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Circolo Miani » News Correnti » Page 64

Trieste. “Incasellando ogni attività umana”.

» Inviato da valmaura il 12 December, 2017 alle 2:42 pm

Piero Chiambretti a Trieste per le trasmissioni domenicali dagli stadi in onda il pomeriggio su Rai 3 “Prove tecniche di trasmissione, portato a visitare la “meraviglia” di Rozzol Melara chiese in diretta al cameramen “vorrei proprio sapere chi è lo str…o che ha progettato questa mostruosità”.

Ma sentite come la descrivono appunto gli autori “incasellando ogni attività umana. Nell'ottica dei

progettisti un tale aggregato di cellule abitative, unito agli spazi per la vita associata e all'elevata concentrazione di abitanti che avrebbero dovuto risiedervi, avrebbe favorito lo sviluppo delle

relazioni sociali e il senso di appartenenza a un ambiente comune.”

Avete letto e capito bene? “Incasellando ogni attività umana”, insomma un mix tra una caserma ed il “Grande Fratello”.

Negli anni l’edilizia popolare, ieri Iacp oggi Ater, è passata dalle casette e dal progetto europeo di Borgo San Sergio, ai casermoni alienanti di Rozzol Melara, prima, i “Puffi” di via Grego poi, e il “Serpentone” di via Valmaura, copiato direttamente dai bunker in cemento armato del Vallo Atlantico.

Costruiti con materiali non proprio di prima scelta, che costringono l’Ater ad ingentissime spese annue di manutenzione che ne assorbono gran parte della posta, oggetto di continui interventi di Azienda Sanitaria e servizi sociali, nel vano tentativo di tenere in piedi questi quartieri dormitorio dove sono state collocate migliaia di persone.

Costruiti senza ultimare gli spazi comuni ed i servizi per i residenti, solo il coraggio e l’iniziativa di alcuni di questi ha permesso che non si trasformassero definitivamente in ghetti.

Ma questo ai politici di ogni colore, vecchi e nuovi, interessa poco. Si ricordano di queste persone solo in campagna elettorale quando invadono le cassette delle lettere con i santini elettorali, aumentando la sporcizia.

La soluzione ovvia ed economicamente conveniente, oltre che culturalmente e socialmente giusta?

Abbatterli con il tritolo non prima di avervi alloggiato chi li ha progettati, costruiti e commissionati,  e dopo aver ricollocato i residenti in più civili sistemazioni abitative, come avviene da alcuni decenni nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.




TLTrieste. Noi non viviamo in un’aula di Tribunale.

» Inviato da valmaura il 11 December, 2017 alle 1:37 pm

Come era abbastanza scontato il nostro articolo che propone di ascoltare, consultandoli con un Referendum non istituzionale, l’opinione dei cittadini residenti nel territorio provinciale di Trieste sull’ipotesi TLT Si o No, ha dato il via ad una serie di commenti, a due insulti e calunnie subito cancellati ed a due querele per diffamazione e falso che depositeremo in settimana in Procura, per gran parte provenienti dai sostenitori delle ragioni del Territorio Libero, e a significativi imbarazzati silenzi.

Premesso che sfidiamo tutti a trovare nel nostro pezzo anche mezza parola scritta a favore di una delle due tesi e dunque chi commenta in certo modo dimostra solo di non saper leggere e comprendere, ribadiamo la validità della nostra proposta che ci pare basata su di un elementare buon senso.

Non esistono trattati o accordi giurisdizionali, in un senso o nell’altro, che possano violentare il comune sentire di una comunità. A meno di non voler riconoscere teorica validità e giustificazioni a trattati infausti come quelli rappresentati dagli accordi di Monaco del 1938 sullo smembramento della Cecoslovacchia e che diedero il via alla immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

Crediamo fortemente invece nelle tesi , poi inapplicate con tutto quello che ne conseguì alla fine della Grande Guerra, del Presidente americano Wilson sull’autodeterminazione dei popoli.

Pertanto diffidiamo fortemente da ogni confine fissato a tavolino che non rispetti questo diritto inalienabile.

Sono passati  70 anni dal Trattato di Pace. Dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso e fino a cinque anni fa la questione è rimasta sostanzialmente nel dimenticatoio, salvo qualche rusticano, e sporadico rigurgito.

In questi ultimi cinque anni abbiamo assistito ad una progressiva frammentazione della galassia che ha risollevato la questione dell’esistenza del TLT, complice anche il ruolo esercitato dalla stampa locale.

Quale miglior modo dunque di conoscere come la pensi oggi una fetta importante dei nostri concittadini se non chiedendoglielo direttamente?

E perché di fronte ad una proposta che mira ad acquisire l’opinione dei diretti interessati, che se favorevole, ad esempio, all’ipotesi TLT darebbe a questa proposta forza e concretezza più di mille sentenze e contenziosi giuridici per altro lontanissimi ed ignorati dalla quasi totalità dei triestini, si riscontrano così tante resistenze?

Perché gli attivisti indipendentisti che solo poche settimane fa sui nostri “social” inneggiavano al Referendum Catalano oggi ne prendono le distanze?

Insomma perché su di una questione dichiarata da certuni fondamentale e centrale per la nostra Trieste, e possono benissimo aver ragione, si palesano così tante incertezze e ritrosie nel voler sentire l’opinione dei diretti interessati? E si badi bene un’opinione formalmente non vincolante.

Il voto, seppure consultivo e senza costi come in questo caso e dopo una equa ed equilibrata informazione sul tema, è il più alto momento di espressione democratica. Forse qualcuno ne ha paura o timore?

In questi anni dove con un certo successo e non poco seguito abbiamo operato e scritto sulle tante emergenze della nostra comunità, a partire dalla Ferriera fino al dramma delle migliaia di famiglie che aspettano da mesi i sussidi antipovertà, talvolta nei commenti abbiamo letto frasi come “quando Trieste non sarà più italiana questo non succederà più” indipendentemente che scrivessimo di ospedali e sanità a ramengo, di malapolitica di, appunto, Ferriera, del degrado dei nostri quartieri, di povertà diffusa e di emergenza casa.

Qualunque fosse l’argomento alcuni commenti sempre uguali indicavano nel TLT da venire la panacea miracolosa di tutti i mali, senza per altro porsi l’urgenza del presente e delle soluzioni da trovarsi subito e non tra decine di anni.

E siccome la nostra aspettativa di vita è sugli ottanta anni, chi più e chi meno, forse sarebbe ora di risolvere certe questioni una volta per tutte, ferma restando la libertà per chi vuole di continuare a crederci comunque vada. 

Non ne siete curiosi?




Quando si dice la “parola”. Roberto Dipiazza, trisindaco da 18 mesi

» Inviato da valmaura il 10 December, 2017 alle 1:33 pm

Piccolo 11 dicembre 2016

La sfida di Dipiazza durante la fiaccolata -
Il sindaco alla manifestazione per la chiusura dell’area a caldo «Se non faccio sparire questo cancro dalla città me ne vado»
«Se non faccio sparire questo cancro dalla città, me ne vado». Con poche parole, pesanti come macigni, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha infiammato la fiaccolata (una cinquantina i presenti) organizzata ieri sera a Servola per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera. L’impegno politico è inequivocabile, la promessa è solenne. “I patti si devono rispettare, non si possono interpretare. In ogni caso, sono certo che siamo vicini al risultato tanto atteso e promesso in campagna elettorale: la chiusura dell’area a caldo».

«I posti di lavoro? Il segretario generale del Comune ha già garantito che una parte degli occupati sarà riassorbita dalla macchina amministrativa comunale, troveremo una soluzione per tutto. Ma non accettiamo ricatti o compromessi al ribasso …”. Perfettamente a suo agio nel ruolo di mattatore dell’incontro, Dipiazza ha trovato un oppositore solitario, Nevio Carpani, che ha ironizzato sulle parole pronunciate dal sindaco: «Molta melina, ma non aveva detto che avrebbe chiuso l’area caldo in 100 giorni? …non mi lascio incantare dalle solite boutade da campagna elettorale permanente». Alla voce fuori dal coro, Dipiazza ha ricordato che «nel 2011 avevo lasciato un impianto in predicato di chiudere. Nel 2013, la guida della Regione è cambiata e ha scelto di investire in una struttura che io avrei chiuso. I 100 giorni? Basta polemiche, io penso a lavorare». Dipiazza, spalleggiato dall’assessore Rossi, dal consigliere Giorgi e dal pittoresco leghista Slokar (presente anche il pentastellato Patuanelli), ha incassato il pieno appoggio degli organizzatori dell’iniziativa, i referenti dei comitati “5 Dicembre”, “No Smog” e “Fare Ambiente”.

I comitati: «Per noi contano i fatti» - «Ma la presenza del primo cittadino al sit in serale è emblematica»
Vicini, vicinissimi a Dipiazza. Gelidi con Cosolini. Schierati politicamente? Così i comitati “5 Dicembre”, “No Smog” e “Fare Ambiente” cercano di scrollarsi di dosso l’etichetta di organismi di parte.

 «Con Cosolini, sbattevamo regolarmente contro un muro. Dipiazza ci ascolta, ci accoglie, ci rende partecipi… contano i fatti». Già, i fatti. Cosa si aspettano dalla giunta attuale? «Certamente, non ci accontentiamo di parole e promesse, ma la presenza di Dipiazza è emblematica. Dal punto di vista della salute pubblica, l’area a caldo è condannata. Conta solo la volontà politica …g.s.

APPUNTO.

 

Il lungo declino di Servola, rione in bilico –Piccolo 17 novembre 2016.

Sei anni fa, poi, ha chiuso anche il ristorante Al Britannia, famoso in tutta la città, dopo la morte del proprietario. «Scriva pure - dice un familiare - che è morto di cancro ai polmoni e poi che la cuoca, sua moglie, vive da più di dieci anni con un polmone solo, e poi figli e nipoti tutti asmatici. Che sia un caso la vicinanza con la Ferriera?».

LA  REALTA’




Referendum sul TLT.

» Inviato da valmaura il 8 December, 2017 alle 2:41 pm

Poiché storicamente, a lustri alternati, a Trieste rispunta, come un fiume carsico, la questione del Territorio Libero, perché non fare un Referendum consultivo, l’unico che sia fattibile, dove chiamare i triestini (da Duino a Muggia) per ora, a pronunciarsi?

Facciamo un esempio, un coordinamento terzo, formato da associazioni (il Circolo Miani è disponibile) e persone organizza una cinquantina di “seggi volanti” fuori dalle scuole ed istituti dove sono posizionati i seggi nella nostra provincia (mediamente tre, cinque, dieci per edificio).

Ai seggi volanti aperti per l’esatto orario di quegli ufficiali possono esprimere il loro parere solo i cittadini muniti di tessera elettorale e documento di identità che attestano la loro iscrizione nelle liste dei seggi ubicati in quella determinata scuola.

Lo spoglio inizia subito dopo la chiusura del voto magari portando le urne sigillate in una sede (anche quella del Circolo Miani può andare).

Tutto sta decidere in concomitanza con quale delle due prossime elezioni (politiche a marzo, regionali a maggio) realizzare il Referendum consultivo, e, ovviamente, preparare il semplice materiale necessario, volontari compresi (massimo 200 persone), per realizzarlo.

Il quesito referendario, un elementare Si o No, andrebbe pubblicizzato per tempo onde permettere ai fautori delle tesi opposte una adeguata campagna di promozione informativa, che ovviamente ai seggi volanti non sarebbe permessa in alcun modo.

Alla fine avremmo per lo meno il polso dell’opinione prevalente almeno tra i triestini e certo, per quanto consultiva, sarebbe arduo per la politica e le istituzioni locali non tenerne conto.

Altrimenti a forza di Tribunali e dispute legali, europee e internazionali, i nostri nipoti saranno ancora qui a parlarne, a dividersi e litigare. Sempre che Trieste esista ancora.




Trieste, una politica da buttare. Il Natale degli INVISIBILI.

» Inviato da valmaura il 7 December, 2017 alle 1:44 pm

Francamente ci lascia indifferenti il dibattito su bancherelle-casette Si o No in piazza Unità. Tanto migliaia di triestini non le vedranno o se dovessero vederle sarebbe peggio.
Liquidiamo la cosa con la parola obbrobrio e passiamo a cose più serie.
Abbiamo descritto diverse volte lo scandalo, la crudeltà, degli inaccettabili ritardi con cui migliaia di triestini e famiglie stanno aspettando da mesi che il Comune liquidi i ratei di settembre e ottobre del sostegno al reddito. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza che riguarda la sopravvivenza di tantissimi concittadini e la politica che fa? Cosa dicono e fanno i quaranta consiglieri comunali, il Sindaco dai sogni “imperiali”, e i dieci assessori?
NIENTE ! Lo scriviamo tutto maiuscolo per gridarlo a chi si occupa e preoccupa di abeti e bancherelle, a chi ha appaltato a Giorgi la nostra città per trasformarla in una gigantesca e perenne Sagra della Sardella.
Ai triestini che tacciono e fanno finta di non vedere questo dramma. Agli inutili "intellettuali" un tanto al chilo.
Basterebbe questo per liquidare in blocco, con ignominia, questo Consiglio e questa Amministrazione, e questa nostra “comunità”.
“Se non faccio sparire questo cancro dalla città, me ne vado!”. “L’impegno politico è inequivocabile, la promessa è solenne” scriveva l’articolista del Piccolo l’undici dicembre 2016, solo un anno fa, riportando l’ennesima dichiarazione del sindaco Dipiazza sulla Ferriera, dopo i “100 giorni!” scaduti allora da sei mesi. A contorno lo osannavano i comitati nosmog, 5dicembre e fare ambiente, oggi silenti e smemorati.
Martedì scorso la consigliera Aurora Marconi di NO FERRIERA Si Trieste ha presentato e fatto approvare l’unico atto concreto, da anni a questa parte, nel Comune di Trieste contro il degrado trentennale dei nostri quartieri.
I partiti ed i movimenti, tutti che pur l’hanno votato tra un mugugno e l’altro, nulla hanno fatto e faranno per renderlo operativo ma, e attenti al ma, continueranno a straparlare di lotta alla povertà, al degrado dei nostri quartieri appunto, di emergenza casa. SEPOLCRI IMBIANCATI e più semplicemente INUTILI ecco quello che sono, vecchi o nuovi che siano.
Lo riproponiamo, leggetelo ed imprimetevelo nella memoria, altrimenti evitate di lamentarvi e continuate a votare per questi. “Meglio morire nel mar grande” ci disse un giorno un abitante di Servola che votare la nostra lista civica. Ecco noi invece siamo vivi e lottiamo per restarci con DIGNITA’, merce assai rara in questa città di boccaloni, dove ai giovani interessa più la “movida” che la vita.
LISTA CIVICA
NO FERRIERA-SI TRIESTE
VII Circoscrizione del Comune di Trieste
Servola-Chiarbola-Valmaura-Borgo San Sergio
M O Z I O N E
Oggetto: “Rinascimento” delle periferie
Premesso quanto segue:
Il nome in oggetto è quello di un progetto varato nel 1998 dal Circolo Miani in collaborazione con i Comitati di quartiere di Chiarbola, Servola, Valmaura e Monte San Pantaleone/S.Sabba, da un’idea del sociologo Nando Dalla Chiesa, docente alla Bocconi di Milano. Tale progetto lanciava un percorso, discusso in decine e decine di assemblee e riunioni sul territorio, di recupero non solo urbanistico ma umano, sociale e civile delle 50.000 persone residenti nell’area.
Ovviamente il degrado a cui negli ultimi 30 anni sono state abbandonate le semi-periferie di Trieste riguarda ed investe tutto il territorio provinciale, ma vede raggruppate nella VII Circoscrizione le emergenze più gravi, come anche l’inadeguatezza dei servizi socio-sanitari e l’emergenza povertà confermano.
In tale situazione è quindi fondamentale, in un’area assolutamente priva di spazi aggregativi e luoghi di incontro pubblici e gratuiti, l’individuazione di alcuni immobili atti a diventare strumenti indispensabili per dare concreta attuazione al progetto.
Da tempo il Circolo Miani, grazie anche alla preziosa collaborazione del Prefetto Giacchetti (anno 2010), aveva individuato tre immobili di proprietà e/o gestione pubblica, abbandonati a se stessi e vuoti da decenni:
- L’auditorium da oltre 300 posti con ampia antisala e servizi, dotato di entrate indipendenti, sito in via Valmaura 57, incluso nell’area occupata dalla Direzione del III Distretto sanitario ed inutilizzata a causa di un’annosa vertenza burocratica tra Comune, VII Circoscrizione e III Distretto ASUITS.
- L’attuale complesso meccanografico della Regione Friuli- Venezia Giulia, oggi parzialmente impiegato come deposito mobili dismessi, all’angolo tra la Via Flavia e la Via Valmaura, dotato di un’ampia ed arredata sala riunioni, un tempo usata anche per spettacoli teatrali.
- L’estesa area di Via Giarizzole, tra il piazzale omonimo ed il vecchio inceneritore, a suo tempo costruita ed usata dal Governo Militare Alleato e la cui custodia è stata affidata nel 1954 alla Prefettura di Trieste. Tale area include le palazzine esternamente in ottimo stato, un parco-giardino con alberi d’alto fusto ed un capannone attualmente usato come deposito d mezzi spargisale e spazzaneve. Questo spazio era stato indicato al Circolo Miani specificatamente dall’allora Commissario al Governo Giacchetti, che si era offerto di organizzarne un apposito sopralluogo.
Ma su questo, ahimè, c’è da rilevare l’incomprensibile comportamento NON collaborativo adottato dall’attuale Prefetto Annapaola Porzio, la quale, nonostante le diverse richieste pervenutele, dal mese di gennaio di quest’anno ha opposto sempre un netto rifiuto anche solo di fornire indicazioni e conferme su chi sia il custode e gestore della struttura.
Tale impossibilità a dare conferma di quanto affermato dal predecessore Giacchetti è stata riscontrata anche dal Senatore Francesco Russo, offertosi di recuperare queste informazioni. Il tutto, va rimarcato, in aperta violazione delle leggi sulla trasparenza a partire dai famosi quattro decreti Bassanini.
Constatato che i rioni che fanno parte della VII Circoscrizione esprimono il più alto concentrato di degrado urbanistico, assenza di piazze e di servizi pubblici sul territorio (Valmara, San Pantaleone, Chiarbola e Servola) a cui si aggiunge lo stato di abbandono recentemente denunciato dai residenti di Altura;
Constatato anche che dopo l’esplodere dell’emergenza terrorismo in Europa, i Presidenti del Consiglio Renzi e Gentiloni ed il Ministro degli Interni Minniti hanno più volte pubblicamente dichiarato che “ad ogni centesimo speso per la sicurezza corrisponderà analogo investimento per il recupero del degrado delle periferie a favore dei progetti delle associazioni che operano in questa direzione”,
La presente mozione
IMPEGNA
il Presidente della VII Circoscrizione ad attivarsi presso il Comune di Trieste nella persona del Sindaco ed Assessori di competenza – a cui si chiede che venga inviata copia della mozione approvata alla Regione FVG ed al Prefetto di Trieste - affinché il sopra descritto progetto possa in tempi brevi trovare – anche nell’ambito di un’auspicabile e necessaria collaborazione con i Servizi Sociali del Comune ed i Servizi socio-sanitari dell’ASUITS - gli strumenti indispensabili per diventare operativo.
Per la
LISTA CIVICA
NO FERRIERA-SI TRIESTE
Aurora Marconi
Trieste, 28 novembre 2017





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