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Circolo Miani » News Correnti » Page 40

Trieste. Porto che vai affari che trovi.

» Inviato da valmaura il 12 December, 2019 alle 1:20 pm

Della serie: Marchese del Grillo. “ Perchè io sò io e voi non siete un c...o”.

Due domande due.
Al Presidente dell'Autorità Portuale del Nord Adriatico, insomma a Zeno D'Agostino, reputato persona capace. Perchè non invita, è un eufemismo, perentoriamente gli operatori navali mercantili e turistici ad adottare le misure esistenti atte al contenimento delle emissioni nocive nelle navi che fanno scalo a Trieste?
Ad iniziare da quelle che attraccano alla Stazione Marittima ed al Pontile Siot, la cui proprietà non cessa di auto incensarsi costantemente sulla stampa locale supina e prona, a novanta. Mentre da anni ammorba il nostro territorio con i fumi di petrolio.
E come mai vista attualità ed importanza della questione per la nostra comunità il baldo e coraggioso giornalismo nostrano, quello modello “cane di guardia” dei cittadini che al confronto il chihuaha di Paris Hilton sembra una belva feroce, non apre bocca pur con tutti i convegni e gli “speciali” che organizza su Porto e Turismo?
Il silenzio della politica non ci stupisce: ignoranza e soldi spiegano tutto.
Quanto al silenzio delle “voci dei padroni”, capiamo che il potere economico e promozionale degli armatori è rilevante e che la pubblicità è tutto, quando le vendite sprofondano, e soprattutto quella pagata quasi giornalmente delle ditte di pompe funebri, da una volta di più la misura dell'informazione, scusate la bestemmia, scritta e televisiva locale.
Per chi volesse approfondire.
TERRA E ACQUA Chi viaggia sulle imbarcazioni inquina fino a 5 volte in più rispetto a chi si muove su strada : 139mln Tonnellate di Co2 L’effetto della mobilità via mare nel continente nel 2018.
Co2, navi peggio delle auto Per MSC il record europeo.
IL RAPPORTO SUL CLIMA. La flotta di Gianluigi Aponte è al primo posto per anidride carbonica. I “gas serra” prodotti dal trasporto marittimo nel Belpaese eguagliano il traffico di Roma, Milano, Torino e Bologna.
L'italo–svizzera Mediterranean Shipping Company (Msc) è la campionessa marittima del cambiamento climatico nell’UE. Le sue 362 più grandi navi–cargo emettono 11 milioni di tonnellate di CO2 (il più diffuso gas a effetto serra), più di qualsiasi altra società navale europea.
La 2ª più grande compagnia porta–container al mondo si aggiudica l’8º posto nella top 10 dei maggiori inquinatori d’Europa. L’azienda, fondata nel ’70 a Napoli dall’imprenditore Gianluigi Aponte e oggi basata a Ginevra, gareggia con le peggiori centrali termo–elettriche a carbone e sovrasta Ryanair che si colloca al decimo posto. Contrariamente a quanto previsto per gli impianti di produzione energetica, l’UE non obbliga tuttavia MSC e le altre compagnie navali (neppure quelle aeree) a ridurre le loro emissioni, indebolendo di fatto i propri sforzi per contrastare il riscaldamento globale.
IL RECORD DELLA MSC è sancito dal rapporto della Ong Transport & Environment, ottenuto in anteprima dal FattoQuotidiano. L’analisi si basa sui dati che, a partire dal 2019, le società di navigazione devono comunicare all’UE. Il regolamento adottato nel 2015 impone loro di monitorare e pubblicare ogni anno i consumi di carburante e i volumi di CO2 per l’insieme delle tratte effettuate sia all’interno dello Spazio Economico Europeo (UE più Norvegia, Islanda e Norvegia) sia tra questo e i porti dei Paesi d’oltreoceano. Tale obbligo copre tutte le imbarcazioni con una stazza lorda superiore alle 5.000 tonnellate.
Nel 2018 (primo anno di riferimento) il settore marittimo europeo, merci e passeggeri insieme, ha riversato nell’atmosfera circa 139 milioni di tonnellate di CO2 (più del trasporto automobilistico, secondo il report della Ong). Quasi il 10% proviene dalle navi in entrata e uscita in Italia, una percentuale equivalente a tutto il gas a effetto serra del traffico urbano di Roma, Milano, Torino e Bologna. Rispetto alla media dei passeggeri stradali, quelli che s’imbarcano sulle navi da viaggio (come MSC Crociere, 4º gruppo mondiale nel settore turistico) sporcano l’aria fino a 5 volte in più. E addirittura 6 volte in più se si considerano i più stringenti standard ambientali che si applicheranno alle vetture dal 2021 in poi.
LA STRAGRANDE maggioranza della CO2 (oltre l’80%), infatti, è riversata dal trasporto marittimo di container merci. Questo, sviluppatosi nei primi anni ’50, è più che triplicato dal 2000, incrementando le sue emissioni nell’UE di 26 milioni di tonnellate (il 19% in più) dal 1990 a oggi. A primeggiare nel mercato mondiale dei container, nonché nell’inquinamento atmosferico nel Vecchio Continente, sono appunto le società europee.
Le prime quattro (oltre a Msc, ci sono Maersk, Cma Cgm, Hapag-Lloyd) totalizzano la metà delle emissioni complessive del settore cargo, il cui 42% è imputabile al trasporto di beni di consumo. Per farci recapitare via mare smartphone e tv, automobili, vestiti, frutta e cibi surgelati, medicine, mobili, e altri articoli di uso quotidiano, contribuiamo annualmente a un rilascio di quasi 60 milioni di tonnellate di CO2. Un volume pari alle emissioni di tutte le 38 milioni di autovetture italiane.
Il trasporto di carburanti (petrolio, carbone, gas) e di materie prime per l’industria contribuiscono invece al 20% della CO2 marittima del l’Ue. La metà delle flotte cargo europee ha messo 22 milioni di tonnellate in più a causa del divario di prestazione ambientale tra le operazioni in mare e gli standard di progettazione delle imbarcazioni. Una serie di asimmetrie legislative fanno si che il trasporto navale remi contro la lotta al cambiamento climatico.
DA UNA PARTE, l’UE accorda al settore 24 miliardi di euro all’anno in agevolazioni fiscali per i combustibili fossili. Dall’altra non lo ha ancora inserito nel sistema di scambio di quote di emissioni (Eu Ets), in base al quale le aziende altamente inquinanti devono rispettare determinati tetti di CO2. Ciascun operatore ha due modi per rimanere entro la soglia massima: o taglia le proprie emissioni in eccesso investendo in tecnologie ed energie più pulite oppure le compensa comprando crediti (o permessi di inquinare) corrispondenti ai quantitativi di CO2 tagliati da altri operatori.
Le compagnie navali europee, attualmente, non devono adottare né l’una né l’altra opzione, potendo quindi continuare a costo zero e non avendo alcun incentivo a passare a carburanti e motori ecologici.
Per oltre 20 anni, l’Ue ha tentato inutilmente di assoggettarle all’Eu Ets, negoziando in seno all’Organizzazione Marittima Internazionale l’estensione di un sistema simile a tutto il mondo per evitare di penalizzare le proprie flotte rispetto alla concorrenza estera. Lo stesso Protocollo di Kyoto sul cambiamento climatico, firmato nel ’97, chiedeva di trovare una soluzione per il trasporto marittimo. Nel 2018 si è giunti a un accordo su un piano d’azione globale che, però, non si è ancora tradotto in azioni concrete. Il neopresidente eletto della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato di voler rimediare.
Tutto da vedere.
*MobileReporter/European Data Journalism Network




Trieste. Navi “bianche” o navi “nere”?

» Inviato da valmaura il 11 December, 2019 alle 12:31 pm

Riceviamo da Giorgio Iaksetich e volentieri pubblichiamo.

Il recente aumento degli arrivi delle grandi navi da crociera alla Stazione Marittima di Trieste viene sbandierato come una grossa conquista e un successo dovuto agli sforzi della Regione e del Comune volti a promuovere Trieste come polo turistico a livello regionale e nazionale. Inoltre è risaputo che le recenti problematiche emerse a Venezia a causa della presenza di queste navi hanno imposto il dirottamento di numerose navi verso Trieste.
La presenza delle grandi navi da crociera viene presentata come portatrice di ricchezza per la città, non solo per gli aumentati introiti di Trieste Terminal Passeggeri ma anche per la presunta presenza di migliaia di turisti che, secondo alcuni, spenderebbero considerevolmente nei locali e nei negozi della città.
La realtà è ben diversa. Mentre gli introiti per la TTP sono innegabili, i vantaggi per la città e gli esercenti sono solo presunti e non sono stati mai quantificati in maniera attendibile.
Sta di fatto che, vivendo sulle Rive, ciò che balza all'occhio è che la quantità di turisti che oltrepassano le transenne e si avventurano in città è, a dir poco, esigua. La quasi totalità dei turisti, infatti, viene caricata sulle decine di autobus che affollano la zona parcheggi di fronte alla Stazione Marittima che li trasportano verso altre destinazioni.
Sono pochissimi quelli che effettivamente spendono qualche ora in città. Parlando con gli esercenti delle Rive, nessuno segnala alcun incremento d'affari in concomitanza con la presenza delle navi, fatta esclusone per qualche caffè e birra consumati da qualche saltuario membro dell'equipaggio che scende a terra durante la sosta.
Sarebbe quindi indispensabile a questo punto effettuare delle ricerche sistematiche e attendibili sull'effettivo ritorno che la presenza di queste navi ha sull'attività commerciale di Trieste. Sì, perché a fronte di questa presunta 'ricchezza', gli inconvenienti arrecati alla città dalla presenza di queste navi sono in realtà enormi.
E' risaputo infatti che queste navi sono costrette a mantenere i motori accesi durante l'ormeggio per poter garantire i servizi di bordo che necessitano di una quantità enorme di energia. E' assodato anche (esiste una letteratura sterminata in materia) che una sola di queste navi inquina come milioni di automobili in quanto utilizza combustibili grezzi di infima qualità con un potere inquinante enorme.
Mentre nel nord Europa e in America la regolamentazione per gli scarichi durante l'ormeggio è divenuta più stringente negli ultimi anni, imponendo alle compagnie che gestiscono le navi da crociera l'utilizzo di combustibili più raffinati durante l'ormeggio, nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo non esiste alcun controllo e la maggior parte di queste navi, per risparmiare, continua ad utilizzare durante l'ormeggio lo stesso combustile che viene utilizzato durante il viaggio.
Ciò comporta un inquinamento altissimo delle aree prospicienti l'ormeggio, con dimostrate conseguenze sulla salute della popolazione delle aree portuali frequentate dalle grandi navi da crociera che riporta un'incidenza di forme tumorali e malattie delle vie respiratorie di gran lunga superiore a quella delle popolazioni di altre zone.
All'inquinamento prodotto dalle navi si aggiunge quello causato dalle decine e decine di autobus che si assiepano nel parcheggio delle Rive e che mantengono i motori accesi per ore in attesa dei passeggeri. Durante una giornata senza vento, l'odore di idrocarburi presente nella zona attorno alla Stazione Marittima non ha bisogno di sofisticate misurazioni strumentali per essere rilevato.
Infine, la continua chiusura dei parcheggi nell'area delle Rive causa dei disagi non indifferenti alla popolazione locale e ai turisti che arrivano a Trieste non per imbarcarsi su degli autobus, ma per spendere il loro tempo e il loro denaro in città.
A fronte di tutto questo, è assolutamente indispensabile valutare con urgenza delle soluzioni volte a dirottare l'ormeggio delle grandi navi verso aree dove le conseguenze inquinanti e i disagi arrecati alla cittadinanza sarebbero meno devastanti, come per esempio il Porto Vecchio o altre aree del porto di Trieste. Un dirottamento in aree adeguatamente attrezzate e più lontane dal centro della città potrebbe in qualche modo risolvere il problema, evitando gli innegabili disagi che le navi arrecano, senza rinunciare agli introiti del TTP e del presunto indotto, che comunque rimane da quantificare in maniera accurata e attendibile.
https://wp40.ilfattoquotidiano.it/…/smog-in-europ…/5233755/…




Io non mi rassegno.

» Inviato da valmaura il 7 December, 2019 alle 12:52 pm

Un nostro lettore commenta “il problema alle votazioni è sempre la mancanza di alternative.
Come diceva giustamente Grillo (che continuo a reputare un pessimo politico ma un buon comico) in uno spettacolo di una quindicina d'anni fà, "in Italia purtroppo non possiamo mai scegliere tra il bene e il male. Alle votazioni tocca sempre scegliere tra il male assoluto e l'un pochino meno peggio"... “

Io non credo all'ineluttabilità, al fato cinico e baro. Insomma la vita è quella che noi ci facciamo, anche in una politica che decide, a partire dal Comune e Regione, come la vivremo.

L'alibi della rassegnazione, della pigrizia, della delega e dell'abitudine non regge più.

Inutile andare ai seggi se poi il giorno dopo al bar ci si lamenta e si brontola.

Ognuno di noi è in teoria protagonista delle scelte, che invece subisce fin sulla porta di casa, se non addirittura dentro.

Amministrare una comunità è questione di capacità, conoscenza, rispetto ed umanità.

Non una questione ideologica, una fede partitica o religiosa.

Ed allora le persone devono impegnarsi in prima persona, e se non lo fanno a tutela della loro qualità della vita e del loro futuro, e di quella delle loro famiglie, per cosa dovrebbero battersi?

Certo ognuno di noi ha pronte mille scuse per defilarsi, certo si può sempre sperare di non aver mai bisogno di un Pronto (?) Soccorso o di un servizio pubblico minimamente decente. Ma prima o dopo quel tempo arriva per tutti e francamente lamentarsi a “babbo morto” non serve a nulla.

Ed allora non esiste solo la scelta tra “il male ed il meno peggio”.

Esiste una alternativa gigante ma che tutti fingono di non vedere magari in attesa dell'arrivo provvidenziale di un “principe azzurro” al quale affidarsi.

Non è così, se non nei sogni e nelle favole.

Ed allora questa alternativa bisogna costruirla assieme, tra noi persone normali che desiderano vivere e non sopravvivere, che credono in questa nostra Trieste e vogliono renderla il posto dove garantirsi un futuro migliore, per noi e per tutti.

Altrimenti basta uscire di casa ed infilarsi nel primo bar per lamentarsi, o attaccarsi alla tastiera a tragicomica imitazione del Crozziano Napalm51.

Così è se vi pare. Buona domenica.




Trieste. Monumenti distrutti e statue equestri.

» Inviato da valmaura il 4 December, 2019 alle 2:43 pm

Il 2019 che si sta chiudendo non è stato un buon anno per Trieste, visioni fantasmagoriche del podestà e del suo omonimo alla Camera di Commercio a parte.

Tra alberi abbattuti e verde urbano abbandonato, cementificazioni sul lungomare, crolli di piscine e bagni, cantieri fermi o sopesi (dalla ex caserma di Roiano agli Ospedali di Cattinara e Burlo), alla fiaba de “sor Intento” del Tram di Opicina, e alla proliferazione, come funghi dopo una pioggia, di transenne per lavori di manutenzione in ogni angolo di Trieste, transenne che oramai sono entrate a far parte fissa del paesaggio urbano.

Lo stesso servizio di rimozione delle immondizie, a fronte di una aumento della tassa, fa acqua da tutte le parti con le benedette “isole ecologiche”, che fa tanto “in” così appellarle, tramutate a turno in minidiscariche pubbliche.

E questo è solo la superficie, che i problemi più seri (dal degrado delle periferie, alle emergenze povertà e casa, alle prospettive di un lavoro ed alla tutela di salute e qualità della vita, tanto per citare i primi) sono rimasti irrisolti, e non da oggi.

Certo poi si spendono ben oltre Cinquecentomila euro per le effimere luminarie, e si lascia un uomo a decorare da centinaia di giorni il pontone Ursus, come un Babbo Natale che non scende dalle stelle, al posto della passata Cometa.

Si inaugurano ipermercati a iosa e si desertifica il commercio locale, specialmente rionale, impoverendo viepiù i quartieri. C'è la corsa ai nuovi alberghi a quattro o più stelle mentre al Silos famiglie bivaccano tra le immondizie da anni. Però si armano i “Tubi”.

Non ci divertiamo a dover scrivere quasi ogni giorno di e su questo, né a rispondere a commenti di politici che in altro civile paese, dunque non Trieste e non l'Italia, sarebbero cacciati su due piedi.

Ecco prepariamoci a dare il benvenuto all'ebreo fattosi cittadino del Mondo per salvarlo, sempre che qualcuno se lo ricordi, e non per una luminaria, che lui stava povero tra gli ultimi.




Silos Trieste.

» Inviato da valmaura il 3 December, 2019 alle 12:19 pm

Una inefficienza da far spavento, che il tempo per lo stupore è ampiamente scaduto.

Questa amministrazione comunale, del “fare” come ama citare il podestà, dimostra una assoluta incapacità, e da qualunque parte la si prenda, e si che ritenevamo che peggio di Cosolini fosse difficile fare.
Prendiamola dal Silos, una vicenda bandiera della propaganda dei due vicesindaci leghisti, prima Roberti ed ora Polidori. A tre anni di distanza tutto è come prima, basta pigliare gli articoli del piccolo giornale scritti allora e cambiare le date: una fotocopia anche nelle foto.
Lo stesso si potrebbe dire per la vicenda di via Sant'Anastasio-via Udine.
Ora per chi lancia proclami sui “muri” di 240 chilometri, sulle “ronde”, sui “porti chiusi”, sulle espulsioni di massa, non riuscire a risolvere in 36 mesi neppure l'accampamento di qualche decina di persone all'interno dei ruderi del Silos in pieno centro città è incredibile.
E si che inibire l'accesso ad un vetusto stabile, per quanto grande sia, non è opera difficile. Convogliare le persone che vi si dirigono nei centri di provvisoria accoglienza non sembra azione impossibile. Certo queste persone devono farsi identificare e se lo rifiutano allora semplicemente devono essere espulse dall'Italia entro 48 ore.
Non è questione difficile da comprendere e realizzare.
Ed invece no. Come lasciare un uomo da centinaia di giorni appollaiato in cima all'Ursus, torto o ragione che abbia, è di una rara disumanità a cui i triestini sembrano aver fatto insana abitudine.
Sono cose forse leggermente più importanti della “gobba” della Cometa, o ci sbagliamo?





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