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Circolo Miani » News Correnti » Page 250

Cronista in Risiera.

» Inviato da valmaura il 26 April, 2019 alle 12:21 pm

Inizia alle 11 in punto la prima manifestazione per il 25 aprile, quella “ufficiale”, in Risiera e finisce di fatto alle 11.30, poi i minuti per i riti e le preghiere delle varie confessioni religiose.
I confronti numerici non sono mai belli né talvolta significativi ma va detto qui subito che la “seconda” manifestazione, quella che si avvicinava lentamente per via Valmaura aveva una partecipazione di cittadini almeno, ed è un calcolo per difetto, dieci volte superiore a coloro che assistevano alla prima.
Anche il clima era totalmente diverso: da un lato la cinquantina e passa di “autorità” che vestite tutte di nero avevano l'aspetto di un gruppo di necrofori in attesa. Un sindacalista che parla “a nome del sindacato” ma quale? Visto che la sigla di gran lunga più rappresentativa dei lavoratori partecipava alla seconda manifestazione, anzi ne era una dei promotori.
Un Roberto Dipiazza con il tremore alle labbra che non lo abbandonerà dall'inizio alla fine che legge un discorsetto di tre minuti salutando autorità politiche e religiose ma non i cittadini presenti, dove la cosa più attuale è la sua condanna ai "cinque minuti di oltraggio” dei fischiatori dello scorso anno, praticamente i due terzi dei presenti, ad un suo sermone provocatorio e storicamente sgangherato. Poi chiede un momento di raccoglimento che però non passa mai, con la gente che lo fissa e si fissa domandandosi se fosse veramente il Sindaco o una riproposizione del Crozza-Berlusconi quando si addormenta. Il suo fulmineo intervento ottiene una parvenza di applauso che sparisce in un amen.
E ciò nonostante una voce giovane in italiano ed un'altra in sloveno dallo scarso pubblico commentano a voce alta in più occasioni “peccato che vi ricordate di essere antifascisti solo una volta all'anno”, facendo aumentare vistosamente il balbettio muto del Sindaco.
Ben altro consenso ottiene invece il discorso del sindaco di San Dorligo, Klun, ed a Slokar prima in sloveno e poi a Fedriga in italiano devono essere fischiate le orecchie come a Dumbo.
Poi i riti e già lì con il cattolico prima e soprattutto con l'ebraico dopo, la Risiera si svuota e la maggioranza dei presenti esce per andare incontro al corteo della seconda manifestazione.
D'altronde la comunità ebraica triestina sconta il passo falso commesso l'anno scorso e sembra anche quest'anno voler purtroppo perseverare in un errore, a nostro avviso, che con le sue parole la porta a schierarsi apertamente con la destra: “La comunità ebraica di Trieste non è interessata a partecipare alla manifestazione promossa dall'Anpi, Cgil e altre associazioni partigiane. Comunque, «ognuno è legittimato a fare quello che vuole». La comunità «mantiene una posizione equidistante” . Una parola forte che non coincide affatto con la realtà e che in questa occasione appare inappropriata e fuori posto.
Fine della cronaca perchè chi scrive uscito per seguire il corteo (sulle tremila persone), praticamente assenti i rappresentanti politici (Cinque Stelle e PD, oltre ovviamente al centrodestra avevano “scelto” la manifestazione ufficiale, contrariamente a Rifondazione Comunista), e poi come una parte dei tremila non è più riuscito fisicamente a metter piede in Risiera che ad inizio corridoio c'era già un muro di persone ferme.
Diciamo così: il 25 aprile a Trieste è stato proprio “divisivo”. Da una parte il potere e dall'altra il popolo, se è ancora concesso usare questo termine.
“Come movimento antifascista, come rivoluzione democratica, come movimento patriottico”, ha scritto l’Azionista Norberto Bobbio, “dobbiamo riconoscere che la Resistenza ha vinto. Questa è storia, la nostra storia, piaccia o non piaccia. Chi rifiuta la Resistenza, rifiuta questa storia: si mette fuori dall’Italia vivente, invoca un’Italia di fantasmi o peggio di spettri”.

PS. Non sappiamo quale film abbia visto chi ha steso la cronaca di oggi sul piccolo giornale. I numeri che dà sono buoni tuttalpiù per giocarseli al lotto: in Risiera, alla “ufficiale” c’erano si e no duecento persone più la cinquantina di meste autorità. Fuori dalle duemila alle tremila. Le sue orecchie non funzionano bene perché ci sono stati quattro chiari e distinti, civilissimi quanto significativi, commenti da parte del pubblico.
In quanto a Fedriga se davvero all’uscita ha pronunciato le parole riportate, che dobbiamo prendere col beneficio d’inventario sempre dovuto a quanto scritto dal foglio locale, allora è persona ignorante di storia e priva di lucidità.

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Fecibook sponsor della malasanità!

» Inviato da valmaura il 25 April, 2019 alle 10:38 am

E' interessante scoprire ogni giorno che passa quanto il "sistema" messo su dal "social" a parole e business nei fatti, Facebook, o per meglio dire FeciBook nel senso corporale del termine, tuteli il potere, meglio se reazionario, e per il resto dia spazio a Post da baci Perugina o da film a luci rosse.
Ci raccontano da una settimana che l'Algoritmo che lì regna incontrastato è impazzito, insomma si è guastato e non accetta per esempio di mettere in promozione determinati articoli. Come se l'Algoritmo fosse nato per Partogenesi e non fosse stato installato da mani umane. Insomma un destino ineluttabile governa Facebook e se fossi in Mark Zuckerberg per recuperare sui crolli in Borsa e sulle multe miliardarie che becca a raffica dagli States all'Europa (da elusione fiscale a manipolazione di miliardi di dati personali degli utenti, vedi esempi a favore di Trump e della Brexit) manderei a casa, insomma licenzierei, i nove decimi dei suoi dipendenti a cominciare da quelli che si occupano della "assistenza" clienti-utenti.
L'ennesimo esempio l'abbiamo per la nostra richiesta di mettere in promozione, modestissima di 3 euro, l'articolo su "Cattinara. Ospedale da brivido." Da circa due giorni e mezzo sta in "analisi", ovvero a tempo scaduto.
Insomma dopo fan del negazionismo dell'olocausto il pur ebreo Zuckerberg ora tifa pure per la malasanità.
Complimenti vivissimi, e le auguriamo di avere un accidente e, ironia della sorte, di doverselo far curale al Pronto (sticazzi!) Soccorso degli ospedali triestini.
Poi, se avrà ancora un fil di voce, potrà prendersela con il suo Algoritmo.



Risiera. 25 aprile 2019.

» Inviato da valmaura il 24 April, 2019 alle 12:58 pm

Noi ci saremo a tutte e due le manifestazioni.

Alla prima per dovere di cronaca, ovvero per ascoltare cosa si inventerà quest’anno lo “storico” Roberto Dipiazza, dopo il provocatorio discorso dell’anno scorso di cui riportiamo sotto la cronaca, coadiuvato stavolta, ci pare sia la prima, da Massimiliano Fedriga.

Alla seconda per scelta, che non significa acritica condivisione, ma quasi per necessità.

D’altronde per una associazione che porta il nome di Ercole Miani e che si ispira al pensiero di “Giustizia e Libertà” di Carlo e Nello Rosselli, ed all’eredità morale del Partito D’Azione, la scelta era quasi obbligata.

E se restavano residuali dubbi questi sono stati sciolti dalle ridicole parole del Sindaco nella sua intervista odierna al piccolo giornale e dalle disperate affermazioni del Presidente della Regione.

 

“Risiera. Il discorso del Sindaco scritto da Licio Gelli?

25 aprile 2018, triste e sgangherata ricorrenza quella promossa dal Comune di Trieste alla Risiera di San Sabba, e non solo per le meritate ma civili contestazioni della stragrande maggioranza dei presenti alle parole del discorso di Dipiazza. Ma anche per il madornale errore commesso prima dal Rabbino e poi dai rappresentanti della comunità ebraica.
Il Rabbino ha arrecato una offesa grave alle tante vittime di religione ebraica sterminate in Risiera rifiutandosi, unico tra i celebranti, di officiare il breve rito religioso, come invece fatto dal Vescovo e dai pastori Greco e Serbo ortodossi, e dal rappresentante delle Chiese evangeliche.
Ma ha fatto di peggio: ha usato dello spazio riservatogli per la preghiera per polemizzare con i presenti.
La Comunità ebraica, ovvero i suoi dieci rappresentanti hanno scelto di abbandonare, ma solo dopo il discorso delle cosiddette autorità (de chè?), la Risiera per la presenza di tre bandiere tre palestinesi.
Brutto gesto politico di chi ha sulla coscienza in Palestina in questi giorni la vita di decine di persone, e che anche e proprio per i propri simboli è stato perseguitato nei secoli fino alla catastrofe nazista e fascista.
Ma torniamo al discorso di Dipiazza. Chi glielo ha scritto? Il fantasma di Licio Gelli?
Una oggettiva, storicamente sgrammaticata, provocazione.
Ma spiace constatare che anche gli altri interventi hanno semplicemente stravolto la verità dei fatti storici ed il significato della Resistenza. Una per tutte hanno letteralmente cancellato la presenza, il valore ed il peso politico e militare della seconda forza del Movimento partigiano, che con Ferruccio Parri, Leo Valiani ed altri, aveva proprio la guida del CLN Alta Italia: quel Movimento di Giustizia e Libertà, poi Partito d’Azione.
Tanto più grave che ciò sia accaduto proprio a Trieste ed in Regione e proprio nella ricorrenza del 25 aprile in Risiera su cui si affaccia la via Ercole Miani, comandante militare di GL e protagonista dell’insurrezione di Trieste.
Si, è stato veramente meglio per mio padre Galliano non avere più vita per assistere a questi episodi, e proprio in Risiera.
”

https://www.youtube.com/watch?v=xLLrIk1NMpg




Cattinara. Ospedale da brivido.

» Inviato da valmaura il 21 April, 2019 alle 2:48 pm

 Il festival dell'incoerenza sulla nostra pelle.
Lascia di stucco leggere stamane le dichiarazioni del Commissario dell'Azienda Sanitaria Triestina, nominato dalla Regione un quattro mesi orsono su proposta dell'Assessore Riccardi, sul piccolo giornale.
Se di mezzo non ci fosse la nostra pelle verrebbe da farsi una gran risata. Ma purtroppo non è così.
Si inizia dal Pronto Soccorso, una bolgia dantesca da anni e anni. Proprio quello sul quale si presentò all'opinione pubblica triestina l'appena insediatosi “Commissario”, dichiarando, sempre al piccolo giornale notoriamente di memoria assai corta, che “il Pronto Soccorso dell'ospedale di Cattinara sta bene così com'è”, in risposta ai sindacati interni che denunciavano la scarsità di personale ed alle proteste dei cittadini per le attese infinite.
Ora, udite udite, afferma che:
«La priorità – spiega Poggiana – è il Pronto soccorso, che è in condizioni logistiche e strutturali inadeguate. Indipendentemente dall’esito del procedimento (il contenzioso con la ditta per i lavori di riatto dell'ospedale).
La soluzione sarà comunque solo momentanea (estensione al piano superiore) perché, aggiunge il commissario, «non appena riprenderanno i lavori (???), il Pronto soccorso verrà spostato nel piazzale antistante le due torri».
Ovviamente spostamento sempre momentaneo, ci pare di capire. Ciao core
Durante il forum (al piccolo giornale), assessore e commissario sottolineano invece che la demolizione dei cinque piani (di una Torre) già avvenuta non comporta difficoltà insormontabili. (solo un duecento posti letto in meno, e che sarà mai!)
Per Poggiana, «col senno di poi aver autorizzato lo sventramento prima di definire tutto non è stato saggio (apperò!), ma la programmazione aveva già ridotto i posti letto (a Cattinara solo posti in piedi modello overbooking: la sovraprenotazione in uso sugli aerei). Ma va ammesso che, se un sistema funziona con trenta piani, toglierne cinque comporta qualche problema».
Ma no? Davvero? Il novello de La Palisse afferma tutto ed il suo contrario in solo tre righe.
Insomma un progetto, la ristrutturazione dell'Ospedale di Cattinara, varato nel 2000 e che dopo diciannove anni è ancora fermo e non si sa per quanti anni ancora, ma intanto con cinque piani in meno perchè questi prima “sventrano” e poi si domandano se tutto è a posto.
Poi ci sarebbe la grana del “Prime Cure” del rinnovato Ospedale Maggiore di cui non hanno ancora deciso cosa fare. L'idea più logica e di buon senso, ovvero di farne un adeguato Pronto Soccorso sfruttandone la presenza in centrocittà e destinando Cattinara alle emergenze non li sfiora nemmeno.
In chiusura Riccardo Riccardi chiosa sottolineando che questa situazione loro, la Giunta Fedriga, “la hanno ereditata”: giustissimo perchè si trascina da anni e annorum. Dimentica però di ricordare che tra coloro che hanno prodotto questo “lascito testamentario” c'erano anche le due Giunte Tondo con lui assessore per cinque anni.
Con questa politica non resta che godere di una salute di ferro e “guai a un mal de note”.



E la Risiera di San Sabba?

» Inviato da valmaura il 20 April, 2019 alle 12:34 pm

Ci scrive (Facebook Circolo Miani) un lettore un civilissimo commento che ci fornisce l’occasione di rispondere a tanti.
"Alessio Dapretto sarò sincero : sulla definizione di " campo di sterminio " applicata alla risiera ho sempre avuto qualche dubbio anch'io.si dice : era un campo di sterminio perchè c'era il forno crematorio.solo che mi sorgono spontanee alcune domande :1) all'epoca quella zona era meno popolata di oggi, ma cmq certo non era disabitata.esistevano già la ferriera ( è del 1898 mi pare ) posta poco lontano, e funzionava anche in tempo di guerra.esisteva lo stadio grezar ( è del 1936 ). ed esisteva servola, abitata per la maggior parte da sloveni ( e tanti erano anche partigiani ).in più c'erano altre case di campagna a ridosso della risiera, sul monte s.pantaleone.ora : se i tedeschi volevano fare un campo di sterminio qui in zona, come mai lo fecero praticamente a ridosso del centro di Trieste, e non ( per es ) sul carso, lontano da occhi indiscreti ?come mai di qst camino del forno che fumava non esiste una foto che sia una ? certo : nessuno sarebbe stato tanto pazzo da andare a fotografare là davanti, con i tedeschi che guardavano.ma fotografare di nascosto, magari dalle colline circostanti... ripeto che gli abitanti della zona erano sloveni, e di solito erano tutto meno che fascisti.perchè non hanno cercato di comprovare in maniera inoppugnabile i crimini dei nazisti ?e come mai si è aspettato tanto per fare il processo per i crimini della risiera ( è del 1972 ). il processo di norimberga venne fatto subito. altri processi contro i criminali nazisti vennero fatti negli anni seguenti.qua, sede dell' " unico campo di steminio in Italia " ( che dal 1943 al 45 Trieste non era più in Italia, ma vabbè )niente ??? non ho elementi per contestare la verità ufficiale, per cui la prendo per buona fino a prova contraria. ma qualche dubbio mi resta."

Le rispondiamo andando per ordine.
Le persone “uscite per il camino” dalla Risiera sono state valutate, anche dagli atti processuali, tra le quattro/cinquemila, dunque assassinate, liquidate, sterminate lì.
Altro che “solamente campo di transito”. E non ci riferiamo a lei.
Eppoi “transito” per dove? Per la colonia montana di Pierabech?
La destinazione finale erano i campi di sterminio di Auschwitz, Dachau, Mauthausen ed altri. Dunque per quelli che “transitavano” la Risiera altro non era che il corridoio o braccio della morte.
In quanto al fumo grasso ed oleoso che usciva dal camino esso era giornalmente visto ed odorato (forte odore di carne bruciata) dagli abitanti e dai partigiani dalle colline limitrofe, non solo: essi vedevano da lontano il carretto spinto a mano da soldati tedeschi che quotidianamente dalla Risiera portava i sacchi di cenere, umana, fino al mare dove venivano scaricati. Uno di essi fu recuperato ed aperto dai locali che vi trovarono oltre alla cenere resti di ossa umane.
Insomma tutti sapevano, come risulta sempre dagli atti processuali, che in Risiera venivano uccise e bruciate le persone. A partire dal Vescovo Santin che fece un tentativo disperato e fallito di salvare la vita a Paolo Reti, dirigente cattolico del CLN triestino, portato ed assassinato in Risiera, ma fu tutto inutile. Il 6 aprile 1945 gli giunse il biglietto testamento di 12 martiri: “Siamo nella Risiera di San Sabba, avvertire il vescovo, le famiglie […] Forse domani” – scrisse Dante Stoini – “non saremo più”. Poche ore dopo Reti venne fucilato a San Sabba assieme ad altri 11 carcerati.
I concentrati (antifascisti, sloveni, croati, ebrei) venivano eliminati con impiccagioni, fucilazioni, colpi di mazza ferrata alla testa e gasati su camion appositamente predisposti dall’esperto Odilo Lotario Globocnik Comandante delle SS a Trieste e prima responsabile di un EinsatzGruppe sul Fronte Orientale (noto con l’ameno sopranome di “Boia di Lublino”) e costruttore dei campi di Bełżec, Sobibor, nonché primo comandante del Campo di Sterminio di Treblinka, responsabile dell'uccisione di più di 1.500.000 di ebrei polacchi, slovacchi, cechi, olandesi, francesi, russi e tedeschi. Poi dopo l’otto settembre 1943 mandato a Trieste sua città natale a “bene operare”.
Perché alla Risiera? Perché oramai persa la guerra i tedeschi utilizzarono la struttura abbandonata e periferica della vecchia pilatura di riso senza impegnare le energie rimaste a costruire un nuovo Campo, particolarmente sul Carso dove era tradizionalmente forte la presenza partigiana.
Ed in quanto alle “prove” raccolte esse sono sterminate: dalle testimonianze dei sopravvissuti, alle lettere e biglietti fatti uscire di nascosto, alle iscrizioni sui muri delle celle (fotografate, ricopiate e raccolte, vedi foto, principalmente da Diego De Enriquez prima che qualcuno misteriosamente cercasse di cancellarle con getti di calce sotto il Governo Militare Alleato).
Ovviamente i tedeschi al momento della fuga tentarono di distruggere (forno crematorio e camino furono fatti saltare con il tritolo, vedi foto, ma ne rimangono tuttora ben visibile l’impronta sui muri) ogni prova dell’esistenza del Campo.
Perché il processo appena nei primi anni Settanta?
Perché per funzionare la Risiera, così come le SS e la Gestapo, avevano bisogno dell’indispensabile collaborazione dei fascisti locali e delle forze di polizia italiane, che non mancò anzi: Trieste come risulta dagli archivi trovati nel Comando Generale delle SS a Berlino ed oggi conservati negli archivi federali Statunitensi, fu la città, tra tutte le occupate dai tedeschi in Europa, quella con il maggior tasso di collaborazionismo spontaneo nei confronti dei nazisti (vedere lettera di Globocnik ad Eichmann).
Pertanto gli “ambienti che contano” fecero di tutto per non far nascere l’inchiesta condotta dal Giudice Serbo e per ritardare il processo. Rimasto incompiuto perché appunto tutta la parte riguardante il collaborazionismo locale fu di fatto stralciata e rinviata ad altro processo che non si tenne mai.
Comunque consigliamo a lei ed ovviamente a tutti la lettura degli Atti del Processo e del Libro che ne sintetizza i principali passaggi. Libro che, come l’istruttoria ed il processo, si avvalgono dell’indispensabile collaborazione di ricerca storica di Galliano Fogar.
Nella foto. Una delle mazze usate per finire i prigionieri conservata in copia al Museo della Risiera.

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