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Circolo Miani » News Correnti » Page 325

Ferriera. Ignoranza o peggio?

» Inviato da valmaura il 4 May, 2017 alle 2:21 pm

Le due pagine del Piccolo di oggi sono la plastica conferma di quanto da noi scritto e detto da anni. E stranamente accuratamente censurato dalla stampa che preferisce ospitare gli amici del Sindaco che sul tema capiscono meno dell’Arpa. Sarà un caso?
Cominciamo dalle dichiarazioni di Sindaco e Sturzi, il sommo tecnico messo dalla Regione a controllare la Ferriera. L’altoforno era fermo, ha dichiarato il primo. Ni, era in fermata, ha dichiarato il secondo.
Beeeeep! Risposte sbagliate: il 18 aprile al momento della rumorosa soffiata dell’altoforno, l’impianto era semplicemente in funzione produttiva.
Basterebbe questo per ringraziare lorsignori e destinarli ad altre meno gravose mansioni. Che qui le chiacchiere, anche se generosamente ospitate e rilanciate da stampa e tivù amiche, stanno a zero. Tutta questione di fisica.
Poi continuano a quasi venti anni di distanza con il coretto degli ambientalisti di scorta a parlare di “Servola allarmata”. Mentre a Valmaura, Monte San Pantaleone, San Sabba, Aquilinia e Muggia da un lato, e a Chiarbola, Ponziana, Campi Elisi e San Vito, giusto per tenersi stretti, dall’altro, erano serenissimi e gioiosamente tranquilli.
Sono anni che Circolo Miani e Servola Respira pongono al centro della soluzione dell’inquinamento della Ferriera non i dati delle centraline, attendibili agli occhi dell’opinione pubblica come il capitan Trinchetto del fu Carosello, ma la gravissima situazione degli impianti, a partire dall’altoforno.
E non per nulla un anno fa abbiamo proposto al cavalier Arvedi, ed alle istituzioni pubbliche di ogni ordine e grado, di istituire una commissione paritetica di esperti, ma non per finta o sentito dire, a cui far visionare gli impianti dello stabilimento con i lavori asseritamente fatti.
Ed è per questo che quando Nadia Toffa e la troupe delle Iene, accompagnati dal nostro Romano Pezzetta, che per trenta anni ha condotto quegli impianti sotto l’Italsider (Iri) e Pittini, sono stati invitati a visitare la Ferriera ed hanno chiesto di salire sulla bocca dell’Altoforno, si sono visti opporre un imbarazzato rifiuto.
Ma torniamo a quanto riporta oggi il Piccolo e alle dichiarazioni di Sturzi, con un Sindaco sempre più silente.
Non ci azzeccano per nulla. Perché?
Primo, perché quello che fuoriesce dall’altoforno di estremamente pericoloso per la salute di lavoratori e cittadini è il gas, quantificabile in oltre centomila metri cubi al giorno, ed è il componente principiale anche durante le “soffiate”.
Ed il gas non “si depura” come invece scrivono sul giornale.
Come la foto a corredo non è una soffiata dalla bocca dell’altoforno ma dimostra il mancato funzionamento dell’impianto Daneco: la fumata rossa esce infatti dal foro di colata.
Secondo, oltre ad essere incomprensibile tecnicamente quanto descritto da Arpa e azienda sul giornale, e di conseguenza quanto anche da quasi undici mesi l’operato di Sindaco e sostenitori sia stato praticamente inconsistente, si annuncia il fermo per manutenzione dell’altoforno ad agosto.
L’impianto verrebbe fermato per rifare completamente la bocca del forno, come sostenuto da noi, ma anche il crogiuolo che dopo venti e passa anni deve essere sostituito.
Lavori dunque lunghi e dal costo di una ventina di milioni. Ripartirà?
Insomma spendere tanti soldi per tornare a produrre esattamente la stessa quantità di ghisa, con un impianto che procura una perdita mensile tra 500.000 euro ed un milione nei bilanci di Siderurgica Triestina, conviene ad Arvedi?
Post Scriptum. Se gli “esperti” desiderano una seria analisi sul perché accadono le “soffiate” e sul modo di evitarle, basta telefonarci o scrivere a circolomiani@gmail.com.
https://www.facebook.com/circolo.miani/videos/1644351029169192/




Dal Ministero della Salute (che non c’è).

» Inviato da valmaura il 2 May, 2017 alle 3:15 pm

Grazie al contributo di Maurizio Martini, pubblichiamo i risultati del rapporto del ministero della Salute sui 44 luoghi e siti più inquinati d’Italia. Dai tumori all’asma. Ecco che cosa rischiano oltre 6 milioni di italiani. E’ importante che la gente sappia e sia consapevole dei rischi.

Sono stati individuati dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. E sono ben quarantaquattro i luoghi del Paese inquinati oltre ogni limite di legge. Sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali.  Pubblichiamo la lista completa dei siti a rischio e la lista di malattie che gli abitanti devono temere. Tutto ufficiale, anche se scritto in burocratese.

TRIESTE

Comune di Trieste.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di impianti chimici, una raffineria, un impianto siderurgico e un’area portuale. La mortalità per le principali cause di decesso mostra per entrambi i generi eccessi per tutte le cause, malattie dell’apparato circolatorio, respiratorio e digerente. Nelle donne è evidente anche un eccesso per tutti i tumori. Il tumore del colon-retto e le malattie acute dell’apparato respiratorio sono in eccesso in entrambi i generi, l’osservato supera l’atteso tra gli uomini per il tumore della pleura e tra le donne per le malattie respiratorie acute e croniche. La relazione tra inquinamento atmosferico e tumore polmonare a Trieste è stata oggetto di due studi caso-controllo che hanno incluso solo uomini e hanno evidenziato un’associazione positiva e rischi maggiori per i residenti nel centro cittadino e nei pressi della zona industriale».

Riascoltatevi il brano “C’è un grande prato verde dove corrono i ragazzi …” https://www.youtube.com/watch?v=XMF_rNKWpO4 di Gianni Morandi




Giardini chiusi … da inquinamento “diffuso”.

» Inviato da valmaura il 29 April, 2017 alle 2:40 pm

Breve cronistoria. E’ trascorso oltre un anno da quando su iniziativa, elettoralmente suicida, del precedente sindaco Cosolini, sono state commissionate all’ASS le analisi sulle urine e all’Arpa le campionature sulla superficie dei terreni di alcune aree verdi e giardini.

Ottime iniziative peccato che per farle l’amministrazione di centrosinistra si è mossa con cinque anni di ritardo. Sempre meglio, sosterrà qualcuno, che i dieci anni precedenti a guida Dipiazza dove neppure questo era stato fatto, ma a parole invece …

Da allora sono passati tredici mesi letteralmente rubati ai bambini ed al loro diritto di giocare sui prati e nel verde, anche nei campi giochi durante la ricreazione scolastica.

Che ha fatto il Comune di Trieste in questi lunghissimi mesi pur avendo a disposizione 350.000 euro per gli interventi di bonifica urgente stanziati, una volta tanto, tempestivamente dalla Regione?

Tavoli. Si avete capito bene cinque o sei riunioni a scadenza bimestrale con Regione, Ass, e consoci, per decidere nell’ordine: come definire le cause dell’inquinamento, cosa fare e chi coinvolgere, se era il caso di rifare caratterizzazioni e campionature (come se gli inquinanti sparissero da soli o fossero stati scritti male i risultati). Morale della favola le aree verdi nel frattempo sono state lasciate più o meno nel più completo abbandono. Due transenne, qualche stampato con una mano nera appeso agli alberi col nastro da pacchi, e via andare.

La Giunta Dipiazza ed il centrodestra è riuscita nell’impresa di respingere in Comune perfino una mozione presentata dai 5Stelle in cui si chiedeva di menzionare la Ferriera tra le cause dell’inquinamento, viste per altro le risultanze inequivocabili delle analisi anche in piazzale Rosmini dove di macchine ne passano dieci all’ora e non vanno a carbonella.

Orbene Sindaco e Giunta che si sperticano in roboanti dichiarazioni quotidiane, anche se da un po’ di tempo è calato un sipario di imbarazzati silenzi che è meglio non ricordare i “cento” giorni, sul “chiudo quel cancro” domani, spalleggiati dal trio ambientalista di fiducia, sono riusciti nell’impresa di far passare la formuletta “dell’inquinamento diffuso”, et voilà la Ferriera è scomparsa.

Peccato solo che i 5Stelle non abbiano perseverato con iniziative sul territorio a tenere vivo il problema che centinaia di famiglie vivono quotidianamente, come denunciato nell’interrogazione presentata dalla consigliera di NO FERRIERA Aurora Marconi, ed approvata, in Settima Circoscrizione (da Aquilinia a Chiarbola compresa).

Poi una banalissima questioncella. A che serve bonificare se contestualmente non si eliminano le fonti dell’inquinamento?

Forse è per questo che in Comune hanno preteso di escludere la Ferriera dalle supposte cause. Istruttivo, no?

Come guardare la mappa qui sotto delle zone trovate inquinate.

Al centro ci sta esattamente la Fer….., pardon “l’inquinamento diffuso”.




25 aprile a Trieste.

» Inviato da valmaura il 26 April, 2017 alle 1:55 pm

25 aprile a Trieste.

Da riformare e rifondare.

 

Francamente la celebrazione del 25 aprile, giornata dell’insurrezione nazionale promossa dal Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia il 25 aprile 1945, contro tedeschi e fascisti, a Trieste nella Risiera di San Sabba (unico campo di concentramento e sterminio in Italia) così proprio non va.

Divenuta un rito stanco ed ingessato, lontano oramai mille miglia dallo spirito, gli ideali, le emozioni, i sentimenti delle donne e degli uomini liberi che concorsero a liberare il nostro Paese.

Sentire poi i politici fare i discorsi “celebrativi” di valori che loro stessi contribuiscono con il loro agire quotidiano a mistificare nella realtà, è pure altamente diseducativo.

Si ritorni ad una cerimonia viva e sobria, dove gli interventi siano affidati a storici, triestini, italiani ed europei, con la partecipazione attiva dei presenti, con lettura di testimonianze e lettere di coloro che parteciparono alla lotta di Liberazione ed alla redazione della nostra Costituzione.

Con la possibilità dei presenti di partecipare al dibattito, magari preceduto da seminari ed incontri cittadini nelle settimane antecedenti.

Anche i riti religiosi vanno spostati ad altro orario così come la presenza delle istituzioni va delegata al Prefetto in nome della Repubblica. Sindaci ed amministratori locali vengano pure ma alla stregua di come partecipa un normale cittadino.

Solo così si riuscirà a ricordare come cosa viva ed attuale l’esperienza della Resistenza.

 




Ferriera. A Milano corre voce …

» Inviato da valmaura il 24 April, 2017 alle 2:27 pm

Ferriera. A Milano corre voce …

Che a luglio Arvedi lasci Trieste.

 

No tranquilli, Dipiazza ed il suo seguito non ci azzeccano per nulla anche se, grazie alla complicità suicida del Piccolo e quella usuale di Telequattro (viene tremore alle mani nel battere sulla tastiera i loro nomi), faranno scaramazzo gigante per accreditarsene il merito.

Ma partiamo dalle voci che girano sempre più insistentemente, e da qualche tempo, a piazza affari meneghina. Si vocifera, ed a farlo non sono proprio dei signori Nessuno, che Arvedi fatti due conti, ma anche quattro, avrebbe maturato la decisione di lasciare Trieste, ovvero la produzione di ghisa e carbon Coke, ma anche un laminatoio che per i noti problemi sta lavorando a scartamento fortemente ridotto. L’abbandono parziale o addirittura totale dovrebbe avvenire a luglio o, al più tardi a fine estate.

Le ragioni sono presto dette, e da noi scritte anche su queste pagine in tempi non sospetti, il conto economico per l’imprenditore di Cremona non regge né sta in piedi.

Insomma superati i due anni di vincolo economicamente vantaggiosissimo per la proprietà, e che sono scaduti nell’ottobre 2016, posti dal decreto governativo “Crisi complesse” che di fatto addebita pure al nostro denaro il costo delle bonifiche (un centinaio, euro più, euro meno, di milioni). Incassati i 47 milioni statal-regionali, ed i cento della Banca Europea di Investimenti. E visto che continuare a prodursi a Trieste la ghisa ed il carbone coke gli costa almeno un terzo di più che comperarselo agli attuali, in discesa, prezzi di mercato. E che Siderurgica Triestina, vedere i bilanci, perde per la produzione “a caldo” dal mezzo al milione di euro al mese. Ed inoltre che la cordata di cui Arvedi fa parte potrebbe a breve aggiudicarsi l’Ilva di Taranto.

Ecco insomma il Cavaliere, che finanziariamente non naviga nell’oro propriamente detto (come affermato più volte dal Presidente della Commissione Industria del Senato, ma anche pubblicato da SiderWeb il sito ufficiale degli industriali siderurgici italiani di cui il Gruppo Arvedi fa parte) e la cui società non è quotata in Borsa, fatto un rapido conto economico sarebbe intenzionato, a dare ascolto a queste voci lombarde, a lasciare l’esperienza triestina dopo averne tratto tutti, per lui si intende, i vantaggi possibili. E per di più evitando così ora di metter mano al portafoglio per pagare gli ingenti lavori necessari sugli impianti.

Ovviamente l’alibi glielo ha offerto questa politica su di un piatto d’argento.

Quel “clima ostile” di cui Arvedi si è più volte pubblicamente lamentato.  Attenzione, “ostile” a parole ma ininfluente nella sostanza e irrilevante per le scelte della proprietà, che “seguono il danaro”.

Chi ci muove l’obiezione di cadere in fallo quando ripetutamente scriviamo che l’amministrazione Dipiazza, la maggioranza di centrodestra accompagnata dai tre fidi scudieri, ha sostanzialmente sbagliato tutto, ma proprio tutto, se la volontà era quella effettiva di chiudere in “cento” o più giorni (il 19 aprile fanno dieci mesi esatti dall’insediamento del Sindaco e ben oltre i “trecento” di giorni) la Ferriera o almeno una parte di essa, costui sostiene che in realtà Dipiazza non ha sbagliato proprio nulla perché la Ferriera con il suo inquinamento sta sempre là, come prima più di prima: recitava a Sanremo una canzone molto orecchiabile nei decenni.

Perché questo vorrebbe questa politica.

Insomma il famoso gioco delle parti tra il poliziotto buono (Dipiazza) e quello cattivo (Serracchiani) uniti nel lasciare le cose come stanno.

A proposito il fatto che si svolga a Trieste l’annuale premio sul “buon” giornalismo suona a beffa e oseremmo dire, oltraggio. E che a presentare e pontificare siano anche gli autori di quella sistematica disinformazione che Piccolo e Telequattro mettono in piazza quotidianamente è veramente superare ogni limite del grottesco.

Ma si sa questi sono usi ed adusi a premiarsi a vicenda.





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