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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Roiano. Il delitto perfetto.
Oltre due anni orsono podestà e tre assessori al seguito, muniti di “panza”, piccone, mazza e caschetti di ordinanza hanno dato il via alla demolizione della ex caserma della Polstrada nel cuore di Roiano. I..
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Fotonotizia.
Due titoli da prima pagina su due prestigiosi quotidiani nazionali: Il Sole 24ore dell’11 febbraio e Il Fatto Quotidiano di ieri.Ovviamente per Trieste pare non valere: né l’invito a non abbattere e piantare più alberi quanto al silenzio tombale..
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*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 7

La differenza.

» Inviato da valmaura il 10 January, 2020 alle 2:27 pm

Arthur Bloch: “Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza”.

Ecco una cosa a cui noi del Circolo Miani abbiamo sempre tenuto fin dalla sua fondazione nel 1981, trentanove anni orsono.
Essere differenti o “diversi” come affermava Enrico Berlinguer in una intervista che ha fatto la storia, espone a molti rischi e tantissima fatica.
Essere differenti nel campo dell'informazione significa innanzitutto dare le notizie che gli altri negano, celano o mistificano. Senza ovviamente rinunciare ad esprimere una nostra opinione purchè sia sempre suffragata dai fatti.
Essere differenti nel campo della politica, quella vera che riguarda la vita quotidiana di tutti noi, vuol dire evidenziare i problemi e suggerire le soluzioni per migliorare la qualità della vita della nostra comunità, dunque praticabili e concrete e non vuote promesse.
Essere differenti impone la difesa strenua della nostra autonomia operativa da ogni pressione, ricatto o ingerenza dell'attuale politica e delle istituzioni da essa infeudate.
In questi quasi quaranta anni di attività questa mala politica, vecchia e nuova, ci ha sempre definito come “mine vaganti”, e di volta in volta “comunisti”, “radicali”, di “destra” e soprattutto con il termine che spiega da solo tutto: “inaffidabili”.
Inaffidabili per queste consorterie del potere che sentono il bisogno, come purtroppo molti cittadini vittime il più delle volte inconsapevoli di questo sistema marcio, di incasellare, inquadrare tutto nei loro schemi “affidabili”, è l'offesa massima, la sentenza definitiva. Per noi invece è stato ed è il massimo complimento, il miglior riconoscimento della giustezza del nostro operare.
Insomma essere “inaffidabili” a questo sistema è quello che noi tenacemente perseguiamo per conto dei nostri veri padroni: i cittadini, e con un occhio di riguardo ai più deboli e meno garantiti tra questi.

A proposito, Facebook ha fatto sparire dalle nostre pagine il Post con il drammatico video dell'Australia in fiamme, che pure aveva ottenuto migliaia di videolettori e centinaia di "interazioni", chissà che interessi difendono.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2667318456872439/?type=3&av=1497907667146863&eav=AfaFa7YJcgUfHkyk6PKz0a1h9M1IqlqmF_45h98N0j7xCd-o5IxSWFnEjaFHEI1XqOba2bc-TFDhdL--LMuofNA5&theater




Le rovine di Trieste.

» Inviato da valmaura il 7 January, 2020 alle 12:16 pm

Francamente riteniamo che la questione Sala Tripcovich non sia una delle cose a cui i triestini tengano di più. Alla furia di una amministrazione abbattitrice, dagli immobili agli alberi, la città preferirebbe la concretezza di un sindaco “costruttore” o per meglio dire “ricostruttore”. Indipendentemente dal suo colore politico, che pure il predecessore non ha per nulla brillato.

Sicuramente la sorte dei ruderi della piscina terapeutica rimasta tale e quale nelle condizioni in cui si trovava il giorno del crollo (29 luglio 2019) o della piazza pulita dell'ex Caserma della Polstrada di Roiano (8 settembre 2017) stanno a cuore ai triestini molto più della vexata quaestio se abbattere o mantenere la sala concerti di piazza Libertà.

Per non parlare poi degli innumerevoli cantierini per la manutenzione stradale, di scale pericolose e muri pericolanti che costellano con le loro brave, e spesso arrugginite, transennine tutto il territorio urbano, alcune da semestri ed anni.

E che dire poi della storia infinita, la fiaba del sior Intento, della Galleria di Piazza Foraggi e dei mercati Ittico ed Ortofrutticolo che si avviano a battere il record dell'ex Magazzino Vini, per non parlare poi della balla ventennale del Parco del Mare.

Il Comune inoltre ha centinaia spazi: edifici, ville, stabili, appartamenti e locali commerciali, lasciati sfitti e vuoti da decenni in completo abbandono. Recentemente sono saliti alla ribalta della cronaca i casi di Villa Haggincosta e della fu Sacra Osteria, ambedue collocati a San Vito.

Accenniamo solo di sfuggita poi l'indecente stato in cui versano ospedali (Cattinara e Burlo) ed i distretti sanitari territoriali, che se anche non di formale competenza comunale sono pagati e malvissuti proprio dai triestini e di conseguenza imporrebbero al sindaco un ruolo molto più “interventista”.

Ecco forse meno “luminarie”, meno picconate e furia iconoclasta sarebbero preferibili assieme alla ricerca di amministratori un tantino più adeguati alla bisogna, che anche queste “opposizioni” non scherzano.




Nasce Jota Selvaggia ed esce dal sonno.

» Inviato da valmaura il 4 January, 2020 alle 12:26 pm

E si, il primo ed unico “gruppo” fondato su Facebook dal Circolo Miani mesi orsono, più che altro per mettere al sicuro il nome da eventuali scopiazzature, inizia, dopo queste feste la sua attività.

Molti si chiederanno a cosa serve e quale sia la sua “mission”.

E' presto detto, il Gruppo sarà il braccio operativo del Circolo Miani sul territorio. Insomma passiamo dal virtuale al reale.

Ma per fare cosa?

Ecco ci siamo accorti da molto tempo che almeno a Trieste i social forum sono buoni tuttalpiù per informare ed eventualmente raccogliere consensi ma che la loro capacità di “mobilitare” le persone, in carne ed ossa, è pressochè nulla. E questa è una ragione per cui il Circolo Miani ha cessato da tempo di “promuovere eventi” che danno risultati pari a zero in quanto a partecipazione nonostante i tanti “interessati”sempre e solo virtuali.

Perchè questo nome?

La risposta è ovvia: la Jota è forse l'unico piatto tipicamente triestino, meglio carsolino, è il Selvaggia sta a significare che la sua preparazione non è mai statica e codificata. Insomma un piatto, o per meglio dire, inesattamente perchè la Jota è questo ma anche tanto altro, un minestrone sempre in movimento esuberante. E poi perchè francamente ci piace, sia la minestra che il nome.

Pertanto a breve, passata l'Epifania con carbone al seguito, lanceremo la prima idea su cui inviteremo i nostri lettori e tutti quanti altri a ritrovarsi, ovviamente al Circolo Miani, per “piacersi” di persona e discutere assieme le priorità su cui operare nel nostro territorio.

Grazie a Dio il 2020 non è anno elettorale e pertanto risparmiatevi da subito le malsane dietrologie.

Che ne dite, cominciamo a rimboccarci le maniche?

Trieste lo vuole e ne ha tremendo bisogno.

Se lo desiderate potete cominciare ad iscrivervi al Gruppo sulla pagina Circolo Miani, ma non è obbligatorio né indispensabile.

Maurizio Fogar.




Nuovo Anno vecchie minacce.

» Inviato da valmaura il 2 January, 2020 alle 12:24 pm

La nostra tabella, quella del Circolo Miani, è stata lordata con una parola che descrive un bisogno fisiologico “corposo”. Al plurale forse perchè l'illetterato anonimo ha visto la “i” finale ed allora ha scritto “merde” sul nome Miani.

No, non perderemo tempo a fare denunce a polizia e dintorni, per esperienza personale vi confermiamo che non servono a nulla.

Dopo l'ennesimo atto vandalico contro la nostra sede abbiamo inutilmente chiesto e sollecitato un incontro con Prefetto e Questore: mai risposto e cattivissimo segno di maleducazione istituzionale. Ma se è per questo neppure il triestino al Governo lo ha fatto. Nè parole di condanna si sono levate da chicchessia e la stampa ha ben censurato le notizie.

Vuol dire che ci attrezzeremo in proprio e daremo lavoro all'ortopedia triestina, e già questa è una doppia condanna vista la nomea che tale reparto si porta dietro da decenni a Trieste.

Ovviamente al primo che si permetterà di alzare il ditino per rimproverarci saccentemente che è peccato mortale “farsi giustizia da soli” glielo frattureremo, il dito ovviamente, per portarci avanti con il lavoro, oppure a costo di figurare volgari lo inviteremo a infilarselo in quel posto ed a fischiettare.

Un dettaglio. Tutti i giornali e televisioni hanno enfatizzato l'imbrattamento della targa che porta il nome di una partigiana, ma non faceva Miani di cognome ed Ercole di nome, che dei partigiani di Giustizia e Libertà era il comandante.

Si pensiamo proprio che lo spezzeremo il dito a quel qualcheduno.

Quando nel 2014 l'Ater tentò di sfrattare il Circolo Miani:

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/05/07/news/una-perdita-la-chiusura-del-circolo-1.9181315





La Balla dell’Anno di Marco Travaglio

» Inviato da valmaura il 31 December, 2019 alle 2:05 pm

Alcuni lettori ci chiedono di premiare la balla più grande dell’anno. Mission impossible: sono troppe, tutte enormi. Però, catalogandole, possiamo premiare la campagna di stampa più demenziale e miserabile del 2019: quella contro il Reddito di cittadinanza.

Che sia partito fra mille pasticci, con i centri per l’impiego da sistemare, i tanti navigator ancora da assumere e formare, i molti poveri ancora da raggiungere, i ritardi sugli stranieri, il software in odore di conflitto d’interessi e i pochi posti di lavoro a disposizione, lo sappiamo e l’abbiamo scritto. Ma il risultato è comunque buono, soprattutto per un Paese allergico ai cambiamenti come il nostro: 2,5 milioni di italiani che un anno fa non avevano un euro in tasca (oltre la metà dei “poveri assoluti”), da maggio-giugno ricevono in media 520 euro al mese.

Così l’Italia, che fino a due anni fa era l’unico Paese europeo a non fare pressoché nulla per i nullatenenti e solo nel 2018 aveva varato il timidissimo Reddito d’inclusione (Rei: pochi spicci ad appena 900 mila persone), da quest’anno ha invertito la rotta con la più robusta misura anti-povertà mai adottata. Naturalmente la cosa non è passata inosservata: l’idea che i 5Stelle abbiano avuto una buona idea e che si investano 5 miliardi pubblici su chi non ha niente, dopo averne gettati a centinaia per chi ha e ruba di tutto e di più, ha letteralmente sconvolto tutti i partiti. Quelli di destra, dalla Lega a FI, da FdI a Italia Viva. E pure quello che dovrebbe essere di sinistra: il Pd.

Ma la vergogna delle vergogne sono i giornali (a parte il nostro e il Manifesto), che da un anno fanno il tiro al bersaglio sul Rdc come mai avevano fatto per le decine di leggi vergogna di B.&Renzi e i massacri sociali di Monti&Renzi.

All’inizio dicevano che non c’erano i soldi. Poi, siccome i soldi si son trovati, han detto che non si sarebbe mai fatto: i Caf, le cavallette, le piaghe d’Egitto. Poi, siccome si è fatto, han detto che nessuno lo voleva e tutti facevano la fila per rifiutarlo. Poi, siccome di file a Caf e Poste non se ne vedevano, han detto che c’era l’assalto a Caf e Poste per prenderlo. Poi, siccome l’assalto non c’era, han detto che era un flop. Poi, siccome i dati ufficiali parlano di 900 mila domande familiari accolte pari a 2,5 milioni di beneficiari, han detto che sono troppi. Poi, siccome s’è scoperto che 2 milioni ancora non lo prendono, han detto che 2,5 milioni sono pochi. Poi, siccome la copertura in pochi mesi è più alta di quella del Rei, han detto che i navigator sono in ritardo. Poi, siccome a boicottarli sono le Regioni governate dagli stessi partiti che li invocano, han detto che il Rdc serve al M5S per comprare voti al Sud. Poi, siccome il M5S ha dimezzato i voti e le richieste arrivano tanto dal Nord quanto dal Centro e dal Sud, han detto che il Rdc è troppo alto, perché c’è chi lavora e guadagna altrettanto. Poi, siccome i 5Stelle han detto che pagare un lavoratore 800 euro al mese è una vergogna e han proposto il salario minimo, han detto che il Rdc va ai falsi poveri e ai delinquenti e non ci sono controlli per scoprirli. Poi, siccome il governo ha portato le pene fino a 6 anni per quanti truffano col Rdc e Di Maio ha invitato i cittadini a denunciarli, han detto che questi giustizialisti manettari vogliono spiare e arrestare pure i poveri. Poi, siccome i controlli scoprono ogni giorno delinquenti e finti poveri col Reddito, hanno detto che bisogna abolirlo. Come se gli stessi delinquenti e finti poveri non fregassero già lo Stato intascando indebitamente 80 euro, Rei, cassa integrazione, sussidio di disoccupazione, pensione d’invalidità, sgravi e bonus ed esenzioni famigliari, scolastici, sanitari e universitari, e usufruendo di tutti i servizi pubblici senza pagare le tasse per finanziarli, senza che nessuno si sia mai sognato di abolire il Welfare perché molti ne abusano.

Nel giro di un mese, il Corriere ha pubblicato ben due “inchieste” a piena pagina degne del Giornale e di Libero, con un florilegio di abusivi: “Chi guida Porsche, chi ha alberghi: ecco i furbetti del reddito. Cantanti neomelodici, fotografi, imprenditori, venditori ambulanti, negozianti, pasticceri, pregiudicati e lavoratori in nero”.

Ma tu pensa: non saranno mica gli stessi che evadono le tasse e intascano indebitamente tutti gli altri strumenti di Welfare? E quando mai si son fatte campagne per abolire pure quelli solo perché qualcuno fa il furbo?

“Per colpa di qualcuno, non si fa più credito a nessuno” possono dirlo certi negozianti, non lo Stato. E il fatto che fiocchino tante denunce non dimostra che il Reddito non funziona, ma che i controlli funzionano. E aiutano a far emergere non solo i “furbetti del Reddito”, ma anche un’altra fetta dell’economia nera che è la vera tara dell’Italia. Ben protetta da chi s’indigna per il ladruncolo che ruba 500 euro al mese e tace sui ladroni che evadono 120 miliardi all’anno.

Infatti strillano contro le manette agli evasori e la blocca-prescrizione.

Tra le mille balle “a grappolo” contro il Reddito, svetta quella sparata da La Stampa il 3 novembre, nell’ansia di dimostrare che Di Maio ha sistemato uno su tre degli elettori del suo collegio: “I delusi del reddito di cittadinanza: ‘Stanchi di non avere nulla da fare’. A Pomigliano d’Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, su 39 mila abitanti in 12 mila ricevono un sostegno economico”. Poi s’è scoperto che il dato dei 12 mila percettori del Reddito citato dall’house organ di casa Agnelli-Elkann non si riferisce alla sola Pomigliano, ma a tutti e sei i comuni circostanti che fanno capo al Centro per l’Impiego di Pomigliano: 208 mila abitanti in tutto, non solo i 39 mila di Pomigliano. Dunque il Rdc non va al 33% della popolazione, ma ad appena il 6%.

A riprova del fatto che neppure la peggior politica riuscirà mai a eguagliare la migliore informazione.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2656581254612826/?type=3&theater







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