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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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48: Morto che parla.
Veramente qui i morti sarebbero tre, ma sintetizziamo! Sul Fatto Quotidiano online compare, absit iniuria verbis, un articolo (?) dall'oltretomba della politica velinara dedicato alla Ferriera di Trieste, dei cui reali problemi non si fa cenno alcuno.E..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 96

TAR. Ferriera-Comune. Una Tranvata perfetta.

» Inviato da valmaura il 9 February, 2017 alle 1:11 pm

Come volevasi dimostrare ieri il TAR ha respinto il ricorso del Comune, immaginiamo firmato dal Sindaco Dipiazza e deliberato con voto degli assessori in Giunta comunale, dietro esame di fondatezza giuridica del segretario generale Santi Terranova (il “notaio” del Comune) contro l’atto della Regione del 22 dicembre scorso che validava la relazione ispettiva del 13 settembre, firmata - incredibile! - da Comune di Trieste, Regione, Arpa e Ass, che a sua volta accertava l’avvenuta esecuzione dei lavori sull’Altoforno che “soddisfavano” pienamente le prescrizioni AIA.
E dunque annullava ipso facto l’Ordinanza del Sindaco stesso sulla riduzione della produzione di ghisa: “decaduta” la sentenzia il TAR.
Come il Comune abbia sostanzialmente potuto pensare di fare ricorso contro un atto sottoscritto poco prima dal Comune stesso, e senza apportare alcun elemento nuovo in merito, è cosa che nemmeno uno studente di giurisprudenza iscritto al primo anno d’università avrebbe potuto immaginare e peggio scrivere in una azione legale.
E questo pone inquietanti interrogativi sulle capacità di chi consiglia il Sindaco, già da noi sollevati da tempo: a partire dall’inutile decalogo dei cento giorni defunti, sulla dubbia efficacia ed utilità professionale di un consulente (un chimico) pagato con i soldi dei cittadini, e su chi controlla gli atti dell’Amministrazione.
Già perché ora si apre un altro interessante quesito.
Chi paga le spese del TAR (notoriamente più elevate di quelle di un Tribunale ordinario), e dei legali della Regione e di Siderurgica Triestina in Arvedi ?
Formalmente il Comune, cioè noi cittadini cornuti e mazziati, a leggere le motivazioni del TAR anticipate in un comunicato della Regione che riporta testualmente “Dalla Regione viene evidenziato come il Tar, nell'ordinanza, abbia rilevato la mancanza, allo stato, di un'apprezzabile fondatezza (fumus boni iuris) del ricorso del Comune, non essendo stati nemmeno contestati gli interventi strutturali all'altoforno.
E come poteva il Comune “contestare” se stesso? E ancora. “Sempre nell'ordinanza viene inoltre affermato come i prospettati rischi per la salute pubblica risultino smentiti dalle rilevazioni effettuate dall'Arpa.” Inoltre “Il Comune è stato altresì condannato alla rifusione delle spese a favore di Regione e Siderurgica TS”.
Una disfatta completa e che fa giurisprudenza, e non per colpa o peggio “congiura” da parte dei giudici del TAR che viste le carte non potevano decidere diversamente, e che però apre, almeno a leggere la sintesi riportata dalla nota della Regione, la possibilità di intentare una azione di rivalsa per rifondere le spese del Comune sui beni personali nei confronti di chi ha firmato il ricorso comunale al Tar, di chi lo ha eventualmente votato in Giunta e su chi ha esercitato il controllo formale sull’atto (mancante, come viene sottolineato, di “apprezzabile fondatezza, fumus boni iuris”. In sintesi paragonabile alla “lite temeraria”).
Tutto questo lo avevamo scritto ed esattamente anticipato nell’articolo del 13 gennaio “TAR: Arvedi vince facile.” Riportando anche le stupefacenti, veramente molto, parole degli ambientalisti del Sindaco che in dicembre scrivevano su Facebook: “AL TAR, IL COMUNE E I CITTADINI DI TRIESTE BATTONO ARVEDI E LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA 1 A 0 (tre pollici all’insù). Ieri un'ordinanza del TAR ha stabilito che avevamo ragione noi e che loro avevano torto. Ecco cos'è successo.
Dovevano aver visto un altro film e soprattutto non compreso l’italiano breve e conciso della prima ordinanza del TAR.
E sono gli stessi che parlano di gestire una terza manifestazione in piazza con Dipiazza.
Un sommesso suggerimento: ricordatevi di invitare anche Di Maio.
Come aveva ragione il grande Paron del Milan, Nereo Rocco in una delle sue uscite più azzeccate in vernacolo “Mai visti tanti mone concentrai in così poco spazio come a Trieste”.

https://www.facebook.com/circolo.miani/posts/1823812691223024:0




Ferriera. Nessun colpevole?

» Inviato da valmaura il 2 February, 2017 alle 1:47 pm

Oggi l’Arpa ci informa, tramite un commento della Presidente Serracchiani, con tanto di grafico annesso, dell’andamento delle emissioni di BenzoApirene dal 2010 al 2016.

Intanto cos’è il BenzoApirene?

Basti dire che è il più cancerogeno degli idrocarburi prodotto soprattutto dalla combustione del carbone. Tra le altre cose impedisce all’ossigeno di “attaccarsi” ai globuli rossi del nostro sangue provocandone carenza nel nostro corpo, in particolare al cervello, con tutte le nefaste conseguenze sui neuroni celebrali.

L’Unione Europea con legge direttiva recepita dall’Italia ne ha fissato in Un (1) nanogrammo per metro cubo il limite massimo (già generoso) concesso. Sopra, come ha scritto dodici volte all’allora Sindaco Roberto Dipiazza il direttore dell’ASS Franco Rotelli, si verificano insorgenze di leucemie e neoplasie (tumori). E ci pare che basti!

Dunque nella tabellina pubblicata senza commento e memoria dal piccolo giornale (copyright Circolo Miani) oggi si legge che nel 2010 le emissioni annue di BenzoApirene rilevate dalla centralina-mezzo mobile di via San Lorenzo in Selva erano di SETTE volte superiori il limite di legge nella media annuale (il che sta a significare che in certe giornate il picco era altissimo).

Negli anni prima ancora peggio come la stessa Arpa ha documentato nella ponderosa ricerca del luglio 2008.

Allora partiamo con le domande.

Cosa hanno nel 2010 fatto l’Arpa, la Regione, il Comune (il Sindaco ne è l’Ufficiale Sanitario) per fare immediatamente cessare questo attentato alla salute ed alla vita di cittadini e lavoratori?

Allora la Regione era guidata dal centrodestra con Presidente Renzo Tondo ed il Comune idem con Sindaco Roberto Dipiazza.

Il non aver fatto nulla, contrariamente al Sindaco di Piombino che nell’ottobre 2005 sequestrò e chiuse con apposita ordinanza la gigantesca Cokeria di Piombino stessa proprietà della Ferriera (Lucchini) per una media annua di “soli” 5.3 nanogrammi di BenzoApirene, configura forse il reato di “omissioni d’atti d’ufficio” per Regione, Arpa, Comune? E magari a ben guardare ipotesi di concorso in “attentato alla salute pubblica”?

Lo abbiamo puntualmente chiesto il 17 gennaio 2011 con una dettagliata denuncia-esposto presentata il 18 gennaio in Procura a firma Maurizio Fogar dove tra l’altro si descrivevano gli impressionanti sforamenti di PM10 (polveri sottili) registrati nelle settimane precedenti.

Notoriamente ad un aumento delle Polveri Sottili corrisponde analogo aumento del BenzoApirene.

Alla Procura: che fine ha fatto quella denuncia?

E perché, come stabilisce la legge, le Micro Polveri 2.5, assolutamente le più dannose per la salute, non sono oggetto di puntuale misurazione a Trieste?

Ed ancora. Perché la soglia del limite di legge di 50 per le PM10 (che l’Unione Europea ha chiesto di abbassare a 35 per non più di venti giorni all’anno di superamento) nell’ultima AIA è stato dalla Conferenza dei Servizi (Regione, Comune, Provincia, Arpa e ASS) elevato a 70 per la centralina di via San Lorenzo?

La Conferenza dei Servizi regionale ha l’autorità per modificare le leggi italiane ed europee?

Perché la Procura ha sequestrato il nuovo inceneritore per una incidentale fuoriuscita di diossine di non molto superiore ai limiti di legge e tollera che dall’impianto di agglomerazione dell’Altoforno (curiosamente fermo da più di due giorni: ma la relazione ispettiva del 13 settembre incredibilmente sottoscritta dal Comune non aveva certificato che i lavori erano stati positivamente ultimati?) escano 230.000 metri cubi ora di fumi con una soglia limite, alzata dalla Regione allora retta dal centrodestra, di diossine superiore di quattro volte al limite di legge per cui hanno bloccato l’inceneritore?

E perché il Ministero dell’Ambiente non rimanda l’Anpa a verificare la taratura delle strumentazioni in uso alla centralina-mezzo mobile di via San Lorenzo in Selva?

Ed inoltre. Quelle sigle “ambientaliste” che hanno fatto la campagna elettorale pancia a terra per Dipiazza e lo definiscono la loro “punta della freccia” contro la Ferriera conoscevano questi precedenti?

In caso contrario sono degli sprovveduti, ma in caso affermativo la vicenda è molto ma molto più grave.




Il chi è della, chiamiamola, informazione a Trieste.

» Inviato da valmaura il 28 January, 2017 alle 2:12 pm

Cominciamo dal quotidiano locale, Il Piccolo o familiarmente detto (copyright Circolo Miani) “il piccolo giornale”, che dagli anni Cinquanta del ‘900 opera in un regime di assoluto monopolio per assenza di concorrenti sulla piazza. E porta di conseguenza una responsabilità gravissima sullo stato in cui si trova Trieste.

Di proprietà dal 2000 del Gruppo Finegil- Repubblica-Espresso, anche se ora in vendita (vale meno del Messaggero Veneto altra testata del Gruppo), è praticamente l’organo del PD, e prima di Riccardo Illy, anche se … Anche se avendo il principale uomo di fiducia dell’ex senatore di Forza Italia, Giulio Camber, condannato in via definitiva per millantato credito, Massimo Paniccia, in qualità di Presidente della Fondazione CRT, acquistato ben sette milioni di euro di azioni della società editoriale (è stato pure per alcuni anni consigliere di amministrazione dell’editrice del Piccolo) tiene a livello regionale e triestino un particolare occhio di riguardo verso il centrodestra.

Insomma un Giano bifronte in tutto quello che non dovrebbe essere il giornalismo: francobollato al PD nella politica nazionale ed invece riguardoso nei confronti del centrodestra nelle pagine regionali e di cronaca locale. Per gli altri non c’è spazio o quasi.

E questo si riscontra nella costante emorragia di copie vendute.

Passiamo alla nicchia coperta, quasi tutta con gli abbonamenti, dal quotidiano in lingua slovena Primorski Dnevnik. Poche parole per dire che la sua tradizione di voce della sinistra della minoranza slovena si è poi annacquata per esigenze di sopravvivenza. Resta in vita grazie alle provvidenze governative (una volta anche della Yugoslavia, ora praticamente solo Statali).

Sostanzialmente allineato e coperto sul PD.

Televisioni.

Un capitolo a parte merita la RAI regionale, da sempre oggetto della tradizionale spartizione partitica. Ma entrati in crisi i partiti, dopo una ventennale gestione Marzini-Degano totalmente sbilanciata pro Illy e PD, negli ultimi tempi rappresenta la principale fonte di pluralismo informativo a Trieste. Forse pecca nella mancanza di conoscenze approfondite dei problemi e nella produzione di datati Format regionali. Ma il Gazzettino del Friuli Venezia Giulia, radiofonico, è lo strumento informativo di gran lunga più seguito in regione.

Telequattro. Da sempre vicina al centrodestra, ed in particolare a Forza Italia, e da sempre in lotta con una difficile situazione finanziaria (prima coperta dalla famiglia Irneri), con la relativamente nuova proprietà veneta ha accentuato vieppiù il suo rapporto con il centrodestra, allargandolo alla Lega Nord. Per gli altri, ovvero quelli fuori dal coro tradizionale, non c’è praticamente spazio.

Di questo se ne sono accorti i telespettatori che hanno ridotto, nonostante l’abbraccio pubblicitario con l’agenzia Manzoni di Repubblica-Espresso, l’audience di trasmissioni come Sveglia Trieste e Ring, che qualcuno amabilmente definisce “per pugili suonati”.

TeleAntenna (Canale 98). La voce minore nel panorama informativo triestino, con un pubblico di nicchia in città ma, in virtù di accordi di interscambio con altra importante emittente televisiva, più seguita nel resto della regione ed in particolare nella bassa isontina.

Nonostante la povertà francescana di mezzi riesce però a garantire un equilibrio ed uno spazio nell’informazione cittadina, purtroppo assente in altre realtà.

Agenzia ANSA di Trieste. Praticamente “non pervenuta”.




I conti di Arvedi. Trieste, Cremona e la Ferriera.

» Inviato da valmaura il 26 January, 2017 alle 1:49 pm

Riproduzione vietata senza espressa citazione della fonte.

 

Da far leggere dieci volte al giorno per dieci giorni a Maranzana del Piccolo.

Per i politici di tutti i colori temiamo non sia sufficiente.

La capofila del gruppo Arvedi (stabilimenti principali a Cremona e Trieste) è la FinArvedi, la holding del gruppo che controlla, è proprietaria, di tutte le altre società (da Acciaierie Arvedi a Siderurgica Triestina).

Partiamo appunto da questa (sono disponibili i bilanci 2014-2015).

Premessa: nel gruppo Finarvedi gli utili li porta a casa il settore Inox mentre il settore Acciaio dà volumi (fatturato) ma non ha margini.

Le passività a bilancio erano di Un miliardo e 600 milioni di cui la metà verso i fornitori, a dodici mesi, insomma l’indotto, e quasi 500 milioni con le banche.

Passiamo ora ad Acciaierie Arvedi.

Acciaieria Arvedi dal 2009 al 2015, in 7 anni, ha perso oltre 21 milioni nonostante i 200 e passa  milioni di certificati bianchi, soldi pubblici per riduzione consumi, che lo stato italiano  ha erogato ad Arvedi prendendo i quattrini dalle nostre bollette della luce.

Acciaieria Arvedi dal 2006 al 2015, in dieci anni, ha visto aumentare i debiti di oltre 800 milioni arrivando a quasi 1,1 miliardi di euro. In questo periodo il capitale sociale, vale a dire i soldi del proprietario cav. Arvedi, sono aumentati solo di 94 milioni, ma grazie ai 60 milioni che Arvedi ha incassato nel 2014 da Siemens per la vendita del suo brevetto in Cina.

Sembrerebbe talmente in difficoltà che per incassare soldi accetta di avere un concorrente con la medesima tecnologia (ma a costo manodopera inferiore) in Cina.

Dal 2006 in poi la ditta ha messo a punto e realizzato un grosso programma di investimenti coperti praticamente solo con debiti che non ha dato risultati economici, ma solo perdite...e per fortuna del cav. Arvedi che c'erano i 200 e passa milioni statali (certificati bianchi).

Passiamo ora a Siderurgica Triestina.

Premessa. Siderurgica Triestina ha ricevuto nel 2015 dalla Regione FVG un  corrispettivo contrattuale per il mantenimento dell’operatività del sito di Servola per Euro 5.790.000. L'accordo di programma prevede questo corrispettivo.

Significa che al netto di questo contributo pubblico una tantum, nel 2015 perdeva nell'ordine di mezzo milione di euro al mese.

Alcune considerazioni.

FORTE LEVA DEBITORIA Il solo indebitamento bancario è pari a 115 milioni a fronte di un capitale sociale (apportato da Arvedi) di soli 500 mila euro. E questo con un fatturato per vendite di 134 milioni, in pratica quasi in linea con il suo indebitamento. Quindi non può permettersi di ridurre la produzione o di dismettere attività produttive.

DEBITO 

L'indebitamento bancario a medio/lungo è dovuto a 70 milioni erogati da BEI (a fine 2015 pari a 66 milioni) e da 20 milioni erogati da Mediocredito Friuli VG. Sono presenti poi ulteriori 20 milioni di debiti a breve termine.

 1. La Regione Friuli V.G. non è in conflitto di interessi: controlla, emette AIA e finanzia Siderurgica Triestina (Mediocredito Friuli è controllato al 55% da Regione FVG)? 

  2. L'erogazione della BEI avvenuta a giugno 2015 quando l'AIA è stata emessa solo il 27.01.2016

Bonifica

 Degli oltre 20 milioni incassati dal liquidatore Lucchini, Nardi, per le bonifiche, sono stati spesi poco più della metà: rimangono 9 milioni da spendere.

Investimenti

Siderurgica Triestina si era impegnata ad investire 172 milioni nel periodo 2014-2016, di cui 140 nel biennio 2014-2015. Nel biennio 2014-2015 gli investimenti sono stati nell'ordine di circa 75 milioni: insomma pochi spiccioli oltre la meta’.

In pratica si confermano le parole (2014) del sen. Mucchetti che si mostrava preoccupato per l'eccessivo indebitamento delle aziende di Arvedi, cosa che sta avvenendo anche a Trieste. 

Questo, tuttavia, è in linea con quanto dichiarato dall'azienda nel 2014 quando affermava che il socio (Arvedi) avrebbe versato 10 milioni. Ad oggi sono stati versati neanche 2 milioni. 

1. Regione FVG è conscia della pesante situazione debitoria e dell'elevata leva finanziaria che, in base anche al più basilare libro di ragioneria, evidenzia una pesante sottocapitalizzazione?

 2. Regione FVG di fatto sapeva che saremmo arrivati a questa situazione perché nel piano finanziario presentato nel 2014 si indicava che Arvedi avrebbe messo 10 milioni mentre si sarebbe indebitato per 140 milioni, con un effetto leva molto importante, quasi insostenibile. 

Alcune osservazioni.

1- resoconto audizione commissione industria (2014) del Senato in cui il Presidente Mucchetti afferma che " Infine, ritiene che il Gruppo Arvedi, sebbene italiano, stia attraversando una fase di criticità finanziaria non ideale per porre le basi del rilancio del Gruppo Ilva. Inoltre ha una struttura improntata ad una capitalismo familiare mentre il Gruppo Ilva, a suo giudizio, dovrebbe passare ad una struttura proprietaria più manageriale."

2. intervista del FattoQuotidiano: Mucchetti afferma che "Si è fatto vivo Giovanni Arvedi, ottimo industriale con molti debiti e una successione da inventare."

Il fido europeo.

Una boccata di ossigeno ad Arvedi la da la Banca Europea di Investimenti, BEI, quando nel giugno 2015 eroga un fido per cento milioni di euro, sui duecento chiesti da Arvedi, peccato che nella istruttoria della Banca Europea si vincoli la erogazione al conseguimento della AIA per la Ferriera di Trieste da parte della Regione FVG, emessa appena nel gennaio 2016, e della VIA per Cremona, conclusa un anno dopo nel giugno 2016.

Poi invece la BEI da per scontato che Arvedi riceva le autorizzazioni tanto da richiedere non il documento della VIA o l'AIA nuova, ma solo una relazione non tecnica redatta dai consulenti Arvedi. Come chiedere all'oste se il suo vino è buono!!

Il laminatoio da 111 milioni.

L'impianto, come scrive anche Il Sole24ore, arriva dal fallimento della fabbrica americana di Sparrows Point, il cui penultimo proprietario era stata la russa Severstal, proprietaria anche della Lucchini Italia.

In una intervista sulla stampa USA colui che ne fu il proprietario  indica "sei ragioni per cui le acciaierie di Sparrows Point sono fallite". Al punto 1 indica GLI IMPIANTI OBSOLETI e dichiara "even worse, its 68inch hot strip mill dates back to 1947. Employees have made heroic efforts to keep these antiques running. But it’s a losing game." [molto peggio il laminatoio datato 1947. Gli operai fecero sforzi eroici per far funzionare questa anticaglia. Ma non ci riuscirono.]

L'impianto di laminazione è stato oggetto di un revamping (manutenzione straordinaria) negli anni '80.

Questo abbiamo esposto nella Audizione in Prefettura alla Commissione Industria.

Maranzana sul Piccolo oggi titola “La sfida di Arvedi”, con questi numeri che “il giornalista” si e’ ben guardato dal leggere, appare persa in partenza!

Nel contempo nel suo articolo i numeri dei dipendenti, diretti e indiretti, sono lievitati a 1000, e sono sparite le banche, dodici: le maggiori, tra i vecchi proprietari obbligate a pagare i costi delle bonifiche. Complimenti vivissimi.

Adesso capite le ragioni per cui ci oscurano!




Lettera a Dipiazza.

» Inviato da valmaura il 24 January, 2017 alle 12:15 pm

CARO ROBERTO,

Ti scrivo questa lettera aperta da amico, se me lo concedi, e la indirizzo all’uomo non al politico, in questo caso Sindaco di Trieste.

La retromarcia di ieri sulla sala dove celebrare le unioni civili, se ai fini politici è la presa d’atto di una sciocchezza, uno sbaglio della Tua Giunta, è in realtà l’emblema di una campagna di cui la Tua amministrazione si è resa protagonista in questi primi sette mesi di mandato.

Direi anzi che la gente normale non si ricorda altro che queste vostre uscite “infortunistiche”.

Lo striscione per Giulio Regeni tolto in modo così goffo ed ancora peggio giustificato.

Il sequestro degli strumenti musicali ai suonatori ambulanti non “burocratizzati”.

Il nuovo regolamento di polizia municipale che oramai è divenuta una barzelletta di cattivo gusto.

Il sequestro di coperte, abiti e scarpe ai senza fissa dimora.

Caro Roberto, faccio fatica a riconoscerTi perché, per chi non lo sa, tu sei un buono, e tutto questo puzza invece di astio, di cattiveria gratuita, di dispetto da asilo.

Non parliamo poi della vicenda Ferriera.

Ti ho detto ancora in campagna elettorale che avevi imboccato una strada senza uscita se, e sottolineo quel se, l’obbiettivo reale era di arrivare ad una rapida chiusura dell’area a caldo e nello stesso tempo la conservazione dei posti di lavoro.

I fatti fino ad oggi mi danno pienamente ragione e se mai l’area a caldo e forse anche qualcosa di più verrà dismessa lo sarà per scelta e calcolo della proprietà, di Arvedi.

Senza merito alcuno da parte Tua ed anzi con l’accusa di aver messo in strada tante famiglie.

Io non voglio poi nemmeno ipotizzare che qualcuno voglia trascinare avanti irrisolto il problema per trarne guadagno elettorale alle prossime elezioni regionali.

Sarebbe un gesto di disumana irresponsabilità e di spregevole cinismo.

Pertanto Roberto Ti chiedo di fermarTi un attimo e di riflettere: a partire da quelle che erano le Tue promesse in campagna elettorale e le aspettative di chi Ti ha votato, e di quelle che sono le vere emergenze, le immediate priorità per la nostra città e per le persone che la vivono.

Un abbraccio

Maurizio Fogar





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