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Circolo Miani » News Correnti » Page 4

Alberi. La difesa della Razza !

» Inviato da valmaura il 12 October, 2020 alle 1:34 pm

Ci informa un gentile lettore che: “1) gli alberi abbattuti tra Draga Sant'Elia e Basovizza (vedi articolo e foto sotto) sono stati tagliati su iniziativa della Comunella di “Pesek e Draga”: 2) bisogna far ricresce i (magari “gli”) alberi autoctoni di queste zone ( i pini piantati all'epoca asburgica non lo sono); 3) quei terreni verranno utilizzati a pascolo di mucche e pecore.”
Dunque avete compreso? Qui si usa tagliare tutti gli alberi NON “autoctoni”, qualunque cosa voglia significare in un territorio, quello della provincia di Trieste che da sempre ha visto la compresenza di conifere (tra cui i Pini) e di ogni altro tipo di alberatura (Salici, Pioppi, Platani, Acacie, Cedri, Castagni, Tigli (pochini), ed alberi da frutta, Olivi, ecc.).
Seconda colpa: piantati dagli Asburgo signori di queste terre per oltre 500 anni, e per fortuna della flora, in particolare degli alberi. Infatti la grande e Serenissima Repubblica di Venezia voleva occupare quanti più territori (arrivò fino allo sbocco in Val Pusteria) ed anche Trieste non tanto e solo per “fame” di terra, che il porto di Trieste allora valeva una cicca, ma soprattutto per “fame” di legno che le serviva per allestire navi. Dunque se la nostra provincia non è piatta come un cocomero e se esiste ancora, sempre meno visto l'andazzo, un po' di boschi lo dobbiamo proprio agli “Asburgo”. E quindi portando agli estremi quanto ci informa il nostro lettore, che ringraziamo, si dovrebbe radere al suolo il Parco del Castello di Miramare e per due ragioni: la prima che è stato realizzato da un “Asburgo”, e che “Asburgo” niente popò di meno che dal fratello sfortunato di Francesco Giuseppe, Massimiliano. La seconda: che è proprio impossibile classificare gli alberi secolari che lo compongono, scelti personalmente dallo stesso Imperatore del Messico in mezzo mondo, come “autoctoni”.
Insomma a Trieste, come si giustificava l'assessora Lodi di FDI per gli abbattimenti di alberi sani in giro per Trieste, ed anche recentemente per l'Acacia salvata, per ora, a San Giovanni, vanno eliminati tutti gli alberi non di razza “triestina”.
Una “difesa della Razza” in versione arborea. Resta un quesito: gli alberi “autoctoni” del Carso sono da considerarsi di Razza italiana o slovena?
Ultima chiosa: che il pascolo di mucche e ovini sia ostacolato dalla presenza di alberi radi è una novità. Allora dovrebbero chiudere tutte le malghe presenti in Carnia, alto Veneto e Trentino Alto Adige, i cui pascoli sono circondati da boschi di Pini, Abeti e Larici (le maledette conifere degli “Asburgo”).
Nel deserto si pascola meglio.



Una firma non si nega a nessuno, e non vale un fico secco.

» Inviato da valmaura il 11 October, 2020 alle 12:41 pm

Trieste è la città delle petizioni, delle raccolte di firme soprattutto tramite internet.
E già questo basta ad inficiarne la credibilità perchè le firme virtuali sono ripetibili infinite volte con qualche modestissimo accorgimento che quasi tutti conoscono.
Ma pure le sottoscrizioni in carne ed ossa non contano nulla, lo sappiamo bene noi che come Circolo Miani con tutti i crismi formali ne abbiamo raccolte circa UNDICIMILA in due mesi (invernali) sulle piazze e vie di mezza Trieste: dalla periferia al centrocittà. E grazie al sacrificio di decine di volontari che operavano attorno alla mostra errante di 20 gigantografie, a striscioni, tavoli e migliaia di volantini distribuiti. E senza che alcun organo di stampa, non scriviamo informazione perchè ci sale il vomito, scritta o televisiva ne parlasse. E' stata la nostra, dopo quella promossa dal Comitato dei Dieci (da cui nacque la Lista per Trieste) con le sue 68.000 firme sponsorizzate quotidianamente dall'allora non piccolo giornale, la più rilevante sottoscrizione a Trieste.
Eppure non ha portato a nulla. Salvo ad un incontro con l'allora Presidente del Consiglio Regionale (Iacop) paludato di staff e telecamere (invitate però dalla Regione a cui non potevano dire di no), a due conseguenti audizioni con le Commissioni regionali competenti che, more solito, hanno promesso tanto e fatto nulla. Il Comune di Trieste, nella Commissione capigruppo e con il voto determinante della Sinistra, ha respinto invece perfino una discussione in aula consiliare.
Ed erano undicimila i triestini a cui hanno sbattuto la porta in faccia.
La questione, risaputa a Trieste e soprattutto dai politici, è che le firme contano picca o niente.
Tanto una firma non si nega mai, tantopiù che è la comoda scusante per non fare nulla: ti ho firmato, quindi delegato, ergo fai tu, arrangiati. Insomma è l'alibi preferito dai triestini che già brillano per fancazzismo a meno che non offri un rebechin in piazza, per restarsene a casa e non partecipare di persona, non dedicare due ore del loro tempo anche se le ragioni sono le più importanti (salute, qualità della vita) ed hanno pesanti ripercussioni sul loro presente e futuro.
Morale della favola: meno firme, delle virtuali non merita occuparsene, e più presenza, più partecipazione, più informazione alternativa, cioè vera, come quella che noi cerchiamo di praticare ed offrire. Sempre che si voglia cambiare e risolvere i nostri problemi, altrimenti continuate a frignare sui social e di tempo ne avrete a iosa in futuro.



Non si possono fare le nozze con i fichi secchi.

» Inviato da valmaura il 10 October, 2020 alle 2:52 pm

Un’occasione sprecata e slegata dalla città.
Quando non si muove dito sulle emergenze quotidiane a Trieste, si fanno le foto opportunity con gli assessori responsabili di questa situazione, e si gioca al monopoli del giovane politico, difficile portare gente in piazza, e nonostante gli spottoni generosamente offerti da stampa e televisioni ed i nomi dei relatori.
A noi sinceramente spiace che appuntamenti che dovrebbero assumere un significato finiscano in questo modo, ma è inevitabile quando si pratica l’ambientalismo sui media (screditati come i politici) e nelle tavole rotonde un due volte all’anno.
I confronti non sono mai gradevoli ma l’iniziativa promossa dal Circolo Miani in piazza Unità sabato 27 giugno ha avuto oltre il decuplo dei partecipanti anche senza, e forse per questo, una riga di annuncio su stampa e tivù e mezza di resoconto, e senza alcuna presenza o anche solo contatto del variopinto mondo associativo che ha organizzato l’incontro di ieri.
E per nostra fortuna i politici se ne sono ben tenuti alla larga, e questo ci ha aiutato non poco.
Teodor.



Condannati (auto) all'irrilevanza.

» Inviato da valmaura il 9 October, 2020 alle 3:03 pm

La sinistra a Trieste.
Se dovesse corrispondere al vero la realtà oggi descritta in una pagina del piccolo giornale, che noi suggeriamo ai sempre meno lettori di prendere con le pinzette ed i guanti in lattice e questo ben prima del comparire del Covid-19, su situazioni e prospettive della “sinistra a sinistra del PD” in tutte le sue sigle vecchie e nuove allora il verdetto è già scritto: l'irrilevanza.
Sembra che la storia, o almeno più modestamente la recente cronaca, non abbia insegnato loro nulla.
In questi anni su battaglie e lotte sul territorio contro l'inquinamento, la tutela del verde pubblico e privato, la salvaguardia della qualità della vita e della salute, l'emergenza povertà ed il degrado del territorio e financo sul Porto che una volta stava a cuore a Paolo Hlacia, non sono praticamente mai pervenuti. Intendiamo seriamente, concretamente e con continuità che un convegno o un dibattito all'anno sono buoni tutti e non incidono su nulla.
Ed ora il solito stantio ritornello dell'unità delle varie sigle, che tutto dimostrano se non di voler conservare il proprio isolante particolarismo e che alla fine invece di produrre una modesta sommatoria di voti ottiene inevitabilmente l'effetto desertificante.
Ma di scelte precise, magari non ideologiche ma rispondenti concretamente ai bisogni della nostra comunità nisba, almeno a leggere il foglietto locale ed a rinvangare con la memoria.
Della serie: continuiamo a farci del male, ed in un momento dove proprio anche la nostra società avrebbe bisogno di una spinta forte sui temi del sociale, dell'equità, della dignità umana.
Ma così va la vita in quel di Trieste.
Teodor.



Porto e Circolo Miani. D’Agostino: “Rimango a Trieste”.

» Inviato da valmaura il 8 October, 2020 alle 3:16 pm

Quasi due ore di confronto ieri in sede al Circolo Miani tra il Presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino e Maurizio Fogar.
Grazie ad una recente misura introdotta dal Governo che abbatte accise ed iva per l’elettrificazione delle banchine ed ai dedicati fondi europei, ovvero favorisce il passaggio all’energia elettrica come “carburante” per garantire i servizi di bordo alle navi, crocieristiche e commerciali, attraccate in banchina ed alla scelta dell’Autorità portuale di produrre in proprio energia pulita (soprattutto con il fotovoltaico) per la bisogna, prosegue il percorso verso l’abbattimento dell’inquinamento, sia aereo che acustico, causato dalle navi all’ormeggio nel porto di Trieste. Ed in questo, ha sottolineato D’Agostino, non potrà che essere di aiuto l’esperienza maturata ad Amburgo dalla nuova proprietà tedesca della Piattaforma Logistica, molto attenta e sensibile anche al confronto con i comitati e le associazioni dei cittadini impegnati nel campo.
La stessa notizia comunicata sulla scelta del Porto di investire nella produzione di energia pulita è un importante segnale in direzione del raggiungimento di quel Porto Green, modello per l’Italia e non solo, che il Circolo Miani ha proposto da anni.
Maurizio Fogar ha poi insistito sulla necessità che il Porto Vecchio, accogliendo la proposta di uno dei principali armatori europei, diventi il Terminal delle navi da crociera che a breve aumenteranno le loro toccate, determinando anche un punto fermo nel carnevale di proposte senza capo né coda di cui l’area è l’epicentro preferito della politica nostrana.
Essere Terminal significa infatti dotare l’area di tutte le infrastrutture necessarie alla bisogna, attrezzarla per ricevere e convogliare il traffico da e per la stessa area liberando nel contempo le Rive, sfruttando magari le linee ferroviarie interne e soprattutto favorendo un collegamento via mare con il centro di Venezia, tappa irrinunciabile del turismo crocieristico, come ha evidenziato lo stesso D’Agostino.
Ciò comporta anche mantenere all’attuale Stazione Marittima il ruolo di centro congressuale cittadino.
Attenzione è stata rivolta anche alla questione Siot con la quale l’Autorità ed il Governo ha aperto un articolato confronto nel quale, ha sostenuto Fogar va assolutamente inserita la soluzione del grave problema ambientale che da troppo tempo investe vaste aree della città, di Aquilinia e di San Dorligo con il lezzo di “benzina marcia” che invade il territorio in uscita dagli impianti.
Attenzione poi è stata dedicata alla crescita ed allo sviluppo delle infrastrutture logistiche, in particolare quelle su rotaia, che dovrà avvenire nella preventiva adozione di tutte quelle misure idonee ad abbattere le emissioni di polveri sottili e l’inquinamento acustico, specie nelle ore notturne, dei popolosi quartieri limitrofi.
Appare chiaro, in questo quadro, la volontà del Presidente Zeno D’Agostino di continuare a lavorare a Trieste come i progetti che ha descritto dimostrano. Una notizia positiva che confidiamo venga presto confermata ed ufficializzata dal Governo nel rinnovo delle nomine dei vertici portuali.




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