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Circolo Miani » News Correnti » Page 64

Trieste. Taglialegna sempre al lavoro.

» Inviato da valmaura il 23 March, 2021 alle 12:29 pm

Dopo le segnalazioni ricevute inerenti ai lavori in corso, e nel totale silenzio, nello storico boschetto che sale verso il Ferdinandeo, ieri Trieste Verde si è recata sull'ennesimo cantiere delle follie deciso dal Comune di Trieste.
Dopo la legge Basaglia bisogna stare attenti a quello che succede nel verde pubblico di Trieste.
Ci siamo trovati davanti a dei lavori, evidentemente decisi da una persona che un giorno si è svegliata è ha deciso di effettuare rinnovamenti ad estro personale.
Cercheremo di non scendere nella tecnicità delle esecuzioni, ma essere il più chiari possibili sulle cose che stanno avvenendo: direttore lavori- Francesco Panepinto, responsabile Unità tecnica alberature e parchi del Comune di Trieste.
Il progetto prevede, PER ORA l'eliminazione di tutti gli esemplari di alberi che perdono le foglie (caducifoglia). E perchè?
La pulizia del sotto bosco, riportando le testuali parole del tecnico Panepinto: “lasciamo l'edera che fa un pò di verde”, “i rovi li tagliamo solo a tre metri dal sentiero pedonale”.
In teoria il piano prevederebbe l'eliminazione degli alberi sempre verdi (conifere) nel caso siano sofferenti, troppo attaccati e che non hanno possibilità di sviluppo. Espiantarli per ripiantarli altrove, no? Troppa grazia Sant'Antonio.
L'unica cosa giusta che c'era da fare... NON è stata fatta, sono stati lasciati li senza il marchio indelebile di quel maledetto spray rosso che sta sancendo la morte di alberi sanissimi.
Tornando alle testuali parole di colui che sta usando lo spray rosso della sentenza.
Un po alla volta, si suppone in base a come gli va la giornata, ed evidentemente senza attenersi a un bel progetto totale e chiaro, con analisi dei singoli alberi. “I rovi a ridosso di via dell'Eremo non tagliateli altrimenti i residenti ci buttano l'immondizia”.
Forse il “tecnico” non ha avuto l'occasione di parlare con gli stessi, come dovrebbe fare un rappresentante del comune, e poiché noi di Trieste Verde invece abbiamo avuto il piacere di interloquire con persone, molto gentili, che ci tengono molto alla loro zona, tanto che a tempo perso loro stessi, raccolgono le immondizie...
Ma pensate che il piano sia finito? No no.. anzi.
I lavori proseguiranno per molto tempo, per anni, con la graduale eliminazione di tutte le specie di conifere e con la sostituzione di Caducifoglia con ROVERELLE.
Nel piano tutta via NON si parla di impianto di irrigazione, quindi se il piano non cita quello che si paga non ci sarà... come non ci sarà l'eliminazione dei ceppi lasciati. (piano reso pubblico nell'albo pretorio sul verde).
Risultato ci troveremo gradualmente una landa desolata con degli alberelli di roverelle, che vedranno la loro maturità tra 30 anni.... se resteranno vivi e se i residenti che “sporcano”, andranno “col sbrufador a bagnar...”
Questo è il risultato del lavoro di una persona alla quale dovrebbe venir suggerito un ricostituente periodo di riposo, e che temiamo non abbia idea di dove sia, di cosa stia facendo e che deve aver preso spunto dai lavori che si eseguono in alta montagna “cambio della vegetazione per cambiare la destinazione d'uso del suolo”.
Ma chi gli ha chiesto di toccare il BOSCHETTO del Ferdinandeo? Chi ha chiesto un cambio di destinazione del suolo? Non vorremmo si avverassero le dicerie che parlano di nuovi parcheggi.
Questo …. non è solo il resoconto di un tecnico progettista arboricoltore, ma anche la condivisione della prospettiva della Forestale che purtroppo non può far niente poiché non è area boschiva, ma vede in tutto ciò una cosa senza senso e logica, ma pagata dai contribuenti.
E per finire, invece le segnalazioni dei residenti che chiedevano la potatura, degli esemplari di Maclura (albero che produce grossi e pesanti frutti gialli) presenti in via dell'Eremo che danneggiano le vetture non sono state nemmeno prese in considerazione.
Dietro ai rovi lasciati alti tra via De Marchesetti e via dell'Eremo è in corso uno scempio possibilmente da non vedere.
Nel ringraziare i residenti che ci hanno segnalato il fattaccio, Trieste Verde promette che non si fermerà fin che non verrà fatta chiarezza.



Sanità in tilt.

» Inviato da valmaura il 23 March, 2021 alle 12:27 pm

Come non ci stanchiamo di evidenziare da mesi, l'emergenza Covid ha messo a nudo, particolarmente a Trieste, la crisi decennale delle sanità ospedaliera e territoriale (rileggetevi sotto le proposte di Trieste Verde, frutto anche di un lavoro svolto assieme a medici ed operatori sanitari).
Le responsabilità della politica, regionale e locale (i sindaci da anni “non si pronunziano ma fanno din-don”) è netta, e non solo per due decenni di chiusure e tagli, ma anche perchè il Governo Conte da un anno aveva messo a disposizione pronta cassa ben 9 miliardi di euro alle Regioni per interventi nel campo sanitario, e grida scandalo che la maggior parte della cifra rimanga ancora inutilizzata a Roma per incapacità regionali.
Ora se può essere vero che in questi tempi emergenziali può non essere facile recuperare nuovo personale altamente specializzato per le terapie intensive, meno, molto meno, lo è invece negli altri campi medici. Non aver provveduto ha colpevolmente determinato la situazione che finalmente, era ora, anche la stampa locale descrive:
“Duemila operazioni alla cataratta in sospeso. Sei mesi di tempo per ottenere una visita neurologica. Appuntamenti per una mammografia disponibili solo da novembre in poi. I ritardi maggiori si registrano nelle visite oncologiche di controllo: si va da metà luglio a Cattinara come prima data disponibile per una visita urologica, fino a novembre (al Maggiore) per una mammografia. Tempi lunghissimi, infine, per quanto riguarda le visite di controllo per neoplasie al colon: prima data libera disponibile, sempre secondo quanto indicato dal call center regionale, a dicembre all'ospedale di Gorizia. Ovviamente nella sanità privata i tempi si accorciano, e questo la dice tutta.
Assembramenti e nervosismo al Maggiore. Cinquanta minuti in coda allo sportello del Cup per prenotare un prelievo. Il caso Trieste. Non solo le liste d'attesa che si allungano a causa dell'emergenza in atto e le visite, magari già prenotate da tempo, spostate ai mesi successivi.
A complicare ulteriormente la vita di molti cittadini si aggiunge anche l'impossibilità di prenotare alcune tipologie di esami al telefono o in farmacia. Con il risultato di costringere molti a mettersi fisicamente in coda al Cup, rischiando anche assembramenti, poco raccomandabili di questi tempi. Capita di dover fare questa trafila, ad esempio, per prenotare un semplice esame del sangue per una sospetta celiachia. Inutile insistere con il numero unico per la sanità regionale: dopo una paziente attesa di svariati minuti, l'operatore informa dell'impossibilità di effettuare la prenotazione al telefono, consigliando di rivolgersi a una delle farmacie convenzionate con il Cup. Ma anche lì il discorso non cambia: niente da fare, l'unica soluzione è recarsi fisicamente allo sportello.”
Complimenti vivissimi a Poggiana, vertice dell'Asugi voluto fortemente da Riccardi.
Sanità. Assenza e silenzio del Comune di Trieste.
La salute deve tornare ad essere una priorità, di intervento e decisionale, del Sindaco di Trieste.
Lo impongono tre fatti: il Sindaco è, e dal 1934, per leggi l'Ufficiale Sanitario del Comune, ai cui “ordini”, recitano le norme, devono rispondere tutti gli operatori della sanità e perfino le forze di polizia.
Secondo, la sanità pubblica, ospedaliera e territoriale, è pagata con le tasse dai Triestini.
Terzo: come fa il Primo Cittadino a non occuparsi del bene, in questo caso primario: la salute, dei suoi concittadini?
La gestione regionale, da decenni, dai tempi della “riforma” dell'assessore leghista Fasola, incentrata sulle chiusure dei piccoli-medi ospedali regionali e strutture locali di Primo intervento, taglio drastico di posti letto e personale, ha dimostrato tutti i suoi limiti, accentuati ulteriormente dall'emergenza Covid.
Parimenti quella che doveva essere l'alternativa sul territorio, i Distretti sanitari, sono stati negli anni depauperati di risorse e personale e quasi mai sono stati in grado di “prendersi in carico” effettivamente e di garantire una efficace “continuità assistenziale” alle persone deospedalizzate, e questo nonostante l'impegno e l'abnegazione di gran parte dei suoi operatori territoriali. Oltre a non riuscire a fare concretamente rete con i servizi sociali del Comune, soprattutto per i limiti di questi ultimi, a vantaggio dei cittadini in difficoltà sociale, e sono tanti, francamente troppi.
Ora proprio l'inversione di tendenza sulla Sanità pubblica operata dal Governo Conte che ha messo a disposizione delle Regioni 9 miliardi per potenziare le strutture ed assumere il personale necessario, e che le Regioni in quasi un anno sono state incapaci di utilizzare (è stato speso meno di un terzo), importo poi raddoppiato nel Recovery Plan proposto sempre da Conte e Speranza, potrebbe permettere anche nel Friuli Venezia Giulia quella rinascita della Sanità pubblica.
In questa fase dunque il Comune, per le ragioni spiegate sopra, non può continuare ad essere spettatore passivo e disattento, e Trieste Verde intende cambiare da subito questa situazione.
Su due direttrici.
La prima dotando gli ospedali dei posti letto e delle infrastrutture tecniche necessarie a corrispondere ai bisogni di Trieste, annullando le lunghe liste d'attesa per esami e visite specialistiche, e dotando i due ospedali di una efficiente struttura di Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, con l'assunzione in pianta stabile del personale medico e sanitario necessario.
La seconda deve puntare su di una radicale riforma degli attuali quattro Distretti Sanitari territoriali, raddoppiando il personale medico ed infermieristico impegnatovi, il caso della Diabetologia è emblematico (quattro medici ed otto infermieri) per un potenziale “portafoglio” di 30.000 pazienti solo a Trieste. Garantendo una capillare presenza di medici per ogni specializzazione, aprendo e potenziando gli ambulatori prelievi, ed i servizi di assistenza domiciliare, anche fisioterapica oggi in grave sofferenza. Dotando i Distretti di apparecchiature di primo grado (radiologiche ed ecografiche) con il personale necessario onde accorciare i tempi degli esami e liberare gli ospedali dal compito.
Ricostruire una efficace rete, con dei Servizi sociali del Comune ristrutturati, potenziati e ridistribuiti sul territorio, di aiuto alle persone in difficoltà.
Ultima considerazione: secondo Trieste Verde si è ancora in tempo a rivedere il progetto di trasferimento dell'ospedale pediatrico Burlo Garofalo a Cattinara, di due terzi più costoso ed illogico rispetto ai soldi necessari per implementare le sue dotazioni tecniche ed i nuovi servizi da offrire all'utenza, anche in considerazione delle ingenti somme spese nell'ultimo anno dallo stesso Burlo per ampliare e migliorare l'offerta nella sua attuale sede.
Per altro questa sarebbe anche l'unica possibilità reale per salvare dall'abbattimento l'unica area alberata presente in zona: la Pineta di Cattinara.
Maurizio Fogar per Trieste Verde.



Ferriera e Piattaforma Logistica.

» Inviato da valmaura il 22 March, 2021 alle 12:14 pm

Lo Spirito Santo sostenga la memoria del Vescovo.
 
Dando per scontato che anche i sassi di Trieste conoscano posizioni ed iniziative del Circolo Miani e di Trieste Verde, erede della Lista civica NO FERRIERA SI TRIESTE, sulla questione dello stabilimento siderurgico, due righette ci sia concesso di aggiungerle.
In una lunga lettera apparsa sulle Segnalazioni, l'ex consigliere comunale prima Illyano e poi Cosoliniano Roberto Decarli rimprovera, giustamente a nostro avviso, il vescovo Crepaldi per aver detto "È finito l'obbrobrio della Ferriera". Criticando il presule, decisamente non uno dei più felici che la Diocesi ha avuto alla guida nella sua recente storia, di “non dedicare una sola parola ai lavoratori che sono in attesa, speriamo, di una nuova ricollocazione lavorativa, a mio parere non è giusto.” Preoccupazione alla quale il Circolo Miani ha sempre prestato, ed operato, la giusta attenzione.
Sbaglia invece Decarli quando sostiene che lo stabilimento ha cessato di esistere, perchè nega dignità di ruolo e futuro alla parte dedicata alla Laminazione ed alla produzione di energia elettrica (Centrale) che nel programmato futuro, grazie anche alle cospicue regalie statali, dovrebbe divenire una delle cinque “fabbriche” più importanti di Trieste, anche per numero di dipendenti.
Ma noi invece rivolgiamo una prece allo Spirito Santo che assista la memoria del Presule, che nel giro di quattro anni è passato dalle visite in Ferriera, ai pranzi in mensa, alle benedizioni del Cavalier Arvedi, all'entusiasmo per la produzione di Ghisa e Coke vecchia maniera, a definirla oggi un “obbrobrio”. Coerenza e memoria sono infatti indispensabili per un pastore di anime.
Continuano invece coerentemente imperterriti gli strafalcioni di chi sull'ex Area a caldo e sulla ultimazione della Piattaforma Logistica Scalo Legnami, per gli amici PLT, dovrà operare. Confermando ed aumentando viepiù le nostre preoccupazioni per la salute dei Triestini, intesi come provincia.
Oggi sulla stampa si scrive: “e prima ancora dovrà arrivare il permesso per installare nel sito un impianto capace di triturare il calcestruzzo da riutilizzare per livellare i terreni rispetto a quelli della Piattaforma. Servono inoltre le autorizzazioni per la rimozione del "cumulone" vicino a Plt e per creare gli scarichi delle acque”.
Partiamo da quello che definiscono eufemisticamente “Cumulone”, i lavoratori Ferriera lo chiamavano invece correttamente “Punta Loppa (scarti di lavorazione altamente tossici)” ed i cittadini “la Collina della Vergogna”, ricavata interrando abusivamente, nella distrazione di massa degli organi di controllo, un'area del Vallone di Muggia pari ad otto campi di calcio e modificando vistosamente la linea di costa, a cura delle proprietà precedenti ad Arvedi, va detto.
Il “Cumulone” è composto appunto da quasi quattro centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali”, le cui indicazioni con costi annessi (dieci milioni ed a carico della proprietà Ferriera) per rimozione e smaltimento erano state inserite nell'allegato “C” del primo Accordo di Programma sul salvataggio della Ferriera (2014) su richiesta proprio dall'allora Presidente dell'Autorità Portuale (Monassi), e fissate dal Governo. Disposizioni finora completamente disattese.
La semplicità e diremmo quasi la faciloneria di cui danno prova i nuovi proprietari sui delicatissimi lavori, costosi assai e con modalità precauzionali rigorose (le impongono le leggi non il Circolo Miani), che investiranno il “Cumulone”, tutta l'area ex a Caldo e gli interventi a mare il cui fondale è una stratificazione di fanghi tossici, ci lasciano basiti e se prima eravamo preoccupati, ora ne siamo allarmati.
Ma di questo a Trieste paiono interessarsi solo il Circolo Miani e Trieste Verde, che tutte le altre sigle partitiche di vecchio e nuovo conio sono impegnate a bambare di “Sviluppo Green e Futuro Sostenibile”.



Porto, o è “Green” o non è. I "padroni del vapore".

» Inviato da valmaura il 22 March, 2021 alle 12:10 pm

Lasciano sgomenti le improvvide dichiarazioni apparse oggi sulla stampa da alcuni “operatori” portuali triestini a seguito della conferma dell'attuale Governo delle cospicue misure finanziarie decise dall'Esecutivo Conte, e ricordarsi il nome non fa male, a favore di Trieste.
Parte Enrico Samer, politicamente vicino alla destra triestina: “Senza dimenticare che la città dovrà capire che la crescita dei traffici potrà anche comportare qualche disagio sul fronte ambientale”.
Gli fa eco Francesco Parisi: “Vedo inoltre all'orizzonte in città il timore che i volumi del porto possano crescere, con l'inevitabile impatto che questo comporta. Cerchiamo tutti di fare attività sostenibili, ma l'impatto zero non esiste e vedo opposizioni alla crescita di quei traffici che questi investimenti servono a far crescere. Dobbiamo capire se si vuol fare di Trieste un porto che lavora o una sorta di piccola Montecarlo”.
Montecarlo sarà forse famigliare a lui, noi siamo fermamente decisi invece ad evitare che Trieste, per gli affari di pochi, diventi una sorta di grande Sanatorio.
Insospettisce non poco infatti la fregola di impiegare denaro, sempre pubblico, cioè nostro, per incassare e fare affari al di fuori di ogni schema ed ogni controllo.
Per fortuna che ci pensa il presidente regionale di Confetra Stefano Visintin a ricordare che “Per stare dentro il Next Generation Eu (cioè avere accesso ai finanziamenti pubblici) serve fare transizione green: vengono premiate l'idea dell'elettrificazione delle banchine per ridurre l'impatto ambientale, la riqualificazione di Servola e le bonifiche.”
Pertanto giovanotti o vi rendete conto che il futuro, prossimo e remoto, va costruito, soprattutto quando si opera con i soldi altrui, cioè nostri, rispettando RIGOROSAMENTE regole e precauzioni, che Trieste non è un porto nigeriano, oppure cambiate mestiere e fate conto solo sui vostri quattrini.
La storia di Trieste è piena di (im)prenditori coi soldi e le agevolazioni pubbliche ed è per questo che versa in questa condizioni. Nuova Piattaforma Logistica compresa che partirà solo con due annetti di ritardi. Claro?
Patti chiari amicizia lunga.
Trieste Verde.
PS. Giusto oggi si ha notizia dell'ennesima condanna del Porto per l'assassinio, chiamiamolo con il suo nome, a mano amiantata di un portuale 61enne, quando già si sapeva cosa significava l'Amianto.



Alberi, come ti vandalizzo il verde.

» Inviato da valmaura il 20 March, 2021 alle 2:09 pm

Veramente era Attila degli Unni, passato alla storia con il detto che dove passava lui non cresceva più nemmeno un filo d'erba, ma sono i Vandali ad essersi presi immeritatamente il triste uso corrente.
In verità pensavamo che dopo lo stragista di alberi Cosolini non si potesse fare di peggio. Quanto ci sbagliavamo, che la terza amministrazione Dipiazza ha battuto ogni record negativo.
Nelle deforestazioni si muovono ad ondate successive nè più né meno che i barbari: l'incipit fu la mattanza di piazza Libertà, lato Silos, subito dopo hanno cominciato con i “parchi”, dell'ex OPP (165 alberi tagliati in una botta sola) e Rimembranza (18 cedri dai 50 ai 70anni di vita), poi sono passati in zona San Vito-Campo Marzio- Locchi e Campi Elisi, decine di platani e conifere liquidate, inde a Monte San Pantaleone-San Sabba e via Caboto (decine di acacie lussureggianti segate), ora in zona San Luigi: prima all'altezza dell'Orto Botanico, ora nella parte alta del Boschetto, e poi? Oltre alla caccia libera in centro città, vedi Viale XX Settembre e via Giulia.
Non parliamo poi delle “potature” estreme che spesso e volentieri danneggiano gravemente piante, siepi e cespugli, fino a condannarli a morte.
Dopo i nostri primi interventi sul territorio e gli articoli su queste pagine, che leggono eccome se leggono, hanno cercato di farsi furbi. Invece dei soliti avvisi comunali “Abbattimenti alberi e potature” hanno scritto “Manutenzione del verde e messa a dimora di nuove piantumazioni”, che senso del macabro, nevvero?
Ma noi non molliamo di un metro, grazie anche alla indispensabile quanto generosa collaborazione dei residenti che il “Deserto dei Tartari” preferiscono leggerselo o vederselo in pellicola e non viverlo fuori dalla porta di casa.
Ecco perchè è fondamentale che i cittadini scelgano Trieste Verde, si candidino a difesa dei loro interessi, e rivolgano uno sberleffo a tutti quelli che con una mano sventolano slogan quali “Sviluppo Green” e nell'altra imbracciano la motosega.
Ecco riassunte le nostre proposte concrete per il Comune sul verde pubblico e privato.
A Trieste l'emergenza Clima si combatte così.
Trieste Verde.
Non certo con cortei una tantum con slogan generici in nome di Greta, oppure in incontri e foto opportunity con assessori e politici, cioè i massimi responsabili di questo stato di cose a Trieste, o in convegni e tavole rotonde tra i soliti dotti per i soliti noti.
Che anche qui da noi il clima sia profondamente quanto velocemente mutato a partire dalla fine degli anni Novanta se ne sono accorti tutti, che oramai Trieste viva le più o meno le stesse situazioni tropicali come a Saigon è pacifico.
Allora che fare? Come possiamo intervenire concretamente a casa nostra per contribuire nel nostro piccolo a rallentare la distruzione della Terra?
Semplice, battendosi per rovesciare l'approccio che questa politica, amministrazioni pubbliche e molti privati hanno con il nostro territorio e dove il Comune gioca la parte preponderante.
Bloccare l'inutile mattanza sistematica di alberi d'alto fusto (oltretutto per ritrovare i benefici effetti sul nostro ambiente di uno di questi, i “nuovi innesti”, se mai ci saranno e se avranno adeguata cura e manutenzione, cosa che fino ad oggi non è avvenuta fede ne fa che quasi un terzo delle nuove piantumazioni rinsecchisce e muore dopo una stagione, ci metterà almeno 25 anni).
Applicare la legge statale (vedi nostra denuncia in Procura) che impone ai Comuni sopra i 15.000 residenti di piantare un nuovo albero per ogni neonato registrato all'anagrafe entro sei mesi, impedire la deforestazione del territorio carsico ridotto ad una landa disalberata.
Allargare gli spazi urbani riservati ai giardini pubblici, da anni lasciati inquinati e nel più completo degrado, ed implementare le aree verdi pubbliche e private oggi esistenti.
Per fare ciò bisogna dotare il Comune di Trieste, anzi riportarlo a com'era fino agli anni Novanta, di un Servizio Verde pubblico degno di questo nome ed oggi ridotto ad un simulacro di un pugno di persone.
Applicare il buon Regolamento sul Verde che il Comune si è dato anni orsono e rimasto di fatto lettera morta.
In ultima analisi finirla con la miriade di appalti e lavori affidati a cooperative e ditte esterne, che per risparmiare ed aumentare i profitti si avvalgono di personale precario, sotto pagato e non qualificato, idem scandalosamente dicasi per le perizie sullo “stato” delle piante, affidate alle stesse ditte incaricate degli abbattimenti che, per inciso, costano alle casse comunali molto di più che una eventuale cura della pianta o sua messa in sicurezza.
In ultima analisi riassumere e qualificare in Comune, i corsi della Regione copiosamente finanziati dalla Comunità Europea mica serviranno solo per aspiranti parrucchieri, il personale necessario, sottraendolo al ricatto salariale ed alla precarietà ed interrompendo il costante flusso di pubblico denaro in uscita verso gli affari di privati.
Ed ultimo ma non meno importante, proibire ogni ulteriore cementificazione di un territorio, quello provinciale di Trieste, così piccolo e morfologicamente caratterizzato tra Carso e mare, e che ha ventimila immobili lasciati da anni in degrado, abbandonati e vuoti tra proprietà pubbliche e private. Si chiama “Mattone Zero”, ma zero per davvero non per finta o per chiacchiere un tanto a chilo, che quelle le lasciamo volentieri a questa politica stracciona ed affaristica, o agli “intellettuali” parolai mai visti in questi anni ad impegnarsi al nostro fianco sul territorio e che riscoprono “l'ambientalismo” solo sotto elezioni.
Confidiamo sia chiara e concreta la ragione per cui, su questo argomento, chiediamo la vostra partecipazione, il vostro sostegno ed infine il voto per Trieste Verde.”




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