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Circolo Miani » News Correnti » Page 24

Nuovo Anno vecchie minacce.

» Inviato da valmaura il 2 January, 2020 alle 12:24 pm

La nostra tabella, quella del Circolo Miani, è stata lordata con una parola che descrive un bisogno fisiologico “corposo”. Al plurale forse perchè l'illetterato anonimo ha visto la “i” finale ed allora ha scritto “merde” sul nome Miani.

No, non perderemo tempo a fare denunce a polizia e dintorni, per esperienza personale vi confermiamo che non servono a nulla.

Dopo l'ennesimo atto vandalico contro la nostra sede abbiamo inutilmente chiesto e sollecitato un incontro con Prefetto e Questore: mai risposto e cattivissimo segno di maleducazione istituzionale. Ma se è per questo neppure il triestino al Governo lo ha fatto. Nè parole di condanna si sono levate da chicchessia e la stampa ha ben censurato le notizie.

Vuol dire che ci attrezzeremo in proprio e daremo lavoro all'ortopedia triestina, e già questa è una doppia condanna vista la nomea che tale reparto si porta dietro da decenni a Trieste.

Ovviamente al primo che si permetterà di alzare il ditino per rimproverarci saccentemente che è peccato mortale “farsi giustizia da soli” glielo frattureremo, il dito ovviamente, per portarci avanti con il lavoro, oppure a costo di figurare volgari lo inviteremo a infilarselo in quel posto ed a fischiettare.

Un dettaglio. Tutti i giornali e televisioni hanno enfatizzato l'imbrattamento della targa che porta il nome di una partigiana, ma non faceva Miani di cognome ed Ercole di nome, che dei partigiani di Giustizia e Libertà era il comandante.

Si pensiamo proprio che lo spezzeremo il dito a quel qualcheduno.

Quando nel 2014 l'Ater tentò di sfrattare il Circolo Miani:

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/05/07/news/una-perdita-la-chiusura-del-circolo-1.9181315





La Balla dell’Anno di Marco Travaglio

» Inviato da valmaura il 31 December, 2019 alle 2:05 pm

Alcuni lettori ci chiedono di premiare la balla più grande dell’anno. Mission impossible: sono troppe, tutte enormi. Però, catalogandole, possiamo premiare la campagna di stampa più demenziale e miserabile del 2019: quella contro il Reddito di cittadinanza.

Che sia partito fra mille pasticci, con i centri per l’impiego da sistemare, i tanti navigator ancora da assumere e formare, i molti poveri ancora da raggiungere, i ritardi sugli stranieri, il software in odore di conflitto d’interessi e i pochi posti di lavoro a disposizione, lo sappiamo e l’abbiamo scritto. Ma il risultato è comunque buono, soprattutto per un Paese allergico ai cambiamenti come il nostro: 2,5 milioni di italiani che un anno fa non avevano un euro in tasca (oltre la metà dei “poveri assoluti”), da maggio-giugno ricevono in media 520 euro al mese.

Così l’Italia, che fino a due anni fa era l’unico Paese europeo a non fare pressoché nulla per i nullatenenti e solo nel 2018 aveva varato il timidissimo Reddito d’inclusione (Rei: pochi spicci ad appena 900 mila persone), da quest’anno ha invertito la rotta con la più robusta misura anti-povertà mai adottata. Naturalmente la cosa non è passata inosservata: l’idea che i 5Stelle abbiano avuto una buona idea e che si investano 5 miliardi pubblici su chi non ha niente, dopo averne gettati a centinaia per chi ha e ruba di tutto e di più, ha letteralmente sconvolto tutti i partiti. Quelli di destra, dalla Lega a FI, da FdI a Italia Viva. E pure quello che dovrebbe essere di sinistra: il Pd.

Ma la vergogna delle vergogne sono i giornali (a parte il nostro e il Manifesto), che da un anno fanno il tiro al bersaglio sul Rdc come mai avevano fatto per le decine di leggi vergogna di B.&Renzi e i massacri sociali di Monti&Renzi.

All’inizio dicevano che non c’erano i soldi. Poi, siccome i soldi si son trovati, han detto che non si sarebbe mai fatto: i Caf, le cavallette, le piaghe d’Egitto. Poi, siccome si è fatto, han detto che nessuno lo voleva e tutti facevano la fila per rifiutarlo. Poi, siccome di file a Caf e Poste non se ne vedevano, han detto che c’era l’assalto a Caf e Poste per prenderlo. Poi, siccome l’assalto non c’era, han detto che era un flop. Poi, siccome i dati ufficiali parlano di 900 mila domande familiari accolte pari a 2,5 milioni di beneficiari, han detto che sono troppi. Poi, siccome s’è scoperto che 2 milioni ancora non lo prendono, han detto che 2,5 milioni sono pochi. Poi, siccome la copertura in pochi mesi è più alta di quella del Rei, han detto che i navigator sono in ritardo. Poi, siccome a boicottarli sono le Regioni governate dagli stessi partiti che li invocano, han detto che il Rdc serve al M5S per comprare voti al Sud. Poi, siccome il M5S ha dimezzato i voti e le richieste arrivano tanto dal Nord quanto dal Centro e dal Sud, han detto che il Rdc è troppo alto, perché c’è chi lavora e guadagna altrettanto. Poi, siccome i 5Stelle han detto che pagare un lavoratore 800 euro al mese è una vergogna e han proposto il salario minimo, han detto che il Rdc va ai falsi poveri e ai delinquenti e non ci sono controlli per scoprirli. Poi, siccome il governo ha portato le pene fino a 6 anni per quanti truffano col Rdc e Di Maio ha invitato i cittadini a denunciarli, han detto che questi giustizialisti manettari vogliono spiare e arrestare pure i poveri. Poi, siccome i controlli scoprono ogni giorno delinquenti e finti poveri col Reddito, hanno detto che bisogna abolirlo. Come se gli stessi delinquenti e finti poveri non fregassero già lo Stato intascando indebitamente 80 euro, Rei, cassa integrazione, sussidio di disoccupazione, pensione d’invalidità, sgravi e bonus ed esenzioni famigliari, scolastici, sanitari e universitari, e usufruendo di tutti i servizi pubblici senza pagare le tasse per finanziarli, senza che nessuno si sia mai sognato di abolire il Welfare perché molti ne abusano.

Nel giro di un mese, il Corriere ha pubblicato ben due “inchieste” a piena pagina degne del Giornale e di Libero, con un florilegio di abusivi: “Chi guida Porsche, chi ha alberghi: ecco i furbetti del reddito. Cantanti neomelodici, fotografi, imprenditori, venditori ambulanti, negozianti, pasticceri, pregiudicati e lavoratori in nero”.

Ma tu pensa: non saranno mica gli stessi che evadono le tasse e intascano indebitamente tutti gli altri strumenti di Welfare? E quando mai si son fatte campagne per abolire pure quelli solo perché qualcuno fa il furbo?

“Per colpa di qualcuno, non si fa più credito a nessuno” possono dirlo certi negozianti, non lo Stato. E il fatto che fiocchino tante denunce non dimostra che il Reddito non funziona, ma che i controlli funzionano. E aiutano a far emergere non solo i “furbetti del Reddito”, ma anche un’altra fetta dell’economia nera che è la vera tara dell’Italia. Ben protetta da chi s’indigna per il ladruncolo che ruba 500 euro al mese e tace sui ladroni che evadono 120 miliardi all’anno.

Infatti strillano contro le manette agli evasori e la blocca-prescrizione.

Tra le mille balle “a grappolo” contro il Reddito, svetta quella sparata da La Stampa il 3 novembre, nell’ansia di dimostrare che Di Maio ha sistemato uno su tre degli elettori del suo collegio: “I delusi del reddito di cittadinanza: ‘Stanchi di non avere nulla da fare’. A Pomigliano d’Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, su 39 mila abitanti in 12 mila ricevono un sostegno economico”. Poi s’è scoperto che il dato dei 12 mila percettori del Reddito citato dall’house organ di casa Agnelli-Elkann non si riferisce alla sola Pomigliano, ma a tutti e sei i comuni circostanti che fanno capo al Centro per l’Impiego di Pomigliano: 208 mila abitanti in tutto, non solo i 39 mila di Pomigliano. Dunque il Rdc non va al 33% della popolazione, ma ad appena il 6%.

A riprova del fatto che neppure la peggior politica riuscirà mai a eguagliare la migliore informazione.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2656581254612826/?type=3&theater






Grazie a tutti.

» Inviato da valmaura il 30 December, 2019 alle 3:35 pm

Il 2019, un anno non proprio felicissimo, si chiude per noi con ottimi numeri.
Le nostre pagine su Facebook ma anche altrove, hanno toccato vette incoraggianti.
Sul solo Social per antonomasia abbiamo quasi raggiunto i 5.000 Mi Piace alle nostre cinque pagine (Circolo Miani e correlate) con un centinaio di persone in più che le seguono.

Se fossimo un quotidiano cartaceo locale, avremmo toccato il tetto della tranquilla sopravvivenza e prosperità.
Mediamente, lo ricordiamo raggiungiamo 25-30.000 lettori a settimana di cui oltre un terzo “interagiscono”, linguaggio sgradevole ma efficace di Facebook, con noi. E la nostra forza viene vissuta sempre di più, come dimostrano le frequenti reazioni stizzite, come un peso insopportabile da un potere locale che si basa sul motto del “non disturbare il manovratore”.
Ringraziamo dunque i lettori, anche per le loro opinioni critiche che sono fondamentali per crescere assieme, e li sproniamo ad aiutarci ad aumentare la nostra diffusione: le notizie che giornalmente offriamo e che molte volte solo su queste pagine i triestini possono conoscere. Più per demerito altrui che solo per nostra professionalità.
Ci fa sommo piacere rilevare che le migliaia di Mi Piace alle nostre pagine vengono da persone assolutamente normali, e non, scusate la semplificazione, dai mondi sempre più ristretti della politica e dei “soliti noti”.
Noi continueremo così: ad occuparci dei problemi che ci troviamo ad affrontare, da comuni cittadini, ogni giorno. A denunciare, criticare le ingiustizie e gli errori di chi dovrebbe operare per il bene della comunità, a cui ha chiesto voti e retribuzioni. Spesso suggerendo le soluzioni più idonee a risolverli, forti della nostra esperienza e del lavoro quarantennale sul territorio. E, come oramai chi ci frequenta ben lo sa, senza riguardo ad alcuna parte politica ed economica.
Chi cerca in queste pagine invece appoggio e sostegno per partito preso, ha semplicemente sbagliato pagina. Succede, ed amici come prima.
Lo ricordiamo, perché oggi può sembrare strano, noi ci impegniamo in questo servizio civile in maniera assolutamente volontaria e gratuita e gli inevitabili costi, anche delle iniziative che promuoviamo, si auto sostengono con appunto l’autofinanziamento di chi condivide e partecipa. Non godiamo, per nostra scelta, di alcun contributo pubblico che, vista come è amministrata la pubblica amministrazione, metterebbe a repentaglio la nostra autonomia.
Pertanto chi lo desidera può aiutarci attraverso un bonifico sul conto bancario intestato al Circolo Centro Studi Ercole Miani con codice IBAN : IT 45 W 01030 02205 000061231568 Banco Monte dei Paschi Siena (ex Antonveneta) filiale di Corso U. Saba 18/20 in Trieste. E destinando il suo 5 X 1000 al Circolo Miani scrivendo il Codice Fiscale 90012740321 nella apposita casella delle associazioni di volontariato sulla sua dichiarazione dei redditi, qualunque essa sia.
Di nuovo auguri per un migliore 2020.
Maurizio Fogar



Evviva evviva il podestà!

» Inviato da valmaura il 29 December, 2019 alle 2:15 pm

Oramai si fa i monumenti da solo e da solo si incensa, oddio proprio solo no: con la compiacente collaborazione del piccolo giornale.

L'annuale intervistona sdraiata, e conoscendone l'autore ben sappiamo quanto abbia sofferto, detto senza ironia alcuna, di Roberto Dipiazza ricalca esattamente quanto da lui dichiarato negli ultimi fine d'anno, a partire, attenzione, dal 2001. Basta rileggerle, cambiare data che la fotografia va sempre bene, buon per lui e di questo ne siamo sinceramente contenti, et voilà le prime due pagine di cronaca sono riempite anche per il fine anno 2019.

Fa elenchi di opere faraoniche, per Trieste si intende, avviate e da iniziare, sempre le stesse da quasi venti anni, omette le sgradevolezze acclarate, che nessuno si guarda bene dal ricordare, a partire dalla ex caserma di Roiano, e narcisisticamente rivendica la sua “popolarità”, dimenticando che se è per questo anche Jack lo Squartatore lo era, assai popolare.

Annuncia la sua ricandidatura al quarto mandato di sindaco, e questa non è novità né notizia che lo va dicendo da sempre, e liquida come perdenti in partenza i suoi antagonisti, anche questa non è una novità, a partire dal piddino Russo. Ovviamente per il piccolo giornale, seguito a ruota da TeleCamberquattro, e dal “servizio pubblico”, che ossimoro, della Rai regionale, la società triestina si restringe alla sola attuale politica, ed in questo campo obiettivamente il quadricandidato ha gioco facile.

Due unici momenti degni di ilarità e tristezza quando indica nel nuovo“manufatturiero”industriale idoneo per Trieste, visto che parla da podestà e non da candidato Premio Nobel per l'Economia, ma non si sa mai, quello di tipo agroalimentare e basato sulla pastorizia di cui le vaste praterie triestine abbondano (il fallimento Principe-Dukcevich non gli ha insegnato nulla) “Non possiamo lasciare prodotti primari come carne, latte, maiale ai tedeschi. Paradossalmente bisogna ritornare alla terra.”.

E, dopo aver fatto acquistare dal Comune lo stabilimento ex Duke, ora paventa di spostare i mercati ortofrutticolo ed ittico, itineranti da anni come l'infausto “Parco del Mare” all'ex manifattura Tabacchi, destinando il nuovo acquisto ad archivio cartaceo del Comune. In effetti se ne sentiva impellente il bisogno e poi è pratico: basta girare l'angolo di piazza Unità …

Triste invece quando da politico “notoriamente attento e sensibile” ai problemi sociali e non da mercante di schiavi ottocentesco invita a spostare le attività industriali “dove gli operai costano 6 e non 26 euro l’ora”. Pane raffermo, croste di formaggio, ed acqua quando c'è, e poi via di flagello con il “gatto a nove code”, compresi.

Tranquillizziamo una volta di più i nostri non pochi lettori. Non attacchiamo Dipiazza perchè è di destra, che se vi andate a rileggere i nostri articoli sul predecessore Cosolini, o sulle cosiddette inani quanto inutili opposizioni, non troverete nostri diversi accenti.

Compito di un sano basale giornalismo è criticare chi non fa, o fa male, il suo mestiere danneggiando l'intera collettività, che per altro a Trieste va a votare da anni in misura inferiore al 50% degli aventi diritto, e questo vorrà pur qualcosa significare, ovviamente politica autoreferenziale ed arrogante con servi al seguito esclusa.

Nella foto: Roiano, primo, ed ultimo, colpo di piccone, o mazza fa lo stesso.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2654405508163734/?type=3&av=1497907667146863&eav=AfYkT65RXVDEXZ9SLlsQkLd_lt4lgibuzU8QOYSNwb3qwtHpwrIh1fuzjYzIlE7d8CUOfIZ4q-_D0zYbv-SIiYwm&theater




Comune abbandonato.

» Inviato da valmaura il 27 December, 2019 alle 1:13 pm

Scuola De Amicis di via Combi.

Per meglio dire abbandonati alla loro triste sorte sono i beni di proprietà pubblica, in assenza di vigilanza della Corte dei Conti per eventuale danno erariale.
Costruita sotto l'Austria, come si evince dalla sua architettura, ha funzionato egregiamente come scuola elementare fino alla seconda metà degli anni Ottanta dello scorso secolo.
Di sventurata proprietà del Comune di Trieste ha poi ospitato una sezione dell'Istituto Galvani, indirizzo odontotecnico, per poi divenire sede della Scuola di Scienze sociali dell'Università.
Poi venne inspiegabilmente chiusa.
Destinata dal Comune, seconda Giunta Dipiazza ed in particolare amministrazione Cosolini, come futura sede della “Casa delle Associazioni”, non fu mai aperta perchè palazzo Cheba non trovava prima i 43.000 euro diventati poi 63.000 per gli asseriti necessari lavori di manutenzione all'impianto elettrico.
Nel frattempo l'edificio ha funzionato per alcuni mesi come ricovero di una trentina di migranti, alloggiavano lì su delibera delle Istituzioni che non consideravano evidentemente un problema ostativo l'impianto elettrico non a norma.
Da allora l'edificio è rimasto vuoto, salvo una saltuaria passata presenza di seggi elettorali, tanto se un incendio bruciava schede ed urne visto il livello della politica non era un problema.
Ovviamente più passano gli anni e maggiormente la bella scuola si deteriora ed aumentano le spese per un suo restauro.
Non problem, tanto paga Pantalone, ovvero noi.
E la Casa delle Associazioni? Vallo a sapere, anche loro sotto i ponti.
Ultimo dettaglio: il Ricreatorio comunale, appunto De Amicis, a lato, sul retro al pianoterra, continua invece ad essere regolarmente aperto, Ludoteca compresa.
E questi sarebbero gli “amministratori” del Comune di Trieste, nessuna parte politica esclusa.

Per le foto: Facebook Circolo Miani.





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