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Circolo Miani » News Correnti » Page 272

Riace e Trieste. E la FERRIERA. Sindaci e giustizia a corrente alternata.

» Inviato da valmaura il 4 October, 2018 alle 9:40 am

Ieri il Sindaco di Riace viene arrestato per un uso “disinvolto” delle norme di legge sull’immigrazione, per favorire accoglienza ed integrazione. A Trieste il Sindaco Dipiazza dichiara disinvoltamente alla stampa, e per la seconda volta, di non aver applicato le norme di legge sulla tutela ambientale, ovvero la presentazione di un Piano d’Azione Comunale corretto e completo nella zonizzazione (inquinamento acustico da fonte industriale), di cui per altro il Comune di Trieste è inadempiente da anni, per “non favorire”, a suo dire, la Ferriera. Due pesi e due misure dunque nel far rispettare le leggi dello Stato da parte di chi ne ha l’incombenza. Oltretutto si palesa, evidente e grande come una casa, un’altra ipotesi di reato, quello di omissione di atti d’ufficio, stavolta nei confronti della Regione che per legge, non per piacere nà discrezione, ha l’obbligo, ripetiamo l’obbligo, di esercitare il dovere di surroga nei confronti del Comune (Polli e Dipiazza), sostituendosi a questo con un commissario ad acta per far rispettare la legge ed emanare un vero PAC sull’inquinamento acustico. Ma non basta. Il Comune annuncia l’utilizzo dei famosi quanto misteriosi legali veneti, pagati ben 51.000 euro nostri per produrre, entro il 31 maggio, scaduto da quattro mesi abbondanti nel più totale silenzio dei Riccardo Cuor di Leone che siedono sui banchi delle opposizioni a Palazzo Cheba, un parere ed una indicazione per una azione, legale, contro la Regione e la Ferriera, per “resistere” ora al TAR contro il ricorso della proprietà Ferriera. Il nuovo costo per Trieste? Schei, palanche od euro fa lo stesso. Poi ciclicamente ricompare il Cinque Stelle Ussai con l’ennesima (ne produce in media quattro all’anno e servono soprattutto per ricavarne delle comparsate su stampa e Tivù) inane interrogazione in Consiglio regionale. Sono gli stessi esponenti dei Cinque Stelle, il secondo era Paolo Menis, che un anno fa non si degnarono nemmeno di rispondere all’invito fatto loro dal Circolo Miani e Servola Respira di incontrarsi (Serracchiani e Grim invece risposero) per essere informati sulle reali condizioni degli impianti e del ciclo produttivo della Ferriera. Ed i risultati li apprezzano oggi. E non risponde nemmeno il capogruppo, deve essere una costante dei cinque stelle triestini, al Senato, Stefano Patuanelli, alle tre richieste pubbliche rivoltegli dal Circolo Miani di intervenire sul Ministro all’Ambiente Costa, in quota governativa pentastellata, per fare ispezioni tecniche senza preavviso su taratura e funzionamento delle apparecchiature di misurazione installate nelle centraline ARPA di Trieste. Qui non servono vuote parole e teorie “universitarie” bisogna conoscere, lo abbiamo scritto e detto inutilmente centinaia di volte a tutti gli interessati, buon ultimo a Scoccimarro, la realtà degli impianti ed il ciclo produttivo della Ferriera, per ottenere quegli aggiustamenti che almeno riducano impatto e disagio. Cosa puntualmente avvenuta ed in corso d’opera da quando ha avuto inizio la collaborazione tra Servola Respira, Circolo Miani e la direzione della Ferriera. Stranamente tenuta nascosta e ben occultata ai triestini da tutti (piccolo giornale, TeleCamberquattro, Rai Regionale) i cosiddetti “organi d’informazione” locali. Tutto il resto sono chiacchiere stantie e trappole per gonzi che invece sulla stampa trovano pronta quanto ampia ospitalità. Un vero e proprio inganno perpetrato a danno della nostra comunità. L’imbarazzo poi di Scoccimarro e Fedriga? Bisogna capirli poverini sono impegnati a sparecchiare in tutta fretta i quattro o cinque tavoli annunciati solo un mese fa. Stavolta i consulenti Boscolo e Barbieri (a proposito siamo curiosi di conoscere l’esito del suo “lavoro” giunto al decimo mese su 12, pagato sempre da noi 34.000 euro per il Comune), che l’efficacia del primo l’abbiamo già verificata sul “campo”, la tanto elogiata e blindata ARPA e le cinque sigle di comodo buone per tutte le stagioni dovranno digiunare. Mentre tirano la cinghia e combattono l’inedia consigliamo loro la lettura di due libri. Si lo sappiamo che è psicoanalisi, ma male non fanno: “Avere o essere” di Erich Fromm ed “Essere o apparire” di Enrico Girmenia Prosit!


Come va la Ferriera?

» Inviato da valmaura il 3 October, 2018 alle 2:40 pm

Cominciamo subito con il lasciar perdere quanto dicono Regione e Procura basandosi sui dati Arpa e consulenti vari, e quanto commentano i “politici”. Ne parleremo in altra occasione perché cose da scrivere ce ne sono, eccome. In aprile è iniziato un confronto tra direzione Ferriera (Acciaierie Arvedi e Siderurgica Triestina) da un lato e Servola Respira e Circolo Miani dall’altro. Le ragioni di questa scelta delle due associazioni che per prime, con più forza e da vent’anni hanno sollevato il problema dell’inquinamento prodotto da questo stabilimento, e non solo da questo, sono chiare e semplici. Preso atto che in appunto venti anni Istituzioni, enti di controllo (tutti) e forze politiche vecchie e nuove non erano stati capaci, o forse non avevano voluto che qui le chiacchiere, fiumi di chiacchiere, stanno a zero, di risolvere il problema con la chiusura della Ferriera anche quando c’ erano tutte le condizioni obbiettive, decidere altra destinazione per il sito (Porto), e salvaguardare i posti di lavoro. E preso atto che oggi l’unica a poter chiudere stabilimento od almeno Area a caldo è la nuova proprietà, in attesa di futuri sviluppi dell’area e della logistica portuale in estensione del Porto Franco. Tutto ciò detto Circolo Miani e Servola Respira avevano deciso di intraprendere un percorso non facile né semplice di confronto con i vertici della Ferriera per verificare la possibilità di ridurre nel frattempo, e non in attesa del “sol dell’avvenir”, i danni e disagi percepiti dai triestini e muggesani. Dopo vari sopralluoghi e riunioni, tra i tecnici aziendali e Romano Pezzetta e Maurizio Fogar, dentro e fuori, questa la novità non da poco, la fabbrica, nella riunione di ieri abbiamo tirato un primo bilancio. Grazie a questo lavoro comune si sono già ottenuti alcuni concreti risultati. L’inquinamento acustico è diminuito in maniera significativa e calerà ancora, specie di notte, grazie ad alcune misure in via di attuazione ed a lavori che ditte esterne faranno su alcune fonti di rumore entro due o tre settimane. La situazione delle polveri che si innalzano in condizioni di particolare ventosità dall’area dei cumuli e dai nastri trasportatori verrà risolta con nuovi interventi manutentivi e l’acquisto di nuove macchine operatrici. Il traffico pesante di Tir in uscita ed entrata dalla Ferriera, lato Scalo Legnami, che intasa via Svevo è in attesa di una soluzione con la risposta dell’Autorità portuale alla richiesta avanzata dalla Direzione Ferriera di deviare il traffico pesante direttamente sulla Superstrada attraverso un varco stradale che dia su Rio Primario. E dopo questi primi interventi la collaborazione tra i vertici Ferriera e le due associazioni proseguirà con il passo successivo riguardante la funzionalità degli aspiratori presenti sui vari impianti per captare polveri , fumi e gas. Quando nel 1998 Circolo Miani e Servola Respira denunciarono la insostenibilità della situazione, nel completo silenzio di tutti gli altri, ed i danni che questa causava alla salute ed alla qualità della vita di tantissime persone fuori e dentro la Ferriera, l’impegno era rivolto alla soluzione concreta dei problemi. Oggi, preso atto almeno per ora della situazione è sempre questo impegno ad ispirare la nostra scelta grazie anche alla disponibile collaborazione dimostrata dai vertici aziendali. Caso forse unico in Italia e non solo. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2302943226643299/?type=3&theater


Omertà!

» Inviato da valmaura il 1 October, 2018 alle 12:13 pm

Il piccolo giornale ha pubblicato le dichiarazioni del Sindaco “Trieste è immune da mafia, camorra, drangheta”. Cosa da far impallidire le belinate di Giorgi sui “Bambini italiani” su cui invece si è scatenato, giustamente per “il nulla” di Giorgi che però amministra il nostro Comune, un putiferio. Orbene noi che spediamo ogni cosa che scriviamo, ogni giorno, a televisioni e giornali, ben sapendo che non pubblicheranno mai, salvo TeleAntenna, le nostre notizie, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione del loro silenzio. Ma anche del silenzio degli intellettuali triestini, delle forze politiche, del mondo industriale e sindacale. La gravità delle dichiarazioni del primo cittadino che sembra ignorare la storia recente della città e dei suoi rapporti con la malavita organizzata, è sconcertante, ma più sconcertante ancora è il silenzio che le ha circonfuse e circondate. A chi dice, e scrive: “Cosa c'entra con Trieste?” Noi rispondiamo così: “Un esempio pratico. Quando lei va a passeggiare in viale Romolo Gessi, al cinema Ariston a vedersi un film, o al bar vicino per caffè e gelato, ebbene guardi il palazzone di sopra. La Mafia del Brenta, la banda di Felice Maniero, riciclò una parte del bottino acquistando l'intero immobile. Ed uno si domanda cosa ci azzecca con Trieste?” Vi racconteremo ora un altro fatto, non opinioni ma la nuda e cruda realtà. Nei primi anni duemila il quotidiano capofila del Gruppo editoriale di cui il Piccolo fa parte, ovvero La Repubblica, svolgeva una approfondita inchiesta a doppia pagina sull’Amianto e sulle sue “Fabbriche della Morte”. Contemporaneamente a Trieste moriva per Mesotelioma da Amianto, un tumore che non lascia scampo, un marittimo neanche sessantenne componente il direttivo dell’Associazione Esposti Amianto. Il vicepresidente della stessa accompagnò la vedova al Piccolo per l’acquisto e la pubblicazione del necrologio. In esso, dopo il nome del congiunto, stava scritto “ennesima vittima dell’amianto”. Orbene il quotidiano locale si rifiutò di pubblicare il necrologio e respinse l’inserzione già pagata. Perché? Semplice, non bisognava scrivere la parola “Amianto”. Lo stesso comportamento attuato dai due principali quotidiani siciliani nel 1970 quando si rifiutarono di pubblicare il necrologio a pagamento della vedova del giornalista Mauro De Mauro, per le parole “assassinato dalla mafia”. Ne scrivemmo a Corrado Augias che commentava su Repubblica la pagina delle lettere, da oltre dieci anni siamo ancora qui ad attendere risposta. Nella foto. Il Procuratore Capo di Palermo, Giancarlo Caselli, con Maurizio Fogar a Trieste. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2301587316778890/?type=3&theater


Il Piccolo? Meglio un caffè! “Basta parlar de ste monade, parlemo de bori”

» Inviato da valmaura il 30 September, 2018 alle 10:44 am

Non comperate il Piccolo e se proprio volete leggerlo risparmiate venti centesimi e bevetevi un buon caffè con un pessimo quotidiano annesso in un bar di vostro gradimento. Di Beppe Grillo si può condividere tutto, in parte o per niente di quello che dice ma certamente non si può non dargli ragione quando dieci anni fa sollevava per l’ennesima volta uno dei nodi centrali della malattia della democrazia in Italia: quello della quasi totale assenza di una informazione, scritta e radiotelevisiva, degna di questo nome. E se in Italia stiamo male a Trieste invece malissimo. Da quasi sempre in città e provincia, che qui è la stessa cosa, esiste un regime di sostanziale monopolio. Nella carta stampata esso è rappresentato dal quotidiano Il Piccolo con l’appendice del giornale della minoranza slovena il Primorski Dnevnik, per altro finanziato quasi totalmente dai contributi statali. Nella televisione la situazione pressoché dominante, tolta la lottizzazione RAI, appartiene a Telequattro. E fin qui niente di nuovo. Ma merita anche un discorso a se quell’ Ordine dei Giornalisti, per la cui soppressione ci battiamo da anni e che fino a poco tempo fa esisteva solo in qualche paese da dittatura sudamericana, ora pare solo in Italia. Una struttura voluta da Mussolini, Benito non Alessandra, per porre sotto un più rigido controllo censorio la stampa. Senza la tessera dell’Ordine non potevi scrivere, come senza la tessera di partito (PNF) non lavoravi. Come funziona l’Ordine del Friuli Venezia Giulia ve lo racconto in poche righe. Correva l’anno 1986, e ritenni di partecipare all’assemblea annuale dei giornalisti della Regione dove si dovrebbe affrontare anche il comportamento deontologico e professionale della nostra categoria. Ci andai perché ritenevo giusto chiedere all’Ordine un intervento su alcuni suoi iscritti in merito a quanto successo in occasione della presentazione, nel dicembre dell’anno prima, del notissimo libro “Delitto imperfetto” (che per chi non lo sa ricostruisce il clima politico che ha portato all’omicidio del Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre di Nando, della moglie Setti Carraro e dell’autista, da parte della mafia) alla presenza dell’autore, il prof. Nando Dalla Chiesa, ospite a Trieste del Circolo Miani, e proprio presso la sala del Circolo della Stampa. Ebbene nel solito comunicato stampa che il Miani aveva diramato a tutti gli organi d’informazione per annunciare l’incontro c’era in finale così scritto: “interverrà l’autore, Nando Dalla Chiesa, docente di sociologia all’Università Bocconi di Milano, figlio del Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri, assassinato dalla mafia”. Ora sul quotidiano di Udine, Messaggero Veneto, diretto da Vittorino Meloni, la notizia era stata così riportata: “interverrà l’autore, Nando Dalla Chiesa, docente di sociologia all’Università Bocconi di Milano, figlio del Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri, morto ammazzato”. E punto. Vi siete accorti cosa c’era di diverso? Vi voglio aiutare: “l’assassinato dalla mafia” si era trasformato in “morto ammazzato”. Insomma sul quotidiano di Udine la parola mafia nel 1986 era disdicevole da scrivere ed il generale, assieme alla moglie, era stato vittima di un incidente, che ne so di un camionista impazzito che dopo averlo travolto nel centro di Palermo aveva fatto pure retromarcia per distruggere la vettura che lo seguiva ed accoppare l’autista. Allora senza voler per questo sostenere che il Messaggero Veneto fosse come i giornali siciliani che in quei tempi rifiutavano perfino i necrologi a pagamento delle vittime della mafia dove ne comparisse il nome (vedere il caso della vedova del giornalista Mauro De Mauro), ritenevo utile chiedere all’Ordine che appunto deve vigilare sulla correttezza professionale dei suoi iscritti, un intervento in merito. Nulla da fare, davanti ad una sparuta assemblea di quasi tutti pensionati in là con gli anni, interrotto subito dall’anziano presidente di allora, e dopo aver ascoltato solo di come l’associazione investiva lucrativamente le quote sociali negli allora mitici BOT, venivo apostrofato da un “collega” dalla sala, un quasi giovane di stazza più larga che alta dirigente dell’Ufficio Stampa della Regione, con questo grido belluino “basta parlar de ste monade, parlemo de bori”. Quanto accade poi in questi ultimi trenta anni nel mondo dell’informazione triestina non deve stupire poi più di tanto, cambiano le proprietà, i direttori, le linee politiche ma resta assolutamente invariata la difesa dei poteri forti localmente, del sistema dei partiti, le marchette giornalistiche a questo o quell’altro imprenditore, le interviste prone a novanta gradi ai potenti. Senza mai un sussulto di dignità professionale da parte della pletora di professionisti strapagati ma con giornali per due terzi confezionati sfruttando il lavoro (?) dei cosiddetti collaboratori esterni. Una cartina da tornasole utile per capirlo è la vicenda Ferriera. Una storia di tre inquinamenti, quello ambientale, quello politico e quello dell’informazione. Provate a rileggerla in quest’ottica e tutto vi sarà più chiaro. Dunque non comperate Il Piccolo e buon caffè a tutti.


Jack Lemmon. “Giornalista”? Meglio pianista in un bordello!

» Inviato da valmaura il 29 September, 2018 alle 9:49 am

Sbagliate, e di grosso. Siccome da giornalista, iscritto all’ordine dal gennaio 1987 (da 31 anni, sic!), fui tra i non molti della nostra categoria a battermi e votare al Referendum promosso nel 1997 dai Radicali per “L’abolizione dell’Ordine dei giornalisti” istituito da Mussolini per controllare e censurare l’informazione e che solo due altri paesi al mondo ancora avevano: l’Argentina della dittatura militare e la Grecia dal tempo del Golpe fascista dei “colonnelli”. Ora non più, esiste solo in Italia. E sempre siccome il Referendum in questione pur ottenendo una schiacciante maggioranza di voti favorevoli all’abrogazione (il 65,5% di Si, contro il 34,5% di No) non fu validato perché non superò il 50% dei votanti fermandosi a 15 milioni di elettori. E ancora siccome ho tentato inutilmente per anni di sollecitare l’Ordine regionale ad intervenire nella sua funzione precipua, ovvero a garanzia della correttezza deontologica e professionale degli iscritti giornalisti. Siccome tutto questo, ho ritenuto di pubblicare e condividere con Voi l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 27 settembre. Ben sapendo anche che alla gran parte degli italiani, i nostri lettori triestini e regionali compresi, poco o nulla interessa l’argomento. Sbagliano e di grosso, perché truccando l’informazione scritta e televisiva si falsa la democrazia, si truffa il consenso elettorale, e si comprime il diritto di tutti. Ma temo che ripeterlo anche qui servirà a poco. PS. Walter Matthau a Jack Lemmon nel film Prima Pagina: “Hai detto a tua madre che fai il giornalista? Scherzi? Le ho raccontato che facevo il pianista in un bordello, altrimenti mi cacciava di casa”. Vi invito a leggere l’articolo qui sotto. Maurizio Fogar “Disordine dei giornalisti”, di Marco Travaglio Il Fatto Quotidiano del 27 09 2018 Oltre 10 anni fa, quando non c’erano né il Fatto né 5Stelle e Casalino lavorava a Telenorba, mi chiama Gianroberto Casaleggio, animatore con Beppe Grillo del famoso blog: “Dopo Bologna, stiamo organizzando il secondo V-Day a Torino, per lanciare tre referendum: contro l’Ordine dei giornalisti, i finanziamenti pubblici ai giornali e la legge Gasparri. Verresti a parlare? E come la pensi?”. Risposi che condividevo da tempo tutt’e tre le battaglie: avevo appena sfidato Renato Soru, editore dell’Unità con cui collaboravo, a mantenere l’impegno di rinunciare ai fondi pubblici; la Gasparri (legge su stampa e soprattutto TiVù. Ndr) era un mio chiodo fisso; e dell’Ordine dei giornalisti mi ero fatto un’idea precisa leggendo Luigi Einaudi (che lo riteneva un residuato corporativo del fascismo), ma soprattutto sperimentandolo sulla mia pelle. Nel 2001 l’insigne sinedrio mi aveva “processato” per aver osato presentare “L’odore dei soldi” al Satyricon di Luttazzi e parlar male di B. e Dell’Utri in campagna elettorale (feci notare che, se un candidato premier ha rapporti con la mafia, è meglio dirlo prima delle elezioni che dopo, e fui assolto). Dal palco del V-Day dissi alla gente in piazza – incazzata nera contro la nostra categoria – che l’Ordine va abolito e i soldi pubblici pure. Ma i giornalisti no, anzi vanno difesi e sostenuti, soprattutto quelli che rompono le palle al potere. Applausi misti a brusio. Aggiunsi che l’informazione dev’essere professionale e retribuita, perchè quella gratuita e autoprodotta online dai “cittadini comuni” è una pia illusione. Brusio misto ad applausi. Nessuno avrebbe immaginato che di lì a poco sarebbe nato il Movimento 5 Stelle, che di lì a 5 anni sarebbe entrato in Parlamento, di lì a 10 anni sarebbe andato al governo e avrebbe aperto il fuoco sui giornalisti. Ora, non siamo intoccabili, ma i politici non devono parlare dei giornalisti (semmai, viceversa): possono rettificare le inesattezze e le falsità, replicando sui fatti ed eventualmente querelando, mai negando il diritto di criticare né tanto peggio minacciando ritorsioni. Il guaio è che ogni difesa della casta pennuta cade nell’indifferenza generale o addirittura rafforza chi l’attacca, perché i giornalisti sono una delle categorie più screditate e indifendibili su piazza. E non a torto. Se, al crollo del ponte Morandi, nessun grande giornale osa nominare i Benetton che l’hanno in concessione, per interessi pubblicitari e conflitti d’interessi padronali, la gente se ne accorge. Se gli ispettori del ministero sentenziano che il ponte è crollato per le inadempienze di Autostrade Spa e nessun giornalone ci fa un titolo in prima pagina, la gente lo nota. Anche perché avrebbe diritto di sapere che gli investimenti in sicurezza furono per il 98% durante la gestione pubblica e solo per il 2% nell’èra Benetton. Tantopiù che la notizia del giorno viene rimpiazzata dalla bufala del M5S che fa il decreto Genova coi buchi al posto delle cifre (spetta alla Ragioneria dello Stato e al Mef riempire gli spazi con le coperture, peraltro di poche decine di milioni, cosa che non è stata fatta per ben 7 giorni, da mercoledì 19 a ieri, 27). Se poi l’editore (ed ex presidente degli editori) Mario Ciancio, l’uomo più potente della Sicilia, è indagato per mafia e si vede sequestrare 150 milioni (anche nascosti all’estero) più due giornali, e la libera stampa non scrive una riga su nessuna prima pagina, la gente ci fa caso. E se poi qualcuno legge la notizia – questa sì, ben coperta – che l’Ordine dei giornalisti indaga su Rocco Casalino, reo di aver telefonato a due cronisti per dare loro informalmente una notizia vera, e cioè che i 5Stelle vogliono cacciare alcuni tecnici del Mef (quelli che in una settimana non trovano le coperture al decreto Genova e tante altre belle cose), e di essersi ritrovato le sue parole su vari giornali e il file audio su vari siti, magari gli scappa da ridere. Ma come: anziché sui cronisti che non tutelano la riservatezza di una fonte, si indaga sul portavoce che porta la voce? E quando Filippo Sensi, portavoce di Renzi, incitò i cronisti amici a “menare Di Battista”, ma sbagliò chat e la cosa si riseppe, come mai nessuno strillò allo squadrismo o alla mafia e nessun Ordine, neppure quello degli squadristi, aprì un’inchiesta? E le indagini su chi tace su Benetton e Ciancio quando partono? L’unica spiegazione è che l’Ordine muoia dalla voglia di farsi abolire e faccia di tutto per dimostrare la propria faziosità, cioè inutilità. O, in alternativa, che stia provocando i 5Stelle, da sempre contrari all’Ordine, per trasformare un loro legittimo punto programmatico in una vendetta pro Casalino. Infatti, appena il M5S ha ribadito l’intenzione di abolire l’Ordine, è subito insorta la Federazione della stampa (quella che riuscì a non fare un minuto di sciopero quando la Rai di B. cacciò Biagi, Luttazzi e Santoro e quando la Rai di Renzi cacciò Gabanelli, Giannini e Giletti), vaneggiando di “ritorsioni e liste di proscrizione per cancellare la libertà di stampa”, fra gli applausi di FI e Pd, cioè dei più feroci epuratori del ventennio. E Pigi Battista, sul Corriere, s’è scagliato contro la “rappresaglia” dei “5Stelle che chiedono all’improvviso la soppressione dell’Ordine dei giornalisti” a scopo “strumentale e vendicativo”. All’improvviso? Veramente lo chiedono da prima di nascere, cioè dal 2008. E il 7 agosto, 43 giorni prima del caso Casalino, il sottosegretario all’Editoria Vito Crimi ricordava alla Camera che procederà all’abolizione, “come il M5S chiede da cinque anni, ma prima ho voluto incontrare i vertici dell’Ordine”. Chi spaccia un’intenzione precedente per una vendetta su un fatto successivo ricorda il lupo di Esopo che, a monte del torrente, accusava l’agnello a valle di intorbidargli l’acqua. Ma almeno il lupo faceva il lupo, non il giornalista. Nelle foto: Lilli Gruber, Enrico Mentana e Fabio Fazio con Maurizio Fogar https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2300354540235501/2300353726902249/?type=3&theater https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2300354540235501/2300354230235532/?type=3&theater https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2300354540235501/2300354306902191/?type=3&theater



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