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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Il “Lacan” triestino: Roberto Dipiazza.
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Noblesse oblige. Vero Dipiazza?
L' Alma Trieste costretta a scusarsi pubblicamente, anche a nome dello sport cittadino, per il gestaccio del podestà Dipiazza nei confronti di un giocatore di colore del Cremona al Palasport di basket, ieri. E non..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 77

Europa? Questa? Ma mi faccia il piacere! (Totò)

» Inviato da valmaura il 2 July, 2017 alle 12:52 pm

Più che “chiudere i porti” bisogna disertare i vertici inutili e, forse chiudere qualche rapporto.

Visto l’acuirsi del flusso migratorio che trova sbarco soprattutto in Italia e Grecia.

Vista la ridicola differenza francese del “nuovo” Presidente Macron tra migranti che fuggono dalla morte per guerra e quelli che fuggono da carestie senza fine e dalla morte per fame, pur di respingere a Ventimiglia qualche centinaio di persone che da mesi attendono di entrare in Francia.

Vista la spocchia del Ministro Estone che annuncia che al prossimo vertice di Tallin, a questo punto totalmente inutile, dei ministri dell’Interno di tutti i 27 paesi dell’Unione Europea “Italia e Grecia saranno solo ascoltate ma non verranno prese decisioni”.

L’Italia cominci a fare sul serio.

Si faccia rappresentare a quel vertice, riunito solo per ascoltare, non dal suo Ministro ma dall’ultimo, gerarchicamente parlando, degli impiegati dell’Ambasciata italiana in Estonia, insomma l’addetto a spegnere le luci dei nostri uffici consolari quando tutti sono usciti, incaricato di leggere due striminzite cartelline con i drammatici dati degli sbarchi nel nostro Paese. E così dovrebbe fare anche la Grecia.

Cominciamo a sospendere le nostre presenze istituzionali a questo tipo di vertici, che l’addetto alle pulizie va benissimo e non è detto che non riesca a fare meglio di Alfano, e dove per altro tutto è già deciso prima da Germania con Francia e Spagna al traino e con Juncker a fare da ventriloquo.

Cominciamo a detrarre dai tanti quattrini che l’Italia versa alla UE tutti gli importi, fino all’ultimo centesimo, che l’Italia spende per questa emergenza.

Cominciamo ad esercitare il diritto di veto che la UE riserva ai singoli Stati.

Chissà forse allora il nostro Paese conterà più della terna baltica, o di alcuni paesi centroeuropei e della Croazia che in quanto a razzismo e antisemitismo durante l’ultima Guerra Mondiale non sono stati secondi al Terzo Reich nazista.

Certo sarebbe anche meglio non doversi presentare con il piattino in mano per chiedere periodicamente scorciatoie indecorose per salvare le nostre banche, in realtà per salvare i favori e gli affari di pochi.

Ma separiamo per ora le due cose, che la dignità dell’Italia ed il concetto di umanità hanno la precedenza.




Ferriera. Venti di crisi dopo la diffida della Regione.

» Inviato da valmaura il 1 July, 2017 alle 1:35 pm

Quanto poco conoscano dell’argomento su cui pontificano ogni giorno dalle colonne del Piccolo e dagli schermi di Telequattro tutti, politici, comitatini e operatori dell’informazione, che chiamarli giornalisti ci sembra parola troppo grossa, è dimostrato dal sostanziale silenzio con cui è stata accolta la notizia della diffida regionale alla Ferriera. Perché?

Perché l’atto emesso il 28 giugno dalla Direzione regionale all’Ambiente, una “diffida immediatamente esecutiva”,  pone una prima pietra, anzi un macigno tombale sulla prosecuzione della produzione dell’area a caldo (Altoforno con agglomerato e macchina colare annessi, e Cokeria) della Ferriera.

Sappiamo dai bilanci di Siderurgica Triestina prima ed Acciaierie Arvedi poi che la produzione di Ghisa, che raramente supera le 33-34mila tonnellate mensili, dunque sotto il limite praticamente inutile fissato dalle ordinanze sindacali (Cosolini e Dipiazza) costa al Gruppo Arvedi una perdita mensile che oscilla tra i 500mila ed Un milione di euro. Dunque lavora in perdita, e da oltre un quinquennio oramai.

Per ciò dal momento che la diffida regionale “immediatamente esecutiva” interviene sulla Cokeria “e la limitazione della produzione di coke a quelle strettamente funzionali alla produzione di ghisa.”, sintassi a parte, significa che l’impianto che oggi distilla in Coke più del doppio del Carbone fossile destinato all’Altoforno per la produzione di ghisa, mentre il resto viene caricato sulle navi e venduto a terzi, dovrà ridurre la produzione di quasi il 60%.

Ciò avrà pure un altro riflesso immediato: la necessità per Arvedi di acquistare forti quantità di gas metano per mantenere inalterati i livelli della produzione di energia elettrica della sua centrale di cogenerazione venendo a ridursi del 60% i gas di risulta provenienti proprio dalla Cokeria.

Ohè Arpa, occhi aperti, almeno per una volta!

Ora, mentre per i posti di lavoro questa diffida regionale non crea alcun rischio (che Cokeria od Altoforno producano 100 o 10 sempre lo stesso numero di lavoratori devono impiegare) il danno economico per un Arvedi che guida una Società non quotata in Borsa e fortemente indebitata, è rilevante assai.

Insomma la Regione, sembra incredibile, ha fatto con questa diffida del 28 giugno molti più passi in avanti per la chiusura dell’area a caldo che il Dipiazza del “chiudo in 100 giorni”.

E qui sorge pressante una domanda. Vero è che spetta alla Regione l’emissione di “ordinanze” su violazioni tecniche, ma altrettanto è vero che gli sforamenti tecnici determinano, con il superamento dei limiti, un danno alla salute. E perché mai allora il Sindaco in veste di Ufficiale Sanitario del Comune, cui per legge spetta la tutela della salute dei cittadini, non ha emesso analoga ordinanza?

Lo abbiamo già scritto. Consigliamo vivamente i “presidianti” a trasferirsi sull’altro lato di piazza Unità, e non sotto ma dentro il Municipio.

A proposito che fine ha fatto l’inutile consulenza? Non doveva scadere a fine giugno?




Ferriera. Porto. Antidoping.

» Inviato da valmaura il 30 June, 2017 alle 11:08 am

E dal 2004 che come Circolo Miani e Servola Respira martellavamo, tra un corteo ed una manifestazione, sulle istituzioni, sul Sindaco di allora, Roberto Dipiazza, sulla Giunta Regionale Illy-Cosolini, sulla politica tutta che la soluzione utile a Trieste e lavoratori era destinare l’area occupata dalla Ferriera alla logistica portuale.

Non ci hanno degnato di uno sguardo, e non perché avessero, sarebbe chiedere troppo a questa gente, idee e progetti alternativi.

Ora, come colpiti da una folgore divina neanche la conversione di San Paolo, tutti si stracciano le vesti (ma rigorosamente su stampa e televisioni) a saltare sul carro del vincitore.

Viva il Porto, viva l’allegato Ottavo (che i nove decimi di lorsignori non sanno neppure cosa sia), viva i Punti franchi, che fino a ieri irridevano: vero Pacorini?

Sentire Dipiazza confessarsi “commosso ed emozionato” fa sbellicare dalle risa: lui che in dieci anni da Sindaco a Trieste, quattro a Muggia e tre in Regione, più due tentativi di farsi candidare dal centrodestra ai vertici dell’Autorità Portuale,  non ha portato a casa nulla che è nulla.

Ma lo stesso vale per quasi tutti, di qualunque colore politico e ruolo istituzionale, sentiti  pontificare oggi.

In realtà i vincitori ai quali va attribuito il merito di questa svolta epocale per Trieste sono due, e due soltanto, più il Ministro Del Rio.

I loro nomi fanno Zeno D’Agostino, Presidente Autorità portuale Alto Adriatico, e Debora Serracchiani, Presidente Regione FVG.

Due personaggi ai quali in passato, e specificatamente sulle note questioni della Ferriera, non abbiamo fatto sconti. Sul primo, D’Agostino, abbiamo perfino presentato un esposto alla Corte dei Conti per il fermo lavori sulla piattaforma logistica dello Scalo Legnami. Alla seconda non ne abbiamo fatta passare una a partire dalla denuncia in Procura contro l’illegittimo svolgimento dei lavori della Conferenza dei Servizi che ha rilasciato un’AIA viziata di nullità alla proprietà della Ferriera.

Ma se oggi uno dei due si candidasse a Sindaco di Trieste lo voteremmo subito, e non ci può fregare di meno la parte politica alla quale appartengono: il PD.

Per tutti gli altri che parlano oggi tanto a sproposito, a partire dal Dipiazza accanito sponsor dei rigassificatori: la morte fisica per il futuro del Porto di Trieste, chiederemmo solo l’obbligatorietà del test Antidoping prima di registrare una loro dichiarazione.

Il minimo sindacale per non prendere così spudoratamente per i fondelli la gente.

Sotto (Facebook Circolo Miani) un esempio dei “fatti”, delle realizzazioni del Sindaco dei “cento giorni”.




Siamo in 2802.

» Inviato da valmaura il 29 June, 2017 alle 11:10 am

Tante sono le persone che hanno messo “mi piace” e seguono le tre nostre pagine su Facebook: Circolo Miani, Circolo Miani Trieste, e NO FERRIERA.

Con una buona progressione di crescita costante. Gente normale come noi, che i politici tra i “mi piace” si contano sulle dita di una mano.

Chi viene a visitarci sa che qui non trova, né troverà battutine, lazzi, offese gratuite, copia e incolla un tanto al chilo.

Sa che invece si imbatterà in informazioni, fonti, articoli basati rigorosamente sui fatti.

La memoria è una gran brutta bestia per la politica cialtrona e la stampa disonesta. Ma è indispensabile per capire e giudicare gli accadimenti odierni, la credibilità dei protagonisti delle scelte che governano la nostra comunità e la nostra vita.

Certamente noi non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare ad avere ed esprimere le nostre opinioni, soprattutto sugli accadimenti di queste terre, a partire dalla Ferriera, che riteniamo di conoscere bene.

Ma le nostre opinioni saranno sempre distaccate dai fatti e dalle fonti, in maniera che chi ci legge possa farsene una ragione, condividerle o criticarle.

Ci rendiamo conto perfettamente di essere una anomalia per i “social forum” all’italiana e, peggio ancora, alla triestina. Non ci interessa correre dietro ai bulimici della quantità, del “mordi e fuggi”, dell’apparire.

Invitiamo sempre le persone che colloquiano con noi ad informarsi, ad approfondire, perché la superficialità che impera sovrana, assieme all’ignoranza, all’acredine ed alla mascalzonaggine, ha ridotto questa città nelle condizioni che viviamo quotidianamente.

Di una cosa abbiamo bisogno in uno spazio, quello dell’opinione pubblica, che ha cercato dal 1981, e poi in particolare dalla fine degli anni Novanta, di isolarci, censurarci, diffamarci, facendo, sottobraccio con questa detestabile politica, largo uso dei quattro utili, soliti idioti che non mancano mai di vendersi anche solo per una comparsata televisiva.

Abbiamo bisogno di partecipazione e riscontri.

Che le migliaia di utenti che vengono settimanalmente (ventimila ed oltre) in contatto con noi, mettano il loro “mi piace” alle nostre pagine e clicchino sulla finestra “segui”, e “condividano” in rete con i loro amici i nostri Post, in modo da essere giornalmente informati del nostro lavoro da poter fare sempre meglio.

Se qualcheduno, vincendo la abitudinale pigrizia degli umani, vuole darci una mano, venirci a trovare, iscriversi, sulle nostre pagine troverà tutti i riferimenti per i contatti (indirizzo di posta elettronica: circolomiani@gmail.com e telefono: 334.2169438).

Se poi vuole addirittura contribuire anche con un modesto, ma per noi importantissimo, obolo alla campagna di autofinanziamento che ci permette di pagare luce, acqua (gas no che per risparmiare al riscaldamento in sede abbiamo rinunciato dal 2007) e telefono, ben venga, anzi benissimo.

La campagna Aiutaci ad aiutarti per la donazione del 5 per mille al Circolo Miani la trovate in apertura delle nostre pagine. Sappiate che a voi costa solo l’inchiostro di una firma.

Chiudiamo con il motto di questa pagina: “Questa pagina è severamente vietata ai lecchini e inciucioni dei politici. Ai piagnoni di professione, ai servi per vocazione ed ai dementi.”

Un programma chiaro e sintetico.

https://www.youtube.com/watch?v=necfujO9cEY




Il Porto chiude la Ferriera!

» Inviato da valmaura il 28 June, 2017 alle 1:08 pm

Lo ripubblichiamo tale e quale solo sostituendo al punto di domanda nel titolo il punto esclamativo.
Crediamo non ci sia nulla da aggiungere a quanto da noi pubblicato il 5 marzo e scritto non sappiamo più quante volte in tanti anni.
Magari ascoltarci prima: quante sofferenze risparmiate e quanto vero lavoro guadagnato.
Con buona pace dell’inerzia di Cosolini e delle utradecennali chiacchiere, piroette, giravolte con triplo salto mortale (per noi) carpiato di Dipiazza e dei suoi sostenitori dell’ultima ora.
I “presidi” andrebbero fatti non “sotto” ma dentro, come fece il Circolo Miani occupando per un giorno, e notte, l’aula del Consiglio comunale (giugno 2010). Subito denunciati dalla Amministrazione Dipiazza e repentinamente assolti dal Tribunale nonostante che l’accusa (Frezza) avesse chiesto una pena cumulativa trenta volte più alta di quanto richiesto in precedenza contro la proprietà della Ferriera.
E, sommesso suggerimento dopo il risultato di ieri sul Porto a cui va dato merito alla Presidente di Regione ed al vertice dell’Autorità Portuale da lei indicato e contro cui ha rosicato in Regione il friulano Tondo, mai visto a Trieste da Presidente sul territorio, spostato in Municipio.

Il Porto chiude la Ferriera?
Oggi sul Piccolo viene pubblicata in due pagine con gran risalto la mappa del progetto di sviluppo del Porto di Trieste, dal Piano regolatore, illustrato dal Presidente Zeno D’Agostino.
La prima considerazione riguarda la “professionalità” del piccolo giornale che nemmeno coglie il significato di quanto pubblica. E si che qui non occorreva leggere: bastava guardare i “pupoli”.
Da cui si evince che la Ferriera, e non solo l’area a caldo, semplicemente sparisce in nome della legge basilare della fisica sulla compenetrazione dei corpi.
Il Molo Ottavo con piattaforma logistica e retroporto intermodale copre tutta l’area che va dallo Scalo Legnami fino a quasi i pontili della Siot.
Certo qui si pone il problema della concessione trentennale dell’area demaniale (il 62% della Ferriera) a Siderurgica Triestina ma la soluzione la aveva anticipata, a rileggere, e neanche questo fanno i professionisti del giornale locale, quanto dichiarato più volte dallo stesso Arvedi al momento del suo secondo sbarco a Trieste.
Quanto annuncia oggi il Presidente dell’Autorità portuale è esattamente quanto scritto e detto dal Circolo Miani e Servola Respira negli ultimi quindici anni e presentato in un convegno cittadino nel 2004 alla Stazione Marittima. E sono esattamente i punti 4 e 5 dell’odierno programma del Circolo Miani per chiudere rapidamente la Ferriera tutelando e sviluppando i posti di lavoro.
Certo al Piccolo non possono saperlo, come a Telequattro, perche è dal 2000 che oscurano e censurano ogni iniziativa del Circolo, come l’assemblea di ieri. Ma come recita il proverbio: chi è colpa del suo mal pianga se stesso.
Nota a margine, oggi compare una poco intellegibile dichiarazione del Sindaco di Trieste in risposta alla seconda bocciatura da parte della Regione alla sua richiesta di revisione dell’AIA. Ci compare per la prima volta la richiesta di nullità della stessa Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Conferenza dei Servizi regionale con il consenso del Comune di Trieste.
Visti brevemente i motivi anticipati dalla nota comunale è fin troppo facile prevedere che la richiesta farà la fine delle precedenti due.
Insomma nulla di nuovo sotto il sole disgraziato di Trieste.
Dal Comune poche idee ma ben confuse.
E ci fermiamo qui per carità patria.

"Il passato non conta, è da stupidi ricordarlo".
Davvero? Come sulla Ferriera?
Dejà vu! L’uomo dalle granitiche certezze. (vedio foto Facebook Circolo Miani)





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