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Circolo Miani » News Correnti » Page 77

Ferriera. L’ignoranza perderà i collaborazionisti del centrodestra.

» Inviato da valmaura il 7 April, 2017 alle 1:27 pm

Questa sera nell’assemblea pubblica, che per altro tolti i consiglieri circoscrizionali, ha visto la presenza di una quarantina di persone, svoltasi su iniziativa della Settima Circoscrizione al ricreatorio di Servola, a “condurre il gioco” sono state alcune persone del Comitato che appoggia il sindaco Dipiazza e che con il territorio della Circoscrizione nulla hanno a che fare.
Si è distinta una signora che con l’animosità che le stravolgeva il viso in una espressione accidiosa è riuscita solo a dare dello stupido a Maurizio Fogar per aver ricordato alcuni fatti precisi che hanno visto protagonista, in negativo sulla Ferriera, nei dieci anni da Sindaco, Roberto Dipiazza.
La sua teoria è stata che il passato non importa né interessa. Appoggiata in questo da due attivisti del suo comitato che interrompevano Fogar chiedendo ossessivamente “e quindi?”
Persone non abituate né aduse ad ascoltare le parole degli interlocutori se non le proprie, visto che Maurizio Fogar una proposta precisa l’aveva fatta, l'unica della serata assieme all'intervento di Romano Pezzetta fondatore di Servola Respira.
Che il Sindaco, che finora, come i fatti dimostrano a dieci mesi dal suo insediamento, ha sbagliato tutto, attenzione sempre che la sua volontà sia quella di chiudere l’area a caldo dello stabilimento e non limitarsi a dirlo, firmi e sottoscriva come Comune di Trieste la denuncia presentata in Procura nell’ottobre 2015 dal Circolo Miani sulle violazioni di legge che hanno contraddistinto convocazione e svolgimento dei lavori della Conferenza dei Servizi regionale che ha concesso, Comune d’accordo, l’AIA alla proprietà della Ferriera.
In tale modo l’Autorizzazione come ogni altro atto della Conferenza regionale cadrebbe sotto il vizio della nullità.
Ma questo “quindi” i giovani “foresti” non volevano accettarlo né evidentemente sentirlo.
Ma la signora in questione nella sua ignoranza, nel senso letterale del termine, del recente passato che per lei si è esplicato da circa un anno e poco più nell’elogiare sulla stampa ripetutamente il precedente sindaco Cosolini e per la sua totale assenza nei diciotto anni di impegno e manifestazioni cittadine contro l’inquinamento e la tutela di salute e vita, ha negato con veemenza la necessità di conoscere quello che appunto dal 1998 in poi ha contraddistinto la vicenda della Ferriera.
Più che dare dello “stupido” a Fogar ha dimostrato nella sua acrimonia tutta l’ignoranza che caratterizza purtroppo molti “protagonisti”, si fa per dire, odierni nella loro smania di apparire sul piccolo giornale e sull’emittente televisiva del centrodestra.
Tucidide, il principale storico greco, già 2500 anni fa scriveva che “bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro”. E Jacques Le Goff, il fondatore della storiografia contemporanea, lo ribadiva come elemento fondante di qualsiasi analisi sociopolitica, per non correre, come scriveva Primo Levi, il rischio di ripetere inevitabilmente gli stessi errori.
Ma pretendere dalla signora e dai tre comitati sponsor di Dipiazza (originale e soprattutto veritiera la rivendicazione di “apoliticità” spergiurata da un ex assessore provinciale di Forza Italia) qualcosa di diverso dalla difesa a spada tratta del centrodestra in vista delle elezioni regionali, è veramente chiedere troppo.




C’è Giudice e Giudice.

» Inviato da valmaura il 1 April, 2017 alle 1:49 pm

Gran scalpore, per la verità talvolta sospettosamente interessato,  ha suscitato la questione del post su Facebook dove il cittadino Giorgio Nicoli, di professione magistrato, esprimeva una sua opinione politica sull’operato della Presidente della Regione Serracchiani, il cui nome figura ancora sulla carta intestata dello studio legale udinese di cui è socia, che tratta frequentemente cause civili ed amministrative in Regione e di cui solo il Fatto Quotidiano ha scritto sostenendone l’inopportunità per i motivi che tutti possono agevolmente comprendere.

A nulla o quasi è servito a Giorgio Nicoli l’averlo immediatamente cancellato e chiarito.

Certo può essere stata una imprudenza vista la sostanziale immaturità di una classe politica e di una informazione che sparano frequentemente a “palle incatenate” sull’azione della magistratura ma non tollerano alcuna critica al loro operato.

Ma il post rientrava perfettamente nei diritti di espressione che la Costituzione, ancora per fortuna, garantisce a tutti i cittadini indipendentemente dal lavoro da essi svolto.

Nicoli è una delle menti più brillanti della magistratura in Regione. Spesso è definito dai migliori avvocati un “giudice sostanzialista”, rigoroso nel rispetto delle leggi, che conosce come pochi al Palazzo di Giustizia triestino, ma molto attento a fare giustizia nel merito, ovvero al di là dei formalismi far si che il diritto diventi giustizia e non viceversa.

A Roma ad esempio c’è un altro giudice che ha rimesso immediatamente in libertà uno dei due sospetti massacratori di Alatri che era stato arrestato il giorno prima dell’assassinio.

Durante la perquisizione erano state trovate 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish.

Poi erano scattati gli arresti. Il 24 marzo, ovvero il giorno dopo, i 4 erano comparsi davanti al gip di Roma che aveva convalidato gli arresti ma rimettendoli in libertà senza richiedere l'osservanza di nessun tipo di obbligo.

La notte tra il 24 e il 25 marzo avviene il massacro davanti alla discoteca Mirò. Castagnacci è considerato dagli investigatori autore anche del colpo mortale. Si ritiene che all'origine della ferocia insensata messa in atto da Castagnacci e dal fratellastro Paolo Palmisani, l'altro fermato, vi sia stata l'assunzione di un mix di droghe e alcol.

Castagnacci ha anche alcuni precedenti: nel 2011 era stato arrestato perché in possesso di cinque chili di hashish ed attualmente ha un procedimento in corso, sempre per traffico di stupefacenti.”

Ecco, come scrivevamo, c’è giudice e giudice. Fate un po’ voi.




Il calvario dei triestini, e muggesani.

» Inviato da valmaura il 29 March, 2017 alle 1:27 pm

Ferriera. Stamane a Valmaura e Monte San Pantaleone si vive l’ennesimo calvario.

La giornata è bellissima, il sole caldo, e l’aria irrespirabile.

Il gas di cokeria ed altoforno rende impossibile stare all’aria aperta od anche solo aprire le finestre.

I portoni dei condomini e le cabine degli ascensori sono delle vere e proprie camere a gas.

Ovviamente non essendoci alcun sistema di rilevamento validato nella direzione di San Sabba, ove il leggero vento in queste ore tira, i dati dell’inquinamento non entreranno nelle statistiche ma solo nei polmoni di bambini, donne, anziani e uomini.

Dove è finita la tanto sbandierata centralina promessa solennemente dal Sindaco in campagna elettorale?

Questa amministrazione non è stata capace in quasi dieci mesi di varare nemmeno un serio ed attendibile, visto che più volte ha pubblicamente dubitato della credibilità dell’Arpa, sistema di monitoraggio sul territorio per coprire quel 60% del perimetro della Ferriera oggi scoperto.

Che ora il sindaco scopra che i dati così rilevati non avrebbero valore ufficiale, la stessa situazione di quando sotto elezioni prometteva addirittura “una rete di centraline del Comune”, cos’è una presa per i fondelli?

Nulla è cambiato nel frattempo, ed allora lo scopre solo ora che la legge assegna alle Arpa l’ufficialità dei dati? Un alibi ed una retromarcia tardivi ed indecorosi.

Si pensi un attimo cosa succederebbe se le centraline, seppure ufficiose, installate dal Comune rilevassero dati differenti da quelle ufficiali dell’Arpa.

Intanto la loro sola presenza indurrebbe qualcuno a maggior serietà e controllo delle apparecchiature in essere. Eppoi in caso di difformità sarebbe naturale l’intervento dell’Autorità giudiziaria con la nomina di un perito terzo, dotato di proprie strumentazioni, a dirimere la questione e stabilire quali dati siano credibili: quelli ufficiosi, del Comune, o quelli ufficiali, della Regione. Con tutte le conseguenze del caso per i responsabili.

Ma tutto questo non può avvenire perché l’amministrazione comunale ed i suoi due attuali consigliori non hanno fatto nulla di ciò.

Hanno disatteso promesse ed impegni ed hanno sbagliato tutto, ma proprio tutto.

Peccato che a rimetterci siano la salute e la vita di decine di migliaia di triestini e muggesani, lavoratori compresi.




Ferriera. Una storia VOLUTAMENTE infinita.

» Inviato da valmaura il 22 March, 2017 alle 1:07 pm

Quasi venti anni spaccati da quando Circolo Miani e Servola Respira, anzi prima la seconda, sollevarono all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina il dramma, perché di questo di tratta per lavoratori e cittadini, dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera ma non solo.

Diciassette anni da quando l’allora proprietà (le banche subentrate alla fallenda Lucchini) espresse la volontà di chiudere lo stabilimento triestino entro il 2009 (quando avrebbero dovuto finire le lucrose prebende pubbliche sulla centrale di Cogenerazione che tenevano in piedi tutto il Gruppo italiano) e firmò un protocollo in questo senso con Governo e Regioni.

Quasi due decenni dunque di totale fallimento di politica, istituzioni, sindacati e  industriali nell’individuare un percorso di riconversione dell’area (per due terzi pubblica) e ricollocazione dei lavoratori Ferriera.

Solo incapacità, ignoranza, impreparazione o cosa?

Nel frattempo soffermatevi a pensare quante migliaia di persone, dentro e fuori la fabbrica, si sono ammalate e sono morte, hanno avuto la qualità della vita distrutta per lo meno in un’area che da Muggia arriva a San Vito e comprende grossomodo la metà dei residenti della nostra provincia.

Per non contare poi, come dimostrato dalle indagini mediche e dell’Arpa slovena, i residenti del Comune di Capodistria.

E comunque, come certificato nel 2009 dall’Arpa Fvg, tutto il nostro territorio è risultato pesantemente coinvolto, il mare e la catena alimentare idem.

Nel frattempo “lor signori” prendevano tempo, che era poi scopertamente la linea scelta dalla proprietà (la subentrata russa Severstal).

Chi sponsorizzando i successi annunciati dalla proprietà (Cosolini da assessore regionale prima e presidente del Tavolo regionale sulla Ferriera), chi passando disinvoltamente da “quel cancro lo chiudo domani” ad “abbiamo fatto Bingo” quando Arvedi si affaccia per la prima volta in città (Dipiazza sindaco dal 2001 al 2011).

Per non parlare della Regione che rilascia con Illy la prima AIA tra Natale e Capodanno del 2007, per altro notizia anticipata alcuni mesi prima dal “veggente” Cosolini, per proseguire con Tondo che in cinque anni, dopo aver giurato in campagna elettorale che se eletto entro una settimana (altro che i “cento giorni”) avrebbe avviato la procedura di chiusura chiedendo “consiglio ai servolani”, e non ha nemmeno voluto aprire la procedura di revisione dell’AIA natalizia.

E dopo gli sponsor Cosolini e Serracchiani di Arvedi (un domani forse si riuscirà a capire perché abbiano voluto impiccarsi a questa sola opportunità, condannando altresì Trieste), arriva il terzo mandato di Roberto Dipiazza a Sindaco.

Eletto il 19 giugno, si spera senza bisogno di dedicare tempo a conoscere una macchina comunale che ha guidato per dieci anni, dopo nove mesi e tre giorni tutto è esattamente come prima.

Eppure dai Cinque Stelle al centrodestra passando per altre formazioni i tre quarti dei triestini che hanno votato (meno della metà degli aventi diritto) hanno espresso la chiara volontà di vedere chiusa e conclusa questa storia.

Una storia che a questo punto appare VOLUTAMENTE infinita.

PS. Si avvicinano le dichiarazioni dei redditi ed i modelli unici. Ricordarsi di indicare per il 5 per mille il Circolo Miani non vi costa nulla (le modalità le trovate sulla Pagina iniziale o Home page).

Il tempo di una firma che per noi significa sopravvivenza.

Sempre che ci riteniate utili.

E se invitate amici, parenti e conoscenti a fare altrettanto sarà cosa buona e giusta.

Grazie.




Ferriera. E perché non manifestare davanti il Tribunale?

» Inviato da valmaura il 16 March, 2017 alle 1:55 pm

Lo abbiamo scritto, prima in una trentina di denunce-esposti a partire dal 1998, e poi in tanti articoli e interviste.

Sulla quasi ventennale questione della Ferriera, l’anomalia tutta triestina nei confronti di similari situazioni nel nostro Paese ma anche in Regione (dalla vicenda della Caffaro ex Snia di Torviscosa, alla più vicina Monfalcone) non è il comportamento della politica, delle istituzioni o degli enti di controllo, vedi le Arpa, ma la sostanziale inazione della magistratura.

E attenzione siamo consapevoli che un procedimento può avere due esiti: condanna o assoluzione.

Vero è che in questi quasi venti anni anche a Trieste si sono aperti fascicoli di indagine, anche se della stragrande maggioranza delle denunce presentate non si è mai saputo più nulla, ma altrettanto vero è che al massimo si sono tenuti alcuni sporadici processi per “imbrattamento” conclusisi tutti, se non ricordiamo male, con modeste ammende oblative per gli imputati.

Insomma pagava spesso di più chi era pescato dai vigili urbani ad orinare sui muri.

Alcune volte la Procura, vedere ad esempio le due ripetute interviste estive a tutta pagina sul Piccolo sui “mancati controlli dei controllori della Ferriera” del Procuratore Capo Michele Dalla Costa, ha annunciato l’apertura di fascicoli di indagine di cui però si sono perse le tracce.

Le stesse due conferenze stampa, correva l’anno 2013 se non andiamo errati, dell’allora facente funzioni di Procuratore Capo. Federico Frezza, che tanto scalpore avevano suscitato nell’opinione cittadina con la pubblicazione delle perizie realizzate, a partire da quella dell’ASS, pare non abbiano avuto seguito alcuno.

Appena ora, quattro anni dopo, si dovrebbe aprire davanti al Gup un procedimento sulle responsabilità per la grossomodo metà dei lavoratori Ferriera morti per tre tipi di tumore, ma il fascicolo si ferma nel periodo temporale antecedente a quello critico delle gestioni Lucchini-Severstal.

Ma se tutta la vicenda viene vissuta dalla stragrande maggioranza dei triestini, e muggesani, come una preoccupante emergenza da così tanti anni, e fatta salva, per fortuna, l’esistenza dell’obbligatorietà dall’azione penale, forse la comunità si attendeva risposte certe e veloci, che il tempo nella giustizia è parte integrante di essa.

Attenzione, abbiamo scritto risposte, non condanne a prescindere.

Ed allora perché non andare in tanti, possibilmente tantissimi, a manifestare fermamente quanto civilmente davanti al Tribunale di Foro Ulpiano per far scaturire alta l’ansia, l’attesa di giustizia che anche i triestini, e i muggesani, provano inevasa da troppi anni?





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