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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Trieste. “Già fatto?”
Roberto Dipiazza: “In tutti i miei anni da sindaco non ho mai avuto una condanna, questo significa che le cose le so fare”. Detta così può sembrare un atto di eroica competenza, ma …. se è per questo..
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Notizie Flash

Par Condicio, postuma.
Utilizziamo la prima pagina di un quotidiano da sempre vicino al centrodestra (Il Tempo, di Roma) e che ha come direttore un eccellente giornalista: Franco Bechis. La vedete nella foto qui sotto.Poi due titoletti di altri giornali che..
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*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 61

Pietre e uomini.

» Inviato da valmaura il 22 September, 2018 alle 2:07 pm

Riprende fiato la contestazione contro l’apertura di un Despar “de luxe” con l’ingresso affacciato in piazza Unità. I 1600 firmatari partono da un assioma: chiedono al Comune con a ruota la Sovrintendenza per i Beni artistici ed architettonici di far rispettare l’obbligo per la nuove attività di essere “in sintonia con l’aspetto storico, etnologico ed estetico del contesto”. Perché essi “risulterebbero compromessi dall’apertura di attività commerciali depauperando di fascino ed anima la piazza, patrimonio di portata internazionale e prestigioso simbolo del ’900. L’ambiente è una vera ricchezza per tutta la città, oltre che un patrimonio mondiale.” Parole forti e idee chiare che però omettono di ricordare che il “patrimonio” culturale ed umano della piazza sia sottratto più o meno per tre mesi all’anno dalla fruizione ai triestini ed ai turisti da tendopoli, discariche di tubi innocenti, palchi mostruosi che ne nascondono facciate e prospettive. Di come la stessa piazza diventi per settimane un cantiere all’aperto percorso da Tir, furgoni e muletti. Di come letteralmente sparisca uno dei suoi maggiori pregi: la vista mare oscurata da un interminabile Suk di bancarelle. E sia preclusa e recintata, con la visione dei clienti dei “Caffè storici” direttamente puntata su decine di cessi biologici e cataste di tubi innocenti. Senza mettere in conto le pietose condizioni in cui oramai si trovano le pietre che la ricoprono: scheggiate e frantumate in numerosissimi punti, lordate da zebrature nere dei pneumatici dei mezzi meccanici e da olio motore, a cui si aggiungono vistose e diffuse macchie di bevande e di gomme americane. Vero è che l’allora amministrazione comunale guidata dal Sindaco Illy non poteva fare scelta peggiore nella pavimentazione sua e delle aree circostanti. Togliere i masegni originali per sostituirli con pietre di materiale poroso e friabile fu scelta sbagliatissima, ed i risultati sono chiaramente visibili. Tant’è che la stessa amministrazione comunale cercò di correre parzialmente ai ripari imponendo uno strato di legno protettivo per ogni intervento sulla pavimentazione. Norma oramai finita nel dimenticatoio. Eppoi facciamo fatica a comprendere come “l’obbligo di essere in sintonia con l’aspetto storico, etnologico ed estetico del contesto” non debba valere invece per la limitrofa “pizzeria” Tergesteo una volta Galleria, o per le piazze Verdi e della Borsa. Anche la Galleria, come i locali dove apre il Despar sono di proprietà privata, così come l’immobile dov’è locata la “Pirona” che fu. Eppure salvo noi, che su queste pagine abbiamo scritto fiumi d’inchiostro come si usava dire, nessuna istituzione si è scandalizzata; nessun Magris, Fusaro, Rumiz, Vida, Crivelli o Weber ha preso la penna in mano. Così come nessuno di loro ha raccolto le nostre denunce sull’emergenza povertà in cui sono lasciate migliaia di famiglie triestine dall’inettitudine delle pubbliche amministrazioni, oppure sull’indecente degrado in cui versano colpevolmente da decine di anni tutti i quartieri semiperiferici di Trieste. Che per loro gli esseri umani valgano meno delle pietre, seppure belle? Un vostro “Mi Piace” alla Pagina Facebook Circolo Miani e non solo all’articolo, ci sarà di grande aiuto. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2295577427379879/2295578004046488/?type=3&theater https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2295577427379879/2295578140713141/?type=3&theater


Dalle leggi razziali alla delazione. Nel DNA di Trieste

» Inviato da valmaura il 20 September, 2018 alle 10:23 am

Francamente qui siamo al grottesco ma anche all’inquietante, soprattutto nello zelo delatore e spontaneo dei triestini, che disvela una certa natura presente in città. Non molto diversa da quella che spinse una percentuale alta di concittadini a inondare di denuncie anonime e non il comando delle SS di piazza Oberdan negli anni 1943/45 tali da spingere il comandante, “il Boia di Lublino” Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, a scrivere una pressante richiesta ad Adolf Eichmann al Comando centrale delle SS a Berlino, per urgente invio di personale ispettivo per dare corso a tutte le denuncie. Nella seconda guerra mondiale la tanto rimpianta Austria fornì al Partito Nazista un numero di iscritti superiore alla stessa Germania, in proporzione alla popolazione, e di dirigenti e criminali di guerra. A Trieste nacque e visse la sua gioventù Odilo Lotario Globocnik, triestino “domacio”, figlio di un impiegato austriaco e di una slovena. Uno dei più feroci criminali di guerra del Terzo Reich. “Globus” fu mandato ad aprire i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, dove furono liquidati centinaia e centinaia di migliaia di ebrei polacchi, e non solo, prima di venir rispedito nella natale Trieste a comandare il corpo delle SS e della Gestapo e ad aprire il campo di concentramento e sterminio della Risiera di San Sabba (circa 5000 tra antifascisti, ebrei, sloveni massacrati e bruciati nel forno crematorio). Ovviamente per far funzionare la loro rete poliziesca gli occupanti nazisti avevano bisogno della piena e fattiva collaborazione dei fascisti triestini. Che ottennero oltre ogni misura ed aspettativa. Così come ottennero subito la pronta collaborazione degli industriali locali, di cui un esponente fu nominato Podestà, fantoccio, dagli occupatori tedeschi. La seconda parte del processo per i crimini commessi in Risiera, quella riguardante proprio il diffuso collaborazionismo locale, fu più volte annunciata ma mai aperta. Sarebbe il caso che qualche serio storico se ne domandasse le ragioni. Dagli archivi delle SS alla Tiergartenstrasse di Berlino sequestrati dalle truppe americane emergerà che Trieste fu la città, nell’Europa occupata dai nazisti, con il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i tedeschi. Analogamente, durante i 40 giorni dell’occupazione Yugoslava di Trieste, una settimana dopo la liberazione, il Comandante della piazza, un generale croato, fece affiggere sui muri della città un manifesto dove si comunicava che da quel giorno il Tribunale del Popolo, istituito per processare i collaborazionisti nazisti e fascisti, non avrebbe più preso in esame le denuncie anonime. Perché anche allora tantissime erano state le delazioni spontanee, anonime e non. La ragione di questo comportamento evidentemente insito nel DNA dei triestini? Non certo una adesione a due ideologie per altro contrapposte, ma semplicemente la volontà di regolare vecchi rancori personali, invidie, bramosie di ricchezza (le delazioni erano premiate con denaro e beni, mobili ed immobili magari dei denunciati). Per questo il Gauleiter della Carinzia da cui dipendeva Trieste, Friedrich Rainer, quando veniva in città, faceva suonare l’Inno a San Giusto, anche alle prime teatrali. E perché? Semplice voleva far forza sulle nostalgie austriacanti di parte dei Triestini per far dimenticare la parentesi italiana e far meglio accettare la nuova identità tedesca. Un vostro "Mi Piace" alla PAGINA Facebook Circolo Miani e non solo all'articolo, sarebbe gradito ed utile. Nella foto l'ufficio di "Globus": il comando delle SS in piazza Oberdan. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2294250764179212/?type=3&theater


Noi siamo diversi.

» Inviato da valmaura il 18 September, 2018 alle 11:48 am

E lo siamo orgogliosamente quanto naturalmente. Diversi perché facciamo, o meglio cerchiamo di fare, informazione, in un quadro di piattume e bugie. Diversi perché prima di scrivere ci informiamo e ricerchiamo quelle cose che eventualmente conosciamo poco. Diversi perché colti in una società di incolti (il titolo di studio c’entra poco). Diversi perché preparati e competenti in una comunità dove comandano incompetenti ed arroganti. Diversi perché distanti e distinti da una politica e da una classe dirigente più attenta agli affari di pochi che agli interessi di Trieste. Diversi perché non abbiamo altra parte politica che gli affanni ed il benessere nostro e della nostra comunità. Diversi perché portiamo il nome di Ercole Miani.


Trieste è senza Sindaco.

» Inviato da valmaura il 17 September, 2018 alle 12:31 pm

Lo avevamo scritto il 24 agosto “Dipiazza un sindaco totalmente inadeguato”, rileggetevelo su questa pagina, pertanto quest’ultimo episodio, quello del manifesto della mostra sulle leggi razziali fasciste con tutto quello che rappresenta, è solo l’ultimo episodio di una catena ininterrotta di “infortuni”. E le premesse c’erano tutte, bastava ascoltare il discorso del Sindaco alla Risiera: “Risiera. Il discorso del Sindaco scritto da Licio Gelli?” nostro articolo del 26 aprile. Certo è che questa Amministrazione di centrodestra ha fatto finire Trieste su stampa e TiVù nazionali e foreste per vicende e comportamenti non certo commendevoli per l’immagine della città. Dalla sala comunale di piazza Unità negata per le unioni civili, al sequestro di coperte ed abiti a chi dormiva per strada, al sequestro degli strumenti musicali ai suonatori ambulanti, allo stacco dello striscione “Verità per Giulio Regeni” dal frontale del Municipio, alle inutili quanto ridicole “ronde” capitanate dal vicesindaco nel salotto buono della città (le periferie? E chissenefrega!), fino al recente caso sulle leggi razziali. Passando per il baciamano a Forza Nuova e Casa Pound. Questo per quanto riguarda l’immagine, che poi solo immagine tanto non è. Per il resto questa amministrazione in due anni e mezzo, quasi metà mandato, ha fallito su quasi tutto. Dallo spostamento dei mercati ortofrutticolo ed ittico, alla “Caserma di Roiano”, alla bonifica dei giardini inquinati, alla vendita dell’area ex Fiera, alla redazione del Piano comunale contro l’inquinamento acustico, per non parlare poi della grottesca vicenda Ferriera e di quella drammatica dell’emergenza povertà. Ora francamente pensavamo che con la precedente amministrazione Cosolini avessimo toccato il fondo. Ci sbagliavamo: Dipiazza ed i suoi assessori sono riusciti nell’impresa di fare peggio. Nonostante avessero la sorte benevola di non avere praticamente opposizioni né in Consiglio comunale (inconsistenti ed impreparati i Cinque Stelle, inesistenti il Pd e soci) e tantomeno ora in Regione. A poco serve lo sfogo odierno di Paolo Rumiz, che potremmo condividere al 90% se non lo avesse scritto proprio lui e proprio sul piccolo giornale. Il ruolo in questi anni della cosiddetta informazione spacciata anche da TeleCamberquattro e dalla Rai regionale, è stato devastante; quasi peggio della politica con la quale fanno un tutt’uno. Chiudiamo con uno scritto di Piero Calamandrei del 1946 che ben riassume l’azione portata avanti dal Circolo Miani in questi anni. “Senza l’accompagnamento dei diritti sociali le tradizionali libertà politiche possono diventare in realtà strumento di oppressione di una minoranza (i privilegiati economici: li definisce) a danno della maggioranza: sicché si può dire in conclusione che i diritti sociali costituiscono la premessa indispensabile per assicurare a tutti i cittadini il godimento effettivo delle libertà politiche.” https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2292292264375062/?type=3&theater


A Trieste dunque non c’è democrazia.

» Inviato da valmaura il 16 September, 2018 alle 12:52 pm

Mattarella: "Libertà di stampa fondamento della democrazia.” Dichiara ieri il Presidente della Repubblica a reti unificate. Ergo a Trieste, e magari non solo, non c’è democrazia perché stampa e televisioni locali, Rai regionale in testa: altro che “servizio pubblico”, pubblicano solo quanto aggrada ai loro padroni di riferimento, siano essi economici o politici. No tranquilli, stavolta non parleremo dei 18 (diciotto) anni di sistematiche censure e diffamazioni a cui è sottoposto il Circolo Miani, e senza che nessuna forza politica, Cinque Stelle compresi, o intellettuale abbia avuto da che ridire. Parleremo invece della censura sostanziale a cui è stato sottoposto il corteo organizzato ieri da una parte del Movimento indipendentista triestino. Nella sua organizzazione ma soprattutto nel racconto della manifestazione che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di triestini (quattrocento circa). Si può concordare o meno con l’idea che ha spinto in piazza questi concittadini; si può detestare o meno le persone degli organizzatori; ma fare il mestiere del giornalista obbliga ad informare l’opinione pubblica. Altro non c’è da dire. Se non prendere atto che la trimurti della disinformazione attenta ai desiderata di centrodestra e sinistra, con uno spazio garantito ai 5Stelle, tipo riserva indiana, desertifica la democrazia in questa nostra comunità. E rende pertanto assai poco credibili le moralistiche paternali di cui si fa paladina, proprio per la scarsa credibilità che riscuote nell’opinione pubblica triestina. Si, Presidente Mattarella, ha ragione: dove non c’è libertà d’informazione non ci può essere vera democrazia. Ed è forse anche per questo che dal 2001 alle elezioni amministrative vota meno della metà dei triestini. https://www.facebook.com/roberto.urbanaz/videos/10213162764160085/UzpfSTE0MDAyMjEyMDAyODQyNjU6MTkxMDM0MzkxOTI3MTk4OA/?multi_permalinks=1910343919271988¬if_id=1537079170087206¬if_t=group_activity



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