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Circolo Miani » News Correnti » Page 81

Il Porto chiude la Ferriera!

» Inviato da valmaura il 28 June, 2017 alle 1:08 pm

Lo ripubblichiamo tale e quale solo sostituendo al punto di domanda nel titolo il punto esclamativo.
Crediamo non ci sia nulla da aggiungere a quanto da noi pubblicato il 5 marzo e scritto non sappiamo più quante volte in tanti anni.
Magari ascoltarci prima: quante sofferenze risparmiate e quanto vero lavoro guadagnato.
Con buona pace dell’inerzia di Cosolini e delle utradecennali chiacchiere, piroette, giravolte con triplo salto mortale (per noi) carpiato di Dipiazza e dei suoi sostenitori dell’ultima ora.
I “presidi” andrebbero fatti non “sotto” ma dentro, come fece il Circolo Miani occupando per un giorno, e notte, l’aula del Consiglio comunale (giugno 2010). Subito denunciati dalla Amministrazione Dipiazza e repentinamente assolti dal Tribunale nonostante che l’accusa (Frezza) avesse chiesto una pena cumulativa trenta volte più alta di quanto richiesto in precedenza contro la proprietà della Ferriera.
E, sommesso suggerimento dopo il risultato di ieri sul Porto a cui va dato merito alla Presidente di Regione ed al vertice dell’Autorità Portuale da lei indicato e contro cui ha rosicato in Regione il friulano Tondo, mai visto a Trieste da Presidente sul territorio, spostato in Municipio.

Il Porto chiude la Ferriera?
Oggi sul Piccolo viene pubblicata in due pagine con gran risalto la mappa del progetto di sviluppo del Porto di Trieste, dal Piano regolatore, illustrato dal Presidente Zeno D’Agostino.
La prima considerazione riguarda la “professionalità” del piccolo giornale che nemmeno coglie il significato di quanto pubblica. E si che qui non occorreva leggere: bastava guardare i “pupoli”.
Da cui si evince che la Ferriera, e non solo l’area a caldo, semplicemente sparisce in nome della legge basilare della fisica sulla compenetrazione dei corpi.
Il Molo Ottavo con piattaforma logistica e retroporto intermodale copre tutta l’area che va dallo Scalo Legnami fino a quasi i pontili della Siot.
Certo qui si pone il problema della concessione trentennale dell’area demaniale (il 62% della Ferriera) a Siderurgica Triestina ma la soluzione la aveva anticipata, a rileggere, e neanche questo fanno i professionisti del giornale locale, quanto dichiarato più volte dallo stesso Arvedi al momento del suo secondo sbarco a Trieste.
Quanto annuncia oggi il Presidente dell’Autorità portuale è esattamente quanto scritto e detto dal Circolo Miani e Servola Respira negli ultimi quindici anni e presentato in un convegno cittadino nel 2004 alla Stazione Marittima. E sono esattamente i punti 4 e 5 dell’odierno programma del Circolo Miani per chiudere rapidamente la Ferriera tutelando e sviluppando i posti di lavoro.
Certo al Piccolo non possono saperlo, come a Telequattro, perche è dal 2000 che oscurano e censurano ogni iniziativa del Circolo, come l’assemblea di ieri. Ma come recita il proverbio: chi è colpa del suo mal pianga se stesso.
Nota a margine, oggi compare una poco intellegibile dichiarazione del Sindaco di Trieste in risposta alla seconda bocciatura da parte della Regione alla sua richiesta di revisione dell’AIA. Ci compare per la prima volta la richiesta di nullità della stessa Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Conferenza dei Servizi regionale con il consenso del Comune di Trieste.
Visti brevemente i motivi anticipati dalla nota comunale è fin troppo facile prevedere che la richiesta farà la fine delle precedenti due.
Insomma nulla di nuovo sotto il sole disgraziato di Trieste.
Dal Comune poche idee ma ben confuse.
E ci fermiamo qui per carità patria.

"Il passato non conta, è da stupidi ricordarlo".
Davvero? Come sulla Ferriera?
Dejà vu! L’uomo dalle granitiche certezze. (vedio foto Facebook Circolo Miani)




Ferriera. I becchini: Arpa e Forza Italia.

» Inviato da valmaura il 27 June, 2017 alle 12:19 pm

A babbo morto e sepolto si fanno vivi i necrofori: da un lato l’Arpa FVG, quella detta del “giorno dopo” che il “prima” non esiste nel loro vocabolario, e dall’altro Piero Camber, detto il “minore” per distinguerlo dal pregiudicato maggiore.

Partiamo dalla nuvolata colossale di polveri innalzatasi ieri sotto effetto di un “neverin” ampiamente previsto ed annunciato proprio dall’Osmer-Arpa.

L’Azienda, dopo le smisurate dichiarazioni di sensibilità “ambientale” formulate ossequiosamente da Arvedi al vescovo benedicente, non ha fatto pressoché niente per prevenire l’accaduto.

Dopo, e solo dopo, ha messo in funzione un idrante per “fissare” i cumuli.

Mossa inutile perché parte significativa del polverone si è alzata dalle strade e piazzali interni, che si bagnano quando piove, appunto, e soprattutto dalla linee dei nastri di rifornimento dell’Altoforno che da tempo non si puliscono perché sono una camera a gas delle perdite dell’impianto.

Ma l’attenta e vigilante Arpa del giorno dopo anche queste cose ignora.

I becchini politici, speriamo per loro abbiano incontrato assai poche persone a Servola, e daje: mai a Valmaura, San Sabba-Monte San Pantaleone, o Chiarbola, per restare in zona, nella loro visita surreale.

Capiamo che quando la terra trema uno scappa, come i voti beccati da Dipiazza e centrodestra, dove può.

Ma raccontare favole sui “fatti” di questa amministrazione quando basta che la gente aguzzi lo sguardo e la memoria “Ferriera chiusa in 100 giorni” è cosa perfino controproducente.

Pigliamone una a caso: Camber sventola “l’ordinanza del Sindaco”, fotocopia esatta meno che nella data e firma, di quella del novembre 2015 di Cosolini, che “limita” la produzione mensile della ghisa a 34.000 tonnellate.

Ordinanza peraltro dichiarata decaduta dal TAR dopo il verbale ispettivo del 13 settembre 2016 sottoscritto incredibilmente anche dal Comune, la Polli era evidentemente distratta, dove si concludeva che i lavori fatti dalla proprietà sugli impianti soddisfavano pienamente le prescrizioni dell’AIA.

Ma questo Camber omette di dirlo ed il Piccolo di ricordarlo, ci mancherebbe!

Ma soprattutto una ordinanza che più che un “limite” era un augurio alla proprietà che raramente, assai raramente riesce a toccare e superare le trentaquattromila tonnellate mensili per l’Altoforno.

Occorre altro? E questi sarebbero “i fatti”?

Provate a raccontarne un’altra che questa non ci fa proprio ridere, e non solo a Servola.

Tutto il resto è silenzio (Amleto) e “solo chiacchiere e distivo” (Al Capone).




Ferriera. Se Dipiazza fosse veramente un Sindaco.

» Inviato da valmaura il 24 June, 2017 alle 10:33 am

Un sindaco che avrebbe voluto veramente porre fine al dramma Ferriera, non in cento giorni (anche se tecnicamente per chiudere l’area a caldo ne bastano 21), ma diciamo in sei mesi, si sarebbe comportato così.

1) Non fidandosi dell’Arpa. Come da tempo affermato, avrebbe affittato alcune centraline di monitoraggio, dopo averne studiato il posizionamento più idoneo per coprire anche l’area perimetrale (il 60% circa) dello stabilimento oggi scoperta, ed avrebbe affidato una consulenza ad un istituto di ricerca per la gestione dei rilevamenti (Polveri sottili, PM10, e Micro, PM2.5, BenzoApirene, Benzene e Diossine) e la loro analisi.

Adottando i nuovi limiti di misurazione raccomandati dal 2010 dalla Comunità Europea (per le PM10 un limite giornaliero di 35 per non più di venti superamenti all’anno).

2) Qualora i dati fossero risultati difformi da quelli rilevati e diffusi dall’Arpa FVG avrebbe depositato immediatamente una denuncia in Procura e chiedendo al Tribunale un arbitrato peritale giudiziario.

3) Contestualmente avrebbe aperto una istruttoria presso la Comunità Europea per ottenere i cospicui finanziamenti previsti per la riconversione della produzione siderurgica, le bonifiche, e per la salvaguardia dei posti di lavoro. Creando una società pubblica ad hoc per riassumere i dipendenti, come previsto dalle normative europee, ed affidando a questa la gestione delle aree oggi occupate dalla Ferriera (per il 63% di proprietà demaniale amministrate dall’Autorità Portuale).

4) Consigliato da persone competenti il Sindaco avrebbe emesso, in qualità di Ufficiale Sanitario, l’ordinanza di fermo e spegnimento (appunto i 21 giorni per la messa in sicurezza) dell’Altoforno, dell’impianto di agglomerazione e della macchina colare, Determinando, in sostanza, il fermo di tutta l’area a caldo e chiudendo la principale fonte di inquinamento oggi esistente.

5) Il Sindaco, essendo componente dell’Autorità Portuale dell’Alto Adriatico, avrebbe affidato al progetto presentato da questa il mese scorso tutta l’area oggi occupata dalla Ferriera per il pieno inserimento e sviluppo dell’ipotesi logistica portuale, ed avviato una campagna promozionale per il coinvolgimento dei gruppi privati interessati allo sviluppo internazionale del Porto di Trieste.

Esattamente tutto il contrario di quanto fatto in oltre un anno, per non parlare dei dieci precedenti, nel terzo mandato dal Sindaco Roberto Dipiazza.

Sotto nella foto (Facebook Circolo Miani) il 370 giorno della terza era Dipiazza.




La Trieste che non c’è.

» Inviato da valmaura il 23 June, 2017 alle 11:11 am

L’altra faccia di Trieste che non esiste per Piccolo e Sindaco.
La sintetizziamo perché molto già ne abbiamo scritto.
Non solo Ferriera ed inquinamento (giardini e parchi giochi per i bimbi, inibiti da oltre un anno).
Il degrado inarrestabile dei quartieri semi e periferici dove vive la maggioranza dei triestini con una qualità della vita indecente.
Un degrado non solo urbanistico, ma sociale, dei servizi ed umano.
L’emergenza povertà che investe oramai un quarto delle nostre famiglie.
Servizi sociali e sanitari sul territorio al collasso.
Ospedali, tempi d’attesa, pronto soccorso indecorosi.
Emergenza casa che l’Ater non sa affrontare.
La speranza di un lavoro per i giovani e di un reimpiego per i meno giovani.
Una cultura sul territorio che invece di eventi effimeri offra alle persone gli strumenti per decidere il loro futuro.
Di tutto questo neanche una parola del sindaco “agente immobiliare” e nessuna domanda del Piccolo.
Le due pagine Piccolo-Dipiazza. L’incipit è tutto un programma: «Sono “drogato” di Porto vecchio. Non sto facendo il sindaco ma l’agente immobiliare». Roberto Dipiazza, a un anno dalla vittoria alle elezioni, sfoggia sicurezza e determinazione. Da dove gli arriva tanto vigore per la sfida delle sfide, quella del Porto vecchio, su cui è appeso il futuro di Trieste?
Dunque il futuro di Trieste sarebbe appeso ad una mega operazione/speculazione immobiliare-finanziaria. Non al progetto di rilancio del Porto che prevede 6.000 nuovi veri posti di lavoro entro otto anni, con le nuove infrastrutture e lo sviluppo dei traffici marittimi.
Ecco così abbiamo capito meglio gli interessi che costoro difendono.




Ferriera. Dipiazza e Cosolini: il Duo Lescano.

» Inviato da valmaura il 21 June, 2017 alle 12:15 pm

Dipiazza-Cosolini, da Sindaci.
“Il comune ha le mani legate. Non può fare niente. Solo la Regione può chiudere la Ferriera”.
Cosolini-Dipiazza, da assessori e capigruppo regionali.
“Se vuole chiudere la Ferriera che il Sindaco faccia una ordinanza. Lo può fare.”
Rivolti a Dipiazza-Cosolini Sindaci.
Ora se a Dipiazza non sono bastati 19 anni da pubblico amministratore (15 da Sindaco e quasi quattro da consigliere regionale) per conoscere poteri e competenze del Primo cittadino, perché firmare il decalogo in diretta TiVù e promettere la chiusura “entro 100 giorni” dell’area a caldo?
Scopre solo ora di non averne il potere?
Allora non ha la preparazione per fare neppure il consigliere circoscrizionale.
Oppure lo sapeva ed ha scientemente preso in giro gli elettori su di un problema terribilmente serio e drammatico per Trieste pur di raggranellare qualche voto in più.
E se la Regione sola “può”, perché Cosolini e Dipiazza quando erano autorevolmente in Regione non hanno provveduto?
Perché Cosolini ha votato la prima AIA rilasciata dalla Giunta Illy alla Ferriera (dicembre 2007)?
Perché Dipiazza si è rifiutato pubblicamente (risposta del Sindaco all’interrogazione del consigliere Ferrara) di chiedere all’amico e compagno di partito Renzo Tondo, Presidente della Regione, la revisione dell’AIA rilasciata dalla Giunta Illy-Cosolini?
Perché Dipiazza nel 2008 ha respinto la richiesta di emettere una ordinanza per fermo impianti nonostante l’Arpa, si proprio la vituperata Arpa, avesse ufficialmente confermato che nel biennio 2007-2008 la media ANNUA del BenzoApirene emesso dalla Ferriera superava, e di molto, gli 8 nanogrammi metro cubo contro il limite di legge di 1?
Nonostante le lettere ufficiali dell’ASS triestina che gli confermavano che con quei valori “c’è il SICURO rischio di insorgenza di leucemie e neoplasie”.
E nonostante che il Sindaco di Piombino avesse con analoga ordinanza sequestrato e chiuso la cokeria, sempre della Lucchini, per una media annua di “soli” 5,3 nanogrammi di BenzoApirene, ed il Tar ed il Consiglio di Stato avessero respinto i ricorsi della proprietà.
Se il Circolo Miani non conta una mazza perché i sostenitori del Sindaco Dipiazza, comitati e soci vari, lo attaccano con tanta costanza?
E perché il Piccolo censura e denigra dal 2001 il Circolo Miani?
Qualcuno ce lo vuol spiegare magari rispondendo alle domande qui sopra?

 

Sotto (su Facebook Circolo Miani) una foto di giornata, 366 della terza era Dipiazza, dell’Altoforno avvolto dalle perdite di gas letale (più di 100.000 metri cubi al giorno). Ma per i suoi sodali e per l’Arpa non è un problema.





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