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Circolo Miani » News Correnti » Page 57

Il degrado non è solo una buca sul marciapiedi.

» Inviato da valmaura il 16 April, 2021 alle 1:28 pm

I nostri quartieri, dove si vive abbastanza male.
Parlare della qualità della vita di quella maggioranza dei Triestini che vive nei rioni tradizionali, perchè diciamocelo chiaro le “periferie” qui hanno poco senso, da anni anzi decenni è scemata progressivamente.
E non è solo e tanto al livello di manutenzioni spicciole che ci riferiamo, cose per altro abbastanza carenti in una città che sempre da decenni ha privilegiato abbellimenti nelle aree centralissime dove per altro, vedi il “salotto buono”, non ci vive quasi nessuno.
Parlare di degrado significa sì evidenziare la pessima qualità di edilizia popolare che ha trasformato né più né meno molte zone della città in un agglomerato di quartieri “dormitorio”.
Poi ha voglia il presidente Ater, che su questo ha assai scarsa conoscenza, lamentarsi per gli episodi di violenza, di vandalismo e microcriminalità che in queste zone si verificano. Episodi che, come già da noi scritto, vanno puniti severamente senza attenuanti alcune.
Ma quando mandi a vivere migliaia di persone in complessi come il “Serpentone” di Valmaura, o i “Puffi” di via Grego e prima ancora a Rozzol Melara, per citare gli esempi più recenti, pianti i semi, crei l'humus di queste situazioni di disperazione, emarginazione e solitudine.
Ma parlare di degrado significa parlare delle condizioni anche di povertà, viepiù aggravata nell'ultimo anno dalla crisi Covid, in cui a Trieste sono condannate decine di migliaia di concittadini: la Trieste degli “invisibili” che finisce in cronaca solo per episodi di “nera”.
Significa affrontare l'inadeguatezza, quando non l'assenza, dei servizi sociali e sanitari sul territorio.
Significa ammettere che in tutti questi anni nulla si è fatto per favorire la socialità, creare spazi di incontro, di confronto culturale, di ricreazione.
Poi scelte urbanistiche sbagliate, in centro quanto nei sobborghi hanno fatto il resto: rifacimenti sbagliati di piazze, abbandoni di giardini ed aree verdi chiudono il cerchio.
Noi crediamo, come Circolo Miani che su questo lavora sul territorio dagli anni Novanta ed ora come Trieste Verde, che la soluzione deve trovare risposte a tutti i problemi, e magari ad altri ancora che per brevità qui non riprendiamo, sopra elencati, e camminare di pari passo.
Prendiamo ad esempio l'idea, che sentiti più volte in questi anni i tecnici dell'Ater, è maturata.
A Trieste ci sono quasi ventimila edifici, case ed appartamenti, tra pubblici (solo l'Ater ne ha in gestione oltre 2000) e privati sfitti, di cui una parte è bisognosa di lavori di manutenzione, oggi per altro agevolati dai Bonus governativi, bastevoli ad ospitare una popolazione pari a due volte quella del Comune di Muggia.
Dunque bisogna decidere una volta per tutte la dismissione graduale di alcuni alienanti complessi di edilizia popolare, trasferendo le famiglie in altre e più civili abitazioni a partire da quelle oggi sfitte ed in breve tempo recuperabili. Insistere a mantenere tante famiglie in questi complessi che da soli assorbono, anche per la bassa qualità del materiale costruttivo, gran parte del bilancio assegnato annualmente all'Ater per le manutenzioni, non risolve ma aggrava il problema.
Si deve avere il coraggio politico di questa scelta, programmarla da subito e lavorarci per realizzarla.
Ma di questo ed altro parleremo sabato 17 aprile, alle ore 11, nella sede (g.c.) del Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77, dove Trieste Verde illustrerà le sue proposte per fermare il degrado trentennale dei nostri quartieri.



Derubati e contenti

» Inviato da valmaura il 15 April, 2021 alle 10:42 am

di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano
Avevamo scritto che alla Restaurazione in corso mancano solo le parrucche e i codini del Congresso di Vienna. Ma non avevamo previsto la restituzione dei vitalizi ai ladri di Stato. Invece è arrivata anche quella.
Dopo Formigoni, che su 5 anni e 10 mesi di condanna ha scontato 5 mesi e ora riavrà 7mila euro al mese direttamente dalle nostre tasche, anche Del Turco (3 anni e 11 mesi) sarà oggi riabilitato con 5.500 euro mensili: in fondo lui di mazzette ne ha incassate solo 850mila euro e non ha ancora versato i 700mila di risarcimento allo Stato (anziché pagare, incassa). Seguiranno B., Previti, De Lorenzo, Di Donato e altra brava gente. Ma concentriamoci sugli sgovernatori.
Date un’occhiata allo stato comatoso della sanità (e delle vaccinazioni) in Lombardia e in Abruzzo: se cercate un perché, lo trovate nelle rispettive sentenze della Cassazione. L’uno e l’altro dirottavano i soldi delle nostre tasse destinati alla sanità pubblica nelle tasche dei ras delle cliniche private (Maugeri e San Raffaele il primo, Angelini il secondo), i quali poi ricambiavano con congrue percentuali, sempre a carico nostro. Intanto le due Regioni tagliavano i posti letto pubblici e l’Abruzzo s’imbarcava pure in una folle cartolarizzazione dei crediti sanitari farlocchi, ceduti a banche estere e ripagati con mutui capestro.
Sui giornali del Partito degli Impuniti si legge che Del Turco è innocente perché Angelini ha una condanna per truffa alla Regione (per ogni ricoverato stilava fino a 10 cartelle cliniche, con rimborsi regionali a piè di lista) e s’è visto confiscare il bottino delle sue truffe: 32 milioni. Peccato che il Telepass della sua auto segnalasse 19 visite tangentizie in due anni a villa Del Turco: prendere mazzette è già grave, ma prenderle da chi sai che sta truffando la tua Regione è una doppia vergogna. Idem per Formigoni, che – sentenza definitiva alla mano – elargì oltre 200 milioni di fondi regionali al San Raffaele e alla Maugeri per 6 milioni di tangenti.
Fate voi il calcolo su quei 32 milioni in Abruzzo più 200 in Lombardia: quanti posti letto e respiratori avrebbero potuto acquistare le due Regioni prima della pandemia se fossero state governate da gente onesta?
Nel 2015 una norma voluta da Piero Grasso ci aveva risparmiato, se non il danno, almeno la beffa di vedere questa gente mantenuta a vita dallo Stato. L’avevano votata tutti: Pd, Sel, FdI e Lega; il M5S no perché la riteneva troppo blanda. Ora il Senato la aggira senza neppure cambiarla, per mano dei leghisti Pillon e Riccardi e del forzista Caliendo, nel silenzio di tutti fuorché dei 5Stelle. Che poi qualcuno si domanda perché, con tutte le cazzate che fanno, non muoiono mai: perché gli altri sono così.



Per NON DIMENTICARE, visto che PAGHIAMO NOI.

» Inviato da valmaura il 15 April, 2021 alle 10:41 am

Comune di Trieste. Lavori: sfortuna oppure incapacità e negligenza?
 
Se ci fermiamo un attimo a ripercorrere i principali, ma anche per i “piccoli” non si scherza, lavori cantierati dal Comune di Trieste si rimane sbigottiti.
Partiamo dai più lontani nel tempo e che magari molti non ricordano.
Bidoni scovazze a scomparsa in piazza della Borsa (oltre un milione di euro buttati tra costruzione e manutenzione).
Ponte, detto, “Curto” in Ponterosso, il nome gli viene affibbiato dopo che appunto sono state sbagliate le misure e senza che le rive del Canale si spostassero bene inteso (oltre 800mila euro).
Ex Caserma Polstrada di Roiano, 16 anni data il progetto di recupero, parte il cantiere inaugurato dalle picconate demolitorie di Dipiazza, Giorgi, Lodi e Polli con accompagnamento di banda dei bersaglieri in pensione, e tra “120 giorni” l'opera sarà ultimata, esclamano. Dopo quasi tre anni sull'area fa brutta mostra un cumulo di macerie.
Fiera di Montebello, la vendono agli austriaci ma dimenticano di cambiare la destinazione d'uso nel Piano Regolatore (due anni di stop).
Tetto nuova Piscina Bianchi, dopo pochi mesi dall'apertura piovono pannelli del soffitto interno, attorno e sopra l'edificio fanno bella mostra gru ed impalcature di tubi innocenti, e sono passati anni.
Inaugurazione della “rifatta” (?) piazza Libertà (5 milioncini), lo sbandierato sottopasso pedonale resiste manco due mesi: alla prima pioggia e neppure forte si allaga perchè le nuove pompe “non funzionano”, riaperto dopo ulteriori 20mila euro sette mesi dopo. Manca ancora lo spostamento di 80 metri della statua di Sissi al modico costo di 600mila euro.
La “guerra” come la definisce il bellicoso Dipiazza contro la Sala Tripcovich l'ha vinta il barone dall'oltretomba.
Crollo tetto vasca nuova Piscina Terapeutica, i lavori di manutenzione vengono fatti ben oltre il limite indicato dalla perizia commissionata dallo stesso Comune ed il risultato si vede a due anni di distanza.
Rinnovo concessione illuminazione pubblica cittadina, un affare di milioni di euro: da oltre due anni si va avanti a forza di proroghe e rinvii della gara d'appalto.
Canale di Ponterosso, per manutenzione ponti stavolta in pietra, il cantiere apre, con l'intermezzo di due container-uffici volati in acqua causa Bora, per richiudere subito dopo: non si sono accorti che il fondale era di pietra, mannaggia, e non di fango sabbioso e le palancole non entrano.
Tram di Opicina, la vera fiaba di Sior Intento cittadina, sbagliano le gare, accumulano ritardi di anni.
Ci sarebbero pure i trasferimenti ultradecennali dei mercati Ittico ed Ortofrutticolo, la Galleria di Montebello (che il Signore ce la mandi buona), lo scheletro dell'ex Meccanografico, ed il riesumare del nefasto progetto del Tunnel Largo Mioni-via D'Alviano, per non parlare della cointeressenza in quelli del Parco del Mare itinerante, dell'ex Silos, del nuovo e mai completato “scatolone” Centro Congressi in Porto Vecchio, e della Playa Beach lì a fianco.
Ma noi non usiamo sparare sulla Croce Rossa.
Anche per questo abbiamo dato vita a Trieste Verde e vi garantiamo che nel nuovo Comune noi presenti l'andazzo cesserà, anche perchè non siamo superstiziosi.



Degrado dei nostri quartieri.

» Inviato da valmaura il 14 April, 2021 alle 12:03 pm

Il Circolo Miani dal 1990 in poi ha lanciato un progetto “Rinascimento delle periferie”, in collaborazione con il docente di sociologia alla Bocconi di Milano Nando Dalla Chiesa, che negli anni attraverso assemblee ed incontri ha coinvolto tutti i quartieri di Trieste e Muggia.
Raccolte di firme e manifestazioni, con migliaia di partecipanti, un censimento di intere porzioni del territorio (dagli spazi ed aree pubbliche abbandonate al degrado, alle condizioni di interi isolati, e non solo in periferia), hanno accompagnato questo percorso che ha sempre privilegiato le condizioni di vita, le priorità ed i bisogni (a partire da tutela della salute e qualità della vita) delle persone che vivono il territorio.
Ne è uscito un quadro allarmante di cui la politica, tutta, ha continuato a far finta di niente, a girarsi dall'altra parte anche in occasione di drammatici episodi abbastanza simili a quello accaduto di recente in via Giulia alta. (ne parliamo sotto).
Salvo ad ogni elezioni fare passerelle comiziali, ma per non più di mezza giornata al massimo, giurando di voler “ascoltare il territorio, scoprire e riscoprire i quartieri, ripartire dalle periferie”, e come biglietto da visita inondare le cassette delle lettere con i santini elettorali distribuiti a pagamento.
Una vera e propria presa per i fondelli, una ipocrita quanto offensiva pagliacciata, talvolta accompagnata pure da “passeggiate” di mezz'oretta per far sventolare bandierine e loghi a beneficio di fotografi e cameramen.
Ebbene noi questo sabato 17 aprile, alle ore 11, nella sede (g.c.) del Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77, presenteremo le proposte operative di Trieste Verde per intervenire finalmente sulle cause di questo degrado e rimuoverle dopo anni di negligente disattenzione.
Ora un estratto di un nostro articolo scritto nel 2005, ma se anche cambiate la data sostanzialmente non è cambiato nulla.
"1) Perchè solo ora? Già perchè solo ora un quotidiano presente da sempre sulla piazza in regime di assoluto monopolio e che ha in organico una cinquantina di giornalisti professionisti più un vasto e sfruttato parco di collaboratori solleva questi problemi, forse non esistevano venti, dieci ma anche solo cinque anni fa?
2) Perchè utilizzarli a fini di parte? Perchè dimenticare che in realtà le responsabilità sono da ricercare in tutte le amministrazioni locali che si sono susseguite alla guida della città a partire almeno dai primi anni ottanta? Ne volete alcuni esempi?
Dall'infinito trasferimento da Roiano della caserma della Polstrada, al magazzino vini che è fatiscente praticamente da quando "vestivamo alla marinara", alla mai compiuta grande viabilità, da una Stazione Marittima trasformata in Centro Congressi dagli stessi politici che ora decidono di riconvertirla nuovamente in Stazione Marittima, al mai aperto asilo di Valmaura, oltre 800 metri quadri, costruito nel 1981 e dopo anni di richieste dei residenti di dare vita ad un centro sociale, lasciato marcire per ventiquattro anni e poi assegnato al Cest, esattamente come voleva l'allora Sindaco Illy, dai cantieri aperti e mai chiusi o chiusi male, vedi il rifacimento di piazza Unità, alla vergognosa situazione dei Pronti Soccorsi degli Ospedali cittadini e potremmo continuare all'infinito, anzi invitare chi ci legge a farlo per noi: comodo eh!
3) Ma soprattutto perchè non fare delle vere e proprie inchieste giornalistiche? Non fermandosi agli effetti ma risalendo alle cause, ricostruendo le responsabilità politiche ed amministrative, di qualunque colore esse siano, per arrivare ad una soluzione effettiva dei problemi?
Faccio un esempio concreto: il rivoltante degrado delle case Ater di San Giovanni alta, da via Capofonte in giù, grande spazio e scandalo su giornali e TiVù alcuni mesi fa per l'incredibile morte di freddo e stenti di un residente. Pensate morire così nell'anno di grazia 2005, non nella Mosca dei primi dell'ottocento ma a Trieste la candidata trombata all'Expò, la capitale morale di AlpeAdria, la città della Scienza e belinate simili.
Risultato: ne parlano, anzi ne gridano per alcuni giorni e poi signori si cala il sipario, la notizia è finita e dieci mesi dopo il Presidente Ater è sempre al suo posto, il direttore ASS idem e le case di via Capofonte e San Pelagio pure, nel loro ineguagliabile degrado, in attesa della prossima tragedia con locandina e apertura in prima di cronaca con le interviste dei soliti noti, che poi sono i responsabili di questa situazione, o no.
Ma torniamo e chiudiamo, poichè questo è solo l'assaggio di quello che vi proporremmo tra non molto, al punto in cui siamo partiti: ovvero al decentramento possibile sul territorio triestino, tralasciando qui il problema dell'autonomia di Trieste che affronteremo a parte.
Faccio io una domanda ora: non è ragionevole pensare che buona parte, se non tutta, dei problemi sollevati sulla qualità della vita in città possa trovare soluzione nella cancellazione di quella farsa, eppure retribuita dal pubblico denaro, che si chiama Consigli Circoscrizionali (cinque per il territorio urbano e due per l'altopiano carsico) che non hanno alcuna rispondenza alle identità rionali e che "amministrano" una media di quarantamila cittadini l'uno (da trentatrè a cinquantaquattromila in centro), più di città come Monfalcone e Gorizia, senza avere nessun potere, neppure di indirizzo?"
Trieste Verde.



Bora e pioggia battono “soffiatore” 2 a 0.

» Inviato da valmaura il 14 April, 2021 alle 12:01 pm

Verrebbe da ridere se non fosse la fotografia di come si lavora in Comune.
Stamane allo spuntar della luce, con Bora forte dipendenti di una cooperativa su ordine del Comune, pena salatissime sanzioni, a “soffiare” i vialetti del Giardino Pubblico.
Stessa cosa avvenuta la settimana scorsa in quella giornata di nevischio e Neverin.
Oltre ad esprimere la nostra piena solidarietà a chi è mandato a lavorare in queste condizioni, ci chiediamo quali salatissime penali vengano applicate ai “dirigenti” del Comune per tali sventurate scelte, programmate o no poco importa.
Per non parlare poi di chi ne porta la responsabilità politica.
Ma si meglio farsi fotografare per la pista di Skateboard in Porto Vecchio.
Riformiamo il Comune!
Trieste Verde. Proposte concrete non chiacchiere.
La costituzione di un grande dipartimento che, coordinato dal Vicesindaco, accorpi vecchie e nuove deleghe assessorili, sotto il nome: Qualità della Vita.
In esso andranno a confluire Ambiente con l'inglobamento della Direzione Verde Pubblico e privato, Territorio e Decentramento con l'aggiunta della Partecipazione, Servizi Sociali con la costituzione di quelli Sanitari, servizio Zoofilo incluso, a significare la ripresa di attenzione e gestione della sanità pubblica (territoriale ed ospedaliera), Cultura (istituzioni e territorio).
Questo nuovo Dipartimento, il cui indirizzo sarà affidato al Vicesindaco a significare la centralità e l'importanza che la nuova Amministrazione porrà a queste tematiche, avrà anche il compito di approvare la Riforma delle Circoscrizioni, e di concerto con l'Assessore al personale varare il piano di riassunzione in capo al Comune di tutte quelle mansioni da anni “esternalizzate” in gran parte dei servizi comunali. Che in questi anni non hanno portato alcun vero risparmio alle casse comunali, spesso offerto una qualità inferiore, e sono state continua fonte di precariato, insicurezza, e sfruttamento per le centinaia e centinaia di persone, spesso giovani, impiegate.
Analogamente andrà riformato il Servizio oggi svolto da Esatto e la tassazione sulle immondizie che andrà rimodulata per fasce di reddito ed impiegando gli utili che il Comune ricava, o forse sarebbe meglio usare il dovrebbe incassare, sulla vendita della differenziata.
Analogamente i servizi asportazione rifiuti, pulizia strade, cimiteriali così come le questioni Inceneritore e Depuratore dovranno rientrare in capo al Comune, che, nel caso particolare degli ultimi due, ne ha pagato la costruzione.
Andrà poi affrontata, con la società di gestione, di cui il Comune è azionista, la questione dell'Acqua, bene pubblico, perchè è irricevibile che i Triestini, con i cui soldi sono stati costruiti gli impianti, vadano a pagare una delle tariffe più alte in Regione ed in Italia.
Circoscrizioni, o si riformano radicalmente o meglio sopprimerle.
Così come sono infatti sono enti perfettamente inutili e che per di più costano alle casse comunali: gettoni di presenza dai 30 ai 100 euro a seduta per i componenti.
Una ventina di anni orsono avevamo dedicato come Circolo Miani una intera giornata di seminari e dibattiti sulle Sette Circoscrizioni del Comune di Trieste (cinque cittadine e due sul Carso).
Ne era uscito un quadro, dopo aver pure approfondito tutti i regolamenti comunali, devastante. E non a caso i cittadini hanno smesso da lungo tempo di frequentarle perchè hanno capito benissimo che non servono praticamente a nulla (più efficace eventualmente segnalare un problema rionale alla stampa).
Gli stessi innaturali accorpamenti fatti a suo tempo dalla Giunta Illy tra quartieri distanti e che nulla avevano in comune erano stati grotteschi: cosa abbia ad esempio in comune il rione di San Giovanni con Chiadino-Rozzol è un mistero. Oltre al numero elefantiaco dei residenti così concentrati: la Settima ha più abitanti di Gorizia e le altre 4 oscillano tra i trentamila ed i cinquantamila residenti.
Questi enti hanno la sola possibilità di esprimere pareri consultivi e non vincolanti, dei quali tutte le amministrazioni comunali hanno fatto come si fa con la schiuma sulla birra.
In sintesi Trieste Verde propone: dimezzare i componenti delle stesse, ridisegnare i territori riportandoli ai quartieri con unicità di tradizioni e frequentazioni, insomma alle dimensioni storiche di espressione amministrativa dei rioni, individuare in questi ambiti alcuni tra le centinaia di immobili sfitti di proprietà comunale con aree verdi annesse e trasformarli in centri civici e sociali, che oltre alla sede della Circoscrizione ospitino pure i servizi sociali e sanitari, il centro civico, e luoghi di aggregazione e ritrovo per i residenti, divenendo in simil modo il cuore pulsante del rione.
Delegare alle Circoscrizioni il potere deliberante e gestionale su tutte le materie che coinvolgono il territorio di loro competenza, con il trasferimento dei fondi e del personale necessario, oggi in capo agli assessorati comunali. Incentivare la partecipazione dei residenti alle scelte magari con consultazioni referendarie locali e conservando ed ampliando il loro diritto di parola alle riunioni dei Consigli.
Tutte cose che al Comune non costerebbero un centesimo in più di quanto attualmente spende: insomma una riforma a costo zero.
Questa in stretta sintesi la proposta di Trieste Verde, a cui va aggiunta la necessità di portare le iniziative culturali sul territorio dove la gente vive e non concentrarle nei soliti santuari tradizionali frequentati dallo stesso bel mondo minoritario ed elitario.
L'alternativa a tutto questo? Banale quanto semplice: chiudere questi enti inutili ma costosi.




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