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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Ben svegliato fiorellino. (dal film Sister Act)
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Ferriera. Tre tromboni e due pifferi.
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*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 34

Soldi buttati. Peccato che siano nostri.

» Inviato da valmaura il 19 December, 2019 alle 12:49 pm

Dal “Ponte Curto”, oltre 800.000 euro, ai contenitori di immondizie “a scomparsa” in Piazza della Borsa, un milioncino di euro, al rifacimento di Piazza Libertà, oltre 5 milioni di euro, il nostro Comune non ha lesinato, e solo per citare i casi più noti e costosi. Ci sarebbe anche la disertata dal pubblico mostra su D'Annunzio con statua del vate al seguito, altre centinaia di migliaia di euro, per non parlare poi di Piscina terapeutica, ex Caserma Polstrada di Roiano e Galleria di Montebello, e dulcis in fundo i cantieri fermi di Cattinara e Burlo, formalmente della Regione ma sempre pagati coi nostri denari.
Ora l'attenzione del Comune si concentra sull'abbattimento costi quel che costi della Sala Tripcovich pur in assenza di un progetto esecutivo sul che fare di quella vasta area, a parte abbattere subito la decina di sanissimi alberi, giusto per portarsi avanti con il lavoro, come per l'area di Roiano.
Se i quattrini li tirassero fuori di tasca loro Podestà e assessori ne potremmo ancora discutere ma sono soldi nostri e non pochi in una realtà poi di vacche magre, scheletriche.
Francamente con tutte le emergenze reali che Trieste ha, e delle quali c'è assai poco da andare “orgogliosi”, chiunque avesse una minima capacità amministrativa, accoppiata ad un briciolo di umana sensibilità avrebbe scelto altre e più pressanti priorità per l'impiego di questi ingenti quattrini.
Ultima perla di “Trieste città turistica e mitteleuropea”: quasi sette mesi di attesa per una semplice visita oculistica all' AsuiTs. Ma ai manager sanitari hanno assegnato comunque il ricco premio per i meriti e gli obbiettivi conseguiti.
Forse prima bisognava attendere un anno.



Lo ripetiamo per i pigri e distratti.

» Inviato da valmaura il 17 December, 2019 alle 12:58 pm

Il Circolo Miani, con la costellazione dei Comitati di Quartiere, La Tua Trieste, No Ferriera, La Tua Muggia, non ha riferimenti partitici o movimentisti alcuni.
Non ha "pagatori" occulti ed ha rinunciato dal 2007 ad ogni finanziamento pubblico per non essere condizionato da questa politica che li elargisce sempre in cambio di qualcosa.
Vive sull'esclusivo autofinanziamento e sulle libere oblazioni o donazioni che dir si voglia (codice Iban bancario IT45W0103002205000061231568), oltre che sulla destinazione del 5 X 1000 scelta dai cittadini a favore della nostra Associazione all'unico costo della scrittura del nostro Codice Fiscale 90012740321 nella apposita casella delle associazioni di volontariato sulla dichiarazione dei redditi, qualunque essa sia.
Non ha editori di riferimento salvo gli interessi della nostra comunità, di cui ovviamente facciamo parte, e dunque anche dei nostri come cittadini di Trieste e della Regione FVG.
Nulla ci impedirà, finchè esistiamo, è finchè ci saranno persone disposte a collaborare volontariamente con il Circolo Miani (per contattarci scrivere a circolomiani@gmail.com oppure telefonare al 334 216 9438) di criticare, suggerire ed offrire soluzioni, forti della nostra esperienza sul territorio e che non ha pari a Trieste, alle troppe emergenze che affliggono, in gran parte per la ultradecennale incapacità di una classe dirigente locale e regionale di dare risposte rapide, efficaci, partecipate e concrete, ai problemi, la nostra terra.
E ci teniamo in particolare da sempre a dare voce alle persone più deboli, meno garantite dunque, agli “invisibili” di cui nessuno si occupa se non per fatti da cronaca nera. E che a Trieste sono molti ma molti di più di quanto uno possa pensare (all'incirca un abitante su quattro: dati Caritas ed Istat).
Ovviamente questo ci porta a privilegiare la critica a chi ha responsabilità di governo quando non fa, sempre più frequentemente, quello per cui è lautamente pagato e per cui ha chiesto il voto ai sempre meno cittadini (a Trieste oramai il 40%) che si recano ai seggi. Ma non risparmiamo lo stesso trattamento critico pure nei confronti delle “opposizioni”, perchè si governa anche stando in minoranza negli organi elettivi. Qualunque sia il loro colore di parte.
La nostra storia, di cui pubblichiamo qui sotto una sintesi, lo testimonia da quasi quaranta anni in cui siamo stati attaccati da tutti, nessuno escluso, e censurati da tutti questi simulacri di organi di informazione che abbiamo la malasorte di trovarci in città e Regione.
Per questo chiediamo quasi ossessivamente di mettere il vostro “mi piace” alle nostre Pagine, non solo ai Post, e di condividere gli articoli invitando i vostri amici e contatti sui Social a fare altrettanto. Vi ruba poco tempo e nessuna fatica ma ci permette di “aumentare la tiratura” ovvero la diffusione delle notizie che scriviamo e che nessun altro vi da a Trieste ed in Regione, con un “lavoro” non retribuito se non dalla nostra coscienza e dignità che ci assorbe quasi per l'intera giornata. E scusateci se vi sembra poco.
Un'ultima cosa: i dati ufficiali di Facebook, per quel che valgono, ci assegnano medie settimanali di persone raggiunte di circa quarantamila lettori, con una percentuale di quasi quindicimila ad articolo ed una interazione, la chiamano così, di circa un terzo.
Dal 1981 il Circolo Miani per Trieste
Solo per far capire compiutamente il significato di una scelta personale certamente non facile e quello che il Circolo centro Studi “Ercole Miani”, da me fondato nel 1981 assieme tra gli altri a Leo Valiani, Paolo Ungari, Aurelia Gruber Benco, Arturo Gargano e Raimondo di Torre e Tasso, ha significato per quasi quaranta anni per la nostra città e Regione.
Mi si conceda dunque di ricordare qui di seguito i nomi, ingenerosamente e sommariamente accorpati per tema, di alcuni, ho volutamente tralasciato per economia di spazio le centinaia di iniziative con i protagonisti della vita locale e regionale, tra i “testimoni” della nostra società invitati a Trieste dal Miani in quelle che, senza tema di smentita alcuna, sono state in assoluto le più partecipate conferenze-dibattito promosse in città, con decine di migliaia di presenze.
Tra parentesi il numero degli incontri a cui hanno partecipato
Giustizia: Nicolò Amato, Franco Castiglione, Giuliano Spazzali (3), Felice Casson, Gherardo Colombo (5), Gianfranco Caselli, Raffaele Tito, Antonio Di Pietro, Pierluigi Vigna, Giovanni Attinà (3), Vittorio Borraccetti, Enzo Tortora (2).
Informazione: Mauro Dutto, Maria De Lourdes Jesus, Oscar Mammì, Clemente Mastella, Gianluigi Melega, Gianni Rocca, Sergio Staino (2), Sergio Turone (4),Gigi Riva, Paolo Rumiz, Marco Ventura, Zlatko Dizdarevjc (2), Gianfranco Funari, Lilli Gruber, Piero Chiambretti, Michele Serra, Giuliano Ferrara (2), Enrico Deaglio (2), Antonio Lubrano, Antonio Carlucci, Paolo Rossi, Fabio Fazio, Giuseppe Turani, Enrico Mentana, Oliviero Beha, Corrado Stajano.
Antimafia: Nando Dalla Chiesa (6), Leoluca Orlando (3), Davide Grassi, Ennio Pintacuda, Etrio Fidora, Pino Arlacchi, Claudio Fava.
Società, cultura e storia: Falco Accame, Adelaide Aglietta, Arduino Agnelli, Gianni Baget Bozzo, Bogdan Ciwinski, Filippo Fiandrotti, Ferruccio Foelkel, Aurelia Gruber Benco, Luciano Lama, Andrea Jonasson Strehler, Susanna Marcomeni, Angelo Meriggi, Vincenzo Muccioli (2), Vittorio Olcese, Giorgio Polacco, Luciano Rapotez, Gianfranco Spadaccia, Gianni Tamino, Nicola Tranfaglia (2), Paolo Ungari (3), Dacia Valent, Leo Valiani, Claudio Magris, Adriano Sofri (5), Silvio Garattini, Tone Ferenc, Galliano Fogar, Franco Rotelli, Fausto Bertinotti, Veit Heinichen.
Solo per ricordare un episodio. Enzo Tortora fece la sua prima uscita pubblica dopo l’assoluzione decretata dalla Cassazione e le dimissioni da europarlamentare per tornare agli arresti domiciliari, proprio qui a Trieste, una domenica mattina ospite del Circolo Miani, grazie alla fattiva collaborazione dell’amico Gianluigi Melega, e tutte le televisioni italiane ed europee aprirono i loro TiGì con i servizi da Trieste, mentre l’allora direttore del quotidiano locale ritenne superfluo darne notizia all’opinione pubblica cittadina. E ci tornò nella sua purtroppo ultima uscita pubblica aderendo al nostro invito per una manifestazione di solidarietà con il triestino Luciano Rapotez.
“Il Circolo Miani non ha nessuno che lo appoggi qui in Regione, che garantisca per lui”. Queste frasi ed altre ancora dello stesso tenore furono espresse dal Presidente della Regione Renzo Tondo a due parlamentari triestini della sua maggioranza che erano intervenuti personalmente per sollecitare il rispetto di quanto disposto dalla legge regionale per il sostegno delle attività socioculturali sul territorio del Friuli Venezia Giulia. E questo mi pare dica tutto sulla concezione privatistica e di parte che la nostra classe dirigente ha del bene pubblico, finanziato col denaro dei cittadini. Di quel 59% che a Trieste non ha votato, e del rimanente 41% che ha deposto un voto valido nell’urna, dividendolo tra chi ha vinto e chi ha perso le ultime elezioni regionali.
Insomma la codificazione, per altro poi pubblicamente affermata con il voto sulla Finanziaria, e rivendicata pure sulle pagine del piccolo giornale, in occasione delle polemiche sulla ventina di associazioni “beneficiate” all’ultimo momento pur, come rilevato dagli uffici, non avendone titolo o requisito, della spartizione “amicale” dei contributi pubblici.
Che poi ci si fosse accaniti contro una realtà, il Circolo Miani, che da sola aveva svolto da sempre la più intensa attività con una partecipazione di gente mai riscontrata in Regione nel suo campo, bene dichiarò allora il consigliere Igor Kocijancic, altro non poteva definirsi che frutto di una pura discriminazione politica. Insomma il Circolo Miani non “aveva santi in Paradiso” e la legge che la stessa Regione si era data nel 1981, come dichiarato sulle colonne del suo giornale dal peggiore assessore regionale che la Cultura ricordi, mi consenta questa opinione, è un puro optional.
Ma questo accanimento, proseguito poi dall’assai discusso assessore Torrenti (PD), ha in realtà ben più profonde radici. Il Circolo Miani, con la credibilità conquistata tra la gente per il suo impegno, ultimo a partire dal 1998 e ventennale quello sul rinascimento del territorio e per la tutela della qualità della vita e della salute, vedi casi Ferriera, Italcementi, Sertubi, Inceneritori, Depuratore fognario, Torri d’Europa e Eternit, turbava interessi economici precisi in una società dove il confine tra il mondo degli affari e quello della politica è oramai indistinguibile. E dal 2001 condizionava ogni momento della vita pubblica costringendo i partiti a fare i conti con questi problemi che la nostra gente è condannata a vivere quotidianamente, anche e soprattutto nell’avvicinarsi di qualsiasi elezione. E non a caso tutti i risultati elettorali di ogni ordine e grado sono stati segnati nei risultati di voto dall’influenza esercitata in almeno un terzo del corpo elettorale, da San Vito-Campi Elisi via via fino a Muggia, da queste problematiche.
Il caso Ferriera, irrisolto da venti anni, è la cartina di tornasole del fallimento della politica, ma anche di un certo modo di non fare sindacato e impresa.
Fu strumentalizzato dai partiti, prima contrapponendo i lavoratori agli abitanti, poi mentendo spudoratamente ad ambedue. E’ dal 2001 che il Sindaco prometteva la chiusura “domani” della Ferriera, ma mai spiegando come e concretamente quando. Rifuggendo pure dalla responsabilità di Ufficiale Sanitario nell’emettere quell’ordinanza di sospensione produttiva che la legge del 2000 gli impone, come al contrario fatto dai sindaci di Piombino, Genova e Taranto.
E’ dal gennaio 2008 che il candidato Presidente della Regione Tondo, definiva una sua “priorità” chiudere l’impianto. Come è finita è sotto gli occhi di tutti: la proprietà della Ferriera a dettare l’agenda alla politica, con la Regione ad insabbiare dall’agosto 2008 l’iter della riconvocata Conferenza dei Servizi per la revisione dell’AIA rilasciata, a nostro parere per altro suffragato dalla direttiva UE e dalla legge italiana, in modo illegittimo e fuori tempo massimo.
Sono stati persi venti preziosissimi anni, i lavoratori non hanno alcun percorso certo per il loro futuro ora come allora, almeno di non voler contrabbandare le favole dell’ottantina di assunzioni per il Laminatoio. Sì è bloccato di fatto lo sviluppo del porto privandolo di aree logistiche fondamentali, oltre alle immobili discariche abusive sequestrate da anni allo Scalo Legnami.
Tempo che per moltissimi triestini e muggesani, anche tra i dipendenti della Ferriera, si è misurato in malattie, sofferenze e morti, oltre ad una qualità della vita assolutamente indegna.
Maurizio Fogar



L’orgoglio del podestà.

» Inviato da valmaura il 16 December, 2019 alle 3:19 pm

“È incredibile - ha proseguito Dipiazza -. La nostra città è tenuta in una maniera che, credo, è orgoglio di noi tutti.”
Ma dove vive quest’uomo?
E lasciamo perdere le sgangherate dichiarazioni su buche e cassonetti di Roma. Sul “male” che augura a terzi.

E sulla “lettera pesantissima di insulti verso l’amministrazione” che vaticina solo lui perché ancora mai spedita e letta.
Le “dimissioni” da italiano, ci possono anche stare ma prima si ricordi di firmare quelle da sindaco.
A vergognarci siamo noi di avere per podestà un simile personaggio che non conosce regole e leggi, che saranno anche farraginose ma il suo partito ha governato per 20 anni questo Paese senza cambiarle, e che dà l’ennesima pessima immagine della città.
Tutto questo per non poter abbattere la Sala Tripcovich e spostare la statua di Sissi di qualche decina di metri. Mentre su altre cose, forse leggermente più importanti per i triestini tipo ospedali e pronto soccorso non ha aperto bocca.
Sotto alcune delle tante recentissime immagini di cui dovremmo sentirci “orgogliosi”. (Visibili sulla Pagina Circolo Miani di Facebook)
PS: quelle del crollo della nuova Piscina ve le risparmiamo.



Cessi di Trieste.

» Inviato da valmaura il 15 December, 2019 alle 12:58 pm

Si, parliamo proprio di cessi, non intesi come politici stavolta, ma proprio di gabinetti, vespasiani o come preferite chiamarli.
Prendiamo spunto dalla ridicola discussione che si è presa mezza seduta dell'augusta assise consiliare del Comune di Trieste, su input del Cinque Stelle Paolo Menis, sulle multe alle minzioni canine.
A questi, se proprio viene in mente di discettare di deiezioni, utile sarebbe ricordare che a Trieste, “città turistica”, praticamente non esistono servizi igienici pubblici, o vespasiani che dir si voglia, dove gli “umani” possano espletare gratuitamente i propri bisogni corporali, turisti o nostrani che siano (bisogni ed umani).
Va bene multare gli urinatori ed i defecatori abusivi, sempre che essi abbiano delle alternative legali, esclusa quella di farsela addosso.
Orbene le nostre amministrazioni civiche in tanti anni, non è solo problema dell'attuale che è tra le peggiori anche nel campo fecale ed urinario, non hanno saputo né voluto risolvere la civile questione, e non è che poi ci voglia molto.
Dunque ci sono poi delle priorità nella scala corporale. Ad esempio ci sono luoghi come i giardini e le aree verdi attrezzate per i giochi dei bimbi: i primi che ci vengono in mente sono Piazzale Rosmini e Viale Romolo Gessi, assai frequentati da centinaia di virgulti che sgambettano e corrono per ore, stimolando, è un fatto puramente meccanico, la peristalsi urinaria ed intestinale. A questi vanno aggiunti i loro accompagnatori, genitori o per lo più nonni, talvolta se non spesso incontinenti.
Sembra mai possibile che in decenni chi amministra non si sia posto il problema? Esatto !!!
Morale della favola in certe giornate di calma piatta, e non solo con la calura estiva, passeggiare in certi vialetti, ad esempio a fianco delle giostre in viale Romolo meglio noto come Cessi, insomma a fianco e dietro la bucolica Baita in legno, prende alla gola. Il tanfo di urina umana e di feci giovanili toglie il fiato, soprattutto nelle giornate in cui i radi esercizi pubblici nelle vicinanze sono chiusi.
Eppure le infrastrutture ci sono ed i più anziani ricordano che una volta, tanti decenni orsono, c'erano pure i vespasiani.
E allora? E' mai possibile che in questa città si sappia solo vietare e multare, con sanzioni del tutto sproporzionate (500 euro a chi piscia, incivilmente ma forse bisognosamente, per strada e 1000 euro di sanzione giudiziaria alla vecchia proprietà della Ferriera per le emissioni inquinanti fuorilegge), e non si è minimamente capaci di fare quello che quasi duemila anni fa fece l'imperatore Vespasiano a Roma?
Va bene che l'urina è sterile e in certi casi emergenziali si può anche bere, dai naufraghi a Marco Pannella, e che quella dei bambini è “acqua santa”, ma prendersela con quella dei cani senza risolvere il problema che sta a monte ….. insomma è come parlare della pagliuzza ignorando la trave.
Ecco contraddicendoci alla fine siamo finiti a parlare dei cessi e degli insuccessi politici.
Vatti a fidare!



Trieste. Il “lavoro” della politica.

» Inviato da valmaura il 14 December, 2019 alle 1:21 pm

Dalla pipì dei cani, da multare e ci mancherebbe, a Villa Haggiconsta.

Si vede che Trieste non ha altri problemi che tirare notte in Consiglio Comunale su una questione di vitale importanza per la città: multare i proprietari dei cani (a Trieste oltre 25.000 concittadini) per le minzioni, insomma la sterile pipì, dei loro animali. Menis, 5Stelle, docet.
Ora forse i consiglieri che discettano di questo modo originale di fare “cassa” attraverso l’insostituibile operato dei sempre vigili Urbani (è per questo infatti che li hanno dotati di pistole, per affrontare il bassotto feroce) neppure sanno che un cane maschio, adulto perché se cucciolo i numeri vanno raddoppiati, minziona circa una ventina di volte (il più poche gocce) durante ogni sua passeggiata. Per le femmine si dimezzano le soste ma lo sversato rimane sostanzialmente uguale. Dunque bisognerebbe che i proprietari girassero con una botte al seguito per diluire “l’acqua benedetta”.
Ora invitare i proprietari degli amati amici a non far loro urinare sulle ruote delle auto o sui portoni è cosa sacrosanta, e più volte fatta in questi ultimi cinquanta anni, ci teniamo stretti, e dunque non si capisce il senso, se non in qualche sogno represso, di dedicare a questo l’onore di una mozione in Consiglio comunale con tanto di sanzioni pecuniarie al seguito.
E poi si chiedono perché il Movimento Cinque Stelle perda voti in continuazione.
L’altro psicodramma su cui l’assise più alta del nostro Comune ha discettato fino a notte fonda è la questione di Villa Haggiconsta: si vende si o no?
A tale scopo riproponiamo uno degli ultimi articoli da noi scritti in merito, e che evidentemente deve essere sfuggito ai nostri luminari della politica.
Più uno spassionato consiglio: si richiudano nel bagno a fare una liberatoria pipì, così forse l’ansia di non fare una beneamata mazza passerà e, mi raccomando, si ricordino di farla “dentro” e soprattutto di tirare l’acqua. Amen.

Villa Haggiconsta di viale Romolo Gessi non è che l’ultima.
La bellissima villa con il suo rigoglioso giardino che si affaccia su viale Romolo Gessi sta per essere messa in vendita dal Comune. L’ha ricevuta oltre dieci anni fa dalla Regione con la destinazione di mantenere in essere il suo ruolo di sede delle associazioni che si occupano di “disabilità gravi”, ma non fa niente.
Il Comune l’ha lasciata marcire per anni chiusa senza fare i basilari interventi di manutenzione che ora costerebbero, è sempre la Giunta comunale a dirlo, “tre milioni che il Comune non ha”. E dunque venderla a privati, senza vincolo ovviamente, è l’unica soluzione.
Intanto cominciamo con il dire che in un paese serio i soldi per gli interventi di riatto dovrebbero essere tirati fuori da tutti gli amministratori pubblici passati in questi anni come responsabili in solido, ovvero con il proprio patrimonio personale, del danno, anche erariale, patito dalla costruzione e dal suo proprietario il Comune di Trieste, per aver permesso un simile degradarsi della Villa.
Ma come dicevamo all’inizio la politica del “pubblico” in questi anni, diciamo a partire dalla metà degli anni Novanta in poi, è stata quella di vendere ed alienare i beni (immobili ed aree) in proprio possesso con l’intento di “fare cassa”, poca per la verità viste le svendite a prezzo di saldo e l’ultimo caso, quello di palazzo Carciotti, ne è l’emblema. Scelta dovuta non solo e tanto alla mancanza di fondi ma soprattutto alla mancata volontà della politica di assumersi responsabilità dirette e dall’assenza di un progetto di città che sia anche lontanamente diverso dagli affari dei privati.
Ora viene alla luce anche il caso del Mercato Coperto di Barriera, prossimo ad essere affidato alla gestione privata dopo che il Comune ha appena speso un quarto di milione per rimetterne a posto gli ambienti interni.
Perché dunque non chiamare le cose con il loro nome: scandalosa incapacità (dalla caserma di Roiano, alla galleria di Montebello passando per il crollo della Piscina terapeutica ma l’elenco è infinito) oppure “il Sacco di Trieste” portato avanti da una politica, praticamente tutta, della quale non si distingue più alcun confine con il “partito degli affari”.





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