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Circolo Miani » News Correnti » Page 205

Trieste. Navi “bianche” o navi “nere”?

» Inviato da valmaura il 11 December, 2019 alle 12:31 pm

Riceviamo da Giorgio Iaksetich e volentieri pubblichiamo.

Il recente aumento degli arrivi delle grandi navi da crociera alla Stazione Marittima di Trieste viene sbandierato come una grossa conquista e un successo dovuto agli sforzi della Regione e del Comune volti a promuovere Trieste come polo turistico a livello regionale e nazionale. Inoltre θ risaputo che le recenti problematiche emerse a Venezia a causa della presenza di queste navi hanno imposto il dirottamento di numerose navi verso Trieste.
La presenza delle grandi navi da crociera viene presentata come portatrice di ricchezza per la cittΰ, non solo per gli aumentati introiti di Trieste Terminal Passeggeri ma anche per la presunta presenza di migliaia di turisti che, secondo alcuni, spenderebbero considerevolmente nei locali e nei negozi della cittΰ.
La realtΰ θ ben diversa. Mentre gli introiti per la TTP sono innegabili, i vantaggi per la cittΰ e gli esercenti sono solo presunti e non sono stati mai quantificati in maniera attendibile.
Sta di fatto che, vivendo sulle Rive, ciς che balza all'occhio θ che la quantitΰ di turisti che oltrepassano le transenne e si avventurano in cittΰ θ, a dir poco, esigua. La quasi totalitΰ dei turisti, infatti, viene caricata sulle decine di autobus che affollano la zona parcheggi di fronte alla Stazione Marittima che li trasportano verso altre destinazioni.
Sono pochissimi quelli che effettivamente spendono qualche ora in cittΰ. Parlando con gli esercenti delle Rive, nessuno segnala alcun incremento d'affari in concomitanza con la presenza delle navi, fatta esclusone per qualche caffθ e birra consumati da qualche saltuario membro dell'equipaggio che scende a terra durante la sosta.
Sarebbe quindi indispensabile a questo punto effettuare delle ricerche sistematiche e attendibili sull'effettivo ritorno che la presenza di queste navi ha sull'attivitΰ commerciale di Trieste. Sμ, perchι a fronte di questa presunta 'ricchezza', gli inconvenienti arrecati alla cittΰ dalla presenza di queste navi sono in realtΰ enormi.
E' risaputo infatti che queste navi sono costrette a mantenere i motori accesi durante l'ormeggio per poter garantire i servizi di bordo che necessitano di una quantitΰ enorme di energia. E' assodato anche (esiste una letteratura sterminata in materia) che una sola di queste navi inquina come milioni di automobili in quanto utilizza combustibili grezzi di infima qualitΰ con un potere inquinante enorme.
Mentre nel nord Europa e in America la regolamentazione per gli scarichi durante l'ormeggio θ divenuta piω stringente negli ultimi anni, imponendo alle compagnie che gestiscono le navi da crociera l'utilizzo di combustibili piω raffinati durante l'ormeggio, nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo non esiste alcun controllo e la maggior parte di queste navi, per risparmiare, continua ad utilizzare durante l'ormeggio lo stesso combustile che viene utilizzato durante il viaggio.
Ciς comporta un inquinamento altissimo delle aree prospicienti l'ormeggio, con dimostrate conseguenze sulla salute della popolazione delle aree portuali frequentate dalle grandi navi da crociera che riporta un'incidenza di forme tumorali e malattie delle vie respiratorie di gran lunga superiore a quella delle popolazioni di altre zone.
All'inquinamento prodotto dalle navi si aggiunge quello causato dalle decine e decine di autobus che si assiepano nel parcheggio delle Rive e che mantengono i motori accesi per ore in attesa dei passeggeri. Durante una giornata senza vento, l'odore di idrocarburi presente nella zona attorno alla Stazione Marittima non ha bisogno di sofisticate misurazioni strumentali per essere rilevato.
Infine, la continua chiusura dei parcheggi nell'area delle Rive causa dei disagi non indifferenti alla popolazione locale e ai turisti che arrivano a Trieste non per imbarcarsi su degli autobus, ma per spendere il loro tempo e il loro denaro in cittΰ.
A fronte di tutto questo, θ assolutamente indispensabile valutare con urgenza delle soluzioni volte a dirottare l'ormeggio delle grandi navi verso aree dove le conseguenze inquinanti e i disagi arrecati alla cittadinanza sarebbero meno devastanti, come per esempio il Porto Vecchio o altre aree del porto di Trieste. Un dirottamento in aree adeguatamente attrezzate e piω lontane dal centro della cittΰ potrebbe in qualche modo risolvere il problema, evitando gli innegabili disagi che le navi arrecano, senza rinunciare agli introiti del TTP e del presunto indotto, che comunque rimane da quantificare in maniera accurata e attendibile.
https://wp40.ilfattoquotidiano.it/…/smog-in-europ…/5233755/…




Io non mi rassegno.

» Inviato da valmaura il 7 December, 2019 alle 12:52 pm

Un nostro lettore commenta “il problema alle votazioni θ sempre la mancanza di alternative.
Come diceva giustamente Grillo (che continuo a reputare un pessimo politico ma un buon comico) in uno spettacolo di una quindicina d'anni fΰ, "in Italia purtroppo non possiamo mai scegliere tra il bene e il male. Alle votazioni tocca sempre scegliere tra il male assoluto e l'un pochino meno peggio"... “

Io non credo all'ineluttabilitΰ, al fato cinico e baro. Insomma la vita θ quella che noi ci facciamo, anche in una politica che decide, a partire dal Comune e Regione, come la vivremo.

L'alibi della rassegnazione, della pigrizia, della delega e dell'abitudine non regge piω.

Inutile andare ai seggi se poi il giorno dopo al bar ci si lamenta e si brontola.

Ognuno di noi θ in teoria protagonista delle scelte, che invece subisce fin sulla porta di casa, se non addirittura dentro.

Amministrare una comunitΰ θ questione di capacitΰ, conoscenza, rispetto ed umanitΰ.

Non una questione ideologica, una fede partitica o religiosa.

Ed allora le persone devono impegnarsi in prima persona, e se non lo fanno a tutela della loro qualitΰ della vita e del loro futuro, e di quella delle loro famiglie, per cosa dovrebbero battersi?

Certo ognuno di noi ha pronte mille scuse per defilarsi, certo si puς sempre sperare di non aver mai bisogno di un Pronto (?) Soccorso o di un servizio pubblico minimamente decente. Ma prima o dopo quel tempo arriva per tutti e francamente lamentarsi a “babbo morto” non serve a nulla.

Ed allora non esiste solo la scelta tra “il male ed il meno peggio”.

Esiste una alternativa gigante ma che tutti fingono di non vedere magari in attesa dell'arrivo provvidenziale di un “principe azzurro” al quale affidarsi.

Non θ cosμ, se non nei sogni e nelle favole.

Ed allora questa alternativa bisogna costruirla assieme, tra noi persone normali che desiderano vivere e non sopravvivere, che credono in questa nostra Trieste e vogliono renderla il posto dove garantirsi un futuro migliore, per noi e per tutti.

Altrimenti basta uscire di casa ed infilarsi nel primo bar per lamentarsi, o attaccarsi alla tastiera a tragicomica imitazione del Crozziano Napalm51.

Cosμ θ se vi pare. Buona domenica.




Trieste. Monumenti distrutti e statue equestri.

» Inviato da valmaura il 4 December, 2019 alle 2:43 pm

Il 2019 che si sta chiudendo non θ stato un buon anno per Trieste, visioni fantasmagoriche del podestΰ e del suo omonimo alla Camera di Commercio a parte.

Tra alberi abbattuti e verde urbano abbandonato, cementificazioni sul lungomare, crolli di piscine e bagni, cantieri fermi o sopesi (dalla ex caserma di Roiano agli Ospedali di Cattinara e Burlo), alla fiaba de “sor Intento” del Tram di Opicina, e alla proliferazione, come funghi dopo una pioggia, di transenne per lavori di manutenzione in ogni angolo di Trieste, transenne che oramai sono entrate a far parte fissa del paesaggio urbano.

Lo stesso servizio di rimozione delle immondizie, a fronte di una aumento della tassa, fa acqua da tutte le parti con le benedette “isole ecologiche”, che fa tanto “in” cosμ appellarle, tramutate a turno in minidiscariche pubbliche.

E questo θ solo la superficie, che i problemi piω seri (dal degrado delle periferie, alle emergenze povertΰ e casa, alle prospettive di un lavoro ed alla tutela di salute e qualitΰ della vita, tanto per citare i primi) sono rimasti irrisolti, e non da oggi.

Certo poi si spendono ben oltre Cinquecentomila euro per le effimere luminarie, e si lascia un uomo a decorare da centinaia di giorni il pontone Ursus, come un Babbo Natale che non scende dalle stelle, al posto della passata Cometa.

Si inaugurano ipermercati a iosa e si desertifica il commercio locale, specialmente rionale, impoverendo viepiω i quartieri. C'θ la corsa ai nuovi alberghi a quattro o piω stelle mentre al Silos famiglie bivaccano tra le immondizie da anni. Perς si armano i “Tubi”.

Non ci divertiamo a dover scrivere quasi ogni giorno di e su questo, nι a rispondere a commenti di politici che in altro civile paese, dunque non Trieste e non l'Italia, sarebbero cacciati su due piedi.

Ecco prepariamoci a dare il benvenuto all'ebreo fattosi cittadino del Mondo per salvarlo, sempre che qualcuno se lo ricordi, e non per una luminaria, che lui stava povero tra gli ultimi.




Silos Trieste.

» Inviato da valmaura il 3 December, 2019 alle 12:19 pm

Una inefficienza da far spavento, che il tempo per lo stupore θ ampiamente scaduto.

Questa amministrazione comunale, del “fare” come ama citare il podestΰ, dimostra una assoluta incapacitΰ, e da qualunque parte la si prenda, e si che ritenevamo che peggio di Cosolini fosse difficile fare.
Prendiamola dal Silos, una vicenda bandiera della propaganda dei due vicesindaci leghisti, prima Roberti ed ora Polidori. A tre anni di distanza tutto θ come prima, basta pigliare gli articoli del piccolo giornale scritti allora e cambiare le date: una fotocopia anche nelle foto.
Lo stesso si potrebbe dire per la vicenda di via Sant'Anastasio-via Udine.
Ora per chi lancia proclami sui “muri” di 240 chilometri, sulle “ronde”, sui “porti chiusi”, sulle espulsioni di massa, non riuscire a risolvere in 36 mesi neppure l'accampamento di qualche decina di persone all'interno dei ruderi del Silos in pieno centro cittΰ θ incredibile.
E si che inibire l'accesso ad un vetusto stabile, per quanto grande sia, non θ opera difficile. Convogliare le persone che vi si dirigono nei centri di provvisoria accoglienza non sembra azione impossibile. Certo queste persone devono farsi identificare e se lo rifiutano allora semplicemente devono essere espulse dall'Italia entro 48 ore.
Non θ questione difficile da comprendere e realizzare.
Ed invece no. Come lasciare un uomo da centinaia di giorni appollaiato in cima all'Ursus, torto o ragione che abbia, θ di una rara disumanitΰ a cui i triestini sembrano aver fatto insana abitudine.
Sono cose forse leggermente piω importanti della “gobba” della Cometa, o ci sbagliamo?




Una piscina chiamata Tram di Opicina.

» Inviato da valmaura il 30 November, 2019 alle 2:39 pm

E ci riferiamo alla collassata “nuova” Piscina Terapeutica.

Visto come si son messe le cose ed ancora di piω dopo aver letto le “uscite” del Podestΰ sulla stampa, la vicenda della ricostruzione della Piscina Terapeutica di Campo Marzio, all'ombra incombente del funesto Parco del Mare, si avvia ad essere una esatta fotocopia del Tram di Opicina oppure del vecchio Magazzino Vini sulle Rive.
“Se eletto, quel rudere lo abbatto in 40 giorni”:
proclamς l'allora candidato Sindaco DiPi nell'aprile 2001.
Ci vollero 15 anni e solo grazie ad una sballata operazione delle fallende Coop sostituite in extremis dalla Fondazione CRT che risolse la questione del “rudere” a vantaggio di Farinetti e la sua Eataly.
Ma si avvicina, insomma non θ proprio dietro l'angolo, il 2021 e la quarta candidatura di DiPi.
Dunque sperate e credete, se non vi scappa da ridere.





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