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Circolo Miani » News Correnti » Page 302

SUPPOSTE 9. Rubrica di filologia e semantica applicata.

» Inviato da valmaura il 31 October, 2014 alle 11:36 am

“Sindacati. Niente pubblico per la Ferriera

Annullata l’iniziativa pubblica che Cgil, Cisl e Uil avevano organizzato ieri pomeriggio nella sede Cisl di piazza Dalmazia sulla situazione della Ferriera di Servola alla luce dell’acquisizione dello stabilimento siderurgico da parte di Arvedi. Non c’erano persone ad ascoltare i rappresentanti sindacali delle tre sigle: di qui la cancellazione.”

Torrenti. Serracchiani lo assolve

Cooperative Operaie

“Il Vicepresidente della Regione, Bolzonello rilevando che la recente azione della Procura di Trieste è stata determinante per dare una svolta cristallizzando una situazione che si stava rapidamente deteriorando – ha detto - e consentendo quindi di procedere nella trattativa con i potenziali acquirenti in una situazione certa e definita.”

Ecco solo tre perle, ma avevamo l’imbarazzo di una scelta difficile assai, apparse nei titoli e nei testi sul piccolo giornale degli ultimi due giorni. Fino alla fine infatti eravamo molto attratti dall’intervista al Treu, “esperto” di Coop, che è stato letteralmente asfaltato dalle domande, ma soprattutto dalle disastrose sue e per lui risposte fornite. Ma anche il commento finale alla seduta del Consiglio comunale sulla Ferriera (l’ennesima) ci attizzava non poco con quella frase “la temperatura della maggioranza in Comune è oramai quella di un cadavere”. Non male, veramente.

Partiamo dalla prima notizia. Da quando abbiamo memoria, da troppo tempo oramai, non ci era mai capitato di leggere una cosa simile. Ovvero che oltre al cronista del piccolo giornale in sala, al cospetto di si tanta delegazione sindacale, la Triplice al completo, non c’era anima viva. La cosa non ci sorprende più che tanto viste credibilie popolarità dei sindacati a Trieste (l’ultimo caso, quello delle Coop sta qui a dimostrarle) ma che neppure un lavoratore che è uno, della Ferriera-Sertubi, si facesse vivo questo fa riflettere e molto sulla fiducia che gli stessi ripongono nei sindacati.

Il Torrenti Gianni. Assessore sospeso poi a mezzadria, ma sempre assessore pagato con i pubblici denari (a proposito 21 immobili a suo nome nella dichiarazione dei redditi pubblicata di poco più che 50.000 euro annui, lordi immaginiamo, giusto il sufficiente, e non ne siamo certi, per pagare le varie tasse comunali su casa e rifiuti). Prima lo assolve il suo avvocato e compagno di partito Borgna, ora l’assoluzione arriva in prima pagina per bocca della sua presidente che lo ha nominato in quel posto di assessore. I tribunali possono dunque chiudere, ricordarlo al ministro Padoan.

La giustificazione davvero originale sta nel fatto che se ha commesso qualche reato lo ha fatto non nei panni di politico, dunque nulla osta al permanere in un incarico politico di amministratore del pubblico denaro. Ergo se uno dovesse delinquere fuori dall’orario di lavoro, tutto va bene. Se un dipendente della Regione timbra il cartellino e poi in strada scippa la prima vecchietta che gli capita a tiro lo ha fatto, si il monello, ma non da “regionale”.

Ed arriviamo alle Coop. Il succo dell’intervista a Bolzonello è questo: i controlli della Regione sono perfettamente inutili e mentre in Piazza Oberdan-Unità assistevano impassibili, anzi “monitorando da mesi” e mesi, le Cooperative fallivano inesorabilmente svuotando i risparmi di 17 mila triestini e preparandosi ad arricchire le liste dei disoccupati con gli oltre 650 dipendenti più tutto l’indotto, che non essendo della Ferriera notoriamente non contano una mazza (vedi ad esempio Sertubi e Burgo). Per fortuna, argomenta il ViceSerracchiani, si è mossa la Procura. Dunque la Regione si può tranquillamente sciogliere perché ente costosissimo quanto inutile visto che anche quando controlla ha gli occhi pieni di Atropina. A proposito sui tanto decantati tagli agli sperperi pubblici a quando la Regione comincerà a chiudere e vendere le sedi faraoniche e lussuose cresciute come funghi in tutti i capoluoghi provinciali, perché ogni assessorato deve averne di sue, e parliamo soprattutto degli uffici di rappresentanza, quando il capoluogo è Trieste?




Coop: volemose bene.

» Inviato da valmaura il 22 October, 2014 alle 2:32 pm

Il leitmotiv della politica in queste confuse ore sul disastro delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli è quello dell’unità in nome della salvezza dei posti di lavoro e dei risparmi dei soci.

Niente polemiche, per carità, o peggio ricerca delle responsabilità. Tutti colpevoli nessun colpevole.

No, primo perché non è vero, e secondo perché non si recupera questa situazione assieme a coloro che sono i responsabili del disastro.

Intanto, lo abbiamo già scritto e detto in TiVù (TeleAntenna) in tempi non sospetti, quando tutti i “sorpresi” di oggi erano in altre faccende affaccendati: ci sono stati rari politici (da Alessandro Metz prima ai CinqueStelle poi, da Everest Bertoli per finire con Marino Sossi) che qualcosa hanno detto o fatto per cercare di evitare lo sfracelo. Accompagnati in questo da un politico a mezzo servizio, l’avvocato Gianfranco Carbone. Inascoltati e senza risposte da chi doveva esercitare i controlli, prima fra tutti la Regione, e osteggiati da quei partiti che esprimevano i vertici delle Coop e controllate.

Ora il buco di 140 milioni (37 di scoperto in bilancio e 103 di prestito sociale) secondo molti dei politici e degli amministratori regionali e comunali intervenuti sulla stampa, quella stessa che in questi anni si è girata dall’altra parte per incassare le paginate di pubblicità o le sponsorizzazioni televisive marcate Coop, dovrebbe essere risanato proprio da quelli che l’hanno creato, in attesa, veloce si spera, che la Procura ed il Tribunale di Trieste indichino le responsabilità penali, e che non possono ovviamente ascriversi al solo Marchetti, di un modus operandi che aveva da anni creato un “sistema” Coop che coinvolgeva appieno i principali partiti.

Sono in ballo 650 posti di lavoro, più centinaia dell’indotto, altro che la Ferriera, oltre ai risparmi di 17.000 triestini.

E molti oggi a perorare di “non fare campagna elettorale” sulle disgrazie delle Cooperative Operaie.

E perché? Oggi più che mai questo ed altri drammi (Ferriera, ospedali e sanità a pezzi, Cartiera Burgo, il disastro dei rioni, povertà e tasse crescenti) dovrebbero essere proprio al centro della prossima/e campagna/e elettorale/i. Dovrebbero essere il punto di discrimine necessario affinchè i triestini, ma anche i muggesani in rassegnata e luttuosa attesa di una “sicurezza” da pioggia, individuino le responsabilità politiche e personali e mandino di conseguenza a casa questi signori, bocciandoli nelle urne e nelle piazze.

No, niente “volemose bene” ma chiarezza su chi ha la responsabilità di questo ultimo disastro, con nomi, cognomi e sigle di partito di appartenenza.

In quanto ai sindacati è meglio che stiano zitti che fanno miglior figura e in merito alla vigilanza e alla partecipazione dei soci-lavoratori, sarebbe meglio stendere un pietoso velo. Dobbiamo dire che i nostri articoli sono letti a Palazzo Cheba, visto ed ascoltato l’intervento del consigliere Menis.

A proposito due perle a cornice: l’Istat dice che a Trieste si vive bene, appunto vedi sopra, ma che, peccato e disdetta, si continua a morire di più che in Italia per tumori e si vive un anno di meno dell’aspettativa di vita nazionale.

Eppoi ci riscalda l’animo leggere che il senatore piddino Russo si prepara a riempire le piazze con falangi di migliaia di fans al grido di “via la Monassi”. Perbacco tiene famiglia numerosa, a partire dal Francesco Rosato, già direttore della Ferriera e della Lucchini Italia, già consulente del sindaco PD Cosolini, oggi amministratore della Siderurgica Triestina al comando sempre della Ferriera e sotto processo per falso e smaltimento illecito di rifiuti “speciali” nella cui indagine fu pure arrestato, che ne ha impalmato la sorella.




A Galliano Fogar

» Inviato da valmaura il 14 October, 2014 alle 11:04 am

Caro papà è una fortuna che tu non ci sia. Una fortuna per Te, si intende.

Non oso immaginare, anche se in realtà me la immagino benissimo, la Tua reazione alla lettura sul piccolo giornale di qualche giorno fa dell’intervista di tale Silvio Maranzana ad un laureato in fisica, certo  Antonio Ballarin, presidente di una associazione di esuli istriano-dalmati.

Quando avresti letto la frase che “il magazzino 18 (del nostro Porto Vecchio, dove sono messe a deposito le masserizie ed il mobilio lasciato qui dagli esuli di passaggio per Trieste) è come Auschwitz”.

Non credo che i muri di casa nostra sarebbero bastati a contenere l’eco delle Tue imprecazioni ma soprattutto rivolte a chi aveva realizzato e pubblicato quell’articolo senza perlomeno dissociarsi fermamente da tale bestialità storica.

Tu che hai seguito allora da giornalista ed inviato di una delle più importanti ed autorevoli agenzie di informazione del mondo (France Presse) le colonne degli esuli che tristemente si dirigevano a piedi, abbandonando le loro case in Istria verso Trieste, ed una volta mi ricordasti che le loro parole, di vittime di un dramma per loro epocale, erano meno dure nei confronti di chi li aveva costretti a quella fuga di quelle che oggi certi nipotini politici pronunciano in televisione o sui giornali.

Ed è una fortuna per Te, che hai fondato assieme ad Ercole Miani e Alberto Berti la deputazione  regionale dell’Istituto di Storia del Movimento di Liberazione, a non poter assistere al silenzio degli ignoranti, dei vili ed opportunisti che a tutt’oggi si guardano bene dallo smentire e dal replicare, insomma tacciono probabilmente per continuare a mendicare uno spazietto su questa stampa.

Caro papà, avevi un caratteraccio insopportabile ma Ti ringrazio comunque di avermi dato la possibilità di crescere accanto a Te.

Mi manchi tanto e sempre di più ogni giorno che passa.

Maurizio




Non capiscono proprio …

» Inviato da valmaura il 8 October, 2014 alle 12:36 pm

No, la faziosità e l’ignoranza sono sempre pessime consigliere.

E la vicenda di ieri ne è stata l’ennesima riprova, a partire dal confuso resoconto che la Ziani fa oggi sul piccolo giornale, d’altronde perfettamente in linea con suoi precedenti articoli sul tema, nell’incontro pubblico al Circolo della Stampa sulla Ferriera modello Arvedi, protagonisti, in negativo, il sindaco Cosolini, il numero uno di Siderurgica Triestina (50.000 euro di capitale) Francesco Rosato (per lunghi anni direttore della Ferriera poi in ultimo dell’intera Lucchini Italia, consulente della giunta Cosolini per sei mesi, sotto processo per falso e traffico illecito di rifiuti “speciali” nella cui inchiesta era finito pure agli arresti).

Ma tutto questo il “bravo giornalista” Maranzana si dimentica di ricordare al pubblico (una settantina, forse ottanta i presenti, non i “centocinquanta” del Sindaco), come ben si guarda dal menzionare i due laminatoi già promessi dai Lucchini padre e figlio proprio dalle colonne del giornale per cui lavora da anni senza conoscere, o per lo meno leggere Pierluigi Sabatti come emerge nel dibattito.

Anzi esordisce annunciando due domande “cattivissime” a Sindaco e Rosato: slurp, slurp, che un gatto mammone dimostra più grinta.

La Ziani titola di “gazzarra” e  poi scrive che “il Circolo Miani e Servola Respira (ai quali facevano riferimento i due terzi dei presenti) hanno anche usato civilmente il microfono”. Perbacco che complimento, e Fogar e Pezzetta che pensavano che quelle antenne nere con protuberanza finale servissero a tutt’altro scopo, modello enteroclisma (traduciamo in volgare per Ziani e Maranzana: clistere).

In realtà l’unica “gazzarra” a cui abbiamo assistito, assieme ai triestini che hanno praticamente smesso di comperare il piccolo giornale, non ieri ma da dieci e passa anni è stato l’indecoroso comportamento di certa stampa, ridotta a fare la semplice propaganda dei padroni delle Ferriere e dei partiti di riferimento, oscurando e censurando ogni voce fuori dal coro, il loro.

E la giornata di ieri non ha fatto differenza. A proposito la domanda di Fogar a Rosato (che Cosolini non sapeva neppure a cosa servissero e chi cacciava –Noi, cioè lo Stato e non la Siderurgica Triestina- ed in quanti anni –cinque: 2015/2020- i 42 milioni del repentinamente defunto accordo di programma numero Uno, che pure aveva baldanzosamente sottoscritto solo nove mesi fa) era incentrata su chi paga i 120 milioni delle bonifiche, ed è stata l’unica cosa nell’infausto pomeriggio al quale il pur abilissimo manager non ha saputo, o meglio voluto, rispondere, andando visibilmente in imbarazzo. A salvarlo ci ha pensato, more solito, il “cattivissimo” Maranzana. Eppure la risposta era semplice: la precedente proprietà, cioè le dodici principali banche italiane che di soldini non difettano oppure la nuova proprietà, alias Siderurgica Triestina che la firma di Arvedi non compare da nessuna parte, nemmeno sul contratto di compravendita, il cui importo, chissà perché visto che chi vende è un Commissario del Governo, tale Nardi fresco di condanna ad otto anni e sei mesi al Tribunale di Taranto per la morte di una decina di lavoratori dell’Ilva (ma che bell’ambientino questo dei boiardi della siderurgia italiana), che è pure referente dei giudici del fallimento Lucchini, è tuttora segreto, e se fosse per il giornalismo modello Maranzana lo rimarrebbe per sempre.

Un sommesso quanto “civile” suggerimento a Cosolini ad ai vari Grim e Cok: nel 2007 quando da Assessore regionale presiedeva il Tavolo per la dismissione e riconversione della Ferriera, con a lato i supervisori Semino e Rosato sempre lui, Roberto Cosolini inneggiò ed approvò il Piano industriale per Ferriera e Trieste presentato dalla Lucchini-Severstal (due paginette) oltre ad annunciare con sei mesi a passa di anticipo la concessione dell’AIA da parte della Regione. Abbiamo visto poi come è finita, con i libri in Tribunale e con le prescrizioni della stessa Aia bollate dalla Procura come “generiche ed inefficaci”, Maranzana sveglia!

Ecco ora forse un tanticchio di prudenza non guasterebbe. Capiamo certo che fino che a scriverne ci sono i Maranzana e company l’amnesia è garantita, ma non si sa mai, visto che l’attuale piano industriale modello Arvedi di paginette ne ha quattro.

In quanto ai Salvaneschi  (“la città si è sempre rivoltata contro la fabbrica dimenticando che i più interessati ad un ambiente sano siamo noi, i lavoratori più esposti”) e Palman di turno che nel suo intervento è arrivato ad ironizzare sull’inquinamento e le sue conseguenze, rispondiamo con i dati, per altro parziali per difetto perché collegati solo a tre tipi di tumore (polmone, vescica e mesotelioma/amianto) resi noti dalla Procura: 83 lavoratori morti.

Lo spieghino alle vedove ed ai familiari.




Dal Minculpop ad oggi.

» Inviato da valmaura il 29 September, 2014 alle 3:39 pm

Potremmo citare quanto scrivevano Piero Gobetti (la Rivoluzione Liberale), Antonio Gramsci (Quaderni dal Carcere), a Carlo e Nello Rosselli su su fino a Piero Calamandrei, Umberto Terracini e Giuseppe Dossetti per arrivare a don Lorenzo Milani (Lettera ad una professoressa) e prima ancora a Edmondo De Amicis (si l’autore di Cuore ed esponente del Partito Socialista nel 1800), per non parlare appunto di Benito Mussolini che, memore del suo passato di socialista rivoluzionario, volle aggiungere al nome “Ministero della Cultura” del regime fascista il termine “Popolare”, abbreviato Minculpop.

Ma preferiamo partire da Carlo Tullio Altan (da non confondere con il figlio Francesco, il padre di Cipputi e della Pimpa), forse il più prestigioso docente universitario di Antropologia che l’Italia abbia mai espresso (finì la sua carriera accademica insegnando all’Università di Trieste).

Scriveva Altan, e noi come Circolo Miani nella relazione di presentazione programmatica all’assemblea fondativa a lui ci ispirammo, che esistono nella nostra società due tipi di cultura. Quella con la “C” maiuscola rappresentante il vecchio mondo accademico, baronale, nozionistico e conferenziere, paludato di prime teatrali, e l’altra con la “c” minuscola.  Anzi le altre perché ce ne sono tante e diverse, che raccolgono le aspettative, i bisogni, il comune sentire delle persone normali che vivono nella società attuale e che sono più interessate naturalmente alla realtà quotidiana. E ad acquisire gli strumenti per padroneggiarli e risolverli:  dunque l’esercizio culturale come elemento di apprendimento pratico, interpretazione ed aiuto per la crescita individuale, e per quella collettiva della comunità in cui si è inseriti, in modo da viverla non da passivi spettatori ma da protagonisti partecipi delle scelte. Altan in questo raccoglieva molti dei pensieri scritti da Antonio Gramsci quando parlava del ruolo sociale dell’intellettuale. Ma fermiamoci qui.

Per questo nello Statuto e nell’Atto costitutivo del Circolo Miani esso venne da noi definito come uno “strumento al servizio delle genti che vivono in queste terre”.

E, senza peccare di immodestia, crediamo che il Circolo abbia svolto egregiamente il compito che si era dato al momento della sua fondazione. Prima con il ventennio pieno di incontri, mai conferenze e sempre dibattiti tra i cittadini che affollavano le maggiori sale triestine ed i “testimoni”(italiani ed europei, e davvero i più significativamente autorevoli) invitati a Trieste a discuterne. Poi con l’avvio dell’iniziativa del “Rinascimento delle periferie” (suggerimento del sociologo Nando Dalla Chiesa) che sta impegnando la nostra Associazione sul territorio grosso modo dal 1998.

Non ci siamo limitati certamente a questo. Abbiamo sempre offerto alle istituzioni pubbliche, mai a partiti o schieramenti ideologici, la nostra collaborazione e la nostra esperienza, forse unica a Trieste e purtroppo più apprezzata fuori, in Italia, che qui. Tanto che praticamente mai, con l’unica eccezione dell’allora Assessore alla Cultura avv. Franco Franzutti nella Regione a presidenza Roberto Antonione, questa nostra disponibilità fu raccolta, anzi non ci risposero neppure.

E proprio negli anni novanta scrivemmo una proposta complessiva di riforma delle leggi regionali, e poi a caduta delle norme da queste derivanti in Provincia e Comune, che regolavano l’intervento pubblico nella promozione delle attività culturali (teatrali, cinematografiche, musicali, associazionistiche e di volontariato) sul territorio. Tutto rimase lettera morta preferendo il sistema della politica perpetuare la logica dei finanziamenti discrezionali (a pioggia) per garantirsi un tornaconto elettorale. E l’attuale “riforma” regionale non fa sostanzialmente differenza tanto che sempre delega la scelta di “finanziare” ai soliti centri di potere regionali.

Avevamo sempre indicato nella creazione sul territorio di spazi pubblici polivalenti, capaci di fornire non solo sale ma anche servizi (informatici, tipografici, di segreteria) usando dell’immenso patrimonio immobiliare di proprietà della Regione, delle Province, dei Comuni o comunque di enti pubblici a partire dallo Stato con i suoi ministeri, dismesso ed abbandonato, come la strada preferenziale da battere per evitare anche sprechi e clientele. Ma anche più semplicemente per offrire un luogo di aggregazione dove le persone potessero riscoprire il piacere di stare bene assieme.

 E anche per non privilegiare gli “amici degli amici” ma invece offrire a chi ha qualcosa da dire e da fare gli spazi ed i mezzi per farlo. Portando le iniziative culturali sul posto dove la gente vive e creando un percorso virtuoso in cui inserire le tradizionali istituzioni e gli spazi culturali (Musei, Teatri, ecc.) praticamente mai frequentati dagli oltre due terzi dei nostri concittadini. Questo ovviamente  non poteva prescindere da uno stretto collegamento con i servizi sociali e sanitari presenti sul territorio perché questo tipo di “cultura” andava di pari passo con la qualità della vita e la tutela della salute, anzi concorreva ad offrire  gli strumenti individuali ai cittadini per risolverli da protagonisti. Insomma per recuperare anche fiducia nelle istituzioni la cui credibilità, per non parlare poi dei partiti che le occupano, mai ha raggiunto un livello tanto basso (a Trieste alle ultime elezioni regionali, nonostante o forse proprio per  il tanto strombazzato duello Serracchiani-Tondo ha votato solo il 41% degli elettori).

Eppure proprio in carenza tragica di denaro era ed è questa la scelta migliore da praticare.

E sostanzialmente non occorreva inventare nulla o quasi. Bastava copiare l’esperienza degli anni Settanta. Dei Teatri Tenda di Gigi Proietti, Vittorio Gassman, Dario Fo, o L’estate dell’Effimero di Renato Nicolini a Roma, o le delibere di quell’Antonio Comelli, Presidente della Regione FVG, democristiano tutto d’un pezzo, che imponeva alle compagnie teatrali dello Stabile una tournèe con rappresentazioni anche nei comuni minori della nostra regione. O cogliere le proposte innovative che l’eccellente direttrice del Museo Revoltella, Maria Masau Dan in questi anni aveva elaborato.

Oggi il neo, neo, neo, neo (è il quarto in poco più di tre anni) assessore comunale alla Cultura ripropone esattamente quella cultura con la “C” maiuscola che Carlo Tullio Altan tanto deprecava. Non male per una amministrazione comunale progressista, che di sinistra mi pare parola impropria e grossa assai.

 





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