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'L'Eco della Serva'
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Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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48: Morto che parla.
Veramente qui i morti sarebbero tre, ma sintetizziamo! Sul Fatto Quotidiano online compare, absit iniuria verbis, un articolo (?) dall'oltretomba della politica velinara dedicato alla Ferriera di Trieste, dei cui reali problemi non si fa cenno alcuno.E..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 85

“Apoliticità”. L’ipocrisia fatta mascalzonaggine o imbecillità.

» Inviato da valmaura il 26 July, 2017 alle 2:58 pm

Vabbè forse il termine monaggine a Trieste renderebbe meglio, ma siccome ci leggono anche non triestini va bene anche imbecillità.

Gli ipocriti, ma più spesso i mascalzoni, sono quelli che si definiscono “apolitici” ed usano questa parola per attaccare, quando non capiscono, poverini, o rifiutano di capire i contenuti altrui, insomma chi non la pensa come loro, anche a costo di negare la realtà.

Si esercitano solitamente davanti allo specchio, non come la cattiva Regina di Biancaneve, ma per appagarsi dei loro sproloqui oratori senza contradditorio, che si sa lo specchio non parla, perché se avesse la parola quanta gente sarebbe rovinata.

Solitamente è una frase molto gettonata a destra, tra i sostenitori e gli elettori di quella parte politica, anche se con debite e rilevanti eccezioni.

Chi rivendica la sua “apoliticità” intervenendo quasi sempre in tematiche squisitamente politiche è un truffatore travestito oppure un imbecille. In ultima analisi dunque un mascalzone.

La politica, quella vera non questa sputtanata da partiti e movimenti, è libertà, come cantava Giorgio Gaber, è la partecipazione dei cittadini, delle persone, alle scelte della comunità dove vivono.

Oggi, come ieri, tutto è politica. Dalla scelta di prendere un autobus o andare a piedi invece che pigliare l’auto. Di cosa mangiare e bere, della capacità di educare e crescere i propri figli, di tutelare l’ambiente e la qualità della vita, difendere la propria salute, migliorare il proprio lavoro, e così via.

Non c’è scelta piccola o grande che non sia politica, ovvero che non riguardi solo noi ma anche le persone che ci stanno vicino, che vivono o ci lavorano accanto.

Ed è giusto, umano che sia così.

Compito della cultura, dell’istruzione, e spesso loro grande fallimento, è proprio dotare le persone degli strumenti idonei per esercitare queste scelte che determinano il futuro, migliore o peggiore, della comunità, piccola o grande, in cui vivono.

Esattamente il contrario in cui la politica attuale, quella istituzionale e dei partiti, ha gettato la gente in questi decenni, nel tentativo costante di estromettere i cittadini e di privarli dei loro diritti e doveri.

Insomma meno gente partecipa meglio è, così possono farsi meglio gli affari propri sulla pelle nostra.

E spesso l’ideologia, per quel che ne resta, ed il partito preso si concretizzano nell’accusa di “fare politica” mentre loro, anime candide, giocano a boccette.

Lo precisiamo una volta per tutte. Qui, nelle nostre pagine, si parla e si scrive della nostra vita, della nostra salute, del nostro lavoro, di giustizia e del futuro della nostra città e del nostro Paese.

Quindi si parla e si scrive di politica, quella vera, sana ed utile.

Gli imbecilli ed i mascalzoni vadano a fare i loro ridicoli predicozzi altrove o si rileggano con attenzione quanto pubblicato nella presentazione di questa pagina: “Questa pagina è severamente vietata ai lecchini e inciucioni dei politici. Ai piagnoni di professione, ai servi per vocazione ed ai dementi.”

Grazie. E se nonostante tutto volete mettere il vostro “mi piace” alla PAGINA CIRCOLO MIANI su Facebook ve ne saremmo grati.

Più siamo e meglio stiamo!




Ferriera. Arvedi lascia e non raddoppia?

» Inviato da valmaura il 22 July, 2017 alle 12:29 pm

Si accavallano sempre più frequenti le voci di un prossimo abbandono di Arvedi.

Come di un suo eventuale futuro interesse nelle operazioni logistico portuali al fine di monetizzare pure il 37% scarso di sua proprietà nell’area Ferriera. Gira perfino una voce che ne quantifica l’importo, richiesto da Arvedi.

Il Sindaco intanto fa “ammuina” riproponendo paro paro il comportamento sostenuto nel suo primo decennio da primo cittadino. La lettera dell’altro giorno all’Azienda Sanitaria è la copia perfetta delle undici inviate in precedenza all’Ass diretta allora da Franco Rotelli che, spazientito, nella dodicesima risposta gli scrisse “questa Azienda ha già risposto con undici lettere precedenti alla Sua (Sindaco Dipiazza) richiesta. Le confermiamo che con i dati rilevati dall’Arpa c’è il rischio di sicure insorgenze di leucemie e neoplasie”.

Ma in realtà Dipiazza allora come oggi voleva soltanto far passare il tempo, traccheggiare per non assumersi la responsabilità di firmare l’ordinanza di fermo impianti.

Dunque non è che “non può”, semplicemente “non vuole”!

Ovviamente al Piccolo, a cui purtroppo si aggiunge la Rai, ignorano i precedenti e gettano il giornalismo alle ortiche.

Così in particolare la redazione regionale della Rai riporta come oro colato le affermazioni del funzionario Arpa che dichiara che l’aumento delle polveri nei deposimetri è causato dall’Altoforno la cui Bocca è “giunta oramai a fine corsa”. Peccato che dall’altoforno escano giornalmente non polveri ma una perdita di oltre centomila metri cubi di letale gas.

E siccome la Bocca dell’Altoforno, come il refrattario ed il crogiuolo, sono collassati da anni, come mai lo stesso “competente” funzionario ha firmato, assieme al rappresentante dei Vigili del Fuoco (Prefetto se ci sei batti un colpo), ed a quello del Comune la relazione liberatoria del 16 settembre scorso ?

Alla Procura non interessa saperlo?

Sicuramente non interessa alla Rai né al Piccolo.

E a dimostrazione di quali interessi rappresenti realmente il quotidiano locale: il rifacimento della bocca dell’Altoforno, del crogiuolo e del refrattario interno vengono liquidati come “lavori di ordinaria manutenzione”, dal costo, aggiungiamo noi, “solo” di una ventina di milioni di Euro, cents più cents meno, oltre alla perdita per il mancato guadagno per il fermo impianto.

Splendido poi quel “per alcune settimane”: in effetti in un anno ci sono 52 settimane.

Poi oggi sul Piccolo in prima pagina si titola “Arvedi svela il piano per l’altoforno”, salvo poi leggere nella paginata di cronaca che di fatto non esiste alcun piano e che Arvedi ha consegnato ai sindacalisti una paginetta dove appunto non c’è altro che uno striminzito elenco di date di fermo impianto per le normali “manutenzioni”.

Ma sciocchezze a parte richiediamo: che cosa hanno visto i cinque rappresentanti di ARPA, Regione, Comune, ASS e, a maggior nostra preoccupazione, dei Vigili del Fuoco quando hanno firmato, il 13 settembre 2016, la liberatoria che certificava che i lavori eseguiti dalla proprietà sull’Altoforno soddisfacevano pienamente le richieste contenute nell’AIA?

O capiscono poco o nulla di quell’impianto, ed allora chiamate ad ispezionare la cieca di Sorrento, o cosa?

Soprattutto Arpa, Comune e Vigili del Fuoco, ce lo vogliono spiegare?

Ed i controlli sul calo produttivo, di quasi il 60%, della Cokeria, imposto dalla diffida della Regione, chi li fa? Questi signori? Allora si rischia di vanificare il primo serio atto intrapreso da una anno a questa parte da una istituzione, la Regione che il Dipiazza parlante nemmeno questo ha voluto fare, nell’avvio del percorso di chiusura dell’area a caldo della Ferriera.

E al tendone dei “pirati”, non si sono visti neppure Morgan e l’Olonese, ed anche Capitan Trinchetto ultimamente latita, non sanno più che pesci pigliare. Ed anche al senatore Russo qualcuno spieghi che un altoforno non è una bicicletta e dunque non ha i freni. Una prece.

Che la vera tragedia è che questi signori, tutti, nella loro ignoranza e nella fregola di apparire stanno letteralmente giocando con la nostra vita, e non da oggi ma da quasi venti anni.




Caro Sindaco, e chissenefrega!

» Inviato da valmaura il 21 July, 2017 alle 11:52 am

Con tutti i problemi ed i fallimenti inanellati in questi dodici mesi da questa Amministrazione comunale, da far impallidire i “trionfi” di quella precedente, a partire dalla Ferriera, ora Dipiazza non trova di meglio che scagliarsi contro l’estetica delle bancarelle delle “venderigole” di piazza Ponterosso.

Dopo che il suo Giorgi ha trasformato per mesi le vie e le piazze di Trieste in una gigantesca sagra della Sardella.

Dopo che per anni, tutte le Rive con annessi e connessi, sono trasformate in un Suk di Tangeri da sterminati gazebo di bancarellari con giostrine annesse che vanno dall’Idroscalo alla Lanterna nascondendo perfino la vista del mare. E che piazza Unità e piazza Verdi sono per tutta l’estate un cantiere aperto ed un deposito di tubi innocenti con palchi in ferraglia che distruggono la prospettiva di una delle piazze più belle d’Europa e danno il colpo di grazia all’infelice ripavimentazione.

Ci vuole tanto a mandare i concerti allo Stadio o al Palasport, oppure in Porto vecchio, come accade in tutte le città del Mondo? Con risparmio e tranquillità anche per la sicurezza e senza incasinare il traffico cittadino con il blocco della viabilità sul principale asse di scorrimento della città.

Un Comune che con analoga responsabilità della Sovrintendenza non è riuscito a salvare neppure lo storico Caffè-pasticceria Pirona.

Il Sindaco è inc……, pardon arrabbiato sulla sua pagina di Facebook?

Si faccia una bella doccia fredda, che a noi proprio non ce ne frega un’acca.




Comune di Trieste. Servizi allo sfascio.

» Inviato da valmaura il 20 July, 2017 alle 1:16 pm

Mercoledì 19 luglio tra le ore 11.30 e le 12, otto tentativi telefonici, ripetuti due volte a distanza di un quarto d’ora, per parlare con gli interni dei servizi sociali di via Mazzini, dove ha sede pure l’assessore Grilli, che si occupano del sostegno al reddito regionale.
Risultato? Nisba, nessuno risponde.
Premessa, chi chiama attende da tre mesi di vedersi accreditato il concesso sussidio, che per una persona normale, in condizioni di indigenza (raffinatezza per non dire miseria o povertà) è come l’acqua per l’assetato.
Orbene agli interni dei due addetti, la signora S ed il collega D, non risponde nessuno.
Stessa sorte tocca al telefono della responsabile del servizio, signora D.
Idem come sopra, telefono muto, all’interno del direttore S.
E per ben due volte di fila (tre per gli addetti) in mezz’ora.
Chi chiama non lo fa per sfizio ma per necessità: non ce la fa più a sostenere il ritardo nei pagamenti.
Nota interessante il centralino del Comune.
Personale gentile e rapido. Nota dolente il centralino stesso: è stato rinnovato un paio di anni fa. E non ha più, cosa vuol dire il nuovo, la ricaduta sul centralino delle telefonate agli interni senza risposta, né la possibilità per il centralinista di verificare la presenza di anima viva all’altro capo del passante richiesto, tenendo in attesa il chiamante.
Risultato? Ti tocca richiamare di nuovo il centralino se, come frequentemente capita, nessuno risponde all’interno richiesto.
Intasamento del centralino e spese doppie, triple per il cittadino che chiama.
Sapete il bello. Questa vetusta ed arcaica struttura dipende da un servizio comunale, quello della “Innovazione”, diretto viepiù da un ingegnere che una volta compulsato, ha risposto che insomma la colpa è dei cittadini che dovrebbero conoscere a memoria le centinaia di interni degli uffici, girando con la rubrica del Comune in tasca o con il collegamento a “rete civica” perennemente aperto.
Cosa vuol dire “Innovazione”.
Ritornate al vecchio sistema, per altro in uso alla Regione, all’ASS ed a tutti i centralini normali, che fate pena.




ATTENZIONE. Il Sindaco Dipiazza ci scrive.

» Inviato da valmaura il 19 July, 2017 alle 12:04 pm

Dipiazza: se inquina ancora chiudo la Ferriera!

“Il sindaco conferma quanto affermato nell’intervento sul «Piccolo».

Cosolini: «Lo dice da anni, lo faccia. Ma non mescolerei  la salute con la politica»

 

«Otto mesi. Sia chiaro, sono pronto ad agire». Roberto Dipiazza, dopo le ordinanze in cui ha intimato alla Servola Spa di ridurre le emissioni, prepara il conto alla rovescia per la chiusura della Ferriera. Un atto inevitabile, assicura il sindaco, «se in questo periodo i dati sulle sostanze inquinanti continueranno a sforare i limiti di legge». Così il primo cittadino chiarisce - e conferma - l’orientamento messo nero su bianco ieri, con un intervento sul Piccolo. «Se nei prossimi mesi - così aveva scritto - i controlli commissionati dalla procura fornissero una media annuale delle emissioni nocive oltre i limiti di legge, il provvedimento di chiusura diverrebbe inevitabile».
«La legge - ha spiegato ieri sera Dipiazza - dice che per agire devo avere un anno di sforamenti medi. Finora ne sono stati rilevati quattro, nei quali l’azienda sanitaria ha certificato per la prima volta che non si tratta di semplice imbrattamento, ma che tali emissioni nuocciono (sic!) gravemente alla salute».
Ma a chi spetterebbe, nel concreto, decidere la chiusura della Ferriera? «Non è che domani - precisa - il sindaco va lì e dice ”chiudete tutto”. Mi confronterò con la procura, è del tutto evidente. L’attuale proprietà, in questo momento, dovrebbe essere furba e fare il possibile affinché la trattativa con Arvedi vada avanti». Un rientro delle emissioni nei parametri di legge, dunque, è per Dipiazza il presupposto-base per l’eventuale passaggio della Ferriera dal gruppo Lucchini a quello di Cremona. E anche davanti ad Arvedi, incalza il primo cittadino, «servirà un’unità istituzionale tale da imporre alla nuova proprietà tutti i paletti ambientali già prima di concludere l’affare».

«Ho avuto la sensazione che Arvedi abbia l’intenzione di presentare un piano industriale compatibile con l’aspetto ambientale», conferma l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini. Il quale, però, bolla l’ultima uscita di Dipiazza. «Non mi stupisce - commenta Cosolini - quanto ha detto il simpatico sindaco. È chiaro che se le violazioni delle norme ambientali comportano danni accertati alla salute dei cittadini, chi ha la responsabilità di decidere dei provvedimenti lo deve fare. Il principio della tutela della salute, tuttavia, è argomento troppo delicato per farlo scivolare nel dibattito politico. È il momento di azioni serie e rigorose, non di annunci roboanti quanto inconcludenti. Per anni Dipiazza ha continuato a dire ”chiudo, chiudo”. Salvo poi, quando è emersa la soluzione Arvedi, assumersi meriti che non aveva dicendo ”ho fatto bingo, salvo l’industria e l’ambiente”. Ora, invece, se ne torna allo scoperto con un nuovo annuncio».

Dal fronte sindacale, intanto, l’uscita di Dipiazza scatena una pioggia di critiche. «Mi sembra che il sindaco sia un po’ volubile visto che fino a dieci giorni fa si era dimostrato entusiasta dell’ipotesi Arvedi», rileva il segretario provinciale della Cgil.”

 

Tranquilli era il 30 luglio 2007 e solo una pagina del Piccolo.

Secondo voi dieci anni dopo è cambiato qualcosa?





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