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Circolo Miani » News Correnti » Page 84

Ferriera: un TAR semplicemente perfetto!

» Inviato da valmaura il 18 December, 2016 alle 1:31 pm

La decisione di rinviare l’ordinanza di sospensiva o meno dell’ordinanza (scusateci la ripetizione ma i termini giuridici questi sono) del sindaco di fissare, o meglio mantenere visto che il limite produttivo della ghisa (va detto del tutto ininfluente agli effetti di limitare le emissioni inquinanti ma anche della capacità media produttiva dell’Altoforno) era stato già fissato dalla precedente ordinanza del Sindaco Cosolini, è semplicemente perfetta.

Fa capire in buona sostanza che se la Regione, attraverso l’Arpa (ehm, ehm), confermerà quanto scritto nella relazione ispettiva del 13 settembre scorso, sottoscritta anche dal Comune di Trieste (assessore all’ambiente Luisa Polli?), il Tar accetterà la richiesta di sospensiva avverso l’ordinanza di Dipiazza. E poi con calma giudicherà nel merito del ricorso Arvedi il cui esito, viste le premesse, difficilmente sarà diverso dal pronunciamento sulla sospensiva.

Il Tar indica pure alla Regione la strada formale da percorrere: una lettera di conferma che accompagni il verbale ispettivo sottoscritto dai cinque enti che compongono la Conferenza dei Servizi che all’unanimità nel settembre del 2015 ha rilasciato l’AIA alla Ferriera.

Ora le cose a questo punto sono due.

O la Regione smentisce il lavoro ispettivo affidato all’ARPA (per incapacità o peggio), e francamente ci pare assai improbabile, o semplicemente comunica al Tar che le conclusioni della relazione del 13 settembre scorso sono corrette.

E il Comune? Ovviamente stimolato dagli ambientalisti anti PD griderà contro l’ennesima scelleratezza della perfida Serracchiani e sparerà a zero sulla scelta, a suo dire, di partito. Oppure incasserà in silenzio l’ennesima conferma che la strada scelta dall’amministrazione Dipiazza non porta ad alcuna chiusura della produzione siderurgica (ghisa e carbon coke) in Ferriera.

Percorrere la prima opzione costerà al Comune l’automatica risposta della Regione che, a ragion veduta, ricorderà che il risultato dell’ispezione è stato sottoscritto anche dalla Giunta Dipiazza che o non sa e non legge cosa firma, o ha la memoria cortissima.

Dunque un TAR perfetto!

A proposito: perché, come abbiamo richiesto (Circolo Miani, Servola Respira, NO FERRIERA), non è stato ancora reso pubblico il testo integrale dell’ispezione del 13 settembre sottoscritta da Regione, Provincia, Comune, Arpa e ASS? Si tratta di un atto pubblico!

E le opposizioni in Regione e Comune che ci stanno a fare? E in particolare perché i cinque consiglieri regionali ed i sei consiglieri comunali dei 5Stelle non hanno aperto bocca?

Distratti o impreparati?




Surreale!

» Inviato da valmaura il 14 December, 2016 alle 12:45 pm

Gli smemorati di Servola e dintorni.

Dalla candelata per pochi intimi (meno di sessanta persone di cui una ventina i politici in servizio permanente effettivo: dai Cinque Stelle al Centrodestra).

All’ emblematica foto degli Ernesto Calindri tristi (dal sindaco al vice più quattro assessori) che, senza tavolino e Cynar, se ne stanno perfettamente soli in mezzo alla carreggiata di via Flavia sfidando l’investimento, per inaugurare niente po’ po’ di meno che una rotatoria programmata sette anni orsono.

Nulla di quanto è stato detto, come almeno riportato dal Piccolo, fuori dalla Ferriera, da “ambientalisti” e Sindaco ovviamente corrisponde alla realtà effettiva vissuta da Trieste almeno dal 2001 ad oggi.

E ci fermiamo qui per non infierire.

Come pure la frase del vicesindaco a commento della sentenza Tar che boccia le ordinanze “Ordnung und Disziplin”, ovvero che la presenza dei senzatetto danneggia l’immagine turistica di Trieste (la povertà diffusa in una città dove un quarto delle famiglie triestine se la passa malissimo è un dramma ma che certamente non si risolve con l’occultamento propagandistico della realtà) mentre invece le uscite giuntali sulle Unioni civili, sullo striscione di Regeni, sul sequestro degli strumenti musicali ai suonatori ambulanti, e di scarpe e coperte ai senzatetto, che hanno fatto il giro della stampa di tutta Italia e mezza Europa invece è tutta reclame.

Fino al nuovo regolamento di polizia municipale respinto nelle Circoscrizioni guidate dal Centrodestra e gli incidenti giuridici che hanno spinto l’amministrazione a sospensive e retromarcie (ultima appunto la sentenza del Tar) fanno somigliare la Giunta Dipiazza al defunto Governo Renzi Primo. E certo non è un bel guardare.

Ma passiamo alle cose serie.

La Settima Circoscrizione ha approvato, questa volta a maggioranza (diciassette favorevoli, due astenuti ed uno assente) la terza mozione (dopo quella sulla copertura delle vasche incredibilmente a cielo aperto dove ristagna la merda dei 205.000 concittadini, del depuratore fognario a cavalcone tra Chiarbola e Servola. E quella per l’immediata messa in sicurezza e bonifica del vecchio inceneritore di via Giarizzole, chiuso per diossine nel dicembre 1999 e da allora abbandonato a se stesso a venti metri dall’ingresso del Jolly pattinaggio frequentato da centinaia di ragazzini con famiglie) sull’inquinamento delle aree verdi e non, pubbliche e private, presentata come le altre da Aurora Marconi consigliera della Lista civica NO FERRIERA SI TRIESTE.

Leggetela con attenzione anche perché l’attività dell’unica eletta di NO FERRIERA ha prodotto in questi mesi la più significativa ed importante attività di tutto il Comune di Trieste, a dimostrazione di cosa avrebbero potuto fare eventuali eletti della Lista in Consiglio comunale a fronte di una piatta inerzia delle forze di opposizione e maggioranza in questi quasi sei mesi.

Lista Civica

No Ferriera-SiTrieste

VII Circoscrizione Comune di Trieste

Servola-Chiarbola-Valmaura-Borgo San Sergio

 

Oggetto: inquinamento aree verdi

 

Viste le ordinanze  sindacali di chiusura alla fruizione da parte del pubblico delle aree verdi della Pineta Miniussi di Servola e dei giardini delle scuole di via Svevo e di Via Marco Praga sul territorio della VII Circoscrizione nonché del giardino di piazzale Rosmini e del giardino pubblico Tommasini in centro città, a seguito delle analisi, effettuate dall’ARPA su richiesta del Comune, degli strati superficiali delle aree in questione per grave inquinamento e potenziale rischio per la salute dei cittadini;

 

Vista la lentezza con cui viene affrontato il problema da parte dell’Amministrazione Comunale, nonostante i fondi stanziati ad hoc dalla Regione;

 

Visto che è ragionevole ritenere che in realtà tutte le aree all’aperto (dai giardini ai campi giochi, dalle aree private destinate a coltivazione di frutta e verdura ad uso domestico e non, financo alle piante ornamentali sui balconi) siano presumibilmente oggetto di analogo inquinamento e quindi fonte di concreto rischio per la salute delle persone;

 

Visto che tale situazione era stata segnalata già nel 1998 dal Circolo Miani e Servola Respira, così come ripreso nella   prima trasmissione televisiva “Le Iene”, dedicata alla Ferriera e che le due associazioni avevano inutilmente richiesto per anni ad ASL, ARPA, Comune e Regione di dar corso a dei carotaggi dei terreni a cerchi concentrici, partendo dall’area occupata dalla Ferriera e da Italcementi, presumibilmente responsabili delle emissioni inquinanti, come in quegli anni confermato da alcune analisi effettuate dai tecnici dell’ASL e diffuse dalla trasmissione “Radio a colori” condotta dal giornalista RAI Oliviero Beha, carotaggi che dovevano allargarsi sul territorio coinvolgendo anche l’area del Comune di Muggia, sul modello di quanto effettuato anni dopo dal Comune di Taranto;

                                                          IMPEGNA

Il Presidente della VII Circoscrizione ad attivarsi  presso l’assessorato competente affinché intervenga prontamente  al fine di:

 

 1. sollecitare l’estensione delle analisi alle aree diversificate sul territorio della VII Circoscrizione, con particolare riguardo a quelle frequentate  quotidianamente  da minori ed animali domestici (nella fattispecie i cani, abituali mangiatori d’erba) nonché a quelle destinate alla coltivazione di prodotti commestibili che vengono poi messi in vendita sui mercati della città;

 

2.  accelerare i lavori di bonifica delle aree risultate inquinate, ricorrendo alle più rapide, efficaci e meno costose tecniche disponibili (v. ad esempio i suggerimenti allegati), mettendo così in sicurezza gli operatori destinati alla bisogna (anche al solo sfalcio dell’erba);

 

3.  poiché tutto quanto sopra risulta alla fine un pannicello caldo utile tutt’al più a fronteggiare l’emergenza presente ma non a risolvere il problema, chiedere a codesta Amministrazione Comunale di mettere al più presto in atto i provvedimenti necessari alla drastica riduzione delle fonti inquinanti una volta che dall’analisi del particolato trovato ne siano siano state individuate le responsabilità, nello spirito e nella lettera degli artt. 32 e 41 della Costituzione e della sentenza della Corte Costituzionale 127/1990 dd. 16 marzo 1990 (allegata). 

                        

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NO FERRIERA- SI TRIESTE

Aurora Marconi

Trieste, 30 novembre 2016




Il NO di Maurizio Fogar.

» Inviato da valmaura il 5 December, 2016 alle 12:16 pm

Lo avevo dedicato a Dario Fo al momento della notizia della sua scomparsa terrena.

Ma ora permettetemi di fare alcune rapide considerazioni.

Ieri sera, ascoltando la maratona televisiva di Enrico Mentana (già ospite del Circolo Miani a Trieste) su la Sette, ho condiviso parola per parola le opinioni di Marco Travaglio (non è certo una novità) in particolare la sua fotografia del comportamento di stampa e TiVù nei confronti di Renzi in questa lunghissima ed estenuante ordalia sulla quale aveva impostato la campagna referendaria.

Ho apprezzato le considerazioni politiche di Di Battista, esponente di punta dei Cinque Stelle, e perfino alcune affermazioni dell’onorevole Brunetta (il che è tutto dire).

Mi ha fatto sorridere l’analisi della sconfitta, in politichese puro, di Ettore Rosato, triestino, già candidato sindaco che aveva giurato in caso di sua sconfitta di ritirarsi dalla politica … per essere nominato Sottosegretario un mese dopo e poi avanti fino all’attuale ruolo di capogruppo PD alla Camera. Dunque uno credibile al cento per cento.

Ho preso tristemente atto che uno dei migliori giornalisti italiani, di cui per decenni ho apprezzato articoli ed opinioni, Eugenio Scalfari, sta vivendo molto male la sua senile credibilità.

Bene. Detto questo, permettetemi di fare una osservazione inerente il PD triestino e regionale, reduce da una serie di disastrose sconfitte elettorali nel 2016 che avrebbero steso un bisonte.

Da anni osservano giustamente che la rottura del rapporto tra il loro partito, ma può valere per qualunque forza politica vecchia e nuova, e la gente, il territorio, è la causa principale del fallimento della politica, loro ed altrui, e della astensione anche dal voto di oltre la metà dei cittadini, che però, quando c’è da andare ai seggi per votare referendum importanti (dall’acqua bene pubblico a quest’ultimo) accorrono invece in massa.

Sorprende, mica tanto visto l’ectoplasma di partito, anzi di partiti e forze politiche, poi che da questa ovvia e giusta osservazione non traggano le logiche conseguenze.

Ovvero rimangono barricati nelle quattro mura del loro potere. Ciechi, sordi e muti a tutte le stimolazioni che provengono appunto dalle “periferie”.

A Trieste nella nuova segreteria provinciale del partito hanno inserito pure un giovane consigliere circoscrizionale con l’incarico di “responsabile per le periferie” per sottolineare l’importanza della loro scelta. Peccato che in oltre quattro mesi di lui si siano perse le tracce.

Ed ora una domanda pubblica, visti i deludentissimi, rispetto alle loro aspettative ed ai voti raccolti nelle ultime politiche, risultati ottenuti dai Cinque Stelle triestini, come pensano di dare concreta attuazione ai valori fondanti del loro movimento, assolutamente condivisibili anche perche per quasi trenta anni prima della loro nascita, sono stati praticati dal Circolo Miani in Regione e città, se votano all’unanimità un nuovo regolamento che burocratizza e scava un fosso tra i capigruppo ed i cittadini?

Le condivisibili affermazioni sui cittadini “datori di lavoro” dei politici, loro “dipendenti”, e sulla partecipazione delle persone alle scelte della comunità, a Trieste svaniscono in un regolamento che sopprime una tradizione democratica, spontanea e partecipativa che va avanti dagli anni Sessanta del Novecento. E scompaiono anche con il loro voto, oltre che del PD e della maggioranza che regge il Comune. Qualcuno più paziente di me lo spieghi a questi nostri “dipendenti” distratti.

 Post scriptum. Non ho quasi parlato del centrodestra a Trieste. Vero, ma come si fa ad argomentare con chi non mantiene gli impegni liberamente presi ed assunti? Già come si fa.




Chi inquina paga, meno che in Ferriera.

» Inviato da valmaura il 1 December, 2016 alle 10:26 am

Vi ricordate la strombazzata legge europea prima, ed italiana poi, che si sintetizzava con la frase ad effetto “chi inquina paga!”

Bene a Trieste ha praticamente messo in ginocchio e gettato nel panico decine di piccole imprese ed artigiani nella Zona industriale per i costi da sostenere per carotaggi, ispezioni  ed eventuali bonifiche delle aree dove erano insediati, e magari da poco e senza aver sversato nulla sui terreni, di cui però risultavano titolari e dunque responsabili, anche se l’inquinamento presente era colpa di chi ci stava prima.

In Ferriera invece no. Chi l’ha acquistata, si fa per dire, non viene tenuto responsabile del super inquinamento presente nei terreni e nella acque di falda, e perché no, nel fondale marino prospiciente.

Per questi ultimi ci pensa lo Stato con i soldi di noi cittadini. In buona sostanza gli inquinati che devono concorrere a pagare la bonifica di chi inquina. E la legge di cui sopra?

Ragazzi siamo in Italia, e per di più nel Friuli Venezia Giulia, e per disgrazia a Trieste.

E sapete chi è stato l’ultimo proprietario della Ferriera prima di Arvedi?

Le dodici principali banche italiane. Si avete letto bene: Unicredit, Intesa e via discorrendo che hanno trasformato i propri crediti inesigibili verso la Lucchini in capitale sociale, esautorando il precedente Consiglio di Amministrazione e sostituendolo con uno di sua nomina e fiducia negli ultimi due anni di vita della Lucchini.

Dunque non paga Arvedi, non pagano le banche, ma paga chi non ha inquinato e ne ha subito ogni giorno il danno. Ovvero NOI!. Contenti?

Ah, e il “chi inquina paga?”, buona la barzelletta sentiamo la prossima.

Eccola qui, fresca fresca dalle colonne del Piccolo di oggi, a firma del preferito di Arvedi, Silvio Maranzana, che scrive testuale “Sul fronte del risanamento ambientale questi interventi si assommano a quelli privati del Gruppo Arvedi che nel piano complessivo per tutta l’area prevedeva un intervento di ben172 milioni di euro.”

Che cavolo hai bevuto? Ce lo spieghi?

Inserisce infatti  tutte le PROMESSE di investimento industriale (110 milioni per il laminatoio, ad esempio) in “risanamento ambientale”.

Attenzione che nel nuovo regolamento di polizia locale l’adescamento è severamente multato.

Sotto (su Facebook): Ferriera a “volo d’uccello”, morto subito dopo.

 




Caserma Trieste.

» Inviato da valmaura il 30 November, 2016 alle 5:29 pm

Oggi nuova puntata della destra di governo dei nuovi “colonnelli”.

Ricevo una telefonata dal presidente della commissione capigruppo (il minuscolo è di rigore), nonché colui che sulla carta presiede il consiglio comunale (idem) che mi chiede la disponibilità di incontrare i capigruppo (idem, idem) e mi domanda conferma del tema dell’incontro, già espostogli la sera di lunedì 28 scorso insieme ad altri 24 cittadini venuti in consiglio comunale.

Mi spiega pure quando si riunisce la commissione capigruppo e mi saluta con la promessa di richiamarmi per confermare giorno ed ora (mi anticipa che sarà probabilmente mercoledì prossimo alle 12).

Mi richiama pocanzi, per dirmi che, colpo di scena, i capigruppo all’unanimità, ovvero con il voto di Movimento 5 Stelle, PD e dintorni, hanno deciso che no.

Ovvero di modificare la prassi finora seguita, almeno dagli anni Sessanta, dai tempi di Marcello Spaccini Sindaco, giù il cappello, e che d’ora in poi per incontrare i capigruppo (idem) bisognerà presentare formale richiesta scritta all’ufficio protocollo del Comune, dettagliando le ragioni, e poi con i tempi della burocrazia attendere che la richiesta sia vagliata dalla capigruppo (e daje!) e la conseguente risposta. Se poi tutto va bene si sarà introdotti al cospetto del “consiglio dei dieci”.

Potenza di Maurizio Fogar.

Gli rispondo gentilmente che non ci pensiamo nemmeno di fare la domandina scritta e di attenderne trepidanti l’esito.

Che venticinque persone rappresentavano in carne ed ossa molto più di una istanza burocratica e che prendiamo atto che questa decisione, con il suicidio politico di chi sta all’opposizione e straparla di cittadini e di politici dipendenti da questi, altro non ha fatto che formalizzare il suo essere casta di potere senza sprezzo neppure del ridicolo.

I cittadini, e noi li aiuteremo, se ne ricorderanno quando a breve saranno i politici  TUTTI a venire da loro per chiedere il voto, a partire dal 2018.

Roberto Dipiazza che bruttissima cosa.

 





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