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Circolo Miani » News Correnti » Page 335

Ferriera. Prendere, e perdere, tempo.

» Inviato da valmaura il 23 November, 2016 alle 3:07 pm

Se tutto quello che ha partorito in tre mesi, poco meno o più, nel suo primo “report” il consulente del Comune, il chimico Barbieri, è quello che ieri i triestini hanno letto sulla stampa allora c’è da chiedersi perché lo hanno assunto.

A riepilogare un rapporto della polizia municipale sulle chiamate ricevute sulla questione Ferriera negli ultimi anni da migliaia di cittadini, bastava la bravissima segretaria del Comando del corpo che lo ha poi redatto.

Ad elogiare l’operato, “ottimo”, dell’Arpa, con la quale per inciso il Barbieri, giustamente, ha anche un rapporto di consulenza lavorativa, non occorreva ricorrere a lui, in evidente eventuale conflitto di interessi. Né tantomeno per prendere atto che i miglioramenti, come dice Arvedi, ci sono stati ma non ancora nella misura completamente soddisfacente, come sostiene anche Arvedi quando invita ad aspettare l’ultimazione dei lavori. Insomma il rancio non è ottimo ma passabile.

Continuare poi a circoscrivere gli episodi a Servola, anzi a cinque strade, e non prendere in dovuto conto tutta l’area che da Muggia, passando per Aquilinia, San Sabba, Monte San Pantaleone, Valmaura, Chiarbola, Ponziana va a Campi Elisi-San Vito, giusto per tenersi stretti, è una visione che non aiuta a capire, e dunque a risolvere.

Ecco se tutto questo serve a prendere tempo (Giulio Andreotti diceva “meglio tirare a campare che tirare le cuoia” ed i risultati l’Italia li ha visti) allora la linea Dipiazza e dei suoi sostenitori è nel giusto. Anche se ragionevolmente crediamo che inevitabilmente comunque prima o dopo “il banco salti”, ma nella loro mente forse è sufficiente tirare avanti fino alle regionali della primavera 2018.

Ma se questa è la strada per chiudere, magari non nei cento giorni tra poco doppiati, la produzione siderurgica della Ferriera allora stiamo freschi, e sofferenti come prima.

Se le parole bastassero a “chiudere” lo stabilimento, Dipiazza ed altri con lui, lo avrebbero già sepolto dal 2001. Ma non è così. Ci vogliono conoscenze che questi non hanno e coraggio nell’assumersi responsabilità, idem, vista la pluridecennale assenza delle altre istituzioni di controllo.

Tutto qua. Altrimenti nel Poker questo si chiama “Bluff”, talvolta funziona finchè uno non decide di venire a vedere le carte altrui, ed allora son dolori …

La puntata odierna, alla quale per altro nessuno ci ha invitato a partecipare (non male per una lista civica denominata NO FERRIERA che in Comune ha raccolto quasi l’1.5% ed oltre il 3 nelle Circoscrizioni), e lo stesso vale per il Circolo Miani, che dal 1998 in piena solitudine o quasi ha sollevato all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina, nazionale ed europea il “problema” Ferriera, e non solo, non ci racconta nulla di nuovo, e peccato che la stampa non abbia memoria.

Il report sanitario non fa che ribadire, per altro con modalità più limitate, quanto denunciato da una ricerca dei medici del Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Burlo, fatta su TUTTI i bambini che in un anno passavano per quel servizio. Correva l’anno 1999 e lo studio fu presentato in quasi tutti i quartieri cittadini ed a Muggia in collaborazione con i medici del Burlo e del Centro Tumori in assemblee pubbliche dal Circolo Miani (a Servola la tenemmo al circolo culturale Sloveno).

Ma senza andare così indietro basterebbe ricordare le dodici, si 12, lettere a firma Franco Rotelli che l’ASS triestina, di cui al tempo era direttore come Dipiazza era Sindaco, inviò al Comune che l’aveva interpellata per ribadire che con quei dati, che l’ARPA aveva trasmesso anche al Comune, si verificava una sicura insorgenza di neoplasie e leucemie! E gli, a Dipiazza, ricordava che era la dodicesima volta che rispondeva per iscritto la stessa cosa.

Allora Dipiazza nulla fece, come Tondo in Regione e poi Illy.

Può sembrare comunque una banalità ricordare che lo studio odierno, che conferma la carente conoscenza del problema da parte dei nostri amministratori e sodali essendo circoscritto alla sola Servola (perché a Valmaura o Muggia stanno meglio?), è stato commissionato da Laureni-Cosolini, dunque dalla passata Giunta.

Da questa stiamo almeno ed ancora aspettando la stragiurata centralina da acquistare, altrimenti il ruolo del consulente si riduce, come accaduto finora, a quello di commentatore dei dati altrui. O per la precisione di quelli forniti dalla detestata ARPA.

La nostra posizione? L’ha spiegata benissimo Romano Pezzetta ma temiamo che i presenti non l’abbiamo compresa.




La politica che non ci piace.

» Inviato da valmaura il 19 November, 2016 alle 2:00 pm

Apriamo con la vicenda delle case Ater di Coloncovez che riguarda un centinaio di famiglie.

La politica ha mostrato tutti i suoi limiti e difetti nel far gestire un ente così delicato, l’Ater, ad esponenti della partitocrazia (l’attuale direttore ed unico amministratore è un autorevole rappresentante regionale del PD). Ovvio dunque che la politica, tutta, a Trieste si sia mossa tardi, molto tardi (non risulta che alcun suo rappresentante sia intervenuto sul “luogo del delitto” per oltre un mese), e con grande imbarazzo e le solite frasi di circostanza.

Anche la stampa che ha sollevato meritoriamente lo scandalo non si è mai spinta alla ricerca dei responsabili, appunto per non disturbare i “manovratori” della politica.

Insomma i residenti hanno dovuto cavarsela da soli, e spesso irrisi dalla stessa Ater nella ricerca di minimizzare la propria evidente responsabilità, almeno per quanto riguarda i mancati controlli. Mancanza resa più grave dalle preoccupanti notizie che l’azienda pubblica aveva sullo stato comatoso delle imprese a cui erano affidati i lavori.

Passiamo a quanto pubblicato con grande evidenza su stampa e TiVù di tutto il pianeta.

Il 2016 si avvia ad essere l’anno più caldo di sempre, con un aumento della temperatura del Pianeta Terra di oltre un grado, con tutte le conseguenze del caso: dall’innalzamento del livello dei mari, allo scioglimento dei ghiacci e ghiacciai, alla tropicalizzazione del clima.

Cosa di cui a Trieste da quasi un decennio abbiamo potuto verificare sulla nostra pelle (estati torride ed afose, aumento esponenziale dell’umidità, piogge violentissime, inverni miti e piovosi).

Una delle principali cause è individuata concordemente nell’aumento delle emissioni industriali, soprattutto quelle a base di carbone.

Orbene se ne parla a livello planetario. Si fanno convegni di ogni tipo, si firmano “accordi” tra gli Stati, da Kioto a Parigi, e tutto resta invariato. La Regione FVG sbandiera la sua scelta di “decarbonizzazione” ma solo quando si parla della centrale di Monfalcone. A Trieste invece sulla Ferriera, il cui ciclo produttivo si basa tutto sul carbone, silenzio con AIA concessa.

E sulla Ferriera, lo abbiamo detto, scritto e riscritto, che si misura il fallimento di una classe politica, tutta e nessuno escluso, in questi ultimi anni.

La Settima Circoscrizione, da Aquilinia a Chiarbola compresa, ha votato ultimamente due mozioni all’unanimità presentate dalla consigliera Aurora Marconi, eletta con “NO FERRIERA SI TRIESTE”, in cui si motivatamente chiede la copertura delle vasche di decantazione, oggi a cielo aperto, dei liquami prodotti da oltre duecentomila triestini, nell’ambito dei lavori di rifacimento del nuovo depuratore fognario (fuorilegge europea da oltre tredici anni), e che oggi ammorbano mezza Trieste.

La seconda in cui si sollecita un pronto intervento su quello sconcio del vecchio inceneritore di Monte San Pantaleone, chiuso nel 1999 per diossina, e la cui area è lasciata marcire contaminata e contaminante a due passi, ad esempio, del Jolly pattinaggio, frequentato da centinaia di ragazzini. Intervenendo subito con la messa in sicurezza dell’area e la bonifica di edifici e terreni.

Orbene una persona normale, visto che le mozioni approvate hanno un destinatario: il Comune e la sua amministrazione, si aspetta che i gruppi consiliari, si insomma gli eletti in Circoscrizione che per giunta l’hanno votata, coinvolgano subito i propri colleghi che siedono in consiglio comunale ed in Giunta, ognuno per la propria parte politica, sollecitando un rapido intervento in favore di quanto da loro votato in Settima Circoscrizione seppure su iniziativa altrui, ovvero di NO FERRIERA.

A dimostrazione che i partiti e i movimenti politici hanno ancora un senso e per evitare l’ennesima figura da cioccolatai agli occhi di una schifata opinione pubblica da parte della politica.

Ebbene tutto ciò non ci risulta che sia ancora avvenuto ed allora tanto vale sciogliere le Circoscrizioni e demandare la riparazione di marciapiedi e il taglio delle erbacce a quelli che una volta erano gli uffici periferici dei tecnici comunali e dell’allora IACP.

Anche perché le due mozioni, come la terza sempre presentata dalla consigliera della lista civica NO FERRIERA ed inerente l’emergenza territorio, ovvero tutte le aree, verdi e non, altamente inquinate e dunque dannose per la salute di tutti, a cominciare dai bambini e, perché no, dai nostri amati animali domestici, riguardano emergenze cittadine e non solo rionali.




Come un cocktail di veleni diventa acqua di fonte.

» Inviato da valmaura il 15 November, 2016 alle 12:25 pm

Da molto tempo Romano Pezzetta insiste su di un punto.

La legislazione italiana, ma, aggiungiamo noi la Costituzione con gli articoli 32 e 41 (in sostanza: la salute dei cittadini è un bene primario che anche la libera impresa è chiamata a rispettare) e diverse sentenze della nostra Corte Costituzionale, ribadiscono questo concetto e stabiliscono sanzioni per chi violi i limiti di legge sui vari inquinanti.

In teoria tutto fila ma in sostanza no. E vediamo il perché.

La legge stabilisce un valore insuperabile per ogni tipo di inquinante ritenuto dannoso, gravemente dannoso, per la salute umana, anche i lavoratori ne fanno parte.

Ora prendiamo ad esempio la Ferriera.

Sono una decina gli inquinanti in questione in uscita da quello stabilimento (diossine, benzoApirene, benzene, idrocarburi, PM10 (polveri sottili) e PM2.5 tra gli altri). Mettiamo che ognuno di essi in una giornata a campione rimanga sotto, seppur di poco, dei limiti di legge. Per chi fa i controlli dunque il responso è: tutto bene.

Bene un cavolo, perché nella realtà noi non respiriamo un inquinante al giorno e scartiamo gli altri, non abbiamo la Giornata del BenzoApirene, oppure festeggiamo quella della Diossina, e così via piacendo.

Noi li respiriamo tutti assieme, come è ovvio, dunque nei nostri polmoni e poi nel corpo entra questo cocktail di veleni che sommati tutti assieme danno risultanze e valori di gran lunga superiori ai singoli limiti e potenzialmente dannosissimi per la nostra salute.

Chi ha scritto la Costituzione e sentenziato su questa, chi ha redatto le leggi poi, lo ha fatto col principio della massima tutela per l’appunto della salute della gente. Ed in questo quadro di riferimento che chi fa i controlli è chiamato ad operare: dall’Arpa alla magistratura.

Altrimenti, come avviene ora, nella forma singolarmente tutto va bene, ma nella sostanza proprio no.

Un’ altra variabile che non può essere trascurata è il tempo. Più questo scorre più si aggravano i danni spesso irrimediabili alla salute delle persone.

Vogliamo darci una mossa e far funzionare i neuroni celebrali? Perché anche i controllori non sono immortali.

E prima di stare “con” chi qualcuno dovrebbe chiedersi per “cosa” opera.




Ferriera-Dipiazza: “pezo el tacòn chel buso”!

» Inviato da valmaura il 13 November, 2016 alle 12:09 pm

A dimostrazione dell’assoluta impreparazione del Comune e dei suoi sodali sul funzionamento della Ferriera, oggi il Sindaco Dipiazza in buona sostanza replica alla Serracchiani accusando la Regione di aver raggirato il Comune sul report sottoscritto il 13 settembre.

Intanto prima cosa. Visto che di un documento pubblico, ovvero scritto e sottoscritto da cinque enti pubblici (Regione, Arpa, Ass, Provincia e Comune), si tratta, rendetelo di pubblico dominio nel suo testo integrale, magari pubblicandolo su Rete Civica Trieste. Così ognuno potrà farsene ragione e trarre le sue conclusioni se si tratta di colpa del “Lupo cattivo”(Regione-Arpa), che ha ingannato il povero “Cappuccetto Rosso” (Comune), o se “Cappuccetto Rosso” prima firma e poi si chiede cosa ha firmato. Insomma un po’ come la sentinella che prima spara e poi chiede chi va là.

Secondo aspetto di una vicenda dove il Comune sta dimostrando tutta la sua incapacità.

Piaccia o non piaccia, e a noi non piace per niente e non da oggi ma dalla nascita dell’Arpa nel 2001 quando tutti i protagonisti odierni di tutto si occupavano meno che di Ferriera, la legge oggi stabilisce che l’unico organo preposto a livello regionale per controlli e monitoraggi sia l’Arpa.

Ovvero se per remota ipotesi il Comune volesse mandare i suoi vigili urbani, la proprietà dello stabilimento non li farebbe nemmeno entrare in fabbrica. Posto che la polizia municipale avesse competenza e professionalità, oltre che strumenti tecnici, per la bisogna e, noi sappiamo che non ha né l’una né gli altri.

L’Arpa stessa, nella persona del vice dirigente Sturzi incaricato di fare i controlli in Ferriera, non ha conoscenza e preparazione sullo stato degli impianti e sul loro funzionamento.

Ce lo ha candidamente confermato lo Sturzi in persona, quando il 9 giugno dell’anno scorso, nell’ufficio dell’assessore regionale Vito alla presenza di diverse persone, ha chiesto a Romano Pezzetta e Maurizio Fogar di spiegargli come funzionavano gli impianti perché lui lo ignorava.

Lo abbiamo scritto e descritto decine di volte sulle nostre pagine e siti e spedito decine di e-mail in oltre un anno anche agli attuali protagonisti in Comune e Regione. Nessuno ci ha mai risposto ed immaginiamo letto i nostri articoli, come ignoreranno questo.

A dimostrazione della grassa ignoranza della politica tutta.

Dunque l’unico organo che potrebbe disporre controlli e monitoraggi, come saltuariamente fatto negli anni passati, senza rischio di confutazione è la magistratura inquirente. Ma appare chiaro a tutti che non è questa la maggior preoccupazione della Procura di oggi e ieri.

Un’ultima cosa. Nei famosi dieci punti in cento giorni firmati da Dipiazza, al punto 6, se la memoria non ci fa difetto, c’era l’annuncio dell’acquisto ed installo di UNA centralina da parte del Comune.

Vero è che c’era la postilla come nelle peggiori polizze assicurative, sempre e solo se la Fondazione CRT del carissimo amico Paniccia, di Dipiazza e Farinetti, gliela acquista e ne paga la manutenzione.

Orbene capiamo ma non giustifichiamo che questo Sindaco non sia finora riuscito a chiudere l’area a caldo in 146 giorni, e di giorni ne bastano 21, ma neppure acquistare la centralina… suvvia questo ci pare un po’ troppo. Anche perché in queste condizioni il chimico Barbieri, consulente del Comune come dell’Arpa, poco o nulla può fare visto che i dati su cui lavorare li passa l’Arpa.




Ferriera. Ci costituiremo parte civile!

» Inviato da valmaura il 8 November, 2016 alle 12:20 pm

Questo è l’atto presentato due anni e passa fa in Procura.

Nel silenzio assordante di tutte le sigle sindacali, quelle “dialoganti” e quelle no.

OTTANTATRE MORTI SENZA GIUSTIZIA.
Ed al Piccolo ricordiamo che solo a Trieste con quel giudice Truncellito (che aveva dissequestrato la Cokeria sostenendo che le polveri in uscita dalla Ferriera erano causate dagli autisti dei camion che guidavano troppo veloci nelle strade dello stabilimento !!!) il Corrado Antonini è “uscito a testa alta” da un processo sull’amianto. Mentre a Venezia, Gorizia e Monfalcone dai tre, finora, processi, sempre per le morti di lavoratori causate dall’amianto, confermati dalla Cassazione se ne è uscito gobbo sotto il peso delle ripetute e pesanti condanne. Ricordarlo magari ai lettori, proprio no?

Spettabile

Procura della Repubblica

Tribunale di Trieste

 

Oggetto: esposto – denuncia

 

Preso atto che con comunicato stampa a firma del Procuratore Capo facente funzioni, il Sostituto Federico Frezza, di data 30 novembre 2013, illustrato in due apposite conferenze stampa da lui convocate in Tribunale, si rimarcava la drammaticità di quanto contenuto nella perizia-relazione inviatagli in data 22 novembre 2013 dall’Azienda Sanitaria territoriale di Trieste a prima firma del dott. Valentino Patussi, responsabile del Dipartimento di Prevenzione, che ingloba l’ex Medicina del Lavoro, dell’ASS.

Preso atto che nel periodo preso in esame si metteva in stretta correlazione il decesso di 83 lavoratori dello stabilimento Ferriera di Servola, di proprietà della Lucchini Italia, al ciclo produttivo ed alle mansioni svolte dagli stessi all’interno degli impianti, pur limitandosi all’esame di sole tre tipologie tumorali (Polmone, Mesotelioma e Vescica), fatto di per se esclusivo di altre affezioni (per esempio gravi patologie non tumorali all’apparato respiratorio: Broncopatie ostruttive in primis e che stando ai dati Inail incidono fortemente nel rilascio di pensioni infortunistiche a lavoratori ancora in servizio in Ferriera) o altri tipi di neoplasie e/o leucemie correlati alle immissioni inquinanti, in particolare al BenzoApirene.

Preso atto che la stessa Procura indicava nel gennaio 2014 il periodo di avvio di altra è più approfondita indagine peritale sui lavoratori dello stabilimento ed anche invitava l’Azienda Sanitaria a svolgere una completa indagine epidemiologica sui residenti all’esterno dello stesso (l’Arpa FVG in una ponderosa relazione del luglio 2009 aveva dimostrato come in realtà le emissioni inquinanti della Ferriera coinvolgessero tutto il territorio della provincia di Trieste e come addirittura in presenza di determinate condizioni meteo esse arrivassero ad interessare i Comuni di Monfalcone e Grado. Mentre gli effetti sul Comune di Capodistria sono stati evidenziati da una relazione dell’Arpa della Repubblica Slovena a seguito di un mandato ricevuto dal locale Sindaco dopo una perizia dell’Azienda sanitaria slovena che evidenziava come quasi un terzo dei bambini, campione tra i zero e dodici anni di età, risiedenti nel territorio di quel Comune rivolto verso il Vallone di Muggia già soffrivano di patologie croniche all’apparato respiratorio. E come tale fatto fosse da mettere in correlazione con il particolato, PM 2.5, PM 10 e idrocarburi, proveniente da Trieste a seguito del flusso dei venti).

Ricordato che dal novembre 1998 lo scrivente, il Circolo Miani, Romano Pezzetta, Servola Respira in più occasioni, anche in riunioni ufficiali, accompagnati da alcuni medici del Centro Tumori e dell’ospedale pediatrico Burlo Garofalo di Trieste, avessero inutilmente chiesto ai vertici dell’ASS triestina, di realizzare una indagine epidemiologica sulla popolazione della nostra provincia, basti solo correlare i drammatici dati evidenziati dall’indagine slovena con il vicino (e molto più vicino alla Ferriera) e sottostante Comune di Muggia, ottenendone sempre un secco rifiuto. Nonostante una indagine, finanziata dalla Fondazione CRT, e curata dai medici in servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico, già nel 1998, in particolare dal dott. Mario Canciani, oggi responsabile del servizio di Allergo-pneumologia della clinica universitaria pediatrica dell’Ospedale di Udine, avesse dimostrato che i bambini trattati dal quel Pronto Soccorso provenissero in maggioranza dalle aree territoriali più investite dalle emissioni industriali (da Muggia ai Campi Elisi).

Ricordato che in questi ultimi anni si sono susseguiti procedimenti e conseguenti condanne emesse dai Tribunali della nostra Repubblica (a Taranto due mesi fà circa il Tribunale ha condannato, in primo grado, l’attuale Commissario governativo della Lucchini, dunque anche della Ferriera di Trieste, Nardi, ad una pena di 8 anni e 6 mesi, più quota a parte di una provvisionale risarcitoria di 3 milioni e 500 mila euro, per “omicidio colposo e strage ambientale”, addebitandogli la responsabilità della morte di una decina di lavoratori quando era dirigente all’Ilva), anche a partire dalle vicine Venezia, Gorizia e Monfalcone.

Tutto ciò rilevato si chiede a questa Procura di verificare se quanto contenuto in questa denuncia, in particolare nelle ultime relazioni prodotte dai periti del Sostituto Procuratore Frezza, e dalla relazione dell’Azienda Sanitaria Triestina sopra citata, e di quanto già esposto formalmente a questo Ufficio nel gennaio 2011 dallo scrivente e dal Circolo Miani (non si allegano atti in quanto essi sono tutti già in possesso della Procura medesima) rilevi l’esistenza di una responsabilità penale per i fatti interessati e se questa possa coinvolgere i soggetti temporalmente responsabili dell’azienda ed eventualmente coloro che avevano il compito istituzionale di tutelare la salute pubblica ad ogni livello: politico, amministrativo, tecnico.

Lo scrivente chiede di essere informato dello sviluppo delle indagini al fine di poter esercitare eventualmente il suo diritto di costituirsi parte civile nel procedimento ed anche in caso di eventuale richiesta di archiviazione dello stesso.

Trieste, 14 agosto 2014.

Maurizio Fogar

Ovviamente ci attendiamo che l’inchiesta e la richiesta di rinvio a giudizio proseguano fino ai giorni nostri: per il bene dei lavoratori, la salute dei cittadini e la credibilità di una Procura, a Trieste un tantino acciaccata agli occhi dell’opinione pubblica.

La foto (visibile sulla pagina Facebook Circolo Miani) sotto, scattata da un vetusto telefonino e da San Vito, è di stamane e riprende una cospicua ennesima fuoriuscita di gas color senape-iprite. Sturzi e l’Arpa dove stavano?

 





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