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'L'Eco della Serva'
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Circolo Miani » News Correnti » Page 8

Perchè non ci stupiamo più?

» Inviato da valmaura il 5 April, 2019 alle 12:49 pm

Da tempo abbiamo smesso di stupirci sulle infelici trovate della politica: quella nuova quanto quella “usata” di centrodestra e sinistra. Però spereremmo sempre di essere smentiti, non perchè amiamo particolarmente questa politica, ma per il bene della nostra città e Regione.

Talvolta non abbiamo neppure finito di pensare che “lorsignori” abbiano toccato il fondo che subito questi si armano di vanghe e picconi e si mettono a scavare.

Siamo francamente interdetti ad esempio di un bilancio comunale che premia commercianti ed esercenti, categorie notoriamente potenti elettoralmente, e bastona la grande maggioranza dei cittadini con l'aumento della tassa sui rifiuti, oppure taglia di quasi due milioni le spese sociali a beneficio di queste ed altre iniziative non propriamente necessarie.

A Trieste, e non ci stancheremo mai di ricordarlo, ci sono alcune emergenze che dovrebbero catalizzare attenzione e sforzi di qualunque classe dirigente degna di questo nome, seria e consapevole, dunque non quella di Trieste e Friuli Venezia Giulia.

Ne parliamo, ne scriviamo da anni e anni ma questi sembrano essere ciechi, sordi e muti.

Così al volo ne citiamo tre, di emergenze oramai perenni: la sanità triestina, ospedaliera e territoriale con liste d'attesa infinite, la povertà di tante famiglie, bambini compresi, da far impallidire i “convegni scaligeri” e le pensioni da fame, il degrado infinito dei quartieri.

Quest'ultimo tema riguarda sempre più anche l'incapacità e l'assenza di un disegno organico per il centro storico più simile ad un Suk di Tangeri o ad una sagra gigante (Galleria Tergesteo e dintorni ne sono l'emblema). E quello che sta accedendo con il riuso delle aree di Porto Vecchio ci spaventa non poco.

Non parliamo poi di quando i politici vogliono sostituirsi agli storici, almeno a quelli credibili, che allora assistiamo ad un festival di castronerie da far impallidire Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.

Ora non dubitiamo che tra tutti quelli che hanno scelto di “impegnarsi” in politica e di occuparsi del nostro bene pubblico non ce ne siano alcuni di onesti e volonterosi ma forse sarebbe ora che si facessero sentire e riconoscere.

Insomma se ci sono che battano un colpo.

Chiudiamo con l'aggiornamento della Pagina Facebook del Circolo Miani.

Non male nevvero?

Certo sarebbe ancora migliore con un maggior numero di vostri “Mi Piace” alla nostra Pagina e non solo ai singoli articoli o Post che dir si voglia, si da aumentare la diffusione delle nostre notizie.

E non dimenticate di aiutarci con la destinazione del vostro 5 X 1000 a favore dell'Associazione di Volontariato Circolo Miani. Basta scrivere il nostro numero di Codice Fiscale 90012740321 nell'apposito riquadro della vostra dichiarazione dei redditi: qualunque essa sia, dal modello unico Cud al 230 e 240.

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Porto Vecchio o “Tampax”?

» Inviato da valmaura il 30 March, 2019 alle 12:58 pm

Più passa il tempo e più Porto Vecchio sembra un contenitore “usa e getta”, insomma un gigantesco Tampax.
Sono oramai alcuni anni che la politica propone di volta in volta di collocarvi questo o quell' altro soggetto, a cominciare dal Parco del Mare ma prima ancora da Trieste Futura, Polis eccetera.

Sono decenni che non ci sia architetto di grido che non venga profumatamente pagato per elaborare un progetto che poi inevitabilmente finisce a riposare in un polveroso cassetto per poi scivolare nell'oblio di un cestino.

Da quando il Comune ci ha messo le mani, la “location” in Porto Vecchio è simile al film “Grand Hotel” con Greta Garbo, chi entra e chi esce.

Poche idee ma tanto confuse sulla destinazione d'uso di quello che era stato presentato come il principale polo di sviluppo urbanistico di Trieste.

Si danno il via a costose infrastrutture, vedi la follia della rotatoria in viale Miramare o l'inutile rifacimento di piazza Libertà (ovviamente opere superflue per tutti meno per chi incassa gli appalti dei lavori tanto a pagare è Pantalone, ovvero noi) senza avere uno straccio di idea complessiva ed un progetto particolareggiato sul che fare in questa vastissima area che fa parte integrante del Porto, e di cui molti sembrano dimenticarsene. A questo poi si affianca, anche per contiguità, lo sfregio della tentata vendita di Palazzo Carciotti.

In assenza di una classe dirigente degna di questo nome e per tamponare il disastro noi proponiamo di avviare un'ampia consultazione tra i triestini per sentire cosa ne pensano, visto che ne sono i “proprietari” e poi magari estendere il quesito financo a livello europeo, vista la collocazione geopolitica della nostra città. E poi, solo poi, dare il primo colpo di piccone.

Solitamente le calze si infilano prima delle scarpe e non dopo.




Rifiuti a Trieste. Non "bariamo", noi.

» Inviato da valmaura il 29 March, 2019 alle 1:11 pm

Un due lettori, dunque sparutissima minoranza, ci chiedono capziosamente nei loro commenti "in che vie di Trieste e quando" sono state scattate le foto fin qui pubblicate. Ovviamente sorvolano sui nostri inviti di risposta ad andare sui loro motori di ricerca e trovare facilmente le stesse foto con le indicazioni del caso.
Sono gli stessi che mettono addirittura in dubbio che le foto della vergogna riguardiino Trieste, incuranti delle scritte ACEGAS che compaiono sui bottini.
Ecco a corredo di una immagine che non vorremmo mai vedere nella nostra città, e della responsabilità di chi chiede ulteriori tasse ai cittadini per un servizio che è quello che è (e la inciviltà di alcune, poche o tante, persone va messa in conto da parte di chi governa una realtà e non il Paese dei Campanelli) aggiungiamo alcune immagini recentissime (2019) e che facilmente permettono di riconoscere anche le vie.
Buona visione, si fa per dire.

(le foto sono visibili sulla Pagina Circolo Miani di Facebook)




Rifiuti Trieste. Ma la Polli lo sa?

» Inviato da valmaura il 27 March, 2019 alle 12:44 pm

Sulla raccolta differenziata ieri l'altro la signora che Trieste ha la sventura di avere per assessore comunale ha dichiarato che nella raccolta differenziata il Comune non recupera soldo alcuno e che è tutta pura spesa per le casse comunali.
Ergo necessita aumentare la tassa sui rifiuti.
Allora la informiamo noi, che però non siamo assessori né riceviamo alcuna indennità di mandato, con la inestinguibile speranza che scelga di andare a fare cose più gratificanti per lei, e soprattutto per noi, che ostinarsi a rimediare figuracce come assessore.
Leggetevi qui sotto.
A fine anni Novanta (1997) a seguito del decreto del Ministero per l'Ambiente, Ronchi, nasce il Conai, Consorzio nazionale imballaggi, un soggetto privato senza fini di lucro che raccoglie 850.000 aziende che producono o usano imballaggi (divise per sei categorie, acciaio, alluminio, plastica, legno, vetro, carta e cartone). In vent’anni Conai ha avviato al riciclo 50 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio cosa che – secondo le stime – ha evitato l’immissione nell’aria di 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica e la costruzione di 130 discariche di dimensione media.
Il principio è che il primo utilizzatore di un imballaggio deve pagare al consorzio un contributo che servirà a finanziare lo smaltimento.
Nel caso della carta il contributo è salito a gennaio 2019 da 10 a 20 euro a tonnellata. Conai incassa il contributo e lo gira a Comieco che, a sua volta, lo ridistribuisce ai 5.500 COMUNI con i quali è in convenzione e che così vengono INDENNIZZATI dei COSTI che comporta la RACCOLTA DIFFERENZIATA. Attività che, stimano gli esperti del settore, occupa in media due minuti al giorno dell’italiano medio.
Ma sono due minuti da cui dipende un intero settore in crescita: su 100 tonnellate immesse sul mercato dal settore cartario italiano, 55 derivano da materiali di riciclo. La media nazionale di carta riciclata per abitante è intorno ai 54 chili all’anno. Più carta si ricicla, più il settore attira investimenti: l’industria cartaria investe 420 milioni in Italia ogni anno, ma quel che più conta è che tra 2010 e 2015 sono stati concessi 316 nuovi brevetti per gli imballaggi in carta e cartone.

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Matusalemme e l'Ospedale di Cattinara.

» Inviato da valmaura il 26 March, 2019 alle 1:08 pm

Progettato nel 1965 ed aperto VENTI anni dopo, anche se con qualche piccolo contrattempo (le cabine degli ascensori erano più grandi delle colonne di risalita, ad esempio), e nato vecchio ed ampiamente superato nei progetti (gli ospedali moderni non si costruiscono più in altezza), oggi ci tiene a confermare la sua tempistica. Infatti, Partito nel 2000 l’iter per la ristrutturazione totale del nosocomio, e il trasferimento del Burlo avrebbe dovuto concludersi nel 2023, si stanno raggiungendo nuovi record.

Oggi, anzi da oltre sei mesi, tutto è fermo per il contenzioso tra l'Azienda Sanitaria e la ditta che ha vinto l'appalto per i lavori. Certo la responsabilità sarà probabilmente della ditta ma resta un mistero di come, in assenza pure di contestazione delle fideiussioni presentate al momento dell'assegnazione dell'appalto, l'ASS abbia permesso di demolire i cinque piani interni di una Torre prima del via libera al progetto esecutivo, privando così l'Ospedale di innumerevoli posti letto e reparti.

Francamente è sconcertante, e non solo per gli anni, 25, previsti per i l'ultimazione dei lavori ma anche per il perdurare del caos al “pronto” soccorso con le conseguenze che gli utenti pagano sulla propria pelle. A settembre, annuncia il Riccardi, avremo a Cattinara la nuova Pet, peccato che non avremo l'ospedale.

Responsabili? Tutti e dunque nessuno. Come sempre la politica ed i vertici sanitari da essa nominati se la sfangano. Facile nevvero?





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