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Circolo Miani » News Correnti » Page 340

Trieste. Monaggine e mascalzonaggine.

» Inviato da valmaura il 16 July, 2016 alle 12:20 pm

Ieri mattina abbiamo pubblicato un pezzo su Facebook (Ha le carte giuste!) contenente tre articoli su altrettanti procedimenti giudiziari, recenti, di cui è protagonista in quel di Taranto (dove era direttore dell’Ilva) il neo Presidente e AD di Siderurgica Triestina, insomma il “dominus” della Ferriera.

Gli articoli erano tratti dal Corriere di Taranto, da Repubblica e da Il Sole 24ore, non dal bollettino dei Salesiani, e che per giunta li avevano pubblicati con grande evidenza sui rispettivi giornali.

Il Piccolo di Trieste che ne aveva dato notizia, dell’arrivo in città di questo signore chiamato da Arvedi, pur facendo parte del Gruppo editoriale di cui La Repubblica è capofila, e con quel po’ po’ di curriculum del suo nuovo direttore, non ha scritto riga su questi procedimenti.

Ergo ha nascosto ai suoi sempre meno lettori ed all’opinione pubblica cittadina notizie fondamentali sul “chi è”, e soprattutto  “chi sarà e con quale credibilità si muoverà” uno dei protagonisti della vicenda Ferriera a Trieste.

Ieri in mattinata abbiamo mandato copia del nostro servizio anche a tutte le testate giornalistiche, scritte e televisive, regionali. Nessuna lo ha ripreso nemmeno in parte, così come è stato completamente ignorato dal tutte, ma proprio tutte le forze politiche, con i loro reggicoda e gli “ambientalisti riconosciuti”, e sindacali.

Questi sono semplici fatti non opinioni e se questi che si spacciano per “giornalisti”  e per politici o aspiranti tali, s’adontano, non ce ne può fregar di meno, Ad adontarsi dovrebbe essere lo specchio del loro bagno costretto a riflettere la loro immagine.

Dunque lo diciamo con tristezza e malcelata soddisfazione a Trieste nulla è cambiato.

La “gente” continua a votarli e a farsi i”cazzi suoi”, continua a comperare ed a guardare questa stampa, e parallelamente ad ignorare articoli come i nostri, a non muovere dito per dare una mano a diffonderli ed a sostenere iniziative come quelle del Circolo Miani.

Tutto come prima dunque, in città trionfano incontrastate monaggine e mascalzonaggine.




Ha le carte giuste!

» Inviato da valmaura il 15 July, 2016 alle 12:45 pm

Il nuovo Presidente e AD di Siderurgica Triestina in Arvedi.
Nel solco della tradizione e della continuità ma il distratto maranzana sul Piccolo non ne fa menzione.
Troppa fatica informarsi?
Ecco di seguito un articolo ed altri titoli del Corriere di Taranto, di Repubblica (lo stesso gruppo editoriale per cui lavora il maranzana sempre più distratto) e de Il Sole 24ore.

“L’Ilva aiuta a fare ‘carriera’: Lupoli ‘promosso’ presidente e ad a Trieste. Da Arvedi…”
di Gianmario Leone - 15 luglio 2016
“È Antonio Lupoli il nuovo presidente e amministratore delegato di Siderurgica Triestina, di proprietà del gruppo Arvedi che ha formato una cordata con Cassa Depositi e Prestiti e la holding DelFin del gruppo Luxottica per acquisire gli asset industriali del gruppo Ilva. La nomina è avvenuta nella giornata di mercoledì, a seguito della designazione del Consiglio di Amministrazione, mentre già da ieri, come riferisce l’azienda in una nota, sono in programma i primi incontri con il management e con le RSU. Ingegnere, dopo un’esperienza in Italcementi, poco meno di trent’anni fa è entrato con il ruolo di impiegato tecnico all’Ilva di Taranto, fino a diventare nel 2010 responsabile dell’area di laminazione a freddo e dal 2013 direttore dello stabilimento tarantino.
Ma Antonio Lupoli nel suo curriculum ‘vanta’ anche una serie di indagini in cui è coinvolto. Ad esempio quella portata avanti dal gip Rosati, che quest’anno opponendosi alla richiesta di archiviazione della Procura, porta avanti l’inchiesta per getto pericoloso di cose, violazioni ambientali e gestione della discarica rifiuti “Mater Gratiae”, dove oltre a Lupoli sono indagati l’ex commissario Ilva, Enrico Bondi, uno degli attuali tre commissari, Piero Gnudi, e l’attuale direttore Ruggero Cola.
Poi c’è quella inerente le discariche a cielo aperto di rifiuti pericolosi e non pericolosi lungo l’argine sinistro della gravina Leucaspide senza interventi che ne impedissero l’utilizzo. In questa inchiesta sono ben nove gli indagati nell’ambito del procedimento aperto dal sostituto procuratore della Repubblica dottor Marinao Buccoliero. Si tratta di Luigi Ambruoso di 60 anni, nella qualità di responsabile delle discariche per rifiuti industriali a servizio dello stabilimento Ilva; Camillo Castronuovo di 62 anni, che ha svolto la stessa funzione; Francesco Di Maggio, in qualità di responsabile dei servizi di ecologia e discariche dell’Ilva Spa; Carmine Lezza di 40 anni, responsabile dei medesimi servizi; Luigi Capogrosso di 61 anni, direttore generale dello stabilimento; Salvatore De Felice di 52, direttore tecnico dello stabilimento siderurgico; Adolfo Buffo di 60 anni, in qualità di direttore dello stabilimento siderurgico Ilva; Antonio Lupoli di 57 anni, in qualità di direttore tecnico dello stabilimento; Ruggero Cola di 59 anni, in qualità di direttore dello stabilimento siderurgico. Secondo la tesi accusatoria, l’utilizzo delle diverse discariche sarebbe stato consentito sull’argine sinistro della gravina Leucaspide “sino al limite del confine con l’azienda agricola di proprietà della famiglia De Filippis“.
Ciò avrebbe determinato la realizzazione di grandi depositi costituiti dagli stessi rifiuti dall’altezza di circa 40, 45 metri al di sopra del piano di campagna. Nella contestazione si contesta “la presenza di opere prive di copertura e di rimedi contro lo spandimento di polveri pericolose per la salute e la dispersione in falda del percolato“.
Per ultimo, ma non certo per importanza, ricordiamo che Lupoli è indagato anche in un altro processo, indubbiamente il più grave in cui è imputato. Il giudice per l’udienza preliminare Valeria Ingenito nello scorso marzo ha infatti mandato a processo undici persone per l’incidente avvenuto nel siderurgico il 28 febbraio del 2013: un operaio di 43 anni, Ciro Moccia, morì precipitando al suolo da una pensilina a dieci metri d’altezza nel reparto Cokerie ed un altro lavoratore, Antonio Liddi, rimase gravemente ferito ma si salvò la vita proprio perché la sua caduta al suolo fu attutita dal corpo del compagno di lavoro. Un solo imputato ha scelto la via del rito abbreviato: si tratta di Salvatore Zecca, responsabile per la sicurezza della una ditta dell’appalto che eseguiva lavori alla Cokeria, condannato dal gup a due anni e mezzo di reclusione. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a 4 anni e mezzo.
Al processo, che è cominciato il 6 giugno, gli 11 imputati risponderanno di omicidio colposo e lesioni personali. A giudizio sono finiti Antonio Lupoli, all’epoca direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto; il capo area cokerie Vito Vitale; il delegato area cokerie Carlo Diego; il capo reparto manutenzione batterie Marco Gratti; il capoturno Carmine Gaetano Pierri; il progettista Pietro Valdevies; il responsabile della manutenzione reparto carpenteria batterie Martino Acquaro assieme al titolare della ditta dell’appalto Emmerre, Davide Mirra, al suo responsabile dei lavori Nunzio Luccarelli e a un capoturno e un caposquadra della stessa società, Cosimo Lacarbonara e Vincenzo Procino.
Secondo la ricostruzione dei fatti da parte della Procura, Moccia non avrebbe dovuto trovarsi su quella passerella. Era lì perché gli fu chiesto di effettuare alcune saldature per risolvere un problema al binario di scorrimento di un macchinario che alimenta i forni del siderurgico, ma quei lavori erano invece stati affidati in appalto alla Emmerre. La lamiera su cui salirono i due lavoratori non resse il peso e cedette facendo cadere nel vuoto i due operai. Per l’accusa i lavoratori avrebbero dovuto indossare un’imbracatura di sicurezza.
Noi siamo assolutamente garantisti. Però è chiaro che al di là dell’ultimo grado di giudizio, queste cose faranno sempre più allontanare i cittadini e mineranno ulteriormente quella poca fiducia che è rimasta nei confronti dell’industria italiana e di chi la gestisce. Chiunque esso sia”

Repubblica – 1 febbraio 2016
“Ilva, a Taranto discariche di rifiuti pericolosi nell'area naturale: 9 indagati
Nuova inchiesta sul siderurgico: dal 2000 avrebbe accatastato scarti indutriali anche all'interno delle gravine, crepacci naturali tipici della Murgia. I cumuli di rifiuti hanno anche invaso una masseria e deviato un corso d'acqua”
di VITTORIO RICAPITO
Parte della gravina invasa dai rifiuti dell’Ilva, deturpata al punto di modificarne la morfologia. Sono le accuse mosse dal pm della procura di Taranto Mariano Buccoliero nei confronti di nove fra dirigenti e direttori dello stabilimento siderurgico di Taranto. Secondo l’accusa, dal 2000 ad oggi l’Ilva avrebbe ammassato rifiuti industriali, creando colline alte 45 metri sopra il livello della campagna circostante proprio accanto alla gravina di Leucaspide, fra Statte e Massafra, una zona di particolare rilievo naturalistico e storico, dove si trovano anche antichi Dolmen preistorici.
Colline di rifiuti che nel tempo sono crollate nel letto della gravina, invadendo anche una masseria con azienda agricola ed addirittura modificando il corso di un fiume. Indagati per disastro ambientale doloso, distruzione e deturpamento di risorse naturali, danneggiamento, getto pericoloso di cose e mancata bonifica dei siti inquinati sono gli ex direttori dello stabilimento Luigi Capogrosso, Adolfo Buffo, Antonio Lupoli, Salvatore De Felice (direttore tecnico per un paio di mesi nel 2012) e l’attuale direttore Ruggero Cola insieme ai responsabili delle discariche che si sono succeduti negli anni: Luigi Ambruoso, Camillo Castronuovo, Francesco Di Maggio e Carmine Lezza.
Le discariche non avevano
alcuna protezione, né sul terreno, per evitare percolamento nella falda, né una copertura. La pioggia ed un corso d’acqua che scorre in zona, secondo l’accusa, hanno letteralmente spalmato i rifiuti su tutto il letto della gravina, invadendo anche proprietà private. Un danno ambientale enorme. Il disastro ambientale contestato dalla procura non solo riguarda terreni ed acqua di falda, ma ha creato un grave pericolo per la salute pubblica.

E per finire con Il Sole 24ore
Il Sole 24 ore del 28 maggio 2016.
SIDERURGIA
Nuovo caso giudiziario per l’Ilva
“Una nuova tegola giudiziaria colpisce l’Ilva a un mese dalla chiusura della cessione a nuovi privati da parte dell’amministrazione straordinaria. E rischia anche di essere un incaglio mentre i gruppi in gara serrano i ranghi per l’offerta finale.
Il giudice delle indagini preliminari di Taranto, Martino Rosati, respinge infatti la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, conferma la nuova indagine sull’Ilva per inquinamento e dispone per il 5 luglio la relativa camera di consiglio. Per getto pericoloso di cose, violazioni ambientali e gestione della discarica rifiuti “Mater Gratiae”, adesso sono indagati l’ex commissario Ilva, Enrico Bondi, uno degli attuali tre commissari, Piero Gnudi, l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Antonio Lupoli, e l’attuale Ruggero Cola.”

Proprio bravi al Piccolo con menzione speciale alla Capocronista Giani, alla vice Rebecca e naturalmente al maranzana.
Avviso agli esperti, scopiazzatori di professione “riconosciuti legalmente” come amano dire il Dipiazza e scrivere al Piccolo, citate le fonti o stavolta vi sputtaniamo Urbi et Orbi (voi)




Roberto Dipiazza. Non è partito con il piede giusto.

» Inviato da valmaura il 11 July, 2016 alle 11:47 am

Ci riferiamo al discorso di apertura del Sindaco Dipiazza, almeno nella versione riportata dalla stampa.

Un inutile sfoggio di muscoli su argomenti di cui il Comune meno si occupa e meglio fa, vista anche la scarsissima competenza in materia.

Silenzio, se non prendiamo in considerazione il riproporre di slogans elettorali, su alcuni problemi chiave per la nostra comunità come ad esempio il degrado dei quartieri dove lui stesso si porta addosso dieci anni di colpevole inattività (dal 2001 al 2011).

Sulla Ferriera le solite affermazioni a fronte di una situazione inalterata mentre i “cento giorni” trascorrono trasmettendo la netta sensazione che in Comune non sappiano dove metter le mani, e non poteva essere diversamente visti i protagonisti.

Qualche speranza nasce dal fatto che in Giunta sono stati chiamati assessori come Giorgi, Lobianco, Grilli e fors’anche Rossi, che rispetto al passato in quegli incarichi fanno ben sperare.

Ed ora passiamo alle Circoscrizioni.

I “talebani” autolesionisti. Ovvero il suicidio rionale dei Cinque Stelle.

Premesso che dal 2001 sosteniamo che le Circoscrizioni, queste Circoscrizioni, così come sono normate sono degli enti assolutamente inutili la cui abolizione farebbe risparmiare ai cittadini un bel gruzzolo da utilizzare a fin di bene (oggi in sostanza il loro ruolo si riduce a dare pareri obbligatori per legge ma esclusivamente consultivi su alcuni interventi del Comune. Pareri di cui l’amministrazione comunale solitamente  non tiene in alcun conto).

Premesso poi che le divisioni territoriali sono talmente strampalate e prive di identità e tradizione (che ci azzecca Roiano Gretta Barcola con Chiadino Rozzol: giusto per fare un esempio) che sembrano uscire dalla mente di un pazzo.

Premesso che come Circolo Miani abbiamo dimostrato in un seminario ed in una ricerca nell’anno 2000  che o si riportano appunto le circoscrizioni a dimensione rionale. Individuando degli appositi immobili pubblici sul territorio, e magari dotati di un’area verde, che diventino il cuore pulsante dei servizi (sociosanitari, aggregativi, culturali e ricreativi) del quartiere e non solo fonte di rilascio di documenti.

Che si dimezzino il numero dei consiglieri ma si deleghi ai Consigli parte significativa delle deleghe operative ora in carico a diversi assessori: trasferendo soldi, potestà decisionale e personale (una riforma di decentramento reale a costo zero).

Premesso tutto questo, dopo l’ultima tornata elettorale abbiamo lanciato una proposta (ignorata more solito dalla stampa locale) per affidare unitariamente, ovvero con la condivisione di tutte le forze politiche che esprimono degli eletti nelle Circoscrizioni, la Presidenza delle stesse ai consiglieri espressione delle forze di opposizione alla maggioranza che in Consiglio comunale guida il Comune. Insomma siccome agli effetti pratici questo non intralcia minimamente chi guida la Giunta comunale, era un modo di riproporre una specie di Commissione Trasparenza allargata al territorio. Ricordiamo qui che la Presidenza di questa Commissione in Consiglio comunale viene affidata per legge alle forze politiche di opposizione.

Oltretutto le finalità di questa proposta servivano ad offrire ai cittadini eletti in Circoscrizione, molto spesso giovani alle loro prime esperienze ma animati in gran parte da uno “spirito di servizio”, l’occasione di superare barriere di parte, divisioni ideologiche quanto inutili, schieramenti precostituiti. Insomma i ruoli imposti da una logica partitocratica ed ingessata nel tentativo comune, si sperava, di sperimentare un nuovo approccio della politica col territorio e con la gente che vi vive.

Dobbiamo rilevare con amarezza che tale iniziativa a cui, bisogna riconoscere, eletti nel Centrosinistra avevano dato la loro adesione, è fallita per la completa talebana chiusura dei Cinque Stelle. Proprio di quel Movimento che predica trasparenza, controllo e quanto altro da parte dei cittadini sulle scelte della politica. Hanno dunque preferito consegnare in toto alla stessa maggioranza che guida l’amministrazione comunale anche le presidenze, che è l’unico strumento minimamente operativo, delle Circoscrizioni.

Come motivazioni ho ascoltato e letto i soliti slogan ed affermazioni che “tra cinque anni vinceranno da soli” (intanto la gente può star male ed aspettare il Grillo dell’avvenire), e francamente da una forza che cinque anni fa, nel 2011, a Trieste prima cercò disperatamente di trovare i candidati per presentarsi anche alle elezioni circoscrizionali e poi fallendo l’obbiettivo comunicò alla stampa che i Cinque Stelle non partecipavano a queste elezioni perché, come per la Provincia, erano contrari a questi enti inutili, questa è stata una scelta “contronatura”, la loro.




Ma cosa hanno in testa?

» Inviato da valmaura il 7 July, 2016 alle 12:20 pm

Un mondo sottosopra, verrebbe da dire. Dove non esiste buonsenso né giustizia.
Abbiamo la sanità pubblica, a partire dagli ospedali (Cattinara e Burlo) in piena crisi, per non parlare del Pronto Soccorso (abbiate almeno la decenza di tirargli via dal nome quel “Pronto”), per mancanza di fondi.
Migliaia di triestini stanno sopravvivendo a stento, molto a stento, per l’emergenza povertà dove i “servizi sociali” (le virgolette sono più che d’obbligo) non hanno neppure gli spiccioli per aiutarli.
I quartieri sono nel punto più basso del loro degrado da trenta anni a questa parte, e questi cosa fanno?
Spendono centinaia e centinaia di migliaia di euro per una improbabile pista ciclabile in viale Campi Elisi, dopo aver fatto il Ponte “Curto” che altrimenti il Canale di Ponterosso si attraversava a nuoto.
Stanno studiando di buttare una decina di milioni di euro nell’ennesimo rifacimento della funzionale Piazza Libertà e nell’estensione dell’acqua fino al colonnato di quell’orrida chiesa di Sant’Antonio nuovo. Per non parlare dei cinque e passa milioni per l’Ursus. E di amenità varie come l'acquisto di revolver, o di concerti e "grandi eventi".
Perché lo fanno?
Semplice l’importante è fare girare i soldi, pubblici si intende, sempre tra le solite ditte riconoscenti. Tanto se questi politici stanno male mica fanno la fila all’ospedale.
Per la giustizia è grosso modo la stessa cosa. Dopo il “blitz” al panificio ora tocca al molo pescatori. Sempre i ragni (ma non portavano fortuna?) e lo sporco. Alzare la testa oltre lo Scalo Legnami no? Chissà quanti ragni e sporco si trovano in Ferriera. Ecco in quasi venti anni abbiamo sbagliato tutto.
Altro che denunciare l’inquinamento, le costruzioni sterminate senza attendere le regolari autorizzazioni, le discariche abusive come gli interramenti di rifiuti tossici.
Dovevamo chiamare il Sinter e l’Enpa, con l’Ufficio Zoofilo comunale per interventi contro ragni, scarafaggi e pantegane, e magari per qualche macchia di luridume. E la Ferriera l’avrebbero chiusa in un amen.
Vallo a pensare.




Il magnifico bugiardo.

» Inviato da valmaura il 22 June, 2016 alle 10:57 am

Sentire Renzi, Presidente del Consiglio e Segretario del PD, dopo la tranvata ricevuta dal suo partito a queste elezioni amministrative, predicare che bisogna investire nei condomini, intesi come periferie, offre lo spettacolo di uno che solo qualche mese fa, dopo la strage di Parigi, aveva solennemente dichiarato che “per ogni euro investito in sicurezza (si parlava di miliardi) un altro deve essere speso per aiutare le associazioni che lottano contro il degrado delle periferie”. Qui l’Ater a guida rigorosamente PD lo ha preso alla lettera, ha subito notificato al Circolo Miani ed a Maurizio Fogar un decreto ingiuntivo per il recupero forzato di 12.000 euro (dopo i 19.000 euro precedenti e l’ipoteca sulla sua casa, ma per il cadreghinista Fogar, la “prima donna” locale questo è normale quanto dovuto) frutto, a sentir loro, di una morosità pregressa negli affitti del Circolo. Da notare la data di una tempestività eccezionale, il 3 giugno, a 48 ore esatte dal voto per le Comunali. Forse Cosolini, come del resto il Dipiazza, farebbe meglio a guardarsi dagli “amici e compagni” di partito (il pordenonese Antonio Ius, il direttore Ater Trieste, è segretario del PD di Pordenone e dirigente regionale del Partito, oltre che fresco reduce dei disastri appunto di Pordenone e della sua Cordenons). Ad ogni emergenza, terrorismo la prima e disfatta elettorale la seconda, Renzi promette solennemente investimenti ingenti per combattere il degrado delle periferie, che rimangono altrettanto solennemente sulla carta. Se poi la sua Vicesegretaria, ancora per poco, Serracchiani che ha visto nella Regione che presiede tre capoluoghi di Provincia su quattro passare al Centrodestra, promuove i Ius di turno, allora crediamo che l’esito delle regionali del 2018 sia già scritto e scontato, nonostante questo centrodestra. Interessante notare come oggi, a partire dal Paolo Rumiz dalle colonne del Piccolo, il giornale che dal 2000 oscura caparbiamente la più significativa realtà socioculturale che ha sede proprio a Valmaura, nel cuore delle periferie devastate (quelle che il Dipiazza scopre solo oggi dopo dieci anni da Sindaco), e che da venti anni denuncia il degrado dei quartieri cittadini, ponga questa emergenza come la priorità per la politica a Trieste e causa primaria della sconfitta del suo PD. Peccato che in questi sedici anni non abbiamo mai letto una sua riga su questo né a denuncia della “macelleria messicana” praticata dal giornale dove scrive sull’informazione cittadina. Ben svegliato dolcezza.



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