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Circolo Miani » News Correnti » Page 374

“Non ci penso nemmeno!”

» Inviato da valmaura il 5 June, 2014 alle 11:46 am

Sono passate due settimane dalla condanna, in primo grado, del Commissario Governativo della Lucchini (Piombino e Trieste), Pietro Nardi, a otto anni e sei mesi quale corresponsabile della morte di 28 lavoratori dell’Ilva (10 addebitati a lui) ed al risarcimento, quota a parte, di una provvisionale di 3 milioni e mezzo di euro, come deciso dal Tribunale di Taranto.

L’unica voce che si è alzata a Trieste per chiedere come potesse rimanere un minuto di più in quell’incarico pubblico è stata la nostra, per altro censurata da tutti i principali organi locali di stampa e Tivù, con l’unica lodevole eccezione di TeleAntenna-TriesteOggi.

Tutti gli altri zitti e mosca. Anche chi ha strombazzato a destra e manca che pur solo un avviso di garanzia era inibente per avanzare una candidatura (i Cinque Stelle di Grillo) O ha blaterato di “daspo” ai politici corrotti (Renzi).

Poi uno vede cosa accade in sequenza a Milano (Expò) e Venezia (Mose), solo per citarne i più noti, e capisce perfettamente i perché di questi silenzi.

Oggi è peggio, se mai fosse possibile, che ai tempi di Tangentopoli (1992) con una diffusione del malaffare tra politica, pubblica amministrazione, da far impallidire l’indagine Mani Pulite. Anche perché oggi la stampa cosiddetta “indipendente” non esiste quasi più, tutta schierata ed asservita alla politica ed ai potenti. Di rispetto delle regole neanche parlarne, con Repubblica che piazza in prima pagina l’invito di Scalfari a votare Renzi, ma fosse stato Grillo o Berlusconi non fa differenza, la domenica del voto, in barba al silenzio elettorale.

E’ passato giusto un mese da quando il martedì 6 maggio Franco Rotelli, consigliere regionale PD e Presidente della Commissione Sanità, chiese nell’aula del Consiglio regionale all’assessore (le minuscole sono d’obbligo) Torrenti (cultura e volontariato) un intervento contributivo a favore del Circolo Miani, la più significativa realtà socio-culturale di Trieste. Ed in risposta ebbe appunto la frase riportata nel titolo “Non ci penso nemmeno!”.

Ma chi è Gianni Torrenti? Presto detto, candidato ma non eletto alle ultime elezioni regionali nelle liste del PD (Franco Rotelli, candidato fu eletto con il doppio dei suoi voti di preferenza), era da anni presidente ed amministratore della Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela e da quasi venti il “tesoriere” del PD e predecessori, oltre che ricoprire incarichi in vari consigli legati alla Lega delle cooperative, titolare di una ditta di rappresentanza di salumi e formaggi, con solidi rapporti commerciali con le Coop di Trieste.

Non eletto ma “premiato” con l’incarico di nomina Serracchiani, su indicazione di Cosolini, di assessore regionale. Senza per altro dimettersi all’istante dall’incarico di tesoriere del partito, lo farà tempo dopo suggerendo la nomina a suo successore della sua segretaria in Regione, Daniela Ciac. La storia in quel partito si ripeterà uguale qualche mese dopo con la nomina del pordenonese Ius, direttore ATER di Trieste, a tesoriere regionale del PD.

Come è solo lontanamente possibile che un amministratore regionale che gestisce il denaro, e tanto, derivante dalle entrate fiscali dei cittadini, tutti anche quelli che non sono andati a votare alle ultime elezioni regioni, il 50% in regione ed il 59% a Trieste, e di quelli poi che votando hanno scelto altri partiti, oltre i due terzi dei rimanenti, del Friuli Venezia Giulia lo faccia considerandolo come cosa sua, come fosse la cassa di casa Torrenti o del PD. E cosa altro rappresenta quella affermazione “Non ci penso nemmeno!” in risposta alla richiesta di Rotelli, se non la pubblica e diremmo arrogante rivendicazione del principio di arbitrio personale e di parte nel gestire il denaro di tutti?

Tale espressione fa pendant con una precedente dichiarata al Presidente del Circolo Miani che, dopo mesi di telefonate senza esito alla sua segreteria per parlargli, incontratolo casualmente per strada, si sentì rispondere che “lui per principio aveva scelto di non incontrare le realtà di cui si occupava come assessore”, tutto il mondo della cultura e del volontariato! Insomma l’affermazione di un principio, ed era riuscito a balbettare la scusa senza neppure sorridere, che lascia interdetti e bisognosi di un pronto intervento curativo e di sostegno. Come se l’assessore regionale alla sanità avesse affermato che lui non incontra per principio medici, dirigenti degli ospedali e delle aziende sanitarie, ed il Ministro della Difesa rivendicasse la sua scelta di non incontrarsi mai con chiunque porti una divisa, foss’anche un vigile urbano.

Che le cronache dei giornali amici fossero piene di mesate di resoconti, una volta si chiamavano “veline”, sugli incontri di Torrenti con le più svariate e variopinte realtà associative di Trieste e FVG, era per lui dettaglio trascurabile, come la rincorsa sulle Rive al Presidente del Miani per consegnargli alcuni santini elettorali con il pressante invito a votarlo e farlo votare (li conserviamo come reliquie: i suoi santini).

Meno conserviamo ed invece abbiamo affidato ai Giudici le sue affermazioni fatte in un colloquio con un consigliere regionale dove definiva i bilanci del Circolo Miani, che per altro non riceve un centesimo di euro del denaro pubblico dal 2007, come “finanza allegra”. Ecco viste le definitive sentenze assolutorie del Tribunale di Trieste, con gran scorno degli avvocati che rappresentavano la Regione e costavano eccome ai contribuenti, sarà lui stavolta a cimentarsi “allegramente” in Foro Ulpiano nel dimostrare la validità di tali sue affermazioni smentite da tre sentenze del tribunale, ed una della Corte dei Conti, e con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”.

E dunque perché stupirsi di quel che accade a Venezia, ad un’ora o poco più di macchina da noi, invece dovremmo stupirci, e tanto, per il silenzio degli organi di controllo locali, a partire dalla Procura di Trieste in assoluta controtendenza con quanto avvenuto invece a Taranto, Vasto, Torviscosa, solo per citarne alcuni.

Ma forse Trieste è davvero “un’isola felice”. Scusate qual è l’indirizzo di Babbo Natale?

Riproduzione autorizzata solo con la citazione della fonte.
www.circolomiani.it




Taranto (Procura) non è proprio, purtroppo, Trieste.

» Inviato da valmaura il 23 May, 2014 alle 3:05 pm

“Pene per 189 anni ai 28 dirigenti e manager” (Fabio Riva condannato a sei anni) dell’Ilva di Taranto nella sentenza emessa stamane dal Tribunale di Taranto che ha condannato a pene varianti tra i nove ed i quattro anni, oltre ad una provvisionale risarcitoria di 3,5 milioni di euro, gli imputati, come richiesto dalla Procura tarantina.

Tra i 28 dirigenti condannati figura l’ing. Pietro Nardi, direttore generale dell’Ilva dal 1987 al 1993, che, a scanso di omonimie sempre possibili, dovrebbe essere l’attuale commissario liquidatore del Gruppo Lucchini, nominato dall’allora Ministro Passera, e incaricato dei bandi di vendita degli stabilimenti in procedura fallimentare di Piombino e Trieste.

Se dovesse risultare la stessa persona sarebbe semplicemente impossibile che egli rimanga un minuto di più nell’incarico di commissario della Lucchini e si verrebbe conseguentemente a bloccare tutto l’iter avviato per Piombino e Trieste (bandi di vendita in primis). Anche se una condanna ad otto anni e sei mesi più quota parte dei 3,5 milioni, pesantemente significativa, è pur sempre una condanna non definitiva ma in primo grado, sarebbe impossibile per lui e per il Governo non trarne le ovvie ed immediate conseguenze.

Nota a margine merita qui ricordare le domande che da due anni abbiamo rivolto pubblicamente, anche nel corso di alcune partecipate manifestazioni pubbliche del Circolo Miani, alla Procura di Trieste e che continuano a rimanere senza risposta alcuna. Chiunque le può trovare sul sito giornale online www.circolomiani.it leggendone gli articoli e le notizie ma che qui sintetizziamo in questo modo. Perché a Taranto (Ilva), ad Udine (Caffaro-Torviscosa), a Savona (Vasto) sì ed invece a Trieste (Ferriera) nò?

La sentenza di oggi ed il nuovo fascicolo aperto dalla Procura di Taranto per “disastro ambientale e  danno alla salute” contro i vertici dell’Ilva ripropongono con forza i contenuti delle nostre domande, visto che l’oggetto di questa sentenza è la morte di lavoratori esposti all’amianto e ad altre sostanze inquinanti che provocano cancro e gravi malattie. Dunque continua e si allarga l’iter giudiziario apertosi, di fronte all’inerzia di enti locali e di controllo, qualche anno fa a cura della Procura tarantina ed ottiene sempre maggiori conferme dalle sentenze emesse dalla magistratura giudicante.

A Taranto certo, ma a Trieste con, tanto per citare un dato, gli ottantatre lavoratori morti, come acclarato dalle consulenze della stessa Procura, uccisi da mesotelioma (amianto), tumore ai polmoni e vescica in dodici anni (2000-2012), in Ferriera? E per i tanti cittadini vittime di analoghe patologie da Muggia ai Campi Elisi, giusto per stare un po’ stretti, come la mettiamo?

Non saremo mica costretti a prendere treni ed aerei per correre al Tribunale di Taranto?

Ecco gradiremmo solo che Umberto Laureni ed i politici di ogni ordine e grado stessero utilmente zitti, almeno per una volta.




50.053

» Inviato da valmaura il 13 May, 2014 alle 10:13 am

50.053: tanti sono al momento in cui scrivo queste righe gli utenti unici del nostro sito giornale online www.circolomiani.it  Sono tanti, tantissimi se si pensi alla media dei visitatori degli altri siti del genere in Regione o alle copie effettivamente vendute a Trieste dal piccolo giornale: mediamente 12/13.000 con punte di 15 o poco più la domenica.

Mentre festeggiamo questo importante risultato di credibilità dobbiamo invece rivolgere un appello ai cittadini che tali vogliono essere.

Domani, mercoledì 14 maggio, alle ore 12 l’Ater verrà in via Valmaura 77 per porre fine, così ritengono, alla oltre che trentennale storia del Circolo Miani ed a tutto ciò che esso ha significato per la nostra comunità. Ci verrà con l’incolpevole Ufficiale Giudiziario e i fabbri per cambiare le serrature e mettere il Circolo in strada. Tutto ciò avviene nonostante la disponibilità del Circolo, con enormi sacrifici personali, a pagare, addirittura anticipando in unica soluzione l’importo di sette ratei mensili, il debito arretrato per i canoni di locazione non pagati per necessità.

La necessità di continuare ad operare a servizio della città.

Ma tutto ciò è assurdamente possibile per la pervicace volontà della politica di eliminare forse l’unica voce autonoma, sicuramente l’unico strumento indipendente che i cittadini hanno avuto finora per far sentire la loro voce, per cercare, ritrovandosi anche nella sede sempre aperta gratuitamente, una soluzione ai loro spesso drammatici problemi, ignorati sempre dall’arroganza di chi governa “in nome del popolo” e che tanto si riempie la bocca, soprattutto in campagna elettorale, di parole come “territorio, ascolto, società civile, partecipazione et similia”.

Ai cittadini rivolgo un invito ed un ringraziamento personale. L’invito è quello ad esserci, per assistere con i loro occhi a quanto accadrà, esserne testimoni a futura memoria e ricordarlo ogni giorno che passa ai triestini.

Il ringraziamento personale è tutto mio, a chi oggi “vive e lotta assieme a noi” parafrasando uno slogan del passato, ed ai tanti, francamente troppi, che non ci sono più, e non per libera scelta ma perché la morte li ha strappati ai suoi cari dopo indicibili sofferenze.

Ho quasi finito di scrivere la storia dei nostri trentatre anni di impegno civile e delle responsabilità politiche e non che ne hanno decretato la fine, anche per l’ignavia di chi è stato a guardare senza muovere dito.

Grazie di cuore, è stato un onore ed un privilegio conoscerVi tutti e sarete sempre nel mio cuore come voglio sperare anch’io troverò un posticino nei Vostri ricordi.

Maurizio Fogar




Claudio Magris e il Circolo Miani. E Gherardo Colombo.

» Inviato da valmaura il 6 May, 2014 alle 4:19 pm

Claudio Magris e il Circolo Miani. E Adriano Sofri. E Gherardo Colombo.

Non so nulla delle vicende e delle responsabilità che hanno portato al provvedimento di sfratto del Circolo Miani e quindi non posso dire nulla in proposito. Certamente la chiusura di uno spazio di libera e aperta discussione, di incontro e di riflessione è sempre una perdita per la città. 

Inoltre il Circolo reca il nome di una delle più grandi figure della nostra storia, Ercole Miani. Una figura eccezionale per l'amore di libertà e per le incredibili battaglie combattute per la libertà, per il patriottismo avverso ad ogni nazionalismo e aperto al più fraterno dialogo democratico; per l'incredibile coraggio con cui ha affrontato, con semplicità e modestia, prove terribili in guerra e perfino la tortura. L'ho conosciuto fugacemente, tramite mio padre, e penso spesso a lui, sentendomi incredibilmente piccolo dinanzi a ciò che egli ha fatto per tutti noi e al modo in cui l'ha fatto. Mi piacerebbe avere il suo coraggio. Vorrei ricordare anche il nome di Galliano Fogar, uno storico e un intellettuale cui tanto dobbiamo per quel che riguarda la conoscenza e la difesa di quei valori di cui Miani è stato così alto rappresentante.

Claudio Magris

Io condivido interamente le parole di Claudio Magris sul significato pratico e simbolico dello sfratto del Circolo Miani.

Adriano Sofri.

Ho partecipato in più di un'occasione ai dibattiti organizzati dal Circolo Miani, per cui posso associarmi consapevolmente alle parole di Claudio Magris: la chiusura dello spazio di libera e aperta discussione, di incontro e riflessione, costituisce una perdita per la comunità.
Gherardo Colombo




L’ipocrisia dei valori.

» Inviato da valmaura il 26 April, 2014 alle 1:44 pm

Dalle cronache giornalistiche gran tripudio di rimembranze dei valori della Resistenza nelle manifestazioni triestine del 25 aprile, a culminare con i discorsi ufficiali in Risiera.

Mentre si “celebra” la stessa politica, con una oggettiva, se non altro data dal guidare tutti gli enti locali (Regione, Provincia e Comune) e di nomina (Ater), responsabilità del Partito Democratico, chiude il Circolo Centro Studi “Ercole Miani”, mettendolo in strada dalla sede sociale e di fatto stabilendo la fine di una pluritrentennale attività a favore della comunità.

Perché colleghiamo i due fatti?

Perché il Circolo porta il nome di Ercole Miani, la annessa fondazione invece quello di Michele Miani, suo fratello.

Ercole fu il vero protagonista della resistenza al nazifascismo in queste terre, autore con Giani Stuparich di quell’ “Appello agli Istriani” e comandante dell’insurrezione militare agli occupanti nell’aprile 1945. Michele fu il primo Sindaco di Trieste dopo la Liberazione (1945-1949) indicato dal CLN. Autori ed estensori della prima motivazione della medaglia d’oro assegnata alla città di Trieste dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Ferruccio Parri. Tutti e tre appartenenti a quel movimento di Giustizia e Libertà, fondato da Carlo e Nello Rosselli, ed al Partito d’Azione.

Ebbene il Circolo in questi trentatre anni ha rappresentato per Trieste con la propria attività la pratica quotidiana di quei valori di libertà, giustizia e solidarietà, che i fratelli Miani e la Resistenza al nazifascismo, assieme alle aspirazioni ed agli ideali di una società nuova che animavano allora i partigiani ed i combattenti per la libertà, hanno qui interpretato.

Sembra un paradosso, una tragica beffa, ma chi oggi si richiama a parole a questi valori di fatto sancisce con la sua colpevole inerzia, a voler essere benevolmente eufemisti, la fine di una Associazione che ha avuto nel senatore a vita Leo Valiani, uno dei cinque responsabili del CLN Alta Italia e padre costituente della nostra Repubblica, ed in Galliano Fogar, partigiano e storico, entrambi Presidenti onorari del Circolo, alcuni tra i suoi cofondatori.

Il 14 maggio un ufficiale giudiziario ed un funzionario dell’Ater porranno fine al quotidiano impegno del Circolo Miani mettendolo in strada, interrompendo così una delle storie più belle e limpide che questa città ha saputo esprimere a partire dal 1981, disperdendo un patrimonio documentale rilevante per Trieste e privando i cittadini di un servizio sul territorio di cui la sede era il principale e, spiace rilevarlo, unico strumento esistente in provincia.

Appunto l’ipocrisia dei valori.

Post Scriptum. Questo articolo viene inviato agli amministratori comunali, provinciali e regionali. Al Prefetto di Trieste con richiesta formale di inoltro al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, già benefattore del Circolo Miani con un suo aiuto economico.





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