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Circolo Miani » News Correnti » Page 89

Oltre ogni decenza!

» Inviato da valmaura il 6 August, 2016 alle 1:13 pm

Sul Piccolo di oggi le due solite paginate sulla Ferriera dove i protagonisti in scena dicono e ripetono sempre le stesse cose. Amen.

Qui ci limitiamo solo a notare che ancora una volta la “professionalità” del giornalismo nostrano, e la correttezza degli attori in scena, Arvedi escluso che non stava ancora qui, è ben rappresentata da quella foto, invero piccolina ma in posizione di tutta evidenza, che sottoscritta da una didascalia che indica le associazioni ambientaliste citate nell’articolo (tre per l’esattezza), raffigura invece Maurizio Fogar mentre parla con un megafono dal balcone di mussoliniana memoria del Municipio alla “folla oceanica” presente in piazza Unità durante l’occupazione del Comune e della sala del Consiglio promossa dal Circolo Miani nell’estate 2010 con la parola d’ordine “chiudere subito la Ferriera per aprire Trieste al futuro”.

Alcuni promemoria. Anche allora il sindaco era Roberto Dipiazza (quello del “abbiamo fatto Bingo” alla notizia dell’interessamento di Arvedi per la Ferriera nel 2008), che fino a quel momento in nove anni nulla aveva fatto sul problema salvo che parlare, parlare, e ancora parlare (“quel cancro lo chiudo domani”: appunto).

I cittadini “occupanti” la casa comune per cui anche la loro, il Municipio, erano stati denunciati all’autorità giudiziaria dalla “disponibile” giunta di centrodestra.

Il Tribunale nonostante una richiesta del rappresentante dell’accusa, Federico Frezza, che aveva chiesto una condanna superiore a quelle pronunciate nei confronti della Ferriera nei processi di dieci anni, assolse gli “imputati” perché il fatto non sussisteva.

Le “associazioni ambientaliste” citate nell’articolo allora non esistevano od erano distratte da altre incombenze, tipo andare a cena nel ristorante del presidente della Regione Renzo Tondo, di centrodestra (anche allora “i pianeti erano allineati” e l’oroscopo sempre favorevole alle proprietà della Ferriera).

Ad aggi sono passati esattamente la metà dei “cento giorni” solennemente promessi in campagna elettorale per la chiusura dell’area a caldo e sostenuti con il voto dalle tre “associazioni ambientaliste”. Non ci pare che nulla sia cambiato a parte il solito fiume di parole.

E sommessamente ricordiamo che se la linea rimane quella del decalogo sottoscritto da Dipiazza ma come ricordatogli in occasione dell’apposizione in diretta televisiva della sua firma, scritto da dilettanti, nulla potrà cambiare nemmeno nei prossimi mille giorni.  E Arvedi ringrazia.

 Ma siccome abbiamo fede e crediamo ai miracoli rispettosamente attendiamo ottobre.

Due minuzie. Come Mai il Maranzana nelle sue articolesse omette di ricordare che il Commissario governativo del fallimento Lucchini e della “vendita” Ferriera è un signore condannato in primo grado dal Tribunale di Taranto ad otto anni e sei mesi di carcere, mica bruscolini.

Così come l’attuale AD di Siderurgica Triestina è indagato in tre fascicoli giudiziari sempre dalla Procura tarantina?

Già come mai?

Ma diamine per rispetto alla “professionalità” del giornalismo triestino (Rumiz se ci sei batti un colpo! Sennò risparmiaci l’ipocrisia di certi pistolotti).

Poi tra le facezie si giustifica (a due anni dal fatto. Dunque con tempestiva rapidità) l’esclusione della seconda cordata dalla gara per l’acquisto della Ferriera con l’affermazione che “aveva un capitale sociale di “poche migliaia di euro” e dunque appariva “poco convincente”. Infatti ha vinto una, la SD in Arvedi, che di capitale sociale faceva 50.000 euro e pure con fideiussione assicurativa. Neanche sufficienti a comperare un tabacchino.

Ed in quanto alla “tesoriera storica” del PD, tale signorina Ciac, appare perlomeno strano l’aggettivo  “storico” per una che ricopre l’incarico dall’autunno 2013, sostituendo il suo dante lavoro, l’assessore regionale Torrenti, che prima la ha assunta come segretaria particolare in Regione e poi l’ha proposta per l’incarico che lui stesso ricopriva fino a quel momento e per oltre dieci anni. Quello appunto di tesoriere del partito. Prosit!




Censura oggi, censura domani …

» Inviato da valmaura il 3 August, 2016 alle 12:56 pm

A forza di censure ed omissioni nei nostri confronti il Piccolo si dimentica pure quello che gli avevamo indirizzato un tre mesi orsono, e pubblicato su queste pagine.
Naturale: un po’ come quei bugiardi seriali che finiscono per primi a credere alle loro balle.
Avevamo scritto e riscritto che la lista civica NO FERRIERA non avrebbe speso un euro per la pubblicità elettorale.
Primo perché non li avevamo e secondo se anche ne avessimo avuto, di soldi per fare la campagna elettorale, mai e poi mai, con tutte le emergenze presenti sul nostro territorio, li avremmo spesi per buttarli in propaganda.
Ed infatti chi ci ha seguito sa perfettamente che non abbiamo affittato una sala o saletta. Che non abbiamo stampato un manifesto pubblicitario che è uno. Che non abbiamo speso un euro per spot pubblicitari e che tutti i tanti cittadini che ci hanno dato una mano lo hanno fatto a titolo totalmente gratuito.
Tutti volontari, noi!
Più chiari di così. Ed anche nel preventivo di spesa inoltrato al Comune assieme al programma, al momento della presentazione della lista, campeggiava, alla voce “spese” un bel ZERO.
Che poi al Piccolo abbiamo la memoria corta e quando si tratti di noi non perdano occasione per elegantemente sputtanare, come è questo il caso, cioè quello dell’asserita mancanza di rendicontazione delle spese elettorali attribuita a Maurizio Fogar e NO FERRIERA in una doppia paginata dell’altro giorno, non ci stupisce affatto. Anzi ci avrebbe sorpreso dell’incontrario, cioè di un sussulto di professionalità ed etica giornalistica.
Un po’ come succede a Telequattro, entrata nella grande casa pubblicitaria (Manzoni) di De Benedetti e gruppo Repubblica-Stampa-Espresso e buon ultimo Il Piccolo. Ospitano tutti tra Sveglia Trieste e Ring. Tutti appunto meno uno: Noi.
Dunque nulla di nuovo sotto questo pessimo sole, come l’inquinamento in uscita dalla Ferriera nonostante siano trascorsi due terzi dei famosi “cento giorni in dieci punti”.
A proposito. Una domandina: a cosa serve richiedere la rendicontazione delle spese elettorali se poi nessuno fa i controlli per verificarne la veridicità. Abbiamo visto dei numeri che ... non corrispondono minimamente a quanto diffuso in sontuose e premature propagande elettorali, di grandi e piccoli.
A la foto su Facebook è dell'ultimo temporale in arrivo ...




Repetita iuvant, anche se non semper.

» Inviato da valmaura il 29 July, 2016 alle 12:59 pm

Nel 2011, appena eletto l’allora nuovo Consiglio comunale, Sindaco Cosolini, invitammo tutte le forze politiche, con particolare attenzione verso i due neoeletti dei Cinque Stelle, a chieder anche in Comune di Trieste l’applicazione delle legge Falcone-Borsellino nella parte che istituisce un albo pubblico delle ditte, locali e regionali, che non possono partecipare ad appalti, subappalti, gare ed assegnazione di lavori da parte dell’Ente perché incorse in passato in reati, violazioni e sanzioni amministrative.

Una riforma a costo zero ma che, oltre ad applicare anche a Trieste quanto in vigore a livello nazionale (funziona abbastanza bene in diverse parti d’Italia), permetteva un forte risparmio in denaro ed in tempistica (ovvero il rigoroso rispetto dei tempi di consegna ed ultimazione lavori in presenza di forti penali per i ritardi) escludendo dalle gare pubbliche i “cartelli” d’impresa tanto frequenti anche a Trieste: insomma i soliti “furbetti del quartierino”.

Il meccanismo classico è mettersi d’accordo tra le ditte interessate, fare “cartello” dove preventivamente già si spartiscono attraverso concordati subappalti i guadagni, vincere la gara per sostanziale mancanza di concorrenti con una offerta al “massimo ribasso” e poi, partiti i cantieri, avanzare richieste di modifiche o varianti economiche, sempre accolte dall’Ente pubblico, in corso d’opera per nuovi ed imprevisti necessari lavori. Esempi classici i costi di costruzione del nuovo stadio, del Palasport e del rifacimento del Teatro Verdi, triplicati quando non oltre.

Non abbiamo mai capito il perché ma nessuno, e rimarchiamo nessuno, ha fatto propria questa nostra proposta fino ad arrivare all’estemporaneo commento dell’allora capogruppo del PD in Comune, Coloni, che ciò “avrebbe turbato la libera concorrenza ed il mercato”: si dei delinquenti e maneggioni, aggiungemmo noi.

Questa vicenda la avevamo ampiamente scritta e descritta nel 2011, ma nessuno o assai pochi l’hanno evidentemente letta e ancor meno oggi la ricordano.

A dimostrazione che attorno al Circolo Miani dal 1981 esiste una comunità colta e preparata, capace di governare la nostra comunità e che non si occupa, per altro con la maggior competenza esistente in città, solo di Ferriera.

A proposito facciamo i migliori auguri ai sostenitori e scrittori del decalogo dipiazziano, consci che però quel foglio di carta non serve certo, nei suoi punti, a raggiungere l’obbiettivo di chiudere l’area a caldo, né in cento come in mille giorni. Ma prendiamo atto che la città questo ha scelto, meno i quasi tremila che hanno votato per NO FERRIERA, e pertanto aspettiamo rispettosi.




Imperdibile.

» Inviato da valmaura il 26 July, 2016 alle 11:58 am

Il bue che da del cornuto all’asino.

La stucchevole polemica tra la nuova Giunta Dipiazza e la vecchia Giunta Cosolini a cui assistiamo per la verità schifati sulla stampa in questi giorni è degradante.

L’amministrazione Cosolini, e non ci interessa, si badi bene, il colore politico, è stata forse la peggiore, nella qualità e capacità dei singoli assessori, che Trieste ricordi. E’ riuscita a battere in negativo pure la seconda Giunta Dipiazza (quella dal 2006 al 2011) che sembrava insuperabile, nel peggio.

Ora vederli rinfacciarsi reciprocamente quanto fatto o meglio non fatto, è semplicemente nauseante.

La campagna elettorale è finita da oltre un mese e mezzo. Mostrare i muscoli non serve e con questo caldo fa solo sudare inutilmente.

Chi ha da governare lo faccia, in silenzio e pancia a terra, che le emergenze sono tante che non c’è assolutamente un minuto da perdere. E quando parliamo di emergenze non ci frega nulla della “gobba” di piazza Unità o del concertone di oggi. A proposito: fuori i conti ed i costi per la nostra comunità. Che anche la “blindatura” e lo schieramento massiccio di polizie varie lo è. Chi paga?

Noi ci riferiamo all’emergenza povertà che tanti, troppi nostri concittadini stanno soffrendo ed alla mancanza di fondi, appunto, per farne fronte. Ci riferiamo al degrado di quasi tutti i nostri quartieri, colpevolmente abbandonati da trenta e passa anni, con la stagione estiva ad amplificarne i tanti disagi. Dunque da tutti quelli che hanno amministrato, si fa per dire, la nostra città.

Alle condizioni pietose in cui versa la sanità pubblica: dagli ospedali a quella territoriale ed ai tempi d’attesa lunghissimi.

Ecco le discussioni su chi abbia le corna più lunghe in questo quadro non ci entusiasmano né ci interessano. Ma forse alla maggioranza dei triestini ed alla stampa e TiVù locale si. Forse.




Il Giudice di Pace, eterna.

» Inviato da valmaura il 22 July, 2016 alle 11:45 am

Giovedì 7 luglio, ore 9 convocati, io ed il mio legale, all’udienza fissata per quell’ora presso il Giudice di Pace, sezione penale, del Tribunale di Trieste in via Coroneo 13.

Il procedimento in cui la famiglia Fogar risulta parte lesa è quello aperto dalla Procura del Tribunale nel gennaio 2012 contro due inservienti ospedaliere accusate di gravi lesioni volontarie nei confronti di mio padre Galliano, deceduto nel dicembre 2011. Il fatto accadde in luglio 2011.

Questa era la prima udienza, dopo ben cinque anni esatti!

A chi interessa, il Giudice di Pace senza entrare nel merito in trenta secondi l’ha rinviata al luglio 2017. Quando si dice di giustizia rapida ed efficace. Arriverà prima la prescrizione che la sentenza.

Ma merita descrivere la scena.

Ore 8.55: saliamo al secondo piano del Tribunale del Giudice di Pace. In ascensore con noi c’è un vecchio conoscente, avvocato, anche lui diretto alla sezione penale. Ci rassicura: non abbiate fretta, tanto il giudice in questione è un avvocato di Udine che arriva con il treno alle 9.08, se non ci sono gli abituali ritardi, in Stazione. Dunque prima delle 9 e 20 qui non si vede.

Ma allora perché, visto che la cosa è risaputa, si fissano ben dieci udienze in calendario per le ore 9 e poi via una udienza ogni dieci minuti a partire dalle 9 e 10?

E’ questo il rispetto nei confronti dei cittadini che attendono “verità e giustizia”, dei legali che vivono della loro professione, e della Giustizia portata a cosi basso grado?

Arriviamo all’aula, da un lato, il banco del Giudice, il deserto, una poltrona vuota sotto la scritta che più ironica non può apparire, che “la legge è uguale per tutti”, basterebbe lo fosse l'orario.

Dall’altro una specie di suk di Tangeri: decine di persone tra avvocati e clienti, peggio ancora nel bugigattolo di un metro di larghezza che qualcuno definisce corridoio, altrettante decine di persone accaldate e accalcate, da non riuscire a passare, in una temperatura torrida.

Alle 9 e 22 compare il Giudice, in leggero ritardo sulle previsioni dell’amico avvocato.

Compare è la parola giusta, infatti si fa intravvedere per un attimo esatto e risparisce dietro l’angolo del corridoio per sbrigare un’altra pratica.

Alle 9.30, a Giudice non ancora ricomparso, le quattordici cause previste a partire dalle 9 non sono ancora iniziate e nel frattempo continuano ad arrivare in quell’imbuto caldissimo altri avvocati, altri clienti, altri periti per le udienze successive.

Poi finalmente in trenta secondi, ma non sappiamo a che ora perché ce ne siamo andati fuori a respirare, il rinvio al luglio 2017 per la prima udienza, a sei anni esatti dal fatto.

Un giudice di Pace eterna





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