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Circolo Miani » News Correnti » Page 57

“Lo nero periglio che vien da lo mare”. Brancaleone da Norcia.

» Inviato da valmaura il 22 July, 2019 alle 11:17 am

Per essere precisi “lo nero tanfo” che anche questa settimana appena passata ha ammorbato, e ieri sera pure, i quartieri che vanno da San Vito, Campi Elisi a San Sabba passando per Chiarbola-Ponziana, Servola, Valmaura e Monte San Pantaleone.
I più sprovveduti lo hanno addebitato alla Ferriera ma stavolta, come in altri recenti episodi, il “merito”, ovvero la fonte va ascritta ad altri. Mentre all'Arpa che sia Ferriera od altro va ascritta la solita inerzia, forse perchè anche loro “lavorano sotto traccia” come ama proclamare l'assessore all'Ambiente (?) regionale.
E si, perchè quel tanfo di “benzina marcia”, come amabilmente lo abbiamo definito, lo conoscono molto bene gli abitanti di San Dorligo ed anni fa lo degustava chi risiede ad Aquilinia.
Esso colpisce, due notti di fila la scorsa settimana, i quartieri di San Vito e Campi Elisi la sera e parte della notte per poi virare, come gira il vento da mare, verso gli altri rioni sopra citati.
E' aria da Siot, aroma di petrolio andato a male. O per meglio dire di ammorbanti fumi. E attenzione non è solo un problema olfattivo, come ha registrato pure in negativo la centralina di Piazzale Rosmini, ma di feromoni pieni di idrocarburi che proprio bene non fanno.
Ma su questo tutti tacciono, salvo appunto gli abitanti di Dolina e dintorni, perchè la Siot è una “perla” del Porto e del Comune di Trieste, e guai criticarla.
Non vorremmo, ma pare proprio che ci saremo costretti, aprire un nuovo fronte. Anche perchè la notte, noi che stiamo a San Vito ma crediamo anche tutti gli altri, vogliamo aprire le finestre che d'altronde col caldo estivo a questo servono, e non a farci vivere in una raffineria andata a male.
Se non avremo un cenno di risposta, e temiamo che non lo avremo, pensiamo di organizzare una manifestazione davanti all'ingresso dei pontili Siot, alla fine della strada che corre dietro ed a fianco della Risiera, insomma poco oltre all'ingresso del Maxi Zoo. Che ne pensate?

Per le foto: Facebook Circolo Miani (pagina aperta a tutti).






Salvini e la rissa di piazza Libertà.

» Inviato da valmaura il 21 July, 2019 alle 11:15 am

Francamente Trieste non ha bisogno di altre divisioni, ne bastano a sufficienza quelle sclerotizzate da anni tra i suoi cittadini.
E pertanto chi parla di erigere nuovi ed ulteriori “muri”, siano essi in cemento o filo spinato, fa solo male a queste terre.
Da rimanere basiti poi da alcune frasi pronunciate dal Ministro degli Interni nella sua recente visita in città.
“Stamattina ho sentito i miei omologhi sloveno e croato, perché i confini sono aperti per scambiare merci e non problemi.”
Abbiamo letto bene? “Scambiare merci e non problemi”.
La libera circolazione delle persone, e merci, come scrive il Trattato di Schengen diventa nella sua interpretazione “merci e problemi”. Ovvero le persone, tutte, sono “problemi”.
Poi non pago prosegue:
“Sia queste opzioni, (ovvero il Muro spinato) sia l’eventuale sospensione di Schengen saranno valutate tra qualche settimana.”
Insomma prima lui e Fedriga sparano la supercazzola di “murare” un confine di 243 chilometri e poi si vedrà.
I rinforzi per la Polizia? Quaranta da qui al 2020. Dunque una vera e propria emergenza!
E dalle risse ed incontinenze verbali (il pannolone per bocca bisognerebbe proprio inventarlo) passiamo alle risse vere.
Quello che è successo in piazza Libertà, in pieno giorno, l’altro ieri è inaccettabile. E per due motivi.
Il primo: che la situazione era sotto gli occhi di tutti ed è stata abbandonata a se stessa da tempo. E qui la responsabilità di chi ha il compito di controllare e prevenire è totale. Meglio pertanto che si risparmino i predicozzi a “babbo morto” ed a stampa aperta e prona.
Il secondo: chi è ospite nella nostra terra (Trieste, FVG ed Italia) DEVE comportarsi in modo ineccepibile, essere come la moglie di Cesare “al di sopra di ogni sospetto”, e rispettare più dei nativi leggi usi e costumi della casa che lo ospita.
Altrimenti il danno che provoca ed il trauma che determina colpisce tutti e rende impossibile la sua presenza e permanenza,e soprattutto mette a repentaglio quella di tutti gli altri rifugiati onesti.
E poi diciamocelo con chiarezza abbiamo tanti delinquenti nostrani, italianissimi, che non sentiamo proprio il bisogno di importarne altri.



I Servi.

» Inviato da valmaura il 20 July, 2019 alle 11:38 am

Giovedì, con alcuni giorni di ritardo, si è scatenata “la voce del padrone”.
Dunque ricapitoliamo: da domenica mattina abbiamo reso noto su queste nostre pagine Facebook quello che da normali cittadini che frequentano e vivono a San Vito avevamo letto sulle decine di cartelli di divieto di sosta apposti, sabato pomeriggio, su ambo i lati dal Comune di Trieste, o da chi per lui, lungo tutto viale Romolo Gessi (dall'isola pedonale Ariston fino al piazzale della piscina).
Il testo era chiarissimo, sotto la scritta “Comune di Trieste”, e non Circolo Miani, si leggeva “Abbattimento alberi e potature” con a fianco una ordinanza comunale datata 31 ottobre 2018 !
Da privati cittadini, e visti gli inquietanti ed inequivocabili precedenti falcidiamenti di alberi nel Comune di Trieste, non ultimi quelli in piazza della Stazione, ci siamo attivati per evitare che ciò avvenisse anche a San Vito.
Ovviamente sabato e domenica gli uffici comunali erano chiusi ed i lavori erano annunciati per lunedì 15 poi corretto a mano in 16, a partire dalle 7 e 30 antimeridiane, come si evince benissimo dalla foto.
Tutti gli articoli che abbiamo scritto e le foto che li accompagnavano sono stati inviati, come sempre, in tempo reale alle redazioni di Ansa, Rai regionale, TeleCamberquattro, TeleAntenna, Primorski e piccolo giornale, dunque per quattro giorni di fila, prima durante e dopo, e corredati con le foto che parlavano da sole.
Questi “giornalisti” non ne hanno dato notizia alcuna, nemmeno dell'iniziativa di ritrovarsi prima il lunedì 15, e poi il martedì 16 tra le 7.30 e le 8 di mattina, per evitare eventuali disastri, e che nonostante l'ora infelice hanno visto la partecipazione complessiva di una cinquantina di persone.
Lunedì a mezzogiorno ci ha risposto un autorevole consigliere comunale, della maggioranza, informandoci del grossolano errore commesso dal Comune e dell'informazione sbagliata e terroristica fornita ai cittadini, cosa confermataci il lunedì pomeriggio dai funzionari del Verde pubblico che scaricavano la responsabilità sulla ditta esecutrice dei lavori “che avrebbe subito cambiato gli avvisi”, scritti però sulla carta intestata Comune di Trieste. Ditta che, pagata dai cittadini, lavora per il Comune e non per il Circolo Miani.
A conferma che i controlli del Comune e dell'assessorato guidato dalla Lodi sono inesistenti, martedì mattina nulla è stato fatto e gli avvisi comunali parlavano sempre di “abbattimento”.
A nostro modesto avviso è stata proprio l'attenzione sollevata dal Circolo Miani e la presenza dei cittadini, pur con un sabato e domenica di mezzo, ad imporre al Comune questa scombiccherata retromarcia.
Ma che a partire da mercoledì sera sull'emittente della famiglia Camber e poi sul cosiddetto “servizio pubblico” della Rai pagata obbligatoriamente dai cittadini si dia spazio solo alla versione MENDACE, che giunge a negare l'evidenza, dei partiti del Comune per diffamare il Circolo Miani e negare la realtà, senza che questi cosiddetti “organi di informazione” abbiano mai sentito il bisogno di sentire la controparte o anche solo pubblicare le foto degli avvisi comunali, da la misura della servitù della gleba imperante nel giornalismo triestino.
Poi la colpa sarebbe sempre del Circolo che non ha chiamato (sabato pomeriggio, domenica, prima delle 7.30 di lunedì mattina: dove?) la Luisa Lodi che non abbiamo per altro il dispiacere di conoscere, o letto il martedì mattina la pagina social della suddetta. Perbacco doveva essere l'undicesimo comandamento perso da Mosè scendendo dal Sinai “si fa obbligo a tutti i triestini di interpellare appena svegli la signora Lodi a domicilio, o su internet”.
Ma per favore! Come si dice qui da noi a Trieste? “Pezo el tacon che el buso”.
Dunque i triestini possono tranquillamente prendere atto che tutto quello affisso dal Comune sulla pubblica via vale più o meno nulla senza conferma diretta della Lodi o chi per lei: buono a sapersi a memoria futura.
Vergognatevi banda di incapaci e privi della dignità di assumervi la responsabilità dei vostri errori.
Nella seconda foto un esempio, sempre in Viale Romolo Gessi, delle nuove piantumazioni del Comune.
Due anni fa hanno interrato un giovane platano di un due metri e passa d’altezza, comperato con i soldi nostri immaginiamo e non rubato, essiccato con la calura della scorsa estate perché mai bagnato e seguito, è stato tagliato quest’anno.
Ottimo lavoro!

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Verde pubblico. Le comiche, comunali.

» Inviato da valmaura il 19 July, 2019 alle 2:51 pm

La nuova foto parla da sola. Ma stavolta siamo in via del Prato (zona Università nuova).
Ma ordinanze ed avvisi sono però gli stessi di quelli usati, e riciclati per la bisogna, sempre al retro dei segnali di divieto di sosta, per Viale Romolo Gessi. Con una novità: sopra la scritta stampata dell'avviso “abbattimento alberi (al plurale) e potatura”, si badi bene, intestato Comune di Trieste, non su carta da formaggio od igienica, compare una strisciona di nastro da carrozziere con sopra scritto a mano “potature”. Casomai si può sempre togliere.
Idem dicasi per la data, modificata a pennarello in 19.
Insomma una immagine del Comune dignitosissima e istituzionale altro che il vestiario "decoroso" di Barcola, tanto da suggerire ai cittadini di fare lo stesso su qualche comunicazione pubblica sgradita e sostituire con lo scotch la parola “sanzione o multa” con quella di richiamo al bricconcello, che suona anche meglio, et voilà soldoni risparmiati.
Ma in questo bislacco Comune c'è qualcuno che controlla, visto che i soldi sono nostri, od ognuno fa quello che gli pare?
Assessora Lodi a parte, si intende, che scrive a babbo morto sulla sua pagina internet, che notoriamente non è la Gazzetta Ufficiale né la lettura preferita dai triestini, che non si abbattono alberi, che devono ancora digerire quelli fatti fuori in piazza Libertà, e che la ditta (scelta da loro e pagata con soldi pubblici) “ha sbagliato”.
Che la responsabilità è sempre altrui mai del politico che ha la delega del Sindaco sul Verde Pubblico.
Si, hanno sbagliato i triestini a pagare certa gente.
Nelle foto. Dopo (via del Prato) e prima (viale Romolo Gessi).

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Un Comune poco Verde.

» Inviato da valmaura il 17 July, 2019 alle 12:04 pm

Se fossimo in America potremmo dire che l’unico verde che qualcuno ama è quello dei soldi (il dollaro è infatti di colore verde scuro).
Quello che accade negli anni a Trieste è esemplare ed il verde pubblico ne è la cartina di tornasole.
Ora qualunque persona sana di mente capirebbe che con i repentini cambiamenti climatici e la tropicalizzazione in corso che porta anche la nostra città ad avvicinarsi a realtà più simili a Saigon che alla Mitteleuropa, il primo rimedio sarebbe quello di aumentare i polmoni verdi presenti nel tessuto urbano.
Tutelare gli alberi, non abbattendoli a iosa, curandoli ove possibile, potandoli nei modi e soprattutto nei tempi giusti, piantandone di nuovi e seguendone la crescita.
L’esatto contrario di quanto il Comune, e non solo il nostro, sta facendo e non da oggi, a tutto nocumento pure della sbandierata vocazione turistica della città (il Parco di Miramare, che non è affidato al Comune ma che non per questo lo può vedere indifferente e stessa cosa vale per gli ospedali e la sanità triestina, ne è stato fino a ieri la riprova più inconfutabile).
Ora la causa principale che determina questo stato di cose, lo abbiamo scritto nell’articolo di ieri che trovate qui sotto, è la sciagurata scelta fatta a partire da Illy sindaco, di “esternalizzare” i servizi prima coperti dai dipendenti comunali a ditte, in gran parte cooperative, esterne.
L’intento apparente era quello di risparmiare sui costi, dimenticando che la qualità ne è parte fondante, con gare d’appalto dove i vincitori, quasi sempre gli stessi, non erano in grado, alla prova dei fatti, di garantire la precedente professionalità necessaria. D’altronde è difficile pretendere che i lavoratori di queste realtà esterne, pagati pochissimo con la reintroduzione di fatto del perverso meccanismo del “cottimo”, posseggano titoli di studio in agronomia e botanica. Ma come ammettono candidamente gli stessi funzionari comunali la specifica competenza non fa parte delle richieste dei bandi di assegnazione e di gara.
Alla fine i risultati si vedono e si patiscono. Un Servizio comunale del Verde pubblico che fino ai tempi di “tangentopoli” che ne travolse il dirigente, aveva oltre cento dipendenti, ora è ridotto a quattro, non scherziamo, funzionari e pretendere che questi controllino le decine di interventi giornalieri sul territorio è come pensare di svuotare l’Oceano con un cucchiaino da tè.
Ma oggi l’importante è “far girare i soldi” e pertanto anche lavori non necessari se non addirittura inutili, vedi il Ponte Curto, il rifacimento di piazza Libertà ed ora lo spostamento, “fatti più in là” cantavano le sorelle Bandiera, della statua di Sissi, ne sono solo alcuni dei tanti esempi che si possono fare.
Gli alberi della stazione? Un inutile orpello di cui disfarsi in mezza giornata.
Mancano gli spiccioli per assumere qualche medico ed infermiere al “Lento Soccorso”, e chissenefrega.
E la politica, anzi questa politica, bellezza!






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