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Circolo Miani » News Correnti » Page 69

Trieste: “denatalità” = stupidità politica.

» Inviato da valmaura il 1 April, 2021 alle 2:01 pm

La nostra città perde da decenni una media di 1600-1800 registrati all'anagrafe all'anno, tant'è che oggi conta “solo” 203.000 abitanti, immigrati residenti compresi.
Ed ora, in questa campagna elettorale, e ti pareva, tutta la politica scopre l'emergenza denatalità ed indica nel futuro di Porto Vecchio il “Viagra” per invertire il corso.
Ora a parte la considerazione che il nostro Pianeta ha un ritmo di crescita della popolazione da far spavento e superare ogni limite di equilibrio naturale, e che prima che il “miracolo” Porto Vecchio divenga realtà, qualunque, viste le idee assai confuse, essa sarà, ci vorrà un ventennio buono, e ad essere ottimisti.
E che per richiamare persone anagraficamente giovani disposte ad investire vita e futuro a Trieste bisogna essere in grado di garantire loro dei servizi efficienti, a partire dalla sanità, ed ora non ci pare sia proprio cosa, non ci si chiede il perchè i Triestini siano così “sterili”, ovviamente ci riferiamo a quelli in grado anagraficamente di “procreare”.
Eppure la risposta è molto semplice, per chi la vuol vedere si intenda: la mancanza di un lavoro certo e dignitoso, e la conseguente sicurezza del proprio futuro, anche quello pratico e banale di poter stipulare un mutuo bancario per acquistare un tetto dove vivere.
“Mettere su famiglia”, qualunque essa sia, ed andare a vivere fuori dall'ambito familiare costa.
Fare un figlio oggi poi è un lusso, economicamente parlando, che molti non si possono permettere, anche per la carenza di aiuti pubblici concreti, che a parole son bravi tutti, e di adeguati servizi sociali e scolastici gratuiti.
Quando questa politica, cieca, incapace quando non cointeressata, favorisce l'esternalizzazione a ditte e cooperative di gran parte delle mansioni e dei servizi che fino agli anni Novanta erano svolti dai dipendenti pubblici, soprattutto comunali. Quando questa accetta che il servizio “per asporto” venga realizzato in condizioni di totale sfruttamento del personale che lo attua, li chiamano col termine inglese “riders” per ingentilire la situazione.
Quando insomma queste persone impiegate da ditte e cooperative, in media per alcune ore al giorno, portano a casa a fine mese una media di 600 euro netti, difficile pensare a costruire famiglie e mettere al mondo pargoli.
Eppure la soluzione pratica, rapida e fattibile c'è, e Trieste Verde, ancora una volta l'unica, l'ha ben indicata nella sua proposta di riforma del Comune di Trieste: riportare in capo ad esso tutte le mansioni ed i servizi oggi dati in appalto all'esterno, oltretutto ne guadagnerebbe in risparmio economico ed in qualità. Eppoi premere sulla Regione, che ne ha potestà, per fissare un contratto lavorativo quadro, che garantisca un salario minimo orario e le coperture sociali a chi svolge oggi un'attività precaria e molto spesso individuale.
E scommettiamo che nel giro di qualche anno la curva della “denatalità” scomparirà mentre lorsignori staranno ancora vaneggiando su Porto Vecchio?
Trieste Verde.



A più di un anno di distanza è S C A N D A L O S O!

» Inviato da valmaura il 1 April, 2021 alle 1:59 pm

“A Trieste Pronto soccorso in emergenza, ma in affanno anche i medici di famiglia”.
Ecco quanto riporta, per l'ennesima volta, la stampa locale, che però si ferma a questa “fotografia” e come sempre non indaga sulle responsabilità: gestionali e politiche.
Negli ultimi dieci e passa anni solo nei reparti di prima accoglienza ed urgenza sono stati tagliati il 40% dei posti letto ed un terzo del personale medico ed infermieristico.
Le responsabilità sono tutte della politica, e di un giornalismo soporifero, da cui dipendono le scelte pure dei dirigenti della sanità triestina.
Hai voglia dunque di fare “appelli” ai pazienti, che questa realtà a Trieste è nota da sempre e dunque qualunque scelta non può prescindere dall'esistente.
E siamo certi che le persone farebbero benissimo a meno di sobbarcarsi attese bibliche se non si sentissero male.
Ma sentiamo la resa di Franco Cominotto, direttore della Struttura complessa Pronto soccorso e Medicina d’Urgenza degli ospedali di Cattinara e Maggiore, che ieri ha lanciato un appello ai cittadini: utilizzare la struttura di prime cure «in maniera responsabile» quando si tratta di patologie di entità non importanti, rivolgendosi piuttosto a Medici di medicina generale e Guardie mediche. Parole, queste, dettate dalla «situazione drammatica», come l’ha definita Cominotto, causata dall’emergenza sanitaria che continua a mettere sotto pressione i reparti ospedalieri. Il primario ha parlato di una media (fino a sabato) di 150 accessi quotidiani al Pronto soccorso, di cui 30-40 persone con sintomi Covid. A incidere in particolare negli ultimi giorni è stato appunto l’aumento esponenziale degli accessi di persone con gravi complicazioni da Covid, che si vanno a sommare ai codici bianchi e verdi. Ma “i posti restano sempre gli stessi, mentre terapie intensive e semi-intensive sono già sotto forte pressione.”
In questa crisi sanitaria generale però anche gli stessi medici di medicina generale, chiamati a tamponare la situazione, lanciano a loro volta un appello, dato che pure i loro ambulatori sono “saturi”. «Ci sono molti accessi ovunque. Noi abbiamo quintuplicato il lavoro – spiega Dino Trento, segretario regionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale -. Se va bene facciamo 12 ore di ambulatorio. E a breve parteciperemo alla campagna vaccinale, per cui la nostra attività ambulatoriale sarà più limitata. Quindi anche per noi è un particolare momento di stress lavorativo, in cui abbiamo peraltro registrato un aumento delle richieste di prestazioni rispetto a qualche mese fa. Per questo - così Trento - lanciamo lo stesso appello: i pazienti si rivolgano a noi solo se strettamente necessario”.
E' chiaro che ci sia un aumento nelle richieste di prestazioni, soprattutto nelle malattie croniche, visti i continui rinvii sine die dei controlli sulle patologie e su analisi ed esami, imposti dai vertici Asugi, che però al contempo non sono stati capaci di attrezzarsi per recuperare i ritardi, come se le malattie, ossequiose, si fermassero anche loro nella progressione.
Vi è dunque chiaro il perchè delle proposte concrete presentate da Trieste Verde per affrontare e risolvere, una volta per tutte, la grave situazione in cui versano le strutture sanitarie di Trieste, ospedaliere e territoriali, e smetterla con l'indecente silenzio dei sindaci della città che lasciano i Triestini in tale crisi.
E scusateci se vi riproponiamo la stessa foto, ma rappresenta al meglio questa situazione anche se dopo la parola “emergenza” nel cartello andrebbe aggiunto il termine “perenne”.



Trieste Verde. Chi ben comincia ….. Siamo giunti alla metà dell'opera.

» Inviato da valmaura il 31 March, 2021 alle 12:16 pm

Ovvero sabato scorso abbiamo presentato il quinto dei dieci punti che compongono il manifesto di Trieste Verde per la nostra città. Li trovate illustrati negli articoli di queste pagine.
Anche ai più prevenuti e distratti, stampa compresa, salta subito all'occhio un aspetto: siamo gli unici a presentare proposte concrete, soluzioni operative, con tempi, modi e risorse, ai troppi problemi che affliggono la nostra comunità: “In effetti, seguendo conferenze e presentazioni di tutte le altre sigle politiche ho sentito solo discorsi generici, e devo riconoscere che voi invece date risposte concrete”, ci ha detto un giornalista locale.
Ora proseguiremo questo sabato che viene, 3 aprile, sempre alle ore 11, presso la sede (g.c.) del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, e presenteremo le proposte di Trieste Verde per la cultura e la socialità sul territorio dove la gente vive.
Una tappa importante di quel progetto sul “Rinascimento dei quartieri” che ideammo con la collaborazione del sociologo Nando Dalla Chiesa, un caro amico del Circolo Miani, nei primi anni Novanta e che coinvolse via via migliaia di residenti da Gretta a Muggia, con una partecipazione di persone raramente osservata a Trieste.
Dove la parola “Rinascimento” sta a significare, non tanto il rattoppare una buca o cambiare una lampada, ma partecipazione, conoscenza e pieno esercizio del diritto di cittadinanza attiva sulle scelte della comunità dove viviamo. Significa intervenire da un lato sui bisogni reali dei cittadini (la casa, la disoccupazione, la povertà, la tutela della salute e della qualità della vita) e dall'altro sul recupero urbanistico, dei servizi, degli spazi di aggregazione sociale, delle aree verdi, della crescita culturale, artistica e musicale sul territorio dove questi vivono.
Dunque esattamente il contrario di quanto fatto in questi anni dagli assessori alla cultura e dai sindaci di Trieste che hanno sempre privilegiato (per interessi, cecità, incapacità) una politica culturale imparruccata, elitaria e ristretta ai soliti santuari cittadini o a sporadici “grandi eventi”di distrazione di massa. E questo suona a maggior colpa di chi rivendica una scelta “di sinistra”, intellettuale quanto miope.
A dimostrazione di cosa significhi per Trieste Verde sentirsi distinta e distante quanto diversa, anche moralmente, dal resto di questo magma indistinto della politica locale.



Crolli e Piscina Terapeutica.

» Inviato da valmaura il 31 March, 2021 alle 12:12 pm

Poche idee, azioni ancora meno, ma ben confuse.
Allora. Non è mai troppo elegante citarsi, ma quando è troppo, è troppo!
Ora che a distanza di quasi due anni la magistratura tenga ancora sotto sequestro il manufatto, a proposito come hanno potuto entrare i dipiazziani citati “tecnici” comunali per constatare che pure le “tubature” non stanno proprio bene, in fin dei conti è crollato il tetto non il sottoscala, ed hanno “violato” il blocco? Ora, dicevamo, che per fare un incidente probatorio (in questo caso una perizia), ci mettano 19 mesi è come ammettere che tutta la vicenda finirà prescritta, con grande gioia ed aspettativa degli indagati.
Ma che pure ci si mettano in “venti associazioni più alcuni testimonial”, tra i quali certamente figura il Dipiazza firmante, ad incasinare le acque, calde e salmastre, è il Top.
Proporre una nuova sede, il Mercato Ortofrutticolo, in speranzosa attesa di trasferimento politico da 20 anni a questa parte, è fare un assist perfetto a questa politica parolaia ed inconcludente e rinviare sine die la questione, altro che fretta ed urgenza appellate.
Che la Playa Beach in Porto Vecchio sia cosa ben lontana dai fini terapeutici lo abbiamo detto e scritto, che recuperare l'edificio sostanzialmente integro e nuovo, e una volta tanto neppure bruttino quanto armonicamente inserito, non come quello sgorbio architettonico della “nuova” Piscina olimpionica in perenne riparazione, nel panorama circostante, sia cosa saggia e poco costosa, pare pacifico.
Ed allora cos'è sta nuova bischerata dei venti e più?
Se vogliono fare campagna elettorale, si candidino in prima persona senza tirare la volata agli altri, ma non fanno proprio un buon servizio alla causa di cui si intestano la difesa, ottusa e confusionaria assai.
Teodor per Trieste Verde.



Chi NON l'ha visto?

» Inviato da valmaura il 30 March, 2021 alle 2:00 pm

Per trenta anni buoni è continuato a crescere, il “Cumulone” come lo chiamano gli imprenditori portuali con gioiosa familiarità, ma non per partogenesi spontanea ma per interramento, abusivo si intende, di un'area del Vallone di Muggia pari a “solo” otto campi di calcio.
E cosa hanno usato, terriccio per piante e giardini? No, solo quasi 360.000 tonnellate di rifiuti “speciali”, leggisi tossici, degli scarti di lavorazione dell'Area a Caldo della Ferriera.
Non sappiamo voi, ma noi facciamo fatica ad immaginarci il volume di una tonnellata, figurarsi poi moltiplicato per 359.000.
Questa “Collina della vergogna” come la chiamano i Triestini, per i lavoratori dello stabilimento il nome sbrigativamente concreto era “Punta Loppa”, era sorta negli anni sotto i loro occhi e addirittura ci avevano fatto una strada sterrata a tornanti per farvi salire i grandi camion che scaricavano costantemente i fanghi di Loppa e gli scarti.
Tutto questo senza che: Capitaneria di Porto, Autorità Portuale, Arpa, ASS, Comune, Regione, ed infine Magistratura avessero nulla da obbiettare, modificando vistosamente la linea di costa e facendo scivolare in mare tonnellate di fanghi tossici, che adesso i Buontemponi pensano di spensieratamente dragare.
Ci è voluta l'inchiesta nazionale sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici aperta dalle Procure di Perugia e Grosseto, che proprio vista sullo Scalo Legnami non hanno, a far sequestrare il “Cumulone”, e far arrestare decine di persone (quattro triestini).
L'Accordo di Programma governativo del 2014 sulla vendita della Ferriera, nell'allegato “C”, prevedeva l'obbligo per la nuova proprietà di bonificare l'area al costo di 10 milioni, suoi.
Ma non hanno visto nemmeno quello.
A Trieste tutti ciechi, ma non muti viste le sciocchezze che sciorinano ogni giorno specie in campagna elettorale.
Buona ora legale.
Trieste Verde.




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