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Circolo Miani » News Correnti » Page 77

E la sinistra del precariato.

» Inviato da valmaura il 29 January, 2021 alle 2:16 pm

La vergogna di un tram fermo da cinque anni.
 
Partiamo, almeno noi, da un Tram di Opicina fermo dal 2016. Dipiazza se l’è presa con la burocrazia ministeriale nel ridicolo tentativo di “buttare la palla in tribuna”.
La realtà dei fatti racconta tutta un’altra storia. Due anni sono stati buttati per non aver azzeccato le due gare d’appalto per il rifacimento dei binari, e qui Roma non ci entra per niente, il Podestà dovrebbe invece cercare le responsabilità del tempo perso in casa: ovvero nella burocrazia di Palazzo Cheba.
Il primo caso infatti grida vendetta al cielo: i dirigenti comunali assegnano l’appalto ad una ditta che non avrebbe nemmeno potuto presentarsi, “incandidabile” si direbbe in tempi di elezioni, per i mancati controlli di legge su casellario giudiziario e carichi pendenti di chi si accingeva ad iniziare i lavori.
E chi doveva fare i controlli? Toio Fior, Siora Maria o i dirigenti del Comune?
Se ne sono accorti solo dopo un anno! Ripetiamo un anno dall’assegnazione dell’appalto.
Tutto da rifare, come diceva il mito Bartali, ed infatti altro tempo perso per istituire una nuova gara d’appalto ed assegnare i lavori. Alla fine la vincente alza bandiera bianca, ovvero la ditta subappaltatrice che ha ricevuto l’incarico di eseguire materialmente la posa delle traversine, non ha i mezzi per farlo.
Ed ora, solo ora, scaduto il termine di consegna cantiere a lavori eseguiti, il 12 gennaio, l’efficiente burocrazia comunale visto che nulla o quasi si è mosso, meno che meno il Tram, ha deciso di aprire la procedura di “messa in mora” della ditta vincitrice l’appalto.
Alè: due anni buttati e del futuro non v’è certezza.
Passiamo agli appalti di “esternalizzazione”, brutta parola per indicare tutte quelle mansioni che un tempo erano svolte da dipendenti comunali, e che oggi spaziano in quasi tutti i campi (dall’istruzione primaria, all’assistenza, alla gestione di ogni tipologia di impianto comunale e museale, alle pulizie, ed al verde, solo per stare stretti).
Gli stipendi di chi lavora, molto spesso poche ore al giorno, sono sotto il limite di sopravvivenza.
Malissimo dunque, e non a caso nelle proposte concrete di Trieste Verde c’è l’unica soluzione per porre fine a questo precariato ed a questo sfruttamento: riportare in seno al Comune, assumendo il personale necessario e se serve riqualificarlo (i corsi regionali finanziati copiosamente dalla Comunità Europea altrimenti cosa ci stanno a fare), la gestione intra moenia di tutti questi servizi, come avveniva fino ai tempi dell’arrivo di Illy Sindaco.
Ed invece cosa riesce a proporti questa nuova “sinistra”, spuntata adesso per le prossime elezioni?
Di trattare con ditte e cooperative, richiamandosi a norme e leggi che in questi anni hanno solo incentivato il precariato e tolto ogni sicurezza e dignità al lavoro, affinchè siano un po’ più di manica larga, Buana padrone.
Mala tempora currunt, se il nuovo che avanza non ha nemmeno letto la Capanna dello Zio Tom.
Teodor.



Tutti dai “Rioni”!

» Inviato da valmaura il 28 January, 2021 alle 12:19 pm

A leggere le cronache ed i pastoni politici, saltati a piè pari dai sempre meno lettori, tutti i partiti, vecchi, nuovi e nuovissimi, battono il tasto dei “rioni”, delle periferie, senza accorgersi che pure nei quartieri “centrali” il degrado impera e il disagio quanto l’emergenza sociale proliferano.
Siamo alle solite. Non hanno fatto pressoché nulla per intervenire sostanzialmente, che qualche rattoppo di marciapiedi, una sostituzione di lampade ed uno sfalcio d’erba sono la classica foglia di fico, nei passati cinque, dieci, venti, trenta anni, per fermare l’abbandono ed il degrado dei quartieri, di pari passo a quello dei giardini e delle aree verdi, salvo abbattere alberi a iosa, ma ora, grazie alla complicità interessata di stampa e televisioni, rispolverano gli abusati slogan.
Per una mezza giornata qualche tavolo, un camper, forse un gazebino, una passeggiata di due ore con la consueta compagnia di giro, a ripetere le ritrite parole: “ascolto del territorio, partire dalle periferie”, e la più comica in assoluto “la riscoperta delle periferie” da far figurare Cristoforo Colombo un dilettante.
Come finirà lo sappiamo benissimo noi e lo sanno i cittadini: cassette postali invase da santini piazzati da personale pagato o dalle solite agenzie pubblicitarie e postali private. E poi passate le elezioni, fatta la festa e gabbato lo santo rione, tutto come prima.
E poi tutti costoro a domandarsi con la faccina di circostanza e con espressioni contrite che durano in media l’espace du matin come mai a Trieste vota abitualmente meno della metà degli aventi diritto con punte che superano abbondantemente il 60% di astensionismo nei famosi “rioni”. Dove da tempo tutte le forze politiche che si richiamano alla “sinistra”, scusate la bestemmia, ed ai penta stellati finiscono invariabilmente ad essere le meno votate dai sempre meno elettori.
Ma si consolano con le Circoscrizioni, enti perfettamente inutili che i cittadini hanno smesso almeno da due decenni di frequentare perché hanno capito benissimo che non contano nulla, salvo come rampa di lancio personale di qualche aspirante politico.
E poi ci assale un dubbio: perché vengono ad “ascoltare” e non a proporre invece soluzioni come sarebbe compito di una seria politica?
Semplice. Non conoscendo nulla delle vere problematiche, delle tante emergenze sociali, umane ed economiche, che vivono i residenti, e dunque non essendo in grado di nulla proporre o indicare, se la cavano con generiche affermazioni e fanno vedere, bontà loro, la disponibilità ad “ascoltare”, con l’indecorosa commedia di sollecitare una partecipazione “dal basso”, e sempre e solo dal “basso” che l’alto sono loro.
Tanto il giorno dopo il voto metteranno in naftalina quinquennale pure la “partecipazione”.
Ridicolmente penosi.
Teodor per Trieste Verde.



Il dopo Ferriera.

» Inviato da valmaura il 28 January, 2021 alle 12:18 pm

Partiamo da una sciocchezza scritta dal piccolo giornale, una delle tante e sulla vicenda Ferriera quasi tutte in questo ventennio, pubblicata ieri sul nuvolone di polveri uscito dallo stabilimento in via di smantellamento. Caduta del “Nastro di caricamento dell'altoforno, ovvero il sistema che permetteva di alimentarlo tramite il carbone per produrre il cock”.
A dimostrazione della loro ignoranza sul ciclo produttivo della Ferriera, l’Altoforno non “produceva” il Carbon Coke bensì la Ghisa. A produrre il Coke era la Cokeria attraverso il processo di distillazione del carbon fossile. E il Coke prodotto veniva poi immesso (tramite l’abbattuto nastro di caricamento) nell’Altoforno per realizzare, assieme al materiale ferroso, la Ghisa.
E pertanto le tonnellate di polveri provocate dallo scriteriato abbattimento erano altamente inquinanti, proprio perché di Coke e non di Fossile, e cancerogene per la presenza di idrocarburi.
Non era dunque solo un fastidioso episodio di “imbrattamento” come descritto sul pezzo del piccolo quanto ignorante giornale.
Che poi prosegue con una affermazione incredibile “operazioni di smantellamento che, inevitabilmente, stanno originando un nuovo tipo di inquinamento, anche se circoscritto e temporaneo”.
Una beatissima mazza: le operazioni di “smantellamento” e di smontaggio degli impianti sono soggette a precise e rigorose prescrizioni, proprio per non procurare “un nuovo tipo di inquinamento”, sempre che ci siano gli enti preposti a “vigilare” pre e non post.
Ma siccome qui gli enti “preposti” li conosciamo benissimo: Regione, Comune e soprattutto ARPA, ed hanno una credibilità pari a zero, l’Area a caldo è una specie di terra di nessuno.
E’ questo non può che destare forte preoccupazione, come da noi evidenziato più volte, sui futuri lavori, a terra ed in mare, di sistemazione dell’area ai fini della nuova mega stazione ferroviaria e snodo logistico del progettato Molo Ottavo.
Lo sanno tutti, come da noi per scrupolo documentalmente comunicato ai vertici dell’Autorità Portuale e della società futura proprietaria ed esecutrice dei valori, che non c’è centimetro in superficie e metro in profondità, falde acquifere comprese, del terreno dove metteranno le mani che non sia pregno di tutti i cancerogeni esistenti con valori superanti di migliaia di volte i limiti di legge, come verificato dalle meticolose caratterizzazioni eseguite, per fortuna nostra, dai tecnici del Ministero dell’Ambiente.
Idem dicasi per i preannunciati lavori di “messa in sicurezza” della linea di costa e soprattutto per i dragaggi su un fondale marino dove nei decenni si è stratificato un composto di fanghi altamente tossici risultato dello scarico a mare incontrollato, da parte delle proprietà precedenti al Gruppo Arvedi va detto, di migliaia di tonnellate di scarti di lavorazione e Loppa.
Ecco, le mancate risposte ai nostri avvertimenti, ed il silenzio inquietante che circonda uno dei più colossali affari di Trieste, finanziariamente parlando, ci spaventa e non poco. Ovviamente per la tutela della nostra salute futura. E voi no?
Teodor per Trieste Verde.
Per le impressionanti foto: Facebook Circolo Miani



Degrado dei rioni? Altura? E chi se ne impippa!

» Inviato da valmaura il 27 January, 2021 alle 12:30 pm

Dal 1981 il Circolo Miani ha posto al centro della sua attività, oltre ai più importanti e partecipati incontri con i principali “testimoni” della nostra società, l’impegno per il “Rinascimento” delle periferie, insomma di gran parte del territorio dove vive la stragrande maggioranza dei triestini.
Proprio all’interno di questo percorso, nelle centinaia di assemblee e riunioni fatte con i residenti, da Roiano a San Giovanni, da San Sabba a Muggia e così via, è emerso il dramma dell’inquinamento che rovinava vita e salute in uscita allora da Ferriera, Italcementi, vecchio e poi nuovo Inceneritore, dal Depuratore fognario cittadino, vecchio e nuovo, dalla Sertubi, dall’Eternit (amianto) presente in quantità industriale nell’area tra il colle di Servola e la Torre del Lloyd, all’insopportabile traffico pesante di alcune strade a partire da via Svevo e Baiamonti: vedetevi i video girati nel 2005 sul sito www.circolomiani.it.
A questo andava aggiunta la condizione di abbandono e degrado in cui da anni versavano le periferie, trascurate da ogni amministrazione pubblica negli ultimi trenta anni. Un degrado non solo edilizio che si rifletteva sulle condizioni abitative delle persone, ma anche urbanistico ed umano: senza luoghi di incontro, socializzazione, aiuto, e con una carenza assoluta di servizi pubblici.
Le istituzioni si limitavano a rispondere con le Circoscrizioni, avulse da ogni tradizione rionale, private di ogni reale potere di intervento, anche minimo. Dei simulacri in sedicesimo della politica tradizionale, assolutamente inutili e, nonostante la buona volontà di alcuni consiglieri, disertate dai cittadini che ne avevano compreso l’inanità.
In questa città, priva di luoghi di incontro e riunione dove i cittadini possano riunirsi gratuitamente per discutere ed affrontare i problemi che rovinano la loro qualità della vita, pur in presenza di decine e decine di edifici e spazi pubblici inutilizzati e lasciati marcire chiusi in completo abbandono, lo stesso Comune non ha un censimento esatto delle sue tante proprietà.
Il Circolo Miani ha cercato in questi due ultimi decenni, offrendo sedi , strutture e mezzi di favorire e promuovere la nascita e l’attività di tanti Comitati di Quartiere. Ha promosso la formazione di liste civiche alle elezioni amministrative per costringere la politica a farsi carico dei bisogni reali della gente: l’ultimo caso nel 2016 è stata NO FERRIERA Si Trieste.
Liste che hanno raccolto in media tra il 2 ed il 3% dei consensi con alcuni eletti in Circoscrizione, spendendo praticamente nulla e pur essendo cancellate, e spesso denigrate, da stampa e TiVù regionali.
Oggi Altura, ieri Rozzol Melara, sempre Valmaura, i “Puffi” e così via, con tutti i partiti, vecchi e nuovi che si affannano in campagna elettorale a recitare come un mantra che “bisogna partire dai rioni”, “ascoltare il territorio” e belinate consimili, per poi scomparire dalla scena per i cinque anni seguenti.
Molta colpa, oltre agli organi di disinformazione che abbiamo la disgrazia di trovarci a Trieste, ricade anche e soprattutto sui cittadini che continuano a votare, quando lo fanno, questa politica.
“Voi se bravi, gavè ragion e conosè i problemi. Ma mi preferiso morir nel mar grande” è la frase che ci fu detta una volta.
Inquadra perfettamente le ragioni perché Trieste pare condannata.
Ma noi siamo testardi quanto caparbi e pertanto insistiamo con Trieste Verde, che raccoglie l’eredità, l’esperienza, la capacità e la conoscenza maturate sul campo e non sui “forum”.
Un consiglio: diffidate dalle imitazioni e dalle improvvisazioni.



Allertata l'Arpa? Buona questa.

» Inviato da valmaura il 27 January, 2021 alle 12:29 pm

Stamane alle 11.50 la gente è sobbalzata: un forte boato è uscito dalla Ferriera seguito da un polverone gigantesco che si estendeva dalla superstrada, dove le automobili procedevano a passo d'uomo per la scarsissima visibilità, passando per Valmaura, Monte San Pantaleone fino a San Dorligo. Le volate di polvere, a base di carbon Coke, si sono diradate quasi un'ora dopo.
La causa? Hanno tagliato e fatto precipitare da un'altezza di circa trenta metri il nastro di caricamento del carbone Coke tra i due Altoforni (lo vedete nella foto “prima”).
Sono passati tre giorni giusti giusti dall'incendio sulla bocca dell'Altoforno Tre a base di materiale plastico e gomma con nuvolone nero sanissimo, e due dalle ridicole rassicurazioni a “babbo morto” del patriota assessore regionale all'ambiente e dalla subitanea “attivazione dell'Arpa”, ma sempre dopo i fattacci.
Se Fedriga fosse meno impegnato a far la guerra a Conte forse dovrebbe intervenire, perchè farlo a cittadini morti è inutile e non molto consolante.
Alla prossima?
Teodor per Trieste Verde.




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