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Circolo Miani » News Correnti » Page 91

Trieste. Due sono le cose.

» Inviato da valmaura il 28 December, 2020 alle 3:12 pm

A me piace parlar chiaro. O siamo una comunità senza dignità ed orgoglio, ed allora ci meritiamo questo e altro e magari ringraziamo e rivotiamo. E facciamo finta di credere che ad esempio, tanto per restare in zona, nel quartiere dove viviamo, i politici, o tutti che non c’è distinzione di colore che tenga, che poverini non si sono accorti per quattro anni e mezzo del degrado totale e dell’inquinamento non bonificato per esempio dei giardini di Piazza Carlo Alberto e Piazzale Rosmini, e che lo abbiano scoperto solo ora a pochi mesi dalle elezioni comunali. Che casuale combinazione!
Oppure sulla invereconda vicenda della gloriosa scuola elementare De Amicis, con ricreatorio annesso, e su quella di Villa Haggiconsta, tanto per restare a San Vito, dovrebbe scattare una fortissima indignazione collettiva, un moto di ripulsa generalizzato per spazzare via questa insulsa e dannosa politica ma anche i vertici di una burocrazia comunale dove ogni giorno scopriamo nuove sgradevoli sorprese: dal Tram di Opicina, alla Piscina Terapeutica, fino all’ex caserma della Polstrada a Roiano, per non parlare poi della mattanza degli alberi e dell’abbandono del verde pubblico.
Non c’è nemmeno l’orgoglio del ricordo per le migliaia di concittadini, me compreso con il maestro Tamponi, che alla De Amicis hanno studiato giovinetti.
Altrimenti, ve lo dico francamente, stando così le cose è inutile lo sforzo che alcuni volonterosi stanno facendo per risolvere queste ed altre emergenze con l’impegno a far nascere Trieste Verde.
Meglio è per loro che si dedichino al altre e più appaganti iniziative o che vadano a vivere in altra città, questa purtroppo è irrecuperabile.
Teodor.



Giù le mani dalla scuola De Amicis!

» Inviato da valmaura il 28 December, 2020 alle 3:11 pm

Oggi si apprende che il Comune di Trieste, nella sua colpevole incapacità di tutelare, conservare ed aprire alla comunità i beni pubblici, ha deciso di mettere in vendita alcuni dei tanti gioielli che ha abbandonato per anni al degrado con danno sociale ed economico (si definisce “danno erariale”, sempre che ci sia una magistratura che ci vigili sopra) per i Triestini.
Due sono le notizie che colpiscono e che consideriamo irricevibili. La vendita dell’ex scuola elementare De Amicis di via Combi, e di Villa Cosulich. Ci sarebbe poi anche l’improntitudine di vendere l’ex Sacra Osteria di Campo Marzio, uno spazio che in uno qualunque dei tanti progetti fantasmagorici annunciati a raffica dal Comune in questi anni, dovrebbe invece, per la sua posizione, confina con il Mercato Ortofrutticolo di cui da anni si bamba del suo trasferimento, trovare indispensabile collocazione.
Ma fermiamoci oggi sul grande ottocentesco edificio in mattoni rossi di via Combi, che ospita tuttora un ampio ricreatorio comunale sul retro, fu chiusa come scuola elementare e trasformata in sede per alcuni corsi universitari fino al 2011, destinato poi a diventare un “centro dati” del Comune, mai realizzato, ospitò per pochi mesi nel 2014, come dormitorio, una trentina di rifugiati.
L’amministrazione Cosolini aveva deliberato di trasformare la ex scuola in una Casa delle Associazioni dove ospitare le tante realtà senza fine di lucro che operano nel volontariato alla ricerca disperata di una sede.
Andavano fatti dei modesti lavori di adeguamento dell’impianto elettrico per mettere l’edificio a norma, poi passati gli anni senza che nulla si muovesse, l’importo raddoppiò, attorno ai 100.000 euro per ulteriori lavori agli infissi ed al tetto. L’amministrazione Dipiazza ne confermò la destinazione futura a favore dell’associazionismo triestino, ma sul momento non aveva i “novantamila euro” necessari per i lavori, fino alla notizia di oggi di venderla a privati per “fare cassa”.
Alcune osservazioni sorgono spontanee: l’impianto elettrico non era giudicato “in sicurezza” per ospitare le associazioni, ma le trenta persone potevano invece dormirci dentro; mancavano prima i trentamila, poi i novantamila euro per i lavori ma il Comune spendeva dieci volte di più in spese effimere (dalle iniziative sul Vate alle luminarie natalizie, per citarne alcune) e per il resto la vicenda appare una fotocopia di Villa Haggiconsta. Ultima domanda, ed il Ricreatorio?
Di Villa Cosulich abbiamo già scritto e ne ritorneremo a breve, come da tempo seguiamo la questione di via Combi (anni orsono abbiamo promosso pure delle assemblee con i residenti di San Vito), ma ora l’urgenza è fermare queste scelte sciagurate che oltretutto rischiano di snaturare vita e tessuto del quartiere.
Quanto mai urgente appare ora il ruolo di Trieste Verde, il soggetto politico che raccoglie l’eredità dell’impegno ultradecennale del Circolo Miani e dei Comitati di Quartiere, per riappropriarsi della gestione del nostro territorio a favore della nostra comunità e non degli affari di pochi.



Piscina o non Piscina?

» Inviato da valmaura il 23 December, 2020 alle 1:18 pm

A riscriverla oggi non cambieremmo una virgola, ci aggiungiamo una postilla.
Maurizio Fogar aveva sottoscritto la petizione lanciata da un gruppo di fruitori della stessa e che sollecitava il suo recupero. L'ha tolta dopo aver appreso che il comitato promotore aveva chiesto ed ottenuto con tanto di foto immagine su stampa e televisioni la firma del Podestà. Anche dignità e decenza hanno un limite.
Buona lettura.
“Crollo Piscina.
Guida pratica.
Fatta la premessa che se il fattaccio avesse procurato delle vittime, poche o tante che fossero, la notizia avrebbe aperto per giorni i titoli delle prime pagine dei giornali nazionali e dei telegiornali, con grave “giovamento” dell'immagine della città.
Va chiarito in sintesi che:
L'area è di proprietà del demanio statale affidata in amministrazione all'Autorità Portuale.
L'area viene concessa (la prima scadenza avverrà nel 2025) al Comune di Trieste che approva il progetto e rilascia la licenza edilizia (si immagina dopo un attento controllo) per la costruzione di una Piscina terapeutica di acqua marina e servizi annessi.
Progetto e costruzione vengono pagati dalla Fondazione CRT, che ovviamente sceglie progettista e direttore lavori (ing. Fausto, anche se il nome poi non corrisponderà alla realtà, Benussi) che poi donerà l'opera appunto al Comune.
Il Comune affiderà poi la gestione ordinaria della piscina con annessi e connessi a ditta, o cooperativa, terza. E la struttura verrà aperta diciannove anni orsono.
Nel 2016 il Comune di Trieste, retto per i primi cinque mesi dalla Giunta Cosolini e per i rimanenti sette da quella Dipiazza, evidentemente sente il bisogno di far effettuare una perizia statica sul manufatto della piscina. Il compito, fatto originale ma non inusuale, viene affidato e pagato, allo stesso ing. Benussi che per mandato della Fondazione CRT aveva progettato e costruito la stessa.
La perizia, a prima lettura meticolosa e severa, denuncia tutta una serie di criticità esistenti in particolare sulla copertura e conclude indicando i necessari lavori da effettuare entro il 2017.
Sono lavori strutturali e non ordinari e dunque dovrebbero ricadere in capo al Comune proprietario della piscina. Insomma per esemplificare: se uno ha in affitto un appartamento o una attività commerciale è tenuto a fare i lavori manutentivi ordinari (tipo riparare un rubinetto che perde) ma il rifacimento del tetto spetta per legge al proprietario dell'immobile.
Il Comune di Trieste, o chi per lui, fa iniziare i lavori più importanti prescritti nella perizia il 29 luglio 2019, dunque ben oltre il limite temporale fissato entro il 2017.
Difficile non collegare l'inizio dei lavori alla rottura del precario equilibrio che reggeva in piedi la copertura.
Analogamente difficile non chiedersi il perchè, visto il quadro peritale, tali lavori non siano stati oggetto di particolari misure propedeutiche (tipo il puntellare con impalcature e mettere in sicurezza il tetto prima della loro esecuzione e la presenza di un tecnico adeguatamente qualificato nella gestione e direzione degli stessi interventi).
Ora si possono fare qui molte ipotesi: dall'inadeguatezza del progetto, del materiale utilizzato a fronte di una costante e progressiva erosione dello stesso ad opera della salsedine esterna ed interna, rafforzata dalla presenza di forte ventosità.
Dal fatto che il Comune non essendo in grado di rispettare le prescrizioni temporali della perizia da lui commissionata e pagata, con i soldi nostri, non abbia ritenuto di vietare in precedenza l'accesso del pubblico alla piscina fino all'avvenuta esecuzione dei lavori prescritti. Insomma non abbia amministrato secondo lo spirito del “ buon padre di famiglia” affidando la sorte dei suoi figli, i triestini, al caso.
PS. Stamane per simpatia è venuto giù pure un pontile al bagno Ausonia.
Ai Triestini non resta che andare a farsi benedire alla Chiesa degli Schiavoni.
Della serie: non ci crediamo ma non si sa mai.”
Trieste Verde.
L'articolo, il secondo, è stato da noi pubblicato il 2 agosto 2019. Il crollo è avvenuto il 29 luglio 2019.



Tram o non Tram?

» Inviato da valmaura il 23 December, 2020 alle 1:17 pm

L’unica vera “disgrazia” del Tram di Opicina, che in questi ultimi anni ha ingoiato fior di milioni in lavori, è l’incapacità di chi ne porta la responsabilità.
Ora si viene a sapere che il “cronoprogramma” per i lavori di rifacimento dei binari è saltato perché la ditta che ne ha il subappalto, e che conta un capitale sociale di “ben” diecimila euro, non pare essere in grado di proseguire il lavoro.
E così si andranno a perdere in complesso, ad essere ottimisti, un due annetti tra l’assegnazione della prima gara, ad una ditta che non aveva titoli per assumere i lavori, ma se ne sono accorti, gli uffici comunali, quasi un anno dopo, e questo secondo “intoppo” che temiamo sfocerà nell’ennesimo contenzioso legale.
Qui non si può parlare solamente di sfortuna, se è vero che nella tradizione popolare “el Tram de Opcina se nato disgrazià”, ma certamente non per i pochi che ne hanno finora tratto un cospicuo vantaggio economico. Qui la disgrazia è di avere una classe dirigente, politica e manageriale, a cui uno sano di mente non affiderebbe la gestione del proprio condominio, a dire poco.
Poi certo, tra un convegno ed un forum online, tra nuove sigle dai nomi più fantasiosi che si apprestano a scendere in campo alle prossime elezioni amministrative rispolverando o scopiazzando cose troppo serie ed impegnative per loro, che in questi anni non hanno mosso dito sul territorio e conoscono i problemi come noi l’Aramaico. O che sparano proposte a raffica, tanto le parole non costano nulla e se poi trovi visibilità su stampa e televisioni al soldo di questa politica, allora la vediamo dura per il presente della nostra comunità, e non parliamo poi del futuro.
Trieste Verde.



Siot o non Siot?

» Inviato da valmaura il 22 December, 2020 alle 1:48 pm

Le prime versioni delle notizie sulla fuoriuscita di petrolio dall'oleodotto Siot in zona Monte San Pantaleone descrivono che “l'incidente” sarebbe avvenuto per dei “carotaggi” eseguiti su un terreno limitrofo per verificare il, diffuso supponiamo noi vista l'area, inquinamento presente. D'altronde verrebbe da domandarsi se la tubatura sia fatta di materiale friabile che basta sfiorarla perchè si metta a piangere olio nero.
E comunque sarebbe stata la ditta che eseguiva i lavori ad informare la direzione Siot della presenza di una perdita sull'oleodotto, il che fa mal pensare sui sistemi di allarme e sorveglianza in essere alla Siot.
La seconda versione, quella apparsa stamane sulla stampa, non parla più di “incidente”, ovvero di un eventuale danno causato dai carotaggi che a quanto viene confermato sono eseguiti non sul percorso delle tubature ma su un'area adiacente.
Ma si riporta che proprio eseguendo questi carotaggi per testare l'inquinamento dei terreni, e presumiamo anche delle falde acquifere, su di un'area adiacente è emerso lo sversamento di petrolio.
In ambo i casi compare un quadro inquietante: dopo la diffusione per anni di un inconfondibile odore di “benzina marcia”, il conio è nostro, da San Dorligo, Montedoro ed Aquilinia fino alla fascia costiera di Trieste a seconda dei venti, dalla fuoriuscita di vistose fumate nere dai fumaioli delle petroliere all'ormeggio nel pontile Siot, ora a questo episodio, non c'è più tempo da perdere. Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, e, purtroppo per noi, Arpa Fvg facciano il loro dovere, e se del caso si muova la Procura della Repubblica, che Trieste non si merita di sopportare avanti tutto ciò per i pingui affari della proprietà tedesca, pretendiamo lo stesso rispetto della Baviera e di Ingolstadt, il terminale in Germania. Altrimenti la via di casa la conoscono.
Trieste Verde.




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