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Circolo Miani » News Correnti » Page 59

L'insostenibile pesantezza del presente.

» Inviato da valmaura il 10 April, 2021 alle 10:47 am

Dedicato ai politici che parlano e straparlano di “Futuro sostenibile”.
Questi i numeri dell'emergenza povertà a Trieste, e badate bene che sono ampiamente in difetto perchè le persone comprensibilmente provano un forte ritegno, quasi un dignitoso pudore, a mettere in piazza la loro povertà.
Su queste pagine ne abbiamo scritto da anni e vincere l'emergenza povertà, riformare radicalmente i “servizi sociali”, assieme a quelli sanitari sul territorio, ed invertire il processo ultradecennale di degrado dei quartieri è parte importante e concreta del Manifesto per la città di Trieste Verde.
Così ne parla anche la stampa locale:
“Lo spettro della povertà si allunga sulla Venezia Giulia. A un anno di distanza dal primo lockdown sono raddoppiate rispetto all'epoca pre-Covid le persone che hanno bussato alle porte della Caritas di Trieste, mentre a Gorizia le richieste sono aumentate fino al 60%. Nella nostra regione il quadro, drammatico, un nucleo medio oggi non arriva più a fine mese.
Il Comune di Trieste nel 2020 aveva erogato buoni spesa per 4 milioni di euro, derivati da trasferimenti statali e Allianz, a fronte di oltre 3.800 domande. Un altro milione è stato stanziato per il 2021: all'assessorato al Welfare sono già pervenute 4.000 richieste, di cui 1.200 sono famiglie nuove ai servizi.
La povertà degli anziani è messa in luce anche da Emanuela Pascucci, della Comunità di Sant'Egidio: «Prima con la pensione riuscivano a vivere, ora devono sfamare i figli disoccupati. In generale l'anno scorso, oltre ai poveri che già conoscevamo, sono arrivate tante famiglie nuove provenienti da attività chiuse, casse integrazione in ritardo perché le ditte non erano in grado di anticipare, mancanze di reddito da lockdown. Ora queste nuove povertà sono diventate croniche. Tante utenze sono state tagliate: c'è chi ha passato l'inverno al freddo e al buio. Chi ha accumulato 3 mila euro di debito non sa come fare”.
Ma qui si buttano soldi in luminarie natalizie (650mila), statue e mostre sul Vate (oltre 500mila), trasferimenti di Sissi per 80 metri e 600mila euro, ponti “curti” (più di 800mila), bidoni a scomparsa (oltre un milione appunto scomparso) e poi diciamocelo chiaramente: era proprio necessario spendere 5 milioni di euro per un “rifacimento” della viabilità di piazza Libertà?
A chi non lo avesse letto.
Il Manifesto contro la povertà.
Le proposte di Trieste Verde.
780 euro netti al mese, è quanto ha fissato con sentenza la Corte Costituzionale l'altro anno, la soglia minima di sopravvivenza che lo Stato deve erogare agli aventi diritto.
Questo è quello che Trieste Verde innanzitutto propone attui il Comune di Trieste nei confronti delle singole persone incapienti residenti, senza alcun vincolo di spesa e prelievo, come avviene tutt'oggi per le pensioni, dove le sociali e le minime devono essere innalzate a questo livello base.
Ciò deve avvenire in collaborazione con la Regione e con l'Inps, che conosce perfettamente la situazione e non ha bisogno di richiedere ulteriori trafile burocratiche, che per altro violerebbero ben quattro leggi dello Stato (i Decreti Bassanini). E deve divenire operativo nel più breve tempo possibile, con richiesta formale a Banche e Poste di aprire una corsia preferenziale per il pagamento “sociale” ai loro sportelli.
Resta inteso che tale importo, che è quello indicato dall'Istat per la mera “sopravvivenza” e sfidiamo chiunque a scialarci, va aggiornato annualmente al rialzo, e per i nuclei familiari non monocellulari va parametrato ai componenti della famiglia a carico.
La riforma totale dei Servizi sociali comunali, oggi accentrati e ridotti al ruolo di passacarte e burocrazia della povertà.
Gli Assistenti Sociali, oggi carenti di numero e diretti con criteri operativi che ne annullano la professionalità, devono poter tornare sul territorio affinchè la parola “presa in carico” degli assistiti non resti lettera morta. Va ricreata la rete collaborativa con il personale dei Distretti sanitari (per altro da tempo in sofferenza e da riformare come proposto da Trieste Verde) per assistere tempestivamente le persone in difficoltà, dove queste “vivono”.
E' evidente che quando una persona, giunta all'estremo delle sue possibilità, decide di rivolgersi ai Servizi sociali, compie una scelta difficile e combattuta: non è affatto facile mettere in piazza la propria povertà e disperazione.
Ma da quel momento il ruolo di un Servizio sociale degno di questo nome sta nel sostenere, e non solo economicamente, la persona, rispettarne la dignità (non con le umilianti file in pubblico a cui abbiamo assistito nel camerone stipato di gente di via Mazzini), e sostituirsi a lui per tutte le pratiche di cui abbisogni. Insomma privilegiare il rapporto umano e non limitarsi a passare e compilare moduli.
Per fare ciò bisogna assumere nuovo personale idoneo, non da oggi carente, aprire nuovi centri di aiuto ed ascolto sul territorio, non limitarsi ad un numero telefonico, quando non è perennemente occupato, attivo solo da lunedì a venerdì tra le ore 9 e le 11.
La carenza dei vertici del Servizio sociale comunale è apparsa chiara fin dall'inizio, la loro incapacità a confrontarsi con l'analogo Servizio regionale è stata totale, per non parlare poi nell'interfacciarsi con l'Inps (locale e nazionale), che in particolare a Trieste non brilla per capacità.
Ma quale Sindaco è, conoscendo la drammatica situazione in cui sono costretti a “tirare avanti” decine di migliaia di concittadini, quello che non senta il bisogno di dedicare tutto il suo sforzo, le energie, anche economiche di cui l'amministrazione dispone, a risolvere questa priorità sopra ogni altra.
Per le statue, le ovovie ed i grandi eventi, ci sarà un domani tempo e modo, altrimenti basta citare un titolo famoso di Primo Levi: “Se questo è un uomo”.



Mercato Coperto. Riceviamo e come Trieste Verde condividiamo.

» Inviato da valmaura il 8 April, 2021 alle 2:30 pm

“Questa è una richiesta d'aiuto. Rivolta non solo ai triestini, anche a coloro che vivono altrove ma hanno a cuore Trieste. Lo splendido edificio in foto è il Mercato Coperto.
Ha le fattezze di una nave, ma è ben radicato a terra. Una nave di terra varata nel 1936, grazie al denaro donato da Sara Davis, una donna che voleva dare un tetto alle "venderigole", donne del popolo che vendevano frutta e verdura, ambulanti umili e caparbie.
Il Mercato Coperto si affaccia su Largo Barriera Vecchia, dove un tempo si trovava la barra dei dazi. Era un piccolo confine. Vi abitò Joyce per un periodo. Joyce amava i luoghi popolari.
La disgrazia è la seguente: il Comune "ha aperto" a due proposte di investimento, di Lidl e Despar. Peccato che a 50 metri esistano già due grandi supermercati, Despar e Coop, e che a Trieste, notizia di pochi giorni fa, i supermercati sfiorino quota 100. Se ne aprono in continuazione, nonostante il declino inarrestabile della popolazione. Uno ogni meno di 2.000 abitanti.
Vi sono esempi virtuosi di recuperi di mercati in Europa. Ma potremmo anche fare qualcosa che ancora non c'è, qualcosa di nuovo, e farlo insieme, con la progettazione partecipata. Da anni alcune associazioni e molte persone si muovono in tal senso, basterebbe ascoltare.
Il Mercato Coperto è una casa del popolo. Dei piccoli. Affacciata su quello che fu un piccolo confine, costruita su un torrente che si chiama Grande ma che è piccolo anch'esso. È una nave voluta per gli ultimi. Deve restare un luogo in cui i piccoli vendono frutta e verdura, e potrebbe aprirsi ad altri piccoli: i calzolai che resistono in zona, ad esempio, piccoli artigiani, e così via, piccoli che lavorano con le mani e con la testa. Ci sono tanti piccoli a cui dare un tetto.
Lidl e Despar sono grandi. Non è per loro questo spazio. Così come è sbagliato il progetto di costruire, a 50 metri dal Mercato, un autosilo a più piani. In un zona, tra l'altro, in cui esistono già altri autosili. Perché questa è la visione di chi governa Trieste: parcheggi e supermercati. Macchine ovunque con bagagliai stracolmi di cibo.
Il Mercato Coperto potrebbe diventare il Mercato dei Piccoli. E Barriera Vecchia potrebbe riempirsi di alberi e viuzze pedonali. Diventare Barriera Verde. E rimanere un rione popolare. Come piaceva a Joyce.
Se amate Trieste, per favore fate girare questo post. Adoperiamoci affinché Trieste non si trasformi, da città della scontrosa grazia, in città dei carrelli e dei parcheggi.”
Pubblichiamo con gioia questo scritto e, per quel che rappresenta il percorso quarantennale del Circolo Miani, aderiamo totalmente alla proposta contenuta.
Ci aggiungiamo solo la considerazione che anche questo è il frutto avvelenato di una politica, di tutta una politica senza distinzione alcuna, che ci troviamo a sopportare da troppo tempo a Trieste.
Il cui operato si può facilmente sintetizzare in due parole: incapacità ed affarismo.



Porto di Trieste.

» Inviato da valmaura il 8 April, 2021 alle 2:28 pm

Anzi: Porti (Nuovo e Vecchio) e ripresenteremo le proposte operative di Trieste Verde nell'ultimo dei sabati dedicati ai dieci punti del Manifesto per Trieste.
Ma sono quattro annetti buoni, a leggere i nostri articoli, che insistiamo sulla necessità di eliminare il pesante inquinamento, superiore a tutto quello generato dal traffico urbano, provocato dai motori perennemente accesi dalle navi, bianche, petroliere e commerciali che siano, anche quando sono ferme attraccate in banchina per permettere ai servizi di bordo di funzionare a regime. Senza contare l'inquinamento acustico prodotto.
Ora a noi fa sommo piacere, come abbiamo avuto modo di ribadire al Presidente dell'Autorità portuale in più incontri, che ci sia in previsione futura il progetto di elettrificazione delle banchine (per chi non lo sapesse si tratta di collegare, scusateci la sintesi, i servizi di bordo all'energia elettrica fornita da terra permettendo lo spegnimento dei motori all'ormeggio), ci è di conforto che la stessa Autorità abbia ricevuto 800.000 euro dai fondi europei per la bisogna e che altre decine di milioni sono preventivati dagli stanziamenti governativi-europei. Ci preoccupava un po' il ragionamento teorico di Zeno D'Agostino di ricorrere ad una energia “pulita” possibilmente prodotta in loco nell'ambito portuale, e non per le intenzioni, ottime ma come recita il detto di “buone intenzioni è lastricata la strada per l'Inferno”, ma per i tempi che, come è facile intuire, si sarebbero dilatati all'infinito.
E noi che riteniamo che l'ottimo sia nemico del bene, gli avevamo pressantemente suggerito di attuare dei provvedimenti tampone, ad esempio per la quattro-cinque navi bianche parcheggiate da mesi a mesi in Porto e che eruttano continuamente dai fumaioli vistose fumate, e poi gli avevamo evidenziato l'urgenza di risolvere una volta per tutte la costante emergenza creata dalla Siot, che oltre a chiazzare di nere fumate delle petroliere l'aria del nostro Golfo, riversa sistematicamente a terra, a seconda di come tira il vento verso San Dorligo e Muggia o verso la nostra città un lezzo di “benzina marcia”, il copyright è nostro, da far rivoltare lo stomaco.
Lo riproponiamo di nuovo oggi: in attesa di elettrificare anche il Molo Balota si provveda in via breve a risolvere queste due situazioni e siccome sappiamo che il Zeno ci legge sarebbe utile pure che ci rispondesse altrimenti continuare a trattare l'argomento a doppie pagine di giornale non aiuta a risolvere il presente.
Come vedete è una caratteristica nostra volare, anzi nuotare, bassi.
Ma la salute è nostra e la vita è, purtroppo, breve.
Trieste Verde.



Su ragazzi non pigliateci per le natiche. Alberi e “buchi neri”.

» Inviato da valmaura il 7 April, 2021 alle 2:00 pm

Leggere oggi i commenti di quelli che sanno solo e sempre aprire bocca per commentare e vantarsi, comodamente seduti dietro una tastiera per vedere pubblicate le loro elucubrazioni, è leggermente stomachevole.
Basterebbe far loro una semplice domanda: dove eravate in questi anni?
Ma certo, oggi svegliarsi dal torpore in campagna elettorale è comodo assai, come assai poco credibile.
Tutti quelli, dalle più o meno vetuste sigle “ambientaliste” o verdeggianti, rigorosamente monocellulari, o dai nuovissimi candidati in cerca di visibilità cartacea, in questi anni, ma potremmo dire decenni, non risultano mai pervenuti, mai presenti sul territorio, ignoti alla popolazione ma non ai salotti “buoni” della politica politicante.
Tutti a parlare di "polmoni verdi" per Trieste quando per la mattanza degli alberi, ed il degrado crescente di giardini ed aree verdi, non hanno mosso dito, ma bisogna capirli: non c'erano elezioni in vista.
Idem dicasi per lo scandalo delle ville e degli immobili abbandonati e degradati, se ne accorgono ora, mentre il Circolo Miani e, va ricordato, la Casa delle Culture, si impegnavano da anni sul territorio mentre loro non comparivano sui radar. Certo poi si presentano ricerche e saggi dibattiti sui “Buchi neri” che sono per metà temporale responsabilità di quei partiti dove militano, magari con la puzza sotto il naso.
Ma vabbè si può sempre tirar su firme, ma mica in piazza, troppa fatica come il Circolo Miani ha fatto per undicimila sottoscrizioni nelle piazze e vie di Trieste raccolte in poco più di due mesi con il bello ed il brutto tempo. Non scherziamo, meglio farlo con un clic su internet che non si nega mai a nessuno, ed una pletora di siglette a strascico e magari, come nel caso della ricostruzione, oggi rinnegata, della Piscina terapeutica si crea la foto opportunity con il Dipiazza firmante, che è il massimo!
Complimenti vivissimi, siete utili a Trieste come un pelo superfluo.
Teodor per Trieste Verde.



Su ragazzi non pigliateci per le natiche. Alberi e “buchi neri”.

» Inviato da valmaura il 7 April, 2021 alle 2:00 pm

Leggere oggi i commenti di quelli che sanno solo e sempre aprire bocca per commentare e vantarsi, comodamente seduti dietro una tastiera per vedere pubblicate le loro elucubrazioni, è leggermente stomachevole.
Basterebbe far loro una semplice domanda: dove eravate in questi anni?
Ma certo, oggi svegliarsi dal torpore in campagna elettorale è comodo assai, come assai poco credibile.
Tutti quelli, dalle più o meno vetuste sigle “ambientaliste” o verdeggianti, rigorosamente monocellulari, o dai nuovissimi candidati in cerca di visibilità cartacea, in questi anni, ma potremmo dire decenni, non risultano mai pervenuti, mai presenti sul territorio, ignoti alla popolazione ma non ai salotti “buoni” della politica politicante.
Tutti a parlare di "polmoni verdi" per Trieste quando per la mattanza degli alberi, ed il degrado crescente di giardini ed aree verdi, non hanno mosso dito, ma bisogna capirli: non c'erano elezioni in vista.
Idem dicasi per lo scandalo delle ville e degli immobili abbandonati e degradati, se ne accorgono ora, mentre il Circolo Miani e, va ricordato, la Casa delle Culture, si impegnavano da anni sul territorio mentre loro non comparivano sui radar. Certo poi si presentano ricerche e saggi dibattiti sui “Buchi neri” che sono per metà temporale responsabilità di quei partiti dove militano, magari con la puzza sotto il naso.
Ma vabbè si può sempre tirar su firme, ma mica in piazza, troppa fatica come il Circolo Miani ha fatto per undicimila sottoscrizioni nelle piazze e vie di Trieste raccolte in poco più di due mesi con il bello ed il brutto tempo. Non scherziamo, meglio farlo con un clic su internet che non si nega mai a nessuno, ed una pletora di siglette a strascico e magari, come nel caso della ricostruzione, oggi rinnegata, della Piscina terapeutica si crea la foto opportunity con il Dipiazza firmante, che è il massimo!
Complimenti vivissimi, siete utili a Trieste come un pelo superfluo.
Teodor per Trieste Verde.




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