr) sorvolando la zona con l’elicottero abbiamo visto numerose imbarcazioni di pescatori e di semplici turisti percorrere quei canali. Il provvedimento di sequestro del canale, così, è stato preso anche per tutelare tutte queste persone».

Dunque tutto “presunto” per la redazione RAI del Friuli Venezia Giulia, compresi a questo punto i milioncini di euro da sborsare per la bonifica ed il disinquinamento. Insomma li cacciano fuori per puro sfizio perché la nuova proprietà paga con i soldi del Monopoli. E tutto “presunto”, mi raccomando, tanto che l’ordinanza di sequestro della magistratura ha retto a tutti i ricorsi avversi venendo confermata negli anni. Forse la Procura di Trieste sulla Ferriera avrebbe qualcosa, anzi molto, da imparare dai colleghi di Udine.

E veniamo poi alla Conferenza Stampa dei segretari provinciali della Triplice sulla Ferriera. Anche qui il servizio del TG regionale si affanna a spiegare solo le preoccupazioni economiche sul futuro dello stabilimento. Che gli operai siano i primi ad ammalarsi e anche purtroppo a morire per le devastanti condizioni di lavoro in cui operano, esposti in prima battuta a tutte le emissioni inquinanti fuori controllo di uno stabilimento irrecuperabile: ecco su questo nemmeno una parola.

La notte dell’informazione locale è sempre più nera e lunga.




Una boiata pazzesca. Ed Elogio della DiPiazzia.

» Inviato da valmaura il 13 July, 2011 alle 11:52 am

O se preferite, molto più prosaicamente alla Fantozzi, una “cagata”.

Questo ha partorito la mozione del Consiglio Comunale sulla Ferriera.

Non merita nemmeno entrare nel merito dei suoi contenuti perché non si capisce dove finisca la monaggine (ignoranza, superficialità e quanto altro) ed inizi la mascalzonaggine di una classe politica assolutamente irresponsabile che da tredici, si 13 !!!, anni ha preso in giro la salute e la qualità della vita di triestini e muggesani, ed il diritto ad un lavoro dignitoso e sicuro dei 430 (Ferriera) e, l’unico indotto, 230 (Sertubi) dipendenti.

Ovviamente il tutto coperto ed amplificato dai chihuahua della stampa locale, che ammorba l’informazione con una cappa di silenzi, distorsioni e censure.

Due notazioni: la vicenda Elettra-Cip6 è da guinnes dei primati in quanto a non conoscenza della situazione. Unico consiglio andate a cercare con santa pazienza sul sito www.circolomiani.it l’articolo “Una storiaccia esemplare” scorrendo indietro le pagine della rubrica Notizie. Se non ricordiamo male è stato scritto nella primavera del 2010. Tempestivi neh al piccolo giornale!

La seconda notazione riguarda un presidente degli industriali che non conosce nemmeno i numeri degli addetti delle ditte sue consociate: 660 sono senza dubbio un bel numero ma non sono 1000, e l’unico indotto è appunto la Sertubi.

In quanto al piano regolatore: nulla di nuovo siamo solo all’ennesima regalia al partito dei costruttori e progettisti. Tutto il resto è aria fritta.

 

Elogio della DiPiazzia.

Chi Vi scrive è stato negli ultimi anni acerrimo avversario di Roberto Di Piazza, Sindaco, tanto da arrivare, nonostante una antica conoscenza e coetaneità, a togliergli il saluto. Ma una cosa gli va riconosciuta: non ha mai abusato nelle spese, pur consentitegli, per circondarsi di uno staff personale, pur previsto.

E' assolutamente risibile oggi che il vero sindaco, l'assessore Omero, per tentare di giustificare una spesa fuori di testa per creare con degli esterni a contratto appositamente assunti e pagati profumatamente con il denaro dei cittadini un "gabinetto" personale per Cosolini, si aggrappi alla scusa che la legge lo permetta.

E' formalmente vero, ma lo era anche con Di Piazza che pure ha ritenuto a ragione di risparmiare quei soldi. E di questo gli diamo pubblico merito: ce ne ha combinate tante ma questa almeno ce la ha risparmiata, ed in tutti i sensi per l'appunto.

Quale sia la capacità delle opposizioni oggi presenti in Consiglio lo si evince anche da questo fatto: non avere cioè replicato a muso duro a questa vera e propria bestialità omerica.

 




Ancora Ferriera!

» Inviato da valmaura il 25 June, 2011 alle 1:06 pm

La vicenda Ferriera è la cartina di tornasole del fallimento della politica e della classe dirigente (istituzionale, confindustriale, sindacale) a Trieste da ben tredici anni, ovvero dal 1998.

La storia recente. Quando Lucchini nel 1995 acquistò lo stabilimento per una cicca di tabacco aveva nella testa solo il businnes che ne avrebbe ricavato con la vendita allo Stato dell’energia elettrica prodotta dalla costruenda centrale. Questo doveva essere chiaro a tutti ma non fu così.

Tra le altre cose l’industriale bresciano firmò allora in Prefettura un protocollo d’intesa in cui la nuova proprietà si impegnava a mantenere i livelli occupazionali. Ed infatti i dipendenti oggi sono meno di un terzo (460 tutti compresi) di quelli di allora, ma in questi 13 anni non si è sentita alcuna voce, a partire dal sindacato, denunciarlo.

Era chiaro fin da subito che la produzione siderurgica non era negli interessi primari di chi aveva acquistato la Ferriera (da anni produce solo ghisa e carbone cok), che trovava invece nel polo energetico e nel banchinaggio conto terzi l’unico e vero guadagno. Tanto è che nel 2004 l’acciaieria fu chiusa, smontata e spedita in Russia dai nuovi proprietari subentrati alla Lucchini praticamente fallita, ovvero la Severstal di Mordashov.

L’indotto praticamente unico della Ferriera divenne quella Sertubi, inaugurata nel 2000, e nata morta. Anche qui un fatto stranoto, perché serviva esclusivamente a favorire una gigantesca, la più grande, speculazione finanziaria immobiliare realizzata in Trieste, ovviamente con la benedizione di Governo, Regione e Comune: l’acquisto della vasta area fronte mare dalla Fincantieri (Gruppo IRI) per una cifra di due terzi inferiore (e pagabile pure in rate biennali) a quella che fu, nell’arco di poche ore, realizzata dai nuovi proprietari rivendendo lottizzati i terreni ad un prezzo di 33 e passa miliardi pronto cassa.

Il tentativo poi di trasformare quella stessa area vincolata nel piano regolatore ad attività portuali ed industriali (e pertanto con un valore dei terreni molto basso) in una zona commerciale (con conseguente decuplicazione del valore a metro quadro) fallì, nonostante il trasferimento voluto con inusitata forza e premura degli uffici finanziari in via Von Bruck da largo Panfili, quale “cavallo di troia” apripista per la nuova destinazione d’uso dell’area. Infatti l’allora delibera straordinaria votata dal Comune (assessore Barduzzi) di “provvisoria trasformazione” d’uso di quella stessa zona  andava proprio nel senso di favorire questo progetto perché certamente non si poteva assimilare l’ufficio delle imposte e tasse costantemente frequentato dal pubblico dei contribuenti ad una “attività logistico-portuale”.

Quale fosse infatti il destino della Sertubi chiunque poteva capirlo da subito, sia dalla sua produzione fuori mercato in Europa, sia dal fatto che da poco più di sei mesi dalla sua apertura adottò la cassa integrazione a rotazione per i dipendenti (240 scarsi).

Inquinamento. In questi anni proprio per l’assoluto disinteresse della proprietà (prima la quasi fallita Lucchini salvata dalle banche creditrici in attesa di vendere per rientrare nei prestiti, poi la russa Severstal) per la produzione di tipo siderurgico, che appunto serviva quasi esclusivamente a legittimare la produzione dei fumi necessari alla centrale per godere delle cosiddette agevolazioni del Cip6 che obbligavano l’Enel, ovvero lo Stato, ovvero noi cittadini, a pagare l’energia elettrica prodotta dalla Ferriera tre volte il prezzo di mercato. In questi anni dunque praticamente nessun serio intervento di ammodernamento ma anche solo manutentivo è stato fatto sugli altoforni, sulla cokeria e sugli impianti correlati, che hanno da lungo pezzo superato i limiti costruttivi di funzionamento e sono praticamente refrattari a qualunque nuova tecnologia.

Le emissioni inquinanti, tutte di elevata cancerosità (dalle diossine, al BenzoApirene, agli altri idrocarburi, alle PM10, polveri sottili e micro) sono assolutamente proseguite e costantemente aumentate negli anni fino ad oggi, e tecnicamente non poteva essere diversamente. Questo senza calcolare l’esponenziale inquinamento dei terreni, come rilevato inutilmente dal Ministero dell’Ambiente, l’inquinamento delle falde acquifere e il costante sversamento nel mare di sostanze altamente tossiche, fino al relativo sequestro della zona, per altro interrata abusivamente per un’area pari ad otto campi di calcio, prospiciente lo Scalo Legnami utilizzata come discarica di rifiuti tossici, come rilevato dalle inchieste delle Procure di Perugia e Grosseto.

I controlli ed i monitoraggi, così come la sicurezza per i lavoratori in una azienda che deteneva il triste primato di “infortuni”, anche mortali, sul lavoro, sono stati per anni la barzelletta più in voga in città.

Così come gli interventi che le leggi, europea, italiana e regionale imporrebbero a Regione, Provincia, Comune (il Sindaco per legge è l’Ufficiale Sanitario del Comune e le sue ordinanze in materia di tutela della salute dei cittadini non sono appellabili come pure dimostrato dall’ordinanza di chiusura della Cokeria di Piombino, sempre stessa proprietà, nell’ottobre 2005 assunta dal sindaco di quella città per bloccare le emissioni di BenzoApirene, e che ha visto il Tar ed il Consiglio di Stato respingere perché “irricevibili” i ricorsi della stessa Lucchini-Severstal) sono stati in tutti questi anni completamente disattesi o peggio sono stati fatti ad esclusivo vantaggio della proprietà. La concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione (centrosinistra a guida Illy) ne è solo uno degli esempi. Giova qui rilevare che poi la nuova maggioranza di centrodestra, Tondo, ha semplicemente insabbiato il processo di revisione dall’agosto 2008, e le ragioni le trovate nell’articolo “Una storiaccia esemplare” sul sito www.circolomiani.it nella rubrica Notizie.

In tutti questi tredici anni le pubbliche amministrazioni hanno messo in piedi ben 27 “tavoli istituzionali” per la riconversione dello stabilimento e la ricollocazione dei lavoratori in vista della chiusura della fabbrica, si badi bene chiesta dalla stessa proprietà e fissata prima nel 2009 e poi slittata al 2015 solo perché sono stati allungati i benefici del Cip6 sul businnes dell’energia elettrica per l’appunto fino a questa data.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dai 21 tavoli di Dressi-Tondo del 2001, al tavolo unico di Cosolini-Illy, il più disastroso, fino agli ultimi tre di Tondo del 2008, passando attraverso ai tavoli locali dei sindaci di Trieste succedutisi in questi tredici anni.

Il balletto sul monitoraggio, praticamente mai fatto un sistema serio di centraline di controllo, se si esclude quella installata dal Ministero dell’Ambiente in via San Lorenzo in Selva e per questo aspramente contestata dai vertici della proprietà russa, continua e sarebbe cosa troppo lunga e dolorosa ricordarne le multiformi e scandalose tappe.

Così come va detto che l’unico praticabile piano per la riconversione della Ferriera e del suo unico indotto (Sertubi) fu presentato nel 2004 alla città e portato al tavolo regionale dal Circolo Miani e dai Comitati di Quartiere. Si trattava esattamente di copiare quanto fatto in quel di Bagnoli (Napoli) per la chiusura della molto più grande ILVA e che oggi ha decuplicato i posti di lavoro, usando semplicemente delle leggi europee, e dei cospicui fondi UE, a ciò destinati.

E’ marcito per sette anni nel silenzio di politici, industriali e sindacati che non l’hanno nemmeno preso in considerazione, senza ovviamente produrre nessuna alternativa ma lavorando pressoché sotto dettatura degli interessi della proprietà russa che ha sempre usato i lavoratori come arma di ricatto per altro purtroppo consenziente.

Ecco perché quando leggiamo gli articoli e vediamo gli affanni odierni la cosa assume semplicemente il sapore di una parte in commedia mal recitata da oltre un decennio che probabilmente, le banche su esposizioni di 800 milioni di euro non scherzano, ora è arrivata al suo triste epilogo.

Una storia dunque annunciata da oltre tredici anni e che ha condannato Trieste, nella salute, nella qualità della vita, nella tutela di un lavoro sicuro e dignitoso, e quel che è peggio ha messo una pesante ipoteca sul suo futuro, porto compreso.

 




L’ululato dello sciacallo e i puri dai pochi neuroni.

» Inviato da valmaura il 18 May, 2011 alle 4:27 pm

Questo qui sotto riproposto è l’articolo che ho scritto nella mattina di sabato dopo aver letto la “morattata” del piccolo giornale.

In un paese normale e civile sarebbe stato assolutamente normale che gli altri candidati sindaci, senza ovviamente entrare nel merito della vicenda giudiziaria, e ci mancherebbe, avessero sottoscritto una pubblica lettera di protesta per la slealtà palese che volutamente falsava, usando la cosiddetta “informazione” come una clava, una campagna elettorale già ampiamente deformata dalla stampa.

Non lo ha fatto nessuno, e c’era da aspettarselo visto lo spessore umano e civile dei protagonisti, che anzi avranno gongolato a leggere l’articolo.

Ora da parte dei puri che più puri non si può, in attesa ovviamente del prossimo purissimo che epura, si ripubblica la notizia “a babbo morto”, pensando di fare un atto di coraggio nell’usare, non si sa perché, di nuovo questa storia.

Siccome sono giovani ed ignoranti, ovvero della storia conoscono solo quello che hanno appreso a scuola: ovvero niente, usano esattamente lo stesso sistema che praticarono per anni Stalin ed il suo dirimpettaio Goebbels, Ministro per la Propaganda del Terzo Reich.

Ovvero nella loro ignoranza, non potendo confutare le ragioni altrui nel merito che non conoscono se non per sentito dire e magari pure quello male orecchiato, attaccano semplicemente la persona sapendo che comunque del fango resterà ad essa addosso.

Ma stiano tranquilli espandono solamente il numero dei soggetti che saranno chiamati in sede civile a risarcire in solido per il danno portato. Una azione che prenderà il via appena pubblicata la sentenza di assoluzione del primo processo e che via via si implementerà con i successivi atti giudiziari.

Forse questo non ristorerà il danno morale ma sicuramente risarcirà quello patrimoniale ed anzi mi auguro che i soggetti coinvolti dispongano di cospicue proprietà e redditi, il che renderà la cosa senza dubbio più appetibile.

In quanto ai “purissimi” che usano il loro “amato leader” per accusare di fasullaggine e di compravendita di posti di sottopotere anche i dodici cittadini che stanno pagando sulla loro pelle in tribunale l’atto di dignità di occupare il Municipio per riaffermare il rispetto della legalità e della vita, oltre ad usare metodi politici tipici appunto di “Nick l’amerikano” e l’infamia come sistema di lotta politica, vedremo cosa saranno capaci loro di vendere ai cittadini che li hanno votati e che forse già ora cominciano a pentirsi di averlo fatto.  

Sono bastati infatti solo due giorni per dimostrare che la coerenza non sia proprio il loro forte.

Insomma fioi è come se la “muta di Cavana” desse della peripatetica ad una suora delle Orsoline.

 

Una ragione in più.
» Inviato da valmaura il 14 May, 2011 alle 1:38 pm

Una ragione in più per votare domenica 15 e lunedì 16 maggio per LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE.

Se qualcuno poteva ancora nutrire dei dubbi su chi sia l’unico vero avversario di questa cricca partitica a cui gli organi di stampa locali sono asserviti allora il pezzo di oggi sabato 14 apparso a piena pagina sul piccolo giornale di Trieste li ha definitivamente chiariti.

Non entro nemmeno nel merito di questo cosiddetto articolo, per chi vuole capirne di più basta leggersi sul sito www.circolomiani.it il pezzo “La non notizia ad orologeria” scritto il 25 ottobre 2010, e meditare quanto sia di attualità il 14 maggio di quasi un anno dopo.

Per altro a due mesi dell’apertura dell’udienza davanti al GUP che è del 23 marzo scorso.

Una minestra riscaldata oramai tante volte da apparire palesemente inacidita in una vicenda il cui esito processuale tra un due anni ha molte probabilità di finire con una seconda piena assoluzione, ma siccome i processi si fanno in tribunale è giusto non rubare ai giudici il loro mestiere.

Ma è utile invece ricordare qui i metodi ed i tempi adoperati da una stampa che avevo definita “Una clava” sempre in un articolo sul sito del Circolo Miani.

I tempi.

Come e meglio della sindachessa Moratti contro Pisapia, senza cioè possibilità di replica alcuna. Infatti il piccolo giornale piazza lo “scoop” vecchio di mesi esattamente a ventiquattro ore dall’apertura delle urne, nella giornata del “silenzio” ovvero come e peggio che a Milano appunto senza possibilità di replica alcuna.

E qui merita che vi andiate a vedere l’intervista rilasciata da Ezio Mauro, direttore di Repubblica, il quotidiano capofila del gruppo editoriale di cui anche sventuratamente fa parte il piccolo giornale triestino, che tra l’altro diventa sempre più piccolo giacchè nonostante il cambio di formato, i concorsi, le tombole, continua a vendere sempre meno copie, pubblicata sulla pagina di Facebook del Circolo Miani. La parte finale, quella in cui il Direttore parla del comportamento di un certo giornalismo, è esemplare per capire lo squallore della stampa triestina. E quasi con preveggenza era stata pubblicata giovedì scorso.

E qui potete scegliere come etichettare questa mossa, che anche i ciechi capiscono essere null’altro che “Un metodo Boffo”, una “Una fabbrica del fango” costruita sul modello Letizia Moratti, anche qui sbagliando dati e date.

Passiamo ora ai modi.

Per tutta, e sottolineo tutta la campagna elettorale, e cioè da almeno quaranta giorni, il piccolo giornale, in questo perfettamente al passo con il giornaletto quotidiano in lingua slovena e la principale, si fa per dire, emittente locale, ha letteralmente cancellato ai suoi lettori l’esistenza della Lista civica LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE.

Non è mai venuto alle conferenze stampa, nemmeno a quella in cui si annunciava la nascita, la partecipazione della Lista alle elezioni e si presentavano i candidati. Ha pubblicato, solo perché obbligato dalla legge e dalla par condicio, le liste ufficiali trasmesse dalla Corte d’Appello e dalla Prefettura, senza mai che è mai spiegare le ragioni, i motivi per cui sessanta cittadini si erano candidati per la Provincia, il Comune e le Circoscrizioni. Per il resto solo silenzio, censura e silenzio.

Quando poi il piccolo giornale nel corso del servizio dovuto al candidato presidente della provincia ha dato notizia della manifestazione di chiusura della campagna elettorale, fissata comunque per legge alle ore 24 del venerdì 13 maggio, l’autore del pezzo che pure dovrebbe sapere che dal 1946 in tutte le elezioni nella giornata precedente al voto è fatto obbligo di sospendere ogni manifestazione elettorale, la cosiddetta “giornata di meditazione”, si è raggiunta l’apoteosi della professionalità.

Si è scritto, nonostante pure il comunicato stampa da noi appositamente inviato, che la Lista civica chiuderà con una manifestazione a Servola sabato 14 maggio alle ore 18, invece che ovviamente alla stessa ora di venerdì 13, commettendo pertanto e per giunta una palese infrazione alla legge.

Ed oggi, nell’edizione appunto di sabato, dove quattro pagine sono dedicate a raccontare le feste, i bagordi, gli aperitivi con cui si sono chiuse le campagne elettorali di tutti gli altri, indovinate di chi non si riporta nemmeno una mezza riga di notizia? Ma perbacco del centinaio di persone che ha partecipato alla nostra manifestazione a Servola.

In compenso però, si avete capito bene con la perfezione di una sveglia tirata a lucido compare la pagina sul cattivone Maurizio Fogar.

Ecco vedete questa è stata una campagna elettorale truffa, dove ai cittadini da parte dei maggiori organi di stampa locale è stato letteralmente rubato il diritto ad essere informati, con il tacito beneplacito dei vari Cosolini, Camber e compagnia brutta.

Nessuno per esempio ha mai saputo che i nostri candidati capilista per il Comune sono i cittadini che la scorsa estate avevano “liberato” l’aula, “sorda e grigia” del Consiglio Comunale di Trieste restando a passare una giornata in Municipio per rivendicare il rispetto degli impegni presi in questi anni verso i cittadini, lavoratori compresi, da una amministrazione comunale che ha sempre giocato sulla pelle della gente a partire dalla vicenda Ferriera. E che proprio per “occupazione di pubblico edificio” sono stati per l’appunto rinviati a giudizio assieme con il noto pregiudicato Fogar.

A conferma che se esiste qualcuno a Trieste di cui questo sistema ha veramente paura ebbene esso oggi corre sotto il simbolo de LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE.

Dunque una ottima ragione in più per votarci.

 




Trieste di nuovo al centro della crisi internazionale.

» Inviato da valmaura il 16 April, 2011 alle 1:12 pm

Dopo la cruenta "Battaglia in Tribunale su Fogar" che solo il piccolo giornale trovava il coraggio di narrare (la descrizione nei più orridi e sanguinolenti particolari la trovate qui sul sito www.circolomiani.it nell' Eco della Serva due pagine indietro), la diplomazia internazionale ha di nuovo spostato la sua attenzione su Trieste. Per questo infatti l'ignaro Ministro degli Esteri italiano è stato richiamato in tutta fretta a farsi fotografare al fianco del travagliato parto Antonione, in città la prossima settimana.

Da Obama a Sarkozy, passando per Cameron e la Merkel, assente Berlusconi che era impegnato in un meeting con Priapo, è stato raggiunto un accordo segretissimo, solo Frattini è ancora l'unico a non conoscerlo tra i 6.891.000.000 terrestri, per trasferire il Rais, Mu¡¯ ammar Ab¨Minyar ¡Abd al-Sal¨¡m al-Qadhdh¨¡f¨, alias Muammar Gheddafi, da Tripoli a Trieste.

Per mantenere segreta il più possibile la destinazione dell'insigne libico hanno fatto allestire tra piazza della Borsa e piazza San Giovanni una lussuosa tendopoli di una ventina e passa di maxi gazebo, tutti rigorosamente bianchi salvo uno, destinato alla rappresentanza ufficiale dell'ospite tripolino che è stato arredato personalmente da un parlamentare leghista con il classico color verde simbolo della rivoluzione coranica.

Hanno chiesto infatti ai multiformi candidati sindaci ed ai partiti di cui si è perso il conto che li sostengono, di erigere questo suk sahariano sotto mentite spoglie. E pare che stiano cercando pure delle controfigure da vestire in stile Tuareg per rendere più credibile l'ambientazione.

Ma nonostante il dignitoso riserbo e l'assoluta scarsa visibilità della manovra, si è subito compreso che presto il tendone gigante, mimetizzato con la foto di un giovanetto Rovis che tenta inutilmente di celare la vera identità del prossimo inquilino, sarà la residenza ufficiale del Rais, a fianco della bellissima fontana settecentesca a cui si potranno abbeverare i trenta cavalli berberi da cui mai si distacca e che recentemente nella visita di Gheddafi a Roma hanno fatto bella mostra di loro nei giardini di villa Pamphili dove per l'occasione si era acquartierato il tendone del leader libico.

Ovviamente i gazebo di contorno saranno destinati via via per ordine di importanza e di preferenza  alle quaranta odalische del seguito, a partire da quello immediatamente attiguo dove ora campeggia ad improbabile alibi il faccione del Cosolone.

E se ne trova facile conferma nel personale di servizio che li occupa momentaneamente e che provvede, per allenarsi, a distribuire chi raffinate rose dal lungo gambo alle rare passanti, chi piantine di ottime primule, ed altre femminili amenità. Pronti e preparati poi a servire i desiderata delle amazzoni libiche.

Ironia a parte. Quanto hanno speso i partiti dei nostri soldi dell'occulto finanziamento elettorale per questo schiaffo ai bisogni della gente, dopo aver invaso per un mese a Trieste ogni spazio pubblicitario a pagamento? Se lo chieda la gente costretta a rimanere parcheggiata per giorni in barella nei corridoi di Cattinara o al Pronto Soccorso perchè mancano poche migliaia di euro per pagare gli straordinari a medici ed infermieri, in una sanità "governata" da questi signori che ha ridotto l'ospedale di Trieste, come il Burlo Garofalo, peggio "che in Uganda", come cantava Gaber.

A proposito la Lista civica LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE ha deciso di destinare 1.500 euro al massimo, se saremo in grado di raccoglierli con l'autofinanziamento, all'informazione in questa campagna elettorale.

 




La fabbrica del fango (parole di Ezio Mauro, direttore di Repubblica).

» Inviato da valmaura il 8 March, 2011 alle 5:58 pm

In alternativa potete optare per “il metodo Boffo” o per la “macelleria messicana”.

Sempre giudizi usciti ripetutamente sul quotidiano capogruppo editoriale del piccolo giornale di Trieste per indicare un distorto (tranquilli: è solo un eufemismo in dolce stil novo) uso dell’informazione come una clava con cui colpire, infangare gli avversari di turno del potere.

Bene questo fango io me lo sono sentito colare addosso per quattro anni e se sul piano personale non mi ha turbato più che tanto, ho capito perfettamente che serviva per colpire attraverso la mia persona, che è ben poca cosa, quel movimento di cittadini che da anni, assieme e con il Circolo Miani sta lottando per una vita migliore in una città dove la politica ha fallito in ogni campo.

Oggi ne ho avuto l’ennesima riprova nella pubblicazione di un articoletto dove si dava nel titolo notizia della mia assoluzione da due infamanti ipotesi di reato, la truffa ed il falso, mentre nelle tre mezze colonnine del pezzo si tentava di raccontare una cosa diametralmente diversa, dando ampio spazio come sempre accaduto in precedenza, alle tesi uscite pienamente e totalmente sconfitte da una sentenza esemplare.

Perché badate bene non esiste formula assolutoria più ampia di quella sentenziata dal Tribunale di Trieste, ovvero “perché il fatto non sussiste”, nei miei confronti.

E questo lo si capirà meglio tra novanta giorni quando il giudice Nicoli renderà note le motivazioni della sentenza che ha pronunciato ieri pomeriggio al termine di un’udienza dove non era presente alcun giornalista, tanto meno del piccolo giornale, iniziata alle 14.45 e conclusasi due ore dopo.

Sono uscite annientate le tesi di chi sosteneva che il Circolo Miani fosse una “associazione inesistente”, con una sede “poco più grande di uno stenditoio di biancheria dove non entrano più di otto-nove persone”, che coartava e circuiva la volontà dei cittadini dotandosi di cariche sociali fantasma. Tutte cose sentite e ripetute in un’aula di tribunale e che fanno parte degli atti del processo. E che lo stesso rappresentante dell’accusa, il PM Federico Frezza, ha ritenuto di confutare nella sua richiesta di assoluzione nei miei confronti.

Tutte cose per converso amplificate per anni sulle locandine, nelle finestre sulle prime pagine e poi da ripetuti articoli in posizioni di richiamo nella cronaca cittadina dal piccolo giornale.

Dove ovviamente, basta rileggersele perché stanno lì stampate nero su bianco, le tesi del legale di  Maurizio Fogar non trovavano che uno spazio ridottissimo a fronte di quanto dedicato a chi ha poi totalmente perso in Tribunale.

Ed anzi quando io stesso ho convocato, dopo l’ennesimo articolone con locandina strillata, una conferenza stampa per illustrare le mie ragioni, ebbene nessun “giornalista” di questa stampa ha ritenuto di presenziare, negandomi ogni elementare diritto di replica e difesa agli occhi di una opinione pubblica che mi aveva evidentemente già condannato.

Ebbene alla fine nessuna locandina per “strillare” la mia assoluzione, nessuna foto in prima pagina o l’apertura della cronaca locale, ma solo un sommesso articoletto nelle pagine interne dove meno gente lo vede meglio è per il piccolo giornale.

E tutto quello che il Circolo Miani ed i Comitati di Quartiere hanno fatto: manifestazioni, assemblee, TG da Strada è stato scientificamente cancellato. Al piccolo giornale sono riusciti a censurare perfino il Prefetto di Trieste pur di non dare spazio alle nostre iniziative.

Una mota continua che serve per coprire i misfatti e le vergogne dei padrini-padroni partitici ed affaristici. Ricordatelo ai politici “liberali, libertari e democratici” quando vi chiedono il voto.




La mafia bianca di Trieste.

» Inviato da valmaura il 22 January, 2011 alle 12:24 pm

Nel suo bellissimo libro il sociologo Nando Dalla Chiesa racconta il sistema messo in piedi a Palermo per uccidere il padre Carlo Alberto: il generale dei Carabinieri nominato Prefetto antimafia in Sicilia.

Il passo più interessante e che conserva a distanza di quasi trenta anni tutta la sua attualità, è quello in cui descrive il percorso che ha condotto alla “morte civile” del Prefetto propedeutico alla sua morte fisica.

Architrave di questo piano è stata la politica di isolamento attuata pervicacemente nei suoi confronti nei mesi precedenti la strage e che aveva negli organi d’informazione locali, nei partiti e nelle istituzioni i loro attori principali.

Tolta la raffica di mitra che ha straziato Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Setti Carraro e l’autista, in via Carini a Palermo, vedo molte analogie su quanto sta accedendo da anni a Trieste nei confronti del Circolo Miani e, se permettete nei miei confronti.

Anche qui il “sistema” è lo stesso ed i protagonisti pure.

Si parte, nel 2006/2007, dalla scelta di “eliminare” il Circolo privandolo dell’unico contributo pubblico, quello regionale che otteneva non per “grazia ricevuta” come purtroppo moltissime altre realtà, ma perché rispondeva appieno ai parametri della legge in questione e realizzava la più significativa attività nel suo campo a Trieste con la più rilevante partecipazione di cittadini alle sue iniziative. Ad ammetterlo pubblicamente con inusitata quanto spudorata franchezza è lo stesso Presidente della Regione, Renzo Tondo, quando dichiara pacificamente ad alcuni politici che “il Circolo Miani non ha ‘amici’ in Regione”.

Senza per altro che tale grave affermazione che legittima e rivendica un uso privatistico e di parte dei fondi pubblici trovi risposta indignata alcuna, né scandalo pubblico. Anzi con l’unica lodevole eccezione del consigliere regionale Igor Kocijancic, ma nel silenzio tombale della stampa che avvalla la cancellazione della più partecipata realtà del capoluogo giuliano e l’assoluta noncuranza dei graziosi “intellettuali” triestini, anche qui con due sole benemerite eccezioni: Orazio Bobbio e Lorenzo Tomatis, che pure molte volte avevano goduto dell’ospitalità pubblica del Circolo. Evidentemente è più appagante per la loro coscienza il colibrì Silvio.

Poi il lavoro “sporco” è affidato soprattutto ai media men and girls, come giustamente quanto efficacemente li definisce Furio Colombo sul Fatto Quotidiano, che chiamarli giornalisti suona offesa al mestiere, ed alle testate giornalistiche per cui lavorano, quotidiani e televisioni locali ai quali si è aggiunta, forse per il rientro del politico Degano in servizio, pure la Rai regionale.

La mossa è semplice: ignorare e censurare tutto quello che riguarda il Circolo Miani, per prosciugare la partecipazione dei cittadini alle sue iniziative. Cancellare ogni notizia su quello che viene realizzato e se possibile sfruttare ogni occasione per porre Maurizio Fogar in cattiva luce agli occhi dell’opinione pubblica. Insomma parlarne solo per parlarne male.

Potremmo qui fare un elenco sterminato di fatti a riscontro di quanto sopra detto, ma basta leggere il sito giornale www.circolomiani.it per averne rapida conferma.

A partire dal totale silenzio riservato nel 2006 alla ricezione da parte di Fogar di tre lettere anonime, nel tempo di un mese, con minaccia di morte corredate da un bossolo di revolver 357 magnum. Dove il tragico ridicolo del quotidiano locale toccò vette inarrivabili nel suo silenzio mentre quotidiani del vicino TriVeneto, ad esempio, dedicavano mezze pagine a questa notizia.

Fino a ieri quando l’ennesima iniziativa: la conferenza stampa-assemblea pubblica per la presentazione dell’esposto denuncia verso il Sindaco ed il Presidente della Regione, corredata dalle tabelle dei devastanti dati sull’inquinamento uscito dalla Ferriera nell’anno 2010-2011, e l’annuncio della manifestazione in piazza Unità della prossima settimana, è stata completamente ignorata da tutti. Il piccolo giornale ed il Primorski in testa. E pensare che questi giornali, come le TiVù locali e la Rai poi con il grottesco canone, vivono anche, il Primorski soprattutto, grazie ai contributi di Stato e Regione per l’editoria, cioè grazie al nostro denaro.

Bene oggi più che mai il problema dell’informazione è uno snodo centrale per la politica a Trieste ed in Regione.

Ed almeno noi, ovvero il Circolo Miani ed i Comitati di Quartiere lo ritengono e pongono come discriminante per qualunque contatto o collaborazione con terzi.

Chiunque per pavidità o convenienza taccia su questo scempio non avrà in noi interlocutore alcuno. Questa infatti è la prima emergenza democratica per Trieste ed il Friuli Venezia Giulia.

Il Bunga-Bunga e la “macelleria messicana” dell’informazione che oggi, ma in realtà da anni, colpiscono noi per ridurre al silenzio, a questo punto è sacrosanto dirlo, l’unico vero strumento di partecipazione diffusa che i cittadini hanno in queste terre per difendere i propri diritti, per difendere, mai parola fu più appropriata, la democrazia.

E proprio in questo sta l’obbiettivo di questo piano: scardinare, annientare o almeno zittire e ridurre, quello che dalla fine degli anni novanta è stato a Trieste e Muggia il più importante e continuo movimento d’opinione esistente, che ha anche determinato, non è mai male ricordarlo, l’esito ed il risultato di tutte le competizioni elettorali in queste terre.

E che ancora oggi il Circolo Miani sia in piedi, che Maurizio Fogar realizzi con grande successo le edizioni del TG da Strada in città, che tante persone partecipino alle iniziative, che oltre quarantamila tra pieghevoli e giornali siano stati diffusi solo negli ultimi due mesi tra la gente dando quell’informazione tante volte negata e malversata. Ecco questo è la cosa che non accettano e che aumenta il loro accanimento nell’usare istituzioni, giornali e televisioni, partiti e consorterie di potere nel tentativo, finora vano, di ridurci al silenzio.

Non capiscono che le paginate di fesserie politiche, di ripicche e polemiche da sottoscala, che dedicano ai capiclan partitici, alla gente normale che affronta sempre più disperatamente la propria vita, anzi la propria sopravvivenza, non gliene può fregar di meno.

Che le cazzate dei politici d’accatto che “scoprono”, ora e solo per il tempo della campagna elettorale, il bisogno di “conoscere” i problemi dei quartieri e dei cittadini che lì vivono, dimostrano al contrario agli occhi delle persone che questi ipocriti incapaci vanno cacciati a pedate il prima possibile. Come legittima difesa, per la sopravvivenza di Trieste e della nostra comunità, e con loro vanno cacciati questi media men and girls servi dei padroni e dei padrini che non provano nemmeno un briciolo di vergogna né un sussulto di dignità, se mai l’hanno avuta.




La Ferriera fantasma ed altre smemoratezze …

» Inviato da valmaura il 30 December, 2010 alle 12:54 pm

Fine anno: è tempo di consuntivi, di buoni propositi e di bilanci.

Ne fanno ampio sfoggio sulla stampa sempre compiacente - un articolo con foto non si nega a quasi nessuno (salvo al Circolo Miani ovviamente) e soprattutto ai padrini-padroni politici, e che ci mancherebbe da lì passano tra le altre cose i contributi pubblici all’editoria - le conferenze stampa di fine anno.

Dal sindaco al Presidente della Regione, ai partiti di maggioranza ed opposizione: venghino siore e siori chi più ne ha più ne metta! E poi sull’albero le palle più sono grosse e più sono belle e decorative.

Peccato che questi signori son di memoria assai corta e dimenticano sempre gli impegni assunti, le promesse fatte anche solo pochi mesi addietro, figurarsi poi gli anni e le passate i e le campagne elettorali.più sono belle e decorativeo, e magari con il solito aiutino ti, le promesse fatte anche solo pocampagne elettorali.

Come si sa le elezioni sono come l’anno nuovo che con un colpo di scopa cancella quello vecchio, e magari con il solito aiutino della stampa compiacente cancella anche la memoria dei cittadini. Pronti dunque a farsi frollare e fregare una volta di più.

Terza conferenza stampa di fine anno dell’ex carnico Tondo, affiancato nella foto natalizia da tutta la sua Giunta regionale. La parola Trieste, la menzione del capoluogo di regione, proprio non riesce ad uscirgli di bocca; figuriamoci la Ferriera, nel senso di dismissione e riconversione.

Eppure nella primavera del 2008 quando batteva i marciapiedi di Trieste alla ricerca di voti era “la sua priorità”, anzi scriveva sui giornali che “se eletto Presidente la settimana dopo verrò a Servola a chiedere ai triestini come chiudere la Ferriera”.

Ovviamente sono passati tre anni e nessuno lo ha visto né a Servola ma neppure a Valmaura, Chiarbola, Monte San Pantaleone, Campi Elisi o san Vito, e menchemeno a Muggia.

Anzi quella sua “priorità” è sparita dall’elenco delle cose da fare e in nessuna delle tre conferenze stampa di fine anno il Tondo l’ha più menzionata.

Ma che la Ferriera sia il “convitato di pietra” della politica i triestini se ne sono accorti da tempo. Nessuno o quasi, a partire dal sindaco “tanto gradito al popolo” per scendere o salire, secondo i gusti, a partiti, assessori e consiglieri, ne parla più da quasi un anno.

Il fantasma di Trieste: Ferriera e Sertubi sono svanite nel nulla, e con loro l’inquinamento, la salute, la qualità della vita e del lavoro. Un miraggio, si vedono ma è come se non ci fossero, per “lorsignori” s’intende.

La Conferenza dei Servizi della Regione per togliere l’Autorizzazione Integrata Ambientale? Evaporata nel nulla, svanita nella memoria, anzi sepolta sotto tonnellate di pallose dichiarazioni roboanti. In una parola sola: insabbiata per non fare torto alla proprietà russa.

Ma non è il solo caso. Vi ricordate il Magazzino Vini sulle Rive. Quel “rudere” che se eletto sindaco, correva l’anno 2001, insomma quasi dieci annetti fa, R.DP aveva giurato “avrebbe fatto sparire in venti giorni”? E’ sempre lì, insolentemente insensibile alle buone intenzioni del sindaco R.DP.

E il nuovo, si fa per dire, Inceneritore che avrebbe usato la terza linea solo per bruciare le scovazze nostrane in caso di fermo per manutenzione delle altre due (e sempre R.DP che promette nel 2001)? Ora il sindaco sta lavorando per aprirne una quarta perché con la mondezza foresta che brucia le tre a tempo pieno non bastano più.

Ed il Piano regolatore cittadino, per non parlare di quello del traffico fermo dai tempi dei progettisti giapponesi del sindaco Spaccini, che “cambierò subito” (sempre R.DP) e che “ho votato senza leggerlo”, Ettore Rosato ai tempi della sua candidatura a Sindaco nel 2006?

E la mitica Piattaforma Logistica? Come il vascello fantasma del pirata olandese: tutti ne parlano e nessuno lo vede.

La sanità poi! Gli ospedali triestini sono allo sfascio: manca tutto dai letti alle pomate antidecubito. La Regione non rende più noti i tempi delle liste d’attesa per i più banali esami o analisi nelle strutture pubbliche triestine perché non entrano più nei dodici mesi, ma in cambio consiglia i nostri concittadini di recarsi a Gorizia!

Il gioiellino dell’ospedale pediatrico Burlo è oramai ridotto ad una brutta e scolorita fotocopia dei tempi che furono, da spogliare come un carciofo smembrandone un pezzo dopo l’altro.

Il “superporto”, posto che non fosse l’ennesima superbufala tra tutte quelle che le nostre banchine hanno visto negli ultimi trenta anni (vi ricordate del famoso Progetto Polis, Generali e Fiat, degli anni ottanta?), si è fermato a Monfalcone con il plauso della politica friulana.

E allora? Buon fine anno, buttate dalle finestre e rimuovete dai cervelli le vecchie palle che ora con il 2011 la “nuova” politica è pronta a servirvene delle nuove, fresche fresche in occasione delle nuove elezioni della prossima primavera.

Chissà se i triestini saranno pronti a bersele di nuovo, per la verità ci stupiremmo del contrario ma la speranza è sempre l’ultima a morire.

“Chi vive sperando muore cagando”, littoria dichiarazione del sergente Lorusso (Diego Abatantuono) nel film “Mediterraneo” di Salvatores, premiato con l’Oscar.




Chiedetevi il perché.

» Inviato da valmaura il 19 November, 2010 alle 11:40 am

La presentazione dell’unico serio e concreto progetto di chiusura e dismissione della Ferriera di Trieste è stato volutamente, quanto pervicacemente, nascosto da quelli che proviamo vergogna a definire giornali, ovvero dal piccolo giornale cittadino e dal suo omologo stampato in lingua slovena.

Nemmeno una righetta di annuncio, di quella che teoricamente dovrebbe essere il minimo di informazione dovuta per professionalità ed etica. Ma per favore, parlare di giornalismo qui a Trieste è come parlare di corda in casa dell’impiccato.

Eppure se facciamo due rapidi confronti forse capiamo meglio il perché di questo atteggiamento.

Quando un mese o poco più fa un esponente sindacale ha presentato in una sala congressi, che noi per le ben note ragioni della soppressione di ogni finanziamento ci possiamo scordare di noleggiare, un progetto ripreso da una sua recente visita ad un centro, ottimo per altro, di riciclaggio integrale di rifiuti in quel di Treviso, il piccolo giornale ed a ruota tutti gli altri, dedicarono spazi enormi all’annuncio dell’iniziativa ed altrettanti al suo resoconto.

Ora appare evidente a tutti che prima di pensare a quali infissi mettere sull’attico, la casa va costruita sbancando il terreno per le fondamenta, liberando l’area dal materiale, costruendo il piano terra e così via. Parlare pertanto di cosa mettere un domani al posto della Ferriera è anche interessante, il “consulente” di Illy, Gambardella, ricevette dalla Regione allora un 160.000 euro per partorire cinque analoghe proposte della quale la più originale, si vede che è una costante, era di utilizzare l’area occupata dalla Ferriera per metterci un centro di riciclaggio per computer dimessi,  ma non aiuta a risolvere il problema chiave. Come e quando chiuderla, come smantellare gli impianti e bonificare l’area, come salvare nel percorso i posti di lavoro, e solo poi decidere cosa farci dell’area resa sgombra e pulita.

Allora come mai invece il progetto che presentiamo oggi, che affronta e risolve tutti i tempi ed i modi dell’intero percorso, e che è stato attuato con successo già per la Ferriera Ilva di Bagnoli a Napoli ed ora è in fase di completamento, viene totalmente ignorato?

Molto semplice, per due elementari motivi. Il primo molto immediato, ovvero che è realizzabile da subito e che lo era già nel 2004 quando lo illustrammo alla Stazione Marittima presenti gli amministratori della società che lo stava gestendo, e che in tutti questi anni i partiti e le istituzioni da loro governate (Regione, Provincia, Comune, Autorità Portuale ed Ezit tra le altre) hanno volutamente ignorato, per favorire gli interessi personali di pochi amici, la percorribilità a Trieste di questa uscita pubblica dal problema Ferriera, che nel tutelate la salute dei cittadini, salvaguardava e potenziava l’occupazione e garantiva un’idea concreta di futuro alla nostra città.

Il secondo è che la cosa viene presentata, oggi come allora, dal detestato Circolo Miani, ed illustrato dal vituperato Maurizio Fogar. E siccome nonostante tutti gli sforzi fatti ed in corso, il Circolo e Fogar si ostinano a non “chiudere bottega”, guai anche solo menzionarli perché altrimenti i padroni ed i padrini di questa informazione d’accatto si arrabbierebbero.

Molto semplice ed elementare dunque.

Alla prossima edizione del TG da Strada, il notiziario informativo curato dal Circolo Miani e condotto da Maurizio Fogar, che si terrà domani, sabato 20 novembre, a partire dalle ore 17 e fino alle ore 19.30, nel solito posto: piazza della Borsa inizio Corso Italia, lato Bar Rex.

Parleremo come sempre di tutto quello che questa “informazione” non dice, censura o manipola, e che invece i cittadini hanno il diritto-dovere di conoscere. Portatevi gli ombrelli che le previsioni dicono che ci potrà essere “pioviggine”, sempre meglio del guano che la cosiddetta stampa da noi pagata ci tira addosso senza preavviso ogni giorno.




Trieste. Guida all’accattonaggio. Nuovo record del Piccolo.

» Inviato da valmaura il 26 October, 2010 alle 1:49 pm

Guida all’accattonaggio.

A Trieste vivamente sconsigliato l’ingresso del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia perché si corre il fondato rischio di veder rovesciate le parti. Ovvero “l’accattone” che offre per solidarietà e compassione un caffè a consiglieri, assessori e funzionari regionali.

Provare per credere.

Queste infatti alcune delle reazioni registrate stamane 26 ottobre tra le 9.30 e le 10.30, congelandosi davanti agli ingressi (due: il principale in piazza Oberdan ed il secondario per gli automuniti in via Giustiniano) nel distribuire agli entranti in occasione della seduta del Consiglio regionale programmata per le ore 10, un depliant sull’emergenza inquinamento a Trieste, lo stesso diffuso in cinquemila copie durante la Barcolana, e porgendo una cassetta per le offerte per finanziare il Circolo Miani.

Da un solitario Ballaman, ex presidente del Consiglio regionale, dimessosi per una vicenda di auto blu, comparso intabarrato da essere quasi irriconoscibile, un Burka al confronto è trasparente, arriva un scandalizzato Noooo con l’eco. Da una Savino, assessora regionale alle Finanze, un ironico “su Servola non la contè (in idioma italianmaccheronico) giusta”. E detto da una che politicamente parlando è la scudiera di fiducia di un senatore condannato con sentenza passata in giudicato per “millantato credito” è il top!

Per passare ad una altra assessora, la Brandi, che fino a pochi mesi fa fungeva da segretaria a quella giubilata da Tondo che sorridendo pronunciava un “Non ancora”. Frase sibillina che cerchiamo ancora appunto di interpretare ma, per quanti sforzi facciamo, l’unica cosa che ci sovviene è il richiamo ad un sensuale invito intercorrente tra due focosi amanti.

A seguire un “Non ho neanche un soldo, ho lasciato il portafogli in macchina” accompagnato da vistosi gesti simulanti la ricerca affannosa di un euro per le tasche. Impareggiabile spettacolo offerto dall’ex presidente della Provincia di Gorizia, Brandolin, nonché dell’aeroporto regionale, e nel contempo un simpatico invito per i ladri di auto.

Due o tre splendidi “dopo” recitati dai vari Lupieri, Rosolen e colleghi, come se uno potesse rimanere all’addiaccio per sei o sette ore ad attendere la loro autorevole uscita; alcuni secchi ed infastiditi NO, ed un bellissimo “prima vedo e poi ci penso” pronunciato dall’ineffabile Sasco.

Un cinque “sono a terra, è un brutto momento” sussurrati con faccia triste da circostanza e quasi lacrimetta all’occhio da altrettanti consiglieri, per chiudere con un aggrovigliato suono di cui non siamo riusciti ad intelligere senso emesso dal Presidente dei “Giuliani nel Mondo”, Locchi.

Da evidenziare che alcuni consiglieri, a partire dal triestino Zvech, visto parcheggiare il Suv Audi bianco fiammante davanti all’ingresso e poi letteralmente scomparso nel nulla, devono aver scelto di entrare arrampicandosi per le grondaie perché di loro si son perse le traccie.

Risultato della questua: 12 euro e settanta centesimi, di cui 8 offerti da due impiegati.

Non male per gente pagata dai sei-settemila euro netti al mese per arrivare ai dodici degli assessori.

Il presidente Tondo per ignorare la richiesta di offerta ha salutato contemporaneamente in tre modi diversi “Ciao, salve, buongiorno” e con tre passi era già dentro il Palazzo.

Il Piccolo tocca nella sua inarrestabile discesa quota 37.000.

Nuovo record raggiunto dal quotidiano locale nella sua straordinaria performance di giornale sempre meno venduto. Si attesta per ora a  quota 37.100 la nuova discesa, ma attenzione non del venduto, che a Trieste è di gran lunga inferiore e dovrebbe infatti aggirarsi sulle 20.000 copie, ma sullo stampato. La differenza poi, a parte i giornali venduti nell’isontino e distribuiti in Istria, se non andiamo errati pagati dallo Stato come contributo alla minoranza di lingua italiana, la fanno i bancali di copie invendute e rese che si ammirano a mezzodì davanti l’azienda distributrice del giornale.

Merita di veder pubblicata la lettera inviataci dal direttore del quotidiano locale in risposta ad una nostra richiesta del perché Il Piccolo si ostini a non voler pubblicare le foto satellitari del Golfo di Trieste totalmente devastato dall’inquinamento marino in uscita dalla Ferriera (idrocarburi, metalli pesanti, fanghi tossici) da oltre diciotto mesi. Nel tentativo, assai maldestro per la verità, di nasconderlo ed occultarlo quando milioni di persone in qualunque parte del nostro pianeta che possiedono un computer ed un semplice collegamento internet possono tranquillamente ammirarle cliccando su Trieste nella Google Maps.

Le segnalo che pressoché sempre le pagine della Cronaca di Trieste non dispongono di foto
a colori, per vincoli relativi alle caratteristiche tecniche della rotativa.”
Così ci scrive Possamai dopo quasi due anni di silenzi alle nostre missive il giorno 8 ottobre.

Ed uno non fa neppure a tempo a credergli che aprendo il Piccolo sbatte proprio nella cronaca locale in diverse foto a colori. Le ultime che ci vengono sottomano sono le facciate del Municipio sui tre colori della bandiera (italiana e non padana).

Ma non pago prosegue il direttore del Piccolo: “Del resto, che il giornale sia attento alle questioni ambientali e dell'impianto industriale di Servola è quotidianamente attestato.” Certo dipende dai punti di vista perché l’attestazione può anche venire dai fiumi d’inchiostro dedicati alle sparate spaziali della proprietà, oppure più semplicemente dalle censure o dalle deformazioni.

Due esempi caldi caldi?

In due occasioni in cinque giorni (dal 21 al 26 ottobre) il quotidiano locale non ha pubblicato una riga che è una per annunciare le due manifestazioni promosse dal Circolo Miani e dai Comitati di Quartiere sul tema, dunque confermandosi “attento” anzi attentissimo ma agli interessi di chi?

Ha ospitato in mezza locandina, in prima nazionale ed in cronaca con spettacolare risalto un amichevole servizietto, “elogiando” Maurizio Fogar e il Circolo Miani, sulla cui veridicità chiunque può farsi idea leggendo qui accanto l’articolo “La non notizia ad orologeria”.

Fa poi piacere notare che Maurizio Fogar, da semplice indagato-imputato, di solito i processi si fanno in tribunale, ha ricevuto sul quotidiano locale una evidenza superiore a quanto il giornale ha ritenuto di dedicare per esempio alla condanna in Cassazione del senatore Giulio Camber.

A quando quota 35.000?

 




Pensieri a ruota libera.

» Inviato da valmaura il 10 October, 2010 alle 12:01 pm

Il sindaco Dipiazza per giustificare il suo innamoramento, oggi assai sbiadito: ma si sa con gli anni la passione scema,  per il rigassificatore di Zaule propone alla stampa l’originale tesi che solo così si potevano trovare i soldi per bonificare l’area dove oggi troneggiano i cancheroni dei serbatoi arrugginiti della Esso che per decenni ha scaricato idrocarburi a terra.

Sembra una giustificazione, di quelle con la firma malamente contraffatta del genitore che a scuola si presentavano agli insegnanti, sperando di farla franca. Ma detta da uno che dovrebbe per legge amministrare “con il buonsenso di un padre di famiglia” e che da molti lustri ha superato la minore età, è una assoluta sciocchezza.

La legge infatti prevede, ne chieda lumi al sottosegretario triestino all’Ambiente per anni suo compagno in giunta comunale, semplicemente che “chi ha inquinato paga”.

Lo dicemmo pure ad uno dei tanti lottizzati presidenti dell’Ente Zona Industriale, nei cui confini si trova l’area in questione e gli indicammo i numeri di telefono della Esso Italia: due, uno a Roma ed uno nella “padana” Milano, a suo gradimento etnico-politico, risparmiandogli pure la fatica di cercarseli sull’elenco del telefono.

In fin dei conti la Esso ricevette in affitto quell’area allo stato di un prato verde e nelle stesse condizioni la doveva ritornare. Senza molti giri di parole fate il confronto con un normale contratto di affitto di un appartamento, con apposita caparra aggiunta, e vedete voi.

Bastava, basta telefonare e dire: lo smantellamento e la bonifica la fate voi, oppure la facciamo noi e vi mandiamo il conto? Cosa ci azzecchi la giustificazione della bonifica per metterci lì un impianto di rigassificazione lascio ai lettori rispondere.

Torniamo a parlare del presidente della Confindustria locale, Sergio Razeto presidente e amministratore delegato di Wärtsilä Italia (ex Grandi Motori), e di conseguenza del mestiere del giornalista a Trieste. Un anno e passa fa il signore prima di assurgere ai vertici dell’Assindustria triestina dichiarò con grande evidenza al Piccolo in una paginona intera d’intervista, che era inconcepibile tenere ancora aperta una Ferriera nel cuore di Trieste, e che il Rigassificatore era meglio che se lo mettessero in qualche altra parte (per educazione non diciamo dove, ma il pensiero del manager era abbastanza chiaro). Ora da presidente degli industriali afferma ripetutamente sempre sullo stesso giornale esattamente l’opposto. Certo Lui non sarà un modello di coerenza e di conseguente affidabilità, ma è mai possibile che nessun “giornalista” del Piccolo nelle interviste successive gli abbia fatto notare l’assoluta incongruenza di ciò che ora dice e ne abbia chiesto il perché, così giusto per rispondere alla curiosità dell’opinione pubblica cittadina e, ma sì citiamolo questo fantasma, alla sua etica professionale del mestiere di informare?

Grandissimo successo, e lo diciamo senza modestia alcuna ma con viva soddisfazione, ha ottenuto la distribuzione delle oltre quattromila cartoline-depliants a colori che il Circolo Miani ha organizzato nel villaggio-suk della Barcolana sulle Rive tra giovedì e venerdì.

Con i comizi strillati tra la gente e gli stand, con le persone che ci rincorrevano per averne una copia, in poco meno di un’ora le abbiamo distribuite tutte. I commenti sono stati molto positivi e debbo ringraziare quelle persone, giovani e non che dopo averlo letto hanno sentito il bisogno di rincorrerci per dirci “grazie per tutto quello che state facendo”. Una bella soddisfazione che da sola ripaga costi e sacrifici, e ci incoraggia a continuarne la distribuzione nei giorni a venire.

Da registrare un solo commento negativo, di un pensionato triestino patocco che tenendo tra le braccia una bellissima nipotina addormentata, ci ha apostrofato in malo modo con un “vergogneve, che così sputtanè la città”. Che lui “sputtanasse” in questo fare la salute ed il futuro dell’amata nipotina non gli è passato nemmeno per i dieci suoi neuroni celebrali. Un ritornello già sentito molte volte: se parlate di mafia “sputtanate” la nostra bella Sicilia e così via.

Con lunedì parte la campagna per salvare il Circolo Miani e prepareremo diverse occasioni per promuovere rapidamente l’autofinanziamento, la raccolta di fondi nei quartieri, in città e tra tutti quelli che ritengono che la nostra associazione, la più significativa realtà socioculturale a Trieste da trenta anni, la più seguita e partecipata dai cittadini, debba continuare a svolgere quel ruolo di garanzia dei diritti, di strumento di salvaguardia e soluzione dei problemi della gente, di crescita sociale, umana, e culturale di Trieste e provincia.




Incontriamo il Prefetto.

» Inviato da valmaura il 26 September, 2010 alle 7:57 pm

Giovedì 30 settembre alle ore 17 al Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste incontro-assemblea pubblica con il Commissario del Governo per la Regione Friuli Venezia Giulia, il Prefetto di Trieste Alessandro Giacchetti.

“Trieste siamo (anche) noi. E non solo il “salotto buono” di piazza Unità.

Tra san Vito-Campi Elisi, Chiarbola-Ponziana, Servola, Valmaura, San Sabba e Muggia vivono oltre 80.000 persone”.

Questo il tema dell’incontro a cui sono invitati a partecipare i cittadini per raccontare e far conoscere al Prefetto un lato importante della vita di Trieste, e Muggia, molto spesso trascurato ed ignorato. E sono i tanti problemi che la gente si trova ad affrontare da sola nel loro vivere quotidiano nei quartieri della città molto, troppo, spesso ignorati dalle istituzioni.




Questa politica fa ribrezzo.

» Inviato da valmaura il 10 September, 2010 alle 12:43 pm

Partiamo dai commenti al caso Ballaman, a cui auguriamo comunque di dimostrare l’infondatezza delle accuse sul ripetuto uso privato dell’auto blu della Regione, altrimenti le dimissioni solo da Presidente del Consiglio regionale apparirebbero del tutto insufficienti.

Tondo: “Un peccato veniale”. Sarebbe paradossalmente scandaloso se non fosse vero.

In fondo usare per fini privati un bene pubblico appare in fin dei conti una cosa “veniale”, certamente secondaria rispetto ad esempio ad una condanna passata in giudicato ovvero confermata nei tre gradi di processo, Cassazione compresa, inflitta al senatore della PDL, il partito di Tondo, padre padrone del centrodestra a Trieste: Giulio Camber. Consiglio a tutti i “peccatori veniali” ed ai loro commentatori di leggersi le esemplari quanto gravi motivazioni della condanna. Le trovate nel nostro sito.

Oppure allo “spergiuro” continuato ed aggravato degli impegni assunti pubblicamente in campagna elettorale e poi disattesi e resi carta straccia il giorno dopo il voto. Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta: da Dipiazza a Tondo passando per Cosolini e Rosato e quasi tutto il variegato mondo politico triestino e regionale.

Questa casta politica sta veramente toccando il fondo, con una arroganza sfacciata perché si sente forte del compiacente appoggio della stampa, controllata politicamente e nelle proprietà.

La Regione legifera sulle regole della democrazia, vedi leggi elettorali sul terzo mandato, sul turno unico e così sguazzando, solo con l’occhio rivolto agli interessi di partito e di banda (la conquista del Comune di Pordenone da parte della Lega Nord, piuttosto che la riproposizione per la terza volta di Dipiazza a Trieste, oppure il “taglio delle ali” che tanto piace ai convergenti PDL e PDmenoelle con l’abrogazione del doppio turno). L’accorpamento, la cui decisione spetta alla Regione, delle elezioni amministrative della prossima primavera, la terza volta consecutiva per quindici anni a Trieste, con le eventuali politiche anticipate sarebbe uno stupro senza eguali nei confronti della nostra città. Leggetevi sul sito gli articoli “Salviamo Trieste ed Il taglio della democrazia”.

Se la politica nazionale sta mostrando il peggio di se stessa, e se ne è accorto finalmente anche il Presidente della Camera, a livello locale abbiamo, quasi, toccato il fondo.

Il centrodestra, Lega compresa, è politicamente ad uno sfascio, costellato di continue ripicche e ricatti incrociati, mai visto prima; così come domina l’impudicizia nella aperta spartizione dei consigli di amministrazione: una presidenza di Acegas a me, una vicepresidenza Ater a te, fino a contendersi con sputtanamenti reciproci le cadreghe del consiglio d’amministrazione dell’ospizio pubblico.

Per il centrosinistra una prece è più che sufficiente perché sta suicidandosi da solo.

Il nuovo direttore dell’ASS triestina, frutto di questo albero (centrodestra), è riuscito ad esempio a non dire nulla in quasi due pagine scritte al Comune di Trieste a corredo degli UNDICI rapporti inviati dall’ARPA che denunciavano, numeri e tabelle alla mano, come l’inquinamento prodotto dalla Ferriera nell’ultimo autunno-inverno-primavera sia mostruosamente più alto di quello registrato l’anno precedente e di come gli impianti siano oramai totalmente fuori controllo e le prescrizioni dell’AIA regionale e del consulente di Frezza-Borgna pura carta straccia o impudica foglia di fico generosamente elargita alla proprietà russa dalla Regione e dalla Procura.

Intanto il “confessore” Tondo ha di nuovo insabbiato quella oramai ridicola quanto patetica Conferenza dei Servizi che doveva, dall’agosto 2008 giusto per ricordare, revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla Severstal. Smaccatamente favorendo, leggetevi sempre sul nostro sito “Una storiaccia esemplare”, come esemplare è stata la censura stesa dall’informazione regionale su questa inchiesta, gli interessi del magnate russo Mordashov a tutto scapito della salute dei cittadini e delle tasche dei contribuenti.

Pensate sono quasi riusciti a far credere, con la piena complicità di una stampa da predellino, in undici anni, e ribadiamo UNDICI, che la soluzione del dramma Ferriera fosse solo una cosa che riguardasse i lavoratori e un rione, Servola. Hanno nascosto tutta la verità, ovvero che è Trieste ad avere la più alta mortalità, Muggia compresa, per tumori e malattie alle vie respiratorie, e non Servola. Che l’inquinamento in uscita da Ferriere, Sertubi, Italcementi, Depuratori fognari a cielo aperto ed inceneritori, colpisce quasi tutto il territorio della nostra provincia quando non arriva a Capodistria e perfino a Grado-Monfalcone.

Hanno continuato a cianciare di porti e superporti dimenticando che non ci può essere alcuno sviluppo e futuro con Ferriere e Sertubi aperte che occupano le aree nevralgiche della nostra costa. Hanno perso UNDICI anni senza fare alcuna proposta concreta per la dismissione dello stabilimento e per la ricollocazione dei lavoratori, oltre ovviamente a non salvaguardare per niente la salute, la vita della gente.

La Ferriera e quello che essa rappresenta è sempre stato, sia per la salute che per il futuro, un problema di tutta la città, e non solo di quattro case a Servola. Questo ve lo hanno nascosto ed occultato per oltre un decennio per garantire da un lato gli interessi di pochi speculatori e dall’altro per mascherare la loro totale incapacità di pensare agli interessi dei triestini ed allo sviluppo di queste terre.

Ecco alla fin fine ha ragione il Tondo quando dice che per Ballaman e questa politica che loro rappresentano si tratta solo di un “peccato veniale”, di “mortale” qui c’è ben e molto altro.




Orrore, sgomento e vergogna.

» Inviato da valmaura il 25 August, 2010 alle 11:44 am

Queste le prime tre sensazioni provate da un operaio specializzato da pochi anni in pensione, già sindacalista della FIOM-CGIL e una delle più apprezzate RSU della Cartiera Burgo, leggendo sul piccolo giornale di ieri quella “sceneggiata”, sono parole sue, pubblicata a favore della proprietà della Ferriera, autori alcuni sindacalisti e capetti della fabbrica russa che ammazza Trieste, lavoratori compresi..

“Pena per i miei ex colleghi operai che spero trovino la forza e la dignità di indignarsi (lui per la verità ha usato la parola “incazzarsi”) e prendere a calci in culo questi loro rappresentanti”.

“ I miei ex compagni sono i primi a morire e questi difendono gli interessi della proprietà, tacciono sullo scandalo assai esteso, e non solo in Ferriera, degli infortuni non denunciati e fatti passare per malattia o ferie”.

“Dopo quasi quaranta anni vissuti da operaio sindacalizzato non avrei mai pensato di provare tanta vergogna come leggendo quell’articolo; la mia solidarietà va tutta e solo a quel responsabile per la sicurezza cacciato illegalmente dalla riunione e spero solo che in un sussulto di dignità la CGIL faccia piazza pulita di questi iscritti, che neanche ai tempi dei sindacati fasulli, “gialli” li chiamavamo perché al servizio dei padroni, avevano la faccia tosta di parlare così”.

Questo ci ha detto ieri al telefono, chiamandoci al Circolo Miani. Ha anche aggiunto parole dure sull’inquinamento che esce da Ferriera e Sertubi e che da casa vede ad occhi nudi e prova sulla pelle sua e della sua famiglia, per la cronaca sta a San Vito e non a Servola, in particolare, è la sua sensazione, con “i picchi toccati ad ogni cambio turno”. E si è chiesto come gli operai stiano zitti ed accettino di “crepare in silenzio” perché sono i primi ad ammalarsi. “Tutti abbiamo famiglia e quando la Iret ha chiuso ho capito cosa vuol dire trovarsi in strada, ma c’è un limite a tutto”.

Io non assumo CoCa.

Parte la campagna provinciale contro l’assunzione di Co (Cosolini) e Ca (fratelli Camber).

Per non assumere le dosi letali per i neuroni celebrali e causa di precoce demenza senile si sconsiglia vivamente l’acquisto abitudinale e da assuefazione del quotidiano locale. 

Si raccomanda vivamente lo spegnimento dell'apparecchio televisivo od in subordine l'istantaneo cambio di canale in occasione dei TiGì della televisione locale, dai cui canali si corre per di più il rischio di contrarre la dipiazzite, un fungo della pelle prurugginoso che trova origine dai peli delle Iene Ridens (Crocuta crocuta). E’ un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta.

Disprezzata dall'uomo per la sua predilezione a nutrirsi di carogne, È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. In Europa pare abbia trovato un habitat ideale a Trieste e dintorni.

La iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale.




Io non assumo CoCa. Sopire, sfumare, dormire …

» Inviato da valmaura il 1 July, 2010 alle 4:04 pm

Io non assumo CoCa.

Parte la campagna provinciale contro l’assunzione di Co (Cosolini) e Ca (fratelli Camber).

Per non assumere le dosi letali per i neuroni celebrali e causa di precoce demenza senile si sconsiglia vivamente l’acquisto abitudinale e da assuefazione del quotidiano locale. 

Si raccomanda vivamente lo spegnimento dell'apparecchio televisivo od in subordine l'istantaneo cambio di canale in occasione dei TiGì della televisione locale, dai cui canali si corre per di più il rischio di contrarre la dipiazzite, un fungo della pelle prurugginoso che trova origine dai peli delle Iene Ridens (Crocuta crocuta). E’ un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta.

Disprezzata dall'uomo per la sua predilezione a nutrirsi di carogne, È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. In Europa pare abbia trovato un habitat ideale a Trieste e dintorni.

La iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale.

 

Sopire, sfumare, dormire …

A mia memoria non ricordo, e sono nato nell’ oramai lontano 1953,  che almeno negli ultimi venti anni l’aula del Consiglio Comunale venisse trasformata per 24 ore in una sede di assemblea permanente da parte dei cittadini, né che uno striscione imbandierasse la sontuosa facciata del Municipio per un giorno intero.

Ricordo di aver letto, questo sì, che ciò era accaduto in altri comuni d’Italia, ma a Trieste no.

Ebbene per la stampa locale questo è stato fatto passare come un modesto fatto di cronaca degno dello spazio di una colonna con annessa fotina di commento in un articolo dove si parlava di “occupazione del salottino accanto al consiglio”.

Nel contempo troneggiavano sul giornale tre quarti di pagine, dalla cronaca regionale a quella triestina, con megafoto di primi piani dei soliti politici d’accatto, sul trabocchetto politico della Lega al Pdl, sulla “spogliazione” di competenze di un assessore regionale, o su compravendite del Ttp. Cose che ovviamente nei nove decimi, 99 periodico dei lettori abituali del quotidiano locale destano un interesse pari alla quotazione in borsa del latte prodotto dalle vacche in Paupasia, posto che ne esistano. Sono cioè spazi di cronaca, pari alla metà delle pagine del giornale, che i comuni mortali saltano a piè pari, solitamente con espressione nauseata mentre sfogliano a gratis il Piccolo bevendosi un caffè al bar e spiegano perché nel quotidiano stampato in via Guido Reni continui l’inarrestabile emorragia delle copie invendute. Sono cioè le classiche pagine autoreferenziali, i pastoni in politichese, lette solo dagli addetti, assai pochi per fortuna ma ancora troppi, ai lavori delle conventicole del sottopotere locale.

Resta sostanzialmente un mistero perché al Piccolo da dieci anni a questa parte cambiano direttori ma il disastro nella perdita di credibilità, e copie, del giornale resta inalterato. Capiamo che il Piccolo fa parte del gruppo editoriale Finegil-Espresso-Repubblica e che di conseguenza segua, legittimamente, una sua linea editoriale e politica di centrosinistra. Capiamo un po’ meno che avendo la famiglia Camber-Pdl sostanzialmente acquisito il controllo economico di metà proprietà dello stesso giornale facendo acquistare alla Fondazione CRT, da loro controllata in toto, sette milioni di euro di azioni pari al 3,35 dell’intero gruppo editoriale, a livello locale in controtendenza il quotidiano sponsorizzi il centrodestra. Come un impresentabile Giano bifronte.

Ma insomma quando è troppo e troppo, che anche la decenza ha un limite. Di professionalità ed etica del giornalismo qui è meglio non parlare proprio e suona perfino osceno tenere a Trieste una manifestazione contro la famigerata “legge bavaglio” visto che qui i bavagli, le censure e la disinformazione sono pratica lungamente praticata senza obbligo di legge.

Ed il comportamento dell’Ordine, della Federazione della Stampa, il sindacato dei giornalisti, ma anche quello di editori e direttori sulla incredibile vicenda della Conferenza Stampa negata di martedì mattina in Consiglio comunale né è la più macroscopica conferma.

Silenzio totale. Neanche una noterella, un grido soffocato di protesta contro un atto liberticida nei confronti del diritto-dovere di informare l’opinione pubblica, ed a difesa di una decina di “colleghi” tra giornalisti, cameraman e fotografi a cui è stato negato, impedito l’accesso in una struttura pubblica, il Municipio, e pure in normale orario d’apertura al pubblico, le 11,30 di mattina, per fare il loro lavoro da parte di una amministrazione pubblica.

Oggi poi, la notiziola è già scomparsa da giornali e TiVù, perché non bisogna disturbare i manovratori della politica pagante in tutti i sensi.

Forse bisognava spiegare a Berlusconi che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia poteva tranquillamente essere esentata dall’applicazione della nuova illiberale legge, perché già ne applicava da anni una ben più restrittiva: la volontaria autocensura per acclarata servitù.

Teodor




Che figuraccia !!!

» Inviato da valmaura il 31 May, 2010 alle 1:53 pm

Partiamo dai numeri e dalle presenze.

Venerdì 28 maggio nel pomeriggio di una bellissima giornata di sole al Circolo Miani si sono trovate più di novanta persone.

Cittadini che si sono ricordati dell’impegno assunto dieci giorni prima il 18 maggio, nella manifestazione cui hanno partecipato oltre quattrocento persone in piazza Unità.

Già perché nessun organo di stampa, che chiamarla informazione mi sembra parola decisamente troppo grossa quanto impropria, ha dato annuncio e notizia dell’Assemblea di venerdì 28.

E questo dovrebbe essere già di per se un dato su cui chi opera a Trieste: politici, giornalisti e quant’altro, dovrebbe porre la sua attenzione. Perché senza tema di smentita non crediamo che alcun partito e movimento, sindacato et similia, riuscirebbe a riempire una sala con questi numeri senza una, ma spesso anche con, campagna di inviti, annunci e manifesti per almeno una settimana preventiva.

E che questo è accaduto dopo un ampio servizio, dalla locandina alla prima nazionale, comparso sul quotidiano locale non certamente teso ad esaltare la persona di Maurizio Fogar e l’operato del Circolo Miani. La presenza di tanta gente spontaneamente venuta venerdì al Miani dovrebbe anche qui far riflettere sull’uso ed i risultati di un certo modo di fare “informazione”.

Le presenze.

Avevamo invitato tutti tra coloro che ambiscono ad avere un ruolo, presente e futuro, nel governo della nostra comunità, su di un tema che in questi anni, financo in questi giorni, li ha visti spendere fiumi di parole, di pure chiacchiere mai seguite da un fatto che è uno.

E questo vale soprattutto per coloro che ogni sei mesi riempiono un comunicato stampa “contro la Ferriera”, quasi sempre ignorando la complessità del problema, e pensando così si essersi guadagnati un facile consenso elettorale. Insomma un patetico scimmiottare delle parole espresse ai quattro venti dal sindaco Dipiazza in quasi dieci anni di suo mandato.

Orbene sono venuti ed intervenuti, solo Igor Kocijancic, capogruppo della Sinistra Arcobaleno al Consiglio Regionale, e Paolo Menis del gruppo Beppe Grillo di Trieste. E li ringraziamo.

Gli altri, tutti gli altri salvo due, hanno pensato bene di non farsi vedere e cosa più grave, e aggiungiamo maleducata, non hanno ritenuto nemmeno di rispondere alla cortese lettera d’invito motivando la loro decisione di non partecipare.

Saranno gli stessi, dall’Italia dei Valori alla Lega Nord, passando per tutte le sigle esistenti nel mondo politico vecchio e nuovo, che però tra pochi mesi verranno nei nostri quartieri a chiederci impudicamente il voto per usarci, come sempre hanno fatto in passato, più o meno alla stregua di  un tampax da gettare il più lontano possibile esaurita l’assorbenza elettorale.

Silenzio pneumatico pure da un sindaco di Muggia che, lo ricordiamo bene, nel 2006 si era rifiutato di inserire i temi della Ferriera e del Rigassificatore nel suo programma elettorale, e che aveva vinto di una incollatura, per la precisione grazie al voto di diciannove persone, sul candidato del centrodestra, salvato in extremis dal successo personale di Andrea Mariucci ad Aquilinia.

Da questo incontro è uscita con determinazione ed entusiasmo la scelta di diffondere presso le dodicimila famiglie che vivono tra San Vito e Muggia, e poi a tutti i nuclei familiari che risiedono in quel comune, un giornale che informi, descriva problemi e soluzioni, e che sottolinei il totale fallimento della politica a Trieste ed in provincia in questi ultimi anni.

Perché oramai anche i sassi hanno capito che la decennale incapacità di questa classe politica e dirigente di risolvere l’emergenza Ferriera con tutti i problemi ad essa correlati, rappresenta la condanna di Trieste ad un futuro senza qualità della vita, senza tutela della salute e soprattutto senza alcuna prospettiva di una crescita futura.

Altra decisione importante assunta nell’assemblea è stata quella di organizzare una imponente, vasta mobilitazione per il giorno in cui la Regione si deciderà ad adempiere un dovere trascurato da anni (il perché leggetevelo nella notizia “Una storiaccia esemplare” sul nostro sito), ovvero di convocare quella fin qui disattesa Conferenza dei Servizi per togliere, altre ipotesi non ci interessano, una Autorizzazione Integrata Ambientale illegittimamente rilasciata dalla Regione alla proprietà russa della Ferriera.

Per quel giorno ci saremo ed in tanti, ad attendere i “conferenzieri” all’uscita del palazzo. E quel giorno le parole, le chiacchiere staranno a zero.

Come si è pure deciso di proseguire con la promozione di una serie di incontri pubblici, di assemblee e di comizi, portando tutta la città a conoscere e dibattere su questo, visto il successo ottenuto nelle recenti manifestazioni di Piazzale Rosmini, Campo San Giacomo e appunto Piazza Unità.

Due sole parole in chiusa per commentare alcuni fatti di queste ore.

Bene ha fatto il Sindaco della vicina Capodistria a dire le cose che ha detto e malissimo hanno fatto i politici nostrani, di destra, centro e sinistra, a rispondergli in quel modo, stando per altro bene attenti a non entrare nel merito importante delle cose affermate da Popovic, e dimostrando una volta di più che quando si ricorda la semplice verità, si sfiora la conservazione del sottopotere locale, delle conventicole degli affari, subito i partiti di ogni sigla e colore fanno muro assieme.

Pessimo poi il contenuto del piano strategico presentato dal Sindaco di Trieste per il prossimo decennio. Altro non è che la conferma del declino di una città dove le opere maggiori sono destinate a trasformare questa nostra provincia nella “scovazzera” dell’Adriatico.

Dagli insediamenti di Rigassificatori, depuratori di liquami (mentre quello vecchio da oltre dieci anni ammorba con il suo lezzo mezza Trieste), nuove linee di incenerimento, nuove inutili per il fabbisogno provinciale Centrali a Turbogas, nuovi metanodotti e impianti per il lavaggio di scorie. Tutti impianti che se mai realizzati impiegheranno pochissime persone e senza creare alcun indotto condanneranno ogni scelta futura sul territorio, occupandone parte cospicua così sottratta allo sviluppo, ad esempio, di un agonizzante porto. E impediranno ogni occasione di crescita di una industria medio-piccola ad alto contenuto tecnologico e conseguente nullo impatto ambientale, continuando a vanificare la presenza di una “città della scienza” a Trieste.

Una città insomma condannata ad importare, poche, braccia e ad esportare, tanti, cervelli.

Preoccupano anche le affermazioni di un presidente della Confindustria locale, che dopo la sua recente elezione, si è rimangiato in fretta e furia quanto dichiarato pubblicamente solo alcuni mesi fa su ferriere e rigassificatori ed uso del territorio. Così come gli atti messi in opera dalla Samer per impedire una concorrenza reale nel commercio portuale rivolto verso il Medio Oriente, per ora per fortuna bocciati dal Tar, che contrastano fortemente con quanto dichiarato anche a noi per anni dal suo proprietario, Dario Samer e famiglia, contro quella cricca che impediva a loro dire, difendendo le consolidate rendite di posizione e sottopotere, al porto di operare liberamente.

Una scena già vista purtroppo troppe volte in questa città.




Chi viene e chi no!

» Inviato da valmaura il 21 May, 2010 alle 1:14 pm

Ecco il testo integrale dell’invito a partecipare all’incontro-assemblea del 28 maggio, corredato dai nomi dei destinatari. Giorno per giorno scriveremo di chi ha comunicato la sua decisione di esserci o di non venire. In calce trovate già le prime risposte, ai lettori-elettori il facile giudizio.

 

Circolo Centro Studi                   

   “Ercole Miani”

      Il Presidente                                                                     Trieste, 20 maggio 2010

 

 

 

Al Presidente della Giunta regionale

Friuli Venezia Giulia

Renzo Tondo

All’Assessore regionale all’Ambiente

Elio De Anna

Agli Assessori regionali triestini

Alessia Rosolen, Sandra Savino, Federica Seganti

Al Presidente del Consiglio Regionale FVG

Edouard Ballaman

Ai Capigruppo Consiliari Regione FVG

Pietro Colussi, Alessandro Corazza, Daniele Galasso, Igor  Kocijančič,

Gianfranco Moretton, Danilo Narduzzi, Edoardo Sasco

Alla Presidente della Provincia di Trieste

Maria Teresa Bassa Poropat

Ai Capigruppo Consiliari Provincia di Trieste

Paolo De Gavardo, Claudio Grizon, Elena Legisa, Andrea Mariucci,

Carla Melli, Maria Monteleone, Fabio Scoccimarro, Fabio Vallon, Marco Vascotto

Al Sindaco di Trieste

Roberto Dipiazza

Ai Capogruppo Consiliari Comune di Trieste

Marino Andolina, Angela Brandi, Piero Camber,  Roberto Decarli, Paolo Di Tora, Emiliano Edera, Maurizio Ferrara,  Fabio Omero, Sergio Pacor, Angelo Pierini, Alfredo Raccovelli, Roberto Sasco, Bruno Sulli

Al Sindaco di Muggia

Nerio Nesladek.

 

 

Oggetto: Invito Incontro-Assemblea pubblica

 

 

Il giorno 18 maggio 2010, nella manifestazione cittadina tenutasi in piazza Unità a Trieste, promossa dal Circolo Miani, da Servola Respira, da La Tua Muggia e dal Coordinamento dei Comitati di Quartiere, a cui hanno preso parte oltre quattrocento persone, e non come erroneamente riportato sul quotidiano locale “una settantina”, è uscita la proposta di organizzare questo incontro pubblico ed aperto a tutti i cittadini per venerdì 28 maggio con inizio alle ore 18, presso la sede del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste (nono piano, ascensore di destra nel portone), con gli amministratori pubblici ed i rappresentanti delle forze politiche che siedono in Regione, Provincia e Comuni di Trieste e Muggia, ovvero che sono al governo del territorio, nei rispettivi ruoli, interessato così pesantemente da oltre un decennio dall’emergenza Ferriera-Sertubi, ma non solo, e che rappresenta il nodo centrale per lo sviluppo di questa terra.

Il tema dell’incontro è l’ascolto, ovvero poiché i cittadini attraverso in particolare le associazioni promotrici di questa Assemblea hanno da oltre dieci anni raccontato in tutte le sedi ed in tutte le forme gli aspetti di un così drammatico problema (per la salute, la qualità della vita, per un lavoro dignitoso e sicuro, per lo sviluppo ed il futuro della nostra provincia), il significato di questa iniziativa è appunto l’ascoltare cosa in questi anni, grossomodo a partire dal 1999, chi ha retto le pubbliche amministrazioni ed ha guidato la politica locale ha concretamente fatto ed operato per uscire da questa situazione.

Certi di interpretare anche quanto da anni espresso pubblicamente dalle Signorie Vostre negli interventi dedicati a questo così importante problema per Trieste, Capoluogo di Regione, e grazie a Dio fuori e lontani da ogni impulso elettorale, riteniamo di fare cosa gradita invitarVi a questo incontro con il territorio e la popolazione che lo abita.

L’invito è da parte Vostra estendibile, anzi ve ne saremmo particolarmente grati, pure ai parlamentari eletti nel Collegio di Trieste, ai Segretari regionali e Provinciali dei partiti e delle forze politiche che vi operano.

Colgo l’occasione per inviarVi i nostri più cordiali saluti.

 

Livio Fogar

 

SI                                                                        NO

 

                                Igor  Kocijančič                                                    Federica Seganti

                               Alfredo Racovelli                                                   Elio De Anna




Chi dei tre mente ? Con patente d'imbecillità rilasciata ai cittadini.

» Inviato da valmaura il 22 April, 2010 alle 3:50 pm

Chi dei tre personaggi mente?

 

E la Regione inasprirà le sanzioni nei confronti della Lucchini  (Il Piccolo - 22 luglio 2009 pagina 12, sezione: REGIONE).

La Regione procederà al riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Ferriera di Servola senza attendere la sentenza del Tar sull’impugnazione della Lucchini. E’ quanto emerso dall’audizione tenutasi ieri pomeriggio in sede di IV Commissione in Consiglio regionale, presente il sindaco Dipiazza.

Il direttore centrale dell’Ambiente, Roberto Della Torre, ha spiegato come «la revisione dell’Aia può avvenire anche in attesa della sentenza del Tar» mentre il consigliere regionale Maurizio Bucci (Pdl) ha sottolineato come «potranno essere inserite nuove, precise, puntuali ed attente prescrizioni, anche sanzionatorie, riferite agli sforamenti non soltanto relativi alle medie giornaliere ma anche ai picchi di emissioni».

L’assessore regionale Elio De Anna, fresco di delega all’Ambiente, ha proposto l’apertura di un tavolo ristretto con Regione, Comune, Provincia e Arpa. (Ma che idea originale: il 33esimo?)

Frattanto Alexey Mordashov, presidente di Severstal (proprietaria con Lucchini della Ferriera), è stato insignito dell’Ordine al merito della Repubblica italiana con una cerimonia ufficiale che si è tenuta nella residenza dell’ambasciatore italiano a Mosca. L’Ordine al merito della Repubblica Italiana è stato istituito nel 1951. È il più alto riconoscimento in Italia ed è assegnato per importanti servigi resi alla nazione nel campo della letteratura, delle arti, dell’economia, cosi come per attività sociali, filantropiche ed umanitarie. È presieduto dal Presidente della Repubblica.

 

Soprattutto filantropiche ed umanitarie:

Complimenti vivissimi a Giorgio Napolitano che dall’ultima morte di un lavoratore in Ferriera (Dusan Poldini) non erano passati che pochi mesi.

 

 




Coglione !!!

» Inviato da valmaura il 12 March, 2010 alle 1:42 pm

Stentoreo, gridato con voce baritonale senza accentazioni dialettali, da far rimbombare vetri e mura della vetusta aula magna del liceo, seguito da altri epiteti non commendevoli, e da un “e anche autoreferenziale” di cui probabilmente il destinatario non ha compreso il senso.

Mentre le orecchie del portavoce del sindaco vibravano come quelle del disneyano Dumbo, duro ed improbo infatti il mestiere del gallo scrivente nell’informare la famiglia Camber di quanto fa e parla il sindaco, e soprattutto ieri, Roberto Dipiazza è andato in tilt.

Aveva esordito sventolando un articolo di satira con cui il nostro sito aveva commentato le sue dichiarate amicizie, a proposito è ben triste che il sindaco non abbia in nove anni capito la differenza che intercorre tra il Circolo Miani ed una associazione ambientalista, lamentandosi di essere ingiustamente epitetato come “mafioso”, parola sua, che in sala è risuonato forte e chiaro l’attributo di cui sopra.

A quel punto non c’è stata storia, la faccia gli si è ingrigita di colpo, le rughe sono apparse ballerine e profonde, e l’eloquio è divenuto praticamente incomprensibile. Ha smarrito perfino la cognizione del tempo quando in un disperato quanto inutile tentativo di “captatio benevolentiae” di smaccato sapore elettoralistico ha ricordato che si, aveva chiesto la chiusura della Ferriera ma poi è arrivata la crisi, otto anni dopo la sua richiesta, e non si poteva chiudere mettendo in strada la gente. Otto anni dopo, anni costellati di vuote parole e di nessun piano per ricollocare i lavoratori e per tutelare la salute delle decine di migliaia di persone che alle sue promesse incautamente avevano creduto.

Dopo di lui la presidente della Provincia ha confermato “urbi et orbi” l’assoluta imprescindibile necessità di sopprimere al più presto l’ente totalmente inutile da lei presieduto, una pietosa eutanasia a tutto vantaggio delle tasche dei contribuenti.

Potremmo continuare la cronaca ma i funerali, in fattispecie quelli tristi e desolati, non sono mai stati la nostra passione.

Merita solo ricordare di sfuggita, per far capire il livello del dibattito assembleare di ieri, che le parole inquinamento e salute in oltre due ore non sono mai state praticamente pronunciate.

Che l’unico a ricordare che l’azienda è la sola controparte da sconfiggere è stato un consigliere regionale, ma temiamo sia servito assai poco nei confronti di chi menava ieri il carro. Gli stessi che nell’udienza pubblica in consiglio comunale di qualche annetto fa avevano calorosamente battuto le mani al termine dell’intervento dell’ ex direttore, ex AD, ed ex arrestato Rosato. Applausi cordialmente contraccambiati dal portavoce della Lucchini Semino e dallo stesso ex, in quella occasione.

Per il resto sembrava che tutti o quasi gli intervenuti fossero sbarcati dalla Luna dieci minuti prima. Non avendo il senso del ridicolo né il pudore si sono peritati di fare affermazioni del tipo “bisogna aprire subito un tavolo serio in Regione”. Così parlò Roberto Cosolini, l’ex anche lui assessore regionale che per cinque anni diresse il tavolo, evidentemente comico, istituzionale che doveva individuare il percorso di dismissione dello stabilimento e di ricollocazione dei lavoratori.

Interessante poi il discorso di un assessore provinciale che sembrava affrontare il problema come una novità, proprio lei che da oltre dieci anni siede sui banchi degli enti locali e che prima per oltre un ventennio ha diretto, in coabitazione familiare, uno dei sindacati della triplice.

E le dolenti note finiscono con un sindacato confederale che per bocca dei suoi vertici provinciali riesce ad affermare “che in dieci anni sulla Ferriera abbiamo sentito solo proposte ridicole”. E affermato da chi nel maggio del 2000 dalle colonne del Piccolo propose l’esodo forzato di migliaia di famiglie che avevano la colpa di abitare nei quartieri limitrofi allo stabilimento, osiamo pensare sia una autocritica pubblica.

Oppure da quanto detto da un altro segretario provinciale “che solo ora la proprietà aveva comunicato l’intenzione di chiudere la fabbrica”. Che l’averlo scritto e firmato nel protocollo d’intesa con il Ministro Matteoli nel 2001, non era cosa che gli fosse giunta finora alle sue deboli orecchie.

Per finire con la “preoccupazione - con l’indorata uscita di scena da cento milioni della famiglia Lucchini – di un allontanamento di un management che finora aveva ben funzionato”. Benissimo anzi, come sta dimostrando l’inchiesta della Procura di Grosseto e le 370.000 tonnellate di “veleni” che sarebbero stati illecitamente stoccati e smaltiti.

A dimostrazione dell’abisso che separa i compianti Arturo Calabria, Livio Saranz, Pino e Iole Burlo dall’odierno duo Sincovich-Belci, dall’interscambiale ed immarcescente Visentini e Bordin di turno.

Per il resto l’assemblea a cui non ha praticamente partecipato alcun esterno, che la platea era composta da una cinquantina tra dipendenti e sindacalisti e per il resto da politici e assistenti tali, ha partorito un unico risultato. Quello cioè di sentirsi confermare un invito per una riunione in regione, assieme alla consapevolezza di essere assolutamente soli in città, senza alcun potere contrattuale nei confronti di una azienda a cui in questi anni si è permesso di tutto: dall’inquinamento di terra, mare e cielo, all’instaurazione di un clima pesante ed opprimente nei confronti dei lavoratori.

E le premesse non sono delle migliori, visto che Tondo pare accorgersi appena ora del problema, e se il suo impegno sarà pari a quello di convocare una Conferenza dei Servizi insabbiata dall’agosto del 2008 dalla stessa Regione da lui presieduta, allora condoglianze vivissime.




Senza titolo.

» Inviato da valmaura il 3 March, 2010 alle 5:38 pm

Senza Titolo.

Perché tanti sarebbero i titoli a commento della pagina del piccolo giornale di oggi, venerdì 12 febbraio, con i suoi quattro pezzi dedicati agli arresti in Ferriera.

Ed allora ne proponiamo una carellata lasciando ai lettori, pochi o tanti che siano ma ultimamente proprio tanti, del nostro sito, la scelta.

Cominciamo a caso con l’intervista alla Bassa Poropat ed alla sua provincia. “Il silenzio dei colpevoli, o a scelta, degli inerti”; oppure “Scusate non c’ero e se c’ero dormivo, chiedete alla mia badante”; “Tanto per parlà che me pizzica el core”.

Per la difesa d’ufficio della Procura. “Pezo el tacòn che el buso”. E per il sottopezzo sul pedinamento la scelta è perfino imbarazzante tra il “L’ispettore Clousè dalla Pantera Rosa al camion di Caorso”; “Farsi benedire agli “Sciavoni” prima di pedinare”; “Pedinare, dormire, sopire: questo è il problema”.

Per finire al pezzo sul nuovo ufficio legale della proprietà della Ferriera: Borgna, Bontempi, Timeo, Palman e Salvaneschi. “Così parlarono Sissi e Biribissi”. Oppure “Non vedo, non sento ma soprattutto non parlo”; “I marziani tra noi, addetti al caricamento camion in Ferriera”.

E ci fermiamo qui anche se la fantastica realtà letta sul giornale ci porterebbe a continuare.

Alla Procura.

I tempi per le indagini, previsti formalmente dal Codice sono di sei mesi (mezzo anno), prorogabili per motivatissime ragioni al massimo di altri sei (un anno intero).

Dal sequestro del 2008, della stranota discarica abusiva di rifiuti tossici, che siano decine di migliaia di Tonnellate certamente non sono bruscolini, sono passati quasi ventiquattro di mesi e due di anni. In totale silenzio da parte di chi aveva ordinato il sequestro, e dei giornalisti di “nera” sempre così informati sulle comunicazioni di garanzia anche per aver sputato in terra.

Sarà forse per questo che il duo Borgna-Bontempi ha ripetutamente annunciato dalle colonne del giornale la linea difensiva dei vertici Lucchini, del voler a tutti i costi chiedere uno stralcio del fascicolo dell’indagine della Procura di Grosseto per far rimanere il processo a Trieste?

Di nuovo alla Procura.

Non trova risposta il semplice quesito posto da Maurizio Fogar.

Dove è finita la denuncia del Circolo Miani di dieci anni fa, che anticipava riga per riga quanto scoperto nel 2010 dalle indagini dei Carbinieri di Udine su mandato della Procura di Grosseto?

Richiamarsi all’azione parzialissima del 2008, non è una risposta e comunque arriva con otto anni di ritardo.

La descrizione poi in allegato del pedinamento mancato non merita commenti perché sparare sulla Croce Rossa non è nei nostri costumi. La lettura è sufficiente per commentarsi da sola e per capire come nella recente relazione d’apertura dell’anno giudiziario al Tribunale di Trieste i reati ambientali sono stati definiti “praticamente inesistenti”.

Forse la ragione corretta sta nel fatto che le indagini siano state del tutto o quasi inesistenti.

E veniamo al sindacato.

A Sissi e Biribissi, che oggi ne mancava uno al Trio Lescano. Bellissimo quel “non potevamo indagare sul viavai di mezzi”.

Ma  per un decennio potevate caricarli quei camion, vero? Od erano i marziani a prendere la merda tossica, maneggiarla e metterla sui Tir?

Alla faccia della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Ma loro sono “basiti”: per anni camminavano tra montagne di rifiuti dei scarti di lavorazione, che normalmente accompagnano la salutare colazione mattutina dell’operaio Ferriera, e non se ne sono mai accorti.

Ditelo ai tumori di “avere i toni bassi” finchè non sopraggiunga la “chiarezza” mortale. E questi sono i sindacati ai quali è affidata la vita ed il futuro dei dipendenti della Lucchini, Severstal ancora per poco.

Alla Provincia.

Troviamo sinceramente vergognoso, anche se capiamo che è cominciato l’ennesimo scaricabarile tra i topi in fuga dalla maona affondante, che una Presidente di Provincia, che ha da due anni la precisa responsabilità sul controllo delle emissioni inquinanti della Ferriera, e da molto più il controllo di legge sullo smaltimento dei rifiuti industriali, si trinceri dietro al “non sapere, chiedetelo ai funzionari”.

E’ stranoto che la Provincia di Trieste da sempre non conta un beneamato nulla; un ente assolutamente inutile di cui i quattro quinti del bilancio annuale servono a pagarne la sua semplice esistenza e le spese correnti. Ma se anche ha delle pochissime competenze di un certo peso su di un tema poi dal 2000 centrale per la politica e la società triestina, quale quello dell’inquinamento industriale, e lo tratta in questo modo….. allora meglio chiudere palazzo Galatti e tutti a casa con un bel risparmio per le tasche dei cittadini.

Che poi la Bassa Poropat abbia affidato la delega all’Ambiente a quell’ingegniere Vittorio Zollia, che da direttore dell’assessorato regionale all’Ambiente fu prelevato a casa da una gazzella dei Carabinieri per essere condotto a testimoniare nell’aula del Tribunale dove si giudicavano proprio i vertici della Lucchini. “Accompagnamento coatto” fu l’ordine del giudice per la mancata comparizione, per tre volte consecutive, del teste Zollia a quel processo. Mi pare la dica chiara su quali interessi rappresentino le scelte della “presidente” Bassa Poropat.

In quanto alla “priorità” del presidente regionale Renzo Tondo e al “cancro” del sindaco Roberto Dipiazza, insolitamente oggi silenziosi, ma capiamo che incontrare Teddy Reno alla Regione abbia la precedenza su tutto, ben si spiega con il mandato ricevuto di uccidere il Circolo Miani e di come questo fosse il loro principale obbiettivo.

E le ragioni oggi sono sotto gli occhi di tutti, come il loro silenzio.




L’ululato del panciuto sciacallo ed il segno di Zorro.

» Inviato da valmaura il 21 February, 2010 alle 3:56 pm

Oramai a questo sindaco sono saltati completamente i nervi, che la buona educazione non ha mai saputo dove stesse di casa. Ad ogni affermazione che Dipiazza fa la città ha un motivo in più per vergognarsi di averlo eletto a primo cittadino.

La greve, volgare e livorosa uscita sul Piccolo di oggi, domenica 21 febbraio, contro il suo ex assessore comunale Franco Bandelli e la consigliera regionale, nonché Assessore al Lavoro, Alessia Rosolen, chiamata in causa pure per essere la compagna di vita di Bandelli, farebbe arrossire perfino il peggior Vittorio Sgarbi, che pur in quanto ad insulti personali non è secondo a nessuno.

A parte l’abissale differenza di intelligenza e di cultura esistente tra l’apprezzato critico d’arte ed il nostro bottegher che con le sue strampalate uscite scredita pure una benemerita categoria.

Con Franco Bandelli avremmo parlato in vita nostra non più di cinque volte e de visu due, e con Alessia Rosolen neppure un saluto ci siamo mai scambiati. Anzi dalle pagine di questo sito abbiamo duramente criticato l’assessore regionale per un gesto certamente non da signora da lei rivolto alle decine di persone, in gran parte donne, che chiedevano di incontrare il “coniglio carnico” in fuga da una porta laterale del palazzo della regione in piazza Unità. Fuga certamente poco degna per un Presidente di Regione “amato dal popolo”, come recitavano i manifesti elettorali di Renzo Tondo in perfetto stile sudamericano da repubbliche delle banane.

Ciò premesso la “colpa” grave che ha fatto perdere le staffe al nostrano commerciante-sindaco è stato il rischio procuratogli dal nuovo gruppo consiliare che al Comune si riconosce nel movimento politico fondato da Bandelli. E cioè quello di essere mandato a casa, pardon in bottega, perdendo la maggioranza sul voto al bilancio comunale.

Una cosa normalissima se in Italia ed a Trieste la politica fosse cosa normale, un semplice esercizio di democrazia ma che in questo caso, ma anche con Tondo ed Illy ciò è accaduto, diventa una colpa grave: quella di lesa maestà, o meglio di lesa poltrona.

D’altronde non era stato lo stesso Dipiazza a dichiarare pubblicamente “siamo tutti soldatini agli ordini di Camber (Giulio, il senatore condannato con sentenza passata in giudicato, in comune ed in regione rappresentato dal fratello) e di Menia”.

Insomma il Municipio come una caserma, dove gli ordini si eseguono e non si discutono. Una concezione della democrazia da Cile di Pinochet o della Bulgaria del compagno Popov.

E lo scampato pericolo, grazie alle stampelle leghiste e saschiane, ed all’incapacità di una opposizione di “sua maesta”, quello cioè di perdere il “cadregone”, ha fatto invece perdere a Dipiazza le staffe.

E dire delle grossolane minchiate.

Su Bandelli che è stato, rivedersi le tabelline elettorali, il più gettonato (1.108 preferenze)  tra i consiglieri che si sono presentati con la loro faccia al voto della gente, contrariamente ad un sindaco che ha goduto della posizione di rendita regalatagli dalla legge elettorale.

Tutti coloro che votavano per i partiti della coalizione che lo sosteneva di fatto gli passavano automaticamente il voto ed anzi il suo apporto personale alla vittoria, il valore aggiunto della sua ricandidatura, è stato appena di 219 voti (58.114 i voti delle liste dei partiti e 58.333 i voti totali assegnati al sindaco).

E dopo cinque anni da sindaco non è certo un risultato esaltante e di cui menar vanto, tenuto conto poi che lo sfidante di allora gli era arrivato ad una incollatura di pochissime centinaia di voti di differenza.

In quanto alla Rosolen, votata da 2077 cittadini in Consiglio regionale, più del Tononi di turno che sul giornale fa il controcanto, l’eco allo sciacallo, e di cui politicamente non abbiamo condiviso fino ad oggi nulla, è stata per cinque anni la “sconosciuta” capogruppo della seconda forza di maggioranza in Comune nella prima sindacatura Dipiazza.

Che sbaglia pertanto ad attaccarla in così basso modo e riesce a mettere nei guai il suo “amico” – più vicino al suo cuore dell’arrestato Rosato? - Renzo Tondo, che “fino a due anni fa (quando cioè  l’ha nominata assessore regionale) neanche sapeva chi fosse”.

Insomma il presidente della Regione è uno sprovveduto, anche lui “soldatino” che prende ordini, questa volta solo dal proconsole Menia, e che conosce così bene Trieste da ignorare chi sia da anni, nel bene e nel male, uno dei protagonisti della politica locale.

In chiusa lo “sciacallo”, per usare una parola cara a di Dipiazza, tace su di una situazione drammatica che riguarda salute e lavoro di decine di migliaia di triestini e muggesani e che per giorni ha tenuto banco sulla stampa nazionale (gli arresti della Ferriera con l’accusa di aver scaricato abusivamente “solo” 370.000 tonnellate di rifiuti tossici, a parte quelle finite direttamente nelle acque del nostro bel Golfo ridotto ad immonda quanto velenosa pattumiera. Vedersi le foto satellitari su Google maps.).

Per non fare appunto “lo sciacallo” nei confronti “dell’amico Rosato”, l’AD della Lucchini e direttore della Ferriera da dieci giorni agli arresti. Mentre ulula contro il suo ex “pupillo”, così lo appellava fino a pochi mesi fa, che ha messo a repentaglio la sua poltrona di palazzo Cheba.

Insomma uno sciacallo, panciuto e canuto, ululante a giorni alterni pro domo sua.

Sotto il segno di Zorro.

Nel volantino distribuito - democrazia è pure ospitare, far parlare e distribuire volantini a casa propria - da quattro rappresentanti sindacali della Ferriera all’assemblea promossa al Circolo Miani ieri, si accusa Maurizio Fogar, descritto nelle commendevoli vesti di un “Zorro di Servola-Valmaura” e dintorni, testuale, “di rendere la libertà d’espressione sinonimo di CALUGNA”.

Ortografia e sintassi a parte, ma certamente i lavoratori meriterebbero almeno il rispetto della lingua italiana, “il denunciabile Fogar” stanotte certamente non ha dormito, ma perché dalle finestre aperte la nube di gas di cokeria che avvolgeva l’intero quartiere di San Vito-Campi Elisi ha tenuto svegli molti residenti.

Ovviamente all’insaputa di un sindacato, CGIL-CISL-UIL-UGL, che in tutti questi anni non ha mai scritto una denuncia ma nemmeno un comunicatino stampa contro il mortale, anche per i lavoratori, inquinamento prodotto dalla Ferriera.

E rispetto a tutto quanto detto ieri - democrazia è anche capacità di ascoltare, magari talvolta anche delle sciocchezze - la risposta non arriva da noi ma in tempo reale dal portavoce della Lucchini, Francesco Semino, omen nomen dicevano non a torto i latini, che sul Piccolo sempre di oggi, dichiara in un pregevole articolo del Giornalista, con la G maiuscola, Silvio Maranzana quanto segue.

“Forse per smentire queste affermazioni (le testimonianze di alcuni operai e di come siano costretti a “lavorare” i fanghi tossici ed il catrame, scaricandoli pure direttamente nel Vallone di Muggia) di supposta pericolosità basterebbe chiedere agli altri sindacati (ovvero CGIL-CISL-UIL-UGL). Noi ribadiamo che tutti i processi di lavorazione vengono fatti RISPETTANDO LE LEGGI ed i regolamenti nel PIENO RISPETTO DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI E DELLA TUTELA DELL’AMBIENTE CIRCOSTANTE”.

Insomma Rosato e gli altri sono stati arrestati con l’imputazione di aver fatto una pisciatina sui muri e se la caveranno con i soliti 500 eurini di multa, tanto a difenderli ci penseranno Borgna-Bontempi assieme al capitano Enrique Sanchez-Monastario, il perfido e astuto comandante del presidio di Los Triestes che maltratta tutti, al sergente Demetrio Lopez-Garcia, panciuto quanto ambizioso, ed al caporale Reyes assieme ai suoi sgherri.

In lontananza si sente il nitrito di Tornado, il nero destriero di Don Maurizio Fogar che con un mantello nero, un cappello nero, e una maschera, pure questa nera e con l’immancabile sigaro Toscano, questo di colore marrone scuro per la cronaca, sotto le vesti di Zorro, è un nobile che combatte in nome della povera gente contro la tirannia dei vari governatori, e che si rivela troppo astuto per le inette autorità che cercano di catturarlo. Anche grazie all’aiuto di Bernardo, al secolo  Romano Pezzetta, che è l' anziano servo muto di Don Maurizio, e che si rivela indispensabile per il suo padrone, arrivando a salvargli la vita. (per gentile concessione di Wikipedia Italia).

Z.




“Regole certe”. Parola di Unidebit.

» Inviato da valmaura il 6 February, 2010 alle 2:33 pm

Oramai il giornalismo nostrano, il suo servilismo verso il potere ed il denaro, pensavamo ci avesse abituato a tutto. Ciò nonostante abbiamo provato un’istintiva scossa nel vedere tutta la seconda mezza pagina del piccolo giornale di Trieste aprirsi con una intervista, la cui lettura per altro non merita il nostro tempo, all’AD di Unidebit, Profumo.

Ma il massimo è stato il titolo. “Profumo: in Europa servono stabilità e REGOLE CERTE”.

In questa Europa proprio lui allora non dovrebbe entrarci nemmeno con il visto turistico.

Per chi avesse la memoria cortissima, i cosiddetti giornalisti in primis che lavorano in un gruppo editoriale senza nemmeno leggersi Giuseppe Turani che dirige l’inserto settimanale economico di Repubblica, meglio sarebbe passare a Topolino o a scrivere i necrologi. E peccato che l’amico Piero Chiambretti abbia terminato la sua trasmissione Marchette sennò un’ospitata, con quel titolo ad otto colonne, se la sarebbero guadagnata di diritto.

Ma come, fino a poco tempo fa la poltronissima del primo banchiere italiano vacillava perché sotto la sua illuminata, prudente e fedele alle regole, guida il gruppo Unicredit era quasi arrivato al collasso per gli investimenti nei tragicamente famosi fondi Subprime.

Dalla pagina economica del Corriere della Sera del 16 ottobre 2007: “il CDA di Unicredit ha confermato in 1 miliardo di euro le perdite potenziali”, e badate la cifra viene data dalla banca stessa e pertanto da prendere con guanti e pinzette.

Per chi avesse anche qui la memoria corta l’attuale crisi mondiale è stata causata dalla bolla speculativa finanziaria e bancaria dei fondi statunitensi Subprime, cioè dei derivati bidone, che dopo aver messo in ginocchio l’economia americana, fatto fallire banche ed assicurazioni negli States, sbattuto in galera per molto meno i colleghi di Profumo, dai 150 ai 30 anni da passare a Sing Sing, ha annichilito la vecchia Europa ed il mondo intero.

Che quest’uomo parli allegramente e senza pudore di “regole certe”, che i suoi clienti al pari di quelli dei bond Parmalat, Cirio o Argentini, sono ridotti sul lastrico per i consigli ad investire fatti dalle banche “di fiducia” quando queste sapevano benissimo quale fosse la tragica realtà che andava però scaricata sulla povera gente, è cosa fastidiosa assai al di fuori delle mura di un Centro d’igiene mentale.

Ma che dei giornali pubblichino queste sparate, queste paternali, senza una riga di commento e di memoria è come nelle comiche di Cecchelin quando la puttana di Cavana faceva la morale alle suore di clausura di San Cipriano. Con l’aggravante che “la Muta” testimoniava ogni giorno la sua umanità dolente standosene in strada appoggiata alle colonnette, con il bello o il brutto tempo, e non girava tra aerei personali e berline con l’autista.

Nelle pagine di cronaca di Trieste poi al mega convegno con mezzo governo per il “superporto” del futuro, a noi più modestamente basterebbe che quello attuale funzionasse davvero e che la pluripromessa piattaforma logistica divenisse una realtà, Profumo ha annunciato l’investimento da parte di Unidebit di un miliardo di euro nel nuovo affare. Avviso ai naviganti triestini, se mai fossero emessi dei Bond portuali giocatevi i risparmi su di un maso nelle Dolomiti. Salute, natura e soldi in tasca.

In quanto alla moralità calviniana del Gruppo diretto da Profumo eccone un concreto esempio locale (19 marzo 2009).

Tremonti Bond (James?)

Primo esempio di comportamento "virtuoso" delle banche che sono interessate ad accedere al prestito governativo per tutelare i piccoli risparmiatori, ecc., ecc...

 

Spettabile Prefettura di Trieste

Alla personale attenzione di

Olimpia Cerrata

e p.c.

Consigliere, Prefetto Ruffo

Presidenza della Repubblica

Quirinale - Roma

 

Oggetto: segnalazione Unicreditbanca

 

Il Circolo Centro Studi “Ercole Miani”, dal 1981 una delle più significative realtà del volontariato socioculturale operanti a Trieste ed in Regione, è pure da allora cliente prima della Cassa di Risparmio di Trieste e poi dopo la fusione di Unicreditbanca, nell’agenzia principale di via Cassa di Risparmio 10 in Trieste.

Da sempre l’Associazione per fare fronte ai ben noti ritardi con cui vengono accreditati i contributi pubblici di cui gode, ha concordato con la banca l’apertura di una linea di fido permanente di 15.000,00 (quindicimila) euro sul proprio conto.

Modesta osservazione è il rilevare che il tasso debitore inizialmente parametrato, tenendo conto pure dell’alto valore sociale del Circolo privo di alcuna finalità di lucro e con enorme riscontro della sua attività sociale nell’opinione pubblica, ai livelli minimi, con l’arrivo di Unicreditbanca è andato progressivamente elevandosi attraverso comunicazioni unilaterali inviate dalla Banca, soprattutto ogniqualvolta il costo del denaro deciso dalla Banca Centrale Europea aumentava.

Poiché nel 2008 tale costo, tasso di sconto europeo, era arrivato al 2% per scendere ulteriormente nel 2009 al 1.5% e poi all’1% con annuncio recente del Governatore centrale di un ulteriore prossimo ribasso, telefonavamo al Direttore, Bertoni, della nostra Agenzia per conoscere quale fosse attualmente il tasso praticatoci.

La risposta, come pure verificato dalla lettura dell’ultimo estratto conto inviatoci, è stata: 10,75%.

Alla nostra richiesta di un riadeguamento al ribasso dello stesso, per altro mai praticato nel corso delle riduzioni precedenti del 2008 automaticamente, come invece avvenuto sempre per i rialzi, la risposta che ci veniva data, in un colloquio con il Direttore tenutosi la scorsa settimana nella sede dell’Agenzia, è stata quella che di seguito riportiamo testualmente.

“La politica di Unicreditbanca è di praticare un tasso inferiore di mezzo punto a quello di usura, se al cliente non sta bene libero di cercarsi un’altra banca”. Queste, disse il Bertoni, le direttive da lui ricevute dalla centrale di Unicreditbanca per il Nordest, che ha sede in Treviso.

Allo stato attuale crediamo che ogni commento sia superfluo. Giova solo ricordare che Unicreditbanca, la più coinvolta nel nostro Paese nella bolla speculativa dei fondi tossici derivati, ha recentissimamente annunciato per bocca dell’AD Profumo che intende fare immediato ricorso ai prestiti governativi, denaro di tutti i cittadini, istituiti con il decreto cosiddetto “Tremonti Bond”, a favore degli istituti bancari che tengano un comportamento virtuoso nell’aiuto e nella tutela del piccolo risparmiatore.

Si segnala un tanto al Prefetto di Trieste, che viene indicato tra i protagonisti del controllo governativo di questi comportamenti bancari, per quanto di sua competenza e si rimane in attesa di conoscere le azioni intraprese nel merito di questa segnalazione.




Smascherati i bugiardoni.

» Inviato da valmaura il 18 December, 2009 alle 2:19 pm

Elezioni comunali 2001 e 2006. Dipiazza, Bucci, Camber e compagnia bella alla gente: “La ferriera, quel cancro va chiuso subito”.

Elezioni regionali 2008. Tondo, Camber, Bucci, Menia e compagnia bella alla gente: “Chiudere la Ferriera sarà la priorità della mia amministrazione. Se sarò eletto Presidente il giorno dopo andrò a Servola a chiedere alla gente come chiudere lo stabilimento”.

La realtà.

In otto anni il Sindaco si è rifiutato di firmare l’ordinanza di sospensione produttiva, senza conseguenza alcuna è bene ricordarlo per i lavoratori, come invece fatto tra i tanti dal Sindaco di Piombino il 6 ottobre 2005 nei confronti proprio della Lucchini – Severstal. I cui ricorsi sono stati respinti in sequenza dal Tar della Toscana e dal Consiglio di Stato.

Il Sindaco si è rifiutato di sollecitare la Regione a fissare la data della convocazione della Conferenza dei Servizi per la revisione dell’AIA illegittimamente rilasciata dalla precedente Giunta Illy alla Ferriera.

Il Sindaco non si è presentato l’altro ieri alla riunione del Comitato dell’Autorità portuale che doveva decidere sul rinnovo della concessione per i prossimi quattro anni dell’area sulla quale opera la Ferriera.

Il Presidente della Regione ha insabbaiato il procedimento di revisione dell’AIA. E in sequenza ha concesso alla Lucchini il nullaosta per l’area del Canale navigabile per la seconda Turbocentrale elettrica, ed ha concordato con l’Autorità portuale il rinnovo della concessione demaniale alla Lucchini. Inoltre non ha tenuto in nessun conto l’allarmante relazione dell’ARPA del luglio di quest’anno, e cosa gravissima ha chiesto al Governo, tramite Menia, di inserire la zona di Trieste tra quelle in cui far slittare di diciotto mesi l’entrata in vigore dei nuovi e più rigorosi limiti sulle emissioni inquinanti fissata dall’Europa per il prossimo anno. Un vero è proprio attentato alla salute di Trieste e Muggia ed un favore grande come una casa alle tasche dei russobresciani.

Il Presidente della Regione, il Governo qui rappresentato dall’unico Sottosegretario all’Ambiente del Ticket Berlusconi, hanno totalmente disatteso la risoluzione parlamentare del 23 settembre 2008 che fissava in sessanta giorni da quella data il termine in cui Governo e Regione dovevano predisporre un piano di dismissione e riconversione della Ferriera.

L’Europa ha respinto la richiesta di Governo e Regione aggiungendo che essi sono gravemente inadempienti nel non aver predisposto un piano regionale per la tutela della qualità dell’aria, il cui termine di approvazione scadeva nel lontano 2003. La Commissione Europea ha scritto che Regione e Governo hanno annacquato e diluito i dati sull’inquinamento reale e che non hanno predisposto alcuna misura credibile ed efficace per l’abbattimento delle emissioni inquinanti. Insomma ha dato loro palesemente dei bugiardi, nella migliore delle ipotesi.

L’Arpa ha confermato che in 222 monitoraggi la media annuale 2008 – 2009 del BenzoApirene emesso dalla Ferriera è di 8.4 contro un limite massimo rigorosamente fissato di 1, ed ha chiesto un urgente intervento, dal luglio 2009, per i gravi danni che questo comporta alla salute (insorgenza di neoplasie tumorali e leucemie, come scrive in una lettera al Sindaco il direttore dell’ASS triestina).

Basti qui ricordare che a Piombino il Sindaco ha chiuso la cokeria per uno sforamento di BenzoApirene (che è il più cancerogeno degli inquinanti) leggermente inferiore a 6.

In compenso Dipiazza e Tondo stanno chiudendo il Circolo Miani e si accingono a richiedere il voto ai triestini ed ai muggesani.




Conferenza Stampa di Maurizio Fogar

» Inviato da valmaura il 16 December, 2009 alle 5:34 pm

Ho il piacere di invitare le redazioni dei Vostri giornali alla Conferenza Stampa che si terrà giovedì 17 dicembre alle ore 15, nella sede del Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77 (nono piano, ascensore di destra nel portone).

In questa occasione presenterò la documentazione inviata dalla Regione, tramite il Governo italiano, alla Commissione governativa dell’Unione Europea contenete la stupefacente richiesta di deroga dal rispetto dei limiti per i livelli di inquinamento consentiti, fissati dalla legge europea ed italiana.

E la conseguente pesantemente motivata risposta negativa della Commissione Europea al Governo italiano.

Decisione accompagnata da gravi considerazioni pure sulle inadempienze della Regione Friuli Venezia Giulia in merito alle direttive UE e sulla serietà dei dati sull’inquinamento del territorio regionale trasmessi in Europa.

Ad una Amministrazione regionale che si accinge per il terzo anno consecutivo a negare i contributi di legge al Circolo Miani e concorre invece al rilascio del rinnovo della concessione demaniale da parte dell’Autorità portuale, con la vergognosa assenza del Sindaco di Trieste alla riunione, alla Ferriera per altri quattro anni. Pur in presenza di tutte le violazioni di legge che mente umana possa immaginare: dall’interramento abusivo del Vallone di Muggia per un’area pari ad otto campi di calcio, sulla quale per altro la Lucchini-Severstal non ha pure mai pagato il canone demaniale; alla discarica abusiva dello Scalo Legnami, sequestrata dalla magistratura, collocata a fianco di quella per materiali edili sotto processo; ai costanti sversamenti in mare di ogni tipo di inquinante. Vedere su il sito www.circolomiani.it nella rubrica Notizie il pezzo “Scrivono di noi e lavorano per noi” con le foto riprese da satellite questa estate.

Domani sarà il dodicesimo giorno di mia non assunzione di cibo che accompagna la mia scelta iniziata il 26 ottobre scorso di cessare l’assunzione dei farmaci salvavita.




“Bechi, bastonai e contenti”.

» Inviato da valmaura il 19 November, 2009 alle 1:36 pm

Titolo del piccolo giornale, da leggere rigorosamente a sbafo al bar, che per quello che scrive si sta di più a bere il caffè che a leggerlo: “Dipiazza: dovevo farlo ma è una fiction”.

Così parla mercoledì 18 novembre dalle colonne del quotidiano, l’autorevole aspirante al Grande Fratello o all’Isola dei Famosi, e solo perché hanno soppresso Carosello cancellando “Capitan Trinchetto”.

Considero questo provvedimento (l’ordinanza da lui firmata di chiusura del traffico a Trieste) una presa per i fondelli per i cittadini di Servola”. Quelli di Chiarbola, Valmaura, Monte San Pantaleone, Campi Elisi e Muggia, li ha invece semplicemente presi per il deretano.

Le cose finte proprio non mi piacciono”, ma sempre meglio di quelle vere di cui non si assume la responsabilità, e Dipiazza anzi lo ripete “Mi sento un verme”.

Un caldo benvenuto dunque nella famiglia degli invertebrati a Roberto Dipiazza, sindaco di Vermopoli. Che in otto anni e passa di mandato, scanditi un giorno si e l’altro pure da frasi quali “Bisogna chiudere quel cancro di Ferriera” non ha prodotto altro che chiacchiere e chiacchiere, per altro ben imitato dal Presidente della Regione Tondo.

Mentre Ferriera e Sertubi producevano polveri sottili, micropolveri, diossine, benzoApirene e benzene in quantità industriale. E per giunta veri e non finti.

Casomai finte sono le centraline di rilevamento che smettono misteriosamente di funzionare quando si sforano i parametri di legge.

Un po’ come il riscaldamento nei primi Inbus dell’ACT, che si bloccavano quando la temperatura scendeva sotto zero.

Abbiamo chiesto ad un esperto di cosa si cibano i vermi, e poiché questo sito può essere visto anche dai minori, non riteniamo di rendere nota la risposta. Riportiamo solo la sua considerazione finale.

Ovvero che i vermi servono egregiamente da esca, per chi abbocca.

The Worm




Così parlò la Procura di Trieste.

» Inviato da valmaura il 1 November, 2009 alle 1:57 pm

Dunque i nostri costruttori edili caricavano tra le altre cose il bitume raschiato nella ripavimentazione delle strade, catrame a gò gò, sui camion che andavano alla discarica dello Scalo Legnami, sapendo benissimo che questi inerti “speciali” finivano lì. “Avevamo scelto quella azienda perché la discarica dello Scalo Legnami era la più funzionale alle nostre esigenze”.

Nel senso stretto di soldi risparmiati per un trasporto dal tragitto cortissimo.

In un’altra città, con altri magistrati inquirenti e giudicanti, se fossi l’avvocato difensore e leggendo queste dichiarazioni del mio assistito sul quotidiano locale, mi strapperei i capelli, e correrei a supplicare la clemenza della corte. Ma siamo a Trieste e dunque è pacifico che un PM, lo stesso che non ci ha mai risposto all’esposto da noi presentato sui fanghi neri di lavorazione della Ferriera che finivano mischiati alla terra dello sbancamento per la costruzione dell’ipermercato di Chiarbola e poi in normale discarica. Lo stesso che, per scaduta decorrenza dei termini della carcerazione preventiva (solo 160 giorni), ha permesso alla banda degli albanesi, svaligiatrice delle case carsiche, di riottenere libertà ed impunità. Dunque che il succitato PM chieda l’archiviazione nei confronti “della stragrande maggioranza degli indagati sullo smaltimento di rifiuti speciali nella maxidiscarica dello Scalo Legnami, abilitata ad accogliere solo rifiuti non pericolosi”. E nella richiesta di archiviazione, a quasi due anni dal sequestro dell’area, lo stesso PM scriva “La contestazione mossa non è procedibile perché a seguito delle indagini svolte non sono emerse responsabilità”. Ci pare cosa perfettamente coerente con i ricordi di cui sopra.

E che poi la richiesta di archiviazione sia definita “parziale”, ovvero che per i pochi indagati rimasti si intenda, presumiamo, chiedere il rinvio a giudizio, ciò inquieta ancora di più.

Perché trova conferma e riscontro che in quella discarica siano stati scaricati e trattati rifiuti “speciali” come invece normali mattoni, ma la eventuale colpa sta nei custodi o nei gestori della stessa discarica posta in pieno centro cittadino. Per tutti gli altri che ben sapevano cosa e soprattutto dove scaricavano, in due anni quasi di indagini, “non sono emerse responsabilità”.

Una sola domandina agli inquirenti? Anche per la discarica sequestrata a latere, dove la Ferriera ha fatto nascere una vera e propria collina artificiale con gli scarti di lavorazione, e con loro tranquillo degrado nel mare, il PM ha chiesto l’archiviazione?

La risposta è cosa che interessa molto, soprattutto crediamo i tanti condannati a pagare 500 euro per una pisciatina murale fuori ordinanza.

Per altro siamo sempre in fiduciosa attesa di un monito presidenziale che risponda alla nostra domanda se è costituzionalmente pertinente, da parte di un altro PM in una memoria giudiziaria, scrivere che “L’ordinamento… consente lo svolgimento delle attività pericolose, persino mortali, se e in quanto le reputa indispensabili alla vita della complessa società odierna”.

Strabiliante considerazione, passata per altro totalmente sotto silenzio, che alfine legittima la richiesta di depenalizzazione degli infortuni sul lavoro. Fatalità dolorose ma inevitabili, per il bene supremo del Quarto Reich. Sieg heil !




Deboli con i forti e forti con i deboli.

» Inviato da valmaura il 19 August, 2009 alle 12:14 pm

Dunque la Ferriera ha negli anni: interrato abusivamente il Vallone di Muggia per un’area almeno pari ad otto campi di calcio; interrato sempre abusivamente lo spiazzo tra la riva dello stabilimento ed il pontile di scarico rinfuse; costituita una vera montagnola nella discarica abusiva dello Scalo Legnami utilizzando ogni genere di rifiuto nocivo; permesso lo scarico a mare abituale di liquami tossici e l’inquinamento delle falde acquifere (dai verbali della Conferenze dei Servizi Nazionali della Direzione Generale del Ministero dell’Ambiente).

Ma oggi il quotidiano locale dedica una intera pagina di cronaca alla brillante operazione congiunta della Capitaneria di Porto e della Procura che in forze hanno provveduto al sequestro di una quarantina di passerelle in legno che i proprietari delle passere ormeggiate nel porticciolo di Barcola usavano da anni per salire a bordo dei loro natanti che tanta invidia suscitano al miliardario russo Roman Abramovich.

C’è proporzione tra questi due fatti?

Si capisce perché sempre più la gente normale non pone fiducia alcuna nell’operato della giustizia e nel ruolo credibile dell’informazione locale. Dei partiti e della politica di chi occupa le istituzioni è meglio neppure parlarne.

Basta fare una modesta riflessione su quanto descritto sopra per capire che forse era meglio restare sotto Cecco Beppe.

Ma d’altronde c’è qualcosa che lascia stupiti nel comportamento della stampa nazionale ma locale in particolare, e nella professionalità quasi inesistente di chi oggi pratica quel mestiere che passa sotto il nome di giornalismo.

Alcuni esempi lampanti tanto da sembrare fasulli sono quelli offerti dal quotidiano locale, che fa parte del Gruppo editoriale Finegil – Espresso, di cui il giornale capofila è La Repubblica,  e che teoricamente per scelta editoriale e politica dovrebbe essere un avversario implacabile del Centrodestra. Ma almeno a Trieste tra il dire ed il fare ci sono di mezzo sette milioni di sostanziose ragioni in euro, che la Fondazione CRT amministrata in toto dalla famiglia Camber, ha investito in azioni del Gruppo editoriale guidato dallo scomparso Caracciolo. Operazione patrocinata in fretta e furia, lasciando a bocca aperta un altro gruppo editoriale, notoriamente vicino al Centrodestra, che pensava di poter ritornare sulla piazza triestina aprendo finalmente un secondo quotidiano locale che avesse vita meno effimera dei tentativi passati di Franco Paticchio.

Pertanto a livello triestino l’unico giornale locale, per altro in fortissima crisi di copie vendute, e da alcuni bilanci per la prima volta da anni pesantemente in rosso, il quotidiano di via Reni si posiziona a mezzadria tra la famiglia Camber, e scomparsa per suicidio politico quella Illy, e il partito di Zvech e Cosolini. A tutto quello che resta fuori da questo asse nel mondo politico il giornale dedica una attenzione risibile ed uno spazio insignificante (dalla Lega a Rifondazione). Per non parlare poi dell’informazione riservata alle realtà, assai poche invero, espresse spontaneamente dalla società locale, a meno che non siano funzionali al gioco dei due forni portato avanti dal giornale, insomma non siano protette o sponsorizzate dalle famiglie politiche di riferimento.

Ed i risultati di questo aborto editoriale si vedono quotidianamente. Raggiungendo punte di pura schizofrenia e, se ci fosse una libera concorrenza che le sottolineasse, di un raro umorismo.

D’altronde, lo abbiamo scritto e riscritto in questi anni, proprio il comportamento censorio e fazioso del giornale è stato il miglior alleato alle vittorie elettorali del Centrodestra a Trieste a partire dal 2001 in quasi tutte le occasioni elettorali. Anzi a ben vedere si può pure decisamente togliere quel quasi perché i successi di Riccardo Illy, fino al crollo finale del 2008, non erano certo targabili Centrosinistra. Probabilmente il Centrodestra avrebbe vinto lo stesso, ma certamente il comportamento del giornale locale lo ha incredibilmente favorito e facilitato.

E questo ben prima del sostanzioso aiuto economico della Fondazione CRT-Camber.

Quando il Sindaco Dipiazza mente probabilmente in buona fede per accanita ignoranza, che dura da dodici anni di sindacature, dalle colonne del giornale su argomenti centrali della vita e del futuro della città, e pure in maniera grossolana, parlando di Rigassificatore, di Inceneritore, di Ferriera, o per ultimo di Tarsu (la odiosa gabella dei rifiuti), ICI e Acegas. Non c’è giornalista che faccia fede al suo mestiere confutandogli le palesi inesattezze che il Sindaco sostiene.

Non è vero che il Rigassificatore risolverà i problemi occupazionali di Trieste perché una cinquantina saranno a pieno regime gli assunti, occupando un’area marittima cruciale per il futuro sviluppo del porto al cui solo  rilancio la città può legare in grande parte il suo futuro, come la storia insegna. A parte tutte le altre considerazioni di ordine ambientale e sulla sicurezza.

Non è vero che la terza linea dell’inceneritore era nata per funzionare a ciclo continuo e per bruciare la mondezza proveniente da fuori Trieste o Italia. Nel progetto iniziale essa doveva sostituire le altre due linee quando la manutenzione lo richiedeva e questo stava scritto a chiare lettere pure nel programma elettorale del candidato Dipiazza illustrato agli abitanti di San Sabba.

Non è vero che la vicenda della gabella da rimborsare con l’immotivato aumento della TARSU metta a repentaglio una ex azienda municipalizzata che per scelta sciagurata di Illy prima, confermata da Dipiazza poi, è stata privatizzata. Con il risultato che oggi, dati dell’ultimo bilancio alla mano, trasferisce al Comune di Trieste meno di un decimo di quanto ritornava di utile alla cittadinanza negli anni Settanta. E solo perché nell’ultimo bilancio risulta la vendita di Estgas, oggi Estenergy, per fare cassa, che altrimenti sarebbe in passivo. E pertanto è stata la gestione della “privatizzata” Acegas, anche qui saldamente in mano alla famiglia Camber, a fare tutto da sola, Tarsu o non Tarsu, Inceneritore o non Inceneritore.

Ma potremmo pure ricordare la vergogna del depuratore fognario nel cuore di Chiarbola-Servola, con le vasche di decantazione dei liquami a cielo aperto. Ed il decennale balletto sulle responsabilità dei lavori tra Comune e Acegas.

E parlando dell’abolizione dell’ICI e dei benefici conseguenti, non c’è stato nessuno che abbia semplicemente ricordato al Sindaco quali siano stati i “vantaggi” dei triestini, che si sono visti quadruplicare, al tetto massimo consentito dalla legge, l’addizionale IRPEF per i comuni, con delibera della giunta Dipiazza al fine di pareggiare i conti. Tassa che, contrariamente all’ICI che permetteva esenzioni per fasce di reddito, colpisce tutti indiscriminatamente. Bastava prendere la busta paga o la pensione con il conguaglio di fine anno. Un cittadino con un mensile di circa 1800 euro, graziato dall’ICI e con l’Irpef quadruplicata, ci guadagnava la bellezza di 232 euro in più DA PAGARE ! A cui ovviamente andata aggiunta la TARSU aumentata di quasi il trenta per cento.

Ebbene pensate che il giornale locale abbia contestato al Sindaco questi fatti, dopo le sue affermazioni? Assolutamente no. Ha preferito dare spazio al Cosolini di turno, “buttandola in politica”, giusto per garantire al Centrodestra locale la vittoria per i prossimi lustri e per tutelare la famiglia di riferimento.

 




Contenti ora? Una sintetica riflessione.

» Inviato da valmaura il 24 June, 2009 alle 6:21 pm

Quando dicevo, dicevamo che bisognava creare le condizioni per non regalarsi mani e piedi ai candidati Dipiazza, a sindaco, e Tondo, a presidente Regione, avevo, avevamo perfettamente ragione. E che fare i galoppini elettorali non serviva a nulla, anzi la storia insegna che i servi sono pure disprezzati.

I fatti stanno tutti lì a testimoniarlo. Otto anni e mezzo di promesse non mantenute il primo, quindici e passa mesi il secondo. E per il secondo l’aggravante di aver, come nessuno prima, dato mano libera al gruppo russobresciano.

Quando dicevo, dicevamo che non serviva continuare a fare gli archivisti di dati, esperienza già da noi vissuta e praticata a partire dal 1997, che tanto poi questi numeri venivano consegnati alle stesse persone che portavano la responsabilità, oltre che di già conoscerli, –l’ARPA e l’ASS di chi sono?- di aver preso in giro la gente e di non aver fatto niente, se non aiutare la Lucchini.

Avevo, avevamo ancora una volta perfettamente ragione.

Quando dicevo, dicevamo, che l’unica strada praticabile in Tribunale era l’azione da noi promossa con l’avvocato Giuliano Spazzali, e che i magistrati di Trieste non sono neppure lontani parenti di quelli di Udine che hanno sequestrato e chiuso la Caffaro.

Avevo, avevamo una volta di più ragioni da vendere.

Sia per la nostra precedente esperienza di dodici signori esposti presentati in Procura in dieci anni, sia perché si capiva lontano un miglio che l’azione legale patrocinata da Spazzali era stata fatta fallire per garantire l’immunità al Sindaco.

Quando dicevo, dicevamo che l’unica strada vera, percorribile era il condizionamento che si poteva, doveva imporre solo con le manifestazioni, le assemblee ed i cortei. E che non serviva invitare gli alleati nei fatti della Lucchini ad ingannare ancora i cittadini, a meno di accettare di essere loro sodali e complici.

Avevo, avevamo per l’ennesima volta ragione.

Meditate gente, meditate, se vi riesce.

E dove sono gli amici degli amici: i Tondo, i Lupieri, i Camber, Bucci et similia, che tanto hanno promesso? E Dipiazza, il bravo sindaco che tanto ha fatto e che a tutti i costi, anche a quello della nostra vita, bisognava salvare dall’azione legale dell’avvocato Spazzali?

Tanto siccome non serve fare le manifestazioni, mentre è fondamentale dare i numeri a chi di questi si serve al massimo per giocarseli al lotto, eccovi accontentati.

Merda per tutti, e non è che il principio, che l’estate è appena iniziata.

Che aria tiri, in tutti i sensi, lo si è visto oggi. Primo giorno del nuovo altoforno, con AIA trasmessa per simpatia, tanto 2 o 3 sempre stessa cosa è, mentre in Regione sono tanto impegnati che non hanno tempo per affrontare queste emergenze. Non hanno un buchino libero sulle loro agende, ma hanno un buco del C… grande come la Ferriera.

E infatti la gentile, educata e signorile Rosolen lo ha fatto capire chiaramente alla donne dei nostri quartieri quale sia il suo pensiero in merito.

Ai loro occhi contate meno di niente, salvo una volta ogni cinque anni quando vengono a chiedervi il voto ed a pigliarvi per il deretano.

C’è da vergognarsi di essere triestini.

Ma potete sempre rifarvi: telefonare ai “tubi” o provare con l’Arpa, o con il compagno direttore Rotelli, tanto i numeri li conoscete. Anche quelli che dicono che Tondo è il più amato dai concittadini!

Ma fate presto fin che avete fiato, e con porte e finestre ben tappate che oggi sono usciti migliaia di metri cubi del letale gas d’altoforno e domani chissà…

Domani è un altro giorno e si vedrà.




E’ arrivata la risposta

» Inviato da valmaura il 28 May, 2009 alle 12:36 am

E’ arrivata la risposta. Si insomma se vogliamo chiamarla così, è arrivata la risposta dell’Assessore comunale all’Ambiente, che poi è anche Sindaco, Roberto Dipiazza, all’interrogazione presentata in marzo dai consiglieri comunali Maurizio Ferrara e Giuseppe Portale della Lega Nord.

L’interrogazione che avevamo scritto noi e chiesto ai due consiglieri comunali di presentare, e li ringraziamo per questo.

Ma la replica dell’Assessore-Sindaco ci lascia basiti, e non solo per il tempo impiegato a rispondere.

Andatevi a leggere le conclusioni nella seconda paginetta. (cliccate qui per vedere la lettera  mentre il testo dell’interrogazione lo potete consultare qui nella rubrica notizie a pagina 2, sul nostro sito in data 3 marzo).

Quando si scrive che: “Nella fase attuale, (ovvero dopo quasi un anno dalla conclusione della fase istruttoria, che è terminata il 28 agosto 2008, caro signore Assessore-Sindaco, e che si è svolta sulla base di una legge italiana, direttiva Europea) non esistono i presupposti perché l’Amministrazione Comunale solleciti la Regione ai fini della convocazione della Conferenza dei Servizi.”

Punto e basta. Un po’ poco per chi ha fatto dell’impegno, correva l’anno 2001 e poi il 2006, di fronte ai cittadini nelle due campagne elettorali, di chiudere subito quel “cancro” come Lui lo definiva, la principale ragione per votarlo.

Ma poi sentite la considerazione conclusiva in risposta alla richiesta che con un fatto almeno il Comune si opponesse alla Lucchini-Severstal, ovvero con il voto contrario del suo rappresentante nel Comitato Portuale al rinnovo della concessione demaniale alla Ferriera che scade in dicembre di quest’anno.

“Per quanto concerne l’eventuale rinnovo da parte dell’Autorità Portuale della concessione alla Lucchini spa delle aree demaniali, si rileva che, in sede di Comitato Portuale, sarà mia cura valutare la questione con tutta l’attenzione del caso.”

Invece di offrire spot elettorali ai vari Piero Camber, Maurizio Bucci, Tononi e camerati perché chi li invita a Servola non chiede loro di risparmiarsi almeno di prendere in giro la gente più del lecito e del decente?

La nostra risposta arriverà lunedì 1 giugno, alle ore 20.30, con l’assemblea di Valmaura. E mi auguro per la gente che sia forte e chiara. Altrimenti Buona Ferriera a tutti per i prossimi anni.




(C.E.) chi è costui?

» Inviato da valmaura il 6 May, 2009 alle 11:06 am

(C.E.) chi è costui? E siccome è giusto dare a Cesare quel che è suo, completiamo la sigla con l’intero nome e cognome: Claudio Ernè.

Entrato al Piccolo come fotografo, veramente eccellenti alcuni suoi scatti su fatti di cronaca politica negli anni settanta, passò poi cronista. Era l’epoca della Rizzoli che aveva acquistato Il Piccolo dalla ultradecennale proprietà di Chino e famiglia Alessi, e che aveva mandato il torinese Ferruccio Borio a dirigerlo, prima che scoppiasse lo scandalo P2 con annessi e connessi. Era l’epoca del cosiddetto consociativismo, dell’inizio del compromesso storico tra DC e PCI. E in questo clima per dare una svolta alla politica ultranazionalistica del quotidiano locale la nuova proprietà aprì le porte del giornale ad alcuni nomi graditi, se non proprio indicati, al Partito Comunista.

Così inizia la carriera di C.E. al quotidiano locale, poi con gli anni finisce ad occuparsi quasi solo di cronaca nera, di giudiziaria, con qualche tuffo nell’attualità e nella politica. Adeguandosi perfettamente, plasmandosi quasi, ai cambiamenti di linea politica del giornale, passato poi al gruppo editoriale di destra Monti-Riffeser, e distinguendosi per alcuni “pezzi” decisamente anticomunisti, come spesso capita a quasi tutti gli “ex”.

Qui ne diamo tre esempi abbastanza significativi, pubblicati sul mensile Nuova Società, che come lo stesso C.E. ricorda nel suo articolo di lunedì 4 maggio dedicato a Maurizio Fogar ed al Circolo Miani: “lo stesso circolo aveva avuto il merito  di farsi editore di una pubblicazione di notevole spessore culturale”. Mensile che fu allora il più diffuso periodico regionale, autore di tutte le principali inchieste giornalistiche sulla Tangentopoli locale, e che fu fondato proprio per offrire una alternativa alle censure ed alla disinformazione del quotidiano sul quale C.E. scriveva.

Quale fosse il clima di professionalità e di etica dell’informazione che allora, ma solo allora?, aleggiava al Piccolo lo rappresenta benissimo questo episodio. Quando ospitammo, grazie alla collaborazione di Gianluigi Melega, Enzo Tortora per la sua prima uscita pubblica in Italia dopo la piena assoluzione di quella montatura giudiziaria che lo avrebbe di lì a poco ucciso, in una domenica mattina al cinema Ariston stracolmo fino su viale Romolo Gessi di triestini, il quotidiano locale non ne diede praticamente notizia. Mentre tutti i TG nazionali, la stampa italiana e le televisioni di mezza Europa corsero a Trieste per seguire la manifestazione. Memorabile l’apertura del TG1 della sera con il servizio da Trieste come prima notizia.

Ma a parte i tre pezzi in questione pubblicati nei numeri di novembre 1988, aprile e dicembre 1989 (clicca sopra per vederli) e rimasti senza replica alcuna dell’interessato, che qui riproponiamo, voglio qui ricordare due altri  episodi che lo ebbero come protagonista. Quando Franco Basaglia viveva una sofferta agonia, la moglie e gli amici gli chiesero di non scriverne per rispetto alle ore terminali del noto primario. Ed infatti C.E. non esitò a pubblicare nel dettaglio la notizia. Così come un più recente servizio curato sempre dalla stessa persona e che riguardava la scoperta di uno dei purtroppo frequenti casi di abuso di farmaci steroidi ed anabolizzanti nelle palestre triestine, in una indagine da parte delle forze dell’ordine. Per giorni e giorni vennero descritte sul giornale le vicende anche molto personali e familiari del gestore della palestra fino a che questi non fu trovato impiccato su di una trave di casa a Muggia.

Tragica ironia volle che poi proprio dalle colonne del giornale si facesse il pistolotto sulla campagna di notizie ed indiscrezioni che avrebbe stroncato la fibra del giovane e lo avrebbe spinto al suicidio. Come se non fosse stata la stampa locale la fonte continua e pressante di questa situazione.

Ecco ci sembrava opportuno informare i tanti o pochi lettori di questo sito di alcuni aspetti della storia professionale di C.E. per rendergliene giusto merito.




Non ce ne eravamo accorti!

» Inviato da valmaura il 1 May, 2009 alle 12:38 pm

Secondo il piccolo vangelo quotidiano scopriamo che la Ferriera nel 2008 non ha inquinato. Che bello e noi sciocchi che non ce ne eravamo accorti. Anzi avevamo notato sulla nostra pelle che dopo aver ricevuto l’AIA dalla Giunta Illy, confermata da quella Tondo, l’inquinamento se mai fosse possibile era vieppiù aumentato, come per altro stranamente confermavano le periodiche rilevazioni dell’ARPA. Poi dalla chiusura dell’altoforno e dell’agglomerato, rimesso in funzione la scorsa settimana, la sola cokeria aveva tenuto ben alta la bandiera dell’emissioni inquinanti, e per fortuna che lavorava solo a mezzo servizio.

Allora tre sono i fatti. Il silenzio tombale della Giunta regionale che nel rimangiarsi le roboanti promesse elettorali “la mia priorità, se eletto presidente, sarà la chiusura della Ferriera ed il giorno dopo la mia elezione verrò a Servola a chiedere ai residenti come chiuderla…” (parole di Tondo dai giornali nel marzo, aprile e maggio 2008), sullo stabilimento siderurgico è riuscita nel capolavoro di insabbiare e far scomparire nel nulla perfino la revisione dell’Autorizzazione Ambientale con annessa Conferenza dei Servizi in barba alla direttiva UE ed alla legge italiana.

Il solito comportamento del piccolo giornale che dimostra una volta di più di svolgere benissimo il ruolo di bollettino aziendale del Gruppo Lucchini-Severstal. Dal 2000 non ha mai dedicato tanto spazio e titolo alle notizie dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera e quando ne ha parlato ha sempre riservato mezzo articolo alle repliche della proprietà. Ovviamente oggi al giornale nessuno si sogna di chiedere la nostra opinione e di pubblicarla.

Che se per assurdo fosse vera la tesi che i lavori fatti nel 2008 sotto dettatura del PM Federico Frezza da parte della proprietà sugli impianti avessero portato a questa apparente riduzione dell’inquinamento, allora perché questi lavori non sono stati eseguiti a partire dal 1995 data di acquisto della Ferriera? Perché tanta gente in quasi dieci anni, residenti e lavoratori, si è dovuta ammalare e crepare per la negligenza della proprietà? E ancora perché chi doveva fare i controlli ed imporre le sanzioni ha permesso che ciò avvenisse spudoratamente? E dove sono finiti i 400, 450, 500, 600 miliardi dichiarati investiti, e sottolineo investiti, dalla Lucchini a partire dal 1998 per l’ammodernamento degli impianti? E perché la stampa che ha fatto da megafono portavoce a queste balle sesquipedali non ha mai esercitato uno straccio di riscontro e verifica? E poi fuori campo una domandina alla Procura: che fine hanno fatto i sequestri delle due discariche abusive dello Scalo Legnami? Quelle discariche altamente tossiche, una della Ferriera, ed una di materiali edili cosiddetti inerti e rifiuti speciali che hanno così tanto sollevato l’indignato stupore  del Sottosegretario triestino all’Ambiente? Dopo otto e passa mesi mi pare che nessun carotaggio-analisi e nessun intervento siano stati fatti. “Tutto il resto è silenzio”, per citare William Shakespeare.

In attesa di non ricevere mai una risposta a questi quesiti che si basano sui semplici fatti di questi dieci anni vado a prendermi un caffè al bar. Un caffè che è passato dalle 800 lire del 2002 ad 1 euro del 2009, ovvero a quasi 2000 lire: qualcuno se ne è accorto?




“Non c’è trippa per gatti.”

» Inviato da valmaura il 21 April, 2009 alle 2:14 pm

“Non c’è trippa per gatti.”  Con queste nobili parole colui che abbiamo avuto la sventura di avere per cinque anni assessore regionale ai trasporti ed infrastrutture, il pidiessino poi Ds ora PD, Ludovico Sonego, comunica la sua rinuncia a candidarsi al Parlamento Europeo.

Non c’è proprio nulla da aggiungere allo spirito di servizio che dovrebbe contraddistinguere la politica ed al rispetto per le istituzioni. Con questa incredibile affermazione, che tradotta significa che non ritenendo sicura la possibilità di ottenere il cadregone con lauta prebenda allegata non vale la pena di concorrere, si mandano letteralmente a fan culo tutte le belinate su programmi, scelte, rappresentanza dell’elettorato e nobiltà del ruolo istituzionale. Che questa frase venga spudoratamente pronunciata da un rappresentante presunto di una forza democratica, popolare e riformista, due son le cose: o lo si ricovera, il Sonego, in un gattile per mici abbandonati, o si scioglie un partito che prende così smaccatamente in giro la gente senza alcun rispetto per la dignità dei cittadini.

In quanto alla festa per il giubileo di Tondo, organizzata dal quotidiano locale con tanto di locandine dedicate all’avvenimento, questa per i triestini è invece una giornata di lutto se dovessero trovare rispondenza le notizie comparse sulla stampa.

Mano libera alla Lucchini-Severstal sul rinnovo della concessione demaniale (quasi il sessanta per cento dell’area dove opera la Ferriera); mano libera al potenziamento delle attività di banchinaggio conto terzi gestite dai russobresciani alla faccia del potenziamento del porto; e sempre in merito: concessione dell’ulteriore banchina del canale navigabile della zona industriale più l’area vicina al nuovo inceneritore, sempre fronte mare.

Anticipazione della possibilità, senza formale revisione alcuna, di sostituire l’altoforno tre con quello due, all’interno di una Autorizzazione Integrata Ambientale di cui è scomparso nel nulla il procedimento di revisione aperto lo scorso anno e la cui fase istruttoria si era conclusa il 28 agosto 2008.

In poche parole si lascia il Gruppo Lucchini-Severstal padrone di dettare tempi e modi, si rinuncia a priori ad ogni efficace arma pressoria e ci si rimette alla buona volontà di una proprietà che ha dimostrato di non essere, sono parole scritte dal Ministero dell’Ambiente più e più volte, assolutamente credibile ed affidabile.

Grazie Tondo e buon compleanno.




Quando la realtà supera la fantasia.

» Inviato da valmaura il 10 April, 2009 alle 2:08 pm

Non passa giorno che la realtà supera la fantasia. Una presidente di provincia che, infischiandosene della volontà espressa dalla grande maggioranza dei suoi amministrati, protesta perché sulla vicenda Ferriera si dà troppa, e non troppo poca come finora è stato, importanza alle questioni ambientali rispetto all’occupazione. Un presidente della camera di commercio che stanzia un milione e mezzo dei nostri euro per aiutare le imprese che hanno inquinato. Un sindacato che dai vari Belci ai Visentini tace di fronte all’ovvietà buttata loro in faccia senza mezzi termini dal direttore nonché AD dello stabilimento siderurgico, Rosato, che spegne ogni facile illusione sulla ripresa produttiva della Ferriera e spiega che il cordificio, che a nostro parere NON deve per il bene e per il futuro del porto assolutamente essere realizzato, con la Ferriera praticamente non c’entra per nulla.

Si ricordi sempre: un sindacato che assieme al partito democratico di riferimento porta quasi per intero la responsabilità dell’emergenza lavoro in cui si trovano, senza quasi prospettive, i dipendenti del Gruppo Lucchini e Sertubi.

Ferriera che sì lavora ora solo con la cokeria al 50%, ma produce tanto di quell’inquinamento, anche acustico, mai rilevato in passato. E rinnoviamo la richiesta formale di sapere da chi e come vengono fatti i controlli sulle agevolazioni tariffarie energetiche, visto che la produzione dei gas di risulta, per legge determinanti, si è ridotta di oltre due terzi, sull’elettricità prodotta dalla centrale di cogenerazione. Perché siamo stufi di regalare oltre che la salute anche i nostri soldi a questa gente.




La grande puzza. Il ritorno.

» Inviato da valmaura il 8 April, 2009 alle 4:06 pm

Come ogni arrivo della bella stagione, nel cielo compaiono le rondini e sul piccolo giornale la saga della grande puzza misteriosa colpisce puntualmente. Peti dei marinai esclusi, gas natural(e), come ci rassicura la guardia costiera, e perdite di gas dalle tubature sotto controllo, come sentenzia l’Acegas, l’unica alternativa si concentra sulla Ferriera e sulle vasche a cielo aperto del depuratore fognario cittadino, dove decantano le feci di 239.000 produttori nostrani.

Questa volta s’adontano persino i politici regionali che provano sulle loro strapagate narici quello che decine di migliaia di persone tra Trieste e Muggia provano a loro spese da anni sulla loro pelle.

Ed in attesa di un nuovo articolo sulla misteriosa nube odorosa d’ignota, solo per gli organi di stampa che chiamarli d’informazione mi pare d’usare parola troppo grossa, provenienza, apprendiamo che la grande maggioranza dell’opinione pubblica vuole due cose nel sondaggio testè realizzato. La chiusura della ferriera, con buona pace di quei consiglieri comunali che hanno appena pubblicamente sostenuto che “tutta la città sta dietro ai lavoratori della Ferriera”, e per la verità se fossi uno di loro avrei più di un motivo di seria preoccupazione a sentir simili affermazioni. E il rilancio del porto come principale attività economica per la nostra città.

Dando ai sondaggi, a certi soprattutto, il beneficio dell’ampio dubbio, i dati che ne escono sono esattamente quanto puntualmente disattesi dalla classe dirigente nostrana.

Rilanciare il porto vuol dire recuperare da subito tutti gli spazi che gli sono indispensabili, Rotterdam tanto per fare un esempio ha 35 chilometri di banchine, non è un vezzo ma una banale ovvia necessità: i containers non si possono stivare e lavorare in un fazzoletto di terra. Ma ecco in tempo reale uscire la notizia che invece di concretare lo smantellamento dell’area nevralgica occupata dalla Ferriera, per il 60% di proprietà del demanio, si pensa di concedere al Gruppo Lucchini per un cordificio pure il Canale navigabile, con annessa banchina e si prevede di montare nell’area dello stabilimento pure una seconda megacentrale elettrica. Il tutto con una ricaduta occupazionale di una sessantina di persone ad essere ottimisti.

Ed il porto? A farsi benedire. In piena sintonia con le prossime festività pasquali ed in aperto contrasto con la volontà espressa dai cittadini. Questa è Trieste gente.




30.000 e scusate se son pochi.

» Inviato da valmaura il 31 March, 2009 alle 1:15 pm

Quasi trentamila triestini, insomma più del 10% degli abitanti in provincia, soffre di malattie croniche all’apparato respiratorio. Che sono una delle principali concause di morte.

Parola annuale, lo ripete infatti inascoltato da dieci e passa anni, del primario pneumologo di Cattinara, Marco Confalonieri (andate a rivedervi nel nostro sito, settore video, una sua passata intervista che avevamo raccolto nel 2005).

Per il quotidiano locale la causa sta nei triestini che fumano troppo, figurarsi a Napoli allora, e negli sbalzi di temperatura (!). Secondo il primario ospedaliero invece la prima causa è l’inquinamento, e l’incidenza della patologia è in forte e costante aumento. Ed i tabaccai hanno chiesto un incontro in Regione perché in 400 esercizi paventano la chiusura per la crisi di vendite (meno oltre il 20%).

Vi fareste curare anche un banale raffreddore dal piccolo giornale?

 




Orpo ciò, speremo proprio de no!

» Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 8:08 pm

Come disse il grande Paron Nereo Rocco all'allenatore della squadra avversaria che prima dell'incontro lo salutò con un "e che vinca il migliore".

E così i cittadini europei dovrebbero rispondere, toccandosi i cabasisi, all'ex Presidente della Regione Illy quando in un non lontano convegno degli industriali a Cernobbio disse che "la sanità della nostra Regione è un modello per l'Europa".

Ecco alcuni freschi esempi del "modello" regionale, freschi freschi dalla stampa locale: 432 giorni per una ecografia all'addome; 157 per una visita urologica; 161 per una visita cardiologica; 155 per una visita oculistica; 125 giorni per una visita ortopedica; 708 giorni per un'endoscopia; 390 giorni per una mammografia; 65 giorni per una visita oncologica.

L'alternativa? Aprire il ricco portafogli e pagarsi visite ed esami privatamente. Chissà i danesi o gli svedesi come ci invidiano, loro che hanno la sfortuna di avere le risposte in tempo reale e si perdono il piacere tutto mediterraneo della socializzazione da file d'attesa lunghe fino a due anni.

Questa è la capacità della politica e della classe dirigente, sempre rigorosamente nominata dai partiti, nostrane. Meditate gente, meditate mentre col sacco a pelo vi mettete in fila per mesi.




Le pisciatone alla diossina.

» Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 8:06 pm

Ha fatto molto colpo in città la notizia pubblicata sul piccolo giornale che la multa per quattro pisciatine, per altro scientificamente sterili tant'è che l'urina in casi estremi si può pure bere, come Marco Pannella insegna, di quattro beoni assomma esattamente alla pisciatona continua di diossina assolutamente non sterile bensì altamente cancerogena che la Ferriera emetteva a decine di migliaia di metri cubi nell'aria di Trieste e Muggia.

Ai più attenti non è sfuggito poi il particolare che il limite di legge imposto alla Ferriera è di 0.4 nanogrammi di diossina al metro cubo, mentre per il non lontano inceneritore questo limite scende invece allo 0.1, che poi è il limite stabilito dalla Comunità Europea, oltre il quale inizia il mortale danno alla salute umana. A questo si aggiunga la considerazione che la quantità di fumi contenenti diossina in uscita dalla Ferriera è molte volte più ingente di quella in eventuale uscita dal camino dell'inceneritore.

Se io fossi un multato per incontinenza urinaria dai nostri Vigili Urbani avrei qualcosa da ridire, perchè non mi pare che la legge almeno in questo caso sia uguale per tutti.





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