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Circolo Miani » News Correnti » Page 61

ASUGI, l'ultima genialata!

» Inviato da valmaura il 3 April, 2021 alle 10:33 am

Azienda Sanitaria, a Trieste esistono, si fa per dire, quattro Distretti Territoriali, prima erano tre ma ne hanno voluto aggiungere un quarto vogliamo pensare non per nominare un direttore in più ma per rendere più capillarmente efficiente l'assistenza territoriale: sulla carta bene inteso.
Ora da questa settimana uno dei più affollati servizi di cura, quello diabetologico che conta un trentamila pazienti potenziali, ed oltre 19.000 effettivi, da anni in sofferenza per carenza di personale medico ed infermieristico, dunque l'emergenza Covid niente ci azzecca se non in negativo come vedremo sotto, è stato accentrato in un unico luogo: al secondo piano di una palazzina a metà esatta del parco, o di quel che ne resta vista la recente mattanza di alberi, ne hanno fatto fuori 160, di San Giovanni all'interno dell'ex OPP.
Una scelta dettata da una decisione astrusa ed assunta con tempistiche errate per l'emergenza pandemica. Hai voglia infatti di insistere sui distanziamenti, contrastare gli assembramenti se costringi centinaia di persone al giorno, prima spalmate su quattro sedi, a salire tutte al secondo piano di un'unica palazzina.
La decisione astrusa è quella di eliminare di fatto la presenza del Servizio sul territorio, salvo una mezza giornata ma non più per le medicazioni che si svolgeranno solo nella nuova sede, costringendo i tantissimi pazienti, in maggioranza anziani, a raggiungere da Muggia a Sistiana questa nuova destinazione per altro non servita da un adeguato collegamento di trasporto pubblico. A questo punto era meglio spostare il Servizio Diabete a Cattinara che almeno non difetta di autobus a due metri dall'entrata.
Ma la irragionevole “ratio” di questa decisione consiste nel coprire le eventuali assenze di uno dei quattro medici, non per le ferie che sono programmate come per il personale infermieristico, che si occupano delle cure. Spieghiamoci meglio: per le gravi conseguenze che il diabete provoca alla salute dell'essere umano esso deve essere seguito costantemente e regolarmente, con una serie di visite periodiche, di esami, e di consulti specialistici (in particolare quello annuale oculistico), oltre naturalmente ad una costante assunzione di farmaci che vanno graduati alla progressione della malattia. L'alternativa è la morte.
Dunque i quattro, ripetiamo quattro medici, devono visitare e controllare ogni singolo paziente, dei ventimila “ufficiali” più volte all'anno; fate un semplice confronto con il numero degli assistiti dei medici di base ed è presto fatto, oltre ovviamente alla considerazione che da quest'ultimo si va solo quando ci si sente male e non periodicamente.
Invece di rispondere alle richieste avanzate negli anni di raddoppiare per lo meno il personale sul territorio, cosa da oltre un anno facilissima grazie alla possibilità delle aziende sanitarie regionali di assumere tutto il personale medico e paramedico necessario, e per fortuna gli specialisti in diabetologia disponibili ci sono, i vertici sanitari della Regione, Riccardi, e dell'Asugi, Poggiana, hanno partorito questa decisione che toglie ogni significato alla parola “Territoriale”. E non risulta che tale scelta abbia incontrato opposizione alcuna da parte dei quattro Direttori di Distretto.
Il tutto aggravato dalla dislocazione fuori mano particolarmente disagevole per i molti pazienti che soffrono di “piede diabetico”, una degenerazione diffusa tra i malati, che abbisognano di regolari medicazioni settimanali e che corrono il rischio amputazione, e che ovviamente hanno ridotta e precaria autonomia di movimento.
In ultimo una considerazione psicologica: curare il diabete con efficacia significa per i pazienti dover assumere vita natural durante un sacco di farmaci, che magari si sommano, dopo una certa età, a quelli per altre patologie acute o croniche, sottoporsi a a stili dietologici e di vita da seguire costantemente, a presentarsi a visite e controlli periodici e talvolta ci sono momenti nella vita delle persone che rendono comprensibilmente difficile rispettare regole mediche così invasive.
Aggiungerci la sciocchezza di rendere inutilmente gravoso questo percorso con questa sconsiderata scelta non potrà non avere conseguenze dannose per i pazienti.
Maurizio Fogar per Trieste Verde.



Ma è utile e saggio trasferire il Burlo?

» Inviato da valmaura il 3 April, 2021 alle 10:31 am

Dai tempi delle battaglie portate avanti a suon di firme da Primo Rovis, negli ultimi venti e passa anni c'è stata sempre la necessità di “difendere” l'ospedale pediatrico Burlo Garofalo, un tempo una delle eccellenze europee nel campo.
E' di oggi la notizia dell'acquisto dell'immobile della Diocesi in via dell'Istria da parte del Burlo, e di 7,2 milioni di euro stanziati dalla Regione per la ristrutturazione di nuovi spazi e la realizzazione di nuovi ambulatori e servizi sempre in via dell'Istria, che seguono le diverse centinaia di migliaia di euro per potenziare pronto soccorso pediatrico e prima accoglienza investite solo pochi mesi fa.
Ora la motivazione per portarlo a Cattinara, decentrato più che non si può, costa dieci volte di più dei quattrini necessari per dotare ed aggiornare l'ospedale pediatrico delle ultime tecnologie sanitarie mantenendolo lì dove si trova.
E francamente continuare a spendere fior di milioni sull'ammodernare una sede destinata a scomparire in poco tempo è qualcosa priva di ogni programmazione e buonsenso.
A ulteriore dimostrazione che i vecchi paracarri in pietra sono più elastici delle menti di questi politici.
Tra l'altro poi l'ulteriore pedaggio da pagare sarebbe la cancellazione dell'unica area alberata, la Pineta di Cattinara, presente in quella landa desolata. Anche qui ogni persona di buonsenso, magari dopo una gitarella di mezzora in zona, avrebbe visto che bastava spostare la costruzione progettuale di 5 (cinque) metri di lato, oltre via Valdoni per non sostituire i bei pini con un cubone di cemento armato pensato per ospitare fino a 4000 parcheggi su più piani. Ma nemmeno su questo gli “ambientalisti” di chiara fama e fame, ed i politici di ogni opposizione, votando allora in Comune e Regione il progetto hanno avuto nulla da obbiettare, salvo oggi in campagna elettorale farsi fotografare avvinghiati ai morituri alberi.
Noi di Trieste Verde riteniamo che un Comune che abbia ha cuore la salute dei Triestini, grandi e piccini come si usava dire una volta, dovrebbe riprendere in mano la gestione della sanità locale anche per due semplici ragioni: il Sindaco per leggi è dal 1934 l'Ufficiale Sanitario del Comune e le tasse dei Triestini pagano questa sanità.
Tutto il resto è silenzio!



Il Camper delle Associazioni.

» Inviato da valmaura il 2 April, 2021 alle 2:35 pm

Più che una “casa” sembra una tendopoli itinerante quella delle “associazioni”.
Ora, in piena campagna elettorale, oltre a scoprire un degrado pluridecennale delle case popolari a San Giovanni, alle prossime elezioni verrà il turno di Roiano-Gretta, San Luigi, e via “passeggiando per le periferie”, rispunta per la terza o quarta volta in oltre dieci anni la questione di dare una sede comune alle tantissime associazioni di volontariato culturale e sociale che a Trieste ne sono prive.
E' la volta dell'assessore Giorgi cimentarsi nell'impresa e sentite qua: “Casa delle associazionidentro l'ex scuola di via del Caravaggio a San Giovanni. Poi colpo di scena, inedito rispetto a quanto finora pubblicato: una casa delle associazioni intitolata "Fabio Filzi" nell'ex sede scolastica di via Caravaggio. Giorgi è intenzionato a trovare posto a una ventina di realtà: tramontate le ipotesi casa Francol, ex macello, ex Galvani, ecco una soluzione praticabile per soddisfare la crescente richiesta che sale dal nutrito associazionismo triestino.”
Al piccolo giornale sono di memoria corta: oltre alle “ipotesi” dimenticano la delibera, si la decisione votata in Comune (primo anno gestione Cosolini), di destinare a “Casa delle (disgraziatissime, viste le mani in cui sono) Associazioni” la bellissima ex scuola elementare De Amicis di via Combi, con annesso ricreatorio comunale, biblioteca e ludoteca: sempre che le ultime due siano ancora in vita. Avevano pure deliberato la spesa per riattarla e renderla funzionale allo scopo.
Come è finita? Dieci anni buttati in niente, catenacci e lucchetti ai portoni ottocenteschi, ed ora vogliono venderla per fare cassa.
Su queste pagine lo abbiamo denunciato pubblicamente più e più volte, sperando in una indignazione collettiva anche per quello che quell'edificio rappresenta nella storia di San Vito-Campi Elisi e per le tante persone, anche note in città, che lo avevano frequentato nei cinque anni delle Elementari.
Nessuna risposta, almeno per ora, e neppure delle sbandierate associazioni a cui è stata scippata la sede, evidentemente la “crescente richiesta che sale” si è loro bloccata nel gargarozzo.
Come Circolo Miani per 40 anni ed ora come Trieste Verde abbiamo sempre denunciato il colpevole abbandono e degrado a cui le amministrazioni comunali, indipendentemente dal loro colore, hanno destinato centinaia di spazi pubblici di NOSTRA proprietà, infischiandosene bellamente pure dei lasciti testamentari delle donazioni.
Una delle questioni che risolveremo una volta in Comune con Trieste Verde e di cui parleremo questo sabato 3 aprile, sempre alle ore 11, presso la sede (g.c.) del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, e presenteremo le proposte per la cultura e la socialità sul territorio dove la gente vive.



A Trieste pagano sempre i più deboli e meno abbienti.

» Inviato da valmaura il 2 April, 2021 alle 2:32 pm

Covid o non Covid la decisione dell'Itis, ente comunale per cui ad ogni scadenza di mandato la politica locale si scanna per occupare le poltrone del Consiglio di amministrazione, di “risanare” i mancati introiti (leggasi rette degli ospiti diminuiti vistosamente, un po' per i decessi da pandemia e l'altro po' per le misure sanitarie previste) del suo bilancio e le spese sostenute per adeguare strutture e personale all'emergenza, aumentando e non di poco il contributo mensile (più 150 euro) che i parenti devono versare all'Istituto, e che come sempre ricade sulle spalle dei cittadini già pesantemente colpiti dalla crisi economica.
E' incredibile che il Comune pronto a spendere in opere futili quanto oggi inutili, e l'elenco i nostri lettori lo conoscono bene, faccia ricadere sui cittadini questa spesa, e che la “prodiga” Regione assista inerte.
Il “prima gli Italiani” di elettorale memoria di Fedriga/Roberti si estrinseca così, ne prendiamo atto una volta di più.
Stride infatti anche l'abbinata di oggi sulla stampa tra gli aumenti per gli anziani ospiti in una pagina e nell'altra i milioni in uscita per la nuova Playa Beach, che di terapeutico avrà picca o nulla, in Porto Vecchio. Ovviamente silenzio totale dalle opposizioni di “sua maestà”.
Qui mandarli tutti a casa è impellente, per impedire di fare ulteriori danni alla nostra comunità, e lo strumento idoneo è Trieste Verde.
Una occasione offerta ai Triestini da parte di chi da decenni opera sul territorio e non vive di e per le elezioni.
Poi sta ai cittadini decidere se continuare a non andare a votare o rivotare sempre gli stessi per abitudine, basta poi che non si lamentino o che lo facciano con chi hanno confermato con il loro voto.



Trieste: “denatalità” = stupidità politica.

» Inviato da valmaura il 1 April, 2021 alle 2:01 pm

La nostra città perde da decenni una media di 1600-1800 registrati all'anagrafe all'anno, tant'è che oggi conta “solo” 203.000 abitanti, immigrati residenti compresi.
Ed ora, in questa campagna elettorale, e ti pareva, tutta la politica scopre l'emergenza denatalità ed indica nel futuro di Porto Vecchio il “Viagra” per invertire il corso.
Ora a parte la considerazione che il nostro Pianeta ha un ritmo di crescita della popolazione da far spavento e superare ogni limite di equilibrio naturale, e che prima che il “miracolo” Porto Vecchio divenga realtà, qualunque, viste le idee assai confuse, essa sarà, ci vorrà un ventennio buono, e ad essere ottimisti.
E che per richiamare persone anagraficamente giovani disposte ad investire vita e futuro a Trieste bisogna essere in grado di garantire loro dei servizi efficienti, a partire dalla sanità, ed ora non ci pare sia proprio cosa, non ci si chiede il perchè i Triestini siano così “sterili”, ovviamente ci riferiamo a quelli in grado anagraficamente di “procreare”.
Eppure la risposta è molto semplice, per chi la vuol vedere si intenda: la mancanza di un lavoro certo e dignitoso, e la conseguente sicurezza del proprio futuro, anche quello pratico e banale di poter stipulare un mutuo bancario per acquistare un tetto dove vivere.
“Mettere su famiglia”, qualunque essa sia, ed andare a vivere fuori dall'ambito familiare costa.
Fare un figlio oggi poi è un lusso, economicamente parlando, che molti non si possono permettere, anche per la carenza di aiuti pubblici concreti, che a parole son bravi tutti, e di adeguati servizi sociali e scolastici gratuiti.
Quando questa politica, cieca, incapace quando non cointeressata, favorisce l'esternalizzazione a ditte e cooperative di gran parte delle mansioni e dei servizi che fino agli anni Novanta erano svolti dai dipendenti pubblici, soprattutto comunali. Quando questa accetta che il servizio “per asporto” venga realizzato in condizioni di totale sfruttamento del personale che lo attua, li chiamano col termine inglese “riders” per ingentilire la situazione.
Quando insomma queste persone impiegate da ditte e cooperative, in media per alcune ore al giorno, portano a casa a fine mese una media di 600 euro netti, difficile pensare a costruire famiglie e mettere al mondo pargoli.
Eppure la soluzione pratica, rapida e fattibile c'è, e Trieste Verde, ancora una volta l'unica, l'ha ben indicata nella sua proposta di riforma del Comune di Trieste: riportare in capo ad esso tutte le mansioni ed i servizi oggi dati in appalto all'esterno, oltretutto ne guadagnerebbe in risparmio economico ed in qualità. Eppoi premere sulla Regione, che ne ha potestà, per fissare un contratto lavorativo quadro, che garantisca un salario minimo orario e le coperture sociali a chi svolge oggi un'attività precaria e molto spesso individuale.
E scommettiamo che nel giro di qualche anno la curva della “denatalità” scomparirà mentre lorsignori staranno ancora vaneggiando su Porto Vecchio?
Trieste Verde.




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