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Circolo Miani » News Correnti » Page 20

Bufera su Facebook per abuso di potere.

» Inviato da valmaura il 18 January, 2019 alle 10:33 am

Zuckerberg censura la foto della bambina bruciata dal napalm. Secondo il quotidiano norvegese Aftenpost, Mark Zuckerberg è colpevole di censura e abuso di potere: la storica foto della "bambina del napalm" è scomparsa da Facebook. Bufera su Facebook in Norvegia dopo che il social network, in virtù delle sue regole contro foto di nudi e pedopornografia, ha proibito la pubblicazione della cosiddetta 'Bambina del napalm'. Si tratta dell'iconica foto simbolo della guerra in Vietnam scattata nel 1972 dal fotoreporter Nick Ut, di Associated Press, che con quello scatto vinse il premio Pulitzer. L’episodio aveva fatto molto discutere in Norvegia. Hansen Espen Egil, direttore dell’Aftenposten, il principale quotidiano del Paese, aveva scritto direttamente a Zuckerberg accusandolo di “aver deliberatamente e senza scrupoli abusato del suo potere sui social media”. “La decisione di Facebook – continuava il direttore del quotidiano – rivela una totale incapacità di distinguere tra pornografia pedofila e una famosa foto di guerra, e una mancanza di volontà di dare spazio a liberi giudizi. Sono indignato, arrabbiato e anche spaventato per quanto Lei, signor Zuckerberg, sta facendo con un pilastro della nostra società democratica. Sono preoccupato perché il più importante mezzo d’informazione del mondo sta limitando la libertà invece di cercare di ampliarla, e a volte ciò accade in modo autoritario”. “Il ruolo di media informativo di Facebook è sempre più ampio – continuava Hansen – negli Usa ad esempio il 44% degli adulti si informa su Facebook. I media hanno la responsabilità di giudicare in ogni singolo caso cosa pubblicare, e questo diritto e dovere che tutti i direttori del mondo hanno non dovrebbe essere messo in pericolo da algoritmi codificati nel suo ufficio in California”. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2376674782603476/?type=3&theater


Mandrake. I demeriti di Grilli e del Comune.

» Inviato da valmaura il 15 January, 2019 alle 11:42 am

Intanto non conoscono i dati della situazione reale. Non sono “1500 i triestini che da novembre-dicembre avevano esaurito l’accesso alla MIA”. Ma sono 1500 le famiglie, dunque i “triestini” sono almeno tre volte tanto. Non è vero che appena da “novembre-dicembre avevano esaurito” ma dal giugno dello scorso anno, in cui i contributi di sostegno al reddito sono stati pagati con circa sette mesi di ritardo e con una ingiusta decurtazione. E complimenti per la rapidità con cui l’assessore Grilli e la sua direttrice De Candido “si sono confrontati con Riccardi appena mercoledì scorso”. Noi invece, come Circolo Miani, ci siamo “confrontati” con la manifestazione davanti alla Regione del 13 dicembre e con l’incontro con i capigruppo e presidente del Consiglio Regionale, e poi “confrontandoci” con l’assessore regionale cinque giorni dopo, per discutere sulle nuove misure di sostegno al reddito. Tranquilli il piccolo giornale del vecchio-nuovo direttore non ne ha parlato oscurando come sempre le notizie utili all’opinione pubblica. Non si può dunque proprio dire che l’assessore Grilli impegnato in un tour fotografico sulla stampa ai compleanni di centenari et similia abbia avuta questa come sua prima preoccupazione che non lo faceva dormire la notte. Poi la parte migliore “il Comune avverte l’utenza: è necessario sbrigarsi a espletare le pratiche, che si articolano in due passaggi. In primo luogo occorre affrettarsi ai Caf per farsi consegnare l’Isee 2019, poi bisogna recarsi allo sportello comunale di via Mazzini.” Come non sapessero che il “nuovo ISEE” entra in vigore dal 15 gennaio, ovvero oggi, che i CAF sono saturi negli appuntamenti e che ci vogliono per legge dieci giorni dalla data della domanda per ritirarlo. Poi recarsi nella bolgia priva di ogni rispetto della privacy e della dignità delle persone a partire, se va bene, dal 28 gennaio per tentare di ottenere “l’anticipazione di febbraio” (il primo assegno viene pagato per legge il mese successivo all’inoltro della domanda). E viste le disastrose condizioni operative dell’ufficio di via Mazzini, che incredibilmente rimane l’unico sportello aperto per la bisogna (neppure su questo il duo Grilli-De Candido è stato capace di intervento), si assisterà al finimondo. Tutta da ridere poi l’affermazione “Sarà il Comune - terzo passaggio - a trasmettere la documentazione all’Inps.” Che è già in possesso della documentazione medesima visto che l’ISEE lo rilascia l’Inps, e che nella nuova misura regionale non ha più alcun altro ruolo se non ricevere, e respingere, le domande REI. Sembra che i quattro Decreti Bassanini non siano conosciuti né al Comune e tantomeno all’INPS. Se non lo sapessero, infrangerli è reato penale con l’aggravante che a compierlo sono degli ufficiali di servizio pubblico. Comica è l’esortazione finale: “Gli uffici del Welfare municipale consigliano di accelerare l’iter burocratico entro il primo febbraio”, firmato Mandrake. L’unica cosa drammaticamente seria è invece il dato, largamente impreciso per difetto, che i servizi sociali del Comune seguono “15 mila unità su una popolazione che supera di poco i 200 mila residenti.”. Ma non è questa la Trieste “gioiosa” del nostro Sindaco?


Pronto Soccorso di Cattinara e Maggiore.

» Inviato da valmaura il 14 January, 2019 alle 1:17 pm

Posto che sarebbe ragionevole invertire la centralità odierna dei Pronti Soccorsi: ovvero il principale al Maggiore, in centro città, ed il secondario a Cattinara, responsabilizzando il personale delle ambulanze ed auto mediche, ed anzi andando ad una graduale eliminazione di queste ultime riportando i medici a bordo delle ambulanze stesse, nella scelta di quale usare (per le gravi emergenze Cattinara). Nel perdurare di una realtà cittadina che a torto o ragione vede nel Pronto Soccorso il proprio punto di riferimento (la realtà potrà cambiare educando i cittadini da un lato e rendendo operative le strutture alternative e territoriali dall’altro, a partire anche dai medici di base oggi poco disponibili nel “fuori orario”) la soluzione è una sola ed è esattamente il contrario di quanto fin qui praticato dai vertici della Sanità, come in ultimo le dichiarazioni del neocommissario nominato dalla Giunta Fedriga: Antonio Poggiana, dimostrano. Nei cinque ambulatori di Cattinara i medici internisti e di medicina d’urgenza devono essere nell’arco delle ventiquattrore quattro. Nel quinto ci devono stare a ciclo continuo un cardiologo ed un ortopedico, onde evitare le lunghe ore di attesa per reperibilità, considerando queste le prestazioni specialistiche più richieste. L’Osservazione Temporanea che oggi ha un numero di posti irrisorio (12 su di un bacino di utenza di 240.000 residenti) va quintuplicata, sia nel personale che nei letti. Ovvero 25 posti per un ricovero di un giorno ed altrettanti per le 48 ore. Alla fine si eviterebbero ricoveri impropri nei vari reparti occupando letti meglio destinabili per i medio-lungodegenti. Ovviamente pronti soccorsi ed osservazione temporanea dovrebbero essere un tutt’uno nella gestione sanitaria. Ultimo ma non secondario aspetto, ci dovrebbe essere un perfetto coordinamento diretto (ovvero ospedali e distretti sanitari, e da questi con i medici di base dei pazienti) dalla presa in carico dei pazienti, senza lasciar ricadere l’onere improprio sulle famiglie, anche nelle terapie da praticare a domicilio. Non sembra così difficile da capire, ci sembra, nè da attuare.


Comincia male anzi malissimo.

» Inviato da valmaura il 12 January, 2019 alle 10:36 am

Il nuovo Commissario Straordinario della Azienda Sanitaria, il goriziano (nel senso che viene dalla direzione di quella ASS), Antonio Poggiana parte con il piede sbagliato, e se fossi nella Giunta Fedriga che lo ha appena nominato me ne preoccuperei. Il “Pronto Soccorso” di Cattinara per lui va bene così come sta, ovvero con medie di attesa superiori alle dieci ore, e “non occorrono nuovi medici”. Infatti gli ambulatori sono cinque ed il medico UNO! Da ricordarsi questa sua uscita nel caso ci scappi il morto o un accidente grave: la responsabilità legale è tutta sua. Poi la “riforma della riforma” della Sanità regionale per prima cosa taglia il personale infermieristico e non solo agli ospedali triestini. Perfetto, non bastava il blocco del cantiere a Cattinara ed il prevedibile allungamento sine die dei lavori di ristrutturazione e del “nuovo” Burlo, ci occorreva ancora questo. Manca solo l’invasione delle cavallette e poi siamo alle piaghe d’Egitto. Nelle foto: il parco ambulanze. https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2372541513016803/2372542406350047/?type=3&theater


Trieste e Regione. Che fare?

» Inviato da valmaura il 11 January, 2019 alle 12:02 pm

Su queste pagine da oltre un decennio e sul territorio come Circolo Miani da quasi quaranta anni, abbiamo verificato l’incapacità, ma anche l’ignoranza, di una classe dirigente, a partire dalla politica tutta, di dare risposte rapide ai problemi di cui la nostra città, e Regione, soffrono. E questo al di là del colore politico di chi amministrava o stava all’opposizione. L’aspetto paralizzante è soprattutto l’ignoranza della realtà e della storia recente di queste terre. Vero è che l’assenza a Trieste ed in Regione di organi di informazione scritta e radiotelevisiva non ha certamente aiutato (che gli attuali altro non sono che i “velinari” ed i megafoni dei partiti e padroni di riferimento). Ma ora, preso atto di questa situazione, di fronte alle emergenze che affliggono la nostra città e rimbalzano in Regione, e che si aggravano irrisolte da troppo tempo, crediamo non basti più denunciarle pubblicamente, e fornire le soluzioni in assenza di interlocutori pronti a recepirle, ma anche solo ad ascoltare e confrontarsi. Bisogna intervenire in prima persona se si vuole cambiare in meglio e dare inizio alla soluzione concreta dei problemi che avvelenano la nostra vita. Facile fare un sommario elenco di queste emergenze, almeno per noi che le abbiamo scritte e vissute in tutti questi anni. Dalla sanità, ospedaliera e territoriale a pezzi, a partire dal disastro perenne del Pronto Soccorso e dei tempi biblici per visite ed analisi specialistiche, all’emergenza povertà che colpisce migliaia di famiglie di nostri concittadini in rapido aumento anche a livello regionale, al collasso dei servizi sociali comunali e pubblici e senza alcun serio coordinamento con i servizi sanitari territoriali. Dal degrado trentennale dei quartieri semi e periferici della nostra piccola provincia a cui oggi si aggiunge il depauperamento del centro storico di Trieste, all’emergenza casa di una Ater sostanzialmente incapace sia dell’ordinaria manutenzione dell’ingente patrimonio immobiliare da lei gestito, sia nel dare risposte alle migliaia di richieste di nuove abitazioni. Per non parlare poi del lavoro, quando il cattivo esempio dell’incentivo alla precarietà ed allo sfruttamento parte proprio dagli enti locali che da tempo usano esternalizzare, che brutto neologismo, molti dei servizi da loro tradizionalmente svolti ricorrendo a cooperative e ditte esterne, con tutte le note conseguenze del caso (retribuzioni ridotte all’osso e caduta della qualità dei servizi forniti). Scandalosa poi la tutela dell’ambiente e del verde pubblico che invece di essere incrementato anche per fare fronte al cambiamento climatico recepito in città, produce devastanti eradicazioni e tagli di alberi adulti, per non parlare delle “potature” e della cura delle aree verdi affidate anche qui a cooperative esterne al Comune, ed i risultati purtroppo si vedono. A questo si aggiunga una mancata visione d’insieme del futuro di Trieste e del suo territorio, anche a medio e breve termine, da cui poi escono cantieri e progetti del tutto inutili e costosi: anzi utili esclusivamente a fare girare soldi (pubblici) a favore dei soliti noti. Che fare dunque? Una domanda che ci siamo posti ripetutamente in questi anni, e che oggi, facendo tesoro delle esperienze passate, trova solo una risposta logicamente percorribile a tutela dei nostri interessi e del bene comune. Vista la sordità e l’incapacità degli strumenti politici oggi esistenti: dare vita ad una nuova forza politica, e se occorre chiamarlo partito chiamiamolo così, dove confluiscano le migliori intelligenze e volontà oggi presenti a Trieste tra quella gente assolutamente normale che da tempo ha rinunciato ad avvicinarsi a questa politica “ufficiale” perché detestata e ripudiata dalla maggioranza degli elettori in città ed in Regione. Sia chiaro non interessa qui costruire l’ennesimo partitino del tre per cento, noi vogliamo governare la nostra città e se possibile Regione per risolvere concretamente e nel tempo più rapido i nostri problemi, a partire dalle fasce più deboli della nostra comunità, per rilanciare il futuro di Trieste parallelamente a quanto sta avvenendo con la crescita del nostro Porto internazionale. Maurizio Fogar



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