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Dipiazza e Mattarella.
Dipiazza critica l’intervento delle Forze dell’Ordine, probabilmente la stessa Polizia municipale, presso un noto bagno triestino per il mancato rispetto delle minime misure precauzionali (distanziamento ed assenza di mascherine) in occasione di un party danzante (per il quale..
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I Patrioti.
Il conto economico del Covid-19.Oggi i “giornaloni”, voce unica e perenne dell'opposizione a Conte, attaccano i titoli d'apertura a caratteri cubitali con la “stima preliminare” dell'Istat che annuncia che in Italia nei mesi di aprile, maggio e giugno..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 76

Pronto Soccorso? In che mani siamo!

» Inviato da valmaura il 23 January, 2019 alle 12:16 pm

E' di oggi la paginata, anzi due, del piccolo giornale (ben svegliati fiorellini) sulle impraticabili condizioni in cui si trova il “Pronto” Soccorso dell'ospedale di Cattinara, ed in via subordinata quello del Maggiore. Dopo anni di intollerabilità, con medie di attesa superiori alle dieci ore quando va bene, e con una sessantina di utenti in perenne attesa, oggi tocca ai sindacati ospedalieri ed al direttore del reparto “Urgenze”, insomma del reparto e dell'Osservazione Temporanea, denunciare l'insostenibile situazione e soprattutto la carenza di medici, infermieri e spazi. La stessa cosa che da anni come Circolo Miani, ricostruendo fedelmente alcuni episodi capitati, descriviamo anche con articoli ed inchieste su queste pagine. Forse il consigliere Ussai non se ne è accorto. Le soluzioni, rapide e poco costose ci sono, e le abbiamo proposte, perfettamente inascoltati sempre su queste pagine (vedetevi l'ultimo articolo del 14 gennaio scorso). Quello che c'è di nuovo oggi sono invece le dichiarazioni degli operatori del “Lento Soccorso” che smentiscono platealmente quanto dichiarato solo poche settimane orsono dal nuovo, si fa per dire, Commissario della sanità giuliana nominato dalla Giunta regionale Fedriga, il goriziano Poggiana, di cui riportiamo sotto il parere. Delle due l'una, o il signore in questione viene rispedito a casa senza ringraziamenti e rimborsi alcuni, oppure la nuova Amministrazione regionale si assume in toto la responsabilità di quanto fin qui accaduto e di quanto potrà accadere in futuro. E vorremmo sommessamente ricordare che qui è in ballo la salute, e talvolta la vita, di 240.000 triestini. E scusateci se è poco! “Comincia male anzi malissimo. Il nuovo Commissario Straordinario della Azienda Sanitaria, il goriziano (nel senso che viene dalla direzione di quella ASS), Antonio Poggiana parte con il piede sbagliato, e se fossi nella Giunta Fedriga che lo ha appena nominato me ne preoccuperei. Il “Pronto Soccorso” di Cattinara per lui va bene così come sta, ovvero con medie di attesa superiori alle dieci ore, e “non occorrono nuovi medici”. Infatti gli ambulatori sono cinque ed il medico UNO! Da ricordarsi questa sua uscita nel caso ci scappi il morto o un accidente grave: la responsabilità legale è tutta sua. Poi la “riforma della riforma” della Sanità regionale per prima cosa taglia il personale infermieristico, e non solo, agli ospedali triestini. Perfetto, non bastava il blocco del cantiere a Cattinara ed il prevedibile allungamento sine die dei lavori di ristrutturazione e del “nuovo” Burlo, ci occorreva ancora questo. Manca solo l’invasione delle cavallette e poi siamo alle piaghe d’Egitto.”


Come ti rubano la vita.

» Inviato da valmaura il 21 January, 2019 alle 1:45 pm

In questi ultimi cinque anni gli interventi dei vari governi (da Letta a Renzi e Gentiloni, per non parlare di Berlusconi prima) hanno stanziato a favore di banche e confindustriali cento volte l'importo oggi destinato a favore del reddito-pensione di cittadinanza. In questi cinque e passa anni la quasi totalità della stampa, nonostante lo sforamento sistematico (si chiama “flessibilità”) dei limiti e delle regole europee, hanno inneggiato e difeso il governo italiano. Da mesi invece partiti di opposizione e quasi tutta la stampa gridano alla crisi, alla recessione ed alle sanzioni europee (le invocano come se non colpissero la loro Patria) per l'importo di dieci miliardi (un centesimo di quanto speso a favore di banche e confindustria) destinato appunto alle misure di sostegno al reddito e di lotta alla povertà varate da questo Governo. Tutto bene? Anzi. Perchè questo Governo ha il dono dell'autolesionismo, e fin qui sono affari loro, in particolare dei Cinque Stelle, ma quando poi si legge il decretone, anzi meglio decretino antipovertà, allora il problema riguarda invece sei-sette milioni di famiglie. Il caso più eclatante sono il milione e 350.000 cittadini che “godono” di un assegno, qualcuno lo definisce pensione, di invalidità civile, erogato dall'INPS. Da oltre un decennio è bloccato sulla cifra di 289 euro al mese, senza nemmeno l'aggiornamento inflattivo: insomma un bengodi da sguazzarci come Paperon de Paperoni. L'assegno, è bene ricordarlo, viene concesso a chi ha una invalidità civile superiore al 74%, riconosciuta da una commissione medico legale delle aziende sanitarie a cui da anni si è aggiunto un medico dell'INPS. Lo stesso ente che “premia” economicamente i medici che “tagliano di più”. Non proprio un bel servizio al Giuramento di Ippocrate, ed alla deontologia ed etica professionale dei “camici bianchi”. Ed il suo importo rimane uguale per tutti gli invalidi, anche per chi lo è al 100%. Orbene nel foglietto pubblicizzato Urbi et orbi dal Ministro del Lavoro, della Previdenza Sociale e tante altre cose, il Vice Presidente Luigi De Maio, un mesetto fa al punto “pensioni di invalidità” corrispondeva un grande “Fatto” con tanto di punto esclamativo. Il riferimento era all'averle aumentate a 780 euro, come le pensioni minime e di cittadinanza, reddito compreso, che è la soglia di povertà indicata ufficialmente dall'Istat. Ora si scopre che non è affatto così e che anzi gli invalidi si vedranno di fatto penalizzati per il solo fatto di esserlo. Ovvero, nonostante una sentenza del TAR, poi ribadita dal Consiglio di Stato, che aveva cassato la delibera del Governo Renzi che inseriva l'importo annuo dell'assegno di invalidità (289 euro per tredici) nel computo dei redditi ai fini dell'Irpef, ora il Decretino Di Maio, incurante della sentenza inappellabile, non solo non parifica le “pensioni” di invalidità a quelle sociali e di cittadinanza (come promesso dal granitico “Fatto”) ma ripristina il valore reddituale della “pensione” medesima. Morale della favola sarà dunque molto difficile per gli invalidi “poveri” anche solo accostarsi ai 780 euro. Un lavoro perfetto dunque per coglionare i veri poveri per di più disabili. E se tanto ci da tanto pare difficile immaginare che nel calcolo del reddito per la “cittadinanza” verranno scorporati i sussidi antipovertà comunali e regionali ricevuti dai differentemente abbienti negli anni precedenti, riducendo così la quota da percepire ad una elemosina simbolica, come fatto fino ad oggi dall'INPS nel bluff del REI (reddito inclusione del Governo Gentiloni), in aperta violazione della legge 89 del 2016 e successive norme. Ma tanto il “controllore” ovvero il Ministero per il Lavoro e la Previdenza Sociale non ha mosso dito pur da noi sollecitato con corpose memorie indirizzate al capo di gabinetto che, nonostante le promesse, da quattro mesi non si è degnato di dare alcun cenno di risposta. Ecco forse il Ministro al Lavoro ed eccetera Luigi Di Maio dovrebbe cominciare il ripetutamente annunciato “ripulisti” con i tecnici da lui messi al suo Ministero. Altro svarione è aver escluso dai pagamenti i costosi canoni condominiali di chi, ora è il caso di dirlo, ha la sfortuna di avere un appartamento di sventurata proprietà. Facile sparare sciocchezze sulla pelle dei più deboli. Nevvero? https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2378878692383085/?type=3&theater


Dopo l’Australia e la Norvegia ora tocca al Belgio. Facebook censura i nudi di Rubens e i musei insorgono.

» Inviato da valmaura il 19 January, 2019 alle 1:26 pm

Lettera aperta di musei e istituzioni a Mark Zuckerberg: "Facebook non distingue tra arte e pornografia" Facebook non distingue tra arte e pornografia. È questo il concetto espresso in una lettera aperta indirizzata a Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, da parte di una serie di musei e istituzioni culturali del Belgio, che hanno protestato per la censura ai nudi di Rubens. Le nudità vengono automaticamente escluse dalla piattaforma e filtrate dal social in base ad alcune regole che regolano la pubblicazione sul web dei contenuti per adulti. Inoltre - scrive l'agenzia Belga - domenica scorsa l'ufficio del turismo ha deciso di dar vita a una protesta ironica diffondendo un video via web che invita i visitatori della House of Rubens ad Anversa, ad allontanarsi dai dipinti del pittore barocco per "proteggersi dalla nudità", in una sorta di replica a Facebook. "Indecente, è questo il modo in cui il seno, i glutei e i cherubini di Peter Paul Rubens vengono considerati, ma non da noi, bensì da voi", hanno scritto nella lettera i firmatari per chiedere di trovare una soluzione al problema. "Potremmo riderci sopra - proseguono - ma questa censura complica la vita degli attori culturali che vogliono far scoprire le opere dei maestri fiamminghi". "Sfortunatamente la promozione del nostro patrimonio culturale unico non è più possibile sul social network più popolare", ha lamentato il ceo di Visit Flander, Peter De Wilde. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2377544572516497/?type=3&theater


Bufera su Facebook per abuso di potere.

» Inviato da valmaura il 18 January, 2019 alle 10:33 am

Zuckerberg censura la foto della bambina bruciata dal napalm. Secondo il quotidiano norvegese Aftenpost, Mark Zuckerberg è colpevole di censura e abuso di potere: la storica foto della "bambina del napalm" è scomparsa da Facebook. Bufera su Facebook in Norvegia dopo che il social network, in virtù delle sue regole contro foto di nudi e pedopornografia, ha proibito la pubblicazione della cosiddetta 'Bambina del napalm'. Si tratta dell'iconica foto simbolo della guerra in Vietnam scattata nel 1972 dal fotoreporter Nick Ut, di Associated Press, che con quello scatto vinse il premio Pulitzer. L’episodio aveva fatto molto discutere in Norvegia. Hansen Espen Egil, direttore dell’Aftenposten, il principale quotidiano del Paese, aveva scritto direttamente a Zuckerberg accusandolo di “aver deliberatamente e senza scrupoli abusato del suo potere sui social media”. “La decisione di Facebook – continuava il direttore del quotidiano – rivela una totale incapacità di distinguere tra pornografia pedofila e una famosa foto di guerra, e una mancanza di volontà di dare spazio a liberi giudizi. Sono indignato, arrabbiato e anche spaventato per quanto Lei, signor Zuckerberg, sta facendo con un pilastro della nostra società democratica. Sono preoccupato perché il più importante mezzo d’informazione del mondo sta limitando la libertà invece di cercare di ampliarla, e a volte ciò accade in modo autoritario”. “Il ruolo di media informativo di Facebook è sempre più ampio – continuava Hansen – negli Usa ad esempio il 44% degli adulti si informa su Facebook. I media hanno la responsabilità di giudicare in ogni singolo caso cosa pubblicare, e questo diritto e dovere che tutti i direttori del mondo hanno non dovrebbe essere messo in pericolo da algoritmi codificati nel suo ufficio in California”. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2376674782603476/?type=3&theater


Mandrake. I demeriti di Grilli e del Comune.

» Inviato da valmaura il 15 January, 2019 alle 11:42 am

Intanto non conoscono i dati della situazione reale. Non sono “1500 i triestini che da novembre-dicembre avevano esaurito l’accesso alla MIA”. Ma sono 1500 le famiglie, dunque i “triestini” sono almeno tre volte tanto. Non è vero che appena da “novembre-dicembre avevano esaurito” ma dal giugno dello scorso anno, in cui i contributi di sostegno al reddito sono stati pagati con circa sette mesi di ritardo e con una ingiusta decurtazione. E complimenti per la rapidità con cui l’assessore Grilli e la sua direttrice De Candido “si sono confrontati con Riccardi appena mercoledì scorso”. Noi invece, come Circolo Miani, ci siamo “confrontati” con la manifestazione davanti alla Regione del 13 dicembre e con l’incontro con i capigruppo e presidente del Consiglio Regionale, e poi “confrontandoci” con l’assessore regionale cinque giorni dopo, per discutere sulle nuove misure di sostegno al reddito. Tranquilli il piccolo giornale del vecchio-nuovo direttore non ne ha parlato oscurando come sempre le notizie utili all’opinione pubblica. Non si può dunque proprio dire che l’assessore Grilli impegnato in un tour fotografico sulla stampa ai compleanni di centenari et similia abbia avuta questa come sua prima preoccupazione che non lo faceva dormire la notte. Poi la parte migliore “il Comune avverte l’utenza: è necessario sbrigarsi a espletare le pratiche, che si articolano in due passaggi. In primo luogo occorre affrettarsi ai Caf per farsi consegnare l’Isee 2019, poi bisogna recarsi allo sportello comunale di via Mazzini.” Come non sapessero che il “nuovo ISEE” entra in vigore dal 15 gennaio, ovvero oggi, che i CAF sono saturi negli appuntamenti e che ci vogliono per legge dieci giorni dalla data della domanda per ritirarlo. Poi recarsi nella bolgia priva di ogni rispetto della privacy e della dignità delle persone a partire, se va bene, dal 28 gennaio per tentare di ottenere “l’anticipazione di febbraio” (il primo assegno viene pagato per legge il mese successivo all’inoltro della domanda). E viste le disastrose condizioni operative dell’ufficio di via Mazzini, che incredibilmente rimane l’unico sportello aperto per la bisogna (neppure su questo il duo Grilli-De Candido è stato capace di intervento), si assisterà al finimondo. Tutta da ridere poi l’affermazione “Sarà il Comune - terzo passaggio - a trasmettere la documentazione all’Inps.” Che è già in possesso della documentazione medesima visto che l’ISEE lo rilascia l’Inps, e che nella nuova misura regionale non ha più alcun altro ruolo se non ricevere, e respingere, le domande REI. Sembra che i quattro Decreti Bassanini non siano conosciuti né al Comune e tantomeno all’INPS. Se non lo sapessero, infrangerli è reato penale con l’aggravante che a compierlo sono degli ufficiali di servizio pubblico. Comica è l’esortazione finale: “Gli uffici del Welfare municipale consigliano di accelerare l’iter burocratico entro il primo febbraio”, firmato Mandrake. L’unica cosa drammaticamente seria è invece il dato, largamente impreciso per difetto, che i servizi sociali del Comune seguono “15 mila unità su una popolazione che supera di poco i 200 mila residenti.”. Ma non è questa la Trieste “gioiosa” del nostro Sindaco?



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