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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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48: Morto che parla.
Veramente qui i morti sarebbero tre, ma sintetizziamo! Sul Fatto Quotidiano online compare, absit iniuria verbis, un articolo (?) dall'oltretomba della politica velinara dedicato alla Ferriera di Trieste, dei cui reali problemi non si fa cenno alcuno.E..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 68

Ferriera. Questo mercoledì prima verifica.

» Inviato da valmaura il 15 January, 2018 alle 2:03 pm

Non siamo superstiziosi, fino a prova contraria, e pertanto non ci spaventa la data di mercoledì 17 gennaio, dopodomani. Giorno in cui avremo, come Circolo Miani e Servola Respira, la prima verifica sulla serietà delle intenzioni della Regione nel voler risolvere, magari con venti anni di ritardo, la tragica vicenda della Ferriera.

In questa data l’Arpa ed i tecnici della Direzione Ambiente regionale saranno tenuti a dare risposte precise sulle prime cinque criticità degli impianti e del ciclo produttivo dello stabilimento indicate nella precedente riunione da Romano Pezzetta e Maurizio Fogar. E pertanto assumere le conseguenti misure concrete da prescrivere alla proprietà, assieme ai tempi d’attuazione, brevissimi.

Si affronterà poi il nuovo piano di monitoraggio delle emissioni su tutto il perimetro della Ferriera e l’implementazione delle strumentazioni, e la loro omogenea distribuzione, in tutte le centraline di rilevamento.

Se questo primo passo avrà esito positivo chiederemo l’immediata convocazione di una conferenza stampa congiunta con la Regione per illustrare all’opinione pubblica i risultati del Gruppo di lavoro e proseguiremo con gli ulteriori interventi sugli impianti.

In caso contrario convocheremo una assemblea pubblica, invitando ovviamente anche stampa e tivù, in cui illustreremo le ragioni del nostro ritiro dal gruppo congiunto.

Il sostegno del vostro “Mi Piace” a questa pagina, e perché no anche a quella di NO FERRIERA Si Trieste, sarebbe significativamente opportuno.

Nella foto (Facebook Circolo Miani): il buon funzionamento dei filtri alla macchina colare. Uno spruzzo di arancio nel plumbeo cielo.




Ferriera scomparsa e Povertà. Ma bravo il piccolo giornale!

» Inviato da valmaura il 12 January, 2018 alle 2:51 pm

Oggi sul piccolissimo due servizi (Ferriera scomparsa e povertà) aiutano a capire che informazione si spaccia per Trieste.

Cominciamo dal primo che occupa una paginona intera con foto “intellettuale” di Alessandro Giadrossi con pipa d’ordinanza. Si parla di “librerie” domestiche e vi compare l’agiografia dell’avvocato. C’è un solo neo. Nel suo palmares manca una medaglia, e non da poco, visto che nel 1999 il quotidiano che allora si ricordava di essere un giornale della città dedicò al caso un editoriale di Maurizio Fogar dal titolo “Una brutta storia”.

Ne riproduciamo una sintesi tratta dal saggio Ferriera e Procura.

“Il primo episodio investe l’Ufficio del Giudice di Pace al quale, nel 1998, si rivolgono 25 famiglie di Valmaura e Servola, patrocinate da un legale del Circolo Miani, per chiedere un risarcimento equitativo di due milioni di lire cadauna a ristoro dei danni provocati nelle case dalla costante fuoriuscita di polveri e ruggini dalla Ferriera. Le ragioni del ricorso al Giudice di Pace stanno nelle motivazioni della richiesta, che sono proprio alla base della legge costitutiva di questo ufficio giudiziario, e dal fatto che le cause presso il Giudice di Pace non hanno costo alcuno, il che per i redditi decisamente bassi delle famiglie ricorrenti non è cosa da poco.

Ma la vicenda fin da subito si colora di strani connotati. A partire da una prima telefonata ricevuta dal legale delle famiglie che viene informato da un Giudice di Pace, che chiede di restare anonimo, che le 25 cause invece di essere ripartite tra i vari componenti l’Ufficio, che, è bene ricordarlo, lavorano a gettone, ovvero a sentenza (i giudici sono solitamente scelti tra funzionari della Pubblica Amministrazione in pensione o tra avvocati), e dunque per regolamento non possono vedersi affidare più di cinque cause contemporaneamente, sono state tutte trattenute dal Coordinatore dell’Ufficio, un cancelliere della Corte d’Appello in pensione.

Chi informa l’avvocato è dunque viepiù credibile perché mosso da un concreto interesse materiale, l’aver perso la possibilità di ricevere un compenso per parte di queste cause. Ma l’accentramento in un unico Giudice di 25 pratiche processuali, in violazione appunto del regolamento, aveva solo una possibile motivazione: la riunificazione per connessione (stessa tipologia di reato e stesso autore) in un unico procedimento. Ma come vedremo così non sarà, e saranno emesse 25 sentenze, per altrettanti gettoni di rimborso al giudice, assolutamente in fotocopia, salvo i dati anagrafici dei ricorrenti.

Durante il “processo” che si svolge nella stanza del giudice alla presenza dei legali delle parti (la Lucchini proprietaria della Ferriera e le 25 famiglie ricorrenti) e dopo due brevi udienze il Giudice proclama la sentenza dichiarandosi, e scrivendolo per 25 volte, “incompetente” come Ufficio a giudicare. Insomma esattamente il contrario di quanto ordinato dalla legge istitutiva l’ufficio del Giudice di Pace. Ma non pago di aver sostanzialmente lavorato sotto dettatura del legale della Lucchini, accoglie in chiusura pure la richiesta dello stesso, che andava ben oltre al compito di difendere il suo cliente nel processo, di riconvertire cioè le 25 cause in ordinarie, ovvero come si fossero celebrate davanti ad un Tribunale civile, con tutti i costi annessi da gravare sulle 25 famiglie. Insomma una fredda ritorsione per intimidire e colpire, come esempi per il futuro, i magri bilanci dei ricorrenti.

Il nome del legale della Lucchini? L’avvocato Alessandro Giadrossi, allora dirigente oggi Presidente del WWF triestino.”

Il secondo caso riguarda la vergognosa vicenda, non troviamo altre parole se non scurrili per epitetarla, degli scandalosi ritardi con cui, oramai da oltre un anno, il Comune, pur avendo in cassa i soldi stanziati dalla Regione, paga, o per meglio dire NON paga gli assegni mensili del sostegno al reddito a 4000 famiglie triestine.

A questo punto appare acclarata l’incapacità dell’assessore competente, che rappresenta il Comune, e che non trova di meglio che giocare allo scaricabarile su Regione e Inps, mentre il problema, che si trascina da oltre un anno, sta tutto nella sua inconsistenza politica.

Porta poi la gravissima responsabilità di aver tolto alle sedi territoriali dei servizi sociali l’iter burocratico e di averlo accentrato nel “camerone” di via Mazzini (due piani sotto il suo ufficio) calpestando ogni diritto alla privacy ed al rispetto della dignità dei cittadini. Oltre ad aver costretto i richiedenti ad estenuanti file di ore.

Spiace che il piccolo giornale se ne accorga con tanto ritardo e non sia capace di individuare i responsabili e, spiace anche, che in uno degli “articoli” a corredo si definisca la povertà “un sottobosco” cittadino come fosse qualcosa di malavitoso o di cui vergognarsi nella “città imperiale” di dipiazzana memoria.

Forse al giornale, chiamiamolo ancora così, dovrebbero chiedersi quale Trieste conoscono e descrivono da anni.




La “mala” politica.

» Inviato da valmaura il 10 January, 2018 alle 3:53 pm

Ci scrive un nostro lettore.
“Per cortesia ci dia una mano a ricevere il sostegno al reddito di Dicembre. Avevano giurato il Dieci di Gennaio ma niente.”
E sono oltre quattromila le famiglie triestine in queste condizioni.
Dobbiamo subito fermarci, sempre che in noi alberghi ancora un minimo di umanità e buonsenso, e chiederci.
Cosa è più importante: spendere quasi 3 milioni di euro per il rifacimento, l’ennesimo, della piazza della Stazione, la cui viabilità con giardino annesso, va benissimo così come sta?
Investire oltre 500.000 euro in quella rotonda di viale Miramare che serve solo a portare macchine in quella odierna landa deserta (e lo sarà ancora per diversi anni, ad essere ottimisti) di Porto Vecchio?
Oppure decine di milioni nel nuovo Aquario della Lanterna?
Solo tre esempi per far capire quale sia il principio ispiratore della politica triestina.
Quella che cita la nuova “città imperiale”. Quella che di fatto non distingue più la differenza tra gli affari, di pochi, ed il bene della comunità.
E non ci riferiamo solo all’attuale amministrazione Dipiazza, che anche Illy non scherzava quando sosteneva pubblicamente che gli enti pubblici vanno gestiti come una società quotata in Borsa. Dimenticava un particolare piccolo piccolo: che gli esseri umani non sono azioni.
Incapaci nel migliore dei casi, e vogliamo essere di manica assai larga, i politici, tutti, di maggioranza ed opposizione non riescono nemmeno a risolvere i problemi, che sono poi pesanti drammi personali, denunciati dal nostro lettore.
Scolpiamocelo nella nostra mente ora che ci chiederanno il voto due volte tra pochissimi mesi.

 

Il commento del lettore si riferiva a quanto da noi scritto oggi sulle pagine Facebook Circolo Miani (oltre 3.500 “Mi Piace” e 4000 persone che le “seguono”) che alleghiamo. Per le foto invece dovete andare alle pagine in questione su Facebook.

Piazza Unità. E Sharon Stone?

Eccolo il magatabellone elettronico per il debito pubblico.
Più o meno lo schermo di una normale televisione piazzato su di un pannicello di misera ordinanza in vetrina all’Infopoint sotto il Municipio.
Tanto Dipiazza tuonò che lo sputo arrivò.
Due considerazioni pratiche.
Perché non usare prima l’italiano, e poi tutte le lingue turistiche del mondo, per definire il Punto informativo del Comune di Trieste? Immaginiamo, di riflesso, che a New York tale ufficio si chiami appunto “Punto informativo” e poi arrivi la lingua inglese.
Ma per favore e per decoro!
La seconda. Che diavolo gliene frega ad un turista, specie se non italiano, rivolgersi a “Infopoint” di Triest, ma si abbondiamo, e vedersi come principale informazione di vetrina una serie di numeretti del debito italiano.
Resta decisamente un retrogusto amarognolo sulla ultima invenzione del Sindaco.
Ma pofferbacco, con tutti i problemi che Trieste ha da affrontare: drammatici come le emergenze povertà, casa, sanità, e per una volta non citiamo la Ferriera, il primo cittadino si perde dietro queste sciocchezze?
Male, assai male, siamo allora messi.
Nella foto. Il disappunto di Sharon Stone.




IMPORTANTE! Ferriera – Regione. Prima verifica.

» Inviato da valmaura il 7 January, 2018 alle 1:08 pm

Mercoledì 17 gennaio si terrà la terza riunione del gruppo di lavoro di cui fanno parte da un lato i massimi responsabili tecnici di Regione (Ambiente) ed Arpa, e dall’altro Romano Pezzetta di Servola Respira e Maurizio Fogar del Circolo Miani.
E sarà l’occasione di un prima importante verifica per capire se la Regione intende fare fino in fondo la sua parte, intervenendo concretamente PRIMA e non dopo le elezioni.
In questo incontro i tecnici dell’Arpa dovranno fornire risposte precise dopo le ispezioni fatte sulle criticità, le prime cinque, indicate da Pezzetta e Fogar nella riunione del 14 dicembre scorso.
E se l’Arpa confermerà la loro esistenza si dovrà valutare quale prescrizioni cogenti la Regione dovrà dare alla proprietà per eliminarle.
Verrà anche presentato il quadro in essere delle centraline e dei deposimetri di rilevamento delle emissioni della Ferriera, che verrà rimodulato in modo da coprire tutto il perimetro, a 360 gradi, dello stabilimento, oggi scoperto per oltre la metà dell’area, con l’installazione di nuove apparecchiature negli attuali “coni d’ombra” che investono le zone di Valmaura, Monte San Pantaleone, San Sabba e Aquilinia-San Dorligo, oltre a quella che da via Svevo raggiunge Muggia.
Importante poi sarà la scelta, come richiesto espressamente da Fogar, di dotare tutte le centraline, vecchie e nuove, delle strumentazioni più aggiornate in grado di captare e misurare in tempo reale le emissioni di PM10, PM2.5 (polveri sottili e micro), BenzoApirene, Benzene e Diossine.
La risposta ed i risultati che saranno presentati da Regione ed Arpa in questa occasione, e l’individuazione delle misure da far assumere tempestivamente alla proprietà, permetteranno così di capire la serietà dell’iniziativa e la correttezza dell’operato della Regione al fine di tutelare concretamente la salute dei cittadini e dei lavoratori.
E permetteranno di proseguire l’attività del gruppo di lavoro nell’affrontare le altre criticità esistenti sugli impianti e nel ciclo produttivo della Ferriera.




Dipiazza. Il silenzio di stampa e tivù.

» Inviato da valmaura il 3 January, 2018 alle 5:15 pm

Qualcuno potrebbe anche chiamarla “omertà”.
Ieri il piccolo giornale ha pubblicato le dichiarazioni del Sindaco “Trieste è immune da mafia, camorra, drangheta”.
Cosa da far impallidire le belinate di Giorgi sui “Bambini italiani” su cui invece si è scatenato, giustamente per “il nulla” di Giorgi che però amministra il nostro Comune, un putiferio.
Orbene noi che spediamo ogni cosa che scriviamo, ogni giorno, a televisioni e giornali, ben sapendo che non pubblicheranno mai, salvo TeleAntenna, le nostre notizie, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione del loro silenzio.
Ma anche del silenzio degli intellettuali triestini, delle forze politiche, del mondo industriale e sindacale.
La gravità delle dichiarazioni del primo cittadino che sembra ignorare la storia recente della città e dei suoi rapporti con la malavita organizzata, è sconcertante, ma più sconcertante ancora è il silenzio che le ha circonfuse e circondate.
Il pezzo qui sotto nella pagina ha riscontrato una risposta di lettori veramente importante, diversi commenti e ne riportiamo uno che aiuta a capire come ignoranza e pregiudizi siano duri a scomparire.
Ci scrive una lettrice: “Cosa c'entra con Trieste?” A cui rispondiamo così “Un esempio pratico tra i tanti. Quando lei va a passeggiare in viale Romolo Gessi, al cinema Ariston a vedersi un film, o al bar vicino per caffè e gelato, ebbene guardi il palazzone di sopra. La Mafia del Brenta, la banda di Felice Maniero, riciclò una parte del bottino acquistando l'intero immobile. E lei domanda cosa ci azzecca con Trieste?”
Vi racconteremo ora due fatti, non opinioni ma la nuda e cruda realtà.
Quando nel 1986 ospitammo a Trieste come Circolo Miani la presentazione del libro “Delitto imperfetto”, edito da Mondadori e che toccò il record delle vendite in Italia, che ricostruiva l’assassinio del Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie e dell’agente di scorta in via Carini a Palermo, presentammo l’incontro sulla stampa regionale. Il comunicato stampa finiva con queste esatte parole: “sarà presente l’autore, il prof, Nando Dalla Chiesa, docente di sociologia all’Università Bocconi di Milano e figlio del generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo assassinato dalla mafia.”
Orbene il quotidiano di Udine, il Messaggero Veneto, pubblicò integralmente l’annuncio con una sola modifica: le tre parole finali “assassinato dalla mafia” sul giornale divennero “morto ammazzato” !!!
“Ammazzato” da chi? Da un camionista impazzito che per sovrappiù arrotò pure moglie e autista di scorta?
Insomma la parola “mafia” scomparve dal giornale del Friuli. Quando, da iscritti, purtroppo, all’ordine dei giornalisti regionale, che dovrebbe, il condizionale è quanto mai adeguato, controllare l’etica e la professionalità dei colleghi, segnalammo il caso, documenti alla mano, all’assemblea annuale dell’ordine (una quindicina di persone perlopiù pensionati su quasi tremila iscritti) venimmo subito interrotti e tacitati con queste esatte parole “Basta parlar de ste monade, parlemo de bori!”. Gridate dal responsabile dell’ufficio stampa della Regione.
Secondo e più recente caso, risalente agli anni duemila. Proprio in quel periodo il quotidiano capofila del Gruppo editoriale di cui il Piccolo fa parte, ovvero La Repubblica, svolgeva una approfondita inchiesta a doppia pagina sull’Amianto/Eternit e sulle sue “Fabbriche della Morte”.
Contemporaneamente a Trieste moriva per Mesotelioma da Amianto, un tumore che non lascia scampo, un marittimo neanche sessantenne componente il direttivo dell’Associazione Esposti Amianto. Il vicepresidente della stessa accompagnò la vedova al Piccolo per l’acquisto e la pubblicazione del necrologio. In esso, dopo il nome del congiunto, stava scritto “ennesima vittima dell’amianto”. Orbene il quotidiano locale si rifiutò di pubblicare il necrologio e respinse l’inserzione già pagata. Perché? Semplice, non bisognava scrivere la parola “Amianto”.
Lo stesso comportamento attuato dai due principali quotidiani siciliani nel 1970 quando si rifiutarono di pubblicare il necrologio a pagamento della vedova del giornalista Mauro De Mauro, per le parole “assassinato dalla mafia”.
Ne scrivemmo a Corrado Augias che commentava su Repubblica la pagina delle lettere, da oltre dieci anni siamo ancora qui ad attendere risposta.
Nella foto (Facebook Circolo Miani). Il Procuratore Capo di Palermo, Giancarlo Caselli, con Maurizio Fogar a Trieste.





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