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'L'Eco della Serva'
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Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Giorni orsono alcune migliaia di persone sono sfilate in corteo per Trieste sul tema “Aprite i porti e siamo tutti umani”. Lodevolissima iniziativa. In questi mesi, ma potremmo dire anni, nessuna forza politica è mai..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 45

Discorso sulla triestinità (azzardata e semiseria sintesi storica)

» Inviato da valmaura il 9 April, 2018 alle 1:43 pm

Lasciamo perdere le origini di Tergeste ed il dominio Romano, poi il Patriarcato di Aquileia e la Serenissima Repubblica di Venezia, in continua espansione territoriale per la semplice ragione che aveva infinita e progressiva fame di boschi per il legname delle navi, come l’arrivare ad un passo della Val Pusteria dimostra. Qui le ambizioni “imperialiste” erano già soddisfatte dai porti delle colonie venete di Muggia e Capodistria.
Ma nella seconda parte del 1300 Trieste, libero Comune di 5000 anime e poi signoria patrizia, pur di non dover combattere e difendere la sua libertà cercò qualcuno che lo facesse per lei. Infatti i triestini si consultarono e cercarono un’alternativa a Venezia. Provarono a dichiarare fedeltà al Patriarca di Aquileia ma Marquardo di Randeck muore, ci riprovarono con un’entità più forte, il comune di Udine a cui chiesero di difendere l’autonomia di Trieste ma la riposta fu debole e insoddisfacente (la famiglia più potente di Udine era filo veneziana), restarono solo i duchi d’Austria, gli Asburgo.
Potente famiglia feudale che aveva le sue terre a cavalcone tra la Svizzera e l’Austria, e che recentemente aveva acquisito il controllo del feudo di Duino con l’omonima rocca.
Nel 1382 dunque Trieste abdicò alla sua indipendenza e si donò agli Asburgo.
Storia a parte riguarda la “fortezza” cittadina: il Castello di San Giusto che anche sotto l’Austria non combattè praticamente mai perché si arrese sempre quasi subito. Ne sono visibile testimonianza anche le due palle di cannone incastrate nel frontale della Cattedrale sparate dalle navi di Napoleone. Alla terza il castello alzò bandiera bianca.
Scivolando alla Grande Guerra, non brillò certamente per coraggio il 97 reggimento di fanteria dell’esercito austroungarico, composto da triestini, mandato sul fronte della Galizia, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “demoghela”.
In questo periodo storico le fortune commerciali e soprattutto portuali della città videro tra i suoi artefici esponenti delle più svariate comunità non “indigene” da quella Greca, a quella Serba, a quella ebraica e tedesca.
Nella seconda guerra mondiale la tanto rimpianta Austria fornì al Partito Nazista un numero di iscritti superiore alla stessa Germania, in proporzione alla popolazione, e di dirigenti e criminali di guerra.
A Trieste nacque e visse la sua gioventù Odilo Lotario Globocnik, triestino “domacio”, figlio di un impiegato austriaco e di una slovena. Uno dei più feroci criminali di guerra del Terzo Reich. “Globus” fu mandato ad aprire i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, dove furono liquidati centinaia e centinaia di migliaia di ebrei polacchi, e non solo, prima di venir rispedito nella natale Trieste a comandare il corpo delle SS e della Gestapo e ad aprire il campo di concentramento e sterminio della Risiera di San Sabba (circa 5000 tra antifascisti, ebrei, sloveni massacrati e bruciati nel forno crematorio).
Ovviamente per far funzionare la loro rete poliziesca gli occupanti nazisti avevano bisogno della piena e fattiva collaborazione dei fascisti triestini. Che ottennero oltre ogni misura ed aspettativa.
Così come ottennero subito la pronta collaborazione degli industriali locali, di cui un esponente fu nominato Podestà, fantoccio, dagli occupatori tedeschi.
La seconda parte del processo per i crimini commessi in Risiera, quella riguardante proprio il diffuso collaborazionismo locale, fu più volte annunciata ma mai aperta. Sarebbe il caso che qualche serio storico se ne domandasse le ragioni.
Nel secondo dopoguerra, dopo l’amministrazione angloamericana (1945-1954) ed il trattato di Pace che istituì un Territorio Libero di Trieste, per decenni, come un fiume carsico, delle minoranze politiche, numericamente assai sparute, a lustri alternati risollevarono la questione giuridica del TLT, contestando l’amministrazione italiana.
Spesso anche su questa pagina articoli e commenti ne hanno (ri)sollevato la questione anche dopo le nostre posizioni di forte critica sull’operato del Regno di Spagna contro la volontà del popolo Catalano.
Siamo arrivati a proporre l’indizione di un referendum consultivo, ovvero indicativo delle opinioni dei residenti nella ex provincia di Trieste (Zona A). Per la parte ora amministrata da Slovenia e Croazia (ex Zona B) ci è parso per il momento inattuabile.
Proprio per verificare la volontà dei residenti ed eventualmente rafforzare la strada, unica battuta, giudiziaria dei contenziosi legali italiani, europei ed internazionali, dagli attuali sostenitori di Trieste Territorio Libero. Consci che nessun trattato, per di più ultrasettantennale, si può applicare ed imporre contro la volontà di chi fa parte della nostra comunità, ed ovviamente viceversa.
Abbiamo ottenuto solo critiche e talvolta insulti da parte delle minoranze organizzate che tengono in vita, soprattutto nelle aule dei tribunali, la tesi indipendentistica quasi temessero una “conta” seppur consultiva.
Alle recenti elezioni politiche orbene questa conta di fatto c’è stata. Il 70% dei triestini ha votato nonostante i ripetuti inviti all’astensione, od al non voto motivato attivo.
Su queste pagine poi in occasione di tre recenti articoli sullo spontaneo, e preoccupantemente diffuso, collaborazionismo verso gli occupanti nazisti prima e yugoslavi poi, alcuni commentatori hanno tentato di difendere la “bontà” della “razza” triestina contrapposta ai “regnicoli ‘taliani” sentina di tutti i mali, per non parlare degli istriani.
Un discorso di stampo negazionista molto pericoloso perché teso a non fare i conti con la propria storia, con il passato della città e dunque una inevitabile condanna a ripeterlo. Speriamo proprio di no, anche se spesso la violenza verbale di certi commenti lasciava intravvedere un astio ed un rancore altamente dannosi.
Ci scuserete dunque se abbiamo voluto sintetizzare, con la inevitabile superficialità ed un pizzico di ironia la storia della nostra comunità, anche saltando episodi importanti come il flusso migratorio di oltre 50.000 triestini verso l’Oceania e le Americhe nella prima metà degli anni Cinquanta del Novecento. La famiglia di mio zio fu tra questi e la sua destinazione fu Melbourne.




Grande “Puzza”? Grandi balle ed incapacità!

» Inviato da valmaura il 7 April, 2018 alle 1:25 pm

Pubblichiamo qui sotto quanto scritto quasi due anni fa.
Ci permettiamo di osservare che se non ci stupisce il modus operandi del piccolo giornale nei suoi “vertici” redazionali, non ci stanchiamo invece di stupirci di come la quarantina di persone che dichiarano di praticare il mestiere di “giornalisti”, e qui non includiamo gli esterni pagati un tanto ad articolo, e che ricoprono pure incarichi direttivi all’Ordine ed al Sindacato e che tanto predicano di etica, doveri e professionalità, da anni tacciono su questa invereconda situazione che viene spacciata ai lettori triestini, sempre meno per fortuna, come “informazione”.

La buona, utile, Politica (con la “p” maiuscola)
Questa qui sotto, la mozione, è l’esempio concreto di cosa significa strare nelle istituzioni facendo l’interesse dei cittadini e risolvendo i problemi.
L’incredibile è che da un anno e mezzo a farlo è l’unica eletta della Lista civica NO FERRIERA Si Trieste in Comune. Tutte le altre forze politiche con decine di consiglieri sono di fatto inani, certo anche il tombino ed il buco sul marciapiede sono importanti, ma …
Questa iniziativa è la prima di sei di valenza cittadina, e vale come esempio per ogni nostro quartiere, che Aurora Marconi ha presentato, e sono gli atti più importanti e significativi tra tutti quelli passati in Comune.
Poi sta ai cittadini capire e muoversi di conseguenza. Non temete, come per le altre, il piccolo giornale come Telecamberquattro e la Rai non ne hanno mai dato notizia, impegnati come sono a spiegare quanti caffè hanno preso Tondo e Cosolini, e dove ha fatto la spesa la Savino.
E non preoccupatevi nessuno dei sinceri “democratici” di vecchio e nuovo conio protesterà per l’ennesima censura.
E’ dal 2000 che tacciono in cambio di uno spazietto e di una intervistina. E il Vaffaday sull’informazione? Ma era uno scherzo, suvvia.
Proprio due giorni orsono (aprile 2018) la nostra Consigliera ha presentato una interrogazione per ottenere precise risposte dalla Polli sulla questione Depuratore, anche perché da giorni i quartieri sono ammorbati da un tanfo irrespirabile.

LISTA CIVICA
NO FERRIERA-SI TRIESTE
VII Circoscrizione del Comune di Trieste
Servola-Chiarbola-Valmaura-Borgo San Sergio

Oggetto: depuratore fognario

MOZIONE

- Viste le richieste avanzate, a partire dal 1998 con manifestazioni, cortei ed assemblee promosse dal Circolo Miani, alle quali erano ripetutamente intervenuti gli allora amministratori comunali ed i direttori di ACEGAS/APS, oggi Gruppo Hera, di copertura delle vasche di decantazione dei liquami, fino ad oggi a cielo aperto, per eliminare l’insopportabile, nauseabondo lezzo di escrementi proveniente dalle vasche, che investe i rioni limitrofi e talora arriva fino al centro città;

- Vista la tragedia occorsa nell’ottobre 2001, in cui persero la vita due giovani operai triestini a causa dell’esalazione dei gas sul fondo di una delle due vasche di decantazione mentre ne eseguivano la pulizia e la manutenzione,

- Viste le ripetute assicurazioni degli allora amministratori comunali e di ACEGAS/APS, a partire dal fax inviato al Circolo Miani dall’allora assessore comunale ai Lavori Pubblici Uberto Fortuna Drossi (giunta Illy) sull’avvio di una gara d’appalto da parte del Comune per la copertura delle vasche in questione;

- Appreso dalla viva voce dell’assessore Polli, nel corso della seduta di lunedì 26 settembre c.a. del Consiglio della VII Circoscrizione, che i lavori in corso per il rifacimento del depuratore fognario, fuori legge normative UE da ben 12 anni, non prevede la copertura delle due vasche di decantazione;

IMPEGNA

Il Presidente della VII Circoscrizione ad attivarsi presso l’assessorato competente affinché intervenga prontamente al fine di garantire il rispetto degli impegni presi più volte dal Comune di Trieste dall’ACEGAS /APS nei confronti dei cittadini, ovvero di garantire l’immediata attuazione della copertura (peraltro semplicissima da eseguire, assai poco costosa e vantaggiosa per la riduzione dei tempi di ossidazione e depurazione degli escrementi, ivi stagnanti, dei 205.000 cittadini di Trieste ) delle suddette vasche nel contesto dei lavori in corso di esecuzione, al fine di tutelare la salute e la qualità della vita di decine di migliaia di abitanti.

Per la
LISTA CIVICA
NO FERRIERA-SI TRIESTE
Aurora Marconi
f.to Aurora Marconi

Trieste, 12 ottobre 2016




Scandaloso Comune.

» Inviato da valmaura il 6 April, 2018 alle 12:11 pm

E scandalosa l’assessora (in)competente Polli.

 Due anni sono passati ed i giardini sono ancora e sempre più inquinati!

Tutto il resto sono chiacchiere.

Questa assessora che va in Settima Circoscrizione tutta fresca e pitta, felice dall’aver appena visitato il “nuovo” depuratore fognario di cui ha una ricca brochure in mano, ed alla prima domanda se le vasche fognarie di decantazione a cielo aperto, tra Chiarbola e Servola, degli escrementi di 205.000 triestini verranno finalmente coperte, risponde secca NO.

Questa assessora che sullo stesso argomento e sempre in Settima Circoscrizione (da Aquilinia a Chiarbola compresa) tre mesi dopo risponde alla stessa domanda invece SI.

E infatti in questi giorni passando per la galleria della Superstrada (sic!) sotto Servola, pure con i finestrini sigillati ci si ritrova in un amen l’abitacolo trasformato in una camera a gas fecale.

Le aree verdi inquinate, compreso il giardino e campo giochi per bambini della scuola di via Praga, a due anni di distanza sono sempre più inquinate. Ed il Comune ha i soldi regionali in cassa (356.000 euro) inutilizzati appunto da due anni.

Sparare sulla Croce Rossa sarebbe chiedersi in quali condizioni sono ad esempio le aree verdi ed i campi giochi da viale Romolo Gessi al Nido d’infanzia di via Valmaura.

Unica sola cosa che il Comune ha fatto è stato togliere dal documento ufficiale il nome della Ferriera tra le fonti dell’inquinamento. E questi volevano chiuderla in 100 giorni!




Gentili lettori. Parliamo di Trieste.

» Inviato da valmaura il 5 April, 2018 alle 1:07 pm

Tanto, ma non tantissimo, diciamo la realtà, stupore o scalpore ha suscitato l’articolo in cui si rendeva pubblica, e non per la prima volta, la notizia storica che Trieste fu tra le città occupate dai tedeschi nella seconda Guerra Mondiale (1943-1945), e poi nel periodo dei quaranta giorni dell’occupazione del Nono Corpus Yugoslavo, quella che in Europa ebbe il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i nazisti, in rapporto ovviamente al numero degli abitanti, attraverso moltissime delazioni anonime e non.
Lo stesso avvenne nei successivi quaranta giorni dopo la Liberazione con l’unica differenza che passata una settimana il comandante della piazza, un generale croato, emise un ordine pubblico che informava come il Tribunale del Popolo, insediato presso l’attuale Tribunale, non avrebbe più preso in considerazione le denuncie anonime, tante esse erano.
Ora sappiamo tutti che la molla “delatoria” più che dall’adesione ideologica era motivata dalla bramosia di denaro, dal prendere i beni mobili ed immobili dei denunciati e deportati senza ritorno, dal rancore e dall’invidia. E nessuna pietà per la sorte dei denunciati turbava i sonni dei delatori.
Questo fatto ha scandalizzato alcuni lettori che lo considerano, nei loro commenti, un attentato alla “razza triestina”, passateci la sintesi. Alcuni sono giunti, digiuni completamente delle basilari conoscenze storiche dell’amata Trieste, ad accusarci più o meno velatamente di falso, mettendo in dubbio la verità storica da noi ripubblicata.
Sgombriamo il campo subito dalle tesi di questi “negazionisti”.
I tedeschi si sa, ed i nazisti non facevano eccezione, erano sempre molto meticolosi nello scrivere ogni cosa e nello riempire pratiche su fascicoli. Quando gli Alleati misero piede a Berlino, gli Americani trovarono intatti i vari archivi dei comandi centrali delle SS: il triestino Globocnik, ad esempio, aveva “lavorato” per due anni presso gli “EinsatzKommando”, e li spedirono negli States dove si trovano, riversati in microfilm per facilità di consultazione e ricerca, presso gli Archivi di Stato USA.
Storici di tutto il mondo ne hanno scritto in tutte le lingue, e diverse volte ad esempio la notizia è comparsa nelle ricerche e nei saggi degli storici locali, non letti quasi mai da chi discetta sulla “purezza” triestina. Dimenticando spesso e volentieri che le fortune emporiali della città, sotto l’Austria, si devono soprattutto ad imprenditori ed armatori Greci, Serbi, Tedeschi o alla comunità ebraica, qui stanziati.
Nessuno, o quasi, ha colto la chiusa del nostro pezzo: ogni volta che il Gauleiter della Carinzia che aveva giurisdizione anche sull’Adriatische Kuenstenland (Litorale Adriatico) inglobato a pieno titolo nel Grande Reich nazista veniva a Trieste, in ogni occasione pubblica faceva suonare l’Inno a, o di, San Giusto. E perché? Semplice voleva far forza sulle nostalgie austriacanti di parte dei Triestini per far dimenticare la parentesi italiana e far meglio accettare la nuova identità tedesca.
Ora francamente leggere in alcuni commenti la rivendicazione di una razza e di una etnia triestina, “pura” nei secoli, scaricando ogni peccato sui cosiddetti “regnicoli” anche a distanza di quasi 80 anni dalla fine del Regno d’Italia, pur di evitare di fare i conti con il proprio passato, condannandosi così a ripeterlo in futuro, è disarmante.
Un’ultima cosa. Questa pagina, Circolo Miani, come quella analoga di NO FERRIERA Si Trieste, è una pagina “aperta” a tutti i lettori, anche a quelli non registrati su Facebook.
Essa viene aggiornata praticamente ogni giorno con articoli, avete letto bene: articoli, di nostra produzione, con foto e video correlati, con un vero e proprio lavoro, non retribuito, giornalistico. Sconosciuto purtroppo in questa città condannata alla disinformazione del piccolo giornale, di TeleCamberQuattro e della Rai regionale.
L’unica differenza è che non vi facciamo pagare il costo di un giornale o di un abbonamento televisivo. Lo facciamo da giornalisti, quelli veri non un numerino progressivo nella casta di un Ordine corporativo retaggio del Regime fascista.
Qualcuno si scandalizza che vi chiediamo, come stimolo e gratificazione, di mettere almeno il vostro “Mi Piace” alle nostre Pagine? Noi non ci stupiamo invece più nel constatare la pigrizia di tanti lettori, e si che ne contiamo decine di migliaia a settimana, che pur invitati non riescono a fare nemmeno questo gesto.
E’ il DNA di Trieste, bellezza!

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Nella prima foto l'ufficio di "Globus": il comando delle SS in piazza Oberdan.




Il DNA di Trieste. Lo sapevate che …

» Inviato da valmaura il 3 April, 2018 alle 2:05 pm

Francamente qui siamo al grottesco ma anche all’inquietante, soprattutto nello zelo delatore e spontaneo dei triestini, che disvela una natura, diremmo, cattiva e rancorosa.
Non molto diversa di quella che spinse una percentuale alta di concittadini a inondare di denuncie anonime e non il comando delle SS di piazza Oberdan negli anni 1943/45 tali da spingere il comandante, “il Boia di Lublino” Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, a scrivere una pressante richiesta ad Adolf Eichmann al Comando centrale delle SS a Berlino, per urgente invio di personale ispettivo per dare corso a tutte le denuncie.
Dagli archivi delle SS alla Tiergartenstrasse di Berlino sequestrati dalle truppe americane emergerà che Trieste fu la città, nell’Europa occupata dai nazisti, con il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i tedeschi.
Analogamente, durante i 40 giorni dell’occupazione Yugoslava di Trieste, una settimana dopo la liberazione, il Comandante della piazza, un generale croato, fece affiggere sui muri della città un manifesto dove si comunicava che da quel giorno il Tribunale del Popolo, istituito per processare i collaborazionisti nazisti e fascisti, non avrebbe più preso in esame le denuncie anonime. Perché anche allora tantissime erano state le delazioni spontanee, anonime e non.
La ragione di questo comportamento evidentemente insito nel DNA dei triestini?
Non certo una adesione a due ideologie per altro contrapposte, ma semplicemente la volontà di regolare vecchi rancori personali, invidie, bramosie di ricchezza (le delazioni erano premiate con denaro e beni, mobili ed immobili magari dei denunciati).
Per questo il Gauleiter della Carinzia da cui dipendeva Trieste, Friedrich Rainer, quando veniva in città, faceva suonare l’Inno a San Giusto, anche alle prime teatrali.





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