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Circolo Miani » News Correnti » Page 36

Greta e Trieste.

» Inviato da valmaura il 28 September, 2019 alle 12:25 pm

Bene, molto bene la partecipazione alla terza manifestazione promossa a Trieste per “salvare la Terra”.

Ora alcune modestissime riflessioni, che suggerimenti e sapienza distribuite a piene mani da certi babbioni che ronzavano come loro abitudine attorno a queste iniziative dopo essere stati, ed essere, protagonisti da prefisso telefonico della politica, non riteniamo di dover dare. Per questo vale il nostro “curriculum” sempre se qualcuno ha il piacere di informarsi.

Allora, visto che il nostro palcoscenico è molto più modestamente Trieste e la Regione FVG, e non Strasburgo o l’ONU, vediamo come queste iniziative possano pesare, incidere sulle scelte politiche ed amministrative della nostra terra. Altrimenti corrono il rischio di rimanere delle lodevoli gesta fini a se stesse.

Il nostro Comune ha una enormità di palazzi, stabili, appartamenti vuoti, sfitti ed il più delle volte abbandonati a se stessi da lustri e lustri.

Si calcola che queste case potrebbero ospitare una popolazione pari a quella residente nell’intera cittadina di Muggia (15.000 persone) pur a fronte di un costante calo demografico dei triestini (tra 1500 e le 2000 unità in meno all’anno). Una parte non insignificante è proprietà di enti pubblici ed un’altra di privati.

Ciò nonostante Trieste, pur con la sua piccola estensione territoriale, lo stesso discorso vale per lo striminzito territorio della ex Provincia, e la sua particolare, unica, conformazione morfologica (tra Carso e mare), ha la più alta percentuale in regione per nuove costruzioni edilizie a spese dell’ambiente.

Altro tema è la pessima manutenzione del verde, a partire dagli alberi, esistente da tempo sul nostro territorio, sottoposto ad una costante erosione a partire proprio da immotivati abbattimenti.

Poi ci sarebbe la questione della gestione dei litorali, oggi parcellizzati tra proprietà private che ne limitano l’accesso garantito dalla legge, e del sostanziale abbandono in quelle parti invece libere.

L’impatto industriale, quello del riscaldamento invernale e del condizionamento estivo, l’assenza pressochè totale di una politica biocompatibile nell’edilizia pubblica e privata, di un piano del traffico disincentivante l’uso dei veicoli privati e via discorrendo.

Ecco come Circolo Miani, assieme a diversi Comitati di Quartiere dal 1981 in poi, e più specificamente dal 1998 ad oggi, su molti di questi temi abbiamo operato sul nostro territorio. Ovviamente ignorati dalla vecchia e nuova politica (per arrogante difesa di interessi consolidati e per ignorante incompetenza) e da una stampa (scritta e televisiva) asservita e compiacente.

Su questo, se ne avete voglia, siamo pronti alla discussione, al confronto ed alla collaborazione. Sempre che riteniate opportuno far divenire patrimonio della realtà dove viviamo le parole d’ordine da voi ritmate in corteo.

Nella foto l'italica “gretona”. Maria Giovanna Maglie: “Greta Thunberg? La metterei sotto con l’auto”.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2560451694225783/?type=3&theater




Villa Haggiconsta di viale Romolo Gessi non è che l’ultima.

» Inviato da valmaura il 27 September, 2019 alle 1:35 pm

La bellissima villa con il suo rigoglioso giardino che si affaccia su viale Romolo Gessi sta per essere messa in vendita dal Comune. L’ha ricevuta oltre dieci anni fa dalla Regione con la destinazione di mantenere in essere il suo ruolo di sede delle associazioni che si occupano di “disabilità gravi”, ma non fa niente.
Il Comune l’ha lasciata marcire per anni chiusa senza fare i basilari interventi di manutenzione ch
e ora costerebbero, è sempre la Giunta comunale a dirlo, “tre milioni che il Comune non ha”. E dunque venderla a privati, senza vincolo ovviamente, è l’unica soluzione.
Intanto cominciamo con il dire che in un paese serio i soldi per gli interventi di riatto dovrebbero essere tirati fuori da tutti gli amministratori pubblici passati in questi anni come responsabili in solido, ovvero con il proprio patrimonio personale, del danno, anche erariale, patito dalla costruzione e dal suo proprietario il Comune di Trieste, per aver permesso un simile degradarsi della Villa.
Ma come dicevamo all’inizio la politica del “pubblico” in questi anni, diciamo a partire dalla metà degli anni Novanta in poi, è stata quella di vendere ed alienare i beni (immobili ed aree) in proprio possesso con l’intento di “fare cassa”, poca per la verità viste le svendite a prezzo di saldo e l’ultimo caso, quello di palazzo Carciotti, ne è l’emblema. Scelta dovuta non solo e tanto alla mancanza di fondi ma soprattutto alla mancata volontà della politica di assumersi responsabilità dirette e dall’assenza di un progetto di città che sia anche lontanamente diverso dagli affari dei privati.
Ora viene alla luce anche il caso del Mercato Coperto di Barriera, prossimo ad essere affidato alla gestione privata dopo che il Comune ha appena speso un quarto di milione per rimetterne a posto gli ambienti interni.
Perché dunque non chiamare le cose con il loro nome: scandalosa incapacità (dalla caserma di Roiano, alla galleria di Montebello passando per il crollo della Piscina terapeutica ma l’elenco è infinito) oppure “il Sacco di Trieste” portato avanti da una politica, praticamente tutta, della quale non si distingue più alcun confine con il “partito degli affari”.



Questa è bella !

» Inviato da valmaura il 26 September, 2019 alle 2:56 pm

Ci mancava proprio un assessore regionale all’ambiente favorevole al nucleare.

Non finiscono mai di stupire, ma un po’ è anche colpa nostra che dopo quasi un anno e mezzo ci saremmo dovuti abituare alle uscite estemporanee di questa Giunta regionale. Dopo la propaganda del Referendum sul maggioritario secco, che già sanno, ma fa niente, verrà respinto dalla Suprema Corte, ci tocca ora assistere ad un assessore regionale all’ambiente (tutto in minuscolo, per carità!) che fa da apripista all’ultima ideona targata Fedriga. Quella cioè di far entrare la Regione FVG nella società di gestione della vetusta Centrale nucleare slovena di Krsko che qualche benpensante progetta pure di raddoppiare, a poco più di 100 chilometri da Trieste.
Le studiano proprio tutte visto che in Europa, dalla Germania alla Francia, si è deciso di chiudere tutte le centrali nucleari esistenti entro pochi anni.
Se proprio stanno male e decidono di optare per la scelta, ora legittima, della “buona morte” si prendano su e vadano a farla finita in Svizzera ma non costringano i cittadini del Friuli Venezia Giulia ad esporsi al rischio di una pessima morte non desiderata e non voluta. Che il ricordo di Chernobyl è ancora ben vivo da queste parti e Krsko è dannatamente più vicina.




Trieste e noi.

» Inviato da valmaura il 25 September, 2019 alle 11:54 am

Ora anche i pigmei microcefali, o se preferite il “rocchiano” mone, hanno capito che nella nostra terra, quella che calpestiamo ogni giorno e dove viviamo, da una ventina d’anni perlomeno, con una forte accelerazione negli ultimi, il clima, insomma il tempo, la vita è cambiata. Ed in peggio.

Non occorre entrare nei particolari che li viviamo sulla nostra pelle.

Basta guardare un TG e leggere i titoloni dei giornali per sapere che il cambiamento è planetario.

Lasciamo perdere i vari Trump che nemmeno un Tornado a settimana riesce a far rinsavire, o i Bolsonaro che andrebbe deferito di corsa al Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità.

Semplicemente la terra sta raggiungendo il punto di non ritorno, oltre al quale non sappiamo cosa di disastroso ci aspetta e di quanto tempo ci rimane da vivere o meglio sopravvivere.

Dite che siamo catastrofici? No, siamo semplicemente realisti ed usiamo il cervello per pensare.

Bene, ma cosa possiamo fare noi qui a Trieste o se volete nel condominio (un milione e duecentomila abitanti) della Regione FVG?

Tante piccole cose che ci permetterebbero di stare meglio da subito e di dormire sereni con la consapevolezza di aver fatto quello che è nelle nostre possibilità.

Fare cortei e manifestazioni serve sempre ed è utile: per esercitare pressione sulle caste dirigenti, che creperanno comunque anche loro, e per sensibilizzare un’opinione pubblica dalla memoria assai corta, con la stampa che ci troviamo in casa poi ...

Ma veniamo a noi, a partire proprio dal Comune, che è il primo organo di governo, si fa per dire visti i deludenti risultati degli ultimi lustri.

Aderire alla carta dei Comuni, come annuncia tronfia l’assessora Polli, contro l’emergenza climatica non serve una beatissima mazza se non si applicano da subito le azioni conseguenti.

Buttiamo lì alcune idee, non nuovissime per la verità e già sperimentate con discreto successo in altre città: Udine per esempio, tanto per stare vicini.

Immediata variazione del piano regolatore comunale con l’inserimento vincolante del “mattone, o cemento, zero”. Ovvero in un territorio piccolissimo e congestionato, dalle particolari e forse uniche conformazioni morfologiche, che ad oggi ha il non invidiabile primato della crescita cementificatoria ed edilizia, pur avendo per scandaloso contrasto il più alto numero di case, abitazioni ed edifici sfitti ed abbandonati da tempo, pubblici e privati (capaci di ospitare una comunità pari ai residenti dell’intero Comune di Muggia).

Andrebbe senza esitazione spostata l’attuale attività edilizia dal costruire il “nuovo” a recuperare il “vecchio”, magari dettando da un lato alcune indicazioni che puntino a favorire una urbanistica Green e di alto risparmio energetico, ed incentivando i privati, anche economicamente, ad aderire al piano.

Verde pubblico e privato. Liquidiamo subito il secondo con lo scrivere che andrebbe puntualizzata meglio quella parte dell’attuale Regolamento sul verde urbano che impone l’obbligo ai privati di chiedere autorizzazione preventiva al Comune per abbattere alberi e zone verdi nelle loro proprietà subordinando la stessa ad un’effettiva, e soprattutto competente, ispezione peritale.

E veniamo alla nota dolentissima del Verde pubblico.

Le ultime amministrazioni si sono distinte in una politica dissennata di abbattimenti di alberi, anche quando non sussisteva ragione alcuna di pericolosità (vedi per tutti gli ingiustificati e gratuiti abbattimenti in piazza della Libertà-Largo Santos) e ad una pessima cura dei giardini e delle aree verdi. Ovvia conseguenza della scellerata scelta fatta a partire dalla fine degli anni Novanta di desertificare il personale comunale addetto, “esternalizzando”, che brutta parola, a ditte e cooperative esterne di dubbia professionalità nel campo, ed i risultati si vedono, e che spesso si avvalgono di mano d’opera dequalificata e sottopagata.

Dunque andrebbe da subito invertita la tendenza con due priorità: l’immediata riqualificazione del Servizio Verde Pubblico e la riassunzione selettivamente qualificata del personale necessario a riportare in capo diretto al Comune la cura e manutenzione del verde cittadino. L’avvio di una immediata campagna di implementazione della piantumazione di alberi e arbusti negli spazi liberi a disposizione. Anche su questo basterebbe seguire l’esempio della vicina Udine.

Ovviamente ciò prefigura come necessaria anche l’assunzione di tecnici e dirigenti che forti dei loro aggiornati studi in botanica ed agronomia non “vivano” dietro una scrivania di Palazzo Cheba ma operino sul campo.

Una operazione che alla fine porterebbe, oltre agli sperati e positivi risultati, anche un risparmio economico per le casse comunali rispetto all’attuale sistema degli appalti esterni.

A questo andrebbe aggiunto un efficace servizio di custodia e l’installo di adeguati servizi igienici nelle aree di maggior frequentazione. E per capirne il perché non occorre essere Pico della Mirandola.

Alla fine basterebbe ricordare che per svilupparsi pienamente un albero ci mette una trentina di anni, mentre per abbatterlo basta un’ora, per edificare un grattacielo ne bastano due, di anni.

Ecco questo potrebbe e dovrebbe fare da subito una amministrazione, poi ci sarebbero anche tante altre “piccole” cosette che qui tralasciamo per brevità, che voglia intervenire con i fatti, che a parole sono bravi tutti: perfino la Polli, per dare il suo concreto contributo a rallentare l’emergenza climatica.

Nella seconda foto (Pagina Facebook Circolo Miani) una impressionante foto satellitare della Foresta Amazzonica devastata dagli incendi (zone rosse nell’immagine).




FERRIERA. Giornalismo all’amatriciana.

» Inviato da valmaura il 20 September, 2019 alle 12:29 pm

Ma anche il sindacato non scherza.

Ieri articolone in bella evidenza su Repubblica, che pure ha il piccolo giornale nel suo gruppo editoriale.
Già il titolo è tutto un programma.
“Lega-M5S, patto anti acciaio: stop all’altoforno di Trieste, in bilico 400 posti”, vabbè sarebbero 350, che poi nel testo del pezzo firmato dal meritorio Marco Patucchi lievitano a 600.
Ovviamente che alla Ferriera non si produca più acciaio dal 2004 è un dettaglio che non lo sfiora.
Promuove sul campo il Ministro Patuanelli a ex “consigliere regionale” pentastellato, era stato invece solo consigliere comunale (in coppia con Menis su 41 eletti ed in sparuta opposizione).
Per inciso gli investimenti sul Laminatoio annunciati al Mise dal Gruppo Arvedi scendono di un terzo, grazie sempre a Patucchi, passando dai 150 milioni annunciati a “100”, ma forse avrà canali preferenziali con la proprietà che il “raggiante” Scoccimarro ed il suo dante causa e stipendio Fedriga evidentemente non posseggono.
Poi in finale a chiudere in bellezza fa parlare un sindacalista della Fiom CGIL che dichiara, riuscendo a rimanere serio, che “L’Italia perderà ulteriore produzione di acciaio, 400 mila tonnellate l’anno”. Dove l’ha letta non si sa, visto che l’acciaio è prodotto a Cremona appunto dalle Acciaierie Arvedi, che poi lo spedisce a Trieste per essere lavorato nel Laminatoio che non corre il rischio di essere chiuso ma anzi implementato.
Che l’Altoforno più Cokeria servano a produrre ghisa, economicamente in perdita rispetto ai prezzi di mercato (è sufficiente leggere i bilanci FinArvedi) e che lo stesso Arvedi fin dalla sua venuta a Trieste avesse messo in conto la possibilità di chiudere l’Area a caldo (bastava che il Patucchi si leggesse gli articoli pubblicati allora sul piccolo giornale di casa Finegil oggi Gedi) e che oggi la proprietà sia in trattativa per vendere vantaggiosamente l’area agli investitori nel progetto di raddoppio del Porto di Trieste, non turba minimamente la serenità del giornalista di Repubblica (deve essere un virus che spopola nel “giornalismo” triestino e italiota).
Ma l’importante per il giornalista “economico” di Repubblica è sparare ad alzo zero contro la nuova vecchia alleanza 5Stelle-Lega, soprattutto per colpire i primi, modello Sallusti-Feltri.
“Il patto anti acciaio”, giocando, che raffinatezza storica, sull’assonanza con il nazifascista “Patto d’acciaio”, lo definisce nel titolo.
Giusto per capire: chi dei due interpreta Adolf Hitler e chi Benito Mussolini?
Chi invece incarna Goebbels e il Ministro del MinCulPop è chiarissimo a tutti.





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