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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Ci siamo rotti i "cabasisi" montalbanamente parlando.
5G. Ma tutti a noi devono capitare i commenti dei seguaci di Leopold von Sacher-Masoch che anelano a mettere a repentaglio la loro salute ad occhi chiusi e per partito preso, per l'intelletto invece non corrono rischio alcuno:..
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Notizie Flash

Ferriera. Tre tromboni e due pifferi.
Ci hanno messo 22 anni per varare una soluzione che dal 2000 il Circolo Miani e Servola Respira avevano indicato, utilizzando allora i Fondi Europei disponibili per la bisogna e senza spendere una lira (si allora quella era la..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 49

SIOT festeggia, noi NO!

» Inviato da valmaura il 10 August, 2019 alle 2:54 pm

Ovviamente la stampa da solo notizia delle “ventimila candeline” formato mega petroliere che dal 1967 sono attraccate ai pontili di Zaule e scaricato le annuali 40 milioni di tonnellate di petrolio nei depositi di Bagnoli.
Il responsabile Siot italia “sottolinea la tripla parola d’ordine: salute, sicurezza e ambiente che presiede alle delicate operazioni petrolifere”. Ullallà!
Devastante quanto dimenticato attentato di “Settembre Nero” (1972) a parte, sul piccolo giornale è tutto un inno, un osanna alla Siot.
Nemmeno una parola, un accenno, al forte e disgustoso “disturbo” per l’olezzo di “benzina marcia” (il termine l’abbiamo inventato noi per ben descrivere quello che si degusta) che da tempo invade l’aria di San Dorligo e di mezza Trieste quando il vento spira dal mare (praticamente ogni sera-notte), impedendo a decine di migliaia di triestini di rinfrescare le proprie abitazioni o di godersi balconi e giardini nella calura estiva.
Insomma per il foglio locale dovremmo essere “Bechi, bastonai e pure contenti”.
Grazie buana padrone Siot, come la “stampa” locale esorta (prona a novanta e genuflessa).



Come buttare i soldi pubblici.

» Inviato da valmaura il 9 August, 2019 alle 11:01 am

Un milione e 600.000 euro pari a 3 miliardi e duecento milioni di lire!

Questa la parcella che il Comune andrà a pagare per il progetto del nuovo Museo del Mare in Porto Vecchio, al Magazzino 26.

Si badi bene solo per la realizzazione del progetto da parte di un architetto, non per la sua costruzione.

Ma lasciatelo lì dov'è e dove è sempre stato nell'appropriata storica sede fronte Rive.

La palazzina che inizialmente riportava il civico numero 1, venne edificata nel 1721, per ospitare gli uffici del Lazzaretto San Carlo e successivamente l'Arsenale di Artiglieria, che venne spostato dopo un grave incidente dal castello di San Giusto. La palazzina venne poi ristrutturata secondo il progetto di Umberto Nordio così come si può vedere oggi.


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Volare basso, prego.

» Inviato da valmaura il 7 August, 2019 alle 3:04 pm

Da un bel po’ di tempo sentiamo sparate stratosferiche in una gara al rialzo sul futuro di Trieste da far impallidire lo sbarco sulla Luna.
Quando la politica non ha di meglio da fare e soprattutto non riesce a risolvere i problemi concreti e contingenti dei cittadini si diletta in questo sport.
Ora francamente proporre la collocazione di prestigiosi istituti scientifici in quel cantiere a cielo aperto che è l’ospedale di Cattinara, e che sembra destinato a restare in queste condizioni ancora per molto tempo. Oppure quando non si è capaci di risolvere nei fatti, che a parole suon buoni tutti, lo scandalo delle condizioni in cui pazienti ed operatori si trovano a vivere, e non da oggi, il Pronto Soccorso, che ossimoro, o la carenza cronica dei posti letto aggravata dall’insensato svuotamento preventivo di cinque piani di una delle due Torri. O quando per fissare gli appuntamenti per visite specialistiche o esami ecografici, peggio per risonanze magnetiche, bisogna usare l’agenda dell’anno venturo. Ecco quando persistono queste condizioni parlare di nuova prestigiosa sede per la ricerca in questo nosocomio che da VENTI anni aspetta di essere ristrutturato fa sinceramente cascare le braccia. Per non parlare poi del Burlo Garofalo altra vittima sacrificale di questa politica incapace.
Barcola come la spiaggia di Copacana? Ma fate riandare il Tram di Opicina piuttosto!
Centinaia di migliaia di euro per i “vigilantes” privati? Ma date maggior sicurezza sociale alle migliaia di famiglie triestine in povertà assoluta per non parlare di quelle che sopravvivono con pensioni minime.
Città turistica dove albergoni e alberghini spuntano come funghi ed intanto si abbattono gli alberi e si abbandona il verde pubblico all’incuria. E si aprono cantieri grandi e piccoli che poi rimangono incompiuti per tempi lunghissimi.
Sulle tristi vicende della piscina terapeutica abbiamo recentemente scritto e non ci ritorniamo ma ci meravigliamo come da oltre un anno la roboante proposta del Parco del Mare, una cagata pazzesca direbbe il rag. Ugo Fantozzi, si sia di nuovo inabissata nell’oblio.
E potremmo continuare anche con quella “terra promessa” del Porto Vecchio che a sentire questa politica è destinato a divenire un grande bazar.
A proposito come andiamo con la Galleria di Montebello, la Ferriera, i trasferimenti dei mercati ortofrutticolo ed ittico, ca va sans dire?



Crollo Piscina. Guida pratica.

» Inviato da valmaura il 3 August, 2019 alle 1:29 pm

Fatta la premessa che se il fattaccio avesse procurato delle vittime, poche o tante che fossero, la notizia avrebbe aperto per giorni i titoli delle prime pagine dei giornali nazionali e dei telegiornali, con grave “giovamento” dell'immagine della città.
Va chiarito in sintesi che:
L'area è di proprietà del demanio statale affidata in amministrazione all'Autorità Portuale.
L'area viene concessa (la prima scadenza avverrà nel 2025) al Comune di Trieste che approva il progetto e rilascia la licenza edilizia (si immagina dopo un attento controllo) per la costruzione di una Piscina terapeutica di acqua marina e servizi annessi.
Progetto e costruzione vengono pagati dalla Fondazione CRT, che ovviamente sceglie progettista e direttore lavori (ing. Fausto, anche se il nome poi non corrisponderà alla realtà, Benussi) che poi donerà l'opera appunto al Comune.
Il Comune affiderà poi la gestione ordinaria della piscina con annessi e connessi a ditta, o cooperativa, terza. E la struttura verrà aperta diciannove anni orsono.
Nel 2016 il Comune di Trieste, retto per i primi cinque mesi dalla Giunta Cosolini e per i rimanenti sette da quella Dipiazza, evidentemente sente il bisogno di far effettuare una perizia statica sul manufatto della piscina. Il compito, fatto originale ma non inusuale, viene affidato e pagato, allo stesso ing. Benussi che per mandato della Fondazione CRT aveva progettato e costruito la stessa.
La perizia, a prima lettura meticolosa e severa, denuncia tutta una serie di criticità esistenti in particolare sulla copertura e conclude indicando i necessari lavori da effettuare entro il 2017.
Sono lavori strutturali e non ordinari e dunque dovrebbero ricadere in capo al Comune proprietario della piscina. Insomma per esemplificare: se uno ha in affitto un appartamento o una attività commerciale è tenuto a fare i lavori manutentivi ordinari (tipo riparare un rubinetto che perde) ma il rifacimento del tetto spetta per legge al proprietario dell'immobile.
Il Comune di Trieste, o chi per lui, fa iniziare i lavori più importanti prescritti nella perizia il 29 luglio 2019, dunque ben oltre il limite temporale fissato entro il 2017.
Difficile non collegare l'inizio dei lavori alla rottura del precario equilibrio che reggeva in piedi la copertura.
Analogamente difficile non chiedersi il perchè, visto il quadro peritale, tali lavori non siano stati oggetto di particolari misure propedeutiche (tipo il puntellare con impalcature e mettere in sicurezza il tetto prima della loro esecuzione e la presenza di un tecnico adeguatamente qualificato nella gestione e direzione degli stessi interventi).
Ora si possono fare qui molte ipotesi: dall'inadeguatezza del materiale utilizzato a fronte di una costante e progressiva erosione dello stesso ad opera della salsedine esterna ed interna, rafforzata dalla presenza di forte ventosità.
Dal fatto che il Comune non essendo in grado di rispettare le prescrizioni temporali della perizia da lui commissionata e pagata, con i soldi nostri, non abbia ritenuto di vietare in precedenza l'accesso del pubblico alla piscina fino all'avvenuta esecuzione dei lavori prescritti. Insomma non abbia amministrato secondo lo spirito del “ buon padre di famiglia” affidando la sorte dei suoi figli, i triestini, al caso.
PS. Stamane per simpatia è venuto giù pure un pontile al bagno Ausonia.
Ai Triestini non resta che andare a farsi benedire alla Chiesa degli Schiavoni.
Della serie: non ci crediamo ma non si sa mai.



Fu piscina terapeutica. Una sola domanda, alla Procura.

» Inviato da valmaura il 2 August, 2019 alle 3:25 pm

Cosa c'è di tanto misterioso da scoprire ed indagini magari da trascinare per anni e anni?
Sta tutto già scritto e disvelato nella perizia dell'ingegnere Benussi, incaricato dal Comune nel 2016 di indagare sullo stato della sicurezza statica della piscina terapeutica di acqua marina gestita sempre dal Comune di Trieste.
In essa perizia si scrive che “ C’era un grado di corrosione non trascurabile sui bulloni e su altre parti per cui avevo prescritto un intervento entro un anno”, come conferma oggi Fausto Benussi.
“Entro un anno”, ovvero entro il 2017.
Il crollo per collasso statico della struttura è avvenuto il 29 luglio 2019.
Ovvero tre anni dopo la perizia e due anni e mezzo dopo il limite del 2017 fissato dal perito per gli interventi manutentivi. Punto.
Il responsabile, anche dei danni materiali e per i mancati introiti e stipendi, è dunque chi ha disatteso una perizia da lui stesso richiesta in qualità di gestore della struttura.
Ovvero il Comune di Trieste nella figura del Sindaco e dei suoi collaboratori politici e tecnici che vanno tutti chiamati a rispondere e risarcire in solido con i loro beni.
Tutto il resto è marginale al fine di individuare anche le eventuali responsabilità penali (a partire dall'omissione di atti d'ufficio).
Basta acquisire la perizia in oggetto ed un calendario che indichi chi era in carica dal 2016 ad oggi: 2019.
E se possibile senza scomodare la Madonna e San Giusto.
Perché fino a prova contraria a Trieste c’è ancora qualcuno che non ha l’osso nel naso ed una sveglia al collo.




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