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Ovvero l’auto di Edouard Ballaman. Sembra uscire da un libro-film su Fantozzi di Paolo Villaggio, perfino nel cognome..
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Orrore, sgomento e vergogna.
Queste le prime tre sensazioni provate da un operaio specializzato da pochi anni in pensione, già sindacalista della FIOM-CGIL e una delle più apprezzate RSU della Cartiera Burgo, leggendo sul..
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*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 1

Orrore, sgomento e vergogna.

» Inviato da valmaura il 25 August, 2010 alle 11:44 am

Queste le prime tre sensazioni provate da un operaio specializzato da pochi anni in pensione, già sindacalista della FIOM-CGIL e una delle più apprezzate RSU della Cartiera Burgo, leggendo sul piccolo giornale di ieri quella “sceneggiata”, sono parole sue, pubblicata a favore della proprietà della Ferriera, autori alcuni sindacalisti e capetti della fabbrica russa che ammazza Trieste, lavoratori compresi..

“Pena per i miei ex colleghi operai che spero trovino la forza e la dignità di indignarsi (lui per la verità ha usato la parola “incazzarsi”) e prendere a calci in culo questi loro rappresentanti”.

“ I miei ex compagni sono i primi a morire e questi difendono gli interessi della proprietà, tacciono sullo scandalo assai esteso, e non solo in Ferriera, degli infortuni non denunciati e fatti passare per malattia o ferie”.

“Dopo quasi quaranta anni vissuti da operaio sindacalizzato non avrei mai pensato di provare tanta vergogna come leggendo quell’articolo; la mia solidarietà va tutta e solo a quel responsabile per la sicurezza cacciato illegalmente dalla riunione e spero solo che in un sussulto di dignità la CGIL faccia piazza pulita di questi iscritti, che neanche ai tempi dei sindacati fasulli, “gialli” li chiamavamo perché al servizio dei padroni, avevano la faccia tosta di parlare così”.

Questo ci ha detto ieri al telefono, chiamandoci al Circolo Miani. Ha anche aggiunto parole dure sull’inquinamento che esce da Ferriera e Sertubi e che da casa vede ad occhi nudi e prova sulla pelle sua e della sua famiglia, per la cronaca sta a San Vito e non a Servola, in particolare, è la sua sensazione, con “i picchi toccati ad ogni cambio turno”. E si è chiesto come gli operai stiano zitti ed accettino di “crepare in silenzio” perché sono i primi ad ammalarsi. “Tutti abbiamo famiglia e quando la Iret ha chiuso ho capito cosa vuol dire trovarsi in strada, ma c’è un limite a tutto”.

Io non assumo CoCa.

Parte la campagna provinciale contro l’assunzione di Co (Cosolini) e Ca (fratelli Camber).

Per non assumere le dosi letali per i neuroni celebrali e causa di precoce demenza senile si sconsiglia vivamente l’acquisto abitudinale e da assuefazione del quotidiano locale. 

Si raccomanda vivamente lo spegnimento dell'apparecchio televisivo od in subordine l'istantaneo cambio di canale in occasione dei TiGì della televisione locale, dai cui canali si corre per di più il rischio di contrarre la dipiazzite, un fungo della pelle prurugginoso che trova origine dai peli delle Iene Ridens (Crocuta crocuta). E’ un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta.

Disprezzata dall'uomo per la sua predilezione a nutrirsi di carogne, È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. In Europa pare abbia trovato un habitat ideale a Trieste e dintorni.

La iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale.




Io non assumo CoCa. Sopire, sfumare, dormire …

» Inviato da valmaura il 1 July, 2010 alle 4:04 pm

Io non assumo CoCa.

Parte la campagna provinciale contro l’assunzione di Co (Cosolini) e Ca (fratelli Camber).

Per non assumere le dosi letali per i neuroni celebrali e causa di precoce demenza senile si sconsiglia vivamente l’acquisto abitudinale e da assuefazione del quotidiano locale. 

Si raccomanda vivamente lo spegnimento dell'apparecchio televisivo od in subordine l'istantaneo cambio di canale in occasione dei TiGì della televisione locale, dai cui canali si corre per di più il rischio di contrarre la dipiazzite, un fungo della pelle prurugginoso che trova origine dai peli delle Iene Ridens (Crocuta crocuta). E’ un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta.

Disprezzata dall'uomo per la sua predilezione a nutrirsi di carogne, È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. In Europa pare abbia trovato un habitat ideale a Trieste e dintorni.

La iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale.

 

Sopire, sfumare, dormire …

A mia memoria non ricordo, e sono nato nell’ oramai lontano 1953,  che almeno negli ultimi venti anni l’aula del Consiglio Comunale venisse trasformata per 24 ore in una sede di assemblea permanente da parte dei cittadini, né che uno striscione imbandierasse la sontuosa facciata del Municipio per un giorno intero.

Ricordo di aver letto, questo sì, che ciò era accaduto in altri comuni d’Italia, ma a Trieste no.

Ebbene per la stampa locale questo è stato fatto passare come un modesto fatto di cronaca degno dello spazio di una colonna con annessa fotina di commento in un articolo dove si parlava di “occupazione del salottino accanto al consiglio”.

Nel contempo troneggiavano sul giornale tre quarti di pagine, dalla cronaca regionale a quella triestina, con megafoto di primi piani dei soliti politici d’accatto, sul trabocchetto politico della Lega al Pdl, sulla “spogliazione” di competenze di un assessore regionale, o su compravendite del Ttp. Cose che ovviamente nei nove decimi, 99 periodico dei lettori abituali del quotidiano locale destano un interesse pari alla quotazione in borsa del latte prodotto dalle vacche in Paupasia, posto che ne esistano. Sono cioè spazi di cronaca, pari alla metà delle pagine del giornale, che i comuni mortali saltano a piè pari, solitamente con espressione nauseata mentre sfogliano a gratis il Piccolo bevendosi un caffè al bar e spiegano perché nel quotidiano stampato in via Guido Reni continui l’inarrestabile emorragia delle copie invendute. Sono cioè le classiche pagine autoreferenziali, i pastoni in politichese, lette solo dagli addetti, assai pochi per fortuna ma ancora troppi, ai lavori delle conventicole del sottopotere locale.

Resta sostanzialmente un mistero perché al Piccolo da dieci anni a questa parte cambiano direttori ma il disastro nella perdita di credibilità, e copie, del giornale resta inalterato. Capiamo che il Piccolo fa parte del gruppo editoriale Finegil-Espresso-Repubblica e che di conseguenza segua, legittimamente, una sua linea editoriale e politica di centrosinistra. Capiamo un po’ meno che avendo la famiglia Camber-Pdl sostanzialmente acquisito il controllo economico di metà proprietà dello stesso giornale facendo acquistare alla Fondazione CRT, da loro controllata in toto, sette milioni di euro di azioni pari al 3,35 dell’intero gruppo editoriale, a livello locale in controtendenza il quotidiano sponsorizzi il centrodestra. Come un impresentabile Giano bifronte.

Ma insomma quando è troppo e troppo, che anche la decenza ha un limite. Di professionalità ed etica del giornalismo qui è meglio non parlare proprio e suona perfino osceno tenere a Trieste una manifestazione contro la famigerata “legge bavaglio” visto che qui i bavagli, le censure e la disinformazione sono pratica lungamente praticata senza obbligo di legge.

Ed il comportamento dell’Ordine, della Federazione della Stampa, il sindacato dei giornalisti, ma anche quello di editori e direttori sulla incredibile vicenda della Conferenza Stampa negata di martedì mattina in Consiglio comunale né è la più macroscopica conferma.

Silenzio totale. Neanche una noterella, un grido soffocato di protesta contro un atto liberticida nei confronti del diritto-dovere di informare l’opinione pubblica, ed a difesa di una decina di “colleghi” tra giornalisti, cameraman e fotografi a cui è stato negato, impedito l’accesso in una struttura pubblica, il Municipio, e pure in normale orario d’apertura al pubblico, le 11,30 di mattina, per fare il loro lavoro da parte di una amministrazione pubblica.

Oggi poi, la notiziola è già scomparsa da giornali e TiVù, perché non bisogna disturbare i manovratori della politica pagante in tutti i sensi.

Forse bisognava spiegare a Berlusconi che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia poteva tranquillamente essere esentata dall’applicazione della nuova illiberale legge, perché già ne applicava da anni una ben più restrittiva: la volontaria autocensura per acclarata servitù.

Teodor




Che figuraccia !!!

» Inviato da valmaura il 31 May, 2010 alle 1:53 pm

Partiamo dai numeri e dalle presenze.

Venerdì 28 maggio nel pomeriggio di una bellissima giornata di sole al Circolo Miani si sono trovate più di novanta persone.

Cittadini che si sono ricordati dell’impegno assunto dieci giorni prima il 18 maggio, nella manifestazione cui hanno partecipato oltre quattrocento persone in piazza Unità.

Già perché nessun organo di stampa, che chiamarla informazione mi sembra parola decisamente troppo grossa quanto impropria, ha dato annuncio e notizia dell’Assemblea di venerdì 28.

E questo dovrebbe essere già di per se un dato su cui chi opera a Trieste: politici, giornalisti e quant’altro, dovrebbe porre la sua attenzione. Perché senza tema di smentita non crediamo che alcun partito e movimento, sindacato et similia, riuscirebbe a riempire una sala con questi numeri senza una, ma spesso anche con, campagna di inviti, annunci e manifesti per almeno una settimana preventiva.

E che questo è accaduto dopo un ampio servizio, dalla locandina alla prima nazionale, comparso sul quotidiano locale non certamente teso ad esaltare la persona di Maurizio Fogar e l’operato del Circolo Miani. La presenza di tanta gente spontaneamente venuta venerdì al Miani dovrebbe anche qui far riflettere sull’uso ed i risultati di un certo modo di fare “informazione”.

Le presenze.

Avevamo invitato tutti tra coloro che ambiscono ad avere un ruolo, presente e futuro, nel governo della nostra comunità, su di un tema che in questi anni, financo in questi giorni, li ha visti spendere fiumi di parole, di pure chiacchiere mai seguite da un fatto che è uno.

E questo vale soprattutto per coloro che ogni sei mesi riempiono un comunicato stampa “contro la Ferriera”, quasi sempre ignorando la complessità del problema, e pensando così si essersi guadagnati un facile consenso elettorale. Insomma un patetico scimmiottare delle parole espresse ai quattro venti dal sindaco Dipiazza in quasi dieci anni di suo mandato.

Orbene sono venuti ed intervenuti, solo Igor Kocijancic, capogruppo della Sinistra Arcobaleno al Consiglio Regionale, e Paolo Menis del gruppo Beppe Grillo di Trieste. E li ringraziamo.

Gli altri, tutti gli altri salvo due, hanno pensato bene di non farsi vedere e cosa più grave, e aggiungiamo maleducata, non hanno ritenuto nemmeno di rispondere alla cortese lettera d’invito motivando la loro decisione di non partecipare.

Saranno gli stessi, dall’Italia dei Valori alla Lega Nord, passando per tutte le sigle esistenti nel mondo politico vecchio e nuovo, che però tra pochi mesi verranno nei nostri quartieri a chiederci impudicamente il voto per usarci, come sempre hanno fatto in passato, più o meno alla stregua di  un tampax da gettare il più lontano possibile esaurita l’assorbenza elettorale.

Silenzio pneumatico pure da un sindaco di Muggia che, lo ricordiamo bene, nel 2006 si era rifiutato di inserire i temi della Ferriera e del Rigassificatore nel suo programma elettorale, e che aveva vinto di una incollatura, per la precisione grazie al voto di diciannove persone, sul candidato del centrodestra, salvato in extremis dal successo personale di Andrea Mariucci ad Aquilinia.

Da questo incontro è uscita con determinazione ed entusiasmo la scelta di diffondere presso le dodicimila famiglie che vivono tra San Vito e Muggia, e poi a tutti i nuclei familiari che risiedono in quel comune, un giornale che informi, descriva problemi e soluzioni, e che sottolinei il totale fallimento della politica a Trieste ed in provincia in questi ultimi anni.

Perché oramai anche i sassi hanno capito che la decennale incapacità di questa classe politica e dirigente di risolvere l’emergenza Ferriera con tutti i problemi ad essa correlati, rappresenta la condanna di Trieste ad un futuro senza qualità della vita, senza tutela della salute e soprattutto senza alcuna prospettiva di una crescita futura.

Altra decisione importante assunta nell’assemblea è stata quella di organizzare una imponente, vasta mobilitazione per il giorno in cui la Regione si deciderà ad adempiere un dovere trascurato da anni (il perché leggetevelo nella notizia “Una storiaccia esemplare” sul nostro sito), ovvero di convocare quella fin qui disattesa Conferenza dei Servizi per togliere, altre ipotesi non ci interessano, una Autorizzazione Integrata Ambientale illegittimamente rilasciata dalla Regione alla proprietà russa della Ferriera.

Per quel giorno ci saremo ed in tanti, ad attendere i “conferenzieri” all’uscita del palazzo. E quel giorno le parole, le chiacchiere staranno a zero.

Come si è pure deciso di proseguire con la promozione di una serie di incontri pubblici, di assemblee e di comizi, portando tutta la città a conoscere e dibattere su questo, visto il successo ottenuto nelle recenti manifestazioni di Piazzale Rosmini, Campo San Giacomo e appunto Piazza Unità.

Due sole parole in chiusa per commentare alcuni fatti di queste ore.

Bene ha fatto il Sindaco della vicina Capodistria a dire le cose che ha detto e malissimo hanno fatto i politici nostrani, di destra, centro e sinistra, a rispondergli in quel modo, stando per altro bene attenti a non entrare nel merito importante delle cose affermate da Popovic, e dimostrando una volta di più che quando si ricorda la semplice verità, si sfiora la conservazione del sottopotere locale, delle conventicole degli affari, subito i partiti di ogni sigla e colore fanno muro assieme.

Pessimo poi il contenuto del piano strategico presentato dal Sindaco di Trieste per il prossimo decennio. Altro non è che la conferma del declino di una città dove le opere maggiori sono destinate a trasformare questa nostra provincia nella “scovazzera” dell’Adriatico.

Dagli insediamenti di Rigassificatori, depuratori di liquami (mentre quello vecchio da oltre dieci anni ammorba con il suo lezzo mezza Trieste), nuove linee di incenerimento, nuove inutili per il fabbisogno provinciale Centrali a Turbogas, nuovi metanodotti e impianti per il lavaggio di scorie. Tutti impianti che se mai realizzati impiegheranno pochissime persone e senza creare alcun indotto condanneranno ogni scelta futura sul territorio, occupandone parte cospicua così sottratta allo sviluppo, ad esempio, di un agonizzante porto. E impediranno ogni occasione di crescita di una industria medio-piccola ad alto contenuto tecnologico e conseguente nullo impatto ambientale, continuando a vanificare la presenza di una “città della scienza” a Trieste.

Una città insomma condannata ad importare, poche, braccia e ad esportare, tanti, cervelli.

Preoccupano anche le affermazioni di un presidente della Confindustria locale, che dopo la sua recente elezione, si è rimangiato in fretta e furia quanto dichiarato pubblicamente solo alcuni mesi fa su ferriere e rigassificatori ed uso del territorio. Così come gli atti messi in opera dalla Samer per impedire una concorrenza reale nel commercio portuale rivolto verso il Medio Oriente, per ora per fortuna bocciati dal Tar, che contrastano fortemente con quanto dichiarato anche a noi per anni dal suo proprietario, Dario Samer e famiglia, contro quella cricca che impediva a loro dire, difendendo le consolidate rendite di posizione e sottopotere, al porto di operare liberamente.

Una scena già vista purtroppo troppe volte in questa città.




Chi viene e chi no!

» Inviato da valmaura il 21 May, 2010 alle 1:14 pm

Ecco il testo integrale dell’invito a partecipare all’incontro-assemblea del 28 maggio, corredato dai nomi dei destinatari. Giorno per giorno scriveremo di chi ha comunicato la sua decisione di esserci o di non venire. In calce trovate già le prime risposte, ai lettori-elettori il facile giudizio.

 

Circolo Centro Studi                   

   “Ercole Miani”

      Il Presidente                                                                     Trieste, 20 maggio 2010

 

 

 

Al Presidente della Giunta regionale

Friuli Venezia Giulia

Renzo Tondo

All’Assessore regionale all’Ambiente

Elio De Anna

Agli Assessori regionali triestini

Alessia Rosolen, Sandra Savino, Federica Seganti

Al Presidente del Consiglio Regionale FVG

Edouard Ballaman

Ai Capigruppo Consiliari Regione FVG

Pietro Colussi, Alessandro Corazza, Daniele Galasso, Igor  Kocijančič,

Gianfranco Moretton, Danilo Narduzzi, Edoardo Sasco

Alla Presidente della Provincia di Trieste

Maria Teresa Bassa Poropat

Ai Capigruppo Consiliari Provincia di Trieste

Paolo De Gavardo, Claudio Grizon, Elena Legisa, Andrea Mariucci,

Carla Melli, Maria Monteleone, Fabio Scoccimarro, Fabio Vallon, Marco Vascotto

Al Sindaco di Trieste

Roberto Dipiazza

Ai Capogruppo Consiliari Comune di Trieste

Marino Andolina, Angela Brandi, Piero Camber,  Roberto Decarli, Paolo Di Tora, Emiliano Edera, Maurizio Ferrara,  Fabio Omero, Sergio Pacor, Angelo Pierini, Alfredo Raccovelli, Roberto Sasco, Bruno Sulli

Al Sindaco di Muggia

Nerio Nesladek.

 

 

Oggetto: Invito Incontro-Assemblea pubblica

 

 

Il giorno 18 maggio 2010, nella manifestazione cittadina tenutasi in piazza Unità a Trieste, promossa dal Circolo Miani, da Servola Respira, da La Tua Muggia e dal Coordinamento dei Comitati di Quartiere, a cui hanno preso parte oltre quattrocento persone, e non come erroneamente riportato sul quotidiano locale “una settantina”, è uscita la proposta di organizzare questo incontro pubblico ed aperto a tutti i cittadini per venerdì 28 maggio con inizio alle ore 18, presso la sede del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste (nono piano, ascensore di destra nel portone), con gli amministratori pubblici ed i rappresentanti delle forze politiche che siedono in Regione, Provincia e Comuni di Trieste e Muggia, ovvero che sono al governo del territorio, nei rispettivi ruoli, interessato così pesantemente da oltre un decennio dall’emergenza Ferriera-Sertubi, ma non solo, e che rappresenta il nodo centrale per lo sviluppo di questa terra.

Il tema dell’incontro è l’ascolto, ovvero poiché i cittadini attraverso in particolare le associazioni promotrici di questa Assemblea hanno da oltre dieci anni raccontato in tutte le sedi ed in tutte le forme gli aspetti di un così drammatico problema (per la salute, la qualità della vita, per un lavoro dignitoso e sicuro, per lo sviluppo ed il futuro della nostra provincia), il significato di questa iniziativa è appunto l’ascoltare cosa in questi anni, grossomodo a partire dal 1999, chi ha retto le pubbliche amministrazioni ed ha guidato la politica locale ha concretamente fatto ed operato per uscire da questa situazione.

Certi di interpretare anche quanto da anni espresso pubblicamente dalle Signorie Vostre negli interventi dedicati a questo così importante problema per Trieste, Capoluogo di Regione, e grazie a Dio fuori e lontani da ogni impulso elettorale, riteniamo di fare cosa gradita invitarVi a questo incontro con il territorio e la popolazione che lo abita.

L’invito è da parte Vostra estendibile, anzi ve ne saremmo particolarmente grati, pure ai parlamentari eletti nel Collegio di Trieste, ai Segretari regionali e Provinciali dei partiti e delle forze politiche che vi operano.

Colgo l’occasione per inviarVi i nostri più cordiali saluti.

 

Livio Fogar

 

SI                                                                        NO

 

                                Igor  Kocijančič                                                    Federica Seganti

                               Alfredo Racovelli                                                   Elio De Anna




Chi dei tre mente ? Con patente d'imbecillità rilasciata ai cittadini.

» Inviato da valmaura il 22 April, 2010 alle 3:50 pm

Chi dei tre personaggi mente?

 

E la Regione inasprirà le sanzioni nei confronti della Lucchini  (Il Piccolo - 22 luglio 2009 pagina 12, sezione: REGIONE).

La Regione procederà al riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Ferriera di Servola senza attendere la sentenza del Tar sull’impugnazione della Lucchini. E’ quanto emerso dall’audizione tenutasi ieri pomeriggio in sede di IV Commissione in Consiglio regionale, presente il sindaco Dipiazza.

Il direttore centrale dell’Ambiente, Roberto Della Torre, ha spiegato come «la revisione dell’Aia può avvenire anche in attesa della sentenza del Tar» mentre il consigliere regionale Maurizio Bucci (Pdl) ha sottolineato come «potranno essere inserite nuove, precise, puntuali ed attente prescrizioni, anche sanzionatorie, riferite agli sforamenti non soltanto relativi alle medie giornaliere ma anche ai picchi di emissioni».

L’assessore regionale Elio De Anna, fresco di delega all’Ambiente, ha proposto l’apertura di un tavolo ristretto con Regione, Comune, Provincia e Arpa. (Ma che idea originale: il 33esimo?)

Frattanto Alexey Mordashov, presidente di Severstal (proprietaria con Lucchini della Ferriera), è stato insignito dell’Ordine al merito della Repubblica italiana con una cerimonia ufficiale che si è tenuta nella residenza dell’ambasciatore italiano a Mosca. L’Ordine al merito della Repubblica Italiana è stato istituito nel 1951. È il più alto riconoscimento in Italia ed è assegnato per importanti servigi resi alla nazione nel campo della letteratura, delle arti, dell’economia, cosi come per attività sociali, filantropiche ed umanitarie. È presieduto dal Presidente della Repubblica.

 

Soprattutto filantropiche ed umanitarie:

Complimenti vivissimi a Giorgio Napolitano che dall’ultima morte di un lavoratore in Ferriera (Dusan Poldini) non erano passati che pochi mesi.

 

 




Coglione !!!

» Inviato da valmaura il 12 March, 2010 alle 1:42 pm

Stentoreo, gridato con voce baritonale senza accentazioni dialettali, da far rimbombare vetri e mura della vetusta aula magna del liceo, seguito da altri epiteti non commendevoli, e da un “e anche autoreferenziale” di cui probabilmente il destinatario non ha compreso il senso.

Mentre le orecchie del portavoce del sindaco vibravano come quelle del disneyano Dumbo, duro ed improbo infatti il mestiere del gallo scrivente nell’informare la famiglia Camber di quanto fa e parla il sindaco, e soprattutto ieri, Roberto Dipiazza è andato in tilt.

Aveva esordito sventolando un articolo di satira con cui il nostro sito aveva commentato le sue dichiarate amicizie, a proposito è ben triste che il sindaco non abbia in nove anni capito la differenza che intercorre tra il Circolo Miani ed una associazione ambientalista, lamentandosi di essere ingiustamente epitetato come “mafioso”, parola sua, che in sala è risuonato forte e chiaro l’attributo di cui sopra.

A quel punto non c’è stata storia, la faccia gli si è ingrigita di colpo, le rughe sono apparse ballerine e profonde, e l’eloquio è divenuto praticamente incomprensibile. Ha smarrito perfino la cognizione del tempo quando in un disperato quanto inutile tentativo di “captatio benevolentiae” di smaccato sapore elettoralistico ha ricordato che si, aveva chiesto la chiusura della Ferriera ma poi è arrivata la crisi, otto anni dopo la sua richiesta, e non si poteva chiudere mettendo in strada la gente. Otto anni dopo, anni costellati di vuote parole e di nessun piano per ricollocare i lavoratori e per tutelare la salute delle decine di migliaia di persone che alle sue promesse incautamente avevano creduto.

Dopo di lui la presidente della Provincia ha confermato “urbi et orbi” l’assoluta imprescindibile necessità di sopprimere al più presto l’ente totalmente inutile da lei presieduto, una pietosa eutanasia a tutto vantaggio delle tasche dei contribuenti.

Potremmo continuare la cronaca ma i funerali, in fattispecie quelli tristi e desolati, non sono mai stati la nostra passione.

Merita solo ricordare di sfuggita, per far capire il livello del dibattito assembleare di ieri, che le parole inquinamento e salute in oltre due ore non sono mai state praticamente pronunciate.

Che l’unico a ricordare che l’azienda è la sola controparte da sconfiggere è stato un consigliere regionale, ma temiamo sia servito assai poco nei confronti di chi menava ieri il carro. Gli stessi che nell’udienza pubblica in consiglio comunale di qualche annetto fa avevano calorosamente battuto le mani al termine dell’intervento dell’ ex direttore, ex AD, ed ex arrestato Rosato. Applausi cordialmente contraccambiati dal portavoce della Lucchini Semino e dallo stesso ex, in quella occasione.

Per il resto sembrava che tutti o quasi gli intervenuti fossero sbarcati dalla Luna dieci minuti prima. Non avendo il senso del ridicolo né il pudore si sono peritati di fare affermazioni del tipo “bisogna aprire subito un tavolo serio in Regione”. Così parlò Roberto Cosolini, l’ex anche lui assessore regionale che per cinque anni diresse il tavolo, evidentemente comico, istituzionale che doveva individuare il percorso di dismissione dello stabilimento e di ricollocazione dei lavoratori.

Interessante poi il discorso di un assessore provinciale che sembrava affrontare il problema come una novità, proprio lei che da oltre dieci anni siede sui banchi degli enti locali e che prima per oltre un ventennio ha diretto, in coabitazione familiare, uno dei sindacati della triplice.

E le dolenti note finiscono con un sindacato confederale che per bocca dei suoi vertici provinciali riesce ad affermare “che in dieci anni sulla Ferriera abbiamo sentito solo proposte ridicole”. E affermato da chi nel maggio del 2000 dalle colonne del Piccolo propose l’esodo forzato di migliaia di famiglie che avevano la colpa di abitare nei quartieri limitrofi allo stabilimento, osiamo pensare sia una autocritica pubblica.

Oppure da quanto detto da un altro segretario provinciale “che solo ora la proprietà aveva comunicato l’intenzione di chiudere la fabbrica”. Che l’averlo scritto e firmato nel protocollo d’intesa con il Ministro Matteoli nel 2001, non era cosa che gli fosse giunta finora alle sue deboli orecchie.

Per finire con la “preoccupazione - con l’indorata uscita di scena da cento milioni della famiglia Lucchini – di un allontanamento di un management che finora aveva ben funzionato”. Benissimo anzi, come sta dimostrando l’inchiesta della Procura di Grosseto e le 370.000 tonnellate di “veleni” che sarebbero stati illecitamente stoccati e smaltiti.

A dimostrazione dell’abisso che separa i compianti Arturo Calabria, Livio Saranz, Pino e Iole Burlo dall’odierno duo Sincovich-Belci, dall’interscambiale ed immarcescente Visentini e Bordin di turno.

Per il resto l’assemblea a cui non ha praticamente partecipato alcun esterno, che la platea era composta da una cinquantina tra dipendenti e sindacalisti e per il resto da politici e assistenti tali, ha partorito un unico risultato. Quello cioè di sentirsi confermare un invito per una riunione in regione, assieme alla consapevolezza di essere assolutamente soli in città, senza alcun potere contrattuale nei confronti di una azienda a cui in questi anni si è permesso di tutto: dall’inquinamento di terra, mare e cielo, all’instaurazione di un clima pesante ed opprimente nei confronti dei lavoratori.

E le premesse non sono delle migliori, visto che Tondo pare accorgersi appena ora del problema, e se il suo impegno sarà pari a quello di convocare una Conferenza dei Servizi insabbiata dall’agosto del 2008 dalla stessa Regione da lui presieduta, allora condoglianze vivissime.




Senza titolo.

» Inviato da valmaura il 3 March, 2010 alle 5:38 pm

Senza Titolo.

Perché tanti sarebbero i titoli a commento della pagina del piccolo giornale di oggi, venerdì 12 febbraio, con i suoi quattro pezzi dedicati agli arresti in Ferriera.

Ed allora ne proponiamo una carellata lasciando ai lettori, pochi o tanti che siano ma ultimamente proprio tanti, del nostro sito, la scelta.

Cominciamo a caso con l’intervista alla Bassa Poropat ed alla sua provincia. “Il silenzio dei colpevoli, o a scelta, degli inerti”; oppure “Scusate non c’ero e se c’ero dormivo, chiedete alla mia badante”; “Tanto per parlà che me pizzica el core”.

Per la difesa d’ufficio della Procura. “Pezo el tacòn che el buso”. E per il sottopezzo sul pedinamento la scelta è perfino imbarazzante tra il “L’ispettore Clousè dalla Pantera Rosa al camion di Caorso”; “Farsi benedire agli “Sciavoni” prima di pedinare”; “Pedinare, dormire, sopire: questo è il problema”.

Per finire al pezzo sul nuovo ufficio legale della proprietà della Ferriera: Borgna, Bontempi, Timeo, Palman e Salvaneschi. “Così parlarono Sissi e Biribissi”. Oppure “Non vedo, non sento ma soprattutto non parlo”; “I marziani tra noi, addetti al caricamento camion in Ferriera”.

E ci fermiamo qui anche se la fantastica realtà letta sul giornale ci porterebbe a continuare.

Alla Procura.

I tempi per le indagini, previsti formalmente dal Codice sono di sei mesi (mezzo anno), prorogabili per motivatissime ragioni al massimo di altri sei (un anno intero).

Dal sequestro del 2008, della stranota discarica abusiva di rifiuti tossici, che siano decine di migliaia di Tonnellate certamente non sono bruscolini, sono passati quasi ventiquattro di mesi e due di anni. In totale silenzio da parte di chi aveva ordinato il sequestro, e dei giornalisti di “nera” sempre così informati sulle comunicazioni di garanzia anche per aver sputato in terra.

Sarà forse per questo che il duo Borgna-Bontempi ha ripetutamente annunciato dalle colonne del giornale la linea difensiva dei vertici Lucchini, del voler a tutti i costi chiedere uno stralcio del fascicolo dell’indagine della Procura di Grosseto per far rimanere il processo a Trieste?

Di nuovo alla Procura.

Non trova risposta il semplice quesito posto da Maurizio Fogar.

Dove è finita la denuncia del Circolo Miani di dieci anni fa, che anticipava riga per riga quanto scoperto nel 2010 dalle indagini dei Carbinieri di Udine su mandato della Procura di Grosseto?

Richiamarsi all’azione parzialissima del 2008, non è una risposta e comunque arriva con otto anni di ritardo.

La descrizione poi in allegato del pedinamento mancato non merita commenti perché sparare sulla Croce Rossa non è nei nostri costumi. La lettura è sufficiente per commentarsi da sola e per capire come nella recente relazione d’apertura dell’anno giudiziario al Tribunale di Trieste i reati ambientali sono stati definiti “praticamente inesistenti”.

Forse la ragione corretta sta nel fatto che le indagini siano state del tutto o quasi inesistenti.

E veniamo al sindacato.

A Sissi e Biribissi, che oggi ne mancava uno al Trio Lescano. Bellissimo quel “non potevamo indagare sul viavai di mezzi”.

Ma  per un decennio potevate caricarli quei camion, vero? Od erano i marziani a prendere la merda tossica, maneggiarla e metterla sui Tir?

Alla faccia della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Ma loro sono “basiti”: per anni camminavano tra montagne di rifiuti dei scarti di lavorazione, che normalmente accompagnano la salutare colazione mattutina dell’operaio Ferriera, e non se ne sono mai accorti.

Ditelo ai tumori di “avere i toni bassi” finchè non sopraggiunga la “chiarezza” mortale. E questi sono i sindacati ai quali è affidata la vita ed il futuro dei dipendenti della Lucchini, Severstal ancora per poco.

Alla Provincia.

Troviamo sinceramente vergognoso, anche se capiamo che è cominciato l’ennesimo scaricabarile tra i topi in fuga dalla maona affondante, che una Presidente di Provincia, che ha da due anni la precisa responsabilità sul controllo delle emissioni inquinanti della Ferriera, e da molto più il controllo di legge sullo smaltimento dei rifiuti industriali, si trinceri dietro al “non sapere, chiedetelo ai funzionari”.

E’ stranoto che la Provincia di Trieste da sempre non conta un beneamato nulla; un ente assolutamente inutile di cui i quattro quinti del bilancio annuale servono a pagarne la sua semplice esistenza e le spese correnti. Ma se anche ha delle pochissime competenze di un certo peso su di un tema poi dal 2000 centrale per la politica e la società triestina, quale quello dell’inquinamento industriale, e lo tratta in questo modo….. allora meglio chiudere palazzo Galatti e tutti a casa con un bel risparmio per le tasche dei cittadini.

Che poi la Bassa Poropat abbia affidato la delega all’Ambiente a quell’ingegniere Vittorio Zollia, che da direttore dell’assessorato regionale all’Ambiente fu prelevato a casa da una gazzella dei Carabinieri per essere condotto a testimoniare nell’aula del Tribunale dove si giudicavano proprio i vertici della Lucchini. “Accompagnamento coatto” fu l’ordine del giudice per la mancata comparizione, per tre volte consecutive, del teste Zollia a quel processo. Mi pare la dica chiara su quali interessi rappresentino le scelte della “presidente” Bassa Poropat.

In quanto alla “priorità” del presidente regionale Renzo Tondo e al “cancro” del sindaco Roberto Dipiazza, insolitamente oggi silenziosi, ma capiamo che incontrare Teddy Reno alla Regione abbia la precedenza su tutto, ben si spiega con il mandato ricevuto di uccidere il Circolo Miani e di come questo fosse il loro principale obbiettivo.

E le ragioni oggi sono sotto gli occhi di tutti, come il loro silenzio.




L’ululato del panciuto sciacallo ed il segno di Zorro.

» Inviato da valmaura il 21 February, 2010 alle 3:56 pm

Oramai a questo sindaco sono saltati completamente i nervi, che la buona educazione non ha mai saputo dove stesse di casa. Ad ogni affermazione che Dipiazza fa la città ha un motivo in più per vergognarsi di averlo eletto a primo cittadino.

La greve, volgare e livorosa uscita sul Piccolo di oggi, domenica 21 febbraio, contro il suo ex assessore comunale Franco Bandelli e la consigliera regionale, nonché Assessore al Lavoro, Alessia Rosolen, chiamata in causa pure per essere la compagna di vita di Bandelli, farebbe arrossire perfino il peggior Vittorio Sgarbi, che pur in quanto ad insulti personali non è secondo a nessuno.

A parte l’abissale differenza di intelligenza e di cultura esistente tra l’apprezzato critico d’arte ed il nostro bottegher che con le sue strampalate uscite scredita pure una benemerita categoria.

Con Franco Bandelli avremmo parlato in vita nostra non più di cinque volte e de visu due, e con Alessia Rosolen neppure un saluto ci siamo mai scambiati. Anzi dalle pagine di questo sito abbiamo duramente criticato l’assessore regionale per un gesto certamente non da signora da lei rivolto alle decine di persone, in gran parte donne, che chiedevano di incontrare il “coniglio carnico” in fuga da una porta laterale del palazzo della regione in piazza Unità. Fuga certamente poco degna per un Presidente di Regione “amato dal popolo”, come recitavano i manifesti elettorali di Renzo Tondo in perfetto stile sudamericano da repubbliche delle banane.

Ciò premesso la “colpa” grave che ha fatto perdere le staffe al nostrano commerciante-sindaco è stato il rischio procuratogli dal nuovo gruppo consiliare che al Comune si riconosce nel movimento politico fondato da Bandelli. E cioè quello di essere mandato a casa, pardon in bottega, perdendo la maggioranza sul voto al bilancio comunale.

Una cosa normalissima se in Italia ed a Trieste la politica fosse cosa normale, un semplice esercizio di democrazia ma che in questo caso, ma anche con Tondo ed Illy ciò è accaduto, diventa una colpa grave: quella di lesa maestà, o meglio di lesa poltrona.

D’altronde non era stato lo stesso Dipiazza a dichiarare pubblicamente “siamo tutti soldatini agli ordini di Camber (Giulio, il senatore condannato con sentenza passata in giudicato, in comune ed in regione rappresentato dal fratello) e di Menia”.

Insomma il Municipio come una caserma, dove gli ordini si eseguono e non si discutono. Una concezione della democrazia da Cile di Pinochet o della Bulgaria del compagno Popov.

E lo scampato pericolo, grazie alle stampelle leghiste e saschiane, ed all’incapacità di una opposizione di “sua maesta”, quello cioè di perdere il “cadregone”, ha fatto invece perdere a Dipiazza le staffe.

E dire delle grossolane minchiate.

Su Bandelli che è stato, rivedersi le tabelline elettorali, il più gettonato (1.108 preferenze)  tra i consiglieri che si sono presentati con la loro faccia al voto della gente, contrariamente ad un sindaco che ha goduto della posizione di rendita regalatagli dalla legge elettorale.

Tutti coloro che votavano per i partiti della coalizione che lo sosteneva di fatto gli passavano automaticamente il voto ed anzi il suo apporto personale alla vittoria, il valore aggiunto della sua ricandidatura, è stato appena di 219 voti (58.114 i voti delle liste dei partiti e 58.333 i voti totali assegnati al sindaco).

E dopo cinque anni da sindaco non è certo un risultato esaltante e di cui menar vanto, tenuto conto poi che lo sfidante di allora gli era arrivato ad una incollatura di pochissime centinaia di voti di differenza.

In quanto alla Rosolen, votata da 2077 cittadini in Consiglio regionale, più del Tononi di turno che sul giornale fa il controcanto, l’eco allo sciacallo, e di cui politicamente non abbiamo condiviso fino ad oggi nulla, è stata per cinque anni la “sconosciuta” capogruppo della seconda forza di maggioranza in Comune nella prima sindacatura Dipiazza.

Che sbaglia pertanto ad attaccarla in così basso modo e riesce a mettere nei guai il suo “amico” – più vicino al suo cuore dell’arrestato Rosato? - Renzo Tondo, che “fino a due anni fa (quando cioè  l’ha nominata assessore regionale) neanche sapeva chi fosse”.

Insomma il presidente della Regione è uno sprovveduto, anche lui “soldatino” che prende ordini, questa volta solo dal proconsole Menia, e che conosce così bene Trieste da ignorare chi sia da anni, nel bene e nel male, uno dei protagonisti della politica locale.

In chiusa lo “sciacallo”, per usare una parola cara a di Dipiazza, tace su di una situazione drammatica che riguarda salute e lavoro di decine di migliaia di triestini e muggesani e che per giorni ha tenuto banco sulla stampa nazionale (gli arresti della Ferriera con l’accusa di aver scaricato abusivamente “solo” 370.000 tonnellate di rifiuti tossici, a parte quelle finite direttamente nelle acque del nostro bel Golfo ridotto ad immonda quanto velenosa pattumiera. Vedersi le foto satellitari su Google maps.).

Per non fare appunto “lo sciacallo” nei confronti “dell’amico Rosato”, l’AD della Lucchini e direttore della Ferriera da dieci giorni agli arresti. Mentre ulula contro il suo ex “pupillo”, così lo appellava fino a pochi mesi fa, che ha messo a repentaglio la sua poltrona di palazzo Cheba.

Insomma uno sciacallo, panciuto e canuto, ululante a giorni alterni pro domo sua.

Sotto il segno di Zorro.

Nel volantino distribuito - democrazia è pure ospitare, far parlare e distribuire volantini a casa propria - da quattro rappresentanti sindacali della Ferriera all’assemblea promossa al Circolo Miani ieri, si accusa Maurizio Fogar, descritto nelle commendevoli vesti di un “Zorro di Servola-Valmaura” e dintorni, testuale, “di rendere la libertà d’espressione sinonimo di CALUGNA”.

Ortografia e sintassi a parte, ma certamente i lavoratori meriterebbero almeno il rispetto della lingua italiana, “il denunciabile Fogar” stanotte certamente non ha dormito, ma perché dalle finestre aperte la nube di gas di cokeria che avvolgeva l’intero quartiere di San Vito-Campi Elisi ha tenuto svegli molti residenti.

Ovviamente all’insaputa di un sindacato, CGIL-CISL-UIL-UGL, che in tutti questi anni non ha mai scritto una denuncia ma nemmeno un comunicatino stampa contro il mortale, anche per i lavoratori, inquinamento prodotto dalla Ferriera.

E rispetto a tutto quanto detto ieri - democrazia è anche capacità di ascoltare, magari talvolta anche delle sciocchezze - la risposta non arriva da noi ma in tempo reale dal portavoce della Lucchini, Francesco Semino, omen nomen dicevano non a torto i latini, che sul Piccolo sempre di oggi, dichiara in un pregevole articolo del Giornalista, con la G maiuscola, Silvio Maranzana quanto segue.

“Forse per smentire queste affermazioni (le testimonianze di alcuni operai e di come siano costretti a “lavorare” i fanghi tossici ed il catrame, scaricandoli pure direttamente nel Vallone di Muggia) di supposta pericolosità basterebbe chiedere agli altri sindacati (ovvero CGIL-CISL-UIL-UGL). Noi ribadiamo che tutti i processi di lavorazione vengono fatti RISPETTANDO LE LEGGI ed i regolamenti nel PIENO RISPETTO DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI E DELLA TUTELA DELL’AMBIENTE CIRCOSTANTE”.

Insomma Rosato e gli altri sono stati arrestati con l’imputazione di aver fatto una pisciatina sui muri e se la caveranno con i soliti 500 eurini di multa, tanto a difenderli ci penseranno Borgna-Bontempi assieme al capitano Enrique Sanchez-Monastario, il perfido e astuto comandante del presidio di Los Triestes che maltratta tutti, al sergente Demetrio Lopez-Garcia, panciuto quanto ambizioso, ed al caporale Reyes assieme ai suoi sgherri.

In lontananza si sente il nitrito di Tornado, il nero destriero di Don Maurizio Fogar che con un mantello nero, un cappello nero, e una maschera, pure questa nera e con l’immancabile sigaro Toscano, questo di colore marrone scuro per la cronaca, sotto le vesti di Zorro, è un nobile che combatte in nome della povera gente contro la tirannia dei vari governatori, e che si rivela troppo astuto per le inette autorità che cercano di catturarlo. Anche grazie all’aiuto di Bernardo, al secolo  Romano Pezzetta, che è l' anziano servo muto di Don Maurizio, e che si rivela indispensabile per il suo padrone, arrivando a salvargli la vita. (per gentile concessione di Wikipedia Italia).

Z.




“Regole certe”. Parola di Unidebit.

» Inviato da valmaura il 6 February, 2010 alle 2:33 pm

Oramai il giornalismo nostrano, il suo servilismo verso il potere ed il denaro, pensavamo ci avesse abituato a tutto. Ciò nonostante abbiamo provato un’istintiva scossa nel vedere tutta la seconda mezza pagina del piccolo giornale di Trieste aprirsi con una intervista, la cui lettura per altro non merita il nostro tempo, all’AD di Unidebit, Profumo.

Ma il massimo è stato il titolo. “Profumo: in Europa servono stabilità e REGOLE CERTE”.

In questa Europa proprio lui allora non dovrebbe entrarci nemmeno con il visto turistico.

Per chi avesse la memoria cortissima, i cosiddetti giornalisti in primis che lavorano in un gruppo editoriale senza nemmeno leggersi Giuseppe Turani che dirige l’inserto settimanale economico di Repubblica, meglio sarebbe passare a Topolino o a scrivere i necrologi. E peccato che l’amico Piero Chiambretti abbia terminato la sua trasmissione Marchette sennò un’ospitata, con quel titolo ad otto colonne, se la sarebbero guadagnata di diritto.

Ma come, fino a poco tempo fa la poltronissima del primo banchiere italiano vacillava perché sotto la sua illuminata, prudente e fedele alle regole, guida il gruppo Unicredit era quasi arrivato al collasso per gli investimenti nei tragicamente famosi fondi Subprime.

Dalla pagina economica del Corriere della Sera del 16 ottobre 2007: “il CDA di Unicredit ha confermato in 1 miliardo di euro le perdite potenziali”, e badate la cifra viene data dalla banca stessa e pertanto da prendere con guanti e pinzette.

Per chi avesse anche qui la memoria corta l’attuale crisi mondiale è stata causata dalla bolla speculativa finanziaria e bancaria dei fondi statunitensi Subprime, cioè dei derivati bidone, che dopo aver messo in ginocchio l’economia americana, fatto fallire banche ed assicurazioni negli States, sbattuto in galera per molto meno i colleghi di Profumo, dai 150 ai 30 anni da passare a Sing Sing, ha annichilito la vecchia Europa ed il mondo intero.

Che quest’uomo parli allegramente e senza pudore di “regole certe”, che i suoi clienti al pari di quelli dei bond Parmalat, Cirio o Argentini, sono ridotti sul lastrico per i consigli ad investire fatti dalle banche “di fiducia” quando queste sapevano benissimo quale fosse la tragica realtà che andava però scaricata sulla povera gente, è cosa fastidiosa assai al di fuori delle mura di un Centro d’igiene mentale.

Ma che dei giornali pubblichino queste sparate, queste paternali, senza una riga di commento e di memoria è come nelle comiche di Cecchelin quando la puttana di Cavana faceva la morale alle suore di clausura di San Cipriano. Con l’aggravante che “la Muta” testimoniava ogni giorno la sua umanità dolente standosene in strada appoggiata alle colonnette, con il bello o il brutto tempo, e non girava tra aerei personali e berline con l’autista.

Nelle pagine di cronaca di Trieste poi al mega convegno con mezzo governo per il “superporto” del futuro, a noi più modestamente basterebbe che quello attuale funzionasse davvero e che la pluripromessa piattaforma logistica divenisse una realtà, Profumo ha annunciato l’investimento da parte di Unidebit di un miliardo di euro nel nuovo affare. Avviso ai naviganti triestini, se mai fossero emessi dei Bond portuali giocatevi i risparmi su di un maso nelle Dolomiti. Salute, natura e soldi in tasca.

In quanto alla moralità calviniana del Gruppo diretto da Profumo eccone un concreto esempio locale (19 marzo 2009).

Tremonti Bond (James?)

Primo esempio di comportamento "virtuoso" delle banche che sono interessate ad accedere al prestito governativo per tutelare i piccoli risparmiatori, ecc., ecc...

 

Spettabile Prefettura di Trieste

Alla personale attenzione di

Olimpia Cerrata

e p.c.

Consigliere, Prefetto Ruffo

Presidenza della Repubblica

Quirinale - Roma

 

Oggetto: segnalazione Unicreditbanca

 

Il Circolo Centro Studi “Ercole Miani”, dal 1981 una delle più significative realtà del volontariato socioculturale operanti a Trieste ed in Regione, è pure da allora cliente prima della Cassa di Risparmio di Trieste e poi dopo la fusione di Unicreditbanca, nell’agenzia principale di via Cassa di Risparmio 10 in Trieste.

Da sempre l’Associazione per fare fronte ai ben noti ritardi con cui vengono accreditati i contributi pubblici di cui gode, ha concordato con la banca l’apertura di una linea di fido permanente di 15.000,00 (quindicimila) euro sul proprio conto.

Modesta osservazione è il rilevare che il tasso debitore inizialmente parametrato, tenendo conto pure dell’alto valore sociale del Circolo privo di alcuna finalità di lucro e con enorme riscontro della sua attività sociale nell’opinione pubblica, ai livelli minimi, con l’arrivo di Unicreditbanca è andato progressivamente elevandosi attraverso comunicazioni unilaterali inviate dalla Banca, soprattutto ogniqualvolta il costo del denaro deciso dalla Banca Centrale Europea aumentava.

Poiché nel 2008 tale costo, tasso di sconto europeo, era arrivato al 2% per scendere ulteriormente nel 2009 al 1.5% e poi all’1% con annuncio recente del Governatore centrale di un ulteriore prossimo ribasso, telefonavamo al Direttore, Bertoni, della nostra Agenzia per conoscere quale fosse attualmente il tasso praticatoci.

La risposta, come pure verificato dalla lettura dell’ultimo estratto conto inviatoci, è stata: 10,75%.

Alla nostra richiesta di un riadeguamento al ribasso dello stesso, per altro mai praticato nel corso delle riduzioni precedenti del 2008 automaticamente, come invece avvenuto sempre per i rialzi, la risposta che ci veniva data, in un colloquio con il Direttore tenutosi la scorsa settimana nella sede dell’Agenzia, è stata quella che di seguito riportiamo testualmente.

“La politica di Unicreditbanca è di praticare un tasso inferiore di mezzo punto a quello di usura, se al cliente non sta bene libero di cercarsi un’altra banca”. Queste, disse il Bertoni, le direttive da lui ricevute dalla centrale di Unicreditbanca per il Nordest, che ha sede in Treviso.

Allo stato attuale crediamo che ogni commento sia superfluo. Giova solo ricordare che Unicreditbanca, la più coinvolta nel nostro Paese nella bolla speculativa dei fondi tossici derivati, ha recentissimamente annunciato per bocca dell’AD Profumo che intende fare immediato ricorso ai prestiti governativi, denaro di tutti i cittadini, istituiti con il decreto cosiddetto “Tremonti Bond”, a favore degli istituti bancari che tengano un comportamento virtuoso nell’aiuto e nella tutela del piccolo risparmiatore.

Si segnala un tanto al Prefetto di Trieste, che viene indicato tra i protagonisti del controllo governativo di questi comportamenti bancari, per quanto di sua competenza e si rimane in attesa di conoscere le azioni intraprese nel merito di questa segnalazione.




Smascherati i bugiardoni.

» Inviato da valmaura il 18 December, 2009 alle 2:19 pm

Elezioni comunali 2001 e 2006. Dipiazza, Bucci, Camber e compagnia bella alla gente: “La ferriera, quel cancro va chiuso subito”.

Elezioni regionali 2008. Tondo, Camber, Bucci, Menia e compagnia bella alla gente: “Chiudere la Ferriera sarà la priorità della mia amministrazione. Se sarò eletto Presidente il giorno dopo andrò a Servola a chiedere alla gente come chiudere lo stabilimento”.

La realtà.

In otto anni il Sindaco si è rifiutato di firmare l’ordinanza di sospensione produttiva, senza conseguenza alcuna è bene ricordarlo per i lavoratori, come invece fatto tra i tanti dal Sindaco di Piombino il 6 ottobre 2005 nei confronti proprio della Lucchini – Severstal. I cui ricorsi sono stati respinti in sequenza dal Tar della Toscana e dal Consiglio di Stato.

Il Sindaco si è rifiutato di sollecitare la Regione a fissare la data della convocazione della Conferenza dei Servizi per la revisione dell’AIA illegittimamente rilasciata dalla precedente Giunta Illy alla Ferriera.

Il Sindaco non si è presentato l’altro ieri alla riunione del Comitato dell’Autorità portuale che doveva decidere sul rinnovo della concessione per i prossimi quattro anni dell’area sulla quale opera la Ferriera.

Il Presidente della Regione ha insabbaiato il procedimento di revisione dell’AIA. E in sequenza ha concesso alla Lucchini il nullaosta per l’area del Canale navigabile per la seconda Turbocentrale elettrica, ed ha concordato con l’Autorità portuale il rinnovo della concessione demaniale alla Lucchini. Inoltre non ha tenuto in nessun conto l’allarmante relazione dell’ARPA del luglio di quest’anno, e cosa gravissima ha chiesto al Governo, tramite Menia, di inserire la zona di Trieste tra quelle in cui far slittare di diciotto mesi l’entrata in vigore dei nuovi e più rigorosi limiti sulle emissioni inquinanti fissata dall’Europa per il prossimo anno. Un vero è proprio attentato alla salute di Trieste e Muggia ed un favore grande come una casa alle tasche dei russobresciani.

Il Presidente della Regione, il Governo qui rappresentato dall’unico Sottosegretario all’Ambiente del Ticket Berlusconi, hanno totalmente disatteso la risoluzione parlamentare del 23 settembre 2008 che fissava in sessanta giorni da quella data il termine in cui Governo e Regione dovevano predisporre un piano di dismissione e riconversione della Ferriera.

L’Europa ha respinto la richiesta di Governo e Regione aggiungendo che essi sono gravemente inadempienti nel non aver predisposto un piano regionale per la tutela della qualità dell’aria, il cui termine di approvazione scadeva nel lontano 2003. La Commissione Europea ha scritto che Regione e Governo hanno annacquato e diluito i dati sull’inquinamento reale e che non hanno predisposto alcuna misura credibile ed efficace per l’abbattimento delle emissioni inquinanti. Insomma ha dato loro palesemente dei bugiardi, nella migliore delle ipotesi.

L’Arpa ha confermato che in 222 monitoraggi la media annuale 2008 – 2009 del BenzoApirene emesso dalla Ferriera è di 8.4 contro un limite massimo rigorosamente fissato di 1, ed ha chiesto un urgente intervento, dal luglio 2009, per i gravi danni che questo comporta alla salute (insorgenza di neoplasie tumorali e leucemie, come scrive in una lettera al Sindaco il direttore dell’ASS triestina).

Basti qui ricordare che a Piombino il Sindaco ha chiuso la cokeria per uno sforamento di BenzoApirene (che è il più cancerogeno degli inquinanti) leggermente inferiore a 6.

In compenso Dipiazza e Tondo stanno chiudendo il Circolo Miani e si accingono a richiedere il voto ai triestini ed ai muggesani.




Conferenza Stampa di Maurizio Fogar

» Inviato da valmaura il 16 December, 2009 alle 5:34 pm

Ho il piacere di invitare le redazioni dei Vostri giornali alla Conferenza Stampa che si terrà giovedì 17 dicembre alle ore 15, nella sede del Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77 (nono piano, ascensore di destra nel portone).

In questa occasione presenterò la documentazione inviata dalla Regione, tramite il Governo italiano, alla Commissione governativa dell’Unione Europea contenete la stupefacente richiesta di deroga dal rispetto dei limiti per i livelli di inquinamento consentiti, fissati dalla legge europea ed italiana.

E la conseguente pesantemente motivata risposta negativa della Commissione Europea al Governo italiano.

Decisione accompagnata da gravi considerazioni pure sulle inadempienze della Regione Friuli Venezia Giulia in merito alle direttive UE e sulla serietà dei dati sull’inquinamento del territorio regionale trasmessi in Europa.

Ad una Amministrazione regionale che si accinge per il terzo anno consecutivo a negare i contributi di legge al Circolo Miani e concorre invece al rilascio del rinnovo della concessione demaniale da parte dell’Autorità portuale, con la vergognosa assenza del Sindaco di Trieste alla riunione, alla Ferriera per altri quattro anni. Pur in presenza di tutte le violazioni di legge che mente umana possa immaginare: dall’interramento abusivo del Vallone di Muggia per un’area pari ad otto campi di calcio, sulla quale per altro la Lucchini-Severstal non ha pure mai pagato il canone demaniale; alla discarica abusiva dello Scalo Legnami, sequestrata dalla magistratura, collocata a fianco di quella per materiali edili sotto processo; ai costanti sversamenti in mare di ogni tipo di inquinante. Vedere su il sito www.circolomiani.it nella rubrica Notizie il pezzo “Scrivono di noi e lavorano per noi” con le foto riprese da satellite questa estate.

Domani sarà il dodicesimo giorno di mia non assunzione di cibo che accompagna la mia scelta iniziata il 26 ottobre scorso di cessare l’assunzione dei farmaci salvavita.




“Bechi, bastonai e contenti”.

» Inviato da valmaura il 19 November, 2009 alle 1:36 pm

Titolo del piccolo giornale, da leggere rigorosamente a sbafo al bar, che per quello che scrive si sta di più a bere il caffè che a leggerlo: “Dipiazza: dovevo farlo ma è una fiction”.

Così parla mercoledì 18 novembre dalle colonne del quotidiano, l’autorevole aspirante al Grande Fratello o all’Isola dei Famosi, e solo perché hanno soppresso Carosello cancellando “Capitan Trinchetto”.

Considero questo provvedimento (l’ordinanza da lui firmata di chiusura del traffico a Trieste) una presa per i fondelli per i cittadini di Servola”. Quelli di Chiarbola, Valmaura, Monte San Pantaleone, Campi Elisi e Muggia, li ha invece semplicemente presi per il deretano.

Le cose finte proprio non mi piacciono”, ma sempre meglio di quelle vere di cui non si assume la responsabilità, e Dipiazza anzi lo ripete “Mi sento un verme”.

Un caldo benvenuto dunque nella famiglia degli invertebrati a Roberto Dipiazza, sindaco di Vermopoli. Che in otto anni e passa di mandato, scanditi un giorno si e l’altro pure da frasi quali “Bisogna chiudere quel cancro di Ferriera” non ha prodotto altro che chiacchiere e chiacchiere, per altro ben imitato dal Presidente della Regione Tondo.

Mentre Ferriera e Sertubi producevano polveri sottili, micropolveri, diossine, benzoApirene e benzene in quantità industriale. E per giunta veri e non finti.

Casomai finte sono le centraline di rilevamento che smettono misteriosamente di funzionare quando si sforano i parametri di legge.

Un po’ come il riscaldamento nei primi Inbus dell’ACT, che si bloccavano quando la temperatura scendeva sotto zero.

Abbiamo chiesto ad un esperto di cosa si cibano i vermi, e poiché questo sito può essere visto anche dai minori, non riteniamo di rendere nota la risposta. Riportiamo solo la sua considerazione finale.

Ovvero che i vermi servono egregiamente da esca, per chi abbocca.

The Worm




Così parlò la Procura di Trieste.

» Inviato da valmaura il 1 November, 2009 alle 1:57 pm

Dunque i nostri costruttori edili caricavano tra le altre cose il bitume raschiato nella ripavimentazione delle strade, catrame a gò gò, sui camion che andavano alla discarica dello Scalo Legnami, sapendo benissimo che questi inerti “speciali” finivano lì. “Avevamo scelto quella azienda perché la discarica dello Scalo Legnami era la più funzionale alle nostre esigenze”.

Nel senso stretto di soldi risparmiati per un trasporto dal tragitto cortissimo.

In un’altra città, con altri magistrati inquirenti e giudicanti, se fossi l’avvocato difensore e leggendo queste dichiarazioni del mio assistito sul quotidiano locale, mi strapperei i capelli, e correrei a supplicare la clemenza della corte. Ma siamo a Trieste e dunque è pacifico che un PM, lo stesso che non ci ha mai risposto all’esposto da noi presentato sui fanghi neri di lavorazione della Ferriera che finivano mischiati alla terra dello sbancamento per la costruzione dell’ipermercato di Chiarbola e poi in normale discarica. Lo stesso che, per scaduta decorrenza dei termini della carcerazione preventiva (solo 160 giorni), ha permesso alla banda degli albanesi, svaligiatrice delle case carsiche, di riottenere libertà ed impunità. Dunque che il succitato PM chieda l’archiviazione nei confronti “della stragrande maggioranza degli indagati sullo smaltimento di rifiuti speciali nella maxidiscarica dello Scalo Legnami, abilitata ad accogliere solo rifiuti non pericolosi”. E nella richiesta di archiviazione, a quasi due anni dal sequestro dell’area, lo stesso PM scriva “La contestazione mossa non è procedibile perché a seguito delle indagini svolte non sono emerse responsabilità”. Ci pare cosa perfettamente coerente con i ricordi di cui sopra.

E che poi la richiesta di archiviazione sia definita “parziale”, ovvero che per i pochi indagati rimasti si intenda, presumiamo, chiedere il rinvio a giudizio, ciò inquieta ancora di più.

Perché trova conferma e riscontro che in quella discarica siano stati scaricati e trattati rifiuti “speciali” come invece normali mattoni, ma la eventuale colpa sta nei custodi o nei gestori della stessa discarica posta in pieno centro cittadino. Per tutti gli altri che ben sapevano cosa e soprattutto dove scaricavano, in due anni quasi di indagini, “non sono emerse responsabilità”.

Una sola domandina agli inquirenti? Anche per la discarica sequestrata a latere, dove la Ferriera ha fatto nascere una vera e propria collina artificiale con gli scarti di lavorazione, e con loro tranquillo degrado nel mare, il PM ha chiesto l’archiviazione?

La risposta è cosa che interessa molto, soprattutto crediamo i tanti condannati a pagare 500 euro per una pisciatina murale fuori ordinanza.

Per altro siamo sempre in fiduciosa attesa di un monito presidenziale che risponda alla nostra domanda se è costituzionalmente pertinente, da parte di un altro PM in una memoria giudiziaria, scrivere che “L’ordinamento… consente lo svolgimento delle attività pericolose, persino mortali, se e in quanto le reputa indispensabili alla vita della complessa società odierna”.

Strabiliante considerazione, passata per altro totalmente sotto silenzio, che alfine legittima la richiesta di depenalizzazione degli infortuni sul lavoro. Fatalità dolorose ma inevitabili, per il bene supremo del Quarto Reich. Sieg heil !




Deboli con i forti e forti con i deboli.

» Inviato da valmaura il 19 August, 2009 alle 12:14 pm

Dunque la Ferriera ha negli anni: interrato abusivamente il Vallone di Muggia per un’area almeno pari ad otto campi di calcio; interrato sempre abusivamente lo spiazzo tra la riva dello stabilimento ed il pontile di scarico rinfuse; costituita una vera montagnola nella discarica abusiva dello Scalo Legnami utilizzando ogni genere di rifiuto nocivo; permesso lo scarico a mare abituale di liquami tossici e l’inquinamento delle falde acquifere (dai verbali della Conferenze dei Servizi Nazionali della Direzione Generale del Ministero dell’Ambiente).

Ma oggi il quotidiano locale dedica una intera pagina di cronaca alla brillante operazione congiunta della Capitaneria di Porto e della Procura che in forze hanno provveduto al sequestro di una quarantina di passerelle in legno che i proprietari delle passere ormeggiate nel porticciolo di Barcola usavano da anni per salire a bordo dei loro natanti che tanta invidia suscitano al miliardario russo Roman Abramovich.

C’è proporzione tra questi due fatti?

Si capisce perché sempre più la gente normale non pone fiducia alcuna nell’operato della giustizia e nel ruolo credibile dell’informazione locale. Dei partiti e della politica di chi occupa le istituzioni è meglio neppure parlarne.

Basta fare una modesta riflessione su quanto descritto sopra per capire che forse era meglio restare sotto Cecco Beppe.

Ma d’altronde c’è qualcosa che lascia stupiti nel comportamento della stampa nazionale ma locale in particolare, e nella professionalità quasi inesistente di chi oggi pratica quel mestiere che passa sotto il nome di giornalismo.

Alcuni esempi lampanti tanto da sembrare fasulli sono quelli offerti dal quotidiano locale, che fa parte del Gruppo editoriale Finegil – Espresso, di cui il giornale capofila è La Repubblica,  e che teoricamente per scelta editoriale e politica dovrebbe essere un avversario implacabile del Centrodestra. Ma almeno a Trieste tra il dire ed il fare ci sono di mezzo sette milioni di sostanziose ragioni in euro, che la Fondazione CRT amministrata in toto dalla famiglia Camber, ha investito in azioni del Gruppo editoriale guidato dallo scomparso Caracciolo. Operazione patrocinata in fretta e furia, lasciando a bocca aperta un altro gruppo editoriale, notoriamente vicino al Centrodestra, che pensava di poter ritornare sulla piazza triestina aprendo finalmente un secondo quotidiano locale che avesse vita meno effimera dei tentativi passati di Franco Paticchio.

Pertanto a livello triestino l’unico giornale locale, per altro in fortissima crisi di copie vendute, e da alcuni bilanci per la prima volta da anni pesantemente in rosso, il quotidiano di via Reni si posiziona a mezzadria tra la famiglia Camber, e scomparsa per suicidio politico quella Illy, e il partito di Zvech e Cosolini. A tutto quello che resta fuori da questo asse nel mondo politico il giornale dedica una attenzione risibile ed uno spazio insignificante (dalla Lega a Rifondazione). Per non parlare poi dell’informazione riservata alle realtà, assai poche invero, espresse spontaneamente dalla società locale, a meno che non siano funzionali al gioco dei due forni portato avanti dal giornale, insomma non siano protette o sponsorizzate dalle famiglie politiche di riferimento.

Ed i risultati di questo aborto editoriale si vedono quotidianamente. Raggiungendo punte di pura schizofrenia e, se ci fosse una libera concorrenza che le sottolineasse, di un raro umorismo.

D’altronde, lo abbiamo scritto e riscritto in questi anni, proprio il comportamento censorio e fazioso del giornale è stato il miglior alleato alle vittorie elettorali del Centrodestra a Trieste a partire dal 2001 in quasi tutte le occasioni elettorali. Anzi a ben vedere si può pure decisamente togliere quel quasi perché i successi di Riccardo Illy, fino al crollo finale del 2008, non erano certo targabili Centrosinistra. Probabilmente il Centrodestra avrebbe vinto lo stesso, ma certamente il comportamento del giornale locale lo ha incredibilmente favorito e facilitato.

E questo ben prima del sostanzioso aiuto economico della Fondazione CRT-Camber.

Quando il Sindaco Dipiazza mente probabilmente in buona fede per accanita ignoranza, che dura da dodici anni di sindacature, dalle colonne del giornale su argomenti centrali della vita e del futuro della città, e pure in maniera grossolana, parlando di Rigassificatore, di Inceneritore, di Ferriera, o per ultimo di Tarsu (la odiosa gabella dei rifiuti), ICI e Acegas. Non c’è giornalista che faccia fede al suo mestiere confutandogli le palesi inesattezze che il Sindaco sostiene.

Non è vero che il Rigassificatore risolverà i problemi occupazionali di Trieste perché una cinquantina saranno a pieno regime gli assunti, occupando un’area marittima cruciale per il futuro sviluppo del porto al cui solo  rilancio la città può legare in grande parte il suo futuro, come la storia insegna. A parte tutte le altre considerazioni di ordine ambientale e sulla sicurezza.

Non è vero che la terza linea dell’inceneritore era nata per funzionare a ciclo continuo e per bruciare la mondezza proveniente da fuori Trieste o Italia. Nel progetto iniziale essa doveva sostituire le altre due linee quando la manutenzione lo richiedeva e questo stava scritto a chiare lettere pure nel programma elettorale del candidato Dipiazza illustrato agli abitanti di San Sabba.

Non è vero che la vicenda della gabella da rimborsare con l’immotivato aumento della TARSU metta a repentaglio una ex azienda municipalizzata che per scelta sciagurata di Illy prima, confermata da Dipiazza poi, è stata privatizzata. Con il risultato che oggi, dati dell’ultimo bilancio alla mano, trasferisce al Comune di Trieste meno di un decimo di quanto ritornava di utile alla cittadinanza negli anni Settanta. E solo perché nell’ultimo bilancio risulta la vendita di Estgas, oggi Estenergy, per fare cassa, che altrimenti sarebbe in passivo. E pertanto è stata la gestione della “privatizzata” Acegas, anche qui saldamente in mano alla famiglia Camber, a fare tutto da sola, Tarsu o non Tarsu, Inceneritore o non Inceneritore.

Ma potremmo pure ricordare la vergogna del depuratore fognario nel cuore di Chiarbola-Servola, con le vasche di decantazione dei liquami a cielo aperto. Ed il decennale balletto sulle responsabilità dei lavori tra Comune e Acegas.

E parlando dell’abolizione dell’ICI e dei benefici conseguenti, non c’è stato nessuno che abbia semplicemente ricordato al Sindaco quali siano stati i “vantaggi” dei triestini, che si sono visti quadruplicare, al tetto massimo consentito dalla legge, l’addizionale IRPEF per i comuni, con delibera della giunta Dipiazza al fine di pareggiare i conti. Tassa che, contrariamente all’ICI che permetteva esenzioni per fasce di reddito, colpisce tutti indiscriminatamente. Bastava prendere la busta paga o la pensione con il conguaglio di fine anno. Un cittadino con un mensile di circa 1800 euro, graziato dall’ICI e con l’Irpef quadruplicata, ci guadagnava la bellezza di 232 euro in più DA PAGARE ! A cui ovviamente andata aggiunta la TARSU aumentata di quasi il trenta per cento.

Ebbene pensate che il giornale locale abbia contestato al Sindaco questi fatti, dopo le sue affermazioni? Assolutamente no. Ha preferito dare spazio al Cosolini di turno, “buttandola in politica”, giusto per garantire al Centrodestra locale la vittoria per i prossimi lustri e per tutelare la famiglia di riferimento.

 




Contenti ora? Una sintetica riflessione.

» Inviato da valmaura il 24 June, 2009 alle 6:21 pm

Quando dicevo, dicevamo che bisognava creare le condizioni per non regalarsi mani e piedi ai candidati Dipiazza, a sindaco, e Tondo, a presidente Regione, avevo, avevamo perfettamente ragione. E che fare i galoppini elettorali non serviva a nulla, anzi la storia insegna che i servi sono pure disprezzati.

I fatti stanno tutti lì a testimoniarlo. Otto anni e mezzo di promesse non mantenute il primo, quindici e passa mesi il secondo. E per il secondo l’aggravante di aver, come nessuno prima, dato mano libera al gruppo russobresciano.

Quando dicevo, dicevamo che non serviva continuare a fare gli archivisti di dati, esperienza già da noi vissuta e praticata a partire dal 1997, che tanto poi questi numeri venivano consegnati alle stesse persone che portavano la responsabilità, oltre che di già conoscerli, –l’ARPA e l’ASS di chi sono?- di aver preso in giro la gente e di non aver fatto niente, se non aiutare la Lucchini.

Avevo, avevamo ancora una volta perfettamente ragione.

Quando dicevo, dicevamo, che l’unica strada praticabile in Tribunale era l’azione da noi promossa con l’avvocato Giuliano Spazzali, e che i magistrati di Trieste non sono neppure lontani parenti di quelli di Udine che hanno sequestrato e chiuso la Caffaro.

Avevo, avevamo una volta di più ragioni da vendere.

Sia per la nostra precedente esperienza di dodici signori esposti presentati in Procura in dieci anni, sia perché si capiva lontano un miglio che l’azione legale patrocinata da Spazzali era stata fatta fallire per garantire l’immunità al Sindaco.

Quando dicevo, dicevamo che l’unica strada vera, percorribile era il condizionamento che si poteva, doveva imporre solo con le manifestazioni, le assemblee ed i cortei. E che non serviva invitare gli alleati nei fatti della Lucchini ad ingannare ancora i cittadini, a meno di accettare di essere loro sodali e complici.

Avevo, avevamo per l’ennesima volta ragione.

Meditate gente, meditate, se vi riesce.

E dove sono gli amici degli amici: i Tondo, i Lupieri, i Camber, Bucci et similia, che tanto hanno promesso? E Dipiazza, il bravo sindaco che tanto ha fatto e che a tutti i costi, anche a quello della nostra vita, bisognava salvare dall’azione legale dell’avvocato Spazzali?

Tanto siccome non serve fare le manifestazioni, mentre è fondamentale dare i numeri a chi di questi si serve al massimo per giocarseli al lotto, eccovi accontentati.

Merda per tutti, e non è che il principio, che l’estate è appena iniziata.

Che aria tiri, in tutti i sensi, lo si è visto oggi. Primo giorno del nuovo altoforno, con AIA trasmessa per simpatia, tanto 2 o 3 sempre stessa cosa è, mentre in Regione sono tanto impegnati che non hanno tempo per affrontare queste emergenze. Non hanno un buchino libero sulle loro agende, ma hanno un buco del C… grande come la Ferriera.

E infatti la gentile, educata e signorile Rosolen lo ha fatto capire chiaramente alla donne dei nostri quartieri quale sia il suo pensiero in merito.

Ai loro occhi contate meno di niente, salvo una volta ogni cinque anni quando vengono a chiedervi il voto ed a pigliarvi per il deretano.

C’è da vergognarsi di essere triestini.

Ma potete sempre rifarvi: telefonare ai “tubi” o provare con l’Arpa, o con il compagno direttore Rotelli, tanto i numeri li conoscete. Anche quelli che dicono che Tondo è il più amato dai concittadini!

Ma fate presto fin che avete fiato, e con porte e finestre ben tappate che oggi sono usciti migliaia di metri cubi del letale gas d’altoforno e domani chissà…

Domani è un altro giorno e si vedrà.




E’ arrivata la risposta

» Inviato da valmaura il 28 May, 2009 alle 12:36 am

E’ arrivata la risposta. Si insomma se vogliamo chiamarla così, è arrivata la risposta dell’Assessore comunale all’Ambiente, che poi è anche Sindaco, Roberto Dipiazza, all’interrogazione presentata in marzo dai consiglieri comunali Maurizio Ferrara e Giuseppe Portale della Lega Nord.

L’interrogazione che avevamo scritto noi e chiesto ai due consiglieri comunali di presentare, e li ringraziamo per questo.

Ma la replica dell’Assessore-Sindaco ci lascia basiti, e non solo per il tempo impiegato a rispondere.

Andatevi a leggere le conclusioni nella seconda paginetta. (cliccate qui per vedere la lettera  mentre il testo dell’interrogazione lo potete consultare qui nella rubrica notizie a pagina 2, sul nostro sito in data 3 marzo).

Quando si scrive che: “Nella fase attuale, (ovvero dopo quasi un anno dalla conclusione della fase istruttoria, che è terminata il 28 agosto 2008, caro signore Assessore-Sindaco, e che si è svolta sulla base di una legge italiana, direttiva Europea) non esistono i presupposti perché l’Amministrazione Comunale solleciti la Regione ai fini della convocazione della Conferenza dei Servizi.”

Punto e basta. Un po’ poco per chi ha fatto dell’impegno, correva l’anno 2001 e poi il 2006, di fronte ai cittadini nelle due campagne elettorali, di chiudere subito quel “cancro” come Lui lo definiva, la principale ragione per votarlo.

Ma poi sentite la considerazione conclusiva in risposta alla richiesta che con un fatto almeno il Comune si opponesse alla Lucchini-Severstal, ovvero con il voto contrario del suo rappresentante nel Comitato Portuale al rinnovo della concessione demaniale alla Ferriera che scade in dicembre di quest’anno.

“Per quanto concerne l’eventuale rinnovo da parte dell’Autorità Portuale della concessione alla Lucchini spa delle aree demaniali, si rileva che, in sede di Comitato Portuale, sarà mia cura valutare la questione con tutta l’attenzione del caso.”

Invece di offrire spot elettorali ai vari Piero Camber, Maurizio Bucci, Tononi e camerati perché chi li invita a Servola non chiede loro di risparmiarsi almeno di prendere in giro la gente più del lecito e del decente?

La nostra risposta arriverà lunedì 1 giugno, alle ore 20.30, con l’assemblea di Valmaura. E mi auguro per la gente che sia forte e chiara. Altrimenti Buona Ferriera a tutti per i prossimi anni.




(C.E.) chi è costui?

» Inviato da valmaura il 6 May, 2009 alle 11:06 am

(C.E.) chi è costui? E siccome è giusto dare a Cesare quel che è suo, completiamo la sigla con l’intero nome e cognome: Claudio Ernè.

Entrato al Piccolo come fotografo, veramente eccellenti alcuni suoi scatti su fatti di cronaca politica negli anni settanta, passò poi cronista. Era l’epoca della Rizzoli che aveva acquistato Il Piccolo dalla ultradecennale proprietà di Chino e famiglia Alessi, e che aveva mandato il torinese Ferruccio Borio a dirigerlo, prima che scoppiasse lo scandalo P2 con annessi e connessi. Era l’epoca del cosiddetto consociativismo, dell’inizio del compromesso storico tra DC e PCI. E in questo clima per dare una svolta alla politica ultranazionalistica del quotidiano locale la nuova proprietà aprì le porte del giornale ad alcuni nomi graditi, se non proprio indicati, al Partito Comunista.

Così inizia la carriera di C.E. al quotidiano locale, poi con gli anni finisce ad occuparsi quasi solo di cronaca nera, di giudiziaria, con qualche tuffo nell’attualità e nella politica. Adeguandosi perfettamente, plasmandosi quasi, ai cambiamenti di linea politica del giornale, passato poi al gruppo editoriale di destra Monti-Riffeser, e distinguendosi per alcuni “pezzi” decisamente anticomunisti, come spesso capita a quasi tutti gli “ex”.

Qui ne diamo tre esempi abbastanza significativi, pubblicati sul mensile Nuova Società, che come lo stesso C.E. ricorda nel suo articolo di lunedì 4 maggio dedicato a Maurizio Fogar ed al Circolo Miani: “lo stesso circolo aveva avuto il merito  di farsi editore di una pubblicazione di notevole spessore culturale”. Mensile che fu allora il più diffuso periodico regionale, autore di tutte le principali inchieste giornalistiche sulla Tangentopoli locale, e che fu fondato proprio per offrire una alternativa alle censure ed alla disinformazione del quotidiano sul quale C.E. scriveva.

Quale fosse il clima di professionalità e di etica dell’informazione che allora, ma solo allora?, aleggiava al Piccolo lo rappresenta benissimo questo episodio. Quando ospitammo, grazie alla collaborazione di Gianluigi Melega, Enzo Tortora per la sua prima uscita pubblica in Italia dopo la piena assoluzione di quella montatura giudiziaria che lo avrebbe di lì a poco ucciso, in una domenica mattina al cinema Ariston stracolmo fino su viale Romolo Gessi di triestini, il quotidiano locale non ne diede praticamente notizia. Mentre tutti i TG nazionali, la stampa italiana e le televisioni di mezza Europa corsero a Trieste per seguire la manifestazione. Memorabile l’apertura del TG1 della sera con il servizio da Trieste come prima notizia.

Ma a parte i tre pezzi in questione pubblicati nei numeri di novembre 1988, aprile e dicembre 1989 (clicca sopra per vederli) e rimasti senza replica alcuna dell’interessato, che qui riproponiamo, voglio qui ricordare due altri  episodi che lo ebbero come protagonista. Quando Franco Basaglia viveva una sofferta agonia, la moglie e gli amici gli chiesero di non scriverne per rispetto alle ore terminali del noto primario. Ed infatti C.E. non esitò a pubblicare nel dettaglio la notizia. Così come un più recente servizio curato sempre dalla stessa persona e che riguardava la scoperta di uno dei purtroppo frequenti casi di abuso di farmaci steroidi ed anabolizzanti nelle palestre triestine, in una indagine da parte delle forze dell’ordine. Per giorni e giorni vennero descritte sul giornale le vicende anche molto personali e familiari del gestore della palestra fino a che questi non fu trovato impiccato su di una trave di casa a Muggia.

Tragica ironia volle che poi proprio dalle colonne del giornale si facesse il pistolotto sulla campagna di notizie ed indiscrezioni che avrebbe stroncato la fibra del giovane e lo avrebbe spinto al suicidio. Come se non fosse stata la stampa locale la fonte continua e pressante di questa situazione.

Ecco ci sembrava opportuno informare i tanti o pochi lettori di questo sito di alcuni aspetti della storia professionale di C.E. per rendergliene giusto merito.




Non ce ne eravamo accorti!

» Inviato da valmaura il 1 May, 2009 alle 12:38 pm

Secondo il piccolo vangelo quotidiano scopriamo che la Ferriera nel 2008 non ha inquinato. Che bello e noi sciocchi che non ce ne eravamo accorti. Anzi avevamo notato sulla nostra pelle che dopo aver ricevuto l’AIA dalla Giunta Illy, confermata da quella Tondo, l’inquinamento se mai fosse possibile era vieppiù aumentato, come per altro stranamente confermavano le periodiche rilevazioni dell’ARPA. Poi dalla chiusura dell’altoforno e dell’agglomerato, rimesso in funzione la scorsa settimana, la sola cokeria aveva tenuto ben alta la bandiera dell’emissioni inquinanti, e per fortuna che lavorava solo a mezzo servizio.

Allora tre sono i fatti. Il silenzio tombale della Giunta regionale che nel rimangiarsi le roboanti promesse elettorali “la mia priorità, se eletto presidente, sarà la chiusura della Ferriera ed il giorno dopo la mia elezione verrò a Servola a chiedere ai residenti come chiuderla…” (parole di Tondo dai giornali nel marzo, aprile e maggio 2008), sullo stabilimento siderurgico è riuscita nel capolavoro di insabbiare e far scomparire nel nulla perfino la revisione dell’Autorizzazione Ambientale con annessa Conferenza dei Servizi in barba alla direttiva UE ed alla legge italiana.

Il solito comportamento del piccolo giornale che dimostra una volta di più di svolgere benissimo il ruolo di bollettino aziendale del Gruppo Lucchini-Severstal. Dal 2000 non ha mai dedicato tanto spazio e titolo alle notizie dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera e quando ne ha parlato ha sempre riservato mezzo articolo alle repliche della proprietà. Ovviamente oggi al giornale nessuno si sogna di chiedere la nostra opinione e di pubblicarla.

Che se per assurdo fosse vera la tesi che i lavori fatti nel 2008 sotto dettatura del PM Federico Frezza da parte della proprietà sugli impianti avessero portato a questa apparente riduzione dell’inquinamento, allora perché questi lavori non sono stati eseguiti a partire dal 1995 data di acquisto della Ferriera? Perché tanta gente in quasi dieci anni, residenti e lavoratori, si è dovuta ammalare e crepare per la negligenza della proprietà? E ancora perché chi doveva fare i controlli ed imporre le sanzioni ha permesso che ciò avvenisse spudoratamente? E dove sono finiti i 400, 450, 500, 600 miliardi dichiarati investiti, e sottolineo investiti, dalla Lucchini a partire dal 1998 per l’ammodernamento degli impianti? E perché la stampa che ha fatto da megafono portavoce a queste balle sesquipedali non ha mai esercitato uno straccio di riscontro e verifica? E poi fuori campo una domandina alla Procura: che fine hanno fatto i sequestri delle due discariche abusive dello Scalo Legnami? Quelle discariche altamente tossiche, una della Ferriera, ed una di materiali edili cosiddetti inerti e rifiuti speciali che hanno così tanto sollevato l’indignato stupore  del Sottosegretario triestino all’Ambiente? Dopo otto e passa mesi mi pare che nessun carotaggio-analisi e nessun intervento siano stati fatti. “Tutto il resto è silenzio”, per citare William Shakespeare.

In attesa di non ricevere mai una risposta a questi quesiti che si basano sui semplici fatti di questi dieci anni vado a prendermi un caffè al bar. Un caffè che è passato dalle 800 lire del 2002 ad 1 euro del 2009, ovvero a quasi 2000 lire: qualcuno se ne è accorto?




“Non c’è trippa per gatti.”

» Inviato da valmaura il 21 April, 2009 alle 2:14 pm

“Non c’è trippa per gatti.”  Con queste nobili parole colui che abbiamo avuto la sventura di avere per cinque anni assessore regionale ai trasporti ed infrastrutture, il pidiessino poi Ds ora PD, Ludovico Sonego, comunica la sua rinuncia a candidarsi al Parlamento Europeo.

Non c’è proprio nulla da aggiungere allo spirito di servizio che dovrebbe contraddistinguere la politica ed al rispetto per le istituzioni. Con questa incredibile affermazione, che tradotta significa che non ritenendo sicura la possibilità di ottenere il cadregone con lauta prebenda allegata non vale la pena di concorrere, si mandano letteralmente a fan culo tutte le belinate su programmi, scelte, rappresentanza dell’elettorato e nobiltà del ruolo istituzionale. Che questa frase venga spudoratamente pronunciata da un rappresentante presunto di una forza democratica, popolare e riformista, due son le cose: o lo si ricovera, il Sonego, in un gattile per mici abbandonati, o si scioglie un partito che prende così smaccatamente in giro la gente senza alcun rispetto per la dignità dei cittadini.

In quanto alla festa per il giubileo di Tondo, organizzata dal quotidiano locale con tanto di locandine dedicate all’avvenimento, questa per i triestini è invece una giornata di lutto se dovessero trovare rispondenza le notizie comparse sulla stampa.

Mano libera alla Lucchini-Severstal sul rinnovo della concessione demaniale (quasi il sessanta per cento dell’area dove opera la Ferriera); mano libera al potenziamento delle attività di banchinaggio conto terzi gestite dai russobresciani alla faccia del potenziamento del porto; e sempre in merito: concessione dell’ulteriore banchina del canale navigabile della zona industriale più l’area vicina al nuovo inceneritore, sempre fronte mare.

Anticipazione della possibilità, senza formale revisione alcuna, di sostituire l’altoforno tre con quello due, all’interno di una Autorizzazione Integrata Ambientale di cui è scomparso nel nulla il procedimento di revisione aperto lo scorso anno e la cui fase istruttoria si era conclusa il 28 agosto 2008.

In poche parole si lascia il Gruppo Lucchini-Severstal padrone di dettare tempi e modi, si rinuncia a priori ad ogni efficace arma pressoria e ci si rimette alla buona volontà di una proprietà che ha dimostrato di non essere, sono parole scritte dal Ministero dell’Ambiente più e più volte, assolutamente credibile ed affidabile.

Grazie Tondo e buon compleanno.




Quando la realtà supera la fantasia.

» Inviato da valmaura il 10 April, 2009 alle 2:08 pm

Non passa giorno che la realtà supera la fantasia. Una presidente di provincia che, infischiandosene della volontà espressa dalla grande maggioranza dei suoi amministrati, protesta perché sulla vicenda Ferriera si dà troppa, e non troppo poca come finora è stato, importanza alle questioni ambientali rispetto all’occupazione. Un presidente della camera di commercio che stanzia un milione e mezzo dei nostri euro per aiutare le imprese che hanno inquinato. Un sindacato che dai vari Belci ai Visentini tace di fronte all’ovvietà buttata loro in faccia senza mezzi termini dal direttore nonché AD dello stabilimento siderurgico, Rosato, che spegne ogni facile illusione sulla ripresa produttiva della Ferriera e spiega che il cordificio, che a nostro parere NON deve per il bene e per il futuro del porto assolutamente essere realizzato, con la Ferriera praticamente non c’entra per nulla.

Si ricordi sempre: un sindacato che assieme al partito democratico di riferimento porta quasi per intero la responsabilità dell’emergenza lavoro in cui si trovano, senza quasi prospettive, i dipendenti del Gruppo Lucchini e Sertubi.

Ferriera che sì lavora ora solo con la cokeria al 50%, ma produce tanto di quell’inquinamento, anche acustico, mai rilevato in passato. E rinnoviamo la richiesta formale di sapere da chi e come vengono fatti i controlli sulle agevolazioni tariffarie energetiche, visto che la produzione dei gas di risulta, per legge determinanti, si è ridotta di oltre due terzi, sull’elettricità prodotta dalla centrale di cogenerazione. Perché siamo stufi di regalare oltre che la salute anche i nostri soldi a questa gente.




La grande puzza. Il ritorno.

» Inviato da valmaura il 8 April, 2009 alle 4:06 pm

Come ogni arrivo della bella stagione, nel cielo compaiono le rondini e sul piccolo giornale la saga della grande puzza misteriosa colpisce puntualmente. Peti dei marinai esclusi, gas natural(e), come ci rassicura la guardia costiera, e perdite di gas dalle tubature sotto controllo, come sentenzia l’Acegas, l’unica alternativa si concentra sulla Ferriera e sulle vasche a cielo aperto del depuratore fognario cittadino, dove decantano le feci di 239.000 produttori nostrani.

Questa volta s’adontano persino i politici regionali che provano sulle loro strapagate narici quello che decine di migliaia di persone tra Trieste e Muggia provano a loro spese da anni sulla loro pelle.

Ed in attesa di un nuovo articolo sulla misteriosa nube odorosa d’ignota, solo per gli organi di stampa che chiamarli d’informazione mi pare d’usare parola troppo grossa, provenienza, apprendiamo che la grande maggioranza dell’opinione pubblica vuole due cose nel sondaggio testè realizzato. La chiusura della ferriera, con buona pace di quei consiglieri comunali che hanno appena pubblicamente sostenuto che “tutta la città sta dietro ai lavoratori della Ferriera”, e per la verità se fossi uno di loro avrei più di un motivo di seria preoccupazione a sentir simili affermazioni. E il rilancio del porto come principale attività economica per la nostra città.

Dando ai sondaggi, a certi soprattutto, il beneficio dell’ampio dubbio, i dati che ne escono sono esattamente quanto puntualmente disattesi dalla classe dirigente nostrana.

Rilanciare il porto vuol dire recuperare da subito tutti gli spazi che gli sono indispensabili, Rotterdam tanto per fare un esempio ha 35 chilometri di banchine, non è un vezzo ma una banale ovvia necessità: i containers non si possono stivare e lavorare in un fazzoletto di terra. Ma ecco in tempo reale uscire la notizia che invece di concretare lo smantellamento dell’area nevralgica occupata dalla Ferriera, per il 60% di proprietà del demanio, si pensa di concedere al Gruppo Lucchini per un cordificio pure il Canale navigabile, con annessa banchina e si prevede di montare nell’area dello stabilimento pure una seconda megacentrale elettrica. Il tutto con una ricaduta occupazionale di una sessantina di persone ad essere ottimisti.

Ed il porto? A farsi benedire. In piena sintonia con le prossime festività pasquali ed in aperto contrasto con la volontà espressa dai cittadini. Questa è Trieste gente.




30.000 e scusate se son pochi.

» Inviato da valmaura il 31 March, 2009 alle 1:15 pm

Quasi trentamila triestini, insomma più del 10% degli abitanti in provincia, soffre di malattie croniche all’apparato respiratorio. Che sono una delle principali concause di morte.

Parola annuale, lo ripete infatti inascoltato da dieci e passa anni, del primario pneumologo di Cattinara, Marco Confalonieri (andate a rivedervi nel nostro sito, settore video, una sua passata intervista che avevamo raccolto nel 2005).

Per il quotidiano locale la causa sta nei triestini che fumano troppo, figurarsi a Napoli allora, e negli sbalzi di temperatura (!). Secondo il primario ospedaliero invece la prima causa è l’inquinamento, e l’incidenza della patologia è in forte e costante aumento. Ed i tabaccai hanno chiesto un incontro in Regione perché in 400 esercizi paventano la chiusura per la crisi di vendite (meno oltre il 20%).

Vi fareste curare anche un banale raffreddore dal piccolo giornale?

 




Orpo ciò, speremo proprio de no!

» Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 8:08 pm

Come disse il grande Paron Nereo Rocco all'allenatore della squadra avversaria che prima dell'incontro lo salutò con un "e che vinca il migliore".

E così i cittadini europei dovrebbero rispondere, toccandosi i cabasisi, all'ex Presidente della Regione Illy quando in un non lontano convegno degli industriali a Cernobbio disse che "la sanità della nostra Regione è un modello per l'Europa".

Ecco alcuni freschi esempi del "modello" regionale, freschi freschi dalla stampa locale: 432 giorni per una ecografia all'addome; 157 per una visita urologica; 161 per una visita cardiologica; 155 per una visita oculistica; 125 giorni per una visita ortopedica; 708 giorni per un'endoscopia; 390 giorni per una mammografia; 65 giorni per una visita oncologica.

L'alternativa? Aprire il ricco portafogli e pagarsi visite ed esami privatamente. Chissà i danesi o gli svedesi come ci invidiano, loro che hanno la sfortuna di avere le risposte in tempo reale e si perdono il piacere tutto mediterraneo della socializzazione da file d'attesa lunghe fino a due anni.

Questa è la capacità della politica e della classe dirigente, sempre rigorosamente nominata dai partiti, nostrane. Meditate gente, meditate mentre col sacco a pelo vi mettete in fila per mesi.




Le pisciatone alla diossina.

» Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 8:06 pm

Ha fatto molto colpo in città la notizia pubblicata sul piccolo giornale che la multa per quattro pisciatine, per altro scientificamente sterili tant'è che l'urina in casi estremi si può pure bere, come Marco Pannella insegna, di quattro beoni assomma esattamente alla pisciatona continua di diossina assolutamente non sterile bensì altamente cancerogena che la Ferriera emetteva a decine di migliaia di metri cubi nell'aria di Trieste e Muggia.

Ai più attenti non è sfuggito poi il particolare che il limite di legge imposto alla Ferriera è di 0.4 nanogrammi di diossina al metro cubo, mentre per il non lontano inceneritore questo limite scende invece allo 0.1, che poi è il limite stabilito dalla Comunità Europea, oltre il quale inizia il mortale danno alla salute umana. A questo si aggiunga la considerazione che la quantità di fumi contenenti diossina in uscita dalla Ferriera è molte volte più ingente di quella in eventuale uscita dal camino dell'inceneritore.

Se io fossi un multato per incontinenza urinaria dai nostri Vigili Urbani avrei qualcosa da ridire, perchè non mi pare che la legge almeno in questo caso sia uguale per tutti.





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