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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Laminatoio a caldo e “giornalismo” a freddo.
Le sorprese della censura talvolta sono anche divertenti. ..
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Trieste Verde. A cosa diciamo no!
Dicemmo no alla progettata Centrale a Carbone nel Vallone di Muggia, battaglia vinta..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 40

Incontro pubblico di Trieste Verde. Con passeggiata sotto l'Auditorium negato.

» Inviato da valmaura il 11 June, 2021 alle 11:11 am

Sabato 12 giugno alle ore 11, nella sede (g.c.) del Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77, verranno illustrate da Trieste Verde e Circolo Miani le due denunce presentate alla Procura della Repubblica, per la prima in ordine di tempo, quella nei confronti di Asugi per l'Auditorium negato di Valmaura è stato già aperto un fascicolo di indagine, dal Circolo Miani nei confronti rispettivamente dei vertici Asugi per aver alienato l'Auditorium pubblico di via Valmaura, murandone gli ingressi, e quella posteriore temporalmente nei confronti dei quattro enti pubblici firmatari e sottoscrittori del Protocollo d'Intesa sul Progetto della nuova Acciaieria alle Noghere: Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Muggia, Consorzio Zona Industriale (ex Ezit) e Autorità Portuale, nelle figure dei loro rappresentanti e dei componenti di Giunte o Consigli di Amministrazione che abbiano votato la delibera di sottoscrizione.
In attesa della partecipazione all'Assemblea promossa da Comitato Noghere e Circolo Miani, per il giorno successivo, domenica 13 giugno, con inizio alle ore 11, nella piazza di Aquilinia per sentire le opinioni dei residenti dei Comuni di Muggia, San Dorligo e Trieste coinvolti dal progetto della nuova Acciaieria “green ma non troppo” alle Noghere e dalla questione dei dragaggi annunciati più volte ed almeno in tre punti diversi del vallone di Muggia.



Ferriera, una sviolinata di 15 minuti a favore di Arvedi.

» Inviato da valmaura il 11 June, 2021 alle 11:09 am

In un video di 15 minuti di intervista a Caldonazzo, il nipote di Arvedi, l'ex per fortuna di Trieste direttore del Piccolo decanta i meriti per la scelta “green” della nuova Ferriera, che allo stato attuale di nuovo ha picca e nulla.
Non finiti gli abbattimenti nell'ex area a caldo, più della metà resta da ultimare e quelli fatti sono stati disastrosi per i nuvoloni di polveri inquinate e per vibrazioni e fragori, per ora operano il Laminatoio, costruito nel 1949 negli USA ed usato lì fino al fallimento dell'industria che lo adoperava, e che per quanto sappiamo funziona con forni di riscaldamento, dunque è una produzione “a caldo” contrariamente alla solfa del “a freddo”. La banchina portuale dello stabilimento sempre gestita dal Gruppo Arvedi attraverso Siderurgica Triestina, controllata Acciaierie Arvedi ora nominata Logistica, e la Centrale di Cogenerazione che una volta funzionava con i gas di risulta, non i fumi come erroneamente detto nell'intervista, di Altoforno e Cokeria, misti a Gas Metano, che nell'intervista mai viene menzionato ma ingentilito con il termine di Gas “Naturale”. E che ora finiti i lavori di adeguamento funzionerà invece solo a Gas Metano, pardon “Naturale”.
Si continua a riportare la versione farlocca che “la chiusura dell'area a caldo decisa dalle istituzioni locali, e relativa eliminazione della ghisa, ha costretto a ripensare il modello produttivo”.
Quando invece la verità è altra e semplice, che se era per le “istituzioni locali” che fino all'ultimo hanno certificato e rimarcato pubblicamente, come Caldonazzo nell'intervista, e giustamente per lui, ripete almeno quattro volte, che tutte le emissioni della Ferriera rientravano ampiamente nei limiti previsti dalla legge (!), lo stabilimento rimaneva così com'era per altri decenni.
La verità era ed è che il Cavalier Arvedi aveva deciso da bell'inizio di arrivare ad una chiusura della produzione di Carbon Coke e Ghisa nel modo e nel tempo più vantaggiosi per lui, o forse si dimentica quanto pubblicato a partire dal 2014, data di arrivo di Arvedi a Trieste, quando lo stesso Cavaliere dichiarava alla stampa “Se la Cokeria è un problema la chiudiamo” e via di questo passo.
In quanto alla produzione della Ghisa, e di conseguenza del Coke, è utile riprendere quanto scritto nella Perizia della Procura in data 25 settembre 2013, cioè pochi mesi prima dal subentro di Arvedi, dal professor Boscolo, consulente della Procura, che riporta le dichiarazioni rese dall'allora Direttore della Ferriera, Giuseppe Bonacina, di proprietà della fallenda Lucchini Italia, Gruppo Severstal (Russo): “di come il mandato conferitogli nell'assegnargli la Direzione dello stabilimento nel 2012 fosse quello di chiudere l'attività produttiva che a tutt'oggi (settembre 2013) risulta in perdita (TRE MILIONI DI EURO al MESE)”.
Perdita che rimase anche nel successivo periodo di gestione di Siderurgica Triestina che nei bilanci metteva in preventivo una perdita di UN MILIONE al mese, importo ridotto grazie alla contabilizzazione dei bilanci: e lo si capisce bene che ad acquistare la ghisa era la stessa proprietà Acciaierie Arvedi.
Dunque il cavalier Arvedi dopo tutti i vantaggi ottenuti per ricevere di fatto in regalo la Ferriera dal curatore fallimentare della Lucchini, fresco di recente condanna in primo grado ad otto anni e sei mesi inflittagli dal Tribunale di Taranto per le sue responsabilità di quando era direttore dell'Ilva per la morte di una decina di lavoratori, ma ciononostante sempre Commissario del Governo Monti-Passera, immaginiamo la gioia dei giudici del Tribunale fallimentare di Brescia costretti a trattare con lui.
Dunque Arvedi in arrivo oltre ad incassare 58 milioni, di cui 22 crediti dello Stato passatigli gentilmente, più i benefici economici dell'esser stata la Ferriera inserita nel Decreto “Crisi Complesse” dal Governo, che poneva il vincolo del proseguimento della produzione in essere per almeno cinque anni (dunque 2014 più cinque fà 2019: i numeri tornano perfettamente), più il fido di 100 milioni concessogli dalla Banca Europea di Investimenti, oggi andandosene ne incassa altri 78 di milioni più la rinuncia a pagare il canone demaniale (Un milione200mila allo Stato) di affitto annuo dell'area oggi occupata dal Laminatoio, ed ulteriori investimenti previsti dal Governo.
Non male per una scelta, una decisione assunta solo da lui, cavalier Arvedi, e non “decisa dalle istituzioni locali”, che anzi sono stati l'alibi politico dal cavaliere cremonese usato con sagacia e tempismo perfetto.
Se questo è stato il passato sulla Ferriera che ci riserva il futuro per la nuova Acciaieria “sempre green ma non troppo” alle Noghere?
Poi se volete starvene a casa e non partecipare, cosa che raccomandiamo invece vivamente ai politici di ogni colore, all'Assemblea di Domenica 13 giugno, alle ore 11, nella Piazza di Aquilinia (dinanzi Farmacia) fate un po' voi.
Circolo Miani e Trieste Verde.



Acciaieria Noghere-Aquilinia. Mai fare i conti senza l'oste.

» Inviato da valmaura il 10 June, 2021 alle 12:44 pm

Oggi in una paginata destinata ad illustrare i successi dell'industria friulana Danieli, si scrive a lungo anche sull'annunciato, e finora incredibilmente sconosciuto nella sostanza, nuovo stabilimento, un Laminatoio a caldo, che andrebbe ad occupare 480.000 metri quadri nel Comune di Muggia per impiegare un domani circa 400 dipendenti (uno ogni 1200 metri quadri) in società con l'ucraina Metinvest.
Merita riportare le dichiarazioni apparse sulla stampa, cariche di sicumera al limite della supponenza, del Presidente ed AD di Danieli
“L'operazione attende il via libera: gli ucraini devono ancora definire nel dettaglio il tipo di produzione da realizzare nel laminatoio a caldo immaginato alle Noghere. Quale sia lo stato dell'arte del progetto, lo spiega Benedetti (Presidente ed AD di Danieli), parlandone per la prima volta: «Le istituzioni hanno fatto un ottimo lavoro e sono state veloci. Ora la palla ce l'abbiamo noi. La questione sarà affrontata dal cda di Metinvest entro la prima settimana di luglio. Lì sapremo se sarà approvato, come auspico, il progetto delle Noghere, che ci darebbe la possibilità di fare vicino casa un super impianto con la stessa concezione di Qwr. L'impianto produrrà fino a 4 milioni di tonnellate all'anno. Come commentavo con il cavalier Arvedi, il caso fa sì che a Trieste, a soli 700 metri di distanza, ci sia un laminatoio a freddo di livello, che si arricchirà con le apparecchiature che forniremo quest'anno. Nasce un polo della siderurgia. Stiamo facendo preventivamente richiesta di finanziamento a Sace con l'idea che Metinvest possa cominciare a scavare nei prossimi 6-7 mesi: l'idea è partire a produrre nel 2024”.
Allora, partiamo da quel “Ora la palla ce l'abbiamo noi”, dopo aver liquidato il ruolo della politica e delle istituzioni più o meno al livello di un obbediente Mastro Lindo (“ Le istituzioni hanno fatto un ottimo lavoro e sono state veloci”). E badate su di un progetto “immaginato” e che deve ancora essere “approvato” dal socio Metinvest.
No, egregio AD e Presidente Danieli, ora la “palla” ce l'hanno i cittadini di Muggia, San Dorligo e Trieste, che al momento ritengono non ci siano le condizioni, e nemmeno il progetto esecutivo e particolareggiato sul ciclo produttivo di questo Laminatoio, che lei stesso si arrischia a definire “immaginato”.
Se l'immaginazione può bastare a questa politica d'accatto che nemmeno per un nanosecondo ha pensato di dover consultare i risiedenti nell'area che vedranno, fino a prova contraria che allo stato di “immaginazione”, converrà, è un po' difficile anche solo ipotizzare, mettere a rischio salute, qualità della vita, e valore dei propri immobili, non pensi neppure lontanamente possa essere sufficiente ed accettabile ai cittadini.
Se poi lei pensa che questa politica a comando suo rappresenti il sentire e la volontà dei cittadini, allora ha sbagliato di grosso.
Ed in quanto alla “possibilità di fare vicino casa un super impianto”, non capiamo a che “casa” si riferisca, visto che il perimetro dell'immaginato “super impianto” lambirà fino a pochi metri le “case” ma dei residenti.
In quanto alla valutazione sull'attuale stato del Laminatoio Arvedi, non a freddo ma a caldo, si informi meglio sulla data di sua costruzione ed entrata in funzione negli USA, il 1949.
Poi la sua “idea” che “Metinvest possa cominciare a scavare nei prossimi 6-7 mesi: l'idea è partire a produrre nel 2024” ci appare oltre che azzardata francamente bislacca.
Comunque sentiremo la volontà dei cittadini questa domenica 13 giugno alle ore 11 in piazza ad Aquilinia (dinanzi Farmacia), e se dovesse corrispondere a quella emersa due settimane orsono nel primo incontro pubblico tenutosi alle Noghere, allora avete fatto i conti senza l'oste.
E che politici vecchi e nuovi si astengano dal presenziare che vita e futuro delle persone sono cose maledettamente più serie della strumentalizzazione e della propaganda elettorale.



«Ecco quanto guadagna un giornalista Rai»

» Inviato da valmaura il 10 June, 2021 alle 12:42 pm

Giusto per saperlo, visto che i soldi sono i nostri.
Ma sono cifre che risalgono al 2014/15, vecchie di sette anni!
303 dirigenti giornalisti guadagnano tra i 120mila e i 240mila euro l’anno. I 688 redattori ordinari invece ne portano a casa mediamente 85mila. Sono alcune delle cifre sugli stipendi Rai diffuse oggi dal Fatto Quotidiano in un articolo (2015).
RAI, OLTRE 1.500 GIORNALISTI – I numeri sono ripresi dalla mappa dell’organico che l’azienda televisiva pubblica ha inviato al suo azionista di controllo, il Ministero dell’Economia, aggiornata al 31 dicembre 2013.
Viale Mazzini dispone di 1.581 giornalisti con un contratto a tempo indeterminato, la metà guadagna più di 105.000 euro l’anno e può sfoggiare almeno la qualifica di caposervizio (sono 279). I dirigenti giornalisti, dai capiredattori in su, sono 303 e vanno dai 120.000 euro ai 240.000 euro, il limite imposto alle società partecipate dal Tesoro. Un anno fa, sei giornalisti superavano i 310.000 euro.
I telegiornali Rai, che stanno per subire la riforma approvata in Cda, possono muovere 64 inviati speciali, 126.000 euro ciascuno è il prezzo per Viale Mazzini. I vice capiredattori sono 150, tradotti in milioni fanno 18. I redattori ordinari con buste paga che non rispecchiano il mercato odierno – la media è di 85.000 euro – sono 688.
Oltre naturalmente ai benefit esentasse, ad esempio quando si pagava in lire ricevevano cadauno 5 milioni all'anno per “aggiornamento culturale” ed indennità varie.
Ecco quanto ci costano, e sono cifre oggi chiaramente in difetto, “professionalità ed indipendenza” di questo “servizio pubblico” che ci troviamo in Regione.
E fanno pure gli arroganti ed i permalosetti.



Siot. Silenzio pneumatico.

» Inviato da valmaura il 9 June, 2021 alle 1:54 pm

Così prodiga di parole, di interviste quando si tratta di farsi bella, la Siot, e da tempo non è una novità, si richiude in un silenzio ermetico, totale e pneumatico quando si tratta delle emissioni pluriannuali di miasmi con cui impesta Trieste, intesa come provincia.
Ma da questo silenzio trasuda un brutto odore quasi medesimo a quello di “benzina marcia” che ci offre a cadenza settimanale.
Il quadro peggiore lo offrono i silenzi e le inerzie di Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, Arpa ed Asugi, Assessorati vari ad ambiente e salute di Regione e comuni, questi fanno proprio rivoltare lo stomaco e comprendere quanto lontani e menefreghisti siano questi enti, che paghiamo noi e non poco, dagli interessi primari dei cittadini, a partire da salute e qualità della vita.
D'altronde è lo stesso comportamento che hanno assunto sulla nuova Acciaieria “green ma non troppo” annunciata per le Noghere, a due metri dal centro abitato le cui proprietà immobiliari verranno svalutate di due terzi al primo colpo di piccone, sul rifacimento dell'area della Ferriera e sui dragaggi (per lo meno in tre ampie zone del Vallone di Muggia).
Tutti zitti che parlano i soldi, anzi gli affari fatti per di più utilizzando i quattrini dello Stato, e dunque lorsignori si possono pure permettere di sponsorizzare le campagne elettorali dei candidati “amici”, vedi quello in divenire del centro-sinistra, ma rigorosamente con trattino di Illyana memoria, che la sinistra da queste parti ha cessato da un pezzo di esistere salvo pietosi tentativi di camuffarsi sotto improbabili sigle.
Ovviamente il “servizio pubblico” della televisione che coattamente paghiamo con il canone, la Rai regionale, si è subito uniformata, si è posizionata repentinamente dove tira il vento dei poteri e degli affari, pronta ad offrire il consueto servizietto completo. Si chiama “professionalità ed etica del giornalismo” come ripete frà Cristiano il sacrestano che dirige l'Ordine categoriale.
Trieste Verde.




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