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Circolo Miani » News Correnti » Page 35

I Curdi, Jane Fonda e noi.

» Inviato da valmaura il 12 October, 2019 alle 1:22 pm

Oggi parliamo di un popolo, quello Curdo, da sempre vivente in una terra divisa dalla insensata diplomazia delle potenze in tre Stati: Turchia, Siria, Irak.
Un'enclave di democrazia, tolleranza civile e laicità in una zona del Pianeta dove l'unica vera altra democrazia è quella di Israele.
Li abbiamo “usati”, è la parola giusta, per combattere al posto nostro contro le dittature di Saddam, di Assad e soprattutto contro il sedicente stato islamico dei terroristi dell'Isis.
Ora al di là delle belle parole li abbandoniamo all'aggressione del dittatore turco Erdogan, che abbiamo strapagato negli anni, armato, ed accolto nella Nato dai tempi della Guerra Fredda.
Il signore in questione si permette pure di minacciare, oltre che la maggioranza del suo popolo, e di ricattare l'Unione Europea sulla vicenda dei migranti siriani che accoglie, è un eufemismo, nei campi di concentramento turchi.
Come sempre noi, e l'ONU parliamo e basta, in balia dei capricci del duo Trump e Putin. E mentre noi parliamo i Curdi vengono massacrati. Ricorda da vicino quanto accaduto a noi, Trieste, per l'appunto molto vicino, ad imperitura vergogna europea e delle Nazioni Unite, quando i vili Caschi Blu Olandesi hanno permesso la strage di migliaia di civili inermi, che avevano la missione di proteggere, sotto i loro occhi a Sebrenica nel luglio del 1995 (oltre ottomila i Bosniaci assassinati dalle milizie Serbe). Allora ci volle l'intervento militare americano deciso, di fronte all'inazione europea e delle Nazioni Unite, dal Presidente Clinton a liberare Sarajevo dalla mattanza assedio che si protraeva da quattro anni ed a riportare un simulacro di pace in Bosnia.
Per la Turchia poi questo ingiustificato attacco riporta subito la mente al genocidio (oltre un milione di massacrati) degli Armeni. Ma noi “parliamo” e basta, facciamo i balletti della diplomazia sui corpi delle vittime.
Pertanto mi rammarico fortemente di non essere potuto andare, e non “a titolo rigorosamente individuale”, come senza comprendere l'insulsaggine che scrive riporta il piccolo giornale nella mini, mini cronaca della manifestazione di duecento triestini ieri davanti al Consolato Turco, pecunia non olet mai, di Samer in piazza Unità.
E riporto le giustissime parole pronunciate dal medico Marino Andolina “Sono stato in Rojava (Siria) e devo dire amaramente che l'esperimento in corso laggiù è forse troppo perfetto per sopravvivere a questo mondo”.
Arrestata, e ammanettata, Jane Fonda mentre pacificamente dimostrava al Campidoglio di Washington per la difesa della Terra e contro l'emergenza climatica.
C'è poco da dire se non plaudere al giovanile coraggio, all'intelligente impegno di questa bella signora di 81 anni, che ci dovrebbe fare arrossire, molto più del colore del suo cappotto, per la nostra imbelle pigrizia. Stiamo scavandoci la fossa sotto i nostri piedi e non riusciamo nemmeno a fare quel poco che qui a Trieste potremmo e dovremmo fare per tutelare la nostra vita.



La misteriosa “Puzza”? La misteriosa ARPA piuttosto !

» Inviato da valmaura il 10 October, 2019 alle 10:48 am

Della serie “Anche gli Angeli mangiano fagioli”.

Ricompare ciclicamente, ma a distanza sempre più ravvicinata, quella che con sprezzo del ridicolo il piccolo giornale chiama “misteriosa puzza”, che ammorba mezza Trieste. Ovviamente al giornalino nessuno viene in mente di indagare tanticchia più a fondo: sono anni ed anni che pubblicano i soliti articoletti sulla comparsa di questo fenomeno.
Come fosse il fantasma di Tergeste, che con un po’ di pelo sullo stomaco, che a loro sicuramente non fa difetto, Comune e Regione potrebbero usare come attrattiva financo turistica.
La Barcolana col Peto! Altro che il manifesto della Abramovich.
Ma la valenza professionale di chi opera nella cosiddetta informazione locale la conosciamo fin troppo bene.
E l’ARPA della Regione Friuli Venezia Giulia guidata dall’attuale assessore all’ambiente, si fa per dire, come si guadagna il pane e companatico che i cittadini pagano?
Sono anche qui anni ed anni che non ne viene a capo e forse se ne scegliessimo vertici ed operatori al concorso di MasterChef, che di odori e profumi di pignatte fumanti almeno se ne intendono, avremmo già risolto.
Infatti anche gli Angeli mangiano fagioli e …

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2570222356582050/?type=3&theater




Che fare?

» Inviato da valmaura il 8 October, 2019 alle 12:34 pm

Sono 4655 i lettori che su Facebook hanno messo il loro “Mi Piace” alle nostre Pagine, a partire da quella principale Circolo Miani”, ed una cinquantina di più le “seguono”. Tra queste migliaia i “politici” di professione si contano su tre dita di una sola mano. E questo, se permettete, per noi è motivo di grande soddisfazione: noi ci rivolgiamo ai cittadini, alle persone normali che come noi vivono nella nostra comunità, Trieste e Regione FVG.

Siamo soddisfatti, ma non troppo, e vi spieghiamo il perchè.

Il nostro obbiettivo, da quando abbiamo aperto le nostre pagine su Facebook, oltre che un sito web qualche anno prima, era di offrire una informazione “diversa”, ovvero vera, da quella stantia, ufficiale e sottomessa ai voleri dei potentati politici ed economici che spacciano stampa, televisioni, anche quella che siamo obbligati a finanziare e che incredibilmente si definisce “servizio pubblico”, e agenzie dai nomi meno fantasiosi che operano sul web.

Ma una informazione sui temi di maggiore attualità ed interesse che non si limitasse solo a “denunciare” quello che gli altri nascondono ma anche a suggerire concrete e praticabili soluzioni ai problemi descritti. Ne è esempio concreto l'ultimo articolo sui tragici fatti accaduti nella Questura di Trieste, e che, ci fa piacere rilevare, ha ottenuto non pochi commenti di consenso ed adesione.

Altro particolare. A noi non interessa fare i “tifosi” di una parte piuttosto di un'altra.

Il nostro editore di riferimento siamo solo noi e la comunità dove viviamo. Gli unici interessi pertanto che rappresentiamo solo quelli dei cittadini, a partire da quelli che non trovano spazio e rappresentanza alcuna nell'opinione pubblica locale e regionale.

La nostra “diffusione” è per ora ancora di nicchia, ma una nicchia non proprio piccola visto che i dati settimanali e mensili forniti da Facebook ci accreditano dalle venticinquemila alle quarantamila persone “raggiunte”, ovvero lettori. Lo confermano indirettamente le migliaia di “mi piace” in calce ai singoli Post e le condivisioni degli stessi.

E tutto ciò nonostante la sistematica censura operata da stampa e televisioni che quotidianamente ricevono i nostri servizi. Ci consolano alcuni dati: uno per tutti le bassissime vendite del piccolo giornale (una media di settemila copie in città) nonostante si sia trasformato in un inserto pubblicitario dove i servizi a pagamento occupano più pagine della cronaca. Dovrebbero insomma pagare loro per farvelo prendere. Ed il calo costante dell'auditel di televisioni che sono oramai pura espressione dei capataz locali e regionali dei partiti.

Pertanto non ci stancheremo mai di invitarvi a mettere i vostri “Mi Piace” non solo agli articoli, che vi suggeriamo di “condividere” per allargarne la visione, ma soprattutto alle Pagine, a partire da quella Circolo Miani.

So che moltissimi di quelli che leggeranno queste righe lo hanno già fatto, ma se condividete, e non siete certamente obbligati a farlo sempre e comunque, e ci mancherebbe, lo spirito e gli ideali che ci animano vi invitiamo a “faticare per la causa”, come si diceva una volta. Ovvero ad invitare, con un messaggio, un'e-mail od altro, i vostri amici e conoscenti a mettere il loro “Mi Piace” ed a “seguire” le nostre Pagine. Solo così potremmo allargare la nostra “nicchia”, ed aumentare la nostra “tiratura”: le persone a cui Facebook, con criteri che ci sono ancora misteriosi, invia l'avviso dell'uscita di ogni nostro articolo quotidiano.

Se poi volete allargarvi, ricordate che dal 2007, per una nostra scelta: a tutela della nostra, e vostra, autonomia da qualunque pressione politica-istituzionale abbiamo rinunciato ad usufruire di ogni pubblico finanziamento (ben prima dunque del Fatto Quotidiano o dei 5Stelle), e pertanto oltre che sull'autofinanziamento spicciolo di volonterosi, ci è assai utile il contributo statale del 5 X 1000 attraverso le scelte che i cittadini fanno sulla dichiarazione, qualunque essa sia, annuale dei redditi. Al costo per loro di una sola firma.

Dateci dentro!

Maurizio Fogar

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2569352466669039/?type=3&theater




Ragionando a mente fredda.

» Inviato da valmaura il 6 October, 2019 alle 2:13 pm

Profondo cordoglio ed umana solidarietà con i familiari a parte, su quello che è ri-accaduto in Questura va fatto un ragionamento serio, sempre che ciò sia possibile, e scevro da emozioni, che pure ci sono.
Nel 2014 era successo un caso analogo, proprio nell'atrio principale della Questura, dove un ventenne afghano sottratta la pistola ad un agente alla fine dopo pochi metri di fuga si era suicidato sparandosi alla tempia.
Ora due riflessioni andrebbero fatte subito, anche se ciò può essere scambiato per fredda logica, sulla preparazione professionale di coloro che portano per servizio un'arma e su come questa possa venir loro sottratta: con violenza, sorpresa ed altro, da terzi. E soprattutto in un ambiente protetto e che dovrebbe garantire precise norme di sicurezza: quale appunto una Questura od un Commissariato dovrebbero essere.
Servono a poco i “summit” serali delle autorità, o le dichiarazioni stentoree dei politici.
Sarebbe preferibile piuttosto l'emanazione tempestiva di alcune norme regolamentari da parte del Capo della Polizia. Oltre all'immediata fornitura agli agenti di fondine “antifurto”, che pure esistono e sono in commercio da anni.
La Questura, ma ciò dovrebbe valere per ogni stazione di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, dovrebbe essere un posto “sicuro” dove, al pari delle carceri (basta guardarsi un film americano o una puntata del Commissario Montalbano), gli operatori non girano armati. Ovvero le uniche armi sono in uso agli agenti che presidiano gli ingressi e sono addetti alla vigilanza esterna. Tutti gli altri operatori al momento del loro ingresso depongono l'arma in dotazione sotto chiave in una cassetta di sicurezza personale, o nell’armeria.
Poi in ogni Questura, a Trieste senza dubbio, esistono quelle che una volta si chiamavano “camere o cameroni di sicurezza” dove far attendere sospetti o indagati. Stanze chiuse dotate ovviamente dei servizi igienici e di sistemi di videosorveglianza, e più simili ad una sala d’aspetto che ad una cella visto che non sono destinati ad ospitare persone, ancora, colpite da un provvedimento restrittivo della magistratura.
Non spetta ovviamente agli agenti fare poi analisi psichiatriche o fisiche sullo stato di salute dei fermati, per questo urge la chiamata di un medico del Servizio Sanitario pubblico.
Se questo poco fosse stato operativo, a Trieste ed in Italia, oggi non saremmo qui a piangere le ennesime vittime ed ad ascoltare lacrime di coccodrillo da chi è stato Ministro degli Interni o Capo della Polizia.
E se questo è purtroppo successo a degli operatori di Polizia e Carabinieri, che hanno o dovrebbero avere una professionalità specifica ed accurata su uso e gestione delle armi di servizio, vengono i brividi a pensare cosa potrà accadere con le “pistole ai Vigili Urbani”.
Ma qui siamo purtroppo nella stantia propaganda elettorale, o nella diffamazione pura quando alcuni politici ed ex ministri dichiarano che questo è il risultato delle “continue campagne di diffamazione delle forze dell’ordine” (il riferimento al processo in corso contro i responsabili della morte di Stefano Cucchi, e dunque l’attacco alla magistratura, è palese).
Roba da TSO o da dittatura sudamericana.



Domande che non amiamo porci.

» Inviato da valmaura il 4 October, 2019 alle 12:35 pm

Da giorni tiene banco sulla cronaca di Trieste la notizia, triste, dell'esplosione in quel condominio mezzo abbandonato a se stesso a San Sabba. Un cinquantenne lotta tra la vita e la morte. Di lui sappiamo solo che è un “abusivo”, ovvero occupava un appartamento lasciato vuoto da tempo come quasi tutti gli altri in una casa di proprietà Ater, non avendo un tetto sotto cui dormire, e che aveva espresso, scrivendolo sui Social Forum, la “volontà di farla finita”. Così raccontano a stampa e TiVù gli abitanti del rione.
Quasi nessuno, “giornalismo” compreso, si pone la domanda più ovvia.
Perchè i Servizi Sociali del Comune, e quelli sanitari territoriali, non lo hanno saputo e comunque non sono intervenuti per tempo per accompagnare questa persona in un percorso di vita e non di morte?
La risposta è altrettanto ovvia, perchè a Trieste da tempo non esiste più un servizio sociale da “strada”, e perchè la professione di assistente sociale si è ridotta ad una funzione essenzialmente burocratica, insomma di passacarte. Carenza di personale e di mezzi? Anche, ma non solo, carenza pure di responsabilità professionale, o se preferite di “missione”, a partire dai dirigenti.
Chi ha scelto questa strada impegnativa dovrebbe sapere che deve confrontarsi quotidianamente con persone che vivono spesso in una solitudine disperata, aggravata da una povertà e conseguente emarginazione crescenti. A Trieste, questi “invisibili”, sono tanti, molti di più di quanto non dica l'elevatissima richiesta di redditi o pensioni di cittadinanza.
Non è facile mettere in strada la propria miseria e disperazione, non lo è per nessuno.
Questo fatto ricorda un episodio accaduto nel 2005 o giù di lì. Allora ne scrivemmo così.
“Il rivoltante degrado delle case Ater di San Giovanni alta, da via Capofonte in giù, grande spazio e scandalo su giornali e TiVù per l'incredibile morte di freddo e stenti di un residente in casa. Nonostante tutte le richieste di aiuto da lui fatte, ed anche di suoi vicini, nei mesi precedenti. Pensate morire così nell'anno di grazia 2005, non nella Mosca dei primi dell'ottocento ma a Trieste la candidata trombata all'Expò, la capitale morale di AlpeAdria, la città della Scienza e belinate simili.
Risultato: ne parlano, anzi ne gridano per alcuni giorni e poi signori si cala il sipario, la notizia è finita e dieci mesi dopo il Presidente Ater è sempre al suo posto, il direttore ASS idem e le case di via Capofonte e San Pelagio pure, nel loro ineguagliabile degrado, in attesa della prossima tragedia con locandina e apertura in prima di cronaca con le interviste dei soliti noti, che poi sono i responsabili di questa situazione, o no.”
Ora cosa possiamo imparare da questa tragedia?
Come istituzioni che a Trieste va immediatamente potenziato da parte di Regione e Comune il servizio sociale sul territorio, fuori e non dentro gli uffici. Fatto di ascolto, comprensione ed intervento. Che i mezzi non devono mancare.
Che i Distretti Sanitari territoriali devono essere potenziati e ramificati e non, come oggi, impegnati a lottare per la loro sopravvivenza.
Che l'Ater, ci rifletta il neopresidente Novacco, deve farsi parte diligente nel recupero di quella ingente parte del suo patrimonio immobiliare oggi lasciata sfitta ed abbandonata. E nel frattempo fatti quattro lavori di messa in sicurezza deve gestire gli spazi attuali, in attesa dei quattrini per ristrutturarli, per ospitare appunto le tante persone oggi senza casa.
Il problema non si risolve con le denunce in Procura, che per altro il Tribunale in passato ha quasi sempre sentenziato a favore degli “occupanti”. Il diritto alla casa sta scritto in Costituzione, non è dunque un “abuso” ma appunto un diritto. Casomai è chi non lo garantisce che commette un “sopruso” e si mette fuori legge.
Ma, come dicevamo nel titolo, tra qualche giorno si apre la Barcolana, ed allora la polvere, anche se composta da esseri umani, è meglio nasconderla sotto il classico tappeto di silenzi e sfoggiare il vestito della festa.
Appunto è meglio, anche purtroppo per molti di noi, non porci certe domande e far finta di non vedere, e soprattutto pensare.




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