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Circolo Miani » News Correnti » Page 79

Ferriera. Perché Dipiazza non vuole chiuderla?

» Inviato da valmaura il 16 July, 2017 alle 12:14 pm

A partire dall’area a caldo.

Manca una settimana esatta ai 400 giorni dell’insediamento di Roberto Dipiazza nel suo terzo mandato di Sindaco di Trieste (i primi due vanno dal 2001 al 2011. Precedentemente fu Sindaco di Muggia e dal 2013 al 2016 Consigliere e Capogruppo in Regione).

Dunque ben oltre ai famosi, promessi a Telequattro con la sceneggiata del “decalogo” firmato in diretta, “100 giorni”.

Non è un caso che nessuno ne parli più, a partire dal Centrodestra ed ai comitati affiliati.

Se le parole potessero uccidere, e talvolta purtroppo accade ma non in questo caso, Dipiazza avrebbe fatto una strage della Ferriera.

Nei fatti invece ha fatto esattamente tutto quello che si poteva fare per non chiudere nulla in quello stabilimento, nemmeno la porta del WC.

Una sua scelta consapevole, a partire dal rifiutare, pur offertagli, ogni consulenza tecnica per arrivare a chiudere con una Ordinanza sindacale in veste di Ufficiale Sanitario del Comune, l’emergenza prima ed urgente: ovvero l’Altoforno della Ferriera.

Questi sono i fatti nudi e crudi, poi chiunque può inventarsi le scuse che vuole pur di non vedere la realtà.

Il 14 luglio, anniversario della Rivoluzione Francese, in mattinata l’Altoforno ha dato un altro esempio concreto sul rischio, innanzitutto per i lavoratori, di tenere in funzione un impianto collassato. Prima un forte boato con tremore di vetri, e poi due “soffiate” di nero intenso, per due episodi, ripetutisi a distanza di un’ora, di sovrapressione.

Una ennesima dimostrazione che chi controlla impianti e ciclo produttivo capisce poco o nulla della materia, ed al massimo interviene a “babbo morto” per spalleggiare l’ennesima giustificazione aziendale (“episodio anomalo” è il termine più gettonato: peccato però che l’anomalia solitamente viene a cessare quando i “fatti” sono ripetuti, come nel caso dell’Altoforno).

Questo pone un problema grande come una casa.

Che attendibilità, poste queste condizioni, possono avere i controlli, sempre che non si basino sul semplice prendere atto delle dichiarazioni della proprietà, a rispetto della diffida regionale che due settimane orsono ha posto precisi limiti alla riduzione produttiva soprattutto della Cokeria?

In tutti questi anni, ovvero dalla sua nascita nel 2001, l’ARPA è praticamente stata non una soluzione ma parte, ed importante, del problema. Tant’è che nessuno le crede più.

E questo è una grana di non poco conto per la Regione.

P.S. Se volete mettere sulla PAGINA CIRCOLO MIANI di Fecebook un "mi piace" e magari cliccare sul tasto "segui", non ci offendiamo mica.




Questa è Trieste. (sic!)

» Inviato da valmaura il 13 July, 2017 alle 12:37 pm

Cominciamo e finiamo presto perché due uomini in camice bianco sono venuti e se lo sono portati via in camicia di forza, con il vicedirettore del Piccolo, Alberto Bollis.

“Il risveglio di Trieste avviene in un’assolata giornata di luglio, Anno Domini 2017. Il paziente, sprofondato in un coma che pareva a un certo punto irreversibile …”. A commento del summit europeo in città.

Ovviamente lui di Trieste vede e conosce solo il salotto buono e l’apparenza istituzionale, oltre che quella del giornale per cui lavora e che risponde ad una ferrea logica politica bipartisan: il PD ed il centrodestra del pregiudicato Camber. Per lui tutto il resto è silenzio, sotto forma di oscuramento e censura.

Proseguiamo con il sindacato. In una nota, sempre uguale nel testo e contenuti e stavolta tocca alla FIOM CGIL, si persegue il rigido mantenimento dello status quo in Ferriera, la sacralità intangibile di quei posti di lavoro mentre per le migliaia persi in questi ultimi anni in altre imprese neanche una lacrimuccia di circostanza, e soprattutto si tace, dopo quattro anni quattro, sulla tragedia dei lavoratori, oltre una ottantina, morti di tumore per le mansioni svolte in Ferriera, come accertato dalla perizia ASS e reso noto dalla Procura nel 2013.

Arriviamo poi al consigliere regionale Ussai, 5Stelle, che, come se nulla fosse accaduto in questi anni, interroga la Presidente della Regione per sapere quando avvierà il percorso di dismissione della Ferriera (area a caldo).

Siamo ritornati insomma all’anno Zero.




Controcorrente.

» Inviato da valmaura il 12 July, 2017 alle 12:41 pm

Ferriera, cadute le maschere (tre).

A costo di essere gli unici fuori dal coro, al di là del piacere di vedere riconosciuto a livello europeo il primato scientifico di Trieste “città della scienza” ma anche della Ferriera e dell’ospedale di Cattinara, francamente ci domandiamo in che mondo vivano gli esponenti scientifici e politico-istituzionali, oltre naturalmente all’Eco del PD-famiglia Camber, quando dichiarano sul giornale che: “l’esito della gara che negli ultimi mesi ha appassionato e mobilitato la città, il Paese e tutta la comunità scientifica dell’area dell’Europa centro-orientale: quella per poter ospitare nel capoluogo del Fvg la prossima edizione dell’Euroscience Forum”.

“Appassionato e mobilitato la città”? Quale città?

Non certo quella dove vive la stragrande maggioranza dei triestini che si trovano a lottare per sopravvivere alla povertà incalzante, al degrado dei quartieri dove risiedono, al crollo dei servizi sociosanitari, e che vivono con ansia ogni eventuale bisogno di ricorrere al pronto, che balla, soccorso ospedaliero o a visite ed analisi specialistiche.

Perché questa è la “scienza” concreta con cui i triestini devono per loro disgrazia fare i conti.

Poi certo se questa “vetrina” permetterà anche alla nostra comunità di conoscere meglio la miniera della ricerca scientifica che hanno in casa da decenni, ben venga.

Ma ai politici che ad ogni elezione parlano di “sinergie” tra la nostra realtà scientifica d’eccellenza ed il territorio, salvo dimenticarsene il giorno dopo, chiediamo.

Con chi dovrebbe fare “sinergia” il Sincrotrone?

Con chi produce ghisa e carbon coke con procedimenti ottocenteschi?

Ma per favore!

Ferriera, cadute le maschere (tre).

Ecco il comunicato di oggi sul Piccolo mette la parola fine ad ogni equivoco, anche se la vicenda era chiara fin dalla campagna elettorale del 2016 a tutti meno che ad Ussai e Menis.

I tre comitati filoDipiazza, accompagnati dai badanti Polli e Camber il minore, per distinguerlo dal pregiudicato maggiore, hanno sancito la santa alleanza con il centrodestra regionale.

Il pretesto? La richiesta di “un incontro urgente con Arvedi”, che aspetta loro, figurarsi, e “la revisione dell’AIA”, dunque riconoscendo in questo modo la legittimità della stessa.

Spiace solo constatare in quanto poco tempo queste tre sigle, che rappresentano oramai e più che mai solo se stesse, abbiano screditato le due manifestazioni che avevano visto, oltre alla nostra, anche la partecipazione di tanti cittadini di ogni appartenenza e voto politico.

Ma in fin dei conti meglio così: meglio la chiarezza. Ora si iscrivano a Forza Italia o alla Lista Dipiazza, così non ne parliamo più, noi. Il Piccolo state invece tranquilli ne parlerà ancora: hanno sette milioni di ragioni in azioni della Fondazione CRT per dare loro spazio.

Altrimenti come fanno a censurare Circolo Miani e Servola Respira.




Trieste. Il trionfo della Latitanza (e della monaggine)!

» Inviato da valmaura il 8 July, 2017 alle 1:04 pm

Dalla Ferriera al caso di Sasha Colautti a Trieste è tutto un silenzio, una assenza palpabile.

Certo con un quotidiano che ti dettaglia anche la lista dei vini del banchetto del pregiudicato di centrodestra, o gli amorazzi dei bagni tergestini capiamo che non viene facile informarsi e quindi prendere posizione.

Partiamo dal giovane lavoratore, ex sindacalista della Fiom CGIL poi passato alla USB, dipendente della Wartsila che al momento del rientro in fabbrica si vede trasferito d’ufficio dall’azienda alla sede di Taranto.

Anche un sordo, cieco e muto capisce che si tratta di quella che una volta, quando i sindacati erano cosa seria, si definiva in linguaggio forse arcaico ma efficace una “rappresaglia padronale”.

Attenzione questa decisione viene assunta da una azienda che esprime, speriamo ancora per poco, il presidente (iniziale minuscola di rigore) della Confindustria della Venezia Giulia. Dunque senza prese di distanza alcuna degli industriali triestingoriziani rappresenta la nuova linea ufficiale dell’Associazione, che riporta più o meno agli anni Cinquanta del Novecento. Quelli di Valletta alla Fiat e dei sindacati “gialli”, ovvero padronali.

Ma la città nel suo insieme ha fatto spallucce. Dagli “intellettuali” non pervenuti, alla stragrande parte della politica e delle istituzioni nostrane: idem.

Il sindacato? USB a parte ha fatto proprio il “minimo sindacale”, ovvero in sostanza niente.

Ferriera. Da mesi e mesi, passata la speculazione elettorale, silenzio pressoché totale.

Scomparsi i 5Stelle ed il PD, il Centrodestra vive sulle “mosse” alla Ninì Tirabusciò del Sindaco. Parole, parole, parole e fatti zero.

I sindacati più muti di un pesce e sono quasi quattro anni che non hanno trovato il tempo di aprire bocca sulla gravissima denuncia emersa dalla perizia della Ass resa nota dalla Procura sugli 83 lavoratori morti, e per i tre soli tipi di tumori presi in esame, per le mansioni che svolgevano in Ferriera, da allora nomeata anche “fabbrica di vedove”.

Gli “intellettuali”? Mai pervenuti, è una costante forse perché non ci sono premi da spartirsi, in quasi venti anni.

Meno del 50% dei triestini ha votato alle ultime elezioni comunali, alle regionali di quattro anni fa andò peggio: votò solo il 41%, tutti i partiti a stracciarsi le vesti con dichiarazioni impegnative sull’astensionismo “problema centrale per la nostra democrazia”.

L’espace d’un matin ed il giorno dopo non ne parlava nessuno.

Idem dicasi per l’emergenza sanitaria sul territorio e quella ospedaliera, per il degrado dei quartieri e per il dramma incalzante della povertà crescente.

Insomma a Trieste o si tace omertosamente oppure si latita da far paura.

Per tutto il resto: “venghino venghino, siore e siori, che al Circo Zavata c’è ancora tanto posto!”




Ferriera. Chiacchiere a confronto.

» Inviato da valmaura il 6 July, 2017 alle 1:56 pm

Oggi sul Piccolo il Gruppo Arvedi parla di 137 milioni già investiti sulla Ferriera, ma non spiega che i nove decimi di questa cifra se ne sarebbero andati, il condizionale qui è di super obbligo, per comperare ed installare un laminatoio di seconda mano che non riesce a lavorare a più di un terzo della sua ipotetica capacità produttiva.

Parla poi genericamente del progetto di copertura dei parchi minerali, sostanzialmente inutile per il contenimento dell’inquinamento, cumuli di Coke a parte: l’unico “Parco” che andrebbe subito coperto. Quantifica genericamente in una ventina di milioni il costo dell’operazione.

Annuncia di avere già dato il via al regime ridotto della produzione imposto dalla recente diffida regionale. Inutile per l’Altoforno che la produzione mensile raramente tocca il limite imposto prima dalle ordinanze sindacali di Cosolini e Dipiazza ed ora dalla Regione. Mentre invece i limiti imposti alla Cokeria colpiscono, e duramente, le finanze di casa Arvedi. Si tratta, lo abbiamo già scritto, di una riduzione di quasi il 60% della produzione di carbone Coke, venduto a terzi, e di analogo calo dei gas di risulta con cui funziona la Centrale di Cogenerazione per la produzione di energia elettrica. Per mantenerne i livelli attuali Arvedi dovrà acquistare sul mercato il gas metano in sostituzione.

A questo si aggiunge che poco tempo fa la proprietà aveva annunciato la necessità di fermare a fine estate l’Altoforno per “indispensabili lavori”: la sostituzione della Bocca dell’impianto, del crogiuolo e del refrattario interno: una ulteriore ventina di milioni, se va bene, il costo, a cui si aggiunge il non breve fermo dell’Altoforno e la conseguente perdita di produzione di ghisa.

Ora alcune rapide considerazioni.

La diffida regionale ed il suo pronto dichiarato rispetto da parte di Acciaierie Arvedi non ha alcun valore se non c’è la certezza dei controlli, ed almeno in questo la Procura potrebbe fare la sua parte.

Resta un mistero perchè stampa e tivù diano sempre tanto spazio genericamente alla vicenda Ferriera, facendo parlare persone (politici e comitati) che non capiscono un’acca di queste questioni, ma non ritengano importante chiedere ad Arvedi e pubblicare il progetto esecutivo dei lavori sul parco minerali e sull’Altoforno.

Sorge qui una domanda. Che lavori ha fatto finora la proprietà in oltre due anni di presenza sugli impianti se ora deve fermare gli stessi per rifarli da capo a fondo?

Ed ancora. Cosa hanno firmato il 13 settembre 2016 gli “ispettori” di Comune, Regione, Arpa, ASS, e soprattutto Vigili del Fuoco, nella relazione liberatoria in cui si sottoscriveva testualmente che i lavori richiesti dalle prescrizioni AIA erano stati tutti effettuati?

E prima ancora: cosa avevano visto e soprattutto capito? Visto che i lavori vanno rifatti da capo a fondo per ammissione della stessa proprietà.

Se questi sono i “politici”, i “tecnici” tra cui da mesi il “muto” ed a scadenza, ci pare, consulente del Comune nonché dirigente scientifico dell’Arpa, ed il club dei “presidianti” allora siamo a posto, ovvero fregati una volta di più.

Appare chiaro dunque il motivo dell’ostinazione con cui si vuole escludere, nascondere e cancellare l’esperienza del Circolo Miani e di Servola Respira: gli unici a Trieste ed in Regione a conoscere passato, presente e soluzioni del dramma Ferriera.

Un esempio? Rileggetevi qui sotto il pezzo pubblicato in febbraio in occasione dell’Audizione alla Commissione Industria del Senato in visita a Trieste.

E riguardatevi il Servizio delle Iene andato in onda nel maggio di quest’anno.

E invece di tanti “mi piace” ai singoli articoli merita piuttosto condividerli e mettere il “mi piace” sulla pagina Circolo Miani e seguirla. Anche i numeri hanno il loro peso, non vi pare?

 

I conti di Arvedi. Trieste, Cremona e la Ferriera.
Riproduzione vietata senza espressa citazione della fonte.

 

Da far leggere dieci volte al giorno per dieci giorni a Maranzana del Piccolo.
Per i politici di tutti i colori temiamo non sia sufficiente, ci abbiamo provato inutilmente gli anni scorsi. Preferiscono chi di Ferriera parla senza sapere.
FinArvedi.
La capofila del gruppo Arvedi (stabilimenti principali a Cremona e Trieste) è la FinArvedi, la holding del gruppo che controlla, è proprietaria, tutte le altre società (da Acciaierie Arvedi a Siderurgica Triestina).
Partiamo appunto da questa (sono disponibili i bilanci 2014-2015).
Premessa: nel gruppo Finarvedi gli utili li porta a casa il settore Inox mentre il settore Acciaio dà volumi (fatturato) ma non ha margini.
Le passività a bilancio erano di 1 miliardo e 600 milioni di cui la metà verso i fornitori, a dodici mesi, insomma l’indotto, e quasi 500 milioni con le banche.
Passiamo ora ad Acciaierie Arvedi.
Acciaieria Arvedi dal 2009 al 2015, in 7 anni, ha perso oltre 21 milioni nonostante i 200 e passa milioni di certificati bianchi, soldi pubblici per riduzione consumi, che lo stato italiano ha erogato ad Arvedi prendendo i quattrini dalle nostre bollette della luce.
Acciaieria Arvedi dal 2006 al 2015, in dieci anni, ha visto aumentare i debiti di oltre 800 milioni arrivando a quasi 1,1 miliardi di euro. In questo periodo il capitale sociale, vale a dire i soldi del proprietario cav. Arvedi, sono aumentati solo di 94 milioni, ma grazie ai 60 milioni che Arvedi ha incassato nel 2014 da Siemens per la vendita del suo brevetto in Cina.
Sembrerebbe talmente in difficoltà che per incassare soldi accetta di avere un concorrente con la medesima tecnologia (ma a costo manodopera inferiore) in Cina.
Dal 2006 in poi la ditta ha messo a punto e realizzato un grosso programma di investimenti coperti praticamente solo con debiti che non ha dato risultati economici, ma solo perdite...e per fortuna del cav. Arvedi che c'erano i 200 e passa milioni statali (certificati bianchi).
Passiamo ora a Siderurgica Triestina.
Premessa. Siderurgica Triestina ha ricevuto nel 2015 dalla Regione un corrispettivo contrattuale per il mantenimento dell’operatività del sito di Servola per Euro 5.790.000. L'accordo di programma prevede questo corrispettivo.
Significa che al netto di questo contributo pubblico una tantum, nel 2015 perdeva nell'ordine di mezzo milione di euro al mese.
Alcune considerazioni.
FORTE LEVA DEBITORIA Il solo indebitamento bancario è pari a 115 milioni a fronte di un capitale sociale (apportato da Arvedi) di soli 500 mila euro. E questo con un fatturato per vendite di 134 milioni, in pratica quasi in linea con il suo indebitamento. Quindi non può permettersi di ridurre la produzione o di dismettere attività produttive.
DEBITO
L'indebitamento bancario a medio/lungo è dovuto a 70 milioni erogati da BEI (a fine 2015 pari a 66 milioni) e da 20 milioni erogati da Mediocredito Friuli VG. Sono presenti poi ulteriori 20 milioni di debiti a breve termine.
1. La Regione Friuli V.G. non è in conflitto di interessi: controlla, emette AIA e finanzia Siderurgica Triestina (Mediocredito Friuli è controllato al 55% da Regione FVG)?
2. L'erogazione della BEI avvenuta a giugno 2015 quando l'AIA è stata emessa solo il 27.01.2016
Bonifica
Degli oltre 20 milioni incassati dal liquidatore Lucchini, Nardi, per le bonifiche, sono stati spesi poco più della metà: rimangono 9 milioni da spendere.
Investimenti
Siderurgica Triestina si era impegnata ad investire 172 milioni nel periodo 2014-2016, di cui 140 nel biennio 2014-2015. Nel biennio 2014-2015 gli investimenti sono stati nell'ordine di circa 75 milioni: insomma pochi spiccioli oltre la meta’.
In pratica si confermano le parole (2014) del sen. Mucchetti che si mostrava preoccupato per l'eccessivo indebitamento delle aziende di Arvedi, cosa che sta avvenendo anche a Trieste.
Questo, tuttavia, è in linea con quanto dichiarato dall'azienda nel 2014 quando affermava che il socio (Arvedi) avrebbe versato 10 milioni. Ad oggi sono stati versati neanche 2 milioni.
1. Regione FVG è conscia della pesante situazione debitoria e dell'elevata leva finanziaria che, in base anche al più basilare libro di ragioneria, evidenzia una pesante sottocapitalizzazione?
2. Regione FVG di fatto sapeva che saremmo arrivati a questa situazione perché nel piano finanziario presentato nel 2014 si indicava che Arvedi avrebbe messo 10 milioni mentre si sarebbe indebitato per 140 milioni, con un effetto leva molto importante, quasi insostenibile.
Alcune osservazioni.
1- resoconto audizione commissione industria (2014) del Senato in cui il Presidente Mucchetti afferma che " Infine, ritiene che il Gruppo Arvedi, sebbene italiano, stia attraversando una fase di criticità finanziaria non ideale per porre le basi del rilancio del Gruppo Ilva. Inoltre ha una struttura improntata ad una capitalismo familiare mentre il Gruppo Ilva, a suo giudizio, dovrebbe passare ad una struttura proprietaria più manageriale."
2. intervista del FattoQuotidiano: Mucchetti afferma che "Si è fatto vivo Giovanni Arvedi, ottimo industriale con molti debiti e una successione da inventare."
Il fido europeo.
Una boccata di ossigeno ad Arvedi la da la Banca Europea di Investimenti, BEI, quando nel giugno 2015 eroga un fido per cento milioni di euro, sui duecento chiesti da Arvedi, peccato che nella istruttoria della Banca Europea si vincoli la erogazione al conseguimento della AIA per la Ferriera di Trieste da parte della Regione FVG, emessa appena nel gennaio 2016, e della VIA per Cremona, conclusa un anno dopo nel giugno 2016.
Poi invece la BEI da per scontato che Arvedi riceva le autorizzazioni tanto da richiedere non il documento della VIA o l'AIA nuova, ma solo una relazione non tecnica redatta dai consulenti Arvedi. Come chiedere all'oste se il suo vino è buono!!
Il laminatoio da 111 milioni.
L'impianto, come scrive anche Il Sole24ore, arriva dal fallimento della fabbrica americana di Sparrows Point, il cui penultimo proprietario era stata la russa Severstal, proprietaria anche della Lucchini Italia.
In una intervista sulla stampa USA colui che ne fu il proprietario indica "sei ragioni per cui le acciaierie di Sparrows Point sono fallite". Al punto 1 indica GLI IMPIANTI OBSOLETI e dichiara "even worse, its 68inch hot strip mill dates back to 1947. Employees have made heroic efforts to keep these antiques running. But it’s a losing game." [molto peggio il laminatoio datato 1947. Gli operai fecero sforzi eroici per far funzionare questa anticaglia. Ma non ci riuscirono.]
L'impianto di laminazione è stato oggetto di un revamping (manutenzione straordinaria) negli anni '80.
Questo abbiamo esposto nella Audizione in Prefettura alla Commissione Industria.
Maranzana sul Piccolo titola “La sfida di Arvedi”, con questi numeri che “il giornalista” si e’ ben guardato dal leggere, appare persa in partenza!
Nel contempo nel suo articolo i numeri dei dipendenti, diretti e indiretti, sono lievitati a 1000, e sono sparite le banche, dodici: le maggiori, tra i vecchi proprietari obbligate a pagare i costi delle bonifiche. Complimenti vivissimi.
Adesso capite le ragioni per cui ci oscurano!

https://www.iene.mediaset.it/puntate/2017/05/07/toffa-i-politici-cambiano-l-altra-ilva-resta_11204.shtml





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