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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Trieste Mitteleuropea. Valmaura: le Ville Lumiere e il Jardin des Tuileries.
Ai nostri politici ed amministratori: un bel “liston” da queste parti, una volta tanto?Certo che di lavoro ne dovrà fare il neopresidente Ater Novacco.Qui ci vivono 1500 persone divisi in 435 appartamenti.E inciviltà a parte, come ricordava Primo..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 92

Orpo che Arpa!

» Inviato da valmaura il 1 August, 2017 alle 12:39 pm

Ferriera. Un problema grande come un’ARPA.

 

Per la Regione innanzitutto, e poi per la nostra comunità, l’ARPA è oggi il problema.

Un controsenso visto che dovrebbe esser parte importante della soluzione.

A partire dal 9 giugno di tre anni fa quando nell’ufficio dell’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, - a proposito che fine ha fatto?- il vicedirettore Franco Sturzi chiese a Romano Pezzetta e Maurizio Fogar lumi sugli impianti della Ferriera che lui, responsabile del gruppo di controllo, ammetteva candidamente di non conoscere.

Per proseguire con la firma del verbale ispettivo del 13 settembre 2016 sugli impianti della Ferriera, in particolare sull’Altoforno, dove assieme, tra gli altri a Comune e Vigili del Fuoco, accertava che la proprietà aveva eseguito i lavori e che gli stessi soddisfavano pienamente le prescrizioni dell’AIA.

Smentito nei mesi più volte dalla stessa proprietà che annunciava la necessità di fermare l’impianto per urgenti lavori (sostituzione della Bocca, del refrattario e del crogiuolo: dal costo di una ventina di milioni di euro, che subito l’amico Piccolo descriveva come “orinaria manutenzione”) e salvo contraddirsi pochi giorni fa quando il medesimo Sturzi, in chiara dissociazione con se stesso, dichiarava alla stampa che “l’ altoforno è oramai a fine corsa”.

A ulteriore dimostrazione della incapacità dell’ARPA ad effettuare un reale e tempestivo controllo sullo stabilimento, ed a conferma che non ne conoscono criticità e ciclo produttivo, vanno ascritti gli interventi del “giorno dopo”. Ovvero sempre a posteriori dopo il verificarsi di “episodi anomali”, che definirli tali dopo il costante e continuo ripetersi degli stessi, appare penoso ed irricevibile, salvo che non si voglia fare da spalla alle risibili giustificazioni della proprietà, insomma come Mario Castellani (l’onorevole Trombetta) con Totò.

Per la Regione dopo il caso Agapito, da noi denunciato anche in Procura e nel servizio delle Iene sempre tre anni orsono, oggi il problema più urgente, se si vuole anche tentare di ridare una parvenza di credibilità ad un’ARPA oggi derisa dalla pubblica opinione, è risolvere rapidissimamente la questione dei controllori dell’Agenzia regionale, anche perché appare francamente difficile accettare che questi signori siano gli stessi a cui è affidato il controllo del rispetto della recente diffida regionale..

E venendo alla paginata di oggi sull’incontro romano a verifica dell’accordo di programma.

Piace notare, ma solo noi che al Piccolo non colgono, che Arvedi dopo essersi lamentato pubblicamente per mesi sulla lentezza dell’arrivo da parte delle pubbliche amministrazioni delle autorizzazioni necessarie per la costruzione del megacapannone del Laminatoio. Dopo averne iniziato la costruzione in assenza delle stesse, per la fretta di avviare la produzione, oggi, che l’impianto lavora a circa un terzo delle sue capacità teoriche, si accorge ad un anno e passa, che gli manca un pezzo (!).

Ora se questo è il modo di procedere, in perdurante assenza pure di un vero piano industriale sulla Ferriera, è meglio che il cavaliere rimonti a cavallo e se ne ritorni nella sua Cremona tenendosi stretti stretti i soldini pubblici incassati qui ed alla BEI.

E che tutta l’area sia consegnata rapidamente a Zeno D’Agostino per far decollare il progetto del nuovo Porto, per cui sono immediatamente disponibili finanziamenti e l’assunzione di mille lavoratori.




Ferriera. La lettera di Acciaierie Arvedi. Arriva la conferma di quanto da noi anticipato su queste pagine.

» Inviato da valmaura il 31 July, 2017 alle 1:15 pm

Ovvero che è stata la Diffida emessa a fine giugno dalla Regione a creare il primo vero grosso problema ad Arvedi.

Dopo una corretta descrizione tecnica, la lettera in sostanza chiede alla Regione di mantenere lo status quo ancora per qualche tempo. In modo da evitare l’onerosissimo costo dei lavori sugli impianti (una ventina e passa di milioni), e di guadagnare tempo per dare la possibilità ad Arvedi di vedere realizzata la sua proposta di “vendere” al progetto logistico portuale l’area della Ferriera nella parte di sua proprietà (il 35%) per la cifra vociferata di 150 milioni, pagabili anche in natura con l’inserimento del Gruppo Arvedi nel business societario pari all’importo in questione. Che poi dal punto di vista imprenditoriale non sarebbe affatto una bestemmia.

Ed in caso di rifiuto, a trovare nella Diffida regionale l’alibi per la chiusura dell’area a caldo.

Insomma un vero ultimatum squisitamente politico rimarcato anche dal richiamo alle necessarie comunicazioni al sindacato per il fermo impianti.

Da tutto questo si evince innanzitutto una cosa: la conferma dell’assoluta ininfluenza dell’azione del Comune e delle minacce parolaie del Sindaco e dei gruppi politici che siedono in consiglio, che dimostra una volta di più la loro assoluta non conoscenza dei problemi della Ferriera.

Secondo che la palla ora è nella metà campo della Regione e che la risposta spetta a lei.




Ferriera e politica. Chiacchiere senza senso e crassa ignoranza.

» Inviato da valmaura il 30 July, 2017 alle 12:38 pm

E’ evidente anche ai ciechi che la strategia di Dipiazza-Arvedi-Serracchiani è solo quella di guadagnar tempo, di “tirare a campare” anche “tirando le cuoia” della propria parte politica.

Ma che a questa linea si associ pure il Movimento Cinque Stelle local-regionale è la preclara dimostrazione della loro inconcludenza ed irrilevanza.

A due giorni da un consiglio comunale che doveva tirare le somme di quanto fatto in quasi 400 giorni dall’insediamento della nuova, si fa per dire, amministrazione comunale sulla emergenza ventennale della Ferriera, il quadro che ne esce è desolante per tutti: Centrodestra, PD, e appunto Cinque Stelle.

A proposito che fine ha fatto il consulente del Sindaco e dirigente scientifico dell’Arpa (assunto sostanzialmente per contestare i dati di quest’ultima. Sono proprio matti, apparentemente.) Barbieri, il cui contratto dovrebbe oramai essere scaduto?

Nessuno che affronti il cuore del problema, e che tantomeno lo voglia conoscere, quello degli impianti a partire dal collassato Altoforno: perché? Molto semplice e per due ragioni.

La prima è che dovrebbero rivolgersi al Circolo Miani e Servola Respira e non alla trimurti dei comitatini funzionali a questa politica e a questa stampa per conoscere e capire la realtà della fabbrica e del suo ciclo produttivo.

La seconda è l’evitare in modo più totale l’assunzione di responsabilità come il firmare ed emettere una ordinanza, a tutela della salute, di fermo impianti della Ferriera.

A dimostrazione che il Sindaco non è che non può, semplicemente non vuole, e certamente non lo aiutano certe voci uscite dagli ambienti più vicini al cavaliere di Cremona sulle ragioni di questo suo atteggiamento.

Facciamo un esempio, come ampiamente descritto nel nostro articolo qui sotto, la politica, tutta, in questi tredici e passa mesi in Comune ed in Regione ha fatto tutto quello che doveva fare per non creare seri problemi ad Arvedi. Ed il caso più eclatante è quello della copertura dei parchi minerali, centro anche dell’ultima uscita dei Grillini.

Partiamo da una domanda, solo per provare la consistenza dei loro neuroni celebrali. D’inverno quando la Bora soffia ininterrottamente per giorni oltre i 120 chilometri all’ora si è mai visto alzarsi una nuvola, che è una, dai depositi dei fossili e dei minerali? Certo che no. Allora la logica elementare, la ragione dovrebbe spingere a ricercare altre cause, come testimoniato pure dalle recenti indagini della Procura.

Ovvero che, a causa della pessima manutenzione dello stabilimento, a generare quelle nuvole colorate sono le tonnellate di pulviscolo presenti sui piazzali della fabbrica e sui nastri caricatori dell’Altoforno, che non possono essere puliti perché pervasi dal letale gas che l’impianto perde.

Ma neanche a tanto sono capaci di arrivare, né da soli né chiedendo aiuto a chi sa e scrive di questo.

A proposito come mai la Regione non ha ancora provveduto a sollevare Sturzi dai suoi incarichi all’Arpa?

Proseguire su questa strada significa suicidarsi politicamente alle prossime elezioni regionali, almeno a Trieste.  E ciò vale per tutti, anche per i Cinque Stelle ed il Centrodestra.

Se alle ultime elezioni regionali del 2013 è stato il record: il 59% (cinquantanove) dei triestini NON ha votato, nel 2018 tale primato sarà sicuramente superato.

Insomma vinca il peggiore.




Ferriera in Comune. Noi distinti e distanti.

» Inviato da valmaura il 27 July, 2017 alle 2:51 pm

Da quando era Sindaco Illy, fine anni Novanta del Secolo scorso, saranno decine le sedute del Consiglio comunale dedicate alla “emergenza” Ferriera, e per non parlare poi delle Audizioni e delle riunioni delle Commissioni.

Come recitava Woody Allen: sedute dove “si entrava baul e si usciva cason”, passateci la nostra traduzione in vernacolo.

Pertanto noi, Circolo Miani e Servola Respira, venerdì non ci saremo a far da comparse nell’ennesima sceneggiata politica. Abbiamo cose più serie da fare.

I protagonisti politici poi in questi quasi venti anni sono sempre gli stessi, con l’aggiunta da quasi sette dei Cinque Stelle il cui peso è bene espresso dalla dichiarazione di ieri del loro capogruppo che plaudeva all’iniziativa del Sindaco di fare il “punto nave” della situazione.

“Punto nave”? Di cosa, di un bragozzo spiaggiato e incagliato tra gli scogli?

La sua involontaria ironia ci permette di descrivere esattamente il bilancio di questa amministrazione a quasi 400 giorni dal suo insediamento. Per Dipiazza fanno in realtà 11 anni e 100 giorni da Sindaco.

Sappiamo già di cosa parleranno.

Della richiesta di vedersi con Arvedi che non ci pensa nemmeno ad incontrare il Sindaco che appunto non è il Vescovo e non può dargli speranzielle per l’aldilà.

Dei cumuli dei parchi minerali da coprire, che incidono poco o niente sull’inquinamento.

Della promessa chiusura di un’area a caldo che in realtà il Sindaco in qualità di Ufficiale Sanitario avrebbe potuto fermare con un firma, in ventuno giorni non in cento, ma che non ha voluto apporre.

Di una revisione dell’AIA che la Regione ha respinto, purtroppo giustamente, per ben due volte perché sbagliata nella forma la prima e non motivata la seconda.

Probabilmente ometteranno di ricordare le batoste prese dal Tar.

Insomma le solite chiacchiere a ruota libera dove gli oratori e le forze politiche cercheranno la “captatio benevolentiae” del solito pubblico di qualche decina scarsa di comprimari e dei sempre meno lettori del Piccolo.

Noi quello che si doveva fare per chiudere la Ferriera, tutelando ed incrementando i posti di lavoro, lo abbiamo detto e scritto dal 1998 in poi, e gridato in centinaia di manifestazioni e cortei, peccato che nessuno di questi signori ha mai voluto prenderlo in considerazione.

Le sceneggiate che ci piacciono sono quelle napoletane di Edoardo De Filippo, da questa di venerdì dunque saremo distinti e distanti.




“Apoliticità”. L’ipocrisia fatta mascalzonaggine o imbecillità.

» Inviato da valmaura il 26 July, 2017 alle 2:58 pm

Vabbè forse il termine monaggine a Trieste renderebbe meglio, ma siccome ci leggono anche non triestini va bene anche imbecillità.

Gli ipocriti, ma più spesso i mascalzoni, sono quelli che si definiscono “apolitici” ed usano questa parola per attaccare, quando non capiscono, poverini, o rifiutano di capire i contenuti altrui, insomma chi non la pensa come loro, anche a costo di negare la realtà.

Si esercitano solitamente davanti allo specchio, non come la cattiva Regina di Biancaneve, ma per appagarsi dei loro sproloqui oratori senza contradditorio, che si sa lo specchio non parla, perché se avesse la parola quanta gente sarebbe rovinata.

Solitamente è una frase molto gettonata a destra, tra i sostenitori e gli elettori di quella parte politica, anche se con debite e rilevanti eccezioni.

Chi rivendica la sua “apoliticità” intervenendo quasi sempre in tematiche squisitamente politiche è un truffatore travestito oppure un imbecille. In ultima analisi dunque un mascalzone.

La politica, quella vera non questa sputtanata da partiti e movimenti, è libertà, come cantava Giorgio Gaber, è la partecipazione dei cittadini, delle persone, alle scelte della comunità dove vivono.

Oggi, come ieri, tutto è politica. Dalla scelta di prendere un autobus o andare a piedi invece che pigliare l’auto. Di cosa mangiare e bere, della capacità di educare e crescere i propri figli, di tutelare l’ambiente e la qualità della vita, difendere la propria salute, migliorare il proprio lavoro, e così via.

Non c’è scelta piccola o grande che non sia politica, ovvero che non riguardi solo noi ma anche le persone che ci stanno vicino, che vivono o ci lavorano accanto.

Ed è giusto, umano che sia così.

Compito della cultura, dell’istruzione, e spesso loro grande fallimento, è proprio dotare le persone degli strumenti idonei per esercitare queste scelte che determinano il futuro, migliore o peggiore, della comunità, piccola o grande, in cui vivono.

Esattamente il contrario in cui la politica attuale, quella istituzionale e dei partiti, ha gettato la gente in questi decenni, nel tentativo costante di estromettere i cittadini e di privarli dei loro diritti e doveri.

Insomma meno gente partecipa meglio è, così possono farsi meglio gli affari propri sulla pelle nostra.

E spesso l’ideologia, per quel che ne resta, ed il partito preso si concretizzano nell’accusa di “fare politica” mentre loro, anime candide, giocano a boccette.

Lo precisiamo una volta per tutte. Qui, nelle nostre pagine, si parla e si scrive della nostra vita, della nostra salute, del nostro lavoro, di giustizia e del futuro della nostra città e del nostro Paese.

Quindi si parla e si scrive di politica, quella vera, sana ed utile.

Gli imbecilli ed i mascalzoni vadano a fare i loro ridicoli predicozzi altrove o si rileggano con attenzione quanto pubblicato nella presentazione di questa pagina: “Questa pagina è severamente vietata ai lecchini e inciucioni dei politici. Ai piagnoni di professione, ai servi per vocazione ed ai dementi.”

Grazie. E se nonostante tutto volete mettere il vostro “mi piace” alla PAGINA CIRCOLO MIANI su Facebook ve ne saremmo grati.

Più siamo e meglio stiamo!





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