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Circolo Miani » News Correnti » Page 8

Centro Congressi Porto Vecchio. Qui ci vuole il Mago Otelma.

» Inviato da valmaura il 20 September, 2020 alle 3:39 pm

Avevamo espresso sommessamente i nostri dubbi sulle possibilità future di quell'enorme scatolone del nuovo Centro Congressi, augurandoci sinceramente di sbagliare anche se la presenza di alcuni potenti “iettatori” alla sua inaugurazione non era di buon auspicio.
Ora emerge che è proprio uno scatolone, di nome e di fatto, incompiuto e che servirebbe una nuova variante non in corso d'opera come le precedenti ma post opera. Tradotto necessita recuperare quasi due milioncini di nuovi euro per ultimare i lavori (!), arredare il sarcofago e dotarlo delle strumentazioni tecniche per farlo funzionare (si è giudicato infatti inelegante far parlare i relatori tramite un megafono, che fa molto folk ma è un tantino scomodo visto che lo sentono in pochissimi).
Ma Dipiazza pensa comunque di chiudere l'attuale struttura congressuale, se non altro esteticamente mooolto più gradevole, alla Stazione Marittima. Ricorda un po' il gesto della disperazione dell'allora Sindaco Illy che fatto costruire il Parcheggio di via Carli gestito da un privato e perennemente vuoto ebbe la brillante idea di imporre il divieto di sosta su entrambi i lati da Piazza Carlo Alberto fino alla PAM di via San Marco giusto per “incoraggiare” coattamente i residenti a pagarsi un posto macchina anche di notte in via Carli. Fu sommerso da migliaia di firme di protesta e dovette in fretta e furia far levare i cartelli di divieto di sosta in via Locchi e viale Campi Elisi.
Morale: il parcheggio di via Carli è rimasto desertificato o quasi.
Dunque se fossimo negli amministratori del nuovo incompiuto, ma sempre utile per un secondo taglio di nastro e passerella elettorale, Centro Congressi ogni volta che il podestà apre bocca ci toccheremmo i cabasisi (sono tutti uomini ci pare).
Certo è che chi ha progettato i lavori, e soprattutto calcolato i costi (di cui non ci preoccuperemmo se il quasi 40% non dovesse pagarli il Comune, ovvero noi, che poi per usarlo i triestini dovranno comunque pagarne il nolo: una genialata), con i numeri non deve andare molto d'accordo.
A questo punto un consiglio spassionato: si affidino al Divino Otelma utile anche per scacciare il malocchio.



Trieste Verde. Una svolta per il Comune (4).

» Inviato da valmaura il 19 September, 2020 alle 3:02 pm

Concludiamo la breve carellata dei motivi che i cittadini dovrebbero prendere in considerazione per partecipare domani, sabato 19 settembre, alle ore 11, al Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, all'incontro pubblico di fondazione di Trieste Verde.
Oltre a ricordare la contrarietà ad ogni ulteriore sventramento del nostro Carso per costruire un TAV nostrano, una balzana idea che riemerge periodicamente quanto pericolosamente, come da sempre il Circolo Miani è stato fermissimo nell'opporsi al Tav in Val di Susa.
E come va sepolta la grottesca vicenda di un Parco del Mare, inutile e dannoso sotto tutti i punti di vista.
Per farla breve ci limitiamo qui a ricordare le battaglie, i programmi e progetti, gli articoli che da anni abbiamo fatto e pubblicato sul degrado trentennale, almeno, di gran parte dei quartieri, periferici e non, di Trieste, dove per altro vive la stragrande maggioranza dei concittadini.
Combattere questo abbandono non significa rattoppare con una palata di bitume un marciapiedi, riparare un tombino o cambiare una lampadina, ma mutare, assieme ai cittadini la qualità della vita, in meglio si intende che il peggio lo stanno provando da anni, sul territorio.
Offrire abitazioni che non siano il Vallo Atlantico del Serpentone di Valmaura o le “case dei Puffi” di Borgo san Sergio ed anche su Rozzol Melara bisogna avere il coraggio di creare le premesse per un radicale cambiamento. Offrire spazi e luoghi di aggregazione, incontro e cultura, quella vera dove la gente vive e non quella paludata ed elitaria, anche di una certa intellighenzia di sinistra. Recuperare i tanti spazi ed immobili di proprietà pubblica sparsi per la città, aprirli e metterli a disposizione gratuita dei cittadini: giovani, anziani ed insomma di chi ci vive attorno spesso in abbandonata solitudine ed emarginazione.
Fornire adeguati servizi sanitari e sociali sul territorio, per prendersi realmente in carico i soggetti più deboli. Riformare totalmente le Circoscrizioni, oggi enti assolutamente inutili, riportandole alle dimensioni storiche di espressione amministrativa dei rioni, snellirle nei componenti e fornirle di tutti i poteri reali, oggi in carico agli assessorati, di gestione dei rispettivi territori e dei servizi offerti.
Su tematiche importanti come la gestione ed il funzionamento della sanità, ospedaliera e territoriale, il Comune non può e non deve limitarsi come ora a fare da semplice spettatore ai disastri ed ai malfunzionamenti che tutti conosciamo e che abbiamo provato sulla nostra pelle. Anche perchè questa Sanità sarà anche in capo alla Regione, un fallimento dietro l'altro, ma è pagata dalle tasse dei Triestini, intesi come provincia. Eppoi bisogna avere il coraggio e la lungimiranza di ripensare alla insensata e molto più costosa idea di trasferire l'Ospedale pediatrico Burlo a Cattinara, così come riportare il cuore del Pronto Soccorso e della Medicina d'Urgenza in centro città al Maggiore.
Covid o non Covid i tempi d'attesa biblici per esami e visite specialistiche devono divenire un vicino, purtroppo, ricordo, finendola di favorire la Medicina privata a scapito di quella Pubblica.
A Trieste ci sono quasi ventimila appartamenti sfitti o inutilizzati, pubblici (Ater) e privati, che da soli basterebbero a risolvere per i prossimi 50 anni, in una città per altro in costante calo demografico di duemila unità all'anno, il problema, per molti un'emergenza, casa.
Per cui una bella variante al Piano Regolatore con l'indicazione del “Mattone Zero”, ossia in un territorio così piccolo e compresso, e già fortemente compromesso, stop alle nuove cementificazioni e incentivazione dei restauri e dei recuperi edilizi ed urbanistici, ma con la effettiva condivisione delle scelte da parte dei cittadini e non come ora delle solite lobbies del mattone.
Riformare totalmente la macchina del Comune riportando in carico allo stesso la gestione diretta di tutti i servizi oggi appaltati e subappaltati a ditte o cooperative esterne, con condizioni economiche al limite della sopravvivenza per chi ci presta la mano d'opera, spesso dequalificata.
Dal verde pubblico, alle pulizie, dalla gestione di istruzione, assistenza ed impianti comunali assumerne di nuovo la gestione diretta ed interna porterebbe alla fine oltre che ad un sostanziale miglioramento qualitativo un consistente risparmio economico. Così come vanno riformati radicalmente gli attuali Servizi sociali del tutto inadeguati a fare fronte alla diffusa emergenza povertà, che deve trovare risposta prioritaria da chi governa la nostra comunità, sempre che questa parola abbia ancora un valore.
La gestione dei servizi poi, a partire dalle “scovazze”, va profondamente chiarita, innanzitutto applicando le tariffe proporzionali al reddito, con l'esenzione di quelli bassi, in una città che a fronte di notevole incuria e lacune del servizio aumenta costantemente le tasse ad esso riservate. Un controsenso se confrontato all'aumento della percentuale “differenziata” che invece ne dovrebbe produrre un naturale abbassamento.
Ed inoltre quello della manutenzione ordinaria, in una città, periferie ed altopiano, che oggi ha nelle transenne e nei tubi innocenti, arrugginiti per mancati interventi da anni, il nuovo stemma comunale.
Certo l'elenco delle cose da fare è molto più lungo, ma il tempo invece è breve e dunque bisogna metterci mano da subito, partendo proprio, e valorizzando, l'esperienza fatta da decenni sul territorio dal Circolo Miani e la conoscenza di chi questi problemi è costretto ad affrontarli quotidianamente. La differenza tra riuscire a dare risposte concrete e non promesse elettorali la verificheremo questo sabato, domani, con il tasso di partecipazione all'incontro pubblico di fondazione di Trieste Verde.
Ora dipende tutto da voi, che a trovare scuse e distinguo siamo bravi tutti.
Teodor



Trieste Verde. Porto Green (3).

» Inviato da valmaura il 18 September, 2020 alle 1:40 pm

A proposito è di oggi la solita uscita estemporanea di Dipiazza che interviene sulla Stazione Marittima, dove vuole sopprimere l'attuale Centro Congressi e riservarla in esclusivo a terminal passeggeri.
Meraviglioso! E giusto l'altro giorno uno dei più importanti armatori internazionali (Costa Crociere) aveva appena ribadito pubblicamente dell'importanza di dedicare al tale fine le banchine in Porto Vecchio oggi in parte affidate ad Adria Terminal e comunque a gestione diretta, almeno quelle nel Barnum di Porto vecchio, dell'Autorità Portuale.
Mai improntitudine fu più puntuale, ma volete mettere: una cosa è comandare una passera altra invece guidare una flotta di transatlantici. Vero "Commodoro" Dipiazza?
Ma veniamo a noi
Sulla stampa, che ha sempre censurato ed oscurato le nostre posizioni, grande spazio alla “scoperta” da parte di ministri ed autorità varie presenti ad Esof dell’opportunità, noi la definiamo piuttosto urgente necessità, di “elettrificare” le banchine dove attraccano le navi (noi aggiungiamo tutte: da quelle crocieristiche, a quelle mercantili, alle petroliere Siot), per far spegnere i motori necessari a far funzionare i servizi di bordo mentre sono all’ormeggio. Esse infatti sono causa di un inquinamento che si abbatte sulla città superiore a tutto quello prodotto annualmente dal traffico automobilistico, oltre all’inquinamento acustico causato, in specie nelle ore notturne, dal rombo dei motori.
Non è una novità, e non meritiamo il Premio Nobel per questa iniziativa: la “scoperta”, non è recente e non è nostra, che parte dalle indagini sanitarie sull’elevata incidenza di tumori, malattie cardiache e respiratorie nelle grandi città portuali realizzate da oltre 30 anni, negli Stati Uniti, in Germania e nei paesi nordici.
Tant’è che la stessa Comunità Europea ha recepito il problema varando misure e finanziamenti atti ad incentivare il passaggio dalla nafta all’energia elettrica nella fase portuale. Ed anche il Porto di Trieste ha ottenuto un contributo di 800.000 euro stanziati dall’Europa proprio per avviare in loco il passaggio, come ci ha confermato Zeno D’Agostino nel lungo incontro avuto a fine luglio.
Ora non ci interessa veder riconosciuto il “primato”, il merito di aver sollevato la questione con decine di articoli da un due annetti a questa parte dal titolo “Porto Green”, e non solo su questo aspetto, nel silenzio TOTALE di tutte le forze politiche e siglette "ambientaliste" varie, nessuna esclusa anche quella a cui fa riferimento Patuanelli, oscurati ovviamente da stampa e televisioni asservite loro.
Ma ci preme invece far notare come si lavora da queste parti: informando, denunciando i problemi e presentando le soluzioni, che come in questo caso ci fa piacere vedere condivise dalla Presidenza dell’Autorità Portuale, alla quale però diciamo che non va messo tempo in mezzo, ovvero che bisogna passare ai fatti presto e bene, a partire dalla specifica criticità della Siot.
E dunque.
Intervento immediato per sostituire alla forza motore (inquinantissima) la forza elettrica con l'installo su tutte le banchine, da Porto Vecchio a Muggia, degli appositi terminali a cui le navi all'ormeggio, siano esse da crociera, petroliere o commerciali, si colleghino per alimentare i servizi di bordo. Abbattendo così anche l'inquinamento acustico molto forte soprattutto nelle ore notturne.
Presenza degli appositi filtri sui fumaioli delle navi.
SIOT. Risolvere la criticità causata dall'olezzo in uscita dai depositi, un nauseabondo tanfo di benzina marcia, che investe le zone di San Dorligo e la fascia costiera triestina. In tempi rapidi perchè la situazione si protrae insopportabilmente da anni.
Progettata nuova grande stazione e zona di manovra ferroviaria, da Valmaura-Servola-Scalo Legnami: studiare tutte le misure da assumere per prevenire l'inquinamento acustico e le copiose emissioni di Polveri Sottili (PM10 e 2,5).
Riapertura linea ferroviaria “transalpina” al traffico di treni container: intervenire il prima possibile per barrierare e ridurre il fortissimo inquinamento acustico in città (da San Giacomo ai Campi Elisi) prodotto dalle fermate, in particolare quella in corrispondenza del viadotto metallico fianco PAM, dei convogli in discesa.
Di questo ed altro, in particolare della Siot, si è parlato nel corso delle due ore di incontro con il Presidente dell'Autorità Portuale che hanno dimostrato una sostanziale condivisione dei temi affrontati e messo altresì in primo piano anche l'attesa di risposte da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE).
Si è deciso di rinnovare l'incontro a settembre per fare il punto della situazione e valutare i tempi necessari, che non sono una variabile indipendente, per concretizzare le soluzioni.
Ecco, se ci si permette una considerazione, è così che si affrontano per risolverli i problemi, nell'ottica di raccogliere una sfida importante per la città ed il suo sviluppo: fare di Trieste il primo Porto Green in Italia ed un modello per l'Europa.
Ora ai lettori ed ai triestini giudicare se siamo più affidabili e competenti noi, o i politici “esperti” che governano, dalla maggioranza e dall’opposizione, la nostra città e la nostra Regione. Di una cosa siamo però certi: che nei “santini” elettorali pubblici e privati ne parleranno in termini roboanti, accanto alle solite promesse.
Per noi invece conta, e non solo su questo, quello che si è fatto, o nel loro caso NON fatto, in questi anni passati e non le balle elettorali. Per i Triestini non sappiamo, anche se, visto il recente passato, non ci sentiamo di essere troppo ottimisti.
E’ su queste basi che nasce Trieste Verde, uno strumento utile per la nostra comunità, oppure non ha senso alcuno che nasca.
E lo capiremo questo Sabato 19 settembre, alle ore 11 al Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, con la partecipazione dei cittadini all'incontro pubblico di fondazione.
Teodor



Trieste Verde. Più antenne e meno alberi

» Inviato da valmaura il 17 September, 2020 alle 1:29 pm

Questo sembra essere il motto del Comune.
 
Negli ultimi mesi città, periferie e altopiano hanno visto un fiorire di nuovi impianti, anche di notevolissime dimensioni, per la trasmissione delle frequenze di telefonia mobile. A fianco di una ricostruzione e potenziamento di impianti preesistenti. Un Far West incontrollato.
I lavori sono stati e vengono fatti formalmente per utilizzare e potenziare la copertura dell’attuale rete 4G/3G ma, ma sappiamo benissimo perché lo ha comunicato ufficialmente la stessa Arpa FVG che almeno nella prima fase, quella “sperimentale”, la nuova tecnologia 5G si avvarrà dei ripetitori già in essere per il 4G, dove collocherà i propri trasmettitori anche perché le aziende sono le stesse.
Per ora in provincia di Trieste esiste, per quanto a nostra conoscenza, un solo impianto nato specificatamente per il 5G su richiesta dell’Autorità Portuale, e recentemente installato a Borgo San Sergio.
Quello che emerge dalla mole impressionante di foto e segnalazioni pervenuteci dai lettori è la conferma di una totale assenza da parte del Comune di un “piano antenne”, ovvero della regolamentazione urbanistica del settore che preveda zone apposite riservate alla costruzione di questi impianti, per ovvia precauzione a tutela della salute, lontano da ospedali, scuole, e zone densamente abitate. E che tenga conto del forte incremento di patologie legate all’elettrosensibilità, per altro fortemente invalidanti.
Un piano di non difficile e lunga realizzazione che dovrebbe contemperare le esigenze di copertura di rete degli operatori 3/4G con la precauzionale tutela della salute dei triestini, intesi come provincia, e che dovrebbe vedere coinvolti pure i territori dei cinque comuni limitrofi. E questo a prescindere dalla questione 5G. Ne abbiamo chiesto l’adozione più e più volte: inutilmente.
Non è possibile infatti vedere oggi potenti quanto impattanti ripetitori piazzati sopra ricreatori comunali, dirimpetto ad edifici scolastici e case di riposo, o con una densità di impianti (vedi Campo San Giacomo) tale da far scattare l’effetto cumulo sulla popolazione: ovvero serve a nulla che le misurazioni, da prendere per esperienza con pinzette e guanti in lattice, degli enti di controllo ci dicano che singolarmente preso ogni impianto rispetta con le emissioni i limiti di legge quando ce ne siano quattro o più nelle vicinanze.
Che poi l’organo di controllo sia quell’Arpa regionale la cui credibilità agli occhi dell’opinione pubblica è pari a zero per i pregressi trascorsi, a partire dalla Ferriera, e che sembra confermare nelle sue “rassicuranti” note che tutto è a posto, soprattutto quando si misurano le emissioni elettromagnetiche di impianti 5G non ancora funzionanti, nevvero?
Ben due sono state le documentate richieste, anche stavolta avanzate per conto del solo Circolo Miani, da un avvocato al Comune di emettere una ordinanza, o votare una delibera, di moratoria per la sperimentazione 5G nel territorio comunale, come fatto da centinaia di Comuni in Italia, ultimo proprio quello di Udine. E per tutte e due le volte il sindaco, che per leggi, e dal 1934, è pure l’Ufficiale Sanitario del Comune, di fatto non ha risposto gettando la palla in tribuna, ovvero delegando tutto alle “certezze” dell’Arpa FVG.
Ora che mentre la stessa UE ha fatto marcia indietro ritenendo indispensabile una ricerca approfondita sulle eventuali conseguenze per la salute delle persone e sui danni arrecati all’ambiente dall’introduzione di questa nuova tecnologia, rinnovando l’invito alla “massima precauzione”, al Comune di Trieste tutti zitti e mosci.
E come al solito NESSUNA forza politica, di maggioranza ed opposizione, ha mai aperto bocca sul tema.
Magari in campagna elettorale giureranno sulla testa ma dei nostri figli che “vigileranno” ed interverranno.
Come no! Magari con le tempistiche, oltre venti anni ci hanno messo, usate per spostare i ripetitori di televisioni e radio dall’abitato di Conconello, idem per Chiampore a Muggia. Insomma a “babbo morto”.
Poi se ai triestini e muggesani va bene così, trovarsi ripetitori piazzati in ogni tetto, in ogni buco, e per pudore non ne citiamo uno, ed offrirsi da cavie sperimentali, facciano pure, e non vengano sabato 19 settembre alle ore 11 in via Valmaura 77 a Trieste all’incontro pubblico al Circolo Miani di fondazione di Trieste Verde.
Basta che non si lamentino poi, almeno con noi.
Teodor.



Trieste Verde. Parliamoci chiaro (1).

» Inviato da valmaura il 16 September, 2020 alle 4:00 pm

Sono io, Teodor, a scrivere questa breve antologia delle ragioni che portano alla eventuale fondazione di Trieste Verde, sabato prossimo, 19 settembre, all’incontro pubblico che si terrà alle ore 11 presso il Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77.
Lo farò in alcune brevi puntate da oggi a sabato perché Maurizio Fogar spesso è fin troppo tollerante e diplomatico: insomma “buono”, cosa che io non sono perché ritengo che le cose vadano dette chiare e crude.
Cominciamo dal fatto più visibile e scandaloso: ovvero lo scempio del verde e l’abbattimento sistematico di alberi nel Comune di Trieste, e non solo che anche Muggia non scherza. Quello che strappa lacrime e provoca catene di proteste sui social.
L’origine è datata Sindaco Illy, quando smantellò, lui la chiamò privatizzazione, anzi “esternalizzazione”, il Servizio Verde del Comune allora sciaguratamente guidato da tale Vremec, che patteggiò una pena per reati legati a Tangentopoli. Che ricordare non guasta mai per capire quello che accade oggi.
Da allora il "Servizio", oggi guidato infaustamente dall’assessora Lodi in abbinata con la collega Polli, due degli amministratori peggiori che Trieste ricordi: è una mia opinione, si è ridotto ad un pugno di persone, soprattutto funzionari direttivi.
La mattanza degli alberi ha avuto una particolare impennata sotto la precedente amministrazione Cosolini ed ha toccato il picco sotto l’attuale Dipiazza. Dunque su questo centrosinistra e destra uguali sono, ma chi si aspettava una differenziazione dai “nuovi”, mica tanto: da quasi dieci anni, oppositori targati 5Stelle è stato clamorosamente deluso. Ne è plastica riprova l’affermazione del consigliere Paolo Menis che alcune settimane orsono ha giustificato gli abbattimenti con le stesse parole usate dalla Lodi “saranno (?) malati”.
Neanche a dire che queste amministrazioni hanno disatteso, insomma violato, e pubblicamente senza che alcuno, neppure gli organi di controllo (dalla Prefettura alla Procura) avesse nulla da obbiettare ben due leggi della Repubblica che IMPONGONO ai Comuni sopra i 15.000 residenti di piantare un nuovo albero per ogni neonato registrato all’anagrafe (per l’anno scorso avrebbero dovuto essere almeno 1.200).
In tutti questi anni, spiace ed è triste rilevarlo, solo il Circolo Miani, che non è una associazione ambientalista ma la più significativa realtà socioculturale di Trieste a partire dal 1981, ha denunciato tale situazione ed ha organizzato delle manifestazioni sul territorio.
Gli altri, ovvero la pletora di siglette ambientaliste legate a doppio filo alla politica (di sinistra e destra) e che qui esistono solo per lo spazio che stampa e televisioni, asservite ai partiti, regalano loro in ossequio ai padroni editoriali, non sono mai pervenute. Per non parlare di quella sigla purtroppo ectoplasmatica che a livello locale dovrebbe rappresentare i resti del partito dei Verdi: mai comparsa sui radar.
Dunque se si vuole invertire questa situazione, fermare lo scempio e la mattanza, metter mano seriamente al vergognoso degrado in cui il verde pubblico, ma anche privato, è stato lasciato in questi decenni (dai giardini, inquinati e non, dalle aree verdi periferiche e centrali), servono a poco le denunce che pure il Circolo Miani si è assunto, in piena solitudine, la responsabilità di presentare in Tribunale, bisogna entrare in Comune, che è il vero Dominus in negativo di questa situazione, per cambiare radicalmente lo stato delle cose. E l’occasione si presenterà nella prima decade di maggio con le elezioni del prossimo anno.
Progetti ed idee concrete non ci mancano e le renderemo note in occasione degli incontri pubblici a partire da quello di sabato prossimo. Non nascono da promesse e balle elettoralistiche ma dall’esperienza maturata in tutti questi anni sul territorio.
Giudicate quindi voi chi sia più credibile.
Ultima nota: fanno sorridere tutti quelli che sull’onda di Greta parlano di emergenza climatica e che a Trieste si fanno fotografare con le “autorità” corresponsabili del disastro.
Alla prossima puntata (Far West di antenne e ripetitori, Moratoria 5G).
Teodor
A corredo ho riscelto di far ripubblicare una foto della devastazione in Val Rosandra che è l’emblema di quanto scritto.




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