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Trieste Verde. A cosa diciamo no!
Dicemmo no alla progettata Centrale a Carbone nel Vallone di Muggia, battaglia vinta..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 85

Porto Vecchio e le sette zitelle.

» Inviato da valmaura il 14 July, 2021 alle 3:46 pm

Il nulla fatto notizia, oggi paginata sul piccolo giornale, che da alcuni giorni riesuma in chiave elettoralistica pure i fantasmi politici dei verdi, mai riscontrati da 20 anni sul territorio a Trieste come a Muggia, sulla lettera delle “sette sorelle dell'ambientalismo” come definisce le variopinte sigle il foglio locale, al curatore progettuale di Porto Vecchio.
Parlano di un generico piano del traffico basato sulle rotaie di un tram, ed allora visto che copiano, pure male e senza pagare i “diritti d'autore”, dalle proposte del “single” Circolo Miani che da solo rappresenta mille volte mille più persone che quel cartello di sigle, ripubblichiamo un sintetico piano operativo lanciato assieme a Trieste Verde per il recupero di quell'area, a partire proprio dal Tram, ma quello storico e caro al cuore di noi tutti: quello di Opicina.
“Un Tram chiamato desiderio.
Venezia-Miramare-Opicina una possibilità”.
Da cinque anni, pagando le negligenze di una amministrazione pubblica incapace, i Triestini aspettano il giorno in cui il Tram di Opicina rientrerà in funzione e nella nostra normalità.
Ma come da noi, Circolo Miani e Trieste Verde, proposto il percorso dello stesso Tram va allungato, di poco, portandone il capolinea cittadino all'interno di Porto Vecchio, l'area della Centrale idrodinamica per esempio, a fianco del polo museale e soprattutto dietro a quello che dovrebbe divenire, proposta da Costa Crociere ed accolta dall'Autorità Portuale, la sede permanente del nuovo Terminal Crociere.
Terminal che su oculata iniziativa ventilata da Zeno D'Agostino andrebbe collegato via mare con rotta turistica a Venezia. Tutte scelte che porterebbero ad uno sviluppo anche marittimo di Porto Vecchio, darebbero vita a numerosi posti di lavoro non aleatori legati ai servizi logistici necessari al nuovo Terminal, e soprattutto metterebbero un importante punto fermo nella sarabanda di proposte strampalate che questa politica erutta a ciclo continuo sull'intera area, tipo Ovovia.
Ma manca ancora un tassello importante, diciamo noi: ovvero ripristinare il “trenino” interno che dal nuovo capolinea del Tram di Opicina arrivi fino a Barcola e studiare la possibilità di prolungarne il tracciato fino a Miramare, altro che Copacabane o Playa Beach di Russiane fantasie.
Insomma una rete di trasporto su rotaia di particolare fascino storico che colleghi Venezia al nostro Carso ed al Parco di Miramare lungo la nostra costa.
Pertanto appare fuori luogo la scelta annunciata dal Comune di investire fior di quattrini per l'astruso capolinea attuale del Tram in piazza Oberdan.
E la Piscina terapeutica? Sta bene lì dov'era e dove dovrà tornare ad essere.
E la ciofeca del Parco del Mare? Sta altrettanto bene dove è, ed è sempre stato in questi 17 anni: sulla carta e negli scarsi neuroni cerebrali dei proponenti.
Trieste Verde.



Acciaieria Noghere, CGIL e PD si leggano i documenti almeno.

» Inviato da valmaura il 14 July, 2021 alle 3:44 pm

Stupefacente è l'ignoranza o la nessuna comprensione dei documenti, in questo caso il Protocollo d'Intesa, approvato con delibera della Regione del 14 maggio scorso, e sottoscritto da Comune di Muggia, Autorità Portuale e Consorzio ex Ezit, rappresentati da un'unica persona, Zeno D'Agostino, oltre la Regione e naturalmente i privati proponenti (Danieli e Metinvest). Poi anche la presentazione striminzita del progetto in dieci paginette dai due gruppi industriali continua ad essere ignorata da CGIL e partiti, tutti (Sinistra, Centro, Destra, 5Stelle, e gruppetti sedicenti ambientalisti).
E' quanto emerge dall'ennesima uscita della CGIL, che da mesi detta la linea ad una politica assente e silente, e che conferma che oltre all'attuale vicesindaco piddino e candidato sindaco dalle poche speranze, questi parlano senza cognizione di causa alcuna e pure firmano impegnando la comunità che dovrebbero tutelare.
“Lo scorso maggio, la Giunta regionale ha approvato il protocollo d'intesa attraverso il quale ha dato il via libera all'approfondimento tecnico del progetto, che ha aperto la strada anche alla verifica della sua fattibilità ambientale. Il segretario della Fiom Fvg, Maurizio Marcon, ha spiegato che, secondo le informazioni note, dovrebbe trattarsi di un impianto «di prima grandezza» e «a caldo», perciò «le persone dell'area si sono sentite calare dall'alto un investimento di cui non capiscono la natura e di cui non possono prevedere l'impatto».
Questo riporta il piccolo giornale nel perdurante silenzio invece sulle iniziative promosse dal Comitato Noghere-Muggia e dal Circolo Miani, che hanno portato tante centinaia di persone in piazza (“poche decine” per questa stampa).
Cominciamo con il dire che il Protocollo non “apre” alcuna “strada alla verifica della sua fattibilità ambientale”, anzi non ne scrive proprio nè la menziona neppure per sbaglio: è un forte e quasi imperativo impegno a favorire tout court il progetto semplicemente annunciato a scatola chiusa, anche perchè a tutt'oggi non è stato ancora discusso né approvato da Metinvest, come pure ammesso sulla stampa dall'AD del Gruppo Danieli, ed a garantire la riservatezza degli atti mantenendo l'assoluto riserbo su ogni informazione.
Cosa abbiano letto e di cosa parlino bisognerebbe chiederlo ad uno pranoterapeuta, ma ciò dimostra solo che i cittadini di Muggia, Aquilinia, Noghere, San Dorligo e Trieste sono molto più informati e fondatamente preoccupati, anche rispetto ai tre vasti dragaggi nel Vallone, rispetto a questa politica da avanspettacolo, scadente assai, che si rifugia nelle menzogne e negli insulti televisivi.
E la gente capisce benissimo “la natura dell'investimento” che va ad occupare la più grande area esistente nella provincia di Trieste per uno sviluppo economico, e l'unica a Muggia, con un uso sproporzionato del territorio per l'eventuale ricaduta occupazionale (un posto di lavoro per 1200 metri quadri) e se ne chiede giustamente le ragioni magari collegandole agli interessi legati al punto franco lì trasferito proprio da Zeno D'Agostino, che firma in duplice veste il Protocollo, e, cosa mai vista prima, si presenta al Consiglio Comunale di Muggia per illustrare un progetto inesistente di terzi privati, con uno scambio di ruoli inconcepibile. Tanto valeva far fare il volo di fantasia illustrativa al sindaco di Muggia che al pari di D'Agostino è tra i firmatari. Sempre sappiano cosa hanno sottoscritto ed a sentire le parole sconclusionate del vicesindaco in televisione pare proprio di no.
Tutti in Assemblea, meno i politici e loro portavoce si intende, Venerdì 16 luglio alle ore 18, ai Giardini Europa in via Roma a Muggia, per la nostra vita ed il nostro futuro.



C'è un unico modo!

» Inviato da valmaura il 13 July, 2021 alle 10:28 am

Per salvare il nostro verde, i nostri alberi, i nostri giardini, per combattere nel nostro piccolo questa emergenza climatica qui a Trieste, intesa come provincia, ed è quello da noi indicato con proposte concrete: riformare da capo a piedi tutta la gestione del Verde pubblico, ma per questo bisogna gestire il Comune: ecco perchè è nata Trieste Verde.
Rifondare il servizio oggi ridotto a meno di un decimo dell'organico che possedeva all'inizio degli anni Novanta, chiudere con la scelta di appalti e gare esterne, “perizie” comprese, e finalmente applicare il Regolamento del Verde che il Comune si è dato e rispettare le leggi dello Stato che impongono ai comuni sopra i 15.000 residenti di impiantare un nuovo albero per ogni neonato entra sei mesi dalla sua registrazione all'anagrafe.
Certo ci sono tante altre cose da fare correlate a questo: a partire dal Piano regolatore comunale per la collocazione di antenne e ripetitori di telefonia mobile, oggi un Far West, lontano da strutture pubbliche e sociosanitarie e da zone densamente abitate, la questione della moratoria sul 5G, la drastica riduzione della cementificazione del nostro piccolo territorio. Sono questioni nettamente collegate a ridare dignità ed efficacia ad ogni amministrazione che abbia a cuore il bene della nostra comunità,
Vigilare sulla riconversione dell'area ex Ferriera per scongiurare il pericolo di massivi inquinamenti per la dispersione di polveri altamente cancerogene durante i lavori, idem dicasi per le tre vaste aree marine prossimamente interessate dai dragaggi. Cancellare l'infausta ipotesi di una nuova mega Acciaieria alle Noghere e porre fine ai pestilenziali miasmi in uscita dalla Siot.
Tutelare il Parco naturale della Val Rosandra dai rischi connessi ai cantieri annunciati in Slovenia, così come il nostro Carso dal riaffiorare periodico del progetto di prolungamento del TAV che lo sventrerebbe. E poi spingere la Regione e lo Stato ad allinearsi alla posizione dell'Austria sulla chiusura di una Centrale Nucleare, a Krsko in Slovenia a poco più di 100 chilometri da Trieste, costruita su di una zona ad alto rischio sismico.
Si, in questo campo che è uno dei dieci impegni assunti da Trieste Verde nel suo Manifesto per la Città, la soluzione è una sola, il modo è unico: avere il consenso degli elettori per gestire il Comune, che le chiacchiere le lasciamo volentieri ad altri.



Spulciando tra gli archivi: Noghere, correva l'anno 2007.

» Inviato da valmaura il 13 July, 2021 alle 10:27 am

Vero è che Dipiazza è affidabile come Pietro Gambadilegno, però però, non ci vediamo proprio il Nerio nella parte del Commissario Basettoni, e forse meritava andare a “vedere” le carte, anche perchè fa assai strano che i partiti, tutti, che oggi appoggiano a scatola chiusa l'annunciato mega Laminatoio a CALDO, a partire dal PD, non abbiano espresso una che sia una delle riserve allora avanzate dal Sindaco di Muggia sul progettato nuovo Mercato Ortofrutticolo, a partire dal traffico di mezzi pesanti.
La cosa in effetti è strana assai.
Dipiazza: «Mercato a Fernetti se non piace alle Noghere»
TRIESTE. Polemica a distanza fra il sindaco di Muggia Nesladek e il primo cittadino di Trieste Dipiazza. Oggetto del contendere è il progettato mercato ortofrutticolo all'ingrosso alle Noghere, per il quale nei giorni scorsi Dipiazza ha annunciato il prossimo acquisto dall'Ezit dei 60 mila metri necessari alla costruzione.
Il sindaco di Muggia dichiara innanzitutto di non saperne nulla ufficialmente. «L'unica nota – precisa – è stata una richiesta di certificato di destinazione d'uso dell'area, fatta qualche mese fa dal Comune di Trieste al nostro Ufficio urbanistica. Tra l'altro – aggiunge – i miei uffici mi dicono che, per essere sicuri che l'area possa avere quella destinazione, bisognerà approfondire l'istruttoria».
Pronta la riposta di Dipiazza: «Prima di acquistare l'area chiederò a Nesladek se è d'accordo su questa grande opportunità di lavoro e di commercio. Anzi, scrivo subito una lettera al Comune di Muggia». Ma, ancora prima di ricevere la risposta, il primo cittadino di Trieste prospetta un'alternativa alle Noghere: «Se Nesladek non è d'accordo – sbotta – non abbiamo difficoltà a trovare spazi a Fernetti, dove è tutto pronto».
«Non siamo pregiudizialmente contrari al mercato ortofrutticolo – replica a distanza Nesladek –. Nessuno rigetterà delle opportunità. Ben vengano vantaggi per la città, se ci saranno, ma dobbiamo conoscere i termini e concertarli prima di decidere come partner alla pari».
I problemi da discutere e valutare assieme al Comune di Trieste e all'Ezit, secondo Nesladek, riguardano in particolare la futura viabilità. «Non basterà – rileva – la Lacotisce-Rabuiese, perchè corriamo il rischio che su un'unica rotonda alla fine di via delle Saline graviti tutto il traffico della zona commerciale e industriale, sommato a quello che giunge da Muggia. Appare quindi sempre più necessario realizzare il nostro progetto del bypass di Aquilinia».
Quanto al futuro mercato all'ingrosso, il sindaco di Muggia ne sottolinea l'onerosità, sia in termini di regolamenti applicativi e di gestione sia di controlli. «E' evidente – afferma – un grosso impegno per la macchina comunale muggesana, dai vigili ai funzionari».
Ma tutto ciò, si chiede Nesladek, a fronte di quali vantaggi? «Non ne abbiamo discusso – è la risposta che si dà – e non li conosciamo. Allo stato attuale ci sembra di poter contare solo su Ici e Tarsu, e anche questa poca perchè i rifiuti sono speciali».
«Se dobbiamo farci carico di un problema provinciale – conclude Nesladek – possiamo anche farlo, ma dobbiamo essere coinvolti da protagonisti e non da subordinati, e soprattutto bisogna che concertiamo assieme progetti e tempi perchè, ribadisco, non è pensabile una realizzazione del mercato prima del bypass di Aquilinia».
Si prospetta sempre più interessante l'Assemblea-incontro pubblico di Venerdì 16 luglio, alle ore 18, ai Giardini Europa, in via Roma nel cuore di Muggia.
Non mancate!



Le parole tra noi leggere.

» Inviato da valmaura il 12 July, 2021 alle 10:51 am

Sulla stampa, addirittura il National Geographic, si ricorda ed elogia il rimboschimento forestale delle petraie del nostro Carso operato sotto il governo imperiale asburgico. Ma facciano presto a scattare foto perchè da qualche annetto è in corso un sistematico taglio di alberi, Pini Neri in particolare, la cui rada presenza disturberebbe in futuro la presenza di greggi di pecore al pascolo, dicono loro.
Ma leggete titoli e commenti.
“Carso Triestino.
Il National Geographic ha riesumato l'enorme progetto forestale presentato poi all'Esposizione di Parigi del 1900. Duecento anni fa il piano di rimboschimento del "deserto di pietre" voluto dagli Asburgo. L'imponente piano di rimboschimento del Carso “da pietra a bosco”, per porre rimedio alla desertificazione conseguenza dell'operato dell'uomo, che aveva sfruttato il territorio in modo sconsiderato per il legname a partire dall'VIII secolo. Il progetto prevedeva la piantumazione di pino nero e altre conifere su brughiere carsiche e terreni sassosi per favorire la crescita di latifoglie autoctone”.
Ecco, hanno fatto proprio bene ad usare il verbo all'imperfetto, visto l'andazzo in corso che inverte i fattori: “da bosco a pietra”.
Poi "al summit di Venezia del G20 il “piano green” del Gruppo Generali: Stop ai gas serra, economia a emissioni zero".
E' per questo che a Trieste nella casa madre delle Assicurazioni Generali vogliono impiantare una nuova Acciaieria-Laminatoio a Caldo coi i forni che emettono proprio il “gas serra”.
Quando si dice la coerenza.
Trieste Verde




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