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Circolo Miani » News Correnti » Page 53

Mascalzoni !

» Inviato da valmaura il 1 May, 2021 alle 12:45 pm

Si, mascalzoni politici ed istituzionali, in istituzioni lottizzate dalla politica.
Nei miei quasi 55 anni di impegno politico, civile e giornalistico non ho mai avuto modo di assistere ad un caso di manigoldaggine come quello scoperto ieri.
L'incapacità, l'ignoranza, le balle di questa politica le ho viste tutte, e senza distinzione di colore alcuno, la scorrettezza poi è il metodo quotidiano del loro “lavoro” ma mai ho visto il far sparire uno spazio, l'unico spazio, di aggregazione e socialità rimasto tra Valmaura-Monte San Pantaleone e San Sabba cercando di nasconderne l'esistenza murandolo per non lasciarne traccia esterna.
Per trenta anni buoni, da quando il Circolo Miani ha scelto di porre una delle sue sedi all'interno di uno dei complessi di edilizia popolare più degradati, alienanti e mal costruiti che esista a Trieste, il “Serpentone” di via Valmaura, proprio per farci accettare ed essere credibili nel nostro progetto di “Rinascimento delle periferie”, abbiamo lottato con i residenti per costruire degli spazi di socialità ed aggregazione oltre che per difendere la loro salute dal devastante inquinamento industriale esistente.
Ci siamo concentrati sul recupero ed utilizzo di due ampi spazi presenti: l'ex asilo costruito, arredato e lasciato vuoto e chiuso per venti anni buoni: ridotto a ricettacolo di rifiuti, siringhe e devastazioni vandaliche; e l'Auditorium da 200/300 posti sito al primo piano, e dotato di un'ampia antisala, al termine degli spazi occupati da ambulatori ed uffici direzionali del Terzo Distretto Sanitario in ottime condizioni operative.
Bene, il progetto di recupero dell'ex asilo con giardino annesso, presentato da un nostro architetto e frutto di 21 assemblee condominio per condominio dove avevamo raccolto le indicazioni d'uso del 50% dei residenti che vi avevano preso parte (su 1450), per la cui realizzazione avevamo pure trovato i fondi necessari ai lavori, ci fu respinto con un accanimento poche volte riscontrato dalla giunta di centro-sinistra di Riccardo Illy sindaco.
Per l'Auditorium che avevamo usato più e più volte, riempito oltre la capienza di posti in assemblee di quartiere ed incontri da noi promossi con Comune, Iacp, Azienda Sanitaria, nel 2000 invece sopravvenne uno stop. Provvisorio si affrettarono a dirci: andavano messe delle strisce adesive antisdrucciolo sui gradoni (di cemento grezzo!), e quattro plafoniere con le lucette d'emergenza, tipo quelle presenti nelle cabine degli ascensori e proprio volendo dei corrimani sulle scalinate laterali.
Trascorsero mesi, 21 anni fa, e nessuno si muoveva e siccome avevamo predisposto pure un progetto per la gestione e l'uso di questo spazio e l'arredo ludico ed aggregativo dell'ampia antisala, il Circolo Miani si offrì formalmente di realizzare gli interventi, acquistando il materiale ed installandolo (una mezza giornata di lavoro per una spesa totale di allora centomila lire).
Ma la commedia, l'inganno istituzional-politico sulla vita delle persone proseguì. Ci ringraziarono ma dissero che siccome non era mai stato chiarito chi tra ASS, Iacp oggi Ater, e Comune avesse la responsabilità del sito, rifiutarono l'offerta.
Per venti anni buoni nel Consiglio della Settima Circoscrizione dove le Liste civiche espressione del Circolo Miani avevano degli eletti martellammo sul Comune per riaprire l'Auditorium.
Ieri, assieme a giornalista e fotografo del giornale ci recammo sul posto, fotografando da fuori la struttura, compreso quel che resta della scala d'emergenza anti incendio, dell'ingresso diretto esterno, ascensore e scala, sbarrati da una saracinesca e con i vetri oscurati, e dei finestroni anteriori e posteriori dell'auditorium.
Saliti nella sede del Distretto Sanitario, due accessi per cui si arrivava allo spazio in questione, scopriamo con gran sorpresa che è stata eretta una parete in cartongesso a nascondere la struttura e pure gli accessi alle scale ed ascensore. Insomma Auditorium e Foyer sono murati anche per occultarne l'esistenza.
L'Ater da noi compulsata si defila dicendo di ignorare il tutto che, a sentir loro, dovrebbe cadere sotto esclusiva proprietà gestionale dell'Asugi con eventuale cointeressenza del Comune.
Ieri la direttrice del Terzo Distretto da noi contattata e preavvisata della nostra visita, ci ha scritto un SMS “Fai una richiesta alla Direzione generale Asugi specificando le motivazioni e con chi si vuole vedere lo spazio”. E vista la situazione immaginiamo Asugi manderà poi una squadra di operai muniti di caschetto, mazza e piccone per abbattere le pareti ed aprire l'accesso.
Ora tutta questa vicenda denota due cose: la prima è l'assoluto disprezzo verso i bisogni delle persone, e verso il rispetto delle regole e delle leggi. L'Asugi, sempre che sia lei, ha volutamente sottratto uno spazio pubblico, pagato dai cittadini come la stessa Asugi, tentando addirittura di nasconderne l'esistenza. E su questo ci auguriamo la magistratura farà scrupolosamente il suo lavoro, e dovrebbe muoversi pure quella contabile per il “danno erariale”.
La seconda è la conferma, anche se noi non nutrivamo dubbio alcuno, della presa in giro, della supponenza e dell'ignoranza dei problemi di queste compagnie di giro che solo in campagna elettorale si fanno vive per due orette nei quartieri, con “passeggiate”, “punti fermi”, gazebini, camper e tavolini.
PD e sinistra varia, di cui da decenni i vertici della sanità territoriale sono parte, portano la responsabilità diretta a cui si aggiunge la destra che guida l'Ater ed il Comune, restano i 5Stelle, peccato che in questo decennio non siano mai “pervenuti”.
TRIESTE VERDE.



Murato! Hanno murato l'ingresso dell'Auditorium di via Valmaura.

» Inviato da valmaura il 30 April, 2021 alle 2:03 pm

Incredibile ed inaudito, e qui se non emergono responsabilità penali e contabili è inutile parlare di Stato di Diritto a Trieste. Parole forti le nostre, ma meno della visione che si è presentata stamane a giornalista e fotografo del giornale che, accompagnati da Maurizio Fogar, si sono recati nel complesso Ater di via Valmaura per ricostruire la storia dell'Auditorium e della grande antisala posti al primo piano alla fine degli uffici del Terzo Distretto Sanitario e dotato anche di un ingresso diretto su strada.
Scomparso, semplicemente fatto sparire tirando su un muro di cartongesso e bloccando la porta della scala di sicurezza, mentre l'ascensore che parte dalla strada è nascosto da una fitta saracinesca con i vetri del portone oscurati. Dietro c'è un sala teatro da 300 posti chiusa nel 2000 per la disputa chiozzotta tra ASS e Comune, oppure allora Iacp sulla titolarità dell'area, che era perfetta e dove si svolgevano le assemblee partecipatissime fino a 21 anni orsono.
Da allora lo hanno chiuso, ed oggi lo hanno cancellato, obliato e murato e l'Asugi, che da quel che si è capito alla fine ne ha la responsabilità, ha pure protestato contro “l'incursione senza preavviso ed autorizzazione in una area privata”.
Ohè, giovanotti in camice bianco, a cui noi, datori di lavoro, paghiamo lo stipendio, come sarebbe a dire “area privata”?
Gli uffici aperti al pubblico del Distretto Sanitario sono casa nostra, e non proprietà privata soprattutto negli orari d'apertura, in cui è stato fatto il sopraluogo.
Ma qui emergono con chiarezza due fatti giuridici che anche uno studente al primo anno di giurisprudenza capisce. Uno di rilievo penale che ha portato alla scomparsa di un bene pubblico, e l'altro amministrativo e si chiama “danno erariale”.
Ed il tutto è avvenuto negli anni tomo tomo, cacchio cacchio.
L'auditorium c'è, come si evince dalle foto esterne, ma hanno semplicemente fatto sparire gli spazi di accesso, murandoli! In modo che da “dentro” uno non si accorge di nulla.
Domani, finito l'incontro pubblico delle 11 al Circolo Miani ci recheremo sul luogo del delitto e chiameremo le forze dell'ordine e lunedì presenteremo denuncia alla Procura della Repubblica per alienazione e furto di un bene pubblico. Mai vista una cosa simile.
E com'era Novacco, Presidente Ater, che gigioneggia su stampa e televisioni per aver fatto rimuovere trenta carcasse d'auto, e Dipiazza che si vanta degli investimenti del Comune nella “periferia Est” della città?
Su Poggiana il silenzio basta ed avanza, che non ci sono parole.
Nella foto. Dietro la lunga doppia file di vetrate con gli infissi rossi ci sono sala ed Auditorium ibernati.
Trieste Verde.



Pensiamo ai vivi e non ai morti, ancorchè celebri.

» Inviato da valmaura il 29 April, 2021 alle 3:19 pm

Quando non si sanno che pesci pigliare in questa scombiccherata campagna elettorale ci si aggrappa pure ai morti, ma celebri.
Trieste la “città delle statue” se ne esce oggi un esponente di una lista che dovrebbe guardare al “futuro”, e che propone di fare della città una originale metropoli piena di statue come attrattiva turistica.
Contemporaneamente in altra pagina di giornale si ricorda che quasi 25.000 persone, di cui parte rilevante proprio a Trieste, ricevono tra Reddito e Pensione di Cittadinanza una media di 300/400 euro al mese di sussidio, importi ben lontani da quei 780 euro fissati dalla Corte Costituzionale nel giugno scorso come il minimo per garantire la sopravvivenza. A cui vanno aggiunte le migliaia di persone che nella nostra Regione ricevono pensioni sociali (457 euro) o minime di un centinaio di euro superiori.
Detto così può apparire un semplice dato statistico ed allora mettiamola in altro modo: sareste capaci voi che ci leggete di mandare avanti la famiglia con 400 euro mensili? Ed è vita questa?
Ma tornando alle statue, tra i nomi interessati si fa pure quello di Nereo Rocco, e ci si consenta, per quel sempre troppo poco che sappiamo di lui, siamo comunque certi che avrebbe risposto “Ciò bevi de meno, mona”.
Trieste Verde.



Centro vaccinazioni Porto Vecchio.

» Inviato da valmaura il 29 April, 2021 alle 3:17 pm

A volo d'uccello una istantanea di stamane dalle ore 11 alle 13.
Fuori dal capannone, grazie al clima mite e soleggiato, una cinquantina di persone in attesa ed un uomo in divisa che ogni tanto si affaccia e grida a pieni polmoni.
Dentro il capannone senza areazione e con le porte finestre chiuse (perchè?) un duecento persone in attesa del loro turno. In gran parte seduti, su sedie che il regolare distanziamento era solo un ricordo, con un rumore di sottofondo che impedisce di sentire le “chiame”.
Ovvero gli appuntamenti orari fissati da Asugi per le singole vaccinazioni. Tanto che la guardia giurata invita più volte i presenti ad avvicinarsi, assembrandosi completamente, per udire la sua voce gridata.
Oggi si è in ritardo di un'ora esatta, d'altronde come ieri aggiunge un volontario, e le persone continuano rispettosamente agli orari Asugi ad arrivare.
Nemmeno due altoparlanti che siano due sono stati capaci (Regione ed Asugi) di installare, e tantomeno di garantire adeguata ventilazione ad un'area chiusa così densamente e lungamente affollata. Se con tutte le mascherine regolamentari si odorano i profumi e gli afrori, per il virus l'abitat è dunque perfetto, e contagiarsi in attesa di vaccinarsi è una beffa.
Va sottolineata la gentilezza e l'efficacia degli operatori che si trovano ad “operare” in queste date condizioni: dai volontari al personale medico e sanitario, una lode è insufficiente perchè meritano molto di più.
Come merita molto ma molto di meno chi ha messo in piedi questa organizzazione, che di organizzato nella realtà non ha nulla e figuriamoci in caso di maltempo.
Nell'edificio accanto, sempre rigorosamente senza ricambio d'aria ed al chiuso l'ambulatorio dove i medici colloquiano con i vaccinanti, praticamente a contatto di gomito, messi a lavorare in un ambiente angusto e stretto. Anche qui grazie all'incapacità organizzativa di Asugi, non hanno neppure per sbaglio pensato di dotare le postazioni di computer collegati al sistema informatico sanitario ed i medici sono costretti a dedicare tempo, alla vecchia, a chiedere e scrivere tutte le informazioni farmacologiche e sanitarie ai vaccinanti, frequentemente anziani. Quando basterebbe un clic per avere la schermata della cartella clinica completa delle persone, avendo un computer si intende.
Poi avanti negli ambulatori pre e post vaccino. Dieci e lode agli operatori.
Morale: caro generalissimo in mimetica perenne e cari sparring partner Riccardi e Fedriga, invece di tagliar nastri perchè non vi rimboccate le maniche e usate l'olio di gomito, che al Poggiana nemmeno questo ci sentiamo di chiedere.
E dopo due ore esatte alfine si esce a rivedere il sole.



Il Porto che vogliamo.

» Inviato da valmaura il 28 April, 2021 alle 2:36 pm

Le proposte di Trieste Verde per Porto Nuovo e Porto Vecchio.
 
Incontro pubblico di Venerdì 30 aprile alle ore 11, presso la sede (g.c.) del Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77, nel rispetto delle misure antiCovid, promosso da Trieste Verde.
Quattro in sintesi le nostre proposte, dopo quelle anticipate ieri su Porto Vecchio.
Elettrificazione delle banchine, ed in attesa del tutto elettrificato con energia pulita, partire da subito con le Navi Bianche parcheggiate da mesi a Trieste che eruttano dai fumaioli 24oresu24, visto che l'Autorità Portuale ha già ottenuto per la bisogna 800.000 euro dall'Europa. Non averlo finora voluto fare, apre non pochi interrogativi sulla coerenza dei vertici portuali.
Intervenire per fa cessare immediatamente le emissioni di “benzina marcia” in uscita da anni dalla Siot e che ammorbano, a seconda dei venti, San Dorligo ed Aquilinia e tutta la fascia costiera triestina.
Spostare il Terminal Crociere in Porto Vecchio anche per liberare le Rive dal traffico privato e pubblico in occasione delle partenze e degli arrivi. Ma nello specifico vi rimandiamo a quanto scritto e pubblicato ieri.
Porre tutta l'attenzione e la prevenzione che la delicata quanto gravissima situazione degli inquinanti cancerogeni presenti a terra ed in mare necessita per i lavori di costruzione del nuovo grande centro di smistamento ferroviario, e della nuova rampa di accesso alla (super)strada, nell'area Ferriera, oltre a mettere in preventivo, prima e non dopo, tutti gli interventi utili per l'abbattimento delle polveri sottili e dell'inquinamento acustico che il traffico ferroviario e di Tir producono.
Un porto moderno e veramente internazionale deve oggi misurarsi e distinguersi proprio sull’aspetto “Verde”, che il Green lo lasciamo agli anglosassoni, oltre che ovviamente sulle infrastrutture e la logistica, e per la particolarità tutta triestina del Porto Franco, con le manipolazioni e lavorazioni delle merci in loco (la vera ricchezza finora inesplorata per la città) che sarà la vera fonte del rilancio occupazionale.
Oggi, come tutti gli studi di settore, europei ed internazionali, e le misure adottate ed annunciate da Usa e Comunità Europea, certificano, l’inquinamento prodotto dai motori navali è altissimo, anzi oseremmo dire il più alto al Mondo. Ed assume condizioni di particolare pericolosità, come le nefaste statistiche dimostrano negli studi fatti in alcuni delle principali città-porto tedesche a partire da Amburgo, per l’esponenziale aumento di tumori e gravi altre patologie per i cittadini che ci vivono (oltre ad un costante ed evitabile inquinamento acustico).
E’ di tutta evidenza che l’arretratezza tecnologica delle moderne flotte navali, in particolare commerciali, non permette oggi di escluderle dall’attracco ma si può intervenire, eccome, per annullarne l’effetto inquinante ed acustico nella fase almeno di permanenza nell’area portuale. Permanenza che ad oggi avviene a motori accesi, con tutto quel che ne consegue, necessari a produrre l’energia occorrente per il funzionamento dei servizi di bordo.
La soluzione, già in atto in alcune realtà portuali, è quella di predisporre, scusateci la banalità descrittiva, dei punti luce su moli e banchine ai quali le navi all’ormeggio siano vincolate a collegarsi in modo di alimentare tutto ciò che oggi avviene a motori accesi.
Questo sì potrebbe essere un vincolo costrittivo che l’Autorità portuale può imporre, ed eventualmente incentivare economicamente anche utilizzando le normative europee esistenti, a tutte le navi siano esse mercantili, petrolifere, o crocieristiche.
Per capire meglio il significato di quanto sopra scritto alleghiamo alcuni dati di una recente ricerca europea.
"Le navi da crociera circolanti nelle acque europee inquinano 20 volte di più di tutte le auto che percorrono le strade dell’Ue: è quanto emerge dal rapporto pubblicato dall’associazione ambientalista Transport&Environment (T&E).
Secondo lo studio di T&E, le 203 grandi navi passeggeri che hanno solcato i mari territoriali europei nel 2017 avrebbero immesso nell’atmosfera 62 mila tonnellate di ossidi di zolfo, 155 mila tonnellate di ossidi di azoto, 10 mila tonnellate di polveri sottili e più di 10 milioni di tonnellate di CO2. Particolarmente impressionante la stima degli ossidi di zolfo (SOx) risultata 20 volte superiore a quella emessa dall’intero comparto automobilistico circolante lo stesso anno nell’Unione europea (circa 260 milioni di veicoli).
Il Mar Mediterraneo è risultato il più colpito dall’inquinamento prodotto dalle grandi navi con circa il 90% dei porti più inquinanti (4 città su 5). Il Mare del Nord, dove da tempo è stata istituita una delle 4 zone al mondo a controllo di emissioni di zolfo (Sulphur emission control area – SECA) è invece riuscito a dimezzare l’inquinamento prodotto dalle navi da crociera.
Gran parte delle emissioni delle navi da crociera avviene nei porti, a ridosso di grandi centri abitati, dove le imbarcazioni restano ancorate per giorni con i motori accessi, necessari a far funzionare i servizi di bordo per i passeggeri.
Ma il problema è negli stessi vincoli applicati al comparto. I migliori standard per il carburante marino prevedono, ad esempio, una percentuale di zolfo (0.1%) di 100 volte superiore a quella ammessa, da ormai 15 anni, nei carburanti usati sulla terra ferma (0.001%). E al di fuori delle aree a emissioni controllate le navi da crociera e passeggeri possono utilizzare combustibili ancora più inquinanti, con un tetto massimo di zolfo dell’1,5%, mentre ai cargo è concesso di utilizzare olii con un tenore di zolfo che arrivano fino al 3,5%.
In realtà a livello internazionale si è lavorato per abbassare tali percentuali e a partire dal 2020 il nuovo limite al di fuori delle SECA dovrebbe divenire lo 0,5%. Un obiettivo ritenuto da molti ancora insufficiente: non a caso, recentemente, Ministero della transizione ecologica e solidale francese, supportato dal Ministro dell’Ambiente italiano, Sergio Costa, ha proposto di limitare drasticamente le emissioni d’inquinanti per le navi che solcano il Mediterraneo con l’istituzione di un’area a emissioni controllate sulla scorta di quanto già realizzato nel Mare del Nord.
Lo studio si conclude chiedendo eque opportunità fiscali per i sistemi di approvvigionamento elettrico in banchina rispetto all’uso dei combustibili fossili, l’attivazione di misure per la creazione di sistemi portuali a zero emissioni e infine, come più di una volta chiesto da Cittadini per l’aria al Governo, l’adozione di un’area ECA nel Mediterraneo e, in Italia, un fondo NOx, come quello che in Norvegia ha consentito di ripulire oltre 600 navi in pochi anni".




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