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Circolo Miani » News Correnti » Page 219

A Trieste conservare fa bene.

» Inviato da valmaura il 14 January, 2020 alle 1:17 pm

In cittΰ abbiamo molti architetti, forse troppi, con idee avveniristiche, quasi futuriste.
Ma talvolta dimenticano che conservare θ un bene soprattutto in una cittΰ come la nostra che ha nella sua architettura e nella sua storia il principale “brand”, che brutto termine per dire richiamo, turistico e culturale.
In fin dei conti il castello di Miramare non θ Gardaland.
Alcune scelte recenti fanno cadere le braccia e tolgono a molti concittadini il piacere di vivere e ritrovarsi in centro storico.
Sprecano inutilmente ingenti quantitΰ di denaro, come il trasferimento del Museo del Mare di cui non si sentiva affatto il bisogno dalla consona collocazione in un futuribile Porto Vecchio, o il via vai di musei e biblioteche da una sistemazione ad un'altra.
Ma particolarmente devastante θ stato l'impatto nell'area di piazza Unitΰ-piazza della Borsa, ristretta e limitata allo struscio pedonale e trasformata in un lunapark di buffet, pizzerie, snackbar.
Lo stupro della storica Galleria Tergesteo, privata fin che si vuole ma sottoposta a vincoli architettonici e di destinazione d'uso, ne θ l'esempio piω impattante. Oggi lo spazio interno θ ridotto a sala da pranzo di pizzeria e bar tanto da impedire il passaggio a quattro delle sei porte d'ingresso principali, e cancellando la galleria come luogo tradizionale di ritrovo delle persone. A parte l'odore di cucina e fritto che investe i pochissimi veloci passanti.
Non c'θ praticamente area pedonale in zona che non sia invasa da tavoli e tavolini che ne fanno unico arredo. Fioriere e panchine non esistono quasi piω e gran parte dei vani commerciali sono divenuti, quando non chiusi, luoghi per bere e mangiare, all'americana.
Che sia questo che attragga i turisti?
Ne dubitiamo assai. Certamente disincentiva i residenti a parte la solita compagnia di giro della “movida”.
Il quadro d'insieme che se ne trae θ di una assenza totale di pianificazione e di progettualitΰ da parte di riveste la responsabilitΰ di amministratore: oggi come ieri.
E la vicina area di Porto Vecchio ne θ lampante dimostrazione: un contenitore, finchθ c'θ posto, di tutto ed il suo contrario.
Ed in assenza di idee si vendono i “gioielli di famiglia”, quando ci si riesce e molto al di sotto del loro reale valore, pur di fare cassa. I casi di palazzo Carciotti e Villa Haggiconsta sono esemplari ed ora tocca al Mercato ortofrutticolo appena restaurato con i nostri soldi.
Si, talvolta conservare con intelligenza θ rivoluzionario.
Ma, appunto, ci vuole intelligenza.



Trieste. Opinioni divergenti.

» Inviato da valmaura il 13 January, 2020 alle 2:47 pm

Abbiamo recentemente scritto che i Triestini trovano piω “avvincenti” le soluzioni di altre prioritΰ (purtroppo in cittΰ c’θ solo l’imbarazzo della scelta) che non la questione della Sala Tripcovich.
Ma non ci possiamo esimere dal commentare la “divertente” opinione espressa sulla stampa oggi da due architetti domaci.
Essi sostengono “che la vita di una cittΰ non θ caratterizzata dall’immobilitΰ (come disse monsieur de Lapalisse, ndr) altrimenti
avremmo ancora piazza Unitΰ chiusa al mare da un giardino!”
Pofferbacco! Meglio invece chiusa quasi per un terzo dell’anno dalle varie tendopoli, giostre e frittolini modello Suk di Tangeri, e piazza Unitΰ per lo stesso periodo trasformata in un cantiere di tubi innocenti e impalcature metalliche.
De gustibus …



E noi paghiamo !

» Inviato da valmaura il 11 January, 2020 alle 2:35 pm

Paghiamo e subiamo.

In questo Paese, oltre alle tasse dirette (nazionali, regionali e comunali) e quelle indirette, le piω odiose ed ingiuste perchθ colpiscono tutti indiscriminatamente al di lΰ del loro reddito, come l'Iva e le accise varie, il cittadino θ sottoposto coercitivamente ad una serie di balzelli oscuri quanto ingiusti.

I piω clamorosi, su fatture che rimangono illeggibili e soprattutto incapibili, sono quelli che ci troviamo nelle bollette delle utenze domestiche. Su 100 che dobbiamo pagare il 60 θ composto non dai nostri consumi ma da accise, tasse e soprattutto oneri.

Dietro questa formuletta in particolare si nasconde una voce che ha dell'incredibile: il pagamento a carico dell'utente-cliente delle “dispersioni” di energia elettrica, acqua e gas prima del nostro contatore. Ovvero fuori dalla porta di casa.

Per essere piω chiari: i nostri fornitori perdono una rilevante quota, particolarmente alta per l'acqua a Trieste che giΰ di per se pur essendo un “bene comune e pubblico” ha le tariffe tra le piω alte in Regione, per il malconcio stato in cui versa la loro rete distributiva e a pagare siamo noi, Iva compresa, come l'avessimo consumata noi.

Insomma un guadagno sicuro e garantito, altro che rischio di impresa. Altro che mercato “libero” e sana concorrenza. E piω alta θ la dispersione piω i fornitori di acqua, luce e gas si arricchiscono: un parco clienti immaginario per un utile garantito ed un deterrente a fare le tempestive manutenzioni di rete.

Ne vogliamo parlare e soprattutto batterci contro questa rapina in guanti bianchi?




La differenza.

» Inviato da valmaura il 10 January, 2020 alle 2:27 pm

Arthur Bloch: “Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza”.

Ecco una cosa a cui noi del Circolo Miani abbiamo sempre tenuto fin dalla sua fondazione nel 1981, trentanove anni orsono.
Essere differenti o “diversi” come affermava Enrico Berlinguer in una intervista che ha fatto la storia, espone a molti rischi e tantissima fatica.
Essere differenti nel campo dell'informazione significa innanzitutto dare le notizie che gli altri negano, celano o mistificano. Senza ovviamente rinunciare ad esprimere una nostra opinione purchθ sia sempre suffragata dai fatti.
Essere differenti nel campo della politica, quella vera che riguarda la vita quotidiana di tutti noi, vuol dire evidenziare i problemi e suggerire le soluzioni per migliorare la qualitΰ della vita della nostra comunitΰ, dunque praticabili e concrete e non vuote promesse.
Essere differenti impone la difesa strenua della nostra autonomia operativa da ogni pressione, ricatto o ingerenza dell'attuale politica e delle istituzioni da essa infeudate.
In questi quasi quaranta anni di attivitΰ questa mala politica, vecchia e nuova, ci ha sempre definito come “mine vaganti”, e di volta in volta “comunisti”, “radicali”, di “destra” e soprattutto con il termine che spiega da solo tutto: “inaffidabili”.
Inaffidabili per queste consorterie del potere che sentono il bisogno, come purtroppo molti cittadini vittime il piω delle volte inconsapevoli di questo sistema marcio, di incasellare, inquadrare tutto nei loro schemi “affidabili”, θ l'offesa massima, la sentenza definitiva. Per noi invece θ stato ed θ il massimo complimento, il miglior riconoscimento della giustezza del nostro operare.
Insomma essere “inaffidabili” a questo sistema θ quello che noi tenacemente perseguiamo per conto dei nostri veri padroni: i cittadini, e con un occhio di riguardo ai piω deboli e meno garantiti tra questi.

A proposito, Facebook ha fatto sparire dalle nostre pagine il Post con il drammatico video dell'Australia in fiamme, che pure aveva ottenuto migliaia di videolettori e centinaia di "interazioni", chissΰ che interessi difendono.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2667318456872439/?type=3&av=1497907667146863&eav=AfaFa7YJcgUfHkyk6PKz0a1h9M1IqlqmF_45h98N0j7xCd-o5IxSWFnEjaFHEI1XqOba2bc-TFDhdL--LMuofNA5&theater




Le rovine di Trieste.

» Inviato da valmaura il 7 January, 2020 alle 12:16 pm

Francamente riteniamo che la questione Sala Tripcovich non sia una delle cose a cui i triestini tengano di piω. Alla furia di una amministrazione abbattitrice, dagli immobili agli alberi, la cittΰ preferirebbe la concretezza di un sindaco “costruttore” o per meglio dire “ricostruttore”. Indipendentemente dal suo colore politico, che pure il predecessore non ha per nulla brillato.

Sicuramente la sorte dei ruderi della piscina terapeutica rimasta tale e quale nelle condizioni in cui si trovava il giorno del crollo (29 luglio 2019) o della piazza pulita dell'ex Caserma della Polstrada di Roiano (8 settembre 2017) stanno a cuore ai triestini molto piω della vexata quaestio se abbattere o mantenere la sala concerti di piazza Libertΰ.

Per non parlare poi degli innumerevoli cantierini per la manutenzione stradale, di scale pericolose e muri pericolanti che costellano con le loro brave, e spesso arrugginite, transennine tutto il territorio urbano, alcune da semestri ed anni.

E che dire poi della storia infinita, la fiaba del sior Intento, della Galleria di Piazza Foraggi e dei mercati Ittico ed Ortofrutticolo che si avviano a battere il record dell'ex Magazzino Vini, per non parlare poi della balla ventennale del Parco del Mare.

Il Comune inoltre ha centinaia spazi: edifici, ville, stabili, appartamenti e locali commerciali, lasciati sfitti e vuoti da decenni in completo abbandono. Recentemente sono saliti alla ribalta della cronaca i casi di Villa Haggincosta e della fu Sacra Osteria, ambedue collocati a San Vito.

Accenniamo solo di sfuggita poi l'indecente stato in cui versano ospedali (Cattinara e Burlo) ed i distretti sanitari territoriali, che se anche non di formale competenza comunale sono pagati e malvissuti proprio dai triestini e di conseguenza imporrebbero al sindaco un ruolo molto piω “interventista”.

Ecco forse meno “luminarie”, meno picconate e furia iconoclasta sarebbero preferibili assieme alla ricerca di amministratori un tantino piω adeguati alla bisogna, che anche queste “opposizioni” non scherzano.





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