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Circolo Miani » News Correnti » Page 56

Trieste. Storia di ordinaria mala amministrazione.

» Inviato da valmaura il 20 April, 2021 alle 12:56 pm

Come ti distruggo l'Auditorium.
 
In quella copia locale del Vallo Atlantico di via Valmaura dove agli inizi degli anni Ottanta lo Iacp, oggi Ater, ed il Comune, oggi Comune, hanno pensato di confinare 1500 persone, giusto in tempo per circondarle con le rampe della (super)strada, avevano “pensato” oltre a due aree parchi giochi, rigorosamente senza alberi e cespugli ma solo cemento, quattro “Cupole” e due spazi sociali.
Le “cupole” sono rimaste vuote per anni ed il perchè è presto detto: sui tetti di quattro condomini con oltre 50 famiglie l'uno, in cemento crudo e grezzo, senza finestre, a partire da fine aprile, prive di aerazione e clima, divenivano dei forni a cielo aperto.
Gli “spazi sociali” erano riservati ad un grande asilo (800 metri quadri) all'inizio del Bunker e stavolta al piano terra non al nono, finito ma mai entrato in funzione e negli anni divenuto ricettacolo di rifiuti, materassi e siringhe, tanto i vetri erano sfondati e si entrava facilissimamente, e ovviamente arredi distrutti e vandalizzati.
Il secondo era invece un Auditorium con ampia antisala, colti ed intellettuali lo appellerebbero "foyer", posto al secondo piano alla fine degli uffici direzionali del Terzo Distretto Sanitario, e dotato di due entrate con ascensore e di una uscita di sicurezza, capienza a modello anfiteatro tra le 200 e le 300 persone.
Ora il costruito ed abbandonato asilo su cui il Circolo Miani, dopo 29 assemblee condominiali, aveva presentato al Comune/Iacp, sempre stessa indigesta minestra politica, un progetto curato da un architetto per il recupero come spazio di socialità mista, costruito su indicazione dei residenti (si chiama partecipazione attiva, quella vera dal basso e non calata per illuminata convinzione) e per la cui realizzazione alcuni enti benefici erano disponibili a sostenere i costi.
Lo avevano dimenticato ed ignorato per venti anni ma dal momento che il Circolo Miani che ha una sua sede proprio in una cupola di Valmaura lo aveva resuscitato, l'allora amministrazione di centro-sinistra (col trattino evidenziato come puntualizzava sempre il sindaco Illy) fece di tutto per opporsi all'idea (il 91° “Buco nero” sempre omesso dall'intellighenzia di “sinistra”) e dopo averlo offerto ai fan della Triestina calcio, vi destinò il Cest.
La scelta fu allora commentata con brutale crudeltà così da un politico scafato: “certo che mettere disgraziati con disgraziati non mi sembra un'ottima idea”.
L'Auditorium invece fu usato proprio dal Circolo Miani per affollatissime assemblee di quartiere, ma la festa durò poco: nell'anno 2000 dissero che andava dotato di quattro lucette-plafoniere d'emergenza (quelle che stanno negli ascensori), di un passamano per le due gradinate e delle strisce antisdrucciolo sui gradoni, in cemento grezzo! E dunque venne provvisoriamente chiuso perchè si doveva decidere se i lavoretti aspettavano all'Azienda Sanitaria, al Comune o all'Ater, in una curiosa disputa su chi ne avesse la gestione.
Dopo mesi di inattività dello spazio il Circolo Miani propose di farsi carico in solido di costo ed esecuzione lavori per riaprirlo a beneficio dei residenti, ma ci fu risposto che, non ridete, i lavoretti potevano essere pagati solo da un ente pubblico e pertanto respinsero l'offerta.
Morale della favola, nonostante i ripetuti tentativi fatti con gli eletti del Circolo Miani in Settima Circoscrizione per riaprirlo, esso giace chiuso in completo abbandono da 21 anni esatti.
Ma le “passiate rionali” e gli “ascolti periferici” in versione elettorale lo ignorano, come del resto ignorano tutto in questa schifosa campagna elettorale di una politica ributtante.
Trieste Verde.



La necessità di una scelta. Dismettere il “Serpentone”, i “Puffi” e “Melara”.

» Inviato da valmaura il 19 April, 2021 alle 11:57 am

Non si può affrontare la soluzione del degrado complessivo, anche e soprattutto sociale, di quartieri dormitorio con provvedimenti solo di ordine pubblico o perenni progressive quanto costose manutenzioni Ater sulla mediocre qualità del materiale costruttivo, o investendo in progetti tipo Habitat-Salute e Microaree per tentare di ridurre il disagio provocato proprio dall'aver mandato migliaia di persone a vivere in quelle condizioni.
La soluzione è una sola: dismettere progressivamente questi agglomerati in cemento e trasferire i residenti in altre e più civili abitazioni.
A Trieste la sola Ater possiede ad oggi più di duemila appartamenti inutilizzati perchè bisognosi di piccoli-medi interventi di ristrutturazione, il mercato cittadino poi conta oltre 16.000 abitazioni sfitte.
E sempre oggi inoltre, grazie alle opportunità offerte dai provvedimenti governativi (Conte), i costi delle ristrutturazioni, interne ed esterne, sono di fatto pagate dall'erario statale.
Ma è necessario avere una nuova amministrazione comunale, che su questo da 30 anni hanno fallito tutte, che assuma il problema “casa” tra le sue priorità, vari un piano adeguato di concerto con Regione ed Ater e senza ulteriori cementificazioni di un territorio cittadino già fortemente compromesso dalla speculazione edilizia, avvii in tempi certi la soluzione del problema, coinvolgendo nel percorso tutti coloro che oggi vivono in quei complessi.
Anche per questo nasce Trieste Verde che, come sempre, indica proposte concrete e fattive nell'esclusivo interesse della nostra comunità, lasciando volentieri ad altri i discorsi fumosi quanto generici.



Povera Trieste.

» Inviato da valmaura il 18 April, 2021 alle 3:16 pm

Se il buongiorno si vede dal mattino, questa politica offre notte fonda.
Una pessima campagna elettorale, improntata su slogan generici e senza alcuna proposta fattibile e concreta di cui la nostra comunità avrebbe oggi più che mai bisogno.
Ma due sono gli elementi che più infastidiscono, almeno noi: lo sciupio scandaloso di denari per una ridda di poster e megamanifesti di propaganda elettorale, nonostante l'invito di Maurizio Fogar per Trieste Verde a non buttare soldi in questi tempi di crisi.
L'altro è l'accanirsi in quella farsa, se non peggio, dei tour rionali, nel tentativo di recuperare o almeno far dimenticare assenza, negligenza e responsabilità verso lo stato di profondo degrado e non solo urbanistico in cui versano i nostri quartieri da almeno tre decenni, con una comparsata di due orette.
Ci viene un dubbio: ma chi ha “governato” questa nostra Trieste in questi decenni?
Russo, Bandelli e le sigle più o meno conosciute al traino, o noi?
Chi ha lottizzato in questi anni i vari Ater, Ass, enti pubblici vari: loro o noi?
No ecco, ce lo spieghino, e lo dicano ai cittadini invece di pigliarli per i fondelli.
Trieste Verde.



Allarme Reddito e pensione di cittadinanza.

» Inviato da valmaura il 17 April, 2021 alle 2:50 pm

Gli immotivati tagli Inps.
In questo momento di particolare crisi che aggiunge ed aggrava quella “ordinaria” della povertà, l'Inps sta tagliando e cosa incredibile “chiedendo rimborsi” ai più indigenti, e lo fa rifiutandosi di dare spiegazioni a chi le chiede. Il tutto nonostante una sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito in questi casi, ovvero per eventuali errori degli enti erogatori, l'impossibilità di scaricare sugli utenti il ristoro. E dopo una storica sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2020 che ha fissato in 780 euro il minimo di sopravvivenza che lo Stato deve erogare a partire dagli assegni di invalidità civile.
Non solo, l'Inps si rifiuta di applicare quanto stabilito ma mai eseguito nel Regolamento attuativo della legge istitutiva il Reddito/Pensione di Cittadinanza e soprattutto confermato nella Legge finanziaria dello Stato. Secondo quanto disciplinato dalla Legge di Bilancio 2021, la nuova norma sulla Pensione di Cittadinanza erogata dall’INPS, ed entrata in vigore con decorrenza dal 1° gennaio 2021 “nei confronti dei titolari della Pensione di Cittadinanza non valgono i limiti di utilizzo di cui al comma 6.”.
Ovvero vengono a decadere i limiti di prelievo in contanti e quelli per gli eventuali bonifici.
Anche a Trieste sono molte le persone colpite dai tagli Inps che rendono viepiù drammatica la loro sopravvivenza, perchè di questo si tratta.
E venerdì 23 aprile, per le ore 10, è stata indetta una manifestazione di protesta fuori dalla sede Inps di via Udine angolo via Sant'Anastasio a Trieste.
Noi di Trieste Verde ci saremo, e non potrebbe essere diversamente per l'impegno che abbiamo profuso da anni nella lotta contro la povertà che è uno dei dieci punti qualificanti del nostro Manifesto per Trieste.
Il Manifesto contro la povertà.
Le proposte di Trieste Verde.
780 euro netti al mese, è quanto ha fissato con sentenza la Corte Costituzionale l'altro anno, la soglia minima di sopravvivenza che lo Stato deve erogare agli aventi diritto.
Questo è quello che Trieste Verde innanzitutto propone attui il Comune di Trieste nei confronti delle singole persone incapienti residenti, senza alcun vincolo di spesa e prelievo, come avviene tutt'oggi per le pensioni, dove le sociali e le minime devono essere innalzate a questo livello base.
Ciò deve avvenire in collaborazione con la Regione e con l'Inps, che conosce perfettamente la situazione e non ha bisogno di richiedere ulteriori trafile burocratiche, che per altro violerebbero ben quattro leggi dello Stato (i Decreti Bassanini). E deve divenire operativo nel più breve tempo possibile, con richiesta formale a Banche e Poste di aprire una corsia preferenziale per il pagamento “sociale” ai loro sportelli.
Resta inteso che tale importo, che è quello indicato dall'Istat per la mera “sopravvivenza” e sfidiamo chiunque a scialarci, va aggiornato annualmente al rialzo, e per i nuclei familiari non monocellulari va parametrato ai componenti della famiglia a carico.
La riforma totale dei Servizi sociali comunali, oggi accentrati e ridotti al ruolo di passacarte e burocrazia della povertà.
Gli Assistenti Sociali, oggi carenti di numero e diretti con criteri operativi che ne annullano la professionalità, devono poter tornare sul territorio affinchè la parola “presa in carico” degli assistiti non resti lettera morta. Va ricreata la rete collaborativa con il personale dei Distretti sanitari (per altro da tempo in sofferenza e da riformare come proposto da Trieste Verde) per assistere tempestivamente le persone in difficoltà, dove queste “vivono”.
E' evidente che quando una persona, giunta all'estremo delle sue possibilità, decide di rivolgersi ai Servizi sociali, compie una scelta difficile e combattuta: non è affatto facile mettere in piazza la propria povertà e disperazione.
Ma da quel momento il ruolo di un Servizio sociale degno di questo nome sta nel sostenere, e non solo economicamente, la persona, rispettarne la dignità (non con le umilianti file in pubblico a cui abbiamo assistito nel camerone stipato di gente di via Mazzini), e sostituirsi a lui per tutte le pratiche di cui abbisogni. Insomma privilegiare il rapporto umano e non limitarsi a passare e compilare moduli.
Per fare ciò bisogna assumere nuovo personale idoneo, non da oggi carente, aprire nuovi centri di aiuto ed ascolto sul territorio, non limitarsi ad un numero telefonico, quando non è perennemente occupato, attivo solo da lunedì a venerdì tra le ore 9 e le 11.
La carenza dei vertici del Servizio sociale comunale è apparsa chiara fin dall'inizio, la loro incapacità a confrontarsi con l'analogo Servizio regionale è stata totale, per non parlare poi nell'interfacciarsi con l'Inps (locale e nazionale), che in particolare a Trieste non brilla per capacità.
Ma quale Sindaco è, conoscendo la drammatica situazione in cui sono costretti a “tirare avanti” decine di migliaia di concittadini, quello che non senta il bisogno di dedicare tutto il suo sforzo, le energie, anche economiche di cui l'amministrazione dispone, a risolvere questa priorità sopra ogni altra.
Per le statue, le ovovie ed i grandi eventi, ci sarà un domani tempo e modo, altrimenti basta citare un titolo famoso di Primo Levi: “Se questo è un uomo”.



FERRIERA. Tra Scoccimarro e DDA che ne scrive non sappiamo chi sia peggio.

» Inviato da valmaura il 16 April, 2021 alle 1:29 pm

Scrive di Area a Caldo DDA è non ha ancora imparato che gli altoforni, al plurale non al singolare, erano DUE. Parla di trasferimento di Vincenzo Dimastromatteo dalla “direzione ferriera”, incarico che ha lasciato da un anno per andare a ricoprire quello di direttore Acciaierie Arvedi a Cremona e di AD societario, alla futura direzione dell'Ilva a Taranto, insomma non ne azzecca una che sia una, e questo dovrebbe “informare” i Triestini.
Ma poi arriva lui, sempre tramite DDA, il patriota assessore regionale “per la difesa dell'Ambiente”, Fabio Scoccimarro, e tra le perle che da tempo ci offre ne dobbiamo inserire quest'ultima:
“Siamo venuti a verificare dopo un anno dall'attuazione dell'Adp e siamo soddisfatti del rispetto del cronoprogramma che ci porterà a un'industria pulita, tanto che qui a Servola si potrà fare il bagno.”
Ecco, apprezziamo che appena “dopo un anno” sia “venuto a verificare”, ma quanto al “bagno” cominci lui a tuffarsi.
“Oggi i livelli di polveri sottili sono migliori di quelli del centro città. Lo smantellamento crea certamente qualche disagio a livello di polveri e odori, ma l'Arpa vigila ed è sempre intervenuta celermente», sia dopo il grande spolveramento seguito alla demolizione del nastro trasportatore dell'altoforno, che dopo l'abbattimento del gasometro, con odori molto forti prodotti dalle morchie all'interno del silo”.
Ora qui siamo al sogno. In questi giorni si susseguono boati e polveroni perchè fanno precipitare tonnellate di ferraglia a terra senza imbragarle e calarle con le gru, e poi tocca vette di sublimità quando dichiara che la “vigilante” Arpa è intervenuta “celermente” ma sempre ….”dopo”, cioè a babbo morto ed a danno arrecato.
E tanti auguri per la passiata con Petrucco, che più che il casco della foto c'è da sperare per lui che la mascherina antiCovid fosse perfetta anche per trattenere la pestilenziale polvere su cui camminavano.
Trieste Verde.




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