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Circolo Miani » News Correnti » Page 339

Censura oggi, censura domani …

» Inviato da valmaura il 3 August, 2016 alle 12:56 pm

A forza di censure ed omissioni nei nostri confronti il Piccolo si dimentica pure quello che gli avevamo indirizzato un tre mesi orsono, e pubblicato su queste pagine.
Naturale: un po’ come quei bugiardi seriali che finiscono per primi a credere alle loro balle.
Avevamo scritto e riscritto che la lista civica NO FERRIERA non avrebbe speso un euro per la pubblicità elettorale.
Primo perché non li avevamo e secondo se anche ne avessimo avuto, di soldi per fare la campagna elettorale, mai e poi mai, con tutte le emergenze presenti sul nostro territorio, li avremmo spesi per buttarli in propaganda.
Ed infatti chi ci ha seguito sa perfettamente che non abbiamo affittato una sala o saletta. Che non abbiamo stampato un manifesto pubblicitario che è uno. Che non abbiamo speso un euro per spot pubblicitari e che tutti i tanti cittadini che ci hanno dato una mano lo hanno fatto a titolo totalmente gratuito.
Tutti volontari, noi!
Più chiari di così. Ed anche nel preventivo di spesa inoltrato al Comune assieme al programma, al momento della presentazione della lista, campeggiava, alla voce “spese” un bel ZERO.
Che poi al Piccolo abbiamo la memoria corta e quando si tratti di noi non perdano occasione per elegantemente sputtanare, come è questo il caso, cioè quello dell’asserita mancanza di rendicontazione delle spese elettorali attribuita a Maurizio Fogar e NO FERRIERA in una doppia paginata dell’altro giorno, non ci stupisce affatto. Anzi ci avrebbe sorpreso dell’incontrario, cioè di un sussulto di professionalità ed etica giornalistica.
Un po’ come succede a Telequattro, entrata nella grande casa pubblicitaria (Manzoni) di De Benedetti e gruppo Repubblica-Stampa-Espresso e buon ultimo Il Piccolo. Ospitano tutti tra Sveglia Trieste e Ring. Tutti appunto meno uno: Noi.
Dunque nulla di nuovo sotto questo pessimo sole, come l’inquinamento in uscita dalla Ferriera nonostante siano trascorsi due terzi dei famosi “cento giorni in dieci punti”.
A proposito. Una domandina: a cosa serve richiedere la rendicontazione delle spese elettorali se poi nessuno fa i controlli per verificarne la veridicità. Abbiamo visto dei numeri che ... non corrispondono minimamente a quanto diffuso in sontuose e premature propagande elettorali, di grandi e piccoli.
A la foto su Facebook è dell'ultimo temporale in arrivo ...




Repetita iuvant, anche se non semper.

» Inviato da valmaura il 29 July, 2016 alle 12:59 pm

Nel 2011, appena eletto l’allora nuovo Consiglio comunale, Sindaco Cosolini, invitammo tutte le forze politiche, con particolare attenzione verso i due neoeletti dei Cinque Stelle, a chieder anche in Comune di Trieste l’applicazione delle legge Falcone-Borsellino nella parte che istituisce un albo pubblico delle ditte, locali e regionali, che non possono partecipare ad appalti, subappalti, gare ed assegnazione di lavori da parte dell’Ente perché incorse in passato in reati, violazioni e sanzioni amministrative.

Una riforma a costo zero ma che, oltre ad applicare anche a Trieste quanto in vigore a livello nazionale (funziona abbastanza bene in diverse parti d’Italia), permetteva un forte risparmio in denaro ed in tempistica (ovvero il rigoroso rispetto dei tempi di consegna ed ultimazione lavori in presenza di forti penali per i ritardi) escludendo dalle gare pubbliche i “cartelli” d’impresa tanto frequenti anche a Trieste: insomma i soliti “furbetti del quartierino”.

Il meccanismo classico è mettersi d’accordo tra le ditte interessate, fare “cartello” dove preventivamente già si spartiscono attraverso concordati subappalti i guadagni, vincere la gara per sostanziale mancanza di concorrenti con una offerta al “massimo ribasso” e poi, partiti i cantieri, avanzare richieste di modifiche o varianti economiche, sempre accolte dall’Ente pubblico, in corso d’opera per nuovi ed imprevisti necessari lavori. Esempi classici i costi di costruzione del nuovo stadio, del Palasport e del rifacimento del Teatro Verdi, triplicati quando non oltre.

Non abbiamo mai capito il perché ma nessuno, e rimarchiamo nessuno, ha fatto propria questa nostra proposta fino ad arrivare all’estemporaneo commento dell’allora capogruppo del PD in Comune, Coloni, che ciò “avrebbe turbato la libera concorrenza ed il mercato”: si dei delinquenti e maneggioni, aggiungemmo noi.

Questa vicenda la avevamo ampiamente scritta e descritta nel 2011, ma nessuno o assai pochi l’hanno evidentemente letta e ancor meno oggi la ricordano.

A dimostrazione che attorno al Circolo Miani dal 1981 esiste una comunità colta e preparata, capace di governare la nostra comunità e che non si occupa, per altro con la maggior competenza esistente in città, solo di Ferriera.

A proposito facciamo i migliori auguri ai sostenitori e scrittori del decalogo dipiazziano, consci che però quel foglio di carta non serve certo, nei suoi punti, a raggiungere l’obbiettivo di chiudere l’area a caldo, né in cento come in mille giorni. Ma prendiamo atto che la città questo ha scelto, meno i quasi tremila che hanno votato per NO FERRIERA, e pertanto aspettiamo rispettosi.




Imperdibile.

» Inviato da valmaura il 26 July, 2016 alle 11:58 am

Il bue che da del cornuto all’asino.

La stucchevole polemica tra la nuova Giunta Dipiazza e la vecchia Giunta Cosolini a cui assistiamo per la verità schifati sulla stampa in questi giorni è degradante.

L’amministrazione Cosolini, e non ci interessa, si badi bene, il colore politico, è stata forse la peggiore, nella qualità e capacità dei singoli assessori, che Trieste ricordi. E’ riuscita a battere in negativo pure la seconda Giunta Dipiazza (quella dal 2006 al 2011) che sembrava insuperabile, nel peggio.

Ora vederli rinfacciarsi reciprocamente quanto fatto o meglio non fatto, è semplicemente nauseante.

La campagna elettorale è finita da oltre un mese e mezzo. Mostrare i muscoli non serve e con questo caldo fa solo sudare inutilmente.

Chi ha da governare lo faccia, in silenzio e pancia a terra, che le emergenze sono tante che non c’è assolutamente un minuto da perdere. E quando parliamo di emergenze non ci frega nulla della “gobba” di piazza Unità o del concertone di oggi. A proposito: fuori i conti ed i costi per la nostra comunità. Che anche la “blindatura” e lo schieramento massiccio di polizie varie lo è. Chi paga?

Noi ci riferiamo all’emergenza povertà che tanti, troppi nostri concittadini stanno soffrendo ed alla mancanza di fondi, appunto, per farne fronte. Ci riferiamo al degrado di quasi tutti i nostri quartieri, colpevolmente abbandonati da trenta e passa anni, con la stagione estiva ad amplificarne i tanti disagi. Dunque da tutti quelli che hanno amministrato, si fa per dire, la nostra città.

Alle condizioni pietose in cui versa la sanità pubblica: dagli ospedali a quella territoriale ed ai tempi d’attesa lunghissimi.

Ecco le discussioni su chi abbia le corna più lunghe in questo quadro non ci entusiasmano né ci interessano. Ma forse alla maggioranza dei triestini ed alla stampa e TiVù locale si. Forse.




Il Giudice di Pace, eterna.

» Inviato da valmaura il 22 July, 2016 alle 11:45 am

Giovedì 7 luglio, ore 9 convocati, io ed il mio legale, all’udienza fissata per quell’ora presso il Giudice di Pace, sezione penale, del Tribunale di Trieste in via Coroneo 13.

Il procedimento in cui la famiglia Fogar risulta parte lesa è quello aperto dalla Procura del Tribunale nel gennaio 2012 contro due inservienti ospedaliere accusate di gravi lesioni volontarie nei confronti di mio padre Galliano, deceduto nel dicembre 2011. Il fatto accadde in luglio 2011.

Questa era la prima udienza, dopo ben cinque anni esatti!

A chi interessa, il Giudice di Pace senza entrare nel merito in trenta secondi l’ha rinviata al luglio 2017. Quando si dice di giustizia rapida ed efficace. Arriverà prima la prescrizione che la sentenza.

Ma merita descrivere la scena.

Ore 8.55: saliamo al secondo piano del Tribunale del Giudice di Pace. In ascensore con noi c’è un vecchio conoscente, avvocato, anche lui diretto alla sezione penale. Ci rassicura: non abbiate fretta, tanto il giudice in questione è un avvocato di Udine che arriva con il treno alle 9.08, se non ci sono gli abituali ritardi, in Stazione. Dunque prima delle 9 e 20 qui non si vede.

Ma allora perché, visto che la cosa è risaputa, si fissano ben dieci udienze in calendario per le ore 9 e poi via una udienza ogni dieci minuti a partire dalle 9 e 10?

E’ questo il rispetto nei confronti dei cittadini che attendono “verità e giustizia”, dei legali che vivono della loro professione, e della Giustizia portata a cosi basso grado?

Arriviamo all’aula, da un lato, il banco del Giudice, il deserto, una poltrona vuota sotto la scritta che più ironica non può apparire, che “la legge è uguale per tutti”, basterebbe lo fosse l'orario.

Dall’altro una specie di suk di Tangeri: decine di persone tra avvocati e clienti, peggio ancora nel bugigattolo di un metro di larghezza che qualcuno definisce corridoio, altrettante decine di persone accaldate e accalcate, da non riuscire a passare, in una temperatura torrida.

Alle 9 e 22 compare il Giudice, in leggero ritardo sulle previsioni dell’amico avvocato.

Compare è la parola giusta, infatti si fa intravvedere per un attimo esatto e risparisce dietro l’angolo del corridoio per sbrigare un’altra pratica.

Alle 9.30, a Giudice non ancora ricomparso, le quattordici cause previste a partire dalle 9 non sono ancora iniziate e nel frattempo continuano ad arrivare in quell’imbuto caldissimo altri avvocati, altri clienti, altri periti per le udienze successive.

Poi finalmente in trenta secondi, ma non sappiamo a che ora perché ce ne siamo andati fuori a respirare, il rinvio al luglio 2017 per la prima udienza, a sei anni esatti dal fatto.

Un giudice di Pace eterna




“Giornalismo” domacio.

» Inviato da valmaura il 18 July, 2016 alle 12:15 pm

Per il Sarti del Piccolo e per il titolista del suo articolo il “degrado dei quartieri” consiste in quattro rifiuti ingombranti (dal monopattino alla sedia sfondata passando per una TiVù deceduta) lasciati vicino ai normali cassonetti dell’immondizia fotografati al culmine della loro pienezza (il degrado del servizio rimozione rifiuti gentilmente concesso dal Comune ad Acegas-Hera invece non porta alcuna responsabilità, vero?). Mancavano le foto della pupù di un cane ed il quadro sarebbe stato perfetto

Delle condizioni di vita quotidiana, dello stato di abbandono urbanistico, dell’assenza di servizi sociosanitari, della solitudine di tantissimi anziani e non, dell’assenza di verde e di spazi attrezzati per finire a luoghi di incontro, solidarietà ed aggregazione, tutto questo al Piccolo non interessa, non rientra nel “degrado” secondo il suo pensiero.

Capite perché quando uno che è stato sindaco per dieci anni, dal 2001 al 2011, afferma in piena campagna elettorale di essere “stupito” per la scoperta di tanti rioni degradati, non trovi un giornalista degno di questo nome, ma anche il suo oppositore politico, sindaco per gli ultimi cinque anni ha preferito tacere, che lo sbeffeggi rinfacciandogli le sue responsabilità.

E Paolo Rumiz con il suo imperdibile pistolotto sulla mancanza di “indignazione” dei triestini? Allora si trattava di quattro lapidi storte del cimitero rionale di Cattinara.

Braccia rubate all’agricoltura. Ma per il triestino medio vanno più che bene.





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