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Circolo Miani » News Correnti » Page 214

Lettera al Sindaco di Trieste

» Inviato da valmaura il 21 November, 2009 alle 12:34 pm

Mi rivolgo a Lei, signor Sindaco, perché trovo sinceramente inaccettabili le Sue affermazioni riportate mercoledì 18 novembre in prima di cronaca sul quotidiano locale, a corredo della notizia della Sua firma dell’ordinanza che vieta il traffico veicolare urbano per "smog".

Noto anche che nelle zone interdette al traffico, sono inseriti pure i quartieri di Servola, Valmaura e Chiarbola. Notoriamente assai trafficati in ispecie quello di Servola dove tra le vie Pitacco, Giardini e Carpineto, o via De Jenner, si incolonna da sempre il maggior flusso cittadino di auto.

Lei ha da oltre otto anni disatteso totalmente gli impegni assunti con gli elettori almeno per quanto riguarda la vicenda Ferriera con annessi e connessi, dalla Sertubi, all’ipermercato Torri d’Europa, alle vasche a cielo aperto del Depuratore fognario cittadino, all’Inceneritore, e solo per citarne alcuni.

Potrebbe aiutarLa il rileggere quanto da Lei scritto nel Suo programma elettorale per le elezioni del 2001 o quanto di copiosamente pubblicato sulle Sue dichiarazioni dalla stampa locale. O forse potrebbe almeno ricordare quanto scritto di Suo pugno e controfirmato, assieme all’ex Presidente della Provincia Fabio Scocimarro, a casa di quest’ultimo, dopo il primo turno elettorale nel 2006, anche sul Suo impegno di convocare immediatamente un Referendum cittadino sull’installazione del progettato Rigassificatore.

Comunque l’originale del documento è a Sua disposizione presso il Circolo Miani.

Lei sa benissimo, come dovrebbero ricordarlo tutti gli assessori ed i consiglieri della Sua maggioranza, a partire dal 2001, che Lei, loro ricoprono quelle cariche, grazie esclusivamente all’appoggio ed al consenso elettorale ottenuto nei quartieri che vanno da San Vito-Campi Elisi fino al Comune di Muggia su questi impegni mai rispettati.

E grazie al determinante consenso dell’elettorato della Lista Civica "La Tua Trieste", sorta su iniziativa dei Comitati di Quartiere, che nelle amministrative del 2001 ottenne oltre il 2% dei voti nella nostra provincia, molto più allora ad esempio di partiti tradizionali quali la Lega Nord, l’UDC, i Verdi tanto per citarne alcuni.

Lei sa benissimo che ho rifiutato le Sue ricompense nell’ottobre 2001, eravamo in tre con Romano Pezzetta nel Suo ufficio di Sindaco per tre volte consecutive, chiedendo in cambio di costituire in Comune un gruppo di lavoro tecnico per monitoraggi seri e percorsi utili alla dismissione della Ferriera ed alla soluzione degli altri gravi problemi, a partire dalle migliaia di metri quadrati di Eternit che ricoprono tutti i capannoni dell’area portuale fino all’inquinamento causato dall’Italcementi.

Rinunciando ad ogni prebenda offertami e chiedendo di destinare quei pochi o tanti quattrini a finanziare questo gruppo di lavoro.

Lei in tutti questi anni ha detto mille volte almeno che "il cancro della Ferriera andava chiuso subito" ma ha volutamente omesso di fare quanto la legge, direi proprio, Le imponeva in quanto Ufficiale Sanitario del Comune di Trieste.

Perfino il Suo compagno di partito, l’Assessore Regionale De Anna, glielo ha ricordato poco tempo fa dalle colonne del quotidiano locale.

Io mi vergogno di avere oggi un Sindaco che rilascia dichiarazioni come quelle riportate il 18 novembre e Le ricordo, a smentita di tutte le scuse da Lei addotte in questi anni per non firmare l’ordinanza di sospensione produttiva dello stabilimento Ferriera, provvedimento che comunque per legge non avrebbe compromesso alcun posto di lavoro, quanto fatto nell’ordinanza n. 24 del 6 ottobre 2005 dal Sindaco di Piombino, la più recente dopo le precedenti analoghe ordinanze dei Sindaci di Genova e Taranto, nei confronti proprio della Lucchini – Severstal. Ordinanza che ha resistito pienamente ai ricorsi fatti dalla proprietà al TAR della Toscana, e di cui Le allego la sentenza di rigetto del 15 dicembre 2005 confermata poi dal Consiglio di Stato.

Capisco che colpire il Circolo Miani, cercando pervicacemente di chiuderlo, sia molto più facile che assumersi le proprie responsabilità nei confronti degli affari di una multinazionale e delle aspettative totalmente deluse di tanti cittadini e lavoratori.

Trieste, 20 novembre 2009.

Maurizio Fogar




Scrivono di noi

» Inviato da valmaura il 20 November, 2009 alle 11:01 am




 Il Fatto Quotidiano 
 Domenica 15 novembre 2009
 A firma di Marco Travaglio
     Il Foglio
     Sabato 24 ottobre 2009
     Articolo di Adriano Sofri
 
   

 Lavorano per noi  
   



Lettera aperta a Trieste.

» Inviato da valmaura il 9 November, 2009 alle 3:04 pm

Lettera aperta a Trieste.

Non siamo degli intellettuali nè degli uomini politici, e non ne sentiamo alcuna mancanza, ma siamo dei normali cittadini che cominciano a vergognarsi nel definirsi triestini.

Il silenzio decennale dei primi che non hanno mai speso parola per il dramma che decine di migliaia di concittadini, abitanti e lavoratori, stanno vivendo sulla propria pelle per gli affari della proprietà della Ferriera.

La strumentalizzazione politica ed elettorale che i partiti e le istituzioni da loro occupate hanno fatto in tutti questi anni, testimoniando con la loro incapacità o peggio come la Ferriera sia la cartina di tornasole del fallimento della politica a Trieste.

Ma ora il silenzio delle istituzioni, della cosiddetta società civile, della politica attorno alla scelta di Maurizio Fogar, che sostanzialmente chiede il mero rispetto delle leggi ponendo la sua vita ad ostaggio, assume il chiaro contorno di un sudario steso per nascondere la triste verità di una città e di una regione dove non esiste più il confine tra politica ed affari. Dove ogni legge, ogni impegno, ogni promessa possono essere tranquillamente disattesi per favorire gli interessi di pochi sulla pelle di molti e sul futuro di questa nostra Trieste. E spiace rilevarlo, sempre più spesso con la tacita inerzia anche degli organi d’informazione locali.

Ce lo ricorderemo e lo ricorderemo alla nostra comunità.

 

Chi vuole sottoscriverla e dare una mano per raccogliere rapidamente altre firme, può passare al Circolo Miani in via Valmaura 77 (nono piano, ascensore di destra nel portone) con il seguente orario: 11,30 - 18 (continuato), oppure telefonare sempre in queste ore allo 040.383323.

La lerttera verrà poi inviata alle testate giornalistiche regionali ed alla Regione e Comune di Trieste.

Il tempo in tutta questa vicenda NON è una variabile indipendente. Ovvero bisogna fare presto.




Da che parte sta il piccolo giornale di Trieste.

» Inviato da valmaura il 3 November, 2009 alle 12:11 pm

Lo si capisce una volta di più leggendo l’articolo firmato da Claudio Ernè a pagina 16 di oggi.

Scopriamo grazie a lui per la prima volta che esiste un “Codice dell’ambiente” che a suo dire limiterebbe a “35 gli sforamenti nei dodici mesi” del benzoApirene.

Noi, poveri ignoranti sciocchi, pensavamo che il limite annuo per le leggi europee ed italiane di 35 superamenti si riferisse alle PM10, le polveri sottili. E che per il benzoApirene bastasse superare il limite di 1 nanogrammo al metro cubo.

Ma evidentemente questo nuovo “Codice dell’ambiente” deve essere l’undicesimo comandamento che Mosè si è scordato dal riportare.

Illuminante al fine di capire dove vadano le simpatie del piccolo giornale è poi la definizione che l’unica centralina validata dal Ministero dell’Ambiente, quella posta alla fine di via San Lorenzo in Selva a Servola, non sia utilizzabile per i monitoraggi.

E qui è bene fare un passetto indietro al luglio 2009, quando nella corposa relazione presentata dall’ARPA alla Regione, Provincia, Comune, ASS e Procura, tra gli altri, si dimostrava come i dati sull’inquinamento (soprattutto benzene, benzoApirene, PM10 e PM 2.5, le micropolveri) rilevati da questa centralina fossero in totale controtendenza con i risultati forniti dalle quattro centraline di proprietà della Lucchini – Severstal. Addirittura grottesco appariva il confronto fatto con la contigua centralina di via Pitacco, posta a quaranta passi da quella di via San Lorenzo.

Insomma in buona sostanza l’ARPA non lo diceva ma lo scriveva nei grafici e nelle tabelle che qualcosa, anzi moltissimo, non quadrava nei numeri forniti dalle centraline della Lucchini.

Cosa sia successo è cosa nota. La relazione di 63 pagine dell’ARPA è stata letteralmente fatta sparire, salvo per la conferenza stampa fatta dal Circolo Miani e Servola Respira.

Ed oggi Claudio Ernè sul piccolo giornale non fa altro che illustrare le motivazioni di puro comodo fornite alcuni mesi fa dalla stessa proprietà della Ferriera, per giudicare illegittimi i dati rilevati da questa centralina. Dimenticando che proprio per rispondere a queste inattendibili motivazioni il Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con l’ANPA e l’ARPA, aveva collocato una sua centralina accanto a quella contestata dalla Lucchini in via San Lorenzo, che per sei mesi aveva monitorato in parallelo.

Il risultato? La conferma ministeriale della piena validità sia dei metodi di rilevamento e sia la conferma dei risultati dei monitoraggi della centralina di via San Lorenzo in Selva, come per altro lo stesso giornale su cui scrive Claudio Ernè aveva dato notizia.

Non solo, nell’articolo di oggi si da man forte alla tesi della Lucchini riportando la notizia che “essendo la centralina – in questione – a ridosso della recinzione della Ferriera, non rispetta i parametri di distanza previsti dalla legge e i dati – toh! Guarda un po’ – che fornisce ai tecnici non sono utilizzabili nelle indagini.”

Ci può allora il piccolo giornale fornire i parametri di distanza (cento, duecento, mille metri) contenuti in tale legge? Che a noi risulta disporre solo che le centraline di rilevamento debbano essere poste all’esterno degli stabilimenti industriali.

Difficile ottenere una risposta perché già allora il PM Frezza aveva ribadito, anche dalle pagine del giornale su cui l’Ernè scrive, che la centralina in questione stava fuori dalla Ferriera e vicino ad una casa abitata da umani, la cui salute andava comunque tutelata e pertanto corrispondeva appieno a quanto stabilito per legge.

In buona sostanza il piccolo giornale ben evitando di entrare nel merito, ovvero riferire i devastanti per la salute dati rilevati su benzene, benzoApirene, PM 10 e PM 2.5, dalla centralina, presenta la versione di comodo, già smentita dal Sostituto Procuratore anche sul quotidiano locale, della Lucchini – Severstal come la versione ufficiale dello Stato.

Ma se questi drammatici risultati rileva questa centralina FUORI dalla Ferriera, cosa respirano gli operai DENTRO?

Una risposta da CISL-UIL-CGIL che dovrebbero, e sottolineo il dovrebbero, anche tutelare la salute dei dipendenti, sarebbe opportuna.




Circolo Miani: martedì 27 ottobre alle ore 18, Assemblea pubblica in solidarietà a Maurizio Fogar

» Inviato da valmaura il 26 October, 2009 alle 1:14 pm

Martedì 27 ottobre alle ore 18, nella sede sociale di via Valmaura 77 a Trieste, il Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere, promuovono una assemblea pubblica, aperta a tutta la città, per esprimere una forte solidarietà a Maurizio Fogar che ha scelto, a partire dalla mattinata di domani, di cessare l’assunzione dei farmaci salvavita.

Come dichiarato dallo stesso Fogar “una scelta ragionata per mettere le istituzioni di fronte alle loro responsabilità. Per rispettare finalmente gli impegni presi in questi dieci anni nei confronti dei cittadini e dei lavoratori sulla soluzione del nodo Ferriera e per garantire la sopravvivenza del Circolo Miani, la più significativa realtà socioculturale a Trieste da quasi trenta anni, e lo strumento più partecipato dai cittadini.”

Dal testo dell'invito alla Conferenza Stampa di oggi:

Nell’incontro con i giornalisti, Maurizio Fogar illustrerà i motivi che lo hanno spinto alla lungamente meditata decisione di sospendere, a partire dal giorno seguente, martedì 27 ottobre, l’assunzione dei farmaci salvavita con i quali convive a partire dal 1988.

“Sulla Ferriera di Trieste i politici hanno giocato con la pelle della gente, residenti e lavoratori, per oltre dieci anni. Ora giochino con la mia vita.

In questi lunghi anni le istituzioni, in particolare Regione e Comune, non sono stati capaci di individuare uno straccio di percorso per la dismissione dell’inquinante impianto siderurgico collocato nel cuore di Trieste e a poche centinaia di metri dalla cittadina di Muggia. Si sono sottratti alle loro responsabilità violando quanto prescritto nelle direttive dell’Unione Europea, ed hanno irriso con ripetute promesse mai mantenute i cittadini della nostra provincia. E stiamo parlando di dieci e passa anni di impegni mai rispettati, di promesse da campagna elettorale: un tempo infinito che per le decine e decine di migliaia di persone loro malgrado coinvolte si è misurato nel migliore dei casi in una qualità della vita quotidiana pessima, nella malattia e nella morte. Trieste è la città con il più alto tasso di mortalità da tumori in Italia ed ha il primato europeo per i decessi da “normali” patologie all’apparato respiratorio.

Le amministrazioni pubbliche lavorano oramai sotto dettatura della multinazionale Lucchini-Severstal, proprietaria della Ferriera, e dei multiformi interessi che essa rappresenta. Ma non c’è da stupirsene se anche il Capo dello Stato ha recentemente consegnato al magnate Mordashov il Cavalierato della Repubblica a pochi mesi dell’ultimo infortunio mortale nella vetusta fabbrica di Trieste. Ed anche se la gestione delle aree pubbliche e demaniali, concesse alla Lucchini-Severstal dall’Autorità Portuale di Trieste sono state oggetto recentemente di un sequestro e di un interramento abusivo pari all’estensione di otto campi di calcio, gli Enti pubblici locali si avviano tranquillamente a rinnovare la concessione in scadenza al dicembre di quest’anno.

Parimenti invece di chiudere e riconvertire l’inquinante stabilimento, che in questi anni ha raggiunto record di sforamenti, non solo per le polveri sottili (PM10 e PM 2.5), per i livelli di benzoApirene (di otto volte superiore al limite di legge consentito su base annuale, con picchi giornalieri di ottanta novanta volte superiori), di benzene e diossine, e stiamo parlando dei più cancerogeni tra gli inquinanti che le analisi della Procura hanno dimostrato provocare una mutazione delle cellule umane e del DNA. Alla concessione da parte della Regione di una Autorizzazione Integrata Ambientale illegittima e basata su dichiarazioni palesemente incomplete e mendaci. Orbene la Regione ha ritenuto obbiettivo prioritario far chiudere il Circolo Miani, cancellando ogni contributo pubblico che per legge gli spettava, con il dichiarato intento di privare la cittadinanza della più significativa realtà socioculturale (da trenta anni a questa parte) del capoluogo regionale e del più partecipato strumento che i cittadini hanno per far sentire la loro voce e difendere i loro diritti.”

 

Egregio dott.

Paolo Possamai

Direttore de Il Piccolo

Solo per far capire compiutamente il significato di una scelta personale certamente non facile e quello che il Circolo centro Studi “Ercole Miani”, da me fondato nel 1981 assieme tra gli altri a Leo Valiani, Paolo Ungari, Aurelia Gruber Benco, Arturo Gargano e Raimondo di Torre e Tasso, ha significato per quasi trenta anni per la nostra città e Regione.

Mi conceda dunque di ricordare qui di seguito i nomi, ingenerosamente e sommariamente accorpati per tema, di alcuni, ho volutamente tralasciato per economia di spazio le centinaia di iniziative con i protagonisti della vita locale e regionale, tra i “testimoni” della nostra società invitati a Trieste dal Miani in quelle che, senza tema di smentita alcuna, sono state in assoluto le più partecipate conferenze-dibattito promosse in città, con decine di migliaia di presenze.

Tra parentesi il numero degli incontri a cui hanno partecipato

Giustizia: Nicolò Amato, Franco Castiglione, Giuliano Spazzali (3), Felice Casson, Gherardo Colombo (5), Gianfranco Caselli, Raffaele Tito, Antonio Di Pietro, Pierluigi Vigna, Giovanni Attinà (3), Vittorio Borraccetti, Enzo Tortora (2).

 

Informazione:  Mauro Dutto, Maria De Lourdes Jesus, Oscar Mammì, Clemente Mastella, Gianluigi Melega, Gianni Rocca, Sergio Staino (2), Sergio Turone (4),Gigi Riva, Paolo Rumiz, Marco Ventura, Zlatko Dizdarevjc (2), Gianfranco Funari, Lilli Gruber, Piero Chiambretti, Michele Serra, Giuliano Ferrara (2), Enrico Deaglio (2), Antonio Lubrano, Antonio Carlucci, Paolo Rossi, Fabio Fazio, Giuseppe Turani, Enrico Mentana, Oliviero Beha, Corrado Stajano.

 

Antimafia:  Nando Dalla Chiesa (6), Leoluca Orlando (3), Davide Grassi, Ennio Pintacuda, Etrio Fidora, Pino Arlacchi, Claudio Fava.

 

Società, cultura e storia:  Falco Accame, Adelaide Aglietta, Arduino Agnelli, Gianni Baget Bozzo, Bogdan Ciwinski, Filippo Fiandrotti, Ferruccio Foelkel, Aurelia Gruber Benco, Luciano Lama, Andrea Jonasson Strehler, Susanna Marcomeni, Angelo Meriggi, Vincenzo Muccioli (2), Vittorio Olcese, Giorgio Polacco, Luciano Rapotez, Gianfranco Spadaccia, Gianni Tamino, Nicola Tranfaglia (2), Paolo Ungari (3), Dacia Valent, Leo Valiani, Claudio Magris, Adriano Sofri (5), Silvio Garattini, Tone Ferenc, Galliano Fogar, Franco Rotelli, Fausto Bertinotti, Veit Heinichen.

 

Solo per ricordare un episodio. Enzo Tortora fece la sua prima uscita pubblica dopo l’assoluzione decretata dalla Cassazione e le dimissioni da europarlamentare per tornare agli arresti domiciliari, proprio qui a Trieste, una domenica mattina ospite del Circolo Miani, grazie alla fattiva collaborazione dell’amico Gianluigi Melega, e tutte le televisioni italiane ed europee aprirono i loro TiGì con i servizi da Trieste, mentre l’allora direttore del quotidiano locale ritenne superfluo darne notizia all’opinione pubblica cittadina. E ci tornò nella sua purtroppo ultima uscita pubblica aderendo al nostro invito per una manifestazione di solidarietà con il triestino Luciano Rapotez.

“Il Circolo Miani non ha nessuno che lo appoggi qui in Regione, che garantisca per lui”. Queste frasi ed altre ancora dello stesso tenore furono espresse dal Presidente della Regione Renzo Tondo a due parlamentari triestini della sua maggioranza che erano intervenuti personalmente per sollecitare il rispetto di quanto disposto dalla legge regionale per il sostegno delle attività socioculturali sul territorio del Friuli Venezia Giulia. E questo mi pare dica tutto sulla concezione privatistica e di parte che la nostra classe dirigente ha del bene pubblico, finanziato col denaro dei cittadini. Di quel 35% che non ha votato, e del rimanente 65% che ha deposto un voto valido nell’urna, dividendolo tra chi ha vinto e chi ha perso le ultime elezioni regionali.

Insomma la codificazione, per altro poi pubblicamente affermata con il voto sulla Finanziaria, e rivendicata pure sulle pagine di questo giornale, in occasione delle polemiche sulla ventina di associazioni “beneficiate” all’ultimo momento pur, come rilevato dagli uffici, non avendone titolo o requisito, della spartizione “amicale” dei contributi pubblici.

Che poi ci si fosse accaniti contro una realtà, il Circolo Miani, che da sola aveva svolto da sempre la più intensa attività con una partecipazione di gente mai riscontrata in Regione nel suo campo, bene dichiarò allora il consigliere Igor Kocijancic, altro non poteva definirsi che frutto di una pura discriminazione politica. Insomma il Circolo Miani non “aveva santi in Paradiso” e la legge che la stessa Regione si era data nel 1981, come dichiarato sulle colonne del suo giornale dal peggiore assessore regionale che la Cultura ricordi, mi consenta questa opinione, è un puro optional.

Ma questo accanimento ha in realtà ben più profonde radici. Il Circolo Miani, con la credibilità conquistata tra la gente per il suo impegno, ultimo e decennale quello sul rinascimento del territorio e per la tutela della qualità della vita e della salute, vedi casi Ferriera, Italcementi, Sertubi, Inceneritori, Depuratore fognario, Torri d’Europa e Eternit, turbava interessi economici precisi in una società dove il confine tra il mondo degli affari e quello della politica è oramai indistinguibile. E dal 2001 condizionava ogni momento della vita pubblica costringendo i partiti a fare i conti con questi problemi che la nostra gente è condannata a vivere quotidianamente, anche e soprattutto nell’avvicinarsi di qualsiasi elezione. E non a caso tutti i risultati elettorali di ogni ordine e grado sono stati segnati nei risultati di voto dall’influenza esercitata in almeno un terzo del corpo elettorale, da San Vito-Campi Elisi via via fino a Muggia, da queste problematiche.

Il caso Ferriera, irrisolto da dieci anni, è la cartina di tornasole del fallimento della politica, ma anche di un certo modo di non fare sindacato e impresa.

Fu strumentalizzato dai partiti, prima contrapponendo i lavoratori agli abitanti, poi mentendo spudoratamente ad ambedue. E’ dal 2001 che il Sindaco prometteva la chiusura “domani” della Ferriera, ma mai spiegando come e concretamente quando. Rifuggendo pure dalla responsabilità di Ufficiale Sanitario nell’emettere quell’ordinanza di sospensione produttiva che la legge del 2000 gli impone, come al contrario fatto dai sindaci di Piombino, Genova e Taranto.

E’ dal gennaio 2008 che il candidato Presidente della Regione Tondo, definiva una sua “priorità” chiudere l’impianto. Come è finita è sotto gli occhi di tutti: la proprietà della Ferriera a dettare l’agenda alla politica, con la Regione ad insabbiare dall’agosto 2008 l’iter della riconvocata Conferenza dei Servizi per la revisione dell’AIA rilasciata, a nostro parere per altro suffragato dalla direttiva UE e dalla legge italiana, in modo illegittimo e fuori tempo massimo.

Sono stati persi dieci preziosissimi anni, i lavoratori non hanno alcun percorso certo per il loro futuro ora come allora, almeno di non voler contrabbandare le favole dell’ottantina di assunzioni complessive per nuova centrale (25) ed eventuale rigassificatore (60) a partire dal 2015, se tutto fila liscio. Sì è bloccato di fatto lo sviluppo del porto privandolo di aree logistiche fondamentali, oltre alle immobili discariche abusive sequestrate da quindici mesi allo Scalo Legnami.

Tempo che per moltissimi triestini e muggesani, anche tra i dipendenti della Ferriera, si è misurato in malattie, sofferenze e morti, oltre ad una qualità della vita assolutamente indegna.

Per questo, e non a cuor leggero, ho fatto questa scelta di non assumere più oltre i farmaci salvavita, perché quando un uomo deve rinunciare ai suoi principi è costretto a morire.

E non vedo principi o ideali a guidare una classe politica che non rispetta neppure la parola data il giorno prima.

Ho chiesto, pensi un po’, di barattare la mia vita con la fissazione ora e subito della data di riconvocazione di quella Conferenza dei Servizi insabbiata dalla Regione nell’agosto del 2008, e di garantire il rispetto della legge che la Regione si è data nel ripristinare un adeguato finanziamento al Circolo Miani, che è il principale strumento di crescita civile a Trieste da oltre trenta anni.

Cordialmente

Maurizio Fogar

 

 





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