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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Notizie Flash

48: Morto che parla.
Veramente qui i morti sarebbero tre, ma sintetizziamo! Sul Fatto Quotidiano online compare, absit iniuria verbis, un articolo (?) dall'oltretomba della politica velinara dedicato alla Ferriera di Trieste, dei cui reali problemi non si fa cenno alcuno.E..
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*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 81

ATTENZIONE! La lettura è sconsigliata ai minori ed alle persone dall'animo troppo delicato e gentile.

» Inviato da valmaura il 2 September, 2017 alle 12:43 pm

Del verde l’Ater fece un deserto.
Attila? Un’educanda al confronto.

Premesso che scrivo da arrabbiato e molto, pertanto non aspettatevi uno scritto “politicamente corretto”.
Via Valmaura è una delle strade più invivibili di Trieste, orrenda nella metà finale corre a fianco e sotto la rampa della Superstrada, tra lo sporco umano ed il guano dei colombi. Finisce a ridosso della Ferriera, dunque non si fa mancare niente per rendere la vita indecorosa ai residenti.
Residenti poi, 1500 persone mandate a “vivere” nel 1981 in un complesso dell’Ater in cemento armato che i bunker del Vallo Atlantico al confronto erano le terrazze fiorite di Babilonia, e quando cala il sole bisogna avere coraggio da vendere a camminare sotto terra nei garage o nei corridoi interrati nel cemento e senza luce che conducono ai portoni degli stabili. Vi si trova di tutto: da televisori, materassi e residuati di mobili abbandonati e lo sporco regna sovrano.
Le poche aree verdi che qualcuno osa chiamare aiuole, come i campi giochi, sono una vergogna per il genere umano. Lande spelacchiate e bruciate dall’arsura. Pochissimi gli alberi, o meglio alberelli che l’Ater ha deciso, pur non recando pericolo o ingombro alcuno, di far sparire quasi tutti alcuni mesi fa, privando così i passanti ed i residenti di quel poco di ombra e frescura, oltre che di modesto filtro a rumore ed inquinamento che quelle piante offrivano, giusto in tempo per far assaporare appieno agli abitanti il piacere di questa amena estate africana.
Stamane il sigillo. Un camion senza alcuna scritta visibile, parcheggiato sul marciapiede del lato finale della strada. Quattro uomini senza alcun segno di riconoscimento, che non due motoseghe, che abbattono l’ultimo di questi alberi, un melo selvatico per altro sano e rigoglioso ed unico cenno di verde in un’aiuola più simile al deserto del Gobi.
Mi avvicino ad una decina di metri e scatto una foto della scena col cellulare. Due energumeni che a malapena conoscono quattro parole d’italiano, erano balcanici, mi affrontano minacciandomi e quando li avverto che avrei chiamato i Carabinieri si sprecano in gesti osceni all’indirizzo dell’Arma.
Non sono riuscito a salvare quel melo, ho telefonato due volte all’Ater ma tra ferie e competenze interne mi hanno invitato a mandare la solita e-mail, magari per riderci sopra.
E no, qui bisognerebbe capire quali sono i criteri con cui l’Ater, che è un ente pubblico pagato con i nostri soldi assegna i lavori e, cominciando con la manutenzione del verde, che è un appalto economicamente cospicuo, come sia possibile che si avvalga di ditte che usano certa mano d’opera.
E perché questi lavori non siano svolti da cittadini italiani, che mi risulta a Trieste siano più che disponibili, ed invece ci si affidi a certi figuri che andrebbero invece caricati di corsa su di un bel vagone piombato e rispediti senza soste nei loro paesi d’origine.
L’ho scritto sopra, questo non sarà un articolo politicamente corretto e di cui magari tra una settimana mi pentirò per cui risparmiatevi le reprimende, ma comincio a comprendere perché fin troppa gente si butta a votare Lega Nord, che tollerare certi atteggiamenti da persone che si sentono arrogantemente padroni a casa nostra, e che noi per giunta anche paghiamo, fa francamente girare i cabasisi anche ad un Santo.




Memoria 4.

» Inviato da valmaura il 1 September, 2017 alle 11:02 am

Il sindacato ed ancora Illy.

Quello che ha fatto, o meglio non ha fatto il sindacato della Triplice con l’aggiunta dell’Ugl, in quasi venti anni è ben descritto dalla proposta, seria che non scherzava purtroppo, avanzata dalla UIL di Luca Visentini, promoter in seguito anche dell’associazione “culturale” Palacinka esistita giusto per pigliarsi un contributo annuale dalla Provincia.

“E’ vero la Ferriera inquina. Ma allora perché invece di spostare lo stabilimento (era la proposta avanzata dall’allora Presidente regionale Roberto Antonione nel febbraio di quell’anno e che diede il via alla “scoperta” del problema da parte del Centrodestra in versione elettorale: si votava per i comuni di Trieste e Muggia e per la Provincia tre mesi dopo) non si spostano le abitazioni? L’operazione costerebbe molto di meno!”

Insomma un esodo di massa di circa 80.000 tra triestini e muggesani, ed in fin dei conti “costerebbe molto di meno”.

Pubblicato dal Piccolo il 23 febbraio 2001. E notate: il sindacalista in servizio permanente effettivo parte con il riconoscere come vero che la Ferriera inquini, ma la sua soluzione è spostare abitanti e case. Così la Ferriera può continuare ad inquinare e produrre in santa pace.

C’è solo un dubbio che ci assale, visto che la Uil è, o dovrebbe essere, un sindacato che rappresenta e tutela i lavoratori: e la salute degli operai?

Ma negli anni oltre a permettere alla proprietà di fare pressioni alla città con il classico ricatto occupazionale, i sindacati arrivano perfino ad essere citati dagli stessi vertici della Ferriera come testimoni a discarico quando questi finiscono indagati ed arrestati per “smaltimento illecito di rifiuti speciali e falso”. Tutti episodi di cui il sindacato, le sigle di prima, non si sono mai accorti in questi anni, così come per oltre tre anni non hanno aperto bocca quando la Procura ha reso nota la perizia dell’ASS che certificava come causa di morte per tumore di 84 lavoratori le mansioni svolte in Ferriera.

Poi arriva ancora l’allora Sindaco Illy che prosegue nel suo annunciare per conto della Lucchini le promesse e gli impegni della proprietà. “Sono 480 i miliardi che la Lucchini HA INVESTITO”, dunque speso, vabbè nel titolo si arrotonda a 400, “per eliminare fumi e polveri”.

Soldi spesi molto male visto che l’articolo è del 22 dicembre 1998, o forse non spesi affatto, visti i risultati ottenuti.

Ma la domanda è: perché il Sindaco Illy ci mette la faccia e fa il portavoce della Lucchini?

Ai copiatori di immagini, come ai scopiazzatori di testi, correttezza vorrebbe che si indicasse la fonte e la provenienza. Ma si sa certa gente l’educazione e la correttezza manco sanno dove stiano di casa, insomma è come il classico detto “non parlare di corda in casa dell’impiccato”. Alla forca di Dipiazza, del Centrodestra, di Telequattro e del Piccolo.

Levatoci il sassolino vi rivolgiamo il classico invito a mettere il “Mi Piace” alla nostra pagina Facebook, ripetiamo PAGINA e non solo in calce a questo articolo.

E mi raccomando leggetevi i due articoli del Piccolo.

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Memoria 3.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2017 alle 12:27 pm

Il Muggesano “Asburgico”.

Primavera 2001. Oramai siamo in piena campagna elettorale per il rinnovo del Comune e della Provincia, ed anche il Ministro Willer Bordon ci partecipa. Lui conosce bene la realtà, è stato per tanti anni assessore prima e poi Sindaco di Muggia e deputato di Trieste.

Il Piccolo nel 2000 ha cambiato padrone. La proprietà è passata al Gruppo Finegil-Espresso-Repubblica. Prima conseguenza l’immediata scomparsa dalle pagine del giornale di ogni notizia che riguardi il Circolo Miani e Maurizio Fogar. Censura che continua imperterrita ancora oggi con la “zonta” di Telequattro.

Perché? Ma è ovvio: diamo fastidio sia al PD, di cui il Piccolo è giornale di riferimento a mezzadria con la famiglia Camber, che a Telequattro l’emittente di Dipiazza e del centrodestra. Sempre in nome, si intende, della professionalità e dell’etica giornalistica!

Ovviamente di tutto quello che leggerete nei due articoli nulla si è verificato.

E Trieste non ha visto il becco di un quattrino di quei “23 miliardi già stanziati”.

Interessante notare tre cose.

L’ennesimo fiorire di “Tavoli”, il recordman è stato il Presidente della Regione Tondo che nel suo primo mandato si inventò ben Ventuno (21) Tavoli regionali sulla Ferriera, mancava solo quello della Briscola e Tresette.

La presenza, anzi “sbarco” di una Task Force, dunque l’Arpa oggi non si è inventata nulla, ma stavolta di “Superesperti”: assenti solo Superman, Mandrake, SuperPippo, Paperinik e Superciuk che hanno sdegnosamente rifiutato l’incarico, l’ultimo per la bassa gradazione alcolica del Terrano.

La riesumazione di sigle ambientaliste monocellulari pur di isolare ed eliminare l’influenza del Circolo Miani e Servola Respira tra i cittadini. Cosa rivista ai tempi nostri con nomi diversi.

Armatevi di pazienza e mentre leggete i due articoli qui sotto, mettete il vostro “Mi Piace” a questa Pagina  Facebook e non solo all’articolo.

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Memoria 2.

» Inviato da valmaura il 30 August, 2017 alle 12:21 pm

Correva l’anno 1999, Sindaco era Riccardo Illy sostenuto da una maggioranza di CentroSinistra, da quasi due anni Servola Respira e Circolo Miani avevano sollevato il problema della Ferriera e coinvolto l’opinione pubblica cittadina. I partiti di allora, tutti, non se ne occupavano e sarà così fino alla primavera del 2001 quando si voterà per il rinnovo di Comune e Provincia, tantomeno esistevano i comitatini di oggi, anzi alcuni di lorsignori difendevano proprio la fabbrica.

Resta ancora un mistero perché in quegli anni Illy abbia voluto esercitare di fatto il ruolo di portavoce della Lucchini, proprietaria della Ferriera.

Pochi giorni prima di questo articolo ne era uscito un altro dove il Sindaco “esortava i Servolani a portare pazienza per ancora sei mesi che a luglio del 2000 l’aria sarà pulita”.

Come potrete notare anche nei futuri articoli del Piccolo, con il controcanto di Telequattro, si tenterà sempre di circoscrivere il “disagio” al solo rione di Servola, anzi alla parte bassa del quartiere.

La ragione è spudoratamente evidente: negare l’innegabile e se proprio non ci si riesce dare la sensazione che riguardi poche persone, quelle che “hanno scelto” di andare a vivere vicino alla fabbrica, come i 1500 sfortunati che il Comune e l’allora IACP avevano mandato nel 1981 ad abitare nel “Serpentone” di Valmaura a due passi dalla Ferriera e sotto la Superstrada. Avevano offerto loro delle villette ad Opicina a fianco casa Illy ma loro niente, testardi ed ostinati avevano preferito Valmaura.

Vi consigliamo una attenta lettura dell’articolo del Piccolo di martedì 9 novembre 1999, se nascondete la data vi sembra di sentire parlare la proprietà, il sindaco e l’Arpa, ma di oggi.

Cosa vuol dire cancellare la memoria e con essa il mestiere del giornalista.

Noi invece con questa serie di “Memorie” intendiamo mantenerla ben viva, perché è solo conoscendo il passato che si capisce il presente e si hanno gli strumenti per vincere le battaglie.

Una amenità. Nella stessa pagina di giornale, dunque 18 anni fa, si parla del via libera al "recupero di Porto Vecchio". Più attuale di così ...

Per questo vi chiediamo il vostro “Mi Piace” alla Pagina Circolo Miani Facebook, oltre che a questo post. L’articolo si apre cliccando qui sotto.

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Memoria 1

» Inviato da valmaura il 28 August, 2017 alle 1:10 pm

"Il lungo declino di Servola, rione in bilico"
– Piccolo 17 novembre 2016

Sei anni fa, poi, ha chiuso anche il ristorante Al Britannia, famoso in tutta la città, dopo la morte del proprietario.
«Scriva pure - dice un familiare - che è morto di cancro ai polmoni e poi che la cuoca, sua moglie, vive da più di dieci anni con un polmone solo, e poi figli e nipoti tutti asmatici. Che sia un caso la vicinanza con la Ferriera?».
Per la cronaca anche allora era Sindaco Dipiazza e Presidente della Regione Tondo, per il centrodestra.





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