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Circolo Miani » News Correnti » Page 358

Ferriera. “Tra color che son sospesi”.

» Inviato da valmaura il 4 September, 2015 alle 12:21 pm

Inferno, Canto II della Divina Commedia.

Oggi il nostro Romano Pezzetta ha ripresentato in Procura una nuova denuncia per le perdite costanti e continue di letale gas dall’Altoforno. Oramai ne fa una ogni tre mesi, come per i cibi che hanno una scadenza (da consumarsi entro …), perché dalla magistratura inquirente nessun atto è stato assunto nei confronti di questa violazione, per altro segnalata pure dall’Arpa.

Pare insomma che la Ferriera, la sua proprietà, vivano in una specie di limbo giuridico.

Se la Procura ritiene che le denunce siano infondate non ha che da archiviarle e non invece sollecitarne la presentazione di nuove in fotocopia, e nel frattempo permettere che il tempo passi lasciando questa situazione inalterata.

Lo strano è che in passato, per lo stesso fatto, anzi meno grave per quantità e durata temporale, la stessa Procura aveva ordinato ben due sequestri dell’altoforno, senza scomodare Taranto dove il Tribunale di altoforni all’Ilva ne ha sequestrati due e contemporaneamente.

Ma sembra appunto come decanta nei versi Dante Alighieri - Benigni dove sei? – che qui il tempo si sia fermato, giuridicamente e normativamente parlando, in attesa fremente e trepida che la Regione, contro ogni evidenza reale e normativa, rilasci quest’Aia salva Arvedi.

Dunque una specie di terra di nessuno dove la Ferriera nonostante la precedente AIA sia scaduta da oltre un anno e mezzo continua beatamente, per lei, a produrre ed inquinare.

Dove la politica continua a posporre senza tema del ridicolo le date della verifica (per ora siamo a dicembre 2015 poi chissà).

Dove la “task force” dell’Arpa esiste a giorni alterni (si per il vicedirettore regionale Sturzi, no per il dipartimento di Trieste), con l’assessore regionale che come Mikeze e Jakeze fa “din don e non si pronuncia”.

Dove la stampa, oddio che parola grossa, su questo non proferisce verbo, che il cavaliere cremonese non s’adonti, non si sa mai.

Dove decine di migliaia di triestini e muggesani sono condannati nel frattempo a respirare questa merda (scusate ma quando ce vò, ce vò), a vivere da schifo, bambini in primis, ad ammalarsi e crepare.

Ma intanto ci rompono i cabasisi sulla “Trieste che riparte”, con le opposizioni scomparse dagli schermi radar delle cose serie, e con il commissario dell’autorità portuale – oggi siamo di pessimo umore e pertanto spariamo sulla Croce Rossa – che non ha ancora dato risposta alla nostra domanda, inviatagli per altro due volte pubblicamente.

Quando, o Zeno, si deciderà a far applicare la norma che vincola la proprietà, quella nuova di messer Arvedi, come sta scritto nel primo Vangelo/accordo di programma, a pagare e far sgomberare la collina della vergogna di “Punta Loppa” allo Scalo Legnami, sì da permettere la partenza dei lavori della Piattaforma Logistica portuale?

Oppure quegli investimenti (130 milioni) e quelle centinaia di nuovi posti di lavoro a Trieste e soprattutto al Porto che lei così amabilmente amministra, non interessano?

Chiudiamo con una nota comica. Non poteva mancare sul piccolo giornale di oggi: articolo di Gianpalo Sarti sull’emergenza, per la verità un po’ stagionata, dei migranti al Silos.

Leggete un po’ qua: “Buona parte dei profughi – una sessantina dei centottanta del Silos - troverebbe ospitalità lì. Per gli altri sono …”

Ma prima di assumere qualcuno al piccolo giornale fanno la prova di alfabetizzazione e le tabelline? Dunque per Sarti 60 su 180 sono la “buona parte” mentre i rimanenti 120 sono evidentemente la “minima” parte.

Un pallottoliere presto, per lui ed il capocronista. Una prece invece per il “giornale”.




Trieste. Brava gente.

» Inviato da valmaura il 3 September, 2015 alle 12:24 pm

A Trieste come altrove, ma a noi che viviamo qui interessa Trieste, c’è tanta brava gente di tutte le età che sta vivendo con disagio, quando non con sofferenza, fastidio, rabbia, e preoccupazione l’attuale situazione.

Ovviamente la responsabilità, lo sanno anche i bambini, è della classe dirigente che ci troviamo. E mentre per alcuni di questa poco possiamo, pensiamo ad esempio ai vertici industriali, per quel che contano, per molti altri la responsabilità è anche di noi cittadini, brava gente.

Siamo noi che in qualche modo li abbiamo legittimati a governare la nostra comunità, votandoli o, come ho fatto io, non andando proprio a votare.

A maggio del prossimo anno avremo di nuovo in mano la scheda elettorale ed il problema si riproporrà tale e quale.

Intanto dobbiamo però smetterla di pensare che la nostra partecipazione alla vita di Trieste si riduca a votare, o non, una volta ogni cinque anni o quando capita, e per il resto nulla facciamo per dare nel nostro piccolo un fattivo contributo a migliorare la nostra vita, mugugni a parte che le pagine dei social forum ne traboccano, come i bar e le osterie di una volta.

Dunque osservando quello che succede, e pure scrivendoci, mi pare di non sbagliare sostenendo che la gran parte dei triestini, e perché no, dei muggesani, non è affatto contenta di come vanno le cose di casa nostra. Gli scontenti, nella loro gradazione fino agli incazzati, coprono tutte le aree politiche: da chi ha votato PD e sinistra, a chi ha scelto il centrodestra nelle sue svariate e multiformi sigle (si fa vera fatica a seguirne i mutamenti), a chi ha votato per l’allora novità rappresentata dai Cinque Stelle. Ora tralasciando i fondamentalisti, che pure non mancano, a questi vanno aggiunti la maggioranza dei triestini che non ha votato (il 59% alle ultime elezioni regionali, record nazionale) e quelli che da due anni a questa parte si ritrovano o per meglio dire simpatizzano per una rinata idea di Autonomia totale, ovvero di Territorio o Trieste Liberi dall’Italia. In questa fetta vanno inclusi, termine un po’ brutale, quelli che magari prima hanno votato Lega o Cinque Stelle o non hanno proprio votato. Non è un caso se proprio queste realtà, molto inquiete e nate per scissioni del corpo originario, sono diventate oggi il punto di riferimento per la gente che non ne può più, anche materialmente. Un fenomeno quasi analogo si assiste con la crisi costante della rappresentanza storica dei sindacati, come l’ultima vicenda dello sciopero nel nostro porto salutarmente testimonia.

Con questo quadro, e senza affrontare qui il prevedibile proliferare di liste di ogni nome e colore, si corre in realtà il rischio, assai probabile, che in realtà nulla cambi. E che una minoranza pari più o meno ad un quarto dei nostri concittadini governi, o sgoverni il nostro bene pubblico per altri cinque anni e poi chissà.

Certo tutti qui potranno rivendicare l’orgoglio della scelta, della loro bandiera o slogan elettorale, ma i numeri sono numeri. Ed oggi questi dicono che nessun candidato sarà eletto sindaco al primo turno (si chiami Cosolini, Dipiazza, Roberti o Cinque Stelle), per Muggia si per via delle diversa legge elettorale dove vince chi ha preso un voto in più a turno unico.

Dunque a Trieste si andrà al ballottaggio e probabilmente ristretto ai candidati dei due soliti schieramenti politici che messi assieme non rappresenteranno nemmeno la metà degli aventi diritto al voto.

E tutti gli altri? La maggioranza nei fatti? Senza rappresentanza se non la voce di qualche consigliere comunale in un sistema dove il Consiglio conta quasi nulla rispetto a Sindaco e Giunta.

Ed allora chiedo a Voi, pochi o tanti, che leggerete queste righe, cosa fare per cambiare veramente?

Per ridare una vera utilità al nostro voto, alle nostre scelte?

Perché una cosa è certa, al di là delle simpatie di ciascheduno di noi, se non si libera la nostra città da questa classe dirigente, che Trieste si chiami Città Metropolitana o TLT, nulla cambierà.

I meno giovani di noi dovrebbero ancora ricordarsi quando in via Capitolina o in piazza San Giovanni e via San Lazzaro facevano bella mostra di se le targhe dei partiti con la parola “autonoma” in mezzo, o con l’aggiunta di Istria, Fiume e Dalmazia. Ma sostanza e uomini non cambiavano, erano sempre gli stessi. Con gli anni cambiarono invece le tabelle dei partiti.

Maurizio Fogar.




Parliamo di noi.

» Inviato da valmaura il 1 September, 2015 alle 10:36 am

Una volta tanto e molto brevemente.

Un successone, ci scuseranno critici e moralisti d’accatto ma non troviamo altro termine per esprimere il risultato che da qualche mese a questa parte caratterizza la pagina del Circolo Miani su Facebook.

Pensate che questa settimana si è chiusa con oltre 16.000 visitatori-lettori e più di 1700 interazioni, ovvero persone che hanno condiviso o commentato i vari articoli. E se pensate che il piccolo giornale a Trieste vende diecimila copie, una più una meno, avete il quadro completo.

Ci sono settimane dove la media non scende mai sotto le sette-ottomila visite ma il dato normale è sopra le diecimila, e senza contare le tante altre persone che leggono i nostri articoli sulle pagine di chi li ha condivisi. Anche i “mi piace” sono praticamente decuplicati, e la cosa ci da una piccola soddisfazione personale.

Insomma a e per Trieste siamo un nuovo libero punto informativo che sta facendo “tendenza” ed opinione ed era quello che ci prefiggevamo da sempre: essere uno strumento a servizio della nostra comunità.

Grazie dunque a voi, e se permettete anche a noi che ci dedichiamo gratuitamente tempo e fatica, con la promessa, non da politici, di aumentare se possibile i nostri sforzi. In cambio vi invitiamo a diventare anche voi strumenti di questa campagna di promozione diffondendo ad amici e conoscenti l’invito a visitare la pagina Facebook del Circolo Miani, il suo sito www.circolomiani.it, ed a leggere gli articoli presenti, e ad aumentare  le vostre scelte per il 5 per mille a favore del Circolo Miani.

Anche il cambio di immagine, la foto di presentazione del Circolo, nel logo NO FERRIERA è stato accolto con vero entusiasmo, e statene certi che non ci fermeremo qui.




La Ferriera di Elettra.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2015 alle 5:14 pm

O non leggono niente o nascondono e mentono.

- Ipotesi di vendita della centrale di Servola nei primi mesi del 2015, ad un valore di euro 20 milioni, determinato in base ad una perizia aggiornata a marzo 2014 elaborata da Rotamac, una società specializzata nel settore, già condivisa dall'esperto che è incaricato di redigere l'asseverazione ai sensi dell'ex art. 182 bis Legge Fallimentare; tale valore riflette l'ipotesi di vendita dell'impianto nella sua interezza e non dei singoli pezzi, in quanto tale ipotesi è quella oggi ritenuta più probabile tenuto conto delle caratteristiche tecniche dell'impianto stesso e quindi della sua maggiore vendibilità sul mercato, in questo anche supportati dalle valutazioni fatte dal perito incaricato. Ove la società avesse optato per l'ipotesi di vendita dei singoli pezzi, il piano avrebbe riflesso un minor valore di vendita pari ad euro 7 milioni.

 

- Interruzione della produzione della centrale di Sesca (Piombino) a partire dal 1 gennaio 2014 e successiva vendita nel corso del 2014 dei cespiti ad un valore di realizzo pari a euro 7 milioni, anche questo importo è determinato in base ad una perizia aggiornata a marzo 2014 elaborata da Rotamac; tale valore riflette l'ipotesi di vendita atomistica dei singoli beni della centrale e non dell'impianto nella sua interezza, in quanto tale ipotesi è quella oggi ritenuta più probabile, tenuto conto delle caratteristiche tecniche dell'impianto stesso, in questo anche supportati dalle valutazioni fatte dal perito incaricato. Ove la società avesse optato per l'ipotesi di vendita della centrale nella sua interezza, il piano avrebbe riflesso maggior valore di vendita pari a euro 2,7 milioni.

 

Dunque sapevano a partire dal dicembre 2013.

Quello riportato sopra altro non è che la pagina 21 del bilancio 2013 di Elettra.

Ben prima dell’offerta e poi dell’acquisto da parte di Arvedi della Ferriera.

Vi ricordate tutta la manfrina su che fine farà la Centrale di Cogenerazione durante le trattative per la vendita?

Ed i peana sul piccolo giornale, quasi sempre a firma del maranza, contro i “cattivoni” di Elettra che frapponevano ostacoli al dinamico progetto salvifico del cavaliere di Cremona?

Non era vero niente, questa la semplice per l’appunto verità.

Tutto stava scritto e pubblicato nelle 102 pagine dei bilanci di Elettra da quasi un anno.

Per chi non lo sapesse la seconda Centrale, quella di Sesca, altro non era che l’impianto di Piombino, sempre del Gruppo, fallito, della Lucchini Italia.

Delle due l’una.

O questi: industriali cremonesi e triestini non leggono nulla di quanto li riguarda direttamente, così come i politici, i sindacalisti, i “professionisti dell’etica e del mestiere di giornalista” e gli amministratori pubblici di Regione e Comune, per non parlare del Governo, e già la settimana enigmistica diventa lettura improba.

O leggono, tacciono, nascondono e mentono.

Tertium non datur ci insegnavano i prof di latino al Liceo.




Ferriera. Non le gliene va bene una che è una.

» Inviato da valmaura il 28 August, 2015 alle 10:59 am

Dalle notizie circolanti, se ne è accorto pure il maranza, con il lutto al braccio nel dover riportare notizia dolorosa assai per Arvedi, sul piccolo giornale, pare che la questione della infausta, per le tasche di noi contribuenti, centrale di cogenerazione stia per arrivare al suo epilogo.

Ovvero il trasferimento degli impianti, armi e bagagli, in Gran Bretagna dove ha sede la proprietà. Qui resterebbero solo l’involucro, come una canocia vuota spiaggiata, e 24 persone senza più lavoro.

Ovviamente una nuova grana, e di prima grandezza, sul futuro della Ferriera intera, e non solo come il maranza cerca di alleggerire sulla’area a caldo, che per altro ha un consumo di energia elettrica abbastanza basso. Ma il problema riguarderebbe soprattutto il Laminatoio se e quando dovesse divenire operativo, che necessita invece di un forte consumo di Kilowatt.

Salirebbero così i costi, già fuori mercato – non bisogna dimenticare le dichiarazioni alla Procura dell’ultimo direttore della fabbrica targata Lucchini nelle quali ricordava che lo stabilimento perdeva da anni quasi tre milioni di euro al mese!-, per la produzione siderurgica e per i bilanci della Siderurgica Triestina e in particolare per la controllante Gruppo Arvedi che ha chiuso l’ultimo bilancio con passività per un miliardo e seicento milioni, di euro si intende.

Appare sempre più evidente che il rilascio dell’AIA da parte della Regione diviene un fatto dirimente per il futuro di Arvedi, perché senza questa Autorizzazione non potrebbe accedere ai cento milioni disposti dalla Banca Europea di Investimenti. E questo francamente non fa che aumentare sospetti ed illazioni sulle scelte della politica, viste le attuali condizioni degli impianti sostanzialmente ostative a quanto fissato dalla legge istitutiva per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali.

Ma passiamo a volo d’uccello ad altre due noterelle.

Cominciamo da quella più triste. L’amministrazione ha varato il consiglio comunale dei piccoli, da non confondersi con il mitico Corrierino che svolgeva divertendo funzioni educative-pedagogiche, nel diabolico tentativo di rovinare i nostri bimbi avvicinandoli prematuramente ad una politica che fa schifo oramai alla maggioranza degli anziani. Urgerebbe pronto intervento di Telefono Azzurro.

E passiamo a quella più amena.

Non riuscendo con i partiti, i sindacati confederali, il sindaco, stampa e Tivù, caso a parte, non siamo usi sparare sulle Croce Rossa, il vertice dell’Autorità Portuale, oggi ci provano con quel signore che dirige Trieste Libera a smantellare il successo dello sciopero e delle manifestazioni dei portuali. Pronuncia parole che neanche i peggiori commentatori hanno usato contro i manifestanti, anzi oggi sulla stampa perfino la triplice attua una goffa retromarcia nel tentativo di rivendicare meriti e risultati altrui, quasi a voler a tutti costi rinfocolare inutili divisioni, utili per la verità ad altri, e lo scrivo da osservatore esterno.

Perché dunque?

E’ un caso umano o dietro ci sta qualcosa che almeno noi non riusciamo a capire?

Qualcuno può spiegarcelo per favore?





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