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Circolo Miani » News Correnti » Page 254

Poltrone e sofà.

» Inviato da valmaura il 15 March, 2019 alle 1:39 pm

Ma i partiti e i loro giornaloni lo sanno in che Paese vivono? La risposta è scontata, visto che non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio.

Ma la domanda resta cruciale per capire quel che accade in Italia, se si leggono i dati dei primi cinque giorni di domande per il reddito di cittadinanza. Le prime due regioni per numero di richieste sono la Lombardia e la Campania (o viceversa), praticamente appaiate a quota 16 mila. Si dirà: ma la Lombardia ha 10 milioni di abitanti e la Campania poco meno di 6. Vero, ma la Lombardia è anche la regione più ricca d’Italia, mentre la Campania è una delle più povere d’Europa. E poi c’è il Piemonte, che se la batte col Lazio per la quinta posizione (in mezzo c’è la Sicilia). E il Piemonte di abitanti ne ha 4,3 milioni contro i 5,9 del Lazio.

Eppure da un anno, cioè da quando i 5Stelle vinsero le elezioni anche per la promessa del reddito di cittadinanza, quella misura minima di equità e redistribuzione sociale raccoglie una tale unanimità di dissensi, anzi di ostilità, anzi di insulti che non si era mai vista neppure per le peggiori leggi vergogna del ventennio berlusconiano (scritte non per milioni di famiglie in difficoltà, ma per un solo miliardario). Eppure il Rdc costa appena 6-7 miliardi all’anno, la metà di quelli che si vorrebbero buttare per l’inutile Tav. E serve a dare un po’ di ossigeno a 5 milioni di italiani nullatenenti o quasi, mentre il Tav darebbe lavoro a 450 persone.

Ma la “narrazione” imposta da tutti i partiti, le associazioni imprenditoriali, persino i vescovi italiani e i giornali al seguito (salvo un paio) è quella di una vergognosa misura assistenzial-elettorale per comprare i voti nel Sud dei fannulloni da divano, fancazzisti da sofà e delinquenti, mentre il Nord è popolato esclusivamente da top manager integerrimi con la sudata Porsche, la Jacuzzi e il troione incorporato che spasimano per il Partito del Pil e non vedono l’ora di montare sul Tav per raggiungere l’agognata Lione su un treno merci a velocità supersonica.

Chi dipinge il Rdc come un voto di scambio dei 5Stelle per comprare voti in vista delle Europee non spiega come mai i 5Stelle calano nei sondaggi e perdono ovunque, dall’Abruzzo alla Sardegna (regioni non proprio ricchissime). Ma questi son dettagli. Chissà quali antenne, indicatori, chiavi di lettura usano questi scienziati della politica, dell’impresa, del sindacato, della Chiesa e del giornalismo per non vedere la drammatica emergenza sociale che affligge anche il Nord Italia. Eppure non passa giorno senza che gli istituti di ricerca squadernino la radiografia di un Paese immiserito e dunque (ci mancherebbe) incattivito.

Un Paese con 5 milioni di poveri assoluti, 3 milioni di precari, 7 milioni di salariati sotto i mille euro, 4 milioni di malati costretti a rinunciare alle cure, 150 miliardi di euro di evasione fiscale (di cui 6-7, la stessa cifra del Rdc, ingoiati dai paradisi fiscali europei tipo Olanda, Irlanda e Lussemburgo) e 50-60 di corruzione.

Un giornalista di sinistra solitamente illuminato come Ezio Mauro scrive su Repubblica che i 5Stelle sono uniti alla Lega “soltanto dal comune e sordo istinto di destra, che punta alla distruzione dell’ordine politico costituito” per “trasformare in antipolitica il risentimento sociale dopo averlo suscitato e alimentato”. Ma se i 5Stelle, pasticcioni finché si vuole, varano il maggior investimento mai visto per alleviare la povertà di disoccupati e pensionati, propongono il reddito minimo per i lavoratori sottopagati e impongono una legge Anticorruzione che le autorità europee giudicano fra le migliori mai viste, in che senso sarebbero “di destra”?

E siamo sicuri che il risentimento sociale l’abbiano suscitato e alimentato Di Maio e Salvini, e non piuttosto chi ha governato nell’ultimo quarto di secolo con una politica (la vera “antipolitica”) che ha mostruosamente aggravato le diseguaglianze sociali?

E perché mai dovremmo – in nome della “sinistra”! – rimpiangere, o puntellare, o restaurare, o salvare un “ordine costituito” che ha lasciato indietro e abbandonato a se stesse milioni di persone? Infatti gli unici argomenti che lorsignori riescono a opporre al Rdc sono questioni burocratiche, come la guerra fra governo e regioni sull’assunzione dei “navigator”, e demagogiche, come l’avvistamento agli uffici postali di un membro del clan Spada, di un ex brigatista o di qualche rom (accomunato a prescindere ai delinquenti). Come se una misura di Welfare che coinvolge milioni di persone potesse impedire a qualche pregiudicato o truffatore di approfittarne, visti i nostri tassi di illegalità.

Con la stessa illogica e gli stessi sragionamenti, bisognerebbe abolire le pensioni di invalidità perché ci sono migliaia di falsi invalidi, il sussidio di disoccupazione e la cassa integrazione perché molti li ricevono pur lavorando in nero, gli 80 euro riservati a chi guadagna meno di 1.500 euro al mese (o prende di più e non lo dichiara), le detrazioni scolastiche, universitarie e sanitarie per i meno abbienti (e abbienti evasori). Cioè cancellare lo Stato sociale. Compreso il Reddito di inclusione (Rei), introdotto dal centrosinistra e ovviamente finito in tasca anche a chi non ne aveva diritto. Per fortuna l’obiezione di chi fa il furbo è riservata al Rdc e basta, dunque gli altri istituti del Welfare sono al riparo. Resta da capire il perché di tanto accanimento: i poveri e il Welfare non fregano niente a nessuno, ma tutti attaccano il Rdc perché ce l’hanno con i 5Stelle.

E non per i loro tanti demeriti, ma per i loro pochi meriti. Ormai quest’odio inestinguibile ha accecato l’intera classe dirigente, che ora brancola nel buio e non riesce più a vedere e capire quel che accade. Poi, ogni tanto, qualche genio si sveglia la mattina, scopre che i lombardi chiedono il reddito di cittadinanza più dei meridionali, e casca dal divano. (m.t.)





Eppure lo sappiamo e, quel che è peggio, lo viviamo.

» Inviato da valmaura il 12 March, 2019 alle 12:43 pm

Si parliamo del cambiamento climatico che qui a Trieste e nel FVG viviamo da oltre un decennio, anzi quasi un ventennio. A partire da estati torride quanto afose, dove i violenti acquazzoni non abbassano di un grado la temperatura e non puliscono l'aria. Alla scomparsa delle “mezze stagioni” della primavera e dell'autunno. Ad inverni sempre più anomalmente miti, con frequenti foschie e nebbie praticamente ignote a Trieste in passato, con tutte le conseguenze del caso (dal proliferare delle zanzare alle zecche).

Questi ultimi mesi stanno a ricordarcelo con particolare evidenza e Dio solo sa quale “stagione calda” ci aspetta, e con i fiumi, a partire dal Po, già in secca in pieno inverno.

I governanti di mezzo mondo firmano patti su patti, da Kioto a Parigi; Stati e Regioni proclamano a destra e manca l'adozione di politiche di “decarbonizzazione” e tutto resta esattamente come prima se non peggio.

Scienziati che ogni giorno unanimamente ci avvertono che il tempo è scaduto. Che o si inverte da subito la tendenza oppure non ci sarà più possibile farlo. Insomma che il punto di non ritorno è quasi superato.

A Trieste poi si aggiunge una dissennata politica di sradicamento ed abbattimento di alberi, di incuria ed abbandono del verde comune, a cui spesso si somma la stupidità dei privati.

Eppure chi ama la montagna, in particolare le Dolomiti meta preferita dai vacanzieri nostrani, si sarà bene accorto come anche lì stia cambiando tutto.

E ciò nonostante niente: una apatia, una rassegnazione all'inerzia, un sostanziale egoismo menefreghista quanto suicida.

Forse dovremmo mettere un punto fermo cominciando a fare quello che possiamo fare per salvarci la vita, la salute: nostra e dei nostri figli e nipoti.

E se questo non vi sembra un buon motivo per agire, allora siamo messi assai male. Il nuovo clima ha già colonizzato anche i nostri neuroni celebrali.

Dunque Venerdì 15 marzo, alle ore 14.30, troviamoci in piazza Unità a Trieste.

https://www.facebook.com/events/1973320836296211/





Autoreferenzialità scambiata per realtà.

» Inviato da valmaura il 11 March, 2019 alle 12:43 pm

Oggi il neodirettore del piccolo giornale che nella corsa al ribasso è riuscito ad eguagliare in numero di copie vendute l’allora settimanale “Il Meridiano”, ai suoi tempi d’oro, se ne esce nel suo editoriale della domenica con questa frase “Trieste capitale europea della Scienza, che dà segni importanti di vocazione tecnologica anche attraverso una consapevolezza diffusa in buona parte della popolazione.”
Tralasciamo le altri frasi fatte del tipo “Trieste città faro” et similia. Le abbiamo lette e sentite da quando portavamo i calzoni corti e pertanto al massimo ci strappano un mesto sorriso.
Ma scambiare la propria autoreferenzialità, il parlarsi addosso in convegni promossi anche dal piccolo giornale tra i soliti intimi, leggere il proprio sogno scambiandolo per la realtà da appieno la misura di come questo foglio conosca assai poco Trieste e soprattutto la gente che vi abita, e da anche la misura di che “giornalismo” pratichi.
Scrivere, ma anche solo pensare, sognare che la “vocazione tecnologica” di Trieste sia “una consapevolezza diffusa in buona parte della popolazione” eguale ad ignorare la realtà vera.
Purtroppo la totale separatezza tra la “Trieste della scienza” ma anche più genericamente tra il mondo “intellettuale” e la città è cosa vecchia di decenni, e non saranno certamente alcuni confortevolmente lussuosi convegni tra i soliti noti, alcuni “speciali” cartacei del giornale che il lettore comune scarta con la velocità della pubblicità, o dei pastoni politici, a far modificare opinione.
Fin che non capisce questo, e non modifica il residuo minoritario rapporto che il giornale da lui diretto ha con la città, questo resterà sempre più uno strumento inutile per la crescita dell’opinione pubblica locale.
Buono tutt’al più a gratificare gli “oratori” di turno, nel convegno di turno, in una autoreferenzialità che ricorda la pipì sul vetro: scorre e passa via, sollevando al massimo un’esclamazione di appagata soddisfazione in chi si “è liberato”.
Nella foto: “festa in Galleria”. Quindicimila triestini nel freddo umido per una coppetta di “Jota” in omaggio, e pure “annacquata”.

https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2412301439040810/?type=3&theater




In G A L E R A !!!!!

» Inviato da valmaura il 9 March, 2019 alle 2:33 pm

Ci costa non poco gridarlo nel titolo perchè in carcere, soprattutto quelli italiani, non si spedisce a cuor leggero vista l'inesistente, o quasi, “rieducazione”.
Ma qui lo facciamo a pieni polmoni: in galera, in celle superaffollate di delinquenti abituali in crisi di astinenza, non ai domiciliari nelle loro eleganti ville o case, non in clinica a curarsi mali pretestuosi. No: in galera e basta!
Dall'imprenditore infame che rideva al telefono la notte del terremoto all'Aquila pregustando i suoi loschi affari a questi ultimi ingegneri.
Questi vanno rinchiusi e le chiavi buttate al cesso. Leggete qui sotto la notizia.
"Intercettati.
Tre mesi dopo il Ponte Morandi (43 morti). Provano a truccare le carte sei dirigenti, tra cui indagati per il crollo di Genova e per il bus precipitato dal viadotto in Irpinia (40 morti).
A16, Autostrade occulta un altro ponte a rischio.
LA CIRCOSTANZA emerge da alcune intercettazioni depositate al Tribunale del Riesame di Genova dal pm titolare dell’inchiesta sul Morandi. Parla il dirigente di Autostrade Gianni Marrone (indagato per falso), direttore del tronco pugliese già condannato in primo grado per i 40 morti sul bus precipitato dal viadotto Acqualonga di Monteforte Irpino.
Era lui, da quanto emerge, a volere a tutti i costi correggere le relazioni tecniche sul "Paolillo" sulle discrepanze tra il progetto del ponte e la sua effettiva realizzazione. I suoi interlocutori sono alcuni ingegneri della Spea Engineering (del gruppo Atlantia/Benetton azionista di maggioranza di Autostrade), società che fornisce servizi in materia di progettazione, direzione lavori e sorveglianza delle opere. Si tratta di Massimiliano Giacobbi, indagato per falso, omicidio e disastro plurimo per il crollo di agosto, Andrea Indovino, Lucio Torricelli Ferretti, Gaetano Di Mundo (indagati per falso) e Francesco D’Antona.
Tutti appaiono ben consapevoli della gravità di quanto stanno per fare. Ecco cosa si dicevano il 14 dicembre 2018 Massimiliano Giacobbi, responsabile dell’unità di sicurezza Spea e Andrea Indovino. È imminente un incontro con l’ispettore Placido Migliorno del Mit, il problema è che nelle travi del viadotto (compresa in quella danneggiata) erano stati utilizzati trefoli (cavi intrecciati) e non fili e che per questo era stato chiesto agli ingegneri da parte del dirigente di Autostrade Marrone di sostituire l’originaria relazione, che metteva in luce tali difformità, con una confezionata ex novo, che le omettesse."
E questi sono ancora a piede libero?
Liberi di inquinare prove, reiterare reati, no fuggire all'estero no che in nessun altro paese la giustizia li tratterebbe con tanti guanti bianchi come in Italia.
Ah dimenticavamo, sciogliere le società, e confiscare tutti i loro beni, anche solo per “responsabilità oggettiva”. Se la regola vale nel mondo del calcio per qualche mentecatto degli “ultras” forse per chi opera così è IMPERATIVA!.
Si siamo incazzati assai, ma proprio assai!
Nelle foto (visibili sulla Pagina Facebook Circolo Miani): il pullman prima e dopo il volo e tiranti ed ancoraggi dei guard-rail del viadotto corrosi ed arrugginiti.



Quanto odio contro i poveri.

» Inviato da valmaura il 7 March, 2019 alle 11:44 am

Francamente c’è da rimanere stupiti, ma forse perché siamo ingenui, all’esplicazione di tanta acredine, di tanta avversità contro un provvedimento, per altro minimale ed insufficiente, quale il reddito-pensione di cittadinanza.
Anzi diciamolo pure fa francamente schifo vedere dei rappresentanti politici “cattolici” rinnegare la predicazione di Gesù Cristo, sputare sui Vangeli, negare gli “ultimi” di Papa Francesco, ma poi magari correre in Chiesa la domenica per recitare in prima fila la loro fede.
“Sepolcri imbiancati e farisei” li definiva Gesù.
Analogamente fa un po’ ribrezzo sentire le prefiche contrarie di questi eredi di Marx e Lenin, di parlamentari del PD e dell’inesistente LEU, che rinnegano i “proletari” in diretta televisiva.
Sbiancano per l’equilibrio dei conti italiani, loro che li hanno affossati da decine di anni, e si preoccupano per i sei-sette miliardi che il provvedimento costerà ma non hanno battuto ciglio quando si trattava di regalare 80 miliardi alla Confindustria e salvare banche e banchieri in profondo rosso per la gestione allegra dei bilanci a tutto favore degli “amici degli amici”.
Tutti a dannare la parola “assistenza” come rappresentasse la peste nera e non uno dei termini più belli e puliti, tra tutto lo sporco di questa politica degli affari.
Assistere gli infermi, i malati, i poveri suonano parole avulse, e lo capiamo, per chi ha “assistito” da sempre solo la propria panza.
Provate voi a sopravvivere con i 187,50 euro mensili dell’attuale REI e poi ne parliamo.
Si, fate proprio schifo !!!

Ci scuserete per la foto ma “quanno ce vò, ce vò!”

https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2410057599265194/?type=3&theater





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