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Circolo Miani » News Correnti » Page 218

per Galliano Fogar

» Inviato da valmaura il 12 December, 2012 alle 2:01 pm

Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia

per Galliano Fogar 

Martedì 18 dicembre 2012, ore 15.30-18.30, presso la Biblioteca Statale di Trieste, L.go Papa Giovanni XXIII, 6

 

Nel primo anniversario della morte di Galliano Fogar, cofondatore dell’Istituto nel 1953, segretario e presidente, direttore responsabile di «Qualestoria» dalla fondazione nel 1973 fino alla Sua scomparsa.

Simbolo e memoria storica dell’Istituto, al quale ha dedicato gran parte delle sue energie. Studioso in cui il rigoroso lavoro dello storico è stato parte di un impegno civile nell’interesse della Sua città e della Sua regione, e di un sapere al di là e al di sopra degli schematismi e delle banalizzazioni.

Gian Carlo Bertuzzi (Presidente dell’Istituto), Galliano Fogar e la produzione storiografica

 Maurizio Fogar Un ricordo di mio padre

 Franco Cecotti Presentazione di una videointervista a Galliano

 Giovanni Michieli Il testamento politico di Galliano Fogar

 Tristano Matta Galliano e la Risiera di San Sabba

 Marina Rossi Galliano Fogar: una vita spesa tra ricerca e impegno civile

 Roberto Spazzali Censimento dei materiali di lavoro conservati nella stanza di Galliano

 




I piccoli camaleonti.

» Inviato da valmaura il 1 December, 2012 alle 1:00 pm

Domani, domenica, a Trieste saremo meno inquinati.

Grazie a Dio in edicola non troveremo il piccolo giornale causa sciopero dei “giornalisti” a difesa della loro categoria o, per meglio dire, “corporazione”. Già perché l’Italia è l’unico paese democratico al Mondo che abbia un “ordine dei giornalisti” non a caso messo su da Mussolini, che bisogna riconoscerlo di giornali e giornalisti se ne intendeva, per meglio controllare (più comperando che censurando) la categoria.

A Trieste il quotidiano locale veleggia oramai stabilmente sulle 34.000 copie “diffuse”, come scrive nel tamburino, che tradotto vuole dire “stampate” e dunque non vendute, perché da questa cifra vanno sottratte le copie date in resa dagli edicolanti che fanno bella mostra di se sui bancali della Litoranea (agenzia distributrice) in quel di Monfalcone, ogni giorno dopo in attesa di essere mandate al macero.

Di questo totale fanno parte le copie delle edizioni di Gorizia, Monfalcone ed Isontino, e quelle destinate ad essere distribuite gratis, ma pagate con i soldi della nostra Repubblica, cioè da noi, in Istria. Poi ovviamente c’è l’edizione di Trieste. Dunque fate voi i conti di quale è la reale vendita del giornale nella nostra città e capirete perché dall’acquisto del quotidiano da parte del Gruppo Finegil (Repubblica-Espresso), a Trieste si è assistito ad un valzer di direttori. Tutti spediti qui con l’unico obbiettivo di arginare l’emorragia di copie invendute; dunque tra poco, c’è da presumere, assisteremo ad un altro “giro”, presumibilmente dopo le prossime elezioni regionali.

In quanto ai “scioperi” dei “giornalisti” in questi anni hanno avuto come unica mira la difesa dei contratti di categoria, mai uno a tutela dei diritti dei cittadini-lettori vittime quotidiane di una disinformazione che in Italia non ha paragoni. In un giornale dove i tre quarti dei pezzi, in cronaca, cultura e sport, sono firmati da collaboratori esterni pagati un bianco e nero. Basta contare ogni giorno le firme o sigle che compaiono in calce agli articoli ed il gioco è fatto.

Quando si dice coerenza, neh!

In questi giorni sta tenendo banco la vicenda del/dei rigassificatori. Vicenda portata all’attenzione dell’opinione pubblica, allora totalmente censurata dalla stampa locale, dal Circolo Miani nel 2005/6 che organizzò le prime conferenze, le prime manifestazioni a Trieste e cercò una prima collaborazione con il Comune di Capodistria.

Il comportamento della politica, ma anche degli industriali, per non parlare appunto dell’informazione, in questi anni è stato tale che il camaleonte appare un esemplare di coerenza insuperabile.

Liquidiamo subito la Confindustria, il cui presidente fa sembrare Amleto un modello di decisionismo. Razeto infatti prima di assumere l’attuale incarico in una lunga intervista tutta pagina del piccolo giornale locale, come si usa da quelle parti genuflessi con i potenti, dichiarò con piglio cesareo che la Ferriera era incompatibile con Trieste e che dei rigassificatori neanche parlarne per i ben noti motivi di sicurezza. Da quando fu chiamato a rappresentare la categoria, formata più da piccoli imprenditori, oggi anche un edicolante lo è, che da industriali dichiarò esattamente l’opposto, sempre sulla stampa nella posizione di cui sopra. Ovvero che la siderurgia era strategica per Trieste (Ferriera) e che di rigassificatori ce ne volevano almeno due.

Pertanto lezioni da questo dipendente della Wärtsilä, seppure il più alto in grado, non è proprio il caso di accettarle. Peccato che in questi anni nessun “giornalista”, appunto, glielo abbia mai ricordato.

La politica. Qui è lo scaricabarile a dettare la linea, oltre ad una memoria cortissima.

A volere, vellicare e incoraggiare la costruzione dei due impianti (uno a Monte San Pantaleone-Zaule, l’altro nel Golfo tra Trieste e Grado) fu la maggioranza di centrosinistra che allora governava la Regione con Presidente Illy e Cosolini Assessore. C’è una foto che dice meglio di tanti discorsi: in essa sono ritratti mezza Giunta con in testa Illy e Sonego (PDS-DS-PD) che brindano con i vertici di Endesa e l’AD della Friulia (finanziaria della Regione) all’ingresso della stessa società nell’operazione Endesa.

Per capire la statura di Lodovico Sonego, il più arrogante tra gli assessori regionali del quinquennio 2003/2008, e compagno di partito e giunta di Roberto Cosolini, basti citare la frase con cui pubblicamente rinunciò ad una candidatura, da lui per anni ricercata e costruita, alle ultime elezioni europee per un seggio a Strasburgo: “Non c’è trippa per gatti”. La nobile politica, l’umile servizio a favore dei cittadini, in questo caso italiani ed europei, venne così efficacemente espressa dall’uomo di “sinistra” che si vedeva negare la certezza del cadregone. Un idealista, senza ombra di dubbio!

Dunque la responsabilità della scelta ricade tutta sul centrosinistra e qui un’altra foto, sempre sulla stampa locale, tratteggia meglio ed aiuta a ricordare, ritrae un Pierluigi Bersani passeggiante per le rive di Trieste attorniato dai dirigenti locali del suo partito, che dichiara, sui rigassificatori: “I triestini dovranno farsene una ragione, e beccarsene almeno uno”.

Commenti? Mi pare si sia detto tutto.

No, tutto no: per la verità ci ha pensato pure il non assessore all’ambiente (tutto rigorosamente minuscolo) dell’attuale Giunta comunale, Umberto Laureni, a dichiarare che sui rigassificatori due erano troppi, ma che uno, quello nel Golfo si poteva fare. A SEL, il suo partito, poche idee ma ben confuse.

Ma non è che Tondo ed il centrodestra in questi anni possano cavarsela scaricando tutto sulla loro controparte politica. Primo perché fu l’allora suo sindaco, Dipiazza del PDL, a fantasticare sulle “royaltes” (tasse e balzelli) che Gas Natural avrebbe pagato al Comune ed al businnes dell’Acegas-Aps nella vicenda di Zaule. E dunque ad incoraggiare la multinazionale iberica a proseguire nel progetto anche se per la verità sottoscrisse con La Tua Trieste, la lista civica dei Comitati di Quartiere, un testo scritto di suo pugno dove si impegnava, se rieletto Sindaco, cosa che avvenne nel 2006, ad indire un Referendum cittadino per far scegliere ai triestini se fare o meno gli impianti di rigassificazione. Come è andata lo hanno visto tutti: “fatta la festa gabbato lo santo” e referendum scomparso.

Quanto alla Giunta Tondo che di pastrocchi in campo ambientale ne ha fatti a bizzeffe a partire da quel “se eletto Presidente una settimana dopo chiudo la Ferriera”, correva l’anno 2008, appunto, nulla è cambiato, in questi quasi cinque anni, e 256 settimane, rispetto all’indirizzo deciso dalla Regione governata da Illy.

In queste ultime convulse giornate di dichiarazioni dei vari rappresentanti politici di Provincia e Comune, che per altro a quella recita della Conferenza dei Servizi regionale che ha dato il via libera alla costruzione del rigassificatore di Zaule non hanno saputo – o voluto ? – fare l’unica cosa efficace: ovvero alzarsi ed abbandonare la riunione in corso, visto il chiaro andazzo, e visto che l’unanimità richiesta nel parere finale vale non per i presenti al momento della decisione ma per i componenti della stessa Conferenza, si è udito di tutto e di più.

Peccato che a strillare fosse ad esempio quel tale Zollia, oggi assessore all’ambiente in Provincia, e che in passato diresse così efficacemente, per la Lucchini si intende, l’assessorato regionale all’Ambiente tanto da finire pure indagato, assieme appunto al suo più fidato collaboratore, quel funzionario Gubertini oggi da lui additato come il violentatore regionale. Che l’allievo abbia superato il maestro resta da vedere, certo la comicità della vicenda è indiscussa, peccato che nessuno abbia interesse a ricordarla, “giornalisti” del piccolo giornale in testa.

PS: nei primi anni sessanta la RAI, in bianco e nero e sull’unico canale esistente, trasmetteva dei meravigliosi sceneggiati tratti da alcuni importanti romanzi ed interpretati dai migliori attori del teatro, e anche cinema, italiani. Tra questi memorabile seguito de “I Giacobini”, fu l’insuperato “I grandi camaleonti” e che vide tra i protagonisti Giancarlo Sbragia, Tino Carraro, Raul Grassilli e Valentina Cortese.

Nulla a che vedere con la statura appunto degli attuali “piccoli camaleonti”.




Parole sante!

» Inviato da valmaura il 22 November, 2012 alle 3:01 pm

Dopo le dichiarazioni di Umberto Laureni siamo nella farsa più completa.

Una persona coerente avrebbe ritenuto doveroso accompagnarle con il gesto più ovvio: le dimissioni da non assessore all’ambiente, quale lui stesso ha ammesso di essere stato in questi quindici e passa mesi dall’insediamento della nuova amministrazione comunale. Non lo ha fatto e questo rimane casomai un problema suo, del suo partito, SEL, e del Sindaco Cosolini.

Ma le parole, i tempi ed i modi in cui la vicenda si è aperta, assieme alla disarmante constatazione che questa amministrazione comunale, ma vale come chiamata di correità anche per Provincia e Regione, ed in generale per tutta la classe politica, sindacale, industriale, insomma dirigente di Trieste, non ha un’idea di sviluppo della città, imporrebbero dimissioni collettive che, lo sappiamo bene, non avverranno mai.

Dire oggi che come Circolo Miani questo lo avevamo detto e predetto da mesi quando non da anni, serve solo a modesta consolazione. Così come da oltre dieci mesi avevamo richiesto pubblicamente che Laureni abbandonasse un ruolo di assessore per il quale non ci azzeccava per nulla. Lo trovate scritto in tanti articoli su questo nostro sito. Come avevamo ritenuto una pericolosa presa in giro, per l’opinione pubblica si intende, il credito accordato al suo operato dalle associazioni cosiddette ambientaliste ma che da anni sono sigle che rappresentano al massimo una o due persone. E che fino a poche settimane fa hanno continuato, con la compiacenza di una stampa che nemmeno nella Bulgaria del compagno Popov, che la Pravda era cosa più seria, a tessere le lodi del suo operato, ampiamente ed interessatamente ricambiate dallo stesso.

Non staremo dunque qui a ripetere cose già scritte e dette fin dal 1998: chi ha cervello, voglia di capire, di conoscere e, magari perché no, di imparare può sfogliare le centinaia di pagine del nostro sito giornale online. Anche perché noi, come cita una massima di Arthur Bloch riteniamo di “Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza”.

Sulla Ferriera-Sertubi avevamo presentato l’unico piano di riconversione percorribile, praticabile e realizzabile, e non da oggi ma a partire dal 2004 fino ai giorni nostri. A Napoli, per l’Ilva di Bagnoli lo hanno fatto ed oggi i dipendenti sono decuplicati, dai 600 che erano alla chiusura di quella Ferriera. Lo abbiamo presentato e ripresentato in questi anni in tutte le occasioni e sedi, anche nel 2005 a quel Tavolo regionale sulla riconversione dello stabilimento guidato dall’allora Assessore Regionale Roberto Cosolini, vi dice niente questo nome? E’ lo stesso sindaco di Trieste che oggi addossa la colpa alla Regione per non aver fatto nulla in questi dieci anni, di cui cinque a sua guida e del suo partito. Amnesie? Certo sa di poterlo pubblicamente dire, e di farla franca,  perché in queste lande non esiste il mestiere del giornalista che ricordi, che confuti, che denunci, e che soprattutto informi, invitando i cittadini-lettori ad usare la loro memoria.

L’unica consolazione in questo è che la voce del padrone locale oramai è scesa stabilmente sotto un numero di copie vendute che non ha paragoni in tutta la sua storia.

Che la Sertubi fosse una fabbrica nata, nell’ottobre del 2000, morta lo avevamo detto prima che aprisse i cancelli e non perché dotati di particolare doti divinatorie, ma perché i numeri stavano lì a dimostrarlo. Bastava volerli vedere e soprattutto leggerli. Non lo hanno fatto, sindacati compresi, ed oggi la situazione, dei posti di lavoro parliamo, è persa. Lo avevamo anche qui scritto e riscritto, ma nessuno ci ha risposto ed oggi non serve più.

Sulla Ferriera idem, oramai è questione di settimane, tempo trascorso inutilmente tra le sofferenze di decine di migliaia di persone, tra Muggia e Trieste, costrette a soffrire e ad ammalarsi, quando non morire, per il devastante inquinamento di questi ultimi quattordici anni, lavoratori compresi. Ma lo pensate, questi che gran parte dei triestini ha votato e pagato, fino alle ultime elezioni amministrative del 2011 dove il 51% di loro non lo ha più fatto, ma nessuno oltre a noi ha voluto rilevarlo, per QUATTORDICI ANNI, e 28 tavoli politico-istituzionali, non sono stati capaci di fare nulla, di proporre alcunché, se non di lavorare sotto dettatura delle proprietà bresciane prima, e russe poi.

E oggi, senza il minimo pudore e rimorso, lo ammettono pure facendo il giogo dello scaricabarile tra centrosinistra e destra.

Sul vecchio Cuore, l’insuperato verde giornale di satira diretto da Michele Serra, c’era una rubrica dal titolo che ben rappresenta questa nostra realtà: “Hanno la faccia come il culo”.

Parole sante, appunto.




Il fallimento.

» Inviato da valmaura il 23 October, 2012 alle 1:19 pm

Certo della Lucchini prima, di Severstal poi e delle banche ora, insomma della Ferriera con annessa Sertubi, una fabbrica nata morta nel 2000.

Ma stava tutto scritto, annunciato fin dal 1995 quando la Lucchini prima di firmare l’acquisto della Ferriera attese la firma-concessione di Governo ed Enel per il vero ed unico businnes triestino: quello dell’energia elettrica prodotta dalla costruenda Centrale di Cogenerazione.

Lo avrebbero capito tutti meno quelli che avevano il dovere di capire: ovvero la classe dirigente (sic!), politica ed industriale, ma anche sindacale.

Tutto quello che è successo dopo non è altro che una conseguenza di allora. E per i sordi o i disattenti la conferma inequivocabile venne nel 2001 dalla richiesta della proprietà, e sottolineo la parola proprietà, di chiudere la Ferriera nel 2009, poi procrastinata ad un improbabile 2015.

Da allora quanti anni sono passati? Undici e mezzo dal 2001, se vogliamo tener conto della data più recente. Quanti “Tavoli istituzionali” sono stati allestiti in questi anni da Regione, Provincia e Comune? Ventotto, ed è una stima per difetto che non tiene conto di quelli governativi. Risultati? Lo zero assoluto.

Undici e passa anni poi di silenzi ed inerzie da parte di tutti coloro che avevano il compito di controllare le devastanti emissioni inquinanti dello stabilimento e di tutelare la salute di triestini, muggesani e lavoratori. Un vergognoso disastro che è costato sacrifici, malattie e morti a tanta troppa brava gente. Una qualità della vita schifosa per decine di migliaia di concittadini, altro che i mille contati uno ad uno dal sindaco, oppure il “singolo caso di tumore in più ogni tredici anni” come recita senza arrossire il vertice dell’ASS. Peccato che non legga neppure i libri bianchi annuali pubblicati dal Ministero della Sanità che assegnano alla nostra provincia il primato per mortalità da tumori, ogni anno, direttore Samani, e non ogni tredici. Ed allora perché non fate finalmente quella tanto richiesta da noi e dal 1998 per giunta, indagine epidemiologica sulla popolazione della nostra provincia?

I protagonisti politici e dirigenziali sono stati sempre gli stessi. In questi anni le medesime facce, gli stessi nomi si sono alternati alla guida di Regione, Provincia e Comune.

Non hanno fatto nulla, questa è la semplice, vera, nuda e cruda realtà. Anche quando non esisteva alcuna crisi economica, quando purtroppo i soldi pubblici in questo Paese venivano sperperati nel modo in cui tutti sappiamo.

In più qui hanno goduto, costoro, della complice copertura di una stampa, che chiamarla informazione è troppo, scritta e radiotelevisiva, che ha sempre e solo, almeno a partire dal 2001, difeso a censura tratta il potere di chi stava al governo.

Ora parlano di un piano “da fare subito”, gli stessi che in oltre un decennio non sono stati capaci di fare niente. Ed ancora continuano, sindacalisti compresi, a vaneggiare di continuare la produzione siderurgica, di migliorare degli impianti che cadono a pezzi e buoni solo per venderli come ferraglia un tanto al chilo, di “investitori e compratori” fantasma.

Si accorgono ora, tanto vale un Tajani in Europa, mentre la Serracchiani da tempo risulta non pervenuta, più impegnata nel suicidio del suo partito, il PD, o a dare la scalata alla Regione, che l’Unione Europea non caccia euro a sostegno di una siderurgia in crisi.

Ebbene c’è qualcosa di insultante in tutta questa pantomima, perché in realtà in Europa i soldi per la riconversione della “produzione a caldo”, ovvero di quella siderurgica, in altro, ci sono, eccome.

Ma appunto bisogna smetterla di continuare a difendere una cosa indifendibile come quello che producono Ferriera e Sertubi.

E’ come se un assetato si trovasse davanti a due grandi bocce di acqua minerale, e continuasse a girare il rubinetto di quella gasata, desolantemente vuota da tempo, e preferisse morire di sete invece di aprire il rubinetto di quella accanto, piena di rigogliosa e fresca acqua naturale.

Nel 2004 il Circolo Miani presentò insieme ad altri alla Stazione Marittima prima e poi da solo all’ennesimo Tavolo della Regione, quello, ironia della sorte, guidato dall’allora assessore regionale illyano Roberto Cosolini, con Bassa Poropat e Dipiazza tra i commensali, attuale sindaco di Trieste, un piano che era in corso di realizzazione in quel di Napoli. Che aveva portato alla chiusura e riconversione della Ferriera dell’Ilva di Bagnoli, ben più grande della nostra, e ricorrendo agli specifici fondi europei, in vigore fino a metà del 2016, decuplicato i posti di lavoro (da seicento a seimila). Un progetto di cui bastava copiare il percorso normativo in una situazione pressoché identica di partenza, poi a decidere cosa metterci al posto della siderurgia Trieste poteva scegliere, anche se puntare su attività legate alla portualità non sembrava essere molto difficile.

Lo abbiamo proposto e riproposto in questi anni. Inutilmente. E non perché, questo è veramente il colmo triestino, qualcuno avesse qualcosa altro da suggerire. Il nulla, e di fronte a ciò, nonostante ciò si sono sempre rifiutati di prenderlo in considerazione. E ora, anche quel piccolo giornale che solo recentemente lo ha nuovamente oscurato cancellando l’ennesima conferenza stampa di presentazione fatta dal Circolo Miani, parlano di “piano da fare subito”.

Per fortuna ci ha pensato Telequattro, a cui la nuova proprietà, Reteveneta, ha portato nuova vita ed un nuovo autorevole direttore, e di cui alleghiamo il servizio televisivo di presentazione del piano di Bagnoli Futura, con l’illustrazione di Maurizio Fogar. Per vederlo basta cliccare sul link: http://youtu.be/DfL83rxYkOU




Parole tante, idee niente, come sempre d’altronde.

» Inviato da valmaura il 3 October, 2012 alle 2:26 pm

Leggere su quel piccolo giornale che da otto anni ha steso un velo di voluto silenzio sull’unico progetto concretamente praticabile di chiusura e riconversione di Ferriera e Sertubi presentato dal Circolo Miani (quello realizzato in quel di Bagnoli a Napoli e che ha decuplicato e riqualificato i posti di lavoro: erano 600 alla chiusura dell’ILVA) nel 2004, del vuoto balbettio di politici, industriali e sindacalisti sulla oramai prossima chiusura delle due fabbriche, sarebbe perfino comico se per le famiglie dei lavoratori non fosse un dramma umano profondissimo.

La storia iniziata nell’oramai lontano 1998 parla di tre inquinamenti fortissimi e devastanti: quello ovviamente per la salute e la qualità della vita di decine di migliaia di triestini, muggesani e lavoratori. Quello politico che ha fatto si che connivenze, complicità o più semplicemente incapacità diffuse, bloccassero per quattordici, si proprio quattordici anni la soluzione del problema, e impedissero che si sbloccasse contemporaneamente il quadro immobile di una città in agonico declino dove la casta ad ogni livello viveva e vive di rendite di posizione, negando così un futuro a Trieste, a partire dal suo porto e dalla ricerca scientifica.

Il terzo è quello non meno grave di una informazione mancata, asservita ai poteri ed ai partiti, in un quadro di assoluto monopolio che si è tramutato in un sudario per la verità e per la città.

Questo inverecondo balbettio di oggi è frutto, figlio diretto di questa situazione, e gli stessi sindacati, quasi tutti, che in questi anni hanno difeso di fatto una proprietà russobresciana che qui traeva lucrosi profitti e distruggeva salute e vita, ne portano parte non piccola di responsabilità se oggi i lavoratori si trovano di fronte al nulla.

Fanno tutti finta di niente, o si ripassano la palla tramite stampa come avviene incredibilmente sotto gli occhi di tutti tra Comune e Procura in un Paese dove l’azione penale è obbligatoria per legge.

Parlano da mesi di “ordinanze” comunali confidando che qualche allocco faccia finta di crederci ancora, senza neppure il senso del ridicolo o del pudore. Invocano “salvifici” interventi governativi ben sapendo di “fare pipì” controvento, in un quadro dove il Governo non tiene una lira, Passera o non Passera. Chiamano perfino il subcommissario europeo pidiellino Tajani travolto dagli amici laziali Fiorito and company e che ben altro ha ora per la testa. La Serracchiani, l’eurodeputata del PD pagata ed eletta nel Friuli Venezia Giulia? Non pervenuta, troppo impegnata nelle beghe interne per la candidatura a governatore del Friuli Venezia Giulia, ora che anche Illy ci ha rifatto un pensierino. E poi c’è ancora qualcuno, non pago di aver indicato quel non assessore all’Ambiente del Comune, che opera come un Re Mida all’incontrario, vedi caso della raccolta differenziata, che oggi auspica che i costi delle bonifiche siano pagati dallo Stato, cioè da noi cittadini, lavoratori in cassa integrazione compresi, e non da chi ha inquinato arricchendosi sulla pelle nostra, oppure invoca interventi di finanziarie regionali per salvare aziende decotte e nate morte (Friulia per Sertubi). Sempre soldi nostri sono e, piccolo particolare, operazioni vietatissime dalle norme europee.

Tra vaneggiamenti su “manager” da pagare profumatamente, e ci mancherebbe, con soldi pubblici, per “fare da mediatori” tra politica, istituzioni e mondo dell’impresa. Perché poverini hanno bisogno di un “tutor”. Tra tavoli oramai senza più gambe, l’argenteria è già sparita da un bel pezzo, hanno una unica preoccupazione prendere tempo, soprattutto ora che si vota (regionali e politiche tra sei mesi).

Questa è la realtà, negarla oltre ogni evidenza non serve oramai a nulla anche perché il tempo è scaduto.

Post Scriptum. Un consiglio per chi non lo avesse ancora fatto: andarsi a vedere l’intervista di Maurizio Fogar a Telequattro qui sotto nel sito www.circolomiani.it





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