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Circolo Miani » News Correnti » Page 1 Una mela. » Inviato da valmaura il 29 January, 2012 alle 10:38 am Una semplicissima mela sarà il nostro parametro economico, altro che i rating delle agenzie internazionali. Come una mela offrì lo spunto secoli fa ad Isaac Newton per elaborare la legge della gravità terrestre. E sempre una mela, rossa come di questa che parleremo, fu la protagonista della fiaba di Biancaneve. Oppure finì sulla testa del figlio del leggendario balestriere svizzero Guglielmo Tell. Insomma un frutto ingiustamente sottovalutato che nella mitologia, basti pensare alla mela d’oro che Paride donò ad Afrodite-Venere e che fu l’origine della Guerra di Troia, e nella storia ebbe invece un ruolo importante. Ma torniamo ai nostri tempi. Acquistate ieri, in un normale ortofrutta di Trieste, né più economico che caro di altri, insomma nella media, quattro mele stark (rosse) e due pere decana. Totale pagato, con regolare scontrino, 3,35 euro. L’equivalente insomma di 6.700 delle vecchie lire, un confronto che dovremmo imparare a tenere a mente ed a trasmettere ai nostri giovani. Ma torniamo allo scontrino. Per quattro mele rosse, dal peso di 820 grammi complessivi, abbiamo pagato 2,03 euro: una media di 0,51 centesimi a frutto, pari 1.100 e rotte lire. Per una mela !!! A completezza d’informazione le due perette decana, dal peso totale di 442 grammi, ci sono costate 1,32 euro: dunque 0,66 centesimi a pera, che in lire fanno 1.320 lire. Ma la mela fa sicuramente più colpo alla nostra immaginazione perché chissà da bambini le avremmo colte con le nostre mani, magari dall’albero di un vicino, od in campagna durante una gita. Ecco se oggi mentre siamo avvolti e sommersi dai grandi dibattiti sull’economia, sulle borse, sulle manovre economiche, ci fermassimo a pensare alla mela. La nostra mela rossa, di stagione, che non manca mai, o quasi, nella nostra dispensa. Ci costa oltre mille lire a frutto. E per favore non ricordateci che nella filiera dei mercati in realtà questa mela all’agricoltore sarà stata pagata si è no la ventesima parte, e poi il guadagno del grossista, del o dei trasportatori, dello smistatore e per finire del commerciante, fanno sì che noi la paghiamo così. Sono venti e passa anni che le trasmissione di inchiesta televisiva o le indagini giornalistiche ce lo ripetono oramai a memoria. Così come i vari ministri e politici d’annata si affannano a spiegare che bisogna semplificare questa stramaledetta filiera, incentivare il rapporto diretto tra produttore e consumatore, per abbattere i costi, bla, bla, bla….. Sono decenni che ci fanno la lezioncina e la situazione è quella testimoniata dalla mela a 1.100 lire di ieri. Prof. Monti, ministro Passera, avete mai mangiato una mela, magari comperata da voi? E’ lecito fare di questo normale frutto un indicatore economico della società italiana oggi, molto più reale e concreto delle tre AAA o BBB delle Agenzie di Rating? Vale la pena lottare per una mela? Io credo proprio di si. E da non perdere http://www.youtube.com/watch?v=pKFKxLNf7rA Abbiamo letto bene? » Inviato da valmaura il 2 December, 2011 alle 3:51 pm Tondo e Cosolini, i responsabili principali, e da ben tredici anni, del fallimento della politica nella soluzione del nodo Ferriera, e insomma di ogni piano di rinascita di Trieste e del suo porto che attorno a questo ruotano, “fanno fronte comune sulla Ferriera” come titola oggi il piccolo giornale, sempre più piccolo stando alle copie vendute, di Trieste. Renzo Tondo. Da presidente di Regione nel biennio 2001-2003 fu l’ideatore dei 21 (ventuno, avete capito bene) tavoli istituzionali per la riconversione della Ferriera. Risultati: zero! Fu nel triennio 2008-2011 di nuovo da Presidente della Regione, l’insabbiatore della Conferenza dei Servizi per la revisione-ritiro dell’Autorizzazione Integrata Ambientale concessa illegalmente dalla precedente Giunta Illy-Cosolini alla proprietà russa della Ferriera. La procedura di revisione, scandita per legge, iniziò il 28 giugno 2008, chiuse la fase istruttoria il 28 agosto sempre del 2008 eppoi ….. puff, più niente, scomparsa nel nulla sotto la sabbia di Grado, in barba appunto alla legge, ma queste sono quisquiglie. In questi suoi mandati la Regione, in perfetta continuità lo stesso atteggiamento lo tenne il centrosinistra a guida Illy, non ha mai approvato il Piano regionale per la qualità dell’aria, i cui termini fissati per legge scadevano nel 2003. Si è preso per giunta una dura reprimenda dalla Commissione Europea che in modi nemmeno tanto velati accusava la Regione di aver trasmesso dati taroccati sulle emissioni inquinanti della provincia di Trieste, cosa da far arrossire e vergognare chiunque ma non lui. Roberto Cosolini. Da assessore regionale al lavoro della giunta Illy guidò l’unico tavolo regionale sulla dismissione e riconversione della Ferriera, che si riuniva in media una volta e mezzo all’anno. Lavorò praticamente sotto dettatura degli emissari della proprietà russa ed alla fine anticipò di quasi un anno il risultato della “rigorosa, imparziale”, e magari anche riservata, istruttoria della Commissione regionale (insomma l’ARPA, Gubertini e pochi altri) che doveva decidere se concedere o meno la famosa AIA alla Ferriera, annunciandone ovviamente il “quasi certo” rilascio. Oltre ad aver applaudito agli altri due impegni “assolti dalla proprietà”, ovvero al piano sulla sicurezza interna sul lavoro, e si è visto poi come è finita, ma soprattutto al nuovo “piano industriale del gruppo sul rilancio dello stabilimento di Trieste con ingenti investimenti che avrebbero provocato una ricaduta positiva su tutta l’economia del territorio”, sono parole sue. Infatti il gruppo è oggi, e non da oggi, sull’orlo del fallimento, con ottocento e passa milioni di euro di debiti con le banche; la sua sorte si sta decidendo nelle aule di un Tribunale e Trieste ovviamente ha visto e goduto le ricadute “positive” sull’economia della sua provincia, cassa integrazione compresa. “Ricadute positive” per altro annunciate in un piano industriale del gruppo che dedicava un tomo allo stabilimento di Piombino e quattro righette striminzite alle prospettive di quello triestino scrivendo, testuale, che “nel prossimo biennio saranno garantiti gli attuali livelli di investimento”. Ovvero zero, come zero è stato il risultato prodotto in cinque anni dal tavolo regionale guidato da Cosolini. L’unico modello di piano di riconversione presentato, guarda un po’, dal Circolo Miani e da Servola Respira, quello realizzato a Bagnoli (Napoli) con la chiusura dell’ILVA e la decuplicazione dei posti di lavoro, il tavolo a guida Cosolini non l’ha degnato nemmeno di un ruttino d’attenzione. Poi da appena eletto neosegretario del PD provinciale nell’ennesima intervista tutta pagina regalatagli dal piccolo giornale di casa ad una domanda sulla Ferriera: “Lei tra lavoro e salute cosa sceglie?” Rispose lapidario, in perfetto simil style illyano “Il lavoro” e punto e basta. Orbene oggi il piccolo giornale ci informa che la soluzione di quello che oramai incancrenitosi è divenuto il dramma Ferriera-Trieste è di nuovo nelle mani di questi due, ovvero dei responsabili di questa situazione nella quale la gente triestina e muggesana paga da anni un prezzo insopportabile alla propria salute e alla qualità della vita ed i lavoratori dello stabilimento quello alla insicurezza del loro futuro. Non pago di questa lampante stortura il piccolo giornale persevera nel riportare questa frase assurdamente infelice dell’oggi sindaco (votato da poco meno del 28% dei triestini) Cosolini: “Non si potrà salvare l’industria e l’occupazione a scapito dell’ambiente e della salute, ma non potrà accadere neanche il contrario.” E il contrario lo scriviamo noi per capire che effetto che fa: “Non si potrà salvare l’ambiente e la salute a scapito dell’industria e dell’occupazione”. E’ più chiaro così il Cosolini pensiero, nella sua veste pure di Ufficiale Sanitario che ha il precipuo obbligo di legge di tutelare in primis la salute dei suoi amministrati? In quanto alla politica nostrana in queste settimane si è visto di tutto e di più. Da un assessore all’ambiente che rimarca come epicamente storico l’aver usato la parola “illegalità” nei confronti dei supposti comportamenti della proprietà Ferriera, insomma come il conte Mascetti-Ugo Tognazzi in “Amici Miei” quando grida “Ho visto la Madonna”. Ma che rifugge caparbiamente di adottare quel Piano Comunale d’Azione, per gli amici PAC, contro l’inquinamento industriale che pure la legge ne imporrebbe l’adozione anche al Comune di Trieste, sempre sia ancora Italia, dal lontano 2005. Una legalità che Circolo Miani e Coordinamento dei Comitati di Quartiere usano come parola e rivendicano nei fatti da ben tredici anni, come ha sommessamente, perché ovviamente censurato dal piccolo giornale et similia, ricordato nel 2008 l’attuale Procuratore Capo di Tolmezzo, quello che da Vice ad Udine ha sequestrato e chiuso la Caffaro ex Snia di Torviscosa perché avvelenava l’ambiente, l’acqua e la gente, in una sala zeppa di gente al Circolo Miani. Per la cronaca allora l’ingegnere Laureni non era presente e forse dunque è scusabile. PS: le forze politiche che si richiamano al rispetto delle regole e della legge, Italia dei Valori in primis, se ci sono battano un colpo perché non possono delegare il copyright solo al buon Di Pietro ed all’ambito nazionale. A Trieste sono silenti su tutto il fronte: non danno segno di vita alla proposta avanzata dal Circolo Miani di istituire un albo comunale pubblico dove inserire tutte quelle ditte ed imprese che abbiano negli anni avuto problemi di regolarità o peggio di illegalità nei loro lavori in modo da escluderle da ogni partecipazione a gare di appalti e lavori con la pubblica amministrazione (insomma il recepimento a livello comunale della norma, oggi legge dello Stato, proposta e voluta da Falcone e Borsellino, ed usata recentemente anche per la (mancata) ricostruzione della terremotata Aquila). Tacciono, quando non contrastano con foga pure a livello Circoscrizionale, sulla richiesta di sanare l’illegalità che vede appunto il Comune di Trieste senza qual PAC contro l’inquinamento industriale che appunto doterebbe l’Amministrazione cittadina di quegli strumenti per intervenire concretamente nei casi, sempre più frequenti e vistosi, di sforamento dei limiti di legge e salute delle emissioni inquinanti delle industrie. Come accade appunto da anni con le ordinanze sindacali di fermo del traffico o delle targhe alterne proprio grazie all’apposito PAC sulla mobilità. O forse è proprio per questo, ovvero non trovarsi nelle condizioni di avere degli strumenti di legge idonei ed omettere così la loro applicazione violando di nuovo la legge. Nota bene: ricordarsi di chiederlo nella prossima assemblea all’assessore all’Ambiente. "Presunto" giornalismo. » Inviato da valmaura il 21 September, 2011 alle 2:37 pm La notte dell’informazione è sempre più lunga e nera. Servizio d’apertura del TG Regionale Rai del Friuli Venezia Giulia di ieri sera. Si parla della vendita della Caffaro, ex Snia, di Torviscosa chiusa da tre anni per sequestro da parte della magistratura udinese per inquinamento (da mercurio e sode-cloro varie). La “giornalista” inizia il servizio parlando della fabbrica chiusa dalla Magistratura per “presunto inquinamento” e poi continua raccontando che due dei tre punti nodali della trattativa sul prezzo d’acquisto riguardano i costi per la “bonifica” del sito inquinato e per i lavori di depurazione delle acque del Canale Banduzzi e delle Lagune di Grado e Marano (inquinate appunto da Mercurio e soda-cloro), con i famosi pesci-termometri, rigorosamente al mercurio, una specie faunistica unica nel suo genere di cui il turismo regionale può andare giustamente fiero. Come scriveva in un servizio il Messaggero Veneto ancora il 10 giugno 2005: «Dai rilievi fatti - ha precisato il colonnello Michele Sarno, comandante del Noe di Treviso e responsabile del nord Italia del gruppo di tutela ambientale - è emerso che ampie zone della laguna (Grado e Marano) e, ovviamente, tutto il canale Banduzzi, sono inquinate da mercurio. Sono i residui di produzione della Caffaro che finiscono nel canale e attraverso questo in laguna». La presenza di mercurio, secondo i carabinieri, ha intaccato non solo le acque del canale e della laguna, ma anche le valli da pesca (molluschi, avanotti e mitili) che si trovano alla foce dei fiumi Ausa e Corno». «Senza parlare del fatto - ha aggiunto il colonnello Sarno - che purtroppo molte persone praticano la pesca nella zona, mentre molti scelgono la laguna per i bagni estivi. Stamattina (ieri ndr) sorvolando la zona con l’elicottero abbiamo visto numerose imbarcazioni di pescatori e di semplici turisti percorrere quei canali. Il provvedimento di sequestro del canale, così, è stato preso anche per tutelare tutte queste persone». Dunque tutto “presunto” per la redazione RAI del Friuli Venezia Giulia, compresi a questo punto i milioncini di euro da sborsare per la bonifica ed il disinquinamento. Insomma li cacciano fuori per puro sfizio perché la nuova proprietà paga con i soldi del Monopoli. E tutto “presunto”, mi raccomando, tanto che l’ordinanza di sequestro della magistratura ha retto a tutti i ricorsi avversi venendo confermata negli anni. Forse la Procura di Trieste sulla Ferriera avrebbe qualcosa, anzi molto, da imparare dai colleghi di Udine. E veniamo poi alla Conferenza Stampa dei segretari provinciali della Triplice sulla Ferriera. Anche qui il servizio del TG regionale si affanna a spiegare solo le preoccupazioni economiche sul futuro dello stabilimento. Che gli operai siano i primi ad ammalarsi e anche purtroppo a morire per le devastanti condizioni di lavoro in cui operano, esposti in prima battuta a tutte le emissioni inquinanti fuori controllo di uno stabilimento irrecuperabile: ecco su questo nemmeno una parola. La notte dell’informazione locale è sempre più nera e lunga. Una boiata pazzesca. Ed Elogio della DiPiazzia. » Inviato da valmaura il 13 July, 2011 alle 11:52 am O se preferite, molto più prosaicamente alla Fantozzi, una “cagata”. Questo ha partorito la mozione del Consiglio Comunale sulla Ferriera. Non merita nemmeno entrare nel merito dei suoi contenuti perché non si capisce dove finisca la monaggine (ignoranza, superficialità e quanto altro) ed inizi la mascalzonaggine di una classe politica assolutamente irresponsabile che da tredici, si 13 !!!, anni ha preso in giro la salute e la qualità della vita di triestini e muggesani, ed il diritto ad un lavoro dignitoso e sicuro dei 430 (Ferriera) e, l’unico indotto, 230 (Sertubi) dipendenti. Ovviamente il tutto coperto ed amplificato dai chihuahua della stampa locale, che ammorba l’informazione con una cappa di silenzi, distorsioni e censure. Due notazioni: la vicenda Elettra-Cip6 è da guinnes dei primati in quanto a non conoscenza della situazione. Unico consiglio andate a cercare con santa pazienza sul sito www.circolomiani.it l’articolo “Una storiaccia esemplare” scorrendo indietro le pagine della rubrica Notizie. Se non ricordiamo male è stato scritto nella primavera del 2010. Tempestivi neh al piccolo giornale! La seconda notazione riguarda un presidente degli industriali che non conosce nemmeno i numeri degli addetti delle ditte sue consociate: 660 sono senza dubbio un bel numero ma non sono 1000, e l’unico indotto è appunto la Sertubi. In quanto al piano regolatore: nulla di nuovo siamo solo all’ennesima regalia al partito dei costruttori e progettisti. Tutto il resto è aria fritta.
Elogio della DiPiazzia. Chi Vi scrive è stato negli ultimi anni acerrimo avversario di Roberto Di Piazza, Sindaco, tanto da arrivare, nonostante una antica conoscenza e coetaneità, a togliergli il saluto. Ma una cosa gli va riconosciuta: non ha mai abusato nelle spese, pur consentitegli, per circondarsi di uno staff personale, pur previsto. E' assolutamente risibile oggi che il vero sindaco, l'assessore Omero, per tentare di giustificare una spesa fuori di testa per creare con degli esterni a contratto appositamente assunti e pagati profumatamente con il denaro dei cittadini un "gabinetto" personale per Cosolini, si aggrappi alla scusa che la legge lo permetta. E' formalmente vero, ma lo era anche con Di Piazza che pure ha ritenuto a ragione di risparmiare quei soldi. E di questo gli diamo pubblico merito: ce ne ha combinate tante ma questa almeno ce la ha risparmiata, ed in tutti i sensi per l'appunto. Quale sia la capacità delle opposizioni oggi presenti in Consiglio lo si evince anche da questo fatto: non avere cioè replicato a muso duro a questa vera e propria bestialità omerica. Ancora Ferriera! » Inviato da valmaura il 25 June, 2011 alle 1:06 pm La vicenda Ferriera è la cartina di tornasole del fallimento della politica e della classe dirigente (istituzionale, confindustriale, sindacale) a Trieste da ben tredici anni, ovvero dal 1998. La storia recente. Quando Lucchini nel 1995 acquistò lo stabilimento per una cicca di tabacco aveva nella testa solo il businnes che ne avrebbe ricavato con la vendita allo Stato dell’energia elettrica prodotta dalla costruenda centrale. Questo doveva essere chiaro a tutti ma non fu così. Tra le altre cose l’industriale bresciano firmò allora in Prefettura un protocollo d’intesa in cui la nuova proprietà si impegnava a mantenere i livelli occupazionali. Ed infatti i dipendenti oggi sono meno di un terzo (460 tutti compresi) di quelli di allora, ma in questi 13 anni non si è sentita alcuna voce, a partire dal sindacato, denunciarlo. Era chiaro fin da subito che la produzione siderurgica non era negli interessi primari di chi aveva acquistato la Ferriera (da anni produce solo ghisa e carbone cok), che trovava invece nel polo energetico e nel banchinaggio conto terzi l’unico e vero guadagno. Tanto è che nel 2004 l’acciaieria fu chiusa, smontata e spedita in Russia dai nuovi proprietari subentrati alla Lucchini praticamente fallita, ovvero la Severstal di Mordashov. L’indotto praticamente unico della Ferriera divenne quella Sertubi, inaugurata nel 2000, e nata morta. Anche qui un fatto stranoto, perché serviva esclusivamente a favorire una gigantesca, la più grande, speculazione finanziaria immobiliare realizzata in Trieste, ovviamente con la benedizione di Governo, Regione e Comune: l’acquisto della vasta area fronte mare dalla Fincantieri (Gruppo IRI) per una cifra di due terzi inferiore (e pagabile pure in rate biennali) a quella che fu, nell’arco di poche ore, realizzata dai nuovi proprietari rivendendo lottizzati i terreni ad un prezzo di 33 e passa miliardi pronto cassa. Il tentativo poi di trasformare quella stessa area vincolata nel piano regolatore ad attività portuali ed industriali (e pertanto con un valore dei terreni molto basso) in una zona commerciale (con conseguente decuplicazione del valore a metro quadro) fallì, nonostante il trasferimento voluto con inusitata forza e premura degli uffici finanziari in via Von Bruck da largo Panfili, quale “cavallo di troia” apripista per la nuova destinazione d’uso dell’area. Infatti l’allora delibera straordinaria votata dal Comune (assessore Barduzzi) di “provvisoria trasformazione” d’uso di quella stessa zona andava proprio nel senso di favorire questo progetto perché certamente non si poteva assimilare l’ufficio delle imposte e tasse costantemente frequentato dal pubblico dei contribuenti ad una “attività logistico-portuale”. Quale fosse infatti il destino della Sertubi chiunque poteva capirlo da subito, sia dalla sua produzione fuori mercato in Europa, sia dal fatto che da poco più di sei mesi dalla sua apertura adottò la cassa integrazione a rotazione per i dipendenti (240 scarsi). Inquinamento. In questi anni proprio per l’assoluto disinteresse della proprietà (prima la quasi fallita Lucchini salvata dalle banche creditrici in attesa di vendere per rientrare nei prestiti, poi la russa Severstal) per la produzione di tipo siderurgico, che appunto serviva quasi esclusivamente a legittimare la produzione dei fumi necessari alla centrale per godere delle cosiddette agevolazioni del Cip6 che obbligavano l’Enel, ovvero lo Stato, ovvero noi cittadini, a pagare l’energia elettrica prodotta dalla Ferriera tre volte il prezzo di mercato. In questi anni dunque praticamente nessun serio intervento di ammodernamento ma anche solo manutentivo è stato fatto sugli altoforni, sulla cokeria e sugli impianti correlati, che hanno da lungo pezzo superato i limiti costruttivi di funzionamento e sono praticamente refrattari a qualunque nuova tecnologia. Le emissioni inquinanti, tutte di elevata cancerosità (dalle diossine, al BenzoApirene, agli altri idrocarburi, alle PM10, polveri sottili e micro) sono assolutamente proseguite e costantemente aumentate negli anni fino ad oggi, e tecnicamente non poteva essere diversamente. Questo senza calcolare l’esponenziale inquinamento dei terreni, come rilevato inutilmente dal Ministero dell’Ambiente, l’inquinamento delle falde acquifere e il costante sversamento nel mare di sostanze altamente tossiche, fino al relativo sequestro della zona, per altro interrata abusivamente per un’area pari ad otto campi di calcio, prospiciente lo Scalo Legnami utilizzata come discarica di rifiuti tossici, come rilevato dalle inchieste delle Procure di Perugia e Grosseto. I controlli ed i monitoraggi, così come la sicurezza per i lavoratori in una azienda che deteneva il triste primato di “infortuni”, anche mortali, sul lavoro, sono stati per anni la barzelletta più in voga in città. Così come gli interventi che le leggi, europea, italiana e regionale imporrebbero a Regione, Provincia, Comune (il Sindaco per legge è l’Ufficiale Sanitario del Comune e le sue ordinanze in materia di tutela della salute dei cittadini non sono appellabili come pure dimostrato dall’ordinanza di chiusura della Cokeria di Piombino, sempre stessa proprietà, nell’ottobre 2005 assunta dal sindaco di quella città per bloccare le emissioni di BenzoApirene, e che ha visto il Tar ed il Consiglio di Stato respingere perché “irricevibili” i ricorsi della stessa Lucchini-Severstal) sono stati in tutti questi anni completamente disattesi o peggio sono stati fatti ad esclusivo vantaggio della proprietà. La concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione (centrosinistra a guida Illy) ne è solo uno degli esempi. Giova qui rilevare che poi la nuova maggioranza di centrodestra, Tondo, ha semplicemente insabbiato il processo di revisione dall’agosto 2008, e le ragioni le trovate nell’articolo “Una storiaccia esemplare” sul sito www.circolomiani.it nella rubrica Notizie. In tutti questi tredici anni le pubbliche amministrazioni hanno messo in piedi ben 27 “tavoli istituzionali” per la riconversione dello stabilimento e la ricollocazione dei lavoratori in vista della chiusura della fabbrica, si badi bene chiesta dalla stessa proprietà e fissata prima nel 2009 e poi slittata al 2015 solo perché sono stati allungati i benefici del Cip6 sul businnes dell’energia elettrica per l’appunto fino a questa data. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dai 21 tavoli di Dressi-Tondo del 2001, al tavolo unico di Cosolini-Illy, il più disastroso, fino agli ultimi tre di Tondo del 2008, passando attraverso ai tavoli locali dei sindaci di Trieste succedutisi in questi tredici anni. Il balletto sul monitoraggio, praticamente mai fatto un sistema serio di centraline di controllo, se si esclude quella installata dal Ministero dell’Ambiente in via San Lorenzo in Selva e per questo aspramente contestata dai vertici della proprietà russa, continua e sarebbe cosa troppo lunga e dolorosa ricordarne le multiformi e scandalose tappe. Così come va detto che l’unico praticabile piano per la riconversione della Ferriera e del suo unico indotto (Sertubi) fu presentato nel 2004 alla città e portato al tavolo regionale dal Circolo Miani e dai Comitati di Quartiere. Si trattava esattamente di copiare quanto fatto in quel di Bagnoli (Napoli) per la chiusura della molto più grande ILVA e che oggi ha decuplicato i posti di lavoro, usando semplicemente delle leggi europee, e dei cospicui fondi UE, a ciò destinati. E’ marcito per sette anni nel silenzio di politici, industriali e sindacati che non l’hanno nemmeno preso in considerazione, senza ovviamente produrre nessuna alternativa ma lavorando pressoché sotto dettatura degli interessi della proprietà russa che ha sempre usato i lavoratori come arma di ricatto per altro purtroppo consenziente. Ecco perché quando leggiamo gli articoli e vediamo gli affanni odierni la cosa assume semplicemente il sapore di una parte in commedia mal recitata da oltre un decennio che probabilmente, le banche su esposizioni di 800 milioni di euro non scherzano, ora è arrivata al suo triste epilogo. Una storia dunque annunciata da oltre tredici anni e che ha condannato Trieste, nella salute, nella qualità della vita, nella tutela di un lavoro sicuro e dignitoso, e quel che è peggio ha messo una pesante ipoteca sul suo futuro, porto compreso. L’ululato dello sciacallo e i puri dai pochi neuroni. » Inviato da valmaura il 18 May, 2011 alle 4:27 pm Questo qui sotto riproposto è l’articolo che ho scritto nella mattina di sabato dopo aver letto la “morattata” del piccolo giornale. In un paese normale e civile sarebbe stato assolutamente normale che gli altri candidati sindaci, senza ovviamente entrare nel merito della vicenda giudiziaria, e ci mancherebbe, avessero sottoscritto una pubblica lettera di protesta per la slealtà palese che volutamente falsava, usando la cosiddetta “informazione” come una clava, una campagna elettorale già ampiamente deformata dalla stampa. Non lo ha fatto nessuno, e c’era da aspettarselo visto lo spessore umano e civile dei protagonisti, che anzi avranno gongolato a leggere l’articolo. Ora da parte dei puri che più puri non si può, in attesa ovviamente del prossimo purissimo che epura, si ripubblica la notizia “a babbo morto”, pensando di fare un atto di coraggio nell’usare, non si sa perché, di nuovo questa storia. Siccome sono giovani ed ignoranti, ovvero della storia conoscono solo quello che hanno appreso a scuola: ovvero niente, usano esattamente lo stesso sistema che praticarono per anni Stalin ed il suo dirimpettaio Goebbels, Ministro per la Propaganda del Terzo Reich. Ovvero nella loro ignoranza, non potendo confutare le ragioni altrui nel merito che non conoscono se non per sentito dire e magari pure quello male orecchiato, attaccano semplicemente la persona sapendo che comunque del fango resterà ad essa addosso. Ma stiano tranquilli espandono solamente il numero dei soggetti che saranno chiamati in sede civile a risarcire in solido per il danno portato. Una azione che prenderà il via appena pubblicata la sentenza di assoluzione del primo processo e che via via si implementerà con i successivi atti giudiziari. Forse questo non ristorerà il danno morale ma sicuramente risarcirà quello patrimoniale ed anzi mi auguro che i soggetti coinvolti dispongano di cospicue proprietà e redditi, il che renderà la cosa senza dubbio più appetibile. In quanto ai “purissimi” che usano il loro “amato leader” per accusare di fasullaggine e di compravendita di posti di sottopotere anche i dodici cittadini che stanno pagando sulla loro pelle in tribunale l’atto di dignità di occupare il Municipio per riaffermare il rispetto della legalità e della vita, oltre ad usare metodi politici tipici appunto di “Nick l’amerikano” e l’infamia come sistema di lotta politica, vedremo cosa saranno capaci loro di vendere ai cittadini che li hanno votati e che forse già ora cominciano a pentirsi di averlo fatto. Sono bastati infatti solo due giorni per dimostrare che la coerenza non sia proprio il loro forte. Insomma fioi è come se la “muta di Cavana” desse della peripatetica ad una suora delle Orsoline.
Una ragione in più. Una ragione in più per votare domenica 15 e lunedì 16 maggio per LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE. Se qualcuno poteva ancora nutrire dei dubbi su chi sia l’unico vero avversario di questa cricca partitica a cui gli organi di stampa locali sono asserviti allora il pezzo di oggi sabato 14 apparso a piena pagina sul piccolo giornale di Trieste li ha definitivamente chiariti. Non entro nemmeno nel merito di questo cosiddetto articolo, per chi vuole capirne di più basta leggersi sul sito www.circolomiani.it il pezzo “La non notizia ad orologeria” scritto il 25 ottobre 2010, e meditare quanto sia di attualità il 14 maggio di quasi un anno dopo. Per altro a due mesi dell’apertura dell’udienza davanti al GUP che è del 23 marzo scorso. Una minestra riscaldata oramai tante volte da apparire palesemente inacidita in una vicenda il cui esito processuale tra un due anni ha molte probabilità di finire con una seconda piena assoluzione, ma siccome i processi si fanno in tribunale è giusto non rubare ai giudici il loro mestiere. Ma è utile invece ricordare qui i metodi ed i tempi adoperati da una stampa che avevo definita “Una clava” sempre in un articolo sul sito del Circolo Miani. I tempi. Come e meglio della sindachessa Moratti contro Pisapia, senza cioè possibilità di replica alcuna. Infatti il piccolo giornale piazza lo “scoop” vecchio di mesi esattamente a ventiquattro ore dall’apertura delle urne, nella giornata del “silenzio” ovvero come e peggio che a Milano appunto senza possibilità di replica alcuna. E qui merita che vi andiate a vedere l’intervista rilasciata da Ezio Mauro, direttore di Repubblica, il quotidiano capofila del gruppo editoriale di cui anche sventuratamente fa parte il piccolo giornale triestino, che tra l’altro diventa sempre più piccolo giacchè nonostante il cambio di formato, i concorsi, le tombole, continua a vendere sempre meno copie, pubblicata sulla pagina di Facebook del Circolo Miani. La parte finale, quella in cui il Direttore parla del comportamento di un certo giornalismo, è esemplare per capire lo squallore della stampa triestina. E quasi con preveggenza era stata pubblicata giovedì scorso. E qui potete scegliere come etichettare questa mossa, che anche i ciechi capiscono essere null’altro che “Un metodo Boffo”, una “Una fabbrica del fango” costruita sul modello Letizia Moratti, anche qui sbagliando dati e date. Passiamo ora ai modi. Per tutta, e sottolineo tutta la campagna elettorale, e cioè da almeno quaranta giorni, il piccolo giornale, in questo perfettamente al passo con il giornaletto quotidiano in lingua slovena e la principale, si fa per dire, emittente locale, ha letteralmente cancellato ai suoi lettori l’esistenza della Lista civica LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE. Non è mai venuto alle conferenze stampa, nemmeno a quella in cui si annunciava la nascita, la partecipazione della Lista alle elezioni e si presentavano i candidati. Ha pubblicato, solo perché obbligato dalla legge e dalla par condicio, le liste ufficiali trasmesse dalla Corte d’Appello e dalla Prefettura, senza mai che è mai spiegare le ragioni, i motivi per cui sessanta cittadini si erano candidati per la Provincia, il Comune e le Circoscrizioni. Per il resto solo silenzio, censura e silenzio. Quando poi il piccolo giornale nel corso del servizio dovuto al candidato presidente della provincia ha dato notizia della manifestazione di chiusura della campagna elettorale, fissata comunque per legge alle ore 24 del venerdì 13 maggio, l’autore del pezzo che pure dovrebbe sapere che dal 1946 in tutte le elezioni nella giornata precedente al voto è fatto obbligo di sospendere ogni manifestazione elettorale, la cosiddetta “giornata di meditazione”, si è raggiunta l’apoteosi della professionalità. Si è scritto, nonostante pure il comunicato stampa da noi appositamente inviato, che la Lista civica chiuderà con una manifestazione a Servola sabato 14 maggio alle ore 18, invece che ovviamente alla stessa ora di venerdì 13, commettendo pertanto e per giunta una palese infrazione alla legge. Ed oggi, nell’edizione appunto di sabato, dove quattro pagine sono dedicate a raccontare le feste, i bagordi, gli aperitivi con cui si sono chiuse le campagne elettorali di tutti gli altri, indovinate di chi non si riporta nemmeno una mezza riga di notizia? Ma perbacco del centinaio di persone che ha partecipato alla nostra manifestazione a Servola. In compenso però, si avete capito bene con la perfezione di una sveglia tirata a lucido compare la pagina sul cattivone Maurizio Fogar. Ecco vedete questa è stata una campagna elettorale truffa, dove ai cittadini da parte dei maggiori organi di stampa locale è stato letteralmente rubato il diritto ad essere informati, con il tacito beneplacito dei vari Cosolini, Camber e compagnia brutta. Nessuno per esempio ha mai saputo che i nostri candidati capilista per il Comune sono i cittadini che la scorsa estate avevano “liberato” l’aula, “sorda e grigia” del Consiglio Comunale di Trieste restando a passare una giornata in Municipio per rivendicare il rispetto degli impegni presi in questi anni verso i cittadini, lavoratori compresi, da una amministrazione comunale che ha sempre giocato sulla pelle della gente a partire dalla vicenda Ferriera. E che proprio per “occupazione di pubblico edificio” sono stati per l’appunto rinviati a giudizio assieme con il noto pregiudicato Fogar. A conferma che se esiste qualcuno a Trieste di cui questo sistema ha veramente paura ebbene esso oggi corre sotto il simbolo de LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE. Dunque una ottima ragione in più per votarci.
Trieste di nuovo al centro della crisi internazionale. » Inviato da valmaura il 16 April, 2011 alle 1:12 pm Dopo la cruenta "Battaglia in Tribunale su Fogar" che solo il piccolo giornale trovava il coraggio di narrare (la descrizione nei più orridi e sanguinolenti particolari la trovate qui sul sito www.circolomiani.it nell' Eco della Serva due pagine indietro), la diplomazia internazionale ha di nuovo spostato la sua attenzione su Trieste. Per questo infatti l'ignaro Ministro degli Esteri italiano è stato richiamato in tutta fretta a farsi fotografare al fianco del travagliato parto Antonione, in città la prossima settimana. Da Obama a Sarkozy, passando per Cameron e la Merkel, assente Berlusconi che era impegnato in un meeting con Priapo, è stato raggiunto un accordo segretissimo, solo Frattini è ancora l'unico a non conoscerlo tra i 6.891.000.000 terrestri, per trasferire il Rais, Mu¡¯ ammar Ab¨Minyar ¡Abd al-Sal¨¡m al-Qadhdh¨¡f¨, alias Muammar Gheddafi, da Tripoli a Trieste. Per mantenere segreta il più possibile la destinazione dell'insigne libico hanno fatto allestire tra piazza della Borsa e piazza San Giovanni una lussuosa tendopoli di una ventina e passa di maxi gazebo, tutti rigorosamente bianchi salvo uno, destinato alla rappresentanza ufficiale dell'ospite tripolino che è stato arredato personalmente da un parlamentare leghista con il classico color verde simbolo della rivoluzione coranica. Hanno chiesto infatti ai multiformi candidati sindaci ed ai partiti di cui si è perso il conto che li sostengono, di erigere questo suk sahariano sotto mentite spoglie. E pare che stiano cercando pure delle controfigure da vestire in stile Tuareg per rendere più credibile l'ambientazione. Ma nonostante il dignitoso riserbo e l'assoluta scarsa visibilità della manovra, si è subito compreso che presto il tendone gigante, mimetizzato con la foto di un giovanetto Rovis che tenta inutilmente di celare la vera identità del prossimo inquilino, sarà la residenza ufficiale del Rais, a fianco della bellissima fontana settecentesca a cui si potranno abbeverare i trenta cavalli berberi da cui mai si distacca e che recentemente nella visita di Gheddafi a Roma hanno fatto bella mostra di loro nei giardini di villa Pamphili dove per l'occasione si era acquartierato il tendone del leader libico. Ovviamente i gazebo di contorno saranno destinati via via per ordine di importanza e di preferenza alle quaranta odalische del seguito, a partire da quello immediatamente attiguo dove ora campeggia ad improbabile alibi il faccione del Cosolone. E se ne trova facile conferma nel personale di servizio che li occupa momentaneamente e che provvede, per allenarsi, a distribuire chi raffinate rose dal lungo gambo alle rare passanti, chi piantine di ottime primule, ed altre femminili amenità. Pronti e preparati poi a servire i desiderata delle amazzoni libiche. Ironia a parte. Quanto hanno speso i partiti dei nostri soldi dell'occulto finanziamento elettorale per questo schiaffo ai bisogni della gente, dopo aver invaso per un mese a Trieste ogni spazio pubblicitario a pagamento? Se lo chieda la gente costretta a rimanere parcheggiata per giorni in barella nei corridoi di Cattinara o al Pronto Soccorso perchè mancano poche migliaia di euro per pagare gli straordinari a medici ed infermieri, in una sanità "governata" da questi signori che ha ridotto l'ospedale di Trieste, come il Burlo Garofalo, peggio "che in Uganda", come cantava Gaber. A proposito la Lista civica LA TUA TRIESTE COMITATI DI QUARTIERE ha deciso di destinare 1.500 euro al massimo, se saremo in grado di raccoglierli con l'autofinanziamento, all'informazione in questa campagna elettorale. La fabbrica del fango (parole di Ezio Mauro, direttore di Repubblica). » Inviato da valmaura il 8 March, 2011 alle 5:58 pm In alternativa potete optare per “il metodo Boffo” o per la “macelleria messicana”. Sempre giudizi usciti ripetutamente sul quotidiano capogruppo editoriale del piccolo giornale di Trieste per indicare un distorto (tranquilli: è solo un eufemismo in dolce stil novo) uso dell’informazione come una clava con cui colpire, infangare gli avversari di turno del potere. Bene questo fango io me lo sono sentito colare addosso per quattro anni e se sul piano personale non mi ha turbato più che tanto, ho capito perfettamente che serviva per colpire attraverso la mia persona, che è ben poca cosa, quel movimento di cittadini che da anni, assieme e con il Circolo Miani sta lottando per una vita migliore in una città dove la politica ha fallito in ogni campo. Oggi ne ho avuto l’ennesima riprova nella pubblicazione di un articoletto dove si dava nel titolo notizia della mia assoluzione da due infamanti ipotesi di reato, la truffa ed il falso, mentre nelle tre mezze colonnine del pezzo si tentava di raccontare una cosa diametralmente diversa, dando ampio spazio come sempre accaduto in precedenza, alle tesi uscite pienamente e totalmente sconfitte da una sentenza esemplare. Perché badate bene non esiste formula assolutoria più ampia di quella sentenziata dal Tribunale di Trieste, ovvero “perché il fatto non sussiste”, nei miei confronti. E questo lo si capirà meglio tra novanta giorni quando il giudice Nicoli renderà note le motivazioni della sentenza che ha pronunciato ieri pomeriggio al termine di un’udienza dove non era presente alcun giornalista, tanto meno del piccolo giornale, iniziata alle 14.45 e conclusasi due ore dopo. Sono uscite annientate le tesi di chi sosteneva che il Circolo Miani fosse una “associazione inesistente”, con una sede “poco più grande di uno stenditoio di biancheria dove non entrano più di otto-nove persone”, che coartava e circuiva la volontà dei cittadini dotandosi di cariche sociali fantasma. Tutte cose sentite e ripetute in un’aula di tribunale e che fanno parte degli atti del processo. E che lo stesso rappresentante dell’accusa, il PM Federico Frezza, ha ritenuto di confutare nella sua richiesta di assoluzione nei miei confronti. Tutte cose per converso amplificate per anni sulle locandine, nelle finestre sulle prime pagine e poi da ripetuti articoli in posizioni di richiamo nella cronaca cittadina dal piccolo giornale. Dove ovviamente, basta rileggersele perché stanno lì stampate nero su bianco, le tesi del legale di Maurizio Fogar non trovavano che uno spazio ridottissimo a fronte di quanto dedicato a chi ha poi totalmente perso in Tribunale. Ed anzi quando io stesso ho convocato, dopo l’ennesimo articolone con locandina strillata, una conferenza stampa per illustrare le mie ragioni, ebbene nessun “giornalista” di questa stampa ha ritenuto di presenziare, negandomi ogni elementare diritto di replica e difesa agli occhi di una opinione pubblica che mi aveva evidentemente già condannato. Ebbene alla fine nessuna locandina per “strillare” la mia assoluzione, nessuna foto in prima pagina o l’apertura della cronaca locale, ma solo un sommesso articoletto nelle pagine interne dove meno gente lo vede meglio è per il piccolo giornale. E tutto quello che il Circolo Miani ed i Comitati di Quartiere hanno fatto: manifestazioni, assemblee, TG da Strada è stato scientificamente cancellato. Al piccolo giornale sono riusciti a censurare perfino il Prefetto di Trieste pur di non dare spazio alle nostre iniziative. Una mota continua che serve per coprire i misfatti e le vergogne dei padrini-padroni partitici ed affaristici. Ricordatelo ai politici “liberali, libertari e democratici” quando vi chiedono il voto. La mafia bianca di Trieste. » Inviato da valmaura il 22 January, 2011 alle 12:24 pm Nel suo bellissimo libro il sociologo Nando Dalla Chiesa racconta il sistema messo in piedi a Palermo per uccidere il padre Carlo Alberto: il generale dei Carabinieri nominato Prefetto antimafia in Sicilia. Il passo più interessante e che conserva a distanza di quasi trenta anni tutta la sua attualità, è quello in cui descrive il percorso che ha condotto alla “morte civile” del Prefetto propedeutico alla sua morte fisica. Architrave di questo piano è stata la politica di isolamento attuata pervicacemente nei suoi confronti nei mesi precedenti la strage e che aveva negli organi d’informazione locali, nei partiti e nelle istituzioni i loro attori principali. Tolta la raffica di mitra che ha straziato Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Setti Carraro e l’autista, in via Carini a Palermo, vedo molte analogie su quanto sta accedendo da anni a Trieste nei confronti del Circolo Miani e, se permettete nei miei confronti. Anche qui il “sistema” è lo stesso ed i protagonisti pure. Si parte, nel 2006/2007, dalla scelta di “eliminare” il Circolo privandolo dell’unico contributo pubblico, quello regionale che otteneva non per “grazia ricevuta” come purtroppo moltissime altre realtà, ma perché rispondeva appieno ai parametri della legge in questione e realizzava la più significativa attività nel suo campo a Trieste con la più rilevante partecipazione di cittadini alle sue iniziative. Ad ammetterlo pubblicamente con inusitata quanto spudorata franchezza è lo stesso Presidente della Regione, Renzo Tondo, quando dichiara pacificamente ad alcuni politici che “il Circolo Miani non ha ‘amici’ in Regione”. Senza per altro che tale grave affermazione che legittima e rivendica un uso privatistico e di parte dei fondi pubblici trovi risposta indignata alcuna, né scandalo pubblico. Anzi con l’unica lodevole eccezione del consigliere regionale Igor Kocijancic, ma nel silenzio tombale della stampa che avvalla la cancellazione della più partecipata realtà del capoluogo giuliano e l’assoluta noncuranza dei graziosi “intellettuali” triestini, anche qui con due sole benemerite eccezioni: Orazio Bobbio e Lorenzo Tomatis, che pure molte volte avevano goduto dell’ospitalità pubblica del Circolo. Evidentemente è più appagante per la loro coscienza il colibrì Silvio. Poi il lavoro “sporco” è affidato soprattutto ai media men and girls, come giustamente quanto efficacemente li definisce Furio Colombo sul Fatto Quotidiano, che chiamarli giornalisti suona offesa al mestiere, ed alle testate giornalistiche per cui lavorano, quotidiani e televisioni locali ai quali si è aggiunta, forse per il rientro del politico Degano in servizio, pure la Rai regionale. La mossa è semplice: ignorare e censurare tutto quello che riguarda il Circolo Miani, per prosciugare la partecipazione dei cittadini alle sue iniziative. Cancellare ogni notizia su quello che viene realizzato e se possibile sfruttare ogni occasione per porre Maurizio Fogar in cattiva luce agli occhi dell’opinione pubblica. Insomma parlarne solo per parlarne male. Potremmo qui fare un elenco sterminato di fatti a riscontro di quanto sopra detto, ma basta leggere il sito giornale www.circolomiani.it per averne rapida conferma. A partire dal totale silenzio riservato nel 2006 alla ricezione da parte di Fogar di tre lettere anonime, nel tempo di un mese, con minaccia di morte corredate da un bossolo di revolver 357 magnum. Dove il tragico ridicolo del quotidiano locale toccò vette inarrivabili nel suo silenzio mentre quotidiani del vicino TriVeneto, ad esempio, dedicavano mezze pagine a questa notizia. Fino a ieri quando l’ennesima iniziativa: la conferenza stampa-assemblea pubblica per la presentazione dell’esposto denuncia verso il Sindaco ed il Presidente della Regione, corredata dalle tabelle dei devastanti dati sull’inquinamento uscito dalla Ferriera nell’anno 2010-2011, e l’annuncio della manifestazione in piazza Unità della prossima settimana, è stata completamente ignorata da tutti. Il piccolo giornale ed il Primorski in testa. E pensare che questi giornali, come le TiVù locali e la Rai poi con il grottesco canone, vivono anche, il Primorski soprattutto, grazie ai contributi di Stato e Regione per l’editoria, cioè grazie al nostro denaro. Bene oggi più che mai il problema dell’informazione è uno snodo centrale per la politica a Trieste ed in Regione. Ed almeno noi, ovvero il Circolo Miani ed i Comitati di Quartiere lo ritengono e pongono come discriminante per qualunque contatto o collaborazione con terzi. Chiunque per pavidità o convenienza taccia su questo scempio non avrà in noi interlocutore alcuno. Questa infatti è la prima emergenza democratica per Trieste ed il Friuli Venezia Giulia. Il Bunga-Bunga e la “macelleria messicana” dell’informazione che oggi, ma in realtà da anni, colpiscono noi per ridurre al silenzio, a questo punto è sacrosanto dirlo, l’unico vero strumento di partecipazione diffusa che i cittadini hanno in queste terre per difendere i propri diritti, per difendere, mai parola fu più appropriata, la democrazia. E proprio in questo sta l’obbiettivo di questo piano: scardinare, annientare o almeno zittire e ridurre, quello che dalla fine degli anni novanta è stato a Trieste e Muggia il più importante e continuo movimento d’opinione esistente, che ha anche determinato, non è mai male ricordarlo, l’esito ed il risultato di tutte le competizioni elettorali in queste terre. E che ancora oggi il Circolo Miani sia in piedi, che Maurizio Fogar realizzi con grande successo le edizioni del TG da Strada in città, che tante persone partecipino alle iniziative, che oltre quarantamila tra pieghevoli e giornali siano stati diffusi solo negli ultimi due mesi tra la gente dando quell’informazione tante volte negata e malversata. Ecco questo è la cosa che non accettano e che aumenta il loro accanimento nell’usare istituzioni, giornali e televisioni, partiti e consorterie di potere nel tentativo, finora vano, di ridurci al silenzio. Non capiscono che le paginate di fesserie politiche, di ripicche e polemiche da sottoscala, che dedicano ai capiclan partitici, alla gente normale che affronta sempre più disperatamente la propria vita, anzi la propria sopravvivenza, non gliene può fregar di meno. Che le cazzate dei politici d’accatto che “scoprono”, ora e solo per il tempo della campagna elettorale, il bisogno di “conoscere” i problemi dei quartieri e dei cittadini che lì vivono, dimostrano al contrario agli occhi delle persone che questi ipocriti incapaci vanno cacciati a pedate il prima possibile. Come legittima difesa, per la sopravvivenza di Trieste e della nostra comunità, e con loro vanno cacciati questi media men and girls servi dei padroni e dei padrini che non provano nemmeno un briciolo di vergogna né un sussulto di dignità, se mai l’hanno avuta. La Ferriera fantasma ed altre smemoratezze … » Inviato da valmaura il 30 December, 2010 alle 12:54 pm Fine anno: è tempo di consuntivi, di buoni propositi e di bilanci. Ne fanno ampio sfoggio sulla stampa sempre compiacente - un articolo con foto non si nega a quasi nessuno (salvo al Circolo Miani ovviamente) e soprattutto ai padrini-padroni politici, e che ci mancherebbe da lì passano tra le altre cose i contributi pubblici all’editoria - le conferenze stampa di fine anno. Dal sindaco al Presidente della Regione, ai partiti di maggioranza ed opposizione: venghino siore e siori chi più ne ha più ne metta! E poi sull’albero le palle più sono grosse e più sono belle e decorative. Peccato che questi signori son di memoria assai corta e dimenticano sempre gli impegni assunti, le promesse fatte anche solo pochi mesi addietro, figurarsi poi gli anni e le passate i e le campagne elettorali.più sono belle e decorativeo, e magari con il solito aiutino ti, le promesse fatte anche solo pocampagne elettorali. Come si sa le elezioni sono come l’anno nuovo che con un colpo di scopa cancella quello vecchio, e magari con il solito aiutino della stampa compiacente cancella anche la memoria dei cittadini. Pronti dunque a farsi frollare e fregare una volta di più. Terza conferenza stampa di fine anno dell’ex carnico Tondo, affiancato nella foto natalizia da tutta la sua Giunta regionale. La parola Trieste, la menzione del capoluogo di regione, proprio non riesce ad uscirgli di bocca; figuriamoci la Ferriera, nel senso di dismissione e riconversione. Eppure nella primavera del 2008 quando batteva i marciapiedi di Trieste alla ricerca di voti era “la sua priorità”, anzi scriveva sui giornali che “se eletto Presidente la settimana dopo verrò a Servola a chiedere ai triestini come chiudere la Ferriera”. Ovviamente sono passati tre anni e nessuno lo ha visto né a Servola ma neppure a Valmaura, Chiarbola, Monte San Pantaleone, Campi Elisi o san Vito, e menchemeno a Muggia. Anzi quella sua “priorità” è sparita dall’elenco delle cose da fare e in nessuna delle tre conferenze stampa di fine anno il Tondo l’ha più menzionata. Ma che la Ferriera sia il “convitato di pietra” della politica i triestini se ne sono accorti da tempo. Nessuno o quasi, a partire dal sindaco “tanto gradito al popolo” per scendere o salire, secondo i gusti, a partiti, assessori e consiglieri, ne parla più da quasi un anno. Il fantasma di Trieste: Ferriera e Sertubi sono svanite nel nulla, e con loro l’inquinamento, la salute, la qualità della vita e del lavoro. Un miraggio, si vedono ma è come se non ci fossero, per “lorsignori” s’intende. La Conferenza dei Servizi della Regione per togliere l’Autorizzazione Integrata Ambientale? Evaporata nel nulla, svanita nella memoria, anzi sepolta sotto tonnellate di pallose dichiarazioni roboanti. In una parola sola: insabbiata per non fare torto alla proprietà russa. Ma non è il solo caso. Vi ricordate il Magazzino Vini sulle Rive. Quel “rudere” che se eletto sindaco, correva l’anno 2001, insomma quasi dieci annetti fa, R.DP aveva giurato “avrebbe fatto sparire in venti giorni”? E’ sempre lì, insolentemente insensibile alle buone intenzioni del sindaco R.DP. E il nuovo, si fa per dire, Inceneritore che avrebbe usato la terza linea solo per bruciare le scovazze nostrane in caso di fermo per manutenzione delle altre due (e sempre R.DP che promette nel 2001)? Ora il sindaco sta lavorando per aprirne una quarta perché con la mondezza foresta che brucia le tre a tempo pieno non bastano più. Ed il Piano regolatore cittadino, per non parlare di quello del traffico fermo dai tempi dei progettisti giapponesi del sindaco Spaccini, che “cambierò subito” (sempre R.DP) e che “ho votato senza leggerlo”, Ettore Rosato ai tempi della sua candidatura a Sindaco nel 2006? E la mitica Piattaforma Logistica? Come il vascello fantasma del pirata olandese: tutti ne parlano e nessuno lo vede. La sanità poi! Gli ospedali triestini sono allo sfascio: manca tutto dai letti alle pomate antidecubito. La Regione non rende più noti i tempi delle liste d’attesa per i più banali esami o analisi nelle strutture pubbliche triestine perché non entrano più nei dodici mesi, ma in cambio consiglia i nostri concittadini di recarsi a Gorizia! Il gioiellino dell’ospedale pediatrico Burlo è oramai ridotto ad una brutta e scolorita fotocopia dei tempi che furono, da spogliare come un carciofo smembrandone un pezzo dopo l’altro. Il “superporto”, posto che non fosse l’ennesima superbufala tra tutte quelle che le nostre banchine hanno visto negli ultimi trenta anni (vi ricordate del famoso Progetto Polis, Generali e Fiat, degli anni ottanta?), si è fermato a Monfalcone con il plauso della politica friulana. E allora? Buon fine anno, buttate dalle finestre e rimuovete dai cervelli le vecchie palle che ora con il 2011 la “nuova” politica è pronta a servirvene delle nuove, fresche fresche in occasione delle nuove elezioni della prossima primavera. Chissà se i triestini saranno pronti a bersele di nuovo, per la verità ci stupiremmo del contrario ma la speranza è sempre l’ultima a morire. “Chi vive sperando muore cagando”, littoria dichiarazione del sergente Lorusso (Diego Abatantuono) nel film “Mediterraneo” di Salvatores, premiato con l’Oscar. Chiedetevi il perché. » Inviato da valmaura il 19 November, 2010 alle 11:40 am La presentazione dell’unico serio e concreto progetto di chiusura e dismissione della Ferriera di Trieste è stato volutamente, quanto pervicacemente, nascosto da quelli che proviamo vergogna a definire giornali, ovvero dal piccolo giornale cittadino e dal suo omologo stampato in lingua slovena. Nemmeno una righetta di annuncio, di quella che teoricamente dovrebbe essere il minimo di informazione dovuta per professionalità ed etica. Ma per favore, parlare di giornalismo qui a Trieste è come parlare di corda in casa dell’impiccato. Eppure se facciamo due rapidi confronti forse capiamo meglio il perché di questo atteggiamento. Quando un mese o poco più fa un esponente sindacale ha presentato in una sala congressi, che noi per le ben note ragioni della soppressione di ogni finanziamento ci possiamo scordare di noleggiare, un progetto ripreso da una sua recente visita ad un centro, ottimo per altro, di riciclaggio integrale di rifiuti in quel di Treviso, il piccolo giornale ed a ruota tutti gli altri, dedicarono spazi enormi all’annuncio dell’iniziativa ed altrettanti al suo resoconto. Ora appare evidente a tutti che prima di pensare a quali infissi mettere sull’attico, la casa va costruita sbancando il terreno per le fondamenta, liberando l’area dal materiale, costruendo il piano terra e così via. Parlare pertanto di cosa mettere un domani al posto della Ferriera è anche interessante, il “consulente” di Illy, Gambardella, ricevette dalla Regione allora un 160.000 euro per partorire cinque analoghe proposte della quale la più originale, si vede che è una costante, era di utilizzare l’area occupata dalla Ferriera per metterci un centro di riciclaggio per computer dimessi, ma non aiuta a risolvere il problema chiave. Come e quando chiuderla, come smantellare gli impianti e bonificare l’area, come salvare nel percorso i posti di lavoro, e solo poi decidere cosa farci dell’area resa sgombra e pulita. Allora come mai invece il progetto che presentiamo oggi, che affronta e risolve tutti i tempi ed i modi dell’intero percorso, e che è stato attuato con successo già per la Ferriera Ilva di Bagnoli a Napoli ed ora è in fase di completamento, viene totalmente ignorato? Molto semplice, per due elementari motivi. Il primo molto immediato, ovvero che è realizzabile da subito e che lo era già nel 2004 quando lo illustrammo alla Stazione Marittima presenti gli amministratori della società che lo stava gestendo, e che in tutti questi anni i partiti e le istituzioni da loro governate (Regione, Provincia, Comune, Autorità Portuale ed Ezit tra le altre) hanno volutamente ignorato, per favorire gli interessi personali di pochi amici, la percorribilità a Trieste di questa uscita pubblica dal problema Ferriera, che nel tutelate la salute dei cittadini, salvaguardava e potenziava l’occupazione e garantiva un’idea concreta di futuro alla nostra città. Il secondo è che la cosa viene presentata, oggi come allora, dal detestato Circolo Miani, ed illustrato dal vituperato Maurizio Fogar. E siccome nonostante tutti gli sforzi fatti ed in corso, il Circolo e Fogar si ostinano a non “chiudere bottega”, guai anche solo menzionarli perché altrimenti i padroni ed i padrini di questa informazione d’accatto si arrabbierebbero. Molto semplice ed elementare dunque. Alla prossima edizione del TG da Strada, il notiziario informativo curato dal Circolo Miani e condotto da Maurizio Fogar, che si terrà domani, sabato 20 novembre, a partire dalle ore 17 e fino alle ore 19.30, nel solito posto: piazza della Borsa inizio Corso Italia, lato Bar Rex. Parleremo come sempre di tutto quello che questa “informazione” non dice, censura o manipola, e che invece i cittadini hanno il diritto-dovere di conoscere. Portatevi gli ombrelli che le previsioni dicono che ci potrà essere “pioviggine”, sempre meglio del guano che la cosiddetta stampa da noi pagata ci tira addosso senza preavviso ogni giorno. Trieste. Guida all’accattonaggio. Nuovo record del Piccolo. » Inviato da valmaura il 26 October, 2010 alle 1:49 pm Guida all’accattonaggio. A Trieste vivamente sconsigliato l’ingresso del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia perché si corre il fondato rischio di veder rovesciate le parti. Ovvero “l’accattone” che offre per solidarietà e compassione un caffè a consiglieri, assessori e funzionari regionali. Provare per credere. Queste infatti alcune delle reazioni registrate stamane 26 ottobre tra le 9.30 e le 10.30, congelandosi davanti agli ingressi (due: il principale in piazza Oberdan ed il secondario per gli automuniti in via Giustiniano) nel distribuire agli entranti in occasione della seduta del Consiglio regionale programmata per le ore 10, un depliant sull’emergenza inquinamento a Trieste, lo stesso diffuso in cinquemila copie durante la Barcolana, e porgendo una cassetta per le offerte per finanziare il Circolo Miani. Da un solitario Ballaman, ex presidente del Consiglio regionale, dimessosi per una vicenda di auto blu, comparso intabarrato da essere quasi irriconoscibile, un Burka al confronto è trasparente, arriva un scandalizzato Noooo con l’eco. Da una Savino, assessora regionale alle Finanze, un ironico “su Servola non la contè (in idioma italianmaccheronico) giusta”. E detto da una che politicamente parlando è la scudiera di fiducia di un senatore condannato con sentenza passata in giudicato per “millantato credito” è il top! Per passare ad una altra assessora, la Brandi, che fino a pochi mesi fa fungeva da segretaria a quella giubilata da Tondo che sorridendo pronunciava un “Non ancora”. Frase sibillina che cerchiamo ancora appunto di interpretare ma, per quanti sforzi facciamo, l’unica cosa che ci sovviene è il richiamo ad un sensuale invito intercorrente tra due focosi amanti. A seguire un “Non ho neanche un soldo, ho lasciato il portafogli in macchina” accompagnato da vistosi gesti simulanti la ricerca affannosa di un euro per le tasche. Impareggiabile spettacolo offerto dall’ex presidente della Provincia di Gorizia, Brandolin, nonché dell’aeroporto regionale, e nel contempo un simpatico invito per i ladri di auto. Due o tre splendidi “dopo” recitati dai vari Lupieri, Rosolen e colleghi, come se uno potesse rimanere all’addiaccio per sei o sette ore ad attendere la loro autorevole uscita; alcuni secchi ed infastiditi NO, ed un bellissimo “prima vedo e poi ci penso” pronunciato dall’ineffabile Sasco. Un cinque “sono a terra, è un brutto momento” sussurrati con faccia triste da circostanza e quasi lacrimetta all’occhio da altrettanti consiglieri, per chiudere con un aggrovigliato suono di cui non siamo riusciti ad intelligere senso emesso dal Presidente dei “Giuliani nel Mondo”, Locchi. Da evidenziare che alcuni consiglieri, a partire dal triestino Zvech, visto parcheggiare il Suv Audi bianco fiammante davanti all’ingresso e poi letteralmente scomparso nel nulla, devono aver scelto di entrare arrampicandosi per le grondaie perché di loro si son perse le traccie. Risultato della questua: 12 euro e settanta centesimi, di cui 8 offerti da due impiegati. Non male per gente pagata dai sei-settemila euro netti al mese per arrivare ai dodici degli assessori. Il presidente Tondo per ignorare la richiesta di offerta ha salutato contemporaneamente in tre modi diversi “Ciao, salve, buongiorno” e con tre passi era già dentro il Palazzo. Il Piccolo tocca nella sua inarrestabile discesa quota 37.000. Nuovo record raggiunto dal quotidiano locale nella sua straordinaria performance di giornale sempre meno venduto. Si attesta per ora a quota 37.100 la nuova discesa, ma attenzione non del venduto, che a Trieste è di gran lunga inferiore e dovrebbe infatti aggirarsi sulle 20.000 copie, ma sullo stampato. La differenza poi, a parte i giornali venduti nell’isontino e distribuiti in Istria, se non andiamo errati pagati dallo Stato come contributo alla minoranza di lingua italiana, la fanno i bancali di copie invendute e rese che si ammirano a mezzodì davanti l’azienda distributrice del giornale. Merita di veder pubblicata la lettera inviataci dal direttore del quotidiano locale in risposta ad una nostra richiesta del perché Il Piccolo si ostini a non voler pubblicare le foto satellitari del Golfo di Trieste totalmente devastato dall’inquinamento marino in uscita dalla Ferriera (idrocarburi, metalli pesanti, fanghi tossici) da oltre diciotto mesi. Nel tentativo, assai maldestro per la verità, di nasconderlo ed occultarlo quando milioni di persone in qualunque parte del nostro pianeta che possiedono un computer ed un semplice collegamento internet possono tranquillamente ammirarle cliccando su Trieste nella Google Maps. “Le segnalo che pressoché sempre le pagine della Cronaca di Trieste non dispongono di foto Ed uno non fa neppure a tempo a credergli che aprendo il Piccolo sbatte proprio nella cronaca locale in diverse foto a colori. Le ultime che ci vengono sottomano sono le facciate del Municipio sui tre colori della bandiera (italiana e non padana). Ma non pago prosegue il direttore del Piccolo: “Del resto, che il giornale sia attento alle questioni ambientali e dell'impianto industriale di Servola è quotidianamente attestato.” Certo dipende dai punti di vista perché l’attestazione può anche venire dai fiumi d’inchiostro dedicati alle sparate spaziali della proprietà, oppure più semplicemente dalle censure o dalle deformazioni. Due esempi caldi caldi? In due occasioni in cinque giorni (dal 21 al 26 ottobre) il quotidiano locale non ha pubblicato una riga che è una per annunciare le due manifestazioni promosse dal Circolo Miani e dai Comitati di Quartiere sul tema, dunque confermandosi “attento” anzi attentissimo ma agli interessi di chi? Ha ospitato in mezza locandina, in prima nazionale ed in cronaca con spettacolare risalto un amichevole servizietto, “elogiando” Maurizio Fogar e il Circolo Miani, sulla cui veridicità chiunque può farsi idea leggendo qui accanto l’articolo “La non notizia ad orologeria”. Fa poi piacere notare che Maurizio Fogar, da semplice indagato-imputato, di solito i processi si fanno in tribunale, ha ricevuto sul quotidiano locale una evidenza superiore a quanto il giornale ha ritenuto di dedicare per esempio alla condanna in Cassazione del senatore Giulio Camber. A quando quota 35.000? Pensieri a ruota libera. » Inviato da valmaura il 10 October, 2010 alle 12:01 pm Il sindaco Dipiazza per giustificare il suo innamoramento, oggi assai sbiadito: ma si sa con gli anni la passione scema, per il rigassificatore di Zaule propone alla stampa l’originale tesi che solo così si potevano trovare i soldi per bonificare l’area dove oggi troneggiano i cancheroni dei serbatoi arrugginiti della Esso che per decenni ha scaricato idrocarburi a terra. Sembra una giustificazione, di quelle con la firma malamente contraffatta del genitore che a scuola si presentavano agli insegnanti, sperando di farla franca. Ma detta da uno che dovrebbe per legge amministrare “con il buonsenso di un padre di famiglia” e che da molti lustri ha superato la minore età, è una assoluta sciocchezza. La legge infatti prevede, ne chieda lumi al sottosegretario triestino all’Ambiente per anni suo compagno in giunta comunale, semplicemente che “chi ha inquinato paga”. Lo dicemmo pure ad uno dei tanti lottizzati presidenti dell’Ente Zona Industriale, nei cui confini si trova l’area in questione e gli indicammo i numeri di telefono della Esso Italia: due, uno a Roma ed uno nella “padana” Milano, a suo gradimento etnico-politico, risparmiandogli pure la fatica di cercarseli sull’elenco del telefono. In fin dei conti la Esso ricevette in affitto quell’area allo stato di un prato verde e nelle stesse condizioni la doveva ritornare. Senza molti giri di parole fate il confronto con un normale contratto di affitto di un appartamento, con apposita caparra aggiunta, e vedete voi. Bastava, basta telefonare e dire: lo smantellamento e la bonifica la fate voi, oppure la facciamo noi e vi mandiamo il conto? Cosa ci azzecchi la giustificazione della bonifica per metterci lì un impianto di rigassificazione lascio ai lettori rispondere. Torniamo a parlare del presidente della Confindustria locale, Sergio Razeto presidente e amministratore delegato di Wärtsilä Italia (ex Grandi Motori), e di conseguenza del mestiere del giornalista a Trieste. Un anno e passa fa il signore prima di assurgere ai vertici dell’Assindustria triestina dichiarò con grande evidenza al Piccolo in una paginona intera d’intervista, che era inconcepibile tenere ancora aperta una Ferriera nel cuore di Trieste, e che il Rigassificatore era meglio che se lo mettessero in qualche altra parte (per educazione non diciamo dove, ma il pensiero del manager era abbastanza chiaro). Ora da presidente degli industriali afferma ripetutamente sempre sullo stesso giornale esattamente l’opposto. Certo Lui non sarà un modello di coerenza e di conseguente affidabilità, ma è mai possibile che nessun “giornalista” del Piccolo nelle interviste successive gli abbia fatto notare l’assoluta incongruenza di ciò che ora dice e ne abbia chiesto il perché, così giusto per rispondere alla curiosità dell’opinione pubblica cittadina e, ma sì citiamolo questo fantasma, alla sua etica professionale del mestiere di informare? Grandissimo successo, e lo diciamo senza modestia alcuna ma con viva soddisfazione, ha ottenuto la distribuzione delle oltre quattromila cartoline-depliants a colori che il Circolo Miani ha organizzato nel villaggio-suk della Barcolana sulle Rive tra giovedì e venerdì. Con i comizi strillati tra la gente e gli stand, con le persone che ci rincorrevano per averne una copia, in poco meno di un’ora le abbiamo distribuite tutte. I commenti sono stati molto positivi e debbo ringraziare quelle persone, giovani e non che dopo averlo letto hanno sentito il bisogno di rincorrerci per dirci “grazie per tutto quello che state facendo”. Una bella soddisfazione che da sola ripaga costi e sacrifici, e ci incoraggia a continuarne la distribuzione nei giorni a venire. Da registrare un solo commento negativo, di un pensionato triestino patocco che tenendo tra le braccia una bellissima nipotina addormentata, ci ha apostrofato in malo modo con un “vergogneve, che così sputtanè la città”. Che lui “sputtanasse” in questo fare la salute ed il futuro dell’amata nipotina non gli è passato nemmeno per i dieci suoi neuroni celebrali. Un ritornello già sentito molte volte: se parlate di mafia “sputtanate” la nostra bella Sicilia e così via. Con lunedì parte la campagna per salvare il Circolo Miani e prepareremo diverse occasioni per promuovere rapidamente l’autofinanziamento, la raccolta di fondi nei quartieri, in città e tra tutti quelli che ritengono che la nostra associazione, la più significativa realtà socioculturale a Trieste da trenta anni, la più seguita e partecipata dai cittadini, debba continuare a svolgere quel ruolo di garanzia dei diritti, di strumento di salvaguardia e soluzione dei problemi della gente, di crescita sociale, umana, e culturale di Trieste e provincia. Incontriamo il Prefetto. » Inviato da valmaura il 26 September, 2010 alle 7:57 pm Giovedì 30 settembre alle ore 17 al Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste incontro-assemblea pubblica con il Commissario del Governo per la Regione Friuli Venezia Giulia, il Prefetto di Trieste Alessandro Giacchetti. “Trieste siamo (anche) noi. E non solo il “salotto buono” di piazza Unità. Tra san Vito-Campi Elisi, Chiarbola-Ponziana, Servola, Valmaura, San Sabba e Muggia vivono oltre 80.000 persone”. Questo il tema dell’incontro a cui sono invitati a partecipare i cittadini per raccontare e far conoscere al Prefetto un lato importante della vita di Trieste, e Muggia, molto spesso trascurato ed ignorato. E sono i tanti problemi che la gente si trova ad affrontare da sola nel loro vivere quotidiano nei quartieri della città molto, troppo, spesso ignorati dalle istituzioni. Questa politica fa ribrezzo. » Inviato da valmaura il 10 September, 2010 alle 12:43 pm Partiamo dai commenti al caso Ballaman, a cui auguriamo comunque di dimostrare l’infondatezza delle accuse sul ripetuto uso privato dell’auto blu della Regione, altrimenti le dimissioni solo da Presidente del Consiglio regionale apparirebbero del tutto insufficienti. Tondo: “Un peccato veniale”. Sarebbe paradossalmente scandaloso se non fosse vero. In fondo usare per fini privati un bene pubblico appare in fin dei conti una cosa “veniale”, certamente secondaria rispetto ad esempio ad una condanna passata in giudicato ovvero confermata nei tre gradi di processo, Cassazione compresa, inflitta al senatore della PDL, il partito di Tondo, padre padrone del centrodestra a Trieste: Giulio Camber. Consiglio a tutti i “peccatori veniali” ed ai loro commentatori di leggersi le esemplari quanto gravi motivazioni della condanna. Le trovate nel nostro sito. Oppure allo “spergiuro” continuato ed aggravato degli impegni assunti pubblicamente in campagna elettorale e poi disattesi e resi carta straccia il giorno dopo il voto. Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta: da Dipiazza a Tondo passando per Cosolini e Rosato e quasi tutto il variegato mondo politico triestino e regionale. Questa casta politica sta veramente toccando il fondo, con una arroganza sfacciata perché si sente forte del compiacente appoggio della stampa, controllata politicamente e nelle proprietà. La Regione legifera sulle regole della democrazia, vedi leggi elettorali sul terzo mandato, sul turno unico e così sguazzando, solo con l’occhio rivolto agli interessi di partito e di banda (la conquista del Comune di Pordenone da parte della Lega Nord, piuttosto che la riproposizione per la terza volta di Dipiazza a Trieste, oppure il “taglio delle ali” che tanto piace ai convergenti PDL e PDmenoelle con l’abrogazione del doppio turno). L’accorpamento, la cui decisione spetta alla Regione, delle elezioni amministrative della prossima primavera, la terza volta consecutiva per quindici anni a Trieste, con le eventuali politiche anticipate sarebbe uno stupro senza eguali nei confronti della nostra città. Leggetevi sul sito gli articoli “Salviamo Trieste ed Il taglio della democrazia”. Se la politica nazionale sta mostrando il peggio di se stessa, e se ne è accorto finalmente anche il Presidente della Camera, a livello locale abbiamo, quasi, toccato il fondo. Il centrodestra, Lega compresa, è politicamente ad uno sfascio, costellato di continue ripicche e ricatti incrociati, mai visto prima; così come domina l’impudicizia nella aperta spartizione dei consigli di amministrazione: una presidenza di Acegas a me, una vicepresidenza Ater a te, fino a contendersi con sputtanamenti reciproci le cadreghe del consiglio d’amministrazione dell’ospizio pubblico. Per il centrosinistra una prece è più che sufficiente perché sta suicidandosi da solo. Il nuovo direttore dell’ASS triestina, frutto di questo albero (centrodestra), è riuscito ad esempio a non dire nulla in quasi due pagine scritte al Comune di Trieste a corredo degli UNDICI rapporti inviati dall’ARPA che denunciavano, numeri e tabelle alla mano, come l’inquinamento prodotto dalla Ferriera nell’ultimo autunno-inverno-primavera sia mostruosamente più alto di quello registrato l’anno precedente e di come gli impianti siano oramai totalmente fuori controllo e le prescrizioni dell’AIA regionale e del consulente di Frezza-Borgna pura carta straccia o impudica foglia di fico generosamente elargita alla proprietà russa dalla Regione e dalla Procura. Intanto il “confessore” Tondo ha di nuovo insabbiato quella oramai ridicola quanto patetica Conferenza dei Servizi che doveva, dall’agosto 2008 giusto per ricordare, revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla Severstal. Smaccatamente favorendo, leggetevi sempre sul nostro sito “Una storiaccia esemplare”, come esemplare è stata la censura stesa dall’informazione regionale su questa inchiesta, gli interessi del magnate russo Mordashov a tutto scapito della salute dei cittadini e delle tasche dei contribuenti. Pensate sono quasi riusciti a far credere, con la piena complicità di una stampa da predellino, in undici anni, e ribadiamo UNDICI, che la soluzione del dramma Ferriera fosse solo una cosa che riguardasse i lavoratori e un rione, Servola. Hanno nascosto tutta la verità, ovvero che è Trieste ad avere la più alta mortalità, Muggia compresa, per tumori e malattie alle vie respiratorie, e non Servola. Che l’inquinamento in uscita da Ferriere, Sertubi, Italcementi, Depuratori fognari a cielo aperto ed inceneritori, colpisce quasi tutto il territorio della nostra provincia quando non arriva a Capodistria e perfino a Grado-Monfalcone. Hanno continuato a cianciare di porti e superporti dimenticando che non ci può essere alcuno sviluppo e futuro con Ferriere e Sertubi aperte che occupano le aree nevralgiche della nostra costa. Hanno perso UNDICI anni senza fare alcuna proposta concreta per la dismissione dello stabilimento e per la ricollocazione dei lavoratori, oltre ovviamente a non salvaguardare per niente la salute, la vita della gente. La Ferriera e quello che essa rappresenta è sempre stato, sia per la salute che per il futuro, un problema di tutta la città, e non solo di quattro case a Servola. Questo ve lo hanno nascosto ed occultato per oltre un decennio per garantire da un lato gli interessi di pochi speculatori e dall’altro per mascherare la loro totale incapacità di pensare agli interessi dei triestini ed allo sviluppo di queste terre. Ecco alla fin fine ha ragione il Tondo quando dice che per Ballaman e questa politica che loro rappresentano si tratta solo di un “peccato veniale”, di “mortale” qui c’è ben e molto altro. Orrore, sgomento e vergogna. » Inviato da valmaura il 25 August, 2010 alle 11:44 am Queste le prime tre sensazioni provate da un operaio specializzato da pochi anni in pensione, già sindacalista della FIOM-CGIL e una delle più apprezzate RSU della Cartiera Burgo, leggendo sul piccolo giornale di ieri quella “sceneggiata”, sono parole sue, pubblicata a favore della proprietà della Ferriera, autori alcuni sindacalisti e capetti della fabbrica russa che ammazza Trieste, lavoratori compresi.. “Pena per i miei ex colleghi operai che spero trovino la forza e la dignità di indignarsi (lui per la verità ha usato la parola “incazzarsi”) e prendere a calci in culo questi loro rappresentanti”. “ I miei ex compagni sono i primi a morire e questi difendono gli interessi della proprietà, tacciono sullo scandalo assai esteso, e non solo in Ferriera, degli infortuni non denunciati e fatti passare per malattia o ferie”. “Dopo quasi quaranta anni vissuti da operaio sindacalizzato non avrei mai pensato di provare tanta vergogna come leggendo quell’articolo; la mia solidarietà va tutta e solo a quel responsabile per la sicurezza cacciato illegalmente dalla riunione e spero solo che in un sussulto di dignità la CGIL faccia piazza pulita di questi iscritti, che neanche ai tempi dei sindacati fasulli, “gialli” li chiamavamo perché al servizio dei padroni, avevano la faccia tosta di parlare così”. Questo ci ha detto ieri al telefono, chiamandoci al Circolo Miani. Ha anche aggiunto parole dure sull’inquinamento che esce da Ferriera e Sertubi e che da casa vede ad occhi nudi e prova sulla pelle sua e della sua famiglia, per la cronaca sta a San Vito e non a Servola, in particolare, è la sua sensazione, con “i picchi toccati ad ogni cambio turno”. E si è chiesto come gli operai stiano zitti ed accettino di “crepare in silenzio” perché sono i primi ad ammalarsi. “Tutti abbiamo famiglia e quando la Iret ha chiuso ho capito cosa vuol dire trovarsi in strada, ma c’è un limite a tutto”. Io non assumo CoCa. Parte la campagna provinciale contro l’assunzione di Co (Cosolini) e Ca (fratelli Camber). Per non assumere le dosi letali per i neuroni celebrali e causa di precoce demenza senile si sconsiglia vivamente l’acquisto abitudinale e da assuefazione del quotidiano locale. Si raccomanda vivamente lo spegnimento dell'apparecchio televisivo od in subordine l'istantaneo cambio di canale in occasione dei TiGì della televisione locale, dai cui canali si corre per di più il rischio di contrarre la dipiazzite, un fungo della pelle prurugginoso che trova origine dai peli delle Iene Ridens (Crocuta crocuta). E’ un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta. Disprezzata dall'uomo per la sua predilezione a nutrirsi di carogne, È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. In Europa pare abbia trovato un habitat ideale a Trieste e dintorni. La iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale. Io non assumo CoCa. Sopire, sfumare, dormire … » Inviato da valmaura il 1 July, 2010 alle 4:04 pm Io non assumo CoCa. Parte la campagna provinciale contro l’assunzione di Co (Cosolini) e Ca (fratelli Camber). Per non assumere le dosi letali per i neuroni celebrali e causa di precoce demenza senile si sconsiglia vivamente l’acquisto abitudinale e da assuefazione del quotidiano locale. Si raccomanda vivamente lo spegnimento dell'apparecchio televisivo od in subordine l'istantaneo cambio di canale in occasione dei TiGì della televisione locale, dai cui canali si corre per di più il rischio di contrarre la dipiazzite, un fungo della pelle prurugginoso che trova origine dai peli delle Iene Ridens (Crocuta crocuta). E’ un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta. Disprezzata dall'uomo per la sua predilezione a nutrirsi di carogne, È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. In Europa pare abbia trovato un habitat ideale a Trieste e dintorni. La iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale.
Sopire, sfumare, dormire … A mia memoria non ricordo, e sono nato nell’ oramai lontano 1953, che almeno negli ultimi venti anni l’aula del Consiglio Comunale venisse trasformata per 24 ore in una sede di assemblea permanente da parte dei cittadini, né che uno striscione imbandierasse la sontuosa facciata del Municipio per un giorno intero. Ricordo di aver letto, questo sì, che ciò era accaduto in altri comuni d’Italia, ma a Trieste no. Ebbene per la stampa locale questo è stato fatto passare come un modesto fatto di cronaca degno dello spazio di una colonna con annessa fotina di commento in un articolo dove si parlava di “occupazione del salottino accanto al consiglio”. Nel contempo troneggiavano sul giornale tre quarti di pagine, dalla cronaca regionale a quella triestina, con megafoto di primi piani dei soliti politici d’accatto, sul trabocchetto politico della Lega al Pdl, sulla “spogliazione” di competenze di un assessore regionale, o su compravendite del Ttp. Cose che ovviamente nei nove decimi, 99 periodico dei lettori abituali del quotidiano locale destano un interesse pari alla quotazione in borsa del latte prodotto dalle vacche in Paupasia, posto che ne esistano. Sono cioè spazi di cronaca, pari alla metà delle pagine del giornale, che i comuni mortali saltano a piè pari, solitamente con espressione nauseata mentre sfogliano a gratis il Piccolo bevendosi un caffè al bar e spiegano perché nel quotidiano stampato in via Guido Reni continui l’inarrestabile emorragia delle copie invendute. Sono cioè le classiche pagine autoreferenziali, i pastoni in politichese, lette solo dagli addetti, assai pochi per fortuna ma ancora troppi, ai lavori delle conventicole del sottopotere locale. Resta sostanzialmente un mistero perché al Piccolo da dieci anni a questa parte cambiano direttori ma il disastro nella perdita di credibilità, e copie, del giornale resta inalterato. Capiamo che il Piccolo fa parte del gruppo editoriale Finegil-Espresso-Repubblica e che di conseguenza segua, legittimamente, una sua linea editoriale e politica di centrosinistra. Capiamo un po’ meno che avendo la famiglia Camber-Pdl sostanzialmente acquisito il controllo economico di metà proprietà dello stesso giornale facendo acquistare alla Fondazione CRT, da loro controllata in toto, sette milioni di euro di azioni pari al 3,35 dell’intero gruppo editoriale, a livello locale in controtendenza il quotidiano sponsorizzi il centrodestra. Come un impresentabile Giano bifronte. Ma insomma quando è troppo e troppo, che anche la decenza ha un limite. Di professionalità ed etica del giornalismo qui è meglio non parlare proprio e suona perfino osceno tenere a Trieste una manifestazione contro la famigerata “legge bavaglio” visto che qui i bavagli, le censure e la disinformazione sono pratica lungamente praticata senza obbligo di legge. Ed il comportamento dell’Ordine, della Federazione della Stampa, il sindacato dei giornalisti, ma anche quello di editori e direttori sulla incredibile vicenda della Conferenza Stampa negata di martedì mattina in Consiglio comunale né è la più macroscopica conferma. Silenzio totale. Neanche una noterella, un grido soffocato di protesta contro un atto liberticida nei confronti del diritto-dovere di informare l’opinione pubblica, ed a difesa di una decina di “colleghi” tra giornalisti, cameraman e fotografi a cui è stato negato, impedito l’accesso in una struttura pubblica, il Municipio, e pure in normale orario d’apertura al pubblico, le 11,30 di mattina, per fare il loro lavoro da parte di una amministrazione pubblica. Oggi poi, la notiziola è già scomparsa da giornali e TiVù, perché non bisogna disturbare i manovratori della politica pagante in tutti i sensi. Forse bisognava spiegare a Berlusconi che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia poteva tranquillamente essere esentata dall’applicazione della nuova illiberale legge, perché già ne applicava da anni una ben più restrittiva: la volontaria autocensura per acclarata servitù. Teodor Che figuraccia !!! » Inviato da valmaura il 31 May, 2010 alle 1:53 pm Partiamo dai numeri e dalle presenze. Venerdì 28 maggio nel pomeriggio di una bellissima giornata di sole al Circolo Miani si sono trovate più di novanta persone. Cittadini che si sono ricordati dell’impegno assunto dieci giorni prima il 18 maggio, nella manifestazione cui hanno partecipato oltre quattrocento persone in piazza Unità. Già perché nessun organo di stampa, che chiamarla informazione mi sembra parola decisamente troppo grossa quanto impropria, ha dato annuncio e notizia dell’Assemblea di venerdì 28. E questo dovrebbe essere già di per se un dato su cui chi opera a Trieste: politici, giornalisti e quant’altro, dovrebbe porre la sua attenzione. Perché senza tema di smentita non crediamo che alcun partito e movimento, sindacato et similia, riuscirebbe a riempire una sala con questi numeri senza una, ma spesso anche con, campagna di inviti, annunci e manifesti per almeno una settimana preventiva. E che questo è accaduto dopo un ampio servizio, dalla locandina alla prima nazionale, comparso sul quotidiano locale non certamente teso ad esaltare la persona di Maurizio Fogar e l’operato del Circolo Miani. La presenza di tanta gente spontaneamente venuta venerdì al Miani dovrebbe anche qui far riflettere sull’uso ed i risultati di un certo modo di fare “informazione”. Le presenze. Avevamo invitato tutti tra coloro che ambiscono ad avere un ruolo, presente e futuro, nel governo della nostra comunità, su di un tema che in questi anni, financo in questi giorni, li ha visti spendere fiumi di parole, di pure chiacchiere mai seguite da un fatto che è uno. E questo vale soprattutto per coloro che ogni sei mesi riempiono un comunicato stampa “contro la Ferriera”, quasi sempre ignorando la complessità del problema, e pensando così si essersi guadagnati un facile consenso elettorale. Insomma un patetico scimmiottare delle parole espresse ai quattro venti dal sindaco Dipiazza in quasi dieci anni di suo mandato. Orbene sono venuti ed intervenuti, solo Igor Kocijancic, capogruppo della Sinistra Arcobaleno al Consiglio Regionale, e Paolo Menis del gruppo Beppe Grillo di Trieste. E li ringraziamo. Gli altri, tutti gli altri salvo due, hanno pensato bene di non farsi vedere e cosa più grave, e aggiungiamo maleducata, non hanno ritenuto nemmeno di rispondere alla cortese lettera d’invito motivando la loro decisione di non partecipare. Saranno gli stessi, dall’Italia dei Valori alla Lega Nord, passando per tutte le sigle esistenti nel mondo politico vecchio e nuovo, che però tra pochi mesi verranno nei nostri quartieri a chiederci impudicamente il voto per usarci, come sempre hanno fatto in passato, più o meno alla stregua di un tampax da gettare il più lontano possibile esaurita l’assorbenza elettorale. Silenzio pneumatico pure da un sindaco di Muggia che, lo ricordiamo bene, nel 2006 si era rifiutato di inserire i temi della Ferriera e del Rigassificatore nel suo programma elettorale, e che aveva vinto di una incollatura, per la precisione grazie al voto di diciannove persone, sul candidato del centrodestra, salvato in extremis dal successo personale di Andrea Mariucci ad Aquilinia. Da questo incontro è uscita con determinazione ed entusiasmo la scelta di diffondere presso le dodicimila famiglie che vivono tra San Vito e Muggia, e poi a tutti i nuclei familiari che risiedono in quel comune, un giornale che informi, descriva problemi e soluzioni, e che sottolinei il totale fallimento della politica a Trieste ed in provincia in questi ultimi anni. Perché oramai anche i sassi hanno capito che la decennale incapacità di questa classe politica e dirigente di risolvere l’emergenza Ferriera con tutti i problemi ad essa correlati, rappresenta la condanna di Trieste ad un futuro senza qualità della vita, senza tutela della salute e soprattutto senza alcuna prospettiva di una crescita futura. Altra decisione importante assunta nell’assemblea è stata quella di organizzare una imponente, vasta mobilitazione per il giorno in cui la Regione si deciderà ad adempiere un dovere trascurato da anni (il perché leggetevelo nella notizia “Una storiaccia esemplare” sul nostro sito), ovvero di convocare quella fin qui disattesa Conferenza dei Servizi per togliere, altre ipotesi non ci interessano, una Autorizzazione Integrata Ambientale illegittimamente rilasciata dalla Regione alla proprietà russa della Ferriera. Per quel giorno ci saremo ed in tanti, ad attendere i “conferenzieri” all’uscita del palazzo. E quel giorno le parole, le chiacchiere staranno a zero. Come si è pure deciso di proseguire con la promozione di una serie di incontri pubblici, di assemblee e di comizi, portando tutta la città a conoscere e dibattere su questo, visto il successo ottenuto nelle recenti manifestazioni di Piazzale Rosmini, Campo San Giacomo e appunto Piazza Unità. Due sole parole in chiusa per commentare alcuni fatti di queste ore. Bene ha fatto il Sindaco della vicina Capodistria a dire le cose che ha detto e malissimo hanno fatto i politici nostrani, di destra, centro e sinistra, a rispondergli in quel modo, stando per altro bene attenti a non entrare nel merito importante delle cose affermate da Popovic, e dimostrando una volta di più che quando si ricorda la semplice verità, si sfiora la conservazione del sottopotere locale, delle conventicole degli affari, subito i partiti di ogni sigla e colore fanno muro assieme. Pessimo poi il contenuto del piano strategico presentato dal Sindaco di Trieste per il prossimo decennio. Altro non è che la conferma del declino di una città dove le opere maggiori sono destinate a trasformare questa nostra provincia nella “scovazzera” dell’Adriatico. Dagli insediamenti di Rigassificatori, depuratori di liquami (mentre quello vecchio da oltre dieci anni ammorba con il suo lezzo mezza Trieste), nuove linee di incenerimento, nuove inutili per il fabbisogno provinciale Centrali a Turbogas, nuovi metanodotti e impianti per il lavaggio di scorie. Tutti impianti che se mai realizzati impiegheranno pochissime persone e senza creare alcun indotto condanneranno ogni scelta futura sul territorio, occupandone parte cospicua così sottratta allo sviluppo, ad esempio, di un agonizzante porto. E impediranno ogni occasione di crescita di una industria medio-piccola ad alto contenuto tecnologico e conseguente nullo impatto ambientale, continuando a vanificare la presenza di una “città della scienza” a Trieste. Una città insomma condannata ad importare, poche, braccia e ad esportare, tanti, cervelli. Preoccupano anche le affermazioni di un presidente della Confindustria locale, che dopo la sua recente elezione, si è rimangiato in fretta e furia quanto dichiarato pubblicamente solo alcuni mesi fa su ferriere e rigassificatori ed uso del territorio. Così come gli atti messi in opera dalla Samer per impedire una concorrenza reale nel commercio portuale rivolto verso il Medio Oriente, per ora per fortuna bocciati dal Tar, che contrastano fortemente con quanto dichiarato anche a noi per anni dal suo proprietario, Dario Samer e famiglia, contro quella cricca che impediva a loro dire, difendendo le consolidate rendite di posizione e sottopotere, al porto di operare liberamente. Una scena già vista purtroppo troppe volte in questa città. Chi viene e chi no! » Inviato da valmaura il 21 May, 2010 alle 1:14 pm Ecco il testo integrale dell’invito a partecipare all’incontro-assemblea del 28 maggio, corredato dai nomi dei destinatari. Giorno per giorno scriveremo di chi ha comunicato la sua decisione di esserci o di non venire. In calce trovate già le prime risposte, ai lettori-elettori il facile giudizio. Circolo Centro Studi “Ercole Miani” Il Presidente Trieste, 20 maggio 2010 Al Presidente della Giunta regionale Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo All’Assessore regionale all’Ambiente Elio De Anna Agli Assessori regionali triestini Alessia Rosolen, Sandra Savino, Federica Seganti Al Presidente del Consiglio Regionale FVG Edouard Ballaman Ai Capigruppo Consiliari Regione FVG Pietro Colussi, Alessandro Corazza, Daniele Galasso, Igor Kocijančič, Gianfranco Moretton, Danilo Narduzzi, Edoardo Sasco Alla Presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat Ai Capigruppo Consiliari Provincia di Trieste Paolo De Gavardo, Claudio Grizon, Elena Legisa, Andrea Mariucci, Carla Melli, Maria Monteleone, Fabio Scoccimarro, Fabio Vallon, Marco Vascotto Al Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza Ai Capogruppo Consiliari Comune di Trieste Marino Andolina, Angela Brandi, Piero Camber, Roberto Decarli, Paolo Di Tora, Emiliano Edera, Maurizio Ferrara, Fabio Omero, Sergio Pacor, Angelo Pierini, Alfredo Raccovelli, Roberto Sasco, Bruno Sulli Al Sindaco di Muggia Nerio Nesladek. Oggetto: Invito Incontro-Assemblea pubblica Il giorno 18 maggio 2010, nella manifestazione cittadina tenutasi in piazza Unità a Trieste, promossa dal Circolo Miani, da Servola Respira, da La Tua Muggia e dal Coordinamento dei Comitati di Quartiere, a cui hanno preso parte oltre quattrocento persone, e non come erroneamente riportato sul quotidiano locale “una settantina”, è uscita la proposta di organizzare questo incontro pubblico ed aperto a tutti i cittadini per venerdì 28 maggio con inizio alle ore 18, presso la sede del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste (nono piano, ascensore di destra nel portone), con gli amministratori pubblici ed i rappresentanti delle forze politiche che siedono in Regione, Provincia e Comuni di Trieste e Muggia, ovvero che sono al governo del territorio, nei rispettivi ruoli, interessato così pesantemente da oltre un decennio dall’emergenza Ferriera-Sertubi, ma non solo, e che rappresenta il nodo centrale per lo sviluppo di questa terra. Il tema dell’incontro è l’ascolto, ovvero poiché i cittadini attraverso in particolare le associazioni promotrici di questa Assemblea hanno da oltre dieci anni raccontato in tutte le sedi ed in tutte le forme gli aspetti di un così drammatico problema (per la salute, la qualità della vita, per un lavoro dignitoso e sicuro, per lo sviluppo ed il futuro della nostra provincia), il significato di questa iniziativa è appunto l’ascoltare cosa in questi anni, grossomodo a partire dal 1999, chi ha retto le pubbliche amministrazioni ed ha guidato la politica locale ha concretamente fatto ed operato per uscire da questa situazione. Certi di interpretare anche quanto da anni espresso pubblicamente dalle Signorie Vostre negli interventi dedicati a questo così importante problema per Trieste, Capoluogo di Regione, e grazie a Dio fuori e lontani da ogni impulso elettorale, riteniamo di fare cosa gradita invitarVi a questo incontro con il territorio e la popolazione che lo abita. L’invito è da parte Vostra estendibile, anzi ve ne saremmo particolarmente grati, pure ai parlamentari eletti nel Collegio di Trieste, ai Segretari regionali e Provinciali dei partiti e delle forze politiche che vi operano. Colgo l’occasione per inviarVi i nostri più cordiali saluti. Livio Fogar SI NO Igor Kocijančič Federica Seganti Alfredo Racovelli Elio De Anna Chi dei tre mente ? Con patente d'imbecillità rilasciata ai cittadini. » Inviato da valmaura il 22 April, 2010 alle 3:50 pm Chi dei tre personaggi mente? E la Regione inasprirà le sanzioni nei confronti della Lucchini (Il Piccolo - 22 luglio 2009, pagina 12, sezione: REGIONE).
La Regione procederà al riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Ferriera di Servola senza attendere la sentenza del Tar sull’impugnazione della Lucchini. E’ quanto emerso dall’audizione tenutasi ieri pomeriggio in sede di IV Commissione in Consiglio regionale, presente il sindaco Dipiazza. Il direttore centrale dell’Ambiente, Roberto Della Torre, ha spiegato come «la revisione dell’Aia può avvenire anche in attesa della sentenza del Tar» mentre il consigliere regionale Maurizio Bucci (Pdl) ha sottolineato come «potranno essere inserite nuove, precise, puntuali ed attente prescrizioni, anche sanzionatorie, riferite agli sforamenti non soltanto relativi alle medie giornaliere ma anche ai picchi di emissioni». L’assessore regionale Elio De Anna, fresco di delega all’Ambiente, ha proposto l’apertura di un tavolo ristretto con Regione, Comune, Provincia e Arpa. (Ma che idea originale: il 33esimo?) Frattanto Alexey Mordashov, presidente di Severstal (proprietaria con Lucchini della Ferriera), è stato insignito dell’Ordine al merito della Repubblica italiana con una cerimonia ufficiale che si è tenuta nella residenza dell’ambasciatore italiano a Mosca. L’Ordine al merito della Repubblica Italiana è stato istituito nel 1951. È il più alto riconoscimento in Italia ed è assegnato per importanti servigi resi alla nazione nel campo della letteratura, delle arti, dell’economia, cosi come per attività sociali, filantropiche ed umanitarie. È presieduto dal Presidente della Repubblica.
Soprattutto filantropiche ed umanitarie: Complimenti vivissimi a Giorgio Napolitano che dall’ultima morte di un lavoratore in Ferriera (Dusan Poldini) non erano passati che pochi mesi. Coglione !!! » Inviato da valmaura il 12 March, 2010 alle 1:42 pm Stentoreo, gridato con voce baritonale senza accentazioni dialettali, da far rimbombare vetri e mura della vetusta aula magna del liceo, seguito da altri epiteti non commendevoli, e da un “e anche autoreferenziale” di cui probabilmente il destinatario non ha compreso il senso. Mentre le orecchie del portavoce del sindaco vibravano come quelle del disneyano Dumbo, duro ed improbo infatti il mestiere del gallo scrivente nell’informare la famiglia Camber di quanto fa e parla il sindaco, e soprattutto ieri, Roberto Dipiazza è andato in tilt. Aveva esordito sventolando un articolo di satira con cui il nostro sito aveva commentato le sue dichiarate amicizie, a proposito è ben triste che il sindaco non abbia in nove anni capito la differenza che intercorre tra il Circolo Miani ed una associazione ambientalista, lamentandosi di essere ingiustamente epitetato come “mafioso”, parola sua, che in sala è risuonato forte e chiaro l’attributo di cui sopra. A quel punto non c’è stata storia, la faccia gli si è ingrigita di colpo, le rughe sono apparse ballerine e profonde, e l’eloquio è divenuto praticamente incomprensibile. Ha smarrito perfino la cognizione del tempo quando in un disperato quanto inutile tentativo di “captatio benevolentiae” di smaccato sapore elettoralistico ha ricordato che si, aveva chiesto la chiusura della Ferriera ma poi è arrivata la crisi, otto anni dopo la sua richiesta, e non si poteva chiudere mettendo in strada la gente. Otto anni dopo, anni costellati di vuote parole e di nessun piano per ricollocare i lavoratori e per tutelare la salute delle decine di migliaia di persone che alle sue promesse incautamente avevano creduto. Dopo di lui la presidente della Provincia ha confermato “urbi et orbi” l’assoluta imprescindibile necessità di sopprimere al più presto l’ente totalmente inutile da lei presieduto, una pietosa eutanasia a tutto vantaggio delle tasche dei contribuenti. Potremmo continuare la cronaca ma i funerali, in fattispecie quelli tristi e desolati, non sono mai stati la nostra passione. Merita solo ricordare di sfuggita, per far capire il livello del dibattito assembleare di ieri, che le parole inquinamento e salute in oltre due ore non sono mai state praticamente pronunciate. Che l’unico a ricordare che l’azienda è la sola controparte da sconfiggere è stato un consigliere regionale, ma temiamo sia servito assai poco nei confronti di chi menava ieri il carro. Gli stessi che nell’udienza pubblica in consiglio comunale di qualche annetto fa avevano calorosamente battuto le mani al termine dell’intervento dell’ ex direttore, ex AD, ed ex arrestato Rosato. Applausi cordialmente contraccambiati dal portavoce della Lucchini Semino e dallo stesso ex, in quella occasione. Per il resto sembrava che tutti o quasi gli intervenuti fossero sbarcati dalla Luna dieci minuti prima. Non avendo il senso del ridicolo né il pudore si sono peritati di fare affermazioni del tipo “bisogna aprire subito un tavolo serio in Regione”. Così parlò Roberto Cosolini, l’ex anche lui assessore regionale che per cinque anni diresse il tavolo, evidentemente comico, istituzionale che doveva individuare il percorso di dismissione dello stabilimento e di ricollocazione dei lavoratori. Interessante poi il discorso di un assessore provinciale che sembrava affrontare il problema come una novità, proprio lei che da oltre dieci anni siede sui banchi degli enti locali e che prima per oltre un ventennio ha diretto, in coabitazione familiare, uno dei sindacati della triplice. E le dolenti note finiscono con un sindacato confederale che per bocca dei suoi vertici provinciali riesce ad affermare “che in dieci anni sulla Ferriera abbiamo sentito solo proposte ridicole”. E affermato da chi nel maggio del 2000 dalle colonne del Piccolo propose l’esodo forzato di migliaia di famiglie che avevano la colpa di abitare nei quartieri limitrofi allo stabilimento, osiamo pensare sia una autocritica pubblica. Oppure da quanto detto da un altro segretario provinciale “che solo ora la proprietà aveva comunicato l’intenzione di chiudere la fabbrica”. Che l’averlo scritto e firmato nel protocollo d’intesa con il Ministro Matteoli nel 2001, non era cosa che gli fosse giunta finora alle sue deboli orecchie. Per finire con la “preoccupazione - con l’indorata uscita di scena da cento milioni della famiglia Lucchini – di un allontanamento di un management che finora aveva ben funzionato”. Benissimo anzi, come sta dimostrando l’inchiesta della Procura di Grosseto e le 370.000 tonnellate di “veleni” che sarebbero stati illecitamente stoccati e smaltiti. A dimostrazione dell’abisso che separa i compianti Arturo Calabria, Livio Saranz, Pino e Iole Burlo dall’odierno duo Sincovich-Belci, dall’interscambiale ed immarcescente Visentini e Bordin di turno. Per il resto l’assemblea a cui non ha praticamente partecipato alcun esterno, che la platea era composta da una cinquantina tra dipendenti e sindacalisti e per il resto da politici e assistenti tali, ha partorito un unico risultato. Quello cioè di sentirsi confermare un invito per una riunione in regione, assieme alla consapevolezza di essere assolutamente soli in città, senza alcun potere contrattuale nei confronti di una azienda a cui in questi anni si è permesso di tutto: dall’inquinamento di terra, mare e cielo, all’instaurazione di un clima pesante ed opprimente nei confronti dei lavoratori. E le premesse non sono delle migliori, visto che Tondo pare accorgersi appena ora del problema, e se il suo impegno sarà pari a quello di convocare una Conferenza dei Servizi insabbiata dall’agosto del 2008 dalla stessa Regione da lui presieduta, allora condoglianze vivissime. Senza titolo. » Inviato da valmaura il 3 March, 2010 alle 5:38 pm Senza Titolo. Perché tanti sarebbero i titoli a commento della pagina del piccolo giornale di oggi, venerdì 12 febbraio, con i suoi quattro pezzi dedicati agli arresti in Ferriera. Ed allora ne proponiamo una carellata lasciando ai lettori, pochi o tanti che siano ma ultimamente proprio tanti, del nostro sito, la scelta. Cominciamo a caso con l’intervista alla Bassa Poropat ed alla sua provincia. “Il silenzio dei colpevoli, o a scelta, degli inerti”; oppure “Scusate non c’ero e se c’ero dormivo, chiedete alla mia badante”; “Tanto per parlà che me pizzica el core”. Per la difesa d’ufficio della Procura. “Pezo el tacòn che el buso”. E per il sottopezzo sul pedinamento la scelta è perfino imbarazzante tra il “L’ispettore Clousè dalla Pantera Rosa al camion di Caorso”; “Farsi benedire agli “Sciavoni” prima di pedinare”; “Pedinare, dormire, sopire: questo è il problema”. Per finire al pezzo sul nuovo ufficio legale della proprietà della Ferriera: Borgna, Bontempi, Timeo, Palman e Salvaneschi. “Così parlarono Sissi e Biribissi”. Oppure “Non vedo, non sento ma soprattutto non parlo”; “I marziani tra noi, addetti al caricamento camion in Ferriera”. E ci fermiamo qui anche se la fantastica realtà letta sul giornale ci porterebbe a continuare. Alla Procura. I tempi per le indagini, previsti formalmente dal Codice sono di sei mesi (mezzo anno), prorogabili per motivatissime ragioni al massimo di altri sei (un anno intero). Dal sequestro del 2008, della stranota discarica abusiva di rifiuti tossici, che siano decine di migliaia di Tonnellate certamente non sono bruscolini, sono passati quasi ventiquattro di mesi e due di anni. In totale silenzio da parte di chi aveva ordinato il sequestro, e dei giornalisti di “nera” sempre così informati sulle comunicazioni di garanzia anche per aver sputato in terra. Sarà forse per questo che il duo Borgna-Bontempi ha ripetutamente annunciato dalle colonne del giornale la linea difensiva dei vertici Lucchini, del voler a tutti i costi chiedere uno stralcio del fascicolo dell’indagine della Procura di Grosseto per far rimanere il processo a Trieste? Di nuovo alla Procura. Non trova risposta il semplice quesito posto da Maurizio Fogar. Dove è finita la denuncia del Circolo Miani di dieci anni fa, che anticipava riga per riga quanto scoperto nel 2010 dalle indagini dei Carbinieri di Udine su mandato della Procura di Grosseto? Richiamarsi all’azione parzialissima del 2008, non è una risposta e comunque arriva con otto anni di ritardo. La descrizione poi in allegato del pedinamento mancato non merita commenti perché sparare sulla Croce Rossa non è nei nostri costumi. La lettura è sufficiente per commentarsi da sola e per capire come nella recente relazione d’apertura dell’anno giudiziario al Tribunale di Trieste i reati ambientali sono stati definiti “praticamente inesistenti”. Forse la ragione corretta sta nel fatto che le indagini siano state del tutto o quasi inesistenti. E veniamo al sindacato. A Sissi e Biribissi, che oggi ne mancava uno al Trio Lescano. Bellissimo quel “non potevamo indagare sul viavai di mezzi”. Ma per un decennio potevate caricarli quei camion, vero? Od erano i marziani a prendere la merda tossica, maneggiarla e metterla sui Tir? Alla faccia della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Ma loro sono “basiti”: per anni camminavano tra montagne di rifiuti dei scarti di lavorazione, che normalmente accompagnano la salutare colazione mattutina dell’operaio Ferriera, e non se ne sono mai accorti. Ditelo ai tumori di “avere i toni bassi” finchè non sopraggiunga la “chiarezza” mortale. E questi sono i sindacati ai quali è affidata la vita ed il futuro dei dipendenti della Lucchini, Severstal ancora per poco. Alla Provincia. Troviamo sinceramente vergognoso, anche se capiamo che è cominciato l’ennesimo scaricabarile tra i topi in fuga dalla maona affondante, che una Presidente di Provincia, che ha da due anni la precisa responsabilità sul controllo delle emissioni inquinanti della Ferriera, e da molto più il controllo di legge sullo smaltimento dei rifiuti industriali, si trinceri dietro al “non sapere, chiedetelo ai funzionari”. E’ stranoto che la Provincia di Trieste da sempre non conta un beneamato nulla; un ente assolutamente inutile di cui i quattro quinti del bilancio annuale servono a pagarne la sua semplice esistenza e le spese correnti. Ma se anche ha delle pochissime competenze di un certo peso su di un tema poi dal 2000 centrale per la politica e la società triestina, quale quello dell’inquinamento industriale, e lo tratta in questo modo….. allora meglio chiudere palazzo Galatti e tutti a casa con un bel risparmio per le tasche dei cittadini. Che poi la Bassa Poropat abbia affidato la delega all’Ambiente a quell’ingegniere Vittorio Zollia, che da direttore dell’assessorato regionale all’Ambiente fu prelevato a casa da una gazzella dei Carabinieri per essere condotto a testimoniare nell’aula del Tribunale dove si giudicavano proprio i vertici della Lucchini. “Accompagnamento coatto” fu l’ordine del giudice per la mancata comparizione, per tre volte consecutive, del teste Zollia a quel processo. Mi pare la dica chiara su quali interessi rappresentino le scelte della “presidente” Bassa Poropat. In quanto alla “priorità” del presidente regionale Renzo Tondo e al “cancro” del sindaco Roberto Dipiazza, insolitamente oggi silenziosi, ma capiamo che incontrare Teddy Reno alla Regione abbia la precedenza su tutto, ben si spiega con il mandato ricevuto di uccidere il Circolo Miani e di come questo fosse il loro principale obbiettivo. E le ragioni oggi sono sotto gli occhi di tutti, come il loro silenzio. L’ululato del panciuto sciacallo ed il segno di Zorro. » Inviato da valmaura il 21 February, 2010 alle 3:56 pm Oramai a questo sindaco sono saltati completamente i nervi, che la buona educazione non ha mai saputo dove stesse di casa. Ad ogni affermazione che Dipiazza fa la città ha un motivo in più per vergognarsi di averlo eletto a primo cittadino. La greve, volgare e livorosa uscita sul Piccolo di oggi, domenica 21 febbraio, contro il suo ex assessore comunale Franco Bandelli e la consigliera regionale, nonché Assessore al Lavoro, Alessia Rosolen, chiamata in causa pure per essere la compagna di vita di Bandelli, farebbe arrossire perfino il peggior Vittorio Sgarbi, che pur in quanto ad insulti personali non è secondo a nessuno. A parte l’abissale differenza di intelligenza e di cultura esistente tra l’apprezzato critico d’arte ed il nostro bottegher che con le sue strampalate uscite scredita pure una benemerita categoria. Con Franco Bandelli avremmo parlato in vita nostra non più di cinque volte e de visu due, e con Alessia Rosolen neppure un saluto ci siamo mai scambiati. Anzi dalle pagine di questo sito abbiamo duramente criticato l’assessore regionale per un gesto certamente non da signora da lei rivolto alle decine di persone, in gran parte donne, che chiedevano di incontrare il “coniglio carnico” in fuga da una porta laterale del palazzo della regione in piazza Unità. Fuga certamente poco degna per un Presidente di Regione “amato dal popolo”, come recitavano i manifesti elettorali di Renzo Tondo in perfetto stile sudamericano da repubbliche delle banane. Ciò premesso la “colpa” grave che ha fatto perdere le staffe al nostrano commerciante-sindaco è stato il rischio procuratogli dal nuovo gruppo consiliare che al Comune si riconosce nel movimento politico fondato da Bandelli. E cioè quello di essere mandato a casa, pardon in bottega, perdendo la maggioranza sul voto al bilancio comunale. Una cosa normalissima se in Italia ed a Trieste la politica fosse cosa normale, un semplice esercizio di democrazia ma che in questo caso, ma anche con Tondo ed Illy ciò è accaduto, diventa una colpa grave: quella di lesa maestà, o meglio di lesa poltrona. D’altronde non era stato lo stesso Dipiazza a dichiarare pubblicamente “siamo tutti soldatini agli ordini di Camber (Giulio, il senatore condannato con sentenza passata in giudicato, in comune ed in regione rappresentato dal fratello) e di Menia”. Insomma il Municipio come una caserma, dove gli ordini si eseguono e non si discutono. Una concezione della democrazia da Cile di Pinochet o della Bulgaria del compagno Popov. E lo scampato pericolo, grazie alle stampelle leghiste e saschiane, ed all’incapacità di una opposizione di “sua maesta”, quello cioè di perdere il “cadregone”, ha fatto invece perdere a Dipiazza le staffe. E dire delle grossolane minchiate. Su Bandelli che è stato, rivedersi le tabelline elettorali, il più gettonato (1.108 preferenze) tra i consiglieri che si sono presentati con la loro faccia al voto della gente, contrariamente ad un sindaco che ha goduto della posizione di rendita regalatagli dalla legge elettorale. Tutti coloro che votavano per i partiti della coalizione che lo sosteneva di fatto gli passavano automaticamente il voto ed anzi il suo apporto personale alla vittoria, il valore aggiunto della sua ricandidatura, è stato appena di 219 voti (58.114 i voti delle liste dei partiti e 58.333 i voti totali assegnati al sindaco). E dopo cinque anni da sindaco non è certo un risultato esaltante e di cui menar vanto, tenuto conto poi che lo sfidante di allora gli era arrivato ad una incollatura di pochissime centinaia di voti di differenza. In quanto alla Rosolen, votata da 2077 cittadini in Consiglio regionale, più del Tononi di turno che sul giornale fa il controcanto, l’eco allo sciacallo, e di cui politicamente non abbiamo condiviso fino ad oggi nulla, è stata per cinque anni la “sconosciuta” capogruppo della seconda forza di maggioranza in Comune nella prima sindacatura Dipiazza. Che sbaglia pertanto ad attaccarla in così basso modo e riesce a mettere nei guai il suo “amico” – più vicino al suo cuore dell’arrestato Rosato? - Renzo Tondo, che “fino a due anni fa (quando cioè l’ha nominata assessore regionale) neanche sapeva chi fosse”. Insomma il presidente della Regione è uno sprovveduto, anche lui “soldatino” che prende ordini, questa volta solo dal proconsole Menia, e che conosce così bene Trieste da ignorare chi sia da anni, nel bene e nel male, uno dei protagonisti della politica locale. In chiusa lo “sciacallo”, per usare una parola cara a di Dipiazza, tace su di una situazione drammatica che riguarda salute e lavoro di decine di migliaia di triestini e muggesani e che per giorni ha tenuto banco sulla stampa nazionale (gli arresti della Ferriera con l’accusa di aver scaricato abusivamente “solo” 370.000 tonnellate di rifiuti tossici, a parte quelle finite direttamente nelle acque del nostro bel Golfo ridotto ad immonda quanto velenosa pattumiera. Vedersi le foto satellitari su Google maps.). Per non fare appunto “lo sciacallo” nei confronti “dell’amico Rosato”, l’AD della Lucchini e direttore della Ferriera da dieci giorni agli arresti. Mentre ulula contro il suo ex “pupillo”, così lo appellava fino a pochi mesi fa, che ha messo a repentaglio la sua poltrona di palazzo Cheba. Insomma uno sciacallo, panciuto e canuto, ululante a giorni alterni pro domo sua. Sotto il segno di Zorro. Nel volantino distribuito - democrazia è pure ospitare, far parlare e distribuire volantini a casa propria - da quattro rappresentanti sindacali della Ferriera all’assemblea promossa al Circolo Miani ieri, si accusa Maurizio Fogar, descritto nelle commendevoli vesti di un “Zorro di Servola-Valmaura” e dintorni, testuale, “di rendere la libertà d’espressione sinonimo di CALUGNA”. Ortografia e sintassi a parte, ma certamente i lavoratori meriterebbero almeno il rispetto della lingua italiana, “il denunciabile Fogar” stanotte certamente non ha dormito, ma perché dalle finestre aperte la nube di gas di cokeria che avvolgeva l’intero quartiere di San Vito-Campi Elisi ha tenuto svegli molti residenti. Ovviamente all’insaputa di un sindacato, CGIL-CISL-UIL-UGL, che in tutti questi anni non ha mai scritto una denuncia ma nemmeno un comunicatino stampa contro il mortale, anche per i lavoratori, inquinamento prodotto dalla Ferriera. E rispetto a tutto quanto detto ieri - democrazia è anche capacità di ascoltare, magari talvolta anche delle sciocchezze - la risposta non arriva da noi ma in tempo reale dal portavoce della Lucchini, Francesco Semino, omen nomen dicevano non a torto i latini, che sul Piccolo sempre di oggi, dichiara in un pregevole articolo del Giornalista, con la G maiuscola, Silvio Maranzana quanto segue. “Forse per smentire queste affermazioni (le testimonianze di alcuni operai e di come siano costretti a “lavorare” i fanghi tossici ed il catrame, scaricandoli pure direttamente nel Vallone di Muggia) di supposta pericolosità basterebbe chiedere agli altri sindacati (ovvero CGIL-CISL-UIL-UGL). Noi ribadiamo che tutti i processi di lavorazione vengono fatti RISPETTANDO LE LEGGI ed i regolamenti nel PIENO RISPETTO DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI E DELLA TUTELA DELL’AMBIENTE CIRCOSTANTE”. Insomma Rosato e gli altri sono stati arrestati con l’imputazione di aver fatto una pisciatina sui muri e se la caveranno con i soliti 500 eurini di multa, tanto a difenderli ci penseranno Borgna-Bontempi assieme al capitano Enrique Sanchez-Monastario, il perfido e astuto comandante del presidio di Los Triestes che maltratta tutti, al sergente Demetrio Lopez-Garcia, panciuto quanto ambizioso, ed al caporale Reyes assieme ai suoi sgherri. In lontananza si sente il nitrito di Tornado, il nero destriero di Don Maurizio Fogar che con un mantello nero, un cappello nero, e una maschera, pure questa nera e con l’immancabile sigaro Toscano, questo di colore marrone scuro per la cronaca, sotto le vesti di Zorro, è un nobile che combatte in nome della povera gente contro la tirannia dei vari governatori, e che si rivela troppo astuto per le inette autorità che cercano di catturarlo. Anche grazie all’aiuto di Bernardo, al secolo Romano Pezzetta, che è l' anziano servo muto di Don Maurizio, e che si rivela indispensabile per il suo padrone, arrivando a salvargli la vita. (per gentile concessione di Wikipedia Italia). Z. “Regole certe”. Parola di Unidebit. » Inviato da valmaura il 6 February, 2010 alle 2:33 pm Oramai il giornalismo nostrano, il suo servilismo verso il potere ed il denaro, pensavamo ci avesse abituato a tutto. Ciò nonostante abbiamo provato un’istintiva scossa nel vedere tutta la seconda mezza pagina del piccolo giornale di Trieste aprirsi con una intervista, la cui lettura per altro non merita il nostro tempo, all’AD di Unidebit, Profumo. Ma il massimo è stato il titolo. “Profumo: in Europa servono stabilità e REGOLE CERTE”. In questa Europa proprio lui allora non dovrebbe entrarci nemmeno con il visto turistico. Per chi avesse la memoria cortissima, i cosiddetti giornalisti in primis che lavorano in un gruppo editoriale senza nemmeno leggersi Giuseppe Turani che dirige l’inserto settimanale economico di Repubblica, meglio sarebbe passare a Topolino o a scrivere i necrologi. E peccato che l’amico Piero Chiambretti abbia terminato la sua trasmissione Marchette sennò un’ospitata, con quel titolo ad otto colonne, se la sarebbero guadagnata di diritto. Ma come, fino a poco tempo fa la poltronissima del primo banchiere italiano vacillava perché sotto la sua illuminata, prudente e fedele alle regole, guida il gruppo Unicredit era quasi arrivato al collasso per gli investimenti nei tragicamente famosi fondi Subprime. Dalla pagina economica del Corriere della Sera del 16 ottobre 2007: “il CDA di Unicredit ha confermato in 1 miliardo di euro le perdite potenziali”, e badate la cifra viene data dalla banca stessa e pertanto da prendere con guanti e pinzette. Per chi avesse anche qui la memoria corta l’attuale crisi mondiale è stata causata dalla bolla speculativa finanziaria e bancaria dei fondi statunitensi Subprime, cioè dei derivati bidone, che dopo aver messo in ginocchio l’economia americana, fatto fallire banche ed assicurazioni negli States, sbattuto in galera per molto meno i colleghi di Profumo, dai 150 ai 30 anni da passare a Sing Sing, ha annichilito la vecchia Europa ed il mondo intero. Che quest’uomo parli allegramente e senza pudore di “regole certe”, che i suoi clienti al pari di quelli dei bond Parmalat, Cirio o Argentini, sono ridotti sul lastrico per i consigli ad investire fatti dalle banche “di fiducia” quando queste sapevano benissimo quale fosse la tragica realtà che andava però scaricata sulla povera gente, è cosa fastidiosa assai al di fuori delle mura di un Centro d’igiene mentale. Ma che dei giornali pubblichino queste sparate, queste paternali, senza una riga di commento e di memoria è come nelle comiche di Cecchelin quando la puttana di Cavana faceva la morale alle suore di clausura di San Cipriano. Con l’aggravante che “la Muta” testimoniava ogni giorno la sua umanità dolente standosene in strada appoggiata alle colonnette, con il bello o il brutto tempo, e non girava tra aerei personali e berline con l’autista. Nelle pagine di cronaca di Trieste poi al mega convegno con mezzo governo per il “superporto” del futuro, a noi più modestamente basterebbe che quello attuale funzionasse davvero e che la pluripromessa piattaforma logistica divenisse una realtà, Profumo ha annunciato l’investimento da parte di Unidebit di un miliardo di euro nel nuovo affare. Avviso ai naviganti triestini, se mai fossero emessi dei Bond portuali giocatevi i risparmi su di un maso nelle Dolomiti. Salute, natura e soldi in tasca. In quanto alla moralità calviniana del Gruppo diretto da Profumo eccone un concreto esempio locale (19 marzo 2009). Tremonti Bond (James?) Primo esempio di comportamento "virtuoso" delle banche che sono interessate ad accedere al prestito governativo per tutelare i piccoli risparmiatori, ecc., ecc... Spettabile Prefettura di Trieste Alla personale attenzione di Olimpia Cerrata e p.c. Consigliere, Prefetto Ruffo Presidenza della Repubblica Quirinale - Roma Oggetto: segnalazione Unicreditbanca Il Circolo Centro Studi “Ercole Miani”, dal 1981 una delle più significative realtà del volontariato socioculturale operanti a Trieste ed in Regione, è pure da allora cliente prima della Cassa di Risparmio di Trieste e poi dopo la fusione di Unicreditbanca, nell’agenzia principale di via Cassa di Risparmio 10 in Trieste. Da sempre l’Associazione per fare fronte ai ben noti ritardi con cui vengono accreditati i contributi pubblici di cui gode, ha concordato con la banca l’apertura di una linea di fido permanente di 15.000,00 (quindicimila) euro sul proprio conto. Modesta osservazione è il rilevare che il tasso debitore inizialmente parametrato, tenendo conto pure dell’alto valore sociale del Circolo privo di alcuna finalità di lucro e con enorme riscontro della sua attività sociale nell’opinione pubblica, ai livelli minimi, con l’arrivo di Unicreditbanca è andato progressivamente elevandosi attraverso comunicazioni unilaterali inviate dalla Banca, soprattutto ogniqualvolta il costo del denaro deciso dalla Banca Centrale Europea aumentava. Poiché nel 2008 tale costo, tasso di sconto europeo, era arrivato al 2% per scendere ulteriormente nel 2009 al 1.5% e poi all’1% con annuncio recente del Governatore centrale di un ulteriore prossimo ribasso, telefonavamo al Direttore, Bertoni, della nostra Agenzia per conoscere quale fosse attualmente il tasso praticatoci. La risposta, come pure verificato dalla lettura dell’ultimo estratto conto inviatoci, è stata: 10,75%. Alla nostra richiesta di un riadeguamento al ribasso dello stesso, per altro mai praticato nel corso delle riduzioni precedenti del 2008 automaticamente, come invece avvenuto sempre per i rialzi, la risposta che ci veniva data, in un colloquio con il Direttore tenutosi la scorsa settimana nella sede dell’Agenzia, è stata quella che di seguito riportiamo testualmente. “La politica di Unicreditbanca è di praticare un tasso inferiore di mezzo punto a quello di usura, se al cliente non sta bene libero di cercarsi un’altra banca”. Queste, disse il Bertoni, le direttive da lui ricevute dalla centrale di Unicreditbanca per il Nordest, che ha sede in Treviso. Allo stato attuale crediamo che ogni commento sia superfluo. Giova solo ricordare che Unicreditbanca, la più coinvolta nel nostro Paese nella bolla speculativa dei fondi tossici derivati, ha recentissimamente annunciato per bocca dell’AD Profumo che intende fare immediato ricorso ai prestiti governativi, denaro di tutti i cittadini, istituiti con il decreto cosiddetto “Tremonti Bond”, a favore degli istituti bancari che tengano un comportamento virtuoso nell’aiuto e nella tutela del piccolo risparmiatore. Si segnala un tanto al Prefetto di Trieste, che viene indicato tra i protagonisti del controllo governativo di questi comportamenti bancari, per quanto di sua competenza e si rimane in attesa di conoscere le azioni intraprese nel merito di questa segnalazione. Smascherati i bugiardoni. » Inviato da valmaura il 18 December, 2009 alle 2:19 pm Elezioni comunali 2001 e 2006. Dipiazza, Bucci, Camber e compagnia bella alla gente: “La ferriera, quel cancro va chiuso subito”. Elezioni regionali 2008. Tondo, Camber, Bucci, Menia e compagnia bella alla gente: “Chiudere la Ferriera sarà la priorità della mia amministrazione. Se sarò eletto Presidente il giorno dopo andrò a Servola a chiedere alla gente come chiudere lo stabilimento”. La realtà. In otto anni il Sindaco si è rifiutato di firmare l’ordinanza di sospensione produttiva, senza conseguenza alcuna è bene ricordarlo per i lavoratori, come invece fatto tra i tanti dal Sindaco di Piombino il 6 ottobre 2005 nei confronti proprio della Lucchini – Severstal. I cui ricorsi sono stati respinti in sequenza dal Tar della Toscana e dal Consiglio di Stato. Il Sindaco si è rifiutato di sollecitare la Regione a fissare la data della convocazione della Conferenza dei Servizi per la revisione dell’AIA illegittimamente rilasciata dalla precedente Giunta Illy alla Ferriera. Il Sindaco non si è presentato l’altro ieri alla riunione del Comitato dell’Autorità portuale che doveva decidere sul rinnovo della concessione per i prossimi quattro anni dell’area sulla quale opera la Ferriera. Il Presidente della Regione ha insabbaiato il procedimento di revisione dell’AIA. E in sequenza ha concesso alla Lucchini il nullaosta per l’area del Canale navigabile per la seconda Turbocentrale elettrica, ed ha concordato con l’Autorità portuale il rinnovo della concessione demaniale alla Lucchini. Inoltre non ha tenuto in nessun conto l’allarmante relazione dell’ARPA del luglio di quest’anno, e cosa gravissima ha chiesto al Governo, tramite Menia, di inserire la zona di Trieste tra quelle in cui far slittare di diciotto mesi l’entrata in vigore dei nuovi e più rigorosi limiti sulle emissioni inquinanti fissata dall’Europa per il prossimo anno. Un vero è proprio attentato alla salute di Trieste e Muggia ed un favore grande come una casa alle tasche dei russobresciani. Il Presidente della Regione, il Governo qui rappresentato dall’unico Sottosegretario all’Ambiente del Ticket Berlusconi, hanno totalmente disatteso la risoluzione parlamentare del 23 settembre 2008 che fissava in sessanta giorni da quella data il termine in cui Governo e Regione dovevano predisporre un piano di dismissione e riconversione della Ferriera. L’Europa ha respinto la richiesta di Governo e Regione aggiungendo che essi sono gravemente inadempienti nel non aver predisposto un piano regionale per la tutela della qualità dell’aria, il cui termine di approvazione scadeva nel lontano 2003. La Commissione Europea ha scritto che Regione e Governo hanno annacquato e diluito i dati sull’inquinamento reale e che non hanno predisposto alcuna misura credibile ed efficace per l’abbattimento delle emissioni inquinanti. Insomma ha dato loro palesemente dei bugiardi, nella migliore delle ipotesi. L’Arpa ha confermato che in 222 monitoraggi la media annuale 2008 – 2009 del BenzoApirene emesso dalla Ferriera è di 8.4 contro un limite massimo rigorosamente fissato di 1, ed ha chiesto un urgente intervento, dal luglio 2009, per i gravi danni che questo comporta alla salute (insorgenza di neoplasie tumorali e leucemie, come scrive in una lettera al Sindaco il direttore dell’ASS triestina). Basti qui ricordare che a Piombino il Sindaco ha chiuso la cokeria per uno sforamento di BenzoApirene (che è il più cancerogeno degli inquinanti) leggermente inferiore a 6. In compenso Dipiazza e Tondo stanno chiudendo il Circolo Miani e si accingono a richiedere il voto ai triestini ed ai muggesani. Conferenza Stampa di Maurizio Fogar » Inviato da valmaura il 16 December, 2009 alle 5:34 pm Ho il piacere di invitare le redazioni dei Vostri giornali alla Conferenza Stampa che si terrà giovedì 17 dicembre alle ore 15, nella sede del Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77 (nono piano, ascensore di destra nel portone). In questa occasione presenterò la documentazione inviata dalla Regione, tramite il Governo italiano, alla Commissione governativa dell’Unione Europea contenete la stupefacente richiesta di deroga dal rispetto dei limiti per i livelli di inquinamento consentiti, fissati dalla legge europea ed italiana. E la conseguente pesantemente motivata risposta negativa della Commissione Europea al Governo italiano. Decisione accompagnata da gravi considerazioni pure sulle inadempienze della Regione Friuli Venezia Giulia in merito alle direttive UE e sulla serietà dei dati sull’inquinamento del territorio regionale trasmessi in Europa. Ad una Amministrazione regionale che si accinge per il terzo anno consecutivo a negare i contributi di legge al Circolo Miani e concorre invece al rilascio del rinnovo della concessione demaniale da parte dell’Autorità portuale, con la vergognosa assenza del Sindaco di Trieste alla riunione, alla Ferriera per altri quattro anni. Pur in presenza di tutte le violazioni di legge che mente umana possa immaginare: dall’interramento abusivo del Vallone di Muggia per un’area pari ad otto campi di calcio, sulla quale per altro la Lucchini-Severstal non ha pure mai pagato il canone demaniale; alla discarica abusiva dello Scalo Legnami, sequestrata dalla magistratura, collocata a fianco di quella per materiali edili sotto processo; ai costanti sversamenti in mare di ogni tipo di inquinante. Vedere su il sito www.circolomiani.it nella rubrica Notizie il pezzo “Scrivono di noi e lavorano per noi” con le foto riprese da satellite questa estate. Domani sarà il dodicesimo giorno di mia non assunzione di cibo che accompagna la mia scelta iniziata il 26 ottobre scorso di cessare l’assunzione dei farmaci salvavita. “Bechi, bastonai e contenti”. » Inviato da valmaura il 19 November, 2009 alle 1:36 pm Titolo del piccolo giornale, da leggere rigorosamente a sbafo al bar, che per quello che scrive si sta di più a bere il caffè che a leggerlo: “Dipiazza: dovevo farlo ma è una fiction”. Così parla mercoledì 18 novembre dalle colonne del quotidiano, l’autorevole aspirante al Grande Fratello o all’Isola dei Famosi, e solo perché hanno soppresso Carosello cancellando “Capitan Trinchetto”. “Considero questo provvedimento (l’ordinanza da lui firmata di chiusura del traffico a Trieste) una presa per i fondelli per i cittadini di Servola”. Quelli di Chiarbola, Valmaura, Monte San Pantaleone, Campi Elisi e Muggia, li ha invece semplicemente presi per il deretano. “Le cose finte proprio non mi piacciono”, ma sempre meglio di quelle vere di cui non si assume la responsabilità, e Dipiazza anzi lo ripete “Mi sento un verme”. Un caldo benvenuto dunque nella famiglia degli invertebrati a Roberto Dipiazza, sindaco di Vermopoli. Che in otto anni e passa di mandato, scanditi un giorno si e l’altro pure da frasi quali “Bisogna chiudere quel cancro di Ferriera” non ha prodotto altro che chiacchiere e chiacchiere, per altro ben imitato dal Presidente della Regione Tondo. Mentre Ferriera e Sertubi producevano polveri sottili, micropolveri, diossine, benzoApirene e benzene in quantità industriale. E per giunta veri e non finti. Casomai finte sono le centraline di rilevamento che smettono misteriosamente di funzionare quando si sforano i parametri di legge. Un po’ come il riscaldamento nei primi Inbus dell’ACT, che si bloccavano quando la temperatura scendeva sotto zero. Abbiamo chiesto ad un esperto di cosa si cibano i vermi, e poiché questo sito può essere visto anche dai minori, non riteniamo di rendere nota la risposta. Riportiamo solo la sua considerazione finale. Ovvero che i vermi servono egregiamente da esca, per chi abbocca. The Worm Così parlò la Procura di Trieste. » Inviato da valmaura il 1 November, 2009 alle 1:57 pm Dunque i nostri costruttori edili caricavano tra le altre cose il bitume raschiato nella ripavimentazione delle strade, catrame a gò gò, sui camion che andavano alla discarica dello Scalo Legnami, sapendo benissimo che questi inerti “speciali” finivano lì. “Avevamo scelto quella azienda perché la discarica dello Scalo Legnami era la più funzionale alle nostre esigenze”. Nel senso stretto di soldi risparmiati per un trasporto dal tragitto cortissimo. In un’altra città, con altri magistrati inquirenti e giudicanti, se fossi l’avvocato difensore e leggendo queste dichiarazioni del mio assistito sul quotidiano locale, mi strapperei i capelli, e correrei a supplicare la clemenza della corte. Ma siamo a Trieste e dunque è pacifico che un PM, lo stesso che non ci ha mai risposto all’esposto da noi presentato sui fanghi neri di lavorazione della Ferriera che finivano mischiati alla terra dello sbancamento per la costruzione dell’ipermercato di Chiarbola e poi in normale discarica. Lo stesso che, per scaduta decorrenza dei termini della carcerazione preventiva (solo 160 giorni), ha permesso alla banda degli albanesi, svaligiatrice delle case carsiche, di riottenere libertà ed impunità. Dunque che il succitato PM chieda l’archiviazione nei confronti “della stragrande maggioranza degli indagati sullo smaltimento di rifiuti speciali nella maxidiscarica dello Scalo Legnami, abilitata ad accogliere solo rifiuti non pericolosi”. E nella richiesta di archiviazione, a quasi due anni dal sequestro dell’area, lo stesso PM scriva “La contestazione mossa non è procedibile perché a seguito delle indagini svolte non sono emerse responsabilità”. Ci pare cosa perfettamente coerente con i ricordi di cui sopra. E che poi la richiesta di archiviazione sia definita “parziale”, ovvero che per i pochi indagati rimasti si intenda, presumiamo, chiedere il rinvio a giudizio, ciò inquieta ancora di più. Perché trova conferma e riscontro che in quella discarica siano stati scaricati e trattati rifiuti “speciali” come invece normali mattoni, ma la eventuale colpa sta nei custodi o nei gestori della stessa discarica posta in pieno centro cittadino. Per tutti gli altri che ben sapevano cosa e soprattutto dove scaricavano, in due anni quasi di indagini, “non sono emerse responsabilità”. Una sola domandina agli inquirenti? Anche per la discarica sequestrata a latere, dove la Ferriera ha fatto nascere una vera e propria collina artificiale con gli scarti di lavorazione, e con loro tranquillo degrado nel mare, il PM ha chiesto l’archiviazione? La risposta è cosa che interessa molto, soprattutto crediamo i tanti condannati a pagare 500 euro per una pisciatina murale fuori ordinanza. Per altro siamo sempre in fiduciosa attesa di un monito presidenziale che risponda alla nostra domanda se è costituzionalmente pertinente, da parte di un altro PM in una memoria giudiziaria, scrivere che “L’ordinamento… consente lo svolgimento delle attività pericolose, persino mortali, se e in quanto le reputa indispensabili alla vita della complessa società odierna”. Strabiliante considerazione, passata per altro totalmente sotto silenzio, che alfine legittima la richiesta di depenalizzazione degli infortuni sul lavoro. Fatalità dolorose ma inevitabili, per il bene supremo del Quarto Reich. Sieg heil ! Deboli con i forti e forti con i deboli. » Inviato da valmaura il 19 August, 2009 alle 12:14 pm Dunque la Ferriera ha negli anni: interrato abusivamente il Vallone di Muggia per un’area almeno pari ad otto campi di calcio; interrato sempre abusivamente lo spiazzo tra la riva dello stabilimento ed il pontile di scarico rinfuse; costituita una vera montagnola nella discarica abusiva dello Scalo Legnami utilizzando ogni genere di rifiuto nocivo; permesso lo scarico a mare abituale di liquami tossici e l’inquinamento delle falde acquifere (dai verbali della Conferenze dei Servizi Nazionali della Direzione Generale del Ministero dell’Ambiente). Ma oggi il quotidiano locale dedica una intera pagina di cronaca alla brillante operazione congiunta della Capitaneria di Porto e della Procura che in forze hanno provveduto al sequestro di una quarantina di passerelle in legno che i proprietari delle passere ormeggiate nel porticciolo di Barcola usavano da anni per salire a bordo dei loro natanti che tanta invidia suscitano al miliardario russo Roman Abramovich. C’è proporzione tra questi due fatti? Si capisce perché sempre più la gente normale non pone fiducia alcuna nell’operato della giustizia e nel ruolo credibile dell’informazione locale. Dei partiti e della politica di chi occupa le istituzioni è meglio neppure parlarne. Basta fare una modesta riflessione su quanto descritto sopra per capire che forse era meglio restare sotto Cecco Beppe. Ma d’altronde c’è qualcosa che lascia stupiti nel comportamento della stampa nazionale ma locale in particolare, e nella professionalità quasi inesistente di chi oggi pratica quel mestiere che passa sotto il nome di giornalismo. Alcuni esempi lampanti tanto da sembrare fasulli sono quelli offerti dal quotidiano locale, che fa parte del Gruppo editoriale Finegil – Espresso, di cui il giornale capofila è La Repubblica, e che teoricamente per scelta editoriale e politica dovrebbe essere un avversario implacabile del Centrodestra. Ma almeno a Trieste tra il dire ed il fare ci sono di mezzo sette milioni di sostanziose ragioni in euro, che la Fondazione CRT amministrata in toto dalla famiglia Camber, ha investito in azioni del Gruppo editoriale guidato dallo scomparso Caracciolo. Operazione patrocinata in fretta e furia, lasciando a bocca aperta un altro gruppo editoriale, notoriamente vicino al Centrodestra, che pensava di poter ritornare sulla piazza triestina aprendo finalmente un secondo quotidiano locale che avesse vita meno effimera dei tentativi passati di Franco Paticchio. Pertanto a livello triestino l’unico giornale locale, per altro in fortissima crisi di copie vendute, e da alcuni bilanci per la prima volta da anni pesantemente in rosso, il quotidiano di via Reni si posiziona a mezzadria tra la famiglia Camber, e scomparsa per suicidio politico quella Illy, e il partito di Zvech e Cosolini. A tutto quello che resta fuori da questo asse nel mondo politico il giornale dedica una attenzione risibile ed uno spazio insignificante (dalla Lega a Rifondazione). Per non parlare poi dell’informazione riservata alle realtà, assai poche invero, espresse spontaneamente dalla società locale, a meno che non siano funzionali al gioco dei due forni portato avanti dal giornale, insomma non siano protette o sponsorizzate dalle famiglie politiche di riferimento. Ed i risultati di questo aborto editoriale si vedono quotidianamente. Raggiungendo punte di pura schizofrenia e, se ci fosse una libera concorrenza che le sottolineasse, di un raro umorismo. D’altronde, lo abbiamo scritto e riscritto in questi anni, proprio il comportamento censorio e fazioso del giornale è stato il miglior alleato alle vittorie elettorali del Centrodestra a Trieste a partire dal 2001 in quasi tutte le occasioni elettorali. Anzi a ben vedere si può pure decisamente togliere quel quasi perché i successi di Riccardo Illy, fino al crollo finale del 2008, non erano certo targabili Centrosinistra. Probabilmente il Centrodestra avrebbe vinto lo stesso, ma certamente il comportamento del giornale locale lo ha incredibilmente favorito e facilitato. E questo ben prima del sostanzioso aiuto economico della Fondazione CRT-Camber. Quando il Sindaco Dipiazza mente probabilmente in buona fede per accanita ignoranza, che dura da dodici anni di sindacature, dalle colonne del giornale su argomenti centrali della vita e del futuro della città, e pure in maniera grossolana, parlando di Rigassificatore, di Inceneritore, di Ferriera, o per ultimo di Tarsu (la odiosa gabella dei rifiuti), ICI e Acegas. Non c’è giornalista che faccia fede al suo mestiere confutandogli le palesi inesattezze che il Sindaco sostiene. Non è vero che il Rigassificatore risolverà i problemi occupazionali di Trieste perché una cinquantina saranno a pieno regime gli assunti, occupando un’area marittima cruciale per il futuro sviluppo del porto al cui solo rilancio la città può legare in grande parte il suo futuro, come la storia insegna. A parte tutte le altre considerazioni di ordine ambientale e sulla sicurezza. Non è vero che la terza linea dell’inceneritore era nata per funzionare a ciclo continuo e per bruciare la mondezza proveniente da fuori Trieste o Italia. Nel progetto iniziale essa doveva sostituire le altre due linee quando la manutenzione lo richiedeva e questo stava scritto a chiare lettere pure nel programma elettorale del candidato Dipiazza illustrato agli abitanti di San Sabba. Non è vero che la vicenda della gabella da rimborsare con l’immotivato aumento della TARSU metta a repentaglio una ex azienda municipalizzata che per scelta sciagurata di Illy prima, confermata da Dipiazza poi, è stata privatizzata. Con il risultato che oggi, dati dell’ultimo bilancio alla mano, trasferisce al Comune di Trieste meno di un decimo di quanto ritornava di utile alla cittadinanza negli anni Settanta. E solo perché nell’ultimo bilancio risulta la vendita di Estgas, oggi Estenergy, per fare cassa, che altrimenti sarebbe in passivo. E pertanto è stata la gestione della “privatizzata” Acegas, anche qui saldamente in mano alla famiglia Camber, a fare tutto da sola, Tarsu o non Tarsu, Inceneritore o non Inceneritore. Ma potremmo pure ricordare la vergogna del depuratore fognario nel cuore di Chiarbola-Servola, con le vasche di decantazione dei liquami a cielo aperto. Ed il decennale balletto sulle responsabilità dei lavori tra Comune e Acegas. E parlando dell’abolizione dell’ICI e dei benefici conseguenti, non c’è stato nessuno che abbia semplicemente ricordato al Sindaco quali siano stati i “vantaggi” dei triestini, che si sono visti quadruplicare, al tetto massimo consentito dalla legge, l’addizionale IRPEF per i comuni, con delibera della giunta Dipiazza al fine di pareggiare i conti. Tassa che, contrariamente all’ICI che permetteva esenzioni per fasce di reddito, colpisce tutti indiscriminatamente. Bastava prendere la busta paga o la pensione con il conguaglio di fine anno. Un cittadino con un mensile di circa 1800 euro, graziato dall’ICI e con l’Irpef quadruplicata, ci guadagnava la bellezza di 232 euro in più DA PAGARE ! A cui ovviamente andata aggiunta la TARSU aumentata di quasi il trenta per cento. Ebbene pensate che il giornale locale abbia contestato al Sindaco questi fatti, dopo le sue affermazioni? Assolutamente no. Ha preferito dare spazio al Cosolini di turno, “buttandola in politica”, giusto per garantire al Centrodestra locale la vittoria per i prossimi lustri e per tutelare la famiglia di riferimento.
Contenti ora? Una sintetica riflessione. » Inviato da valmaura il 24 June, 2009 alle 6:21 pm Quando dicevo, dicevamo che bisognava creare le condizioni per non regalarsi mani e piedi ai candidati Dipiazza, a sindaco, e Tondo, a presidente Regione, avevo, avevamo perfettamente ragione. E che fare i galoppini elettorali non serviva a nulla, anzi la storia insegna che i servi sono pure disprezzati. I fatti stanno tutti lì a testimoniarlo. Otto anni e mezzo di promesse non mantenute il primo, quindici e passa mesi il secondo. E per il secondo l’aggravante di aver, come nessuno prima, dato mano libera al gruppo russobresciano. Quando dicevo, dicevamo che non serviva continuare a fare gli archivisti di dati, esperienza già da noi vissuta e praticata a partire dal 1997, che tanto poi questi numeri venivano consegnati alle stesse persone che portavano la responsabilità, oltre che di già conoscerli, –l’ARPA e l’ASS di chi sono?- di aver preso in giro la gente e di non aver fatto niente, se non aiutare la Lucchini. Avevo, avevamo ancora una volta perfettamente ragione. Quando dicevo, dicevamo, che l’unica strada praticabile in Tribunale era l’azione da noi promossa con l’avvocato Giuliano Spazzali, e che i magistrati di Trieste non sono neppure lontani parenti di quelli di Udine che hanno sequestrato e chiuso la Caffaro. Avevo, avevamo una volta di più ragioni da vendere. Sia per la nostra precedente esperienza di dodici signori esposti presentati in Procura in dieci anni, sia perché si capiva lontano un miglio che l’azione legale patrocinata da Spazzali era stata fatta fallire per garantire l’immunità al Sindaco. Quando dicevo, dicevamo che l’unica strada vera, percorribile era il condizionamento che si poteva, doveva imporre solo con le manifestazioni, le assemblee ed i cortei. E che non serviva invitare gli alleati nei fatti della Lucchini ad ingannare ancora i cittadini, a meno di accettare di essere loro sodali e complici. Avevo, avevamo per l’ennesima volta ragione. Meditate gente, meditate, se vi riesce. E dove sono gli amici degli amici: i Tondo, i Lupieri, i Camber, Bucci et similia, che tanto hanno promesso? E Dipiazza, il bravo sindaco che tanto ha fatto e che a tutti i costi, anche a quello della nostra vita, bisognava salvare dall’azione legale dell’avvocato Spazzali? Tanto siccome non serve fare le manifestazioni, mentre è fondamentale dare i numeri a chi di questi si serve al massimo per giocarseli al lotto, eccovi accontentati. Merda per tutti, e non è che il principio, che l’estate è appena iniziata. Che aria tiri, in tutti i sensi, lo si è visto oggi. Primo giorno del nuovo altoforno, con AIA trasmessa per simpatia, tanto 2 o 3 sempre stessa cosa è, mentre in Regione sono tanto impegnati che non hanno tempo per affrontare queste emergenze. Non hanno un buchino libero sulle loro agende, ma hanno un buco del C… grande come la Ferriera. E infatti la gentile, educata e signorile Rosolen lo ha fatto capire chiaramente alla donne dei nostri quartieri quale sia il suo pensiero in merito. Ai loro occhi contate meno di niente, salvo una volta ogni cinque anni quando vengono a chiedervi il voto ed a pigliarvi per il deretano. C’è da vergognarsi di essere triestini. Ma potete sempre rifarvi: telefonare ai “tubi” o provare con l’Arpa, o con il compagno direttore Rotelli, tanto i numeri li conoscete. Anche quelli che dicono che Tondo è il più amato dai concittadini! Ma fate presto fin che avete fiato, e con porte e finestre ben tappate che oggi sono usciti migliaia di metri cubi del letale gas d’altoforno e domani chissà… Domani è un altro giorno e si vedrà. E’ arrivata la risposta » Inviato da valmaura il 28 May, 2009 alle 12:36 am E’ arrivata la risposta. Si insomma se vogliamo chiamarla così, è arrivata la risposta dell’Assessore comunale all’Ambiente, che poi è anche Sindaco, Roberto Dipiazza, all’interrogazione presentata in marzo dai consiglieri comunali Maurizio Ferrara e Giuseppe Portale della Lega Nord. L’interrogazione che avevamo scritto noi e chiesto ai due consiglieri comunali di presentare, e li ringraziamo per questo. Ma la replica dell’Assessore-Sindaco ci lascia basiti, e non solo per il tempo impiegato a rispondere. Andatevi a leggere le conclusioni nella seconda paginetta. (cliccate qui per vedere la lettera mentre il testo dell’interrogazione lo potete consultare qui nella rubrica notizie a pagina 2, sul nostro sito in data 3 marzo). Quando si scrive che: “Nella fase attuale, (ovvero dopo quasi un anno dalla conclusione della fase istruttoria, che è terminata il 28 agosto 2008, caro signore Assessore-Sindaco, e che si è svolta sulla base di una legge italiana, direttiva Europea) non esistono i presupposti perché l’Amministrazione Comunale solleciti la Regione ai fini della convocazione della Conferenza dei Servizi.” Punto e basta. Un po’ poco per chi ha fatto dell’impegno, correva l’anno 2001 e poi il 2006, di fronte ai cittadini nelle due campagne elettorali, di chiudere subito quel “cancro” come Lui lo definiva, la principale ragione per votarlo. Ma poi sentite la considerazione conclusiva in risposta alla richiesta che con un fatto almeno il Comune si opponesse alla Lucchini-Severstal, ovvero con il voto contrario del suo rappresentante nel Comitato Portuale al rinnovo della concessione demaniale alla Ferriera che scade in dicembre di quest’anno. “Per quanto concerne l’eventuale rinnovo da parte dell’Autorità Portuale della concessione alla Lucchini spa delle aree demaniali, si rileva che, in sede di Comitato Portuale, sarà mia cura valutare la questione con tutta l’attenzione del caso.” Invece di offrire spot elettorali ai vari Piero Camber, Maurizio Bucci, Tononi e camerati perché chi li invita a Servola non chiede loro di risparmiarsi almeno di prendere in giro la gente più del lecito e del decente? La nostra risposta arriverà lunedì 1 giugno, alle ore 20.30, con l’assemblea di Valmaura. E mi auguro per la gente che sia forte e chiara. Altrimenti Buona Ferriera a tutti per i prossimi anni. (C.E.) chi è costui? » Inviato da valmaura il 6 May, 2009 alle 11:06 am (C.E.) chi è costui? E siccome è giusto dare a Cesare quel che è suo, completiamo la sigla con l’intero nome e cognome: Claudio Ernè. Entrato al Piccolo come fotografo, veramente eccellenti alcuni suoi scatti su fatti di cronaca politica negli anni settanta, passò poi cronista. Era l’epoca della Rizzoli che aveva acquistato Il Piccolo dalla ultradecennale proprietà di Chino e famiglia Alessi, e che aveva mandato il torinese Ferruccio Borio a dirigerlo, prima che scoppiasse lo scandalo P2 con annessi e connessi. Era l’epoca del cosiddetto consociativismo, dell’inizio del compromesso storico tra DC e PCI. E in questo clima per dare una svolta alla politica ultranazionalistica del quotidiano locale la nuova proprietà aprì le porte del giornale ad alcuni nomi graditi, se non proprio indicati, al Partito Comunista. Così inizia la carriera di C.E. al quotidiano locale, poi con gli anni finisce ad occuparsi quasi solo di cronaca nera, di giudiziaria, con qualche tuffo nell’attualità e nella politica. Adeguandosi perfettamente, plasmandosi quasi, ai cambiamenti di linea politica del giornale, passato poi al gruppo editoriale di destra Monti-Riffeser, e distinguendosi per alcuni “pezzi” decisamente anticomunisti, come spesso capita a quasi tutti gli “ex”. Qui ne diamo tre esempi abbastanza significativi, pubblicati sul mensile Nuova Società, che come lo stesso C.E. ricorda nel suo articolo di lunedì 4 maggio dedicato a Maurizio Fogar ed al Circolo Miani: “lo stesso circolo aveva avuto il merito di farsi editore di una pubblicazione di notevole spessore culturale”. Mensile che fu allora il più diffuso periodico regionale, autore di tutte le principali inchieste giornalistiche sulla Tangentopoli locale, e che fu fondato proprio per offrire una alternativa alle censure ed alla disinformazione del quotidiano sul quale C.E. scriveva. Quale fosse il clima di professionalità e di etica dell’informazione che allora, ma solo allora?, aleggiava al Piccolo lo rappresenta benissimo questo episodio. Quando ospitammo, grazie alla collaborazione di Gianluigi Melega, Enzo Tortora per la sua prima uscita pubblica in Italia dopo la piena assoluzione di quella montatura giudiziaria che lo avrebbe di lì a poco ucciso, in una domenica mattina al cinema Ariston stracolmo fino su viale Romolo Gessi di triestini, il quotidiano locale non ne diede praticamente notizia. Mentre tutti i TG nazionali, la stampa italiana e le televisioni di mezza Europa corsero a Trieste per seguire la manifestazione. Memorabile l’apertura del TG1 della sera con il servizio da Trieste come prima notizia. Ma a parte i tre pezzi in questione pubblicati nei numeri di novembre 1988, aprile e dicembre 1989 (clicca sopra per vederli) e rimasti senza replica alcuna dell’interessato, che qui riproponiamo, voglio qui ricordare due altri episodi che lo ebbero come protagonista. Quando Franco Basaglia viveva una sofferta agonia, la moglie e gli amici gli chiesero di non scriverne per rispetto alle ore terminali del noto primario. Ed infatti C.E. non esitò a pubblicare nel dettaglio la notizia. Così come un più recente servizio curato sempre dalla stessa persona e che riguardava la scoperta di uno dei purtroppo frequenti casi di abuso di farmaci steroidi ed anabolizzanti nelle palestre triestine, in una indagine da parte delle forze dell’ordine. Per giorni e giorni vennero descritte sul giornale le vicende anche molto personali e familiari del gestore della palestra fino a che questi non fu trovato impiccato su di una trave di casa a Muggia. Tragica ironia volle che poi proprio dalle colonne del giornale si facesse il pistolotto sulla campagna di notizie ed indiscrezioni che avrebbe stroncato la fibra del giovane e lo avrebbe spinto al suicidio. Come se non fosse stata la stampa locale la fonte continua e pressante di questa situazione. Ecco ci sembrava opportuno informare i tanti o pochi lettori di questo sito di alcuni aspetti della storia professionale di C.E. per rendergliene giusto merito. Non ce ne eravamo accorti! » Inviato da valmaura il 1 May, 2009 alle 12:38 pm Secondo il piccolo vangelo quotidiano scopriamo che la Ferriera nel 2008 non ha inquinato. Che bello e noi sciocchi che non ce ne eravamo accorti. Anzi avevamo notato sulla nostra pelle che dopo aver ricevuto l’AIA dalla Giunta Illy, confermata da quella Tondo, l’inquinamento se mai fosse possibile era vieppiù aumentato, come per altro stranamente confermavano le periodiche rilevazioni dell’ARPA. Poi dalla chiusura dell’altoforno e dell’agglomerato, rimesso in funzione la scorsa settimana, la sola cokeria aveva tenuto ben alta la bandiera dell’emissioni inquinanti, e per fortuna che lavorava solo a mezzo servizio. Allora tre sono i fatti. Il silenzio tombale della Giunta regionale che nel rimangiarsi le roboanti promesse elettorali “la mia priorità, se eletto presidente, sarà la chiusura della Ferriera ed il giorno dopo la mia elezione verrò a Servola a chiedere ai residenti come chiuderla…” (parole di Tondo dai giornali nel marzo, aprile e maggio 2008), sullo stabilimento siderurgico è riuscita nel capolavoro di insabbiare e far scomparire nel nulla perfino la revisione dell’Autorizzazione Ambientale con annessa Conferenza dei Servizi in barba alla direttiva UE ed alla legge italiana. Il solito comportamento del piccolo giornale che dimostra una volta di più di svolgere benissimo il ruolo di bollettino aziendale del Gruppo Lucchini-Severstal. Dal 2000 non ha mai dedicato tanto spazio e titolo alle notizie dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera e quando ne ha parlato ha sempre riservato mezzo articolo alle repliche della proprietà. Ovviamente oggi al giornale nessuno si sogna di chiedere la nostra opinione e di pubblicarla. Che se per assurdo fosse vera la tesi che i lavori fatti nel 2008 sotto dettatura del PM Federico Frezza da parte della proprietà sugli impianti avessero portato a questa apparente riduzione dell’inquinamento, allora perché questi lavori non sono stati eseguiti a partire dal 1995 data di acquisto della Ferriera? Perché tanta gente in quasi dieci anni, residenti e lavoratori, si è dovuta ammalare e crepare per la negligenza della proprietà? E ancora perché chi doveva fare i controlli ed imporre le sanzioni ha permesso che ciò avvenisse spudoratamente? E dove sono finiti i 400, 450, 500, 600 miliardi dichiarati investiti, e sottolineo investiti, dalla Lucchini a partire dal 1998 per l’ammodernamento degli impianti? E perché la stampa che ha fatto da megafono portavoce a queste balle sesquipedali non ha mai esercitato uno straccio di riscontro e verifica? E poi fuori campo una domandina alla Procura: che fine hanno fatto i sequestri delle due discariche abusive dello Scalo Legnami? Quelle discariche altamente tossiche, una della Ferriera, ed una di materiali edili cosiddetti inerti e rifiuti speciali che hanno così tanto sollevato l’indignato stupore del Sottosegretario triestino all’Ambiente? Dopo otto e passa mesi mi pare che nessun carotaggio-analisi e nessun intervento siano stati fatti. “Tutto il resto è silenzio”, per citare William Shakespeare. In attesa di non ricevere mai una risposta a questi quesiti che si basano sui semplici fatti di questi dieci anni vado a prendermi un caffè al bar. Un caffè che è passato dalle 800 lire del 2002 ad 1 euro del 2009, ovvero a quasi 2000 lire: qualcuno se ne è accorto? “Non c’è trippa per gatti.” » Inviato da valmaura il 21 April, 2009 alle 2:14 pm “Non c’è trippa per gatti.” Con queste nobili parole colui che abbiamo avuto la sventura di avere per cinque anni assessore regionale ai trasporti ed infrastrutture, il pidiessino poi Ds ora PD, Ludovico Sonego, comunica la sua rinuncia a candidarsi al Parlamento Europeo. Non c’è proprio nulla da aggiungere allo spirito di servizio che dovrebbe contraddistinguere la politica ed al rispetto per le istituzioni. Con questa incredibile affermazione, che tradotta significa che non ritenendo sicura la possibilità di ottenere il cadregone con lauta prebenda allegata non vale la pena di concorrere, si mandano letteralmente a fan culo tutte le belinate su programmi, scelte, rappresentanza dell’elettorato e nobiltà del ruolo istituzionale. Che questa frase venga spudoratamente pronunciata da un rappresentante presunto di una forza democratica, popolare e riformista, due son le cose: o lo si ricovera, il Sonego, in un gattile per mici abbandonati, o si scioglie un partito che prende così smaccatamente in giro la gente senza alcun rispetto per la dignità dei cittadini. In quanto alla festa per il giubileo di Tondo, organizzata dal quotidiano locale con tanto di locandine dedicate all’avvenimento, questa per i triestini è invece una giornata di lutto se dovessero trovare rispondenza le notizie comparse sulla stampa. Mano libera alla Lucchini-Severstal sul rinnovo della concessione demaniale (quasi il sessanta per cento dell’area dove opera la Ferriera); mano libera al potenziamento delle attività di banchinaggio conto terzi gestite dai russobresciani alla faccia del potenziamento del porto; e sempre in merito: concessione dell’ulteriore banchina del canale navigabile della zona industriale più l’area vicina al nuovo inceneritore, sempre fronte mare. Anticipazione della possibilità, senza formale revisione alcuna, di sostituire l’altoforno tre con quello due, all’interno di una Autorizzazione Integrata Ambientale di cui è scomparso nel nulla il procedimento di revisione aperto lo scorso anno e la cui fase istruttoria si era conclusa il 28 agosto 2008. In poche parole si lascia il Gruppo Lucchini-Severstal padrone di dettare tempi e modi, si rinuncia a priori ad ogni efficace arma pressoria e ci si rimette alla buona volontà di una proprietà che ha dimostrato di non essere, sono parole scritte dal Ministero dell’Ambiente più e più volte, assolutamente credibile ed affidabile. Grazie Tondo e buon compleanno. Quando la realtà supera la fantasia. » Inviato da valmaura il 10 April, 2009 alle 2:08 pm Non passa giorno che la realtà supera la fantasia. Una presidente di provincia che, infischiandosene della volontà espressa dalla grande maggioranza dei suoi amministrati, protesta perché sulla vicenda Ferriera si dà troppa, e non troppo poca come finora è stato, importanza alle questioni ambientali rispetto all’occupazione. Un presidente della camera di commercio che stanzia un milione e mezzo dei nostri euro per aiutare le imprese che hanno inquinato. Un sindacato che dai vari Belci ai Visentini tace di fronte all’ovvietà buttata loro in faccia senza mezzi termini dal direttore nonché AD dello stabilimento siderurgico, Rosato, che spegne ogni facile illusione sulla ripresa produttiva della Ferriera e spiega che il cordificio, che a nostro parere NON deve per il bene e per il futuro del porto assolutamente essere realizzato, con la Ferriera praticamente non c’entra per nulla. Si ricordi sempre: un sindacato che assieme al partito democratico di riferimento porta quasi per intero la responsabilità dell’emergenza lavoro in cui si trovano, senza quasi prospettive, i dipendenti del Gruppo Lucchini e Sertubi. Ferriera che sì lavora ora solo con la cokeria al 50%, ma produce tanto di quell’inquinamento, anche acustico, mai rilevato in passato. E rinnoviamo la richiesta formale di sapere da chi e come vengono fatti i controlli sulle agevolazioni tariffarie energetiche, visto che la produzione dei gas di risulta, per legge determinanti, si è ridotta di oltre due terzi, sull’elettricità prodotta dalla centrale di cogenerazione. Perché siamo stufi di regalare oltre che la salute anche i nostri soldi a questa gente. La grande puzza. Il ritorno. » Inviato da valmaura il 8 April, 2009 alle 4:06 pm Come ogni arrivo della bella stagione, nel cielo compaiono le rondini e sul piccolo giornale la saga della grande puzza misteriosa colpisce puntualmente. Peti dei marinai esclusi, gas natural(e), come ci rassicura la guardia costiera, e perdite di gas dalle tubature sotto controllo, come sentenzia l’Acegas, l’unica alternativa si concentra sulla Ferriera e sulle vasche a cielo aperto del depuratore fognario cittadino, dove decantano le feci di 239.000 produttori nostrani. Questa volta s’adontano persino i politici regionali che provano sulle loro strapagate narici quello che decine di migliaia di persone tra Trieste e Muggia provano a loro spese da anni sulla loro pelle. Ed in attesa di un nuovo articolo sulla misteriosa nube odorosa d’ignota, solo per gli organi di stampa che chiamarli d’informazione mi pare d’usare parola troppo grossa, provenienza, apprendiamo che la grande maggioranza dell’opinione pubblica vuole due cose nel sondaggio testè realizzato. La chiusura della ferriera, con buona pace di quei consiglieri comunali che hanno appena pubblicamente sostenuto che “tutta la città sta dietro ai lavoratori della Ferriera”, e per la verità se fossi uno di loro avrei più di un motivo di seria preoccupazione a sentir simili affermazioni. E il rilancio del porto come principale attività economica per la nostra città. Dando ai sondaggi, a certi soprattutto, il beneficio dell’ampio dubbio, i dati che ne escono sono esattamente quanto puntualmente disattesi dalla classe dirigente nostrana. Rilanciare il porto vuol dire recuperare da subito tutti gli spazi che gli sono indispensabili, Rotterdam tanto per fare un esempio ha 35 chilometri di banchine, non è un vezzo ma una banale ovvia necessità: i containers non si possono stivare e lavorare in un fazzoletto di terra. Ma ecco in tempo reale uscire la notizia che invece di concretare lo smantellamento dell’area nevralgica occupata dalla Ferriera, per il 60% di proprietà del demanio, si pensa di concedere al Gruppo Lucchini per un cordificio pure il Canale navigabile, con annessa banchina e si prevede di montare nell’area dello stabilimento pure una seconda megacentrale elettrica. Il tutto con una ricaduta occupazionale di una sessantina di persone ad essere ottimisti. Ed il porto? A farsi benedire. In piena sintonia con le prossime festività pasquali ed in aperto contrasto con la volontà espressa dai cittadini. Questa è Trieste gente. 30.000 e scusate se son pochi. » Inviato da valmaura il 31 March, 2009 alle 1:15 pm Quasi trentamila triestini, insomma più del 10% degli abitanti in provincia, soffre di malattie croniche all’apparato respiratorio. Che sono una delle principali concause di morte. Parola annuale, lo ripete infatti inascoltato da dieci e passa anni, del primario pneumologo di Cattinara, Marco Confalonieri (andate a rivedervi nel nostro sito, settore video, una sua passata intervista che avevamo raccolto nel 2005). Per il quotidiano locale la causa sta nei triestini che fumano troppo, figurarsi a Napoli allora, e negli sbalzi di temperatura (!). Secondo il primario ospedaliero invece la prima causa è l’inquinamento, e l’incidenza della patologia è in forte e costante aumento. Ed i tabaccai hanno chiesto un incontro in Regione perché in 400 esercizi paventano la chiusura per la crisi di vendite (meno oltre il 20%). Vi fareste curare anche un banale raffreddore dal piccolo giornale? Orpo ciò, speremo proprio de no! » Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 8:08 pm Come disse il grande Paron Nereo Rocco all'allenatore della squadra avversaria che prima dell'incontro lo salutò con un "e che vinca il migliore". E così i cittadini europei dovrebbero rispondere, toccandosi i cabasisi, all'ex Presidente della Regione Illy quando in un non lontano convegno degli industriali a Cernobbio disse che "la sanità della nostra Regione è un modello per l'Europa". Ecco alcuni freschi esempi del "modello" regionale, freschi freschi dalla stampa locale: 432 giorni per una ecografia all'addome; 157 per una visita urologica; 161 per una visita cardiologica; 155 per una visita oculistica; 125 giorni per una visita ortopedica; 708 giorni per un'endoscopia; 390 giorni per una mammografia; 65 giorni per una visita oncologica. L'alternativa? Aprire il ricco portafogli e pagarsi visite ed esami privatamente. Chissà i danesi o gli svedesi come ci invidiano, loro che hanno la sfortuna di avere le risposte in tempo reale e si perdono il piacere tutto mediterraneo della socializzazione da file d'attesa lunghe fino a due anni. Questa è la capacità della politica e della classe dirigente, sempre rigorosamente nominata dai partiti, nostrane. Meditate gente, meditate mentre col sacco a pelo vi mettete in fila per mesi. Le pisciatone alla diossina. » Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 8:06 pm Ha fatto molto colpo in città la notizia pubblicata sul piccolo giornale che la multa per quattro pisciatine, per altro scientificamente sterili tant'è che l'urina in casi estremi si può pure bere, come Marco Pannella insegna, di quattro beoni assomma esattamente alla pisciatona continua di diossina assolutamente non sterile bensì altamente cancerogena che la Ferriera emetteva a decine di migliaia di metri cubi nell'aria di Trieste e Muggia. Ai più attenti non è sfuggito poi il particolare che il limite di legge imposto alla Ferriera è di 0.4 nanogrammi di diossina al metro cubo, mentre per il non lontano inceneritore questo limite scende invece allo 0.1, che poi è il limite stabilito dalla Comunità Europea, oltre il quale inizia il mortale danno alla salute umana. A questo si aggiunga la considerazione che la quantità di fumi contenenti diossina in uscita dalla Ferriera è molte volte più ingente di quella in eventuale uscita dal camino dell'inceneritore. Se io fossi un multato per incontinenza urinaria dai nostri Vigili Urbani avrei qualcosa da ridire, perchè non mi pare che la legge almeno in questo caso sia uguale per tutti. |
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