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Circolo Miani » News Correnti » Page 352

NO FERRIERA! E non di solo computer.

» Inviato da valmaura il 18 December, 2015 alle 9:36 am

Domani, sabato 19 dicembre, incontro con i triestini della Lista civica NO FERRIERA! – Si Trieste alle ore 16 e fino alle 19, mostra fotografica e distribuzione di volantini all’inizio di Viale XX Settembre, in Largo S. Bonifacio zona Portici. Interverrà Maurizio Fogar.

Non basta una tastiera di computer e le pagine di Social Forum per parlare con i cittadini, per incontrarsi, discutere e decidere il da farsi. Pertanto un caloroso invito a partecipare, a conoscersi personalmente, non tramite video, ed a dare una mano viene rivolto alle migliaia di persone che settimanalmente leggono gli articoli e condividono le proposte di NO FERRIERA!.

Se siamo convinti, come lo siamo, che la soluzione di questo e degli altri problemi di Trieste sia tutta politica allora passiamo dalle parole ai fatti che piangersi addosso non è mai servito granchè.

Stiamo pensando ad un incontro pubblico a Muggia e pertanto invitiamo i tanti amici di quella città a contattarci per costruire assieme l’evento.

Intanto qui sotto il link da cui potete vedere i lavori dell’assemblea di sabato scorso al Circolo Miani, seguiti integralmente da TeleAntenna e trasmessi sul canale 98 di questa piccola ma intraprendente emittente televisiva triestina che i cittadini farebbero bene a seguire ed a pubblicizzare per l’informazione che offre al nostro territorio, che in questi tempi non è cosa da poco.

https://www.youtube.com/watch?v=gamNEto9zbQ




FERRIERA: AIA? FATTO!

» Inviato da valmaura il 5 December, 2015 alle 1:04 pm

Come volevasi dimostrare.

Lo avevamo annunciato con largo anticipo il 10 giugno scorso.

E non è costato gran fatica. Ce lo (Circolo Miani, Maurizio Fogar e Romano Pezzetta) hanno comunicato ufficialmente nell’ufficio dell’Assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, lei presente, il 9 giugno scorso. E ne abbiamo scritto e detto fino alla noia.

Il maranza forse colto dalla frenesia del momento tanto atteso dimentica cosa dice la legge istitutiva per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali. Essa prescrive che l’AIA venga rilasciata dalle Conferenze dei Servizi (Nazionali o Regionali) decisorie qualora ci sia l’unanimità dei partecipanti sulla decisione, quindi è il nostro caso, oppure dalla Giunta regionale quando questa non ci sia.

Ergo l’AIA è stata ufficialmente rilasciata ieri, venerdì 4 dicembre 2015.

Tre soli brevi commenti.

Il primo. Una volta tanto concordiamo appieno con locandina e titolo del piccolo giornale “Ferriera, via libera per i prossimi dieci anni”.

Il secondo. La Sara Vito eviti di copiare Illy quando dichiara che “Era indispensabile che l'insediamento produttivo fosse tenuto a osservare un provvedimento autorizzatorio, che fissasse in modo certo e univoco i limiti da osservare nel corso del processo produttivo.”

Allora il presidente della Regione Riccardo Illy dichiarò, nel goffo tentativo di giustificare il rilascio, tra Natale e Capodanno, della prima AIA che solo grazie a questa si potevano imporre, e far rispettare, delle prescrizioni efficaci alla Ferriera. Come andò poi a finire è sotto gli occhi ed i polmoni di tutti, non solo dei servolani, e se ne è accorto perfino il PM Federico Frezza quando a “babbo morto”, ovvero ad AIA scaduta, dichiarò che le prescrizioni in essa contenute erano talmente generiche da risultare inapplicabili.

Il terzo. Interessante notare che dalla Conferenza dei Servizi è stata volutamente esclusa la presenza del Circolo Miani, che ne aveva fatto formale richiesta, in disapplicazione - o forse violazione? - della legge apposita. Abbiamo esposto il caso alla Procura chiedendo anche di invalidare i lavori della Conferenza. Finora non abbiamo ricevuto risposta alcuna, forse accuseranno ricevuta tra dieci anni e un giorno, e magari ci daranno ragione.

Sui monitoraggi e le centraline, l’Arpa ci ha fatto veramente scompisciare dalle risa. Ci voleva, erano anni bui che non ridevamo così. La “povera” piccola fiammiferaia Elettra, piena di debiti e che pertanto si trattiene per quasi due anni anche il costo delle sue stazioni di monitoraggio.

E l’Arpa che non fa la cosa più ovvia: ne installa di sue dove meglio ritiene. Serve a nulla ricordare che oltre la metà del perimetro investito dalle emissioni della Ferriera non ha mai avuto una centralina di rilevamento perché così dovrebbero riconoscere che l’inquinamento sfora tutti i 365 giorni dell’anno.

Veniamo a noi.

In una città seria, invece di scrivere le solite minchiate guerrafondaie sui social forum, la gente scenderebbe in piazza ad assediare il palazzo della Regione, come facemmo in occasione della decisione della Giunta Illy e con temperature sotto zero e bora a cento, in occasione della prossime sedute del Consiglio regionale.

In una città seria, i cittadini prenderebbero a calci nelle natiche quelle sigle e comitati pseudo ambientalisti che per anni, e continuano a farlo ancora oggi “dissentendo” pubblicamente dalla sacrosanta civile contestazione che ha impedito a Cosolini di parlare alla Libreria Lovat, hanno inciuciato con i politici di ogni colore e che per questo sono pompati dal piccolo giornale.

In una città seria la gente smetterebbe di acquistare un quotidiano come il nostro, inviterebbe amici e conoscenti ad imitarne la scelta, e lo sfoglierebbe, per quel poco che serve, al bar, investendo i suoi quattrini non in un inserto pubblicitario ma in un buon caffè, e risparmiandoci per di più.

In una città seria la gente, fatte salve le dovute eccezioni, si sputerebbe in faccia guardandosi allo specchio perché la responsabilità principale dell’accaduto è di chi non ha mosso un dito, ed alzato il proprio deretano per scendere in piazza quando ne aveva l’occasione.

Non siamo incazzati con Lucchini, né con Mordashov, né con Arvedi.

Siamo incazzati con il nostro vicino di casa e con il suo stolido “tanto non se pol far niente” che ci condanna a crepare noi ed i nostri cari per la sua servile, indecorosa, indegna monaggine.

In una città seria la gente avrebbe capito che l’unica scelta obbligata con questa politica, vecchia e presunta nuova, è quella di mandarla il più velocemente possibile a casa, per poter liberare Trieste e costringere la Regione a riaprire la Conferenza dei Servizi (deve farlo se il Comune lo richiede formalmente).

Noi ci stiamo provando nel maggio 2016 a Trieste come a Muggia.

Con la Lista civica NO FERRIERA! SI TRIESTE!

Perchè non abbiamo dieci anni della nostra vita da buttare via.



Post Scriptum. Pur avendo una media settimanale di oltre ventimila contatti su FACEBOOK e con punte di ottomila lettori ad articolo chissà perché quando si chiede ai nostri frequentatori di investire qualche minuto in più per leggere il piccolo saggio, che per ragioni di spazio imposteci da facebook abbiamo dovuto pubblicare in due parti, su Procura e Ferriera, il numero delle persone raggiunte cala verticalmente. Troppa fatica, o pochi neuroni?

Allora cambiate abitudini o pagina del Social.




FERRIERA. Perdona loro che non sanno quello che scrivono.

» Inviato da valmaura il 2 December, 2015 alle 11:15 am

Perché noi sicuramente non perdoneremo il maranza che smentisce se stesso.

E’ stato lui sul piccolo giornale a riportare virgolettate le frasi di Arvedi che annunciavano lo slittamento dei controlli sull’efficacia dei lavori per il contenimento delle emissioni, che tra l’altro non vuol dire una beneamata minchia: o rientrano nei termini di legge o sono appunto fuorilegge anche se si “contengono”,  ad aprile 2016.

Ora sentite cosa scrive il frugoletto dalla memoria cortissima “facendo venir meno anche le voci di quell’ulteriore verifica a primavera dapprima accennata e poi smentita dalla stessa azienda.” Insomma il maranza che smentisce se stesso a sua insaputa. Solo a Trieste e solo sul piccolo giornale può accadere.

E poi insiste contro ogni evidenza, anche i dati delle centraline di rilevamento (a proposito in via San Lorenzo in Selva si sono superati di slancio i 131 giorni di sforamenti sui 35 previsti dalla legge in un anno, e manca ancora un mese al 31 dicembre), che “I primi riscontri sull’efficacia dei sistemi di contenimento delle emissioni e in particolare dell’impianto di aspirazione della cokeria hanno dato i risultati positivi sperati”.  ??????? !

Ma con quella penna può scrivere quello che vuole, parafrasando il Carosello dei bei tempi andati in cui il maranza per fortuna dei triestini giocava ancora all’asilo.

Il bello è che scrive come la recentissima ordinanza sindacale sulla produzione di Ghisa che di fatto non riduce praticamente nulla, ma riconosce il perdurare e l’aumentare dell’inquinamento, sarebbe stata l’occasione per il rilascio dell’AIA da parte della Regione, del COMUNE di TRIESTE e della Provincia, pace all’anima sua.

Poi dà per scontato l’acquisto di Elettra, (centrale di cogenerazione elettrica) “praticamente” concluso da parte di Arvedi che ha atteso dal dicembre 2013 fino ad oggi per “praticamente” farlo, pagando, si spera di tasca sua e non con denari di provenienza pubblica, “praticamente” i venti milioni del prezzo. Ma qui il maranza, fecondo come non mai, ci illumina, scrivendo che, caso unico in Italia e precedente quanto mai innovativo ed invitante per tutti anche per quelli che di cognome non fanno Arvedi, il Ministero ..., ma usiamo le sue illuminanti parole così in caso di auto smentita può leggersele qui: “L’accordo però è raggiunto così come dovrebbe essere scontato il via libera ministeriale per l’autoproduzione”.

Chiaro? Così chiunque da oggi può installarsi in casa un minigeneratore e prodursi da solo la corrente che consuma senza doverla vendere all’Enel e poi ricomprarsela a prezzo imposto.

Chiudiamo la paginata osannante del maranza con il Commissario del Porto con la penna in mano fremente d’ansia di firmare una concessione trentennale a chi non ha onorato finora la prescrizione, contenuta nel glorioso Accordo di Programma, del Ministro alla Infrastrutture che lo ha nominato, di sgomberare dalle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali dell’interramento abusivo (la Procura è impegnata nella presentazione della seconda edizione del libro del giornalista sportivo sull’attentato all’oleodotto del 1972) lo Scalo Legnami, bloccando così i lavori della costruenda Piattaforma Logistica portuale. Ma per il Commissario del Porto ciò non sembra essenziale e prioritario: prima gli interessi di Arvedi che il Porto pubblico può attendere.

In quanto al rilascio dell’AIA lo avevamo scritto e detto in tutte le salse che la Regione per bocca dei suoi responsabili ci aveva comunicato ufficialmente il 9 giugno scorso che “l’Aia ad Arvedi verrà concessa a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica perché così vuole, anzi ordina, la politica come scritto negli accordi di programma”.

Pertanto non ci aspettavamo nulla di diverso.

Troviamo invece singolare, ma poi non tanto se ci si pensa bene, l’uscita ampiamente pubblicizzata sul piccolo giornale e sempre a firma del maranza della responsabile di un comitato servolano sorto pochi anni fa che sostiene “Che uno stabilimento siderurgico non sia una fabbrica di caramelle e che produca fisiologicamente una serie di inquinanti è cosa ovvia, quello che non è comprensibile è che le istituzioni “ignorino” che tale struttura è collocata a stretto contatto di un quartiere residenziale, che i condominii sono collocati a 150-200 metri da una cokeria e da un altoforno, cioè che delle persone, neonati compresi, vivono praticamente dentro una fabbrica per sua natura inquinante senza però avere i dispositivi di protezione riservati a coloro che vi lavorano”.

Sintassi ed ortografia a parte vorremmo sapere quali siano “i dispositivi di protezione riservati” ai lavoratori visto che 83 di loro su 400 sono morti per i tre soli tipi di tumore accertati nella perizia della ASS per conto della Procura. 

E poi ci si permetta: la legge da non violare nei superamenti dei limiti non stabilisce che se la fabbrica è collocata in aperta campagna può ignorarla, come peraltro ribadito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale del marzo 1990, e pertanto facciamo fatica a comprendere questa distinzione “geografica”.

E questo vale anche per le emissioni di zuccheri da una fabbrica di caramelle. A parte il fatto che autolimitare il raggio emissivo a Servola è un errore madornale quanto un favore enorme a proprietà e politica, ma forse proprio l’assidua frequentazione di questo comitato con i Laureni e Cosolini di turno senza “i dispositivi di protezione riservati” è stata loro fatale.




Il Comune di Trieste: NO a 10.280 triestini.

» Inviato da valmaura il 28 November, 2015 alle 2:00 pm

Giusto che la gente sappia, nonostante il silenzio del piccolo giornale.

Hanno affossato, votando contro alla mozione che la faceva propria, la petizione sottoscritta da 10.280 cittadini (promossa dal Circolo Miani e da Claudio Magris, Gherardo Colombo, Adriano Sofri, tra gli altri) senza nemmeno invitare i promotori ad illustrarla in aula: i consiglieri del PD più il Sindaco Roberto Cosolini. Ai quali si sono uniti i voti dei fiancheggiatori di sempre: Decarli e Cetin, già Italia dei Valori (non ridete per favore), del ricercatore dell’Istituto di Storia del Movimento di Liberazione del FVG, fondato proprio da Ercole Miani e Galliano Fogar, Karlsen, a cui suggeriamo di proporre un cambio nome all’Istituto comunemente noto come della Resistenza in Desistenza.

Ma a determinarne la bocciatura sono stati gli eletti con la “Sinistra”, sia sotto le spoglie di Sel ed affini, che di Rifondazione Comunista: ovvero Marino Sossi, Mario Reali, Marino Andolina, Iztok Furlanic ed il neoacquisto Brandolisio a cui si è aggiunto l’ex leghista, poi civico, ora socialista Roberto De Gioia, appropriatamente visto che non si votava sul Carnevale.

Non hanno partecipato al voto concorrendo così alla vittoria del PD gli eletti con il Centrodestra, che seguire sigle e mutamenti è praticamente impossibile: Bandelli e Rosolen, Ferrara, Cannataro, Giacomelli e Lobianco, Rovis, oltre all’eletta di Sel: Gerin.

Un grazie vada ai consiglieri che l’hanno presentata e sostenuta con il voto: Bertoli, Giorgi, Grilli, Declich, Camber per il Centrodestra e Menis, Patuanelli e Bassi per i Cinque Stelle.

Ora due parole su questa “sinistra”: di governo e di mezza/quasi opposizione, forse ma non troppo.

Partiamo dalla genesi di questa mozione. Semplicemente la maggioranza si era rifiutata di discuterla in aula durante una seduta del Consiglio, ascoltando i promotori dell’iniziativa (il Circolo Miani e Maurizio Fogar, primo firmatario tra i 10.280 sottoscrittori).

Allora alcuni consiglieri (in particolare Bertoli, Giorgi e Menis) l’avevano fatta propria proponendola come mozione per evitare che cadesse nel nulla, e avevano chiesto la procedura d’urgenza per discuterla subito. Urgenza respinta dagli stessi che in aula hanno votato contro.

La motivazione? Il vertice dell’assurdo. L’accusa ai presentatori di volere “strumentalizzare” la petizione che loro, i “puri e disinteressati”, volevano semplicemente cancellare.

In quanto a questa “sinistra” c’è poco da dire. Defunta, isolata dal “popolo” che 10.280 cittadini rappresentano, totalmente avulsa dai principi fondanti la nostra Repubblica scritti nella Costituzione sorta dalla Resistenza. Ignorante pure dei valori e delle idee di progresso ed emancipazione che due secoli di storia hanno rappresentato, a partire dalla solidarietà, dalla legalità ed uguaglianza. La libertà di pensare l’hanno persa da tempo.

Insomma destinata a sparire tra colpi di coda e polemiche di retroguardia.

In quanto al PD non ci sembra proprio il caso di parlare di sinistra (quella vera non quella di cui sopra): oggi è un correntone doroteo (la destra della vecchia DC) attento solo al potere, ed una semplice associazione di interessi elettorali.




Ferriera. Il “rigore” di Comune e Regione.

» Inviato da valmaura il 25 November, 2015 alle 12:28 pm

“Noi possiamo muoverci solo su dati tecnici non opinabili. Il nostro è un percorso estremamente rigoroso” afferma Laureni.

Perdinci e perbacco, scemi noi che in tutti questi anni, si tranquillizzi il Laureni che è in buona compagnia, non ce ne eravamo accorti: del “rigore” bene inteso.

Facciamo un piccolo passo indietro, di qualche annetto per la precisione. E partiamo proprio dagli strumenti a disposizione degli enti pubblici impersonati dai Laureni di turno per vigilare ed applicare il “rigore”.

Questi si riducono praticamente ad una sola parola “centralina” di monitoraggio. La storia di questi strumenti a Trieste è semplice e fa capire subito come il “rigore” si riduca ad un gioco dell’oca (una casella avanti e tre indietro).

A partire dalla prima serie di centraline (vi ricordate il cassone di piazza Goldoni?) allora gestite dalla Provincia di Trieste con il suo Laureni, si finì in cronaca nera con forti tinte di ironia rosa, quando la magistratura di Padova che si occupava del fallimento fraudolento della ditta a cui la nostra Provincia aveva affidato manutenzione e gestione delle stazioni di monitoraggio le perquisì.

Sorpresa: erano vuote. Si proprio delle scatole metalliche vuote che si erano portati via per venderli perfino i lavandini e la rubinetteria interni.

Restava un mistero. Per quasi un anno il piccolo giornale aveva pubblicato (allora sopra la testata della prima pagina di cronaca di Trieste) quotidianamente i dati “sulla qualità dell’aria” che l’azienda passava alla Provincia e questa girava alla stampa. Probabilmente i numeri li sceglievano gettando i dadi. Ma nessuno, né la Provincia né il giornalismo domacio si insospettì. Fino appunto alle perquisizioni degli impianti effettuate, sarà sempre un caso, non dalla Procura di Trieste ma da quella di Padova.

Dunque più che affidarsi al “rigore” era il caso di rivolgersi ad un croupier o al Mago Otelma.

Poi intervenne nonna Regione che stabilì che tre erano le centraline di riferimento per misurare la qualità dell’aria a Trieste (quella di via Svevo, nel campo giochi dell’istituto scolastico frequentato da 850 bambini molti a tempo pieno, quella di via del Carpineto e quella di piazza Libertà).

Ovviamente questa rete di monitoraggio doveva trovare uno strumento attuativo nei Piani d’Azione Comunale (PAC) che per legge, europea e statale, dovevano entrare in funzione entro il maggio 2005.

Peccato che il Comune di Trieste abbia fino ad oggi, dieci anni dopo il limite di legge, in vigore solo due PAC: quelli sul traffico e sugli impianti di riscaldamento. Manca, guarda caso, quello che la legge fissava come il più rilevante, ovvero quello per l’inquinamento da fonte industriale.

E qui da anni si assiste ad un indecoroso e comico balletto con scaricabarile tra i Laureni comunali e regionali. Ovvero il Comune dice che la Regione si è riservata la potestà gestionale diretta su questo ultimo Piano e la Regione rilancia sostenendo per anni che tale Piano non poteva entrare in vigore prima di aver approvato uno Studio regionale sulla Qualità dell’Aria che si respira in Friuli Venezia Giulia. Che la gente si ammalasse e morisse mentre questi “studiavano” era dettaglio irrilevante.

Ovviamente sia il Ministero dell’Ambiente che la Comunità Europea sanzionarono duramente quanto pubblicamente questa perdurante inadempienza della Regione che sostanzialmente fece spallucce. Morale della favola il PAC (ricordate il significato che la legge attribuisce alla C finale: COMUNALE) è tuttora un fantasma.

Poco male direte voi, che per fortuna c’è il regio decreto del 27 luglio 1934, confermato poi dalle leggi repubblicane sugli enti ed autonomie locali, che affida al Sindaco il ruolo di Ufficiale Sanitario del Comune con la più ampia facoltà di intervenire attraverso ordinanze a tutela della salute dei cittadini. Ordinanze a cui tutti devono attenersi ed operare sotto il diretto comando del sindaco. Esse sono “sovra legem”, ovvero contro le ordinanze dell’Ufficiale Sanitario non ci si può appellare ad alcuna magistratura. Poi ci sarebbero pure gli articoli della nostra Costituzione: il 32 ed il 41, che non servono per giocarseli al Lotto ma per applicare la prima legge della Repubblica italiana.

Ma questa è un’altra storia e vi rimandiamo alla lettura dell’articolo “Comune-Ferriera. Io accuso”.

Torniamo alle centraline di Trieste. Quando la Procura si ricordò di esercitare il ruolo di controllore del rispetto delle leggi nei confronti della proprietà della Ferriera ed affidò le prime analisi e rilevamenti ad un suo consulente di fiducia, il Cigra dell’Università di Trieste, nel corso di una ispezione alla centraline delegate alla gestione dell’Arpa, ma per metà di proprietà della Sanitas la ditta di fiducia del Gruppo Lucchini, riscontrò che queste erano starate per difetto. Ovvero come pubblicò allora la stampa locale dal report della Procura se il dato era 100 loro rilevavano 60.

Tanto è vero che il caso fu confermato negli anni. Ad ogni perizia della Procura, che normalmente aveva una durata semestrale, il Cigra rilevava una significativa differenza tra i dati raccolti dalle sue apparecchiature e quelli rilevati dalle centraline date in gestione all’Arpa, anche quando la distanza fisica tra i due impianti si riduceva a poche decine di metri.

Sempre invece i dati rilevati dal Cigra erano in linea con quelli raccolti dalla centralina, mezzo mobile, di via San Lorenzo in Selva, l’unica a Trieste certificata e testata dai tecnici del Ministero dell’Ambiente. E non a caso quella contro cui negli anni la vecchia proprietà ed ora la nuova della Ferriera hanno sferrato una continua offensiva per disconoscerne la validità, sostenendo che è troppo vicina allo stabilimento (ma ancora più vicina alle ultime case di via San Lorenzo) e che pertanto misura la situazione interna della fabbrica.

Tesi contestata fino all’intervento dell’attuale direttore dell’Arpa, Marchesi, complimenti vivissimi, dall’allora direttore del dipartimento di Trieste, ing. Stelio Vatta, e che ha di fatto allineato l’Arpa alle posizioni Arvediane.

Ma anche dando per buona l’attuale posizione dell’Arpa questo sta a significare che i 400 lavoratori della Ferriera passano otto ore al giorno in una camera a gas. Forse che essere dipendenti dello stabilimento toglie loro i diritti a tutela della loro salute e della vita? E i sindacati?

Tacciono ovviamente, come non hanno detto mezza parola da due anni a questa parte sugli 83 lavoratori morti per tre tipologie di tumori comprovati dalla perizia della ASS triestina e causati dalle mansioni svolte in Ferriera.

Ma torniamo alle centraline, che sono lo strumento attraverso cui sviluppare il “rigoroso percorso” laureniano.

Consci oramai della insostenibilità della credibilità di questi strumenti il Consiglio Comunale (febbraio 2010) ed il Presidente della Regione, Renzo Tondo (marzo sempre 2010) avevano votato all’unanimità ed annunciato sulla stampa la decisione “irrevocabile” di acquisire la proprietà ed il diretto controllo della rete di monitoraggio a Trieste. Come è andata a finire lo si sa. Nulla è stato fatto e periodicamente politici ed associazioni in cerca di voti e visibilità tornano a sollevare il problema fidando nella complicità della stampa locale e nella non memoria dell’opinione pubblica.

Dunque affermare la necessità di avere dati “scientificamente certi e comprovati” per assumere provvedimenti che non siano come l’ordinanza di ieri del Sindaco, significa disporre di una rete di centraline affidabili, quindi allo stato attuale significa non fare nulla. Tutto il resto è silenzio.

Ultima storia che andrebbe rimembrata. Quella delle centraline che la Regione aveva messo come vincolanti per far partire nell’ottobre del 2000 la produzione della Sertubi.

L’unica installata, ad un palo della luce di fianco alla Torre del Lloyd per settimane aveva il cavo della alimentazione elettrica scollegato e penzolante sull’aiuola e solo l’intervento di Fogar e del Miani, con i Carabinieri di via Hermet, costrinse la proprietà di quella fabbrica nata morta a collegarlo alla rete elettrica.

A proposito non è che la Ferriera sfori il limite delle emissioni solo tot giorni all’anno, semplicemente non essendoci stazioni di rilevamento nel semicerchio che va da via del Carpineto a via Svevo, ovvero in tutta l’area del Vallone di Muggia, quando il vento soffia in quella direzione nessuno rileva le emissioni inquinanti che escono 365 giorni all’anno.

Chiaro no?

Ah Laureni, ma nell’audizione regionale del 13 novembre la proprietà non aveva annunciato che i lavori sull’Altoforno erano stati FATTI?

Un pò come le sue dichiarazioni dell’ottobre 2014 sugli effetti mirabolanti della ordinanza da lei scritta e firmata da Cosolini che aveva prodotto, a suo dire, una significativa riduzione delle emissioni della Ferriera, salvo essere smentito in tempo reale dalla notizia che la Procura aveva battuto un colpo ed aperto un procedimento per otto gravissimi episodi di inquinamento provocati dalla Ferriera proprio in settembre ed ottobre 2014.

Con questi arbitri non si fischia neppure un corner altro che un Rigore.





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