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Trieste. Elezioni semestrali !
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Dalla città al Carso. Continua la mattanza degli alberi.
Ieri una lettrice ci ha inviato queste foto scattate durante una passeggiata sul “monte..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 3

Trieste abbandonata.

» Inviato da valmaura il 14 October, 2020 alle 1:51 pm

Chi governa in città?
Nonostante tre sindacature non certamente Dipiazza che da cinque anni chi decide tutto è Santi Terranova, il direttore e segretario generale ora in scadenza pensionante.
E i risultati si sono visti e si vedono.
Eppure Dipiazza ha avuto una fortuna politica invidiabile fin da quando, per autoeliminazione a destra dei concorrenti, è sbucato dal cilindro prima come sindaco a Muggia e poi a Trieste.
Pure in questo suo terzo mandato in città, che si avvia a conclusione nel maggio del prossimo anno e dove lui si è già autocandidato, anche per mancanza di alternative nel suo campo politico, per la quarta volta, ha avuto una fortuna sfacciata: l'opposizione, anzi le opposizioni tutte (sulla carta 16 consiglieri comunali) gli hanno reso facilissima la vita e forse i pochi grattacapi se li è trovati in casa nella sua maggioranza.
Ha vinto facile con Cosolini, bollito politicamente e non ci vuole poi molto, dove chiunque avrebbe prevalso viste le condizioni date.
Ora sarebbe battibile a maggio ma lo scenario che si sta profilando nella politica cittadina gioca ancora incredibilmente a suo favore.
Perchè chi sta all'opposizione si è autotarpato le ali da solo: ovvero ha rinunciato da tempo, anzi dai tempi di Illy in poi a parlare, e soprattutto ascoltare e dare voce ai bisogni della gente reale quella che sbarca il lunario, quando ci riesce, nelle periferie, e che rappresenta la parte di gran lunga più consistente dell'elettorato, quando va a votare e cioè sempre meno.
Le opposizioni, senza distinzione di sigle, hanno da tempo abdicato completamente ad una presenza fisica costante sul territorio, si illudono che le tavole rotonde ed i saggi dibattiti al Caffè San Marco, o le conferenze stampa generosamente ospitate da una “informazione”più cieca e lontana dalla realtà di loro, parlino alla città intesa come comunità.
Sbagliano e di grosso, essi si limitano a rivolgersi con il gergo e le metodiche che sono loro consuete ad una piccola cerchia di “simili”, ad una parte elitaria e in gran parte benestante, che non vuole dire “ricca” ma garantita sì, di Trieste. Presentano illuminati e futuristi progetti e non capiscono nulla delle emergenze quotidiane che le persone si trovano ad affrontare, ed anche quando sfiorano occasionalmente tematiche molto sentite lo fanno secondo i loro usi e costumi desertificando le residue simpatie e le speranze di consensi.
Queste opposizioni parlano ad una sola Trieste, scritta con la i o con la y non ha importanza, e da tempo hanno abbandonato l'altra, la Trieste maggioritaria, alla sua sorte, senza rendersi lontanamente conto che la partita, quella vera, si decide lì.
Ma oramai non lo possono comprendere: parlano lingue completamente diverse anche se le parole apparentemente sono le stesse.
Teodor



Trieste, le comiche tristi.

» Inviato da valmaura il 13 October, 2020 alle 1:33 pm

Se non fossero soldi nostri sarebbe tutto da ridere.
In luglio inaugurano il sottopasso di Piazza Libertà, quello per andare in Stazione, ad agosto alla prima pioggia, non un diluvio, ma un normale piovasco il sottopassaggio si allaga e viene chiuso perchè le nuove pompe per l'acqua non funzionano.
Fermiamoci un attimo e pensiamoci. Se fosse casa nostra e cambiassimo una colonna di scarico del lavabo prima di pagare l'installatore, ed in sua presenza, ne proveremmo la funzionalità, giusto per non vedere allagata casa nostra e magari quella del condomino di sotto. Ovvio e banale.
Qui che il lavoro è stato ordinato e pagato dal Comune di Trieste, la casa di tutti noi triestini, invece non si usa. Ci pensa la prima pioggia: se va bene, bene, se no si chiude in attesa di stanziare a bilancio nuovi soldi nostri, qui si parla di un ventimila eurini, per sostituire le pompe non funzionanti. Di garanzie da parte della ditta che ha eseguito il lavoro e di quella produttrice le pompe neanche a parlarne.
Tiremm innanz.
Oggi a tre mesi dal disastro il sottopasso è ancora e sempre chiuso perchè non sono neppure iniziati i lavori, nonostante i mesi di bel tempo, per sostituire le pompe e l'ineffabile assessore, la Lodi sempre lei, ci comunica che bisogna passare per una apposita delibera in Consiglio per autorizzare una spesa non prevista a bilancio, campa cavallo. Poi di rincalzo arriva il Podestà che ci mette il “carico da novanta”: in fin dei conti, dice Dipiazza, il lavoro non è poi così indispensabile perchè gli attraversamenti pedonali in superficie rispondono benissimo alla bisogna e poi il sottopasso comunque sarebbe a mezzo servizio visto che al calar del buio verrebbe chiuso in funzione antibivacchi per la gioia del duo Polidori-Roberti.
Di nuovo ALT. Ma se dunque sapevano da ben prima di rivoltare l'intera Piazza Libertà che il manufatto era un pelo superfluo ma carissimo, perchè ne hanno deciso il rifacimento-ingrandimento?
Ora dopo queste uscite in ogni città mediocremente civile gli abitanti, e magari qualche magistrato, chiederebbero il conto a simili (dis)amministratori e poi chiamerebbero su due piedi gli uomini in camice bianco per farli accompagnare al più vicino CIM.
Ma siccome siamo a Trieste e la politica questa minestra rancida passa, o ci mettiamo rassegnandoci il cuore in pace e ci facciamo una assai amara e costosa risata, oppure domenica prossima, 18 ottobre, alle ore 11, ci mettiamo in fila in via Valmaura 77 a Trieste per partecipare all'incontro di Trieste Verde ospitato nella sede del Circolo Miani.
Poi fate voi, tanto i soldi sono vostri.



Alberi. La difesa della Razza !

» Inviato da valmaura il 12 October, 2020 alle 1:34 pm

Ci informa un gentile lettore che: “1) gli alberi abbattuti tra Draga Sant'Elia e Basovizza (vedi articolo e foto sotto) sono stati tagliati su iniziativa della Comunella di “Pesek e Draga”: 2) bisogna far ricresce i (magari “gli”) alberi autoctoni di queste zone ( i pini piantati all'epoca asburgica non lo sono); 3) quei terreni verranno utilizzati a pascolo di mucche e pecore.”
Dunque avete compreso? Qui si usa tagliare tutti gli alberi NON “autoctoni”, qualunque cosa voglia significare in un territorio, quello della provincia di Trieste che da sempre ha visto la compresenza di conifere (tra cui i Pini) e di ogni altro tipo di alberatura (Salici, Pioppi, Platani, Acacie, Cedri, Castagni, Tigli (pochini), ed alberi da frutta, Olivi, ecc.).
Seconda colpa: piantati dagli Asburgo signori di queste terre per oltre 500 anni, e per fortuna della flora, in particolare degli alberi. Infatti la grande e Serenissima Repubblica di Venezia voleva occupare quanti più territori (arrivò fino allo sbocco in Val Pusteria) ed anche Trieste non tanto e solo per “fame” di terra, che il porto di Trieste allora valeva una cicca, ma soprattutto per “fame” di legno che le serviva per allestire navi. Dunque se la nostra provincia non è piatta come un cocomero e se esiste ancora, sempre meno visto l'andazzo, un po' di boschi lo dobbiamo proprio agli “Asburgo”. E quindi portando agli estremi quanto ci informa il nostro lettore, che ringraziamo, si dovrebbe radere al suolo il Parco del Castello di Miramare e per due ragioni: la prima che è stato realizzato da un “Asburgo”, e che “Asburgo” niente popò di meno che dal fratello sfortunato di Francesco Giuseppe, Massimiliano. La seconda: che è proprio impossibile classificare gli alberi secolari che lo compongono, scelti personalmente dallo stesso Imperatore del Messico in mezzo mondo, come “autoctoni”.
Insomma a Trieste, come si giustificava l'assessora Lodi di FDI per gli abbattimenti di alberi sani in giro per Trieste, ed anche recentemente per l'Acacia salvata, per ora, a San Giovanni, vanno eliminati tutti gli alberi non di razza “triestina”.
Una “difesa della Razza” in versione arborea. Resta un quesito: gli alberi “autoctoni” del Carso sono da considerarsi di Razza italiana o slovena?
Ultima chiosa: che il pascolo di mucche e ovini sia ostacolato dalla presenza di alberi radi è una novità. Allora dovrebbero chiudere tutte le malghe presenti in Carnia, alto Veneto e Trentino Alto Adige, i cui pascoli sono circondati da boschi di Pini, Abeti e Larici (le maledette conifere degli “Asburgo”).
Nel deserto si pascola meglio.



Una firma non si nega a nessuno, e non vale un fico secco.

» Inviato da valmaura il 11 October, 2020 alle 12:41 pm

Trieste è la città delle petizioni, delle raccolte di firme soprattutto tramite internet.
E già questo basta ad inficiarne la credibilità perchè le firme virtuali sono ripetibili infinite volte con qualche modestissimo accorgimento che quasi tutti conoscono.
Ma pure le sottoscrizioni in carne ed ossa non contano nulla, lo sappiamo bene noi che come Circolo Miani con tutti i crismi formali ne abbiamo raccolte circa UNDICIMILA in due mesi (invernali) sulle piazze e vie di mezza Trieste: dalla periferia al centrocittà. E grazie al sacrificio di decine di volontari che operavano attorno alla mostra errante di 20 gigantografie, a striscioni, tavoli e migliaia di volantini distribuiti. E senza che alcun organo di stampa, non scriviamo informazione perchè ci sale il vomito, scritta o televisiva ne parlasse. E' stata la nostra, dopo quella promossa dal Comitato dei Dieci (da cui nacque la Lista per Trieste) con le sue 68.000 firme sponsorizzate quotidianamente dall'allora non piccolo giornale, la più rilevante sottoscrizione a Trieste.
Eppure non ha portato a nulla. Salvo ad un incontro con l'allora Presidente del Consiglio Regionale (Iacop) paludato di staff e telecamere (invitate però dalla Regione a cui non potevano dire di no), a due conseguenti audizioni con le Commissioni regionali competenti che, more solito, hanno promesso tanto e fatto nulla. Il Comune di Trieste, nella Commissione capigruppo e con il voto determinante della Sinistra, ha respinto invece perfino una discussione in aula consiliare.
Ed erano undicimila i triestini a cui hanno sbattuto la porta in faccia.
La questione, risaputa a Trieste e soprattutto dai politici, è che le firme contano picca o niente.
Tanto una firma non si nega mai, tantopiù che è la comoda scusante per non fare nulla: ti ho firmato, quindi delegato, ergo fai tu, arrangiati. Insomma è l'alibi preferito dai triestini che già brillano per fancazzismo a meno che non offri un rebechin in piazza, per restarsene a casa e non partecipare di persona, non dedicare due ore del loro tempo anche se le ragioni sono le più importanti (salute, qualità della vita) ed hanno pesanti ripercussioni sul loro presente e futuro.
Morale della favola: meno firme, delle virtuali non merita occuparsene, e più presenza, più partecipazione, più informazione alternativa, cioè vera, come quella che noi cerchiamo di praticare ed offrire. Sempre che si voglia cambiare e risolvere i nostri problemi, altrimenti continuate a frignare sui social e di tempo ne avrete a iosa in futuro.



Non si possono fare le nozze con i fichi secchi.

» Inviato da valmaura il 10 October, 2020 alle 2:52 pm

Un’occasione sprecata e slegata dalla città.
Quando non si muove dito sulle emergenze quotidiane a Trieste, si fanno le foto opportunity con gli assessori responsabili di questa situazione, e si gioca al monopoli del giovane politico, difficile portare gente in piazza, e nonostante gli spottoni generosamente offerti da stampa e televisioni ed i nomi dei relatori.
A noi sinceramente spiace che appuntamenti che dovrebbero assumere un significato finiscano in questo modo, ma è inevitabile quando si pratica l’ambientalismo sui media (screditati come i politici) e nelle tavole rotonde un due volte all’anno.
I confronti non sono mai gradevoli ma l’iniziativa promossa dal Circolo Miani in piazza Unità sabato 27 giugno ha avuto oltre il decuplo dei partecipanti anche senza, e forse per questo, una riga di annuncio su stampa e tivù e mezza di resoconto, e senza alcuna presenza o anche solo contatto del variopinto mondo associativo che ha organizzato l’incontro di ieri.
E per nostra fortuna i politici se ne sono ben tenuti alla larga, e questo ci ha aiutato non poco.
Teodor.




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