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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Il “Lacan” triestino: Roberto Dipiazza.
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Circolo Miani » News Correnti » Page 67

Ferriera. Lavori e guasti in corso.

» Inviato da valmaura il 13 October, 2017 alle 1:05 pm

Stamane verso le 7.30 uno si affaccia sul balcone a San Vito e si gode l’inquietante spettacolo delle torce d’emergenza della Cokeria, ferma per guasto ipotizziamo, con annesse fumate nere d’ordinanza.

Certo non è un bel iniziare la giornata.

Intanto proseguono i lavori sull’Altoforno. Già ma quali lavori? Per quanto tempo?

L’ultima data nota è quella comunicata dalla proprietà: finiranno attorno al 15 novembre. Peccato che prima avesse detto due settimane, poi tre ed adesso si va a metà novembre.

I lavoratori dell’Altoforno, 250 persone tra annessi e connessi (macchina colare e agglomerato), sono stati messi in Cassa Integrazione?

Quali ditte sono coinvolte nei lavori e quanta manodopera impiegano?

Quanto costano i “lavori”? E non per sentito dire ma su fatture saldate.

Noi un’idea ce la siamo fatta, ed abbastanza precisa, e non perché siamo il divino Otelma.

Ma le comunicazioni ufficiali che la legge impone sono state fatte dalla proprietà? E perché gli enti di controllo non le rendono note?

Se uno apre un cantiere deve esporre per legge tutti i dati che abbiamo chiesto sopra, o Acciaierie Arvedi sono sopra la legge?

Sono domande che da circa un mese non trovano risposta alcuna e la vicenda ci piace sempre meno, anche perché conosciamo cosa accade in Ferriera.

Comune e Regione tacciono o mandano loro esponenti a farfugliare cose indecenti a Cloroformizza Trieste a TeleCamberquattro. La politica è tutta unita, come non mai, nel tacere: chi per ignoranza e chi per tornaconto elettorale.

Certo non è proprio cosa bella da vedere e domani da votare.

Qualcuno ha notizie di ARPA FVG e di Sara Vito?




Così riparlò Arvedi. Arvedi non Zaratustra!

» Inviato da valmaura il 8 October, 2017 alle 2:40 pm

I “diktat” sulla Ferriera.

Ieri TeleCamberquattro ha aperto i TG con la notizia dell’aut-aut dato dal cremonese Arvedi alle istituzioni locali. No, Dipiazza può star sereno, la cosa riguarda la Regione ed in seconda battuta l’Autorità Portuale.

In verità è una rivisitazione ampliata dell’ennesimo ultimatum sfornato da Arvedi a fine giugno scorso.

La nota arvediana sostiene che se entro la fine dei lavori (quali e con quali costi?) sull’Altoforno previsti, una novità, per il 15 novembre o giù di lì, la Regione non avrà ritirato la diffida di giugno con i limiti produttivi, e, ecco l’aggiunta, non gli verrà concesso di ampliare i capannoni del laminatoio, che per altro lavoricchia ad un terzo circa della sua capacità teorica, lui chiude baracca e burattini e se ne va da Trieste.

Premessa per il discorso che segue.

Capite ora l’importanza, su cui noi abbiamo ripetutamente scritto ed insistito in questi mesi, di conoscere nel dettaglio, come perdio la legge impone, l’esatto oggetto dei lavori, la loro durata, il loro costo e la manodopera impiegata.

Il perché è lapalissiano: se uno mette in conto di andarsene non spende una barcata di milioni a priori ed a prescindere. Non compra, ad esempio, una nuova Bocca dell’Altoforno ma riatta la vecchia dell’impianto gemello chiuso da anni perché cadeva a pezzi, come fatto dopo il collasso del crogiuolo. Non rifà il refrattario né il crogiuolo stesso. Insomma non spende tutti questi soldi al “buio”.

Dunque un’altra osservazione va fatta sulla nota di sollecito. Arvedi non menziona minimamente la Cassa Integrazione. Solitamente quando si chiude un impianto per lavori di riatto la legge permette la messa in Cassa dei dipendenti interessati, nel caso Ferriera 250 lavoratori, per tutta la durata dell’intervento.

Ma perché Arvedi insiste tanto per il ritiro della Diffida regionale, definendola esiziale per la produzione della Ferriera?

La Regione si limita, per l’Altoforno che produce ghisa, a stabilire un tetto massimo di colate al mese, che corrispondono né più né meno alla capacità produttiva abituale dell’impianto. Dunque sembra più che altro un auspicio che un limite.

Diversa invece la parte che riguarda la Cokeria, soprattutto quando stabilisce che essa deve limitare la produzione di carbone Coke alla sola necessità dell’Altoforno.

Oggi invece la Cokeria sforna una quantità oltre che doppia di Coke che viene caricato sulle navi e venduto a terzi (basta guardare i parchi all’aperto vicino alla banchina). Inoltre questo significa dimezzare i gas di risulta che servono al funzionamento della Centrale di cogenerazione per la produzione di energia elettrica, venduta al mercato, e dunque costringe Arvedi a rifornirsi di una maggior quantità di gas metano per mantenere i livelli produttivi.

Ergo la parte della diffida regionale inerente la Cokeria incide e non poco sulle tasche di Arvedi.

Ma questo lo abbiamo già scritto.

Ora perché Arvedi sceglie questo momento temporale, a lavori iniziati da oltre una decina di giorni sull’Altoforno, per ritornare alla carica?

Ipotizziamo noi. Innanzitutto perché si inserisce con perfetto tempismo nella crisi apertasi a livello nazionale con i 4.000 esuberi annunciati dalla nuova proprietà all’Ilva di Taranto e i 600 di Genova.

A cui va aggiunta la crisi riapertasi a Piombino (ex Lucchini) per i 2.500 lavoratori.

E dunque punta ad accrescere il valore della sua minaccia di mettere in strada i dipendenti a Trieste.

Secondo, perché a poco più di un semestre dalla campagna elettorale delle Regionali 2018 punta a mettere la Serracchiani con le spalle al muro. Ovvero o si rimangia la diffida, il cui controllo era affidato all’Arpa e dunque facciamo fatica a capire perché Arvedi si preoccupi, perdendo le elezioni almeno a Trieste, o si prende la responsabilità agli occhi dell’opinione pubblica e della politica della chiusura della Ferriera e del licenziamento dei 450 lavoratori, di cui però almeno 400 dipendono direttamente da Acciaierie Arvedi di Cremona e non più da Siderurgica Triestina. E questo apre uno scenario nuovo di cui Arvedi o non ha tenuto in debito conto, o ha invece calcolato benissimo.

Dunque il NO regionale offrirebbe ad Arvedi quello che molti ipotizzano in realtà cerchi: la giustificazione, dopo aver fatto il pieno dei contributi pubblici, per chiudere un’esperienza che da qui in poi gli farà rimettere solo che soldi, suoi. Insomma gli fornisca un alibi per sparire dalla siderurgia locale magari cercando di inserirsi nel nuovo grande affare della logistica portuale, facendo leva sui terreni di sua proprietà (il 35% dell’area oggi occupata dallo stabilimento).

Tutto questo a dimostrazione, come da noi più volte rilevato, che durante i 15 mesi della terza sindacatura Dipiazza e dei suoi scaramazzi sulla Ferriera, l’unico atto un pochino significativo e concreto l’ha prodotto la Regione con la diffida. Misteri della Fede.

Chiudiamo con l’altra ipotesi che va per la maggiore e passa di bocca in bocca tra la gente comune. La riportiamo per sentito dire e letto sui social perché non ci sono, a nostro avviso almeno per ora, elementi concreti a sostegno.

Ovvero che anche questa ultima uscita di Arvedi sia tutta una sceneggiata, perché da tempo si sarebbe garantito solide coperture in città.




Ferriera. Ricordiamolo a chi non ne vuol più sentire parlare.

» Inviato da valmaura il 6 October, 2017 alle 1:41 pm

Pubblichiamo il “decalogo” teatralmente firmato in diretta a TelequattroCamber dal candidato Dipiazza..
Era la campagna elettorale del 2016 per le comunali.
E Dipiazza le vinse su di un Cosolini, sconfitto ancor prima del voto, puntando soprattutto sulla Ferriera, forte della propaganda politica fatta a piene mani da tre comitati (5 dicembre, no smog, e fare ambiente) a suo favore. I dieci punti, ideati e scritti dai tre di cui sopra, erano il suo cavallo di battaglia, ed hanno svolto un ruolo importante sull’esito elettorale.
A distanza di quasi 500 giorni nessuno ne parla e ha interesse a ricordarli: Dipiazza per primo, pronto perfino a giurare, vedi intervista Iene, che quella non era la sua firma (in calce al decalogo), la sua maggioranza di centrodestra con i supporter di complemento (i tre comitati). Ma quello che stupisce è che tacciono pure le forze di cosiddetta opposizione (5Stelle e PD con annessi).
Non sorprende invece il silenzio di TelequattroCamber, basta il nome, dove ha avuto luogo il misfatto, e del piccolo giornale PD/Camber per interposta Fondazione CRT.
In quanto a noi, abbiamo detto fino alla noia, e da subito, che i dieci punti, scritti appunto da chi non aveva idea alcuna delle criticità della Ferriera, erano tuttalpiù buoni a chiudere una finestra dello stabilimento, che per una porta era già più difficile.
Ma vediamo assieme cosa ha rispettato dei 10 Punti il Sindaco con il suo “gruppo di lavoro” di “riconosciuti” (?).
10 PUNTI per la chiusura dell’area a caldo per i miei primi 100 giorni. Roberto Dipiazza.
1) Coinvolgimento del cittadini attraverso la partecipazione attiva dei loro referenti a un “gruppo di lavoro sulla Ferriera”: Comitato 5 Dicembre e Associazioni ambientaliste riconosciute. Per definire insieme linee di intervento e condividere scelte.
Punto 1. I cittadini non sono stati affatto “coinvolti” in questi 15 mesi, o almeno nessuno se ne è accorto in città.
2) verifica procedura per la chiusura dell’area a caldo e stesura del crono-programma (attività - tempi).
Punto 2. Mai fatto.
3) analisi dei punti presenti nell'Accordo di Programma non ancora rispettati e definizione azioni conseguenti. Verifica anche delle criticità presenti nell’Accordo stesso e valutazione se ci sono estremi per ordinanze maggiormente restrittive (diminuzione della produzione di ghisa e coke)
Punto 3. Non significa nulla, in particolare le “ordinanze” sulla riduzione produttiva. Uno scimmiottamento di quanto fatto in passato dal duo Cosolini/Laureni.
4) rivedere posizionamento centraline di monitoraggio ambientale, anche al fine di dare il ruolo corretto alla stazione di via San Lorenzo in Selva che viene considerata per il benzoapirene ma non per le pM 10.
Punto 4. Non fatto ed inutile se il controllo rimane a questa Arpa.
5) controlli e potatura alberi nelle aree delle centraline.
Punto 5. Fa sorridere, ma a denti stretti assai.
6) verifica della possibilità acquistare una centralina, che sia di “proprietà” del Comune di Trieste e sotto controllo diretto del gruppo di lavoro (tramite finanziamento esterno, ad esempio Fondazione CRTrieste).
Punto 6. Mai fatto neppure questo. Si vede che il pregiudicato Giulio Camber non era d’accordo e dunque la Fondazione CRT di conseguenza.
7) analisi delle polveri di tutti i giardini inquinati al fine di capire l’esatta provenienza della fonte inquinante (anche verifica valori metalli pesanti e diossine, approfondendo le matrici per avere l’esatta provenienza delle matrici).
Punto 7. Già fatto, ma dall’Arpa ancora ai tempi del Sindaco Cosolini. Dunque un doppione utile per guadagnare solo tempo.

8) avvio procedura di revisione dell’AIA: in base alla legge 152 sulle modalità di azione per la revisione dell’AIA si evince che solo la Regione ha il potere di avviare tale processo. Ma chi ha partecipato alle Conferenze di servizio – come il Comune di Trieste – può chiedere la alla Regione la revisione, ma NON a fini di salute pubblica, bensì per motivi ambientali, a fronte del perdurare di gravi criticità.
Punto 8. Fatto pro forma: ovvero per sentirsi rispondere di NO proprio perché la richiesta di revisione AIA non era motivata tecnicamente, e lo sapevano.
9) redazione del Piano acustico comunale e rispetto delle normative.
Punto 9. Non fatto, o almeno a noi è sfuggito.
10) verifica iter autorizzativo capannone laminatoio e situazione barrieramento a mare.
Punto 10. Mai fatto.
A questo vanno aggiunti due ricorsi respinti con parole di fuoco dal Tar che rimproverava il Comune di mancanza di “bonus iuri”, ovvero di ignoranza giuridica: insomma di lite temeraria, e per questo gli addebitava tutte le spese legali, anche della controparte Arvedi.
Capite ora perché hanno la memoria labilissima?




Ferriera. Tutti zitti! Parla Arvedi.

» Inviato da valmaura il 5 October, 2017 alle 12:16 pm

O meglio non parla ma fa. Ma cosa fa?

Arvedi, o per essere più precisi Siderurgica Triestina in Acciaierie Arvedi, decide di fermare l’Altoforno ed iniziare i lavori. Ma quali? Con che costi e manodopera e per quanto tempo?

Arvedi non lo dice e quello che è spettacolare è che nessun ente pubblico deputato per legge ai controlli ed alla sicurezza glielo chiede (ARPA, Regione, Comune, ASS, Vigili del Fuoco).

Insomma Arvedi ha carta bianca.

Un primo dato appare chiarissimo: fermare l’Altoforno per un intervento strutturale straordinario significa riconoscere da parte della proprietà la situazione emergenziale dell’impianto, che si protraeva da anni peraltro. Con grave nocumento alla salute dei triestini, ed alla sicurezza di chi su quell’impianto ci lavorava.

Nessun atto, ordinanza, sequestro giudiziario è intervenuto nel frattempo pur avendo, ad esempio la Procura, documentazione particolareggiata delle condizioni disastrose dell’Altoforno e delle copiose perdite, oltre centomila metri cubi di gas, letale anche se inalato all’aperto, al giorno.

Regione, Arpa, Comune, Vigili del Fuoco, e Ass hanno firmato un’unica carta: il verbale ispettivo del 13 settembre 2016 dove certificavano che tutti i lavori richiesti nell’AIA sull’Altoforno erano stati eseguiti in modo soddisfacente. Tanto soddisfacente che a fronte del perdurare dell’emergenza è stata la stessa proprietà a decidere di spegnere l’impianto.

Ora poiché noi conosciamo le criticità degli impianti della Ferriera meglio di chi la dirige avremmo voluto che, come la legge prevede, la proprietà fornisse esaustive informazioni e conseguenti fatture sui lavori da eseguire. Per capire soprattutto se questi sono un tappare il buco per tirare avanti alla meno peggio spendendo il minimo possibile.

Ma in barba alle norme vigenti questi non rendono pubblico nulla. Proprio per evitare, viene il naturale dubbio, di capire la reale portata ed efficacia dei lavori stessi.

Abbiamo più volte domandato su queste pagine, che sono viste da una media di 25.000 persone a settimana, di sapere, ad esempio, se oltre alla Bocca viene rifatto il Crogiuolo, collassato alcuni mesi fa, ed il refrattario interno dell’Altoforno. Sono lavori di decine di milioni di euro e non bastano certo tre o quattro settimane di fermo impianto.

Ovviamente nessuna risposta è pervenuta e non stupisce che il giornalismo della carta stampata e delle televisioni nostrane non lo abbia chiesto pubblicamente, così per curiosità professionale.

Ma gli operatori di questa “informazione”, che chiamarli giornalisti ci sembra proprio fuori luogo, erano evidentemente tutti impegnati a rieleggere il piddino Degano ai vertici di un ordine poco o nulla considerato anche dai suoi iscritti (su 2430 hanno votato in 247: il 10%. Peggio perfino dei politici).

Un’ultima demanda la rivogliamo al Sindaco: da che parte stai caro Dipiazza?

Perché ti sei rifiutato caparbiamente in oltre 15 mesi del tuo terzo mandato di voler conoscere la realtà produttiva della Ferriera nonostante la nostra disponibilità a fornirtela?

La ragione appare chiara e conseguente. Per non emettere una ordinanza di fermo impianti a tutela della salute di cittadini e lavoratori in qualità di Ufficiale Sanitario del Comune.

Tutto il resto sono chiacchiere e fumo come il decalogo dei “cento giorni” in collaborazione con i tuoi amici. Peccato che ora la conferma indiscutibile della tua omissione arrivi proprio dalla stessa proprietà che ha fatto di sua sponte quello che tu non hai voluto fare in un anno e mezzo.




La “furbata” e la “furbetta”.

» Inviato da valmaura il 4 October, 2017 alle 1:04 pm

Incredibile, oggi sulla stampa la notizia che la Regione ha stanziato non 140.000 bensì 171.000 euro al Comune di Trieste per il volontariato dei migranti ospitati in città.

Di fianco la presentazione del progetto del parcheggio che il Comune intende costruire nell’area di Porto Vecchio fiancheggiante viale Miramare, quello della “Ringhiera”.

Ed ancora più incredibile appare un commento dell’ancora incredibilmente assessora Luisa Polli.

Ovviamente, per capire l’incisività delle opposizioni, ad oltre un mese del “fattaccio” in diretta TelequattroCamber nessun consigliere ha chiesto la revoca di tale assessore, visto che Dipiazza ha fatto buon viso ed ha trangugiato le accuse televisive di ignoranza, incompetenza e mendacio gentilmente rivoltegli  a Sveglia Trieste dall’assessora da lui nominata.

Per Dipiazza possiamo capirlo, anche se non giustificarlo per il ludibrio ed il danno creato dall’assessore ad immagine e credibilità non solo sue ma dell’intera istituzione Comune, dove lo trova un altro assessore all’ambiente che sulla Ferriera si suicida tacendo, per coprire le sparate del Sindaco.

Lo abbiamo pubblicato il 7 settembre.

Questa me la cacci!
O altrimenti Sindaco te ne vai a casa.

Partiamo dalla frase inequivocabile del film “Un americano a Roma” e riferita al Gene Kelly di Trastevere interpretato da Alberto Sordi.
Ma qui la vicenda non fa ridere per nulla.
L’assessora da “cacciare” è quella Luisa Polli, leghista all’Ambiente. E non per ragioni di ostilità partitica: se fosse espressa da Forza Sud nulla cambierebbe.
Ma per una questione gravissima di dileggio istituzionale.
E la prima vittima è proprio il Sindaco Dipiazza che l’ha nominata, anche se il peccato più grande riguarda la dignità ed il prestigio del Municipio, ovvero di tutti triestini.
Quello che lascia basiti ed esterrefatti è l’ennesimo silenzio delle cosiddette opposizioni, in particolare dei 5Stelle, che offrono una delusione dietro l’altra.
In poche parole.
Il Sindaco se ne esce, e pubblicamente su stampa e tivù, con la proposta di far ritinteggiare la lunga arrugginita recinzione di viale Miramare che dal primo gennaio 2017 è proprietà del Comune con tutto ciò che contiene (decreto governativo sulla sdemanializzazione di Porto Vecchio) ai migranti ospitati a Trieste utilizzando il fondo di 140.000 euro messo all’uopo a disposizione dalla Regione e tuttora in vigore. Commenta Dipiazza a Telequattro “se non siamo capaci di farlo allora è meglio che ce ne andiamo a casa”.
Due giorni dopo l’assessora comunale della Lega Nord Luisa Polli, con deleghe anche all’Urbanistica e Territorio, dichiara sempre a Telequattro ospite della trasmissione Sveglia Trieste, inibita da mesi a Maurizio Fogar e chiedetevi il perché, che l’uscita del Sindaco era “una furbata” perché, e lui lo sapeva benissimo, la cancellata non è in disponibilità del Comune e i soldi regionali non ci sono perché i termini temporali per richiederli sono scaduti a luglio.
Grottesco già il fatto che la Polli sopranomeata “la maestrina dalla penna verde” in un arrangiamento di Cuore, per la sua nota presunzione di conoscere sempre tutto, non sappia che invece le sue affermazioni sono totalmente sbagliate. Ed infatti ci pensano a smentirla in tempo reale l’Autorità Portuale e la Regione.
E già questo è di una gravità inaudita per un amministratore pubblico che gestisce il pubblico denaro.
Ma la Polli non è nuova, purtroppo per noi, a questi infortuni.
In Settima Circoscrizione a precisa domanda sulla copertura delle vasche del Depuratore Fognario cittadino oggetto di costosi lavori di rifacimento, rispose con granitica certezza che “No, la copertura non è prevista”, salvo fare inversione totale, sei mesi dopo nella stessa Circoscrizione, affermando con altrettanta sicumera il contrario. E non parliamo poi di Ferriera e di giardini impestati da “inquinamento diffuso”.
Ma non si ferma qui, a Telequattro dichiara ancora con sorriso ammiccante che l’uscita del Sindaco era stata tutta “una furbata per vedere l’effetto che fa”.
Insomma dopo lo scandalo della promessa in diretta televisiva del “chiudo la Ferriera (area a caldo) in cento giorni”, definita dalla rappresentante del comitato servolano che collabora con Dipiazza una semplice “boutade” elettorale nel tentativo suicida di difenderlo dal servizio delle Iene, la Polli non trova di meglio che far passare il Sindaco che l’ha nominata per un magliaro, rincarando la dose. Insomma uno che fa il gioco delle tre carte con i suoi concittadini e senza conoscere le norme vigenti. Complimenti!
La prima ad uscirne a pezzi è l’immagine del Sindaco Dipiazza, seguita dal decoro dell’istituzione Comune, ed ultima la capacità amministrativa di un assessore che ignora disposizioni che fanno parte integrante del suo incarico.
Questo assessore, per il bene di Trieste ma anche dell’amministrazione Dipiazza, se ne deve andare subito. E se il Sindaco non le revoca nomina e deleghe, allora se ne deve andare a casa anche il Sindaco, qualunque sia il suo nome e la parte politica che lo esprime.
Per il bene della nostra comunità e di una Trieste che non si merita proprio anche questo.
Com’è triste Trieste.
https://www.youtube.com/watch?v=TlsDSupylNA&feature=youtu.be&app=desktop





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