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Trieste Verde. A cosa diciamo no!
Dicemmo no alla progettata Centrale a Carbone nel Vallone di Muggia, battaglia vinta..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 89

Porto: 388 milioni e parole a ruota libera.

» Inviato da valmaura il 11 January, 2021 alle 12:49 pm

Tanto la carta si lascia scrivere.
Da far accapponare la pelle, e non per l’importo: 388 milioni, una marea di soldi, ma proprio per questo.
Ci spieghiamo meglio, se da un lato non può che apparire positivo l’impegno, assai cospicuo, del Governo per il Porto di Trieste-Monfalcone, dall’altro visto il livello non eccelso e gli interessi-appetiti economici della classe dirigente locale e regionale, con in primis una burocrazia inefficiente, la preoccupazione ha tutte le ragioni di esistere.
Facciamo un esempio concreto, cita il documento: “Un'ultima quota andrà al progetto di elettrificazione delle banchine, con la creazione delle sottostazioni elettriche sui vari moli. Si tratta di consentire alle navi ormeggiate di allacciarsi alla rete grazie ad apposite centraline, senza essere più costrette a tenere accesi i motori per produrre energia, con inevitabile impatto a livello di emissioni (altissimamente inquinanti) e rumorosità.”
Bene da due annetti e passa incalziamo come Circolo Miani i vertici del Porto, assegnatari per altro di ulteriori 800.000 euro europei per lo stesso obbiettivo, ad adottare subito i primi parziali provvedimenti soprattutto al Pontile Siot e per le “navi bianche” che attraccano a Trieste o vi si parcheggiano per mesi.
Forti di una realistica quanto concreta idea che “in attesa del Sol dell’Avvenir” meglio iniziare a tutelare da subito la salute dei triestini con provvedimenti magari parziali. Risposte dal Porto, dalle Istituzioni (Comune e Regione) e dalla politica tutta? Un bel grande Zero. Pensano in grande, questi.
Altro passaggio nel documento propedeutico all’arrivo di questa vagonata di milioni: “Secondo fonti interne all'Ap, nei 388 milioni si celano allora svariati interventi: la costruzione della nuova stazione di Servola e delle infrastrutture ferroviarie e stradali di collegamento del terminal di terra che sostituirà l'area a caldo della Ferriera; una serie di dragaggi dei fondali davanti alla Piattaforma e alla banchina ungherese.”
Una premessa squisitamente politica, altrimenti la domanda che sorge spontanea è: di quali ideali e quali valori essa, politica, è portatrice, tali da giustificarne l’esistenza e le diversità. Mica finanzieremo a scatola chiusa e democrazia al cesso l’emanazione affaristica del Governo Orban a Zaule con i soldi di quel Recovery Fund o Plan che proprio Orban ha bloccato prima e ritardato poi in Europa con il ricatto del veto assieme a quell’altra adamantina figura di “democratico” Polacco e con il “tiro il sasso e nascondo la mano” del bel tomo del premier Sloveno?
Abbiamo capito che già i Romani sostenevano che “pecunia non olet” ma forse anche allora i Tribuni del Popolo, i fratelli Gracco, prima che li assassinassero, non erano d’accordo.
Poi entriamo nel merito: “le infrastrutture ferroviarie … sull’area a caldo della Ferriera; dragaggi dei fondali” nel Vallone di Muggia. Ma si rendono conto di cosa parlano, anzi scrivono?
Che chi dovrebbe fare i lavori sostanzialmente se ne freghi lo abbiamo sperimentato di persona come Circolo Miani nell’incontro con Petrucco, che beatamente si rimette all’Arpa , che poi sarebbe come nominare Al Capone Procuratore Capo, ma lo sanno che le corpose quanto dettagliate analisi, fatte non dall’Arpa ma dai tecnici del Ministero dell’Ambiente fortunatamente per noi, definiscono tutta la superficie di quell’area, e per metri in profondità, falde acquifere comprese, una “bomba atomica” per la salute dei triestini?
Peggio che andar di notte poi per i “dragaggi dei fondali” che altro non sono che migliaia di tonnellate di metri cubi di fanghi tossici che se solo li smuovi avveleni tutto il Golfo di Trieste.
I verbali ed i risultati delle caratterizzazioni del Ministero dell’Ambiente che possediamo in corposa copia li abbiamo offerti in visione a tutti, da Petrucco alle istituzioni ed alla politica, non li hanno nemmeno degnati di uno sguardo.
Ecco le fonti delle nostre preoccupazioni: che qui rischiamo, dal punto di vista della salute di Triestini e Muggesani, di trovarci di fronte non ad una ma a dieci/cento Ferriere.
Eppoi qualcuno si chiede ancora che senso abbia Trieste Verde!



2021. Basta balle sulla Ferriera!

» Inviato da valmaura il 8 January, 2021 alle 2:30 pm

In questi giorni ennesimo rigurgito del teatrino sui “meriti” per aver chiuso l’area a caldo della Ferriera, una invereconda lite tra comari della politica sul modello del bue che dà del cornuto all’asino. Ma, contando su complicità e collusione della disinformazione locale, utile per raggranellare alla disperata qualche voto alle prossime amministrative.
La storia invece racconta tutto altro e dimostra una volta di più quanto il cavalier Arvedi, nonostante l’età e la botta ricevuta dalla prematura scomparsa di Francesco Rosato, abbia saputo tutelare i suoi interessi e fare il suo mestiere: di “padrone delle Ferriere” appunto.
Egli ha saputo approfittare dell’alibi offertogli da una politica maldestra, ignorante, incapace quanto arrogante, per sfruttare l’occasione, utilizzando sua eccellenza ministro come lo strumento più idoneo per la realizzazione dei suoi obbiettivi.
Giunto ad una svolta, ovvero a dover investire una settantina di milioni suoi per metter mano seriamente alla ristrutturazione degli impianti per mantenere una produzione, Ghisa, non dimentichiamolo in perdita economica per lui a Trieste, e verificata la possibilità di acquistarla a minor costo sul libero mercato, ha preferito incassare sull’unghia 75 milioni, di cui 55 milioni (30 per Trieste e 25 per Cremona) direttamente dal Mise di Patuanelli (lo “strumento”), incassa poi 20 milioni per l’area dove sorgono Cokeria ed Altoforni con annessi dalla Proprietà della Piattaforma Logistica.
Poi risparmia per i prossimi 25 anni i venticinque milioni dovuti all’Autorità Portuale per il canone d’affitto dell’area demaniale, grazie ad un trasferimento di proprietà dei terreni (diventano suoi quelli dove opera il Laminatoio e la Banchina portuale annessa). E soprattutto risparmia ogni onere per le bonifiche del sito, valutate nel 2007 dal Ministero dell’Ambiente in 60 milioni.
A questo si aggiunge il guadagno ottenuto con la vendita, o il riciclo di tutte le migliaia di tonnellate di ferro degli impianti smantellati ed il recupero dei mezzi e delle strutture ancora funzionanti, in particolare i filtri seminuovi di Cokeria e soprattutto Agglomerato, oltre alla riapertura della centrale a metano per la produzione e vendita dell’energia elettrica.
Non male, nevvero?
Questa in sintesi la vera storia della “chiusura”. Dove l’unico “merito” di questa politica di ogni colore è stato quello di fornire agratis ad Arvedi l’occasione, il movente e gli strumenti per realizzare il suo, più che legittimo va detto, interesse.



Il 2020 chiude dando il peggio di sé.

» Inviato da valmaura il 8 January, 2021 alle 2:18 pm

Slovenia. La centrale di Krsko torna a pieno regime.
Non sono ancora diminuite le forti scosse di assestamento del violento terremoto che sta colpendo la Croazia ed i “tecnici” hanno riaperto la Centrale Nucleare con le stesse rassicurazioni date dai progettisti giapponesi della Centrale di Fukushima che giuravano sulla sicurezza di quell'impianto, sorto in un territorio ad elevata sismicità. Poi come è finita l’hanno visto tutti.
Mentre il Governo Austriaco ne chiede la chiusura, la Regione FVG fa orecchie da mercante.
Trieste. Sereno ed attuale dibattito in Consiglio comunale sullo stanziamento di 80mila euro a favore dell’Irci e per il trasferimento al Magazzino 26 di materiale oggi conservato al Magazzino 18 e presso il Museo della civiltà istriana di via Torino.
Sono echeggiate urla a base di «Tito boia» dagli scranni del centrodestra e sono volati anche slogan come «comunisti!» e «viva l'Istria!». Di grande attualità e soprattutto utilità per i problemi che la nostra comunità sta vivendo. Complimenti vivissimi.
Appalti comunali. Ne azzeccassero uno che è uno. Dopo la tragicommedia di quelli per il Tram di Opicina, per la Piscina Terapeutica, e l’ex Caserma di Roiano, ancora rinviata la gara da oltre 100 milioni di euro per l’illuminazione pubblica: è la quarta proroga dal 2019.
Mandarli a casa il prossimo anno con Trieste Verde no?



Ecco perché va chiusa la Centrale Nucleare di Krsko.

» Inviato da valmaura il 7 January, 2021 alle 12:12 pm

Risale a 30 e passa anni orsono il nostro dettagliato servizio inchiesta curato dal nostro compianto Ruggero Calligaris, tra le altre cose il geologo ricercatore e valorizzatore della “Kleine Berlin” di via Fabio Severo, sulle criticità e pericolosità di una centrale nucleare alle porte di Trieste (poco più di 100 chilometri di distanza).
Situazione aggravata dalla storica sismicità di tutta l’area Sloveno-Balcanica.
Da allora, inutilmente bisogna dirlo, che i “verdi” qui lo sono solo a parole, salvo rarissime eccezioni storiche che si contano sulle dita di una mano, la politica ha proposto più volte che la Regione FVG e l’Italia entrassero in società con la Slovenia per il raddoppio della Centrale stessa. Il protagonista principale fu l’allora presidente della Regione, oggi deputato "triestino" della Destra, Renzo Tondo che su questo tornò alla carica più volte.
Purtroppo la cronaca, ed i fatti di questi anni, hanno puntualmente confermato i nostri timori, fino all’ennesimo grave evento sismico di questi giorni.
Ma non preoccupatevi: ora politici vecchi e nuovi con gli “ambientalisti a comando” ed una stampa a servizio permanente ed effettivo torneranno alla ribalta per raggranellare voti nelle prossime elezioni.
Ovviamente del nostro costante impegno non parleranno mai, anche perché è la prova della loro inane ipocrisia.
Teodor per Trieste Verde.



Sepolta dalla malainformazione e dalla malapolitica.

» Inviato da valmaura il 7 January, 2021 alle 12:11 pm

Promemoria per lo smemorato Paolo Rumiz, 21 maggio 2010.
In un articolo sulle tombe del cimitero di Cattinara sul Piccolo di ieri l’inviato di Repubblica, cresciuto giornalisticamente parlando al quotidiano triestino, Paolo Rumiz si chiede “dove sia finita la capacità di indignarsi dei triestini (per le lapidi del piccolo cimitero di Cattinara inclinate dai lavori per la costruenda galleria della Superstrada) …. contro gli affari di Pochi che violentano gli interessi di Tanti”.
La capacità di indignarsi e di reagire del popolo che abita questa nostra terra è stata, tanto per restare in tema catacombale, sepolta da anni di pessima informazione e di una politica impresentabile, attente, queste si, solo agli affari di Pochi, anzi Pochissimi, alla faccia degli interessi vitali della nostra comunità.
E quando c’è ancora una minoranza che resiste allora lo sport prevalente e assolutamente “bypartisan”, attuato cioè con tutto l’accanimento possibile ed usando di ogni mezzo di cui dispongono e cioè praticamente tutti, a partire dal controllo dei quattro organi d’informazione locali e della borsa del denaro pubblico, dai principali apparenti avversari schieramenti politici è quello dell’isolare prima e dell’eliminare poi ogni voce dissonante, fuori dal coro.
E tutte le strade, lecite e non, sono praticabili da chi teme questa “diversità”, come diceva Enrico Berlinguer, che testimonia quotidianamente il malaffare dei potenti, e qui a Trieste più modestamente il sottopotere incrostato dei capataz locali.
Quando l’allora Sindaco Illy si recò in Regione per chiedere al Presidente Antonione di togliere ogni sovvenzionamento pubblico al Circolo Miani, che piaccia o no è da quasi trenta anni la più significativa realtà socioculturale del Capoluogo regionale e sicuramente quella che riscuote la più alta partecipazione di gente alle sue iniziative, nessuno aprì bocca per protestare o indignarsi.
Così quando un anno fa l’attuale Presidente della Regione Renzo Tondo disse pubblicamente, con straordinariamente franca arroganza, che la Regione non avrebbe ripristinato il contributo al Circolo Miani, che pure per legge gli spettava, perché “Non aveva amici in Regione”, ovviamente tra quelli che contano in maggioranza od opposizione, anche allora silenzio tombale. Ad indignarsi anzi il solo Igor Kocijančič, pur essendo la nostra associazione non certamente assimilabile al suo partito.
Sulla stampa locale silenzio completo per gratitudine futura verso Tondo e per corposi interessi aziendali passati, sette milioni di euro in azioni del gruppo editoriale versati dal duo Paniccia-Camber attraverso la Fondazione CRT.
Ciò nonostante siamo ancora qui, un pò acciaccati ma ben decisi a restare vivi, sempre indignati, non rassegnati e confortati dalla tanta gente che martedì 18 maggio ha partecipato in piazza Unità alla nostra manifestazione, e nonostante quanto scritto dal Piccolo, perché gli “indignati” bisogna saperseli meritare.
“I registi che operano nell’ombra continuano a spostare pedine…”. Così si apre, come fatto assolutamente normale l’articolone che occupa tutta la prima pagina di cronaca locale del Piccolo di oggi, dedicato alla politica triestina. Come si parlasse di gossip, dei baci furtivi in discoteca tra amanti VIP. Questo è il concetto di politica che trasuda dalla carrellata di dichiarazioni dei vari boss locali, con la new entry del nuovo vescovo, sulle prossime candidature alle amministrative del prossimo anno (2011).
E la gente, la decantata “società civile” che ci “azzecca”? Cosa hanno da spartire con questi pettegolezzi politici da basso impero o da anticamera da lupanare i problemi veri, i drammi umani, le difficoltà che angosciano e preoccupano ogni giorno il vivere della gente normale?
Che significato assume agli occhi dei comuni mortali questa politica triestina, riportata acriticamente ed amplificata ogni giorno che Dio manda in terra dalla stampa locale?
Altro esempio, sempre nell’edizione odierna del Piccolo.
L’elenco di chiacchiere sterminate, “Balle spaziali” era il titolo di un film di Mel Brooks, un riciclo da lista della spesa mai realizzata, presentate al “Circolo della Repubblica”, Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini per loro fortuna sono scomparsi da tempo, da un Sindaco (Dipiazza) che dopo dieci anni non è riuscito neppure a coprire le vasche a cielo aperto del depuratore fognario in centro città, ha preso in giro la gente sull’inceneritore “mai la terza linea verrà utilizzata se non per il fermo manutenzione delle altre due (2001)” ed oggi ne annuncia l’apertura a pieno regime di una quarta. Oppure che “se eletto risolverò in un mese quello sconcio del cadente magazzino vini (sempre 2001)”. E per brevità ci fermiamo qui noi, ma un giornalismo serio avrebbe invece dovuto confrontare queste chiacchiere da Bar Sport con la realtà presente e le promesse passate, non mantenute. Ferriera e Piattaforma logistica in primis.
Chiudiamo con quella barzelletta colossale della prima e speriamo di cuore l’ultima riunione del “Tavolo Ambientale” sulla Ferriera. Un tavolo, l’ennesimo, crediamo il 32° in oltre dieci anni, dove a parlare di tutela ambientale, parolina futile quanto inutile dove in realtà si nasconde ed occulta il dramma della mancata tutela della salute di decine di migliaia di triestini e muggesani, lavoratori per primi, che ha trasformato questa nostra provincia nella capitale italiana per mortalità da tumore, si chiamano a commensali gli autori ed i complici di questo disastro.
Che se era per loro, proprietà Ferriera, assindustria e sindacati confederali, e colleganza politica istituzionale, la vicenda non sarebbe mai nata né uscita nell’opinione pubblica (la sollevarono in perfetta solitudine nel 1998 Circolo Miani e Servola Respira).
Ebbene come l’assassino che torna sul luogo del delitto, sono questi, i protagonisti dello scempio, od i complici silenziosi in questi oltre dieci anni di devastazione, a formare il tavolo ambientale. Ciliegina sulla torta: a presiederlo quel Vittorio Zollia che da direttore regionale all’Ambiente i Carabinieri dovettero coattamente prelevare alla sua abitazione per portarlo in un’aula di Tribunale a testimoniare nel primo processo contro la Lucchini (apertosi su denuncia di una aderente del Circolo Miani) che oggi è stato promosso dal centrosinistra ad Assessore provinciale all’Ambiente, ovviamente per meriti pregressi. Tanto valeva far presiedere questa caricatura di tavolo direttamente all’AD della Lucchini, ora che è tornato a piede libero.




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