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'L'Eco della Serva'
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Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 81

Credevamo fosse amore invece era un calesse, di Arvedi.

» Inviato da valmaura il 20 January, 2017 alle 1:00 pm

Non volevamo andarci, all’audizione con la Commissione Industria del Senato guidata dal giornalista Massimo Mucchetti, ed il perché lo trovate scritto qui sotto nella pagina con il titolo “Inutili quanto futili”.

Ma dopo una non breve telefonata fatta da Mucchetti a Maurizio Fogar, ci siamo recati in Prefettura (Romano Pezzetta per Servola Respira e Maurizio Fogar per il Circolo Miani) distinti e distanti dagli altri “auditi”, quanto inesistenti per stampa e TiVù.

Nel corso della telefonata, oltre a ribadire il “focus” dell’iniziativa triestina che prosegue oggi a Cremona e domani a Taranto, che era quello di valutare la solidità economica della società Siderurgica Triestina in Arvedi nell’ambito del percorso di assegnazione il prossimo mese dell’Ilva di Taranto con annessi 1 miliardo e trecento milioni di euro a cui concorre il gruppo Arvedi, il Mucchetti ci chiedeva di procuragli i bilanci societari “vi sarò grato, anzi stragrato” sono state le sue esatte ed un po’ sorprendenti parole (si possono scaricare da internet).

Insisteva il Mucchetti che scopo della Commissione non era valutare gli impatti ambientali che per quello ci aveva già pensato la competente Commissione Ambiente del Senato, in visita a Trieste un due annetti fa e loro avevano “letto le carte”, e d’altronde la lettera d’invito inviata dal Prefetto lo scriveva chiaro.

Definiva inoltre un puro gesto di cortesia istituzionale l’aver fatto invitare le associazioni “ambientaliste” alle audizioni. Fine della telefonata.

Di questo informavamo pure il Sindaco avvertendolo di cosa si sarebbe parlato anche nei suoi quaranta minuti di audizione, di modo che, se lo ritenesse, potesse calibrare meglio il suo intervento.

Ma senza apparente riscontro, a quanto riferito dalla stampa.

L’incipit dell’audizione non è stato dei migliori, anzi diciamo pure pessimo nella sgradevolezza che Mucchetti, a tutti pare, ha riservato. In sintesi “siamo in ritardo e pertanto avete pochi minuti”.

La voglia di non sedersi nemmeno, di salutare ed andarsene è stata forte anche perché quale credibilità ha una Commissione che non sa scrivere nemmeno la sua agenda e non è capace di gestire tempi e modi degli incontri con le persone che invita. E che sono presenti a tempo e spese loro, costretti ad attendere quasi un’ora, contrariamente agli lautamente indennizzati senatori in missione.

Transeat.

Abbiamo consegnato a Mucchetti ed agli altri tre senatori (uno del PD, uno di Forza Italia ed uno dei Cinque Stelle) il chilo e passa di fotocopie dei documenti richiesti dal Mucchetti medesimo che, a ringraziamento, ci ha risposto che si potevano benissimo trovare “sui server”.

Un giornalista senza memoria dunque.

Il quadro economico dalla disamina dei bilanci e delle istruttorie della FinArvedi, delle Acciaierie Arvedi e di Siderurgica Triestina lo presenteremo domani, ma lo stato che ne esce non è proprio incoraggiante, per Arvedi si intende, salvo che per Mucchetti che lo ha giustificato affermando di “saper leggere anche lui i bilanci”. Ci contavamo, e speriamo non come per il Monte Paschi di Siena, Banca Etruria e consimili.

Poi alla Conferenza Stampa della Commissione in missione leggiamo che il suo Presidente ha parlato principalmente di questioni ambientali, a partire dalla visita mattutina in Ferriera, dove notoriamente i turisti entrano “baui ed escono cassoni”.

Ma se si è già deciso di assegnare l’Ilva alla cordata Arvedi, con i soldi pubblici della Cassa Depositi e Prestiti, risparmiateci almeno le spese di queste manfrine.




Ferriera. “Quello che non ho …” (parte prima)

» Inviato da valmaura il 18 January, 2017 alle 12:44 pm

Se fossi Sindaco ... di Maurizio Fogar.

La nuova amministrazione comunale avrebbe potuto, e dovuto, visti gli impegni presi in campagna elettorale, nei suoi primi sei mesi predisporre e dare attuazione ad un serio piano di monitoraggio delle emissioni in uscita dalla Ferriera. In questo e solo in questo troverebbe giustificazione l’assunzione di un chimico, il dott. Barbieri, quale consulente del Comune.
Posto che l’attuale legge fissa nelle Arpa l’unico strumento, a parte eventuali autonome decisioni assunte dalla magistratura, per le misurazioni ufficiali sullo stato dell’inquinamento.
E posto che l’attuale Sindaco ha messo più volte pubblicamente in discussione l’attendibilità delle attività dell’Arpa. E che la storia di questi anni ha dimostrato l’esistenza di discrepanze tra i dati forniti dall’Arpa stessa e quelli rilevati dai periti della Procura.
Il Comune, con l’ausilio del suo consulente, avrebbe dovuto varare una seria mappa per il controllo di quanto esce dalla Ferriera, considerando che ad oggi il 60% dell’area attorno allo stabilimento è priva di sistemi di monitoraggio e che per giunta nella diffusione dei dati rilevati non si tiene conto, rendendola pubblica, della direzione dei venti.
Una prima proposta avrebbe dovuto contenere l’installazione di almeno tre nuove centraline da parte dell’Arpa-Regione da posizionare una sul Molo Settimo, la seconda sulla diga Luigi Rizzo, lato Muggia, e la terza nel porto industriale direzione Aquilinia.
Un secondo passo sarebbe stato dotare tutte le centraline in funzione della strumentazione per misurare, oltre alle attuali polveri sottili PM10, le micro polveri (le più nocive per la salute) PM2.5, come per altro previsto dalla legge, e le emissioni di BenzoApirene.
Il terzo passaggio sarebbe stato quello di far certificare e validare il funzionamento delle centraline e della loro strumentazione da un ente terzo, come a suo tempo fatto per la centralina-mezzo mobile di via San Lorenzo in Selva.
Ente terzo che avrebbe potuto essere l’Agenzia Europea per l’Ambiente (di gran lunga preferibile) oppure in subordine, come per via San Lorenzo, la Direzione centrale del Ministero dell’Ambiente. Tale ente terzo sarebbe poi stato autorizzato a controlli a campione da effettuare senza preavviso sulle centraline stesse.
Ultimo ma non meno importante atto, il Comune avrebbe dovuto varare, in collaborazione con la Regione o in caso ostativo da solo con l’appoggio del consulente, finalmente, visto che la legge fissava la sua entrata in vigore non oltre il maggio 2005 (!), il Piano d’Azione Comunale (PAC) contro l’inquinamento da fonte industriale con relative sanzioni.
Da notare che il Comune di Trieste è pure tuttora privo di un piano cittadino contro l’inquinamento acustico.
Attualmente il Comune infatti ha in funzione solo due PAC dei tre previsti per legge: quello sull’inquinamento da mobilità (traffico) e quello da inquinamento dovuto agli impianti di riscaldamento.
Insomma concludendo, l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto usare questi suoi primi sei mesi per dotarsi di dati finalmente attendibili (e rispettosi della legge per quanto riguarda le micro polveri 2.5) su stato e qualità dell’aria, e dello strumento di legge operativo per emettere ordinanze sanzionatorie nei confronti delle industrie inquinanti (il PAC).
Avrebbe potuto anche ad esempio sollecitare, visto che l’inquinamento delle falde acquifere è stato già trovato e provato dai tecnici del Ministero dell’Ambiente (verbali Conferenze Servizi Decisorie Ministero Ambiente anni 2006-2010), e dare il via ad una campagna di prelievi nelle acque e nei fondali del mare del Vallone di Muggia prospiciente l’area occupata dalla Ferriera.
Tutto questo purtroppo non è stato fatto né tantomeno pensato dai troppi che straparlano del problema senza minimamente conoscerlo.
Forse lo scopiazzeranno da qui e lo spacceranno come loro magari usando della stampa “amica”.
https://www.youtube.com/watch?v=m3ZGdzuvcws




Errare è umano, perseverare diabolico! PD e Ferriera, ma non solo.

» Inviato da valmaura il 16 January, 2017 alle 2:52 pm

Lascia veramente increduli la posizione confermata domenica scorsa dal PD provinciale e dal fu sindaco Cosolini su Ferriera e dintorni. Dove i dintorni stanno per tutto il resto. Ovvero per il rapporto tra politica e territorio.

Come se il filotto interminabile di disastrose sconfitte, a cominciare da quelle di maggio a Trieste e Pordenone, proseguite con le comunali di Monfalcone, Ronchi e Codroipo, e temporaneamente chiusesi con la debacle referendaria dove il NO in Regione ha quasi raggiunto il 70%, non avesse insegnato nulla ai Democratici del Friuli Venezia Giulia.

E visto che prima o poi si torna a votare, ovvero ai seggi andrà meno della metà degli aventi diritto ed anche questo sembra non turbare la coscienza dei politici piddini come quella di tutti gli altri, vuoi per le politiche anticipate, vuoi per altre elezioni locali: da Udine e Gorizia a San Dorligo, fino alle regionali della primavera del 2018, la cosa assume le proporzioni di un vero psicodramma.

Finora le discussioni interne e le dichiarazioni sulla stampa hanno dimostrato che il gruppo dirigente del PD, in regione ed a Trieste, è impermeabile alla realtà che lo circonda e la per altro limitata discussione ha assunto toni di assoluta autoreferenzialità, confermando un distacco abissale tra partito e comunità.

Oddio partito può sembrare parola grossa, che i numeri sul tracollo del tesseramento, e soprattutto capacità di ascolto del territorio (non dei quattro soliti pseudointellettuali d’area)  e di apertura alla vera e non parolaia partecipazione di cittadini, parlano da soli.

Ebbene pur essendo sull’orlo di un precipizio il PD sembra fermamente deciso a fare il metaforico “passo in avanti” ed a dimostrazione dell’antico detto che “Giove acceca chi vuole perdersi” nulla sembra riuscire a farli ragionare.

Persi completamente gli ideali ed i valori di riferimento, l’orgogliosa “diversità” di Enrico Berlinguer.

Dimenticata completamente la cultura sociale del movimento operaio (esemplare di questo la risposta data dall’allora neosegretario provinciale Cosolini alla Paola Bolis che lo intervistava sul Piccolo: “Sulla Ferriera tra lavoro e salute, lei cosa sceglie?  Il lavoro” rispose senza indugio e tentennamento alcuno lo sventurato. Fanculizzando in un colpo solo tutta l’importante esperienza sociale e politica del movimento operaio e sindacale che negli Stati Uniti, a partire dagli anni Venti del Novecento, e poi in tutto il mondo industriale, aveva capito che accettare il ricatto padronale tra lavoro e salute, significava aver perso in partenza.).

Smarrito il principio della difesa ad oltranza della legalità, di spazi e regole democratiche e della dignità della politica.

Archiviato ogni confronto faccia a faccia con la gente normale, non con gli amici di casta e costumi, che è una pratica dura assai, specialmente ai giorni nostri.

Lo stesso linguaggio usato è divenuto distante anni luce da quello praticato nella realtà.

Ed i risultati si vedono. Perdita completa di consensi nelle periferie, negli strati più deboli e indifesi della nostra società (quelli per la cui difesa era nata la sinistra), disastri epocali nella sanità e nel welfare, una politica pseudo culturale che fa rivoltare Gramsci, Dossetti e Lorenzo Milani nelle tombe.

Una mancanza di iniziativa e audacia nella emergenza “migranti” che li rende perennemente succubi agli slogans leghisti.

E potremmo continuare quasi all’infinito con dettagliata casistica.

Riesumare il “Che fare?” di Lenin, no?




Ferriera. Dal trionfo di Arvedi al TAR a Dipiazza, Cosolini e Maranzana.

» Inviato da valmaura il 14 January, 2017 alle 1:08 pm

Nelle dichiarazioni, scritte per altro con sprezzo della sintassi e dell’ortografia, del portavoce, si suppone, del Sindaco sul “ricatto” di Arvedi emerge una importante e sottovalutata novità.

Il sindaco non menziona in una riga la sua volontà, promessa o chiamatela come volete, di chiudere l’area a caldo della Ferriera ma si erge a semplice difensore dell’AIA.

AIA appunto che esiste proprio per autorizzare la prosecuzione dell’attività siderurgica (carbon coke e ghisa) nello stabilimento!

Posizione dunque del tutto anomala e contrastante per uno che ha vinto le elezioni sul decalogo dei cento giorni per chiudere l’area a caldo della Ferriera.

Poi due modestie. Si cita sempre la tutela della salute di Servola, circoscrivendo - e dopo venti anni !!! - il problema a quel solo quartiere e si parla ad esempio di mancato rispetto delle prescrizioni AIA, della non ancora attuata copertura dei parchi minerali.

Che starebbe a significare, visto che agli effetti pratici l’unica copertura utile è quella dei carboni (coke e fossile), che un medico si impegni a curare il raffreddore in un malato di tumore.

Passiamo ora alle “tranvate” sindacali.

Perché la chiusura dell’area a caldo della Ferriera, e di conseguenza come più volte detto di tutto il sito industriale”…

Ma quando mai!

Lo stesso Arvedi, direttamente o per bocca del fido Rosato, ha più volte pubblicamente sostenuto che “se la Cokeria è un problema la chiudiamo”.

I sindacati non hanno commentato?

Distratti; come sono stati muti per quattro anni senza mai spendere mezza parola per gli 83 loro colleghi, lavoratori, morti di tumore in Ferriera, come accertato dall’ASS.

Però hanno la faccia di rivendicare “Ambiente, salute e lavoro sono i valori sui quali come organizzazioni sindacali ci siamo ispirati, e non solo per la Ferriera.”

Peccato che Trieste in questi anni non se ne sia mai accorta.

Poi arriva Cosolini, e con le sue dichiarazioni dimostra che i paracarri sono più flessibili del suo partito. Come se le lezioni, o legnate, non fossero bastate.

Ma arriviamo alle FAKE NEWS.

Oggi il Maranzana supera se stesso sul Piccolo, che ovviamente prosegue la censura nei nostri confronti, con il plauso di tutti: 5Stelle compresi.

Ha semplicemente stravolto il dispositivo del TAR, dando ai sempre meno lettori di quel giornale la notizia che Arvedi aveva perso ed il Comune vinto.

Lo proporremo a Dipiazza come nuovo portavoce quando Arvedi non avrà più bisogno di lui.

Ha nascosto ai lettori il significato di quanto scritto dal TAR, e sono otto righette da noi pubblicate ieri e che potete leggere nell’articolo qui sotto.

Dove si decide che non si può sospendere, come richiedeva allora Arvedi, una cosa che non esiste più. Ovvero l’ordinanza del Sindaco morta dopo la certificazione regionale, sottoscritta anche, incredibile, dal Comune di Trieste.

Una prece e ricordatevi che quando gela non si può usare il giornale per pulire i vetri.




TAR: Arvedi vince facile.

» Inviato da valmaura il 13 January, 2017 alle 1:06 pm

Anzi stravince, come il decreto del Tribunale Amministrativo Regionale sancisce.

Aveva chiesto, in attesa del giudizio di merito che a questo punto probabilmente neppure si terrà, una sospensiva dell’ordinanza emanata dal Sindaco Dipiazza che conteneva la produzione di ghisa a 34.000 tonnellate mensili. Ha ottenuto invece la dichiarazione di morte legale dell’ordinanza stessa.

Decaduta, come scrive il TAR nel suo dispositivo, per l’avvenuto accertamento che i lavori, prescritti nell’AIA, sull’altoforno come da relazione ispettiva del 13 settembre scorso firmata da ASS, Comune, ARPA, Regione, Vigili del Fuoco e Siderurgica Triestina, erano stati completati

E come da successiva dichiarazione, sollecitata dallo stesso TAR, pervenuta dalla Regione in data 22 dicembre.

considerato che in adempimento dell’ordinanza collegiale di questo Tribunale n. 567/2016, la Regione ha adottato il decreto n. 2955/AMB del 22.12.2016, con il quale ha accertato il completamento dei succitati interventi strutturali;

ritenuto conseguentemente – come del resto prospettato in sede di discussione della domanda cautelare dalla difesa di parte ricorrente e non contestato dal legale del Comune resistente – che l’ordinanza impugnata abbia cessato di produrre i propri effetti e sia, pertanto, venuto meno il requisito normativo del periculum in mora per il rilascio della richiesta tutela interinale;”
Dunque il TAR rigetta la richiesta di sospensiva avanzata da Arvedi perché non si può sospendere una cosa che non esiste più.

Che poi giornalini e TiVù locali, spiace per la Rai regionale, non abbiano un giornalista che si prenda la briga di leggere la sentenza di una striminzita paginetta tra data e firme, e gridino invece la vittoria del Comune e sodali, questo rientra nella normale sciatteria dell’informazione locale.

Dove sta il peccato originale del Comune?

Nel non conoscere minimamente i problemi tecnici di Altoforno, macchina colare, agglomerato e cokeria innanzitutto, ma è in buona compagnia che anche i “vigilantes” dell’Arpa li ignorano.

Secondo: l’aver fatto una ordinanza fotocopia di quella precedente di Cosolini richiamandosi solo ed esclusivamente, per le ragioni di cui sopra, al testo dell’AIA, che conoscono pure male vista la sentenza TAR.

Terzo, ed è il più macroscopicamente grave, l’aver firmato la relazione istruttoria dell’ispezione del 13 settembre, condividendone le “soddisfazioni”. Dunque si sono fregati, coglionati, suicidati con le loro stesse mani.

Questo lo andiamo dicendo da oltre sei mesi, a partire dall’inutile decalogo da cento giorni della campagna elettorale.

Il grave è che fregano anche tutti i cittadini, lavoratori compresi. 

 Poi possono girarla come vogliono, ci riferiamo agli ambientalisti comunali che in dicembre scrivevano su Facebook: “AL  TAR, IL COMUNE E I CITTADINI DI TRIESTE BATTONO ARVEDI E LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA 1 A 0 (tre pollici all’insù). Ieri un'ordinanza del TAR ha stabilito che avevamo ragione noi e che loro avevano torto. Ecco cos'è successo.”

Ed infatti ieri il TAR è andato oltre, e di molto, alla richiesta di Arvedi di sospendere l’ordinanza del Sindaco. La ha semplicemente dichiarata non più esistente!

Deciderà poi nel merito che poiché è sostanzialmente uguale a questo primo atto, appare scontato nell’esito: Arvedi vince per 2 a Zero.

Lo avevamo scritto su queste pagine e detto a Telequattro, TeleAntenna e Rai regionale per due mesi.

E non perché il TAR sia la Spectre di Arvedi e Serracchiani, ma perché ancora una volta il Comune ed i suoi consigliori di fiducia avevano sbagliato strada.

E questa veniva spacciata per una prima vittoria!

A posto siamo, che questi oltre a non conoscere nulla sul funzionamento degli impianti in Ferriera e del ciclo produttivo dello stabilimento, capiscono poco o nulla di giurisprudenza ma anche della lingua italiana. La prima ordinanza del TAR era scritta in un italiano semplice e breve, a lode dei giudici.

Arvedi fa la quarta mossa e proprio il giorno in cui incassa la trionfale vittoria al TAR.

Riannuncia per la seconda o terza volta che è pronto ad abbandonare la Ferriera (tutta, in parte maggiore o minore: ovvero chiudere l’area a caldo, il laminatoio, l’attività logistica portuale e rescindere la concessione trentennale con l’Autorità Portuale. Oppure chiudere l’area a caldo ed il laminatoio. O ancora chiudere solo l’area a caldo).

Perché quarta mossa?

La prima è prendersi la Ferriera, consegnatagli da un Commissario Governativo, condannato in primo grado dal Tribunale di Taranto ad otto anni e sei mesi per la responsabilità della morte di una dozzina di lavoratori quando dirigeva l’Ilva, ed incassare all’incirca 45 milioni di Euro, tra i crediti pregressi della fallita Lucchini, ed i finanziamenti di Mediocredito FVG. Ricevere l’AIA dalla Regione, condizione vincolante per ottenere l’accredito di un fido di cento milioni di euro dalla Banca Europea d’Investimenti.

Atto secondo è la campagna pubblicitaria sulla stampa nazionale, supportata politicamente da imprudenti dichiarazioni della Presidente Serracchiani, per illustrare il caso unico e primo in Italia di rilancio industriale e risanamento ambientale attuato alla Ferriera di Trieste. Biglietto da visita fondamentale da usare nel vero obbiettivo di Arvedi, l’acquisto, oddio l’incasso di un miliardo e trecento milioni di euro che il Governo consegna a chi si prende l’Ilva a Taranto.

 La decisione dovrebbe arrivare tra la fine di questo mese e febbraio.

Terzo Atto. Far passare contrattualmente parlando i nove decimi dei dipendenti Ferriera sul libro mastro e paga della società Acciaierie Arvedi, lasciando i rimanenti cinquanta a Siderurgica Triestina che DEVE rimanere titolare della concessione demaniale per le attività logistico-portuali.

Tale passaggio contrattuale può essere letto proprio in funzione della sperata acquisizione dell’Ilva.

Infatti appare abbastanza logico che se uno si prende l’Ilva, il più grande ed inquinante stabilimento siderurgico d’Europa, della Ferriera che produce solo ghisa e carbon coke perdendo all’incirca un milione di euro al mese non sa che farsene e non vede l’ora di chiuderla. Lasciando a questo punto ai lavoratori (a mille e poco più euro al mese) la scelta. Trasferirsi alla casa madre di Arvedi:  Cremona, se va bene, a Taranto, se va male, oppure a casa.

Sia chiaro si tratta di una ipotesi (il famoso “pensar male, facendo peccato”)ma proprio implausibile non è.

Quarta ed ultima mossa. Trovare un alibi esterno per l’operazione.

“Me ne vado da Trieste perché non mi volete, per l’ostilità politica di alcuni cattivoni.”

Utilissimi solo appunto a far ricadere la colpa su altri che, ingrati, non hanno capito gli sforzi e gli investimenti fatti dal Cavaliere ma che gli garantiscono una scusa plausibile.

E poiché i “cattivoni” hanno sbagliato quasi tutto in questi sei e passa mesi restano con il cerino acceso in mano anche perché non hanno elementi conoscitivi per controbattere alcunché e magari saranno così improvvidi di girare per Trieste prendendosi un supposto merito per la “chiusura”.

Facendo l’ultimo regalo ad Arvedi e pigliandosi per sovra mercato la rabbia di lavoratori (ex) e famiglie, e senza avere idea alcuna su cosa fare sull’area lasciata impestata e con montagne di rottami ferrosi arrugginiti.

Non c’è stata proprio partita: Arvedi vince 6 a 0.





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